sabato 9 maggio 2026

Italians do it better? 74: Tutta Colpa del Rock (2025)


Penso che molti di voi conoscano The Blues Brothers e di come l'epilogo li veda esibirsi nella prigione di Joliet, scatenando l'entusiasmo dei detenuti. Una pietra miliare della cinematografia, con interpretazioni strepitose...
Ma non è di questo che parleremo ora, bensì di una pellicola che condivide quella tematica musicale e l'ambientazione carceraria. Si tratta di Tutta Colpa del Rock, diretto da Andrea Jublin, scritto da Matteo Menduni, Pasquale "Lillo" Petrolo e Tommaso Renzoni e distribuito nei cinema nell'agosto 2025.
Bruno Verdocchi (Lillo) è un'artista rock di secondo piano il cui sogno è sfondare nel campo della musica, vincendo un prestigioso festival di Roma, ma questo obiettivo lo allontana progressivamente dalla sua famiglia.
Col dente avvelenato verso la sua ex band, che a suo dire l'ha cacciato, Bruno tenta di sabotarne un'esibizione, ma finisce per dare fuoco al palazzetto dove dovrebbe tenersi il concerto.
Condannato e incarcerato, Bruno ha una seconda possibilità grazie a un laboratorio di musica del carcere voluto dal ministero della giustizia. Riuscirà a riscattarsi? E soprattutto diventerà un buon padre, mantenendo le promesse fatte alla figlia?
Siamo dalle parti della commedia più pura, che scivola verso il surreale nella seconda parte... ma diciamo pure anche nella prima, con personaggi che in realtà sono caratteri e appaiono tutti sopra le righe per esigenze narrative. Quindi, se si vedono alcune scene che oggi qualcuno definirebbe cringe (e lo sono), la ragione è questa.
Non so dunque come commentare il fatto che la ragazza che interpreta la figlia di Bruno Verdocchi, quella meno esasperata, sia quella che offre la migliore interpretazione.
Il personaggio di Lillo, qui presente sotto altro nome, è passato dalla televisione e dai programmi streaming al cinema, dove continua a portare avanti questa figura di persona impacciata, pasticciona ma di buon cuore che evidentemente è gradita al pubblico e ha successo.
Per il resto l'unico perno di trama è quello su cui poi vengono costruite attorno le scenette comiche, ma - e qui non mi sento di obiettare - la natura di prodotto leggero di questo film porta a questa scelta di trama, peraltro vista in molte altre commedie.
Anche il discorso carcerario è trattato in maniera molto giocosa, come se fosse solo una tappa inevitabile del percorso. Giocosa come era peraltro anche la visione di The Blues Brothers. Non vedremo dunque personaggi disperati per la loro situazione o redenzioni di Shawshank. Alla fine questo film si incentra sul rapporto padre/figlia, trattato un po' all'americana e molto all'italiana.
Non è un film usa e getta: rimane qualcosa da vedere se si ha tempo libero e non si vuole impegnare troppo la mente.

venerdì 8 maggio 2026

Netflix Original 202: Mank


Ci sono film che fanno la storia del cinema, e sono pochi o tanti a seconda dei punti di vista. E poi ci sono film che segnano un punto di svolta nella storia del cinema, e questi sono pochi.
Se il primo di essi è, nel bene e nel male (soprattutto nel male), Nascita di una Nazione, un'altra pietra miliare è senza ombra di dubbio Quarto Potere, di Orson Welles. E come tutti i film storici, c'è una storia dietro la sua nascita.
Che viene narrata in Mank, diretto da David Fincher, scritto da Jack Fincher e distribuito su Netflix a partire dal 4 dicembre 2020.
Dopo un incidente che lo costringe a rimanere a letto, lo sceneggiatore Herman Mankiewicz (Gary Oldman), scelto personalmente da Orson Welles per scrivere Quarto Potere, ripensa ai suoi giorni di gloria a Hollywood, dove era uno degli sceneggiatori più pagati e riconosciuti.
Ma mentre ritorna con la mente a quei giorni, Mankiewicz giunge alla conclusione che non erano poi così dorati, e soprattutto richiama alla mente le sue dispute morali e politiche col produttore Louis Mayer (Arliss Howard) e il magnate dell'editoria William Randolph Hearst (Charles Dance).
Tutto questo gli darà la spinta e la motivazione per concepire uno dei film più importanti della storia del cinema.
La pellicola parla della Hollywood dell'epoca d'oro, che aveva appena scoperto il sonoro e cercava di sfruttarne le potenzialità, ma al tempo stesso è un film che parla di modernità.
La creazione di Quarto Potere diventa così un buon pretesto narrativo per introdurre temi più generali. Poiché, e credo lo abbiamo già detto, la storia ha la brutta tendenza a ripetersi.
Come ci sono quindi le lotte sindacali e politiche oggi su temi quali il salario minimo e il rispetto del lavoratore, tali tematiche erano presenti già novant'anni fa, pur in un mondo che ora ci appare distante, non avendolo mai vissuto.
E, oggi come novanta anni fa, vi erano persone che sfruttavano le persone per arricchirsi, come Arliss Mayer e William Randolph Hearst. Pur essendo figure storiche reali, costoro diventano anche l'incarnazione di quei miliardari/imprenditori che -- in nome del profitto e di convenienze politiche - non hanno scrupolo alcuno nei confronti dei dipendenti che contribuiscono a creare la loro ricchezza.
Mettendoli da parte come se nulla fosse o sfruttando i loro contatti e il loro potere mediatico per alterare la verità.
Herman "Mank" Mankiewicz combatte contro di loro una battaglia ideologica in apparenza destinata a fallire, una battaglia che lo porta infine ai margini di Hollywood. Ma lo sceneggiatore scopre che può comunque trionfare sfruttando il mezzo che quelle due stesse persone hanno contribuito a rendere popolare: il cinema. Perché anche se la verità può essere filtrata, essa può arrivare a migliaia di persone e far capire loro che il re è nudo.
Tra i film che hanno celebrato il cinema in questi ultimi anni, come Empire of Light, The Fabelmans o Babylon, questo si pone come il più cupo, quello che - così come il citato Babylon - non ha remore a mostrare quei lati oscuri di quella Hollywood tanto celebrata. Costruita anche col sangue e la prevaricazione.

giovedì 7 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Il Batman Che Ride


Comparso per la prima volta in Batman: Metal, il Batman Che Ride si è posto subito come uno degli antagonisti più insoliti di Batman. Fondamentalmente perché... è Batman stesso ma in una forma deviata!
In un universo dove tutto è andato storto, un Bruce Wayne di un altro mondo è divenuto un ibrido tra il Cavaliere Oscuro e il Joker. Il più grande folle mai esistito unito al più grande detective e risolutore di problemi mai vissuto. L'imprevedibilità fatta persona e con un inquietante look concepito da Greg Capullo.
Dopo quell'evento multiversale, il personaggio fa il suo ritorno nella miniserie di sette numeri Il Batman Che Ride (The Batman Who Laughs), pubblicata nel 2019, scritta da Scott Snyder e disegnata da Jock.
Il Batman Che Ride ritorna a Gotham con un nuovo alleato del Multiverso Oscuro, il Cavaliere Tetro, un Batman che non esita a usare armi e violenza eccessiva. Inoltre inizia a richiamare dal Multiverso altri Bruce Wayne che hanno abbandonato l'identità di Batman per uno scopo ignoto.
Capendo di avere poche speranze contro di lui, il Batman di Terra 1 rimane infettato da una tossina rilasciata da un Joker morente e comincia lentamente a trasformarsi, così come accaduto al Batman Che Ride. Batman ha così un'esile speranza di sconfiggere il suo nemico, ma a prezzo della sua anima.
Questo sequel autorizzato di Batman: Metal, in quanto scritto dallo stesso sceneggiatore, porta dunque avanti l'oscuro percorso del Batman Che Ride, deciso a portare l'ordine nel Multiverso a modo suo.
Provenendo da un mondo e un Multiverso Oscuro, il Batman Che Ride si è convinto che l'oscurità sia ciò che darà ordine al mondo intero e vuole applicare questa sua "cura" partendo dalla Gotham di Terra 1. E per quanto pazzo, costui ha la mente raffinata di Batman.
E quindi come si sconfigge un avversario del genere? Mettendosi al suo stesso livello. La progressiva discesa negli inferi di Batman, che lentamente si trasforma nel suo nemico, diventa qualcosa di angosciante. Anche se si sa che alla fine Batman riuscirà a uscirne, i progressivi cliffhanger a ogni capitolo rendono la situazione sempre più disperata.
Una disperazione in cui viene trascinato anche James Gordon, l'anima di Gotham insieme a Bruce Wayne, che qui deve venire a patti con la natura assassina del figlio che porta il suo stesso nome, anche questa una trama che Scott Snyder ha ereditato da sé stesso e da precedenti gestioni delle serie batmaniane.
L'uomo delle regole e il serial killer trovano paradossalmente il loro equilibrio affrontando un Batman assetato di sangue e dittatoriale.
C'è dunque un filo comune che lega tutti gli eventi e tutti i personaggi, che porta infine al deflagrante finale. Ecco, il finale è forse (dopo una costruzione della trama così progressiva) e inevitabilmente la parte più deludente. Il fatto che Batman ritorni come prima perché è Batman, banalizzo un po' il concetto ma non ci allontaniamo troppo, rende chiaro che allo scrittore interessava di più la parte di sviluppo della trama e non la sua risoluzione.
E quello che è certo è che vedremo ancora il Batman Che Ride e il Multiverso Oscuro. Perché se è vero che Batman pensa a tutto, il Batman Che Ride pensa a tutto ciò che è oscuro.

