domenica 5 luglio 2026

Italians do it better? 77: Agata Christian - Delitto sulle Nevi (2026)


Vi ricordate quando, poco più di cinquant'anni fa, il cinema italiano reinterpretava e reimmaginava il genere thriller/mystery, aggiungendovi atmosfere surreali e ambientazioni italiane che ben si conformavano alle esigenze di trama?
Ecco, diciamo che è passato ormai un po' di tempo e questa reinterpretazione è leggermente cambiata, adattandosi anche a un genere che cinquant'anni fa ancora non esisteva, come accade in Agata Christian: Delitto sulle Nevi, diretto da Eros Puglielli, scritto da Eros Puglielli, Mariano Di Nardo, Federico Fava e Antonio Manca e distribuito nei cinema nel febbraio 2026.
Agata Christian o meglio Christian Agata (Christian De Sica) è un celebre detective, seppur misantropo, rinomato per le sue apparizioni mediatiche e la capacità di risolvere i casi più complicati.
L'imprenditore Walter Gulmar (Maccio Capatonda) gli propone di divenire il testimonial della nuova edizione di un celebre gioco da tavolo, Crime Castle, con spot da registrare in una elegante villa in Val D'Aosta.
Ma la tragedia colpisce quando il capofamiglia Carlo Gulmar (Giorgio Colangeli) viene ucciso. Rimasti isolati a causa di una valanga, i presenti si interrogano su chi possa essere l'assassino.
Ci penserà Christian Agata a risolvere il mistero, assistito per sua sfortuna dal brigadiere Vanni Cuozzo (Pasquale "Lillo" Petrolo).
Non sfugge a nessuno, nemmeno allo spettatore più disattento, che Agata Christian sia una versione molto italiana di Benoit Blanc della serie Knives Out, che a sua volta è una reinterpretazione moderna degli investigatori della narrativa gialla classica. Ma al tempo stesso le somiglianze con questa saga si fermano qui.
Perché quelle che sono le atmosfere comiche e l'ambientazione della pellicola si rifanno in particolar modo a Signori, il Delitto è Servito e - in misura minore - Invito a Cena con Delitto. Solo che, invece che ricatturare il british humour, ci si è rivolti a una tipologia di battute e di comicità più in sintonia con il pubblico italiano, in special modo quello nostalgico dei cinepanettoni, ma con richiami anche a Gigi Proietti e Franco e Ciccio.
A questo si aggiunge Lillo che cerca di rifare l'Ispettore Clouseau, obiettivo di sicuro ambizioso. Sì, c'è la lunga ombra di Peter Sellers un po' dappertutto.
Di sicuro esigenze di produzione, ma al tempo stesso un piccolo rammarico, poiché si è cercato di sviluppare una trama coerente e la regia non è piatta, come in altre commedie italiane dove quello che conta è la scenetta o la battuta del momento.
Tuttavia questo viene in parte vanificato da battute ormai scontate e risapute e da personaggi che non cercano minimamente di non risultare dei caratteri (elemento presente anche in Knives Out, ma meglio gestito). Anche quei pochi elementi drammatici di Christian Agata vengono in parte vanificati da questo dettaglio, il nome stesso la dice già lunga.
Insomma, le Vacanze di Natale continuano a far sentire la loro influenza, anche a distanza di più di quarant'anni, ed è un passato da cui a quanto sembra è difficile separarsi.

martedì 30 giugno 2026

Netflix Original 205: The Kissing Booth 2


Metaforici tuoni e fulmini sono capitati ai protagonisti del primo capitolo di The Kissing Booth, con lei in shorts per tutto il tempo e con Oh My God pronunciato quelle cento, duecento volte.
Tra drammi di amicizia e amori im... no, possibili, i tre personaggi principali venivano lasciati alla fine in una sorta di limbo narrativo, in attesa di loro nuove scelte e svolte (im)previste.
Scelte che giungono col secondo capitolo, sempre con shorts e Oh My God al seguito, The Kissing Booth 2, scritto e diretto da Vince Marcello e distribuito su Netflix a partire dal 24 luglio 2020.
Inizia l'ultimo anno di scuola superiore per Elle Evans (Joey King) e Lee Flynn (Joel Courtney), amici letteralmente sin dall'infanzia. Dopo un iniziale screzio, Lee ha accettato la relazione tra lei e suo fratello Noah Flynn (Jacob Elordi), che però alla fine si è dovuto trasferire a Boston per proseguire i propri studi.
Mentre Elle e Lee progettano di rimettere in piedi uno stand dei baci per festeggiare la fine della scuola e raccogliere fondi per beneficenza, la ragazza deve anche decidere a quale università iscriversi. L'amicizia suggerisce Berkeley, ma Noah le propone Harvard, per stare più vicini.
Una scelta non facile da prendere e in cui si inserisce anche Marco Valentin Peña (Taylor Zakhar Perez), un affascinante studente che inizia a frequentare Elle.
Drammi su drammi in questo secondo capitolo. Nel primo discutevano solo i tre protagonisti, mentre in questo caso - giusto per alzare un po' il tiro e catturare l'interesse - chiunque vive una situazione di crisi, in un momento o in un altro. A tal proposito, non dimenticate mai gli orecchini in giro e assicuratevi che nessuno faccia le pulizie per settimane.
La drammatizzazione prende spunto da una scelta molto importante per i ragazzi statunitensi, anche se ovviamente spesso esasperata qui e altrove per motivi narrativi: la scelta dell'università da frequentare. Dove i ragazzi vivranno stabilmente, lontano dalla famiglia, e matureranno come persone. A mio avviso solo Edgar Wright negli ultimi tempi ci ha giocato in maniera mirabile con questa tematica.
Per mescolare in maniera ulteriore le carte, si inserisce qualche personaggio nuovo e si mette un po' di inclusività. Con qualche controindicazione: il nuovo interesse amoroso di Elle, non per colpa dell'attore, temo, si rivela un morto di fi... a livello olimpionico.
Recitazione molto di maniera (perché voglio essere buono). Solo Joey King - che dopo molta gavetta e produzioni horror - svetta, anche se esaspera la goffaggine e la solarità del suo personaggio. E con questa saga ha preso il trampolino per partecipare a produzioni più di rilievo come Zeroville e Bullet Train
Ma in realtà è un po' tutto esasperato, persino i bloopers finali, e il ritorno a una situazione più serena risulta molto improvviso. E qualche punto in sospeso rimane inevitabilmente alla fine, pronto a essere sviluppato in un capitolo conclusivo.

lunedì 29 giugno 2026

Fabolous Stack of Comics: Daytripper


Quanto vale davvero la vita di una persona? Ma è davvero possibile che le esistenze degli esseri umani siano tutte ugualmente importanti? Domande che ci si pone probabilmente sin dall'alba dei tempi.
Il protagonista di Delitto e Castigo, ad esempio, affermava che i grandi uomini della storia erano legittimati a compiere degli atti illeciti per pavimentare la loro strada verso il potere.
Forse non esistono risposte univoche a questi dilemmi, ma possiamo valutarne delle conseguenze in Daytripper, miniserie di dieci numeri pubblicata da DC Comics nel 2010, scritta e disegnata da Fábio Moon e Gabriel Bá.
Brás de Oliva Domingos è un aspirante scrittore, figlio di un importante autore brasiliano, che nonostante tutti gli sforzi e la sua abilità è ridotto a scrivere in anticipo dei necrologi di gente famosa per un quotidiano.
Una carriera stroncata sul nascere a trentadue anni, quando Bras viene ucciso durante una rapina finita male. Oppure no e Bras muore da anziano, essendo riuscito a realizzare i suoi sogni e pubblicare dei romanzi. Oppure no e Bras muore quando è ancora giovane, prima di maturare come essere umano.
Una miriade di possibilità che convergono infine nell'unico scenario possibile.
Può risultare straniante in principio, eppure questa miniserie esplora diversi aspetti della vita di Brás de Oliva Domingos, da quando è un bambino sino all'età anziana. Ogni scelta di vita che lui compie (un amore, una separazione, l'allontanamento di un amico, un'opportunità lavorativa) ha effetti sulla sua esistenza. E può finire in bene o in male.
E siccome questa esistenza può terminare anche in maniera improvvisa (per un incidente domestico, un atto criminoso o una sventura del destino), Bras attinge a ogni possibilità che la vita gli offre, per poterla vivere al meglio.
Ma quindi esiste un'unica linea temporale per Brás de Oliva Domingos? Certo e questo viene rivelato alla fine. Gli altri capitoli rappresentano dei "what if...", se così li possiamo definire. Svolte drammatiche che capitano quando qualcuno rinuncia alle opportunità che l'esistenza gli offre. Tanto che, anche se la storia passa attraverso diverse età andando avanti e indietro nel tempo, il personaggio diventa consapevole di questo sempre di più con ogni capitolo.
Perché questa non è una storia sulla morte, ma una storia sulla vita e le sue possibilità, che possono essere molteplici per qualunque essere umano. Il tutto nell'affascinante - e quasi inedita, per quella che è la storia del fumetto - cornice brasiliana, che dà ulteriore colore alle vicende.
Quello che il destino dà, il destino può togliere. Ma non è detto che non si possa fare qualcosa al riguardo.

