mercoledì 15 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: I Cugini Meyer


Sembrava che, dopo No Pasarán, le avventure della riluttante spia Max Fridman avessero trovato una propria degna conclusione.
Dopotutto, Fridman aveva, con le forze a sua disposizione, contrastato quanto più possibile l'ascesa del nazismo, anche se già sapevamo che sarebbe stato sconfitto dalla storia, e le sue avventure non superavano l'anno 1938, poiché nel successivo ci sarebbe stata l'invasione della Polonia da parte del Terzo Reich.
Ma l'esigenza di raccontare nuove storie è sempre presente in un autore e così Max Fridman fa il suo ritorno in I Cugini Meyer, scritto e disegnato da Vittorio Giardino e pubblicato nel marzo 2025.
L'ascesa e i soprusi del nazismo giungono nel 1938 anche in Austria e gli ebrei che lì vi risiedono si ritrovano quasi da un giorno all'altro privati di molti dei loro diritti e perseguitati dalle SS.
Tra questi vi è anche la famiglia Meyer di Vienna, la quale è imparentata con i Fridman, che medita di fuggire, ma a un certo punto si ritrova impossibilitata a farlo.
A Max Fridman giunge dunque per vie traverse la loro richiesta di aiuto e, nonostante sia appena tornato dalla Spagna, decide infine di andare in loro soccorso. Ma occorre far presto, poiché al termine del periodo natalizio fuggire non sarebbe più possibile e la stretta del nazismo si stringe sempre più attorno ai Meyer.
Credo che alla fine non vi possa essere un vero epilogo alle storie incentrate su Max Fridman. Noi abbiamo visto solo una piccola parte della sua vita e appreso qualche particolare sul suo passato. Non sapremo mai, anche se intuibile, come reagirà allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ed è giusto così.
Quest'ultima opera si divide in due parti. La prima narra delle traversie e delle sventure dei Meyer da quando il Terzo Reich effettua l'annessione dell'Austria all'inizio del 1938 fino a giungere quasi alla fine di quell'anno, riallacciandosi così alle storie di Max Fridman, che fa il suo ingresso nella seconda e conclusiva parte.
L'autore come sempre effettua un gran lavoro di documentazione storica e fotografica, ritraendo alla perfezione la Vienna di quasi cento anni fa e descrivendo le varie privazioni a cui vengono sottoposti i Meyer. Anche le più improbabili sono vere e veritiere, poiché le dittature come il nazismo alzano sempre l'asticella un po' più in alto, fino a quando qualcuno si ribella.
Max Fridman si ribella come può e, a cavallo tra la fine del 1938 e l'inizio del 1939, si schiera contro gli agenti nazisti i quali sono guidati dalla loro arroganza e mancanza di giudizio. Mentre a vantaggio di Max Fridman vi sono anni di esperienza come spia e astuzia sopraffina, ben nascosta dietro quel volto da uomo comune. E a coronare il tutto la consueta romantica e impossibile storia d'amore, sentimento che nemmeno la guerra o la tirannia riescono ad annientare.
A volte non si può stare neutrali di fronte alla tirannia. Per quattro volte, Max Fridman ha abbandonato la pacifica Svizzera per gettarsi a capofitto in insoliti conflitti sotterranei. Ha cercato e poteva evitarli, ma allo stesso tempo non ha potuto fare a meno di agire. Poiché è questo ciò che fanno gli uomini guidati da un ideale.

martedì 14 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - Caska


Da quando è entrato a far parte della squadra dei Falchi, l'attenzione di Gatsu si è sostanzialmente concentrata sul loro leader, l'ambizioso ed enigmatico Grifis.
Ma c'è un altro elemento che spicca all'interno di questo gruppo e non solo perché ne è l'unica componente femminile. Si tratta di Caska, che sin dall'inizio ha osteggiato la presenza di Gatsu poiché metteva in pericolo la vita di Grifis.
Ora però le cose stanno per cambiare nella saga di Berserk, come narrato da Kentaro Miura in Caska, pubblicato sulla rivista Young Animal tra il 1993 e il 1994.
Dopo l'uccisione del conte Yulius, il ruolo di Grifis a corte diventa sempre più rilevante, anche per il fatto che la figlia del re Charlotte si stia innamorando di lui.
Per consolidare la propria posizione, lui e la squadra dei Falchi ingaggiano altre battaglie per conto del re delle Mindlands. Ma la prima di esse può rivelarsi fatale: Gatsu, infatti, è preda dei rimorsi di coscienza per quanto ha dovuto compiere in L'Assassino, mentre Caska soffre di dolori mestruali.
Quando i due, dopo un tremendo scontro con un comandante avversario, cadono da un burrone, i loro destini si intrecceranno come mai prima era accaduto. E il passato di Caska sarà rivelato.
Tocca dunque a Caska finire sotto i riflettori, dopo gli altri due protagonisti. E se il passato di Grifis non è ancora ben definito, quello di Gatsu è stato parte integrante di questo lungo flashback che ancora non si è concluso ed è stato caratterizzato - come c'è da aspettarsi nel mondo di Berserk - dai soprusi e dalla violenza.
Un destino non dissimile da quello vissuto da Caska, degno di una parabola biblica: venduta dal padre in condizioni di povertà per non doversi più preoccupare di crescerla e sfamarla, la ragazza diviene presto oggetto delle indesiderate attenzioni di un nobile.
Ma come Grifis aveva allontanato Gatsu da un sentiero di perdizione e autodistruzione accogliendolo nei Falchi, si scopre che ha fatto altrettanto in precedenza con Caska, salvandola dalla violenza delle classi nobili e insegnandole a difendersi da sola.
Grifis, insomma, è come un'ombra o ancor più un oscuro angelo custode che come dal nulla entra nelle vite di queste due persone e le desidera accanto a sé per i propri scopi.
Come si può immaginare, il fatto che Gatsu scopra di condividere un passato comune con Caska aiuta i due ad appianare, in tutto o in parte, le loro divergenze, forgiati anche dalla battaglia in cui Gatsu mostra tutto il suo spirito di sacrificio, che maschera come ambizione personale per non rivelare i suoi sentimenti.
Ma l'atmosfera in cui si vive non è paradisiaca e il mondo che ormai percorrono da persone adulte non è di quelli che perdona la debolezza e forse anche sentimenti come l'amore.

lunedì 13 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Death - Il Grande Momento della Tua Vita


L'entità nota come Death, presente nella serie Sandman di Neil Gaiman, si distingue per essere una "ragazza" - per come appare agli esseri umani con cui interagisce - che apprezza la vita, le piace osservare le esistenze degli umani e tratta coloro che lei deve portare via con rispetto e sincerità.
Ma alla fine la Morte è sempre lei e bisogna sempre stare attenti, soprattutto quando ci si fanno dei patti. Come dimostra la seconda storia a lei dedicata dopo L'Alto Costo della Vita, Il Grande Momento della Tua Vita (The Time of Your Life), miniserie di tre numeri pubblicata nel 1996, scritta da Neil Gaiman e disegnata da Chris Bachalo e Mark Buckingham.
Donna Foxglove è un'affermata cantante, impegnata in un lungo tour in giro per gli Stati Uniti. Per promuovere la propria carriera musicale, col tempo ha trascurato sempre di più la compagna Hazel McNamara e il figlio di lei Alvie, tanto che Hazel sta meditando di lasciarla.
Quando Hazel sembra scomparsa nel nulla e non risponde più alle chiamate, Donna Foxglove si precipita a cercarla, ma la ragione del suo silenzio è da ricercarsi in un drammatico evento che le è capitato. Un evento che ha attirato la presenza di Death. E si sa cosa questo significhi.
Così come già accaduto per la prima miniserie, anche in questa occasione Neil Gaiman prende alcuni elementi e personaggi provenienti dal mondo di Sandman per adattarli alla storia incentrata su Death, essendo questo in ultima analisi un universo condiviso. In questo caso le due protagoniste, di cui è già stato fornito il background in precedenza, cosa che però non diventa un impedimento per la fruizione della storia.
Se la prima miniserie si incentrava principalmente sul tema dei suicidi giovanili, questa invece si focalizza su quanto il lavoro e la carriera possano incidere sulla propria vita e le proprie relazioni. Tanto che, se trascurate troppo a lungo, possono infine deperire e morire.
Death rappresenta dunque, per le due donne, l'ultima possibilità di sistemare le loro vite, diventa una metafora di come soprattutto l'esistenza di Donna sia ormai divenuta vuota, priva di significato, pur regalandole soddisfazioni personali e introiti economici. Ma alla fine bisogna decidere cosa è davvero importante per la propria vita.
Da notare inoltre come Neil Gaiman - così come già fatto su Sandman - introduca personaggi omosessuali e parli dell'omosessualità senza renderla qualcosa di scandalistico o eccezionale, ma in maniera ordinaria come parte della vita di tutti i giorni. Quella tra Donna Foxglove e Hazel McNamara, infatti, non è una storia d'amore omosessuale: è una storia d'amore e basta.
Nella prima miniserie Death era una ragazza allegra, ma al tempo stesso venata di malinconia, poiché poteva passare un solo giorno come umana sulla Terra. Qui è più presente la sua vera natura, di entità concettuale che deve eseguire il suo compito ("non sono né benedetta né misericordiosa. Sono solo me stessa").
Pur rimanendo principalmente sullo sfondo, se non per l'epilogo, la sua presenza è costante. E alla fine occorre onorare i patti che con lei vengono sanciti.

domenica 12 aprile 2026

A scuola di cinema: Cercasi Susan Disperatamente (1985)

1974: Esce il film francese Céline e Julie Vanno in Barca (Céline et Julie Vont en Bateau), diretto da Jacques Rivette.
In un'atmosfera tra il surreale e il grottesco, una donna di nome Julie - seduta su una panchina - vede passare davanti a sé una ragazza, Céline, la quale perde gli occhiali senza che se ne accorga.
Julie la insegue per restituirglieli, ma la ritrova solo il giorno dopo. Qui le due donne scoprono di essere spiriti affini e sono entrambe delle sognatrici che vogliono evadere dalla realtà. Raccontandosi storie a vicenda, le due vengono catapultate in mondi immaginari di loro invenzione.
Ora può sembrare strano dirlo, ma questa pellicola rappresenta l'ispirazione di una commedia che esce alcuni anni dopo.


