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domenica 14 aprile 2024

A scuola di cinema: Mosca a New York (1984)

1905: Da un treno in movimento salta una persona, seppur questo possa costargli la vita. Costui, originario di Kiev, è un soldato dell'esercito russo, il quale è insofferente rispetto all'autoritario regime zarista. Con molte difficoltà, il soldato si imbarca su una nave, diretta verso gli Stati Uniti. Su questa stessa nave incontra la futura moglie.
Giunta negli Stati Uniti, la coppia riesce a costruirsi una nuova vita e i due coniugi hanno dei figli, i quali a loro volta si creano una famiglia e hanno dei figli. Uno di questi è il futuro regista Paul Mazursky, che dalla storia di suo nonno e della sua famiglia molti anni dopo trae spunto per una pellicola.


Dopo aver lavorato con profitto, insieme allo sceneggiatore Leon Capetanos, per il film Tempesta (Tempest), Paul Mazursky decide di rinnovare la collaborazione con lui prendendo come riferimento - partendo dalle esperienze del nonno - le storie di immigrazione del popolo russo.
Il completamento della sceneggiatura si rivela lungo e laborioso e va avanti per quasi un anno, poiché i due autori decidono di portare avanti un importante lavoro di indagine e ricerca sul campo, intervistando molti immigrati russi che vivono a New York e Los Angeles.
Dopo il completamento della prima bozza, Paul Mazursky e Leon Capetanos visitano per tre settimane circa le città russe di Kiev, Mosca e San Pietroburgo, dove intervistano alcuni residenti del luogo, scoprendo che costoro, anche se potessero andarsene dal paese e questo migliorerebbe la loro vita, si lascerebbero comunque alle spalle qualcosa di importante per la loro esistenza, inoltre sarebbero costretti ad abbandonare la loro famiglia.
La sceneggiatura viene infine opzionata dalla Columbia Pictures, mentre nel frattempo Paul Mazursky cerca un attore adatto che possa interpretare il personaggio principale, Vladimir Ivanov. La sua scelta ricade infine su Robin Williams, per la sua capacità di essere sempre in bilico tra ironia e dramma e di passare dall'una all'altro con abilità e semplicità.
Nei mesi che rimangono prima dell'inizio delle riprese, per prepararsi al meglio alla parte, l'attore studia le consuetudini dell'allora Unione Sovietica, comincia a prendere lezioni di russo da un attore madrelingua e al contempo anche delle lezioni di musica per imparare a suonare il sassofono, caratteristica del suo personaggio.
La dedizione di Robin Williams nel padroneggiare come suonare questo strumento musicale si rivela aldilà delle aspettative, tanto che il suo insegnante afferma infine che in pochi mesi ha raggiunto un livello di abilità che di solito chiunque altro raggiunge in due anni.
Anche la padronanza della lingua russa, con lezioni giornaliere di cinque ore, arriva a un buon livello, tanto che alla fine l'attore è in grado, oltre che a non far sentire troppo il proprio accento americano, di intrattenere una conversazione con gli attori russi presenti sul set.
Le riprese iniziano in via ufficiale l'undici luglio 1983.
Come noto all'epoca era praticamente impossibile ottenere un autorizzazione dalle autorità russe per girare in loco, ancor più se si trattava di una produzione americana.
Dopo aver ispezionato alcune città, tra cui Stoccolma, Vienna ed Helsinki, Paul Mazursky decide che la migliore location per le riprese ambientate in Russia sia Monaco di Baviera, dove peraltro vivono molti russi e dove è presente uno studio cinematografico - Bavaria Studios- nel quale si possono ricreare le strade di Mosca durante il periodo invernale senza dover chiedere lunghe e burocratiche autorizzazioni per scene in esterno.
Dopo circa un mese di riprese, la troupe si trasferisce a New York, per continuare e concludere la lavorazione.
Nell'intento di dare maggiore autenticità alla pellicola, il regista Paul Mazursky decide di utilizzare, come comparse o per dei ruoli secondari, attori di nazionalità russa, che vengono trovati tramite apposite agenzie di casting o inserendo degli annunci su quotidiani in lingua russa presenti nelle città di Monaco e New York.
Tra questi attori vi è Saveliy Kramarov, che in una sorta di esempio di realtà che imita l'arte aveva defezionato dall'Unione Sovietica, rinunciando a una brillante carriera cinematografica in madrepatria in cambio di una nuova vita e libertà religiosa.
Anche negli Stati Uniti, tuttavia, Saveliy Kramarov ha la possibilità di continuare a recitare e questo film rappresenta la sua prima produzione americana (ironicamente, interpreta la parte di un agente del KBG, i servizi segreti dell'allora Unione Sovietica), e altre ne seguiranno negli anni successivi.
Mosca a New York (Moscow on the Hudson) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 6 aprile 1984. A fronte di un budget di 13 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 25 milioni di dollari.
C'è qualcuno che non è molto felice di questo e non per motivazioni prettamente cinematografiche. Si tratta dell'artista Saul Steinberg. Costui, notando il poster che accompagna l'uscita del film, dove è presente una vista dall'alto della città di New York, cita in giudizio la produzione, affermando che tale poster ha copiato una sua illustrazione pubblicata sulla copertina della rivista New Yorker nel marzo 1976, View of the World from 9th Avenue.
Nel 1987 un tribunale di New York si pronuncia infine in favore del querelante, poiché anche a un primo sguardo di un non esperto si possono notare delle similarità, e per questo a Saul Steinberg viene concesso un risarcimento.
Alcuni anni dopo, Paul Mazursky concepisce l'idea per un sequel, intitolato Moscow on the Rocks, di cui arriva a scrivere anche la sceneggiatura. In questo seguito il protagonista è ancora Vladimir Ivanov, ora divenuto un importante ma al tempo stesso spietato uomo d'affari, che utilizza perlopiù manodopera a basso costo composta da immigrati.
La situazione cambia quando Vladimir ritorna in Russia, in uno scenario politico diverso da quello che aveva lasciato, per festeggiare il matrimonio di sua sorella e al tempo stesso innamorarsi di una dottoressa del posto.
Per anni il regista cerca di farsi dare il via libera per questo progetto ma, unito al fatto che nel frattempo Robin Williams è divenuto una star di primo piano ed è molto più richiesto rispetto al passato, esso non va mai in porto. Ogni residua possibilità svanisce infine con la scomparsa sia di Paul Mazursky che di Robin Williams, avvenute ironicamente nello stesso anno, il 2014.
E questa è la fine della storia.