domenica 28 giugno 2026

Italians do it better? 76: La Vita Va Così (2025)


"Un tempo qui era tutta campagna", afferma un celebre detto popolare. Di fronte all'incredibile processo di urbanizzazione a cui si è assistito negli ultimi decenni (iniziato quasi certamente dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale e divenuto col passare del tempo sempre più imponente) molti paesaggi "immacolati" sono scomparsi, sostituiti da giungle di cemento.
Ma saltuariamente qualcuno si oppone a questa espansione e da una di queste storie giunge La Vita Va Così, diretto da Riccardo Milani, scritto da Riccardo Milani e Michele Astori e distribuito nei cinema nell'ottobre 2025.
Nel 1999 una grande azienda immobiliare gestita da Giacomo Greatti (Diego Abatantuono) decide di avviare dei lavori per costruire un resort turistico presso la spiaggia di Bellesa Manna, in Sardegna. A gestire il cantiere c'è il fido Mariano (Aldo Baglio).
Tutto fila liscio fin quando un pastore di nome Efisio Mulas (Giuseppe Ignazio Loi) rifiuta di cedere la sua terra, anche di fronte a offerte con cifre spropositate. È l'inizio di una storia che durerà più di dieci anni, durante i quali Efisio sarà abbandonato da tutti i suoi concittadini, tranne la figlia Francesca (Virginia Raffaele).
Come potrà un semplice e povero pastore sconfiggere una potente multinazionale?
Dopo i paesaggi innevati di Un Mondo a Parte si giunge alle campagne della Sardegna. E il tema è sempre quello, alla Miyazaki: la natura e la sua preservazione di fronte alle mire espansionistiche dell'essere umano.
E anche in questa occasione si parte da un fatto di cronaca realmente accaduto per ampliare poi in maniera ulteriore il discorso.
La lotta di Efisio Mulas non è di tipo economico, visto che rifiuta negli anni offerte di importo sempre più ampio, bensì concettuale. Di preservazione della terra in cui e nato (e morirà) di fronte a persone che - guidate solo dal dio denaro - non capiscono il valore e l'importanza di questo fatto.
Una lotta che lo isola dai suoi amici di una vita, anche loro obnubilati (e non a tutti i torti) dalla possibilità di avere una vita migliore. L'aspetto più controverso, pur in una commedia di questo tipo, che viene analizzato. Mentre altri, prima dalla parte della ditta immobiliare, cambiano infine idea.
Come nel caso di Un Mondo a Parte, si cerca - invano, è ben chiaro da quale parte stia il regista - di presentare allo spettatore il tutto con una posizione buonista, lasciando poi il giudizio finale alla singola persona.
Con un Diego Abatantuono eccessivamente dimesso, un Aldo Baglio che non riesce a liberarsi dal suo personaggio e Virginia Raffaele che switcha accento da un film all'altro, l'attore non professionista che interpreta Efisio Mulas - alla maniera di Visconti e Rossellini - risulta essere il migliore. Poiché in ultima analisi interpreta sé stesso.
Un finale alla La La Land sembra voler riportare il tutto a una dimensione onirica: ovvero, questa non è la realtà, che è ben più complessa, bensì una sua reinterpretazione. Nella realtà, non è così scontato che i poveri prevalgano sui ricchi.

sabato 27 giugno 2026

Italians do it better? 75: La Grazia (2025)


La figura del Presidente della Repubblica è la più alta a livello istituzionale presente nell'ordinamento italiano, seppur non la più influente a livello esecutivo e legislativo. Una figura così importante, il più delle volte occupata da persone di alto prestigio, che rende difficile una trasposizione in chiave cinematografica. In tal senso gli americani sono "facilitati".
La commedia interviene sempre in soccorso, in queste occasioni, come nel caso di Bentornato Presidente, ma infine una visione più seria e drammatica del Presidente della Repubblica si ha in La Grazia, scritto e diretto da Paolo Sorrentino e distribuito nei cinema a partire dal dicembre 2025.
Il Presidente della Repubblica Mariano De Santis (Toni Servillo) sta affrontando gli ultimi sei mesi del suo mandato, assistito dalla figlia Dorotea (Anna Ferzetti) che compie gran parte del lavoro al posto suo.
In questo periodo due scottanti tematiche si presentano alla sua attenzione: la prima, che va avanti da lungo tempo, è l'approvazione di una legge sull'eutanasia, fortemente osteggiata dal Vaticano. La seconda sono due domande di grazia per un uomo che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer e per una donna che ha ammazzato il proprio compagno che la picchiava di continuo.
Mariano De Santis vorrebbe passare queste problematiche al suo successore, ma lentamente la sua coscienza prende atto di quanto sia importante che prenda una decisione. Una decisione, su questa e altre cose, che ha evitato sin da quando sua moglie è morta quarant'anni fa, lasciandogli il dubbio di un tradimento da lei perpetrato.
Giusto per chiarimento, questo non appare come un film incentrato su un particolare Presidente del passato. I temi affrontati sono spesso stati oggetto di discussione presso Sergio Mattarella, il look di De Santis ricorda Francesco Cossiga e la presenza della figlia al fianco richiama Oscar Luigi Scalfaro. Al tempo stesso, però, il suo vissuto è diverso da qualunque altro.
Quello che è sotto i riflettori, dunque, è un uomo con tutte le sue fragilità. Un uomo che - potremmo dire incidentalmente - si ritrova a ricoprire una importantissima figura istituzionale. Non c'è satira o analisi politica, anche se i temi trattati (l'eutanasia, il femminicidio, la malattia, gli amori tossici) sono anche argomenti politici.
De Santis appare come Bartleby lo Scrivano: non vuole prendere decisioni, che demanda a suoi collaboratori, partecipa a eventi istituzionali perché è ciò che è obbligato a fare ed è nostalgico di un passato che non esiste più.
Il confronto con la figlia, che si oppone al suo immobilismo morale, con le due persone che gli chiedono la grazia e col suo doloroso passato con cui viene infine a patti lo portano infine a cambiare. A divenire, se non una persona migliore, di sicuro differente da prima. Il tutto in un'atmosfera abbastanza surreale - sottolineata da una ben scelta colonna sonora - che richiama precedenti pellicole del regista.
Dopo Il Divo, Sorrentino e Servillo tornano a percorrere i corridoi del potere, anche se in maniera diversa. Lì la figura storica era reale, qui è immaginaria. Eppure i dubbi, quei dubbi che a volte tutti noi affrontiamo, lo rendono più umano. Meno Presidente e più Mariano De Santis.

venerdì 26 giugno 2026

Netflix Original 204: Frankenstein


Pubblicato nel 1818, il romanzo Frankenstein, scritto da Mary Shelley, è stato uno dei più celebrati a livello cinematografico, sin dai tempi del cinema muto.
Pur contando decine tra pellicole e parodie, la figura della creatura ritratta da Boris Karloff - avendo però ormai un secolo di vita e quindi ignota perlopiù al pubblico giovane - rimane una delle più celebrate.
Ma Frankenstein è anche il moderno Prometeo, colui che donò il fuoco agli uomini ma venne punito dagli dei. Al tempo stesso, il Barone Frankenstein vuole sfidare le leggi della natura e viene castigato per questo.
Film più recenti si sono distanziati dalle prime produzioni, che ritraevano il Barone Frankenstein come un genio incompreso e la Creatura perlopiù come un mostro senza cervello. E si inserisce in questo solco Frankenstein, scritto e diretto da Guillermo del Toro e distribuito su Netflix a partire dal 7 novembre 2025.
Mentre percorre le vie ghiacciate dell'Artico, l'equipaggio di una nave si imbatte nel Barone Victor Frankenstein (Oscar Isaac), rimasto gravemente ferito a seguito di uno scontro con un misterioso nemico.
Soccorso e portato a bordo dell'imbarcazione, l'uomo rivela come sia stato lui stesso ad aver dato vita alla Creatura (Jacob Elordi) che l'ha ridotto in pessimo stato.
La ragione è da ricercarsi nel passato del Barone e della Creatura stessa, che racconteranno la loro storia e i loro punti di vista all'incredulo equipaggio.
Tra il romanzo e questo adattamento sono passati più di due secoli, eppure certe tematiche rimangono ancora oggi affascinanti da esplorare e trattare.
Victor Frankenstein viene ritratto come una figura tragica, spinto ad agire per amore, dolore e ambizione, elementi che se combinati insieme rischiano di dare vita a un drammatico risultato. Come nel suo caso.
L'affetto per la madre Elizabeth, morta di malattia, si trasfigura nell'amore per la fidanzata del fratello, Claire - anche perché l'attrice che interpreta queste due parti, Mia Goth, è la medesima.
Cambia dunque la motivazione di partenza, ma non il castigo che il destino infligge poi al Barone. Castigo che si manifesta sotto forma di un'altra figura tragica, la Creatura.
Non più un mostro senza cervello ma, come ritratto anche in passato da Robert De Niro, una figura empatica, le cui motivazioni principali sono l'amore e la vendetta.
Amore verso la natura e coloro che non lo vedono come un mostro, ovvero Claire e un anziano cieco, che però viene rapidamente distrutto dalla ferocia dell'uomo, contro cui infine la Creatura si rivolta. Un amore distrutto in primo luogo dal Barone stesso, che ha deciso di abbandonare la Creatura.
Il confronto finale, in terre vergini ancora non toccate dalla mano distruttrice dell'uomo, sancisce l'impossibilità per entrambi di appartenere a questo mondo.
Ognuno ha dato la propria visione della storia, ognuno ha offerto il proprio punto di vista. Lo spettatore può valutare entrambi e decidere di comportarsi come il capitano della nave oppure come queste due tragiche figure che il destino ha messo infine l'uno contro l'altro. In uno scontro destinato a un drammatico epilogo sin dal principio.