mercoledì 6 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - L'Inizio della Notte Eterna


Dopo Il Giorno della Partenza, Gatsu ha abbandonato la squadra dei Falchi, a cui è rimasto legato per tre anni e dove ha conosciuto Grifis e Caska, nonché altri compagni d'arme.
Sembrerebbe dunque un capitolo chiuso della sua vita, eppure si sa bene che è difficile lasciarsi certe cose alle spalle e le conseguenze si avvertono subito in L'Inizio della Notte Eterna, pubblicato sulla rivista Young Animal nel 1995.
Mentre Gatsu ha un insolito incontro sovrannaturale con il Cavaliere del Teschio, che lo avverte dell'arrivo di un'Eclissi tra un anno, Grifis - forse turbato dalla partenza di Gatsu - si intrufola nella camera della principessa Charlotte e la forza a un rapporto sessuale, sverginandola.
Quando il re delle Midlands scopre la cosa, fa incarcerare Grifis sottoponendolo ad atroci torture e condanna a morte l'intera squadra dei Falchi. Metà di loro viene uccisa o si dà alla macchia e coloro che rimangono si riuniscono sotto il comando di Caska.
Quasi un anno dopo, i sopravvissuti intendono tentare un'impresa impossibile cercando di liberare Grifis e al loro fianco ritorna Gatsu.
Si avverte subito come questa saga di Berserk - che pur potrebbe essere vista come una sorta di prologo dei drammatici eventi futuri - sia fondamentale per le sorti della serie. In poche pagine quello che davamo assodato in precedenza (la furia guerriera di Gatsu, l'influenza di Grifis a corte, le lodi ai Falchi) svanisce nel nulla e viene del tutto distrutto, per essere sostituito da un quadro molto più cupo. Come è nello stile di Kentaro Miura, che ama mescolare le carte in tavola.
Sta iniziando inoltre a divenire sempre più preminente l'aspetto sovrannaturale, che è quello contro cui Gatsu si confronterà in futuro, come visto nei primi capitoli di quest'opera.
Zodd, degli ignoti dei che governano il destino degli esseri umani e ora il Cavaliere del Teschio, tutti tasselli di un mosaico che si sta andando a comporre. Anche il lettore più sprovveduto ha ormai capito che l'Eclissi è il perno di tutto, il punto di non ritorno.
In tutto questo assistiamo anche alla caduta di Grifis - incapace di accettare la perdita di uno dei suoi e di controllare ciò che non è in suo potere - e l'inizio della relazione carnale e tenera allo stesso tempo tra Gatsu e Caska, entrambi con profonde ferite interne - che sovrastano quelle esterne - che questo difficile legame prova a sanare.
Ma su entrambi, anzi su tutti e tre, si proietta una lunga ombra che ha le sue radici nel passato e che, seppur involontariamente, hanno contribuito a creare.
Si tratta, quindi, di un lungo percorso, fisico e spirituale. Un percorso che potrebbe venire bruscamente interrotto.

martedì 5 maggio 2026

Netflix Original 201: Pain Hustlers - Il Business del Dolore


Non è certo argomento per cui possiamo spacciarci come esperti, ma è noto a molti che la sanità americana differisce in maniera notevole da quella italiana. La prima, infatti, è molto basata sulla sanità privata, finanziata da varie assicurazioni, a cui bisogna accedere per avere cure adeguate, mentre qui da noi - anche se talvolta si prova a smantellarla - la sanità pubblica è preminente.
Ed entrambe le nazioni presentano la loro dose di scandali. E la motivazione di fondo è sempre quella: i soldi. Restando sulla sponda statunitense, questo è il tema di Pain Hustlers: Il Business del Dolore (Pain Hustlers), diretto da David Yates, scritto da Wells Tower e distribuito su Netflix a partire dal 27 ottobre 2023.
Liza Drake (Emily Blunt) è una ballerina di lap dance che viene notata da Pete Brenner (Chris Evans), un dirigente della casa farmaceutica Zanna, la quale è sull'orlo della bancarotta.
Grazie al suo carisma e alla propria abilità dialettica, Liza Drake riesce a far sì che molti dottori inizino a prescrivere un antidolorifico di nome Lonafen, facendo così salire le azioni della società.
Liza fa così carriera all'interno della multinazionale e diviene ricca, ma ci sono degli effetti collaterali che lei non ha immaginato. E la porteranno alla fine a dover prendere una drastica scelta.
Il film si basa su una storia realmente accaduta, seppur con nomi modificati per ragioni legali, avvenuta circa quindici anni prima della produzione della pellicola. Ma come spesso accade con prodotti del genere, la storia di base viene così ampiamente modificata di modo da diventare qualcosa di diverso rispetto alla fonte originaria.
Diverso in quanto si intende fare un discorso più generale. In questo caso sulla sanità americana e lo strapotere di alcune multinazionali del farmaco, che lucrano sulla salute delle persone malate e talvolta in difficoltà economiche per sole ragioni di profitto, senza pensare alle conseguenze etiche.
Il personaggio di Chris Evans è incarnazione di questo strapotere e della mancanza di moralità, mentre il personaggio di Emily Blunt è colei che, provenendo dalle classi sociali meno abbienti, è ancora aggrappata a certi valori e quindi compie un percorso in cui, dopo aver toccato le stelle, non dimentica del tutto le proprie origini e decide di ritornarvi per il bene comune.
Ne emerge, dunque, un confronto sotterraneo in cui forse nessuno di loro è dalla parte del torto in senso assoluto, poiché entrambi lottano per sopravvivere. Ma un vincitore alla fine deve esserci, qualcuno che possa dare un po' di speranza.
Che sia un'opera moralistica, e un po' buonista, credo sia indubbio. Offre uno sguardo a un mondo che già conosciamo, però non fa mai male vedere come si comporta chi scruta nell'abisso. E cerca di far catapultare altre persone in quell'abisso.

lunedì 4 maggio 2026

Libri a caso: La Chiusa n. 1


Il rapporto tra il Commissario Maigret e il mare, anzi tra Georges Simenon e il mare, è sempre stato molto stretto. Maigret, dopotutto, è nato su un'imbarcazione - metaforicamente parlando - e più volte le sue indagini si sono svolte in località vicine al mare o a un fiume.
Ma Maigret è anche legato strettamente alla città di Parigi e l'autore ha fatto in modo che questi due tratti si conciliassero in La Chiusa n. 1 (L'Écluse numéro 1), pubblicato nel 1933.
Dopo essere uscito ubriaco da un locale sul lungosenna, il marinaio Gassin cade in acqua e, richiamando altri avventori del locale, si scopre il corpo di un uomo pugnalato alla schiena. Si tratta di Emile Ducrau, un imprenditore del luogo che gestisce con autorità l'intero traffico fluviale della Chiusa n. 1 e altre imprese collegate.
Maigret, che sta per andare in pensione, interroga Ducrau su chi possa averlo pugnalato e scopre una realtà molto più complicata. Che diventa ancora più intricata col suicidio del figlio di Ducrau e un omicidio. Riuscirà il Commissario a sbrogliare la matassa prima del suo ritiro?
Sappiamo bene cosa succede quando un autore cerca di liberarsi del suo personaggio più famoso, difficilmente gli va bene, ma sono abbastanza certo che ritorneremo su questo argomento.
Immagino che, nelle intenzioni di Georges Simenon, questo romanzo - che nella sua mente era il penultimo - dovesse rappresentare una summa dei temi che avevano caratterizzato i diciassette libri incentrati su Maigret pubblicati fino a quel momento.
Ecco dunque Parigi, con i suoi edifici già proiettati verso un'era moderna. Ecco la vita di mare, o meglio di fiume, che nasconde mille tragici segreti. Ecco un rappresentante di una classe abbiente, così inviso al Commissario - e suppongo anche a Simenon - che proviene invece da una famiglia umile.
E, infine, Maigret che ancora una volta entra in questo mondo che non gli appartiene ma che impara subito a padroneggiare, non facendosi intimorire da nessuno.
Quindi Maigret/Simenon mostrano tutto il loro disprezzo per Emile Ducrau che, pur in apparenza non avendo compiuto nulla di male, è in realtà l'araldo di tutto il male che permea il lungosenna. Un'autorità che instilla il terrore nei suoi sottoposti, nella sua famiglia, che vengono continuamente irrisi e sbeffeggiati.
Quel tipo di personalità che ritiene che niente e nessuno possano toccarlo e, quando si accorge di tutte le tragedie che ha generato col proprio comportamento, continua a comportarsi come se nulla fosse.
La Chiusa n. 1 rappresenta uno dei più cupi romanzi di Simenon, se non il più cupo visto finora, dove non c'è proprio spazio per alcun tipo di speranza.
Non stupisce, dunque, che Maigret voglia alla fine staccarsi da questo scenario, rifugiandosi in una placida città di campagna insieme alla moglie. Ma si sa, forse il bello deve ancora venire.

