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mercoledì 25 marzo 2026

Netflix Original 194: Diamanti Grezzi


Adam Sandler è principalmente noto per le commedie da lui interpretate e prodotte. Commedie perlopiù sopra le righe, basate su canovacci consolidati, le quali a volte virano nel grottesco e nel surreale.
Ma Adam Sandler è quello che si dice un attore versatile, tanto che nel suo curriculum non mancano interpretazioni drammatiche. Il primo a intravedere questa sua bravura è stato nientemeno che Paul Thomas Anderson con Ubriaco d'Amore.
Dopodiché, di tanto in tanto, l'attore ha interpretato altre pellicole drammatiche quali Reign Over Me o The Meyerowitz Stories. Quindi non stupisce che, di tanto in tanto, Adam Sandler abbandoni la strada consolidata delle commedie per gettarsi a capofitto in una nuova produzione di stampo drammatico.
Quale è Diamanti Grezzi (Uncut Gems), diretto da Josh Safdie e Benny Safdie, scritto da Josh Safdie, Benny Safdie e Ronald Bronstein e distribuito su Netflix a partire dal 31 gennaio 2020.
Howard Ratner (Adam Sandler) è un gioielliere oberato di debiti, contratti principalmente col cognato Arno (Eric Bogosian), il quale a sua volta ha contatti con gente poco raccomandabile.
Ma Ratner ha un asso nella manica: ha infatti comprato al mercato nero un opale rarissimo che gli può fruttare un milione di dollari. Un opale che cattura l'interesse anche del giocatore di basket Kevin Garnett, il quale lo ritiene un talismano portafortuna che può risollevare la sua carriera.
Dibattendosi tra la famiglia, i criminali, il basket e le case d'asta, Howard Ratner precipita sempre di più in un abisso di fallimenti dal quale appare impossibile risollevarsi.
Abbiamo parlato prima di versatilità e questa pellicola ne è una dimostrazione. Adam Sandler vi interpreta qui un fallito. Ma non quel fallito a cui alla fine va tutto bene e risolve le cose con battutacce e scherzi, tipico delle sue commedie.
No, stavolta il suo personaggio è proprio uno di quelli che non vorremmo incrociare nella nostra vita: arrogante, egoista, fervido scommettitore, oggetto delle ire di tutti i componenti della sua famiglia, detestato dalla compagna che lo abbandona e - come se questo già non bastasse - preda di forti debiti che lo portano a mentire e creare problemi ad altre persone.
Una figura tragica che oltretutto non è in grado di imparare dai propri errori: ogni volta che una situazione sembra sistemarsi, infatti, Howard Ratner ricade in uno dei suoi vizi e la situazione problematica continua a protrarsi. In un circolo che appare infinito, fino ad arrivare al punto di rottura.
Assistiamo dunque a quella che è una vera e propria caduta in un girone infernale, dove Howard Ratner commette i più vari peccati che sembrano destinati a non portarlo alla salvezza, anche se per qualche strano motivo empatizziamo con lui.
Forse perché molti di noi si sono ritrovati in difficoltà una volta o l'altra: chiunque può aver avuto dei debiti o non essere in buoni rapporti con la propria famiglia, e siccome siamo esseri umani ci sarà capitato di commettere errori su errori, in un maldestro tentativo di risolvere la situazione.
Pur essendo Ratner al centro della storia, è circondato da altri personaggi tra lo strano e l'eccentrico, compreso il giocatore NBA Kevin Garnett che interpreta sé stesso e - forse proprio per questo - non sfigura affatto.
Vedremo Adam Sandler in molte altre commedie, ma ogni tanto fa piacere abbandonare la strada che si conosce e imbarcarsi in territori poco esplorati.

