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lunedì 4 aprile 2022

Fabolous Stack of Comics: Zagor/Flash - La Scure e il Fulmine


Nel 1961 compare nelle edicole italiane il primo numero (che in realtà è il cinquantaduesimo di una rivista antologica, storia lunga) di Zagor, lo Spirito con la Scure ideato da Sergio Bonelli e Gallieno Ferri. Più di sessant'anni dopo, dopo centinaia di avventure e anche a seguito della scomparsa dei creatori del personaggio, questa testata continua a essere pubblicata.
Sempre nel 1961, il Flash della Silver Age, Barry Allen, incontra per la prima volta il Flash della Golden Age, Jay Garrick, grazie a Gardner Fox e Carmine Infantino nella leggendaria storia Flash di Due Mondi (Flash of Two Worlds). È il primo tassello del Multiverso DC Comics, che continua a esistere ancora oggi.
Zagor e Flash, due eroi in apparenza distanti tra loro che agiscono in due mondi in apparenza distanti tra loro, si incontrano nella storia La Scure e il Fulmine, pubblicata nel marzo 2022, scritta da Mauro Uzzeo e Giovanni Masi e disegnata da Davide Gianfelice.
Tutto ha inizio quando un giovane indiano di nome Kohana compare sia nel Bonelli Universe che nel DC Universe, cercando l'aiuto di Zagor, mentre al contempo degli stregoni predicono il crollo della realtà a partire dalla foresta di Darkwood.
Indagando sul misterioso fenomeno vibrazionale, Barry Allen approda al cospetto di Zagor e Cico e nasce così la più incredibile delle alleanze. Dietro la minaccia alla realtà vi sono due vecchie conoscenze di Zagor e Flash che metteranno in pericolo l'esistenza stessa sia del Bonelli Universe che del DC Universe e per sventarla anche la volontà dei due eroi potrebbe non essere sufficiente.
Se c'è una cosa che la magia del fumetto ci ha insegnato è che, col giusto appiglio narrativo, tutto può accadere, anche gli eventi più improbabili. Anche i team-up in apparenza più improbabili. Di sicuro nel 1961 né Sergio Bonelli né la DC Comics pensavano a un'alleanza simile, non vi era solo un oceano di distanza tra le rispettive case editrici.
Oggi però viviamo in un mondo diverso, un mondo più globalizzato dove - sì, certo, per ragioni di marketing e vendite, innanzitutto - un team-up simile è del tutto fattibile. E se andiamo oltre le esigenze commerciali, cosa troviamo?
Un'avventura dimensionale ben congegnata, mi ha ricordato un po' quegli altrettanto strani, primi team-up tra Marvel e DC Comics degli anni '70 del ventesimo secolo, dove due supercriminali dei rispettivi universi si alleavano e occorrevano due eroi per fermarli. Certo risulta all'inizio un po' straniante veder calato Flash, il velocista per eccellenza, nella foresta di Darkwood e affrontare Zagor, che per quanto ben allenato rimane un uomo (stra)ordinario. Poi però lo straniamento passa e si viene calati in un'atmosfera magica.
Bravi soprattutto i due autori a trovare dei punti di contatto tra i due protagonisti che consentono loro di legare a livello emotivo e personale, rendendo dunque la loro alleanza qualcosa di più che un semplice "fermiamo i brutti e sporchi cattivi". Tanto che chi conosce Zagor solo di fama non avrà problemi ad approcciarsi a questa storia e la stessa cosa si può dire per chi conosce poco Flash
Anche il contorno della trama principale (il ruolo abbastanza determinante di Cico, i comprimari) diviene funzionale a questo contesto narrativo. E così la lettura della storia risulta anche più godibile se uno la prende per ciò che davvero è: un'avventura con due eroi alleati, dove ammirare gli splendidi disegni di Davide Gianfelice e scoprire come la minaccia verrà sventata.
È questo dunque il primo tassello di un nuovo Multiverso? Credo che nessuno in questo momento possa dirlo, nemmeno la Bonelli o la DC Comics. Di certo un nuovo sentiero è stato inaugurato ed è pronto a essere percorso una seconda volta. Se mai ciò accadrà, sarà un piacere intraprendere questa nuova avventura.

