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sabato 22 novembre 2014

Sharknado: l'evoluzione della specie (I)

Ci sono pellicole che trascendono la loro natura per entrare nell'olimpo dei capolavori cinematografici e divenire oggetto di culto, film il cui impatto visivo e le cui idee narrative sono così forti da costringere l'industria del cinema a rivedere le proprie posizioni. Pioniere di un nuovo modo di comunicare. E una di queste pellicole è senza ombra di dubbio Sharknado.


Esiste una casa di produzione chiamata Asylum, che ha un metodo di lavorazione e produzione a mio avviso eccezionale. Ci sono blockbuster che ogni tot mesi invadono le sale cinematografiche (in questi ultimi tempi ad esempio, per dire il primo titolo che mi viene in mente, Pacific Rim). La Asylum, basandosi sui trailer e sulle sinossi dei film distribuiti prima dell'uscita ufficiale, mette in piedi un cosiddetto mockbuster, cioè un film a basso costo e dal titolo quasi uguale che cavalchi l'onda del successo del blockbuster. Un film la cui produzione dura pochi mesi - dalla sceneggiatura al montaggio finale - di modo che quando il DVD del blockbuster viene messo in commercio contemporaneamente esce anche il DVD del mockbuster per cogliere di sorpresa lo spettatore e togliergli un paio di euro dal portafogli. Pacific Rim, dicevamo? Be', ecco arrivare Atlantic Rim! Ma ne parleremo in un'altra occasione.
Sì, perché a volte la Asylum ha idee tutte sue (adesso, idee...). Idee che devono molto a quel cinema catastrofista degli anni '70 in cui vecchie glorie del grande schermo potevano assaporare ancora una volta le luci della ribalta. Con la differenza che con la Asylum le vecchie glorie sono quelle dei telefilm degli anni '90, su un livello come dire leggermente diverso. Con Sharknado riemergono gli scheletri dall'armadio Ian Ziering, lo Steve Sanders faccia da schiaffi e da pirla di Beverly Hills 90210, e la meteora Tara Reid dopo un tuffo in una piscina di botox. Entrambi nel leggere la sceneggiatura capirono che la storia era "forse" un po' sopra le righe, ma dopotutto tutti noi dobbiamo mangiare.
Curiosa la storia del successo di questo film, che deve molto ai nuovi mezzi di comunicazione di questo millennio, i social network. La pellicola doveva essere una produzione originale a basso costo che sarebbe stata trasmessa dal canale a pagamento SyFy, la quale già in passato aveva trasmesso pellicole della Asylum e persino un "Marvel-Movie" (virgolette a più non posso) come Man-Thing. Canale che peraltro in passato aveva trasmesso anche telefilm di tutto rispetto come Battlestar Galactica o Farscape. Un primo passaggio di Sharknado nell'estate 2013 ottenne un'audience poco sotto i canoni della rete, anche se non nelle aspettative. Poi ci fu il diluvio, altro che il tornado: il film divenne un hashtag popolarissimo su Twitter commentato anche da celebrità come Damon Lindelof (che si sarà disperato per non aver pensato a questa idea come risoluzione del mistero di Lost) e Olivia Wilde. Un tam tam mediatico che convinse SyFy a trasmettere una replica del film la settimana seguente... con un incremento dell'audience vicino al 40%. Una terza replica ottenne un'audience ancora più alta, rendendolo il film più visto della storia della rete.
Venne poi organizzata addirittura una "premiere" cinematografica in cinema selezionati, che tuttavia non andò come sperato. Oramai però gli squali e i tornadi erano entrati nell'immaginario collettivo e anche Youtube si ritrovò invasa da spezzoni della pellicola, su cui trionfavano commenti entusiasti come:"WTF is that shit?". L'eco del successo di Sharknado travolse anche l'edizione 2013 di Lucca Comics, con una proiezione che ebbe un pubblico maggiore di quello di Thor: The Dark World (ehm, forse sto un tantino esagerando). Alla fine uscì il DVD del film, che venne distribuito anche in Europa e in Italia tramite la Minerva Pictures, che già in passato aveva importato alcuni film della Asylum (che culo).
Ma ora buio in sala, prego, è il momento della proiezione (sì, questo film ha un'aura così potente che abbiamo deciso di dedicargli due post!).

