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mercoledì 18 maggio 2022

Fabolous Stack of Comics: Wolfskin - Il Centesimo Sogno


Ritorna il Wolfskin, il guerriero barbaro/vichingo ideato da Warren Ellis e già protagonista di una miniserie. La seconda, e probabilmente ultima, storia che lo vede protagonista è la miniserie in sei numeri Il Centesimo Sogno (Hundredth Dream), di nuovo sceneggiata da Warren Ellis, pubblicata dalla Avatar Press tra il 2010 e il 2011 e disegnata da Gianluca Pagliarani.
Ildsen, un uomo con poteri magici in grado di padroneggiare il fuoco, riceve una lettera dal suo villaggio natale di Vé, la quale lo informa che la città è assediata da una creatura nera da incubo che ha già causato numerosi danni e distruzioni.
Capendo di non poter fronteggiare da solo questa minaccia, Ildsen raduna attorno a sé altri guerrieri o maghi, tra cui vi è anche il Wolfskin. Il nemico che devono affrontare, tuttavia, non è affatto di natura mistica e rappresenta un punto di non ritorno tra il vecchio mondo e un nuovo scenario tecnologico, in cui il Wolfskin rischia di non essere più presente.
In questo secondo capitolo della saga del Wolfskin, viene ampliato lo scenario che faceva da sfondo alla prima miniserie, di cui erano stati dati solo pochi particolari.
Ci troviamo proprio di fronte a un'epoca spartiacque, un'epoca in cui gli antichi guerrieri e maghi e ciò che rappresentano stanno per scomparire, soverchiati da qualcosa che non riescono a comprendere. Ovvero una nuova era tecnologica, dove nuove minacce ma anche nuove meraviglie prendono forma: elementi che nel breve o lungo periodo sostituiranno in maniera completa il vecchio mondo.
Il Wolfskin è una sorta di Conan che agisce verso la fine della sua personale Era Hyboriana (più il Conan delle storie apocrife che non quelle scritte da Robert Howard), senza più un Thoth-Amon da poter affrontare o un regno da poter conquistare. Non per questo, però, intende gettare la spugna tanto facilmente e la sua esistenza - se davvero avrà fine - si concluderà nel modo in cui ha sempre vissuto, combattendo.
Rimane alla fine qualche punto in sospeso, però, non so quanto voluto o meno, lasciando la sensazione di aver letto un'opera priva di alcuni capitoli. Non apprenderemo mai il passato del Wolfskin, o da dove viene davvero, né il background del mondo in cui egli agisce. Egli è una reliquia del passato, di una fantasia eroica che lascia spazio a una realtà moderna dove sembra non esserci più spazio per l'avventura e la mitologia.

venerdì 22 aprile 2022

Fabolous Stack of Comics: Wolfskin


Vi sono personaggi che costituiscono il modello, la base su cui altri personaggi, i cosiddetti epigoni, vengono successivamente ideati.
Se pensiamo al detective letterario, ad esempio, Sherlock Holmes ne è il modello per eccellenza, pur non essendo stato il primo detective letterario in assoluto. Vi è poi un'intera categoria di personaggi, che compaiono sia nei libri che nei fumetti, i quali vengono definiti Tarzanidi (e qui non occorre spiegare su chi siano basati).
Un altro modello ispiratore è Conan, il personaggio ideato da Robert Erwin Howard e ispiratore di altri guerrieri barbari che agiscono in un mondo fantastico, dominato perlopiù dalla violenza e dalla magia nera. Un emulo di Conan è Wolfskin, protagonista di una miniserie di tre numeri pubblicata dalla Avatar Press tra il 2006 e il 2007, scritta da Warren Ellis e disegnata da Juan Jose Ryp.
Il Wolfskin agisce in un mondo in cui deve ancora accadere la deriva dei continenti e dove le spade stanno per cedere il passo alle prime armi a sparo. Il guerriero proveniente dalle terre del nord, mentre si sta dirigendo verso sud, si imbatte in un gruppo di abitanti di un piccolo villaggio che, insospettiti dalla sua presenza nelle loro terre, lo attaccano.
A capo di costoro vi è un uomo che il Wolfskin scopre essere in lotta con suo fratello, il quale ha preso possesso di un villaggio confinante. L'uomo chiede al guerriero delle terre del nord, dunque, di unirsi alla sua causa ed eliminare suo fratello, per riunire i due villaggi come era un tempo. Il Wolfskin, tuttavia, scoprirà ben presto un'altra verità.
In quella che è una differente Era Hyboriana anch'essa radicata nel lontano passato della Terra, troviamo questo emulo di Conan, il cui dio si chiama Wrod invece che Crom, che ha in sé anche qualche tratto dei vichinghi norreni. I due fratelli in lotta, invece, sono come i protagonisti di alcuni film orientali che coinvolgono nelle loro dispute i villaggi da loro tiranneggiati, con i samurai a combattere le battaglie al posto loro.
Insomma, un bel patchwork di generi narrativi dove però alcune cose rimangono solo in superficie. Se infatti le motivazioni dei due fratelli in lotta - per quanto non originali e poco approfondite - sono chiare e immediate, del protagonista della storia, il Wolfskin, arriviamo a conoscere davvero poco.
Chiaro che un certo alone di mistero attorno a lui sia voluto, ma alla fine di mistero e ignoto c'è n'è fin troppo e il personaggio rimane impresso solo per l'immensa carica di violenza che porta con sé, raffigurata in maniera estrema - in un paio di casi eccessivamente estrema - da Juan Jose Ryp.
Anche in merito al background del mondo in cui questo personaggio agisce, è più quello che viene non detto rispetto a quello che viene rivelato. Interessante comunque il contrasto che fa sì che la tecnologia - la magia moderna di quest'epoca - stia per soppiantare la magia classica e gli incantesimi, cosa che porta anche a far perdere fiducia negli dei. Due tipi di realtà a cui il Wolfskin è suo malgrado legato e che non gli permettono di poter vagabondare in pace.

