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domenica 15 maggio 2022

A scuola di cinema: Assassinio sull'Orient Express (1974)

1934: Viene pubblicato il romanzo Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express), scritto da Agatha Christie.
Basato in parte anche su eventi realmente accaduti - nello specifico il rapimento del figlio di Charles Lindbergh - l'opera vede il rinomato investigatore Hercule Poirot indagare su un macabro omicidio avvenuto sul celebre treno che percorreva la tratta da Parigi a Istanbul, dismesso poi nel 1977. Anche Agatha Christie viaggiò su questo famoso mezzo di trasporto, nel 1931.
Tale omicidio viene presto collegato a un drammatico fatto di cronaca che coinvolge alcuni dei passeggeri e che potrebbe aver trovato la sua risoluzione proprio sull'Orient Express, in quello che si rivelerà uno dei casi più intricati che Poirot abbia mai affrontato.
Dopo molti anni, tale romanzo viene anche adattato per il grande schermo, in quello che è il primo film a colori che vede protagonista il celebre detective belga.


Negli anni '60 del ventesimo secolo, Agatha Christie concede i diritti di sfruttamento cinematografico di alcuni suoi romanzi per dei lungometraggi in bianco e nero incentrati su Miss Marple, interpretata da Margaret Rutherford.
Ben presto la scrittrice si pente di questo quando vede che le sue storie sono state adattate come delle sorte di commedie e, dopo l'uscita nel 1965 di Poirot e il Caso Amanda (The Alphabet Murders), dove compare il primo Hercule Poirot cinematografico Tony Randall, decide che finché sarà in vita non concederà più alcun'altra opzione su una sua opera.
Le storie della scrittrice, tuttavia, risultano sempre tra le più vendute a livello mondiale e il cinema non intende rinunciarvi così facilmente.
La società EMI Films ha un asso nella manica in più: uno dei suoi produttori, John Brabourne, è il suocero di Lord Louis Mountbatten, imparentato coi reali di Inghilterra e in buoni rapporti di amicizia con Agatha Christie. Il presidente della EMI, Nat Coleman, gli chiede dunque un aiuto e alla fine Lord Mountbatten riesce a convincere la scrittrice - dietro la promessa di un adattamento più fedele - a concedere i diritti per il suo romanzo ambientato sull'Orient Express.
Come regista viene scelto Sidney Lumet, anche se la sua agente cerca di convincerlo a non accettare, ritenendo il progetto uno stupido film ambientato su un treno, ma a Lumet piace l'atmosfera inglese, in contrasto con un altro incarico a Los Angeles che gli è stato prospettato.
Sidney Lumet vuole un cast composto da sole star e per raggiungere questo obiettivo decide di ottenere per prima l'approvazione dell'attore più noto all'epoca, ovvero Sean Connery, sulla cresta dell'onda grazie ai film della saga di 007 e con cui il regista ha peraltro già collaborato in precedenza. Costui accetta e, in poche settimane, i rimanenti componenti del cast vengono selezionati.
L'attrice più difficile da convincere si rivela essere Ingrid Bergman. In principio Lumet le propone il ruolo della Principessa Dragomiroff, già offerto a Marlene Dietrich che aveva rifiutato, in quanto si era ritirata dalle scene e non intendeva cambiare idea al riguardo. Lei, tuttavia, desidera un'altra parte, quella di Greta Ohlsson. Lumet cerca di dissuaderla, affermando che quello è un ruolo minore, ma Ingrid Bergman è inflessibile e quindi alla fine il regista decide di accettare.
Pur essendo Ingrid Bergman nata in Svezia, ha qualche difficoltà a interpretare un personaggio di nazionalità svedese, in quanto gli anni di permanenza in paesi anglosassoni le hanno fatto perdere l'accento natio. Viene dunque assunto un vocal coach per aiutarla a pronunciare le sue battute con la giusta intonazione.
Nonostante i componenti del cast siano tutti attori rinomati, ognuno di loro accetta un ingaggio di 100.000 dollari. A Sean Connery viene inoltre garantita una percentuale sugli incassi.
Il ruolo di Hercule Poirot viene proposto in prima battuta ad Alec Guinness e Paul Scofield, ma nessuno di loro è disponibile. Viene scelto allora Albert Finney. Costui, tuttavia, all'epoca ha 37 anni, mentre il personaggio di Hercule Poirot ne ha non meno di 55, anzi con ogni probabilità più di 60. Per ovviare a questo, si provvede a un apposito make-up per cui occorrono comunque alcune ore.
In quello stesso momento Albert Finney sta anche recitando in un'opera teatrale e c'è bisogno dunque di un modo per garantire le necessarie ore di sonno. Viene dunque affittata un'ambulanza che preleva giornalmente l'attore dalla propria abitazione mentre è ancora in pigiama e sul mezzo vengono compiuti i lavori preliminari di trucco, fino all'arrivo presso gli studi cinematografici, dove il make-up viene completato (spesso con Finney che sonnecchia nel mentre). Considerata che la sua è la parte più rilevante, all'attore viene garantito l'ingaggio più alto.
Così come Albert Finney, anche altri attori sono impegnati a teatro e così possono recitare solo durante il giorno per poi recarsi la sera a interpretare l'opera teatrale oppure durante i weekend.
Le riprese si tengono in Inghilterra presso gli Elstree Studios e in location in Francia e Turchia.
Lumet decide di girare la scena dell'interrogatorio di Greta Ohlsoon (più di quattro minuti) con una sola ripresa senza tagli, che l'attrice porta a termine in maniera mirabile
La scena finale, con la rivelazione, occupa ben otto pagine di sceneggiatura (per un totale di quasi 30 minuti). Per Albert Finney si rivela particolarmente sfiancante portarla a compimento, considerato che alcune riprese devono essere effettuate anche più volte e da diverse angolazioni. Anche per gli altri componenti del cast, inoltre, non è così semplice continuare a restare immobili e col corretto portamento per così tanto tempo.
Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express) viene distribuito nei cinema inglesi a partire dal 22 novembre 1974. A fronte di un budget di 1 milione e cinquecentomila sterline, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale circa 28 milioni di dollari. Ingrid Bergman vince inoltre l'Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista.
Agatha Christie riesce a partecipare alla premiere del film, in quella che si rivela come la sua ultima apparizione pubblica. Rimane particolarmente soddisfatta, giudicando questo adattamento il migliore mai tratto dai suoi romanzi. Ha un solo rammarico: i baffi di Poirot non sono i migliori e più curati al mondo, come invece quelli portati dal personaggio di sua creazione.
Anche dopo la scomparsa della scrittrice, nel 1976, nuovi adattamenti vengono prodotti, tra cui una nuova avventura di Hercule Poirot con un altro attore... ma questa è un'altra storia.