lunedì 20 ottobre 2025

Netflix Original 186: Un Tipo Imprevedibile 2


Nel 1996 esce Un Tipo Imprevedibile (Happy Gilmore), dove Adam Sandler utilizza - quasi agli albori della sua carriera - un tipo di personaggio che tornerà spesso nelle sue produzioni. La persona rabbiosa, ma alla fin fine di buon cuore, che riesce a raggiungere un risultato per la sua famiglia.
In questo caso si tratta di un giocatore di hockey fallito che trova una propria realizzazione nel golf, grazie a un potente swing che gli farà vincere un prestigioso torneo e conquistare un'affascinante ragazza.
Passano gli anni e l'effetto nostalgia tocca un po' tutto, anche questo tipo di produzioni. Ecco dunque Un Tipo Imprevedibile 2 (Happy Gilmore 2), diretto da Kyle Newacheck, scritto da Adam Sandler e Tim Herlihy e distribuito su Netflix a partire dal 25 luglio 2025. Si tratta di uno dei pochi sequel che finora l'attore si è concesso dopo Un Weekend da Bamboccioni 2 e Murder Mystery.
Dopo la morte della moglie a causa di un incidente da lui involontariamente provocato, Happy Gilmore si ritira dalle competizioni sportive e scompare dai radar pubblici, per rimanere accanto ai suoi cinque figli.
L'unica figlia femmina, Vienna (Sunny Sandler), è molto portata per la danza e una delle scuole di ballo più importanti si trova a Vienna. Tuttavia, occorre un'ingente somma di denaro perché questo sogno si realizzi.
Happy Gilmore deve dunque decidere se tornare a essere un campione di golf, ritrovando quello spirito vincente che sembra perduto per sempre. E sulla sua strada si imbatterà di nuovo nel suo più grande avversario, Shooter McGavin (Christopher McDonald).
Quel famoso detto per cui formula vincente non si cambia si applica in pieno a questo sequel, che tuttavia non può non tenere conto dei quasi trent'anni che sono intercorsi tra una pellicola e l'altra.
Nel primo film Happy Gilmore era uno scavezzacollo, insopportabile per certi versi, e solo la passione per il golf e l'amore facevano infine emergere il suo lato migliore. Qui invece è un padre di famiglia che ha perso la volontà di combattere per via di ciò che gli è capitato: da un personaggio comico si è trasformato in uno malinconico (la vita, passati i 50 anni, la si vede in maniera differente rispetto a quando se ne hanno 30), ma che ha ancora la battuta pronta (di golf e di spirito).
Anche il mondo in questi trent'anni è cambiato e Happy Gilmore diventa uno di quei "boomer" che si deve confrontare con esso, ma tenendo sempre al primo posto il valore più importante, onnipresente nelle produzioni con Adam Sandler: la famiglia. Nel primo film era la nonna e il doverle garantire un'abitazione per le sue necessità, qui è la figlia che vuole coltivare i propri sogni.
L'effetto nostalgia non si fa certo pregare: qualunque attore si potesse richiamare - e intendo proprio qualunque - è presente e chi non c'è più come Richard Kiel o Carl Weathers viene sostituito dai suoi figli. Inoltre, qualche inaspettato cameo quali ad esempio Margaret Qualley ed Eminem e l'onnipresente, anche lui, Steve Buscemi.
Si tratta proprio di quel classico sequel che cerca sia di conquistare nuovi spettatori, che scopriranno poi o nello stesso momento la prima pellicola, che di ricatturare gli spettatori di un tempo, rianimando i loro ricordi e riportandoli in un mondo a loro ben noto. Dove la magia ancora persiste.

