martedì 31 marzo 2026

Libri a caso: L'Agente di Bisanzio


La narrativa di fantascienza adora, e forse ha anche ideato, gli scenari ipotetici. Il "cosa sarebbe successo se..." o "What if...?", per usare un termine fumettistico. Ovvero eventi storici che hanno preso una piega differente rispetto alla nostra realtà, alterando così il mondo che conosciamo e dando vita a un nuovo universo, che può essere dunque esplorato e ampliato in ogni dove.
Un esempio celebre in tal senso è La Svastica sul Sole di Philip K. Dick. E un'opera che presenta un altro mondo alternativo è L'Agente di Bisanzio (Agent of Byzantium), scritto da Harry Turtledove e pubblicato nel 1994.
Basil Argyros è un fedele soldato al servizio dell'Impero Bizantino e adoratore di San Maometto, che molto tempo prima si convertì al Cattolicesimo, modificando così la storia che noi conosciamo.
Non avendo mai subito invasioni da parte del popolo arabo, l'Impero Bizantino è in questo mondo davvero esteso, ma ciò non vuol dire che manchino le minacce alla sua stabilità e serenità.
Basil Argyros, con la sua dedizione e il suo coraggio, sventerà molti pericoli, guadagnando ben presto la prestigiosa qualifica di magistrianos, cosa che lo porterà in giro per le regioni dell'Impero. Ma molte saranno anche le tragedie che dovrà affrontare.
Come ben intuibile, l'evento storico che in questo universo non si è verificato è il fatto che Maometto non ha mai scritto il Corano, non ha mai fondato una propria religione e dunque non è mai stato riconosciuto come profeta dell'Islam. Anzi, ha aderito ai dettami del cristianesimo.
Tale evento viene accennato subito e ripetuto di tanto in tanto, ma in realtà l'attenzione del lettore viene sempre dirottata nel seguire le avventure di Basil Argyros e le scoperte che queste comportano. Anche perché la conseguenza principale, l'Impero Bizantino che non è mai crollato, viene delineata proprio descrivendo le avventure del personaggio.
L'opera è in realtà un'antologia che raccoglie otto racconti scritti dall'autore in un arco di quattro anni e che dettagliano l'ascesa di Argyros da giovane soldato semplice a rinomato e maturo magistrianos. Harry Turtledove, peraltro, è un apprezzato studioso e ricercatore della storia dell'Impero Bizantino, quindi sa di cosa parla e può permettersi di immaginare un suo scenario alternativo.
Il tema al centro di praticamente tutte le storie è la dicotomia tra religione e scienza, di cui Argyros diventa una sorta di incarnazione. Infatti, costui dovrà il successo delle proprie missioni alla scoperta di incredibili invenzioni (nel corso delle sue avventure scoprirà - in maniera diretta o indiretta - il cannocchiale, le vaccinazioni, la stampa, la polvere da sparo e altro).
Tuttavia, nonostante possa attribuirsi il merito di questo, Argyros darà sempre il riconoscimento di tali missioni a Dio, ritenendo in maniera incrollabile che sia stata la sua mano ad aiutarlo a ideare queste meraviglie. Quando ovviamente non è così ed è invece tutto frutto dell'inventiva dell'uomo. Né qualcun altro proverà a contraddirlo su questo fatto, poiché condivide il suo pensiero.
Quello stesso Dio che farà vivere alcune grandi tragedie ad Argyros, ma che non lo porteranno mai a porsi questioni filosofiche o teologiche.
Una dicotomia presente nei secoli e che a quanto pare diventa argomento di dibattito anche in questo universo alternativo. L'autore sottilmente afferma che i fervori religiosi - di qualunque natura essi siano - non hanno mai aiutato il progresso dell'uomo e della scienza.
Quindi, pur non condannando chi è credente di una religione, vi è l'invito a mettere le cose al loro giusto posto. Se un'entità suprema esiste, è anche la mano dell'uomo che ha creato quelle tecnologie che hanno permesso che si uscisse dalle caverne e si viva ora in grandi metropoli.
O, nel caso di Basil Argyros, in un grande impero che chissà se è mai crollato.

lunedì 30 marzo 2026

Fabolous Stack of Comics: Flash Giant - Zanne Aguzze e Luccicanti


Nella prima miniserie di Flash Giant si erano richiamate le atmosfere della Silver Age, mettendo in scena una storia del velocista scarlatto senza nessun particolare collegamento di continuity e facendogli affrontare i Nemici, i suoi più classici avversari.
Evidentemente questo esperimento deve aver avuto successo, tanto che nel 2020 viene pubblicata una seconda miniserie di cinque numeri, scritta da Gail Simone e disegnata da Clayton Henry.
Flash continua a barcamenarsi nella lotta al crimine nei panni del velocista scarlatto, cercando al contempo, come Barry Allen, di portare avanti il proprio lavoro come detective della scientifica di Central City e di vivere la sua complicata relazione con Iris West.
Ma tutto questo viene scombussolato quando dal lontano futuro giunge una donna di nome Shift, la quale ha preso di mira l'eroe. La sua motivazione è dovuta al fatto che Flash è il diretto responsabile della creazione del tiranno che sta opprimendo la sua era, causando indicibili orrori. E l'unico modo per annullare questa minaccia è uccidere il velocista.
Il nome del tiranno è Eobard Thawne, il Professor Zoom.
Silver Age è stata e Silver Age è, ancora. I Nemici nella prima miniserie, l'Anti-Flash in questa. Anche gli scontri col Professor Zoom sono stati una costante delle storie classiche e questo criminale ha causato molti problemi a Flash nel corso del tempo, uccidendo persone a lui care e generando persino il Flashpoint.
Non vi sono eventi così drammatici in questa storia, comunque, in quanto si ricerca volutamente un tono più "leggero" per arrivare a un pubblico più generalista che magari conosce l'eroe avendolo visto in prodotti mediatici e streaming.
Quindi diciamo che si richiamano - chiaramente attualizzandole per il pubblico odierno - più le storie di John Broome, il creatore del Professor Zoom, semplici e immediate se viste con l'occhio di oggi ma ancora in grado di essere rivisitate e apprezzate.
Assistiamo dunque di nuovo a un metaforico tuffo nel passato, sfruttando a livello narrativo le psicologie di personaggi - in genere molto più sfaccettati - al minimo consentito e basandosi su elementi consolidati.
Ma come ho già detto, questo non è necessariamente un male, poiché a volte occorrono letture più rilassanti, che si prefiggano unicamente di intrattenere il lettore senza troppi patemi d'animo con storie semplici e immediate come quelle di 60 anni fa, cui questa miniserie si ispira.
Ci saranno altre storie giganti di Flash? Certo che sì, dopotutto l'esigenza di storie più leggere è sempre presente.

domenica 29 marzo 2026

Italians do it better? 70: Il Capitale Umano (2014)


Quanto vale una vita? La risposta immediata sarebbe che una vita non ha prezzo, essendo di per sé unica. Ma in un mondo che diventa sempre più materiale, si è arrivati al punto - in determinati e specifici contesti - di quantificare anche quanto può valere un'esistenza umana.
E quanto da ciò alcuni possano trarne giovamento. Come accade in Il Capitale Umano, diretto da Paolo Virzì, scritto da Paolo Virzì, Francesco Bruni e Francesco Piccolo e distribuito nei cinema a partire dal gennaio 2014.
Dopo che si è concluso un evento a cui ha lavorato, un cameriere sta tornando a casa con la sua bicicletta quando viene investito da un SUV. Un evento drammatico, non dissimile da altri tragici incidenti, ma attorno a ciò che è capitato ruotano le esistenze di alcune persone.
Quella di Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), un agente immobiliare desideroso di entrare a far parte della bella società.
Quella di Carla Bernaschi (Valeria Bruni Tedeschi), una donna ricca ma annoiata che cerca di salvare un teatro da lei frequentato in passato, prima che venga abbattuto.
E infine quella di Serena (Matilde Gioli), figlia di Dino, la quale vive una complicata relazione con Luca Ambrosini (Giovanni Anzaldo), accusato di essere uno spacciatore.
Uno di loro era forse alla guida del SUV. Oppure no e uno di loro sta proteggendo qualcun altro. Ma le loro esistenze ne risulteranno, infine, profondamente cambiate.
Verrebbe da dire che l'incidente che dà il via alla trama sia in realtà solo un pretesto per andare a esaminare le vite dei tre protagonisti principali, tramite un uso continuo di flashback e flashforward, e forse non saremmo troppo lontani dalla realtà.
Vite in cui vi è un grande vuoto che sembra impossibile da colmare. A partire da Dino Ossola, interpretato in maniera splendida, che dietro una maschera da persona a cui piace ridere e scherzare nasconde in realtà un profondo risentimento verso coloro che ce l'hanno fatta e sono nell'alta società, pur chiedendo il loro aiuto.
Eppure dei fallimenti che ha conseguito può incolpare solo sé stesso e alla fine si vedrà qual è la sua vera natura. Paradossalmente una figura molto umana, poiché è una di quelle che sicuramente abbiamo incontrato almeno una volta nella vita.
Vi è poi Carla Bernaschi, che in principio è sicura di poter contare sull'affetto e sul sostegno del proprio compagno. Fino a che capisce che in realtà lui non la considera affatto e non tiene conto dei suoi consigli, portandola a compiere un'invisibile rottura del rapporto. Poiché essa stessa è divenuta invisibile ai suoi occhi.
E infine vi è Serena. Forse l'unica persona innocente e che agisce in nome di ciò che considera un bene, almeno in principio, ma che non può nascondere per sempre i peccati altrui di cui si è fatta carico.
Intorno a loro vi è un mondo fatto di corruzione, finto perbenismo, viscide ambizioni e mancanza di empatia. Un mondo in cui a poco a poco la vita umana perde di significato, fino a poter essere appunto quantificata.
Per capire quale sia questo capitale umano, dietro cui si maschera l'ipocrisia delle persone ipocrite che davanti agli altri fingono ciò che non sono, rivelando solo nelle ombre (im)morali del loro animo la loro vera natura.