giovedì 25 giugno 2026

Netflix Original 203: KPop Demon Hunters


Quand'è che un prodotto diventa un fenomeno di costume? Non esiste una risposta univoca a questa domanda, altrimenti le major cinematografiche avrebbero la strada spianata.
Ci sono progetti importanti e su cui vengono spesi molti soldi che alla fine, inesorabilmente, floppano e ci sono progetti che non si considera più di tanto - sono solo uno dei tanti, in principio - ma che per qualche motivo fanno breccia nel pubblico e vincono alla fine anche un Oscar.
Tra questi vi è KPop Demon Hunters, diretto da Chris Appelhans e Maggie Kang, scritto da Chris Appelhans, Maggie Kang, Hannah McMechan e Danya Jimenez e distribuito su Netflix a partire dal 20 giugno 2025.
Rumi, Mira e Zoey sono tre artiste KPop la cui band si chiama Huntrix e che in segreto combattono demoni, tradizione che si perpetua da generazioni. Il loro nemico principale è il capo dei demoni Gwi-Ma che vuole invadere la dimensione terrestre.
Un suo sottoposto, Jinu, propone allora di affrontare le Demon Hunters sul loro stesso terreno, formando una band KPop composta da demoni per combattere le loro performance vocali. Il piano ha incredibilmente successo e i Saja Boys conquistano lentamente il pubblico delle Huntrix, un cui segreto rischia di distruggerle per sempre.
Risulta sempre un po' particolare vedere un prodotto di animazione rivolto a un pubblico di riferimento diverso a quello a cui la nostra persona appartiene e quindi certe cose possiamo anche non comprenderle del tutto o ritenerle banali.
Tuttavia, vi sono comunque delle tematiche che risultano universali. Pur non essendo detto esplicitamente, è Rumi la vera protagonista della storia, grazie alla sua natura duale e il suo desiderio di trovare il proprio posto in questo mondo dove caos e ordine si affrontano (e lei rappresenta entrambe queste parti).
Un'affermazione di identità che passa anche attraverso l'amicizia e l'amore con chi è "diverso" da lei. Togliendo dallo scenario i demoni, nessun personaggio umano o con natura umana è in realtà davvero malvagio e lei prova mostra empatia per tutti. Chi sembra convertito al male lo fa in realtà per sopravvivere o per espiare un grave peccato del proprio passato.
L'accettazione di chi si ritiene diverso da noi, passando attraverso i sentimenti di amicizia verso chi conosciamo da poco o molto tempo, è una tematica molto presente nella pellicola e - immagino - molto sentita da una certa fetta di pubblico giovane, che dunque si ritrova in essa.
Il tutto ovviamente viene contornato da balletti e canzoni di un genere musicale molto in voga, ulteriore motivo di interesse.
Non credo proprio che questo sia un prodotto di animazione epocale, né credo sia stato concepito per esserlo o diventarlo. Anche l'animazione in sé, in confronto a titoli e case di produzione più blasonate, non regge il paragone.
Ma è indubbio che KPop Demon Hunters sia riuscito a fare breccia, a creare un fenomeno di massa. Quanto possa durare, non è dato saperlo. Sappiamo solo che presto o tardi vi sarà un sequel, di certo non previsto nei piani iniziali. Anche questo deve essere un effetto collaterale della magia delle Huntrix.

mercoledì 24 giugno 2026

Fabolous Stack of Comics: Plastic Man - In Fuga


Creato dall'artista Jack Cole nel lontano 1941, Plastic Man è uno di quei tanti personaggi "allungabili" presenti nel mondo del fumetto.
Un personaggio che ha attraversato i decenni e ha vissuto anche periodi di buio, pur per lunghi periodi, ma che col tempo si è guadagnato un proprio degno spazio.
Il suo carattere eccentrico, la sua sottile follia e il suo essere il più delle volte sopra le righe lo hanno portato infine a divenire un componente fondamentale della Justice League... e a ottenere una testata a lui dedicata.
La prima saga, In Fuga, scritta da Kyle Baker, viene pubblicata nel 2004.
Prima che divenisse Plastic Man, l'eroe era un criminale di mezza tacca di nome Patrick O'Brian. Pochi sono a conoscenza di questo segreto e tra questi vi è la fedele spalla dell'eroe, Woozy Winks.
Quando, dunque, viene ritrovato il cadavere di colui che appare proprio come Patrick O'Brian, grande è la sorpresa di Plastic Man. E lo è ancora di più quando diventa lui il sospettato principale di questo omicidio.
In fuga dalla polizia, dal FBI e da Woozy Winks, Plastic Man deve trovare un modo per discolparsi e capire come qualcuno abbia ucciso lui stesso e l'abbia incastrato.
Come detto, c'è sempre un po' di follia quando si tratta di storie che vedono protagonista Plastic Man e questa saga non fa eccezione. Dopotutto l'autore è uno che è abituato a concepire trame surreali e il suo tratto cartoonesco va a sottolineare in maniera ulteriore questo aspetto.
Nulla viene preso davvero sul serio in questa storia, sembra quasi di trovarsi in uno di quel film con Gianni e Pinotto di tanti anni fa, ma al tempo stesso vi è un'atmosfera fortemente drammatica - tra morti inattese, svolte impreviste e vendette provenienti dal passato - che la pervade.
Plastic Man, inoltre, in stile Deadpool, pare essere consapevole di essere il personaggio di un fumetto e qua e là non mancano battute che fanno riferimento alla continuity, a svolte di trama lasciate in sospeso o dimenticate e a quei colpi di scena così improbabili e ritorni immediati allo status quo originario che - in questo caso specifico - hanno l'effetto di poco più di una pacca sulla spalla.
Plastic Man (e Kyle Baker) si allontana da quelle atmosfere cupe e ipertrofiche che avevano caratterizzato i quindici anni precedenti, per ritornare a un'atmosfera più giocosa, che ricorda la Golden Age da cui il personaggio proviene e la attualizza in un mondo che inevitabilmente è cambiato... ma rimane sempre spazio per qualche sana risata.

martedì 23 giugno 2026

Libri a caso: L'Incognita Tempo


Nel 1895, il Viaggiatore intraprende il suo primo viaggio nel tempo, proiettandosi nell'anno 802.701 e incontrando l'evoluzione degli esseri umani, gli Eloi e i Morlock.
Un viaggio pieno di sventure e tragedie che culmina con la perdita dell'amata Weena. Il tutto descritto ne La Macchina del Tempo di H.G. Wells.
Passano cento anni, ma il Viaggiatore ha ancora dei conti in sospeso col passato, il presente e il futuro. Giunge dunque il tempo di un secondo viaggio, descritto in L'Incognita Tempo (The Time Ships), scritto da Stephen Baxter e pubblicato nel 1995.
Il Viaggiatore è appena ritornato dal suo viaggio nel lontano futuro e non intende accettare la perdita di Weena, perita in un incendio o - peggio - dilaniata dai Morlock.
Decide dunque di partire per un nuovo viaggio e tentare di impedire la morte della ragazza. Ma una sorpresa lo attende: il suo primo viaggio nel tempo ha infatti alterato la storia e così il Viaggiatore si ritrova in un mondo futuro popolato da Morlock intelligenti e non selvaggi che sono riusciti a imbrigliare le energie solari.
Ha inizio per lui, dunque, una nuova odissea temporale che lo porterà a visitare altri mondi alternativi sia nel passato che nel futuro, durante la quale vecchi nemici diventeranno suoi preziosi alleati e il destino dell'umanità sarà messo a dura prova.
E che ne sarà di Weena?
È passato un secolo dalla pubblicazione del primo libro e, come sperimenta il Viaggiatore, viviamo in un mondo profondamente diverso da quello presente alla fine del diciannovesimo secolo.
La Macchina del Tempo, attraverso la lente del lontano futuro, esplorava il mondo presente di H.G. Wells, con le sue riflessioni sul progresso industriale e le sue controindicazioni. A tratti appariva più come un trattato sociologico.
Un secolo dopo, le industrie cedono il passo alla tecnologia e la scienza è molto progredita. Internet è appena stato reso disponibile al pubblico e i telefoni cellulari prendono sempre più piede. Un mondo costruito, anche con la fatica e col sangue, da quei "Morlock" che hanno ceduto al cannibalismo nel lontano futuro.
Un'immagine non più attuale o proponibile, tanto che in questo sequel i Morlock sono invece civilizzati e progrediti a livello tecnologico e scientifico, rappresentando così il vero passo successivo dell'evoluzione umana.
E costringendo il Viaggiatore a cambiare paradigma, soprattutto quando il Morlock Nebogipfel - nome tratto da un'altra opera di Wells - diventa un suo compagno di viaggio e lo mette di fronte ai suoi limiti come essere umano e alla sua visione limitata e antropocentrica.
Al tempo stesso si cerca anche una semi-spiegazione scientifica al viaggio nel tempo, del tutto ignorato da Wells all'epoca (non era l'argomento di cui gli interessava parlare), introducendo un misterioso materiale anch'esso presente in un'altra storia dello scrittore inglese.
Questo seguito rappresenta dunque sia un omaggio al pantheon immaginato da Wells che una reinterpretazione dell'opera primaria, con i due protagonisti che visitano varie epoche temporali e assistono sia alla nascita che al declino dell'umanità, venendo infine proiettati all'origine stessa del tempo.
Più che trattato sociologico, quindi, appare più in certi punti come un saggio filosofico incentrato sull'esistenza umana. Sul suo vero ruolo nell'Universo e come le proprie azioni possano avere effetti devastanti sulla Terra e sulla storia.
Ma è anche un'opera di fantasia dove il protagonista del primo libro diviene infine una persona totalmente diversa, allineandosi al ventesimo secolo. Capace di creare, invece che distruggere. Il suo viaggio forse termina qui, oppure è solo il prologo a qualcosa di più grande e inimmaginabile.

