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sabato 15 aprile 2023

A scuola di cinema: Il Bounty (1984)

28 Aprile 1789: Avviene il celeberrimo Ammutinamento del Bounty.
La nave, partita dall'Inghilterra nell'ottobre 1787 con la missione di raccogliere piante e generi alimentari presenti nelle isole polinesiane, aveva completato tale incarico, nonostante alcuni uomini dell'equipaggio fossero rimasti colpiti, o sconvolti a seconda dei casi, dalla libertà sessuale adottata dalle tribù tahitiane.
Col tempo, alcuni uomini dell'equipaggio, guidati dal secondo ufficiale Fletcher Christian e dal guardiamarina Peter Heywood, diventano sempre più insofferenti nei confronti dei metodi adottati dal Comandante William Bligh, ritenuto troppo severo e irrispettoso, e desiderosi di poter tornare dalle fanciulle di Tahiti.
Così prendono il comando della nave e imbarcano Bligh e gli uomini a lui rimasti fedeli su una scialuppa, certi del fatto che non riusciranno a sopravvivere. Ma William Bligh, determinato a portare gli ammutinati davanti alla giustizia, grazie alle sue abilità e alla conoscenza del mare, riesce ad approdare presso una colonia olandese e da lì a rientrare poi in patria.
William Bligh viene assolto dalla Marina inglese, mentre alcuni degli ammutinati vengono ritrovati qualche anno dopo: per alcuni di essi vi è l'impiccagione, come da codice navale, ad altri invece è concessa la grazia e garantito il reintegro.
La sorte di Fletcher Christian rimane incerta. Con ogni probabilità, viene ucciso in uno scontro con una tribù della Polinesia, ma vi sono anche testimonianze che sia sopravvissuto e tornato sotto falso nome in Inghilterra, ma nessuna prova di ciò è mai stata trovata.