domenica 24 aprile 2022

A scuola di cinema: Serpico (1973)

1973: Viene pubblicato il libro biografico Serpico (Serpico: The Cop Who Defied the System), scritto dal giornalista Peter Maas.
L'opera dettaglia le difficoltà del detective della polizia di New York, Frank Serpico, nel portare alla luce la corruzione presente all'interno del dipartimento dove opera. Pur raccogliendo negli anni numerose prove a supporto di questo, esse non vengono prese in considerazione dai suoi superiori e gli procurano solo l'ostilità dei suoi colleghi.
Serpico non demorde e, nell'aprile 1970, rilascia un'intervista al New York Times in cui denuncia come i poliziotti ricevano milioni di dollari da criminali e spacciatori di droga perché chiudano un occhio rispetto alle loro attività criminali. Ciò porta alla creazione di una commissione d'inchiesta voluta dal sindaco della città, John Lindsay, presso cui lo stesso Serpico darà una sua testimonianza.
Il 3 febbraio 1971, nel corso di una retata presso un covo di spacciatori, Frank Serpico riceve un colpo di pistola al volto. Nonostante alcuni suoi colleghi siano lì presenti e chieda aiuto, nessuno interviene. Trasportato d'urgenza in ospedale, Serpico sopravvive, ma rimane sordo in maniera permanente da un orecchio e alcuni piccoli frammenti di proiettile rimangono conficcati nel suo cervello, cosa che gli procurerà dolori atroci negli anni a venire.
Una volta ripresosi, Frank Serpico aiuta Peter Maas nella realizzazione della biografia incentrata su di lui. Una biografia che diventa anche una celebre pellicola.