lunedì 22 giugno 2026

Fabolous Stack of Comics: Star Wars Cavalieri della Vecchia Repubblica - Giorni di Paura


Il viaggio di Zayne Carrick, il Padawan tradito dai propri Maestri Jedi, prosegue. Dopo aver abbandonato il pianeta Taris e aver fatto la conoscenza del Mandaloriano che si oppone alla sua stessa specie, Rohlan Dyre, per lui è tempo di dolorose separazioni che rappresentano in realtà il prologo a nuove avventure.
Tutto questo nella saga Giorni di Paura (Days of Anger), pubblicata nel 2007, scritta da John Jackson Miller e disegnata da Dustin Weaver, Brian Ching e Harvey Tolibao.
Sin da quando è iniziata la sua tortuosa odissea galattica, Zayne Carrick ha potuto contare sull'aiuto del contrabbandiere Marn Hierogryph e sulla guerriera Jarael, la quale ha posto sotto la sua ala protettiva l'anziano Camper, malato da tempo ma ancora in possesso di un grande genio scientifico.
La malattia di Camper peggiora e arriva dunque il momento di separarsi. Jarael e Camper, Arkaniani, tornano al loro pianeta natale Arkania, mentre Zayne e Marn approdano su un pianeta dove sono presenti soldati al servizio della Repubblica, fingendosi dei cuochi ambulanti.
Ma la tragedia è in agguato per tutti: Zayne e Marn devono infatti affrontare un tremendo attacco dei Mandaloriani, mentre Jarael e Camper - pur ricevendo tutte le cure del caso - sono in realtà, a insaputa della prima, parte di un esperimento voluto dal governatore del pianeta per motivazioni oscure. E da quale parte si schiererà Rohlan Dyre?
Le prime due saghe hanno presentato i protagonisti principali e gettato i semi per le trame che si sarebbero svolte nei successivi archi narrativi.
Giunge ora il tempo di raccogliere questi semi. Separando i protagonisti, si creano così due percorsi narrativi separati - ma inevitabilmente destinati a incrociarsi - incentrati sul conflitto tra Repubblica e Mandaloriani e sulle origini arkaniane di Jarael.
Da qui la storia segue percorsi consolidati, con Zayne Carrick destinato ad affrontare una terribile perdita e Jarael che diviene qualcosa di più rispetto a come era apparsa in precedenza. Viene così approfondito il background della protagonista, fino a quel momento rimasto alquanto misterioso, staccandola dalle origini guerriere presentate sinora.
L'intera sottotrama che la vede protagonista sembra in realtà anche una metafora delle multinazionali del farmaco e delle lobby delle armi, pronte a sperimentare i loro preparati su cavie umane senza le adeguate misure di sicurezza e guidate unicamente dal profitto.
Rimaniamo dunque in attesa di vedere come questi due percorsi diversi arriveranno a percorrere di nuovo un'unica strada.

sabato 9 maggio 2026

Italians do it better? 74: Tutta Colpa del Rock (2025)


Penso che molti di voi conoscano The Blues Brothers e di come l'epilogo li veda esibirsi nella prigione di Joliet, scatenando l'entusiasmo dei detenuti. Una pietra miliare della cinematografia, con interpretazioni strepitose...
Ma non è di questo che parleremo ora, bensì di una pellicola che condivide quella tematica musicale e l'ambientazione carceraria. Si tratta di Tutta Colpa del Rock, diretto da Andrea Jublin, scritto da Matteo Menduni, Pasquale "Lillo" Petrolo e Tommaso Renzoni e distribuito nei cinema nell'agosto 2025.
Bruno Verdocchi (Lillo) è un'artista rock di secondo piano il cui sogno è sfondare nel campo della musica, vincendo un prestigioso festival di Roma, ma questo obiettivo lo allontana progressivamente dalla sua famiglia.
Col dente avvelenato verso la sua ex band, che a suo dire l'ha cacciato, Bruno tenta di sabotarne un'esibizione, ma finisce per dare fuoco al palazzetto dove dovrebbe tenersi il concerto.
Condannato e incarcerato, Bruno ha una seconda possibilità grazie a un laboratorio di musica del carcere voluto dal ministero della giustizia. Riuscirà a riscattarsi? E soprattutto diventerà un buon padre, mantenendo le promesse fatte alla figlia?
Siamo dalle parti della commedia più pura, che scivola verso il surreale nella seconda parte... ma diciamo pure anche nella prima, con personaggi che in realtà sono caratteri e appaiono tutti sopra le righe per esigenze narrative. Quindi, se si vedono alcune scene che oggi qualcuno definirebbe cringe (e lo sono), la ragione è questa.
Non so dunque come commentare il fatto che la ragazza che interpreta la figlia di Bruno Verdocchi, quella meno esasperata, sia quella che offre la migliore interpretazione.
Il personaggio di Lillo, qui presente sotto altro nome, è passato dalla televisione e dai programmi streaming al cinema, dove continua a portare avanti questa figura di persona impacciata, pasticciona ma di buon cuore che evidentemente è gradita al pubblico e ha successo.
Per il resto l'unico perno di trama è quello su cui poi vengono costruite attorno le scenette comiche, ma - e qui non mi sento di obiettare - la natura di prodotto leggero di questo film porta a questa scelta di trama, peraltro vista in molte altre commedie.
Anche il discorso carcerario è trattato in maniera molto giocosa, come se fosse solo una tappa inevitabile del percorso. Giocosa come era peraltro anche la visione di The Blues Brothers. Non vedremo dunque personaggi disperati per la loro situazione o redenzioni di Shawshank. Alla fine questo film si incentra sul rapporto padre/figlia, trattato un po' all'americana e molto all'italiana.
Non è un film usa e getta: rimane qualcosa da vedere se si ha tempo libero e non si vuole impegnare troppo la mente.

venerdì 8 maggio 2026

Netflix Original 202: Mank


Ci sono film che fanno la storia del cinema, e sono pochi o tanti a seconda dei punti di vista. E poi ci sono film che segnano un punto di svolta nella storia del cinema, e questi sono pochi.
Se il primo di essi è, nel bene e nel male (soprattutto nel male), Nascita di una Nazione, un'altra pietra miliare è senza ombra di dubbio Quarto Potere, di Orson Welles. E come tutti i film storici, c'è una storia dietro la sua nascita.
Che viene narrata in Mank, diretto da David Fincher, scritto da Jack Fincher e distribuito su Netflix a partire dal 4 dicembre 2020.
Dopo un incidente che lo costringe a rimanere a letto, lo sceneggiatore Herman Mankiewicz (Gary Oldman), scelto personalmente da Orson Welles per scrivere Quarto Potere, ripensa ai suoi giorni di gloria a Hollywood, dove era uno degli sceneggiatori più pagati e riconosciuti.
Ma mentre ritorna con la mente a quei giorni, Mankiewicz giunge alla conclusione che non erano poi così dorati, e soprattutto richiama alla mente le sue dispute morali e politiche col produttore Louis Mayer (Arliss Howard) e il magnate dell'editoria William Randolph Hearst (Charles Dance).
Tutto questo gli darà la spinta e la motivazione per concepire uno dei film più importanti della storia del cinema.
La pellicola parla della Hollywood dell'epoca d'oro, che aveva appena scoperto il sonoro e cercava di sfruttarne le potenzialità, ma al tempo stesso è un film che parla di modernità.
La creazione di Quarto Potere diventa così un buon pretesto narrativo per introdurre temi più generali. Poiché, e credo lo abbiamo già detto, la storia ha la brutta tendenza a ripetersi.
Come ci sono quindi le lotte sindacali e politiche oggi su temi quali il salario minimo e il rispetto del lavoratore, tali tematiche erano presenti già novant'anni fa, pur in un mondo che ora ci appare distante, non avendolo mai vissuto.
E, oggi come novanta anni fa, vi erano persone che sfruttavano le persone per arricchirsi, come Arliss Mayer e William Randolph Hearst. Pur essendo figure storiche reali, costoro diventano anche l'incarnazione di quei miliardari/imprenditori che -- in nome del profitto e di convenienze politiche - non hanno scrupolo alcuno nei confronti dei dipendenti che contribuiscono a creare la loro ricchezza.
Mettendoli da parte come se nulla fosse o sfruttando i loro contatti e il loro potere mediatico per alterare la verità.
Herman "Mank" Mankiewicz combatte contro di loro una battaglia ideologica in apparenza destinata a fallire, una battaglia che lo porta infine ai margini di Hollywood. Ma lo sceneggiatore scopre che può comunque trionfare sfruttando il mezzo che quelle due stesse persone hanno contribuito a rendere popolare: il cinema. Perché anche se la verità può essere filtrata, essa può arrivare a migliaia di persone e far capire loro che il re è nudo.
Tra i film che hanno celebrato il cinema in questi ultimi anni, come Empire of Light, The Fabelmans o Babylon, questo si pone come il più cupo, quello che - così come il citato Babylon - non ha remore a mostrare quei lati oscuri di quella Hollywood tanto celebrata. Costruita anche col sangue e la prevaricazione.