L'Ammutinamento del Bounty è un evento storico che viene esplorato più volte dal cinema. I due lungometraggi più celebri al riguardo sono La Tragedia del Bounty (Mutiny on the Bounty), del 1935, con Clark Gable e Charles Laughton e il suo remake del 1962, Gli Ammutinati del Bounty, con Marlon Brando e Trevor Howard.
Entrambe queste pellicole si basano su un romanzo del 1932 scritto da Charles Nordhoff e James Norman Hall che, essendo appunto un romanzo (e non essendo ancora intervenuto un revisionismo storico nel merito al tempo della pubblicazione), vede William Bligh come un uomo spietato e tirannico e Fletcher Christian come l'eroe e martire.
Ma ulteriori indagini su questo evento giungono a ribaltare la cosa e una versione storica aggiornata compare nell'opera Captain Bligh and Mr Christian, dello storico Richard Hough. Tale opera viene opzionata dal regista David Lean e dal suo fidato sceneggiatore Robert Bolt, i quali nel 1977 iniziano a scriverne una sceneggiatura.
Vista l'ampiezza dell'evento e le sue molteplici implicazioni, i due decidono di farne un film in due parti. La prima, intitolata The Lawbreakers, che giunge fino al momento dell'ammutinamento, mentre la seconda, The Long Arm, incentrata sulle conseguenze dell'atto e la ricerca degli ammutinati. La Warner Bros., dapprima interessata al progetto, decide di ritirarsene quando apprende dell'intenzione di girare due pellicole, visto l'alto costo che comporterebbe.
Nel novembre 1977, Dino De Laurentiis rileva il progetto, mentre la Paramount decide di occuparsi della distribuzione del film. Nel 1978, in Nuova Zelanda, inizia a essere costruita una replica del Bounty, sotto la supervisione di David Lean.
Pur con una sceneggiatura ancora largamente incompleta, vista la divisione in due parti, si intuisce già che la cifra potrebbe aggirarsi ben al di sopra delle stime iniziali e giungere fino a 80 milioni di dollari.
Dino De Laurentiis - che ha peraltro numerose discussioni su questo punto con David Lean - ritira il suo appoggio. A peggiorare la situazione, nell'aprile del 1979 lo sceneggiatore Robert Bolt è vittima di un grave attacco di cuore, per cui deve subire un intervento chirurgico, che gli impedisce di completare la sceneggiatura della seconda parte.
David Lean prova a tramutare il tutto in una miniserie televisiva in sette parti e, fallita anche questa opzione, viene convinto dal produttore Sam Spiegel a ridurre il tutto a un solo film. Ma anche la Paramount infine ritira il proprio appoggio e nel 1980, con rammarico, David Lean deve rinunciare a questo ambizioso progetto e nel 1981 la replica della nave viene messa in vendita.
Vi è qualcuno che però non ha ancora deciso di gettare la spugna, ovvero Dino De Laurentiis: dopotutto ha già speso una somma considerevole di denaro per la costruzione della nave e i costi di pre-produzione.
Il produttore entra così in contatto col regista neozelandese Roger Donaldson, il quale ha scritto un trattamento per un sequel di Conan il Barbaro (Conan the Barbarian) e di cui De Laurentiis ha apprezzato Smash Palace.
Il trattamento di Conan non incontra tuttavia i favori del produttore e Donaldson si convince che non lavorerà mai più con lui. Il giorno dopo, invece, alle cinque del mattino, il regista riceve una telefonata da De Laurentiis, che lo invita a un meeting presso il Beverly Hills Hotel. Lì De Laurentiis gli offre la direzione del film sull'ammutinamento del Bounty.
Roger Donaldson, che non ha un ingaggio in quel momento e si è appena trasferito negli Stati Uniti, chiede di poter leggere la sceneggiatura. Ma De Laurentiis non ha tempo per questo, deve prendere un volo per recarsi in Messico sul set di Dune, quindi Donaldson ha tempo fino a mezzogiorno per dichiarare il suo interesse.
Messo in un angolo, il regista neozelandese dichiara il proprio interesse e il giorno dopo si ritrova nell'ufficio newyorchese di De Laurentiis per parlare del proprio compenso. Certo che, qualunque cifra proponga, dovrà essere contrattata, Donaldson parte chiedendo il doppio del suo normale ingaggio. De Laurentiis praticamente glielo accorda subito e così il giorno dopo Roger Donaldson parte per l'Inghilterra per occuparsi della pre-produzione. Questo film è il suo primo progetto di alto profilo.
Per il ruolo di William Bligh, la scelta di David Lean si era concentrata nel 1978 su due attori: Oliver Reed e Anthony Hopkins. Quest'ultimo viene infine confermato.
Per il ruolo di Fletcher Christian, la prima scelta ricade nel 1980 su Christopher Reeve, raccomandato da Katherine Hepburn e che David Lean ha apprezzato in Superman. Roger Donaldson non si oppone a questa decisione, ma l'attore - ritenendo che la parte non faccia per lui - decide infine di ritirarsi poco prima dell'inizio delle riprese. In sua sostituzione, viene selezionato Mel Gibson.
In principio è previsto anche il personaggio di Peter Heywood, che deve essere interpretato da Hugh Grant, ma la sua tessera del sindacato degli attori si rivela non valida e con rammarico deve dunque rinunciare, nonostante siano già stati preparati i costumi di scena per lui.
In ruoli secondari, infine, vi sono gli allora semiesordienti Liam Neeson e Daniel Day-Lewis.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 25 aprile 1983, durando per circa 5 mesi e tenendosi in Inghilterra, Polinesia e Nuova Zelanda.
Le lunghe tempistiche di produzione e le pessime condizioni atmosferiche che si verificano in mare esasperano Mel Gibson, che più volte dunque si ubriaca fuori dal set. Una notte questo lo porta a partecipare a una rissa in un bar e il mattino dopo una parte del suo volto è così malridotta che si è costretti a riprendere solo l'altra metà.
Dal canto loro, Roger Donaldson e Anthony Hopkins hanno numerosi alterchi sul set, per via del loro carattere e divergenze in merito a come deve essere girata una scena.
Il Bounty (The Bounty) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 4 maggio 1984. A fronte di un budget di 25 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 18 milioni di dollari.
Pur non rivelandosi il migliore degli esordi, il film permette a Roger Donaldson di iniziare una nuova carriera come regista sul mercato americano... ma questa è un'altra storia.

sabato 7 gennaio 2023

A scuola di cinema: Arma Letale 2 (1989)

Dopo l'incredibile successo del primo film di Arma Letale (Lethal Weapon), il produttore Joel Silver e la Warner Bros. intendono mettere subito in produzione un sequel.
Il detto popolare afferma che squadra vincente non si cambia. Dunque, nella primavera del 1987, appena poche settimane dopo l'uscita del film nelle sale cinematografiche, viene chiesto allo sceneggiatore Shane Black di scriverne anche il seguito. Ma non tutto andrà liscio.