venerdì 16 maggio 2025

Netflix Original 178: Murder Mystery 2


Nel 2019 gli affiatati coniugi Nick Spitz e Audrey Spitz si sono ritrovati coinvolti in un insolito e caotico caso da risolvere in Murder Mystery. Tuttavia, grazie al loro affiatamento (appunto), alla capacità di saper cogliere alcuni indizi... e a molta, molta fortuna sono venuti a capo del mistero tra una battuta e una situazione comica.
Un'alchimia che ha funzionato. Non stupisce, dunque, che un sequel giunga poco tempo dopo. Ecco così Murder Mystery 2, diretto da Jeremy Garelick, scritto da James Vanderbilt e distribuito su Netflix a partire dal 31 marzo 2023.
Dopo aver brillantemente, diciamo così, risolto il loro primo caso, Nick Spitz (Adam Sandler) e Audrey Spitz (Jennifer Aniston) hanno aperto un'agenzia investigativa, ma gli affari non stanno andando affatto bene.
Un momento di distensione giunge quando un amico incontrato durante il primo caso, il Maharajah Vikram (Adeel Akhtar) li invita in India per il suo matrimonio. Ma va tutto storto quando Il Maharajah viene rapito e viene chiesto un riscatto.
Mentre alcuni omicidi vengono commessi, i principali sospettati di quanto accaduto... esatto, sì... sono ritenuti Nick e Audrey. E come se non bastasse devono anche fare i conti con un detective professionista, Connor Miller (Mark Strong), che cerca di metterli in pessima luce.
Ebbene, quando si ritiene una formula vincente si tende a ripeterla nella speranza che funzioni una seconda volta. E questo è quanto è avvenuto in questo sequel.
Le dinamiche tra i due coniugi, reminiscenti della saga dell'Hollywood vintage dell'Uomo Ombra e di certi batti e ribatti stile Woody Allen/Diane Keaton, ritornano più spumeggianti che mai (è un'iperbole la mia, si sappia). Caratterialmente diversi, ma che in questa loro diversità trovano un punto di incontro e una relazione stabile di cui il lavoro da investigatori è parte integrante.
Tutto questo viene condito, esattamente come la prima volta, con scene da commedia slapstick e con personaggi che circondano i due protagonisti che risultano se possibile più surreali di loro. Credetemi, ce ne vuole.
Il film è praticamente un susseguirsi di colpi di scena e battute, senza soluzione di continuità, come a voler lasciare lo spettatore senza fiato. Quindi stavolta non si bada troppo alla trama (certo, neanche nel primo film, ma lì la cosa era più velata), che procede lungo binari prevedibili, per dare occasione di mostrare - secondo un'ottica americana - la superiorità degli Spitz nei confronti degli europei e asiatici.
Un diversivo, rispetto ai thriller drammatici e seriosi che di solito imperversano.

lunedì 10 giugno 2024

Netflix Original 175: Murder Mystery


Il genere mystery sta vivendo negli ultimi anni un nuovo momento di gloria. Grazie a prodotti quali Cena con Delitto - Knives Out e ai film interpretati da Kenneth Branagh con protagonista Hercule Poirot, sembra che ci possa essere nuovo spazio per gialli di ambientazione classica, con l'altrettanto classico detective investigatore, talvolta accompagnato da un fido collaboratore o collaboratrice, come nel caso di Benoit Blanc.
E se già questi titoli hanno in sé una componente di ironia, più o meno marcata, si può premere ancora di più sull'acceleratore e virare sulla commedia, per creare una nuova coppia di detective (quasi) senza pari, come quella che appare in Murder Mystery, diretto da Kyle Newacheck, scritto da James Vanderbilt e distribuito su Netflix a partire dal 14 giugno 2019.
Nick Spitz (Adam Sandler) è un bravo e onesto agente di polizia, ma non riesce mai a superare gli esami per diventare detective. Dopo l'ennesimo fallimento, mente alla moglie Audrey (Jennifer Aniston) dicendo di averli superati e, per non dimostrarle di essersi effettivamente scordato il loro anniversario di matrimonio, organizza un tour in Europa all'insegna del risparmio più sfrenato.
Audrey, tuttavia, sull'aereo conosce il ricco Charles Cavendish (Luke Evans), il quale li invita sul proprio yacht, dove si sono radunati i suoi familiari e altre eccentriche personalità.
Quando viene commesso un delitto a bordo dell'imbarcazione, i sospetti non possono che ricadere su quelli che appaiono come i maggiori colpevoli: Nick e Audrey!
Si sa che a pensar male si fa peccato... tuttavia, abbiamo una coppia di coniugi detective che collaborano per risolvere un mistero, che scherzano tra loro, fanno ironia anche nei momenti di maggior tensione, si amano nonostante le loro divergenze... e lui si chiama anche Nick e a un certo punto sfoggia pure un bel paio di baffi.
Sembrerebbe proprio che qui ci troviamo di fronte a un remake non dichiarato de L'Uomo Ombra (e non stiamo parlando di Alec Baldwin).
Molto improbabile che il pubblico odierno sia a conoscenza di una serie di pellicole prodotte ottant'anni fa e quindi, siccome l'idea funziona ancora, come ha dimostrato Knives Out, perché non modernizzarla, trasportandola nel presente e contornandola di personaggi ancora più surreali?
Pur essendoci un mistero da risolvere, la parte più divertente risultano alla fine i dialoghi e i battibecchi tra Nick e Audrey Spitz, reminiscenti anche di certi dialoghi del periodo d'oro tra Woody Allen e Diane Keaton, i quali - se ricordate bene - collaborarono anche loro per risolvere un mistero come fecero un tempo Nick e Nora Charles.
Ovviamente non siamo nemmeno vicini alle atmosfere di Woody Allen e l'Uomo Ombra è ormai qualcosa di distante nel tempo, né il film aspira a essere qualcosa di simile. Vuole solo risultare un buon prodotto di intrattenimento, che fa leva sulla rinascita di un genere cinematografico.
Chissà quali altri intriganti misteri ci riserverà il futuro.