domenica 14 maggio 2023

A scuola di cinema: Misery Non Deve Morire (1990)

1987: Viene pubblicato il libro Misery, scritto da Stephen King.
L'opera si incentra su Paul Sheldon, uno scrittore noto per una serie di libri incentrati su Misery Chastain, un'eroina dell'era vittoriana di cui si è ormai stancato.
Mentre sta per consegnare l'ultimo romanzo in cui questo personaggio muore, l'autore ha un incidente stradale. Viene tratto in salvo da Annie Wilkes, un'infermiera, grande appassionata del ciclo di Misery. Sheldon chiede di essere portato in ospedale, in quanto ha entrambe le gambe rotte, ma lei si rifiuta e gli passa degli antidolorifici da cui diventa ben presto dipendente.
Quando Annie Wilkes legge il romanzo inedito dove Misery muore, toglie a Paul Sheldon gli antidolorifici fino a quando non inizia a scrivere un nuovo romanzo dove Misery torna in vita.
Ben presto lo scrittore capisce che l'infermiera è mentalmente instabile. Non solo, cercando di fuggire scopre che è anche una serial killer, avendo ucciso molte persone, inclusi dei bambini. Quando Annie Wilkes scopre ciò che ha fatto, taglia con un'ascia un piede a Paul Sheldon, cauterizzando la ferita con la fiamma ossidrica.
Capendo che la donna non lo lascerà mai andar via, Paul Sheldon gioca l'ultima carta: finge di bruciare il manoscritto dell'ultimo romanzo di Misery e, quando Annie Wilkes cerca di recuperarlo, la colpisce con la macchina da scrivere e la chiude dentro la stanza.
Quando la polizia giunge sul posto, trova Annie Wilkes morta a seguito di ferite riportate mentre fuggiva attraverso una finestra.
La traumatica esperienza non solo convince Paul Sheldon a sottrarsi alla dipendenza da alcool e antidolorifici, ma gli fa tornare la voglia di scrivere che stava perdendo.
Quest'opera diviene pochi anni dopo oggetto di un celebre adattamento cinematografico.


