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venerdì 10 marzo 2023

Fabolous Stack of Comics: Inumani - Amazing Adventures (seconda parte)


Dopo il breve ciclo realizzato da Jack Kirby, gli Inumani continuano fino al 1971 a essere i protagonisti della serie antologica Amazing Adventures, condividendola dal quinto all'ottavo numero con la Vedova Nera, salvo poi essere i protagonisti assoluti nei successivi due numeri prima di lasciare spazio ad altri eroi... di cui parleremo in un altro momento.
Il secondo ciclo viene sceneggiato da Roy Thomas e Gerry Conway e disegnato da Neal Adams e Mike Sekowsky.
Freccia Nera decide di recarsi a San Francisco per stabilire un primo contatto ufficiale con gli umani, dopo i vari incontri coi Fantastici Quattro. Mentre è via, però, Gorgon e Karnak liberano Maximus, che ritengono essere stato messo in una sorta di crudele prigionia da parte di Freccia Nera.
Peccato che Maximus abbia sviluppato poteri mentali elevati e con una sonda psichica entra nella mente di Freccia Nera, cancellandogli la memoria e divenendo sovrano di Attilan.
Disperso in una città a lui sconosciuta, senza alcun alleato e preda di una totale amnesia, l'ex reggente degli Inumani deve riuscire a sopravvivere in un mondo che lo teme e lo odia, per citare un celebre slogan. Il tutto mentre sulla Terra e nello spazio infuria la Guerra Kree-Skrull.
Avevo definito le storie di Jack Kirby prettamente classiche e anche queste non sono da meno, con grandi autori e disegnatori che ci consegnano un racconto memorabile all'interno di un periodo altrettanto memorabile.
Utilizzando uno stratagemma narrativo di sicuro al tempo non inedito, ma che poi sarebbe stato sfruttato fino all'osso (l'eroe che perde la memoria e si ritrova lontano da casa), Roy Thomas e Gerry Conway tracciano una loro personale Odissea per Freccia Nera e gli altri componenti della Famiglia Reale degli Inumani.
Laddove Attilan e il Grande Rifugio appaiono inaccessibili, come la città di Troia, gli Inumani devono affrontare i pericoli del mondo esterno e le battaglie della società del tempo, come la criminalità di strada, il razzismo e la delinquenza giovanile.
Ma i due autori non dimenticano che è di supereroi che si parla ed ecco dunque che gli Inumani affrontano anche minacce più "consuete" come il Magneto pre-Claremont e i suoi piani di conquista e la classica schermaglia con Thor per via di una incomprensione.
Per ragioni misteriose, la trama non si conclude sulle pagine di Amazing Adventures, che pure continua a essere pubblicata ospitando altri eroi, bensì sul numero 95 di Avengers, pienamente calato nella saga della Guerra Kree-Skrull. Un più che degno epilogo.

sabato 17 dicembre 2022

A scuola di cinema: Grizzly, l'Orso che Uccide (1976)

1975: Nelle sale cinematografiche americane viene programmato Lo Squalo (Jaws), diretto da Steven Spielberg, che si rivela un grande successo internazionale, nonostante le numerose difficoltà incontrate durante la sua produzione.
È il film che, insieme al primo capitolo della saga di Star Wars di George Lucas, rende popolare il termine blockbuster. E introduce inoltre un particolare sottogenere cinematografico, oggi poco o per nulla utilizzato per ovvi motivi, che è quello dell'animale selvaggio che inizia ad attaccare gli esseri umani.
Non occorre aspettare molto tempo prima che dei cloni di questo film vengano prodotti.