domenica 3 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - Il Giorno della Partenza


Dalla saga L'Età dell'Oro, Gatsu ha iniziato a far parte della squadra dei Falchi, capitanata da Grifis. Ma molte cose sono accadute in seguito.
Grifis è divenuto uno degli uomini più influenti a corte e si è scoperto che il mondo in cui vivono i Falchi non è così semplice come lo si possa immaginare. Tra bianco e nero, ci sono tante di quelle zone di grigio in cui è difficile raccapezzarsi.
Ma c'è anche un'altra cosa da considerare. Gatsu, per via dell'incontro con Caska e dopo aver capito la vera natura di Grifis, non è più la persona di un tempo. Le conseguenze di questo vengono esplorate ne Il Giorno della Partenza, pubblicato sulla rivista Young Animal nel 1994.
Grifis sventa un nuovo complotto ai suoi danni e manda al rogo i suoi esecutori, tra cui vi è anche la Regina, ponendosi così come uno dei più diretti pretendenti al trono delle Midlands. Un risultato impensabile per un uomo di umili origini.
Al contempo, Gatsu decide di abbandonare la Squadra dei Falchi, in quanto non si riconosce più nel sogno di Grifis e vuole perseguirne uno suo.
Caska non è in grado di fargli cambiare idea, ma vi è qualcuno che non vuole che Gatsu se ne vada ed è proprio Grifis, disposto a riportarlo nelle sue file anche usando le maniere forti.
Siamo dunque a un nuovo punto di svolta, così come lo è stato l'ingresso di Gatsu nei Falchi. In questi tre anni lui è maturato, nel bene e nel male, anche per via di alcuni incarichi "sporchi" che Grifis gli ha affidato.
E ha dunque infine realizzato che non è quella la strada che intende perseguire. Il confronto con Grifis fa subito capire chi ne uscirà vincitore, tanto che Gatsu sconfigge il suo avversario con irridente facilità.
Poiché Gatsu è ora più consapevole di sé ed è proiettato nel futuro, mentre Grifis - pur con tutti i successi conseguiti - è ancora bloccato nel passato e non è maturato. È come una sorta di bambino mal cresciuto a cui non vuole che siano tolti i suoi giocattoli.
Il futuro appare dunque incerto per entrambi e per Caska, anche, che sta iniziando a provare qualcosa per Gatsu dopo l'iniziale risentimento - una sorta di mal riposta gelosia, Ma ciò che nessuno di loro sa è che rimane pendente quella frase pronunciata da Zodd e l'arrivo di questa misteriosa Eclissi.
Anche se Gatsu intende percorrere un sentiero più lucente, l'oscurità continuerà a perseguitarlo. Come lo sta perseguitando sin da quando è nato.

sabato 2 maggio 2026

Libri a caso: I Tre Impostori


La Londra di fine secolo era una città già proiettata verso la modernità. Con la Rivoluzione Industriale in pieno svolgimento, la città diventava sempre più popolosa e piena di nuovi edifici, mentre i primi mezzi pubblici a motore cominciavano a fare la loro comparsa.
Ma c'era ancora qualche rimasuglio del "vecchio" mondo, come le carrozze o gli edifici che presentavano un'architettura di uno stile passato. E il folklore e le leggende rimanevano ancora ben presenti. In questo contesto si svolge il romanzo I Tre Impostori (The Three Impostors), scritto da Arthur Machen e pubblicato nel 1895.
Dyson e Phillips sono due aspiranti scrittori e amici che spesso si ritrovano a parlare per ore di arte e del materialismo del mondo. Un giorno, Dyson incappa in una rara moneta abbandonata da una persona che gli passa davanti correndo.
Da quel momento sia lui che Phillips iniziano a incontrare strane persone, le quali raccontano loro storie ancor più strane piene di elementi sovrannaturali e che vedono al centro un misterioso uomo con gli occhiali. Che sia lui a detenere il segreto che circonda la moneta ritrovata da Dyson?
Oltre ai due scrittori, vi è una terza protagonista di questa storia. Essa è la città di Londra stessa. Nelle vie più affollate è una città moderna, piena di gente che ne anima le strade e auto a motore, ma a volte basta prendere una svolta differente e ci si ritrova all'improvviso in un mondo differente, con edifici decadenti e ancora proiettati nel passato.
Un mondo dove si annidano gli orrori e le leggende che sembrano ormai confinati nel passato e che vengono rappresentati dalle persone che Dyson e Phillips incontrano nel corso delle loro scorribande: storie sul popolo delle fate, uomini che si trasformano in mostri e strumenti di tortura medioevali.
Sono gli apparenti ultimi respiri di quel mondo antico, che sta cedendo il passo alla modernità, a un realismo che sta prendendo il sopravvento, anche nella letteratura. Ma restano ancora molte storie da raccontare e vi sono alcuni scrittori, come Arthur Machen, che quel mondo non vogliono abbandonarlo. E la loro narrativa sovrannaturale continua ancora oggi grazie a molti altri scrittori e non è mai scomparsa col tempo, a differenza di quella Londra, ormai sepolta dalla polvere del tempo. Alla fine l'immaginazione prevale sempre, anche di fronte al realismo più sfrenato.

venerdì 1 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Batman - La Città della Follia


Gotham City è notoriamente una città maledetta, dove predomina la follia. E i pazzi più incurabili vengono tutti rinchiusi, prima di una loro inevitabile fuga, nell'Arkham Asylum.
Ma se ci fosse qualcosa di peggio? Una Gotham ulteriormente distorta e oscura in cui neanche Batman riuscirebbe a destreggiarsi? Questo avviene in La Città della Follia (City of Madness), miniserie di tre numeri pubblicata nel 2023, scritta e disegnata da Christian Ward.
Da secoli, la Corte dei Gufi sorveglia una porta presente nei bassifondi di Gotham che conduce a una Gotham sotterranea, popolata da versioni più distorte e folli dei criminali ed eroi presenti nella città oscura. Il Batman della Gotham di sotto, tuttavia, riesce a giungere nella Gotham di sopra e inizia a cercare un suo Robin.
Capendo che la situazione rischia di diventare ingestibile, la Corte dei Gufi si rivolge all'unica persona che potrebbe affrontare il Batman della Gotham di sotto. Nient'altri che il loro nemico: il vero Batman.
Un tema classico, una versione distorta del nostro mondo, presente sin da quando Alice cadde in una buca o attraversò lo specchio e forse anche prima. Qui, però, non ci troviamo di fronte ad amabili pazzoidi, bensì spietati criminali. E come può apparire una loro versione ancora più distorta? E come può combatterli il Batman di quel mondo?
Semplice, impazzendo anche lui. La paura che il vero Batman ha da sempre ("ci vuole un pazzo per beccare un pazzo", diceva dopotutto un grande saggio) nella Gotham di sotto è divenuto realtà. Il Sottosopra in chiave Batmaniana.
Il Cavaliere Oscuro deve dunque affrontare i suoi demoni interiori, i suoi nemici più insidiosi e al tempo stesso rimanere fedele al proprio codice di non uccidere. Un codice che dovrà trasmettere al ragazzo destinato a divenire il Robin della Gotham di sotto, il quale ha vissuto la sua stessa tragedia.
Curioso che un cambiamento così epocale - la presenza di una seconda Gotham - sia relegata a un progetto speciale, quindi con ogni probabilità è una libertà creativa dell'autore che non avrà riflessi altrove. Non che questo sia necessariamente un dramma.
Il tutto, infatti, avviene in una sorta di dimensione onirica e surreale sottolineata dai disegni che passano dal realismo della Gotham di sopra al surrealismo della Gotham di sotto. Un mix che non risulta affatto straniante, ma che conduce il lettore per mano nelle due differenti dimensioni.
Quindi è solo un esercizio stilistico? Direi che è principalmente un esercizio stilistico, ma che non abbandona del tutto lo sviluppo della trama. Forse non vedremo mai più la Gotham di sotto, tuttavia è stato interessante visitarla.

giovedì 30 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Star Wars Cavalieri della Vecchia Repubblica - Flashpoint