In principio, Stephen King è riluttante a concedere i diritti di sfruttamento, da un lato per alcuni a suo dire deludenti adattamenti di altre sue opere, dall'altro perché ritiene che sia difficile che un film possa rimanere del tutto fedele alle ambientazioni e tematiche del suo romanzo.
Tuttavia, lo scrittore è rimasto impressionato in maniera favorevole da Stand by Me - Ricordo di un'Estate (Stand by Me) e si dichiara disposto a concederli a patto che Rob Reiner diriga o produca l'adattamento.
Il romanzo, consigliato al regista anche dal produttore Andrew Scheinman, viene dunque opzionato dall'appena fondata Castle Rock Entertainment di Rob Reiner, seppur inizialmente costui ritagli per sé solo il ruolo di produttore, con distribuzione da parte della Columbia Pictures. La sceneggiatura viene scritta da William Goldman.
Lo sceneggiatore inserisce, rimanendo fedele al libro, la scena in cui viene mozzato il piede a Paul Sheldon. Questo fa sì che il regista originario, George Roy Hill, si ritiri subito dal progetto, convincendo Rob Reiner a prendere in mano anche la direzione della pellicola.
Sia lui che Andrew Scheinman ritengono questa scena troppo cruenta e può risultare eccessivamente scioccante per il pubblico. Convincono così William Goldman a cambiarla, anche se lui non ne rimane in principio entusiasta.
Per il ruolo di Paul Sheldon vengono approcciati diversi attori, i quali rifiutano la parte o perché ritengono il film troppo violento o perché pensano che il personaggio venga eccessivamente sovrastato da Annie Wilkes, mettendoli così in secondo piano.
Il primo che dimostra un serio interesse è Warren Beatty, il quale suggerisce anche alcuni possibili cambiamenti, ma deve infine rinunciare in quanto impegnato con le riprese di Dick Tracy. La parte viene infine affidata a James Caan.
Il ruolo di Annie Wilkes viene proposto in origine a Bette Midler, che lo rifiuta in quanto ritiene il film troppo violento. Viene contattata dunque Anjelica Juston, la quale tuttavia è impegnata con la produzione di Rischiose Abitudini (The Grifters).
William Goldman suggerisce allora il nome di Kathy Bates, all'epoca principalmente un'attrice teatrale con pochi film all'attivo e nessuno di essi in un ruolo da protagonista.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 20 febbraio 1990, tenendosi in North Carolina, New York e California.
Kathy Bates e James Caan si ritrovano in difficoltà a dover lavorare insieme a causa del loro diverso background attoriale, in quanto Kathy Bates è solita provare più volte le scene come fa in teatro, pratica che Caan invece preferisce ridurre al minimo. Nonostante alcune divergenze, la cosa non sfocia in rancori personali e rimangono infine in buoni rapporti.
Per esigenze di storia, James Caan deve rimanere confinato in un letto per quindici settimane, con poche possibilità di movimento. La cosa si rivela per lui molto frustrante, tanto che a un certo punto l'attore inizia a pensare che si stia facendo uno scherzo di pessimo gusto ai suoi danni.
Forse per questo motivo o forse no, un giorno James Caan si presenta sul set in stato di ebbrezza e tutte le riprese effettuate si rivelano infine da buttare per questa ragione. In principio, Rob Reiner gli dice che bisogna rigirare il tutto con un'altra motivazione, ma l'attore capisce benissimo che la responsabilità è sua e si offre di pagare di tasca propria le spese di quella giornata.
Un'esperienza che si rivela molto difficile anche per Kathy Bates, la quale si ritrova in difficoltà ad allontanarsi dal suo personaggio al termine delle riprese giornaliere. Cosa che la porta a isolarsi dagli altri col progredire della lavorazione.
Rob Reiner si accorge di ciò e prendendo l'attrice in disparte la esorta a liberarsi di Annie Wilkes al termine della giornata lavorativa.
Una scena, in cui Annie Wilkes uccide - come accade anche nel libro - un agente di polizia passandogli più volte sopra con una falciatrice, viene infine eliminata da Rob Reiner in quanto si convince che il pubblico riderebbe di fronte a una scena simile, con disappunto da parte di Kathy Bates.
Le riprese si concludono il 31 maggio 1990.
Misery Non Deve Morire (Misery) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 novembre 1990. A fronte di un budget di 20 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 61 milioni di dollari. Kathy Bates vince inoltre un Oscar come Miglior Attrice Protagonista.
L'attrice tornerà a interpretare un altro personaggio tratto da un libro di Stephen King grazie a L'Ultima Eclissi (Dolores Claiborne)... ma questa è un'altra storia.

sabato 4 marzo 2023

A scuola di cinema: Starman (1984)

1979: Gli scrittori Bruce Evans e Raynold Gideon scrivono una sceneggiatura incentrata su un primo contatto extraterrestre.
Tale sceneggiatura viene acquistata, in qualità di produttore, da Michael Douglas e opzionata dalla Columbia Pictures. Ma il viaggio che la porterà a divenire una celebre pellicola non sarà così rapido e immediato.