E CONTINUA PURE...

mercoledì 16 luglio 2014

I film che ma anche no: Cherry Falls


A volte certi film horror nascono con intenti seri... al limite seriosi, ma rivisti a distanza di anni ed anni dalla loro uscita lasciano dietro di sè un carico di trashitudine e involontario surrealismo che diviene alla fine l'unico motivo per cui vengono ricordati.
Caso in questione: la pellicola del 2000 Cherry Falls di Geoffrey Wright. Essendo un film dove c'è un assassino misterioso, vi annuncio che più avanti vi rivelo chi è, quindi se per qualche oscuro motivo voleste vedervi questa pellicola non proseguite oltre. Di per sè il film si segnala per essere interpretato dalla sfortunata attrice Brittany Murphy (morta a soli 32 anni) e vede un ritorno sulle scene dell'originale Kyle Reese, alias Michael Biehn. Aldilà del fatto che film così negli Stati Uniti se ne producono a bizzeffe ogni anno, penso che il tutto nasca anche a seguito del successo del ciclo di Scream di Wes Craven, che pur aveva parodiato un certo tipo di horror (lo slasher movie).
Nella cittadina di Cherry Falls, una misteriosa assassina uccide giovani coppiette di liceali, gettando nel panico la popolazione. La figlia dello sceriffo locale, dopo un discorso sentito da parte di un insegnante, Leonard Marliston, a cui lei tiene molto, inizia a indagare sul caso, cosa che rischia di ritorcersele contro quando l'assassina arriva quasi a ucciderla dopo averla inseguita per tutta la scuola. E qui finisce la parte seria del film.
Ben presto infatti si scopre una cosa tragggggica: tutti i ragazzi uccisi erano pure vergini - e non nel senso del segno zodiacale (oltre al danno, la beffa insomma). "Holy hymens, Batman!". Allora gli studenti concepiscono una soluzione... ma proprio di quelle che... le menti eccelse quando lavorano... insomma, un'orgia! O meglio "un olocausto di imeni", come viene definita. Persino io, che spengo il cervello durante la visione di film del genere (non che sia molto attivo in ogni caso), mi sono detto:"Il luogo perfetto per una strage di massa!". Prima della serata di sesso sfrenato, ampiamente pubblicizzata anche in TV (con un mordi e fuggi ve la cavavate, gente, io ve lo dico), ci sono anche sedute comuni sul come comportarsi in casi eccezionali tipo orgasmo clitorideo... no, non ho spento il DVD in quel momento.
Con un piccolo colpo di scena, la sera dell'orgia più casta della storia l'assassino non è lì. E scopriamo chi è: il professor Leonard Marliston. Sua madre, da giovane, venne violentata da cinque studenti (uno dei quali era il futuro sceriffo di Cherry Falls) e quindi ha deciso di vendicarsi della popolazione vergine della città, togliendo loro la vita. E lo ha fatto travestendosi da donna per ricordare a tutti il peccato originale. Forse se non mi soffermo troppo a pensarci, è una motivazione sensata. I fantasmi di Michael Caine e Brian DePalma nel frattempo mi stanno girando intorno. Marliston uccide lo sceriffo, poi insegue sua figlia - non prima tuttavia di essersi travestito da donna (il look innanzitutto) - arrivando fino al luogo dell'orgia ("Oh, finalmente sesso e sangue!" esclamano in massa gli spettatori di tutto il mondo): dopo qualche asciata qua e la tra amici, la ragazza con un colpo che avrebbe fatto invidia a Bruce Lee fa precipitare Marliston contro una staccionata, impalandolo e lasciando che sia infine ucciso da un'agente di polizia con doppi colpi di pistola alla John Woo.
La minaccia dell'assassino ammazzavergini è finito... ma sua madre? Che fine ha fatto? Che sia davvero lei la mandante? E che ne so, il film ci lascia con questo dubbio...
Bene, bravi, bis... ma anche no.