Al termine della prima saga di Cavalieri della Vecchia Repubblica, Inizio, avevamo lasciato il padawan Zayne Carrick in una situazione molto complicata. Testimone dell'assassinio dei suoi compagni perpetrato da dei Maestri Jedi, causa una visione profetica sull'arrivo di un imminente distruttore tra le loro fila, e accusato ingiustamente di questo crimine, è dovuto fuggire dal pianeta Taris.
Ricercato da mezza galassia, Zayne ha convinto della sua innocenza il contrabbandiere Marn Hierogryph e la guerriera Jarael. Ora il loro viaggio prosegue con la seconda saga di sei numeri, Flashpoint, pubblicata nel 2006, scritta da John Jackson Miller e disegnata da Dustin Weaver e Brian Ching.
In cerca di rifornimenti, Zayne e gli altri approdano vicino a una colonia mineraria, che però poco dopo viene attaccata dai Mandaloriani. Jarael viene da loro catturata, mentre un Mandaloriano di nome Rohlan Dyre si tiene in disparte e prova a rubare la nave di Zayne.
Una volta catturato, Rohlan Dyre afferma che Jarael è stata portata sul pianeta Flashpoint, in quanto erroneamente scambiata per una Jedi, dove sarà sottoposta a terribili torture. Rohlan Dyre non condivide del tutto i metodi belligeranti del suo popolo e decide di aiutare Zayne Carrick a liberarla.
Al contempo i Jedi traditori stanno ancora cercando il Padawan scomparso e meditano di attirarlo in una trappola utilizzando suo padre.
La serie procede su binari consolidati: dopo la fuga, il protagonista ora cerca un modo per ripulire la sua fedina penale agli occhi delle altre persone e cercare vendetta su coloro che lo hanno incastrato, i quali a loro volta gli tendono delle trappole.
Il primo passo si affida a una sottotrama accennata nella prima saga e che qui viene approfondita: il conflitto della Repubblica coi Mandaloriani, dopo che i Sith sono stati sconfitti una prima volta. Sì, i Mandaloriani a cui appartengono anche Boba Fett e Din Djarin.
La variante che viene introdotta è la presenza, se non proprio di un pacifista, di qualcuno che mette in discussione alcuni metodi barbari dei Mandaloriani e che ritiene che una continua battaglia porti solo alla morte e persegue dunque altre strade, a rischio di essere definito traditore.
Un'insolita manifestazione di obiezione di coscienza.
I rapporti tra Zayne Carrick e gli altri comprimari della saga, nel frattempo, si rafforzano, mentre l'alleanza dei Jedi traditori inizia a venire meno. A parte questo, però, la trama principale non va avanti più di tanto.
Vedremo dunque quali saranno le prossime mosse del padawan ingiustamente accusato. Ci troviamo millenni prima della nascita di Han Solo, Leia e Luke Skywalker, ma la galassia di Star Wars non smette mai di sfornare nuove storie.

mercoledì 29 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - La Battaglia per la Conquista di Dordrey


Grifis e l'esercito dei Falchi continuano a mietere successi e ad apparire, agli occhi del re delle Midlands, in maniera sempre più favorevole. Il tutto mentre i componenti principali della squadra, Gatsu e Caska, sono lacerati dai loro dubbi interiori e il primo sta meditando di abbandonare la squadra.
Grifis, Gatsu e Caska hanno già sperimentato sulla loro pelle come questo mondo, oltre che crudele, sia anche dominato dalla magia e da creature inumane. E questo fatto sta per diventare ancora più evidente in La Battaglia per la Conquista di Dordrey, pubblicato sulla rivista Young Animal nel 1994.
Da cento anni infuria una terribile guerra nelle Midlands e uno degli obiettivi più ambiti è la fortezza di Dordrey, ritenuta impenetrabile per via della sua posizione che consente solo un assalto frontale limitato e che può essere facilmente respinto.
Grifis, però, non si fa intimidire da questo e accetta la missione per riconquistare la fortezza, nonostante il suo esercito impallidisca come numero di soldati rispetto a quello presente a Dordrey.
Ma il leader dei Falchi ha concepito un piano fuori da ogni schema e, inoltre, ha un interesse personale per mettere a tacere un segreto che potrebbe rovinarlo. Zodd l'Immortale, invece, osserva la battaglia con grande interesse per motivi ignoti.
Quando la "sporcizia" e la corruzione del mondo degli esseri umani si incontra col lato sovrannaturale, si può stare certi che la saga di Berserk, ideata da Kentaro Miura, sta prendendo una piega interessante, anche se possiamo già intuire che risulterà traumatica per i protagonisti.
Se infatti, nel corso di questo lungo flashback, stiamo assistendo all'ascesa di Grifis da semplice soldato a probabile futuro re delle Midlands, al tempo stesso altri pezzi si stanno muovendo sulla scacchiera. Che a quanto pare non vogliono che le cose vadano in questo modo.
Esistono dunque - come già intuito in Zodd l'Immortale - forze più potenti, impossibili da controllare, quelle stesse forze che Gatsu affronterà da guerriero adulto e martoriato. Forze che controllano, plasmano e dirigono il destino degli esseri umani. Forze che in apparenza non si possono contrastare.
Quindi la pur grande vittoria strategica dei Falchi, che riconquistano Dordrey grazie alle abilità tattiche di Caska e alla potenza in battaglia di Gatsu, è in realtà anche frutto dell'intervento di queste entità, al cui servizio pare essere Zodd. E ancora non si comprende il motivo del loro agire. Solo Zodd ne è consapevole e alla fine afferma che un Eclissi è in arrivo.
In un mondo dove l'oscurità prevale, questo non sembra promettere nulla di buono. E c'è come l'impressione che tutti questi successi stiano già preparando la strada per questa tremenda caduta.
Gli dei possono essere benevoli o indifferenti. Tuttavia è possibile che, nel mondo di Berserk, sia la crudeltà a caratterizzarli.

martedì 28 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Punitore/Vedova Nera - La Tela del Giorno del Giudizio


Si potrebbe pensare che il Punitore e la Vedova Nera siano due personaggi agli antipodi, le cui strade difficilmente si possono incrociare visto che percorrono sentieri narrativi differenti. Eppure qualche punto in comune ce l'hanno.
Entrambi hanno un passato tragico e hanno perso persone a loro care: evento che li ha spinti a intraprendere le loro rispettive missioni, pur con differenti metodi. Entrambi non esitano a uccidere, quando necessario (il Punitore anche quando non lo è). Entrambi si pongono su una linea sottile e, se il Punitore l'ha ormai oltrepassata da tempo, la Vedova Nera vi si ritrova spesso in bilico.
Questi due personaggi si alleano, credo per la prima volta, nel graphic novel La Tela del Giorno del Giudizio (Spinning Doomsday's Web), scritto da D.G. Chichester e disegnata da Larry Stroman.
La Vedova Nera tenta di fermare l'evasione di Peter Malum, un genio della scienza deviato che tempo prima ha costruito un dispositivo nucleare impossibile da smantellare. Malum però ha facilmente la meglio su di lei e, dopo questa dura batosta, Natasha Romanov inizia a dubitare di sé stessa e delle proprie capacità.
Nick Fury le affida comunque l'incarico di ricatturare Malum, il quale sta provando a costruire un nuovo dispositivo nucleare rubando in vari siti i pezzi necessari, ma l'eroina deve far presto perché sulle tracce del criminale vi è il Punitore, deciso a fare giustizia a modo suo.
L'incontro tra queste due forti personalità potrebbe rappresentare la chiave per il successo, oppure la totale disfatta.
Storia diretta e immediata, che punta molto sulle scene di azione - che l'artista ritrae da diverse angolature come volesse catturare una sorta di atmosfera cinematografica. La trama non si fa troppi problemi a lasciare alcuni punti in sospeso o non approfondirli (il Punitore arriva, se ne va e di solito... ah no, quella era un'altra cosa. Comunque la sua presenza non è così significativa, smuove giusto un po' la trama che però è più incentrata sulla Vedova Nera).
C'è, infatti, giusto una traccia di approfondimento con Natasha Romanov e i suoi dubbi interiori, che però vengono rapidamente dissolti quando si ritrova nel suo ambiente, ovvero di fronte al pericolo. Del tema, per sconfiggere le tue peggiori paure devi affrontarle.
Il Punitore e la Vedova Nera scoprono dunque di poter mettere da parte eventuali loro divergenze in nome di un bene comune e contro una minaccia superiore, non senza prima - decennale tradizione Marvel - aver avuto uno scontro tra di loro prima di decidere di allearsi.
Quindi è una storia senza particolari guizzi, che va dritta all'obiettivo, anche perché non c'erano poi così tante pagine a disposizione. La potenza dei team-up genera anche questo.