Nel 1980, la Columbia Pictures ha sottomano due titoli incentrati su dei contatti alieni. Il primo è la sceneggiatura di Bruce Evans e Raynold Gideon, mentre il secondo si intitola Night Skies, un progetto di Steven Spielberg, inizialmente da affidare come regia a Tobe Hooper. In principio contenente toni horror, Night Skies viene poi edulcorato di modo che diventi un film più indirizzato alle famiglie.
Entrambi i trattamenti vengono ritenuti similari, ma alla fine la Columbia decide di portare avanti la sceneggiatura opzionata da Michael Douglas, ritenendo che Night Skies sia un film più orientato verso un pubblico di bambini e quindi con poco appeal commerciale, mentre la sceneggiatura di Evans e Gideon può rivolgersi a una platea più ampia.
Steven Spielberg non demorde e porta dunque Night Skies all'attenzione della Universal, che acquisisce la sceneggiatura dalla Columbia e dà il via libera al progetto, che avrà infine come titolo E.T. L'Extra-terrestre (E.T. the Extra-Terrestrial).
Il primo regista individuato per la sceneggiatura di Evans e Gideon è Mark Rydell, ma costui ben presto decide di rinunciare al progetto a causa di divergenze creative con Michael Douglas. Viene allora contattato Adrian Lyne, ma costui preferisce infine dedicarsi alla regia di Flashdance.
Mentre il trattamento dei due sceneggiatori langue nei cassetti della Columbia, E.T. L'Extra-terrestre esce nei cinema e ottiene un grande successo. Questo fa sì che un altro regista contattato, John Badham, rinunci subito alla proposta, in quanto ritiene che i due film abbiano molti punti in contatto, concentrandosi invece sulla regia di Wargames - Giochi di Guerra (WarGames).
Tocca allora a Tony Scott, il quale vorrebbe Philip Anglim nella parte del protagonista, ma alla fine anche lui rinuncia in quanto ritiene il progetto non così interessante.
Si giunge dunque a John Carpenter. Costui è reduce dal flop commerciale de La Cosa (The Thing) e ha dunque bisogno di un progetto più ottimista e dai toni meno cupi, che possa anche rimetterlo in buona luce, così accetta la proposta. La sua intenzione è quella di rendere il film una sorta di Accadde Una Notte (It Happened One Night) in versione fantascientifica. 
Per la parte del protagonista, Scott Hayden lo Star Man, il primo attore contattato è Kevin Bacon. Dopodiché, la produzione cerca di mettere sotto contratto Tom Cruise, il quale ha anche un incontro in merito con John Carpenter.
Ma quando viene affidato a Karen Allen il ruolo della protagonista femminile, Jenny Hayden, si decide di affiancarle un attore più vicino alla sua età (all'epoca, Tom Cruise ha solo 22 anni).
Tom Cruise inizia dunque a dedicarsi alla produzione di Legend e viene infine scelto in sua sostituzione Jeff Bridges. In preparazione alla parte, l'attore modella il comportamento del proprio personaggio su quello dei suoi figli e studia ornitologia e il modo di comportarsi degli uccelli, in quanto convinto che lo Star Man, da straniero in terra straniera, agirebbe guidato da puri istinti animali.
Inoltre Jeff Bridges contatta un suo amico ballerino, Russell Clark, per apprendere da lui alcuni movimenti che possano esprimere la natura non umana del personaggio.
Il fatto che la sceneggiatura presenti alcuni punti di contatto con E.T. convince la Columbia Pictures a chiedere una revisione della sceneggiatura a Dean Riesner.
Il suo compito è quello di dare più risalto alla storia d'amore tra i due protagonisti, togliere alcuni elementi narrativi delicati e, dietro specifica richiesta di John Carpenter, attenuare oppure eliminare alcuni sottotesti politici presenti nella sceneggiatura originaria, di modo che il film sia più simile a un road movie.
Nonostante Dean Riesner consegni nel tempo almeno sette revisioni, alla fine non viene accreditato in via ufficiale, in quanto la Writers Guild of America attesta che non ha contribuito in maniera significativa alla sceneggiatura. John Carpenter e la Columbia chiedono almeno che sia inserito un ringraziamento allo sceneggiatore nei titoli, ma neanche questa richiesta viene accolta.
Altre revisioni non accreditate giungono da Edward Zwick e Diane Thomas.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 21 febbraio 1984, tenendosi in Arizona, California, Colorado, Iowa, Nevada e Tennessee, per concludersi il 6 luglio 1984.
Il sito in cui viene girata la scena finale, dove lo Star Man si riunisce alla sua nave madre, è il Meteor Crater, situato vicino a Winslow, in Arizona. Questo sito è largo oltre un chilometro, ha una profondità di oltre 170 metri ed è stato generato circa 49.000 anni fa, a seguito della caduta di un asteroide il cui diametro era non inferiore a 46 metri.
Starman viene distribuito nei cinema americani a partire dal 14 dicembre 1984. A fronte di un budget di 22 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare circa 29 milioni di dollari.
Da questo film viene ricavata una serie televisiva, dallo stesso titolo, che va in onda tra il 1986 e il 1987 sulla ABC. Viene trasmessa una sola stagione, per un totale di 22 episodi. Il ruolo di Jeff Bridges viene qui ricoperto da Robert Hays.
La serie è ambientata circa quindici anni dopo gli eventi della pellicola e vede protagonista il figlio adolescente dello Star Man e Jenny Hayden, ovvero Scott Hayden Jr. (interpretato da Christopher Daniel Barnes), il quale si riunisce a suo padre - che assume le fattezze di un defunto videoreporter, Paul Forrester - dopo averlo richiamato dallo spazio.
Mentre fuggono dalle autorità governative che stanno dando loro la caccia, padre e figlio vanno alla ricerca della scomparsa Jenny Hayden, aiutando altre persone lungo la via, e al contempo Scott cerca di insegnare allo Star Man i comportamenti umani.
Ma il pubblico non premia con gli ascolti questa serie televisiva, decretandone così la sua immediata fine.
Nello stesso anno in cui esordisce il telefilm tratto da una pellicola da lui diretta, John Carpenter ha modo di dedicarsi a un altro film di genere fantastico, ovvero Grosso Guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China)... ma questa è un'altra storia.