Minuti della vostra vita che guadagnerete non guardando questo film: 92

Giudizio: Vieni con me, se vuoi trombare (papapapapa).

sabato 9 marzo 2013

I film che ma anche no: Shockwave


La Guerra Dei Mondi incontra Spider-Man che incontra Star Trek che incontra Baywatch che incontra Lost In Space che incontra Non è La Rai. La peperonata di ieri sera mi ha scombinato il cervello? No, semplicemente la mia reazione incredula una volta giunto (con gran fatica) al termine della visione del film Shockwave (noto in USA come A.I. Assault, 'azz).
Sulla classica isola non segnata dalle mappe, un tripode marziano inizia a fare una strage. Che uno pensa:"Ah, è quella classica scena dove poi si scopre che è un'altra pellicola oppure dopo c'è un flashback che spiega come si è arrivati a quel punto". Eh no, scusa, caro spettatore, pretendi un po' troppo tu: il governo americano ha costruito con dei CGI comprati a Porta Portese un tripode marziano per non si sa quale scopo (utilissimo in guerra, praticamente non si nota), Skynet passava di lì per caso, si è accorto di aver sbagliato film ed è andato via. Ti basta? No? Problemi tuoi. Insomma, il robot ammazza tutti, pure Yvonne Sciò, che prima di morire si scambia questo intenso dialogo strappalacrime con un militare.
"Dobbiamo fermare quella cosa!".
"Ha una testata nucleare da 50 megatoni?".
"Peccato! L'ho scordata a casa".
Stacco. Su un aereo guidato dal signor Sulu, che con gli anni deve essersi arrugginito visto che basta una tempesta a fargli perdere la rotta. A fargli compagnia c'è il dottore-ologramma di Voyager (non Giacobbo) e Stephanie Holden, che sono molto agitati. E lo si capisce subito perchè a bordo, chiuse in una cassa rosa dalle tarme legata con dello spago, ci sono le braccia del Dr. Octopus (sì, va beh, è un secondo tripode, ok... chissà dove l'avranno costruito)! Il robot, chissà come mai, riesce a liberarsi e per non essere da meno del suo collega fa una strage anche lui, nonostante la strenua difesa del co-pilota che (contro ogni regola logica e di sicurezza aeroportuale) ha con sè una pistola. L'aereo infine precipita e, pensa te che culo, atterra proprio sull'isola dove si trova l'altro tripode!
L'esercito americano si mette prontamente in moto, insieme a una banda di contrabbandieri atterrata col proprio elicottero per caso sull'isola (Oliver, e che diamine, tanto deserta non sembra). Il plotone è così organizzato che, quando un tripode ne uccide uno, si scopre che questo era l'unico ad avere una radio! Ora capisco perchè ci hanno messo tanto a trovare Bin Laden. Al Pentagono o giù di lì il sig. Worf, da buon klingon, propone di bombardare l'intera isola, ma Erasmo il Lentigginoso lo convince ad attendere almeno fino alla mattina successiva.
I tripodi vogliono fuggire dall'isola e continuare a fare stragi un po' ovunque, e per questo pensano di impiantare i loro banchi di memoria nel cervello del dottore-ologramma di Voyager (non chiedetemi perchè, mi sa che stavo già dormendo), che i militari per tutta gentilezza uccidono senza pensarci due volte. Poi si scopre che questi robot indistruttibili, inarrestabili, inconcepibili, impresentabili... se li colpisci in un determinato punto esplodono! Un solo proiettile per distruggere un progetto da milioni di dollari... viva l'efficienza militare americana.
Il primo tripode viene fatto esplodere senza troppi problemi, l'altro invece è sfuggente e viene concepita un'altra fenomenale idea. "Diamogli la scossa!". Robot indistruttibili, inarrestabili... copia e incolla dalla frase precedente. Inizia la battaglia finale.
"Sei pronto?".
"Tranquillo, ho portato anche le scarpe da ginnastica!".
...
...
...
MA CHE CAZZO VUOL DIRE?
Va beh, arrivo subito al dunque: l'altro tripode viene annientato perchè un fulmine cadendo dal cielo colpisce l'unico palo del telegrafo presente sull'isola che con precisione millimetrica investe il robot scaricandogli addosso milioni di volt e friggendogli i circuiti... ma andate a casaaaaaaaaaaaaaa!
Il bene ha trionfato ancora una volta, la democrazia è salva e la missione quinquennale può continuare. Bravi, bene, bis... ma anche no.