L'idea di portare sul grande schermo la storia di Serpico è già presente nel 1971, quando le sue traversie diventano di dominio pubblico. Sam Peckinpah si interessa della cosa e si pensa a Robert Redford come Serpico e Paul Newman nel ruolo del detective David Durk, il quale contribuì anche lui a denunciare la corruzione del dipartimento di polizia di New York.
Lo sceneggiatore incaricato John Gregory Dunne, tuttavia, ritiene non ci sia alcuna storia interessante da raccontare e il progetto non arriva a concretizzarsi.
Nel 1972, dopo aver collaborato con Peter Mass per il film Joe Valachi - I Segreti di Cosa Nostra (The Valachi Papers, anch'esso tratto da un libro del giornalista), il produttore Dino De Laurentiis ha la possibilità di leggere in anteprima le prime 20 pagine della biografia incentrata su Serpico. Ne rimane così intrigato da acquisirne immediatamente i diritti, ancora prima della pubblicazione del libro stesso, offrendo a Peter Maas una somma sui 400.000 dollari.
Una prima sceneggiatura viene scritta da Waldo Salt, mentre John G. Avildsen viene scelto come regista. Costui giudica la sceneggiatura troppo lunga e poco interessante e così chiede e ottiene che Norman Wexler ne effettui una consistente revisione, dopo che i due si recano in Svizzera a incontrare Frank Serpico in persona, il quale fornisce loro preziosi dettagli.
Avildsen, tuttavia, entra ben presto in contrasto sia con Dino De Laurentiis che col produttore Martin Bregman, in merito a vari aspetti della produzione, minacciando più volte di andarsene. Il punto di non ritorno avviene nell'aprile del 1973. Il regista chiede con insistenza che alcune scene siano girate, per dare più autenticità al tutto, presso la casa di Brooklyn dove Serpico è cresciuto, ma gli viene risposto che per ragioni logistiche questo non è possibile.
Esasperato da questo, nonché da altre discussioni sul budget e le location da utilizzare per le riprese, John Avildsen abbandona il progetto. In sua sostituzione viene chiamato Sidney Lumet.
Per il ruolo del protagonista, Martin Bregman suggerisce il nome di un suo assistito, Al Pacino. In principio l'attore ha qualche esitazione nel partecipare, poiché la sceneggiatura non lo convince in pieno, e chiede un incontro col vero Frank Serpico. Questo avviene in una casa situata a Montauk che Al Pacino ha affittato per le vacanze estive: l'attore rimane affascinato dalla figura di Serpico e dalle motivazioni che lo hanno spinto ad agire e accetta dunque la parte.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 4 luglio 1973, tenendosi a New York. Nonostante il tema delicato, il dipartimento di polizia della Grande Mela offre piena collaborazione, mettendo a disposizione quattro centrali per le riprese e due agenti nel ruolo di consulenti.
Le varie scene vengono girate in ordine inverso rispetto alla trama. Al Pacino inizia avendo una folta barba e, man mano che la lavorazione procede, la barba viene accorciata, fino a che l'attore si ritrova sbarbato per quelle che sono le scene iniziali.
Frank Serpico è in principio presente sul set, avendo peraltro contribuito in fase di pre-produzione con alcuni consigli e suggerimenti, ma Martin Bregman gli chiede di allontanarsi in quanto ritiene che la sua presenza possa essere una distrazione per il cast. Serpico non obietta, ma non rimane esattamente entusiasta della cosa.
Al Pacino cerca di rimanere nel personaggio il più possibile, anche al di fuori del set, tanto che dopo una giornata estenuante, quando viene investito dai fumi di una cisterna, per la rabbia mostra il suo distintivo di Serpico al guidatore e gli ordina di scendere in quanto è in arresto.
Le riprese si concludono nel settembre 1973.
Serpico viene distribuito nei cinema americani a partire dal 5 dicembre 1973. A fronte di un budget di 3 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano 30 milioni di dollari.
Dal film viene anche tratta una serie televisiva, che va in onda sulla NBC tra il 1976 e il 1977, con David Birney nel ruolo di Frank Serpico. Vengono girati un pilota e quattordici episodi, ma alla fine ne vengono trasmessi solo tredici.
Dopo il suo ritiro dalla polizia nel 1972, Frank Serpico si reca a vivere dapprima in Svizzera, restandovi per circa 10 anni e rilasciando di tanto in tanto delle interviste in merito alla brutalità e alla corruzione della polizia. Pur venendogli conferita une medaglia d'onore per i suoi meriti, non viene rilasciato il relativo certificato che attesta questo riconoscimento.
Nel 2013, Frank Serpico ottiene la cittadinanza italiana e infine nel 2022 - cinquant'anni dopo il suo ritiro - gli viene infine consegnato il certificato che conferma la medaglia d'onore attestante il suo coraggio nell'aver portato alla luce la corruzione del dipartimento di polizia.
Sidney Lumet e Al Pacino torneranno a collaborare poco tempo dopo per un'altra storia vera in Quel Pomeriggio Di Un Giorno Da Cani (Dog Day Afternoon)... ma questa è un'altra storia.