martedì 2 novembre 2021

Fabolous Stack of Comics: Eroi In Crisi


Se esiste una parola da poter associare al DC Universe, questa è di sicuro "Crisi". Poiché di crisi gli eroi DC ne hanno affrontate tantissime nel corso di questi decenni, a partire dal 1963 e Crisi su Terra Uno. Fino a giungere nel 1985 alla madre di tutte le Crisi, Crisi Sulle Terre Infinite.
Vi è, tuttavia, un altro tipo di crisi che spesso gli eroi devono affrontare ed è quella interiore, quella per cui devono combattere i propri turbamenti e venire a patti con le loro azioni. In tal senso, la storia più illuminante è Crisi di Identità (Identity Crisis), di Brad Meltzer, che mette in contrasto con abilità due differenti visioni su come trattare i supercriminali da parte degli eroi.
Eroi In Crisi (Heroes In Crisis), miniserie di nove numeri pubblicata tra il 2018 e il 2019, scritta da Tom King e disegnata da Clay Mann, Mitch Gerads, Travis Moore, Lee Weeks e Jorge Fornes, descrive un'altra di queste crisi interiori e stavolta i supercriminali non c'entrano nulla. Chi non ha letto questa storia non vada oltre questo punto, poiché viene rivelato un particolare importante.
Dove vanno gli eroi della DC Comics quando cercano sollievo dalle ferite fisiche e psicologiche di una battaglia? Presso il Rifugio, una struttura segreta e fortemente voluta dalla Trinità degli eroi DC, in particolar modo Superman. Qui gli eroi possono confessare ogni cosa: vi sono solo robot concepiti con tecnologia kryptoniana e nessuna traccia delle loro registrazioni rimane in maniera permanente.
O così almeno si pensa. Un drammatico evento ha luogo presso il Rifugio e molti superesseri, tra cui anche Arsenal, rimangono uccisi. I sospetti convergono su due persone: Harley Quinn e Booster Gold, ovvero gli unici sopravvissuti. Entrambi ritengono l'altro responsabile di quanto accaduto e, come se non bastasse, il segreto dell'esistenza del Santuario viene rivelato alla stampa, costringendo gli eroi a mettere in discussione il loro stesso ruolo.
Questa non è un'opera semplice e non è una storia del tutto rassicurante, tutt'altro, direi, pur concludendosi su una nota in apparenza lieta. Nel magico mondo dei supereroi, tutto prima o poi torna al punto di partenza: ci può essere la più drammatica delle battaglie con vittime e feriti, ma in ultimo l'eroe trionfa, rimette le cose a posto, festeggia e rimane in attesa della prossima battaglia. E il ciclo si ripete.
Ma nel mezzo cosa c'è? Tom King riempie questo vuoto, con un'affermazione semplice ma non così scontata: le cicatrici che gli eroi portano con sé rimangono e prima o poi rischiano di esplodere, come accade in questa miniserie.
Perché a volte non si ritorna esattamente al punto di partenza, come è accaduto a Wally West: ritornato in Universo DC: Rinascita, ha scoperto che sua moglie Linda non si ricorda di lui e che i suoi due figli - a causa del reset operato dal Dr. Manhattan - non esistono più. Questo è molto più di un trauma psicologico, è un lutto che nessuno è capace davvero di affrontare.
Wally è come uno di quei soldati che torna da una guerra e trova il suo mondo cambiato (magari degli amici si sono trasferiti, la compagna lo ha lasciato e ha preso con sé i figli), costringendolo dunque a doversi riadattare a una società che non riconosce più. I traumi dei soldati sono un argomento che lo sceneggiatore ben conosce, avendoli vissuti sul campo.
Il Wally West del DC Universe pre-reset fatica a trovare un posto nel DC Universe post-reset e si ritiene così un elemento estraneo. Per quanto Wally West sia una persona forte, anche lui ha un limite. Un limite che infine viene oltrepassato. Wally è l'indubbio protagonista di questa storia, più di Harley Quinn e Booster Gold, che non riescono a rubargli la scena, anche quando lui è assente.
Mi ha un po' sorpreso, invece, il ruolo della Trinità, che sembra dover avere un ruolo centrale, ma a metà circa (di certo una scelta voluta, per concentrarsi di più sugli altri personaggi di modo tale che non rimangano in secondo piano) scompare per non apparire più.
Toccanti, inoltre, le descrizioni dei personaggi minori del DC Universe, come l'Uomo Tatuato, Gnarkk (un uomo preistorico che cita i poeti inglesi, meraviglioso) e Solstizio.
Non so se possiamo definire questa storia un capolavoro, forse è invero un termine eccessivo. Di certo è una storia particolare, unica nel suo genere, che non ha paura di affondare il dito nella piaga. La piaga dei superesseri.