sabato 28 marzo 2026

Italians do it better? 69: Noi e la Giulia (2015)


Rappresentare certi caratteri italiani appare abbastanza semplice, dopotutto li possiamo incontrare anche nella vita di tutti i giorni. E adattarli, e semplificarli per il cinema, talvolta si rivela ancora più semplice. Si usano personaggi e caratteristiche consolidate, le si mischia un po' e li si pone di fronte a qualcosa che non conoscono e che si ritrovano costretti ad affrontare.
Questo accade in Noi e la Giulia, diretto da Edoardo Leo, scritto da Edoardo Leo e Marco Bonini e distribuito nei cinema nel febbraio 2015.
Diego Rebecchini (Luca Argentero), Claudio Felici (Stefano Fresi) e Fausto Amedei (Edoardo Leo) decidono di abbandonare la caotica vita di città, dopo alcune delusioni e perdite, per trasferirsi in campagna e aprirvi un agriturismo.
Tutti e tre, all'insaputa dell'altro, affittano lo stesso immobile e quando si accorgono delle ingenti spese per la ristrutturazione decidono di formare una società tra loro. A loro si unisce ben presto Sergio (Claudio Amendola), un vecchio comunista che ancora crede in questo ideale.
Le cose si complicano quando giunge, a bordo di una Fiat Giulia, Vito (Carlo Buccirosso), il quale agisce per conto della camorra e richiede il pizzo. Rischiando così di distruggere il sogno dei quattro uomini prima ancora che sia iniziato.
Pur trattando un tema serio, in questo caso siamo dalle parti della commedia pura. A partire dai personaggi stessi, che riprendono caratteri italiani (il vecchio comunista che vive nel passato, il destrorso ignorante, l'uomo depresso per via della fine del matrimonio, il depresso cronico) e li esasperano un po', direi un bel po', per fini narrativi.
Questo per creare dinamiche di contrasto tra personalità così differenti che causino delle situazioni comiche di immediato effetto, le quali vengono affidate al mestiere degli attori.
Tutto questo in un contesto che richiama un desiderio nascosto, o dichiarato, di molte persone e in cui quindi molti si possono rispecchiare: abbandonare la vita caotica della città, rifugiarsi in campagna e lì rifarsi una vita, con la convinzione che questo possa migliorare la nostra esistenza. Ma anche così i problemi e i pericoli della società moderna giungono implacabili.
Cosa che consente di introdurre il tema serio della pellicola, l'ingerenza delle bande criminali nelle piccole attività commerciali indifese, seppur venga trattato in maniera non troppo opprimente (questa è una commedia, dopotutto): quindi diciamo in maniera seriosa, costruendovi attorno una storia fatta di insolite alleanze, qualche momento surreale e un piccolo messaggio di inclusività.
Più in generale, questo film vuole rappresentare quella che dovrebbe essere la ribellione del cittadino comune di fronte alle grandi ingiustizie. Ingiustizie che dovrebbero annullare le differenze e i contrasti che ci possono essere (di natura politica, razziale, caratteriale, ecco dunque perché si sono utilizzate quelle personalità consolidate) per allearsi in nome di un bene comune.
Un messaggio semplice, rassicurante. Diretto e immediato, che arrivi subito allo spettatore. E che consente di vedere una nuova alleanza tra Pietro Zinni e Alberto Petrelli di Smetto Quando Voglio.

venerdì 27 marzo 2026

Netflix Original 196: Highwaymen - L'Ultima Imboscata


Le imprese criminali di Bonnie (Parker) e Clyde (Barrow) sono state parte integrante della società americana degli anni '30 del ventesimo secolo, in una nazione preda della depressione e di una grave crisi finanziaria.
Nei pochi anni in cui sono stati attivi, prima di essere uccisi dalla polizia in un'imboscata, i due si sono resi responsabili di numerosi crimini, rapine e omicidi e sono divenuti oggetto in seguito anche di pellicole cinematografiche quali Gangster Story.
Un film in cui compariva anche - in una versione quasi parodistica - colui che è il principale responsabile dell'imboscata. Una figura la cui storicità viene ristabilita - sempre a livello cinematografico, ovviamente - in Highwaymen - L'Ultima Imboscata (The Highwaymen), diretto da John Lee Hancock, scritto da John Fusco e distribuito su Netflix a partire dal 29 marzo 2019.
1934: Bonnie e Clyde sono attivi da ormai due anni e hanno già compiuto numerosi atti criminali, eppure la stampa e la gente li vede come degli eroi che si ribellano al sistema.
Per porre fine alle loro scorribande una volta per tutte, la governatrice del Texas Miriam Ferguson (Kathy Bates) decide di richiamare a malincuore in servizio un ex componente dei disciolti Texas Rangers, Frank Hamer (Kevin Costner). Costui decide di avvalersi della collaborazione di un altro ex Ranger, Maney Gault (Woody Harrelson).
Inizia così una lunga caccia che porterà i due in alcuni stati americani e - oltre a Bonnie e Clyde - dovranno affrontare soprattutto la diffidenza del FBI e i malumori delle persone che vivono in povertà per causa della Grande Depressione e vedono nei due banditi una possibilità di riscatto.
In questo film Bonnie e Clyde sono ben presenti, ma al tempo stesso anche assenti. Tranne che per la scena dell'imboscata, infatti, li vedremo inquadrati sempre di spalle o in ombra, pur essendo loro i soggetti su cui si incentra la ricerca delle autorità.
Questo perché in realtà la trama si concentra sui due veri protagonisti della storia, ovvero Frank Hamer e Maney Gault. Costoro si sono ritirati a vita privata, per cause di forza maggiore, da un mondo che prima dominavano, e ora vi devono fare ritorno in maniera improvvisa. Ma questo mondo è profondamente cambiato in loro assenza.
Ai tempi in cui i due erano tra i migliori Texas Rangers, la linea di demarcazione tra buoni e cattivi era ben chiara e non c'erano dubbi al riguardo. Adesso non lo è più (una sorta di Gli Spietati a parti invertite).
Hamer e Gault, infatti, trovano come principale ostacolo non i due criminali, bensì chi dovrebbe aiutarli nella loro ricerca, come l'FBI di Edgar Hoover o la governatrice del Texas, i quali invece sono mossi da ambizione e mire politiche a discapito della popolazione.
Quella stessa popolazione che vede Bonnie e Clyde come degli eroi al servizio delle persone comuni e povere, sottilmente indirizzati in tal senso dalla stampa, nonostante i due criminali - tranne che per la famiglia e alcuni cari amici - ai poveri diano poco o nulla. Cosa che complica ancora di più l'indagine dei due Ranger.
Il tema dei media che idolatrano falsi idoli per mettere le persone contro il potere costituito solo e unicamente per vendere più copie è trattato in maniera moderna, quindi si possono cogliere nei dialoghi molti riferimenti a quello che è ancora uno scenario attuale ai giorni nostri, dove i media principali ora sono altri (i social network, principalmente).
La bravura di entrambi gli attori protagonisti, abili a mettere in scena dapprima lo straniamento di Hamer e Gault di fronte a questo nuovo scenario e poi la loro determinazione a trovare ed eliminare i due criminali, contribuisce in maniera ulteriore a creare un'atmosfera che ben si adatta alla pellicola (anche questa mutuata da Gli Spietati, gli anziani "eroi" che, pur non capendo del tutto questo mondo, vanno infine avanti per la loro strada).
Questo è dunque un particolare road movie, che conserva intatte alcune delle sue caratteristiche. Come la crescita dei personaggi lungo la via, l'obiettivo prefisso che è ostacolato da rischi imprevisti. E il riscatto finale. La linea di demarcazione tra buoni e cattivi torna così a essere ben definita. Almeno fino a quando qualcun altro deciderà che non deve essere più così.

