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lunedì 5 ottobre 2026

Libri a caso: Sono un'Assassina?


Ci si interroga a volte sull'età fittizia di personaggi fittizi. Forse perché, anche se sono destinati a vivere per sempre sulla carta (o sullo schermo, in questi tempi moderni), li si sente anche vicini a noi e ne seguiamo un percorso di crescita nel corso degli anni e dei decenni.
Ma a volte i primi a non preoccuparsene sono gli scrittori stessi. Hercule Poirot compie la sua prima indagine in Inghilterra nel 1917, in Poirot a Styles Court, e già allora si afferma che è un detective della polizia belga in pensione.
Può dunque ancora agire negli anni '60, ai tempi dei Beatles e della Beat Generation? Secondo Agatha Christie sì, come accade in Sono un'Assassina? (Third Girl), pubblicato nel 1966.
Una giovane ragazza di nome Norma Restarick si presenta al cospetto di Hercule Poirot, dicendogli che potrebbe aver commesso un omicidio, prima di dileguarsi.
Sembra un'affermazione difficile da confutare, ma sufficiente a catturare l'attenzione del detective. Ancora all'oscuro del nome della ragazza, inizia a raccogliere indizi, assistito dalla scrittrice Ariadne Oliver, scoprendo un mondo a lui ignoto composto da giovani senza troppe prospettive e persone arriviste.
Un mondo in cui Norma Restarick potrebbe diventare una vittima, più che un'assassina.
Sono passati quasi cinquant'anni da quando Hercule Poirot è approdato in Inghilterra e anche la società inglese è cambiata molto in questi decenni. Passando dai fasti della belle époque, conclusasi da pochi anni, a un'era di ribellione che sarebbe sfociata di lì a poco in numerose contestazioni giovanili.
Ma Agatha Christie è figlia di quell'altro tipo di società, dove le "signorine" si comportavano in maniera differente e vestivano utilizzando gonne lunghe.
Messa giù così, questo romanzo sembra la visione di una "boomer" nei confronti dei "giovani scapestrati" di quell'epoca per lei troppo moderna. Di certo Agatha Chrstie guarda con occhio critico questa nuova società dove vi sono cose che - per la sua mentalità - sono inconcepibili, come la libertà sessuale e l'uso di stupefacenti.
Un occhio critico, ma anche curioso, incarnato nel personaggio di Ariadne Oliver, un vero e proprio alter ego di Agatha Christie.
Anche la letteratura è cambiata nel tempo e chissà come lei vedeva le opere di Jack Kerouac (non bene, a occhio). La trama rimane comunque ancorata su binari narrativi consolidati, e non viene sovrastata da questa visione critica, nel solco di quella tradizione che la letteratura gialla rappresentata da Agatha Christie ancora riesce a portare avanti dopo tanto tempo.
Il tempo. Poirot era in pensione nel 1917 ed è ancora pimpante 50 anni dopo. A volte non occorre soffermarsi troppo sulla fittizia età di personaggi fittizi: vivono in un tempo tutto loro. E vi vivranno per sempre.

giovedì 1 ottobre 2026

Libri a caso: Maigret


Ci ha provato una prima volta Arthur Conan Doyle. Nonostante a volte si sia detto il contrario, lui non detestava il personaggio di Sherlock Holmes, piuttosto vedeva di malumore il fatto che buona parte delle sue energie creative fossero concentrate sulle storie incentrate sul detective, lasciandogli dunque poco tempo per altre opere a lui più gradite.
Ma, pur eliminandolo dalla scena, alla fine l'editore, il pubblico e immagino anche un buon assegno lo hanno convinto a ritornare sui propri passi.
Questa lezione pare non essere stata recepita da Georges Simenon che, coltivando grossomodo gli stessi sentimenti verso il suo personaggio principale, il Commissario Maigret, tenta di farlo fuori in maniera meno burrascosa rispetto a Conan Doyle in Maigret, pubblicato nel 1934.
Ormai in pensione e ritiratosi in campagna, Maigret viene contattato da un suo nipote, Philippe Lauer, che si è cacciato in guai seri.
Costui, infatti, mentre effettuava un pedinamento, attirato da degli spari in un locale vi ha ritrovato il cadavere della persona da lui sorvegliata e - fuggendo per la paura - è stato notato da un testimone.
Philippe Lauer, dunque, sta per finire nelle maglie della giustizia e le autorità parigine sembra non vogliano impedirlo, poiché dietro quell'omicidio vi è un potente mandante, ammanicato con la polizia e gli organi giudiziari.
Maigret si ritrova, dunque, di fronte a un'impresa difficile da superare e dovrà affidarsi a tutte le sue capacità per venire a capo di quello che potrebbe essere il suo ultimo caso.
Di certo, nelle intenzioni dello scrittore, questo doveva rappresentare un doloroso ma inevitabile canto del cigno. Maigret, all'inizio, si è infatti allontanato da quel mondo a cui ormai pensava di non appartenere più, quel mondo la cui umanità gli aveva causato così tante delusioni.
Ma circostanze avverse e la necessità di aiutare un parente lo costringono a ritornare a quel mondo che nel frattempo è pure peggiorato. Praticamente da solo contro un nemico potente, il "Moriarty" della situazione seppur più calato in un'atmosfera urbana, l'ex Commissario si affida comunque a quelle "armi" che lo hanno aiutato nei precedenti diciotto casi da lui risolti.
Quindi, il comprendere subito la psicologia contorta di chi lo circonda, utilizzare come insoliti alleati le persone delle classi umili e una capacità di snervare le persone che ha dell'incredibile. Memorabile la scena in cui si piazza tutto il giorno in un bar e inizia un gioco del gatto e del topo con il titolare, il quale è in possesso di alcune informazioni. Ecco, la capacità di non arrendersi: è questo ciò che ha reso memorabile questo personaggio.
L'epilogo stavolta è dovuto più alla casualità che a una capacità investigativa vera e propria, ma è comunque un degno "epilogo" di questa prima parte della saga narrativa dedicata a Maigret.
Che, chiaramente, non sparisce dai radar e già pochi anni dopo Simenon torna a scriverne altre avventure. Perché è davvero molto difficile liberarsi di certi personaggi, la cui forza narrativa e la cui iconicità sono in grado di sopravvivere al proprio creatore.

lunedì 4 maggio 2026

Libri a caso: La Chiusa n. 1


Il rapporto tra il Commissario Maigret e il mare, anzi tra Georges Simenon e il mare, è sempre stato molto stretto. Maigret, dopotutto, è nato su un'imbarcazione - metaforicamente parlando - e più volte le sue indagini si sono svolte in località vicine al mare o a un fiume.
Ma Maigret è anche legato strettamente alla città di Parigi e l'autore ha fatto in modo che questi due tratti si conciliassero in La Chiusa n. 1 (L'Écluse numéro 1), pubblicato nel 1933.
Dopo essere uscito ubriaco da un locale sul lungosenna, il marinaio Gassin cade in acqua e, richiamando altri avventori del locale, si scopre il corpo di un uomo pugnalato alla schiena. Si tratta di Emile Ducrau, un imprenditore del luogo che gestisce con autorità l'intero traffico fluviale della Chiusa n. 1 e altre imprese collegate.
Maigret, che sta per andare in pensione, interroga Ducrau su chi possa averlo pugnalato e scopre una realtà molto più complicata. Che diventa ancora più intricata col suicidio del figlio di Ducrau e un omicidio. Riuscirà il Commissario a sbrogliare la matassa prima del suo ritiro?
Sappiamo bene cosa succede quando un autore cerca di liberarsi del suo personaggio più famoso, difficilmente gli va bene, ma sono abbastanza certo che ritorneremo su questo argomento.
Immagino che, nelle intenzioni di Georges Simenon, questo romanzo - che nella sua mente era il penultimo - dovesse rappresentare una summa dei temi che avevano caratterizzato i diciassette libri incentrati su Maigret pubblicati fino a quel momento.
Ecco dunque Parigi, con i suoi edifici già proiettati verso un'era moderna. Ecco la vita di mare, o meglio di fiume, che nasconde mille tragici segreti. Ecco un rappresentante di una classe abbiente, così inviso al Commissario - e suppongo anche a Simenon - che proviene invece da una famiglia umile.
E, infine, Maigret che ancora una volta entra in questo mondo che non gli appartiene ma che impara subito a padroneggiare, non facendosi intimorire da nessuno.
Quindi Maigret/Simenon mostrano tutto il loro disprezzo per Emile Ducrau che, pur in apparenza non avendo compiuto nulla di male, è in realtà l'araldo di tutto il male che permea il lungosenna. Un'autorità che instilla il terrore nei suoi sottoposti, nella sua famiglia, che vengono continuamente irrisi e sbeffeggiati.
Quel tipo di personalità che ritiene che niente e nessuno possano toccarlo e, quando si accorge di tutte le tragedie che ha generato col proprio comportamento, continua a comportarsi come se nulla fosse.
La Chiusa n. 1 rappresenta uno dei più cupi romanzi di Simenon, se non il più cupo visto finora, dove non c'è proprio spazio per alcun tipo di speranza.
Non stupisce, dunque, che Maigret voglia alla fine staccarsi da questo scenario, rifugiandosi in una placida città di campagna insieme alla moglie. Ma si sa, forse il bello deve ancora venire.