Il produttore Harvey Flaxman concepisce l'idea di un grizzly assassino quando, durante un camping in famiglia fatto in giovane età, incontra un orso selvatico, pur senza ricavarne eccessivi problemi.
Ne discute anni dopo col suo amico David Sheldon, il quale la ritiene una buona idea per sviluppare un clone de Lo Squalo (sostanzialmente, la stessa trama, ma con un orso al posto dello squalo e ambientata in un parco invece che in una località costiera) e così i due scrivono la sceneggiatura.
Il trattamento giunge nelle mani del regista William Girdler, il quale si dichiara pronto a investire soldi nel film, purché gli venga garantita la possibilità di dirigerlo. Né Harvey Flaxman né David Sheldon avanzano obiezioni al riguardo.
William Girdler riesce ad assicurarsi in pochi giorni gli scarsi, ma necessari finanziamenti per la pellicola da Edward Montoro della Film Ventures International. Anche la Warner Bros. è interessata, ma giunge troppo tardi con la sua proposta.
Quando scopre che il produttore è Edward Montoro, col quale ha il dente avvelenato a causa di un'azione giudiziaria per il fatto di aver importato negli Stati Uniti Chi Sei? ritenuto un clone de L'Esorcista (The Exorcist), gli esecutivi si dichiarano disponibili a raddoppiare il budget, ma non c'è più nulla che si possa fare.
In un'era senza computer ed effetti digitali, il compito più difficile si rivela trovare il protagonista del titolo. La ricerca si conclude infine presso un ranch della città di Sequim, dove è rinchiuso all'interno di un recinto elettrico Teddy, il quale in realtà non è un grizzly, bensì un orso Kodiak ed ha un ammaestratore accanto a sé.
Quando si alza in piedi, Teddy può giungere a un'altezza di quasi tre metri e mezzo, uno degli orsi in cattività più alti al tempo conosciuti, forse anche il più alto.
Le riprese si svolgono in Georgia, nella località di Clayton, tra novembre e dicembre del 1975. Considerato il budget risicato, molti abitanti del luogo compaiono come comparse o recitano in piccoli ruoli. Nella parte secondaria di un reporter vi è anche il produttore Harvey Flaxman.
Per le riprese che lo riguardano, Teddy viene posizionato all'interno di una replica del recinto elettrico, sotto forma di un filo verde, che l'orso scambia per il suo recinto. A scanso di possibili incidenti, comunque, l'ammaestratore e la produzione esortano gli attori, la troupe e gli inevitabili curiosi a stare sempre ben lontani dall'orso e distanti dal filo.
Per le scene in cui l'orso attacca gli umani, invece, si utilizzano dei più pratici stuntmen che indossano un costume d'orso.
Il suono del ruggito dell'orso viene aggiunto in fase di post-produzione. Per convincere Teddy ad aprire la bocca e simulare dunque che stia ruggendo, il suo ammaestratore posiziona - fuori dall'inquadratura - del cibo verso cui lui si protende spalancando la bocca.
Grizzly, l'Orso che Uccide (Grizzly) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 12 maggio 1976. A fronte di un budget di 750.000 dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 39 milioni di dollari. La locandina del film viene realizzata nientemeno che da Neal Adams.
Un successo senza precedenti per quella che resta comunque una piccola produzione. Un successo che Edward Montoro, tuttavia, non intende condividere con nessuno, nemmeno a livello finanziario, tanto che tiene tutti i profitti per sé e non divide i ricavi della pellicola né col regista William Girdler, né con gli sceneggiatori e produttori Harvey Flaxman e David Sheldon, né con gli attori coinvolti.
Inevitabile che una cosa simile giunga alla fine in tribunale. Edward Montoro viene citato in giudizio praticamente da tutti gli interessati nella vicenda e infine condannato da un tribunale di Los Angeles a risarcire i querelanti.
Un brutto colpo per il produttore, il quale poco tempo dopo - pur avendo prodotto altri film di successo o importato altri film esteri negli Stati Uniti, tra cui gli ultimi diretti da Mario Bava - subisce numerosi rovesci di fortuna per via di altre cause giudiziarie, il flop del film del 1984 Mutant e una procedura di divorzio che garantisce alla moglie Joan metà dei suoi profitti.
Infine, come ciliegina sulla torta, Edward Montoro viene ricoverato per alcuni mesi presso il Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles a causa di una grave malattia.
Una volta dimesso dall'ospedale, con la Film Ventures International ormai sull'orlo della bancarotta e decine di creditori pronti a esigere quanto loro dovuto, Edward Montoro trafuga una notevole somma di denaro dai conti bancari della sua società (non meno di un milione di dollari) e scompare nel nulla. Se avete mai sentito la leggenda della persona scappata con la cassa, ecco, nel caso di Edward Montoro è divenuta realtà.
Non passa molto tempo prima che sulla Film Ventures International venga aperta una procedura fallimentare che porta alla sua chiusura nel 1985. Di Edward Montoro l'ultima notizia, peraltro non accertata in maniera definitiva, lo vede fuggire verso il Messico o il Sud America nel 1987, ma da quel momento in poi di lui non si hanno più notizie e, alla data odierna, non si sa che fine abbia fatto e dove e quando (o se) sia deceduto.
David Sheldon non si fa abbattere da quanto accaduto e nel 1983 scrive la sceneggiatura del sequel di Grizzly, il quale viene prodotto tramite capitali ungheresi e vede l'esordio di Charlie Sheen e George Clooney. O meglio, dovrebbe vedere, poiché a causa di una serie di eventi il film non esce che nel 2020... ma questa è un'altra storia.

