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sabato 7 gennaio 2023

A scuola di cinema: Arma Letale 2 (1989)

Dopo l'incredibile successo del primo film di Arma Letale (Lethal Weapon), il produttore Joel Silver e la Warner Bros. intendono mettere subito in produzione un sequel.
Il detto popolare afferma che squadra vincente non si cambia. Dunque, nella primavera del 1987, appena poche settimane dopo l'uscita del film nelle sale cinematografiche, viene chiesto allo sceneggiatore Shane Black di scriverne anche il seguito. Ma non tutto andrà liscio.


Shane Black, con l'aiuto di un suo amico, il romanziere Warren Murphy, scrive in sei mesi quindi una nuova sceneggiatura dal titolo Play Dirty e la sottopone al giudizio di Joel Silver, del regista Richard Donner e della Warner Bros.
Tale giudizio è pressoché unanime e di stampo negativo e non tanto per la qualità della sceneggiatura, da tutti ritenuta di ottima fattura, quanto invece per la sua crudeltà ed efferatezza.
Nel trattamento di Shane Black e Warren Murphy, infatti, il confronto tra Martin Riggs, Roger Murtaugh e i criminali sudafricani è molto più drammatico e intenso, i cattivi sono ancora più spietati e crudeli e vi sono un paio di scene di tortura prolungate. Vi è anche un'insolita scena in cui un aereo pieno di cocaina esplode, rilasciando come fosse neve la sostanza stupefacente lungo tutta Los Angeles.
Inoltre, non vi è alcuna traccia di ironia o comicità e alla fine Martin Riggs viene ucciso con una pugnalata da Benedict (il primo nome dell'antagonista Pieter Vorstedt), dopo aver lasciato un messaggio d'addio a Roger Murtaugh.
Sono in particolar modo questi due elementi quelli che risultano di maggiore discordia, in quanto la Warner Bros. vuole qualche momento di sollievo e desidera - per ovvie ragioni monetarie - che il personaggio di Martin Riggs sopravviva in previsione di eventuali altri sequel. Viene richiesto dunque a Shane Black una totale revisione della sceneggiatura che tenga conto di questi cambiamenti.
Lo scrittore oppone un netto rifiuto, ritenendo quanto da lui prodotto un perfetto epilogo. Così, dopo aver meditato di restituire l'anticipo di 250.000 dollari, sceglie di abbandonare il progetto dividendo il suo compenso con Warren Murphy. Shane Black, pur ritenendo questo suo trattamento una delle cose migliori da lui scritte, perde poi questa sceneggiatura che non verrà mai più ritrovata.
Dopodiché - complice anche un difficile periodo personale che trova il suo culmine nella fine di una relazione a cui tiene molto - Black decide di prendersi un periodo sabbatico, ritornando sulle scene solo un paio di anni dopo con L'Ultimo Boy Scout (The Last Boy Scout). Non sarà invece più coinvolto per questo o i successivi seguiti di Arma Letale.
In cerca di un suo sostituto, ci si rivolge a Jeffrey Boam, colui che aveva revisionato - non finendo accreditato - la sceneggiatura del primo film. Costui riprende solo la trama di base concepita da Shane Black (di cui viene tenuta una sola scena) e praticamente idea una nuova sceneggiatura, pur Shane Black venendo accreditato come ideatore del soggetto. Tale trattamento viene infine revisionato da Robert Mark Kamen, il quale si occupa in particolar modo dei dialoghi dei criminali sudafricani.