Tra coloro che guardano e ammirano questo film vi è Leona Barish, un'aspirante sceneggiatrice che, prendendo spunto dalla pellicola e dall'idea di far incontrare due donne provenienti da due mondi diversi (urbani, nel suo caso), tenta di scrivere la sua prima sceneggiatura cinematografica, completata nel 1980.
La sceneggiatura viene opzionata da Sarah Pillsbury, amica di Leona Barish, e Midge Sanford, i quali hanno da poco fondato la Sanford/Pillsbury Productions.
Tuttavia, in principio si fatica a trovare un interesse da parte degli studi cinematografici. L'opinione generale è che una storia del genere possa piacere solo alle donne e agli omosessuali (strane concezioni dell'epoca).
Alla fine la Warner Bros. decide di finanziare il progetto, ma ritira la propria partecipazione poco tempo dopo. Subentra allora la Orion Pictures, che decide di investire inoltre una maggiore somma di denaro di modo tale da far aggiungere alla sceneggiatura ulteriori scene, pur rimanendo questo un progetto a basso costo.
Come regista viene scelta Susan Seidelman. I due produttori sono rimasti favorevolmente impressionati dal suo film di debutto, Smithereens, e dalla sua capacità di portare a termine un progetto dal basso budget.
La sceneggiatura prevede che le due protagoniste abbiano superato i trent'anni e in principio si cercano attrici di fama quali Goldie Hawn e Diane Keaton. Il budget previsto, e la decisione di Sarah Pillsbury di puntare su attrici meno note, porta a un cambiamento di piani e a un "ringiovanimento" dei personaggi.
Per il ruolo di Roberta Glass viene dunque scelta Rosanna Arquette, anche se lei in prima battuta preferirebbe avere il ruolo di Susan dopo aver letto la sceneggiatura.
Per quest'ultimo ruolo vengono provinate decine di attrici e si pensa in principio a Ellen Barkin e Jennifer Jason Leigh.
Viene deciso invece di affidare questa parte a Madonna (Louise Ciccone), fortemente voluta e proposta da Susan Seidelman, che già la conosce. Tanto che la regista si reca personalmente a Union Square a girare lì il suo provino. La cantante è così poco nota all'epoca che un passante la scambia per Cindy Lauper.
Il provino viene poi visionato e apprezzato dai dirigenti della Orion Pictures e il figlio di uno di loro, vedendo la cantante su MTV, la trova affascinante.
Quando viene scelta, questo film per Madonna rappresenta il debutto cinematografico e ha appena iniziato la propria carriera musicale, con un album omonimo uscito nel 1983. Le cose stanno per cambiare in maniera drastica.
Anche in questo caso, comunque, la decisione di scegliere lei è dettata anche dal budget e dalla volontà di ringiovanire il personaggio.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 10 settembre 1984, tenendosi a New York e in New Jersey.
A causa di alcuni ritardi nella produzione, Madonna ha già concluso - ed è pronto a essere venduto - il suo secondo album, intitolato Like A Virgin. Questo la porta ad essere, nel giro di poco più di un anno, da semplice cantante in ascesa a rinomata pop star. E la cosa si riflette anche sulla produzione del film.
Se nei primi tempi la cantante può circolare liberamente e nessuno le presta attenzione più di tanto, col passare dei giorni e soprattutto durante l'ultima settimana di lavorazione - quando una sua foto compare sulla celebre rivista Rolling Stone e Like A Virgin inizia a scalare le classifiche di vendita - i fan cominciano ad accalcarsi sempre di più vicino al set.
Costringendo pertanto la produzione ad assoldare delle guardie del corpo che garantiscano la sicurezza di Madonna e non causino troppi ritardi.
Ovviamente si approfitta anche di questo fatto e il ruolo di Susan viene espanso, con l'introduzione anche di una parte cantata, per darle più risalto.
Si arriva anche al punto che un agente di polizia chieda un autografo a Madonna, ma scambia persona e lo domanda a Rosanna Arquette. L'attrice ovviamente non prende bene questo scambio di ruoli, visto che in principio doveva essere lei la protagonista principale e la personalità più nota, ma ormai non può più ritirarsi e le sue obiezioni cadono nel vuoto.
Viene girato un primo finale, che vede Roberta Glass e Susan recarsi in Egitto, a bordo di cammelli nel deserto del Sahara, per restituire gli orecchini rubati, il perno della trama. Tuttavia questo epilogo non incontra i favori della regista, che opta per un secondo, più lieto finale.
Le riprese si concludono poco prima della fine di novembre. Madonna contribuisce alla colonna sonora del film tramite una canzone, Into The Groove, originariamente concepita per un amico e che esiste solo in versione demo. Questa canzone viene poi inserita in una seconda versione di Like A Virgin.
I dirigenti della Orion Pictures decidono poi di accorciare i tempi della post-produzione, quasi della metà, per far uscire il film nelle sale cinematografiche il prima possibile, convinti che la fama di Madonna non durerà a lungo.
Cercasi Susan Disperatamente (Desperately Seeking Susan) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 marzo 1985. A fronte di un budget di quattro milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 27 milioni di dollari.
Con una carriera musicale ormai lanciata verso la fama assoluta, forte di questo successo Madonna tenta di sfondare anche nel cinema. Si sposa dunque con Sean Penn e insieme a lui recita il suo film successivo, Shanghai Surprise, che si rivela essere però un tremendo flop. Ma questa... è un'altra storia.

sabato 11 aprile 2026

Italians do it better? 72: Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo (2014)


Se c'è una caratteristica classica e costante dei film interpretati da Aldo Baglio, Giacomo Poretti e Giovanni Storti è il fatto che questi tre attori interpretano nient'altro che loro stessi.
Qualunque sia il ruolo, la classe sociale o le particolarità dei personaggi che vanno a rappresentare, i tre vi infondono le loro peculiari personalità - qualcosa che hanno mutuato dagli sketch teatrali - tanto che nemmeno sullo schermo cambiano il loro nome, per dare maggiore sicurezza allo spettatore. Per dirgli che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo.
Questo si conferma anche in Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo, diretto da da Aldo Baglio, Giacomo Poretti, Giovanni Storti e Morgan Bertacca, scritto da da Aldo, Giovanni e Giacomo, Morgan Bertacca, Valerio Bariletti e Pasquale Plastino e distribuito nei cinema nel dicembre 2014.
Giacomo Poretti è un ricco e arrogante uomo d'affari milanese che sfrutta le economie degli stati meno facoltosi per arricchirsi con investimenti tecnicamente a basso rischio. Al suo fianco c'è il fedele maggiordomo Giovanni, al suo servizio da anni e appassionato di spade e samurai.
Un giorno i due, dopo aver svoltato in una strada con divieto d'accesso, investono Aldo, un venditore ambulante abusivo in fuga dalla polizia. Per non trascinare la cosa per le lunghe, Giacomo gli promette una cospicua (per Aldo) somma di denaro al fine di evitare di essere denunciato.
Da questo momento le esistenze dei tre, che paiono destinate a separarsi subito dopo, diventano sempre più intrecciate e ognuno di loro avrà modo di vedere la propria vita cambiata.
Il film parte da un argomento iperclassico, presente anche prima dei tempi di Mark Twain, che ha segnato comunque un epoca con Il Principe e il Povero: lo scambio di ruoli. Seppur con presupposti differenti, il ricco Giacomo scoprirà - dopo un'avversa situazione capitatagli - il differente mondo di Aldo e viceversa, con Giovanni - il quale rappresenta una sorta di ponte tra questi due mondi - preso nel mezzo.
Non vedremo comunque, né credo siano richieste in questo contesto, seriose analisi sulle differenze sociali o le problematiche delle classi meno abbienti. Semplicemente, questa è la storia di tre estranei che, per sventure casuali ed eventi di varia natura altrettanto casuali, arriveranno a diventare amici, scoprendo di essere non così distanti come pensavano. Aiutandosi così l'un l'altro per superare le reciproche difficoltà.
Il tutto, ovviamente, contornato da varie scenette comiche, con in più qualche piccolo elemento di malinconia che però non scalfisce più di tanto l'atmosfera di giocosa serenità che pervade l'intera pellicola. E qualche piccolo omaggio al cinema americano, come Kill Bill Vol. 1 e le versioni americane dei film di samurai, almeno quelle che si riconoscono a prima vista.
A parte Aldo, che rimane fedele a sé stesso, credo che Giacomo e Giovanni abbiano qui leggermente esasperato per motivi narrativi le loro personalità, di modo tale che il venire calati in un'atmosfera del tutto diversa attivi in loro il necessario cambiamento. Cambiamento che rassicura infine lo spettatore.
E gli conferma una volta di più che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo. E li vedrà ancora.