martedì 15 febbraio 2022

Fabolous Stack of Comics: Carnage - Bomba Mentale


Creato da David Michelinie e Mark Bagley su Amazing Spider-Man nel 1992, Carnage è la variabile impazzita: un serial killer di come Cletus Kasady che si è legato con una parte del simbionte di Venom, il quale ha portato all'estremo le sue manie omicide e la sua furia assassina, come riportato in special modo nella saga Maximum Carnage del 1993.
E siccome il male esercita quasi sempre un certo, perverso fascino, nel 1996 Carnage diviene protagonista di un one-shot, la prima di molte storie che poi gli saranno dedicate, Carnage: Bomba Mentale (Carnage: Mind Bomb), scritto da Warren Ellis e disegnato da Kyle Hotz.
Tutta l'azione si svolge all'interno del Ravencroft Institute gestito dalla dottoressa Ashley Kafka e da John Jameson. Qui giunge Matthew Kurtz, consulente psichiatrico che lavora a Washington per il Pentagono e altre autorità governative.
Le scie di sangue lasciate dietro di sé da Carnage hanno attirato l'attenzione degli organi federali, i quali intendono curare Casady dalla sua condizione. Kurtz trova un modo per separare il simbionte dal suo ospite, ma non ha fatto i conti col diavolo in persona e potrebbe presto pentirsi di questa sua scelta.
Kurtz è anche il nome di uno dei personaggi del romanzo Cuore di Tenebra di Joseph Conrad (potete ricordarlo anche nei panni di Marlon Brando in Apocalypse Now) e il suo nome non è casuale.
Il Kurtz letterario assiste agli orrori del colonialismo inglese e impazzisce, applicando agli abitanti di un villaggio le stesse privazioni e torture che gli inglesi perpetrano ai danni degli africani (o, nel caso di Marlon Brando, dei vietnamiti).
Anche il Kurtz di questa storia assiste a "L'Orrore", direttamente nella sua testa, e impazzisce. In effetti non viene mai detto perché voglia separare il simbionte da Kasady ma, lavorando per agenzie governative, si può supporre che tali agenzie vogliano utilizzare il simbionte per scopi bellici.
Carnage è folle, ma il mondo fuori dalle mura di quelle prigioni è ancora più folle di lui e gli omicidi da lui compiuti non possono nemmeno competere con le atrocità perpetrate da eserciti, nazioni e uomini in posti di potere.
La pazzia che ha colpito Kasady è in realtà latente in tutti noi, che viviamo in una società che dà sempre meno valore al concetto di umanità ed empatia e che ha dato vita a mostri reali, come i serial killer.
La pazzia di Kasady ha un'origine, in un passato fatto di abusi e soprusi. La pazzia del mondo moderno, invece, non ha un'origine e nemmeno uno scopo. Ce la siamo ritrovati come nostra compagna invisibile, da un momento all'altro, senza accorgercene.
Tutto questo in una storia breve di poco più di 20 pagine, ma molto intensa.