giovedì 26 marzo 2026

Netflix Original 195: Wake Up Dead Man - Knives Out


Dopo aver risolto un delitto impossibile avvenuto in una villa vittoriana in Cena con Delitto: Knives Out e aver poi smascherato un impostore assassino su un'isola sperduta in Glass Onion: Knives Out, mancava a Benoit Blanc solo un'altra tematica tipica dei romanzi gialli per completare la collezione. Per il momento, almeno.
La terza indagine di questo investigatore cinematografico si svolge su Wake Up Dead Man: Knives Out (Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery), scritto e diretto da Rian Johnson e distribuito su Netflix a partire dal 12 dicembre 2025.
Jud Duplenticy (Josh O'Connor), un ex pugile che si è convertito al Cattolicesimo dopo aver ucciso sul ring  senza volerlo un avversario, viene trasferito per aver aggredito un sacerdote in una piccola chiesa, Nostra Signora della Forza d'Animo Perpetua.
La parrocchia è gestita da Jefferson Wicks (Josh Brolin), il quale è circondato da alcuni fedeli che presenziano sempre alle sue omelie: Martha Delacroix (Glenn Close), la perpetua, Nat Sharp (Jeremy Renner), chirurgo, Lee Ross (Andrew Scott), scrittore che non pubblica più nulla di nuovo da tempo, Simone Vivane (Cailee Spaeny), un ex violoncellista da anni sulla sedia a rotelle e a cui Wicks ha promesso che guarirà se farà delle donazioni alla chiesa compiacendo così Dio, Vera Draven (Kerry Washington), avvocatessa, e suo fratello Cy (Daryl McCormack), sedicente influencer che vuole entrare in politica.
Jud entra presto in contrato con Wicks, in quanto i suoi cinici sermoni stanno allontanando molti parrocchiani e si sta approfittando del buon cuore delle persone a lui fedeli per spillare loro soldi, visto che la chiesa si trova in gravi difficoltà economiche.
Un giorno, al termine di un sermone che lo prosciuga di ogni energia, Jefferson Wicks si ritira in una piccola stanza e lì viene ucciso. Nello stesso momento in cui Jud stava celebrando la messa e tutti i fedeli erano seduti ai loro posti. Come è stato possibile? Chi può aver ucciso il sacerdote?
I sospetti della polizia si concentrano subito su Jud, ma costui può contare sull'aiuto di un insolito angelo custode: Benoit Blanc (Daniel Craig).
Alla fine non mancava che questo: il delitto della porta chiusa, quello in apparenza più impossibile che possa esistere e su cui la letteratura gialla ha campato per decenni. Lo stesso Benoit Blanc a un certo punto cita dei classici del genere e in particolar modo un autore e un libro che avranno molta importanza nello svolgersi della trama.
Giunta al terzo capitolo, questa saga ha ormai elementi consolidati. C'è ancora un assistente di Blanc, stavolta maschile, e come cast attori di grande livello e immediatamente riconoscibili, così come si faceva con gli adattamenti dei romanzi di Agatha Christie negli anni '70 e '80 del ventesimo secolo (consuetudine ripetuta anche negli adattamenti più recenti).
Ad alcuni forse piacerebbe dire che, durante lo svolgersi degli eventi, Benoit Blanc inizi a interrogarsi sui misteri della fede e i dettami della religione ma... no, ciò che accade alimenta e conferma più che mai il suo agnosticismo. Per lui conta solo ciò che riesce a vedere e dunque dimostrare coi fatti, caratteristica dei grandi investigatori del passato.
Poiché il male è fatto dagli esseri umani, ma ci sono diverse sfumature di malvagità. Nei primi due capitoli, i colpevoli erano persone riprovevoli, senza possibilità di redenzione. Qui scopriremo invece una faccia diversa di questa medaglia, uno scenario in cui forse la vittima ha commesso più peccati del colpevole.
Perché appunto il male è commesso dagli esseri umani e può avere molte sfaccettature e non è detto che il perdono e la redenzione in questo caso non siano raggiungibili. Anche la verità, in ultima analisi, può avere molte facce e risvolti.
Questo terzo capitolo non appare affatto come una conclusione definitiva della saga di Benoit Blanc, anzi. Possiamo dare praticamente per certo un suo ritorno, in cui si ritroverà di fronte a un altro tema classico della letteratura gialla. Che risolverà col suo consueto, surreale umorismo e savoir faire tipicamente british.

mercoledì 25 marzo 2026

Netflix Original 194: Diamanti Grezzi


Adam Sandler è principalmente noto per le commedie da lui interpretate e prodotte. Commedie perlopiù sopra le righe, basate su canovacci consolidati, le quali a volte virano nel grottesco e nel surreale.
Ma Adam Sandler è quello che si dice un attore versatile, tanto che nel suo curriculum non mancano interpretazioni drammatiche. Il primo a intravedere questa sua bravura è stato nientemeno che Paul Thomas Anderson con Ubriaco d'Amore.
Dopodiché, di tanto in tanto, l'attore ha interpretato altre pellicole drammatiche quali Reign Over Me o The Meyerowitz Stories. Quindi non stupisce che, di tanto in tanto, Adam Sandler abbandoni la strada consolidata delle commedie per gettarsi a capofitto in una nuova produzione di stampo drammatico.
Quale è Diamanti Grezzi (Uncut Gems), diretto da Josh Safdie e Benny Safdie, scritto da Josh Safdie, Benny Safdie e Ronald Bronstein e distribuito su Netflix a partire dal 31 gennaio 2020.
Howard Ratner (Adam Sandler) è un gioielliere oberato di debiti, contratti principalmente col cognato Arno (Eric Bogosian), il quale a sua volta ha contatti con gente poco raccomandabile.
Ma Ratner ha un asso nella manica: ha infatti comprato al mercato nero un opale rarissimo che gli può fruttare un milione di dollari. Un opale che cattura l'interesse anche del giocatore di basket Kevin Garnett, il quale lo ritiene un talismano portafortuna che può risollevare la sua carriera.
Dibattendosi tra la famiglia, i criminali, il basket e le case d'asta, Howard Ratner precipita sempre di più in un abisso di fallimenti dal quale appare impossibile risollevarsi.
Abbiamo parlato prima di versatilità e questa pellicola ne è una dimostrazione. Adam Sandler vi interpreta qui un fallito. Ma non quel fallito a cui alla fine va tutto bene e risolve le cose con battutacce e scherzi, tipico delle sue commedie.
No, stavolta il suo personaggio è proprio uno di quelli che non vorremmo incrociare nella nostra vita: arrogante, egoista, fervido scommettitore, oggetto delle ire di tutti i componenti della sua famiglia, detestato dalla compagna che lo abbandona e - come se questo già non bastasse - preda di forti debiti che lo portano a mentire e creare problemi ad altre persone.
Una figura tragica che oltretutto non è in grado di imparare dai propri errori: ogni volta che una situazione sembra sistemarsi, infatti, Howard Ratner ricade in uno dei suoi vizi e la situazione problematica continua a protrarsi. In un circolo che appare infinito, fino ad arrivare al punto di rottura.
Assistiamo dunque a quella che è una vera e propria caduta in un girone infernale, dove Howard Ratner commette i più vari peccati che sembrano destinati a non portarlo alla salvezza, anche se per qualche strano motivo empatizziamo con lui.
Forse perché molti di noi si sono ritrovati in difficoltà una volta o l'altra: chiunque può aver avuto dei debiti o non essere in buoni rapporti con la propria famiglia, e siccome siamo esseri umani ci sarà capitato di commettere errori su errori, in un maldestro tentativo di risolvere la situazione.
Pur essendo Ratner al centro della storia, è circondato da altri personaggi tra lo strano e l'eccentrico, compreso il giocatore NBA Kevin Garnett che interpreta sé stesso e - forse proprio per questo - non sfigura affatto.
Vedremo Adam Sandler in molte altre commedie, ma ogni tanto fa piacere abbandonare la strada che si conosce e imbarcarsi in territori poco esplorati.

martedì 24 marzo 2026

Netflix Original 193: Triple Frontier


American Sniper di Clint Eastwood ha sì descritto quello che - secondo la visione del regista - è un vero eroe americano (dopotutto, Eastwood è un repubblicano convinto e da quanto so aveva anche conosciuto personalmente Chris Kyle, prima che quest'ultimo venisse ucciso). Ma ha anche mostrato un "lato sporco" degli Stati Uniti: quello delle missioni in territorio nemico dove un soldato rischia di perdere la propria anima, uccidere degli innocenti e allontanarsi dalla propria famiglia.
Un tema divenuto sempre più preminente, visti gli sforzi bellici e diplomatici degli anni successivi all'uscita della pellicola, ancor più adesso che sempre di più queste attività di ingaggio vengono appaltate a società esterne, anche per eventi tecnicamente non di natura bellica.
Un tema trattato anche in Triple Frontier, diretto da J. C. Chandor, scritto da J. C. Chandor e Mark Boal e distribuito su Netflix a partire dal 13 marzo 2019.
Santiago Garcia (Oscar Isaac) sta cercando da alcuni anni il potente boss del narcotraffico Gabriel Martin Lorea, apprendendo infine da una informatrice a cui è legato sia dove si nasconde, sia che nella villa dove risiede sono presenti milioni di dollari in contanti.
Intravedendo una grande opportunità e non fidandosi degli agenti latini, Santiago Garcia contatta così altri quattro militari statunitensi mandati in congedo anticipato per varie motivazioni e soggetti a difficoltà economiche: Tom Davis (Ben Affleck), William Miller (Charlie Hunnam), il fratello di lui Ben Miller (Garrett Hedlund) e Francisco Morales (Pedro Pascal).
Vincendo le loro resistenze, Santiago Garcia li convince ad assaltare la fortezza di Lorea in Amazzonia per ucciderlo e prelevare la più alta somma di denaro possibile. Ma quella che poteva essere una missione di riscatto si tramuterà ben presto in un viaggio da incubo.
E grazie a uno dei tanti emuli cinematografici di Pablo Escobar, ci concentriamo invece non su un "eroe americano" come Chris Kyle, bensì su soldati ed ex soldati che sono sempre stati lontano dai riflettori, a seguire fedelmente gli ordini, ma che avverse sventure del destino hanno poi trascinato in disgrazia.
I cinque protagonisti, americani e latinoamericani, affrontano non il declino dello sforzo bellico statunitense, bensì le conseguenze della crisi economica, essendo come molti altri ricoperti di debiti. Quel sogno e quel riconoscimento che si aspettavano per le missioni compiute non sono in realtà mai arrivati.
E quindi questi uomini delusi, di fronte alla visione di più denaro di quanto potranno mai vedere in vita loro, ben presto diventano ciò che hanno combattuto per anni: avidità, egoismo e crudeltà li circondano e li dominano.
Diversamente da Lorea, tuttavia, i cinque soldati conservano ancora quell'empatia che fa capire loro che stanno sbagliando e, tramite un drammatico viaggio di ritorno negli Stati Uniti che sarà foriero di alcune tragedie, capiranno che altri valori sono davvero importanti.
Quello su cui si concentrerà l'attenzione dello spettatore, dunque, saranno le conseguenze di questo viaggio di ritorno e di come ciò cambierà i cinque protagonisti: non è detto che sia necessariamente per il meglio.
Dopotutto, non sono eroi americani, ma nemmeno antieroi. Semplicemente, sono persone comuni che si ritrovano in una situazione più grande di loro e - incapaci di gestirla, in principio - devono sopravvivere ad essa.