lunedì 2 settembre 2019

A scuola di cinema: Quel Pomeriggio Di Un Giorno Da Cani (1975)

22 agosto 1972: Tre uomini, John Wojtowicz, Sal Naturale e Bobby Westenberg stanno per rapinare una banca.
Il primo è un ex militare che ha anche servito in Vietnam. Al ritorno in patria, trova lavoro presso una banca, dove conosce una donna di nome Carmen Bifulco, che sposa nel 1967.
Tuttavia Wojtowicz, che ha avuto una relazione omosessuale mentre era nell'esercito, ed è rimasto traumatizzato dagli orrori della guerra a cui ha dovuto assistere, decide di divorziare due anni dopo.
Diventato un attivista dei diritti degli omosessuali, Wojtowicz nel 1971 incontra Ernie Aron, un transgender che ha cambiato nome in Liz Eden, che sposa in dicembre con una cerimonia non ufficiale.
Il desiderio di Liz Eden è di sottoporsi a un intervento chirurgico di cambio sesso. Wojtowicz si oppone in maniera strenua ma, quando Liz Eden fallisce in un tentativo di suicidio, Wojtowicz decide di raccogliere i soldi necessari per l'operazione tramite una rapina in banca.
L'uomo trova due soci in un bar ed è confidente che la sua precedente esperienza lavorativa in una banca possa aiutare a far andare tutto liscio. Si sbaglia.
I tre entrano in una filiale della Chase Manhattan Bank di Brooklyn, ma Westenberg fugge subito durante le prime fasi della rapina per paura. Grazie a una telefonata a un collega di un'altra filiale, il direttore, senza insospettire gli altri due rapinatori, fa capire che c'è qualcosa che non va, facendo arrivare così prontamente la polizia sulla scena.
I due rapinatori decidono dunque di tenere in ostaggio i sette dipendenti della banca, più il direttore e una guardia di sicurezza. Un sequestro che dura 14 ore circa e che attira sul posto un notevole circo mediatico, nonché una folla di curiosi composta da centinaia di persone, tra queste anche la madre di Wojtowicz.
Alla fine interviene il Federal Bureau of Investigation, che porta Wojtowicz e Naturale insieme agli ostaggi presso l'aeroporto Kennedy, dove però Wojtowicz viene disarmato e Naturale ucciso.
Una storia che risulterà molto familiare a chi ha visto un capolavoro della cinematografia.