martedì 28 giugno 2022

Fabolous Stack of Comics: Deadman - Strange Adventures


Nel 1967, un giovane artista approda alla DC Comics e col suo tratto rivoluziona non solo la storia della casa editrice, ma quella del fumetto stesso. Il suo nome è Neal Adams.
Dopo qualche storia di prova e le prime di quelle che poi saranno decine di cover, Neal Adams ottiene il suo primo incarico regolare sulla testata Strange Adventures e il primo personaggio, supereroe sui generis, che viene graziato del suo inimitabile apporto grafico è Deadman.
Il personaggio viene creato da Arnold Drake e Carmine Infantino su Strange Adventures 205, ma già dal numero successivo Adams inizia a disegnarne le storie, con l'apporto di Jack Miller alle sceneggiature. Tuttavia, a seguito della prematura scomparsa dello scrittore, Neal Adams diviene anche lo sceneggiatore della serie, fino alla conclusione della saga di Deadman in Strange Adventures 216.
La storia è abbastanza nota: Boston Brand, un trapezista e gestore di un circo itinerante, viene ucciso da un misterioso assassino durante uno dei suoi numeri acrobatici. Un'entità di nome Rama Kushna, tuttavia, consente a Boston Brand di poter ancora camminare tra i vivi, seppur come spirito invisibile e con la capacità di prendere possesso dei corpi altrui.
A Deadman viene dunque concessa la possibilità di scoprire chi sia il suo assassino e di consegnarlo alla giustizia, prima che goda del riposo eterno. Questa, tuttavia, non si rivelerà affatto un'impresa semplice.
Riviste a distanza di tempo, dopo la scomparsa di Neal Adams, queste storie risultano ancora affascinanti, pur avendo in sé una certa ingenuità (beata ingenuità) in perfetto stile Silver Age.
Arnold Drake e Carmine Infantino stabiliscono con una sola storia le linee guida della saga, Jack Miller introduce la figura dell'assassino di Boston Brand, l'Uncino, e Neal Adams porta infine a compimento la trama raccogliendo con abilità quanto seminato in precedenza e introducendo ai lettori la città di Nanda Parbat.
La prima parte della saga si rivela di per sé abbastanza ripetitiva e segue lo stesso schema narrativo: Deadman si convince per vari motivi di aver trovato il suo assassino, solo per scoprire poi di essersi sbagliato, ma nel frattempo riesce ad assicurare dei criminali alla giustizia. Nella seconda parte, invece, quella gestita da Neal Adams, l'assassino viene infine trovato e la trama ha una sua risoluzione.
Ma questo significa dunque la fine del ciclo? Ricordatevi che siamo sempre all'interno di un prodotto seriale e - se vi hanno mai detto che le storie supereroistiche di un tempo davano sempre una conclusione a ogni saga senza lasciare punti in sospeso - vi hanno mentito. 
Quello che colpisce di più, ovviamente, è la sublime arte grafica di Neal Adams, tanto che si può dire senza timor di smentita che le storie sono lì a fare da contorno. Si rimane ipnotizzate già dalle cover, che ti fanno venir voglia di scoprire cosa accada davvero nell'albo.
Anche se oggi diamo certe cose per assodate, quell'uso continuo di tavole ampie, di personaggi che sfondano i confini della singola vignetta, quelle prospettive vertiginose e doppie pagine correlate erano al tempo qualcosa di innovativo.
Neal Adams, appoggiato dai suoi editor e aiutato dal fatto che stava lavorando su una testata minore e su un personaggio ritenuto secondario se non peggio, ha potuto dunque sbizzarrirsi e, per la nostra gioia e fortuna, imprimere una piccola, grande svolta. Da quel momento, chiunque ha dovuto fare i conti con questo nuovo stile alla DC Comics... e non solo.
Boston Brand è un ardito trapezista. In un certo senso anche Neal Adams è stato un ardito trapezista del disegno: ha spostato l'asticella un po' più in alto. Si è lanciato senza rete correndo i suoi rischi, ma alla fine è atterrato con sicurezza e abilità.