lunedì 27 aprile 2026

Prime Video Original 101: G20


Credo non vi stupisca venire a conoscenza del fatto che gli Stati Uniti si ritengano la più grande democrazia mai esistita e che il cinema dà manforte nel portare avanti questa convinzione.
E quindi la figura istituzionale più rappresentativa di questa nazione non può essere da meno e deve porsi in prima linea per diffondere la democrazia a forza di botte e sparatorie.
Sorvolando su presenti e passati Presidenti, ci si può ricordare di Bill Pullman/Thomas J. Whitmore nei due Independence Day o, più di recente, di Aaron Eckhart/Benjamin Asher nella saga Attacco al Potere.
Ma c'è sempre spazio per altra democrazia, come accade in G20, diretto da Patricia Riggen, scritto da Logan Miller e Noah Miller e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 10 aprile 2025.
La Presidente degli Stati Uniti Danielle Sutton (Viola Davis), bersaglio della stampa per via delle scorribande della figlia Serena (Marsai Martin), si reca insieme alla famiglia al summit del G20 che si tiene a Cape Town in Sud Africa.
La riunione viene però bruscamente interrotta dall'arrivo di una banda di terroristi mercenari capitanata da Edward Rutledge (Antony Starr), che intende far crollare i mercati economici globali in favore delle criptovalute, di cui si è assicurata una quantità considerevole.
Danielle Sutton e la sua famiglia sono tra i pochi a non venire catturati e la Presidente deve trovare al più presto una soluzione per salvare il mondo e la sua vita familiare allo stesso tempo.
Adoro il fatto che questo film sia smaccatamente propagandistico e non solo non lo nasconda, ma te lo sbatta pure in faccia come se fosse una cosa naturale. Chiaramente un prodotto di facile intrattenimento - di per sé non è un male - per un pubblico che non cerca storie complicate o trame su più livelli narrativi ma semplicemente azione. E anche questo di per sé non è un male.
E quindi si va dritti all'obiettivo, in una nazione dove alcuni non sanno dove si trovino sulla cartina geografica altre nazioni, affermando che gli Stati Uniti sono la miglior nazione che ci sia (i suoi rappresentanti sfuggono ai terroristi e li combattono facendo prevalere il bene), mentre gli altri paesi sono a un livello inferiore (infatti i loro leader vengono tutti catturati).
Si salvano dall'attentato della pellicola solo l'Inghilterra - storico alleato degli Stati Uniti - e, per ragioni che preferisco non approfondire, l'Italia, con Sabrina Impacciatore oramai lanciata nelle produzioni americane. Chiaramente sono lì solo per aiutare la vera nazione protagonista, non per surclassarla.
In questo scenario nessuno si stupisce, dunque, che la Presidente (inclusività al massimo) sia incarnazione di questa supremazia e si riveli una formidabile combattente (viene spiegato perché lo è, sia chiaro). E in aggiunta le consolidate dinamiche familiari, con la prole a dare man forte.
E la vera fonte di ispirazione non sono i film sopra citati, bensì il sempiterno Trappola di Cristallo: la trama è praticamente simile, con le criptovalute - moderno oppio dei popoli - a prendere il sopravvento. E con una spruzzata di Black Panther, questo almeno lo citano.
Un prodotto immediato da digerire e forse da porre nel retro della propria mente, pronto a essere scordato e ritirato fuori solo quando, per qualche motivo, verrà nominato. A proposito, l'ultimo G20 tenutosi qualche mese dopo l'uscita di questa pellicola si è tenuto proprio in Sud Africa.. ma non c'era Viola Davis come rappresentante degli Stati Uniti.

domenica 26 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Capitan America - L'Esercito Fantasma


Come noto, Capitan America è un veterano della Seconda Guerra Mondiale e ha combattuto su più fronti per quasi cinque anni affiancato da Bucky Barnes, prima che lui finisse ibernato e il suo sidekick divenisse l'agente al servizio dei servizi segreti russi noto come Soldato d'Inverno.
Durante quei drammatici tempi bellici, le avventure dell'eroe a stelle e strisce rasentavano a volte il surreale, non limitandosi agli scontri con i nazisti o i loro agenti, ma sconfinando talvolta anche nel mistico e nel sovrannaturale. Tali atmosfere ritornano nel graphic novel L'Esercito Fantasma (The Ghost Army), pubblicato nel 2023, scritto da Alan Gratz e disegnato da Brent Schoonover.
Mentre stanno combattendo insieme a Dum Dum Dugan l'esercito nazista in Transia, Capitan America e Bucky si imbattono in Jim Morita e il suo esercito fantasma, un sofisticato sistema di altoparlanti che induce l'esercito nazista a credere che vi siano delle grandi truppe in arrivo e fuggire.
In un vicino castello si trova anche il Barone Mordo che - per ragioni personali - si è temporaneamente alleato con i nazisti e sta lavorando a un macchinario mistico in grado di riportare le vittime di guerra in vita come fantasmi il cui tocco risulta letale.
Di fronte a questa minaccia, Capitan America e Bucky - in netta inferiorità numerica e spirituale - devono trovare alleati insoliti e assaltare il castello di Mordo, il quale ha in mente un segreto piano di conquista all'insaputa di tutti, prima che sia troppo tardi.
Per quanto possa apparire strano che Capitan America affronti una minaccia mistica di solito appannaggio del Dr. Strange, bisogna ricordare che già durante la Golden Age il Supersoldato si confrontava anche con questo tipo di avversari e in era moderna non si è mai tirato indietro di fronte a qualsiasi pericolo, naturale o sovrannaturale che fosse.
E credo proprio che quest'opera, facendo ovviamente le opportune modernizzazioni sia dal punto di vista della scrittura che da quello grafico, richiami quelle atmosfere della Golden Age, rivolgendosi anche al pubblico "cinematografico" per così dire, di modo che arrivi a più persone possibili.
Inoltre vi sono alcuni evidenti omaggi alla Silver Age, con l'introduzione di un altro celebre nemico del Dr. Strange e la presenza della famiglia Maximoff.
Quindi più che una storia di guerra questo è un racconto tra l'avventuroso e il magico, una sorta di fiaba per adulti moderna piena di cliffhanger nello stile dei vecchi serial della Republic Pictures. I lettori navigati di fumetti, invece, troveranno qualche inside joke qui e là per la loro gioia.
Non siamo di fronte a un capolavoro assoluto (ma dopotutto, quale opera degli ultimi decenni lo è), tuttavia ritengo sia una buona storia che ricorda molto dei tempi che non ci sono più.
Quegli stessi tempi, e le stesse letture, che anche lo scrittore a mio avviso ha vissuto e su cui si è basato per ideare questa storia. Un mix tra passato e presente come solo nei fumetti possiamo ammirare senza restarne straniti.

sabato 25 aprile 2026

Libri a caso: La Spada del Destino


Il mondo di Geralt di Rivia, il Witcher a cui occorre donare un soldo, questa versione oscura e distorta dei racconti che leggevamo da piccoli ideata dallo scrittore Andrzej Sapkowski, ha esordito con alcuni racconti contenuti ne Il Guardiano degli Innocenti.
Appariva subito chiaro che quella serie di racconti fosse solo una sorta di prologo per una saga ben più ampia. Ed ecco dunque il secondo libro, La Spada del Destino (Miecz przeznaczenia), pubblicato nel 1992.
Il Witcher continua a viaggiare nelle terre infestate da strane creature, spesso accompagnato dall'artista e poeta Ranuncolo e dalla maga, nonché amante, Yennefer di Vengerberg.
Lungo la via incontrerà un drago dalle insolite fattezze, testimonierà di un'insolita storia d'amore tra una sirena e un re, dovrà trovare un modo per fermare uno sfuggente mutaforma e alla fine incontrerà una ragazza a cui il suo destino sarà strettamente legato nel prossimo futuro: Cirilla "Ciri" di Cintra.
Questo secondo libro, peraltro pubblicato praticamente in contemporanea col primo, riprende la stessa struttura dell'opera primaria: una serie di racconti che si intersecano tra loro e che vanno a formare un affresco più grande.
Al tempo stesso, però, l'autore sembra aver preso maggior confidenza coi vari personaggi e l'ambientazione in cui essi si muovono. Questo strano mondo che appare come un patchwork delle fiabe classiche (come la Sirenetta) e dei miti del folklore, come i Druidi.
Vengono inoltre approfonditi in maniera più evidente quelli che sono i rapporti coi due comprimari finora più presenti in queste storie. Il primo è il cantore Ranuncolo, che in apparenza potrebbe apparire come una spalla comica e per certi versi lo è, ma si pone più come la voce della coscienza di Geralt. Quella che cerca di mostrargli il lato buono delle cose, pur di fronte a tanta malvagità.
Vi è poi la maga Yennefer, una femme fatale dal buon cuore, anche se a prima vista non lo si nota. Il rapporto con Geralt è di quelli tormentati: entrambi sono consapevoli che le loro esistenze potrebbero terminare in qualsiasi momento, ma non a causa di un mostro, bensì per via della potenza distruttiva degli esseri umani.
Entrambi potrebbero essere destinati l'uno all'altra, ma entrambi faticano a trovare un loro equilibrio e spesso la separazione è inevitabile.
A proposito di destino. Geralt di Rivia non apprezzerebbe, ma i racconti si incentrano appunto sul destino e le persone che siamo destinate a incontrare lungo la via, persone che cambieranno la nostra vita. E per quanto noi possiamo evitarlo, questo non cambierà. L'introduzione del personaggio di Ciri, altro comprimario che appare sulla scena per restare, va verso questa direzione.
Mentre il mondo del Witcher diventa sempre più grande e sfaccettato, la vita dello strigo appare sempre più proiettata verso una breve esistenza. Sarà il resto dei libri della saga a chiarire se questo sia veritiero o meno.

venerdì 24 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Vedova Nera - La Guerra Più Fredda