mercoledì 14 dicembre 2022

Netflix Original 93: Matrimonio a Long Island


Dopo Spencer Tracy che vede andare in sposa sua figlia Elizabeth Taylor, come non pensare che Adam Sandler non possa seguirne le... Sorvoliamo.
Torna l'attore comico che nei suoi film urla spesso e volentieri nella pellicola Matrimonio a Long Island (The Week Of), diretto da Robert Smigel, scritto da Adam Sandler e Robert Smigel e distribuito su Netflix a partire dal 27 aprile 2018.
Kenny Lustig (Adam Sandler), imprenditore edile, deve affrontare l'ultima settimana prima del matrimonio di sua figlia e portare a termine i numerosi preparativi. Il marito di lei è figlio di un importante chirurgo, Kirby Cortice (Chris Rock).
Mentre la casa dell'uomo si riempie di svariati ospiti, sia desiderati che non, nuove complicazioni si frappongono tra Kenny Lustig e la felicità sua e di sua figlia, incluso il rapporto non semplice col futuro genero.
Appare subito chiaro come la trama di fondo, il matrimonio e i suoi preparativi, rappresentino unicamente una buona scusa - una sorta di MacGuffin ben visibile, per dirla così, non sapremo mai ad esempio come i due futuri coniugi si siano conosciuti e innamorati - per consentire ad Adam Sandler e i suoi pard, tra cui il semionnipresente Steve Buscemi, di mettere in scena svariate situazioni comiche basate perlopiù sugli equivoci e su quelle battute a volte sopra le righe tanto care all'attore.
Battute che non si preoccupano di essere in taluni casi poco politically correct. Vi sono infatti alcune scenette comiche e surreali basate sulla disabilità fisica, il maltrattamento di animali e le malattie mentali.
Tutto il consueto repertorio di questo tipo di film (Adam Sandler che urla, battute sulla cacca e a sfondo sessuale, gente non proprio in possesso di tutte le necessarie facoltà mentali) è dunque presente, sta alla vostra sensibilità farvele piacere o meno. Per quanto mi riguarda, quando sono troppo caricate e ripetute smetto di sorridere abbastanza rapidamente.
Seppur indicato come coprotagonista, a Chris Rock non viene riservato molto spazio, talvolta scompare dalla scena per svariati minuti. Risulta più che altro un comprimario e davvero poche sono le sue interazioni di rilievo col collega. È Adam Sandler, anche produttore della pellicola, a dominare sulla scena.
Il messaggio prevedibile di fondo è che non ha importanza il conto in banca o la posizione sociale (la famiglia di Sandler è del ceto medio e vive in una casetta ordinaria di periferia, quella di Chris Rock invece è benestante e risiede in una lussuosa villa) quando si tratta dell'amore di un padre verso la propria famiglia o o i propri figli che riuscirà a superare ogni tipo di difficoltà.
Verso la fine, Adam Sandler si ritaglia un paio di scene con un sottotesto lievemente drammatico, genere verso cui - per quanto appaia incredibile - risulta portato, ma alla fine è più forte di lui, ricade subito in quella comicità di medio/bassa lega. Dopotutto è per questo che il pubblico lo ha apprezzato sin dal principio ed è questo che il suo pubblico principale di riferimento vuole vedere.