martedì 19 ottobre 2021

Fabolous Stack of Comics: Universo DC - Rinascita


Geoff Johns è il maestro delle Rinascite, di quel meccanismo narrativo volto a recuperare quelle caratteristiche vincenti di un personaggio che col tempo sono state messe da parte o addirittura eliminate, senza snaturare più di tanto quanto accaduto in precedenza.
Il primo personaggio oggetto di questa "cura" è stato Lanterna Verde, il quale prima che Geoff Johns iniziasse a curarne le gesta e lo riportasse alle sue radici eroiche era un assassino di massa su base galattica... per dire la portata di ciò che è stato fatto.
È poi stata la volta di Flash, una rinascita diversa dalla precedente, una rinascita in un mondo a lui sconosciuto che lo ha creduto morto - narrativamente parlando - per oltre venti anni.
Questi, tuttavia, sono singoli personaggi. E se si dovesse far rinascere un intero universo narrativo composto da decine di supereroi? Geoff Johns ha deciso di cimentarsi anche in quest'impresa, grazie al one-shot Universo DC: Rinascita (DC Universe: Rebirth), pubblicato nel 2016.
L'albo è diviso in quattro capitoli e a realizzarlo vi sono quattro diversi disegnatori: Gary Frank, Ethan Van Sciver, Ivan Reis e Phil Jimenez, tutti e quattro precedenti collaboratori di Johns su altri progetti.
Sono passati cinque anni (in tempo reale) dall'Evento Flashpoint, causato da Barry Allen per ripristinare la linea temporale da lui stesso alterata per salvare la vita di sua madre. Cinque anni dove, però, la storia degli eroi della DC Comics è ripartita da zero col New 52, solo Pandora ricorda l'universo precedente e molti personaggi sono addirittura scomparsi nel nulla.
Uno di questi è Wally West, il quale si trova disperso nella Speed Force, prossimo a scomparire per sempre. Wally è l'unico che conosce la verità: non è stato Barry a causare il reset della storia degli eroi, bensì un'altra forza, una forza sconosciuta e molto potente.
E mentre alcuni eroi iniziano a ricordare la loro vita Pre-Flashpoint, Wally cerca qualcuno che avverta la sua presenza per avvisare di questa prossima minaccia, ma nessuno lo percepisce. Che sia davvero giunta la fine per lui? E quale segreto si annida nella Batcaverna?
Per dichiarata intenzione della dirigenza DC Comics e di Johns, questa storia vuole rappresentare una sorta di ripartenza del DC Universe che funga da spartiacque, ponendosi due obiettivi. Da una parte recuperare personaggi e concetti pre-Flashpoint, dall'altro non annullare - nei limiti del possibile - quanto costruito nei precedenti cinque anni.
Da un lato c'è infatti chi rimpiange certe trame e personaggi del passato (la relazione tra Freccia Verde e Black Canary, la famiglia dei velocisti, la JSA), dall'altro invece vi sono coloro che sono saliti a bordo di un treno che ha poi preso velocità e che deve ancora continuare il proprio percorso.
Lo stratagemma che idea Geoff Johns per unire le due linee temporali è al contempo azzardato e incredibile: unire la mitologia ultradecennale della DC Comics con quella - altrettanto storica - dell'universo di Watchmen ideata da Alan Moore e Dave Gibbons.
A condire il tutto, i consueti dialoghi introspettivi e relazionali di Johns (di forte impatto l'incontro finale tra Barry Allen e Wally West) e un paio di necessari spiegoni, ma proprio oni oni.
Certo, si tratta di uno stratagemma soprattutto commerciale volto ad attirare l'attenzione anche del lettore occasionale, impossibile non notare una cosa simile. Tuttavia, per quello che si vede in questa storia, vi sono anche delle basi narrative su cui costruire un edificio. Il tempo dirà poi se le sue fondamenta siano solide o meno (in realtà tali fondamenta sono già state gettate e prima o poi le analizzeremo).
Ecco, queste sono opere che possono accontentare tutti: possono venire incontro al lettore di vecchia data e possono catturare l'interesse di un eventuale nuovo lettore. Quello che conta poi è come si prosegue su questi nuovi binari.
Nulla finisce. Nulla ha mai fine.