Il crollo del muro di Berlino e del blocco comunista orientale non poteva non avere un riflesso anche nei fumetti, soprattutto quando c'è in ballo un personaggio che è russo di nascita, anche se poi negli Stati Uniti ha trovato la sua vera identità. Si tratta di Natasha Romanov, alias la Vedova Nera.
L'eroina affronta un'insolita conseguenza di questi eventi reali nel graphic novel La Guerra Più Fredda (The Coldest War), pubblicato nel 1990, scritto da Gerry Conway e disegnato da George Freeman.
Nel 1987, due anni prima della caduta del muro, la Vedova Nera viene avvicinata da due agenti del KGB, i quali le propongono di rubare alcuni protocolli situati in una base dello SHIELD. La Vedova Nera ovviamente rifiuta, ma le viene poi rivelata un'incredibile verità.
Suo marito Alexi, il Guardiano Rosso, è ancora vivo e se completerà questa missione potrà rivederlo e riunirsi a lui. Tutto sembra confermare il ritorno di Alexi e dunque la Vedova Nera si imbarca in una missione che alla fine la riporterà in Unione Sovietica, dove dovrà fare i conti col proprio passato.
Come si rivoluziona un personaggio fortemente radicato nella propria nazionalità quando la nazione da cui proviene crolla? Semplice, non rivoluzionandolo.
La Vedova Nera, per quanto russa di nascita, era ormai americana d'adozione già da lungo tempo. Tanto che viveva la "perestrojka" ben prima dei suoi compatrioti, abitando in un elegante attico di Manhattan e avendo a disposizione un autista.
Quindi l'operazione che si compie, per nulla inedita ovviamente, è mettere Natasha Romanov, più che la Vedova Nera, a confronto col proprio passato per far sì che se lo getti in maniera definitiva alle spalle.
E usando nello specifico l'affetto a lei più caro prima che incontrasse Occhio di Falco e Devil: il marito Alexi, deceduto al termine di uno scontro con i Vendicatori (in realtà no... ma non è qui che si verifica il suo ritorno).
La scelta finale è chiara e prevedibile, perché da tempo l'eroina non si riconosce più nelle sue radici che partono dall'Unione Sovietica, che l'hanno plagiata e costretta a vivere una vita artificiosa e costruita a tavolino... di cui però l'amore per Alexi rappresentava una delle poche eccezioni.
Anche coloro che provano a riportarla dall'altra parte della barricata non sono altro che gli ultimi baluardi di resistenza del vecchio sistema, destinato a crollare di lì a poco tempo.
La Vedova Nera è libera infine da questo fardello, così come anche la Russia è ora libera di seguire nuove strade. Questo almeno nella visione americocentrica dell'autore e non gliene va fatta una colpa, visto che alla fine gli Stati Uniti erano usciti sostanzialmente indenni dalla Guerra Fredda, a differenza del loro storico "avversario".
La Vedova Nera può dunque intraprendere nuove strade. Che tuttavia, a mio avviso, saranno molto simili alle precedenti.

giovedì 23 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Star Wars Cavalieri della Vecchia Repubblica - Inizio


L'universo di Star Wars è ampio, molto più ampio di quanto chiunque possa immaginare (ivi compreso il suo creatore, oserei dire) e si è espanso col tempo dallo schermo cinematografico in molti altri media.
Che, non potendo per volontà suprema esplorare i temi dei film salvo espliciti e mirati progetti, hanno cominciato a guardare a un periodo a cui le pellicole non avevano mai volto lo sguardo.
Ovvero quel lontano passato di quella galassia lontana, lontana, nello specifico. Perché quell'universo era ampio non solo come numero di pianeti e razze che lo abitavano, ma anche come periodo temporale, svolgendosi in un periodo di alcuni millenni.
Anche se la quasi totalità di queste storie oggi è da ritenersi ambientata in un universo alternativo, esse rimangono comunque uno scrigno di tesori da esplorare.
Il lontano passato della galassia viene esplorato nella serie Cavalieri della Vecchia Repubblica (Knight of the Old Republic), pubblicata da Dark Horse a partire dal 2006, la cui prima saga di sei numeri si intitola Inizio (Commencement), scritta da John Jackson Miller e disegnata da Brian Ching e Travel Foreman.
Zayne Carrick è un Padawan che aspira a diventare Jedi. Pur essendo volenteroso e altruista, appare anche molto impacciato e sempre in ritardo rispetto agli altri allievi. Nonostante questo, il cavaliere Jedi Lucien lo pone sotto la sua ala protettiva.
Quando sta per completare il proprio addestramento presso l'accademia di Taris, Zayne arriva in ritardo a una celebrazione per festeggiare l'imminente promozione a Cavaliere Jedi e vi trova i suoi compagni uccisi e, davanti a loro, i loro maestri Jedi con le spade laser sguainate, incluso Lucien.
Accusato degli omicidi e costretto alla fuga, Zayne Carrick si ritrova braccato dai Cavalieri Jedi e dalle forze di polizia e può contare solo sull'aiuto di Marn Hierogryph, un contrabbandiere che ha tentato invano di catturare, e Jarael, una giovane guerriera che vive nei bassifondi di Taris.
Siamo ben lontani dalle classiche ambientazioni dei film pre-ultima trilogia: ci troviamo, infatti, circa 4.000 anni prima degli eventi della battaglia di Endor e i Jedi, dopo aver sconfitto una prima volta i Sith, ora regnano la galassia con autorità e comprensione, ma temendo sempre un ritorno dei loro nemici e dovendo arginare la minaccia dei Mandaloriani.
Uno scenario, dunque, abbastanza inedito in cui ci si può sbizzarrire creando nuovi personaggi e nuove situazioni narrative, ma non dimenticando mai le spade laser e la Forza.
Questa prima saga introduce tutti gli elementi che diverranno il perno della serie: un padawan accusato di un crimine che non ha commesso, una caccia che non conosce confini e pericoli vecchi e nuovi che minacciano la galassia. Il tutto nella cornice di Star Wars, ovviamente, con spade laser, razze aliene incredibili e astronavi di ogni genere.
Oltre a Zayne Carrick vengono presentati, inoltre, i principali comprimari della testata: il primo, Marn Hierogryph, destinato a divenire una sorta di spalla comica, il secondo, Jarael, quasi di sicuro un futuro interesse amoroso del protagonista.
Nonostante ci siano molte situazioni buttate nella mischia, a ognuna viene dato il giusto spazio, ma è chiaro - lo dice il titolo stesso - che questo è solo l'inizio. Tutte le pedine sono state piazzate sulla scacchiera e presto faranno le loro mosse.

mercoledì 22 aprile 2026

Libri a caso: Davy l'Eretico


Ritorniamo nella rassicurante (?) ambientazione dei mondi post-apocalittici. Quei mondi dove l'umanità non è più la specie dominante sul pianeta Terra, ma c'è ancora spazio per cercare di perseguire i propri obiettivi. E, attraverso la lente di questo mondo in rovina, parlare in realtà dell'umanità del proprio tempo.
Come accade anche in Davy l'Eretico (Davy), scritto da Edgar Pangborn e pubblicato nel 1964.
Davy non possiede un cognome, è un orfano che è stato adottato da uno stato che ha messo al bando ogni tipo di tecnologia dopo che una tremenda guerra ha quasi del tutto annientato la razza umana.
Davy lavora come tuttofare non pagato, uno schiavo praticamente, presso una locanda, ma ben presto sente il bisogno di voler esplorare il mondo. Da piccole sortite all'esterno che durano una sola notte, col tempo Davy inizia a spingersi sempre più lontano e per periodi di tempo sempre più lunghi.
Fino a quando fugge dalla sua prigionia lavorativa e si avventura nell'esplorazione e la conoscenza del mondo post-apocalittico. Vi incontrerà dei pericoli, degli insoliti alleati e amici e alla fine anche l'amore.
Il lontano futuro, lo scenario apocalittico, per lanciare uno sguardo sul mondo in cui vive l'autore. Le storie sono state scritte nel 1962, quindi al tempo stava emergendo una nuova generazione che la Seconda Guerra Mondiale praticamente non l'aveva vissuta.
Non stupisce, dunque, che la causa del disastro di quest'opera - fatta dal vecchio establishment - sia una guerra atomica, il più grande spauracchio del decennio in cui essa è stata pubblicata.
Come nel miglior romanzo di formazione, Davy non conosce in principio questo mondo ma, quando inizia a capirlo, intuisce subito che non fa per lui. Poiché lui è un libero pensatore e prova emozioni ed empatia: insomma è - agli occhi dei potenti di quel tempo, autorità religiose e intransigenti - un eretico.
Non vi è un sentimento anti-cattolico, più che l'altro l'autore appare molto critico verso i dettami della chiesa che erano presenti a quel tempo, non più attuali nel nuovo scenario che si è venuto a formare.
Davy è l'incarnazione di questa nuova generazione e lungo la via trova spiriti affini come lui, altri liberi pensatori - rappresentanti dell'arte di strada - che mettono in dubbio quei valori tramite il filtro delle rappresentazioni teatrali. Qualcosa che il potere non riesce a comprendere.
Davy è quella generazione che qualche anno dopo avrebbe generato un cambiamento.
L'opera racconta solo una parte della vita di Davy (i primi anni della sua avventura e un possibile epilogo), ma rimangono aperti alla fine molti punti meritevoli di approfondimento. Se la giovinezza viene esplorata, l'età matura rimane a noi quasi del tutto sconosciuta.
Non sappiamo se avremo modo di tornare a posare gli occhi su questo mondo e questo personaggio, ma il suo viaggio di iniziazione - con molte scoperte sia esteriori che interiori - è quello che hanno compiuto molte persone, una volta o l'altra.