giovedì 7 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Il Batman Che Ride


Comparso per la prima volta in Batman: Metal, il Batman Che Ride si è posto subito come uno degli antagonisti più insoliti di Batman. Fondamentalmente perché... è Batman stesso ma in una forma deviata!
In un universo dove tutto è andato storto, un Bruce Wayne di un altro mondo è divenuto un ibrido tra il Cavaliere Oscuro e il Joker. Il più grande folle mai esistito unito al più grande detective e risolutore di problemi mai vissuto. L'imprevedibilità fatta persona e con un inquietante look concepito da Greg Capullo.
Dopo quell'evento multiversale, il personaggio fa il suo ritorno nella miniserie di sette numeri Il Batman Che Ride (The Batman Who Laughs), pubblicata nel 2019, scritta da Scott Snyder e disegnata da Jock.
Il Batman Che Ride ritorna a Gotham con un nuovo alleato del Multiverso Oscuro, il Cavaliere Tetro, un Batman che non esita a usare armi e violenza eccessiva. Inoltre inizia a richiamare dal Multiverso altri Bruce Wayne che hanno abbandonato l'identità di Batman per uno scopo ignoto.
Capendo di avere poche speranze contro di lui, il Batman di Terra 1 rimane infettato da una tossina rilasciata da un Joker morente e comincia lentamente a trasformarsi, così come accaduto al Batman Che Ride. Batman ha così un'esile speranza di sconfiggere il suo nemico, ma a prezzo della sua anima.
Questo sequel autorizzato di Batman: Metal, in quanto scritto dallo stesso sceneggiatore, porta dunque avanti l'oscuro percorso del Batman Che Ride, deciso a portare l'ordine nel Multiverso a modo suo.
Provenendo da un mondo e un Multiverso Oscuro, il Batman Che Ride si è convinto che l'oscurità sia ciò che darà ordine al mondo intero e vuole applicare questa sua "cura" partendo dalla Gotham di Terra 1. E per quanto pazzo, costui ha la mente raffinata di Batman.
E quindi come si sconfigge un avversario del genere? Mettendosi al suo stesso livello. La progressiva discesa negli inferi di Batman, che lentamente si trasforma nel suo nemico, diventa qualcosa di angosciante. Anche se si sa che alla fine Batman riuscirà a uscirne, i progressivi cliffhanger a ogni capitolo rendono la situazione sempre più disperata.
Una disperazione in cui viene trascinato anche James Gordon, l'anima di Gotham insieme a Bruce Wayne, che qui deve venire a patti con la natura assassina del figlio che porta il suo stesso nome, anche questa una trama che Scott Snyder ha ereditato da sé stesso e da precedenti gestioni delle serie batmaniane.
L'uomo delle regole e il serial killer trovano paradossalmente il loro equilibrio affrontando un Batman assetato di sangue e dittatoriale.
C'è dunque un filo comune che lega tutti gli eventi e tutti i personaggi, che porta infine al deflagrante finale. Ecco, il finale è forse (dopo una costruzione della trama così progressiva) e inevitabilmente la parte più deludente. Il fatto che Batman ritorni come prima perché è Batman, banalizzo un po' il concetto ma non ci allontaniamo troppo, rende chiaro che allo scrittore interessava di più la parte di sviluppo della trama e non la sua risoluzione.
E quello che è certo è che vedremo ancora il Batman Che Ride e il Multiverso Oscuro. Perché se è vero che Batman pensa a tutto, il Batman Che Ride pensa a tutto ciò che è oscuro.

mercoledì 6 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - L'Inizio della Notte Eterna


Dopo Il Giorno della Partenza, Gatsu ha abbandonato la squadra dei Falchi, a cui è rimasto legato per tre anni e dove ha conosciuto Grifis e Caska, nonché altri compagni d'arme.
Sembrerebbe dunque un capitolo chiuso della sua vita, eppure si sa bene che è difficile lasciarsi certe cose alle spalle e le conseguenze si avvertono subito in L'Inizio della Notte Eterna, pubblicato sulla rivista Young Animal nel 1995.
Mentre Gatsu ha un insolito incontro sovrannaturale con il Cavaliere del Teschio, che lo avverte dell'arrivo di un'Eclissi tra un anno, Grifis - forse turbato dalla partenza di Gatsu - si intrufola nella camera della principessa Charlotte e la forza a un rapporto sessuale, sverginandola.
Quando il re delle Midlands scopre la cosa, fa incarcerare Grifis sottoponendolo ad atroci torture e condanna a morte l'intera squadra dei Falchi. Metà di loro viene uccisa o si dà alla macchia e coloro che rimangono si riuniscono sotto il comando di Caska.
Quasi un anno dopo, i sopravvissuti intendono tentare un'impresa impossibile cercando di liberare Grifis e al loro fianco ritorna Gatsu.
Si avverte subito come questa saga di Berserk - che pur potrebbe essere vista come una sorta di prologo dei drammatici eventi futuri - sia fondamentale per le sorti della serie. In poche pagine quello che davamo assodato in precedenza (la furia guerriera di Gatsu, l'influenza di Grifis a corte, le lodi ai Falchi) svanisce nel nulla e viene del tutto distrutto, per essere sostituito da un quadro molto più cupo. Come è nello stile di Kentaro Miura, che ama mescolare le carte in tavola.
Sta iniziando inoltre a divenire sempre più preminente l'aspetto sovrannaturale, che è quello contro cui Gatsu si confronterà in futuro, come visto nei primi capitoli di quest'opera.
Zodd, degli ignoti dei che governano il destino degli esseri umani e ora il Cavaliere del Teschio, tutti tasselli di un mosaico che si sta andando a comporre. Anche il lettore più sprovveduto ha ormai capito che l'Eclissi è il perno di tutto, il punto di non ritorno.
In tutto questo assistiamo anche alla caduta di Grifis - incapace di accettare la perdita di uno dei suoi e di controllare ciò che non è in suo potere - e l'inizio della relazione carnale e tenera allo stesso tempo tra Gatsu e Caska, entrambi con profonde ferite interne - che sovrastano quelle esterne - che questo difficile legame prova a sanare.
Ma su entrambi, anzi su tutti e tre, si proietta una lunga ombra che ha le sue radici nel passato e che, seppur involontariamente, hanno contribuito a creare.
Si tratta, quindi, di un lungo percorso, fisico e spirituale. Un percorso che potrebbe venire bruscamente interrotto.

martedì 5 maggio 2026

Netflix Original 201: Pain Hustlers - Il Business del Dolore


Non è certo argomento per cui possiamo spacciarci come esperti, ma è noto a molti che la sanità americana differisce in maniera notevole da quella italiana. La prima, infatti, è molto basata sulla sanità privata, finanziata da varie assicurazioni, a cui bisogna accedere per avere cure adeguate, mentre qui da noi - anche se talvolta si prova a smantellarla - la sanità pubblica è preminente.
Ed entrambe le nazioni presentano la loro dose di scandali. E la motivazione di fondo è sempre quella: i soldi. Restando sulla sponda statunitense, questo è il tema di Pain Hustlers: Il Business del Dolore (Pain Hustlers), diretto da David Yates, scritto da Wells Tower e distribuito su Netflix a partire dal 27 ottobre 2023.
Liza Drake (Emily Blunt) è una ballerina di lap dance che viene notata da Pete Brenner (Chris Evans), un dirigente della casa farmaceutica Zanna, la quale è sull'orlo della bancarotta.
Grazie al suo carisma e alla propria abilità dialettica, Liza Drake riesce a far sì che molti dottori inizino a prescrivere un antidolorifico di nome Lonafen, facendo così salire le azioni della società.
Liza fa così carriera all'interno della multinazionale e diviene ricca, ma ci sono degli effetti collaterali che lei non ha immaginato. E la porteranno alla fine a dover prendere una drastica scelta.
Il film si basa su una storia realmente accaduta, seppur con nomi modificati per ragioni legali, avvenuta circa quindici anni prima della produzione della pellicola. Ma come spesso accade con prodotti del genere, la storia di base viene così ampiamente modificata di modo da diventare qualcosa di diverso rispetto alla fonte originaria.
Diverso in quanto si intende fare un discorso più generale. In questo caso sulla sanità americana e lo strapotere di alcune multinazionali del farmaco, che lucrano sulla salute delle persone malate e talvolta in difficoltà economiche per sole ragioni di profitto, senza pensare alle conseguenze etiche.
Il personaggio di Chris Evans è incarnazione di questo strapotere e della mancanza di moralità, mentre il personaggio di Emily Blunt è colei che, provenendo dalle classi sociali meno abbienti, è ancora aggrappata a certi valori e quindi compie un percorso in cui, dopo aver toccato le stelle, non dimentica del tutto le proprie origini e decide di ritornarvi per il bene comune.
Ne emerge, dunque, un confronto sotterraneo in cui forse nessuno di loro è dalla parte del torto in senso assoluto, poiché entrambi lottano per sopravvivere. Ma un vincitore alla fine deve esserci, qualcuno che possa dare un po' di speranza.
Che sia un'opera moralistica, e un po' buonista, credo sia indubbio. Offre uno sguardo a un mondo che già conosciamo, però non fa mai male vedere come si comporta chi scruta nell'abisso. E cerca di far catapultare altre persone in quell'abisso.