lunedì 23 marzo 2026

Netflix Original 192: Brick


Quando il mistero e l'ignoto irrompono nella vita di tutti i giorni, in un gruppo familiare, la cosa rischia di precipitare rapidamente in un terribile incubo. Il giorno prima era come tutti gli altri: l'andare al lavoro, il fare colazione, lo stare insieme alla propria compagna o il proprio compagno e i problemi classici di tutti i giorni. Ma poi tutto questo viene cancellato in un sol colpo e bisogna affrontare delle sfide per cui non si può essere pronti.
Scrittori come Richard Matheson e Thomas Disch sono stati dei maestri nel descrivere questo tipo di storie, di cui anche il cinema ovviamente e giustamente si è appropriato. Come ad esempio in Brick, scritto e diretto da Philip Kock e distribuito su Netflix a partire dal 10 luglio 2025.
Tim (Matthias Schweighöfer) e Olivia (Ruby O. Fee) sono una coppia in forte crisi poiché anni fa lei ha perso una figlia durante il parto e i due non sono mai riusciti a superare questo dolore o a parlarne.
La mancanza di comunicazione diventa infine insopportabile per Olivia, che decide di andarsene. Ma come apre la porta si ritrova davanti un muro di mattoni neri, impossibile da superare o perforare, lo stesso muro di mattoni che è presente in tutte le altre possibili vie d'uscita come le finestre.
Letteralmente prigionieri in casa loro, Tim e Olivia devono in qualche modo venire a capo di questo mistero e potranno contare solo sull'aiuto dei loro vicini di casa... sempre se ci si possa fidare di loro.
Credo che finora non abbiamo ancora trattato il cinema tedesco, che pure ha una tradizione onorata e secolare, sin dai tempi del cinema muto (spero di non dovervi citare i maestri di quell'epoca), e più in generale ha concepito anche buoni e apprezzati prodotti televisivi. Quindi è inevitabile che tale tipo di cinema si proietti anche nello streaming.
E lo fa con un prodotto che non avrebbe sfigurato nella produzione dei due scrittori sopra citati. L'idea di per sé è anche semplice, quello che conta in questo caso è lo sviluppo che si dipana da questa idea. Uno sviluppo che si incentra sulle dinamiche che intercorrono tra i due protagonisti (tra l'altro gli interpreti sono ben noti anche nelle produzioni americane).
La metafora appare ben evidente: negli anni che hanno seguito la tragedia che i due hanno vissuto, costoro hanno eretto un muro invisibile tra di loro, fatto di incomunicabilità e paura di affrontare il dolore della perdita. Quindi potranno uscire dalla situazione in cui sono stati catapultati, abbattendo il muro esterno, solo se prima distruggeranno questo "muro interno" che sussiste tra di loro.
Attorno ai due protagonisti ruoteranno poi altre figure, tramite le quali si parlerà - pur in maniera non troppo approfondita - di disagio giovanile, violazione della privacy e dei pericoli del complottismo.
Questa pellicola, dominata dai dialoghi e talvolta da silenzi che dicono molto più di mille parole, è una delle tante dimostrazioni di come non servano complicati effetti speciali, esplosioni, CGI in abbondanza e altro per costruire una buona storia di fantascienza (beninteso, nulla in contrario se queste cose ci sono, purché siano fatte bene).
A volte bastano semplicemente un muro di mattoni nero computerizzato e buone interazioni tra i personaggi. E il gioco è fatto.

domenica 22 marzo 2026

Italians do it better? 68: Il Ragazzo Invisibile (2014)


In mancanza di supereroi nostrani da poter sviluppare in ambito cinematografico (tanto che le attenzioni sono state dirottate su un personaggio pur molto importante come Diabolik, oppure su Dampyr in ambito Bonelli), il cinema non si è certo arreso, dopo che i film di supereroi sono diventati di moda col Marvel Cinematic Universe, ma lo ha fatto in maniera non ridondante e ripetitiva.
Se le prime e inevitabili pietre di paragone sono Lo Chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out, vi è stata una produzione che ha preceduto entrambi questi progetti. Si tratta de Il Ragazzo Invisibile, diretto da Gabriele Salvatores, scritto da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e distribuito nei cinema nel dicembre 2014.
Michele Silenzi (Ludovico Girardello) sembra un ragazzo e uno studente come tanti altri, ma non lo è. Ritrovato quando era ancora un neonato sulla porta di casa da una donna di nome Giovanna (Valeria Golino), è stato da costei adottato - anche se questa verità non gli è mai stata rivelata - e poi inserito in società.
Ma Michele è un ragazzo speciale e un giorno, guardandosi allo specchio, scopre di essere diventato invisibile. In principio utilizza queste capacità per scopi personali, ma ben presto il ragazzo si ritrova coinvolto in un caso concernente alcune sparizioni di suoi compagni di scuola che fanno capo a un'organizzazione che potrebbe avere a che fare con le sue origini. E rivelargli chi sono i suoi veri genitori.
Questa è quella che si chiama una origin story. Viene presentato l'eroe, e i personaggi di contorno, il quale scopre di avere superpoteri che (così come fece Spider-Man su Amazing Fantasy 15) inizia a utilizzare dapprima per scopi egoistici, salvo poi scoprire che "da grandi poteri derivano grandi responsabilità".
Il modello di riferimento non è comunque solo Spider-Man, ma in generale tutti quei supereroi adolescenti che non hanno ancora trovato una propria identità personale e la cui scoperta dei superpoteri li aiuta a capire chi possono diventare.
Quindi siamo un po' lontani dalle atmosfere de Lo Chiamavano Jeeg Robot, che sarebbe peraltro uscito l'anno successivo, ed è meglio così. Il pubblico di riferimento è quello più giovane, ma anche quello maturo può trovare un interesse a guardare la pellicola.
Oltre alla scoperta della vera identità per Michele Lorenzi, il film tenta di ritrarre quello che è il disagio giovanile odierno, o meglio di poco più di dieci anni fa, e di come la caduta del blocco sovietico e il disastro di Chernobyl abbiano profondamente cambiato quella nazione, trascinandola nella corruzione e nella depravazione.
Il tutto fatto ovviamente in maniera cinematografica: in questa finzione un simil-Chernobyl è stato il cosiddetto Evento Bianco che ha dato ad alcune persone dei poteri che hanno poi trasmesso ai loro figli.
La pellicola si chiude con alcune rivelazioni e dei punti in sospeso che non vengono volutamente approfonditi, poiché è evidente che - come nelle migliori saghe di supereroi - vi sarà un seguito che andrà a dare un chiarimento alle domande rimaste senza risposta.

sabato 21 marzo 2026

Italians do it better? 67: La Ragazza nella Nebbia (2017)


Decenni fa, il genere giallo/thriller era uno di quelli su cui il cinema italiano prosperava, con decine di produzioni all'attivo. Pur essendovi stati film pregressi, sono stati due grandi maestri come Mario Bava e Dario Argento a rinnovare questo genere e renderlo popolare in Italia.
Dopodiché, soprattutto negli anni '70 del ventesimo secolo, esso è stato davvero onnipresente, con epigoni vari dei due registi, oppure produzioni davvero ben fatte quali quelle di Lucio Fulci o Umberto Lenzi (solo per citarne un paio, l'elenco dovrebbe essere più lungo).
Nei due decenni successivi, però, questo genere è divenuto in maniera progressiva sempre meno trattato, fino a scomparire quasi del tutto, con solo un film ogni tanto che usciva nelle sale. Uno dei tanti generi surclassato dalle commedie. Mentre, al contempo, la letteratura gialla nel nostro paese vedeva un emergere di grandi scrittori e opere, quali Andrea Camilleri, Renato Olivieri e decine di altri autori.
Uno di questi è Donato Carrisi, il quale ha poi iniziato a curare degli adattamenti cinematografici delle proprie opere. Il primo è La Ragazza nella Nebbia, scritto e diretto da Donato Carrisi e distribuito nei cinema nell'ottobre 2017.
In un piccolo paese dell'Alto Adige, durante il periodo natalizio una ragazza di nome Anna Lou Kastner - appartenente a una famiglia che frequenta un'organizzazione religiosa radicale - scompare letteralmente nel nulla. Delle indagini viene incaricato l'ispettore Vogel (Toni Servillo), che deve riscattare la sua credibilità dopo che ha fatto condannare un uomo innocente ritenendolo un attentatore dinamitardo.
Da alcuni elementi e intuizioni, Vogel capisce ben presto che la ragazza è stata con ogni probabilità uccisa, ma non trova alcuna prova significativa al riguardo. Fino a quando una giornalista lo indirizza da uno studente che aveva una cotta per Anna Lou e la riprendeva frequentemente. E in queste riprese c'è un elemento ricorrente.
Vogel arriva così a identificare il sospettato principale. Ed è proprio in quel momento che il vero incubo ha inizio.
Bisogna innanzitutto evidenziare l'ambientazione che si è scelta per questa storia. Non una grande metropoli con il proprio caos e i propri problemi, ma nemmeno la classica cittadina di provincia (così amata dai nostri media quando altre notizie scarseggiano), bensì qualcosa di poco sfruttato: una comunità montana con poche centinaia di abitanti. Dove l'angoscia e la solitudine la fanno da padroni, mentre una nebbia fitta cala durante la notte e impedisce di vedere il male che entra in azione.
Vi è poi il protagonista, l'ispettore Vogel: non il classico detective integerrimo descritto nei libri. Una persona determinata, sì, ma anche fallibile, e che non si fa scrupolo a gettare una persona in pasto ai media nella speranza che commetta un errore. Una personalità sfaccettata e complicata, ben resa da Toni Servillo in tutte le sue ambiguità.
La storia segue due linee temporali: la prima coinvolge Vogel e le sue indagini, la seconda riguarda le azioni del sospettato principale. Due linee che vanno poi a convergere e a formare un confronto tra Vogel e il sospettato, un confronto simile a Insomnia di Christopher Nolan (che qualche punto di contatto con questa pellicola ce l'ha). Un confronto tra due persone guidate dall'egoismo e dall'ambizione.
Con una risoluzione che non sarebbe dispiaciuta ad Agatha Christie e un'apparente discesa nel grottesco e nel macabro nell'ultima parte, il film ritrae un mondo decaduto e corrotto, dove le persone hanno perso del tutto l'empatia. I poliziotti, gli abitanti del posto, i giornalisti: ognuno procede dritto per la propria strada, senza curarsi delle possibili conseguenze. E alla fine le vere vittime, la ragazza e i suoi genitori, sembrano per loro qualcosa di accessorio.
Curiosi e apprezzati, infine, due cameo di attori non italiani, Greta Scacchi e Jean Reno, molto bravi pur nei pochi minuti in cui compaiono.
Forse il genere giallo/thriller non è più preminente come un tempo nel cinema italiano, ma fa piacere vedere ogni tanto produzioni del genere, che ci ricordano la capacità del nostro cinema di saper spaziare in altri campi. E farlo con maestria.