martedì 21 aprile 2026

Libri a caso: Poirot e la Salma


Hercule Poirot, il mirabile detective belga ideato da Agatha Christie, assistito dalle sue celluline grigie indaga sui delitti quando questi vengono compiuti.
Salvo forse il raro caso di Delitto in Cielo, però, non gli è mai capitato di assistere di persona a un delitto perpetrato da pochi secondi, Ma questo infine accade in Poirot e la Salma (The Hollow), pubblicato nel 1946.
Sembra un classico ricevimento di famiglia quello che avviene presso la dimora degli Angkatell, tra cui spicca la più che eccentrica Lucy.
Un ricevimento che però non nasconde alcuni malumori dei presenti, che fanno tutti capo al medico John Christow, sposato e con figli la cui amante del passato vive in una villa accanto e che ha inoltre una relazione clandestina con la scultrice Henrietta Savernake.
Fino a che, presso la piscina dell'abitazione, John Christow viene ucciso. La scena è chiara: è la moglie Gerda a impugnare l'arma e il delitto è avvenuto da pochi secondi, perché il sangue scorre e macchia l'acqua della piscina. Non solo, ad assistere a questa scena vi è Hercule Poirot in persona.
Sembra dunque un mistero già risolto, ma alcuni particolari non quadrano e il detective belga con la consueta abilità risolverà infine il caso.
Siamo ormai nel dopoguerra e, anche se nessuno tranne la scrittrice ancora lo sa, è già stato scritto l'ultimo romanzo che vede protagonista Hercule Poirot. Perché sì, Agatha Christie non riesce proprio più a sopportare quella sua creazione, ma i lettori e gli editori continuano a battere su quel tasto e dunque lei li accontenta.
Ma ovviamente lo fa a modo suo. La trama di questo romanzo, infatti, viene in gran parte dominata dalle vicende che vedono protagonista la famiglia degli Angkatell, una tipica famiglia inglese del pre-conflitto bellico che Agatha Christie ha conosciuto di persona.
Si diletta dunque nel descrivere i caratteri e le azioni dei vari personaggi traendo piacere da questo, e non lo nasconde nemmeno quando disserta per pagine e pagine sul piacere della scultura o sui dilemmi etici di John Christow o sulle eccentricità di Lady Lucy Angkatell.
E Poirot? Be', sì, c'è anche lui, ma compare verso la metà del romanzo e la sua presenza - pur significativa nell'impatto della trama, non foss'altro che risolve il mistero - non incide affatto sulle vicende degli altri protagonisti, che procedono percorrendo il loro personale teatro della vita. Con un curioso detective belga che ogni tanto fa capolino.
Questo è di certo un romanzo giallo, ma dove predominano di più le vicende personali di alcuni personaggi, in ultima analisi.
Insomma, Agatha Christie ottiene un'altra vittoria. Consegna ai lettori una nuova avventura di Hercule Poirot, ma concepisce un romanzo secondo il suo volere. Cara signora inglese dai mille trucchi.

lunedì 20 aprile 2026

Libri a caso: Liberty Bar


I bar, le locande, sono parte integrante delle indagini condotte dal Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon. Maigret, infatti, che è un uomo proveniente da una città di provincia, sa bene che qui l'umanità si mette metaforicamente a nudo e - dopo qualche bicchiere - rivela cose che altrove terrebbe per sé.
Già in passato il Commissario ha svolto indagini dove gli eventi focali avevano luogo in un locale, come in La Balera da Due Soldi o La Ballerina del Gai-Moulin. E ora lo schema si ripete in Liberty Bar, pubblicato nel 1932.
Il Commissario Maigret si reca in Costa Azzurra, vicino a Cannes, poiché è stato incaricato di indagare sull'omicidio di William Brown, una ex spia caduta in disgrazia che vive in una villa fatiscente, potendo contare unicamente su un vitalizio della famiglia e circondato da due donne che vogliono solo approfittare di lui e del suo denaro.
Maigret ben presto scopre che William Brown amava spesso recarsi al Liberty Bar di Cannes, un locale di quart'ordine dove però poteva stare lontano da quella opprimente realtà. Ed è proprio qui che si nasconde la chiave per risolvere il mistero del suo assassinio.
Siamo dalle parti di Cannes, che doveva ancora organizzare il primo festival del cinema, evento accaduto quattordici anni dopo. Ma già allora la città aveva la nomea di luogo elegante e lussuoso, riservato principalmente a gente facoltosa che frequentava i casinò del luogo.
Georges Simenon, però, sa bene che dietro tanta patina di lusso vi sono anche altrettante zone oscure. A volte basta imboccare una strada invece che un'altra, come accade a Maigret, e ci si ritrova in un mondo a parte quale quello del Liberty Bar.
Rifugio dei reietti, degli sconfitti dalla vita, dove davanti a un bicchiere di birra o alcool possono dimenticare le loro tristi esistenze. Ma quando queste esistenze entrano in conflitto per i motivi più evidenti (il denaro, l'amore), non può che verificarsi una tragedia.
E il Commissario Maigret diventa impotente spettatore di questa tragedia: arrivando a delitto già compiuto non può far altro che osservare la miseria umana rappresentata dalla vita di William Brown e dalle persone che ruotano attorno al Liberty Bar. Persone dei ceti sociali più bassi (operai, prostitute) che però sperano sempre un giorno di poter andarsene da li.
Ma il Liberty Bar, che pure è un luogo pubblico, per loro rappresenta una prigione. Se se ne allontanassero, non avrebbero altro posto dove andare.
E così Maigret alla fine non diventa uno spietato esecutore della legge, ma agisce secondo la sua coscienza, secondo ciò che ritiene giusto, come già accaduto altre volte in passato.
Di fronte alla miseria umana può diventare il più rigido dei commissari, oppure andare oltre. Poiché sia le vittime che i colpevoli stanno già scontando la loro pena, che non avrà mai fine.
Come sempre, Georges Simenon non manca di sottolineare una certa misantropia di una parte del genere umano, per la quale non conta la classe sociale. Ma è un tratto comune di molti di noi.