giovedì 23 giugno 2022

Netflix Original 57: The Meyerowitz Stories


I rapporti familiari possono essere semplici e al tempo stesso terribilmente complicati. Il concetto di famiglia (per fortuna, secondo il punto di vista di chi scrive) è oggi diverso da quello di qualche decennio fa, ma anche nei nuovi contesti familiari della società attuale ci sono certe cose che rimangono immutabili e presenti, quale l'amore tra un genitore e i suoi figli.
Una visione peculiare di questo tema si può ritrovare in The Meyerowitz Stories, film scritto e diretto da Noah Baumbach, distribuito su Netflix a partire dal 13 ottobre 2017.
Si incentra su tre generazioni della famiglia Meyerowitz, a partire dal "patriarca" Harold (Dustin Hoffman), un rinomato scultore e insegnante d'arte. Costui ha due figli avuti da due matrimoni diversi: Matthew (Ben Stiller), un uomo d'affari che gode della sua stima, e Danny (Adam Sandler), uno scapestrato musicista divorziato - meno apprezzato da Harold - che a sua volta ha una figlia di nome Eliza (Grace Van Patten), la quale coltiva aspirazioni cinematografiche.
Mentre Danny organizza una mostra incentrata sulle opere di suo padre, costui inizia a soffrire di problemi di salute. È la possibilità per i due fratellastri di trovare un'intesa che non hanno mai avuto e dare una nuova direzione alle loro vite, cercando al tempo stesso di venire a patti col rapporto paterno che, per un motivo o per l'altro, non è mai stato semplice per loro.
La prima parte del film è incentrata sulla distanza tra il padre Harold e i suoi figli. Anche se i due soggiornano a casa sua o vanno con lui al ristorante, non riescono davvero a trovare un punto di contatto: c'è più che un gap generazionale, è proprio un abisso di incomunicabilità, dettato dalla distanza che c'è stata tra loro e dal diverso rapporto che il padre ha coi figli.
Nella seconda parte, quando Harold Meyerowitz si ammala, i tre devono fare i conti col loro passato - suggerito, ma mai mostrato in maniera esplicita tramite flashback, di modo che ogni spettatore se ne faccia una propria idea - e Danny e Matthew capiscono quanto abbiano bisogno l'uno dell'altro, senza dover davvero dipendere da loro padre, dal quale devono capire come allontanarsi.
Quello che poteva essere un elemento ulteriore di distacco, se non di definitiva rottura, si rivela infine un mezzo per riavvicinarsi e comprendersi.
Ben Stiller e Adam Sandler, che siamo più abituati a vedere in un contesto di commedia, qui si mostrano comunque a loro agio in un film drammatico - cosa non inedita, per loro - anche se non mancano di usare certi loro marchi di fabbrica (le urla e l'esagerata gestualità per Sandler, l'essere impacciato per Stiller).
Ognuno può dare la propria morale a questo film, a seconda di quale personaggio si sentirà più legato, perché ognuno ha avuto prima o poi un rapporto familiare complicato. A volte siamo stati il figlio amato (Matthew), a volte quello ripudiato (Danny) e a volte possiamo diventare il genitore distante (Harold).
Ma quello che non deve mai mancare è il supporto verso i propri cari e le loro aspirazioni.