venerdì 20 marzo 2026

Libri a caso: Il Ritratto di Elsa Greer


Grazie alle sue celluline grigie e alla sua straordinaria abilità nel comprendere la psicologia dei personaggi, vi sono pochi casi che Hercule Poirot, il detective ideato da Agatha Christie, non può risolvere.
Abbiamo anche visto come anche il passare del tempo non influisca su questo, come testimoniato da Due Mesi Dopo. Ma se il periodo temporale fosse più ampio, se si parlasse di anni, addirittura di oltre un decennio?
Be', il risultato sarebbe lo stesso, come dimostra Il Ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), pubblicato nel 1942.
Sedici anni fa, Carolina Crale è stata condannata per aver avvelenato e ucciso il marito, il pittore Amyas Crale, il quale aveva una tresca dichiarata con una giovane ragazza di nome Elsa Greer, di cui stava realizzando un dipinto.
Al processo, con tante prove e testimonianze contro di lei secondo cui ha agito per gelosia e vendetta, la donna non ha provato minimamente a difendersi o a controbattere, venendo infine condannata e morendo in prigione un anno dopo.
Sedici anni dopo, la figlia Mary Lemarchant si presenta al cospetto di Hercule Poirot: ha appena ricevuto una lettera, scritta poco prima che morisse, in cui Carolina Crale le dichiara di essere innocente e desidera che il detective indaghi su questa vicenda e scopra la verità.
L'investigatore belga accetta l'incarico: ma dopo che è passato così tanto tempo sarà possibile scoprire davvero quest'altra verità? E forse Carolina Crale è sempre stata colpevole?
Il romanzo - il cui titolo originale si basa su una celebre nenia infantile inglese del passato - ha una struttura molto univoca e continua. Siccome ormai gli eventi che hanno causato il delitto di Amyas Crale sono avvenuti molto tempo prima e non li si può descrivere mentre il protagonista vi indaga, Hercule Poirot interroga tutte le persone ancora in vita che sono rimaste coinvolte da questo caso (amici e parenti dell'artista o di Carolina Crale - che scopriremo essere i cinque piccoli porcellini del titolo - ed esponenti degli organi giudiziari).
Ne consegue una lunga serie di dialoghi, di botta e risposta tra l'investigatore e il diretto interessato o la diretta interessata, in cui i fatti vengono esposti secondo il punto di vista dello specifico interlocutore. Un botta e risposta che dura ogni volta svariate pagine e contribuisce a fare luce sulla vicenda agli occhi del lettore.
L'abilità della scrittrice si nota nel non far mai calare l'attenzione lungo la via, pur ripetendo questa struttura più volte, senza ricorrere a improvvisi colpi di scena (se non nel finale, ovviamente) o "effettacci speciali" come intervallare il tutto con scene d'azione, che sarebbero apparse fuori contesto in questo caso.
Ma già che c'è Agatha Christie ne approfitta per inserirvi alcuni elementi di proto-femminismo, che però vedono sempre come realizzazione personale e finale il matrimonio.
Qualcosa oggi di difficilmente riproponibile e che risulta strano veder funzionare a distanza di decenni dalla pubblicazione del romanzo. L'azione e lo sviluppo della trama passano unicamente attraverso i dialoghi dei protagonisti, che lentamente costruiscono un mondo inedito agli occhi del lettore.
Un mondo di cui infine Poirot riesce a trovare il bandolo della matassa, riportando come è giusto che sia le cose al loro giusto posto e ristabilendo la verità. Non importa che passino poche ore, due mesi o sedici anni: le celluline grigie non deludono mai.

giovedì 19 marzo 2026

Netflix Original 191: Il Falsario


Gli anni '70 del ventesimo secolo in Italia sono stati quell'insolito e particolare decennio che oggi sembra essere stato quasi un sogno, tanto appare lontano nel tempo e distante da quella che è la società attuale.
C'è stato praticamente di tutto: una crisi energetica, mode che nascevano e morivano in poco tempo, l'emergere del problema della droga tra i giovani, gli attentati delle Brigate Rosse, l'arrivo dei primi blockbuster cinematografici e persino il rapimento e l'uccisione di un ex Presidente del Consiglio, Aldo Moro. E questo solo per citarne alcuni.
In questo scenario dove appare quasi che ogni giorno fosse dedito alla sopravvivenza, sono emerse anche personalità molto originali. Una di queste viene descritta ne Il Falsario, diretto da Stefano Lodovichi, scritto da Lorenzo Bagnatori e Sandro Petraglia e distribuito su Netflix a partire dal 23 gennaio 2026.
Antonio Chichiarelli (Pietro Castellitto) si trasferisce a Roma nella speranza di diventare un rinomato pittore. Qui conosce a una mostra d'arte Donata (Giulia Michelini) e i due si innamorano l'uno dell'altra.
Ben presto Donata nota che Antonio è molto bravo a creare copie praticamente perfette di quadri celebri e gliene commissiona alcuni che rivende a grandi cifre. Tale attività di falsario, tuttavia, mette Antonio in contatto anche con gente e Bande poco raccomandabili che - sfruttando le sue capacità - gli fanno creare assegni, passaporti e altri documenti contraffatti.
Un'attività che farà precipitare Antonio sempre più nel mondo della criminalità romana e che lo porterà a un certo punto a essere coinvolto persino nel rapimento di Aldo Moro.
Il protagonista di questo film è un personaggio realmente esistito e che ha agito nella Roma di quel tempo, tanto che la pellicola è un adattamento di un libro inchiesta pubblicato nel 2008. Una persona che aveva contatti con molte organizzazioni criminali, sia di estrema destra che di estrema sinistra, e che venne ucciso in un attentato nel 1984.
Detto questo, pur prendendo a riferimento i principali eventi storici che lo hanno visto protagonista (il falso comunicato sul rapimento di Aldo Moro, un'imponente rapina da lui organizzata e guidata ai danni di una banca, i contatti con la Banda della Magliana), sembra che la pellicola voglia anche distanziarsi da suddetti eventi per creare una figura narrativa e cinematografica differente.
Se nella realtà Antonio Chichiarelli era ben noto alle forze dell'ordine - che pure ignoravano i suoi più grandi exploit - in questo caso è una sorta di spirito libero, che non vuole aderire a nessuna ideologia politica o religiosa ed è convinto che le sue capacità come falsario siano una vera e propria forma d'arte.
Ne consegue una sorta di dimensione quasi fiabesca dove la Roma degli anni '70 diventa il terreno su cui Antonio Chichiarelli può effettuare le sue "magie" e vivere anche una storia d'amore (nella realtà mai avvenuta o meglio avvenuta con altre donne e in maniera molto diversa) simile a quelle che appunto si leggono nelle fiabe. Resta da vedere se ci sarà in questo caso il lieto fine o meno.
Questo è un approccio ai biopic molto utilizzato e quindi non risulta straniante per uno spettatore abituale. Si prende un personaggio storico - con molti dubbi e vuoti nella sua storia - e lo si reinterpreta per un pubblico moderno, inserendo in questo contesto anche dei servizi segreti deviati, i nomi in codice e gli amici di sempre che prenderanno brutte strade, segnando così il loro destino.
Il Falsario è un'opera moderna che tuttavia ricrea e reinterpreta in maniera efficace il passato, trascinandoci ancora una volta con piacere in quell'insolito e particolare decennio che oggi sembra essere stato quasi un sogno. Un sogno in cui Antonio Chichiarelli è apparso per molto tempo come un personaggio di contorno, ma che ha infine trovato il suo riscatto.