Minuti della vostra vita che guadagnerete non vedendo questo film: 94

Giudizio: Signor Sulu, ci porti via dalla visione di questa pellicola

giovedì 24 gennaio 2013

I film che... ma anche no: Buried Alive


Parliamo di un altro "capolavoro" della cinematografia moderna. Stavolta sotto i riflettori finisce questa pellicola fintohorror del 2007: se volete perdere un paio d'ore della vostra vita, vedere questo film è un ottimo modo per farlo.
Ecco a voi la fintotrama: sei fintostudenti, che si fanno tutti di ecstasy (ragazzi, allora ve la cercate), vanno a soggiornare per un weekend in una villa fintoindiana custodita da Saw l'Enigmista (e già qui a me qualche sospetto sarebbe venuto). Sono il clichè dei clichè: il ragazzo intelligente ma che non si applica, la ragazza intelligente che si applica, il suo fidanzato zerbino, il nerd che non socializza e infine le due ragazze oche (anche se una è esperta di etnologia e folklore).
Una delle studentesse oche scopre che la villa è maledetta (ma dai) per via di un atto efferato ai danni di una donna indiana seppellita viva tempo prima. Da allora il suo spirito vagherebbe per queste lande desolate, dove ovviamente i cellulari non prendono... nel 2007. Ok, d'accordo, a questo punto allora ci si aspetterebbe le classiche scene di tensione... c'è non c'è, muore non muore. Eh no, scusate, la fate troppo facile.
No, le due ragazze oche sono state invitate nella villa per un fintorito di iniziazione volto a farle entrare entrambe nella confraternita degli studenti della ragazza intelligente che si applica. Che tra parentesi non ho mai capito a cosa serva. Quindi per un'ora ci sono prove il cui unico scopo è far vedere le due oche nude, seminude o con le mutande in bella mostra. Oh per carità, intendiamoci, nulla di male solo che dopo un po'... Soltanto negli ultimi venti minuti lo spirito della donna indiana compare e massacra tutti (pure Saw), eccetto la studentessa oca appassionata di folklore perchè ha un fintotatuaggio troppo fico che alla donna morta ricorda tanto la sua tribù (almeno credo, a quel punto la mia attenzione era più che dimezzata).
Atto finale: lo spirito della donna indiana seppellisce vivi il ragazzo intelligente ma che non si applica e la ragazza intelligente che si applica (entrambi imparentati) perchè vuole vendicarsi in questo modo di tutti i discendenti della famiglia che le fecero lo sgarro. Giusto, doveroso, perchè la ragazza oca sopravvissuta non avvertirà mai le autorità, le quali setacceranno la villa fintoindiana da cima a fondo il giorno dopo.
Bravi, bene, bis... ma anche no.

Minuti della vostra vita che guadagnerete non vedendo questo film: 94
Giudizio: Game Over!