venerdì 7 maggio 2021

Fabolous Stack of Comics: Stormwatch - Colpisce il Fulmine


Fino al numero 36 del giugno 1996, Stormwatch era una delle tante serie prodotte dalla Image Comics. Creata da Jim Lee e Brandon Choi, si distingueva per essere un gruppo sotto la tutela delle Nazioni Unite - concetto non così originale, visto che quantomeno lo SHIELD della Marvel possedeva la stessa caratteristica - e con supereroi provenienti da varie nazioni... no, neanche questo originale a pensarci bene, anticipati dagli X-Men molti anni prima.
Insomma, Stormwatch rischiava di divenire col tempo una serie come tante, ricordata solo perché fu una delle prime serie Image dei transfughi della Marvel Comics (anche quest'evento, peraltro, ormai sepolto dal tempo e di cui i lettori più giovani non sanno nulla, e credo nemmeno vogliano saperne nulla)... poi è arrivato il numero 37 del luglio 1996. Una nuova gestione, un nuovo punto di partenza, un nuovo autore: Warren Ellis.
Lo sceneggiatore, coadiuvato da alcuni disegnatori il cui elemento principale è Tom Raney, inizia da questo numero a imbastire una lunga saga - tramite racconti singoli che si scoprono poi essere interconnessi - che si protrae fino al numero 47 intitolata Colpisce il Fulmine (Lightning Strikes).
Nel primo numero di questa saga viene subito introdotto un personaggio fondamentale per questa nuova gestione: Jenny Sparks, lo Spirito del Ventesimo Secolo. Tramite un seminale colloquio tra lei e Henry Bendix/Weatherman viene identificato il problema principale della narrativa dei supereroi a più di 35 anni dalla creazione dei Fantastici Quattro. Il ripetersi mese dopo mese dello scontro tra supereroi e supercriminali e il mantenimento perpetuo dello status quo.
Bendix rifonda Stormwatch creando tre branche di questo gruppo: Stormwatch Primo, il gruppo principale e pubblico, Stormwach Nero (capitanato da Jenny Sparks e di cui fa parte anche Jack Hawksmoor), per le missioni sotto copertura, e Stormwatch Rosso, incaricato delle ritorsioni. Mentre nel frattempo alcuni componenti del gruppo subiscono misteriosi attacchi che sembrano fare capo a un ignoto mandante.
Bendix e Jenny Sparks condividono due visioni diverse della gestione del potere ed entrambi sono convinti che il loro punto di vista sia quello più ottimale. Per Bendix, al fine di garantire la sicurezza di tutti, occorre anche sporcarsi le mani, privare qualcuno di alcune sue libertà, usare le maniere forti spesso e volentieri. Per Jenny Sparks invece bisogna andare al cuore del problema, colpendo non i sottoposti, ma eliminando alla radice l'origine del problema stesso, coloro che manovrano i burattini.
Entrambe queste visioni presentano molte criticità, infatti Ellis non presenta nessuna di esse come risolutiva - pur indicando Bendix come il principale "criminale" - e attraverso di esse rappresenta un'allegoria della politica militare "interventista" degli Stati Uniti (la prima Guerra del Golfo si era conclusa da pochi anni).
Quello che un po' inficia (ma solo un po') la saga è la parte grafica poiché molto "pompata" secondo quello che era lo stile imperante dell'epoca. Uno stile che tuttavia mal si adatta a queste atmosfere create da Ellis. Ma il disegnatore adatto sta per arrivare.