domenica 12 febbraio 2023

A scuola di cinema: Fuga di Mezzanotte (1978)

6 Ottobre 1970: Billy Hayes, uno studente statunitense, sta cercando di contrabbandare hashish nel suo paese dalla Turchia, legando i sacchetti contenenti la sostanza stupefacente attorno al suo corpo. Tre precedenti tentativi sono andati a buon fine, ma il quarto gli risulta fatale. Le guardie dell'aeroporto, infatti, in allerta dopo alcuni attacchi terroristici, lo notano e lo arrestano.
Una prima condanna per possesso di droga, di poco superiore ai quattro anni, diviene un ergastolo quando la pena viene commutata in contrabbando, infine ridotto a trent'anni di detenzione.
Le autorità statunitensi cercano di ottenere l'estradizione di Billy Hayes, ma il governo turco si oppone e la prigionia dello studente perdura per cinque anni.
Nell'ottobre del 1975, poco tempo dopo essere stato trasferito in un carcere di minima sicurezza, Billy Hayes riesce a fuggire e ad attraversare il confine con la Grecia, ritornando infine dopo alcune ultime traversie negli Stati Uniti.
Questa sua esperienza diviene poco tempo dopo oggetto di un celebre adattamento cinematografico.


Nel 1977, Billy Hayes - in collaborazione con lo scrittore William Hoffer - scrive un libro autobiografico relativo a quanto accadutogli in Turchia intitolato Fuga di Mezzanotte (Midnight Express), i cui diritti di sfruttamento cinematografico vengono opzionati dalla Columbia Pictures per un adattamento la cui regia è affidata ad Alan Parker.
Una prima sceneggiatura viene affidata a Oliver Stone. A quel tempo costui è praticamente sconosciuto nell'ambiente cinematografico, avendo fino a quel momento sceneggiato e diretto un film horror a basso budget intitolato La Regina del Male (Seizure). L'intento è dunque che lui realizzi un trattamento che sia poi revisionato da Alan Parker, a cui magari riconoscere l'unico accreditamento.
Quando, dopo circa sei settimane, Oliver Stone consegna la propria sceneggiatura, tuttavia, essa è ritenuta così di buon livello da non rendere necessario nessun altro accorgimento. Così Stone resta l'unico accreditato.
D'intesa con la produzione, la sceneggiatura di Oliver Stone drammatizza ancor di più gli eventi accaduti a Billy Hayes, alterando alcuni particolari. Ad esempio nel film gli viene attribuito il brutale omicidio di una guardia, Hamidou, quando invece nella realtà costui fu ucciso da un ex detenuto che aveva subito sevizie da lui e, notandolo bere thè fuori da un locale, gli sparò otto colpi di pistola.
Così come Hayes non evase uccidendo una guardia e utilizzando i suoi vestiti, in quanto - essendo l'ultima in cui venne confinato una prigione di minima sicurezza - riuscì a uscire da una porta per attraversare poi il vicino confine con la Grecia.
Inoltre, si vede Hayes rifiutare un rapporto omosessuale che invece intrattenne con un detenuto svedese di nome Arne. Questo probabilmente venne deciso per via della diversa sensibilità che girava attorno al tema dell'omosessualità a quei tempi. Per aver voluto inserire la scena ambientata nella doccia dove avvengono queste avances, il produttore David Puttnam viene licenziato per tre giorni e riassunto solo dietro insistenza di Alan Parker.
Dietro richiesta del regista, per far sì che l'attenzione del pubblico sia più concentrata sulla storia del protagonista, si ricercano attori poco noti per le varie parti, oppure ignoti al pubblico americano.
Il ruolo di Billy Hayes è affidato a Brad Davis, un attore che ha lavorato perlopiù per la televisione e per cui questa è la prima parte da protagonista.