sabato 16 febbraio 2013

La DC e i suoi reboot: l'epopea del Multiverso


1961: Davvero incredibile come quest'anno abbia cambiato radicalmente l'industria dei comics americani. Prima che quattro nuovi fantastici eroi emergessero sulla scena, la DC Comics pubblicò la celebre storia 'Flash dei due mondi', tramite la quale il Flash della Silver Age (Barry Allen) incontrava quello della Golden Age (Jay Garrick). A realizzarla venne chiamato Gardner Fox, che aveva sceneggiato in passato decine di storie di Jay Garrick.
Ma non si era detto che costui era solo un personaggio dei fumetti? La risposta fu che Fox sognava le storie che poi avrebbe messo su carta, ma queste erano basate su avvenimenti accaduti davvero al Flash della Golden Age sul suo mondo, con il quale le onde cerebrali di Fox si sintonizzavano (rassegnatevi, è così).
In questa storia, a causa di uno strano incidente, Barry Allen finisce sulla terra di Jay, con il quale si allea per combattere tre vecchi nemici di quest'ultimo. Barry Allen capisce anche che la sua terra e quella di Jay occupano lo stesso spazio, ma vibrano su frequenze diverse ("Come sai, due oggetti possono occupare lo stesso spazio e lo stesso tempo, se vibrano a diverse velocità. La mia teoria è che nello stesso momento entrambe le terre sono state create in due universi simili! Vibrano diversamente, e ciò le tiene separate! Vita, costumi, anche le lingue, si sono evolute sulla mia terra quasi come sulla tua! Il destino ha fatto sì che ci fosse un Flash su ciascuna terra!"). Da notare che non vengono date in questo racconto classificazioni specifiche.
Riletta oggi, la storia appare un po' ingenua, ma ha l'indubbio merito di introdurre nel cosmo DC il concetto di Multiverso, anche se chiaramente qui solo in forma abbozzata. All'inizio di mondi ce ne sono due: Terra-1, dove vivono gli eroi della Silver Age, e Terra-2, dove vivono quelli della Golden Age (a rigor di logica avrebbe dovuto essere il contrario, ma all'epoca nessuno badò a queste sottigliezze). Fu lo stesso Gardner Fox ad ampliare i suoi concetti originari reintroducendo prima la JSA e poi dando vita, su Justice League Of America 21-22, alla tradizione annuale dei team-up tra la JLA e la JSA, occasione per esplorare nuove terre e ripescare personaggi caduti nell'oblio. In quelle storie, per la prima volta venne data la classificazione delle due terre. I titoli di questi team-up avevano spesso la parola Crisi e questa tradizione sarebbe stata mantenuta dai successori di Fox.
Negli anni successivi dunque altri mondi spuntarono. Ecco Terra-3, dominata da versioni malvagie degli eroi di Terra-1 e dove l'unico eroe era Lex Luthor; oppure Terra-X, che riportò sotto le luci della ribalta i personaggi della Quality Comics (Uncle Sam e i Freedom Fighters), i quali vivevano in un mondo dove i nazisti avevano vinto la Seconda Guerra Mondiale; oppure ancora Terra-Prime, ovvero la nostra Terra, senza superesseri.
Negli anni '70 i mondi alternativi proliferarono, sostanzialmente per due ragioni: da un lato la DC Comics acquisì i diritti di sfruttamento o di pubblicazione di personaggi editi un tempo da altre case editrici (la Quality prima citata è uno di questi casi, ma la più importante acquisizione fu di certo quella riguardante Capitan Marvel e la Marvel Family della Fawcett Comics), le cui avventure faceva svolgere su terre alternative. Ad esempio le storie di Billy Batson e soci avvenivano sulla cosiddetta Terra-S (come Shazam il mago). Una successiva acquisizione fu quella dei personaggi della Charlton (Blue Beetle, Capitan Atom, ecc...). Un primo loro trattamento venne affidato a Alan Moore, ma la sua storia fu giudicata troppo radicale e messa da parte. Quella storia, rimaneggiata, sarebbe poi divenuta nota come Watchmen.
Il secondo e principale motivo della proliferazione di mondi alternativi fu dovuto alla forse eccessiva leggerezza che alcuni sceneggiatori si concedevano. A volte c'era un po' di confusione, nel senso che ad esempio un personaggio di Terra-1 aveva in sè una o alcune caratteristiche del suo omologo di Terra-2: esemplari in tal senso le storie scritte da Bob Haney per The Brave And The Bold, in cui i personaggi erano così diversi dal solito che le loro avventure, secondo i fan, avvenivano su Terra-B (come Bob). Spesso la soluzione a queste incongruenze era che quella storia avveniva su un mondo parallelo. Aggiungiamoci anche le cosiddette storie immaginarie, che a volte divenivano vere e proprie saghe (come quella dei figli di Superman e Batman) piene a loro volta di incongruenze narrative e insomma... sembra che all'inizio degli anni '80 la situazione fosse diventata praticamente insostenibile.
E quale fu alla fine la soluzione proposta? Quello che probabilmente è il reboot più celebre, e che nelle intenzioni originarie doveva essere anche il più radicale, della storia dei comics.