giovedì 11 marzo 2021

Fabolous Stack of Comics: Tempesta


Prima di rivoluzionare il mondo del fumetto con Authority e Planetary, Warren Ellis ha lavorato per alcuni anni alla Marvel, occupandosi di varie serie o progetti speciali, quali Hellstorm: Prince of Lies o Doom 2099. Tra questi progetti vi sono anche alcune storie mutanti, tra cui un lungo ciclo di Excalibur e la miniserie in quattro numeri Storm, pubblicata nel 1996 e disegnata da Terry Dodson.
In un'epoca in cui anche Forzuto vede pubblicato un albo a proprio nome, la prima miniserie incentrata su Tempesta, la regina mutante dei venti, rimane comunque un evento epocale, dando a questo personaggio caposaldo delle avventure degli X-Men finalmente un proprio spazio personale.
Convinta di aver ucciso Marrow, seppur per cause di forza maggiore, Tempesta ha una crisi di coscienza e il veterano di guerra Cable non riesce a riportarla sulla retta via. Attirata con l'inganno in un'altra dimensione, a Ororo Munroe viene proposto di divenire la sposa del reggente di questa dimensione, ovvero Mikhail Rasputin, il fratello maggiore di Colosso. Una proposta che ovviamente nasconde qualche insidia, ma che permetterà anche a Tempesta di superare le proprie incertezze.
Questa miniserie è un chiaro incarico su commissione affidato all'allora emergente Ellis dagli editor mutanti, volto a esplorare una conseguenza di quanto accaduto sulle serie mutanti principali - il confronto con Gene Nation e i Morlock, in modalità vi sblocco un ricordo - senza che però vi siano cambiamenti significativi per il personaggio titolare della miniserie al termine di questa storia.
Detto questo, suddetta storia è abbastanza godibile se calata nel contesto di allora, oggi invece può risultare un po' superata. Si nota che non è il Warren Ellis a cui siamo abituati, semplicemente perché é un autore ancora alle prime armi che ha comunque già carpito alcune potenzialità del medium fumetto - nelle serie sopra citate - ma che per questo tipo di incarichi non può permettersi voli pindarici di alcun tipo.
Nonostante questo e una trama abbastanza prevedibile, comunque, la lettura risulta piacevole e scorrevole. Ben descritto ad esempio il rapporto di stima e rispetto che intercorre tra Tempesta e Cable, vero e proprio co-protagonista di questa storia.
Anche il disegnatore Terry Dodson è qui agli esordi e, pur sfoggiando già un tratto apprezzabile, deve ancora arrivare a quello stile capace di essere immediatamente riconoscibile anche dal lettore occasionale.
Insomma, sembra proprio che la prima miniserie dedicata a Tempesta non abbia lasciato tracce dietro di sé... o forse no, forse alla fine rappresenta un gioiello dimenticato che di tanto in tanto occorre rispolverare, ma la polvere prima o poi in maniera inevitabile si adagerà su di esso.

domenica 14 febbraio 2021

Fabolous Stack of Comics: Karnak - Il Punto Debole in Ogni Cosa


Tra le tantissime creazioni del Dinamico Duo Stan Lee & Jack Kirby partorite durante il loro ciclo di oltre cento storie su Fantastic Four, gli Inumani occupano un posto particolare. Questa famiglia reale - e la straordinaria città segreta di Attilan - hanno infatti rappresentato il primo passo di un ciclo di storie incredibile, culminato con la celebre Trilogia di Galactus.
A questa razza segreta appartengono alcune personalità un po' borderline. Una di queste è Karnak, colui che è in grado di trovare il punto debole di ogni cosa, pur non essendosi mai sottoposto alle Nebbie Terrigene.
Costui è anche il protagonista della miniserie in sei numeri Karnak: Il Punto Debole In Ogni Cosa (The Flaw in All Things), scritta da Warren Ellis e disegnata da Gerardo Zaffino per i primi due numeri e Roland Boschi per i restanti quattro. A causa di alcune problematiche con il turn over dei disegnatori, la storia è stata pubblicata nell'arco di due anni, dal 2015 al 2017.
Tornato dal regno dei morti, Karnak cambia look e si stabilisce presso la Torre della Saggezza, dove insegna l'arte della meditazione a dei suoi fedeli adepti. Fino a quando l'agente Phil Coulson lo coinvolge nel caso del rapimento di un bambino esposto alle Nebbie Terrigene e, pur non avendo sviluppato in apparenza alcun potere, rapito da una costola dell'AIM.
Quella che appare come una comune sparizione, si trasforma ben presto in un incubo per Karnak, che rischia di veder crollare tutte le sue certezze filosofiche ed esistenziali, arrivando sull'orlo della follia.
In questa storia Karnak - complice la sua strana esperienza ultraterrena, cosa appena accennata ma ben chiara - diventa emblema di un totale nichilismo. Del pensiero per cui l'esistenza umana, sia come singola persona che come comunità, sia destinata al nulla, all'oblio, perché la falla dell'umanità che rende tutti imperfetti è presente in ognuno di noi. Quindi perché lottare per conseguire un risultato, qualsiasi risultato?
Dall'altro lato, tuttavia, l'avversario di Karnak non è un supercriminale - Ellis non ama molto questa dicotomia - bensì qualcuno che può seriamente compromettere questa visione nichilista. Qualcuno che ha trovato il punto debole nella visione di Karnak. La lotta tra i due diventa quasi una lotta filosofica, esistenziale, tra nichilismo e volontà di vivere.
Tra il secondo e il terzo numero vi è lo stacco grafico tra Gerardo Zaffino e Roland Boschi, uno stacco che si avverte, ma si tratta comunque di due disegnatori di tutto rispetto. E che sono entrambi eccezionali nel descrivere le scene di lotta senza dialoghi: è chiaro che Warren Ellis non ama molto l'arte oratoria di supereroi e supercriminali, la quale non si interrompe nemmeno quando se le danno di santa ragione.
Quindi spesso per pagine e pagine lo scrittore lascia giustamente spazio all'abilità dei disegnatori. Perché a volte il tempo delle parole termina ed è giusto lasciar spazio all'azione. Un'azione che però non manca mai di cedere il passo alla riflessione e allo sviluppo dei personaggi.