martedì 29 marzo 2022

Fabolous Stack of Comics: Kamandi Challenge


Durante il suo secondo periodo alla DC Comics, dal 1971 al 1975, Jack Kirby si rese responsabile della creazione di numerosi nuovi personaggi e persino di un'intera saga, composta da testate interconnesse tra loro, nota come il Quarto Mondo.
Tra queste creazioni vi è anche Kamandi, l'ultimo ragazzo sulla Terra in un mondo dominato da animali senzienti a seguito di un ignoto Grande Disastro. Con una serie durata 61 numeri, di cui però solo 40 realizzati da Kirby, per la sua natura di mondo privo di supereroi è rimasto volutamente defilato dal DC Universe, tanto che - a differenza di altre creazioni di Jack Kirby di quel periodo - il personaggio di Kamandi e il suo lontano futuro verranno ripresi solo poche volte nei decenni successivi dopo la chiusura della testata.
Eppure, quella distopia così particolare, quel mondo insolito partorito da una grande mente creativa rimangono nei cuori di molti lettori. Alcuni di questi lettori diventano poi sceneggiatori e disegnatori di fumetti. E per celebrare quest'opera, nonché il centenario della nascita di Jack Kirby, nel 2017 viene pubblicata la maxiserie di dodici numeri Kamandi Challenge.
La storia ha un impianto narrativo molto particolare. Dodici numeri per dodici, differenti team creativi, con un cliffhanger presente a ogni fine episodio che deve essere risolto dal team creativo dell'episodio successivo.
Gli sceneggiatori coinvolti sono: Dan Abnett, Marguerite Bennett, Dan Didio, Keith Giffen, Tom King, Paul Levitz, Steve Orlando, Greg Pak, Jimmy Palmiotti, Gail Simone, Peter J. Tomasi, James Tynion IV, Rob Williams, Bill Willingham. Mentre la parte grafica è affidata a: Neal Adams, Amanda Conner, Carlos D'Anda, Shane Davis, Dale Eaglesham, Kevin Eastman, José Luis García-López, Dan Jurgens, Ivan Reis, Steve Rude, Walter Simonson, Ryan Sook, Philip Tan, Freddie Williams II.
L'ordinaria e tranquilla vita di un ragazzo in un'anonima città di provincia viene sconvolta quando scopre che tutti i suoi concittadini, compresa la sua cara nonna, sono dei robot e, prima che venga proiettato tramite un portale in un'altra dimensione, gli viene detto che deve rintracciare i suoi genitori per salvare la Terra.
Il ragazzo si ritrova così in un mondo dove l'essere umano è quasi estinto e ridotto in schiavitù, mentre gli animali dominano il pianeta, contendendosi i vari territori, cosa che complicherà la sua missione, destinata a chiudersi con una sconvolgente rivelazione.
Questa maxiserie non vuole e non intende essere una continuazione della serie di Jack Kirby, piuttosto si pone come una sorta di rivisitazione e riverito omaggio alla saga dell'Ultimo Ragazzo sulla Terra. Per chi questa saga già la conosce, sarà dunque un piacere rivedere certi personaggi così legati a quel mondo, mentre per i nuovi lettori la storia è comunque godibile a sé stante.
Tra l'altro, in un'epoca di saghe cinematografiche dove gli animali senzienti la fanno da padrone (si veda ad esempio Harry Potter, per citare uno dei più recenti e celebri), non sarà male per un lettore moderno scoprire che, dopo il creatore di Narnia, altri autori avevano già sviluppato questa tematica in maniera ampia e stratificata.
La cosa che forse alla fine non riesce nel migliore dei modi in questa storia è proprio il suo aspetto più particolare, ovvero un differente team creativo a ogni numero.
Poiché se è pur vero che ognuno di questi team riprende i fili in sospeso del numero precedente e li porta a compimento, è anche vero che ogni sceneggiatore vuole raccontare la propria storia, quindi ogni seme narrativo che viene gettato dallo scrittore di turno nel 90% delle volte viene abbandonato in fretta e non più ripreso dallo scrittore successivo, lasciando un vago senso di incompletezza (ci sono anche un paio di incongruenze, qua e là).
Rimane alla fine solo lo spunto generale, la ricerca dei genitori di Kamandi. E il padre non può essere che lui, Jack Kirby in persona, il creatore di mondi già comparso in un numero di Fantastic Four. A degno completamento della sua celebrazione, come autore sì, ma anche come persona. Così importante da divenire egli stesso un personaggio inserito nei mondi da lui stesso creati: un cerchio perfetto che si chiude.