sabato 14 luglio 2012

Venerdì 13: perchè alle volte al peggio (forse) c'è una fine


Comunque la si pensi, la saga di Venerdì 13 ha fatto epoca. Il caro Jason Voorhees ed il suo fido machete meritano senz'altro un posto (non d'onore, ma un posto) nella storia del cinema.
1980: il regista Sean S. Cunningham vuole replicare il successo di Halloween di John Carpenter, puntando ancora di più sull'aspetto macabro e sull'efferatezza degli omicidi. Victor Miller viene incaricato di scrivere la sceneggiatura ma, siccome lui ne sa un po' più di cinema, conosce anche Mario Bava ed il suo Reazione A Catena, che anticipa di un decennio le malefatte di Michael Myers ed era davvero truculento. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, i soliti americani che rubano le buone idee altrui. E così, con addirittura un paio di omicidi "copiati" proprio dalla pellicola di Bava, nasce il primo film di una lunga serie. Anche i sassi sanno ormai che in questo primo capitolo Jason compare solo in un flashback ed il vero assassino è sua madre Pamela, la quale vuole vendicarsi per il fatto che suo figlio sia stato lasciato annegare alcuni anni prima da degli adolescenti in preda a crisi ormonali. E quindi tutti i giovini che vengono al Crystal Lake a fare zin-zin troveranno una imperiosa e sanguinolenta uccisione al suono di Chi Chi Chi Cha Cha Cha, pure il piccolo Kevin Bacon! Ecco, nei film horror anni '80 il sesso pre-matrimoniale era assolutamente proibito, se lo facevi eri una sicura vittima (le regole di Scream le conoscete, no?).
Ed infatti l'unica a salvarsi è la verginella di turno, grazie alla famosa scena della decapitazione concepita da Tom Savini. Nelle ultime inquadrature si capisce che Jason è ancora vivo, con tanto di citazione di Carrie di Brian DePalma (ma una idea sua questa pellicola ce l'ha?). Questa aggiunta in fase di post-produzione e non presente nella sceneggiatura fece leggermente incavolare Miller, per il quale a suo parere Jason doveva essere una vittima e non un carnefice. Ma già all'epoca si pensava ai franchise ed alle strategie di marketing: insomma, volevano fare subito un sequel.
1981: Arriva il primo sequel. Jason dice:"Cara mamma, grazie, ma ora ci penso io" e comincia la sua opera sacra. Tentativi di riportare sul set Betsy Palmer (la madre di Jason, che qui appare solo per pochi istanti) e Adrienne King (che compare solo all'inizio del sequel per essere subito uccisa) fallirono perchè la prima pensava che Venerdì 13 fosse "un film di merda" (esagerata!), mentre la seconda fu vittima di un ammiratore un po' troppo insistente (lo stalking ha radici antiche) e dunque chiese lei stessa di essere "eliminata". Alla fine Jason, tra doppi impalamenti, visioni della sua bella faccia ed allegri omicidi tra amici, viene trafitto col suo machete al petto da una ragazza di nome Amy. Ma detto in tutta sincerità... chi non ha subito una cosa simile almeno una volta nella vita? Mica fa male, no?
1982: Il terzo capitolo ha la sua importanza per due ragioni. Primo: in questo sequel Jason acquisisce infine la celebre maschera da hockey che diventerà il suo marchio di fabbrica, come la maschera del capitano Kirk usata da Myers (ecco, così il plagio, ehm... la citazione è completa); secondo: essendo, appunto, il terzo capitolo perchè non farlo in 3D? Che burloni. Che poi, erano gli anni '80, era un 3D diverso... insomma, faceva cagare. Non come quello di adesso, però. Alla fine una ragazza di nome Chris (Jason, sei sfigato con le donne, eh?) uccide il nostro eroe - beh, insomma, almeno ci prova - spatassandogli un'ascia in faccia. Ma anche in questo caso, gente, che male può fare una spatassata di ascia in pieno volto?
1984: Quando una saga ha come sottotitolo "Il Capitolo Finale", potete star certi che tutto sarà tranne che quello. In ogni caso qui compare, Jason a parte, uno dei pochi personaggi continuativi della serie, Tommy Jarvis (qui interpretato dal Corey Feldman pre-Goonies, avete presente quello che diceva alla domestica spagnola in quale cassetto mettere la marijuana?). Vi confesso che questo è l'unico capitolo che non ho visto (una piccolezza da nulla!), se non gli spezzoni su Youtube. Comunque alla fine Jason muore, ma muore muore, eh? In pratica viene decapitato da Tommy per via del suo machete (oh, Jason, la scelta della tua arma è stata impeccabile!). Doveva proprio essere il capitolo finale, tanto che ne fanno un successivo già l'anno dopo anche se, ok, in questo caso c'è solo un copycat (un infermiere impazzito per la morte del figlio) che finge di essere Jason. Quindi Jason è proprio morto, non ci sono dubbi.
