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martedì 6 luglio 2021

Fabolous Stack of Comics: Infinity Wars


Dopo Infinity Countdown, la trama incentrata sulle nuove Gemme dell'Infinito continua e si conclude su Infinity Wars, con la S di Samantha finale, miniserie di sei numeri pubblicata tra il 2018 e il 2019. Lo sceneggiatore è lo stesso di Infinity CountdownGerry Duggan, mentre la parte grafica è affidata a Mike Deodato Jr.
Ma, essendo questa una saga che ha coinvolto buona parte del Marvel Universe, non sono mancate storie parallele. Nello specifico sei miniserie di due numeri note collettivamente come Infinity Warps (l'originalità si spreca qui), una miniserie di quattro numeri dedicata nientemeno che a Sleepwalker (e che mi è pure piaciuta), più qualche one-shot e tie-in.
La trama riprende da dove si era conclusa Infinity Countdown. I nuovi sei possessori delle Gemme dell'Infinito (Dr. Strange, Turk, Vedova Nera, Capitan Marvel, Adam Warlock e Drax: sì, un'accozzaglia davvero particolare) si ritrovano a New York per discutere su come gestire al meglio il potere delle Gemme stesse.
Ma l'incontro viene bruscamente interrotto dall'arrivo di Requiem, la minaccia rimasta sotto traccia nel prologo. Tale minaccia - così evidente che Thanos preferisce farsi uccidere piuttosto che prendere parte alla trama - acquisisce le Gemme dell'Infinito e, diversamente dal Titano, crea un nuovo mondo dove ognuno è fuso con un'altra persona, l'Universo Warp (E chest'è), con la popolazione dell'universo così dimezzata e nuovi supereroi amalmagati (questa l'ho già sentita). Tanto che Thanos... ah, ve l'ho già detto.
Con supereroi privi di memoria e fusi tra loro e l'entropia che si riversa nel Multiverso, la speranza risiede nel più improbabile dei risolutori di crisi: Loki.
Lo dice anche il titolo stesso della maxisaga, questa è Infinity War rivista e corretta o scorretta a seconda dei punti di vista. Requiem prende il posto di Thanos, mentre Thanos - sotto forma di spirito - è il Mefisto della situazione.
E poi c'è il dimezzamento degli abitanti della galassia... solo che stavolta, invece di far scomparire una metà della popolazione, questa si fonde con l'altra metà dando vita a insoliti ibridi. Ecco, di questi ibridi solo il Soldato Supremo (mix tra Capitan America e il Dr. Strange) risulta interessante, mentre gli altri personaggi - complici delle miniserie a loro dedicati poco incisive - non riescono a catturare del tutto l'attenzione.
La trama è quella consueta, non aspettatevi clamorosi colpi di scena (c'è pure l'ormai classica morte temporanea di un paio di personaggi necessaria a risolvere la crisi, prima o poi ci si accorgerà che è un cliché superato).
Mike Deodato adotta uno stile grafico composto da più vignette "frammentate" per pagina che compongono una sorta di mosaico unico, adatto alle atmosfere cosmiche di questa storia e solo in certe parti un po' difficile da seguire.
Così finisce la nuova/vecchia epopea delle nuove Gemme dell'Infinito. In attesa della successiva.

lunedì 24 maggio 2021

Fabolous Stack of Comics: Infinity Countdown


Le Gemme dell'Infinito sono gli artefatti più potenti del Marvel Universe. Presenti sin dagli anni '70 del ventesimo secolo, sono divenuti elementi narrativi fondamentali a partire da La Guerra dell'Infinito (Infinity War), non il film ovviamente.
Da quel momento in poi, le Gemme sono state ricercate e contese, più che altro da Thanos, in vari momenti, vista la loro capacità di influire sulla realtà e il tempo stesso. E continuano a essere contese, come accade nella miniserie di cinque numeri pubblicata nel 2018 (correlata da numerosi one-shot paralleli) Infinity Countdown, sceneggiata da Gerry Duggan e disegnata da Aaron Kuder con contributi aggiuntivi di Mike Deodato Jr.
La saga fa seguito alla ricostruzione del Multiverso conseguente a Secret Wars: in questo nuovo universo le Gemme dell'Infinito ricompaiono, anzi più Gemme dell'Infinito, in ognuno dei nuovi mondi ricreati.
Nel Marvel Universe, le sei Gemme - con caratteristiche differenti rispetto al passato - giungono per vie traverse a sei diversi personaggi, ma sulle loro tracce vi è un essere misterioso di nome Requiem e un'entità maligna nota come Devondra.
Mentre il Dr. Strange contatta i nuovi possessori delle Gemme, per sventare la minaccia di Devondra Kang il Conquistatore richiama Adam Warlock e lo fa rinascere nel presente prima che il signore del tempo sia ucciso da Requiem. E mentre tutti - Hank Pym compreso - cercano le Gemme, sul suo trono Thanos aspetta il suo momento.
Nelle sue premesse, questo preludio mantiene le possibili aspettative per una consueta saga cosmica a base di infinito, tanto cara alla Marvel. Oltre agli immancabili Adam Warlock e Thanos (quest'ultimo tornato dal lontano futuro di Thanos Vince!), ricompaiono le Gemme dell'Infinito con una nuova configurazione e nuovi possessori, di cui è interessante scoprire l'identità.
Questa miniserie rappresenta in realtà la prima parte dell'epilogo del ciclo di Gerry Duggan su Guardians of the Galaxy e - come è inevitabile - paga lo scotto di una narrazione pregressa di cui alcuni possono non essere a conoscenza, pur venendo fornite comunque tutte le indicazioni del caso.
Non volendo giocare tutte le sue cartucce subito, Duggan in questa prima parte si concentra sul piazzare le pedine al loro posto e su qualche scena d'azione volta a far comprende il nuovo scenario cosmico in cui si muovono i personaggi, mantenendo come è giusto che sia il riserbo su alcuni misteri.
Tali misteri verranno esplorati e risolti nel seguito di questa miniserie, ovvero Infinity Wars (sì, avete capito bene, con la S finale). Quindi l'affresco finale non può tener conto anche di questa storia successiva, rendendo dunque Infinity Countdown qualcosa già di incompleto di per sé, venendo da storie pregresse, e aumentando così la sua incompletezza per giuste e inevitabili motivazioni editoriali.