Col regista Richard Donner e gli interpreti principali, ovvero Mel Gibson e Danny Glover, confermati, occorre pensare al casting di Leo Getz (un personaggio che ha poco più di un cameo nel trattamento di Shane Black e che Jeffrey Boam rende un co-protagonista). La prima scelta ricade su Joe Pantoliano, ma è costretto a rinunciare in quanto impegnato con le riprese di Punto d'Impatto (The Last of the Finest).
La parte viene dunque affidata a Joe Pesci. Per questo ruolo e la sua parlantina, l'attore - d'intesa con Richard Donner - abbandona subito l'idea originaria di renderlo un personaggio effeminato e si ispira ad alcuni dipendenti di Disneyland che guidano i turisti nel parco divertimenti.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 28 novembre 1988, tenendosi in California.
Durante la lavorazione, Richard Donner ha modo di rimanere sorpreso e scioccato quando Mel Gibson - che risulta sempre professionale e puntuale sul set, nonché collaborativo con tutti - gli confessa che ha qualche problema con l'alcolismo ed è capace di scolare quasi 3 litri di birra a colazione. Un altro problema, meno impattante, che l'attore deve affrontare è una piccola forma influenzale che lo perseguita per parte della lavorazione.
In principio, il personaggio di Rika van den Haas (interpretato da Patsy Kensit) deve sopravvivere, tanto che l'ultima scena - peraltro regolarmente girata - la vede insieme a Martin Riggs durante la Festa del Ringraziamento insieme alla famiglia Murtaugh. Si decide solo in un secondo momento che venga uccisa per dare un'ulteriore motivazione di vendetta a Riggs.
Nonostante Shane Black abbia rinunciato al progetto in quanto non disposto a scendere a compromessi in merito alla morte di Martin Riggs, viene deciso di girare due epiloghi. Il primo vede effettivamente il protagonista morire nella battaglia finale, seppur con Roger Murtaugh al suo fianco e non con costui che visiona un messaggio d'addio, mentre il secondo lo vede infine sopravvivere.
Negli screening preliminari, è ovviamente l'epilogo lieto quello che viene più apprezzato e così si decide di procedere in tal senso.
Le riprese si concludono il 24 marzo 1989.
Arma Letale 2 (Lethal Weapon 2) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 5 luglio 1989. A fronte di un budget di 28 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 227 milioni di dollari, un risultato di gran lunga superiore al primo film della saga.
Inoltre, nonostante l'evidente critica al governo sudafricano del tempo (dove imperava ancora la politica dell'apartheid e della supremazia bianca e Nelson Mandela - seppur ancora per pochi mesi - era rinchiuso in prigione), il film viene programmato in Sud Africa senza alcun tipo di censura, solo con un divieto per i minori di diciotto anni.
Non solo, risulta un grande successo di pubblico anche in questa nazione. Forse una sorta di anticipazione degli eventi che avrebbero rivoluzionato questo paese di lì a poco.
Superfluo aggiungere che, con questo rinnovato trionfo, un terzo capitolo della saga di Arma Letale è dietro l'angolo... ma questa è un'altra storia.

