giovedì 30 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Star Wars Cavalieri della Vecchia Repubblica - Flashpoint


Al termine della prima saga di Cavalieri della Vecchia Repubblica, Inizio, avevamo lasciato il padawan Zayne Carrick in una situazione molto complicata. Testimone dell'assassinio dei suoi compagni perpetrato da dei Maestri Jedi, causa una visione profetica sull'arrivo di un imminente distruttore tra le loro fila, e accusato ingiustamente di questo crimine, è dovuto fuggire dal pianeta Taris.
Ricercato da mezza galassia, Zayne ha convinto della sua innocenza il contrabbandiere Marn Hierogryph e la guerriera Jarael. Ora il loro viaggio prosegue con la seconda saga di sei numeri, Flashpoint, pubblicata nel 2006, scritta da John Jackson Miller e disegnata da Dustin Weaver e Brian Ching.
In cerca di rifornimenti, Zayne e gli altri approdano vicino a una colonia mineraria, che però poco dopo viene attaccata dai Mandaloriani. Jarael viene da loro catturata, mentre un Mandaloriano di nome Rohlan Dyre si tiene in disparte e prova a rubare la nave di Zayne.
Una volta catturato, Rohlan Dyre afferma che Jarael è stata portata sul pianeta Flashpoint, in quanto erroneamente scambiata per una Jedi, dove sarà sottoposta a terribili torture. Rohlan Dyre non condivide del tutto i metodi belligeranti del suo popolo e decide di aiutare Zayne Carrick a liberarla.
Al contempo i Jedi traditori stanno ancora cercando il Padawan scomparso e meditano di attirarlo in una trappola utilizzando suo padre.
La serie procede su binari consolidati: dopo la fuga, il protagonista ora cerca un modo per ripulire la sua fedina penale agli occhi delle altre persone e cercare vendetta su coloro che lo hanno incastrato, i quali a loro volta gli tendono delle trappole.
Il primo passo si affida a una sottotrama accennata nella prima saga e che qui viene approfondita: il conflitto della Repubblica coi Mandaloriani, dopo che i Sith sono stati sconfitti una prima volta. Sì, i Mandaloriani a cui appartengono anche Boba Fett e Din Djarin.
La variante che viene introdotta è la presenza, se non proprio di un pacifista, di qualcuno che mette in discussione alcuni metodi barbari dei Mandaloriani e che ritiene che una continua battaglia porti solo alla morte e persegue dunque altre strade, a rischio di essere definito traditore.
Un'insolita manifestazione di obiezione di coscienza.
I rapporti tra Zayne Carrick e gli altri comprimari della saga, nel frattempo, si rafforzano, mentre l'alleanza dei Jedi traditori inizia a venire meno. A parte questo, però, la trama principale non va avanti più di tanto.
Vedremo dunque quali saranno le prossime mosse del padawan ingiustamente accusato. Ci troviamo millenni prima della nascita di Han Solo, Leia e Luke Skywalker, ma la galassia di Star Wars non smette mai di sfornare nuove storie.

mercoledì 29 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - La Battaglia per la Conquista di Dordrey


Grifis e l'esercito dei Falchi continuano a mietere successi e ad apparire, agli occhi del re delle Midlands, in maniera sempre più favorevole. Il tutto mentre i componenti principali della squadra, Gatsu e Caska, sono lacerati dai loro dubbi interiori e il primo sta meditando di abbandonare la squadra.
Grifis, Gatsu e Caska hanno già sperimentato sulla loro pelle come questo mondo, oltre che crudele, sia anche dominato dalla magia e da creature inumane. E questo fatto sta per diventare ancora più evidente in La Battaglia per la Conquista di Dordrey, pubblicato sulla rivista Young Animal nel 1994.
Da cento anni infuria una terribile guerra nelle Midlands e uno degli obiettivi più ambiti è la fortezza di Dordrey, ritenuta impenetrabile per via della sua posizione che consente solo un assalto frontale limitato e che può essere facilmente respinto.
Grifis, però, non si fa intimidire da questo e accetta la missione per riconquistare la fortezza, nonostante il suo esercito impallidisca come numero di soldati rispetto a quello presente a Dordrey.
Ma il leader dei Falchi ha concepito un piano fuori da ogni schema e, inoltre, ha un interesse personale per mettere a tacere un segreto che potrebbe rovinarlo. Zodd l'Immortale, invece, osserva la battaglia con grande interesse per motivi ignoti.
Quando la "sporcizia" e la corruzione del mondo degli esseri umani si incontra col lato sovrannaturale, si può stare certi che la saga di Berserk, ideata da Kentaro Miura, sta prendendo una piega interessante, anche se possiamo già intuire che risulterà traumatica per i protagonisti.
Se infatti, nel corso di questo lungo flashback, stiamo assistendo all'ascesa di Grifis da semplice soldato a probabile futuro re delle Midlands, al tempo stesso altri pezzi si stanno muovendo sulla scacchiera. Che a quanto pare non vogliono che le cose vadano in questo modo.
Esistono dunque - come già intuito in Zodd l'Immortale - forze più potenti, impossibili da controllare, quelle stesse forze che Gatsu affronterà da guerriero adulto e martoriato. Forze che controllano, plasmano e dirigono il destino degli esseri umani. Forze che in apparenza non si possono contrastare.
Quindi la pur grande vittoria strategica dei Falchi, che riconquistano Dordrey grazie alle abilità tattiche di Caska e alla potenza in battaglia di Gatsu, è in realtà anche frutto dell'intervento di queste entità, al cui servizio pare essere Zodd. E ancora non si comprende il motivo del loro agire. Solo Zodd ne è consapevole e alla fine afferma che un Eclissi è in arrivo.
In un mondo dove l'oscurità prevale, questo non sembra promettere nulla di buono. E c'è come l'impressione che tutti questi successi stiano già preparando la strada per questa tremenda caduta.
Gli dei possono essere benevoli o indifferenti. Tuttavia è possibile che, nel mondo di Berserk, sia la crudeltà a caratterizzarli.

martedì 28 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Punitore/Vedova Nera - La Tela del Giorno del Giudizio


Si potrebbe pensare che il Punitore e la Vedova Nera siano due personaggi agli antipodi, le cui strade difficilmente si possono incrociare visto che percorrono sentieri narrativi differenti. Eppure qualche punto in comune ce l'hanno.
Entrambi hanno un passato tragico e hanno perso persone a loro care: evento che li ha spinti a intraprendere le loro rispettive missioni, pur con differenti metodi. Entrambi non esitano a uccidere, quando necessario (il Punitore anche quando non lo è). Entrambi si pongono su una linea sottile e, se il Punitore l'ha ormai oltrepassata da tempo, la Vedova Nera vi si ritrova spesso in bilico.
Questi due personaggi si alleano, credo per la prima volta, nel graphic novel La Tela del Giorno del Giudizio (Spinning Doomsday's Web), scritto da D.G. Chichester e disegnata da Larry Stroman.
La Vedova Nera tenta di fermare l'evasione di Peter Malum, un genio della scienza deviato che tempo prima ha costruito un dispositivo nucleare impossibile da smantellare. Malum però ha facilmente la meglio su di lei e, dopo questa dura batosta, Natasha Romanov inizia a dubitare di sé stessa e delle proprie capacità.
Nick Fury le affida comunque l'incarico di ricatturare Malum, il quale sta provando a costruire un nuovo dispositivo nucleare rubando in vari siti i pezzi necessari, ma l'eroina deve far presto perché sulle tracce del criminale vi è il Punitore, deciso a fare giustizia a modo suo.
L'incontro tra queste due forti personalità potrebbe rappresentare la chiave per il successo, oppure la totale disfatta.
Storia diretta e immediata, che punta molto sulle scene di azione - che l'artista ritrae da diverse angolature come volesse catturare una sorta di atmosfera cinematografica. La trama non si fa troppi problemi a lasciare alcuni punti in sospeso o non approfondirli (il Punitore arriva, se ne va e di solito... ah no, quella era un'altra cosa. Comunque la sua presenza non è così significativa, smuove giusto un po' la trama che però è più incentrata sulla Vedova Nera).
C'è, infatti, giusto una traccia di approfondimento con Natasha Romanov e i suoi dubbi interiori, che però vengono rapidamente dissolti quando si ritrova nel suo ambiente, ovvero di fronte al pericolo. Del tema, per sconfiggere le tue peggiori paure devi affrontarle.
Il Punitore e la Vedova Nera scoprono dunque di poter mettere da parte eventuali loro divergenze in nome di un bene comune e contro una minaccia superiore, non senza prima - decennale tradizione Marvel - aver avuto uno scontro tra di loro prima di decidere di allearsi.
Quindi è una storia senza particolari guizzi, che va dritta all'obiettivo, anche perché non c'erano poi così tante pagine a disposizione. La potenza dei team-up genera anche questo.