giovedì 20 agosto 2020

Fabolous Stack of Comics: Thanos Ritorna


Thanos, il folle Titano. Definirlo un supercriminale è di sicuro riduttivo, ma se proprio volessimo utilizzare questo semplicismo, allora lui è il supercriminale più potente che ci sia nel Marvel Universe. E come si fa a scrivere una storia con protagonista un supercriminale potentissimo, che non ha remore nello sterminare interi popoli e nell'utilizzare al pieno il proprio potere, non trattenendosi come fanno i supereroi? Semplice, mettendolo contro qualcuno più forte di lui e privandolo di quel potere!
Questo è quello che succede in Thanos Ritorna (Thanos Returns), saga in dodici numeri pubblicata tra il 2016 e il 2017 sulla seconda serie regolare dedicata a Thanos - della prima ne ha memoria solo Ron Lim, ma esiste, fidatevi - scritta da Jeff Lemire e disegnata da Mike Deodato, Jr. mi raccomando. Questa storia è ambientata dopo le Infinity saghe di Jonathan Hickman e Jim Starlin... per quanta importanza possa avere.
Thanos, dopo aver ripreso il controllo dell'Ordine Nero, può infine tornare a coltivare le sue antiche passioni quali devastare interi pianeti, schiavizzare i suoi sottoposti e tutti quegli altri hobby che anche noi avremmo se fossimo aspiranti conquistatori dell'Universo con le fattezze di Josh Brolin.
Fino a quando il Titano si imbatte nuovamente in suo figlio Thane, il quale ha stretto un'alleanza con Nebula, il Campione (che sembra non ricordarsi il fatto che Thanos gli abbia sottratto in passato una Gemma dell'Infinito, o forse più semplicemente Jeff Lemire non ha mai letto Thanos Quest) e Starfox il mandrillone manipolatore, personaggio non così semplice da scrivere ai giorni nostri.
Il tutto non potrebbe capitare in un momento peggiore per Thanos, visto che è preda di una misteriosa malattia che sta annullando le sue forze, mentre Thane - all'insaputa dei suoi alleati - è sobillato dalla Morte e intende sfruttare una pericolosa energia... infuocata per distruggere una volta per tutte suo padre.
Magari sarà impopolare dirlo, ma una volta che si conoscono le motivazioni alla base dell'agire di Thanos, a mio parere un bravo sceneggiatore non ha alcuna difficoltà a scriverne le storie. E Jeff Lemire è un bravo sceneggiatore. La cosa interessante è vedere come un abile scrittore riesca a ruotare attorno a quelle motivazioni, a quella psicologia così "deviata", per costruire storie che cerchino di andare oltre.
Ecco, quell'oltre Lemire sembra non sforzarsi di volerlo raggiungere. Il che non comporta una storia brutta o scritta male, ovvio, ma è come quando trovi un grande attore in una grande produzione cinematografica e alla fine scopri che costui ha fatto il minimo sindacale. Ci sono, ed è giusto dirlo, un paio di svolte di trama inaspettate, ma questa poi diventa fin troppo diluita - capita quando si ha solo una sottotrama e mezzo da portare avanti per quasi duecentocinquanta pagine - e nel finale diviene prevedibile.
Comunque non vi sono particolari sbavature e, non vorrei fare quello che dice che una delle storie meno riuscite di Lemire è comunque sempre meglio di una delle storie più riuscite di (aggiungete sceneggiatore casuale da voi odiato), ma... una delle storie meno riuscite di Lemire è comunque sempre meglio di una delle storie più riuscite di (aggiungete sceneggiatore casuale da voi odiato).
Potete inoltre farvi anche un'idea di come certi sceneggiatori si impegnino in maniera diversa su progetti personali, rispetto a quando ricevono, come in questo caso, incarichi su commissione.