venerdì 10 aprile 2026

Prime Video Original 100: Argentina, 1985


Anche l'Argentina ha vissuto una propria Norimberga ed è stata vittima di una tremenda dittatura. Quella attuata dalla giunta militare capitanata da Jorge Rafael Videla e che ha seminato il terrore nel paese latino dal 1976 al 1983, anche se Videla aveva perso la leadership due anni prima.
Il suo regime si è reso responsabile della tragedia dei desaparecidos, tra cui vi sono stati anche Héctor German Oesterheld e le figlie, molti dei quali non sono mai stati ritrovati.
Dopo la deposizione del regime è seguito un processo a carico di Videla e dei suoi più fedeli collaboratori. Un evento storico per l'Argentina, che viene rievocato in Argentina, 1985, diretto da Santiago Mitre, scritto da Santiago Mire e Mariano Llinás e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 21 ottobre 2022.
1984: Si inizia a preparare il processo di Videla e dei suoi collaboratori per crimini contro l'umanità. Di esso viene incaricato il procuratore generale Julio César Strassera (Ricardo Darín), che viene assistito dal giovane avvocato Luis Moreno Ocampo (Peter Lanzani) e da un team di altrettanto giovani assistenti, i quali in pochi mesi raccolgono centinaia di prove e testimonianze.
Il processo ha dunque inizio l'anno successivo, ma non è facile portarlo avanti, tra continue minacce e intimidazioni e il nuovo establishment che sembra voler dimenticare il passato come se non fosse mai esistito e andare avanti, incurante delle migliaia di vittime del regime.
La storia, a volte, ha la pessima abitudine di ripetersi e il paragone con Norimberga non è forse del tutto fuori contesto. Entrambi i processi reali hanno trattato di crimini tremendi, crimini contro l'umanità intera, un reato (difficile oggi immaginarlo) che prima della Seconda Guerra Mondiale non esisteva.
Come in Vincitori e Vinti, dunque, abbiamo un paese e delle persone che devono fare i conti con un passato ingombrante che non è possibile lasciarsi alle spalle. Non conoscevo il cinema argentino, e di certo ancora non lo conosco, ma questa produzione mi appare davvero ben fatta.
Ma questa non è una produzione americana e proviene da quello stesso paese, l'Argentina, che quegli orrori li ha vissuti.
Vengono dunque evitati tutti quegli stratagemmi narrativi tipici delle produzioni statunitensi: niente testimoni a sorpresa, nessun crolla sul banco con una pietosa confessione, per citare un uomo saggio.
Vengono invece esposti dei fatti (credo proprio che siano state utilizzate le testimonianze originali, senza alterazioni, il che rende la cosa ancora più angosciante) che con drammaticità e chiarezza rivelano gli orrori a cui arrivano una dittatura e persone prive di scrupoli, per non usare altri termini, precipitate nell'abisso del genere umano.
Ma vi è anche ciò che ruota attorno al processo. A partire dal rapporto - ben descritto - tra Strassera e la sua famiglia e come i legami rimangano forti anche quando il processo irrompe nelle loro vite.
E viene sottolineato come il cambiamento, ma al tempo stesso anche il desiderio e l'impegno di condannare ciò che è accaduto in passato, vengano dai giovani. Da coloro che hanno percorso chilometri per raccogliere testimonianze e prove, sacrificando tempo ad altre attività, per qualcosa in cui credevano fermamente.
Alla fine l'unica scena che ho giudicato erroneamente "all'americana", quando il pubblico esplode in un fragoroso applauso al termine della requisitoria del procuratore, in realtà è accaduto davvero nella realtà.
Un applauso che spazza via tutti gli orrori degli ultimi anni, mentre i dittatori condannati si espongono all'implacabile giudizio della Storia con la S maiuscola. Solo la sorte dei desaparecidos rimane ignota, un eterno monito di ciò che è accaduto e di come non debba accadere più.
In un curioso twist del destino, l'attore che ha interpretato Julio Strassera ha poi interpretato il personaggio di Juan Salvo, l'Eternauta, nel serial Netflix. Un personaggio creato da Héctor German Oesterheld, uno dei desaparecidos. Il cerchio si chiude.
E dunque... Nunca más.

giovedì 9 aprile 2026

Libri a caso: La Casa sull'Abisso


I romanzi gotici pubblicati nel diciannovesimo secolo sfruttavano molto la tematica della dimora infestata. Che fosse un castello medioevale, un santuario o un altro tipo di abitazione - dove risiedevano gente nobile, benestante o del clero - nulla era al sicuro dagli spiriti di defunti che volevano vendetta o da altre sinistre forze.
Un tema così sfruttato che già all'epoca si diceva se ne fosse abusato. Ma, come molte idee narrative, spesso basta solo un'abile reinterpretazione per far sì che essa torni interessante. Come in La Casa sull'Abisso, scritto da William Hope Hogdson e pubblicato nel 1908.
Due pescatori, in gita in Irlanda, in cerca di un corso d'acqua adatto si imbattono in un ampio burrone, un vero e proprio abisso, e lì vicino vi sono le macerie di un'abitazione e un libro.
Incuriositi, i due pescatori prendono il libro e iniziano a leggerlo, apprendendo così la storia del vecchio narratore che viveva in quella casa sull'abisso, insieme a sua sorella e al suo cane.
Dove una tranquilla esistenza viene improvvisamente sconvolta da eventi fuori dal comune e strane creature dall'aspetto suino iniziano ad assediare la casa, come se fosse il centro di forze oscure inimmaginabili.
Il narratore, con forza e volontà, resiste a questi attacchi, ma ben presto non potrà fare nulla di fronte alla visione della fine dei tempi.
Sembra strano affermare che, già all'inizio del ventesimo secolo, un tema come quello della casa infestata - ancora oggi presente in molti media - era considerato obsoleto. Ma come sempre capita, quello che occorre in questi casi è un'efficace reinterpretazione.
Quale quella attuata da William Hope Hogdson nella sua opera. Fingendo che il manoscritto sia stato ritrovato - donandogli così una patina di finta autenticità - e lasciando il protagonista volutamente senza nome, l'autore tratta temi che coinvolgono tutti.
La paura dell'ignoto, la crudele maestosità della natura, il timore della morte e del tempo che passa, il dolore nel perdere qualcuno a noi caro: questo sperimenta il protagonista nel corso della vicenda. Una vicenda che sembra condannarlo sin dal principio, poiché le forze oscure in ballo sono più potenti di qualunque essere umano.
E stavolta il protagonista non è un nobile o un sacerdote che riafferma la potenza di Dio e basta solo questo perché il bene prevalga. Si tratta invece di una persona comune, anche avanti con l'età, niente affatto l'eroe dei romanzi gotici. Persone come quelle che incontriamo a migliaia nel corso della nostra vita, anche solo incrociando uno sguardo per strada.
Le paure del romanzo gotico del diciannovesimo secolo diventano le paure dell'inconscio umano nel ventesimo. Paure che possono attanagliare tutti noi.

mercoledì 8 aprile 2026

Netflix Original 197: Un Padre


Si afferma molto spesso che gli attori comici sono notoriamente portati anche per i ruoli drammatici, in quanto far ridere è molto più difficile che far piangere. Come tutti gli assoluti, e non si è nemmeno dei Sith, questo può non essere del tutto vero.
Ci sono attori comici che rimangono confinati in quel genere perché non sono portati per altri ruoli e ci sono attori più versatili, come il più volte qui citato Adam Sandler, che possono ben interpretare ruoli drammatici.
E a lui si può aggiungere anche Kevin Hart, protagonista di Un Padre (Fatherhood), diretto da Paul Weitz, scritto da Paul Weitz e Dana Stevens e distribuito su Netflix a partire dal 18 giugno 2021.
Matthew Logelin (Kevin Hart) perde all'improvviso la moglie a seguito di complicazioni dovute al parto. Ora Matthew, che ha una carriera lanciata nel campo della tecnologia, si ritrova solo a dover crescere la figlia Maddy (Melody Hurd) ed è determinato a farlo, nonostante i dubbi e i timori dei nonni e dei suoi amici.
Tuttavia, le insidie e gli imprevisti dell'essere un genitore lo colgono impreparato e l'uomo deve risolvere il tutto tenendo conto della sua carriera lavorativa e della possibilità di rifarsi una vita.
La storia si basa su eventi reali: Matthew Logelin esiste davvero e ha vissuto tutte quelle sventure raccontandole in un blog che è stato molto seguito. Ma, come spesso capita quando si adatta tale tipo di storia per il cinema, la si rimodella per far sì che molti possano interfacciarsi con le paure e i dubbi del protagonista - in particolare chi ha vissuto il suo stesso dolore - e, per chi non è padre single, possa empatizzare comunque con lui.
Vedremo dunque un percorso di crescita, di maturità, da parte sia del padre che della figlia il quale durerà alcuni anni, infatti a un certo punto vi è un piccolo balzo temporale.
Un percorso che parte da un evento tragico e da quell'evento Matthew Logelin inizia a riconsiderare le priorità della propria vita. Un evento che inciderà anche su chi non l'ha vissuto, ovvero la figlia, che comunque ne deve affrontare le conseguenze.
Due mondi distanti in principio che lentamente si avvicinano l'un l'altro e capiscono infine cosa sia davvero importante per loro. Convincendo anche chi era scettico in principio.
Kevin Hart non ha al suo attivo molte interpretazioni drammatiche, forse solo il remake americano di Quasi Amici, Sempre Amici. Eppure non sfigura: data l'atmosfera cupa di molte scene, non fa più quelle facce buffe e abbassa il tono di voce (in originale) che nelle commedie tiene di solito alto. Tuttavia non si esime di tanto in tanto dal fare qualche battuta, questo è più forte di lui.
Potrebbe apparire strano, dunque, che non sia tornato più volte su queste strade attoriali, ma la risposta può essere molto semplice. Il pubblico identifica Kevin Hart principalmente come un attore comico e i copioni che gli vengono proposti sono quelli di commedie, con poche eccezioni. E di certo lui si diverte ad interpretarle.
Se ci saranno comunque altre eccezioni, le vedremo con piacere.