lunedì 27 aprile 2026

Prime Video Original 101: G20


Credo non vi stupisca venire a conoscenza del fatto che gli Stati Uniti si ritengano la più grande democrazia mai esistita e che il cinema dà manforte nel portare avanti questa convinzione.
E quindi la figura istituzionale più rappresentativa di questa nazione non può essere da meno e deve porsi in prima linea per diffondere la democrazia a forza di botte e sparatorie.
Sorvolando su presenti e passati Presidenti, ci si può ricordare di Bill Pullman/Thomas J. Whitmore nei due Independence Day o, più di recente, di Aaron Eckhart/Benjamin Asher nella saga Attacco al Potere.
Ma c'è sempre spazio per altra democrazia, come accade in G20, diretto da Patricia Riggen, scritto da Logan Miller e Noah Miller e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 10 aprile 2025.
La Presidente degli Stati Uniti Danielle Sutton (Viola Davis), bersaglio della stampa per via delle scorribande della figlia Serena (Marsai Martin), si reca insieme alla famiglia al summit del G20 che si tiene a Cape Town in Sud Africa.
La riunione viene però bruscamente interrotta dall'arrivo di una banda di terroristi mercenari capitanata da Edward Rutledge (Antony Starr), che intende far crollare i mercati economici globali in favore delle criptovalute, di cui si è assicurata una quantità considerevole.
Danielle Sutton e la sua famiglia sono tra i pochi a non venire catturati e la Presidente deve trovare al più presto una soluzione per salvare il mondo e la sua vita familiare allo stesso tempo.
Adoro il fatto che questo film sia smaccatamente propagandistico e non solo non lo nasconda, ma te lo sbatta pure in faccia come se fosse una cosa naturale. Chiaramente un prodotto di facile intrattenimento - di per sé non è un male - per un pubblico che non cerca storie complicate o trame su più livelli narrativi ma semplicemente azione. E anche questo di per sé non è un male.
E quindi si va dritti all'obiettivo, in una nazione dove alcuni non sanno dove si trovino sulla cartina geografica altre nazioni, affermando che gli Stati Uniti sono la miglior nazione che ci sia (i suoi rappresentanti sfuggono ai terroristi e li combattono facendo prevalere il bene), mentre gli altri paesi sono a un livello inferiore (infatti i loro leader vengono tutti catturati).
Si salvano dall'attentato della pellicola solo l'Inghilterra - storico alleato degli Stati Uniti - e, per ragioni che preferisco non approfondire, l'Italia, con Sabrina Impacciatore oramai lanciata nelle produzioni americane. Chiaramente sono lì solo per aiutare la vera nazione protagonista, non per surclassarla.
In questo scenario nessuno si stupisce, dunque, che la Presidente (inclusività al massimo) sia incarnazione di questa supremazia e si riveli una formidabile combattente (viene spiegato perché lo è, sia chiaro). E in aggiunta le consolidate dinamiche familiari, con la prole a dare man forte.
E la vera fonte di ispirazione non sono i film sopra citati, bensì il sempiterno Trappola di Cristallo: la trama è praticamente simile, con le criptovalute - moderno oppio dei popoli - a prendere il sopravvento. E con una spruzzata di Black Panther, questo almeno lo citano.
Un prodotto immediato da digerire e forse da porre nel retro della propria mente, pronto a essere scordato e ritirato fuori solo quando, per qualche motivo, verrà nominato. A proposito, l'ultimo G20 tenutosi qualche mese dopo l'uscita di questa pellicola si è tenuto proprio in Sud Africa.. ma non c'era Viola Davis come rappresentante degli Stati Uniti.

domenica 26 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Capitan America - L'Esercito Fantasma


Come noto, Capitan America è un veterano della Seconda Guerra Mondiale e ha combattuto su più fronti per quasi cinque anni affiancato da Bucky Barnes, prima che lui finisse ibernato e il suo sidekick divenisse l'agente al servizio dei servizi segreti russi noto come Soldato d'Inverno.
Durante quei drammatici tempi bellici, le avventure dell'eroe a stelle e strisce rasentavano a volte il surreale, non limitandosi agli scontri con i nazisti o i loro agenti, ma sconfinando talvolta anche nel mistico e nel sovrannaturale. Tali atmosfere ritornano nel graphic novel L'Esercito Fantasma (The Ghost Army), pubblicato nel 2023, scritto da Alan Gratz e disegnato da Brent Schoonover.
Mentre stanno combattendo insieme a Dum Dum Dugan l'esercito nazista in Transia, Capitan America e Bucky si imbattono in Jim Morita e il suo esercito fantasma, un sofisticato sistema di altoparlanti che induce l'esercito nazista a credere che vi siano delle grandi truppe in arrivo e fuggire.
In un vicino castello si trova anche il Barone Mordo che - per ragioni personali - si è temporaneamente alleato con i nazisti e sta lavorando a un macchinario mistico in grado di riportare le vittime di guerra in vita come fantasmi il cui tocco risulta letale.
Di fronte a questa minaccia, Capitan America e Bucky - in netta inferiorità numerica e spirituale - devono trovare alleati insoliti e assaltare il castello di Mordo, il quale ha in mente un segreto piano di conquista all'insaputa di tutti, prima che sia troppo tardi.
Per quanto possa apparire strano che Capitan America affronti una minaccia mistica di solito appannaggio del Dr. Strange, bisogna ricordare che già durante la Golden Age il Supersoldato si confrontava anche con questo tipo di avversari e in era moderna non si è mai tirato indietro di fronte a qualsiasi pericolo, naturale o sovrannaturale che fosse.
E credo proprio che quest'opera, facendo ovviamente le opportune modernizzazioni sia dal punto di vista della scrittura che da quello grafico, richiami quelle atmosfere della Golden Age, rivolgendosi anche al pubblico "cinematografico" per così dire, di modo che arrivi a più persone possibili.
Inoltre vi sono alcuni evidenti omaggi alla Silver Age, con l'introduzione di un altro celebre nemico del Dr. Strange e la presenza della famiglia Maximoff.
Quindi più che una storia di guerra questo è un racconto tra l'avventuroso e il magico, una sorta di fiaba per adulti moderna piena di cliffhanger nello stile dei vecchi serial della Republic Pictures. I lettori navigati di fumetti, invece, troveranno qualche inside joke qui e là per la loro gioia.
Non siamo di fronte a un capolavoro assoluto (ma dopotutto, quale opera degli ultimi decenni lo è), tuttavia ritengo sia una buona storia che ricorda molto dei tempi che non ci sono più.
Quegli stessi tempi, e le stesse letture, che anche lo scrittore a mio avviso ha vissuto e su cui si è basato per ideare questa storia. Un mix tra passato e presente come solo nei fumetti possiamo ammirare senza restarne straniti.

sabato 25 aprile 2026

Libri a caso: La Spada del Destino


Il mondo di Geralt di Rivia, il Witcher a cui occorre donare un soldo, questa versione oscura e distorta dei racconti che leggevamo da piccoli ideata dallo scrittore Andrzej Sapkowski, ha esordito con alcuni racconti contenuti ne Il Guardiano degli Innocenti.
Appariva subito chiaro che quella serie di racconti fosse solo una sorta di prologo per una saga ben più ampia. Ed ecco dunque il secondo libro, La Spada del Destino (Miecz przeznaczenia), pubblicato nel 1992.
Il Witcher continua a viaggiare nelle terre infestate da strane creature, spesso accompagnato dall'artista e poeta Ranuncolo e dalla maga, nonché amante, Yennefer di Vengerberg.
Lungo la via incontrerà un drago dalle insolite fattezze, testimonierà di un'insolita storia d'amore tra una sirena e un re, dovrà trovare un modo per fermare uno sfuggente mutaforma e alla fine incontrerà una ragazza a cui il suo destino sarà strettamente legato nel prossimo futuro: Cirilla "Ciri" di Cintra.
Questo secondo libro, peraltro pubblicato praticamente in contemporanea col primo, riprende la stessa struttura dell'opera primaria: una serie di racconti che si intersecano tra loro e che vanno a formare un affresco più grande.
Al tempo stesso, però, l'autore sembra aver preso maggior confidenza coi vari personaggi e l'ambientazione in cui essi si muovono. Questo strano mondo che appare come un patchwork delle fiabe classiche (come la Sirenetta) e dei miti del folklore, come i Druidi.
Vengono inoltre approfonditi in maniera più evidente quelli che sono i rapporti coi due comprimari finora più presenti in queste storie. Il primo è il cantore Ranuncolo, che in apparenza potrebbe apparire come una spalla comica e per certi versi lo è, ma si pone più come la voce della coscienza di Geralt. Quella che cerca di mostrargli il lato buono delle cose, pur di fronte a tanta malvagità.
Vi è poi la maga Yennefer, una femme fatale dal buon cuore, anche se a prima vista non lo si nota. Il rapporto con Geralt è di quelli tormentati: entrambi sono consapevoli che le loro esistenze potrebbero terminare in qualsiasi momento, ma non a causa di un mostro, bensì per via della potenza distruttiva degli esseri umani.
Entrambi potrebbero essere destinati l'uno all'altra, ma entrambi faticano a trovare un loro equilibrio e spesso la separazione è inevitabile.
A proposito di destino. Geralt di Rivia non apprezzerebbe, ma i racconti si incentrano appunto sul destino e le persone che siamo destinate a incontrare lungo la via, persone che cambieranno la nostra vita. E per quanto noi possiamo evitarlo, questo non cambierà. L'introduzione del personaggio di Ciri, altro comprimario che appare sulla scena per restare, va verso questa direzione.
Mentre il mondo del Witcher diventa sempre più grande e sfaccettato, la vita dello strigo appare sempre più proiettata verso una breve esistenza. Sarà il resto dei libri della saga a chiarire se questo sia veritiero o meno.