La cronaca di quel giorno viene raccontata con dovizia di particolari in un articolo intitolato "The Boys in the Bank" scritto dai giornalisti Paul Frederick Kluge e Thomas Moore, che compare sulla rivista LIFE nel settembre 1972. I diritti su questo articolo vengono opzionati dalla Warner Bros., che affida la sceneggiatura del film a Frank Pierson.
Costui prova a intervistare Wojtowicz, il quale sta scontando la sua pena in prigione, ma non raggiungendo un accordo economico lo sceneggiatore basa la personalità del rapinatore sulle testimonianze di alcuni suoi conoscenti. Il progetto viene affidato al regista Sidney Lumet. Pierson ha mantenuto nella sceneggiatura il titolo originario dell'articolo, ma Lumet pensa sia un titolo da commedia e lo cambia in quello definitivo.
Poiché l'articolo di LIFE dichiara che Wojtowicz assomiglia ad attori come Al Pacino o Dustin Hoffman, Lumet contatta il primo di essi, che conosce nel 1973 sul set di Serpico.
Pacino accetta il ruolo, ma quando completa le riprese de Il Padrino Parte II, che lo lasciano molto provato, preferisce farsi da parte. Lumet dunque consegna la sceneggiatura a Hoffman. Quando Pacino viene a sapere di questo, cambia idea e accetta di nuovo la parte.
Per il ruolo di Sal Naturale, vengono provinati dei giovani attori, poiché lo sfortunato rapinatore aveva appena 18 anni. Pacino tuttavia suggerisce di affidare la parte a John Cazale, con cui ha collaborato alla saga de Il Padrino. Lumet si dichiara del tutto contrario, poiché l'attore ha 39 anni e non gli può dunque essere affidato il ruolo di un adolescente. Pacino insiste, fino a far ottenere a Cazale un provino, che convince Lumet della bontà della decisione di Pacino in pochi minuti.
Wojtowicz riceve come compenso per i diritti su questa storia 7.500 dollari, una parte dei quali decide di donare a Liz Eden, che può così infine sottoporsi all'intervento chirurgico desiderato. Ma poco dopo Liz Eden decide di tagliare del tutto i ponti con Wojtowicz e di mettersi con un altro uomo. L'AIDS reclamerà Eden come vittima nel 1987.
Pur essendoci la possibilità di riprendere molte scene in studio, Lumet opta per girare tutto esternamente e trova una zona adatta in un quartiere di Brooklyn, dove c'è anche un magazzino abbandonato che viene arredato per farlo apparire come una banca. Sempre per scelta del regista, non viene utilizzata alcuna colonna sonora, per aumentare l'impatto della drammaticità di alcune scene.
Le riprese durano sette settimane e vengono effettuate nell'autunno del 1974. John Wojtowicz diventa Sonny Wortzik nel film.
Quel Pomeriggio Di Un Giorno Da Cani (Dog Day Afternoon) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 21 settembre 1975. A fronte di un budget di quasi 2 milioni di dollari, il film arriva a incassarne - solo sul territorio statunitense - cinquanta e fa ottenere a Frank Pierson un Oscar come migliore sceneggiatura originale.
E Wojtowicz? Grazie alla buona condotta, la sua pena viene ridotta ed esce di prigione nel 1978. In carcere è riuscito a vedere il film di Lumet, apprezzando molto l'interpretazione di Al Pacino. Wojtowicz vive di piccoli lavori negli anni successivi e cerca anche invano un nuovo impiego in banca come responsabile della sicurezza, dichiarando di essere colui a cui ci si è ispirati per Un Pomeriggio Di Un Giorno Da Cani. Muore infine in povertà, vivendo solo di un assegno sociale, nel 2006.
Le carriere di Al Pacino e Sidney Lumet invece, dopo l'uscita del film, continuano e andranno incontro ad altri successi... ma questa è un'altra storia.

venerdì 30 agosto 2019

A scuola di cinema: Scarface (1983)

Ci sono vari tipi di remake cinematografici. Ci sono remake che "ricalcano" in maniera pedissequa il film originale, aggiungendo poco o nulla. Ci sono poi remake che stravolgono del tutto il film originale, di cui non resta quasi più traccia. E ci sono infine quei remake unici nel loro genere. Il film di cui parliamo ora appartiene a quest'ultima categoria.