Shane Black, con l'aiuto di un suo amico, il romanziere Warren Murphy, scrive in sei mesi quindi una nuova sceneggiatura dal titolo Play Dirty e la sottopone al giudizio di Joel Silver, del regista Richard Donner e della Warner Bros.
Tale giudizio è pressoché unanime e di stampo negativo e non tanto per la qualità della sceneggiatura, da tutti ritenuta di ottima fattura, quanto invece per la sua crudeltà ed efferatezza.
Nel trattamento di Shane Black e Warren Murphy, infatti, il confronto tra Martin Riggs, Roger Murtaugh e i criminali sudafricani è molto più drammatico e intenso, i cattivi sono ancora più spietati e crudeli e vi sono un paio di scene di tortura prolungate. Vi è anche un'insolita scena in cui un aereo pieno di cocaina esplode, rilasciando come fosse neve la sostanza stupefacente lungo tutta Los Angeles.
Inoltre, non vi è alcuna traccia di ironia o comicità e alla fine Martin Riggs viene ucciso con una pugnalata da Benedict (il primo nome dell'antagonista Pieter Vorstedt), dopo aver lasciato un messaggio d'addio a Roger Murtaugh.
Sono in particolar modo questi due elementi quelli che risultano di maggiore discordia, in quanto la Warner Bros. vuole qualche momento di sollievo e desidera - per ovvie ragioni monetarie - che il personaggio di Martin Riggs sopravviva in previsione di eventuali altri sequel. Viene richiesto dunque a Shane Black una totale revisione della sceneggiatura che tenga conto di questi cambiamenti.
Lo scrittore oppone un netto rifiuto, ritenendo quanto da lui prodotto un perfetto epilogo. Così, dopo aver meditato di restituire l'anticipo di 250.000 dollari, sceglie di abbandonare il progetto dividendo il suo compenso con Warren Murphy. Shane Black, pur ritenendo questo suo trattamento una delle cose migliori da lui scritte, perde poi questa sceneggiatura che non verrà mai più ritrovata.
Dopodiché - complice anche un difficile periodo personale che trova il suo culmine nella fine di una relazione a cui tiene molto - Black decide di prendersi un periodo sabbatico, ritornando sulle scene solo un paio di anni dopo con L'Ultimo Boy Scout (The Last Boy Scout). Non sarà invece più coinvolto per questo o i successivi seguiti di Arma Letale.
In cerca di un suo sostituto, ci si rivolge a Jeffrey Boam, colui che aveva revisionato - non finendo accreditato - la sceneggiatura del primo film. Costui riprende solo la trama di base concepita da Shane Black (di cui viene tenuta una sola scena) e praticamente idea una nuova sceneggiatura, pur Shane Black venendo accreditato come ideatore del soggetto. Tale trattamento viene infine revisionato da Robert Mark Kamen, il quale si occupa in particolar modo dei dialoghi dei criminali sudafricani.
Col regista Richard Donner e gli interpreti principali, ovvero Mel Gibson e Danny Glover, confermati, occorre pensare al casting di Leo Getz (un personaggio che ha poco più di un cameo nel trattamento di Shane Black e che Jeffrey Boam rende un co-protagonista). La prima scelta ricade su Joe Pantoliano, ma è costretto a rinunciare in quanto impegnato con le riprese di Punto d'Impatto (The Last of the Finest).
La parte viene dunque affidata a Joe Pesci. Per questo ruolo e la sua parlantina, l'attore - d'intesa con Richard Donner - abbandona subito l'idea originaria di renderlo un personaggio effeminato e si ispira ad alcuni dipendenti di Disneyland che guidano i turisti nel parco divertimenti.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 28 novembre 1988, tenendosi in California.
Durante la lavorazione, Richard Donner ha modo di rimanere sorpreso e scioccato quando Mel Gibson - che risulta sempre professionale e puntuale sul set, nonché collaborativo con tutti - gli confessa che ha qualche problema con l'alcolismo ed è capace di scolare quasi 3 litri di birra a colazione. Un altro problema, meno impattante, che l'attore deve affrontare è una piccola forma influenzale che lo perseguita per parte della lavorazione.
In principio, il personaggio di Rika van den Haas (interpretato da Patsy Kensit) deve sopravvivere, tanto che l'ultima scena - peraltro regolarmente girata - la vede insieme a Martin Riggs durante la Festa del Ringraziamento insieme alla famiglia Murtaugh. Si decide solo in un secondo momento che venga uccisa per dare un'ulteriore motivazione di vendetta a Riggs.
Nonostante Shane Black abbia rinunciato al progetto in quanto non disposto a scendere a compromessi in merito alla morte di Martin Riggs, viene deciso di girare due epiloghi. Il primo vede effettivamente il protagonista morire nella battaglia finale, seppur con Roger Murtaugh al suo fianco e non con costui che visiona un messaggio d'addio, mentre il secondo lo vede infine sopravvivere.
Negli screening preliminari, è ovviamente l'epilogo lieto quello che viene più apprezzato e così si decide di procedere in tal senso.
Le riprese si concludono il 24 marzo 1989.
Arma Letale 2 (Lethal Weapon 2) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 5 luglio 1989. A fronte di un budget di 28 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 227 milioni di dollari, un risultato di gran lunga superiore al primo film della saga.
Inoltre, nonostante l'evidente critica al governo sudafricano del tempo (dove imperava ancora la politica dell'apartheid e della supremazia bianca e Nelson Mandela - seppur ancora per pochi mesi - era rinchiuso in prigione), il film viene programmato in Sud Africa senza alcun tipo di censura, solo con un divieto per i minori di diciotto anni.
Non solo, risulta un grande successo di pubblico anche in questa nazione. Forse una sorta di anticipazione degli eventi che avrebbero rivoluzionato questo paese di lì a poco.
Superfluo aggiungere che, con questo rinnovato trionfo, un terzo capitolo della saga di Arma Letale è dietro l'angolo... ma questa è un'altra storia.