martedì 22 marzo 2022

Netflix Original 34: Sandy Wexler


In questi ultimi anni, Adam Sandler ha stretto un sodalizio con Netflix, per la quale - tramite la sua società Happy Madison Productions - ha girato alcune pellicole, sin dal 2015 con The Ridicolous 6.
La carriera dell'attore, tuttavia, è iniziata un paio di decenni prima, esplodendo proprio negli anni '90 del ventesimo secolo con film quali Waterboy o Big Daddy. Per Adam Sandler una sorta di decennio magico, nonché lo sfondo del film Sandy Wexler, diretto da Steven Brill, scritto da Dan Bulla, Paul Sado e dallo stesso Sandler e distribuito su Netflix a partire dal 14 aprile 2017.
La storia si svolge a Los Angeles, tra il 1994 e il 1996, con un epilogo nel presente. Il Sandy Wexler del titolo (Adam Sandler) è un manager di piccole star, perlopiù poco significativi artisti circensi o teatrali, ma a cui è affezionato come se fossero una famiglia. Per questo loro non fanno troppo caso ai suoi tic, quali una parlata insolita e una risata sguaiata.
Un giorno, Sandy Wexler incontra una giovane cantante di nome Courtney Clarke (Jennifer Hudson) e, notandone il potenziale, ne diventa l'agente riuscendo a farle produrre un disco. L'insperata celebrità di lei erigerà però un muro tra i due, rischiando di distruggere la loro amicizia.
Questa sorta di remake moderno, comico, e non dichiarato, di È Nata una Stella, risulta da parte di Adam Sandler una sorta di (ir)riverente omaggio al suo manager degli anni '90, Sandy Wernick, che lanciò la sua carriera e di cui imita movenze e peculiarità.
Sandler non rinuncia alle consuete gag fuori dagli schemi, surreali e che rischiano di divenire ripetitive, ma diversamente dallo stile di altre pellicole a cui ci ha abituato, Sandy Wexler è anche venata di malinconia. Se non addirittura di tristezza.
Sì, perché il film rappresenta anche uno sguardo (nostalgico?) a un mondo dello spettacolo che non esiste più. Quel mondo dello spettacolo precedente ai social, a Youtube e ai divi provenienti dai reality show.
Di certo, un mondo più artigianale, in cui anche figure come Sandy Wernick potevano emergere e far emergere star, quali Adam Sandler, che altrimenti avrebbero avuto difficoltà a imporsi. Quello stesso mondo che oggi non vede di buon occhio figure simili, celebrando invece divi che rischiano di scomparire da un momento all'altro e imponendo produzioni con costi che rischiano di minare la creatività.
In tal senso, la scena finale dove sono presenti tutti i presunti assistiti di Sandy Wexler quali Weird Al Jankovic, Henry Winkler, Chris Rock e molti altri - in realtà amici di Adam Sandler ben volenterosi di fare un cameo nella parte di loro stessi - è l'emblema e l'incarnazione di quel periodo. La malinconia lascia allora il posto alla celebrazione.
E alla gioia per essere stati parte attiva di quel decennio. E anche se molti film saranno dimenticati o non celebrati, almeno chi vi ha partecipato ha ricevuto gioia e divertimento nelle proprie vite, grazie anche a persone come Sandy Wernick/Wexler.

lunedì 30 agosto 2021

Netflix Original 6: The Do-Over


Siamo alla sesta produzione originale Netflix ed ecco tornare Adam Sandler! Dopo The Ridicolous 6, l'attore americano sembra proprio aver trovato una seconda casa, soprattutto perché tramite la società di produzione da lui fondata - Happy Madison Productions - ha firmato un accordo con la piattaforma per più film.
E anche in questo caso si tratta di una commedia, seppur non così demenziale come la precedente... ok, appena un po'. La nuova pellicola si intitola The Do-Over, scritta da Kevin Barnett e Chris Passas, diretta da Steven Brill e distribuita su Netflix a partire dal 27 maggio 2016.
La vita di Charlie (David Spade) è ordinaria e noiosa: tormentato da sua moglie, l'ex marito di lei e i figli di lui, lavora come direttore in una piccola banca presente dentro un supermercato e per lui ogni giorno è uguale agli altri.
Durante una rimpatriata con gli ex compagni di college, Charlie rincontra un suo caro amico, Max (Sandler), un agente FBI, il quale poco dopo mette in scena la morte di entrambi per avere la possibilità di iniziare una nuova vita.
C'è tuttavia un imprevisto e sono... le identità scelte da Max per questa nuova vita, identità appartenenti a uomini defunti che in vita nascondevano un incredibile segreto.
Questo film rappresenta una sorta di mix tra la commedia (preminente, ovviamente), il mistero e l'azione (che però è sempre presentata in maniera parodistica). Per quanto riguarda il lato comico, praticamente il 99% delle battute sono a sfondo sessuale, rendendo la cosa stucchevole abbastanza presto, e non mancano le situazioni scurrili e forse anche poco politically correct.
Dal punto di vista della trama vi è un curioso e per certi versi anche inaspettato cambio di prospettiva poco dopo la metà della pellicola, che trascina la storia lungo binari diversi da quelli percorsi fino a quel momento, portandoci a dover riconsiderare quello che abbiamo visto sinora e inquadrare un nuovo status quo.
Questo piccolo colpo di scena mi ha colto in maniera inaspettata, ma subito dopo il film torna alle sue consuete battutacce e doppi sensi, dunque la sensazione di stupore, del "dai, vediamo adesso dove si va a parare" dura davvero poco.
Insomma, poteva essere un film diverso dal solito rispetto a quelli interpretati da Sandler, ma alla fine si è deciso di percorrere sentieri già noti.