venerdì 24 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Vedova Nera - La Guerra Più Fredda


Il crollo del muro di Berlino e del blocco comunista orientale non poteva non avere un riflesso anche nei fumetti, soprattutto quando c'è in ballo un personaggio che è russo di nascita, anche se poi negli Stati Uniti ha trovato la sua vera identità. Si tratta di Natasha Romanov, alias la Vedova Nera.
L'eroina affronta un'insolita conseguenza di questi eventi reali nel graphic novel La Guerra Più Fredda (The Coldest War), pubblicato nel 1990, scritto da Gerry Conway e disegnato da George Freeman.
Nel 1987, due anni prima della caduta del muro, la Vedova Nera viene avvicinata da due agenti del KGB, i quali le propongono di rubare alcuni protocolli situati in una base dello SHIELD. La Vedova Nera ovviamente rifiuta, ma le viene poi rivelata un'incredibile verità.
Suo marito Alexi, il Guardiano Rosso, è ancora vivo e se completerà questa missione potrà rivederlo e riunirsi a lui. Tutto sembra confermare il ritorno di Alexi e dunque la Vedova Nera si imbarca in una missione che alla fine la riporterà in Unione Sovietica, dove dovrà fare i conti col proprio passato.
Come si rivoluziona un personaggio fortemente radicato nella propria nazionalità quando la nazione da cui proviene crolla? Semplice, non rivoluzionandolo.
La Vedova Nera, per quanto russa di nascita, era ormai americana d'adozione già da lungo tempo. Tanto che viveva la "perestrojka" ben prima dei suoi compatrioti, abitando in un elegante attico di Manhattan e avendo a disposizione un autista.
Quindi l'operazione che si compie, per nulla inedita ovviamente, è mettere Natasha Romanov, più che la Vedova Nera, a confronto col proprio passato per far sì che se lo getti in maniera definitiva alle spalle.
E usando nello specifico l'affetto a lei più caro prima che incontrasse Occhio di Falco e Devil: il marito Alexi, deceduto al termine di uno scontro con i Vendicatori (in realtà no... ma non è qui che si verifica il suo ritorno).
La scelta finale è chiara e prevedibile, perché da tempo l'eroina non si riconosce più nelle sue radici che partono dall'Unione Sovietica, che l'hanno plagiata e costretta a vivere una vita artificiosa e costruita a tavolino... di cui però l'amore per Alexi rappresentava una delle poche eccezioni.
Anche coloro che provano a riportarla dall'altra parte della barricata non sono altro che gli ultimi baluardi di resistenza del vecchio sistema, destinato a crollare di lì a poco tempo.
La Vedova Nera è libera infine da questo fardello, così come anche la Russia è ora libera di seguire nuove strade. Questo almeno nella visione americocentrica dell'autore e non gliene va fatta una colpa, visto che alla fine gli Stati Uniti erano usciti sostanzialmente indenni dalla Guerra Fredda, a differenza del loro storico "avversario".
La Vedova Nera può dunque intraprendere nuove strade. Che tuttavia, a mio avviso, saranno molto simili alle precedenti.

giovedì 23 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Star Wars Cavalieri della Vecchia Repubblica - Inizio


L'universo di Star Wars è ampio, molto più ampio di quanto chiunque possa immaginare (ivi compreso il suo creatore, oserei dire) e si è espanso col tempo dallo schermo cinematografico in molti altri media.
Che, non potendo per volontà suprema esplorare i temi dei film salvo espliciti e mirati progetti, hanno cominciato a guardare a un periodo a cui le pellicole non avevano mai volto lo sguardo.
Ovvero quel lontano passato di quella galassia lontana, lontana, nello specifico. Perché quell'universo era ampio non solo come numero di pianeti e razze che lo abitavano, ma anche come periodo temporale, svolgendosi in un periodo di alcuni millenni.
Anche se la quasi totalità di queste storie oggi è da ritenersi ambientata in un universo alternativo, esse rimangono comunque uno scrigno di tesori da esplorare.
Il lontano passato della galassia viene esplorato nella serie Cavalieri della Vecchia Repubblica (Knight of the Old Republic), pubblicata da Dark Horse a partire dal 2006, la cui prima saga di sei numeri si intitola Inizio (Commencement), scritta da John Jackson Miller e disegnata da Brian Ching e Travel Foreman.
Zayne Carrick è un Padawan che aspira a diventare Jedi. Pur essendo volenteroso e altruista, appare anche molto impacciato e sempre in ritardo rispetto agli altri allievi. Nonostante questo, il cavaliere Jedi Lucien lo pone sotto la sua ala protettiva.
Quando sta per completare il proprio addestramento presso l'accademia di Taris, Zayne arriva in ritardo a una celebrazione per festeggiare l'imminente promozione a Cavaliere Jedi e vi trova i suoi compagni uccisi e, davanti a loro, i loro maestri Jedi con le spade laser sguainate, incluso Lucien.
Accusato degli omicidi e costretto alla fuga, Zayne Carrick si ritrova braccato dai Cavalieri Jedi e dalle forze di polizia e può contare solo sull'aiuto di Marn Hierogryph, un contrabbandiere che ha tentato invano di catturare, e Jarael, una giovane guerriera che vive nei bassifondi di Taris.
Siamo ben lontani dalle classiche ambientazioni dei film pre-ultima trilogia: ci troviamo, infatti, circa 4.000 anni prima degli eventi della battaglia di Endor e i Jedi, dopo aver sconfitto una prima volta i Sith, ora regnano la galassia con autorità e comprensione, ma temendo sempre un ritorno dei loro nemici e dovendo arginare la minaccia dei Mandaloriani.
Uno scenario, dunque, abbastanza inedito in cui ci si può sbizzarrire creando nuovi personaggi e nuove situazioni narrative, ma non dimenticando mai le spade laser e la Forza.
Questa prima saga introduce tutti gli elementi che diverranno il perno della serie: un padawan accusato di un crimine che non ha commesso, una caccia che non conosce confini e pericoli vecchi e nuovi che minacciano la galassia. Il tutto nella cornice di Star Wars, ovviamente, con spade laser, razze aliene incredibili e astronavi di ogni genere.
Oltre a Zayne Carrick vengono presentati, inoltre, i principali comprimari della testata: il primo, Marn Hierogryph, destinato a divenire una sorta di spalla comica, il secondo, Jarael, quasi di sicuro un futuro interesse amoroso del protagonista.
Nonostante ci siano molte situazioni buttate nella mischia, a ognuna viene dato il giusto spazio, ma è chiaro - lo dice il titolo stesso - che questo è solo l'inizio. Tutte le pedine sono state piazzate sulla scacchiera e presto faranno le loro mosse.

mercoledì 22 aprile 2026

Libri a caso: Davy l'Eretico


Ritorniamo nella rassicurante (?) ambientazione dei mondi post-apocalittici. Quei mondi dove l'umanità non è più la specie dominante sul pianeta Terra, ma c'è ancora spazio per cercare di perseguire i propri obiettivi. E, attraverso la lente di questo mondo in rovina, parlare in realtà dell'umanità del proprio tempo.
Come accade anche in Davy l'Eretico (Davy), scritto da Edgar Pangborn e pubblicato nel 1964.
Davy non possiede un cognome, è un orfano che è stato adottato da uno stato che ha messo al bando ogni tipo di tecnologia dopo che una tremenda guerra ha quasi del tutto annientato la razza umana.
Davy lavora come tuttofare non pagato, uno schiavo praticamente, presso una locanda, ma ben presto sente il bisogno di voler esplorare il mondo. Da piccole sortite all'esterno che durano una sola notte, col tempo Davy inizia a spingersi sempre più lontano e per periodi di tempo sempre più lunghi.
Fino a quando fugge dalla sua prigionia lavorativa e si avventura nell'esplorazione e la conoscenza del mondo post-apocalittico. Vi incontrerà dei pericoli, degli insoliti alleati e amici e alla fine anche l'amore.
Il lontano futuro, lo scenario apocalittico, per lanciare uno sguardo sul mondo in cui vive l'autore. Le storie sono state scritte nel 1962, quindi al tempo stava emergendo una nuova generazione che la Seconda Guerra Mondiale praticamente non l'aveva vissuta.
Non stupisce, dunque, che la causa del disastro di quest'opera - fatta dal vecchio establishment - sia una guerra atomica, il più grande spauracchio del decennio in cui essa è stata pubblicata.
Come nel miglior romanzo di formazione, Davy non conosce in principio questo mondo ma, quando inizia a capirlo, intuisce subito che non fa per lui. Poiché lui è un libero pensatore e prova emozioni ed empatia: insomma è - agli occhi dei potenti di quel tempo, autorità religiose e intransigenti - un eretico.
Non vi è un sentimento anti-cattolico, più che l'altro l'autore appare molto critico verso i dettami della chiesa che erano presenti a quel tempo, non più attuali nel nuovo scenario che si è venuto a formare.
Davy è l'incarnazione di questa nuova generazione e lungo la via trova spiriti affini come lui, altri liberi pensatori - rappresentanti dell'arte di strada - che mettono in dubbio quei valori tramite il filtro delle rappresentazioni teatrali. Qualcosa che il potere non riesce a comprendere.
Davy è quella generazione che qualche anno dopo avrebbe generato un cambiamento.
L'opera racconta solo una parte della vita di Davy (i primi anni della sua avventura e un possibile epilogo), ma rimangono aperti alla fine molti punti meritevoli di approfondimento. Se la giovinezza viene esplorata, l'età matura rimane a noi quasi del tutto sconosciuta.
Non sappiamo se avremo modo di tornare a posare gli occhi su questo mondo e questo personaggio, ma il suo viaggio di iniziazione - con molte scoperte sia esteriori che interiori - è quello che hanno compiuto molte persone, una volta o l'altra.