L'attore rischia tuttavia seriamente di perdere quest'opportunità in quanto, a causa di un malfunzionamento della sua auto, si presenta con due ore di ritardo all'audizione, sudato e macchiato di olio a motore. Ottiene comunque la parte, vincendo la concorrenza di Richard Gere, inizialmente preferito dalla produzione, e Mark Hamill, che non viene nemmeno preso in considerazione.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 12 settembre 1977, tenendosi a Malta e in Grecia. L'autorizzazione a girare in Turchia viene negata dal governo locale a causa di come vengono ritratte le autorità turche e il sistema penale turco, costringendo dunque la produzione a ripiegare su Malta. Come prigione viene utilizzato Fort St Elmo, una ex fortezza dell'impero britannico.
Nel ruolo di uno dei prigionieri, l'olandese Max, vi è il britannico John Hurt. Costui decide di entrare forse fin troppo nel personaggio, rifiutando di lavarsi e fare il bagno per tutta la durata della lavorazione. Ben presto l'attore arriva a puzzare in una maniera tale che praticamente chiunque evita di avvicinarglisi.
Billy Hayes in persona arriva a lodare l'interpretazione di John Hurt, ritenendolo molto accurata e simile al Max originario.
La drammatica scena in cui Billy Hayes uccide dopo un violento pestaggio il prigioniero Rifki (interpretato da Paolo Bonacelli) e gli strappa la lingua, risulta così autentica e disturbante che i componenti della troupe si rifiutano di girarla. Tocca dunque ad Alan Parker in persona - unico componente rimasto sul set - realizzarla. Ovviamente tale evento non è mai accaduto nella realtà.
Le riprese si concludono il quattro novembre 1977. Il film si conclude con l'evasione di Billy Hayes dalle prigioni turche, ma in principio la sceneggiatura di Oliver Stone dettaglia il non meno travagliato suo viaggio di ritorno verso gli Stati Uniti. Alan Parker, tuttavia, ritiene che il viaggio emotivo del protagonista debba concludersi lì e così quelle scene non vengono realizzate.
Fuga di Mezzanotte (Midnight Express) viene programmato in anteprima al Festiva di Cannes il 18 maggio 1978 e poi distribuito nei cinema americani a partire dal 6 ottobre 1978. A fronte di un budget di due milioni e trecentomila dollari, la pellicola arriva infine a incassare 35 milioni di dollari.
Appare quasi superfluo dire che il film viene censurato in Turchia e mai diffuso nei cinema, venendo trasmesso in televisione solo nel 1992.
Anche in altri paesi il film viene accolto in maniera polemica in certi casi. Alcuni spettatori escono dal cinema di fronte alle scene più disturbanti, come l'omicidio del gatto di Hayes. In Olanda, invece, uno spettatore dà addirittura fuoco al cinema in cui viene proiettata la pellicola.
In principio si parla di un possibile sequel, che dettagli quella parte omessa da Alan Parker, ovvero il ritorno di Billy Hayes negli Stati Uniti. Ma questa possibilità infine svanisce a causa delle troppe polemiche suscitate.
Già poco tempo dopo l'uscita del film, infatti, una delle prime voci critiche è proprio quella di Billy Hayes, che condanna il modo in cui è stato ritratto l'intero popolo turco, il quale non viene mai rappresentato in maniera positiva, ma solo attraverso persone crudeli, mentre lui invece lui ha avuto molti amici tra i turchi, anche durante la sua drammatica esperienza come prigioniero.
Con la conseguenza che il turismo verso questa nazione, in particolare quello proveniente dagli Stati Uniti, crolla a livelli vertiginosi per molti anni, con seri effetti sul debito pubblico del paese.
Dopo numerose dichiarazioni pubbliche, Billy Hayes torna infine in Turchia da uomo libero e non ricercato nel 2007, facendo pubblica ammenda. Anche Oliver Stone nel 2004 chiede scusa pubblicamente per come le prigioni turche, il sistema giudiziario turco e il popolo turco sono stati ritratti.
L'unico a non fare mai pubbliche scuse, invece, è il regista Alan Parker, fino alla sua morte nel 2020. L'unica sua dichiarazione in tal senso è che il film rappresenti un'eccessiva drammatizzazione dei fatti reali.
Nonostante le polemiche che ne conseguono, Oliver Stone vince l'Oscar nella categoria Miglior Sceneggiatura Non Originale, evento che lancia la sua carriera cinematografica... ma questa è un'altra storia.

domenica 29 gennaio 2023

A scuola di cinema: Vittime di Guerra (1989)