mercoledì 18 marzo 2026

Fabolous Stack of Comics: Vedova Nera - Marvel Fanfare


Pur essendo stata una presenza costante nella serie Avengers e, successivamente, in quella di Daredevil, in principio la Vedova Nera ha faticato a trovare degli spazi editoriali personali, delle avventure in solitario pubblicate in maniera autonoma.
A scardinare questo stallo è stato in principio il serial di Amazing Adventures, dopodiché però vi sono stati altri anni di oblio. Fino a quando la Vedova Nera ricompare in un nuovo serial, pubblicato sui numeri dal 10 al 13 di Marvel Fanfare pubblicati tra il 1982 e il 1983, grazie a una saga scritta da Ralph Macchio e George Perez e disegnata da George Perez.
La Vedova Nera viene contattata da Nick Fury dello SHIELD, in quanto si è presentata una situazione critica che la riguarda: Ivan Petrovich, il suo autista e l'uomo che l'aiutò a fuggire dalla Russia, infatti, si ritiene sia stato rapito e riportato in Russia, o addirittura abbia deciso di aiutare di nuovo e in maniera spontanea il popolo russo, tradendo così il paese che lo ha accolto e ospitato
Natasha Romanoff ovviamente non crede a questo e si imbarca così in una pericolosa missione per scagionare Ivan Petrovich da queste accuse. E l'unico modo per farlo è ritornare in Russia e riaffrontare vecchi nemici del passato.
I film di azione e spionaggio erano prodotti in gran quantità dal cinema americano e inglese in quel decennio, con la saga di James Bond a farla da padrone ovviamente, e questo serial sembra proprio aver attinto da quel tipo di atmosfere e situazioni. Dopotutto la Vedova Nera è un personaggio che ben si adatta a queste atmosfere.
Ex spia di quella che un tempo era nota come URSS, rifugiatasi negli Stati Uniti per amore e per riscatto personale e spesso al servizio della UNCLE del Marvel Universe, ovvero lo SHIELD.
Quello che ci troviamo di fronte, dunque, è una sorta di blockbuster cinematografico sotto forma di fumetto dove predominano l'azione, i combattimenti e le forme aggraziate di Natasha Romanoff, ritratte in maniera splendida da un maestro del fumetto quale George Perez era.
Sfruttando la presenza di un vecchio nemico dei tempi in cui agiva al fianco di Daredevil e di avversari che non avrebbero sfigurato in una pellicola di James Bond di quegli anni, inoltre, la Vedova Nera ha modo di riflettere sulle scelte e sul percorso personale che l'hanno portata fino a questo punto, concludendo che è stato per il meglio (a quel tempo la Guerra Fredda non era ancora ufficialmente finita, quindi vi era anche un - per quanto vago - sottotesto politico).
Per quanto questa saga risenta del periodo in cui è stata pubblicata e rifletta uno scenario politico ormai non più presente, o quantomeno mutato in maniera drastica, rimane memorabile prima di tutto per i disegni di George Perez. E secondariamente per aver ben catturato, pur in un breve serial pubblicato su una rivista antologica, quelle che sono le motivazioni che spingono la Vedova Nera ad agire.
Non più al fianco di Daredevil, ancora presente negli Avengers ma in maniera sempre più distaccata, l'eroina prova a cercare di nuovo la propria via.

martedì 17 marzo 2026

Libri a caso: Il Guardiano degli Innocenti


La saga di The Witcher è ormai divenuta nota a livello internazionale, essendo ormai presente su tutti i principali media quasli streaming e videogiochi già da svariati anni. Eppure questa saga parte, come molte altre saghe fantasy, da dei libri.
Ma, diversamente da altre saghe fantasy, è stata concepita da uno scrittore polacco, Andrzej Sapkowski. Il primo libro si intitola Il Guardiano degli Innocenti (Ostatnie życzenie), pubblicato nel 1993.
In una terra lontana e misteriosa si aggira il Witcher, ovvero Geralt di Rivia. È uno dei pochi elementi rimasti di questa insolita categoria di mutanti, che vaga di città in città per eliminare mostri, creature magiche malvagie e altre minacce accettando - dietro un giusto compenso - incarichi da qualunque persona voglia assumerli.
Ormai però il mondo sembra essere cambiato e di creature da combattere pare ne siano rimaste poche, tanto che Geralt spesso fatica a trovare nuove missioni da compiere. Le minacce, tuttavia, non mancheranno e lungo la via incontrerà insoliti alleati come il bardo Ranuncolo o personalità ambigue quali Yennefer di Vengerberg.
La struttura di quest'opera è presentata in forma antologica, contenendo infatti sei racconti inseriti all'interno di un'ulteriore cornice narrativa, un settimo racconto che si prolunga per tutto il libro e funge sia da prologo che da epilogo.
I primi racconti sono praticamente incentrati solo sulla figura di Geralt di Rivia, mantenendo una struttura costante ma che non diventa mai ripetitiva: il Witcher giunge in un luogo, richiamato da voci di una minaccia o per caso, approfondisce ciò che sta accadendo, qualcuno richiede i suoi servivi e giunge infine alla verità, la quale si rivela sempre differente da quella prospettata in principio.
Geralt riesce, a volte più per fortuna, a volte per abilità, a eliminare infine la minaccia, potendo così ripartire alla ricerca di un nuovo incarico.
Solo negli ultimi due racconti questo mondo narrativo viene leggermente ampliato, introducendo i personaggi di Ranuncolo e Yennefer di Vengerberg, ma sono chiaramente solo i primi passi di un lavoro che vedrà i propri frutti più avanti. Quindi siamo di fronte a una sorta di prologo che introduce i protagonisti principali, descrive il contesto in cui operano e pone le basi per le storie successive.
Quello che traspare da questi primi racconti è come il mondo in cui agisce Geralt di Rivia sia come una versione distorta e macabra delle fiabe classiche e dei miti dell'antichità. Riferimenti a Biancaneve o a La Bella Addormentata sono ad esempio presenti, ma Andrzej Sapkowski descrive un universo in cui il "e vissero tutti felici e contenti" non è mai avvenuto e vi è stato un epilogo oscuro delle vicende fiabesche.
Così che chi legge ne tragga una sorta di straniamento, trovandovi riferimenti a opere che già conosce, seppur profondamente stravolte.
Allo stesso tempo Geralt non è presentato come un eroe puro, niente affatto, stonerebbe in questo mondo e avrebbe vita breve: è alla fine un mercenario, guidato dal denaro e non da un legittimo desiderio di fare del bene, che al limite giunge come conseguenza delle sue azioni.
Essendo questa un'opera prima è anche ben fatta, ma si intravede come sia al momento solo un discorso incompleto. Un discorso che - come tutte le saghe fantasy - verrà approfondito e ampliato nelle successive opere. Cosicché il mondo di The Witcher diventi più sfaccettato.

lunedì 16 marzo 2026

Netflix Original 190: Glass Onion - Knives Out


Nel 2019 esce nei cinema Cena Con Delitto: Knives Out, diretto da Rian Johnson. Daniel Craig, che si apprestava di lì a un paio d'anni a chiudere per sempre e in maniera memorabile i conti con la saga di James Bond, affiancato da un'incredibile Ana De Armas, ci regalava un altro personaggio memorabile: l'investigatore Benoit Blanc.
Il film è una sorta di rivisitazione moderna dei film whodunit, in special modo quelli tratti dai romanzi di Agatha Christie, con Blanc in versione Holmes/Poirot e l'assistente come versione femminile di Holmes/Hastings, anche se con sensibilità differenti visto che il contesto è quello moderno, un'epoca molto differente da quella in cui vivevano Agatha Christie e Arthur Conan Doyle.
Passano tre anni e giunge il meritato sequel con Glass Onion: Knives Out (Glass Onion: A Knives Out Mystery), scritto e diretto da Rian Johnson e distribuito su Netflix a partire dal 23 dicembre 2022.
2020: In piena pandemia e mentre sta attraversando una crisi personale, Benoit Blanc (Daniel Craig) si reca su un'isola dell'arcipelago greco dove è stata organizzata una cena con delitto da parte del ricco industriale Miles Bron (Edward Norton).
Sono presenti anche cari amici dell'industriale: Duke Cody (Dave Bautista), Birdie Jay (Kate Hudson), Claire Debella (Kathryn Hahn) e Lionel Toussaint (Leslie Odom). E infine Cassandra Brand (Janelle Monáe), ex socia di Bron che ha interrotto i rapporti con lui in maniera brusca.
C'è un problema, però: nessuno dichiara di aver mai invitato Benoit Blanc sull'isola. Tuttavia, la sua presenza sarà fondamentale: tutti i presenti nascondono infatti dei segreti e paiono avere qualche motivo di risentimento nei confronti di Miles Bron, dovuti ai metodi poco legali in apparenza con cui ha acquisito la sua straordinaria ricchezza. Finché, inevitabile e preciso, un delitto avviene.
L'ambientazione principale del primo film era la villa vittoriana, un classico dei romanzi gialli e dei loro adattamenti. Qui abbiamo invece un'altra classica ambientazione: la piccola isola, la località esotica, dove sono presenti solo poche persone. Un mondo chiuso dove tutti sono sospettati.
E un altro tratto comune con la prima pellicola è la presenza di persone eccentriche, molto eccentriche. A partire proprio da Benoit Blanc, che vediamo in principio in uno stato di depressione - dovuto all'inattività per la pandemia - ma la cui esperienza su quest'isola riattiva il suo spirito investigativo e il suo acume.
Anche gli altri protagonisti, comunque, non sono da meno e una menzione di merito va a Edward Norton, Kate Hudson e Dave Bautista per aver ritratto dei personaggi "originali" in maniera efficace.
Ovviamente, essendo un giallo sotto forma di film, non ci addentriamo più di tanto nell'approfondimento della trama, ma va di certo sottolineata l'abilità del regista nel seguire le scene, nel montaggio e nel cambio delle inquadrature. L'azione è continua e non vi sono mai stacchi significativi.
Un piccolo difetto, che in realtà difetto non è, è che anche in questo film Benoit Blanc riceverà l'aiuto di una assistente, ma costei non risulterà così incisiva come la prima. Forse, però, è semplicemente dovuto al fatto che Ana De Armas aveva raggiunto livelli stellari.
Vi sono anche dei cameo, facilmente riconoscibili e ben inseriti, di Angela Lansbury, Hugh Grant, Ethan Hawke.
Per quanto mi riguarda, questo sequel è stato molto ben apprezzato, così come si era apprezzato il primo film. Tanto che si vorrebbe subito una nuova avventura di Benoit Blanc... che guarda caso già c'è!