domenica 25 dicembre 2022

A scuola di cinema: Arma Letale (1987)

1971: Esce nei cinema Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo! (Dirty Harry), la prima pellicola che vede protagonista il rude poliziotto interpretato da Clint Eastwood. A seguito del suo grande successo, ne vengono prodotti dei seguiti, ben quattro fino al 1988.
Tra gli spettatori e ammiratori di quel primo film e dei successivi vi è un futuro sceneggiatore, Shane Black. E seppur in maniera indiretta, sarà il punto di partenza di una delle più celebri saghe cinematografiche d'azione.


Dopo aver studiato recitazione alla UCLA (University of Californa, Los Angeles), diplomandosi nel 1983, Shane Black prova a farsi notare nel mondo cinematografico, ricercando se possibile anche piccole parti da attore. Nel 1985 decide di scrivere un western metropolitano, con un protagonista basato in parte su Harry Callahan. Una sceneggiatura che viene portata a termine in appena sei settimane.
La prima bozza non lo lascia del tutto soddisfatto: la sceneggiatura è lunga 141 pagine, ha toni molto dark e violenti, con entrambi i protagonisti reduci del Vietnam dove hanno ucciso molte persone e sull'orlo della instabilità mentale, e si conclude con un inseguimento con elicotteri e un camion pieno di cocaina, che esplode rilasciando la sostanza stupefacente sull'insegna di Hollywood. Shane Black la getta nella spazzatura, ma poi la recupera e la revisiona.
Grazie al suo agente, la sceneggiatura arriva nelle mani del produttore Joel Silver, che comincia a proporla ai vari studi, fino a catturare l'attenzione di un esecutivo della Warner Bros., Mark Canton, il quale la opziona offrendo a Shane Black un compenso di 250.000 dollari, all'epoca il più alto di sempre per un esordiente.
Il primo regista a cui viene proposto il progetto è Leonard Nimoy, il quale però non si sente a proprio agio nel dirigere film d'azione e preferisce così dedicarsi a Tre Scapoli e un Bebè (3 Men and a Baby). La regia viene allora offerta a Richard Donner, che accetta la proposta.
Richard Donner giudica la sceneggiatura di Shane Black, che non lesina descrizioni di sparatorie in cui teste esplodono o i corpi vengono smembrati, fin troppo estrema per i suoi gusti e preferisce trattare la storia sì come un western metropolitano, ma prendendo a riferimento i film con John Wayne.
Il regista elimina così alcune delle scene più violente e fa revisionare la sceneggiatura a Jeffrey Boam, il quale vi aggiunge anche alcune battute per alleggerire la tensione. Non viene tuttavia accreditato alla fine.
Per il ruolo di Martin Riggs, Richard Donner non ha dubbi e vuole proporlo a Mel Gibson, un attore con cui da tempo desidera collaborare. Per il ruolo di Roger Murtaugh, la direttrice di casting Marion Dougherty suggerisce il nome di Danny Glover, da lei apprezzato in Il Colore Viola (The Color Purple).
Considerato che nella sceneggiatura non si fa esplicito riferimento al fatto se il personaggio sia albino o afroamericano, Marion Dougherty propone questa soluzione per creare quest'alchimia, seppur non insolita nel cinema americano, che incontra l'approvazione del regista.