martedì 21 aprile 2026

Libri a caso: Poirot e la Salma


Hercule Poirot, il mirabile detective belga ideato da Agatha Christie, assistito dalle sue celluline grigie indaga sui delitti quando questi vengono compiuti.
Salvo forse il raro caso di Delitto in Cielo, però, non gli è mai capitato di assistere di persona a un delitto perpetrato da pochi secondi, Ma questo infine accade in Poirot e la Salma (The Hollow), pubblicato nel 1946.
Sembra un classico ricevimento di famiglia quello che avviene presso la dimora degli Angkatell, tra cui spicca la più che eccentrica Lucy.
Un ricevimento che però non nasconde alcuni malumori dei presenti, che fanno tutti capo al medico John Christow, sposato e con figli la cui amante del passato vive in una villa accanto e che ha inoltre una relazione clandestina con la scultrice Henrietta Savernake.
Fino a che, presso la piscina dell'abitazione, John Christow viene ucciso. La scena è chiara: è la moglie Gerda a impugnare l'arma e il delitto è avvenuto da pochi secondi, perché il sangue scorre e macchia l'acqua della piscina. Non solo, ad assistere a questa scena vi è Hercule Poirot in persona.
Sembra dunque un mistero già risolto, ma alcuni particolari non quadrano e il detective belga con la consueta abilità risolverà infine il caso.
Siamo ormai nel dopoguerra e, anche se nessuno tranne la scrittrice ancora lo sa, è già stato scritto l'ultimo romanzo che vede protagonista Hercule Poirot. Perché sì, Agatha Christie non riesce proprio più a sopportare quella sua creazione, ma i lettori e gli editori continuano a battere su quel tasto e dunque lei li accontenta.
Ma ovviamente lo fa a modo suo. La trama di questo romanzo, infatti, viene in gran parte dominata dalle vicende che vedono protagonista la famiglia degli Angkatell, una tipica famiglia inglese del pre-conflitto bellico che Agatha Christie ha conosciuto di persona.
Si diletta dunque nel descrivere i caratteri e le azioni dei vari personaggi traendo piacere da questo, e non lo nasconde nemmeno quando disserta per pagine e pagine sul piacere della scultura o sui dilemmi etici di John Christow o sulle eccentricità di Lady Lucy Angkatell.
E Poirot? Be', sì, c'è anche lui, ma compare verso la metà del romanzo e la sua presenza - pur significativa nell'impatto della trama, non foss'altro che risolve il mistero - non incide affatto sulle vicende degli altri protagonisti, che procedono percorrendo il loro personale teatro della vita. Con un curioso detective belga che ogni tanto fa capolino.
Questo è di certo un romanzo giallo, ma dove predominano di più le vicende personali di alcuni personaggi, in ultima analisi.
Insomma, Agatha Christie ottiene un'altra vittoria. Consegna ai lettori una nuova avventura di Hercule Poirot, ma concepisce un romanzo secondo il suo volere. Cara signora inglese dai mille trucchi.

lunedì 20 aprile 2026

Libri a caso: Liberty Bar


I bar, le locande, sono parte integrante delle indagini condotte dal Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon. Maigret, infatti, che è un uomo proveniente da una città di provincia, sa bene che qui l'umanità si mette metaforicamente a nudo e - dopo qualche bicchiere - rivela cose che altrove terrebbe per sé.
Già in passato il Commissario ha svolto indagini dove gli eventi focali avevano luogo in un locale, come in La Balera da Due Soldi o La Ballerina del Gai-Moulin. E ora lo schema si ripete in Liberty Bar, pubblicato nel 1932.
Il Commissario Maigret si reca in Costa Azzurra, vicino a Cannes, poiché è stato incaricato di indagare sull'omicidio di William Brown, una ex spia caduta in disgrazia che vive in una villa fatiscente, potendo contare unicamente su un vitalizio della famiglia e circondato da due donne che vogliono solo approfittare di lui e del suo denaro.
Maigret ben presto scopre che William Brown amava spesso recarsi al Liberty Bar di Cannes, un locale di quart'ordine dove però poteva stare lontano da quella opprimente realtà. Ed è proprio qui che si nasconde la chiave per risolvere il mistero del suo assassinio.
Siamo dalle parti di Cannes, che doveva ancora organizzare il primo festival del cinema, evento accaduto quattordici anni dopo. Ma già allora la città aveva la nomea di luogo elegante e lussuoso, riservato principalmente a gente facoltosa che frequentava i casinò del luogo.
Georges Simenon, però, sa bene che dietro tanta patina di lusso vi sono anche altrettante zone oscure. A volte basta imboccare una strada invece che un'altra, come accade a Maigret, e ci si ritrova in un mondo a parte quale quello del Liberty Bar.
Rifugio dei reietti, degli sconfitti dalla vita, dove davanti a un bicchiere di birra o alcool possono dimenticare le loro tristi esistenze. Ma quando queste esistenze entrano in conflitto per i motivi più evidenti (il denaro, l'amore), non può che verificarsi una tragedia.
E il Commissario Maigret diventa impotente spettatore di questa tragedia: arrivando a delitto già compiuto non può far altro che osservare la miseria umana rappresentata dalla vita di William Brown e dalle persone che ruotano attorno al Liberty Bar. Persone dei ceti sociali più bassi (operai, prostitute) che però sperano sempre un giorno di poter andarsene da li.
Ma il Liberty Bar, che pure è un luogo pubblico, per loro rappresenta una prigione. Se se ne allontanassero, non avrebbero altro posto dove andare.
E così Maigret alla fine non diventa uno spietato esecutore della legge, ma agisce secondo la sua coscienza, secondo ciò che ritiene giusto, come già accaduto altre volte in passato.
Di fronte alla miseria umana può diventare il più rigido dei commissari, oppure andare oltre. Poiché sia le vittime che i colpevoli stanno già scontando la loro pena, che non avrà mai fine.
Come sempre, Georges Simenon non manca di sottolineare una certa misantropia di una parte del genere umano, per la quale non conta la classe sociale. Ma è un tratto comune di molti di noi.

domenica 19 aprile 2026

Netflix Original 200: The Irishman


La collaborazione tra Robert De Niro e Martin Scorsese si è rinnovata più volte nel corso degli anni, a partire da Mean Streets.
Quando a loro si è unito anche Joe Pesci, abbiamo avuto dei classici come Toro Scatenato e poco dopo moderni racconti di gangster quali Quei Bravi Ragazzi e Casinò.
Dopo tanto tempo, questa attualizzazione di uno storico genere cinematografico ritorna con The Irishman, diretto da Martin Scorsese, scritto da Steven Zaillian e distribuito su Netflix a partire dal 27 novembre 2019.
Frank Sheeran (Robert De Niro), un camionista, ha un fugace incontro con Russell Bufalino (Joe Pesci) quando il suo mezzo rimane in panne.
Poco tempo dopo Sheeran viene accusato di passare una parte dei carichi di carne che trasporta a una banda criminale locale in cambio di una mazzetta. Russell Bufalino interviene e, tramite un avvocato di fiducia, lo fa assolvere da queste accuse.
Da quel momento Frank Sheeran comincia a divenire uomo di fiducia e sicario della famiglia Bufalino e, tramite i loro contatti, conosce Jimmy Hoffa (Al Pacino), di cui diviene in breve tempo guardia del corpo e migliore amico.
Ma in ambienti come questi l'amicizia e il rispetto sono valori fragili e Frank Sheeran pagherà un prezzo molto caro per questo.
Sembra che Martin Scorsese abbia voluto dare vita al racconto di gangster definitivo, con tutti gli attori a lui cari (manca solo Leonardo DiCaprio per la chiusura del cerchio). E lo fa tramite una storia che si dipana per un periodo temporale di oltre quarant'anni, in cui si assiste alla rapida ascesa e alla drammatica caduta di Frank Sheeran.
Personaggio realmente esistito, costui ha dichiarato di aver ucciso Jimmy Hoffa (nonché molte altre persone) per conto della famiglia Bufalino, anche se vi sono molte prove che contrastano queste sue affermazioni.
Questo però al regista non interessa e, tramite la figura di Sheeran, ritrae un tipo di personaggio a lui caro: quello affascinato dal mondo della criminalità, in quanto la sua anima è nera sin dal principio.
E alla fine, in quel mondo, quella persona vi entra e ne diventa una figura di spicco. Ma, esattamente come accaduto a Henry Hill, alla fine a Frank Sheeran non rimane nulla. Perde la famiglia, gli amici, rimane l'essere più solo sulla Terra.
Eppure rimane fedele a uno strano codice d'onore, che nemmeno da anziano e malato abbandona, mentre tutti coloro che hanno segnato la sua vita sono morti. E trova conforto, altro tema caro al regista, nella religione e nella fede per l'assolvimento dei suoi peccati.
E tutti coloro che ruotano attorno a Frank Sheeran non sono da meno. Jimmy Hoffa, Russell Bufalino, anche loro perdono tutto in nome di un finto ideale e muoiono in solitudine, oppure vengono uccisi da cari amici, a dimostrazione che in realtà il concetto di amicizia in questo tipo di ambiente non esiste.
Un mondo a parte, di cui si fatica a comprendere le regole, eppure parte integrante della società americana, e non solo, per decenni. Un mondo che si avvia al tramonto e su cui Martin Scorsese ha voluto mettere la parola FINE.