domenica 15 marzo 2026

Italians do it better? 66: Un Mondo a Parte (2024)


A volte nei telegiornali - è una di quelle cose cicliche che ogni tanto tornano - appare la notizia di una scuola destinata a chiudere presto i battenti, in quanto si trova in un piccolo comune e i bambini che frequentano le lezioni non sono sufficienti, forzandoli dunque a recarsi in altre scuole, spesso distanti alcuni chilometri.
Partendo da questa tematica, si affrontano vari altri argomenti in Un Mondo a Parte, diretto da Riccardo Milani, scritto da Riccardo Milani e Michele Astori e distribuito nei cinema nel marzo 2024.
Michele Cortese (Antonio Albanese) è insoddisfatto del suo lavoro di insegnante a Roma, vittima della maleducazione dei bambini e dei genitori che se la prendono con lui per le cose più insignificanti. Quando, dunque, gli viene assegnato un nuovo posto in un piccolo comune dell'Abruzzo, Rupe, accetta con gioia.
Questo piccolo paese conta poco più di 370 abitanti e vi è una sola classe elementare, che accoglie alunni di differenti età che quindi devono studiare cose differenti. Nonostante questo e la presenza di lupi e orsi nelle vicinanze, Michele appare felice della nuova sistemazione e si ambienta in breve tempo, per la sorpresa della vicepreside della scuola Agnese (Virginia Raffaele).
Tuttavia, la burocrazia e alcune persone ostili a questa situazione si apprestano a infrangere il sogno di Michele.
La pellicola, partendo da un fatto di cronaca acclarato, si amplia poi per descrivere quello che davvero è un mondo a parte, per varie ragioni, dove nevica fortemente in inverno e le temperature precipitano, salvo poi alzarsi in maniera significativa d'estate. E passa poi a parlare di altri argomenti, oltre al diritto di ricevere un'istruzione.
Il tutto ruota attorno a due persone sconfitte dalla vita: Michele, per essere costretto a fare un lavoro degradante e non aver mai concluso nulla di significativo, Agnese perché è stata tradita dal marito e si ritrova a dover gestire molte responsabilità senza alcun tipo di aiuto. L'incontro tra queste due personalità, così lontane e così vicine, li farà inevitabilmente avvicinare.
La particolarità di questo film, inoltre, è che oltre agli attori che interpretano questi due personaggi, gli altri protagonisti sono in buona parte attori non professionisti, residenti del posto in cui sono state effettuate le riprese.
Anche se confesso che a volte non capivo cosa dicesse Virginia Raffaele con quello strano dialetto abruzzese.
Il film, tuttavia, non si limita solo a questo, ma ne approfitta per parlare di svariati argomenti come l'inclusione, l'accogliere e aiutare le persone più sfortunate, il concetto di famiglia allargata in quest'era moderna e, già che ci siamo, pure di problemi di natalità e crescente urbanizzazione a discapito dei centri abitati più piccoli.
Lo fa con quell'atteggiamento lieve dei film commedia, che non va ad approfondire l'argomento, ma lo presenta allo spettatore con una posizione buonista lasciando poi il giudizio finale alla singola persona.
Gli argomenti trattati non si rivelano poi così eccessivi, poiché ogni elemento di trama trova il suo giusto spazio, non lasciando mai che prevalga sul rapporto tra Michele e Agnese, il quale è il perno dell'intera storia. Sono una sorta di deus ex machina che riesce a risolvere i vari problemi che si presentano lungo la via.
La fine dell'anno scolastico porta con sé degli addii e delle nuove sfide, ma anche un nuovo mondo (a parte) che le persone - unite dal destino - hanno creato insieme nei mesi precedenti.

sabato 14 marzo 2026

Italians do it better? 65: Hammamet (2020)


Nel 2000 muore Bettino Craxi, divenuto a quell'epoca per la quasi totalità delle persone il simbolo di un vecchio modo di fare politica. Quello che includeva anche tangenti e raccomandazioni. Sì, ammetto che si potrebbe discutere sul definirlo "vecchio modo". Un sistema che non aveva escluso nemmeno chi aveva ricoperto la carica di Presidente del Consiglio per due volte.
Gli ultimi anni della vita di questo uomo politico vennero passati in esilio, nella città di Hammamet, in Tunisia, per impedire che venisse arrestato. Un esilio che agli occhi dell'opinione pubblica rovinò in maniera ulteriore la sua figura.
Sotto forma di allegoria, tale periodo viene ricreato in Hammamet, diretto da Gianni Amelio, scritto da Gianni Amelio e Alberto Taraglio e distribuito nei cinema nel gennaio 2020.
Da ormai alcuni anni il Presidente (Pierfrancesco Favino) risiede ad Hammamet. Tra i pochi a stargli vicino vi è la figlia Anita (Livia Rossi), che non ha mai smesso di credere in lui. Ormai, però, è lontano il periodo in cui era il leader di un importante partito politico e tutto il potere che era nelle sue mani è andato perduto a causa di alcune accuse di corruzione che gli sono piovute addosso.
Nonostante questo il Presidente, pur malato, cerca in tutti i modi di trovare una scappatoia per riacquisire il potere del passato, orripilato dallo scenario politico vigente.
I peccati del passato, tuttavia, si ripresentano sotto forma di Fausto Sartori (Luca Filippi), figlio di una persona che si è suicidata e che ha lasciato una lettera in cui incolpa il Presidente di ciò che ha fatto. Sartori vorrebbe uccidere il Presidente, ma costui lo prende sotto la sua tutela e inizia a raccontargli la sua vita ripreso da una telecamera.
La malattia del Presidente, nel frattempo, peggiora e l'unico modo per curarla con efficacia è ritornare in Italia.
Questa è una storia sugli ultimi mesi di vita di Bettino Craxi, ma non solo. Non sfugge che durante tutto il film il suo nome non venga mai pronunciato in maniera esplicita e venga sempre denominato, anche da chi gli parla, il Presidente. Anche le persone che ruotano attorno a lui o sono frutto di invenzione oppure si basano su persone realmente esistenti, ma a cui viene sempre cambiato il nome.
Questa figura diviene così una sorta di incarnazione di quel vecchio modo di fare politica in Italia, il vecchio establishment, che ormai sta appassendo e sta per scomparire del tutto.
Abbiamo quindi questa figura che tenta disperatamente di aggrapparsi a ogni possibilità di tornare sotto i riflettori, pur essendo ciò impossibile, che non perde occasione per lamentarsi della situazione politica in Italia e che resta convinto non tanto di aver agito nel modo giusto ma che non poteva comportarsi diversamente e quindi nulla gli può essere imputato.
Un personaggio, che ribadisco diventa una sorta di allegoria e si distacca in alcuni passaggi dall'uomo di riferimento, il quale in certi punti sfiora il grottesco e il surreale.
Pierfrancesco Favino, che già si era calato in maniera decisa nel suo personaggio in Il Traditore, effettua qui una trasfigurazione totale, arrivando - grazie al trucco e a un abile utilizzo della voce - ad assomigliare pienamente a Bettino Craxi. Tanto da creare una sorta di straniamento per questo deciso distacco tra attore e ruolo interpretato e per il fatto che il personaggio qui rappresentato sia più del semplice ex leader politico.
Forse un film che illustri quegli strani e particolari anni in cui Craxi era al potere e altre insolite figure politiche lo circondavano è ancora impossibile da realizzare, o meglio ancora non se ne sente la necessità. Quindi si è sfruttata questa allegoria per creare uno scenario differente, che non si limitasse solo a lui, ma includesse anche quel mondo in cui molti di noi hanno vissuto.
Un mondo che a distanza di tanti anni ci sembra essere stato una sorta di illusione. E invece è esistito davvero.