martedì 7 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Avengers - Guerra Attraverso il Tempo


Oggi può sembrare strano affermarlo, ma all'inizio della loro storia - editoriale e narrativa - i Vendicatori o Avengers che dir si voglia hanno faticato ad ingranare.
Progetto nato per caso e realizzato in fretta per ragioni qui troppo lunghe da spiegare, ha messo a dura prova le abilità di Stan Lee e Jack Kirby. Ma prima l'ingresso di Capitan America nelle fila del gruppo e poi la comparsa come avversario di Kang il Conquistatore hanno consolidato la loro immagine.
Kang, destinato a divenire un nemico ricorrente degli Avengers (anche al cinema in principio, ma poi le cose sono andate diversamente), che ritorna ad attaccare il gruppo pochi numeri dopo la sua prima apparizione usando un robot di Spider-Man.
Ed è da qui che prende le mosse Guerra Attraverso il Tempo (War Across Time), miniserie di cinque numeri pubblicata nel 2023, scritta da Paul Levitz e disegnata da Alan Davis.
Dopo che il robot di Spider-Man è stato distrutto, gli Avengers tornano a New York, ma Kang non ha ancora finito con loro e invia nel loro secolo una copia robotica di Hulk che inizia a devastare la città.
Ed è solo l'inizio di un lungo scontro attraverso i secoli in cui verranno coinvolti - in maniera indiretta - anche Sindri, il re dei nani forgiatore di Mjolnir, e gli Uomini Lava. Con gli Avengers pronti ad affrontare le insidie del loro più letale nemico e non solo.
La miniserie vuole porsi come uno spartiacque, un contenuto extra di un Blu-Ray se vogliamo definirla così, tra l'undicesimo e il dodicesimo numero di Avengers. E lo scrittore vuole richiamare, a livello di dialoghi e di caratterizzazioni, anche il periodo editoriale e storico in cui le originali storie del gruppo vennero pubblicate.
Ecco dunque alcuni stratagemmi narrativi, un po' strani leggendoli oggi, in cui si afferma che ci si trova nel ventesimo secolo e non nel ventunesimo. Con Thor ancora un po' arrogante, Wasp terribilmente vanesia e Tony Stark molto protettivo sulla sua identità segreta e in possesso dei pattini a rotelle (sì, ha avuto anche questi). E infine vediamo persone che affermano di aver conosciuto Capitan America durante la guerra.
Anche i dialoghi richiamano lo stile pomposo e leggero al tempo stesso di Lee e Kirby dell'epoca: siamo ben lontani, dunque, dai drammi e dai Disassembled di alcuni decenni dopo. Per gli eroi questo è ancora un "gioco". Paul Levitz è uno sceneggiatore storico che ha fatto la storia del fumetto, dunque non appare strano vederlo cimentarsi con un periodo storico del fumetto.
Per quanto Kang sia presente nella trama, la sua presenza pare quasi impallidire di fronte alla minaccia congiunta di Sindri e degli Uomini Lava (questi ultimi davvero tosti da ricontestualizzare nel periodo attuale), i quali diventano i nemici principali da affrontare.
Tanto che la minaccia di Kang viene risolta con apparente fretta. Ma credo che questo voglia essere, per lo sceneggiatore, una sorta di prologo alla storia successiva in cui compare il Conquistatore, insieme all'amata Ravonna. Chiudendo così (quasi) alla perfezione il cerchio narrativo.
Considerata l'atmosfera "vintage" occorre dunque un disegnatore in grado di richiamare quell'atmosfera e la scelta di Alan Davis, forse l'unica disponibile, è perfetta.
Insomma, non proprio una storia rivolta ai lettori "moderni" (che potrebbero comunque apprezzare) e che è una sorta di operazione nostalgia. Un divertissement costruito per uscire direttamente dagli anni '60 del secolo scorso da leggere senza troppe pretese. 

lunedì 6 aprile 2026

A scuola di cinema: Il Grande Gatsby (1974)

1925: Viene pubblicato il romanzo Il Grande Gatsby (The Great Gatsby), scritto da Francis Scott Fitzgerald.
La storia, ambientata nella New York di pochi anni prima durante l'era del jazz, inizia con Nick Carraway, fresco laureato di Yale, che si trasferisce nella Grande Mela lavorando come agente di borsa.
Vicino all'abitazione che ha affittato, vi è una immensa villa dove si svolgono chiassose e affollate feste. Carraway apprende che la villa è di proprietà di Jay Gatsby, un milionario schivo e - a quanto si dice - eccentrico.
Sempre nelle vicinanze, vi abitano Daisy Buchanan, una cugina di Nick, e suo marito Tom Buchanan.
Un giorno, Nick Carraway riceve l'invito per una delle feste organizzate da Gatsby e lì vi incontra il milionario, che fa di tutto per catturare le simpatie del suo ospite, dichiarando anche di averlo conosciuto durante la Prima Guerra Mondiale.
Nelle settimane successive, Gatsby e Carraway hanno altri incontri e quest'ultimo viene a sapere che qualche anno prima Gatsby si era innamorato di Daisy, la quale però alla fine aveva sposato Tom Buchanan. Gatsby spera che, tramite i rapporti di parentela con la donna, Carraway possa combinare un incontro.
Questo avviene e i due riprendono la loro relazione, che però viene scoperta da Tom Buchanan. Dopo un duro confronto, Gatsby e Daisy fuggono a bordo dell'auto di lui, ma lungo il tragitto investono Myrtle Wilson, l'amante di Tom.
Daisy era al volante, ma Tom - ignaro di questo - rivela a George Wilson, il marito di Myrtle, a chi appartiene l'auto che ha investito la moglie e così George Wilson uccide Gatsby, suicidandosi subito dopo.
Al funerale, Nick Carraway conosce il padre di Jay Gatsby, apprendendo che il suo vero cognome è Gatz. L'uomo, sconvolto per quanto accaduto e giungendo a detestare la vita in una grande metropoli, decide infine di tornare nel natio Widwest.
Quest'opera diviene in breve tempo un classico della letteratura americana, e non solo. E da qui il passo verso un adattamento cinematografico è breve.


Un primo adattamento de Il Grande Gatsby giunge un anno dopo la pubblicazione del romanzo, nel 1926. Un film muto che oggi è andato perduto.
Un secondo adattamento esce nel 1949 e vede Alan Ladd nel ruolo di Jay Gatsby. Anche questa pellicola per alcuni decenni è andata perduta, fino a quando ne viene ritrovata e restaurata una copia nel 2012.
La casa produttrice di entrambi questi adattamenti è la Paramount Pictures, che aveva opzionato i diritti del romanzo di Francis Scott Fitzgerald.
Nel 1971, il produttore Robert Evans decide di sviluppare un nuovo adattamento del romanzo e di affidare il ruolo di Daisy ad Ali MacGraw, sua compagna di allora. Il progetto viene affidato a David Merrick, il quale ha acquisito i diritti di sfruttamento cinematografico del romanzo dalla figlia di Fitzgerald, Frances.
La prima bozza di sceneggiatura viene affidata nientemeno che a Truman Capote. Tuttavia, quando viene completata, essa viene rifiutata in toto da Evans e ritenuta inutilizzabile. Capote si limita, infatti, a trascrivere in maniera letterale alcuni dialoghi del romanzo, sostenendo che sia impossibile fare meglio di Fitzgerald, e inserisce qualche riferimento omosessuale, argomento molto scottante per l'epoca.
Nonostante questo e il fatto che non una riga di questo trattamento venga poi usato, Truman Capote riceve il pagamento concordato di 300.000 dollari.
In sua sostituzione viene contattato Francis Ford Coppola, reduce dalla conclusione dei lavori de Il Padrino (The Godfather), il quale consegna la propria bozza - che sarà accettata - in circa tre settimane. La regia viene affidata a Jack Clayton.
Questo, tuttavia, causa dei ritardi nell'inizio della produzione e un altro effetto collaterale. Alla fine del 1972, infatti, Ali MacGraw abbandona Robert Evans e inizia una relazione con Steve McQueen, conosciuto sul set di Getaway! (The Getaway). Questo porta al divorzio tra i due nei primi mesi del 1973.
In cerca di una nuova protagonista, Robert Evans trova subito l'interesse di Mia Farrow, con cui aveva collaborato in Rosemary's Baby, e la parte così è sua.
Per il ruolo di Jay Gatsby, vengono presi in considerazione - in fase iniziale - Warren Beatty e Jack Nicholson, ma entrambi rifiutano.
Si pensa allora a Marlon Brando per una possibile versione matura del personaggio, ma costui chiede un compenso di ben 4 milioni di dollari, per controbilanciare il basso ingaggio ricevuto per Il Padrino, che gli viene negato.
Rimasto offeso per questo e ritenendo che gli si sia stata mostrata una totale mancanza di rispetto, l'attore decide di non comparire nel sequel de Il Padrino. Influisce inoltre in questa scelta la presenza come produttore di David Merrick, il quale lo aveva allontanato dal set di Spirale d'Odio (Child's Play), facendogli poi causa per violazione del contratto.
Un attore che ha mostrato interesse per la parte è Robert Redford, che si aggiudica infine il ruolo.
Le riprese iniziano in via ufficiale l'undici giugno 1973, tenendosi in Rhode Island, a New York e presso i Pinewood Studios in Inghilterra.
A quel tempo Mia Farrow è incinta del suo terzo figlio, Fletcher, e per evitare che questo si noti si utilizzano molti primi piani e vengono indossati costumi coprenti e svolazzanti.
La stessa Mia Farrow non ha modo di avere conversazioni con Robert Redford al di fuori del set poiché, nelle pause tra le riprese, costui si rinchiude nei suoi alloggi per seguire da vicino lo Scandalo Watergate e i suoi sviluppi alla televisione.
Buona parte delle comparse presenti nelle scene delle feste di Gatsby vengono assoldate da un college della Marina di Newport. Questo perché la loro capigliatura è praticamente uguale a quella che veniva utilizzata negli anni '20 del ventesimo secolo, senza dover ricorrere così a lunghe sessioni di trucco.
Le riprese si concludono il 24 settembre 1973.
Il Grande Gatsby (The Great Gatsby) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 marzo 1974. A fronte di un budget di 6 milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare poco più di 20 milioni di dollari.
Pur ottenendo questo film un profitto, seppur non quello sperato, a detta del produttore Robert Evans, vi sono a seguito della sua uscita delle conseguenze legali.
Nel 1975, David Merrick cita in giudizio la Paramount, sostenendo che non gli siano stati conferiti i giusti profitti derivanti da alcuni progetti, tra cui è compreso anche Il Grande Gatsby. La causa va avanti per alcuni anni, ma alla fine, nel 1984, la sentenza ordina alla Paramount di risarcire Merrick con una somma pari a 6 milioni di dollari.
Dopodiché, tocca a David Merrick essere chiamato in giudizio. Da Francis Fitzgerald, la quale afferma che il produttore non ha mai dato informazioni chiare su quanto di quella somma ricevuta fosse derivata da Il Grande Gatsby, da cui si sarebbe dovuta calcolare la percentuale che spettava a lei. La causa viene risolta infine in via extragiudiziale.
Il mito de Il Grande Gatsby rimane presente nel cinema americano, tanto che nel 2013 esce un quarto adattamento... ma questa è un'altra storia.