domenica 31 gennaio 2021

Netflix Original 2: The Ridicolous 6


Siamo solo alla seconda produzione originale Netflix e mi imbatto subito nel Christian De Sica americano, Adam Sandler. Sì, lui, Zohan, Cambia la Tua Vita con un Click... miseria ladra! Intendiamoci, ogni tanto qualche discreto film con lui l'ho visto, comunque va dato atto a quest'attore di essere uno dei pochi rappresentanti rimasti - forse addirittura l'unico - della commedia demenziale americana, ormai lontana da certi fasti del passato... se mai ci sono stati.
The Ridicolous 6 è una commedia a sfondo western, diretta da Frank Coraci, tratta da un soggetto dello stesso Adam Sandler e di Tim Herlihy e pubblicata sulla piattaforma Netflix l'undici dicembre 2015.
Tommy "Lama Bianca" Stockburn è un albino cresciuto da una tribù Apache che un giorno ritrova suo padre, Frank Stockburn (un Nick Nolte che svetta sopra gli altri, anche quando deve recitare in film di questo tipo per suppongo meri motivi alimentari), il quale gli confessa che gli sono rimasti pochi giorni di vita a causa di una malattia.
Frank Stockburn viene tuttavia rapito da una sua vecchia banda, ansiosa di recuperare il tesoro di una grande rapina andato perduto. Per salvare suo padre, Tommy si allea dunque con i suoi cinque fratelli che non sapeva di avere, e tutti interpretati da caratteristi che avrete di certo visto in altre pellicole nel corso degli anni (sì, c'è pure il licantropo di Twilight, miseria ladra 2), dando così vita ai Ridicoli Sei.
Questo film prende per il cu... omaggia in maniera divertita alcuni cliché del cinema western e alcuni suoi capisaldi, tra i quali I Magnifici Sette, Il Piccolo Grande Uomo e I 4 Figli di Katie Elder (perlomeno, questi sono quelli che ho riconosciuto) costruendovi attorno lo sputo di una trama.
Ehi, se vogliamo c'è anche un messaggio di fondo, in quanto sia Tommy che tutti i suoi fratelli appartengono a delle minoranze, e tutti si trattano alla pari e portano rispetto l'uno verso l'altro. Oppure questo messaggio di fondo l'ho visto solo io, può essere.
Il fatto è che vi devono proprio piacere questo tipo di pellicole, demenziali e sopra le righe, per avere una speranza di apprezzare questo film che fa uso anche, e soprattutto, di scurrilità e battutacce.
Una delle poche cose degne di nota sono i cameo di alcuni grandi attori quali Harvey Keitel e Steve Buscemi (che per motivi che non voglio indagare è quasi sempre presente nei film di Adam Sandler), pochi minuti che risollevano l'animo, anche se il loro ruolo è quello di fare gli idioti.
E ora scusatemi, ma sento l'impellente esigenza di rivedere Ombre Rosse.