martedì 21 aprile 2026

Libri a caso: Poirot e la Salma


Hercule Poirot, il mirabile detective belga ideato da Agatha Christie, assistito dalle sue celluline grigie indaga sui delitti quando questi vengono compiuti.
Salvo forse il raro caso di Delitto in Cielo, però, non gli è mai capitato di assistere di persona a un delitto perpetrato da pochi secondi, Ma questo infine accade in Poirot e la Salma (The Hollow), pubblicato nel 1946.
Sembra un classico ricevimento di famiglia quello che avviene presso la dimora degli Angkatell, tra cui spicca la più che eccentrica Lucy.
Un ricevimento che però non nasconde alcuni malumori dei presenti, che fanno tutti capo al medico John Christow, sposato e con figli la cui amante del passato vive in una villa accanto e che ha inoltre una relazione clandestina con la scultrice Henrietta Savernake.
Fino a che, presso la piscina dell'abitazione, John Christow viene ucciso. La scena è chiara: è la moglie Gerda a impugnare l'arma e il delitto è avvenuto da pochi secondi, perché il sangue scorre e macchia l'acqua della piscina. Non solo, ad assistere a questa scena vi è Hercule Poirot in persona.
Sembra dunque un mistero già risolto, ma alcuni particolari non quadrano e il detective belga con la consueta abilità risolverà infine il caso.
Siamo ormai nel dopoguerra e, anche se nessuno tranne la scrittrice ancora lo sa, è già stato scritto l'ultimo romanzo che vede protagonista Hercule Poirot. Perché sì, Agatha Christie non riesce proprio più a sopportare quella sua creazione, ma i lettori e gli editori continuano a battere su quel tasto e dunque lei li accontenta.
Ma ovviamente lo fa a modo suo. La trama di questo romanzo, infatti, viene in gran parte dominata dalle vicende che vedono protagonista la famiglia degli Angkatell, una tipica famiglia inglese del pre-conflitto bellico che Agatha Christie ha conosciuto di persona.
Si diletta dunque nel descrivere i caratteri e le azioni dei vari personaggi traendo piacere da questo, e non lo nasconde nemmeno quando disserta per pagine e pagine sul piacere della scultura o sui dilemmi etici di John Christow o sulle eccentricità di Lady Lucy Angkatell.
E Poirot? Be', sì, c'è anche lui, ma compare verso la metà del romanzo e la sua presenza - pur significativa nell'impatto della trama, non foss'altro che risolve il mistero - non incide affatto sulle vicende degli altri protagonisti, che procedono percorrendo il loro personale teatro della vita. Con un curioso detective belga che ogni tanto fa capolino.
Questo è di certo un romanzo giallo, ma dove predominano di più le vicende personali di alcuni personaggi, in ultima analisi.
Insomma, Agatha Christie ottiene un'altra vittoria. Consegna ai lettori una nuova avventura di Hercule Poirot, ma concepisce un romanzo secondo il suo volere. Cara signora inglese dai mille trucchi.

lunedì 20 aprile 2026

Libri a caso: Liberty Bar


I bar, le locande, sono parte integrante delle indagini condotte dal Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon. Maigret, infatti, che è un uomo proveniente da una città di provincia, sa bene che qui l'umanità si mette metaforicamente a nudo e - dopo qualche bicchiere - rivela cose che altrove terrebbe per sé.
Già in passato il Commissario ha svolto indagini dove gli eventi focali avevano luogo in un locale, come in La Balera da Due Soldi o La Ballerina del Gai-Moulin. E ora lo schema si ripete in Liberty Bar, pubblicato nel 1932.
Il Commissario Maigret si reca in Costa Azzurra, vicino a Cannes, poiché è stato incaricato di indagare sull'omicidio di William Brown, una ex spia caduta in disgrazia che vive in una villa fatiscente, potendo contare unicamente su un vitalizio della famiglia e circondato da due donne che vogliono solo approfittare di lui e del suo denaro.
Maigret ben presto scopre che William Brown amava spesso recarsi al Liberty Bar di Cannes, un locale di quart'ordine dove però poteva stare lontano da quella opprimente realtà. Ed è proprio qui che si nasconde la chiave per risolvere il mistero del suo assassinio.
Siamo dalle parti di Cannes, che doveva ancora organizzare il primo festival del cinema, evento accaduto quattordici anni dopo. Ma già allora la città aveva la nomea di luogo elegante e lussuoso, riservato principalmente a gente facoltosa che frequentava i casinò del luogo.
Georges Simenon, però, sa bene che dietro tanta patina di lusso vi sono anche altrettante zone oscure. A volte basta imboccare una strada invece che un'altra, come accade a Maigret, e ci si ritrova in un mondo a parte quale quello del Liberty Bar.
Rifugio dei reietti, degli sconfitti dalla vita, dove davanti a un bicchiere di birra o alcool possono dimenticare le loro tristi esistenze. Ma quando queste esistenze entrano in conflitto per i motivi più evidenti (il denaro, l'amore), non può che verificarsi una tragedia.
E il Commissario Maigret diventa impotente spettatore di questa tragedia: arrivando a delitto già compiuto non può far altro che osservare la miseria umana rappresentata dalla vita di William Brown e dalle persone che ruotano attorno al Liberty Bar. Persone dei ceti sociali più bassi (operai, prostitute) che però sperano sempre un giorno di poter andarsene da li.
Ma il Liberty Bar, che pure è un luogo pubblico, per loro rappresenta una prigione. Se se ne allontanassero, non avrebbero altro posto dove andare.
E così Maigret alla fine non diventa uno spietato esecutore della legge, ma agisce secondo la sua coscienza, secondo ciò che ritiene giusto, come già accaduto altre volte in passato.
Di fronte alla miseria umana può diventare il più rigido dei commissari, oppure andare oltre. Poiché sia le vittime che i colpevoli stanno già scontando la loro pena, che non avrà mai fine.
Come sempre, Georges Simenon non manca di sottolineare una certa misantropia di una parte del genere umano, per la quale non conta la classe sociale. Ma è un tratto comune di molti di noi.

domenica 19 aprile 2026

Netflix Original 200: The Irishman


La collaborazione tra Robert De Niro e Martin Scorsese si è rinnovata più volte nel corso degli anni, a partire da Mean Streets.
Quando a loro si è unito anche Joe Pesci, abbiamo avuto dei classici come Toro Scatenato e poco dopo moderni racconti di gangster quali Quei Bravi Ragazzi e Casinò.
Dopo tanto tempo, questa attualizzazione di uno storico genere cinematografico ritorna con The Irishman, diretto da Martin Scorsese, scritto da Steven Zaillian e distribuito su Netflix a partire dal 27 novembre 2019.
Frank Sheeran (Robert De Niro), un camionista, ha un fugace incontro con Russell Bufalino (Joe Pesci) quando il suo mezzo rimane in panne.
Poco tempo dopo Sheeran viene accusato di passare una parte dei carichi di carne che trasporta a una banda criminale locale in cambio di una mazzetta. Russell Bufalino interviene e, tramite un avvocato di fiducia, lo fa assolvere da queste accuse.
Da quel momento Frank Sheeran comincia a divenire uomo di fiducia e sicario della famiglia Bufalino e, tramite i loro contatti, conosce Jimmy Hoffa (Al Pacino), di cui diviene in breve tempo guardia del corpo e migliore amico.
Ma in ambienti come questi l'amicizia e il rispetto sono valori fragili e Frank Sheeran pagherà un prezzo molto caro per questo.
Sembra che Martin Scorsese abbia voluto dare vita al racconto di gangster definitivo, con tutti gli attori a lui cari (manca solo Leonardo DiCaprio per la chiusura del cerchio). E lo fa tramite una storia che si dipana per un periodo temporale di oltre quarant'anni, in cui si assiste alla rapida ascesa e alla drammatica caduta di Frank Sheeran.
Personaggio realmente esistito, costui ha dichiarato di aver ucciso Jimmy Hoffa (nonché molte altre persone) per conto della famiglia Bufalino, anche se vi sono molte prove che contrastano queste sue affermazioni.
Questo però al regista non interessa e, tramite la figura di Sheeran, ritrae un tipo di personaggio a lui caro: quello affascinato dal mondo della criminalità, in quanto la sua anima è nera sin dal principio.
E alla fine, in quel mondo, quella persona vi entra e ne diventa una figura di spicco. Ma, esattamente come accaduto a Henry Hill, alla fine a Frank Sheeran non rimane nulla. Perde la famiglia, gli amici, rimane l'essere più solo sulla Terra.
Eppure rimane fedele a uno strano codice d'onore, che nemmeno da anziano e malato abbandona, mentre tutti coloro che hanno segnato la sua vita sono morti. E trova conforto, altro tema caro al regista, nella religione e nella fede per l'assolvimento dei suoi peccati.
E tutti coloro che ruotano attorno a Frank Sheeran non sono da meno. Jimmy Hoffa, Russell Bufalino, anche loro perdono tutto in nome di un finto ideale e muoiono in solitudine, oppure vengono uccisi da cari amici, a dimostrazione che in realtà il concetto di amicizia in questo tipo di ambiente non esiste.
Un mondo a parte, di cui si fatica a comprendere le regole, eppure parte integrante della società americana, e non solo, per decenni. Un mondo che si avvia al tramonto e su cui Martin Scorsese ha voluto mettere la parola FINE.

sabato 18 aprile 2026

Italians do it better? 73: Il Ragazzo Invisibile - Seconda Generazione (2018)