venerdì 20 marzo 2026

Libri a caso: Il Ritratto di Elsa Greer


Grazie alle sue celluline grigie e alla sua straordinaria abilità nel comprendere la psicologia dei personaggi, vi sono pochi casi che Hercule Poirot, il detective ideato da Agatha Christie, non può risolvere.
Abbiamo anche visto come anche il passare del tempo non influisca su questo, come testimoniato da Due Mesi Dopo. Ma se il periodo temporale fosse più ampio, se si parlasse di anni, addirittura di oltre un decennio?
Be', il risultato sarebbe lo stesso, come dimostra Il Ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), pubblicato nel 1942.
Sedici anni fa, Carolina Crale è stata condannata per aver avvelenato e ucciso il marito, il pittore Amyas Crale, il quale aveva una tresca dichiarata con una giovane ragazza di nome Elsa Greer, di cui stava realizzando un dipinto.
Al processo, con tante prove e testimonianze contro di lei secondo cui ha agito per gelosia e vendetta, la donna non ha provato minimamente a difendersi o a controbattere, venendo infine condannata e morendo in prigione un anno dopo.
Sedici anni dopo, la figlia Mary Lemarchant si presenta al cospetto di Hercule Poirot: ha appena ricevuto una lettera, scritta poco prima che morisse, in cui Carolina Crale le dichiara di essere innocente e desidera che il detective indaghi su questa vicenda e scopra la verità.
L'investigatore belga accetta l'incarico: ma dopo che è passato così tanto tempo sarà possibile scoprire davvero quest'altra verità? E forse Carolina Crale è sempre stata colpevole?
Il romanzo - il cui titolo originale si basa su una celebre nenia infantile inglese del passato - ha una struttura molto univoca e continua. Siccome ormai gli eventi che hanno causato il delitto di Amyas Crale sono avvenuti molto tempo prima e non li si può descrivere mentre il protagonista vi indaga, Hercule Poirot interroga tutte le persone ancora in vita che sono rimaste coinvolte da questo caso (amici e parenti dell'artista o di Carolina Crale - che scopriremo essere i cinque piccoli porcellini del titolo - ed esponenti degli organi giudiziari).
Ne consegue una lunga serie di dialoghi, di botta e risposta tra l'investigatore e il diretto interessato o la diretta interessata, in cui i fatti vengono esposti secondo il punto di vista dello specifico interlocutore. Un botta e risposta che dura ogni volta svariate pagine e contribuisce a fare luce sulla vicenda agli occhi del lettore.
L'abilità della scrittrice si nota nel non far mai calare l'attenzione lungo la via, pur ripetendo questa struttura più volte, senza ricorrere a improvvisi colpi di scena (se non nel finale, ovviamente) o "effettacci speciali" come intervallare il tutto con scene d'azione, che sarebbero apparse fuori contesto in questo caso.
Ma già che c'è Agatha Christie ne approfitta per inserirvi alcuni elementi di proto-femminismo, che però vedono sempre come realizzazione personale e finale il matrimonio.
Qualcosa oggi di difficilmente riproponibile e che risulta strano veder funzionare a distanza di decenni dalla pubblicazione del romanzo. L'azione e lo sviluppo della trama passano unicamente attraverso i dialoghi dei protagonisti, che lentamente costruiscono un mondo inedito agli occhi del lettore.
Un mondo di cui infine Poirot riesce a trovare il bandolo della matassa, riportando come è giusto che sia le cose al loro giusto posto e ristabilendo la verità. Non importa che passino poche ore, due mesi o sedici anni: le celluline grigie non deludono mai.

martedì 3 marzo 2026

Libri a caso: Due Mesi Dopo


In quella che è la classica struttura di un romanzo giallo dell'epoca d'oro, abbiamo di solito un drammatico delitto, un investigatore e una serie di sospetti su cui ricade il fatto criminoso. E, in questa struttura classica, l'investigatore viene subito chiamato a indagare in merito a questo evento delittuoso e può analizzare di prima mano le testimonianze dei sospettati.
Ma cosa accade quando ciò non si verifica? Quando si verifica un ritardo imprevisto che può compromettere il tutto? Ce ne dà un'idea Agatha Christie in Due Mesi Dopo (Dumb Witness), pubblicato nel 1937.
Quando muore l'anziana ereditiera Emily Arundell, nessuno se ne stupisce. Dopotutto, lei stessa era malata da tempo e ormai viveva da sola in una grande casa dove erano presenti solo i domestici e dove ogni tanto invitava i parenti più stretti, di solito per tormentarli con la sua arroganza.
Chi avesse voluto pensare male a causa di questo, però, sarebbe rimasto deluso alla lettura del testamento, dove nessun erede è stato preferito all'altro. Insomma, la scomparsa della donna appare a tutti gli effetti come una morte naturale.
Eppure... eppure due mesi dopo la morte della donna, Hercule Poirot e il Capitano Arthur Hastings ricevono una lettera dalla defunta Emily Arundell. Una lettera scritta in realtà due mesi prima, ma che per qualche misterioso motivo è giunta solo ora.
In questa lettera, alquanto confusionaria in più punti, Emily Arundell esprime dubbi sul fatto che qualcuno a lei vicino voglia ucciderla e così Hercule Poirot inizia ad indagare. Anche se la realtà che si presenta ai suoi occhi è quella che vede Emily Arundell nulla più come vittima di un evento naturale. Ma non è detto che gli esseri umani non possano influenzare tali eventi.
Agatha Christie continua ad utilizzare elementi narrativi a lei molto cari, da un lato per averli vissuti, dall'altro per il suo piacere crudele di sconvolgerli. Torna dunque la tenuta di campagna dove vive un'aristocratica (di solito è una famiglia, in questo caso è una donna anziana sola) e dove - improvviso e inaspettato - giunge l'evento delittuoso.
La scrittrice in questo caso, però, sconvolge un po' le carte in tavola, facendo scoprire il delitto a Poirot solo a fatto ampiamente compiuto. Cosa che le permette nei primi capitoli di costruire l'atmosfera e delineare i personaggi, in quanto l'investigatore entra in scena solo in un secondo momento. Ma questo non si rivela certo un problema per Hercule Poirot e le sue cellule grigie.
Poiché come ama lui stesso sottolineare, non si affida a indizi generati da mozziconi di sigarette o impronte lasciate in giardino, bensì esamina la psicologia sia della vittima che dei personaggi coinvolti nel delitto, per giungere infine alla risoluzione del mistero.
E tra questi protagonisti che contornano la vicenda, colui che in maniera indiretta si rivelerà il più decisivo è il cane di Emily Arundell, Bob, lo sciocco testimone del titolo. Si sa che il cane è il miglior amico dell'uomo e in questo caso diverrà il più grande confidente sia di Poirot che del Capitan Hastings.
Ma non dubitate, non sarà semplicemente la presenza di un cane sul delitto l'elemento determinante per la risoluzione del caso: per questo, sia subito che due mesi dopo, si potrà sempre contare su Hercule Poirot e il suo incredibile e unico intuito.

domenica 1 marzo 2026

Libri a caso: Il Pazzo di Bergerac


Georges Simenon spesso sottolinea come il Commissario Maigret abbia una certa mole, ma questo non gli impedisca di essere anche un uomo d'azione.
Seppure il Commissario preferisca il calduccio della stufa del suo ufficio e lavorare di cervello, non si fa troppi problemi - quando è utile e necessario - a pedinare personalmente dei sospettati, anche per lunghi periodi, essere coinvolto in sparatorie e usare la forza, quando deve.
Ma la più formidabile "arma" del Commissario rimane sempre e comunque la mente, come dimostra Il Pazzo di Bergerac (Le Fou de Bergerac), pubblicato nel 1932.
Mentre si sta recando in treno a trovare un suo amico, Maigret viene disturbato da un passeggero che si trova nella sua cuccetta, il quale si agita tutta la notte. Quando costui esce dallo scompartimento, Maigret lo segue e con sua sorpresa lo vede saltare dal mezzo.
Maigret decide di fare altrettanto, ma mentre insegue l'uomo costui gli spara, ferendolo in maniera seria.
Quando riprende i sensi, il Commissario è in un letto d'ospedale e circondato da cinque uomini. E come se la sua situazione non fosse già grave, viene anche accusato di essere un assassino!
L'abilità di uno scrittore consiste, tra le altre cose, nel saper ricreare personaggi e ambientazioni che possano coinvolgere molte persone e luoghi ed essere causa di numerosi eventi. In tal senso il protagonista che si muove lungo questo micromondo diventa fondamentale nel giungere al cuore di questi eventi e dipanare la matassa.
Ecco... in quest'opera Georges Simenon prende questo concetto narrativo e lo getta metaforicamente alle ortiche, adottando certo un approccio non innovativo, ma particolare. L'ottanta per cento della storia, infatti, si svolge in un'unica stanza, quella dove Maigret passa la sua convalescenza dopo essere stato ferito.
Una stanza ampia, ma in cui la visione del "mondo" da parte del Commissario risulta terribilmente limitata, essendo lui confinato in un letto da cui non si può muovere e con una sola finestra non a portata di mano da cui giungono decine di suoni..
Eppure, con l'aiuto prezioso della Signora Maigret e le testimonianze che riesce a raccogliere e gli indizi che riesce a scoprire in questi pochi metri quadri, Maigret costruisce un mondo nella sua mente. Non un mondo perfetto, ma quello dove il mistero di chi sia colui che gli ha sparato è predominante e nasconde a sua volta altri misteri.
Altri misteri che anticipano un concetto che poi sarebbe divenuto predominante, l'assassino seriale, e la cui verità finale risulta una delle più devastanti finora viste in un romanzo del Commissario Maigret.
Sembra quasi come se costui fosse stato calato in un metaforico girone del Purgatorio e da qui, tramite la risoluzione del caso, debba ascendere a un altrettanto metaforico Paradiso che coincide con la scoperta della verità. Una verità che, tuttavia, assomiglierà molto di più a un inferno.
Una verità per il cui raggiungimento Maigret non guarderà in faccia a nessuno, andando dritto per la sua strada e rischiando di inimicarsi un caro amico e, a un certo punto, persino la moglie. Un anti-eroe prima del suo tempo.