domenica 25 dicembre 2022

A scuola di cinema: Arma Letale (1987)

1971: Esce nei cinema Ispettore Callaghan: Il Caso Scorpio è Tuo! (Dirty Harry), la prima pellicola che vede protagonista il rude poliziotto interpretato da Clint Eastwood. A seguito del suo grande successo, ne vengono prodotti dei seguiti, ben quattro fino al 1988.
Tra gli spettatori e ammiratori di quel primo film e dei successivi vi è un futuro sceneggiatore, Shane Black. E seppur in maniera indiretta, sarà il punto di partenza di una delle più celebri saghe cinematografiche d'azione.


Dopo aver studiato recitazione alla UCLA (University of Californa, Los Angeles), diplomandosi nel 1983, Shane Black prova a farsi notare nel mondo cinematografico, ricercando se possibile anche piccole parti da attore. Nel 1985 decide di scrivere un western metropolitano, con un protagonista basato in parte su Harry Callahan. Una sceneggiatura che viene portata a termine in appena sei settimane.
La prima bozza non lo lascia del tutto soddisfatto: la sceneggiatura è lunga 141 pagine, ha toni molto dark e violenti, con entrambi i protagonisti reduci del Vietnam dove hanno ucciso molte persone e sull'orlo della instabilità mentale, e si conclude con un inseguimento con elicotteri e un camion pieno di cocaina, che esplode rilasciando la sostanza stupefacente sull'insegna di Hollywood. Shane Black la getta nella spazzatura, ma poi la recupera e la revisiona.
Grazie al suo agente, la sceneggiatura arriva nelle mani del produttore Joel Silver, che comincia a proporla ai vari studi, fino a catturare l'attenzione di un esecutivo della Warner Bros., Mark Canton, il quale la opziona offrendo a Shane Black un compenso di 250.000 dollari, all'epoca il più alto di sempre per un esordiente.
Il primo regista a cui viene proposto il progetto è Leonard Nimoy, il quale però non si sente a proprio agio nel dirigere film d'azione e preferisce così dedicarsi a Tre Scapoli e un Bebè (3 Men and a Baby). La regia viene allora offerta a Richard Donner, che accetta la proposta.
Richard Donner giudica la sceneggiatura di Shane Black, che non lesina descrizioni di sparatorie in cui teste esplodono o i corpi vengono smembrati, fin troppo estrema per i suoi gusti e preferisce trattare la storia sì come un western metropolitano, ma prendendo a riferimento i film con John Wayne.
Il regista elimina così alcune delle scene più violente e fa revisionare la sceneggiatura a Jeffrey Boam, il quale vi aggiunge anche alcune battute per alleggerire la tensione. Non viene tuttavia accreditato alla fine.
Per il ruolo di Martin Riggs, Richard Donner non ha dubbi e vuole proporlo a Mel Gibson, un attore con cui da tempo desidera collaborare. Per il ruolo di Roger Murtaugh, la direttrice di casting Marion Dougherty suggerisce il nome di Danny Glover, da lei apprezzato in Il Colore Viola (The Color Purple).
Considerato che nella sceneggiatura non si fa esplicito riferimento al fatto se il personaggio sia albino o afroamericano, Marion Dougherty propone questa soluzione per creare quest'alchimia, seppur non insolita nel cinema americano, che incontra l'approvazione del regista.
Nella primavera del 1986, dunque, i due attori si ritrovano a Los Angeles insieme a Richard Donner e alla direttrice di casting per vedere se possono funzionare come coppia cinematografica leggendo alcune parti della sceneggiatura. Dopo neanche un paio d'ore, tutti si convincono che i due siano le scelte perfette per entrambi i personaggi, vista la loro immediata sintonia.
Il ruolo del criminale Jack Joshua viene affidato a Gary Busey, in particolare perché la sua statura e la sua muscolatura sono abbastanza minacciosi da mettere in difficoltà un personaggio come Martin Riggs. Per entrare in forma per questa parte, l'attore dimagrisce di circa 25 chili.
In preparazione al film, i due attori protagonisti vengono affidati alle cure dello stuntman Bobby Bass, con alle spalle  un passato da soldato, il quale li sottopone a un allenamento intensivo della durata di due mesi, facendo loro sollevare pesi e insegnando loro come maneggiare le armi da fuoco.
Oltre a ciò, Mel Gibson e Danny Glover frequentano alcuni agenti di polizia di Los Angeles mentre sono in servizio per comprendere come svolgono il loro lavoro. Infine, sul set sono presenti come consulenti tecnici degli agenti del dipartimento di polizia di Los Angeles.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 25 agosto 1986, tenendosi in California.
La sequenza di combattimento finale tra Martin Riggs e Jack Joshua deve in origine durare quattro minuti, ma viene poi accorciata in fase di post-produzione. Per essa vengono contattati tre differenti trainer, i quali padroneggiano tre differenti abilità di combattimento che Richard Donner vuole fondere in una cosa sola, un'amalgama mai vista prima sullo schermo.
A Mel Gibson e Gary Busey, quindi, vengono insegnati i fondamenti del Jiu-Jitsu brasiliano da Rorion Gracie, del Jailhouse Rock da Dennis Newson e della Capoeira da Cedric Adams.
Le riprese di questa sequenza durano in tutto per quattro notti.
Le riprese si concludono il 14 novembre 1986. Una settimana dopo, il 21 novembre, Dar Robinson, uno degli stuntmen coinvolti nelle riprese, muore durante un incidente con la moto mentre è impegnato sul set di un altro film: il primo, e sfortunatamente anche l'ultimo, incidente in cui rimane coinvolto dopo anni di carriera.
Costui riesce a realizzare la scena iniziale del suicidio del personaggio di Amanda Hunsaker facendolo fare direttamente all'attrice che lo interpreta, ovvero Jackie Swanson, senza l'utilizzo di una controfigura. Grazie alle indicazioni di Robinson, Jackie Swanson effettua una caduta dall'alto da un'altezza di 10 metri, atterrando infine in piena sicurezza su un cuscino airbag.
Richard Donner dedica la pellicola da lui diretta alla memoria del celebre stuntman.
Arma Letale (Lethal Weapon) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 6 marzo 1987. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 120 milioni di dollari.
Oltre a questo grande successo, la grande amicizia tra Martin Riggs e Roger Murtaugh inizia a svilupparsi anche nella vita reale tra Mel Gibson e Danny Glover. Da qui a un sequel il passo è breve, anche se Shane Black non verrà coinvolto nel risultato finale... ma questa è un'altra storia.