1986: Jason Vive! Ecco il sottotitolo, tanto per toglierci fin da subito qualche eventuale dubbio. Sono passati più di dieci anni dal "Capitolo Finale". Tommy va presso la tomba di Jason perchè è sicuro che non è morto. Cioè, c'è solo lo scheletro, ma lui non è morto. Per rendergli giustizia lo hanno seppellito insieme al suo machete, che gentili! Tommy, che è un ragazzo saggio ed assennato, impala lo scheletro di Jason con una sbarra di ferro perchè così sicuramente muore, sì sì (in realtà voleva cremarne il corpo e gli parte il boccino, ma non sottilizziamo). Ed in quel momento un fulmine proveniente dal cielo precipita, colpisce l'asta e l'elettricità sprigionata è tale che non solo Jason torna in vita ma oh, è di nuovo pure in carne ed ossa. Ho sempre adorato la scienza precisa e impeccabile di questi film. Per i puristi: da questo momento Jason diviene immortale. Tralasciamo inoltre il fatto che rifarsi al Frankenstein con Boris Karloff cinquant'anni dopo suona un po' demodè. Comunque squartamenti, stilettate, una rasoiata qui un machete là, ma alla fine Jason viene legato ad una catena e trascinato in fondo al Crystal Lake! Ecco, così impari, e Tommy trova pure l'amore e non lo vedremo più.
1993: Salto i successivi due capitoli, dove l'unica cosa degna di nota è Jason che, stanco ormai di ammazzare gente sempre nello stesso posto, si trasferisce per un po' a New York. Purtroppo prima di poter squartare i concorrenti dei reality show, viene investito da una fiumana di rifiuti tossici che (sempre la scienza precisa e impeccabile di cui sopra) lo fa regredire ad uno stato infantile. Ma siccome queste due pellicole non se le fila nessuno, nel 1993 ritorna al suo consueto aspetto senza uno straccio di spiegazione. Ed è un secondo "Capitolo Finale", poichè il sottotitolo è Jason Va All'Inferno (sarebbe anche ora, eh, tanto per dire). Ora prima di Jason X (ne parliamo dopo) credevo che più in basso di questo capitolo non si sarebbe potuti andare. In pratica Jason viene sorpreso da un'imboscata e crivellato di proiettili dall'FBI (che dopo 9 nove capitoli e 1385672659609 omicidi ha capito che non sarebbe stato poi tanto brutto intervenire), così tanti proiettili che esplode (i famosi proiettili esplosivi dell'FBI).
E da questo momento in poi è l'apoteosi. Il corpo martoriato viene portato all'obitorio, dove il coroner si pappa il cuore ed inizia a lanciarsi in una spirale di assassini. Un tizio venuto dal nulla ci dà poi la spiegazione: Jason (non dicono quando, suppongo quando è resuscitato nel Capitolo VI, non chiedete troppo alle mie facoltà intellettive) è posseduto da un'entità aliena extradimensionale che si reincarna di corpo in corpo per portare avanti la sua opera di distruzione! WTF? Cioè, Jason non è cattivo, è che lo disegnano così. Tralasciando il richiamo all'Invasione Degli Ultracorpi, è una idea spudoratamente copiata da un semisconosciuto film del 1987, L'Alieno (con Michael Nouri e Kyle MacLachlan). E non è tutto: solo un suo consanguineo può eliminarlo per sempre. Perchè? Boh! E così si scopre l'esistenza di una zia, ma questa muore e (attenzione alla genialata, eh) lo spirito di Jason si infila... lì e ne esce non solo rinato ed in forma adulta, ma completo di maschera da hockey e machete! Bravi, ancora! Anzi no, meglio di no. Ma non è finita qui, perchè quella zia aveva una figlia e questa, con un pugnale mistico trovato in saldo ad un banco dei pegni, trafigge il cuore di Jason. Gli spiriti infernali vengono a reclamare il suo corpo e infine sprofonda nel sottosuolo. E finalmente è finita, sì! Cioè, no, un attimo... c'è una scena finale. C'è la maschera di Jason che viene reclamata da... Freddy Krueger?!
2002: Quell'idea di un incontro/scontro tra Jason e Freddy dovette ricevere un buon riscontro, poichè per dieci anni non se ne fece nulla. Si pensò allora ad un ulteriore seguito della saga che (questi geni del male mi sorprendono sempre) fosse distribuito prima del team-up ma ambientato cronologicamente dopo di esso! Jason X. Ora, quando si vuole ironizzare sugli assassini indistruttibili degli slasher horror, si dice fin dagli anni '80:"Manca solo che li spediscano nello spazio". Ecco, lo hanno fatto e, pur essendo ormai il franchise in disgrazia, così gli hanno dato il colpo di grazia. Jason viene ricatturato e ibernato (si vede che i proiettili esplosivi erano finiti) e si risveglia nel 2455, a bordo di un'astronave diretta verso una nuova Terra. Ma non è la cosa più triste. Ad un certo punto Jason viene distrutto da un cyborg donna (sic), ma il suo corpo inizia ad assorbire il materiale dell'astronave che lo trasforma infine in un cyborg! (Sic al quadrato). E quando lo vedi nella sua nuova forma non puoi fare a meno di esclamare:"Ma perchè?".


