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venerdì 8 maggio 2026

Netflix Original 202: Mank


Ci sono film che fanno la storia del cinema, e sono pochi o tanti a seconda dei punti di vista. E poi ci sono film che segnano un punto di svolta nella storia del cinema, e questi sono pochi.
Se il primo di essi è, nel bene e nel male (soprattutto nel male), Nascita di una Nazione, un'altra pietra miliare è senza ombra di dubbio Quarto Potere, di Orson Welles. E come tutti i film storici, c'è una storia dietro la sua nascita.
Che viene narrata in Mank, diretto da David Fincher, scritto da Jack Fincher e distribuito su Netflix a partire dal 4 dicembre 2020.
Dopo un incidente che lo costringe a rimanere a letto, lo sceneggiatore Herman Mankiewicz (Gary Oldman), scelto personalmente da Orson Welles per scrivere Quarto Potere, ripensa ai suoi giorni di gloria a Hollywood, dove era uno degli sceneggiatori più pagati e riconosciuti.
Ma mentre ritorna con la mente a quei giorni, Mankiewicz giunge alla conclusione che non erano poi così dorati, e soprattutto richiama alla mente le sue dispute morali e politiche col produttore Louis Mayer (Arliss Howard) e il magnate dell'editoria William Randolph Hearst (Charles Dance).
Tutto questo gli darà la spinta e la motivazione per concepire uno dei film più importanti della storia del cinema.
La pellicola parla della Hollywood dell'epoca d'oro, che aveva appena scoperto il sonoro e cercava di sfruttarne le potenzialità, ma al tempo stesso è un film che parla di modernità.
La creazione di Quarto Potere diventa così un buon pretesto narrativo per introdurre temi più generali. Poiché, e credo lo abbiamo già detto, la storia ha la brutta tendenza a ripetersi.
Come ci sono quindi le lotte sindacali e politiche oggi su temi quali il salario minimo e il rispetto del lavoratore, tali tematiche erano presenti già novant'anni fa, pur in un mondo che ora ci appare distante, non avendolo mai vissuto.
E, oggi come novanta anni fa, vi erano persone che sfruttavano le persone per arricchirsi, come Arliss Mayer e William Randolph Hearst. Pur essendo figure storiche reali, costoro diventano anche l'incarnazione di quei miliardari/imprenditori che -- in nome del profitto e di convenienze politiche - non hanno scrupolo alcuno nei confronti dei dipendenti che contribuiscono a creare la loro ricchezza.
Mettendoli da parte come se nulla fosse o sfruttando i loro contatti e il loro potere mediatico per alterare la verità.
Herman "Mank" Mankiewicz combatte contro di loro una battaglia ideologica in apparenza destinata a fallire, una battaglia che lo porta infine ai margini di Hollywood. Ma lo sceneggiatore scopre che può comunque trionfare sfruttando il mezzo che quelle due stesse persone hanno contribuito a rendere popolare: il cinema. Perché anche se la verità può essere filtrata, essa può arrivare a migliaia di persone e far capire loro che il re è nudo.
Tra i film che hanno celebrato il cinema in questi ultimi anni, come Empire of Light, The Fabelmans o Babylon, questo si pone come il più cupo, quello che - così come il citato Babylon - non ha remore a mostrare quei lati oscuri di quella Hollywood tanto celebrata. Costruita anche col sangue e la prevaricazione.