giovedì 6 novembre 2025

Libri a caso: Il Porto delle Nebbie


Già più volte, in questa manciata di romanzi che hanno visto protagonista il Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon, lo abbiamo visto agire in località marine o in dei porti, come ad esempio in Il Cavallante della Providence o All'Insegna di Terranova.
L'autore, infatti, era un grande appassionato di navigazione e imbarcazioni, mi pare possedesse anche una barca con cui amava solcare i mari di tanto in tanto. Per contrasto, invece, Maigret si è spesso trovato a disagio in questi luoghi, lui che è uomo di città cresciuto in una piccola cittadina di provincia.
Eppure, dopo le indagini passate, questo sta per cambiare in Il Porto delle Nebbie (Le Port des Brumes), pubblicato nel 1932.
Un uomo viene ritrovato a Parigi in stato confusionale. Non parla, non ricorda il suo nome e si scopre che ha una brutta cicatrice alla testa, come il risultato di un'operazione fatta in fretta e furia. Eppure non è stato vittima di una rapina, avendo con sé centinaia di franchi francesi, e indossa abiti eleganti.
Dopo qualche tempo una giovane donna lo riconosce: è il capitano Joris, residente a Ouistreham. Maigret, incaricato dell'indagine, segue lei e il capitano fino alla città in cui vivono, ma quella stessa notte Joris viene avvelenato.
Quale terribile segreto custodiva Joris, da subire prima un tentativo di omicidio e poi un avvelenamento? Quale mistero si annida in questa città nascosta alla vista da un'imperante coltre di nebbia?
Sembra quasi di trovarsi in una proto Silent Hill in questo romanzo, con una città che di notte sembra trasformarsi e dove la nebbia impedisce di vedere anche a pochi centimetri, nascondendo dei pericoli a ogni svolta. Cosa che aumenta il disagio iniziale di Maigret.
Tutte le città marine, inclusa questa, che Georges Simenon ha sinora citato esistono davvero e la loro descrizione si basa con ogni probabilità su parte delle sue esperienze di navigazione vissute. E sulla vita vera che ha sperimentato di prima mano. E in ognuna, Maigret si sentiva fuori posto, all'inizio aveva qualche difficoltà ad ambientarsi.
Ma, come spesso accade, il Commissario ha solo bisogno di rischiarare le ombre che si parano davanti a lui per tornare ad avere il suo solito atteggiamento determinato a risolvere ogni tipo di mistero.
Quello che accade al capitano Joris, per quanto drammatico, sembra sia in realtà solo un pretesto per Simenon per mettere in scena una sorta di lotta di classe. La città infatti è come divisa in due. In pianura i marinai e i locandieri e le loro famiglie, il piccolo popolo, che ogni giorno compiono le stesse azioni e passano il loro tempo gestendo l'arrivo delle imbarcazioni e bevendo un bicchiere di liquore facendo quattro chiacchiere.
Su una piccola collina, invece, vi è la casa del sindaco, che in pubblico si dichiara amico di tutti e prova a mostrare il suo lato più altruista, nel suo privato invece è un uomo pieno di difetti che si approfitta delle situazioni.
La dicotomia è abbastanza evidente e risulta la chiave per la risoluzione del mistero. Verrebbe spontaneo dire che Maigret stia dalla parte dei primi. Ma già sappiamo che lui, di fronte alla verità e alla scoperta della natura umana, non si fa problemi a puntare il dito contro chiunque lo meriti.
Stavolta, però, per la prima volta il Commissario correrà un grande pericolo e arriverà a mettere a rischio la propria vita. Perché quelle che possono apparire come distanze si rivelano infine scomode alleanze, per coprire i più grandi segreti.

lunedì 13 ottobre 2025

Libri a caso: Sherlock Holmes e gli Orrori del Miskatonic


Sherlock Holmes contro Chtulhu e i Grandi Antichi. Uno scontro impossibile, improbabile... ma nulla è davvero impossibile per la narrativa, come ha dimostrato Sherlock Holmes e le Ombre di Shadwell, primo romanzo di una trilogia.
E così l'autore, James Lovegrove, ritorna sul "luogo del delitto" col seguito Sherlock Holmes e gli orrori del Miskatonic (Sherlock Holmes and the Miskatonic Monstrosities), pubblicato nel 2017.
Sono passati quindici anni dagli eventi del primo libro e ci troviamo dunque nel 1895. Sherlock Holmes non ha mai apparentemente perso la vita lottando contro Moriarty presso le Cascate Reichenbach e in tutti questi anni ha combattuto contro gli orrori generati dai Grandi Antichi che tormentavano gli esseri umani.
John Watson, sotto forma di racconti opportunamente rivisti, ha poi pubblicato queste avventure, decidendo poi di rinunciare alla scrittura a seguito dell'uccisione della moglie da parte di uno degli emissari dei Grandi Antichi.
I due - seguendo un'indicazione di Tobias Gregson - si recano presso un ospedale psichiatrico dove vi è internato un paziente senza nome che si esprime solo tramite un ignoto linguaggio. Tale linguaggio è in realtà quello parlato dai Grandi Antichi e presente nel Necronomicon, ben noto ad Holmes.
Costui riesce ad intuire l'identità del paziente, collegandola a un misterioso caso di sparizione avvenuto poco tempo prima negli Stati Uniti che sta per colpire con tutto il suo orrore anche Londra e il mondo intero.
Questo è il capitolo centrale di una trilogia, ma non ne rappresenta una pura e semplice continuazione senza approfondire troppo le tematiche concepito nel romanzo iniziale.
Anche stavolta la "formula vincente" si ripete. L'autore riprende alcune celebri storie di Arthur Conan Doyle come Il Segno dei Quattro, L'Avventura della Casa Vuota e Il Mastino dei Baskerville per riadattarle in questo nuovo contesto.
I personaggi però sono cambiati e non potrebbe essere diversamente. Il primo libro rappresentava la loro prima alleanza e il primo scontro con questi incredibili orrori. Gli anni passati hanno forgiato i loro caratteri, ma hanno anche richiesto un alto prezzo da pagare (la perdita della moglie per Watson, la forte dipendenza dalla cocaina per Holmes).
L'entusiasmo e la sorpresa della prima storia diventano dunque consapevolezza mista a un quasi senso di rassegnazione in questo seguito: poiché quante volte si possono affrontare pericoli che sfuggono alla comprensione umana prima di perdere il senno?
Dopotutto, però, ci troviamo di fronte a due persone non comuni. E così Holmes e Watson, andando a fondo nell'indagine e nei misteri che si ritrovano a scoprire, ritrovano quella vitalità e quel desiderio di risolvere i casi (sovrannaturali) più intricati che anni di battaglie avevano assopito.
Nel mezzo il ritorno di antichi avversari, un lungo interludio nel solco di Arthur Conan Doyle e varie scene di passaggio che contribuiscono a dare continuità al tutto. E la sottolineatura che, se i Grandi Antichi possono influenzare il nostro mondo ancora, questo è dovuto in gran parte alla malvagità degli esseri umani.
Perché gli dei possono avere scopi imperscrutabili, ma gli uomini o la feccia di essi sono guidati talvolta dai più bassi istinti.