sabato 18 aprile 2026

Italians do it better? 73: Il Ragazzo Invisibile - Seconda Generazione (2018)


Le saghe supereroistiche sono concepite per non chiudersi al primo capitolo, salvo sporadiche eccezioni. Le saghe supereroistiche, sia al cinema che sulla carta, proseguono sin quando è possibile con nuovi episodi da dare in pasto al pubblico.
Appare dunque confortante che Il Ragazzo Invisibile pochi anni dopo l'uscita del primo film abbia un secondo capitolo, Il Ragazzo Invisibile: Seconda Generazione, diretto da Gabriele Salvatores, scritto da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e distribuito nei cinema nel gennaio 2018.
Sono passati alcuni anni dagli eventi del primo film quando Michele Silenzi (Ludovico Girardello) fa la conoscenza di una nuova compagna di classe, Natasha (Galatea Bellugi). Costei è in realtà sua sorella e lo porta dalla loro madre, Yelena (Ksenia Rappoport).
Le due donne gli chiedono di compiere una missione insieme a loro: indagare su un uomo di nome Igor Zavarov (Kristof Konrad), il quale sta rapendo alcuni superesseri per ragioni sconosciute. Tra questi vi è anche il padre di Michele e Natasha.
Michele, che ha perso di recente la madre adottiva a seguito di un incidente, è ben felice di riunirsi alla sua famiglia e accetta la missione, ma ben presto scopre che c'è qualcosa che non quadra.
Le saghe supereroistiche, pur ambientate in universi immaginari, attingono spesso alla realtà, reinterpretandola per scopi narrativi, sin dai tempi di Stan Lee e Jack Kirby. Ecco dunque che - quanto accennato nel primo capitolo - qui viene approfondito ed espanso.
I superesseri di queste due pellicole sono gli ultimi figli pre-Perestrojka e riflettono lo scenario che vedono i potenti russi cercare di dominare quel mercato economico globale, invece che pensare solo alla propria nazione, a scapito di altri paesi.
In contrasto a loro vi è la nuova generazione, quella cresciuta con diversi valori e integrata in una differente società: si rinnovano dunque le dinamiche di contrasto tra genitori e figli. E il riconciliamento del protagonista con un passato che non ha mai conosciuto e una sorella di cui in principio non comprende la personalità.
La famiglia di Michele è di origini russe e disfunzionale, ma cerca in maniera disperata di restare unita. Sembra di vedere il film Black Widow qualche anno prima che esca il film su Black Widow, anche se le dinamiche familiari applicate ai supereroi e ai superpoteri erano già prerogativa dei due signori sopra menzionati sessant'anni fa.
Le saghe supereroistiche, sia al cinema che sulla carta, proseguono sin quando è possibile con nuovi episodi da dare in pasto al pubblico. Questa seconda pellicola lascia qualche punto in sospeso, nulla di trascendentale sia chiaro, che però a quanto pare non verrà mai approfondito. Ormai appare passato troppo tempo per cercare di chiudere il cerchio con un terzo e conclusivo capitolo, nella migliore delle tradizioni.
Rimane comunque apprezzabile che si sia tentato di esplorare questo genere, alla nostra maniera ma non solo, di solito prerogativa del cinema americano.

venerdì 17 aprile 2026

Netflix Original 199: Il Ragazzo che Catturò il Vento


I biopic amano spesso soffermarsi su persone venute dal nulla e che non hanno nulla, ma che - nonostante questo - riescono a conseguire un importante obiettivo, spesso aiutati dagli amici o dalla famiglia, persone che credono nel loro sogno.
La ragione è abbastanza semplice: vi può essere un facile processo di identificazione da parte dello spettatore, il quale può star vivendo o aver vissuto quella stessa condizione, e dunque ci si può affezionare subito a quei personaggi e - se lo si desidera - approfondire la vicenda reale.
Come accade in Il Ragazzo che Catturò il Vento (The Boy Who Harnessed the Wind), scritto e diretto da Chiwetel Ejiofor e distribuito su Netflix a partire dal primo marzo 2019.
In un piccolo villaggio africano di inizio ventunesimo secolo, il giovane William Kamkwamba (Maxwell Simba) spera di poter frequentare la scuola, avendo un'intelligenza fuori dal comune per la sua età che lo porta già a fare piccole riparazioni su alcuni strumenti elettronici.
Il suo sogno viene realizzato, ma ben presto la sua famiglia capeggiata da Trywell Kamkwamba (Chiwetel Ejiofor) non è più in grado di pagare le tasse scolastiche a causa di una grave siccità che porta molti abitanti del villaggio ad andarsene.
Con determinazione e astuzia, William frequenta di nascosto la biblioteca della scuola e progetta di costruire un mulino a vento utilizzando rifiuti trovati nella discarica del paese.
Questo è un biopic che rispetta in pieno alcuni degli stilemi di questo genere, ma offre un'ambientazione diversa dal solito: la nazione del Malawi, in Africa, invece dei consolidati Stati Uniti. Un progetto a cui Chiwetel Ejiofor ha creduto molto, visto che si è sobbarcato i principali ruoli produttivi e ha con ogni probabilità portato a compimento grazie al suo nome.
E gliene va dato merito, poiché - pur essendo un progetto a basso costo, come evidente - offre al pubblico una storia poco nota, basata su eventi reali e drammaticizzata dove occorra per scopi narrativi, proprio perché lontana sia dalla cultura statunitense che da quella occidentale.
Si procede poi su binari consueti, in primo luogo il protagonista. Un ragazzo che non ha nulla, ma che riesce nonostante tutto a realizzare i propri obiettivi e portare benessere e serenità a molte persone: un'incarnazione perfetta del sogno americano, lontano dagli Stati Uniti.
Non manca ovviamente un rapporto conflittuale con la famiglia, in special modo col padre, che alla fine, come nella migliore delle tradizioni, si ricompone permettendo ai due di collaborare per raggiungere l'obiettivo comune.
Non c'è nulla di nuovo od originale a parte questo e non ci doveva essere per non andare fuori dal seminato. Se vi piacciono questo tipo di storie, l'apprezzerete e vedrete un tipo di recitazione diversa dal solito. Con la possibilità, sempre presente, di approfondire poi la storia reale.
Per vedere che anche nella realtà, a volte, chi viene dal nulla può divenire qualcuno.

giovedì 16 aprile 2026

Netflix Original 198: Thunder Force


Esistono supereroi di tutti i tipi, sin dall'alba dei tempi. Col passare degli anni, si è accettata (fingo di non essere a conoscenza di una certa parte del fandom) la presenza di eroi fuori dal comune o reietti, senza fare alcuna distinzione in base al sesso, l'età, la religione.
Persino gli alieni e i sintezoidi ci apparivano ben integrati nella dinamiche di un supergruppo! Ma con ogni probabilità non abbiamo mai visto delle supereroine come quelle presenti in Thunder Force, scritto e diretto da Ben Falcone e distribuito su Netflix a partire dal 9 aprile 2021.
Lydia Berman (Melissa McCarthy) ed Emily Stanton (Octavia Spencer) sono due amiche per la pelle che però vivono in un mondo che deve affrontare la piaga dei Miscredenti, sociopatici a cui dei raggi cosmici hanno conferito superpoteri.
Quando i genitori di Emily vengono uccisi dai Miscredenti, costei si ritira dalle scene e inizia a cercare un modo perché anche le persone comuni come lei acquisiscano superpoteri. Al fine di vendicarsi.
Lydia reincontra Emily, perciò, solo molti anni dopo, recandosi a trovarla nel suo laboratorio. Lì la sua curiosità le fa attivare dei macchinari che le fanno acquisire la superforza.
Con Emily in possesso del potere dell'invisibilità, le due eroine possono cercare di sventare i crimini dei Miscredenti. Sempre che non combinino troppi guai nel mentre.
Abbiamo visto supereroi di tutti i tipi nel corso del tempo e quindi anche supereroi che sono persone comuni, come studenti o lavoratori del ceto medio. Ma questo non è Kick-Ass, dove predomina la violenza e l'ironia macabra.
Questo, più che un film di supereroi, è una commedia dove incidentalmente vi sono anche supereroi e supercriminali, livello poco sotto Deadpool in quanto a strategia e stessa parlantina.
Il fatto poi che le due protagoniste siano delle ultraquarantenni e, mi si passi il termine, non proprio in possesso del peso forma è un chiaro segnale di come si voglia approcciare il tema supereroistico su basi più concrete e "leggere" (senza nulla togliere alle Scarlett Johansson o Gal Gadot di questo mondo).
Di fronte alla "dimessa", per scelte narrative, Octavia Spencer, buona parte della storia si regge sulle spalle di Melissa McCarthy, che sfoggia il suo consueto repertorio di grida, citazioni pop e qualche battuta con doppio senso, degnamente assistita dal collega di Io Sono Tu, Jason Bateman, l'uomo dalla faccia imperturbabile che interpreta il più improbabile dei supercriminali.
Quindi, non è una satira o una parodia sui film di supereroi (è anche presente un'attrice proveniente dai film di James Gunn), più semplicemente è uno sguardo alternativo, poco serioso - pur non mancando i momenti drammatici - e popolato da personaggi che non si prendono troppo sul serio di un mondo dove l'uso dei superpoteri è vissuto in maniera più leggera.
E dove prevalgono alla fine i sentimenti di amicizia e la forza di volontà nel perseguire ciò che è giusto.