Prossimamente: Crisi Sulle Terre Infinite

giovedì 11 ottobre 2012

La parabola discendente di Wally West



Wally West pensava di avercela fatta, era certo di essersi distinto dalla massa di quegli eroi che "... sono venuti dopo", si era illuso di aver trovato un proprio posto e una propria identità. Caro Wally missing in action, riepiloghiamo un po' la tua storia.
Il nostro amico Wally compare per la prima volta su Flash 110, in piena Silver Age, grazie a John Broome e Carmine Infantino. Costui è il nipote di Iris West, la fidanzata-nontisposeròmai-seisempreinritardo-tiamoetisposo di Barry Allen, nonchè fondatore del primo fan club di Flash (caro altro Flash di un'altra casa editrice, ti hanno preceduto). Siccome i fulmini adorano le famiglie Allen/West, lo stesso incidente che aveva donato a Barry Allen i poteri di velocista si verifica nei confronti di Wally. Sgomento, miracolo, Wally in realtà io sono Flash e quindi tu sei Kid Flash, frizzi e lazzi e così inizia l'avventura.
In un primo momento il costume di Kid Flash è un'esatta replica, anche se "in miniatura", di quello di Flash. Qualche tempo dopo, però, a causa di un altro incidente (Wally, datti una regolata!) il costume viene modificato dandogli una tinta di giallo, per un look che ancora oggi viene adottato. Quando non è in coppia con Barry, Wally ha le sue back-up avventure a solo nelle quali affronta, tra gli altri, i pericolosissimi hippies drogati buoni a nulla rapitori di bambini (la DC e Mort Weisinger li amavano molto).
Un primo balzo di qualità tuttavia Wally lo ha quando entra a far parte della prima formazione dei Giovani Titani dove, come accade anche per gli altri protagonisti, si cerca di affrancarlo (in puro stile seventies) dall'ombra del suo mentore. A seguito di una strana malattia, però, che gli impedisce di correre a grandi velocità pena la morte, il nostro caro amico si ritira dalle scene.
La vera svolta avviene nel 1986 con Crisi Sulle Terre Infinite: come ben noto, Barry Allen muore (o giù di lì) per distruggere un dispositivo di antimateria dell'Anti-Monitor (adoro queste assonanze) e, in seguito a un incidente (n'ata vota), Wally guarisce dalla sua malattia e decide al termine della crisi di seguire le orme di suo zio. Wally diventa così, a meno di mie sviste clamorose, l'emblema del concetto di legacy tanto caro un tempo al DC Universe: il sidekick adolescente che completa il suo processo di maturazione e prende il posto, e il ruolo, che fu del suo predecessore adulto. Anche se in effetti lo stesso discorso può applicarsi a Dick Grayson, pur avendo lui adottato in precedenza un nome di battaglia diverso.
A suggellare tutto ciò, nel 1987 Wally diventa protagonista di una nuova serie chiamata Flash. Ora, per quanto oggi possa apparirci strano, nessun componente dello staff editoriale DC pensava minimamente all'epoca di riportare sulle scene Barry Allen. Quindi tutti i vari sceneggiatori che si succedettero negli anni sulla testata, nomi di spicco come Mike Baron, Mark Waid, Grant Morrison, Mark Millar e Geoff Johns, si impegnarono a caratterizzare Wally non come colui che aveva sostituito Barry, ma semplicemente come Flash, e gli costruirono attorno un solido background. Non solo comprimari d'eccezione come Linda Park, che sarebbe divenuta sua moglie e gli avrebbe dato due figli, ma anche concetti stessi che sarebbero poi divenuti elementi cardine del cosiddetto DC Universe Post-Crisi. E sì, sto parlando della Speed Force, la fonte di potere a cui attingono tutti i velocisti piedi alati. Insomma, aldilà del fatto che nel mucchio sarà pure uscita fuori qualche storia ciofeca, ci fu un chiaro percorso di modernizzazione e non fossilizzazione. E questo nonostante che i fan di Barry Allen fossero sempre lì a dire:"Ehilà!", o che nel 1991 venisse mandato in onda un telefilm su Flash, all'inizio coronato anche da discreto successo, in cui il protagonista era sempre lui, Barry. La vecchia guardia difficilmente molla l'osso.