18 novembre 1966: Durante la guerra in Vietnam, 5 soldati dell'esercito americano - il sergente David Edward Gervase, Steven Cabbot Thomas, Robert Storeby, Cipriano Garcia e Joseph Garcia - tutti sui vent'anni o poco più, si intrufolano all'alba nel villaggio di Cat Tuong, rapendo la giovane Phan Thi Mao e portandola via con loro.
Quello stesso giorno, la ragazza viene violentata da quattro dei cinque soldati, solo Robert Storeby si rifiuta.
Il giorno successivo, i cinque soldati rimangono coinvolti in un conflitto a fuoco contro i Vietcong e - temendo che costoro possano aver visto Phan Thi Mao imbavagliata e legata e preda della paura - Steven Thomas porta la ragazza in un'area nascosta e la pugnala per tre volte. Incredibilmente, però, Phan Thi Mao sopravvive e cerca di fuggire, ma Steven Thomas la raggiunge e la uccide con un colpo di pistola alla testa.
Robert Storeby non intende far sì che quest'atto rimanga impunito. Denuncia i suoi commilitoni ai propri superiori, ma in principio nessuno gli presta ascolto, mentre gli altri soldati che erano con lui lo minacciano di morte.
Determinato a proseguire, Storeby si rivolge alle principali autorità militari, che portano nel 1967 gli altri quattro soldati presso la corte marziale, dove vengono condannati per omicidio non premeditato, tranne David Edward Gervase, il più alto in grado, che viene accusato di omicidio premeditato e condannato all'ergastolo.
Se vi erano speranze da parte dell'esercito americano che questo episodio passasse sotto silenzio, queste vengono del tutto disattese quando, il 18 ottobre del 1969, compare sulla rivista New Yorker un lungo articolo del giornalista Daniel Lang intitolato Casualties of War, che racconta dell'omicidio di Phan Thi Mao da parte dei soldati americani, modificando - per ragioni legali e di sicurezza - il nome di Storeby in Sven Eriksson e quello di David Gervase in Tony Meserve. L'articolo viene espanso poi in un libro che viene pubblicato quello stesso anno.
Un articolo che crea molto scalpore. E che qualche tempo dopo diviene oggetto di un adattamento cinematografico.


Un primo film basato su quello che viene poi definito l'Incidente della Collina 192 è O.K. di Michael Verhoeven, uscito nel 1970 e che genera così tanto clamore al Festival del cinema di Berlino, dove viene presentato e censurato dall'organizzazione, che quell'anno la manifestazione non assegna alcun premio.
L'articolo di Daniel Lang viene opzionato dalla Warner Bros. nel 1970, con Jack Clayton scelto come regista, una sceneggiatura già completata scritta da Pete Hamill e James Woods nella parte di Eriksson.
L'uscita del film di Michael Verhoeven, tuttavia, complica le cose poiché - con una possibile distribuzione internazionale all'orizzonte - la Warner Bros. teme che la propria pellicola possa risultare una copia del film tedesco e cerca dunque di bloccarne l'uscita negli Stati Uniti. Nonostante la pre-produzione continui, il film non viene mai alla fine effettivamente realizzato.
C'è un altro regista interessato al progetto ed è Brian De Palma, ma non ha ancora la necessaria notorietà per essere scelto. Nove anni dopo, nel 1979, il regista ha modo di incontrare lo sceneggiatore e scrittore teatrale David Rabe, un veterano della guerra in Vietnam che ha conosciuto tramite amici comuni, il quale è interessato anche lui a sviluppare un adattamento cinematografico dell'articolo di Daniel Lang.
Devono tuttavia passare altri anni prima che Brian De Palma trovi una società di produzione interessata al progetto e, indirettamente, viene aiutato dal fatto che vi siano stati alcuni film di denuncia sulla guerra in Vietnam quali Platoon di Oliver Stone e Full Metal Jacket di Stanley Kubrick. A seguito del successo ottenuto con Gli Intoccabili (The Untouchables), il regista propone dunque alla Paramount Pictures questo progetto.
Grazie all'intercessione della produttrice Dawn Steel viene dato il via libera nel 1987 e si mettono sotto contratto Michael J. Fox e Sean Penn per i ruoli di Eriksson e Meserve.
Quando David Rabe completa la sceneggiatura, tuttavia, alcuni esecutivi della Paramount la ritengono troppo deprimente. Inoltre, preoccupazioni sul budget stimato che lievita oltre i 20 milioni di dollari e il fatto che non si sia convinti che Michael J. Fox possa interpretare al meglio un ruolo drammatico mettono il progetto in stand-by.
Poco dopo, colei che aveva interceduto in favore di Brian De Palma, Dawn Steel, viene licenziata dalla Paramount e apprende della cosa in ospedale, il giorno in cui dà alla luce sua figlia.
La donna, tuttavia, non demorde: diventa presidente della Columbia Pictures sempre nel 1987, rileva la sceneggiatura di David Rabe e la fa mettere in produzione nel mese di novembre. È il primo film da lei approvato alla Columbia. Dawn Steel è consapevole che la pellicola potrebbe non conseguire grandi incassi, ma questo non rappresenta per lei un problema.
Prima dell'inizio delle riprese, Brian De Palma chiede alcune revisioni della sceneggiatura a David Rabe, che non incontrano il favore dello scrittore, in particolare un finale ottimista ambientato nel presente che faccia da contraltare alle cupe vicende del passato. Questo porta lo sceneggiatore, che pur viene accreditato, a prendere le distanze dal risultato finale.
Le riprese si svolgono tra aprile e maggio del 1988, tenendosi in San Francisco e Thailandia. Prima dell'inizio della lavorazione, gli attori ricevono un adeguato addestramento militare, della durata di due settimane, sotto la guida degli esperti militari Art Smith e Michael Stokey.
Il problema più immediato e particolare che si verifica nello girare nella giungla thailandese è che questa è piena di serpenti e per aggirare l'ostacolo vengono assoldati dei cacciatori di serpenti che li allontanino dal set quando vi sono le riprese in corso. In almeno un'occasione, tuttavia, un serpente arriva fin troppo vicino a mordere Sean Penn.
In principio il ruolo del soldato Herbert Hatcher viene affidato a Stephen Baldwin, il quale gira anche alcune scene, ma Brian De Palma rimane insoddisfatto della sua interpretazione e lo allontana dal set, sostituendolo con John C. Reilly, ingaggiato in principio per fare da comparsa. Questa pellicola rappresenta il debutto cinematografico per questo attore.
Prima dell'uscita ufficiale, viene tenuto uno screening preliminare a cui partecipa anche Steven Spielberg, grande amico di Brian De Palma, che apprezza la pellicola. Sentimento non condiviso da altri partecipanti, che abbandonano la proiezione prima della sua fine, sconvolti dalla brutalità della storia. Questo porta Brian De Palma a intervenire sul montaggio finale, facendo eliminare le scene più cruente.
Vittime di Guerra (Casualties of War) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 18 agosto 1989. A fronte di un budget di ventidue milioni e cinquecentomila dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale quasi 19 milioni di dollari. Il film, dunque, non si rivela un successo, diversamente dalle altre pellicole incentrate sul Vietnam uscite negli ultimi anni.
Brian De Palma e Sean Penn, tuttavia, torneranno a collaborare alcuni anni dopo per Carlito's Way... ma questa è un'altra storia.