Nella primavera del 1986, dunque, i due attori si ritrovano a Los Angeles insieme a Richard Donner e alla direttrice di casting per vedere se possono funzionare come coppia cinematografica leggendo alcune parti della sceneggiatura. Dopo neanche un paio d'ore, tutti si convincono che i due siano le scelte perfette per entrambi i personaggi, vista la loro immediata sintonia.
Il ruolo del criminale Jack Joshua viene affidato a Gary Busey, in particolare perché la sua statura e la sua muscolatura sono abbastanza minacciosi da mettere in difficoltà un personaggio come Martin Riggs. Per entrare in forma per questa parte, l'attore dimagrisce di circa 25 chili.
In preparazione al film, i due attori protagonisti vengono affidati alle cure dello stuntman Bobby Bass, con alle spalle  un passato da soldato, il quale li sottopone a un allenamento intensivo della durata di due mesi, facendo loro sollevare pesi e insegnando loro come maneggiare le armi da fuoco.
Oltre a ciò, Mel Gibson e Danny Glover frequentano alcuni agenti di polizia di Los Angeles mentre sono in servizio per comprendere come svolgono il loro lavoro. Infine, sul set sono presenti come consulenti tecnici degli agenti del dipartimento di polizia di Los Angeles.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 25 agosto 1986, tenendosi in California.
La sequenza di combattimento finale tra Martin Riggs e Jack Joshua deve in origine durare quattro minuti, ma viene poi accorciata in fase di post-produzione. Per essa vengono contattati tre differenti trainer, i quali padroneggiano tre differenti abilità di combattimento che Richard Donner vuole fondere in una cosa sola, un'amalgama mai vista prima sullo schermo.
A Mel Gibson e Gary Busey, quindi, vengono insegnati i fondamenti del Jiu-Jitsu brasiliano da Rorion Gracie, del Jailhouse Rock da Dennis Newson e della Capoeira da Cedric Adams.
Le riprese di questa sequenza durano in tutto per quattro notti.
Le riprese si concludono il 14 novembre 1986. Una settimana dopo, il 21 novembre, Dar Robinson, uno degli stuntmen coinvolti nelle riprese, muore durante un incidente con la moto mentre è impegnato sul set di un altro film: il primo, e sfortunatamente anche l'ultimo, incidente in cui rimane coinvolto dopo anni di carriera.
Costui riesce a realizzare la scena iniziale del suicidio del personaggio di Amanda Hunsaker facendolo fare direttamente all'attrice che lo interpreta, ovvero Jackie Swanson, senza l'utilizzo di una controfigura. Grazie alle indicazioni di Robinson, Jackie Swanson effettua una caduta dall'alto da un'altezza di 10 metri, atterrando infine in piena sicurezza su un cuscino airbag.
Richard Donner dedica la pellicola da lui diretta alla memoria del celebre stuntman.
Arma Letale (Lethal Weapon) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 6 marzo 1987. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 120 milioni di dollari.
Oltre a questo grande successo, la grande amicizia tra Martin Riggs e Roger Murtaugh inizia a svilupparsi anche nella vita reale tra Mel Gibson e Danny Glover. Da qui a un sequel il passo è breve, anche se Shane Black non verrà coinvolto nel risultato finale... ma questa è un'altra storia.