Nel 1932 esce il film Scarface, prodotto da Howard Hughes, diretto da Howard Hawks e con protagonista Paul Muni nei panni di Tony Camonte, un'allegoria di Al Capone.
Decenni dopo, Al Pacino, dopo aver ammirato la pellicola in un cinema di Los Angeles, vi vede del potenziale per un remake ed esterna questa sua idea al produttore, nonché suo agente, Martin Bregman, il quale ne rimane intrigato.
L'idea originale è quella di ambientare il film nello stesso periodo della pellicola originaria, ovvero la Chicago degli anni '20 del ventesimo secolo. Bregman contatta per la stesura della sceneggiatura Oliver Stone, ma costui è reduce dal fallimento del film La Mano, che lo ha lasciato molto provato e, come se non bastasse, ha peggiorato la sua dipendenza dalla cocaina. Inoltre, non è interessato a scrivere di un film di gangster, basato su una pellicola che peraltro non ha suscitato la sua attenzione. Quindi rifiuta la proposta.
Poco dopo, però, Sidney Lumet - il regista che è stato contattato per questo progetto - propone un'idea alternativa. Tra aprile e ottobre del 1980 vi è stato il cosiddetto Esodo di Mariel, che ha visto circa 125.000 cubani approdare sulle coste statunitensi, per la precisione in Florida.
Il regista suggerisce dunque di spostare il film in un'epoca contemporanea, rendendo il protagonista uno di questi rifugiati. Bregman decide di seguire questo consiglio e ricontatta Oliver Stone, proponendo l'idea di Lumet e catturando stavolta la sua attenzione.
Stone si reca dunque a Miami, dove legge tutti gli atti pubblici relativi all'Esodo di Mariel, dopodiché, pur tra mille difficoltà, intervista sia rappresentanti della legge che immigrati cubani per ottenere il maggior numero possibile di informazioni sull'ambiente dell'epoca.
Consapevole che la sua dipendenza da cocaina non possa aiutare il processo creativo, Stone si trasferisce in via temporanea a Parigi, dove scrive la sceneggiatura, riuscendo nel contempo anche a liberarsi da questa dipendenza. Stone dà al protagonista il cognome Montana, in onore al suo giocatore di football preferito, Joe Montana.
Quando la sceneggiatura arriva nelle mani di Bregman e Lumet, il primo l'adora, il secondo invece no. Lumet vorrebbe una pellicola molto più politicizzata ed entra dunque in contrasto con Bregman. Non trovando i due un accordo, il regista decide di abbandonare l'incarico.
In sua sostituzione, Bregman contatta Brian De Palma, a cui è stata offerta anche la direzione di Flashdance, che è già entrato in fase di pre-produzione. I produttori di questo film tuttavia non intendono sviluppare un altro progetto personale di De Palma intitolato Acts of Vengeance e, irritato dal loro atteggiamento, il regista chiede un compenso notevole per dirigere la pellicola, pur di liberarsi da questo impegno e poter dunque accettare l'offerta di Bregman. Così da portare sullo schermo la sceneggiatura di Oliver Stone, da cui è stato conquistato.
Anche se il ruolo di Tony Montana è stato pensato per Al Pacino, costui si cala fino in fondo nel personaggio: prende lezioni di combattimento e utilizza sia un coach vocale che l'assistenza del suo collega attore Steven Bauer per sviluppare un credibile accento spagnolo. Chiede anche al direttore della fotografia John A. Alonzo, che parla spagnolo, di rivolgersi a lui solo con questa lingua.
Per il ruolo della protagonista femminile, Elvira Hancock, vengono selezionate varie attrici, a partire da Glenn Close, che pare essere la prima scelta. Fino a quando Bregman propone Michelle Pfeiffer
Sia Pacino che De Palma sono contrari a questa scelta: è un'attrice sconosciuta e l'unico film di rilievo da lei interpretato è stato il fallimentare Grease 2. Bregman però alla fine impone questa sua scelta, che va sia a vantaggio della pellicola che della carriera dell'emergente attrice, la quale viene lanciata nel firmamento delle stelle.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 22 novembre 1982, dipanandosi tra Los Angeles, la California e Miami, per concludersi il 6 maggio 1983. Durante questo periodo, la produzione viene interrotta per circa due settimane, poiché Al Pacino, toccando inavvertitamente la canna di una pistola che aveva appena sparato, si procura un'ustione a una mano.
Conclusa questa fase, la pellicola viene inviata alla Motion Picture Association of America, la quale, con la motivazione che vi sia un eccessivo uso di violenza e linguaggio scurrile, la classifica come vietata ai minori, cosa che a quell'epoca accadeva solo alle pellicole pornografiche. De Palma effettua, in tre diverse occasioni, tre tagli al film, ma la decisione non cambia.
Così lui e Bregman si recano di persona presso la sede della Motion Picture Association of America, chiedendo di ribaltare la sentenza e portando a sostegno di questa tesi anche le testimonianze di alcuni agenti di polizia, i quali si pronunciano a favore della veridicità della pellicola e del suo messaggio contro la droga. La cosa va a buon fine e dunque si decide che il film possa essere visto anche dai minori, se accompagnati da un adulto.
A quel punto, tuttavia, De Palma pensa che i tagli che ha apportato non siano stati poi così invasivi e nessuno si accorgerebbe se venisse distribuita la versione originaria, quella cassata senza appello. Ed è quella che dunque passa alla produzione. La Universal Pictures non si accorge della cosa e nei cinema arriva perciò la versione che De Palma aveva concepito fin dal principio, in un'insolita manovra che ha permesso di evitare ogni censura.
Scarface viene distribuito nei cinema americani a partire dal 9 dicembre 1983. A fronte di un budget di 37 milioni di dollari, il film arriva infine a incassare a livello internazionale 66 milioni di dollari. Un risultato che premia la volontà e determinazione soprattutto del produttore Martin Bregman, colui che più si è impegnato per la buona riuscita di questo progetto.
Un progetto che darà benefici a tutti i soggetti coinvolti... ma questa è un'altra storia.