venerdì 17 febbraio 2023

Netflix Original 108: TAU


Viviamo in un'epoca in cui il concetto di Intelligenza Artificiale è sempre più preminente nella società, seppur non ancora presente nella vita di tutti i giorni.
Eppure ora abbiamo Intelligenze Artificiali che ideano illustrazioni, oppure scrivono piccoli saggi, sempre ovviamente dietro input di un essere umano. Siamo ben lontani da uno Skynet o una intelligenza artificiale con pensiero autonomo. Il cinema, invece, colma il divario tecnologico.
Come ad esempio in TAU, diretto da Federico D'Alessandro, scritto da Noga Landau e distribuito su Netflix a partire dal 29 giugno 2018.
Julia (Maika Monroe), una giovane ladruncola, viene rapita e portata in una lussuosa casa appartenente a uno spietato scienziato di nome Alex (Ed Skrein), che vuole mappare i suoi dati neurali per perfezionare la tecnologia delle intelligenze artificiali.
Fuggire dalla casa è impossibile, poiché un'intelligenza artificiale basica di nome TAU (Gary Oldman) la sorveglia. Per Julia la situazione appare disperata, eppure c'è un alleato su cui può contare... ed è proprio TAU!
Vi dico cosa non troverete in questo film. Non troverete un'analisi o una critica della problematica delle intelligenze artificiali nella società moderna. Dubito anche che sia una pellicola incentrata su certi limiti che la scienza non si deve porre o superare o su quale sia il concetto di umanità. Avete presente quel detto "non esistono cani cattivi, ma solo cattivi padroni"? Ecco, in questo film al posto del cane vi è l'intelligenza artificiale (non vorrei risultare offensivo).
Molto più banalmente è un thriller a sfondo fantascientifico, dove per fantascienza si intende un prossimo futuro che devi intuire dal fatto che ci sono grattacieli moderni e un'atmosfera cyberpunk (ho visto di recente intelligenze artificiali con un aspetto più moderno di TAU).
Un thriller incentrato su un tentativo di fuga da una prigione, come tanti ne abbiamo visti in passato, con la variante che stavolta vi è coinvolta un'intelligenza artificiale. E oserei dire dominata anche da una relazione tossica, ma questa è presente nei film da decenni e non è certo una novità.
Lo scienziato mi sembra uno di quegli scienziati pazzi che dominavano nei fumetti e nei film di decenni fa, peccato che poi il mondo sia andato avanti. Non si capisce, infatti, quale sia il motivo per cui debba rapire le persone per portare avanti i suoi esperimenti, ovviamente in maniera invasiva, quando molti sarebbero felici di essere pagati per condividere le informazioni dei propri schemi neurali (da nessuna parte si dice che costui abbia una modesta fortuna, anzi, appare una persona molto ricca e risponde a dei finanziatori desiderosi di risultati).
Peraltro è la stessa idea alla base dell'attuale sviluppo delle intelligenze artificiali come Midjourney, le quali si adattano ogni volta che hanno a disposizione più dati relativi ai comportamenti umani, pur potendo solo imitarli (bene o male, non è ora questo il punto) e non sviluppare un proprio percorso.
Diciamo che per il momento siamo al sicuro da Skynet.

giovedì 18 agosto 2022

Prime Video Original 27: The Courier


Che una parte dell'estetica dei videogiochi sia oggi presente in alcune produzioni cinematografiche è innegabile. Tralasciando i film che sono proprio basati su famosi titoli videoludici, altre pellicole hanno in sé un vago mood da videogioco - senza che la cosa debba essere vista per forza in maniera negativa - come Senza Rimorso (Without Remorse) o Boss Level.
Ritengo vi si possa annoverare anche The Courier, diretto da Zackary Adler, scritto dallo stesso Adler e da James Edward Barker, Andy Conway e Nicky Tate e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal primo novembre 2020.
L'imprenditore criminale Ezekiel Mannings (Gary Oldman) viene arrestato dalla polizia, ma per poterlo condannare occorre la testimonianza di una persona che lo ha visto mentre uccideva un uomo. Il testimone, Nick Murch (Amit Shah), viene portato in un rifugio sicuro, ma Mannings ha talpe anche all'interno delle forze dell'ordine.
Nick Murch viene però salvato in maniera involontaria da una donna corriere (Olga Kurylenko) che ha portato senza saperlo una valigia contenente gas cianuro e si rifugia insieme a lui in un parcheggio, dove dovranno guardarsi dagli attacchi degli sgherri di Mannings.
Il film ha un inizio molto lento perché si preoccupa inutilmente di mettere in scena tutti quegli elementi narrativi di cui poi ci importerà poco. Poiché quando la scena principale si sposta nel parcheggio, solo allora la trama principale - l'unica trama, a dire il vero - ha inizio. E così il videogioco.
Vi sono gli sgherri da eliminare, un tempo predefinito per portare a termine il tutto, luoghi in cui nascondersi e nuove armi da poter utilizzare. Per arrivare infine al boss di medio livello, quello forzuto ed esasperante che è una liberazione poter togliere di mezzo, e quello di fine livello, un po' più pazzoide.
Sembra uno di quegli shoot'em up che impazzavano all'alba di Internet, che si svolgevano in ambienti chiusi, così come accade in questo caso. E, sfruttando una tematica molto presente nel cinema di questi anni, vengono messe in scena delle situazioni dove una donna si dimostra più forte e scaltra di molti uomini (la protagonista sembra una sorta di Wonder Woman).
L'azione e come gli avversari saranno eliminati diventano dunque gli unici elementi di interesse, mentre tutto il resto viene messo da parte e, a parte la protagonista di cui peraltro non sapremo mai il nome, ma di cui almeno ci viene spiegato perché protegge una persona a lei sconosciuta, gli altri comprimari sono come quegli sgherri che elimini in un videogioco e non te ne preoccupi più di tanto... ma forse in un film non funziona così bene.
Gary Oldman qui è a meno del minimo sindacale, ma suppongo che quando avrà visto la possibilità di incassare un facile assegno dovendo stare pochi giorni su un solo set non si sia lasciato sfuggire l'occasione. Forse anche per lui tutto questo è stato come un gioco.