domenica 26 giugno 2022

A scuola di cinema: Il Presagio (1976)

1973: Il produttore Harvey Bernhard discute col suo amico Robert Munger della figura dell'Anticristo, come delineata nel Libro della Rivelazione contenuto nella Bibbia (meglio noto come Apocalisse di Giovanni) e pensano a un film incentrato su questo tema che possa - così come era nelle intenzioni de L'Esorcista - riportare la gente a riconsiderare la propria fede.
Proprio per questo, Robert Munger, devoto cristiano e studioso di testi sacri, afferma che il diavolo non vorrà che questo film venga realizzato. La pellicola, invece, viene girata e dà vita a un nuovo, apprezzato ciclo horror.


Harvey Bernhard idea un trattamento di 10 pagine e chiede allo sceneggiatore David Seltzer di concepire una sceneggiatura basata sul presupposto dell'Anticristo. Allo sceneggiatore, a dire il vero, non interessa molto approfondire delle tematiche religiose (non ha infatti mai letto la Bibbia), ma intravede comunque del potenziale nell'idea di un Anticristo moderno e il generoso salario promesso fa il resto. Dopo l'iniziale The Antichrist, si opta per un nuovo titolo, The Birthmark.
In principio, Seltzer affibbia alla reincarnazione dell'Anticristo il nome di Domlin, lo stesso nome di un - a suo parere - alquanto seccante figlio di un suo amico. La moglie lo convince infine a cambiare idea, in quanto non è un gesto molto nobile, e rinominarlo Damien.
Il progetto viene proposto alla Warner Bros., non a caso la società che aveva prodotto L'Esorcista (The Exorcist), ma per mesi la sceneggiatura resta nel limbo, fino a quando viene rilevata dalla 20th Century Fox tramite l'intercessione di Alan Ladd Jr.
Costui suggerisce anche il nome del regista che aveva portato all'attenzione durante un pranzo di lavoro, Richard Donner. La richiesta viene accolta, seppur costui abbia diretto sino a quel momento solo film di basso profilo e si sia dedicato principalmente alla televisione. Ladd e Donner si ritrovano subito sulla stessa lunghezza d'onda nel volere che il film - nonostante il tema - abbia aderenze di realismo e risulti più un thriller su una famiglia in crisi che un horror.
Vengono dunque tolti tutti gli elementi dichiaratamente soprannaturali presenti nella sceneggiatura di David Seltzer, quali i sabba di streghe o i riti magici, e viene lasciata l'ambiguità sui vari incidenti che accadono, che potrebbero anche essere dovuti a semplice sfortuna.
Per il ruolo del protagonista, Robert Thorn, la prima scelta ricade su William Holden, ma costui non si trova molto a suo agio col tema del satanismo e preferisce declinare (cambierà presto idea). La parte viene dunque offerta ad altri attori, tra cui Charlton Heston e Roy Scheider, ma anche loro rifiuta.
Quasi con sorpresa, invece, il ruolo viene accettato da Gregory Peck, con cui Harvey Bernhard entra in contatto tramite il suo agente, il quale è un suo amico.
L'attore negli ultimi tempi ha tenuto un basso profilo, considerando anche la possibilità di ritirarsi dalle scene. Ciò che lo spinge ad accettare ha origine da un drammatico evento: il presunto suicidio di suo figlio Jonathan, avvenuto nel giugno 1975.
Non riuscendo a essere stato presente accanto a suo figlio in quei momenti drammatici, Gregory Peck accetta la parte anche per venire a patti con questo dolore, in una sorta di catarsi artistica. Per questo è disponibile anche a un ingaggio inferiore al consueto, di 250.000 dollari, nonché una percentuale sui profitti.
Harvey Stephens, il primo Damien, viene scelto in maniera alquanto singolare. A ogni bambino che si presenta alle audizioni, Richard Donner chiede di venirgli incontro come se lo stesse attaccando. Stephens, che ha cinque anni, non si fa pregare: riempie il regista di pugni e calci, lo graffia a una guancia e, per chiudere in bellezza, gli assesta un calcio all'inguine.