domenica 5 aprile 2026

A scuola di cinema: I Tre Giorni del Condor (1975)

1974: Viene pubblicato il romanzo I Sei Giorni del Condor (Six Days of the Condor), scritto da James Grady, un giornalista che esordisce nella letteratura proprio con quest'opera.
La storia, ambientata a Washington, vede protagonista Ronald Malcolm, un agente della CIA il cui nome in codice è Condor, che rimane l'unico sopravvissuto della sua unità - specializzata nella scoperta di operazioni clandestine - i cui componenti vengono uccisi da un commando armato, in quanto aveva scoperto un traffico di droga illegale proveniente dall'estero.
Ronald Malcolm chiede dunque aiuto a uno dei suoi superiori, Weatherby, il quale tuttavia è il mandante degli omicidi e la mente dietro il traffico di droga internazionale. Il Condor scopre il suo doppio gioco e riesce a sfuggire a un suo attentato.
Dopodiché trova l'aiuto - dopo averla rapita - di Wendy Ross, un'assistente legale. Una volta guadagnata la sua fiducia, la donna aiuta il Condor a smascherare l'organizzazione clandestina, ma rimane ferita da agenti al servizio di Weatherby.
Alla fine, un altro agente della CIA, notando una discrepanza nei registri, smaschera i piani criminali di Weatherby e la sua organizzazione viene così disciolta.
Questo romanzo diviene poco tempo dopo oggetto di un adattamento cinematografico.


Nel dicembre 1973, ancor prima che il romanzo di James Grady venga pubblicato, i diritti di sfruttamento cinematografico vengono opzionati dai produttori Dino De Laurentiis, Stanley Schneider e dalla Paramount Pictures.
In principio De Laurentiis pensa a Warren Beatty come protagonista e di affidare la regia a Peter Yates. Ma quando Robert Redford si aggiudica la parte principale, costui chiede che come regista sia scelto Sydney Pollack, con cui ha già all'attivo una serie di collaborazioni tra cui Corvo Rosso Non Avrai il Mio Scalpo (Jeremiah Johnson) e Come Eravamo (The Way We Were).
L'attore viene accontentato ma, nonostante questo, Dino De Laurentiis rispetta gli accordi presi e dà a Peter Yates l'intera somma di denaro che avrebbe preso se avesse diretto il film, ovvero duecentomila dollari.
La prima bozza di sceneggiatura viene scritta da Lorenzo Semple Jr., ma Sydney Pollack non ne rimane del tutto soddisfatto e incarica così un suo fedele collaboratore, David Rayfiel, che si era occupato di revisioni non accreditate di precedenti suoi progetti, di rivederla.
I principali cambiamenti introdotti nella sceneggiatura rivista - oltre alla "compressione temporale" degli eventi per ragioni di narrazione cinematografica - sono lo spostamento della storia da Washington a New York e lo sviluppo del personaggio di Kathy Hale (ovvero Wendy Ross, nel libro), interpretato da Faye Dunaway. Nel romanzo, infatti, è una segretaria di uno studio legale, ma dietro suggerimento di Pollack diventa una fotografa.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 4 novembre 1974, tenendosi a New York.
Un ex direttore della CIA, Richard Helms, funge da consulente e offre preziose indicazioni a Robert Redford per svolgere al meglio il suo ruolo di Joe Turner, il Condor.
Un paio di mesi dopo l'inizio della lavorazione, il produttore Stanley Schneider muore improvvisamente a causa di un infarto e così Sydney Pollack ne assume i compiti, fino al termine dei lavori.
L'epilogo originario vede il Condor dichiarare a un suo superiore, Higgins, di aver consegnato la storia ai giornali, ma lui gli risponde che nessuno gli crederà, senza possibilità di appello. Durante la lavorazione della pellicola, però, emergono sulla stampa delle notizie riguardanti alcune operazioni illegali portate avanti dalla CIA in paesi stranieri, inclusi piani per omicidi di stampo politico.
Robert Redford ha dunque un incontro col giornalista che ha portato alla luce queste operazioni, Seymour Hersh, a seguito del quale il finale viene reso più ambiguo.
Le riprese si concludono il 21 febbraio 1975.
I Tre Giorni del Condor (Three Days of the Condor) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 24 settembre 1975. A fronte di un budget di 20 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale poco più di 41 milioni di dollari.
Grazie anche all'uscita di questo film, altri libri sul Condor vengono pubblicati negli anni successivi, sempre scritti da James Grady. Il primo è L'Ombra del Condor (Shadow of the Condor), pubblicato nel 1978, in cui l'agente della CIA indaga sull'omicidio di un militare di alto grado, ritrovandosi ben presto coinvolto in un gioco di spie e di tradimenti che coinvolge gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica e la Cina che mette a repentaglio la sua vita.
Passano quasi quarant'anni, ma viene pubblicato infine nel 2015 il terzo romanzo della trilogia, con ogni probabilità il capitolo conclusivo. Si intitola Il Ritorno del Condor (Last Days of the Condor).
Gli anni sono passati anche per l'agente della CIA, un invecchiamento che ha alimentato la sua già crescente paranoia, la quale raggiunge livelli così elevati che l'uomo viene infine internato in un istituto di cura. Una volta uscito, si ritrova pesantemente imbottito di farmaci e gli vengono assegnati incarichi di scarso rilievo.
Ma quando, rientrato a casa, l'agente vi trova un cadavere mutilato, il Condor si convince che qualcuno stia cercando di incastrarlo, qualcuno che agisce nelle alte sfere del potere, poiché è a conoscenza di terribili segreti. Segreti che lui non ricorda più.
Dopodiché, il Condor torna protagonista grazie a una serie televisiva trasmessa dalla tv via cavo Audience, intitolata semplicemente Condor, che viene programmata a partire dal 2018.
Nel ruolo del protagonista vi è Max Irons, che interpreta una versione alternativa del personaggio di Robert Redford che presenta lo stesso nome, Joe Turner. La prima stagione è un rifacimento moderno della trama del libro scritto da James Grady.
La serie viene rinnovata per una seconda e ultima stagione, la quale viene mandata in onda nel 2020, nonostante pochi mesi prima il canale Audience abbia chiuso i battenti (non a causa di questo prodotto, si spera). Ma poiché la produzione della seconda stagione era già stata del tutto conclusa, essa viene acquisita e trasmessa su altre reti.
Al cinema, invece, le avventure del Condor terminano con questa prima e unica pellicola. Tuttavia, Sydney Pollack e Robert Redford torneranno a collaborare pochi anni dopo in Il Cavaliere Elettrico (The Electric Horseman)... ma questa è un'altra storia.

sabato 4 aprile 2026

A scuola di cinema: Patty, la Vera Storia di Patricia Hearst (1988)

