Rappresentare certi caratteri italiani appare abbastanza semplice, dopotutto li possiamo incontrare anche nella vita di tutti i giorni. E adattarli, e semplificarli per il cinema, talvolta si rivela ancora più semplice. Si usano personaggi e caratteristiche consolidate, le si mischia un po' e li si pone di fronte a qualcosa che non conoscono e che si ritrovano costretti ad affrontare.
Questo accade in Noi e la Giulia, diretto da Edoardo Leo, scritto da Edoardo Leo e Marco Bonini e distribuito nei cinema nel febbraio 2015.
Diego Rebecchini (Luca Argentero), Claudio Felici (Stefano Fresi) e Fausto Amedei (Edoardo Leo) decidono di abbandonare la caotica vita di città, dopo alcune delusioni e perdite, per trasferirsi in campagna e aprirvi un agriturismo.
Tutti e tre, all'insaputa dell'altro, affittano lo stesso immobile e quando si accorgono delle ingenti spese per la ristrutturazione decidono di formare una società tra loro. A loro si unisce ben presto Sergio (Claudio Amendola), un vecchio comunista che ancora crede in questo ideale.
Le cose si complicano quando giunge, a bordo di una Fiat Giulia, Vito (Carlo Buccirosso), il quale agisce per conto della camorra e richiede il pizzo. Rischiando così di distruggere il sogno dei quattro uomini prima ancora che sia iniziato.
Pur trattando un tema serio, in questo caso siamo dalle parti della commedia pura. A partire dai personaggi stessi, che riprendono caratteri italiani (il vecchio comunista che vive nel passato, il destrorso ignorante, l'uomo depresso per via della fine del matrimonio, il depresso cronico) e li esasperano un po', direi un bel po', per fini narrativi.
Questo per creare dinamiche di contrasto tra personalità così differenti che causino delle situazioni comiche di immediato effetto, le quali vengono affidate al mestiere degli attori.
Tutto questo in un contesto che richiama un desiderio nascosto, o dichiarato, di molte persone e in cui quindi molti si possono rispecchiare: abbandonare la vita caotica della città, rifugiarsi in campagna e lì rifarsi una vita, con la convinzione che questo possa migliorare la nostra esistenza. Ma anche così i problemi e i pericoli della società moderna giungono implacabili.
Cosa che consente di introdurre il tema serio della pellicola, l'ingerenza delle bande criminali nelle piccole attività commerciali indifese, seppur venga trattato in maniera non troppo opprimente (questa è una commedia, dopotutto): quindi diciamo in maniera seriosa, costruendovi attorno una storia fatta di insolite alleanze, qualche momento surreale e un piccolo messaggio di inclusività.
Più in generale, questo film vuole rappresentare quella che dovrebbe essere la ribellione del cittadino comune di fronte alle grandi ingiustizie. Ingiustizie che dovrebbero annullare le differenze e i contrasti che ci possono essere (di natura politica, razziale, caratteriale, ecco dunque perché si sono utilizzate quelle personalità consolidate) per allearsi in nome di un bene comune.
Un messaggio semplice, rassicurante. Diretto e immediato, che arrivi subito allo spettatore. E che consente di vedere una nuova alleanza tra Pietro Zinni e Alberto Petrelli di Smetto Quando Voglio.

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