giovedì 28 luglio 2022

Prime Video Original 24: La Forza della Natura


Le catastrofi naturali, come gli uragani ad esempio: argomento perfetto per i documentari e i cicli incentrati sui film di serie B che vanno - o meglio, andavano - in onda d'estate su Canale 5, che tanto i fondi di magazzino comunque si utilizzano in qualche modo.
In principio, i film catastrofisti vertevano perlopiù sul disastro in sé e come vi reagivano le persone (come ad esempio nel classico Terremoto, con Charlton Heston). Ma vi è anche una variante molto sfruttata, che presenta una trama che si verifica mentre si sta per scatenare un evento naturale e come i protagonisti si ritrovino coinvolti a gestire entrambe queste crisi. Un ottimo esempio in tal senso è Pioggia Infernale (Hard Rain), con Morgan Freeman e Christian Slater.
Una nuova pioggia infernale è presente anche in La Forza della Natura (Force of Nature), diretto da Michael Polish, scritto da Cory Miller e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 23 novembre 2020.
Ci troviamo a San Juan, in Porto Rico. Mentre un tremendo uragano si appresta a colpire la città, un ladro di nome Giovanni Battista (David Zayas) è alla ricerca di alcuni quadri di grande valore. Nel frattempo l'agente Cardillo (Emile Hirsch), caduto in disgrazia a seguito di un drammatico evento, viene incaricato dell'evacuazione di un condominio, dove trova l'ex agente Ray Barrett (Mel Gibson) e sua figlia Troy (Kate Bosworth).
Il caso vuole che i quadri ricercati da Giovanni Battista siano presenti proprio in quel condominio e Cardillo dovrà guardarsi dall'attacco del rapinatore e della sua banda, mentre l'uragano si avvicina sempre più, rischiando di vanificare tutti i suoi sforzi.
Se non fosse per la presenza di attori di buon livello, incluso un Mel Gibson al minimo sindacale che omaggia neanche troppo velatamente il suo personaggio di Arma Letale in versione invecchiata, saremmo proprio dalle parti di un film televisivo di vecchio stampo. Quelli con ambientazioni ridotte al minimo, effetti speciali ridotti al minimo, storia ridotta al minimo... un film minimalista, insomma!
Non aspettatevi dunque grandi sorprese, nel senso che i vari personaggi fanno esattamente quello che vi aspettate che faranno - il poliziotto in disgrazia si riscatta, quello prossimo alla pensione si sacrifica per tutti, i cattivi affrontano la giusta punizione - e qui e lì troverete pure qualche situazione paradossale.
Tipo Giovanni Battista, e già il nome è tutto un programma, che conosce a menadito il passato di Cardillo pur incontrandolo per la prima volta solo in questa occasione (e la motivazione che adduce al riguardo è paro paro quella di Alberto Sordi ne Il Marchese del Grillo).
Oppure un tizio che ospita nel suo appartamento una tigre, e non se ne capisce bene il motivo, ma nessuno ci spiega come abbia fatto a catturarla e rinchiuderla dentro una stanza del suo appartamento sito nei piani più alti e a cosa effettivamente gli serva! Però chiaro che se il climax finale prevede l'uso di una tigre, da qualche parte una tigre deve pur spuntare.
Insomma, più che un film catastrofista sembra una catastrofe di film che pare quasi non volersi prendere apposta sul serio, tanto da apparire consapevole dell'implausibilità di quanto viene messo in scena. La natura può stare tranquilla, insomma.

