lunedì 23 marzo 2026

Netflix Original 192: Brick


Quando il mistero e l'ignoto irrompono nella vita di tutti i giorni, in un gruppo familiare, la cosa rischia di precipitare rapidamente in un terribile incubo. Il giorno prima era come tutti gli altri: l'andare al lavoro, il fare colazione, lo stare insieme alla propria compagna o il proprio compagno e i problemi classici di tutti i giorni. Ma poi tutto questo viene cancellato in un sol colpo e bisogna affrontare delle sfide per cui non si può essere pronti.
Scrittori come Richard Matheson e Thomas Disch sono stati dei maestri nel descrivere questo tipo di storie, di cui anche il cinema ovviamente e giustamente si è appropriato. Come ad esempio in Brick, scritto e diretto da Philip Kock e distribuito su Netflix a partire dal 10 luglio 2025.
Tim (Matthias Schweighöfer) e Olivia (Ruby O. Fee) sono una coppia in forte crisi poiché anni fa lei ha perso una figlia durante il parto e i due non sono mai riusciti a superare questo dolore o a parlarne.
La mancanza di comunicazione diventa infine insopportabile per Olivia, che decide di andarsene. Ma come apre la porta si ritrova davanti un muro di mattoni neri, impossibile da superare o perforare, lo stesso muro di mattoni che è presente in tutte le altre possibili vie d'uscita come le finestre.
Letteralmente prigionieri in casa loro, Tim e Olivia devono in qualche modo venire a capo di questo mistero e potranno contare solo sull'aiuto dei loro vicini di casa... sempre se ci si possa fidare di loro.
Credo che finora non abbiamo ancora trattato il cinema tedesco, che pure ha una tradizione onorata e secolare, sin dai tempi del cinema muto (spero di non dovervi citare i maestri di quell'epoca), e più in generale ha concepito anche buoni e apprezzati prodotti televisivi. Quindi è inevitabile che tale tipo di cinema si proietti anche nello streaming.
E lo fa con un prodotto che non avrebbe sfigurato nella produzione dei due scrittori sopra citati. L'idea di per sé è anche semplice, quello che conta in questo caso è lo sviluppo che si dipana da questa idea. Uno sviluppo che si incentra sulle dinamiche che intercorrono tra i due protagonisti (tra l'altro gli interpreti sono ben noti anche nelle produzioni americane).
La metafora appare ben evidente: negli anni che hanno seguito la tragedia che i due hanno vissuto, costoro hanno eretto un muro invisibile tra di loro, fatto di incomunicabilità e paura di affrontare il dolore della perdita. Quindi potranno uscire dalla situazione in cui sono stati catapultati, abbattendo il muro esterno, solo se prima distruggeranno questo "muro interno" che sussiste tra di loro.
Attorno ai due protagonisti ruoteranno poi altre figure, tramite le quali si parlerà - pur in maniera non troppo approfondita - di disagio giovanile, violazione della privacy e dei pericoli del complottismo.
Questa pellicola, dominata dai dialoghi e talvolta da silenzi che dicono molto più di mille parole, è una delle tante dimostrazioni di come non servano complicati effetti speciali, esplosioni, CGI in abbondanza e altro per costruire una buona storia di fantascienza (beninteso, nulla in contrario se queste cose ci sono, purché siano fatte bene).
A volte bastano semplicemente un muro di mattoni nero computerizzato e buone interazioni tra i personaggi. E il gioco è fatto.

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