martedì 15 dicembre 2020

Libri a caso: La Macchina dei Corpi


Warren Ellis è di certo più conosciuto per i numerosi fumetti su cui ha lavorato in svariati anni, in particolar modo per le sue creazioni Authority e Planetary (pur non avendo disprezzato qualche incursione nel "mainstream", come il nostro caro amico Batman può testimoniare).
Forse pochi sanno, però, che Warren Ellis è anche un romanziere, pur avendo al suo attivo al momento solo due romanzi. Il primo, pubblicato nel 2007, si intitola Con Tanta Benzina in Vena (Crooked Little Vein), mentre il secondo e per momento ultimo, pubblicato nel 2013 e di cui parliamo oggi, è La Macchina dei Corpi (Gun Machine).
Davvero una tragica giornata per il detective di New York John Tallow quando, nel tentativo di placare un cittadino impazzito e in possesso di un'arma da fuoco, quest'ultimo uccide il suo compagno di pattuglia Jim Rosato, prima che Tallow freddi a sua volta il folle. Mentre il cadavere di Rosato viene portato via, però, Tallow nota qualcosa di strano in un appartamento deserto vicino a dove si è tenuta la sparatoria letale.
Quello che viene ritrovato è sconcertante: ci sono in quell'appartamento ben duecento armi e ognuna di esse è collegata a un caso irrisolto di omicidio. Insieme a due insoliti detective della Scientifica, John Tallow scoprirà dietro a questi omicidi un mondo marcio fatto di corruzione e follia e un pericoloso serial killer noto come il Cacciatore.
Il Warren Ellis romanziere è diverso dal Warren Ellis autore di fumetti, non foss'altro perché sono due generi di narrazione differenti. Tuttavia, mi sembra che qualche cosa in comune ci sia: un inizio d'impatto (non si fa tempo a provare empatia con uno dei personaggi, che a pagina 3 questo viene subito ucciso) e un epilogo concitato, forse straniante, nel senso che ci si aspetterebbe una resa dei conti finale dura e concitata, mentre invece il tutto termina in un batter d'occhio.
Quello che Ellis mette più sotto i riflettori è l'ambiente che circonda i personaggi, nel caso specifico la città di New York e alcuni suoi lati oscuri, tanto da rendere la Grande Mela la vera protagonista di questo romanzo (non ci saremmo potuti aspettare di meno, in effetti, dall'ideatore di Jack Hawksmoor). Sarà forse per questo che le psicologie dei personaggi principali e il loro background non vengano approfonditi più di tanto, il che tuttavia non significa che siano dei gusci vuoti.
Paradossalmente, quello che risulta più approfondito alla fine è il serial killer, pur se non ne sapremo mai il nome, poiché non ha alcuna importanza. Questo perché lui rappresenta l'emblema vivente di una Manhattan che non esiste più e che lui cerca di recuperare nelle sue visioni, un uomo che non si riconosce nella New York - e nell'America- post 11 settembre 2001, troppo cambiata. Ma non è detto che questa sua posizione ci porterà a provare empatia per lui, aldilà del fatto che sia un assassino.
Un gustoso fuori programma, prima di tornare ad altri fumetti scritti da Warren Ellis.

sabato 15 febbraio 2014

Storia del New Universe (V)

Gli anniversari sono ottime occasioni per rilanciare un personaggio o rinnovare un intero universo narrativo. Il rilancio più celebre in tal senso fu quello della DC Comics, che festeggiò i suoi cinquant'anni di vita con la maxiserie Crisi Sulle Terre Infinite. Nel 2006 ricorreva il ventennale dalla nascita del New Universe: venti anni in cui alcuni sceneggiatori acclamati si erano formati leggendo anche quelle storie. Uno di questi era Warren Ellis.