Per Richard Donner questo è più che sufficiente e, dopo aver allontanato il bambino da sé, chiede che gli vengano tinti i capelli di nero, essendo lui biondo, e fornite lenti a contatto di colore nero, per conferirgli un aspetto più sinistro.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 12 ottobre 1975, tenendosi in varie località inglesi e a Roma.
Considerato che Harvey Stephens non ha alcuna esperienza recitativa, Richard Donner provoca in lui quando necessario genuine reazioni di rabbia per rendere le scene convincenti, arrivando anche in un caso a urlargli contro. L'atteggiamento del bambino sul set non è comunque molto professionale, in quanto si comporta in maniera alquanto maleducata, e per questo viene detestato da alcuni attori. 
Mentre si gira in Italia presso un ospedale, alcune pazienti non gradiscono il titolo The Birthmark (che compare nei cartelloni con cui si invita a stare lontani dal set), in quanto si ritiene che porti sfortuna. Viene allora cambiato in The Omen, in quella che è ritenuta in principio una soluzione temporanea, che diviene però definitiva.
Per la scena in cui dei babbuini devono attaccare l'auto dove è presente Damien, due piccoli del branco vengono posti all'interno dell'auto, ma nessun effetto viene sortito. Si opta allora per inserire all'interno del mezzo il capobranco, il quale viene controllato dal guardiano degli animali, posto sul sedile posteriore.
I babbuini, già provati dal fatto che non viene dato loro cibo, iniziano dunque a sciamare attorno all'auto, salendo anche sul mezzo e sul parabrezza, gridando. L'attrice Lee Remick, che si trova dentro l'auto, rimane comprensibilmente spaventata da questo atteggiamento, dunque la reazione di paura che si può notare non è dovuta alla recitazione. Tanto che l'auto rimane ferma poiché Lee Remick è in tale stato di shock da non poter guidare e ritorna in sé solo dopo che i babbuini sono stati allontanati.
Prima e durante la produzione si verificano dei curiosi e strani incidenti, come se la profezia di Robert Munger si stesse avverando. Gregory Peck e David Seltzer prendono due aerei differenti a poche ore di distanza per recarsi in Inghilterra sul set ed entrambi questi aerei vengono colpiti da un fulmine. Stesso evento che accade a un produttore, Mace Neufeld, una settimana dopo. L'hotel in cui si trova Richard Donner subisce un attentato effettuato dall'IRA (Irish Republican Army) con una bomba.
E non è finita qui. Il giorno dopo la conclusione delle riprese prezzo lo zoo safari, uno dei guardiani dello zoo viene ucciso mentre si trova nel recinto dei leoni, in quanto lascia inavvertitamente aperta la porta della guardiola, venendo così attaccato dagli animali. Uno stuntman viene attaccato da dei rottweiler mentre viene girata una scena presso un cimitero (cosa ancora più strana in quanto è il loro padrone). Questo senza contare piccoli incidenti stradali.
Infine, due componenti della troupe, John Richardson e Liz Moore, rimangono vittime di un incidente stradale un anno dopo, mentre si stanno occupando delle riprese di Quell'Ultimo Ponte (A Bridge Too Far). Lui sopravvive, ma lei resta decapitata. Nasce così la leggenda della maledizione che colpisce chiunque lavori a questo film.
C'è da dire, però, che alcuni di questi eventi, come il triplo fulmine ai danni di tre aerei o l'uccisione del guardiano dello zoo, risultano difficili da dimostrare, quindi non è da escludere che siano stati parte di una manovra promozionale gratuita e di forte impatto.
Le riprese si concludono il 9 gennaio 1976.
Il Presagio (The Omen) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 25 giugno 1976. A fronte di un budget di circa 3 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 61 milioni di dollari.
Nonostante la presunta maledizione, il film ottiene un grande successo e così viene subito messo in cantiere un sequel... ma questa è un'altra storia.