4 Febbraio 1974: La diciannovenne Patricia Campbell "Patty" Hearst, nipote del magnate dell'editoria William Randolph Hearst (celebre suo malgrado grazie a Quarto Potere di Orson Welles), viene rapita dal suo appartamento di Berkeley, in California, dall'Esercito di Liberazione Simbionese.
Il gruppo terrorista richiede, in cambio della sua liberazione, il rilascio di due loro componenti dalla prigione, ma questo viene negato dalle autorità governative. L'Esercito di Liberazione Simbionese, allora, impone alla famiglia Hearst di donare una determinata quantità di cibo a tutti gli abitanti della California non abbienti.
Intanto i giorni passano e, dopo essere rimasta legata e al buio per circa una settimana ed essere stata vittima di violenze sessuali, Patricia Hearst inizia a imparare i dettami politici del gruppo e a partecipare alle loro discussioni politiche, avendo ricevuto numerose minacce di morte e sentito che si stava meditando di ucciderla.
Così, quando viene liberata e le viene chiesto cosa intenda fare, la ragazza afferma di voler entrare nell'Esercito di Liberazione e registra un video, che viene inviato ai media, in cui annuncia questa sua decisione e che il suo nuovo nome è Tania.
Dopo aver ricevuto un adeguato addestramento, Patty Hearst collabora a due rapine, in una banca e in un negozio di articoli sportivi. Quando la polizia riesce a irrompere in uno dei covi del gruppo terrorista, uccidendo gran parte dei suoi rapitori, lei non è presene in quanto si è recata in un altro rifugio con due componenti dell'Esercito.
Fino a quando, il 18 settembre 1975, Patty Hearst viene arrestata a San Francisco. Portata in prigione, si nota subito che ha perso molto peso dal momento del suo rapimento e che - secondo i dottori - il suo quoziente intellettivo si è abbassato, ha vuoti di memoria ed è stata vittima di un forte trauma psicologico e fisico.
Sfruttando questi elementi e altre presunte prove, come ad esempio il fatto che la ragazza fosse tenuta sotto tiro durante le rapine dalle pistole dei componenti dell'Esercito, i suoi avvocati durante il processo affermano che la ragazza è stata vittima di un lavaggio del cervello da parte dell'Esercito di Liberazione Simbionese e - utilizzando un termine coniato un anno prima dai giornali e rendendolo celebre da quel momento in poi - della Sindrome di Stoccolma.
La sentenza, giunta nel marzo del 1976, tuttavia è implacabile: Patricia Hearst viene condannata a 35 anni di prigione per rapina a mano armata e possesso di armi da fuoco non autorizzate. Mentre Patty Hearst inizia la sua detenzione in prigione, viene richiesta una grazia al Presidente Jimmy Carter e la sua storia diventa celebre lungo tutti gli Stati Uniti.
Fino a quando non ne viene prodotta una pellicola.


Il produttore Marvin Worth rimane intrigato da questa storia e contatta così Patty Hearst e i suoi legali per avere l'autorizzazione a svilupparne un adattamento cinematografico.
Una volta conseguitala, il produttore contatta la 20th Century Fox, ma non riesce a stringere un accordo. E così il progetto viene acquisito da un piccolo studio, ovvero Atlantic Entertainment Group.
La sceneggiatura viene scritta da Nicholas Kazan, prendendo come riferimento principale il libro di memorie scritto da Patricia Hearst stessa. Come registi vengono presi in considerazione Hal Ashby e Bob Rafelson ma, quando Paul Schrader legge la sceneggiatura, si dichiara subito interessato al progetto e gli viene assegnato il lavoro.
Per il ruolo di Patty Hearst viene scelta Natasha Richardson. In preparazione alla parte, l'attrice ascolta alcune registrazioni fatte da Patricia Hearst insieme ai suoi rapitori. Inoltre, contatta una sua amica che aveva avuto un'esperienza simile a quella della donna, e che si era salvata proprio entrando in amicizia con i rapitori, e si fa raccontare questa drammatica esperienza.
Alla fine, Natasha Richardson incontra Patty Hearst, la quale le consegna alcune pagine di appunti che dettagliano le procedure e i discorsi dell'Esercito di Liberazione Simbionese.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 26 ottobre 1987, tenendosi in California.
Paul Schrader prende il cast e gli fa passare molti giorni in un appartamento, senza farli uscire, per ricreare le condizioni in cui Patricia Hearst ha vissuto durante il rapimento.
Patty, la Vera Storia di Patricia Hearst (Patty Hearst) viene distribuito nei cinema americani - dopo un'anteprima al Festival di Cannes - a partire dal 23 settembre 1988. A fronte di un budget di 4 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare un milione e duecentomila dollari.
Il periodo in prigione non si rivela semplice per Patricia Hearst. Comincia subito ad avere problemi di natura medica, fino ad avere un collasso polmonare per cui viene sottoposta a un'operazione chirurgica. Per ragioni di sicurezza, viene tenuta in isolamento e suo padre, Randolph Apperson Hearst, assolda decine di guardie del corpo.
La condanna iniziale di Patty Hearst viene presto ridotta a sette anni. Dopo 22 mesi passati in prigione, il Presidente Jimmy Carter decide di commutare la sua pena detentiva, limitandola ai soli mesi già trascorsi in prigione.
Pur restando in libertà vigilata, Patty Hearst esce così di prigione nel febbraio 1979 e, due mesi dopo, sposa Bernard Lee Shaw, da cui ha due figli. Due anni dopo, in coppia con lo scrittore Alvin Moscow, pubblica un suo libro di memorie, Every Secret Thing, a cui la pellicola si ispira.
Dopodiché inizia una carriera da attrice, seppur sempre in ruoli secondari o poco significativi, apparendo in una manciata di film, quali Cry Bay e La Signora Ammazzatutti (Serial Mom), telefilm come ad esempio Veronica Mars e show televisivi.
Nel 2001, durante il suo ultimo giorno di presidenza, Bill Clinton le garantisce il perdono presidenziale, cancellando così la sua condanna e facendole riacquistare i suoi diritti civili.
Oggi la storia di Patricia Hearst e di quei tumultuosi anni è stata sostanzialmente dimenticata dalle generazioni attuali e lei è fortemente coinvolta in alcune attività di beneficenza organizzate dalla fondazione che fa capo alla sua famiglia e, di tanto in tanto, partecipa coi suoi cani a delle manifestazioni canine. Una vita ordinaria, per quanto ciò sia possibile.
E questa è la fine della storia.

venerdì 3 aprile 2026

Italians do it better? 71: Adagio (2023)


I film di "gangster" si sono evoluti dai tempi di Edward G. Robinson. A quel tempo era chiaro il confine: i gangster erano il male assoluto, mentre i poliziotti e le autorità erano nel giusto e incorruttibili. Anche se la realtà era a volte diversa, il cinema era netto su questo punto.
Il passare dei decenni ha mutato questa visione. Chi compie atti criminali può essere giudicato e condannato, ma si iniziano anche a valutare le sue motivazioni, che l'hanno portato a compiere quei crimini. Il Padrino è forse il primo film a infrangere le regole, in tal senso.
Anche il di solito buonista cinema italiano ogni tanto si adegua a questa visione. Come in Adagio, diretto da Stefano Sollima, scritto da Stefano Sollima e Stefano Bises e distribuito nei cinema nel dicembre 2023.
In un locale di Roma, città preda di numerosi, brevi blackout dovuti a un caldo asfissiante, si trova il giovane Manuel Coretti (Gianmarco Franchini). Costui si è messo nei guai con un reparto corrotto dei carabinieri, che per non mandarlo in carcere lo ha incaricato di riprendere in quel locale un influente uomo politico in atteggiamenti compromettenti.
Il ragazzo filma tutto, venendo però poi preso dal panico, e fugge. Certo che i carabinieri corrotti andranno alla sua caccia, cerca l'aiuto di ex compari di suo padre - ora confinato a casa in stato demenziale - Mario Coretti (Toni Servillo).
Ovvero Polniuman (Valerio Mastandrea) e Romeo Baretta detto il Cammello (Pierfrancesco Favino), i quali hanno subito gravi perdite per questo. Polniuman ha perso la vista, mentre il Cammello è stato per molti anni in carcere a seguito di una rapina fallita in cui è rimasto ucciso suo figlio.
La caccia all'uomo ha infine inizio e rischia di non risparmiare nessuno.
Partiamo con l'ambientazione, che è molto particolare. Non saprei dire se originale, ma di certo è qualcosa che si è visto di rado. Se la città, Roma, è consolidata, è ciò che la caratterizza che risalta. Sembra un vero e proprio girone infernale: una serie continua di blackout con gli incendi a procurare le poche luci nella metropoli.
Echi di Blade Runner, ma qui non siamo in un futuro alternativo, perché quel futuro vaticinato da Ridley Scott e Philip Dick si è rivelato peggiore.
E in un girone infernale non possono che essere presenti dei peccatori. Nessuno dei protagonisti di questa storia è un eroe, ma non tutti sono cattivi allo stesso modo.
Vi sono cattivi, persone spietate senza possibilità di appello come i carabinieri corrotti o il padre di Manuel (potete intuire quale sarà il loro destino finale), ma anche peccatori che hanno provato non a rimettersi sulla retta via, bensì più semplicemente ad abbandonare la vecchia strada, cosa che li ha lasciati più tormentati e disperati di prima. Poiché ora devono confrontarsi coi loro peccati passati per cui hanno già pagato un caro presso.
Pierfrancesco Favino continua nella sua opera di trasformismo, vista soprattutto in Hammamet. Qui si riconosce a fatica all'inizio: pieno di escoriazioni in volto, privo di capelli e che parla con un tono di voce molto basso (forse un po' troppo basso, in un paio di punti non l'ho proprio sentito).
La sua è la figura più tormentata, quella che alla fine è al centro della scena e sancirà il destino finale di molti personaggi, anche se lui non lo vuole.
Ma può esserci via di fuga da questo girone? Si può davvero abbandonare una strada criminosa percorsa per molto tempo? Il film dà una risposta netta e chiara in tal senso, ma lascia anche un senso di speranza. Per quelle giovani generazioni che hanno ancora possibilità di cambiare. Di rivelarsi migliori di chi li ha preceduti.