mercoledì 15 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: I Cugini Meyer


Sembrava che, dopo No Pasarán, le avventure della riluttante spia Max Fridman avessero trovato una propria degna conclusione.
Dopotutto, Fridman aveva, con le forze a sua disposizione, contrastato quanto più possibile l'ascesa del nazismo, anche se già sapevamo che sarebbe stato sconfitto dalla storia, e le sue avventure non superavano l'anno 1938, poiché nel successivo ci sarebbe stata l'invasione della Polonia da parte del Terzo Reich.
Ma l'esigenza di raccontare nuove storie è sempre presente in un autore e così Max Fridman fa il suo ritorno in I Cugini Meyer, scritto e disegnato da Vittorio Giardino e pubblicato nel marzo 2025.
L'ascesa e i soprusi del nazismo giungono nel 1938 anche in Austria e gli ebrei che lì vi risiedono si ritrovano quasi da un giorno all'altro privati di molti dei loro diritti e perseguitati dalle SS.
Tra questi vi è anche la famiglia Meyer di Vienna, la quale è imparentata con i Fridman, che medita di fuggire, ma a un certo punto si ritrova impossibilitata a farlo.
A Max Fridman giunge dunque per vie traverse la loro richiesta di aiuto e, nonostante sia appena tornato dalla Spagna, decide infine di andare in loro soccorso. Ma occorre far presto, poiché al termine del periodo natalizio fuggire non sarebbe più possibile e la stretta del nazismo si stringe sempre più attorno ai Meyer.
Credo che alla fine non vi possa essere un vero epilogo alle storie incentrate su Max Fridman. Noi abbiamo visto solo una piccola parte della sua vita e appreso qualche particolare sul suo passato. Non sapremo mai, anche se intuibile, come reagirà allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ed è giusto così.
Quest'ultima opera si divide in due parti. La prima narra delle traversie e delle sventure dei Meyer da quando il Terzo Reich effettua l'annessione dell'Austria all'inizio del 1938 fino a giungere quasi alla fine di quell'anno, riallacciandosi così alle storie di Max Fridman, che fa il suo ingresso nella seconda e conclusiva parte.
L'autore come sempre effettua un gran lavoro di documentazione storica e fotografica, ritraendo alla perfezione la Vienna di quasi cento anni fa e descrivendo le varie privazioni a cui vengono sottoposti i Meyer. Anche le più improbabili sono vere e veritiere, poiché le dittature come il nazismo alzano sempre l'asticella un po' più in alto, fino a quando qualcuno si ribella.
Max Fridman si ribella come può e, a cavallo tra la fine del 1938 e l'inizio del 1939, si schiera contro gli agenti nazisti i quali sono guidati dalla loro arroganza e mancanza di giudizio. Mentre a vantaggio di Max Fridman vi sono anni di esperienza come spia e astuzia sopraffina, ben nascosta dietro quel volto da uomo comune. E a coronare il tutto la consueta romantica e impossibile storia d'amore, sentimento che nemmeno la guerra o la tirannia riescono ad annientare.
A volte non si può stare neutrali di fronte alla tirannia. Per quattro volte, Max Fridman ha abbandonato la pacifica Svizzera per gettarsi a capofitto in insoliti conflitti sotterranei. Ha cercato e poteva evitarli, ma allo stesso tempo non ha potuto fare a meno di agire. Poiché è questo ciò che fanno gli uomini guidati da un ideale.

martedì 14 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - Caska


Da quando è entrato a far parte della squadra dei Falchi, l'attenzione di Gatsu si è sostanzialmente concentrata sul loro leader, l'ambizioso ed enigmatico Grifis.
Ma c'è un altro elemento che spicca all'interno di questo gruppo e non solo perché ne è l'unica componente femminile. Si tratta di Caska, che sin dall'inizio ha osteggiato la presenza di Gatsu poiché metteva in pericolo la vita di Grifis.
Ora però le cose stanno per cambiare nella saga di Berserk, come narrato da Kentaro Miura in Caska, pubblicato sulla rivista Young Animal tra il 1993 e il 1994.
Dopo l'uccisione del conte Yulius, il ruolo di Grifis a corte diventa sempre più rilevante, anche per il fatto che la figlia del re Charlotte si stia innamorando di lui.
Per consolidare la propria posizione, lui e la squadra dei Falchi ingaggiano altre battaglie per conto del re delle Mindlands. Ma la prima di esse può rivelarsi fatale: Gatsu, infatti, è preda dei rimorsi di coscienza per quanto ha dovuto compiere in L'Assassino, mentre Caska soffre di dolori mestruali.
Quando i due, dopo un tremendo scontro con un comandante avversario, cadono da un burrone, i loro destini si intrecceranno come mai prima era accaduto. E il passato di Caska sarà rivelato.
Tocca dunque a Caska finire sotto i riflettori, dopo gli altri due protagonisti. E se il passato di Grifis non è ancora ben definito, quello di Gatsu è stato parte integrante di questo lungo flashback che ancora non si è concluso ed è stato caratterizzato - come c'è da aspettarsi nel mondo di Berserk - dai soprusi e dalla violenza.
Un destino non dissimile da quello vissuto da Caska, degno di una parabola biblica: venduta dal padre in condizioni di povertà per non doversi più preoccupare di crescerla e sfamarla, la ragazza diviene presto oggetto delle indesiderate attenzioni di un nobile.
Ma come Grifis aveva allontanato Gatsu da un sentiero di perdizione e autodistruzione accogliendolo nei Falchi, si scopre che ha fatto altrettanto in precedenza con Caska, salvandola dalla violenza delle classi nobili e insegnandole a difendersi da sola.
Grifis, insomma, è come un'ombra o ancor più un oscuro angelo custode che come dal nulla entra nelle vite di queste due persone e le desidera accanto a sé per i propri scopi.
Come si può immaginare, il fatto che Gatsu scopra di condividere un passato comune con Caska aiuta i due ad appianare, in tutto o in parte, le loro divergenze, forgiati anche dalla battaglia in cui Gatsu mostra tutto il suo spirito di sacrificio, che maschera come ambizione personale per non rivelare i suoi sentimenti.
Ma l'atmosfera in cui si vive non è paradisiaca e il mondo che ormai percorrono da persone adulte non è di quelli che perdona la debolezza e forse anche sentimenti come l'amore.

lunedì 13 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Death - Il Grande Momento della Tua Vita