martedì 22 dicembre 2020

A scuola di cinema: S.O.S. Fantasmi (1988)

1843: Viene pubblicato Canto di Natale (A Christmas Carol), di Charles Dickens. La storia, ormai universalmente nota, è incentrata su Ebenezer Scrooge, un avaro affarista che si converte durante la notte della Vigilia di Natale a seguito della visita di tre fantasmi, che lo mettono a confronto col suo passato e le sue scelte di vita, trasformandolo in un uomo migliore, che aiuta il figlio malato di un suo dipendente e si riconcilia con la propria famiglia dopo anni di contrasti.
La storia viene adattata più volte per il grande schermo, sin dai tempi del cinema muto, sia per il cinema live-action che per quello di animazione, venendo modificata senza troppo problemi per proiettarla negli scenari sociali che mutano col passare degli anni e dei secoli. Forse, tuttavia, nessun adattamento risulta più originale di quello che vede protagonista uno dei più celebri attori americani.


1984: Dopo l'uscita di Ghostbusters, Bill Murray decide di prendersi una pausa dalla recitazione per passare più tempo insieme alla propria famiglia e trasferirsi a Parigi. L'attore effettua comunque ancora qualche apparizione: come protagonista nel film Il Filo del Rasoio (The Razor's Edge), girato tuttavia prima di Ghostbusters, ma distribuito in un secondo momento nel 1984, e con un cameo nel film La Piccola Bottega degli Orrori (Little Shop of Horrors) del 1986.
Sempre nel 1986, Murray viene approcciato dagli sceneggiatori Mitch Glazer e Michael O'Donoghue, con cui ha collaborato quando partecipava al Saturday Night Live, i quali gli propongono un adattamento in chiave comica del Canto di Natale di Dickens. Pur ritenendo la cosa interessante, Murray decide di prolungare la sua assenza dagli schermi per ancora un paio d'anni.
Quando l'attore fa infine il suo ritorno, con la promessa di un compenso di sei milioni di dollari per il suo prossimo film, le prime sceneggiature che gli vengono proposte non incontrano il suo gradimento. Riprende allora in mano il progetto di Glazer e O'Donoghue, ma ne chiede anche una riscrittura ai due sceneggiatori, ai quali offre la propria assistenza, per renderlo migliore, puntando in misura maggiore sulla relazione tra il protagonista e la sua ex fidanzata e sulle sue dinamiche familiari.
In principio, Murray contatta Sidney Pollack - con cui aveva collaborato per Tootsie - per dirigere la pellicola, prima di approcciare Richard Donner, reduce dai successi de I Goonies (The Goonies) e Arma Letale (Lethal Weapon). Donner è dubbioso sul fatto che una storia come il Canto di Natale di Dickens possa essere tramutata in una commedia senza rendere la cosa blasfema, ma Murray riesce a convincerlo ad accettare l'incarico dopo aver condiviso con lui qualche bicchiere di tequila.
Per il ruolo di Preston Rhinelander, viene suggerito il nome di Robert Mitchum. Donner non crede che un grande attore come lui possa accettare una parte secondaria. L'attore viene tuttavia contattato e, dopo pochi minuti di colloquio con Bill Murray, dà il suo assenso.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 7 dicembre 1987, svolgendosi a New York, Los Angeles e Toronto. Nell'imminenza del Natale, Donner chiede alla casa di produzione, la Paramount, se almeno per il 25 dicembre i componenti della troupe possano stare accanto alle proprie famiglie, ricevendo un netto rifiuto. Il regista allora - per soverchiare questa decisione - licenzia tutti il 24 dicembre, riassumendoli il giorno 26, per permettere loro di passare un Natale sereno.
Gli anni di pausa non hanno intaccato la verve di Bill Murray. Nonostante la riscrittura della sceneggiatura, l'attore non si fa problemi a lanciare battute improvvisate sul set e a muoversi lontano dal posto che gli è stato assegnato, generando frustrazione sia in Richard Donner, il quale non riesce a trovare il modo migliore per dirigerlo, che negli altri attori, più abituati a seguire il copione e in difficoltà nello stare dietro ai suoi ritmi.
Allo stesso tempo anche Murray ha qualche problema col regista, che gli chiede in maniera quasi continua di pronunciare le sue battute a voce alta, tanto che a un certo punto Murray inizia a pensare sia sordo. Quasi superfluo dire che, dopo questa pellicola, i due non hanno più lavorato insieme.
Quando Murray deve girare le sue scene insieme a Carol Kane, il Fantasma del Natale Presente, gli viene l'idea di rendere il personaggio interpretato dall'attrice un po' manesco. Carol Kane, tuttavia, si fa prendere un po' troppo la mano, dando sonori schiaffi a Murray e, in un'occasione, procurandogli una ferita a un labbro che blocca la produzione per alcuni giorni. L'esperienza segna l'attrice, che durante la lavorazione della pellicola ha talvolta delle crisi di pianto.
Murray ha anche dei problemi con la neve finta utilizzata sul set, che a volte gli fa tossire sangue.
Le riprese si concludono il 12 aprile 1988. L'ultima scena girata è quella del discorso finale del personaggio interpretato da Murray, Frank Cross. Questa è una scelta voluta di Donner, poiché ha un tocco emozionale e drammatico, che dura alcuni minuti, e che per l'attore rappresenta qualcosa di inedito, distante dalle sue precedenti interpretazioni comiche.
Seppure Glazier e O'Donoghue abbiano scritto un discorso toccante, frutto di molte ore di lavoro, Bill Murray come al solito fa di testa sua, improvvisando e muovendosi lungo il set. Alla fine della sua performance, la troupe applaude in maniera spontanea. O'Donoghue cerca di protestare, ma per tutta risposta Donner gli tira un pugno contro un braccio, cosa che lascia allo sceneggiatore un livido per alcuni giorni.
Molto del materiale girato viene tagliato in fase di montaggio, dove si dà la preferenza più alle parti improvvisate che a quelle da copione, di cui alla fine sul grande schermo rimane poco meno della metà.
S.O.S. Fantasmi (Scrooged) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 23 novembre 1988. A fronte di un budget di 32 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 100 milioni di dollari.
Un ritorno trionfale sul grande schermo per Bill Murray, il quale però sembra non riuscire a liberarsi dai fantasmi. Tanto che, dopo questa pellicola, si appresta a partecipare al sequel di Ghostbusters... ma questa è un'altra storia.