NEWUNIVERSAL

Prima di lui, però, nel 2006 uscirono cinque one-shot dedicati al New Universe originale, epoca pre-Pitt, dedicati a Justice, Starbrand, Nightmask, Psi-Force e DP7. Un progetto collettivamente noto come Untold Tales Of New Universe. Solo uno degli sceneggiatori originali, Peter David, prese parte al progetto in coppia col disegnatore italiano Carmine Di Giandomenico. Tuttavia il vero ventennale del New Universe si ebbe con la formazione... di un nuovo New Universe.
Formazione un po' particolare se, stando alle parole di Ellis, aveva prestato poca o nessuna attenzione all'epoca per il New Universe originario. Quello che lui vide nel concept originale fu un'unica storia che, per ragioni editoriali, era stata suddivisa in otto serie diverse: lo sceneggiatore inglese avrebbe dunque ripreso quel concetto e quelle ambientazioni concentrandole, nei piani originari, in una unica miniserie intitolata newuniversal (tutto minuscolo). A realizzare la parte grafica fu chiamato Salvador Larroca.
Diversamente dal primo New Universe, che cercava un'ambientazione il più possibile realistica, Ellis ideò un universo alternativo in cui la Cina aveva il primato nello spazio e gli Stati Uniti adottavano una politica isolazionista col presidente Hillary Clinton, cosa che (ad esempio) non aveva mai portato agli attentati dell'11 Settembre 2001. L'Evento Bianco di questo mondo fu il contatto con la rete artificiale della struttura neouniversale, creata da una razza aliena ignota, la quale scatenò l'attivazione di svariati poteri in alcuni esseri senzienti. Ellis utilizzò quattro dei personaggi originali (Ken Connell/Starbrand, Spitfire, Nightmask e John Tensen/Justice), modificandone alcuni aspetti - anche il loro nome ad esempio - laddove lo ritenesse necessario.
La miniserie ebbe un buon successo e venne dunque pianificato un sequel, newuniversal: shockfront (sempre tutto minuscolo), preceduto a sua volta da due one-shot che esploravano il lontano passato di questo mondo. I primi due numeri di questa nuova miniserie uscirono nel 2008, poi il tutto si interruppe bruscamente quando Ellis perse i file della storia per un malfunzionamento del suo PC (i backup, Warren, i backup!) e così di lì a poco il progetto venne abbandonato del tutto, alimentando la sfortuna editoriale che caratterizza ciò che è legato al New Universe. Non tutto però andò perduto in quanto Jonathan Hickman, una delle nuove leve del comicdom, ha di recente ripreso elementi di entrambi i due New Universe integrandoli nel Marvel Universe durante il suo ciclo sulla serie Avengers.
In ultima analisi quell'idea fallimentare, nelle vendite, concepita nel 1986 continua a lasciare tracce di sè ancora oggi, a dimostrazione che a volte certe idee precorrono i tempi.

FINE

domenica 25 agosto 2013

La storia dei Capitan Marvel (VIII)

Abbiamo già parlato dell'Universo Ultimate e di come esso si proponesse, in origine, di attualizzare concetti e situazioni del Marvel Universe degli esordi. Il topos dello straniero in terra straniera, di cui Mar-Vell fu un perfetto rappresentante, ovviamente non poteva sfuggire a questo trattamento e così alla fine anche l'Universo Ultimate ebbe il suo Capitan Marvel.