mercoledì 8 ottobre 2025

Libri a caso: La Casa dei Fiamminghi


Abbiamo già visto il Commissario Maigret, personaggio ideato da Georges Simenon, dover talvolta abbandonare Parigi e la Francia per portare le proprie indagini all'estero. Ad esempio in Belgio ne La Ballerina del Gai-Moulin, oppure in Olanda in Un Delitto in Olanda.
Ed echi di entrambe queste indagini si ritrovano in un altro romanzo dove il Commissario deve recarsi all'estero, o quasi, ovvero La Casa dei Fiamminghi (Chez Les Flamands), pubblicato nel 1932.
Maigret si reca a Givet, paesino sito sul confine tra Francia e Belgio, in quanto contattato da Anna Peeters, la quale è riuscita ad ottenere l'aiuto del Commissario grazie a una conoscenza comune.
La famiglia Peeters è stata incolpata della sparizione di una giovane ragazza, Germaine Piedboeuf, e i sospetti della gente del paese si concentrano su Joseph, il fratello di Anna, in quanto costui era stato fidanzato con la ragazza e aveva avuto pochi anni prima da lei un figlio.
Pur non indagando in veste formale e ufficiale, Maigret inizia a scoperchiare un vaso di Pandora di segreti che coinvolge diverse persone, inclusa la stessa famiglia Peeters, all'esterno così perfetta e immacolata, ma piena di lati oscuri dentro la propria abitazione.
E che fine he fatto Germaine Piedboeuf? Che sia stata infine uccisa?
Quando si tratta di descrivere le ambientazioni delle piccole città e le abitudini degli abitanti che ci vivono, Georges Simenon - come ha già mostrato in passato - sfoggia una maestria senza pari.
In questo caso l'ambientazione è decisamente particolare e ben sfruttata. Pur essendoci riferimenti all'indagine in Olanda, citata un paio di volte, la città che si pone tra due nazioni è il luogo ideale per mostrare anche quelle che sono le differenze tra due popoli che si ritrovano a convivere. Un modo per l'autore per parlare anche, seppur senza approfondire troppo l'argomento, di pregiudizio e classismo.
La taverna gestita dalla famiglia Peeters, dunque, sita in Francia mentre i locali privati si trovano in Belgio, diventa una sorta di anticamera del Purgatorio, dove piano piano vengono alla luce tutti i segreti rimasti taciuti per troppo tempo. Alcuni anche decisamente oscuri e che tirano in ballo tematiche molto delicate ancora oggi.
Un modo per Simenon/Maigret di scavare nei tratti più profondi e sottaciuti della personalità umana e mostrare quanto questo possa rovinare intere esistenze.
Anche questa volta bisognerà chiudere un paio d'occhi rispetto ad alcune scelte narrative, abituali novant'anni fa, meno ora. L'idea ad esempio che Maigret scopra il vero responsabile di questi atti criminali, ma non lo arresti o lo denunci e lasci che sia la coscienza di questa persona a decidere cosa fare solo perché il Commissario si trova lì in veste non ufficiale è un po' difficile da digerire.
È pur vero, comunque, che già in almeno un paio di occasioni Maigret non aveva portato davanti alla giustizia dei colpevoli, poiché il suo principale interesse è indagare nell'animo umano e far venire alla luce quelle piccole o grandi contraddizioni che esso porta con sé.
Quella piccola o grande oscurità che talvolta avvolge più persone, portandole a compiere atti indicibili nel nome di un presunto o supposto bene superiore.

sabato 27 settembre 2025

Libri a caso: La Parola alla Difesa


Nei romanzi gialli di solito ammiriamo le imprese di un investigatore, privato nella maggior parte dei casi, che indaga su un mistero che sembra in realtà già risolto. E con un colpevole pronto a essere condannato. Salvo poi scoprire un'altra, incredibile verità.
Ma difficilmente si vede il seguito, ovvero di come poi il vero colpevole venga portato davanti a un tribunale e condannato. Tanto che a un certo punto sia la letteratura, pensiamo solo al ciclo di Perry Mason, che soprattutto le produzioni televisive e cinematografiche hanno allegramente "pasteggiato" su questa fase, con letteralmente centinaia di prodotti all'attivo che continuano a essere sfornati.
E poteva forse Agatha Christie lasciarsi sfuggire questa occasione? Certo che no. Ecco dunque La Parola alla Difesa (Sad Cypress), pubblicato nel 1940.
Elinor Carlisle sembra avere ricevuto tutto dalla vita, nonostante alcune inevitabili difficoltà. C'è una persona accanto a lei che la ama, Roderick Welman, e una zia, Laura Welman, che le vuole bene come fosse una figlia. Tanto che nel testamento l'ha indicata come principale erede.
All'improvviso, però, proprio quando la zia si ammala gravemente, una lettera anonima informa Elinor che Laura Welman intende cambiare il testamento e che vuole nominare come erede principale Mary Gerrard, un'orfana che ha preso sotto la sua tutela.
Elinor si reca al capezzale della zia, ma costei muore all'improvviso e il testamento non viene cambiato, seppure fosse già prevista una rendita per Mary Gerrard che lei decide di mantenere. Ma quest'ultima muore all'improvviso.
La verità è sconvolgente: Mary Gerrard è stata avvelenata. E l'unica persona che aveva, oltre che il movente, la possibilità di farlo è proprio Elinor Carlisle! Trascinata in tribunale, una sentenza di condanna per lei sembra inevitabile. Ma in suo aiuto accorre Hercule Poirot.
La campagna inglese del tempo immediatamente precedente alla Seconda Guerra Mondiale, prima che lo scenario politico e sociale cambi in maniera drastica. Un tempo fatto di famiglie altolocate che vivono nei loro manieri in campagna, ma anche di invidie sotterranee e rancori.
Un tempo ritratto alla perfezione da Agatha Christie, avendone essa stessa fatto parte, e quindi in grado di riprodurre al meglio questi scenari. Scenari in cui la presenza di un omicidio giunge a scardinare quella patina di convenzioni e finte simpatie, mentre i protagonisti mostrano la loro vera natura, non solo gli assassini.
Il tutto a volte con solo brevi descrizioni dei personaggi o degli ambienti in cui agiscono e interagiscono, poche parole in grado di giungere subito al cuore della vicenda.
Come anticipato, rispetto ai romanzi precedenti vi è una predominante seconda parte che è incentrata sul processo contro Elinor Carlisle, mentre la prima si concentra nel delineare gli eventi principali che l'hanno portata a essere portata in giudizio. Ma non aspettatevi di vedere Hercule Poirot assumere il ruolo di avvocato o salire sul banco dei testimoni per sciorinare un'incredibile verità.
Il celebre investigatore belga è infatti quasi del tutto assente nella prima parte, metodo narrativo che abbiamo già visto utilizzato da altri scrittori e che la Christie adotta senza troppi problemi per togliere in via temporanea dalla scacchiera un elemento troppo ingombrante.
Come si può intuire, però, appena Poirot irrompe sulla scena prende subito il sopravvento sugli altri e la situazione - da caotica e disperata che era - diventa più chiara agli occhi di tutti, anche e soprattutto dei lettori, e giunge la soluzione al mistero.
C'è sempre poi una terza fase, quella in cui i protagonisti devono vivere i giorni successivi a questi drammatici eventi, ma suddetta fase non ha ancora trovato i favori del pubblico. Sappiamo solo che il nostro investigatore si ritroverà ben presto con nuovi casi da risolvere.