Comunque, anche questo corpo cyborg alla fine viene distrutto e su Terra-2 atterra solo la sua maschera, inutile dirlo in fondo a quella che appare come una replica di Crystal Lake. Forse avevano in mente un reboot, come accade al DC Universe ogni 25 anni o giù di lì.
2003: E alla fine è Freddy Vs Jason anche se, per l'interpretazione di Robert Englund o il fatto che lui almeno può parlare, sembra più un capitolo della saga di Nightmare. Jason, ripescato dall'inferno da Freddy, diventa una sorta di "condotto" per le energie che riporteranno Krueger sul piano della realtà. Energie che ovviamente si ottengono ammazzando le persone... è anche una cosa logica. Ma va tutto in malora perchè... è Jason, no? Inevitabile lo scontro, al termine del quale sembra sia il nostro appassionato di hockey a uscirne vincitore, tanto poi finisce nello spazio profondo.
2009: Con una prima continutà narrativa ormai irrimediabilmente disastrata, un remake moderno di Venerdì 13 è inevitabile. Il cinema di questi ultimi anni adora i remake. La produzione è di Michael Bay (Sean Cunningham si era ormai arricchito abbastanza), il regista dei Transformers: quindi è un horror molto edulcorato, in pratica per famiglie. Inevitabilmente e giustamente, pur ponendosi idealmente come una riproposizione dell'originale primo capitolo (anche se in realtà riprende le tematiche dei primi tre film), è fin da subito Jason e non sua madre il massacratore. Ma soprattutto, il cambiamento più drastico: prima le vittime erano gli adolescenti che facevano sesso pre-matrimoniale, in questo remake sono quelli che pippano la coca. Inaccettabile. E infatti si salvano - forse - solo i due santi della situazione (il Jared faccia da schiaffi di Supernatural e Amanda Righetti, che tanto santa secondo me non è). E non è andata granchè bene, alla fine è solo un filmetto di azione come tanti. Si parla da anni di un sequel ma, sarà la crisi sarà la mancanza di idee (rubate ad altri film), non si vedono nuovi capitoli all'orizzonte.
Che sia davvero giunta la fine per Jason Voorhees? Laddove Tommy Jarvis, Freddy Krueger e altri hanno fallito, hanno trionfato il calo di interesse e di spettatori? O più semplicemente questo tipo di film, e di assassini seriali che hanno in sè anche una parte di trash, ormai hanno fatto la storia in favore di tipetti seriosi e poco raccomandabili come Saw l'Enigmista? La domanda per ora rimane senza risposta.