L'entità nota come Death, presente nella serie Sandman di Neil Gaiman, si distingue per essere una "ragazza" - per come appare agli esseri umani con cui interagisce - che apprezza la vita, le piace osservare le esistenze degli umani e tratta coloro che lei deve portare via con rispetto e sincerità.
Ma alla fine la Morte è sempre lei e bisogna sempre stare attenti, soprattutto quando ci si fanno dei patti. Come dimostra la seconda storia a lei dedicata dopo L'Alto Costo della Vita, Il Grande Momento della Tua Vita (The Time of Your Life), miniserie di tre numeri pubblicata nel 1996, scritta da Neil Gaiman e disegnata da Chris Bachalo e Mark Buckingham.
Donna Foxglove è un'affermata cantante, impegnata in un lungo tour in giro per gli Stati Uniti. Per promuovere la propria carriera musicale, col tempo ha trascurato sempre di più la compagna Hazel McNamara e il figlio di lei Alvie, tanto che Hazel sta meditando di lasciarla.
Quando Hazel sembra scomparsa nel nulla e non risponde più alle chiamate, Donna Foxglove si precipita a cercarla, ma la ragione del suo silenzio è da ricercarsi in un drammatico evento che le è capitato. Un evento che ha attirato la presenza di Death. E si sa cosa questo significhi.
Così come già accaduto per la prima miniserie, anche in questa occasione Neil Gaiman prende alcuni elementi e personaggi provenienti dal mondo di Sandman per adattarli alla storia incentrata su Death, essendo questo in ultima analisi un universo condiviso. In questo caso le due protagoniste, di cui è già stato fornito il background in precedenza, cosa che però non diventa un impedimento per la fruizione della storia.
Se la prima miniserie si incentrava principalmente sul tema dei suicidi giovanili, questa invece si focalizza su quanto il lavoro e la carriera possano incidere sulla propria vita e le proprie relazioni. Tanto che, se trascurate troppo a lungo, possono infine deperire e morire.
Death rappresenta dunque, per le due donne, l'ultima possibilità di sistemare le loro vite, diventa una metafora di come soprattutto l'esistenza di Donna sia ormai divenuta vuota, priva di significato, pur regalandole soddisfazioni personali e introiti economici. Ma alla fine bisogna decidere cosa è davvero importante per la propria vita.
Da notare inoltre come Neil Gaiman - così come già fatto su Sandman - introduca personaggi omosessuali e parli dell'omosessualità senza renderla qualcosa di scandalistico o eccezionale, ma in maniera ordinaria come parte della vita di tutti i giorni. Quella tra Donna Foxglove e Hazel McNamara, infatti, non è una storia d'amore omosessuale: è una storia d'amore e basta.
Nella prima miniserie Death era una ragazza allegra, ma al tempo stesso venata di malinconia, poiché poteva passare un solo giorno come umana sulla Terra. Qui è più presente la sua vera natura, di entità concettuale che deve eseguire il suo compito ("non sono né benedetta né misericordiosa. Sono solo me stessa").
Pur rimanendo principalmente sullo sfondo, se non per l'epilogo, la sua presenza è costante. E alla fine occorre onorare i patti che con lei vengono sanciti.

domenica 12 aprile 2026

A scuola di cinema: Cercasi Susan Disperatamente (1985)

1974: Esce il film francese Céline e Julie Vanno in Barca (Céline et Julie Vont en Bateau), diretto da Jacques Rivette.
In un'atmosfera tra il surreale e il grottesco, una donna di nome Julie - seduta su una panchina - vede passare davanti a sé una ragazza, Céline, la quale perde gli occhiali senza che se ne accorga.
Julie la insegue per restituirglieli, ma la ritrova solo il giorno dopo. Qui le due donne scoprono di essere spiriti affini e sono entrambe delle sognatrici che vogliono evadere dalla realtà. Raccontandosi storie a vicenda, le due vengono catapultate in mondi immaginari di loro invenzione.
Ora può sembrare strano dirlo, ma questa pellicola rappresenta l'ispirazione di una commedia che esce alcuni anni dopo.


Tra coloro che guardano e ammirano questo film vi è Leona Barish, un'aspirante sceneggiatrice che, prendendo spunto dalla pellicola e dall'idea di far incontrare due donne provenienti da due mondi diversi (urbani, nel suo caso), tenta di scrivere la sua prima sceneggiatura cinematografica, completata nel 1980.
La sceneggiatura viene opzionata da Sarah Pillsbury, amica di Leona Barish, e Midge Sanford, i quali hanno da poco fondato la Sanford/Pillsbury Productions.
Tuttavia, in principio si fatica a trovare un interesse da parte degli studi cinematografici. L'opinione generale è che una storia del genere possa piacere solo alle donne e agli omosessuali (strane concezioni dell'epoca).
Alla fine la Warner Bros. decide di finanziare il progetto, ma ritira la propria partecipazione poco tempo dopo. Subentra allora la Orion Pictures, che decide di investire inoltre una maggiore somma di denaro di modo tale da far aggiungere alla sceneggiatura ulteriori scene, pur rimanendo questo un progetto a basso costo.
Come regista viene scelta Susan Seidelman. I due produttori sono rimasti favorevolmente impressionati dal suo film di debutto, Smithereens, e dalla sua capacità di portare a termine un progetto dal basso budget.
La sceneggiatura prevede che le due protagoniste abbiano superato i trent'anni e in principio si cercano attrici di fama quali Goldie Hawn e Diane Keaton. Il budget previsto, e la decisione di Sarah Pillsbury di puntare su attrici meno note, porta a un cambiamento di piani e a un "ringiovanimento" dei personaggi.
Per il ruolo di Roberta Glass viene dunque scelta Rosanna Arquette, anche se lei in prima battuta preferirebbe avere il ruolo di Susan dopo aver letto la sceneggiatura.
Per quest'ultimo ruolo vengono provinate decine di attrici e si pensa in principio a Ellen Barkin e Jennifer Jason Leigh.
Viene deciso invece di affidare questa parte a Madonna (Louise Ciccone), fortemente voluta e proposta da Susan Seidelman, che già la conosce. Tanto che la regista si reca personalmente a Union Square a girare lì il suo provino. La cantante è così poco nota all'epoca che un passante la scambia per Cindy Lauper.
Il provino viene poi visionato e apprezzato dai dirigenti della Orion Pictures e il figlio di uno di loro, vedendo la cantante su MTV, la trova affascinante.
Quando viene scelta, questo film per Madonna rappresenta il debutto cinematografico e ha appena iniziato la propria carriera musicale, con un album omonimo uscito nel 1983. Le cose stanno per cambiare in maniera drastica.
Anche in questo caso, comunque, la decisione di scegliere lei è dettata anche dal budget e dalla volontà di ringiovanire il personaggio.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 10 settembre 1984, tenendosi a New York e in New Jersey.
A causa di alcuni ritardi nella produzione, Madonna ha già concluso - ed è pronto a essere venduto - il suo secondo album, intitolato Like A Virgin. Questo la porta ad essere, nel giro di poco più di un anno, da semplice cantante in ascesa a rinomata pop star. E la cosa si riflette anche sulla produzione del film.
Se nei primi tempi la cantante può circolare liberamente e nessuno le presta attenzione più di tanto, col passare dei giorni e soprattutto durante l'ultima settimana di lavorazione - quando una sua foto compare sulla celebre rivista Rolling Stone e Like A Virgin inizia a scalare le classifiche di vendita - i fan cominciano ad accalcarsi sempre di più vicino al set.
Costringendo pertanto la produzione ad assoldare delle guardie del corpo che garantiscano la sicurezza di Madonna e non causino troppi ritardi.
Ovviamente si approfitta anche di questo fatto e il ruolo di Susan viene espanso, con l'introduzione anche di una parte cantata, per darle più risalto.
Si arriva anche al punto che un agente di polizia chieda un autografo a Madonna, ma scambia persona e lo domanda a Rosanna Arquette. L'attrice ovviamente non prende bene questo scambio di ruoli, visto che in principio doveva essere lei la protagonista principale e la personalità più nota, ma ormai non può più ritirarsi e le sue obiezioni cadono nel vuoto.
Viene girato un primo finale, che vede Roberta Glass e Susan recarsi in Egitto, a bordo di cammelli nel deserto del Sahara, per restituire gli orecchini rubati, il perno della trama. Tuttavia questo epilogo non incontra i favori della regista, che opta per un secondo, più lieto finale.
Le riprese si concludono poco prima della fine di novembre. Madonna contribuisce alla colonna sonora del film tramite una canzone, Into The Groove, originariamente concepita per un amico e che esiste solo in versione demo. Questa canzone viene poi inserita in una seconda versione di Like A Virgin.
I dirigenti della Orion Pictures decidono poi di accorciare i tempi della post-produzione, quasi della metà, per far uscire il film nelle sale cinematografiche il prima possibile, convinti che la fama di Madonna non durerà a lungo.
Cercasi Susan Disperatamente (Desperately Seeking Susan) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 marzo 1985. A fronte di un budget di quattro milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 27 milioni di dollari.
Con una carriera musicale ormai lanciata verso la fama assoluta, forte di questo successo Madonna tenta di sfondare anche nel cinema. Si sposa dunque con Sean Penn e insieme a lui recita il suo film successivo, Shanghai Surprise, che si rivela essere però un tremendo flop. Ma questa... è un'altra storia.

sabato 11 aprile 2026

Italians do it better? 72: Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo (2014)