giovedì 2 aprile 2026

Libri a caso: Circumluna Chiama Texas


Uno spettro si aggira per... l'Europa? No, il Texas! In quella che è stata un'era di grandi cambiamenti sociali, la fantascienza dell'epoca ha cercato di prevedere - a volte riuscendoci, a volte fallendo miseramente - quelli che potevano esserne gli sviluppi sotto vari aspetti, anche quelli sociologici.
Con un pizzico di satira laddove serva. Come in Circumluna Chiama Texas (A Specter is Haunting Texas), scritto da Fritz Leiber e pubblicato nel 1968.
Il Texas domina ormai il mondo intero a seguito delle conseguenze di un conflitto nucleare, ma la dittatura viene mal vista e combattuta dal Messico, mentre la Russia rimane ancora un nemico da temere.
In questo insolito scenario giunge Christopher Crockett La Cruz, soprannominato Tesk, proveniente da Circumluna, una colonia lunare dove da tempo buona parte dell'umanità si è rifugiata.
La Cruz prevede un viaggio breve sulla Terra: deve solo riscattare una concessione mineraria appartenente alla sua famiglia, ma rimane ben presto coinvolto suo malgrado nel conflitto tra i texani e i messicani.
Christopher Crockett La Cruz, forte del suo esoscheletro, decide di stare dalla parte di questi ultimi, più piccoli e poveri, e sfruttando le sue doti di attore inizia a portare in giro per il Texas un teatro itinerante in cui proclama i valori della rivoluzione.
I guai non tardano ovviamente ad arrivare.
Molto spesso viene affermato che la satira deve prendere di mira solo le autorità e le persone potenti. Non sappiamo se sia doveroso agire sempre così, ma di certo il romanzo va in questa direzione.
Agli scrittori piace scrivere per metafore, per allegorie, e quindi gli Stati Uniti in cui rimane solo il Texas a governare il mondo sono in realtà una versione alternativa, e decisamente surreale, degli Stati Uniti degli anni che Fritz Leiber e molti altri stavano vivendo.
Dove il protrarsi della Guerra Fredda, il conflitto in Vietnam e le rivolte giovanili stavano mettendo alla gogna una certa arroganza del potere costituito.
Il Texas non è stato di certo scelto per caso e credo che Leiber conoscesse i suoi compatrioti meglio di me. Nel ritrarli alti, quasi tre metri, ma boriosi, arroganti e viscidi vi è una spietata ironia che s fa beffe del potere, degli organi governativi. Che dall'alto, appunto, della loro autorità decidono chi vessare e quali popoli attaccare.
Nonché viene messa alla berlina una certa categoria di privilegiati, delle classi sociali alte, indifferenti ai disagi e alle sventure delle classi sociali meno abbienti.
Come non è stato scelto a caso il Messico come opponente, la nazione - secondo il modo di pensare dell'epoca - simbolo della povertà e del desiderio di non lavorare.
I ricchi che lottano contro i poveri, il pensiero in apparenza dominante che viene contestato da quella minoranza che, non venendo ascoltata, inizia a battagliare. E così si cerca di eliminare quel pensiero ribelle e quella minoranza.
Un universo impazzito, dove anche l'eroe non è proprio così eroico (cerca di avere una relazione con due donne contemporaneamente) e non c'è una sorta di lieto fine per lui. Ma tempi disperati richiedono personaggi... in possesso di un esoscheletro. E non ci si può sempre rifugiare su un satellite, o in una caverna, o dovunque si voglia.
A un certo punto bisogna prendere conoscenza della realtà e fare una scelta.

mercoledì 1 aprile 2026

Prime Video Original 99: Il Blindato dell'Amore


Negli anni '70 e '80 del ventesimo secolo, il genere action al cinema ha trovato il suo consolidamento (non che prima non esistesse questo genere, chiaramente). Il tutto grazie ad eroi puri e duri come Steve McQueen e Charles Bronson nel primo decennio e una pletora di altri attori nel decennio successivo.
Se gli eroi del primo decennio erano molto "seriosi", gli anni '80 hanno provato un po' a distendere i toni, con l'introduzione di eroi fallibili stile John McClane o alcune spalle comiche, quale ad esempio Eddie Murphy in 48 Ore.
Lo stesso Eddie Murphy che ritorna in Il Blindato dell'Amore (The Pickup), diretto da Tim Story, scritto da Kevin Burrows e Matt Mider e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 6 agosto 2025.
Russell Pierce (Eddie Murphy) si prepara a festeggiare i 25 anni di matrimonio con la moglie Natalie (Eva Longoria) ed entro sei mesi progetta di lasciare lo stressante lavoro come autista di furgoni blindati per aprire insieme a lei un bed and breakfast.
Tuttavia, lo aspetta una pessima giornata lavorativa: il suo capo gli ha assegnato la zona più scomoda della città, dove non c'è copertura telefonica, e gli ha affibbiato come aiutante un novellino, Travis Stolly (Pete Davidson), che non pare essere in grado di tenere la bocca chiusa.
A peggiorare ulteriormente le cose, tre rapinatori capitanati da Zoe (Kate Palmer) hanno messo gli occhi sul blindato per quella che appare come una facile rapina. Ma Russell Pierce è determinato a festeggiare il suo anniversario, costi quel che costi.
Dopo quarant'anni e più, i ruoli si sono infine invertiti. In questo film è Eddie Murphy il veterano, un po' serioso (anche se poi non si trattiene dal fare qualche battuta, è più forte di lui), e ha al suo fianco una spalla comica, che ricorda il lui degli esordi. L'attore ci tenta, quantomeno, gliene va dato atto. Prolisso, un po' insopportabile e nonostante tutto volenteroso.
Tralasciando questo gioco delle parti, il film si caratterizza come un classico heist movie con lunghi inseguimenti in auto alla Bullitt ma senza le salite e le discese, esplosioni fin dove lo consente il budget, manovre acrobatiche ben eseguite dagli stuntmen e stuntwomen e dei sottotesti romantici, utilizzati forse per accalappiare anche un pubblico femminile. Ma anche quello maschile apprezza queste sottotrame, anche se alcuni non ve lo diranno mai.
Nulla che vada fuori dalla norma, dunque. Se vi piace questo genere di film, allora anche questo - senza esagerare - potrà incontrare i vostri favori.
Per quanto ci faccia dispiacere ammetterlo, i nostri eroi invecchiano e noi invecchiamo insieme ad essi. Anzi, diciamo che maturiamo. Ma come diceva un attore caposaldo degli action movie del passato, e di oggi, "vecchio, non obsoleto".
Ed è affascinante vedere come quegli stilemi di cinquanta o quaranta anni fa, se opportunamente rimodernati, possano ancora incontrare il favore del pubblico.

martedì 31 marzo 2026

Libri a caso: L'Agente di Bisanzio


La narrativa di fantascienza adora, e forse ha anche ideato, gli scenari ipotetici. Il "cosa sarebbe successo se..." o "What if...?", per usare un termine fumettistico. Ovvero eventi storici che hanno preso una piega differente rispetto alla nostra realtà, alterando così il mondo che conosciamo e dando vita a un nuovo universo, che può essere dunque esplorato e ampliato in ogni dove.
Un esempio celebre in tal senso è La Svastica sul Sole di Philip K. Dick. E un'opera che presenta un altro mondo alternativo è L'Agente di Bisanzio (Agent of Byzantium), scritto da Harry Turtledove e pubblicato nel 1994.
Basil Argyros è un fedele soldato al servizio dell'Impero Bizantino e adoratore di San Maometto, che molto tempo prima si convertì al Cattolicesimo, modificando così la storia che noi conosciamo.
Non avendo mai subito invasioni da parte del popolo arabo, l'Impero Bizantino è in questo mondo davvero esteso, ma ciò non vuol dire che manchino le minacce alla sua stabilità e serenità.
Basil Argyros, con la sua dedizione e il suo coraggio, sventerà molti pericoli, guadagnando ben presto la prestigiosa qualifica di magistrianos, cosa che lo porterà in giro per le regioni dell'Impero. Ma molte saranno anche le tragedie che dovrà affrontare.
Come ben intuibile, l'evento storico che in questo universo non si è verificato è il fatto che Maometto non ha mai scritto il Corano, non ha mai fondato una propria religione e dunque non è mai stato riconosciuto come profeta dell'Islam. Anzi, ha aderito ai dettami del cristianesimo.
Tale evento viene accennato subito e ripetuto di tanto in tanto, ma in realtà l'attenzione del lettore viene sempre dirottata nel seguire le avventure di Basil Argyros e le scoperte che queste comportano. Anche perché la conseguenza principale, l'Impero Bizantino che non è mai crollato, viene delineata proprio descrivendo le avventure del personaggio.
L'opera è in realtà un'antologia che raccoglie otto racconti scritti dall'autore in un arco di quattro anni e che dettagliano l'ascesa di Argyros da giovane soldato semplice a rinomato e maturo magistrianos. Harry Turtledove, peraltro, è un apprezzato studioso e ricercatore della storia dell'Impero Bizantino, quindi sa di cosa parla e può permettersi di immaginare un suo scenario alternativo.
Il tema al centro di praticamente tutte le storie è la dicotomia tra religione e scienza, di cui Argyros diventa una sorta di incarnazione. Infatti, costui dovrà il successo delle proprie missioni alla scoperta di incredibili invenzioni (nel corso delle sue avventure scoprirà - in maniera diretta o indiretta - il cannocchiale, le vaccinazioni, la stampa, la polvere da sparo e altro).
Tuttavia, nonostante possa attribuirsi il merito di questo, Argyros darà sempre il riconoscimento di tali missioni a Dio, ritenendo in maniera incrollabile che sia stata la sua mano ad aiutarlo a ideare queste meraviglie. Quando ovviamente non è così ed è invece tutto frutto dell'inventiva dell'uomo. Né qualcun altro proverà a contraddirlo su questo fatto, poiché condivide il suo pensiero.
Quello stesso Dio che farà vivere alcune grandi tragedie ad Argyros, ma che non lo porteranno mai a porsi questioni filosofiche o teologiche.
Una dicotomia presente nei secoli e che a quanto pare diventa argomento di dibattito anche in questo universo alternativo. L'autore sottilmente afferma che i fervori religiosi - di qualunque natura essi siano - non hanno mai aiutato il progresso dell'uomo e della scienza.
Quindi, pur non condannando chi è credente di una religione, vi è l'invito a mettere le cose al loro giusto posto. Se un'entità suprema esiste, è anche la mano dell'uomo che ha creato quelle tecnologie che hanno permesso che si uscisse dalle caverne e si viva ora in grandi metropoli.
O, nel caso di Basil Argyros, in un grande impero che chissà se è mai crollato.