MAHR-VEHL

Il personaggio, creato da Warren Ellis e Steve McNiven, fece la sua prima apparizione nel primo numero della miniserie del 2005 Ultimate Secret, secondo atto di una trilogia cominciata con Ultimate Nightmare e che si sarebbe conclusa con Ultimate Extinction, incentrata sull'arrivo sulla Terra del distruttore di mondi Gah Lak Tus e dei suoi araldi, i Silver Surfers. Mahr-Vehl si infiltrò tra gli umani in una installazione SHIELD con l'identità del dr. Philip Lawson (omaggio distorto di Ellis all'identità creata da Roy Thomas e Gene Colan), ma fu costretto a rivelare la sua vera natura quando i suoi simili attaccarono la base.
Mahr-Vehl aiutò poi gli eroi Ultimate a ritrovare il Nullificatore Assoluto e a respingere Gah Lak Tus, che in questo universo ha l'aspetto di un immenso sciame stellare, e venne infine accettato dai terrestri e riconosciuto come eroe. Come era prerogativa dell'Universo Ultimate degli esordi, la saga era una attualizzazione e fusione delle storie Marvel dedicate alla venuta di Galactus e all'arrivo di Capitan Marvel sulla Terra. Nonostante ciò, da un punto di vista editoriale, Mahr-Vehl non ha fatto poi molte altre apparizioni in seguito, un po' perchè le serie Ultimate non sono mai state tante, un po' perchè forse non si sapeva bene che farsene. Unica successiva apparizione degna di nota è stata quando ha assistito nuovamente gli eroi Ultimate a fermare il nuovo Dr. Destino, alias Reed Richards, nella successiva trilogia Ultimate Mystery, Ultimate Enemy, Ultimate Doom.
I recenti eventi riguardanti l'universo Ultimate (ancora non pubblicati in Italia) potrebbero comunque riportarlo sulle scene.
Con i Kree sembrava non andare tanto bene, dunque era meglio passare ad un'altra razza aliena.

PROSSIMAMENTE: SKRULL

martedì 16 luglio 2013

La storia dei Capitan Marvel (V)

Nel 1982 Billy Batson era nel bene e nel male un personaggio secondario, mentre Mar-Vell era morto di cancro. La dinastia dei Marvel non sembrava passarsela tanto bene finchè...


MONICA

La Marvel non poteva permettersi di non avere un Capitan Marvel e dunque rimediò subito alla scomparsa dell'eroe kree. In Amazing Spider-Man Annual 16 del 1982 fece la sua prima apparizione Monica Rambeau, grazie a Roger Stern e John Romita Jr. Un personaggio che divenne poi parte integrante per molti anni dei Vendicatori, dopo essere stata irradiata da una insolita forma di energia extradimensionale che le permetteva di controllare lo spettro elettromagnetico. Fu fondamentale, tra le altre cose, nel risolvere la crisi legata all'assalto dei Signori del Male durante i Riti di Conquista di Helmut Zemo.
Non sfuggì che questa nuova eroina apparteneva a due minoranze: era una donna afroamericana. Tuttavia Roger Stern, il suo ideatore, non puntò mai su questi due temi di facile presa sul pubblico e gli va dato atto di aver costruito un personaggio tridimensionale e credibile senza scadere in facili clichè sulla razza o le disparità sociali. Lo rese una sorta di suo personaggio feticcio, tanto da farlo comparire in altre serie da lui scritte all'epoca. Ed in effetti, a ben vedere, solo Stern è stato in grado di gestire a livello narrativo il personaggio di Monica Rambeau. Quando infatti lui passò alla DC Comics e le sorti di Monica vennero affidate ad altri sceneggiatori (aldilà del fatto che è divenuta immediatamente un personaggio secondario se non peggio) nessuno sembrava averne carpito lo spirito.
Nonostante ciò, nel 1989 Monica ebbe l'onore di un one shot a lei dedicato, scritto da Dwayne McDuffie (pubblicato a onor del vero solo per non perdere il trademark sul nome). Pratica che si ripetè anche nel 1994. Ma lentamente svanì tra le ombre e, con l'entrata in scena del figlio di Mar-Vell (ne riparleremo), adottò in breve tempo due nuovi alias, dapprima Photon e poi Pulsar. Non per caso, Monica Rambeau tornò a brillare di luce propria con la miniserie del 2000/2001 Avengers Infinity, scritta guarda un po' da Roger Stern.
Grazie a Warren Ellis e Stuart Immonen, nel 2006 Monica ritornò per breve tempo sotto le luci della ribalta con la maxiserie Nextwave, che propose una sua versione più "scanzonata", nonostante alcune libertà sul personaggio e un paio di elementi incompatibili. Poi sostanzialmente più nulla. Ma se Monica è scomparsa, altri Capitan Marvel hanno poi preso il suo posto.

PROSSIMAMENTE: LA CRISI DI BILLY