martedì 9 settembre 2025

Libri a caso: Il Caso Saint-Fiacre


In dodici romanzi si è saputo sinora molto poco del Commissario Maigret, personaggio ideato da Georges Simenon. Sappiamo che ha una moglie, l'indirizzo a Parigi dove risiede e persino il nome, pronunciato nei primi romanzi, ovvero Jules, poi non è stato più ritirato fuori. Quasi come se l'autore volesse suggerirci che lui è tutt'uno solo col caso su cui sta indagando di volta in volta.
Ma alla fine Simenon stesso alza in parte il velo su questo insolito mistero in Il Caso Saint-Fiacre (L'Affaire Saint-Fiacre), pubblicato nel 1932.
Presso la sede della Squadra Mobile di Parigi giunge una strana lettera, che annuncia un omicidio che avverrà nella piccola cittadina di Saint-Fiacre durante una messa in un giorno preciso.
Tutti la bollano come una bufala, tranne il Commissario Maigret, che a Saint-Fiacre ci ha vissuto quando era bambino e dove lavorava suo padre come intendente di un castello. Maigret partecipa alla messa, ma nonostante non accada nulla e il Commissario non noti alcun evento significativo, una morte avviene.
Quella della Contessa del luogo, la stessa Contessa tenutaria del castello dove lavorava il padre di Maigret, il quale ora dovrà indagare sia nel passato che nel presente per venire a capo del mistero.
Dei tredici romanzi che hanno visto protagonista il Commissario di Parigi, pochissimi hanno deluso le aspettative, ma al momento rimangono davvero memorabili due opere: la prima e questa. La prima per aver introdotto - anche se non è proprio così - questo straordinario personaggio e il contesto in cui agisce.
Questa, invece, poiché fa più luce sia sul passato di Maigret e, in senso più lato, sulle motivazioni che lo spingono ad agire. Ora sappiamo dove è nato, come mai conosca così bene come ragionano le persone che vivono in una piccola città, che infanzia ha avuto e che lavoro faceva il padre.
Un lavoro che si potrebbe ritenere ben distante da quello attuale del figlio, però delle similitudini ci sono. Anche il padre portava l'ordine nel piccolo paese di Saint-Fiacre come intendente del castello, che rappresentava per gli abitanti del posto una sorta di mondo irraggiungibile. Un mondo che invece era alla portata di Maigret, per via del lavoro del padre.
Quando il Commissario ha abbandonato questa città vi è poi tornato solo per il funerale del padre, uno dei due legami emotivi che aveva ancora con essa. E vi torna ora, per il secondo e ultimo legame emotivo che gli viene sottratto, ovvero l'anziana Contessa.
Tutti i casi su cui ha indagato in precedenza toccavano da vicino Maigret, confuso di fronte a un'umanità tesa alla propria distruzione. Questo omicidio lo tocca ancor più da vicino, poiché va a "sporcare" quell'immagine idilliaca che il Commissario ha del suo passato. Un passato fatto di momenti divertenti, di giochi insieme ad altri bambini, di quella magia di fronte a una realtà che si ripete ogni giorno che solo i ragazzini riescono a cogliere.
Ecco perché dunque risolvere questo mistero diventa per lui una faccenda molto personale, poiché rischia di infrangere quella visione di mondo perfetto che lui ha di Saint-Fiacre, che lui ha della sua stessa infanzia. Nessun uomo può sopportare di aver vissuto svariati anni in una completa bugia.
Un mondo idilliaco che poi non ha più ritrovato nella metropoli parigina, piena di esseri umani corrotti. Ma anche di ancore di salvezza, come la moglie, che permettono a Maigret di essere uno degli investigatori più determinati di sempre.

giovedì 24 luglio 2025

Libri a caso: L'Ombra Cinese


Un delitto può accadere in molti luoghi, in spazi ristretti come ampi, quali ad esempio le brughiere o una località di villeggiatura.
Ma un delitto, che è faccenda umana, può verificarsi anche in quello che è il luogo dove un gran numero di esseri umani è presente in uno spazio limitato, ovvero il condominio. Luogo dove si concentrano anche le disgrazie e le miserie umane. Come raccontato da Georges Simenon in L'Ombra Cinese (L'Ombre Chinoise), pubblicato nel 1932.
In un condominio situato a Place des Vosges a Parigi viene ucciso l'imprenditore di prodotti farmacologici Raymond Couchet, probabile vittima di una rapina finita male. Chiamato dalla portiera dello stabile, il Commssario Maigret inizia a indagare sul caso, scoprendo in realtà un diverso scenario.
Per quanto riservato e rispettato da tutti, infatti, Raymond Couchet aveva una vita turbolenta che coinvolgeva una ex moglie, la compagna attuale e un'amante con cui si intratteneva spesso e volentieri. Inoltre dal primo matrimonio aveva avuto un figlio, spiantato, scansafatiche e che gli chiedeva sempre soldi. Tutte persone che ruotano in una giostra di emozioni, tradimenti e avversità di cui Maigret deve riuscire a venire a capo.
Dante Alighieri concepì l'Inferno come una serie di gironi strutturati in più cerchi dove i dannati vengono puniti a seconda del peccato da loro commesso. E il condominio che appare in questa storia sembra proprio un'estensione di questi gironi infernali.
Persone infelici, gente semiinferma di mente rinchiusa in casa, povertà diffusa per alcuni condomini, malelingue e malcelate invidie. Comportamenti dell'animo umano che rimangono costanti nel tempo e che portano a delle tragiche conseguenze.
Sostanzialmente buona parte dell'azione del libro si svolge in questo spazio, sottolineata da lunghi dialoghi tra Maigret e gli abitanti dello stabile. Il Commissario non è certo il divin poeta e non si limita solo a osservare, ma interviene in maniera diretta e compie quel cammino che lo porta metaforicamente a riveder le stelle, ovvero a risolvere il mistero.
Sappiamo bene oramai come Maigret più va avanti nella ricerca della verità più diventa insofferente verso certe bassezze dell'animo umano, pronto a far di tutto - persino a uccidere - pur di garantirsi un tornaconto personale.
Ma forse, pur avendo visto finora solo poco più di dieci romanzi con protagonista il Commissario di Parigi, mai vi è stato finale più amaro di quello presente in questo libro, che convince Maigret a trovare sollievo presso i suoi affetti più cari.
Laddove non esiste viltà, avidità e menzogna. Un piccolo purgatorio tramite cui Maigret riesce a fuggire da un inferno composto da quattro mura.

mercoledì 2 luglio 2025

Libri a caso: Maledetto Ferragosto


Milano, verso la fine degli anni '70 del ventesimo secolo. Una città che è già profondamente cambiata dopo la fine del secondo conflitto mondiale e che si appresta a cambiare ancor di più negli anni successivi.
In questo scenario abbiamo già visto agire il vicecommissario Giulio Ambrosio, personaggio creato da Renato Olivieri, nel primo romanzo Il Caso Korda. Ambrosio e le sue atmosfere ritornano dunque in Maledetto Ferragosto, pubblicato nel 1980.
Alcuni mesi dopo la risoluzione del caso Korda, il giorno prima di ferragosto per fare un favore alla nuova compagna Emanuela, Ambrosio si reca a trovare Andrea Bulgari, una persone malata e benestante che non ha più risposto all'infermiera che gli inietta le dosi di insulina. Il motivo è molto semplice: Andrea Bulgari è deceduto.
Sembra una normale morte per cause naturali, dopotutto l'uomo era cagionevole di salute. Eppure c'è qualcosa che non torna: l'infermiera, infatti, il giorno prima si era sentita male e una ragazza sconosciuta è stata vista aggirarsi nei dintorni del palazzo.
Inoltre Andrea Bulgari si circondava di persone poco raccomandabili e la sua famiglia teneva le distanze da lui. Quale verità si nasconde, dunque, dietro la sua morte?
Oggi non è più una costante, ma in passato durante il mese di agosto le città, soprattutto le grandi città, letteralmente si svuotavano, mentre la gente si prendeva un periodo di vacanza al mare o in montagna. Col risultato che anche grandi metropoli, sempre piene di vita, diventavano per qualche settimana come un deserto.
Il libro, che è di quel periodo preciso, richiama dunque molto bene quelle atmosfere che a chi non le ha mai vissute potrebbero apparire insolite, se non addirittura improbabili.
Quella che è la solitudine che caratterizza Milano nel mese di agosto si riflette anche nei protagonisti della storia. A partire dalla vittima e dalle persone di cui si è circondata (la famiglia, il socio d'affari): gente benestante, a cui però il denaro non ha portato la felicità e vivono dunque un vuoto esistenziale che non sanno come riempire. Quel vuoto che, in maniera indiretta, sarà la causa della morte.
Ma vi è anche la solitudine del vicecommissario Ambrosio. Senza la compagna a poter allievare i lunghi giorni assolati e noiosi, in quanto detesta le ferie e dunque non l'ha seguita in villeggiatura, si ritrova dunque a vagare per questa Milano in cui a volte un particolare di un palazzo o una parola di una persona lo riportano a un passato per lui più lieto e meno opprimente.
È quasi come se lui si sentisse tutt'uno con la città stessa, che non odia ma che vede andare verso un futuro in cui lui probabilmente non riuscirà a riconoscersi. Un futuro reso cupo da persone come Andrea Bulgari e la sua famiglia, che con le loro azioni hanno cancellato quel poco di patina di innocenza che questa città ancora aveva.