lunedì 23 maggio 2022

Prime Video Original 16: Dangerous


Tale padre, tale figlio, dice un famoso proverbio popolare. Questo può valere anche nel cinema, quando accade che la tradizione attoriale si perpetui attraverso due o più generazioni. Come nel caso, per fare un celebre esempio, di Kirk Douglas e Michael Douglas.
Un'altra legacy di discreto successo è quella che si è verificata con Clint Eastwood e suo figlio Scott Eastwood, i quali hanno anche collaborato insieme in qualche pellicola, il primo come regista, il secondo come attore.
Il solo Scott Eastwood è invece protagonista del film Dangerous, scritto da Chris Borrelli, diretto da David Hackl e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 21 febbraio 2022.
Dylan Forrester (Scott Eastwood) è un criminale agli arresti domiciliari soggetto a imprevedibili scatti d'ira che sta curando con dei farmaci e delle sedute psichiatriche online col Dr. Alderwood (Mel Gibson), che sembra stiano dando discreti risultati.
Quando però gli giunge notizia della morte di suo fratello, Dylan Forrester abbandona la detenzione domiciliare per partecipare ai suoi funerali, che si tengono presso una piccola isola con pochi abitanti, tra cui la famiglia di Dylan, la quale non lo vede di buon occhio a causa del suo tormentato passato.
All'improvviso una banda di criminali capitanati da un certo Cole (Kevin Durand) approda sull'isola, alla ricerca di un misterioso bottino che appare in qualche modo collegato al fratello di Dylan Forrester, il quale per proteggere la sua famiglia rischia di cedere a quei demoni che tanto ha lottato per allontanare da sé.
Il film sembra uno di quegli action-movie - opportunamente ammodernato - che andavano di moda circa quarant'anni fa. Quelli dove Clint Eastwood non mancava a volte di apparire e che vedevano un (anti)eroe tutto d'un pezzo, osteggiato dai suoi superiori, nel caso fosse un agente di polizia, o dalla sua famiglia.
Si nota in maniera evidente come il tutto sia stato realizzato con pochi mezzi dal limitato cast presente e dal ristretto numero di ambientazioni utilizzate, ma questo non è necessariamente un difetto.
Siccome la trama punta in maniera quasi esclusiva sull'elemento delle scene di azione, un eccessivo approfondimento sul protagonista non c'è: lui è la persona eternamente in bilico tra bene e male, che si ritrova catapultato in una situazione più grande di lui che lo riscatta agli occhi della famiglia e della società stessa.
Gli altri personaggi invece sembrano essere sostanzialmente di contorno, sia quelli positivi che negativi, volti con le loro poche azioni e battute a instradare il protagonista verso il suo nuovo sentiero. Fa eccezione solamente il personaggio interpretato da Mel Gibson, uno psicologo fortemente fatalista e autoironico che compare per un massimo di quattro scene, riuscendo comunque - grazie alla professionalità dell'attore - a ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto.
Il finale lascia spazio a un possibile sequel, che sembra abbia concrete possibilità di essere realizzato. Sarà dunque curioso e strano al tempo stesso vedere Scott Eastwood ricreare in certe occasioni le stesse espressioni facciali del padre Clint e scambiarlo per lui.