Le saghe supereroistiche sono concepite per non chiudersi al primo capitolo, salvo sporadiche eccezioni. Le saghe supereroistiche, sia al cinema che sulla carta, proseguono sin quando è possibile con nuovi episodi da dare in pasto al pubblico.
Appare dunque confortante che Il Ragazzo Invisibile pochi anni dopo l'uscita del primo film abbia un secondo capitolo, Il Ragazzo Invisibile: Seconda Generazione, diretto da Gabriele Salvatores, scritto da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e distribuito nei cinema nel gennaio 2018.
Sono passati alcuni anni dagli eventi del primo film quando Michele Silenzi (Ludovico Girardello) fa la conoscenza di una nuova compagna di classe, Natasha (Galatea Bellugi). Costei è in realtà sua sorella e lo porta dalla loro madre, Yelena (Ksenia Rappoport).
Le due donne gli chiedono di compiere una missione insieme a loro: indagare su un uomo di nome Igor Zavarov (Kristof Konrad), il quale sta rapendo alcuni superesseri per ragioni sconosciute. Tra questi vi è anche il padre di Michele e Natasha.
Michele, che ha perso di recente la madre adottiva a seguito di un incidente, è ben felice di riunirsi alla sua famiglia e accetta la missione, ma ben presto scopre che c'è qualcosa che non quadra.
Le saghe supereroistiche, pur ambientate in universi immaginari, attingono spesso alla realtà, reinterpretandola per scopi narrativi, sin dai tempi di Stan Lee e Jack Kirby. Ecco dunque che - quanto accennato nel primo capitolo - qui viene approfondito ed espanso.
I superesseri di queste due pellicole sono gli ultimi figli pre-Perestrojka e riflettono lo scenario che vedono i potenti russi cercare di dominare quel mercato economico globale, invece che pensare solo alla propria nazione, a scapito di altri paesi.
In contrasto a loro vi è la nuova generazione, quella cresciuta con diversi valori e integrata in una differente società: si rinnovano dunque le dinamiche di contrasto tra genitori e figli. E il riconciliamento del protagonista con un passato che non ha mai conosciuto e una sorella di cui in principio non comprende la personalità.
La famiglia di Michele è di origini russe e disfunzionale, ma cerca in maniera disperata di restare unita. Sembra di vedere il film Black Widow qualche anno prima che esca il film su Black Widow, anche se le dinamiche familiari applicate ai supereroi e ai superpoteri erano già prerogativa dei due signori sopra menzionati sessant'anni fa.
Le saghe supereroistiche, sia al cinema che sulla carta, proseguono sin quando è possibile con nuovi episodi da dare in pasto al pubblico. Questa seconda pellicola lascia qualche punto in sospeso, nulla di trascendentale sia chiaro, che però a quanto pare non verrà mai approfondito. Ormai appare passato troppo tempo per cercare di chiudere il cerchio con un terzo e conclusivo capitolo, nella migliore delle tradizioni.
Rimane comunque apprezzabile che si sia tentato di esplorare questo genere, alla nostra maniera ma non solo, di solito prerogativa del cinema americano.

venerdì 17 aprile 2026

Netflix Original 199: Il Ragazzo che Catturò il Vento


I biopic amano spesso soffermarsi su persone venute dal nulla e che non hanno nulla, ma che - nonostante questo - riescono a conseguire un importante obiettivo, spesso aiutati dagli amici o dalla famiglia, persone che credono nel loro sogno.
La ragione è abbastanza semplice: vi può essere un facile processo di identificazione da parte dello spettatore, il quale può star vivendo o aver vissuto quella stessa condizione, e dunque ci si può affezionare subito a quei personaggi e - se lo si desidera - approfondire la vicenda reale.
Come accade in Il Ragazzo che Catturò il Vento (The Boy Who Harnessed the Wind), scritto e diretto da Chiwetel Ejiofor e distribuito su Netflix a partire dal primo marzo 2019.
In un piccolo villaggio africano di inizio ventunesimo secolo, il giovane William Kamkwamba (Maxwell Simba) spera di poter frequentare la scuola, avendo un'intelligenza fuori dal comune per la sua età che lo porta già a fare piccole riparazioni su alcuni strumenti elettronici.
Il suo sogno viene realizzato, ma ben presto la sua famiglia capeggiata da Trywell Kamkwamba (Chiwetel Ejiofor) non è più in grado di pagare le tasse scolastiche a causa di una grave siccità che porta molti abitanti del villaggio ad andarsene.
Con determinazione e astuzia, William frequenta di nascosto la biblioteca della scuola e progetta di costruire un mulino a vento utilizzando rifiuti trovati nella discarica del paese.
Questo è un biopic che rispetta in pieno alcuni degli stilemi di questo genere, ma offre un'ambientazione diversa dal solito: la nazione del Malawi, in Africa, invece dei consolidati Stati Uniti. Un progetto a cui Chiwetel Ejiofor ha creduto molto, visto che si è sobbarcato i principali ruoli produttivi e ha con ogni probabilità portato a compimento grazie al suo nome.
E gliene va dato merito, poiché - pur essendo un progetto a basso costo, come evidente - offre al pubblico una storia poco nota, basata su eventi reali e drammaticizzata dove occorra per scopi narrativi, proprio perché lontana sia dalla cultura statunitense che da quella occidentale.
Si procede poi su binari consueti, in primo luogo il protagonista. Un ragazzo che non ha nulla, ma che riesce nonostante tutto a realizzare i propri obiettivi e portare benessere e serenità a molte persone: un'incarnazione perfetta del sogno americano, lontano dagli Stati Uniti.
Non manca ovviamente un rapporto conflittuale con la famiglia, in special modo col padre, che alla fine, come nella migliore delle tradizioni, si ricompone permettendo ai due di collaborare per raggiungere l'obiettivo comune.
Non c'è nulla di nuovo od originale a parte questo e non ci doveva essere per non andare fuori dal seminato. Se vi piacciono questo tipo di storie, l'apprezzerete e vedrete un tipo di recitazione diversa dal solito. Con la possibilità, sempre presente, di approfondire poi la storia reale.
Per vedere che anche nella realtà, a volte, chi viene dal nulla può divenire qualcuno.

giovedì 16 aprile 2026

Netflix Original 198: Thunder Force


Esistono supereroi di tutti i tipi, sin dall'alba dei tempi. Col passare degli anni, si è accettata (fingo di non essere a conoscenza di una certa parte del fandom) la presenza di eroi fuori dal comune o reietti, senza fare alcuna distinzione in base al sesso, l'età, la religione.
Persino gli alieni e i sintezoidi ci apparivano ben integrati nella dinamiche di un supergruppo! Ma con ogni probabilità non abbiamo mai visto delle supereroine come quelle presenti in Thunder Force, scritto e diretto da Ben Falcone e distribuito su Netflix a partire dal 9 aprile 2021.
Lydia Berman (Melissa McCarthy) ed Emily Stanton (Octavia Spencer) sono due amiche per la pelle che però vivono in un mondo che deve affrontare la piaga dei Miscredenti, sociopatici a cui dei raggi cosmici hanno conferito superpoteri.
Quando i genitori di Emily vengono uccisi dai Miscredenti, costei si ritira dalle scene e inizia a cercare un modo perché anche le persone comuni come lei acquisiscano superpoteri. Al fine di vendicarsi.
Lydia reincontra Emily, perciò, solo molti anni dopo, recandosi a trovarla nel suo laboratorio. Lì la sua curiosità le fa attivare dei macchinari che le fanno acquisire la superforza.
Con Emily in possesso del potere dell'invisibilità, le due eroine possono cercare di sventare i crimini dei Miscredenti. Sempre che non combinino troppi guai nel mentre.
Abbiamo visto supereroi di tutti i tipi nel corso del tempo e quindi anche supereroi che sono persone comuni, come studenti o lavoratori del ceto medio. Ma questo non è Kick-Ass, dove predomina la violenza e l'ironia macabra.
Questo, più che un film di supereroi, è una commedia dove incidentalmente vi sono anche supereroi e supercriminali, livello poco sotto Deadpool in quanto a strategia e stessa parlantina.
Il fatto poi che le due protagoniste siano delle ultraquarantenni e, mi si passi il termine, non proprio in possesso del peso forma è un chiaro segnale di come si voglia approcciare il tema supereroistico su basi più concrete e "leggere" (senza nulla togliere alle Scarlett Johansson o Gal Gadot di questo mondo).
Di fronte alla "dimessa", per scelte narrative, Octavia Spencer, buona parte della storia si regge sulle spalle di Melissa McCarthy, che sfoggia il suo consueto repertorio di grida, citazioni pop e qualche battuta con doppio senso, degnamente assistita dal collega di Io Sono Tu, Jason Bateman, l'uomo dalla faccia imperturbabile che interpreta il più improbabile dei supercriminali.
Quindi, non è una satira o una parodia sui film di supereroi (è anche presente un'attrice proveniente dai film di James Gunn), più semplicemente è uno sguardo alternativo, poco serioso - pur non mancando i momenti drammatici - e popolato da personaggi che non si prendono troppo sul serio di un mondo dove l'uso dei superpoteri è vissuto in maniera più leggera.
E dove prevalgono alla fine i sentimenti di amicizia e la forza di volontà nel perseguire ciò che è giusto.