mercoledì 21 maggio 2025

Libri a caso: Delitto in Cielo


Il delitto, così come l'amore, percorre tutto il mondo. Acqua, terra e pure cielo non sono esenti da questa insolita pratica. E quando la tecnologia avanza, in qualche modo chi compie un delitto troverà il modo di approfittarne.
Nel 1903 i fratelli Wright ideano il primo aeroplano e non passa molto tempo prima che questa invenzione inizi a fruttare denaro e sia utilizzata anche per scopi bellici, in special modo nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Trent'anni dopo questa invenzione è ormai parte integrante della società, per chi può permettersela ovviamente. E li delitto giunge anche lì con Delitto in Cielo (Death on the Clouds) di Agatha Christie, pubblicato nel 1935.
Nell'aereo che parte da Parigi e deve giungere a Croydon ci sono svariate personalità: un dentista, due archeologi, una parrucchiera, due nobildonne... e un'usuraia. Il suo nome è madame Giselle Morisot e, come intuibile, nel corso degli anni si è procurata qualche nemico.
Così, quando l'aereo è in procinto di atterrare, un assistente di volo scopre con orrore che la donna, circondata da altre persone che non si sono accorte di nulla, è stata uccisa. L'arma che si ritiene sia stata usata è davvero particolare: una cerbottana utilizzata da alcune tribù africane che ha lanciato un minuscolo dardo intriso di veleno.
Tale cerbottana viene ritrovata sotto il sedile di uno dei passeggeri del volo, un detective belga di nome Hercule Poirot, il quale diviene così il primo sospettato!
Quando si tratta di delitti avvenuti in luoghi chiusi o in uno spazio confinato ben definito, la letteratura gialla va a nozze con questo tipo di concetto. Pensiamo solo ai celebri casi degli omicidi con la porta chiusa.
La gentile Agatha Christie si era già cimentata con questo topos narrativo l'anno precedente la pubblicazione di quest'opera, grazie ad Assassinio sull'Orient Express. Qui porta ancora più all'estremo quell'idea. Tra l'altro, per quanto ho potuto vedere, poi sfruttata davvero poco (in effetti quanti omicidi possono avvenire in un aereo, più consono per scene di azione alla Mission Impossible?).
Uno spazio ancora più ristretto, un delitto che è impossibile non vedere eppure avviene all'insaputa di tutti e la consueta rosa di sospettati che in apparenza non ha nulla a che fare con la vittima. Insomma, un Orient Express trasferitosi in cielo.
E un altro elemento in comune è la presenza di Hercule Poirot e delle sue cellule grigie. Agatha Christie ormai è più che a suo agio nel descrivere gli eventi: gli esordi sono ben lontani e anche quelli erano signori esordi. E dopo aver superato alcuni tragici eventi personali, la sua vena artistica non è venuta meno.
Tornano così, o meglio non sono mai scomparse, le descrizioni alla sua impeccabile maniera delle persone coinvolte nella vicenda e soprattutto le loro eccentricità. Qualche relazione amorosa lungo la via con tanto di Poirot nel ruolo di insolito Cupido. E i consueti trucchi di prestigio narrativi.
Alla fine Agatha Christie aderisce alla celebre teoria di Edgar Allan Poe per cui qualcosa di misterioso che avviene alla luce del sole, davanti a tutti, non viene notato. Anche un delitto tra le nuvole, dove il bianco candore viene macchiato dal rosso sangue.

sabato 26 aprile 2025

Libri a caso: La Balera da Due Soldi


Quando il Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon, conclude una sua indagine - molto spesso rimanendo amareggiato e deluso dall'umanità che ha incontrato lungo la via - l'ultimo atto è la condanna a morte del colpevole.
Perché, all'epoca in cui i primi romanzi furono scritti (ma anche gli ultimi, a onor del vero), la pena di morte era ancora presente in Francia. Ma nell'undicesimo romanzo della saga, La Balera da Due Soldi (La Guinguette à Deux Sous), pubblicato nel 1931, tale concetto viene ribaltato e la fine costituisce in realtà il principio.
Maigret si reca a trovare un condannato a morte, Jean Lenoir, nel giorno in cui la sua sentenza capitale sarà eseguita. Costui accetta il proprio destino, ma prima vuole togliersi un sassolino dalla scarpa o forse un peso sulla coscienza. Senza comunque fare nomi e dando poche indicazioni, afferma che presso un locale noto come la balera da due soldi vi è qualcuno che merita una condanna come e più di lui, avendo ucciso una persona sei anni prima.
Con fatica, Maigret individua questo locale ed entra in contatto con i principali avventori per capire chi possa essere questo ignoto assassino, ma la mattina successiva avviene un nuovo fatto delittuoso. Che questo sia in qualche modo connesso al delitto di sei anni fa?
Il Commissario stavolta indaga nella capitale francese, Parigi. Una Parigi mostrata sia per le sue vie principali, sia soprattutto per alcune zone periferiche, dove si aggira una strana umanità. Un'umanità composta da professionisti, commercianti e le loro famiglie, che ogni weekend si liberano delle proprie inibizioni sociali per dedicarsi all'alcool e a feste dove predominano gli scherzi e le finzioni.
Ma quella che appare come una maschera è in realtà il vero volto di queste persone, che dietro invece la loro vera maschera - quella che mostrano di giorno, ai loro clienti o conoscenti - nascondono tanti segreti che si sono ormai radicati nel profondo.
Georges Simenon è molto bravo a descrivere quest'umanità, quella che magari non sospettiamo ma incontriamo ogni giorno. Ma è anche eccelso a descrivere l'ambiente che li circonda. Un ambiente fatto di taverne, negozi, istituti creditizi e gli oggetti da arredamento. Descrizioni minute e dettagliate che ci rimandano a un mondo passato, un mondo che non esiste più, ma che lo scrittore ricrea davanti ai nostri occhi come se stessimo vivendo la scena in quel momento.
E anche stavolta, di fronte alla disillusione, di fronte a quell'amarezza che lo coglie alla fine di un caso, quando scopre a quali abissi possa giungere l'essere umano, Maigret trova un'ancora di salvezza nella moglie. Un appiglio a una diversa umanità, a quel lato buono che a volte però si seppellisce sotto troppi strati, lasciando via libera all'orgoglio e all'oscurità interiore.