giovedì 22 marzo 2012

I film che... ma anche no: Wrestlemaniac


Ci sono quei film trash, talmente trash da risultare geniali. E poi ci sono quei film trash, talmente trash da risultare vomitevoli. Con questa nuova rubrica, a cadenza 'la faccio quando trovo il film adatto', andremo ad occuparci della seconda categoria. Le pellicole che se non le vedete... meglio. Ovviamente in rete (youtube, blogosfera, ecc...) c'è gente molto più brava di me a fare questo tipo di recensioni, ma spero possano interessarvi.
Cominciamo da questo slasher ma mica tanto horror del 2006. Vai con la trama: un regista di porno amatoriali credibile quanto un Alan Moore sostenitore dei prequel di Watchmen se ne va in giro bel bello col suo furgoncino per gli States, insieme al suo unico cameraman (e una telecamera che si usava ai tempi dei fratelli Lumiere), le sue tre attrici por...tate per la recitazione ed il suo, boh non l'ho capito, sarà il produttore. Tutti loro pippano alla grande e questo fin dall'inizio segna la loro fine (niente droga oggi, niente sesso pre-matrimoniale negli anni '80, insomma non ci si può proprio divertire).
I primi 15 minuti sono dedicati all'appassionante e spasmodica ricerca di una toilette per una delle pu...lzelle (giuro che è così). E subito si intuisce uno dei leitmotiv del film: non appena una delle ragazze fa tanto di voltarsi, c'è un primo piano del suo lato B. Cosa che, per carità, va benissimo, ma alla novantanovesima volta viene un po' a noia. I nostri eroi preferiti dai pusher di mezzo mondo giungono infine nella consueta, scalcinata stazione di servizio (si passano questo set di film in film) dove trovano il solito buontempone che li esorta a non andare nella città fantasma chiamata El Sangre De Dios, perchè lì c'è il Diablo... che mirabile sottigliezza.
Chissà come mai, nessuno gli presta ascolto e così il furgoncino, dopo aver cozzato contro un enorme sasso in mezzo alla strada, va in panne e si ferma proprio davanti a... toh, El Sangre De Dios. Dopo le prime, focose riprese (eeeeehhhh), il produttore pipparolo ed una delle attrici scompaiono, al che il regista dice:"Fan..., io li lascio qui". Premuroso. Una delle altre ragazze poi decide di riparare il motore perchè "sono figlia di un meccanico e non sono solo un paio di tette". Se lo dici tu, ci fidiamo.
Gli altri tre allora vanno a cercare i loro amici scomparsi, scoprendo infine la verità. El Sangre De Dios è abitato da un'unica persona, El Mascarado, un lottatore di lucha libre così violento, che ha ammazzato così tanta gente che... lo hanno lasciato qui solo. Capite? Non lo hanno messo in prigione o in un istituto psichiatrico, ma confinato in una città fantasma. Il sistema penale messicano è troppo avanti!
Ma il cameraman ha l'intuizione del millennio: El Mascarado segue le regole della lucha libre, quindi se gli si toglie la maschera si arrenderà e non ucciderà più. Bravo! Seguono meritate botte da orbi a tutti e tre e, come premio, la loro faccia strappata ed appesa alla parete dei trofei. Memento mori. L'ultima sopravvissuta intanto ripara il motore e va alla ricerca dei suoi amici, per poi sfuggire al mascarado e nascondersi in un posto geniale, con una posa non sessualmente allusiva.

Si vede il marsupio?
Ma il tipo, che è fuuuuuuurbo, finge di andarsene e la coglie di sorpresa. E dopo altri 5 minuti di inseguimento utili a far durare questo film più di un'ora, anche la meccanica de no'altri ci lascia.
Il film si chiude col Mascarado che prende il furgone e se ne va, pronto a nuove stragi per un sequel che grazie al cielo non vedremo mai. Ci vediamo invece i titoli di coda, dove il cameraman si lancia in "divertentissimi" rap che suscitano le risate della troupe, che ancora non sa che non verrà pagata per questo film.

Minuti della vostra vita che guadagnerete non vedendo questo film: 75
Giudizio: What you gonna do when the Hulkmania runs wild on you!