Arriviamo così al 1994 (ma lo abbandoniamo subito, tranquilli), anno in cui esce la miniserie Zero Hour. Nel corso di questa saga, Wally ha il suo primo faccia a faccia con un discendente di un lontano futuro del suo predecessore, di nome Bart Allen, nome in codice Impulso. Wally non lo sa, ma il primo chiodo sulla sua bara narrativa viene piantato quel giorno. Qualche anno dopo infatti Impulso diventa il nuovo Kid Flash, tenetelo a mente perchè non sarà un dettaglio secondario.
Nel 2006, col nr. 230, la serie di Wally chiude temporaneamente i battenti poichè il personaggio si sacrifica insieme a tutta la sua famiglia durante Crisi Infinita. Lo sostituisce Bart, il quale muore a sua volta dopo un pestaggio a sangue (dietro questa macabra scelta sembra ci sia un dictat di Dan DiDio, o forse più banalmente Bart come Flash non funziona). Wally ritorna allora dal limbo insieme alla sua serie, che però col nr. 247 chiude ancora. Perchè? Perchè i chiodi continuano ad aumentare.
Arriva il 2009 e, al termine di Crisi Finale, i fan di Barry che esclamano Ehilà vengono accontentati e lui ritorna dalla sua vacanza nella Speed Force. Wally comincia a pagare la forza narrativa di un personaggio che ha segnato una intera epoca, la Silver Age. Non solo, ritorna anche Kid Flash. Ora qui inizia il dilemma: il Flash adulto e maturo (Barry) lo abbiamo, il Flash giovane ed impulsivo (Bart) lo abbiamo, il Flash saggio e vecchio (Jay) lo abbiamo... che ruolo diamo allora a Wally? Quello della comparsa sfuggente. Quando Johns fece rinascere Hal Jordan, ebbe il merito di non volersi liberare (e sarebbe stato facile) delle altre Lanterne Verdi. C'è da dire che le differenze caratteriali che contraddistinguono Hal, John Stewart, Guy Gardner e Kyle Rainer permettono una più facile interazione. Ma Wally? Wally è diventato un Barry Allen a tutti gli effetti, non lo si può certo far ringiovanire e comunque c'è già Bart che occupa quella posizione. Johns fa quel che può, ma nella penultima serie di Flash Wally compare un paio di volte e sempre in abiti civili: non a caso, lo sceneggiatore decide di concentrarsi sul rapporto Barry/Bart.
Infine il chiodo finale. 2011: Flashpoint. Barry Allen modifica del tutto la realtà del DC Universe. Parte una nuova serie di Flash, dove lui è il protagonista assoluto, mentre nella nuova testata dei Giovani Titani abbiamo Bart. E Wally West? Wally non c'è, letteralmente e figurativamente non c'è, non viene nemmeno mai nominato per sbaglio. Già i maligni vociferano che, in questa nuova realtà dove gli eroi sono sulla scena da circa 5 anni, il periodo di Wally come Flash non sia mai avvenuto. Forse ora questo personaggio ha bisogno anche lui di fan che esclamino:"Ehilà!" (a dire il vero già ci sono). In caso di suo ritorno, di cosa avrebbe bisogno? Di un bravo sceneggiatore (si chiami Brian Buccellato o Pinco Pallino) che gli sappia dare una nuova identità. Perchè è veramente strano, anche se non più così sorprendente nell'attuale panorama dei comics, veder scomparire nel nulla un personaggio che è stato sotto le luci della ribalta per oltre vent'anni.

martedì 21 agosto 2012

La DC e i suoi reboot: dalla Golden alla Silver Age

Ogni 20 anni o giù di lì il DC Universe sente il bisogno di ricominciare. Da zero o quasi. Per poi pentirsi parzialmente e tornare sui propri passi. Questa è la storia della nascita di un universo e dei suoi reboot.