lunedì 30 marzo 2026

Fabolous Stack of Comics: Flash Giant - Zanne Aguzze e Luccicanti


Nella prima miniserie di Flash Giant si erano richiamate le atmosfere della Silver Age, mettendo in scena una storia del velocista scarlatto senza nessun particolare collegamento di continuity e facendogli affrontare i Nemici, i suoi più classici avversari.
Evidentemente questo esperimento deve aver avuto successo, tanto che nel 2020 viene pubblicata una seconda miniserie di cinque numeri, scritta da Gail Simone e disegnata da Clayton Henry.
Flash continua a barcamenarsi nella lotta al crimine nei panni del velocista scarlatto, cercando al contempo, come Barry Allen, di portare avanti il proprio lavoro come detective della scientifica di Central City e di vivere la sua complicata relazione con Iris West.
Ma tutto questo viene scombussolato quando dal lontano futuro giunge una donna di nome Shift, la quale ha preso di mira l'eroe. La sua motivazione è dovuta al fatto che Flash è il diretto responsabile della creazione del tiranno che sta opprimendo la sua era, causando indicibili orrori. E l'unico modo per annullare questa minaccia è uccidere il velocista.
Il nome del tiranno è Eobard Thawne, il Professor Zoom.
Silver Age è stata e Silver Age è, ancora. I Nemici nella prima miniserie, l'Anti-Flash in questa. Anche gli scontri col Professor Zoom sono stati una costante delle storie classiche e questo criminale ha causato molti problemi a Flash nel corso del tempo, uccidendo persone a lui care e generando persino il Flashpoint.
Non vi sono eventi così drammatici in questa storia, comunque, in quanto si ricerca volutamente un tono più "leggero" per arrivare a un pubblico più generalista che magari conosce l'eroe avendolo visto in prodotti mediatici e streaming.
Quindi diciamo che si richiamano - chiaramente attualizzandole per il pubblico odierno - più le storie di John Broome, il creatore del Professor Zoom, semplici e immediate se viste con l'occhio di oggi ma ancora in grado di essere rivisitate e apprezzate.
Assistiamo dunque di nuovo a un metaforico tuffo nel passato, sfruttando a livello narrativo le psicologie di personaggi - in genere molto più sfaccettati - al minimo consentito e basandosi su elementi consolidati.
Ma come ho già detto, questo non è necessariamente un male, poiché a volte occorrono letture più rilassanti, che si prefiggano unicamente di intrattenere il lettore senza troppi patemi d'animo con storie semplici e immediate come quelle di 60 anni fa, cui questa miniserie si ispira.
Ci saranno altre storie giganti di Flash? Certo che sì, dopotutto l'esigenza di storie più leggere è sempre presente.

domenica 29 marzo 2026

Italians do it better? 70: Il Capitale Umano (2014)


Quanto vale una vita? La risposta immediata sarebbe che una vita non ha prezzo, essendo di per sé unica. Ma in un mondo che diventa sempre più materiale, si è arrivati al punto - in determinati e specifici contesti - di quantificare anche quanto può valere un'esistenza umana.
E quanto da ciò alcuni possano trarne giovamento. Come accade in Il Capitale Umano, diretto da Paolo Virzì, scritto da Paolo Virzì, Francesco Bruni e Francesco Piccolo e distribuito nei cinema a partire dal gennaio 2014.
Dopo che si è concluso un evento a cui ha lavorato, un cameriere sta tornando a casa con la sua bicicletta quando viene investito da un SUV. Un evento drammatico, non dissimile da altri tragici incidenti, ma attorno a ciò che è capitato ruotano le esistenze di alcune persone.
Quella di Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), un agente immobiliare desideroso di entrare a far parte della bella società.
Quella di Carla Bernaschi (Valeria Bruni Tedeschi), una donna ricca ma annoiata che cerca di salvare un teatro da lei frequentato in passato, prima che venga abbattuto.
E infine quella di Serena (Matilde Gioli), figlia di Dino, la quale vive una complicata relazione con Luca Ambrosini (Giovanni Anzaldo), accusato di essere uno spacciatore.
Uno di loro era forse alla guida del SUV. Oppure no e uno di loro sta proteggendo qualcun altro. Ma le loro esistenze ne risulteranno, infine, profondamente cambiate.
Verrebbe da dire che l'incidente che dà il via alla trama sia in realtà solo un pretesto per andare a esaminare le vite dei tre protagonisti principali, tramite un uso continuo di flashback e flashforward, e forse non saremmo troppo lontani dalla realtà.
Vite in cui vi è un grande vuoto che sembra impossibile da colmare. A partire da Dino Ossola, interpretato in maniera splendida, che dietro una maschera da persona a cui piace ridere e scherzare nasconde in realtà un profondo risentimento verso coloro che ce l'hanno fatta e sono nell'alta società, pur chiedendo il loro aiuto.
Eppure dei fallimenti che ha conseguito può incolpare solo sé stesso e alla fine si vedrà qual è la sua vera natura. Paradossalmente una figura molto umana, poiché è una di quelle che sicuramente abbiamo incontrato almeno una volta nella vita.
Vi è poi Carla Bernaschi, che in principio è sicura di poter contare sull'affetto e sul sostegno del proprio compagno. Fino a che capisce che in realtà lui non la considera affatto e non tiene conto dei suoi consigli, portandola a compiere un'invisibile rottura del rapporto. Poiché essa stessa è divenuta invisibile ai suoi occhi.
E infine vi è Serena. Forse l'unica persona innocente e che agisce in nome di ciò che considera un bene, almeno in principio, ma che non può nascondere per sempre i peccati altrui di cui si è fatta carico.
Intorno a loro vi è un mondo fatto di corruzione, finto perbenismo, viscide ambizioni e mancanza di empatia. Un mondo in cui a poco a poco la vita umana perde di significato, fino a poter essere appunto quantificata.
Per capire quale sia questo capitale umano, dietro cui si maschera l'ipocrisia delle persone ipocrite che davanti agli altri fingono ciò che non sono, rivelando solo nelle ombre (im)morali del loro animo la loro vera natura.

sabato 28 marzo 2026

Italians do it better? 69: Noi e la Giulia (2015)


Rappresentare certi caratteri italiani appare abbastanza semplice, dopotutto li possiamo incontrare anche nella vita di tutti i giorni. E adattarli, e semplificarli per il cinema, talvolta si rivela ancora più semplice. Si usano personaggi e caratteristiche consolidate, le si mischia un po' e li si pone di fronte a qualcosa che non conoscono e che si ritrovano costretti ad affrontare.
Questo accade in Noi e la Giulia, diretto da Edoardo Leo, scritto da Edoardo Leo e Marco Bonini e distribuito nei cinema nel febbraio 2015.
Diego Rebecchini (Luca Argentero), Claudio Felici (Stefano Fresi) e Fausto Amedei (Edoardo Leo) decidono di abbandonare la caotica vita di città, dopo alcune delusioni e perdite, per trasferirsi in campagna e aprirvi un agriturismo.
Tutti e tre, all'insaputa dell'altro, affittano lo stesso immobile e quando si accorgono delle ingenti spese per la ristrutturazione decidono di formare una società tra loro. A loro si unisce ben presto Sergio (Claudio Amendola), un vecchio comunista che ancora crede in questo ideale.
Le cose si complicano quando giunge, a bordo di una Fiat Giulia, Vito (Carlo Buccirosso), il quale agisce per conto della camorra e richiede il pizzo. Rischiando così di distruggere il sogno dei quattro uomini prima ancora che sia iniziato.
Pur trattando un tema serio, in questo caso siamo dalle parti della commedia pura. A partire dai personaggi stessi, che riprendono caratteri italiani (il vecchio comunista che vive nel passato, il destrorso ignorante, l'uomo depresso per via della fine del matrimonio, il depresso cronico) e li esasperano un po', direi un bel po', per fini narrativi.
Questo per creare dinamiche di contrasto tra personalità così differenti che causino delle situazioni comiche di immediato effetto, le quali vengono affidate al mestiere degli attori.
Tutto questo in un contesto che richiama un desiderio nascosto, o dichiarato, di molte persone e in cui quindi molti si possono rispecchiare: abbandonare la vita caotica della città, rifugiarsi in campagna e lì rifarsi una vita, con la convinzione che questo possa migliorare la nostra esistenza. Ma anche così i problemi e i pericoli della società moderna giungono implacabili.
Cosa che consente di introdurre il tema serio della pellicola, l'ingerenza delle bande criminali nelle piccole attività commerciali indifese, seppur venga trattato in maniera non troppo opprimente (questa è una commedia, dopotutto): quindi diciamo in maniera seriosa, costruendovi attorno una storia fatta di insolite alleanze, qualche momento surreale e un piccolo messaggio di inclusività.
Più in generale, questo film vuole rappresentare quella che dovrebbe essere la ribellione del cittadino comune di fronte alle grandi ingiustizie. Ingiustizie che dovrebbero annullare le differenze e i contrasti che ci possono essere (di natura politica, razziale, caratteriale, ecco dunque perché si sono utilizzate quelle personalità consolidate) per allearsi in nome di un bene comune.
Un messaggio semplice, rassicurante. Diretto e immediato, che arrivi subito allo spettatore. E che consente di vedere una nuova alleanza tra Pietro Zinni e Alberto Petrelli di Smetto Quando Voglio.