Se c'è una caratteristica classica e costante dei film interpretati da Aldo Baglio, Giacomo Poretti e Giovanni Storti è il fatto che questi tre attori interpretano nient'altro che loro stessi.
Qualunque sia il ruolo, la classe sociale o le particolarità dei personaggi che vanno a rappresentare, i tre vi infondono le loro peculiari personalità - qualcosa che hanno mutuato dagli sketch teatrali - tanto che nemmeno sullo schermo cambiano il loro nome, per dare maggiore sicurezza allo spettatore. Per dirgli che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo.
Questo si conferma anche in Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo, diretto da da Aldo Baglio, Giacomo Poretti, Giovanni Storti e Morgan Bertacca, scritto da da Aldo, Giovanni e Giacomo, Morgan Bertacca, Valerio Bariletti e Pasquale Plastino e distribuito nei cinema nel dicembre 2014.
Giacomo Poretti è un ricco e arrogante uomo d'affari milanese che sfrutta le economie degli stati meno facoltosi per arricchirsi con investimenti tecnicamente a basso rischio. Al suo fianco c'è il fedele maggiordomo Giovanni, al suo servizio da anni e appassionato di spade e samurai.
Un giorno i due, dopo aver svoltato in una strada con divieto d'accesso, investono Aldo, un venditore ambulante abusivo in fuga dalla polizia. Per non trascinare la cosa per le lunghe, Giacomo gli promette una cospicua (per Aldo) somma di denaro al fine di evitare di essere denunciato.
Da questo momento le esistenze dei tre, che paiono destinate a separarsi subito dopo, diventano sempre più intrecciate e ognuno di loro avrà modo di vedere la propria vita cambiata.
Il film parte da un argomento iperclassico, presente anche prima dei tempi di Mark Twain, che ha segnato comunque un epoca con Il Principe e il Povero: lo scambio di ruoli. Seppur con presupposti differenti, il ricco Giacomo scoprirà - dopo un'avversa situazione capitatagli - il differente mondo di Aldo e viceversa, con Giovanni - il quale rappresenta una sorta di ponte tra questi due mondi - preso nel mezzo.
Non vedremo comunque, né credo siano richieste in questo contesto, seriose analisi sulle differenze sociali o le problematiche delle classi meno abbienti. Semplicemente, questa è la storia di tre estranei che, per sventure casuali ed eventi di varia natura altrettanto casuali, arriveranno a diventare amici, scoprendo di essere non così distanti come pensavano. Aiutandosi così l'un l'altro per superare le reciproche difficoltà.
Il tutto, ovviamente, contornato da varie scenette comiche, con in più qualche piccolo elemento di malinconia che però non scalfisce più di tanto l'atmosfera di giocosa serenità che pervade l'intera pellicola. E qualche piccolo omaggio al cinema americano, come Kill Bill Vol. 1 e le versioni americane dei film di samurai, almeno quelle che si riconoscono a prima vista.
A parte Aldo, che rimane fedele a sé stesso, credo che Giacomo e Giovanni abbiano qui leggermente esasperato per motivi narrativi le loro personalità, di modo tale che il venire calati in un'atmosfera del tutto diversa attivi in loro il necessario cambiamento. Cambiamento che rassicura infine lo spettatore.
E gli conferma una volta di più che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo. E li vedrà ancora.

venerdì 10 aprile 2026

Prime Video Original 100: Argentina, 1985


Anche l'Argentina ha vissuto una propria Norimberga ed è stata vittima di una tremenda dittatura. Quella attuata dalla giunta militare capitanata da Jorge Rafael Videla e che ha seminato il terrore nel paese latino dal 1976 al 1983, anche se Videla aveva perso la leadership due anni prima.
Il suo regime si è reso responsabile della tragedia dei desaparecidos, tra cui vi sono stati anche Héctor German Oesterheld e le figlie, molti dei quali non sono mai stati ritrovati.
Dopo la deposizione del regime è seguito un processo a carico di Videla e dei suoi più fedeli collaboratori. Un evento storico per l'Argentina, che viene rievocato in Argentina, 1985, diretto da Santiago Mitre, scritto da Santiago Mire e Mariano Llinás e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 21 ottobre 2022.
1984: Si inizia a preparare il processo di Videla e dei suoi collaboratori per crimini contro l'umanità. Di esso viene incaricato il procuratore generale Julio César Strassera (Ricardo Darín), che viene assistito dal giovane avvocato Luis Moreno Ocampo (Peter Lanzani) e da un team di altrettanto giovani assistenti, i quali in pochi mesi raccolgono centinaia di prove e testimonianze.
Il processo ha dunque inizio l'anno successivo, ma non è facile portarlo avanti, tra continue minacce e intimidazioni e il nuovo establishment che sembra voler dimenticare il passato come se non fosse mai esistito e andare avanti, incurante delle migliaia di vittime del regime.
La storia, a volte, ha la pessima abitudine di ripetersi e il paragone con Norimberga non è forse del tutto fuori contesto. Entrambi i processi reali hanno trattato di crimini tremendi, crimini contro l'umanità intera, un reato (difficile oggi immaginarlo) che prima della Seconda Guerra Mondiale non esisteva.
Come in Vincitori e Vinti, dunque, abbiamo un paese e delle persone che devono fare i conti con un passato ingombrante che non è possibile lasciarsi alle spalle. Non conoscevo il cinema argentino, e di certo ancora non lo conosco, ma questa produzione mi appare davvero ben fatta.
Ma questa non è una produzione americana e proviene da quello stesso paese, l'Argentina, che quegli orrori li ha vissuti.
Vengono dunque evitati tutti quegli stratagemmi narrativi tipici delle produzioni statunitensi: niente testimoni a sorpresa, nessun crolla sul banco con una pietosa confessione, per citare un uomo saggio.
Vengono invece esposti dei fatti (credo proprio che siano state utilizzate le testimonianze originali, senza alterazioni, il che rende la cosa ancora più angosciante) che con drammaticità e chiarezza rivelano gli orrori a cui arrivano una dittatura e persone prive di scrupoli, per non usare altri termini, precipitate nell'abisso del genere umano.
Ma vi è anche ciò che ruota attorno al processo. A partire dal rapporto - ben descritto - tra Strassera e la sua famiglia e come i legami rimangano forti anche quando il processo irrompe nelle loro vite.
E viene sottolineato come il cambiamento, ma al tempo stesso anche il desiderio e l'impegno di condannare ciò che è accaduto in passato, vengano dai giovani. Da coloro che hanno percorso chilometri per raccogliere testimonianze e prove, sacrificando tempo ad altre attività, per qualcosa in cui credevano fermamente.
Alla fine l'unica scena che ho giudicato erroneamente "all'americana", quando il pubblico esplode in un fragoroso applauso al termine della requisitoria del procuratore, in realtà è accaduto davvero nella realtà.
Un applauso che spazza via tutti gli orrori degli ultimi anni, mentre i dittatori condannati si espongono all'implacabile giudizio della Storia con la S maiuscola. Solo la sorte dei desaparecidos rimane ignota, un eterno monito di ciò che è accaduto e di come non debba accadere più.
In un curioso twist del destino, l'attore che ha interpretato Julio Strassera ha poi interpretato il personaggio di Juan Salvo, l'Eternauta, nel serial Netflix. Un personaggio creato da Héctor German Oesterheld, uno dei desaparecidos. Il cerchio si chiude.
E dunque... Nunca más.

giovedì 9 aprile 2026

Libri a caso: La Casa sull'Abisso


I romanzi gotici pubblicati nel diciannovesimo secolo sfruttavano molto la tematica della dimora infestata. Che fosse un castello medioevale, un santuario o un altro tipo di abitazione - dove risiedevano gente nobile, benestante o del clero - nulla era al sicuro dagli spiriti di defunti che volevano vendetta o da altre sinistre forze.
Un tema così sfruttato che già all'epoca si diceva se ne fosse abusato. Ma, come molte idee narrative, spesso basta solo un'abile reinterpretazione per far sì che essa torni interessante. Come in La Casa sull'Abisso, scritto da William Hope Hogdson e pubblicato nel 1908.
Due pescatori, in gita in Irlanda, in cerca di un corso d'acqua adatto si imbattono in un ampio burrone, un vero e proprio abisso, e lì vicino vi sono le macerie di un'abitazione e un libro.
Incuriositi, i due pescatori prendono il libro e iniziano a leggerlo, apprendendo così la storia del vecchio narratore che viveva in quella casa sull'abisso, insieme a sua sorella e al suo cane.
Dove una tranquilla esistenza viene improvvisamente sconvolta da eventi fuori dal comune e strane creature dall'aspetto suino iniziano ad assediare la casa, come se fosse il centro di forze oscure inimmaginabili.
Il narratore, con forza e volontà, resiste a questi attacchi, ma ben presto non potrà fare nulla di fronte alla visione della fine dei tempi.
Sembra strano affermare che, già all'inizio del ventesimo secolo, un tema come quello della casa infestata - ancora oggi presente in molti media - era considerato obsoleto. Ma come sempre capita, quello che occorre in questi casi è un'efficace reinterpretazione.
Quale quella attuata da William Hope Hogdson nella sua opera. Fingendo che il manoscritto sia stato ritrovato - donandogli così una patina di finta autenticità - e lasciando il protagonista volutamente senza nome, l'autore tratta temi che coinvolgono tutti.
La paura dell'ignoto, la crudele maestosità della natura, il timore della morte e del tempo che passa, il dolore nel perdere qualcuno a noi caro: questo sperimenta il protagonista nel corso della vicenda. Una vicenda che sembra condannarlo sin dal principio, poiché le forze oscure in ballo sono più potenti di qualunque essere umano.
E stavolta il protagonista non è un nobile o un sacerdote che riafferma la potenza di Dio e basta solo questo perché il bene prevalga. Si tratta invece di una persona comune, anche avanti con l'età, niente affatto l'eroe dei romanzi gotici. Persone come quelle che incontriamo a migliaia nel corso della nostra vita, anche solo incrociando uno sguardo per strada.
Le paure del romanzo gotico del diciannovesimo secolo diventano le paure dell'inconscio umano nel ventesimo. Paure che possono attanagliare tutti noi.