1938: Anno fondamentale. Su Action Comics 1 fa la sua comparsa il colorato alieno Kal-L, alias Superman di Krypton. Il personaggio è una creazione dei giovanissimi Jerry Siegel e Joe Shuster, che rimaneggiano (e non poco) un altro personaggio con lo stesso nome da loro ideato alcuni anni prima per una fanzine. Successo di vendite spropositato e una casa editrice che, sfruttando la giovane età e l'ingenuità dei due ragazzi, se ne accaparra i cospicui meriti economici. Ma ne vuole ancora di più. E così, l'anno successivo, ecco Bat-Man di Bob Kane e Bill Finger. Poi tocca a Gardner Fox che, con poche eccezioni, crea buona parte dei componenti della Justice Society Of America. È poi la volta di uno psicologo appassionato di bondage, William Moulton Marston, che concepisce un'eroina parto delle fantasie sessuali sue, di sua moglie e della sua amante: Wonder Woman. Ma c'è Flash in tutto questo? Certo. Creato dal Gardner Fox di cui sopra, è il giovane studente Jay Garrick, che combatte il crimine con un elmetto che ricorda l'alato dio Mercurio. Infine Bill Finger si prende un po' di gloria ed idea un giustiziere di nome Alan Scott armato di un anello magico: Lanterna Verde. Questa è la Golden Age.
Il boom arriva con la Seconda Guerra Mondiale, gli eroi combattono la minaccia nazista sul fronte interno e sul campo di battaglia. Terminato il conflitto, l'interesse per i supereroi (forse fin troppo legati ad un evento bellico che tutti vogliono lasciarsi alle spalle) inizia a scemare e molti di loro scompariranno nel 1949. Tra i pochi sopravvissuti Superman, Batman, Wonder Woman: la sacra trinità. La "santa crociata" di Fredric Wertham, iniziata circa cinque anni dopo, sembra dover mettere per sempre una pietra tombale sulla Golden Age e sui colorati uomini del mistero. Ma la censura ha fatto i conti senza l'oste, che in questo caso si chiama Julius Schwartz.


1956: Impazzano i fumetti western, quelli romantici, quelli con mostri ridicoli sconfitti col solito colpo di scena telefonato. Ma c'è qualcuno che pensa che i supereroi possano ancora dire la loro, basta riprendere i concetti che hanno segnato il loro successo e modernizzarli per riproporli ad una nuova generazione di lettori (sì, questo discorso non è così nuovo). Questo qualcuno si chiama Julius Schwartz, un uomo la cui importanza per la storia del fumetto è pari a quella di Stan Lee. E chi è l'eroe prescelto? Flash. Con l'aiuto di Robert Kanigher e le incredibili, dinamiche matite di Carmine Infantino nasce Barry Allen, detective della scientifica che, colpito da un fulmine, viene inondato di elementi chimici e diviene un eroe. Il tutto su Showcase 4. Per chi avesse dubbi, questo era già un reboot: il Flash della Golden Age è ritenuto, fin dalla prima pagina di questa storia, nulla più che il personaggio di un fumetto. Alla faccia della continuity. Il successo è immediato e il nuovo Flash compare su altri tre numeri di Showcase prima di comparire su una serie a lui dedicata. Curiosamente è la stessa che era dedicata al Flash della Golden Age e che prosegue la numerazione dal nr. 105 (oggi si ricomincerebbe sicuramente da uno, ma grazie al cielo a quell'epoca non si pensava a queste cose).
Flash è il primo di una nuova era. Altri eroi, con nuove identità, fanno capolino in pochi anni: Lanterna Verde è ora Hal Jordan, un pilota collaudatore appartenente ad un corpo di polizia interstellare; Hawkman non è più la reincarnazione di un dio egizio, ma un poliziotto alieno proveniente dal pianeta Thanagar; Atom non è più Al Pratt, ma Ray Palmer, uno scienziato che sfrutta le potenzialità di una nana bianca. Anche gli eroi che non cambiano identità (la sacra trinità, Aquaman, lo Spettro) vengono rimodernati e le origini aggiornate ai tempi moderni (sì, anche questo discorso non è così nuovo). Dalle cupe atmosfere belliche, si passa ad un'epoca che sembra foriera di meraviglie, della scienza e sociali, dove l'immaginazione la fa da padrona: questa è la Silver Age.
Però c'è qualcuno che la Golden Age ancora la ricorda, non ci sono solo nuovi lettori, e quelli che vorrebbero sapere chi fosse il Flash dei 104 numeri precedenti. Le pagine della posta ne chiedono a gran voce un ritorno e la DC li accontenta. Ma come? Jay Garrick non era un personaggio immaginario, che viveva solo sulle pagine dei fumetti? Beh, ve l'avevo detto che la DC si pente sempre delle sue scelte per tornare sui propri passi...