mercoledì 27 aprile 2022

Prime Video Original 14: Boss Level


E ci risiamo, ecco un altro film che segue la traccia narrativa di Ricomincio Da Capo (Groundhog Day)! Dopo Edge of Tomorrow, dopo Auguri per la tua Morte (Happy Death Day), dopo ARQ e altri titoli che in questo momento di sicuro scordo, adesso tocca a Boss Level.
Il film, diretto da Joe Carnahan e sceneggiato da Chris Borey ed Eddie Borey, viene programmato per un'uscita cinematografica nel 2019, ma questo infine non accade. La pellicola viene allora acquisita sul mercato statunitense da Hulu, che la distribuisce nel marzo 2021, mentre in Europa arriva su Amazon Prime Video a partire dal 19 luglio 2021.
Dopo 139 giorni in cui è bloccato in un loop temporale, l'ex soldato Roy Pulver (Frank Grillo) deve ancora capire il motivo per cui molti sicari lo vogliano morto e come mai non riesca ad andare oltre le 12.47 di ogni giornata, che poi ricomincia e si ripete.
I pochi indizi che ha raccolto nel corso dei "tentativi" precedenti portano nella direzione della sua ex compagna, Jemma Wells (Naomi Watts), la quale si occupa di un misterioso progetto presso la società Dynow gestita da Clive Ventor (Mel Gibson) e che ha incontrato il giorno precedente.
Tecnicamente Roy Pulver ha tutto il tempo del mondo, ma i livelli che deve affrontare si rivelano sempre più difficili. Riuscirà infine ad arrivare al boss finale, chiunque esso sia?
Il titolo fa già intuire come alcune atmosfere di questa pellicola siano mutuate dai videogiochi, in particolare quelli "vintage" che si trovavano nelle ormai defunte sale giochi. Quei titoli dove avevi un numero predefinito di "vite" (anche infinite, se usavi un emulatore), ma se per caso venivi eliminato nel corso di un livello dovevi ricominciare da capo.
In tal senso, Boss Level è Ricomincio Da Capo trasferito in un film d'azione anni '90, con tanto di acrobazie improbabili, manovre di evasione ripetute più volte, esplosioni a ogni isolato e inseguimenti in automobile da far invidia a Gene Hackman. E al centro dell'attenzione vi è uno dei protagonisti principali del genere action di questi ultimi anni, il quale interpreta un Crossbones dalla parte giusta, stavolta.
Diveniamo dunque spettatori di un vero e proprio videogioco, con tanto di richiami espliciti nei titoli di testa e nella grafica, come se fossimo alla sala giochi e vedessimo qualcun altro fare più partite a uno dei titoli più gettonati... quante volte i più "attempati" di noi lo avranno fatto?
Un videogioco sotto forma di film che mixa toni sia seriosi che ironici, concedendosi poche pause (il consueto rapporto complicato tra padre e figlio), consapevole di andare oltre una certa sospensione di incredulità, ma non preoccupandosene (oserei dire, giustamente) più di tanto.
Non aspettatevi dunque troppi approfondimenti - li cercavate nei vari personaggi quando giocavate a Street Fighter? No, bastavano le poche informazioni che venivano date - e proseguite lungo un binario che si protrae per più di duecento giorni e che potrebbe anche essere senza fine. Ma se volete, potete inserire un altro gettone e ricominciare.

domenica 10 aprile 2022

A scuola di cinema: Interceptor (1979)

1971: George Miller, uno studente di medicina con ambizioni di diventare regista cinematografico, partecipa a un seminario sul cinema a Melbourne dove ha modo di incontrare il produttore Byron Kennedy.
I due diventano subito buoni amici e realizzano insieme un cortometraggio di 20 minuti intitolato Violence in Cinema: Part 1 (una Part 2 non uscirà mai), che cattura l'attenzione della comunità cinematografica australiana.
Poiché però questo non è sufficiente a pagare i conti, George Miller prosegue con la sua carriera da medico, lavorando presso il pronto soccorso del St Vincent's Hospital di Sidney. Non abbandona del tutto, comunque, la carriera cinematografica, fondando nel 1972 insieme a Byron Kennedy la Kennedy Miller Productions e dirigendo altri due cortometraggi.
Ma sarà solo col primo lungometraggio che George Miller troverà infine la via del successo.