mercoledì 16 aprile 2025

Libri a caso: Se Morisse Mio Marito


Continuo a essere convinto che Agatha Christie, la quale pure veniva da una famiglia agiata e che forse solo durante le guerre ha vissuto qualche ristrettezza, avesse il dente avvelenato contro un certo tipo di aristocrazia e "gente perbene". Da lei invece giudicata vanesia, arrogante e pretenziosa e che di fronte ai loro insignificanti problemi assumeva un atteggiamento di protesta a discapito di gente meno fortunata di loro.
Tanto che, appunto, arriva il delitto come metaforica pena del contrappasso di tale comportamento. Un'ulteriore prova sembra giungere da Se Morisse Mio Marito (Lord Edgware Dies), pubblicato nel 1933.
Da quando risiede a Londra, Hercule Poirot ne ha ricevute di strane richieste. Ma forse non così strane quanto quella proveniente dalla famosa attrice Jane Wilkinson. L'investigatore dovrebbe infatti intercedere presso il marito di lei, Lord Edgware, perché le conceda il divorzio, cosa di cui è restio.
Rimasto comunque intrigato da questa richiesta, Poirot, accompagnato da Arthur Hastings, si reca a parlare con Lord Edgware. Ma qui lo attende una sorpresa: l'uomo non è affatto contrario a concedere il divorzio, anzi, ha già acconsentito con una lettera sei mesi fa!
E la seconda, drammatica sorpresa non tarda ad arrivare quando, pochi giorni dopo, Lord Edgware viene ucciso e tutti i sospetti ricadono subito su Jane Wilkinson. Eppure questo non può essere possibile: in quel momento era a un ricevimento e circa una decina di persone possono confermarlo.
Chi è allora il misterioso assassino? E come mai la notizia del divorzio concesso non è mai giunta a Jane Wilkinson?
Di solito vediamo gli investigatori ideati da Agatha Christie agire nei paesi di provincia o in campagna, o al limite nelle località di villeggiatura, dove si annidano segreti inconfessabili. Qui invece l'azione si svolge nella grande città di Londra, tra rappresentazioni teatrali, cene di gala e party sfarzosi.
Un mondo appannaggio della gente ricca in cui Poirot e Hastings rappresentano i classici pesci fuor d'acqua, ma che il primo riesce a dominare con la consueta abilità e sagacia. Perché come direbbe il buon investigatore belga, fino a sfinire Hastings, quello che conta è la psicologia dell'assassino e delle persone che ruotano attorno al caso.
Ma anche in quest'ambientazione più sfarzosa e luccicante, l'investigatore belga rimane presente a sé stesso e, pur commettendo un paio di errori di giudizio lungo la via, rimane l'arbitro dell'ordine che riconfina il caos che è uscito dal proprio elemento.

martedì 25 marzo 2025

Libri a caso: Nero Wolfe, Difenditi!


Gli investigatori privati hanno questa pessima abitudine di volersi complicare la vita, anche quando gli eventi sembrano essere facilmente decifrabili. Persino quello che appare come il caso più ordinario rischia talvolta di tramutarsi in una incredibile epopea.
E in questo non fa eccezione Nero Wolfe, il personaggio ideato da Rex Stout, come dimostra Nero Wolfe, Difenditi! (The Mother Hunt), pubblicato nel 1963.
Lucy Valdon, vedova del famoso romanziere Richard Valdon, si presenta al cospetto di Nero Wolfe e Archie Goodwin con un caso in apparenza semplice. Qualcuno ha lasciato un neonato davanti alla porta di casa sua, con un criptico messaggio che lascia intendere che il padre sia proprio il defunto Richard Valdon.
L'incarico è ben remunerato e appare come una passeggiata: scoprire chi sia la madre del bambino e capire se Richard Valdon ne sia davvero il padre. Tuttavia, quando nel corso delle indagini un possibile testimone viene ucciso, si capisce subito che c'è qualcosa di molto più serio dietro questa vicenda.
Qualcosa che costringerà Nero Wolfe a un vero e proprio tour de force.
Mi piace vedere questo romanzo come una sorta di aria tratta da un'opera lirica, di cui l'acculturato Nero Wolfe è di sicuro un appassionato, tipo "La Calunnia è un Venticello" di Giacomo Rossini. Ovvero inizia molto in sordina: un caso semplice, fin troppo semplice, sembrerebbe quasi non valere il tempo di Nero Wolfe se non fosse per il congruo onorario.
Dopodiché, come nel migliore dei crescendo, la faccenda diventa una matassa sempre più ingarbugliata da districare, tanto che praticamente tutte le persone che ruotano attorno a Nero Wolfe ne rimangono coinvolte a vario titolo.
E, come ciliegina sulla proverbiale torta, Nero Wolfe si ritrova costretto a uscire di casa per venire a capo dell'enigma. Una cosa che lui eviterebbe molto volentieri. Come un colpo di cannone, per citare l'aria lirica di cui sopra.
Un modo insolito di mettere in difficoltà l'investigatore privato (e il suo pard, Archie Goodwin) che tuttavia viene affrontato con i classici sbuffi e rimbrotti tipici del personaggio. E senza dimenticare che è molto difficile comunque cogliere sempre di sorpresa il sedentario investigatore amante della cucina e delle orchidee.
Anche il ritmo della trama segue questa progressione: in apparenza lento nel principio, sempre più frenetico man mano che la vicenda si delinea.
E state tranquilli, comunque. In nessuna pagina vedrete Nero Wolfe o Archie Goodwin deliziarsi con le gioie della paternità. Gli investigatori privati hanno questa pessima abitudine di voler restare single a vita.

giovedì 13 marzo 2025

Libri a caso: La Ballerina del Gai-Moulin


Sin dal primo romanzo, Pietr il Lettone, tutti gli eventi di tutte le indagini li abbiamo vissuti seguendo il Commissario Maigret ideato da Georges Simenon.
Lo abbiamo visto pedinare i sospettati, sbuffare davanti alla stufa presente nel suo ufficio, confidarsi con la moglie, recarsi all'estero e molto altro. Ed è sempre stato sulla scena, a dettare il proseguimento degli eventi.
Questo schema viene infine scardinato nel decimo romanzo, La Ballerina del Gai-Moulin (La Danseuse du Gai-Moulin), pubblicato nel 1931.
A Liegi, due giovani scapestrati di nome Jean Chabot e Rene Delfosse sono soliti dilapidare le somme di denaro su cui riescono a mettere le mani, anche facendo piccoli furti, appagando così i loro vizi. Ogni sera, dunque, sono clienti fissi del locale Gai-Moulin e passano il loro tempo principalmente con la ballerina Adele.
Una sera, essendo a corto di denaro, decidono di rapinare la cassa del locale facendo finta di uscire e chiudendosi nel bagno. Ma, quando credono di aver visto un cadavere per terra, fuggono.
Subito dopo, però, notano che qualcuno li sta seguendo e anche i frequentatori del Gai-Moulin potrebbero non essere ciò che sembrano. E in tutto questo dove si trova il Commissario Maigret?
Esatto, dove si trova Maigret? Dopo aver letto nove romanzi dove non lo abbiamo mai perso di vista, risulta in principio un po' straniante non vedere il Commissario sulla scena e questo si prolunga per svariati capitoli... o meglio, in realtà Maigret c'è, ma è sullo sfondo e con un po' di abilità lo si riesce a intuire.
Però non preoccupatevi: questo è e rimane un romanzo del Commissario Maigret tanto che, quando infine emerge sulla scena, subito la sua presenza si fa sentire e ruba la scena a tutti gli altri protagonisti di questa insolita vicenda, che sembra più un thriller spionistico che un romanzo giallo, in realtà.
Georges Simenon, dunque, ha adottato un intelligente stratagemma narrativo. Nei primi capitoli ci ha fatto seguire la vicenda attraverso gli occhi dei due scapestrati, che hanno dunque una visione diversa e parziale dei vari eventi, quella dell'uomo comune che assiste impassibile al dipanarsi della vicenda davanti ai suoi occhi e in cui ne è protagonista suo malgrado.
Dopodiché subentra l'altro, vero protagonista, che quegli eventi li manipola a suo uso e consumo per giungere a uno scopo più alto. E - io ritengo - anche per soddisfare il suo ego, decisamente cresciuto dal primo romanzo sopra citato.
Certo, infine, bisogna ammettere che quando si tratta di sospensione dell'incredulità per romanzi di ormai un secolo fa a volte bisogna compiere salti carpiati, rovesciati. L'idea che Maigret sposti un cadavere da un luogo all'altro e sostanzialmente manipoli delle prove criminali, pur con l'intento di cercare la verità, senza che poi debba renderne conto a nessuno è abbastanza forzata a mio avviso anche per gli standard dell'epoca.
Ma si sa, come si ama dire in occasioni del genere... erano altri tempi.