Prossimamente: l'epopea del Multiverso

lunedì 13 febbraio 2012

Caro Gardner Fox, J.J. Abrams avrebbe dovuto offrirti quantomeno un caffè

Sono reduce dalla visione della terza stagione di Fringe, la migliore di sempre a mio parere. E durante tutta la visione dei 22 episodi, un nome tornava ad affacciarsi alla mia mente: Gardner Fox.
Non so quanto questo autore possa dire qualcosa ai giovani lettori di oggi cresciuti a pane e Bendis (povere anime), ma Fox è stato un grande e se ancora oggi amiamo i fumetti lo dobbiamo anche a lui. In un impeto di sboronismo, affermo che il suo ciclo di Justice League Of America insieme a Mike Sekowsky sta quasi alla pari con i 102 episodi di Fantastic Four di Lee & Kirby.
Gardner Fox è già attivo durante la cosiddetta Golden Age, durante la quale crea decine di personaggi (tra cui "gentucola" come Flash, Hawkman e Sandman) nonchè il primo supergruppo della storia: la Justice Society of America. Ma andiamo oltre, arriviamo alla Silver Age. Dopo una tremenda crisi che rischiava di spazzare via i supereroi, essi ritornano in auge dal 1958 grazie a Robert Kanigher, Julius Schwartz e un nuovo Flash, quello di cui ancora oggi leggiamo le storie.
L'intuizione di Schwartz fu quella di riprendere gli elementi che avevano caratterizzato il successo del primo Flash negli anni '40 ed adattarli ad una nuova generazione di lettori, senza però dimenticare gli aficionados (eh, ce ne fossero ancora di editor così). Poichè infatti c'era un bagaglio di storie alle spalle che era un peccato dover buttare via. E così ecco che, col celebre nr. 123 di Flash, arriva la storia "Flash Of Two-Worlds". La cover di questa storia è entrata nella leggenda.


Giustamente è proprio Gardner Fox a riunire il vecchio ed il nuovo Flash, con una storia che seppure oggi un po' ingenua introduce il meraviglioso concetto di Multiverso: terre che vibrano su una diversa frequenza ma coesistono tutte nello stesso spazio. Inizialmente il tutto si limita a due mondi e con un successivo dittico di Justice League Of America essi assumono la denominazione di Terra-1 (il mondo dei nuovi eroi) e Terra-2 (il mondo degli eroi della Golden Age). Negli anni il numero di terre alternative aumenterà a dismisura, fino ad apparire agli occhi dei lettori (almeno così narra la leggenda) ingestibile.
Ma torniamo a Fringe. Anche se, ogni volta che veniva citata, ci si limitava a definirla "l'altra Terra", io definivo Terra-1 il mondo con l'Olivia originale e Terra-2 il mondo di Altlivia e soci. Perchè, onestamente, come non fare altrimenti? E quell'idea che la storia proseguisse sostanzialmente identica nei due mondi, con qualche lieve differenza, ecco... indovinate dove l'avevo già sentita? Non so se J.J. Abrams in qualche occasione abbia dichiarato questa sua ispirazione, che a me pare palese, ma ricordo molto bene l'episodio finale della stagione 2 in cui vengono mostrate le cover dei fumetti DC di Terra-2, tra cui Red Lantern & Red Arrow!
Altro richiamo fumettistico di questo telefilm sono gli Osservatori, nell'aspetto tutti dei piccoli Uatu. Anche la Marvel ha ricevuto un piccolo tributo, dunque. Insomma, perchè sforzarsi quando a volte le buone idee ce le hai sotto il naso e qualcuno le ha già scritte per te?


Gardner Fox muore nel 1986, lo stesso anno in cui la DC inizia a pubblicare Crisi Sulle Terre Infinite, storia che avrebbe spazzato via il suo concetto di Multiverso. Chissà cosa ne avrebbe detto, chissà cosa ne avrebbe pensato.