George Miller concepisce l'idea di realizzare un film che abbia pochi dialoghi e una trama immediata. Il fatto che sia ambientato in un futuro distopico, ispirato a una possibile apocalisse derivante dalla crisi petrolifera del 1973 ma protratta per un periodo di tempo indeterminato, giunge in un secondo momento. Avendo a disposizione un budget striminzito, quest'ambientazione consente di tenere bassi i costi girando il tutto nel deserto australiano, senza l'obbligo di dover costruire costosi set.
Non avendo mai scritto una sceneggiatura a livello professionale, George Miller prepara un piccolo riassunto della trama che viene passato poi a James McCausland, un giornalista da lui conosciuto in precedenza. Nemmeno McCausland, tuttavia, ha mai realizzato una sceneggiatura cinematografica e dunque per circa un anno lui e Miller si scambiano i loro appunti, fino a quando la sceneggiatura - di oltre 200 pagine - viene completata. Solo metà di essa verrà infine girata.
Per trovare i fondi necessari alla realizzazione del film, George Miller e Byron Kennedy preparano una presentazione di 40 pagine che iniziano a far circolare nell'ambiente cinematografico australiano. La cosa riesce a suscitare un discreto interesse e una buona parte dei fondi necessari alla realizzazione viene raccolta.
Per la somma rimanente, George Miller e Byron Kennedy per tre mesi si occupano di rispondere alle chiamate mediche di emergenza, con Kennedy che guida l'ambulanza mentre Miller si occupa di prestare le cure ai pazienti.
Per il ruolo del protagonista, Max Rockatansky, l'idea iniziale di George Miller è quella di impiegare un attore americano, di modo tale da dare visibilità al film anche oltreoceano. Nel 1976 si reca dunque a Los Angeles, ma capisce ben presto che l'idea non è praticabile in quanto nemmeno l'intero budget della pellicola riuscirebbe a soddisfare l'ingaggio previsto.
Miller dunque, per tramite del direttore di casting Mitch Mathews, entra in contatto con la National Institute of Dramatic Art di Sidney e chiede che vengano inviati per un'audizione dei giovani attori. A quest'audizione partecipa anche Mel Gibson (nato negli Stati Uniti, ma residente in Australia), il quale ha alle proprie spalle solo l'apparizione in un altro film, Summer City - Un'Estate di Fuoco (Summer City).
Dopo una prima audizione per un ruolo secondario, il ventunenne attore effettua una nuova audizione di fronte a George Miller, il quale si convince sia perfetto nel ruolo del protagonista. L'ingaggio di Mel Gibson per questo film è di 10.000 dollari.
Le riprese si tengono in un arco di sei settimane tra il novembre e il dicembre del 1977, presso la regione Victoria australiana.
Nel ruolo della moglie di Max vi è l'attrice Rosie Bailey, la quale però dopo pochi giorni di lavorazione rimane coinvolta in un incidente con una moto che le procura un infortunio che non le consente di poter più partecipare al progetto. In sua sostituzione viene chiamata Joanne Samuel.
Anche altri componenti del cast coinvolti in manovre acrobatiche rimangono coinvolti in alcuni incidenti, per fortuna non troppo significativi (ma illegali, poiché effettuati senza la necessaria supervisione).
Essendo una produzione con budget davvero ridotto, non c'è la possibilità di ottenere le autorizzazioni da parte delle autorità. Questo fa sì che vengano utilizzate come auto della polizia vetture non più in servizio e le uniformi siano in vinile invece che in vera pelle.
Inoltre, vengono chiuse delle strade senza aver ottenuto o richiesto i permessi necessari, cosa che costringe la troupe a girare il tutto il più in fretta possibile, senza contare che per le comunicazioni non si possono usare dei walkie-talkie poiché queste verrebbero intercettate dalla polizia. A riprese finite, infine, George Miller e Byron Kennedy devono ripulire le strade dai detriti.
La maggior parte delle comparse presenti nel film sono parte di una vera gang di motociclisti di Melbourne che usano le loro stesse motociclette. Non potendo la produzione permettersi un trasporto aereo, costoro devono recarsi sul set coi loro mezzi e vengono infine pagati con delle casse di birra.
Per una scena in cui un camion deve investire una motocicletta, George Miller paga un camionista 50 dollari perché esegua la manovra. Il camionista tuttavia non vuole che il suo mezzo ne rimanga troppo danneggiato e così viene piazzata una sorta di copertura dipinta per far sì che assomigli alla parte anteriore del camion.
L'esperienza di George Miller presso il pronto soccorso del St Vincent's Hospital si rivela utile quando si tratta di descrivere le ferite subite negli incidenti stradali, considerato che riporta quanto da lui stesso visto presso l'ala chirurgica del pronto soccorso.
Al termine delle riprese, Tony Patterson si occupa per quattro mesi della fase del montaggio, ma deve poi abbandonare il progetto in quanto ha altri impegni da gestire. Il montaggio e gli effetti sonori vengono dunque ripresi e completati da George Miller e Byron Kennedy presso l'abitazione di quest'ultimo.
Interceptor (Mad Max) viene distribuito nei cinema australiani a partire dal 12 aprile 1979. A fronte di un budget di circa 350.000 dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 100 milioni di dollari.
Quando la pellicola viene esportata negli Stati Uniti, per via del marcato accento australiano degli interpreti, poco intelligibile da parte del pubblico statunitense, tutti i dialoghi (inclusi quelli di Mel Gibson) vengono doppiati.
Un successo insperato che lancia le carriere cinematografiche degli allora sconosciuti George Miller e Mel Gibson e dà vita a una nuova, fortunata saga... ma questa è un'altra storia.