lunedì 4 maggio 2026

Libri a caso: La Chiusa n. 1


Il rapporto tra il Commissario Maigret e il mare, anzi tra Georges Simenon e il mare, è sempre stato molto stretto. Maigret, dopotutto, è nato su un'imbarcazione - metaforicamente parlando - e più volte le sue indagini si sono svolte in località vicine al mare o a un fiume.
Ma Maigret è anche legato strettamente alla città di Parigi e l'autore ha fatto in modo che questi due tratti si conciliassero in La Chiusa n. 1 (L'Écluse numéro 1), pubblicato nel 1933.
Dopo essere uscito ubriaco da un locale sul lungosenna, il marinaio Gassin cade in acqua e, richiamando altri avventori del locale, si scopre il corpo di un uomo pugnalato alla schiena. Si tratta di Emile Ducrau, un imprenditore del luogo che gestisce con autorità l'intero traffico fluviale della Chiusa n. 1 e altre imprese collegate.
Maigret, che sta per andare in pensione, interroga Ducrau su chi possa averlo pugnalato e scopre una realtà molto più complicata. Che diventa ancora più intricata col suicidio del figlio di Ducrau e un omicidio. Riuscirà il Commissario a sbrogliare la matassa prima del suo ritiro?
Sappiamo bene cosa succede quando un autore cerca di liberarsi del suo personaggio più famoso, difficilmente gli va bene, ma sono abbastanza certo che ritorneremo su questo argomento.
Immagino che, nelle intenzioni di Georges Simenon, questo romanzo - che nella sua mente era il penultimo - dovesse rappresentare una summa dei temi che avevano caratterizzato i diciassette libri incentrati su Maigret pubblicati fino a quel momento.
Ecco dunque Parigi, con i suoi edifici già proiettati verso un'era moderna. Ecco la vita di mare, o meglio di fiume, che nasconde mille tragici segreti. Ecco un rappresentante di una classe abbiente, così inviso al Commissario - e suppongo anche a Simenon - che proviene invece da una famiglia umile.
E, infine, Maigret che ancora una volta entra in questo mondo che non gli appartiene ma che impara subito a padroneggiare, non facendosi intimorire da nessuno.
Quindi Maigret/Simenon mostrano tutto il loro disprezzo per Emile Ducrau che, pur in apparenza non avendo compiuto nulla di male, è in realtà l'araldo di tutto il male che permea il lungosenna. Un'autorità che instilla il terrore nei suoi sottoposti, nella sua famiglia, che vengono continuamente irrisi e sbeffeggiati.
Quel tipo di personalità che ritiene che niente e nessuno possano toccarlo e, quando si accorge di tutte le tragedie che ha generato col proprio comportamento, continua a comportarsi come se nulla fosse.
La Chiusa n. 1 rappresenta uno dei più cupi romanzi di Simenon, se non il più cupo visto finora, dove non c'è proprio spazio per alcun tipo di speranza.
Non stupisce, dunque, che Maigret voglia alla fine staccarsi da questo scenario, rifugiandosi in una placida città di campagna insieme alla moglie. Ma si sa, forse il bello deve ancora venire.

domenica 3 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - Il Giorno della Partenza


Dalla saga L'Età dell'Oro, Gatsu ha iniziato a far parte della squadra dei Falchi, capitanata da Grifis. Ma molte cose sono accadute in seguito.
Grifis è divenuto uno degli uomini più influenti a corte e si è scoperto che il mondo in cui vivono i Falchi non è così semplice come lo si possa immaginare. Tra bianco e nero, ci sono tante di quelle zone di grigio in cui è difficile raccapezzarsi.
Ma c'è anche un'altra cosa da considerare. Gatsu, per via dell'incontro con Caska e dopo aver capito la vera natura di Grifis, non è più la persona di un tempo. Le conseguenze di questo vengono esplorate ne Il Giorno della Partenza, pubblicato sulla rivista Young Animal nel 1994.
Grifis sventa un nuovo complotto ai suoi danni e manda al rogo i suoi esecutori, tra cui vi è anche la Regina, ponendosi così come uno dei più diretti pretendenti al trono delle Midlands. Un risultato impensabile per un uomo di umili origini.
Al contempo, Gatsu decide di abbandonare la Squadra dei Falchi, in quanto non si riconosce più nel sogno di Grifis e vuole perseguirne uno suo.
Caska non è in grado di fargli cambiare idea, ma vi è qualcuno che non vuole che Gatsu se ne vada ed è proprio Grifis, disposto a riportarlo nelle sue file anche usando le maniere forti.
Siamo dunque a un nuovo punto di svolta, così come lo è stato l'ingresso di Gatsu nei Falchi. In questi tre anni lui è maturato, nel bene e nel male, anche per via di alcuni incarichi "sporchi" che Grifis gli ha affidato.
E ha dunque infine realizzato che non è quella la strada che intende perseguire. Il confronto con Grifis fa subito capire chi ne uscirà vincitore, tanto che Gatsu sconfigge il suo avversario con irridente facilità.
Poiché Gatsu è ora più consapevole di sé ed è proiettato nel futuro, mentre Grifis - pur con tutti i successi conseguiti - è ancora bloccato nel passato e non è maturato. È come una sorta di bambino mal cresciuto a cui non vuole che siano tolti i suoi giocattoli.
Il futuro appare dunque incerto per entrambi e per Caska, anche, che sta iniziando a provare qualcosa per Gatsu dopo l'iniziale risentimento - una sorta di mal riposta gelosia, Ma ciò che nessuno di loro sa è che rimane pendente quella frase pronunciata da Zodd e l'arrivo di questa misteriosa Eclissi.
Anche se Gatsu intende percorrere un sentiero più lucente, l'oscurità continuerà a perseguitarlo. Come lo sta perseguitando sin da quando è nato.

sabato 2 maggio 2026

Libri a caso: I Tre Impostori


La Londra di fine secolo era una città già proiettata verso la modernità. Con la Rivoluzione Industriale in pieno svolgimento, la città diventava sempre più popolosa e piena di nuovi edifici, mentre i primi mezzi pubblici a motore cominciavano a fare la loro comparsa.
Ma c'era ancora qualche rimasuglio del "vecchio" mondo, come le carrozze o gli edifici che presentavano un'architettura di uno stile passato. E il folklore e le leggende rimanevano ancora ben presenti. In questo contesto si svolge il romanzo I Tre Impostori (The Three Impostors), scritto da Arthur Machen e pubblicato nel 1895.
Dyson e Phillips sono due aspiranti scrittori e amici che spesso si ritrovano a parlare per ore di arte e del materialismo del mondo. Un giorno, Dyson incappa in una rara moneta abbandonata da una persona che gli passa davanti correndo.
Da quel momento sia lui che Phillips iniziano a incontrare strane persone, le quali raccontano loro storie ancor più strane piene di elementi sovrannaturali e che vedono al centro un misterioso uomo con gli occhiali. Che sia lui a detenere il segreto che circonda la moneta ritrovata da Dyson?
Oltre ai due scrittori, vi è una terza protagonista di questa storia. Essa è la città di Londra stessa. Nelle vie più affollate è una città moderna, piena di gente che ne anima le strade e auto a motore, ma a volte basta prendere una svolta differente e ci si ritrova all'improvviso in un mondo differente, con edifici decadenti e ancora proiettati nel passato.
Un mondo dove si annidano gli orrori e le leggende che sembrano ormai confinati nel passato e che vengono rappresentati dalle persone che Dyson e Phillips incontrano nel corso delle loro scorribande: storie sul popolo delle fate, uomini che si trasformano in mostri e strumenti di tortura medioevali.
Sono gli apparenti ultimi respiri di quel mondo antico, che sta cedendo il passo alla modernità, a un realismo che sta prendendo il sopravvento, anche nella letteratura. Ma restano ancora molte storie da raccontare e vi sono alcuni scrittori, come Arthur Machen, che quel mondo non vogliono abbandonarlo. E la loro narrativa sovrannaturale continua ancora oggi grazie a molti altri scrittori e non è mai scomparsa col tempo, a differenza di quella Londra, ormai sepolta dalla polvere del tempo. Alla fine l'immaginazione prevale sempre, anche di fronte al realismo più sfrenato.