venerdì 13 marzo 2026

Fabolous Stack of Comics: La Magnifica Illusione - New York 1938


Il 1938 è un anno fondamentale per il fumetto supereroistico e il fumetto in generale: proprio in quell'anno, infatti, viene pubblicato il primo numero di Action Comics, che presenta ai lettori per la prima volta il personaggio di Superman.
Nasce così una nuova era per il fumetto americano, la Golden Age, e a Superman seguiranno ben presto altri eroi come Batman e Flash, più numerosi suoi epigoni che proveranno invano a ricatturarne il successo.
Un fumetto che parte dalla descrizione di quest'era pionieristica per parlare poi anche di altri argomenti è La Magnifica Illusione, New York 1938, scritto e disegnato da Alessandro Tota e pubblicato da Coconino Press.
Roberta Miller è una giovane ragazza che risiede in una fattoria del Kansas e adora i fumetti di supereroi, tanto da desiderare di diventare una sceneggiatrice. Tuttavia in Kansas non vi è alcuna opportunità per lei e così, rubando dei soldi alla famiglia, si trasferisce nella città che è il cuore pulsante del fumetto supereroistico: New York.
Qui, con dedizione e fatica, inizia a vedersi pubblicate alcune storie, seppur con uno pseudonimo maschile. Al tempo stesso Roberta Miller viene coinvolta dai tumulti sociali che sono in atto in quel momento, essendo ancora presente la Grande Depressione, e nel clima di incertezza politica che porterà alla Seconda Guerra Mondiale.
Così come è dedita a scrivere fumetti, Roberta Miller inizia anche a concentrarsi sulle lotte sindacali e politiche, le quali forgeranno il suo carattere e la cambieranno.
Per quanto questa sia un'opera che parla di fumetti della Golden Age e sia ambientata nei primi anni in cui il fumetto di supereroi prendeva piede, non ne è l'argomento principale. Da un lato per problemi di copyright, probabilmente, e storie su Siegel e Shuster ad esempio sono state già realizzate, dall'altro perché l'autore desidera parlare di altri temi.
Detto questo, però, qui e là vi sono cameo di celebri autori dell'epoca quali Will Eisner e Bob Kane. Il fumetto, comunque, non viene abbandonato, poiché lungo tutta quest'opera - che rappresenta la prima parte di una saga più ampia - esso rimane al centro della scena (i personaggi creati da Roberta Miller interagiscono con lei, ad esempio).
Ma tramite la protagonista, che scopre il mondo prima a lei ignoto della grande metropoli e dei problemi causati da una grande moltitudine di persone, si effettua una ricerca di identità personale. E tale ricerca passa attraverso temi quali l'impegno politico e le scelte sessuali.
Chi scriveva e disegnava fumetti a quell'epoca era considerato una sorta di emarginato, un invisibile, tanto che - salvo pochissime eccezioni - i nomi degli autori non venivano mai indicati nei credits, e Roberta Miller riflette questa situazione. Venuta dal nulla, deve sostanzialmente ricreare sé stessa in questo nuovo contesto metropolitano.
E tale rinascita passa attraverso la lotta e l'impegno politico. In tal senso la posizione della protagonista ritengo sia anche quella dell'autore, quindi si può condividere o meno, ma essa contribuisce comunque allo sviluppo del personaggio.
Al tempo stesso, Roberta Miller ritrova finalmente sé stessa capendo qual è la sua vera identità sessuale, di donna che ama altre donne. E la cosa non viene fatta in maniera sensazionalistica, ma arriva con naturalezza, come è giusto che sia.
Attorno alla protagonista, inoltre, ruotano altri personaggi. Altri emarginati come lei, qualunque sia la loro posizione sociale e tutti accomunati dall'amore per l'arte, a vari livelli. Un amore che spesso non viene compreso. Perché, come diceva Jack Kirby, "i fumetti ti spezzeranno il cuore".

giovedì 12 marzo 2026

Fabolous Stack of Comics: Asterios Polyp


Il mercato americano fumettistico è dominato per la quasi totalità dai supereroi: è così da decenni e ormai nessuno più se ne stupisce. Eppure, col passare degli anni altri generi sono riusciti a trovare il loro giusto spazio e, a partire principalmente da Will Eisner, le storie più intimiste sono infine comparse sulla scena.
Will Eisner, che dai supereroi è passato alle graphic novel, ai racconti "impegnati". Lo stesso percorso compiuto da David Mazzucchelli, disegnatore di Batman Anno Uno e Devil Ronascita, che ritroviamo come autore completo in un'opera completamente diversa, Asterios Polyp, pubblicata nel 2009 da Pantheon Books.
Superati i cinquant'anni, l'insegnante e architetto Asterios Polyp sta vivendo un periodo di forte depressione e passa le sue serate vedendo video porno.
Quando però un fulmine colpisce il condominio in cui risiede, dando vita a un tremendo incendio che brucia tutto, Asterios Polyp - osservando le fiamme che si alzano in cielo - si allontana dalla scena senza dire nulla e si rifugia in una piccola città della provincia americana, trovando lavoro come meccanico in una piccola officina.
Qui riscoprirà la gioia di vivere e avrà modo di meditare sugli errori e i bei momenti del suo passato.
Un percorso di crescita e rinascita personale può avvenire a qualsiasi età e non è prerogativa solo della narrativa supereroistica. Il punto di partenza è quello consueto: un uomo sconfitto dalla vita, anche e soprattutto per via di alcune scelte sbagliate che ha preso, con un matrimonio fallito alle spalle e che sembra non aver più nulla per cui vivere.
Ma quel fulmine, come accaduto alla creatura di Frankenstein, sembra ridare vita a questo cadavere ambulante, il quale riparte dalle cose più semplici: un lavoro onesto, persone alla mano con cui è piacevole chiacchierare e tempo libero utilizzato per divertirsi.
Al tempo stesso, Asterios Polyp, guidato dalla coscienza del suo fratello gemello mai nato e che funge anche da narratore della storia, ripensa al matrimonio con la sua compagna, capendo per la prima volta quanto sia stato egoista e arrogante nei suoi confronti.
Vi è un utilizzo molto particolare e affascinante del colore: a volte le tavole sono bianche, a volte purpuree, a volte vi sono chiazze di rosso e di giallo e di altri colori che sembrano quasi riflettere il mood della scena che viene ritratta in quel momento.
L'opera descrive la natura duale di un essere umano, convinto di essere nel giusto in principio, e si interroga su come a volte le esistenze degli esseri umani siano dettate e guidate dal caos e dalla casualità. In questo caso partendo dal fulmine che dà vita al tutto fino a giungere all'epilogo, devastante come poche altre cose lette negli ultimi anni.
L'essere umano è qualcosa di complicato, ma ancora più indecifrabili sono la natura e il mondo che ci circondano, che possono provocare sorprese e tragedie in un istante. Distruggendo o cambiando vite senza che ci si possa fare nulla. Ma non per questo bisogna rinunciare a provare a cambiare per il meglio con le nostre forze, prima che sia un fulmine spuntato dal nulla a decidere per noi.

mercoledì 11 marzo 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - L'Assassino


Continua il lungo viaggio nel passato che sta descrivendo i primi passi dei protagonisti di Berserk, l'opera realizzata da Kentaro Miura. I primi passi di Caska, Grifis, ma soprattutto di Gatsu: un'epopea iniziata con L'Età dell'Oro.
I tre hanno poi scoperto le insidie del mondo in cui vivono in Zodd l'Immortale, ma questo non ferma di certo Grifis e la sua sfrenata ambizione. Costui è dunque pronto a portare avanti i suoi piani, coinvolgendo chiaramente anche Grifis, in L'Assassino, pubblicato sulla rivista Young Animal nel 1993.
Dopo le numerose vittorie conseguite sui campi di battaglia e nessuna sconfitta patita, Grifis e i Falchi vengono ben accolti dal re delle Midlands come se fossero dei nobili. Questo non viene visto però di buon occhio dagli altri nobili che frequentano la corte, poiché Grifis è di umili origini e, nonostante le vittorie conseguite, gli vengono conferiti troppi onori.
La situazione precipita in maniera ulteriore quando a Grifis viene promesso un titolo nobiliare e inizia a frequentare la principessa. Non volendo un plebeo accanto a sé a insidiare le sue mire di potere, il conte Yulius, fratello del re e primo erede al trono, tenta di uccidere il leader dei Falchi. Grifis tuttavia sopravvive e decide di mettere in atto una spietata vendetta con l'aiuto di Gatsu.
In quello che è il mondo di Berserk convivono due aspetti: uno è quello più prettamente fantastico, un dark fantasy poiché in questa epopea di luce ve ne è poca, di cui Zodd rappresenta un esempio. L'altro è quello più umano, ma il lato peggiore dell'animo umano: quello che complotta, tradisce e uccide. In questo mondo sembra proprio non esserci spazio per l'innocenza.
Questa saga lo dimostra. Grifis, aiutato dalle sue indubbie e ammalianti capacità di leader, diventa sempre più ambizioso e chi ruota attorno a lui condivide quest'ambizione che però va tutta a suo vantaggio. Colui, tuttavia, che più precipita in questo pozzo di ambizione (e oscurità al tempo stesso) è proprio Gatsu.
Gatsu, dopo alcuni primi screzi, ora segue Grifis ciecamente e non si pone dubbi su quello che lui vuole fare. Così, quando riceve l'ordine di uccidere il Conte Yulius, parte senza esitare, nonostante i mille rischi che si presentano.
Ed è qui che Kentaro Miura dimostra ancora una volta che questo è un mondo crudele, dove l'innocenza viene schiacciata. Perché per perseguire l'obiettivo, Gatsu si macchia infine di un male indicibile, che marchierà la sua anima per sempre. Tale è stata la potenza ammaliatrice di Grifis da portarlo al gradino più basso dell'empatia umana e del rispetto della vita. Lui che di abusi ne ha subiti sulla sua pelle.
Grifis, dietro quel suo volto efebico, nasconde in realtà una profonda malvagità, un'oscurità interiore in grado di inghiottire il mondo intero. E lo sta già inghiottendo per certi versi, poiché il leader dei Falchi di empatia sembra invece non averne alcuna, ma è abile a dimostrare a chiunque la propria tenacia e il proprio rispetto.
Una sorta di demone travestito da giovane ragazzo, pronto a scatenare il caos totale. Per quanto Gatsu faccia la sua parte, di questa saga è infine Grifis il vero protagonista.