venerdì 1 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Batman - La Città della Follia


Gotham City è notoriamente una città maledetta, dove predomina la follia. E i pazzi più incurabili vengono tutti rinchiusi, prima di una loro inevitabile fuga, nell'Arkham Asylum.
Ma se ci fosse qualcosa di peggio? Una Gotham ulteriormente distorta e oscura in cui neanche Batman riuscirebbe a destreggiarsi? Questo avviene in La Città della Follia (City of Madness), miniserie di tre numeri pubblicata nel 2023, scritta e disegnata da Christian Ward.
Da secoli, la Corte dei Gufi sorveglia una porta presente nei bassifondi di Gotham che conduce a una Gotham sotterranea, popolata da versioni più distorte e folli dei criminali ed eroi presenti nella città oscura. Il Batman della Gotham di sotto, tuttavia, riesce a giungere nella Gotham di sopra e inizia a cercare un suo Robin.
Capendo che la situazione rischia di diventare ingestibile, la Corte dei Gufi si rivolge all'unica persona che potrebbe affrontare il Batman della Gotham di sotto. Nient'altri che il loro nemico: il vero Batman.
Un tema classico, una versione distorta del nostro mondo, presente sin da quando Alice cadde in una buca o attraversò lo specchio e forse anche prima. Qui, però, non ci troviamo di fronte ad amabili pazzoidi, bensì spietati criminali. E come può apparire una loro versione ancora più distorta? E come può combatterli il Batman di quel mondo?
Semplice, impazzendo anche lui. La paura che il vero Batman ha da sempre ("ci vuole un pazzo per beccare un pazzo", diceva dopotutto un grande saggio) nella Gotham di sotto è divenuto realtà. Il Sottosopra in chiave Batmaniana.
Il Cavaliere Oscuro deve dunque affrontare i suoi demoni interiori, i suoi nemici più insidiosi e al tempo stesso rimanere fedele al proprio codice di non uccidere. Un codice che dovrà trasmettere al ragazzo destinato a divenire il Robin della Gotham di sotto, il quale ha vissuto la sua stessa tragedia.
Curioso che un cambiamento così epocale - la presenza di una seconda Gotham - sia relegata a un progetto speciale, quindi con ogni probabilità è una libertà creativa dell'autore che non avrà riflessi altrove. Non che questo sia necessariamente un dramma.
Il tutto, infatti, avviene in una sorta di dimensione onirica e surreale sottolineata dai disegni che passano dal realismo della Gotham di sopra al surrealismo della Gotham di sotto. Un mix che non risulta affatto straniante, ma che conduce il lettore per mano nelle due differenti dimensioni.
Quindi è solo un esercizio stilistico? Direi che è principalmente un esercizio stilistico, ma che non abbandona del tutto lo sviluppo della trama. Forse non vedremo mai più la Gotham di sotto, tuttavia è stato interessante visitarla.

giovedì 30 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Star Wars Cavalieri della Vecchia Repubblica - Flashpoint


Al termine della prima saga di Cavalieri della Vecchia Repubblica, Inizio, avevamo lasciato il padawan Zayne Carrick in una situazione molto complicata. Testimone dell'assassinio dei suoi compagni perpetrato da dei Maestri Jedi, causa una visione profetica sull'arrivo di un imminente distruttore tra le loro fila, e accusato ingiustamente di questo crimine, è dovuto fuggire dal pianeta Taris.
Ricercato da mezza galassia, Zayne ha convinto della sua innocenza il contrabbandiere Marn Hierogryph e la guerriera Jarael. Ora il loro viaggio prosegue con la seconda saga di sei numeri, Flashpoint, pubblicata nel 2006, scritta da John Jackson Miller e disegnata da Dustin Weaver e Brian Ching.
In cerca di rifornimenti, Zayne e gli altri approdano vicino a una colonia mineraria, che però poco dopo viene attaccata dai Mandaloriani. Jarael viene da loro catturata, mentre un Mandaloriano di nome Rohlan Dyre si tiene in disparte e prova a rubare la nave di Zayne.
Una volta catturato, Rohlan Dyre afferma che Jarael è stata portata sul pianeta Flashpoint, in quanto erroneamente scambiata per una Jedi, dove sarà sottoposta a terribili torture. Rohlan Dyre non condivide del tutto i metodi belligeranti del suo popolo e decide di aiutare Zayne Carrick a liberarla.
Al contempo i Jedi traditori stanno ancora cercando il Padawan scomparso e meditano di attirarlo in una trappola utilizzando suo padre.
La serie procede su binari consolidati: dopo la fuga, il protagonista ora cerca un modo per ripulire la sua fedina penale agli occhi delle altre persone e cercare vendetta su coloro che lo hanno incastrato, i quali a loro volta gli tendono delle trappole.
Il primo passo si affida a una sottotrama accennata nella prima saga e che qui viene approfondita: il conflitto della Repubblica coi Mandaloriani, dopo che i Sith sono stati sconfitti una prima volta. Sì, i Mandaloriani a cui appartengono anche Boba Fett e Din Djarin.
La variante che viene introdotta è la presenza, se non proprio di un pacifista, di qualcuno che mette in discussione alcuni metodi barbari dei Mandaloriani e che ritiene che una continua battaglia porti solo alla morte e persegue dunque altre strade, a rischio di essere definito traditore.
Un'insolita manifestazione di obiezione di coscienza.
I rapporti tra Zayne Carrick e gli altri comprimari della saga, nel frattempo, si rafforzano, mentre l'alleanza dei Jedi traditori inizia a venire meno. A parte questo, però, la trama principale non va avanti più di tanto.
Vedremo dunque quali saranno le prossime mosse del padawan ingiustamente accusato. Ci troviamo millenni prima della nascita di Han Solo, Leia e Luke Skywalker, ma la galassia di Star Wars non smette mai di sfornare nuove storie.

mercoledì 29 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - La Battaglia per la Conquista di Dordrey


Grifis e l'esercito dei Falchi continuano a mietere successi e ad apparire, agli occhi del re delle Midlands, in maniera sempre più favorevole. Il tutto mentre i componenti principali della squadra, Gatsu e Caska, sono lacerati dai loro dubbi interiori e il primo sta meditando di abbandonare la squadra.
Grifis, Gatsu e Caska hanno già sperimentato sulla loro pelle come questo mondo, oltre che crudele, sia anche dominato dalla magia e da creature inumane. E questo fatto sta per diventare ancora più evidente in La Battaglia per la Conquista di Dordrey, pubblicato sulla rivista Young Animal nel 1994.
Da cento anni infuria una terribile guerra nelle Midlands e uno degli obiettivi più ambiti è la fortezza di Dordrey, ritenuta impenetrabile per via della sua posizione che consente solo un assalto frontale limitato e che può essere facilmente respinto.
Grifis, però, non si fa intimidire da questo e accetta la missione per riconquistare la fortezza, nonostante il suo esercito impallidisca come numero di soldati rispetto a quello presente a Dordrey.
Ma il leader dei Falchi ha concepito un piano fuori da ogni schema e, inoltre, ha un interesse personale per mettere a tacere un segreto che potrebbe rovinarlo. Zodd l'Immortale, invece, osserva la battaglia con grande interesse per motivi ignoti.
Quando la "sporcizia" e la corruzione del mondo degli esseri umani si incontra col lato sovrannaturale, si può stare certi che la saga di Berserk, ideata da Kentaro Miura, sta prendendo una piega interessante, anche se possiamo già intuire che risulterà traumatica per i protagonisti.
Se infatti, nel corso di questo lungo flashback, stiamo assistendo all'ascesa di Grifis da semplice soldato a probabile futuro re delle Midlands, al tempo stesso altri pezzi si stanno muovendo sulla scacchiera. Che a quanto pare non vogliono che le cose vadano in questo modo.
Esistono dunque - come già intuito in Zodd l'Immortale - forze più potenti, impossibili da controllare, quelle stesse forze che Gatsu affronterà da guerriero adulto e martoriato. Forze che controllano, plasmano e dirigono il destino degli esseri umani. Forze che in apparenza non si possono contrastare.
Quindi la pur grande vittoria strategica dei Falchi, che riconquistano Dordrey grazie alle abilità tattiche di Caska e alla potenza in battaglia di Gatsu, è in realtà anche frutto dell'intervento di queste entità, al cui servizio pare essere Zodd. E ancora non si comprende il motivo del loro agire. Solo Zodd ne è consapevole e alla fine afferma che un Eclissi è in arrivo.
In un mondo dove l'oscurità prevale, questo non sembra promettere nulla di buono. E c'è come l'impressione che tutti questi successi stiano già preparando la strada per questa tremenda caduta.
Gli dei possono essere benevoli o indifferenti. Tuttavia è possibile che, nel mondo di Berserk, sia la crudeltà a caratterizzarli.

martedì 28 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Punitore/Vedova Nera - La Tela del Giorno del Giudizio


Si potrebbe pensare che il Punitore e la Vedova Nera siano due personaggi agli antipodi, le cui strade difficilmente si possono incrociare visto che percorrono sentieri narrativi differenti. Eppure qualche punto in comune ce l'hanno.
Entrambi hanno un passato tragico e hanno perso persone a loro care: evento che li ha spinti a intraprendere le loro rispettive missioni, pur con differenti metodi. Entrambi non esitano a uccidere, quando necessario (il Punitore anche quando non lo è). Entrambi si pongono su una linea sottile e, se il Punitore l'ha ormai oltrepassata da tempo, la Vedova Nera vi si ritrova spesso in bilico.
Questi due personaggi si alleano, credo per la prima volta, nel graphic novel La Tela del Giorno del Giudizio (Spinning Doomsday's Web), scritto da D.G. Chichester e disegnata da Larry Stroman.
La Vedova Nera tenta di fermare l'evasione di Peter Malum, un genio della scienza deviato che tempo prima ha costruito un dispositivo nucleare impossibile da smantellare. Malum però ha facilmente la meglio su di lei e, dopo questa dura batosta, Natasha Romanov inizia a dubitare di sé stessa e delle proprie capacità.
Nick Fury le affida comunque l'incarico di ricatturare Malum, il quale sta provando a costruire un nuovo dispositivo nucleare rubando in vari siti i pezzi necessari, ma l'eroina deve far presto perché sulle tracce del criminale vi è il Punitore, deciso a fare giustizia a modo suo.
L'incontro tra queste due forti personalità potrebbe rappresentare la chiave per il successo, oppure la totale disfatta.
Storia diretta e immediata, che punta molto sulle scene di azione - che l'artista ritrae da diverse angolature come volesse catturare una sorta di atmosfera cinematografica. La trama non si fa troppi problemi a lasciare alcuni punti in sospeso o non approfondirli (il Punitore arriva, se ne va e di solito... ah no, quella era un'altra cosa. Comunque la sua presenza non è così significativa, smuove giusto un po' la trama che però è più incentrata sulla Vedova Nera).
C'è, infatti, giusto una traccia di approfondimento con Natasha Romanov e i suoi dubbi interiori, che però vengono rapidamente dissolti quando si ritrova nel suo ambiente, ovvero di fronte al pericolo. Del tema, per sconfiggere le tue peggiori paure devi affrontarle.
Il Punitore e la Vedova Nera scoprono dunque di poter mettere da parte eventuali loro divergenze in nome di un bene comune e contro una minaccia superiore, non senza prima - decennale tradizione Marvel - aver avuto uno scontro tra di loro prima di decidere di allearsi.
Quindi è una storia senza particolari guizzi, che va dritta all'obiettivo, anche perché non c'erano poi così tante pagine a disposizione. La potenza dei team-up genera anche questo.

lunedì 27 aprile 2026

Prime Video Original 101: G20


Credo non vi stupisca venire a conoscenza del fatto che gli Stati Uniti si ritengano la più grande democrazia mai esistita e che il cinema dà manforte nel portare avanti questa convinzione.
E quindi la figura istituzionale più rappresentativa di questa nazione non può essere da meno e deve porsi in prima linea per diffondere la democrazia a forza di botte e sparatorie.
Sorvolando su presenti e passati Presidenti, ci si può ricordare di Bill Pullman/Thomas J. Whitmore nei due Independence Day o, più di recente, di Aaron Eckhart/Benjamin Asher nella saga Attacco al Potere.
Ma c'è sempre spazio per altra democrazia, come accade in G20, diretto da Patricia Riggen, scritto da Logan Miller e Noah Miller e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 10 aprile 2025.
La Presidente degli Stati Uniti Danielle Sutton (Viola Davis), bersaglio della stampa per via delle scorribande della figlia Serena (Marsai Martin), si reca insieme alla famiglia al summit del G20 che si tiene a Cape Town in Sud Africa.
La riunione viene però bruscamente interrotta dall'arrivo di una banda di terroristi mercenari capitanata da Edward Rutledge (Antony Starr), che intende far crollare i mercati economici globali in favore delle criptovalute, di cui si è assicurata una quantità considerevole.
Danielle Sutton e la sua famiglia sono tra i pochi a non venire catturati e la Presidente deve trovare al più presto una soluzione per salvare il mondo e la sua vita familiare allo stesso tempo.
Adoro il fatto che questo film sia smaccatamente propagandistico e non solo non lo nasconda, ma te lo sbatta pure in faccia come se fosse una cosa naturale. Chiaramente un prodotto di facile intrattenimento - di per sé non è un male - per un pubblico che non cerca storie complicate o trame su più livelli narrativi ma semplicemente azione. E anche questo di per sé non è un male.
E quindi si va dritti all'obiettivo, in una nazione dove alcuni non sanno dove si trovino sulla cartina geografica altre nazioni, affermando che gli Stati Uniti sono la miglior nazione che ci sia (i suoi rappresentanti sfuggono ai terroristi e li combattono facendo prevalere il bene), mentre gli altri paesi sono a un livello inferiore (infatti i loro leader vengono tutti catturati).
Si salvano dall'attentato della pellicola solo l'Inghilterra - storico alleato degli Stati Uniti - e, per ragioni che preferisco non approfondire, l'Italia, con Sabrina Impacciatore oramai lanciata nelle produzioni americane. Chiaramente sono lì solo per aiutare la vera nazione protagonista, non per surclassarla.
In questo scenario nessuno si stupisce, dunque, che la Presidente (inclusività al massimo) sia incarnazione di questa supremazia e si riveli una formidabile combattente (viene spiegato perché lo è, sia chiaro). E in aggiunta le consolidate dinamiche familiari, con la prole a dare man forte.
E la vera fonte di ispirazione non sono i film sopra citati, bensì il sempiterno Trappola di Cristallo: la trama è praticamente simile, con le criptovalute - moderno oppio dei popoli - a prendere il sopravvento. E con una spruzzata di Black Panther, questo almeno lo citano.
Un prodotto immediato da digerire e forse da porre nel retro della propria mente, pronto a essere scordato e ritirato fuori solo quando, per qualche motivo, verrà nominato. A proposito, l'ultimo G20 tenutosi qualche mese dopo l'uscita di questa pellicola si è tenuto proprio in Sud Africa.. ma non c'era Viola Davis come rappresentante degli Stati Uniti.

domenica 26 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Capitan America - L'Esercito Fantasma


Come noto, Capitan America è un veterano della Seconda Guerra Mondiale e ha combattuto su più fronti per quasi cinque anni affiancato da Bucky Barnes, prima che lui finisse ibernato e il suo sidekick divenisse l'agente al servizio dei servizi segreti russi noto come Soldato d'Inverno.
Durante quei drammatici tempi bellici, le avventure dell'eroe a stelle e strisce rasentavano a volte il surreale, non limitandosi agli scontri con i nazisti o i loro agenti, ma sconfinando talvolta anche nel mistico e nel sovrannaturale. Tali atmosfere ritornano nel graphic novel L'Esercito Fantasma (The Ghost Army), pubblicato nel 2023, scritto da Alan Gratz e disegnato da Brent Schoonover.
Mentre stanno combattendo insieme a Dum Dum Dugan l'esercito nazista in Transia, Capitan America e Bucky si imbattono in Jim Morita e il suo esercito fantasma, un sofisticato sistema di altoparlanti che induce l'esercito nazista a credere che vi siano delle grandi truppe in arrivo e fuggire.
In un vicino castello si trova anche il Barone Mordo che - per ragioni personali - si è temporaneamente alleato con i nazisti e sta lavorando a un macchinario mistico in grado di riportare le vittime di guerra in vita come fantasmi il cui tocco risulta letale.
Di fronte a questa minaccia, Capitan America e Bucky - in netta inferiorità numerica e spirituale - devono trovare alleati insoliti e assaltare il castello di Mordo, il quale ha in mente un segreto piano di conquista all'insaputa di tutti, prima che sia troppo tardi.
Per quanto possa apparire strano che Capitan America affronti una minaccia mistica di solito appannaggio del Dr. Strange, bisogna ricordare che già durante la Golden Age il Supersoldato si confrontava anche con questo tipo di avversari e in era moderna non si è mai tirato indietro di fronte a qualsiasi pericolo, naturale o sovrannaturale che fosse.
E credo proprio che quest'opera, facendo ovviamente le opportune modernizzazioni sia dal punto di vista della scrittura che da quello grafico, richiami quelle atmosfere della Golden Age, rivolgendosi anche al pubblico "cinematografico" per così dire, di modo che arrivi a più persone possibili.
Inoltre vi sono alcuni evidenti omaggi alla Silver Age, con l'introduzione di un altro celebre nemico del Dr. Strange e la presenza della famiglia Maximoff.
Quindi più che una storia di guerra questo è un racconto tra l'avventuroso e il magico, una sorta di fiaba per adulti moderna piena di cliffhanger nello stile dei vecchi serial della Republic Pictures. I lettori navigati di fumetti, invece, troveranno qualche inside joke qui e là per la loro gioia.
Non siamo di fronte a un capolavoro assoluto (ma dopotutto, quale opera degli ultimi decenni lo è), tuttavia ritengo sia una buona storia che ricorda molto dei tempi che non ci sono più.
Quegli stessi tempi, e le stesse letture, che anche lo scrittore a mio avviso ha vissuto e su cui si è basato per ideare questa storia. Un mix tra passato e presente come solo nei fumetti possiamo ammirare senza restarne straniti.