sabato 13 agosto 2022

A scuola di cinema: Sindrome Cinese (1979)

22 Marzo 1975: Si rischia un grave incidente presso la centrale nucleare Browns Ferry quando un operaio, mentre cerca con una candela delle potenziali perdite d'aria, dà fuoco in maniera accidentale alla guarnizione di un cavo.
Le fiamme si espandono in pochi secondi, provocando anche dei danni alla cabina dove si trova il reattore della centrale. Per fortuna, l'incendio viene infine domato, ma i danni che ne derivano sono notevoli.
Sono anni in cui l'attenzione dei media e del pubblico è rivolta alle problematiche dell'energia nucleare, le cui centrali iniziano a essere costruite in gran quantità sul suolo statunitense. Un argomento che ben presto arriva anche sul grande schermo.


Nel 1973, due anni dopo aver prodotto L'Assassinio di Fred Hampton (The Murder of Fred Hampton), un documentario sull'uccisione del leader delle Pantere Nere, lo sceneggiatore ed ex ingegnere Mike Gray inizia a interessarsi dell'energia nucleare e delle problematiche ad essa associate.
Durante queste sue ricerche, Mike Gray visita alcune centrali nucleari e intervista svariati scienziati e ingegneri. Apprende così della cosiddetta sindrome cinese - il peggior scenario che si possa verificare - secondo cui, in caso di incidente nucleare causato da un malfunzionamento al sistema di raffreddamento, il nocciolo del reattore fonderebbe il pavimento e la crosta terrestre, giungendo fino in Cina o comunque dall'altra parte del mondo (teoria poi smentita, in quanto la forza gravitazionale lo impedirebbe).
Mike Gray scrive dunque una sceneggiatura ma, non avendo un agente, trova molta difficoltà a piazzarla, da un lato perché è sconosciuto nell'ambiente e dall'altro perché il tema trattato è molto delicato. Fino a quando viene scoperta nell'aprile del 1976 da Michael Douglas. Mike Gray chiede anche di poter essere il regista del progetto, ma Douglas è consapevole che sarà difficile accontentarlo.
La sceneggiatura di Mike Gray viene revisionata da Thomas Steven Cook e opzionata dalla Columbia Pictures. Per il ruolo di Jack Godell, Michael Douglas ottiene l'assenso di Jack Lemmon, il quale è un convinto attivista contro l'energia nucleare. Per il ruolo del cameraman in principio vi è Richard Dreyfuss.
Dreyfuss, tuttavia, non intende farsi dirigere da un debuttante alla regia quale Mike Gray e decide così di abbandonare il progetto. Il film si ritrova così senza uno dei protagonisti, ma un dirigente della Columbia dice a Michael Douglas che Jane Fonda potrebbe essere interessata.
Anche lei è una fervente attivista e da tempo sta cercando invano di ottenere i diritti per girare un film sulla vita di Karen Silkwood (una donna che lavorava in una centrale nucleare morta in circostanze misteriose).
Michael Douglas dunque la contatta, ottenendo il suo assenso e l'interesse a finanziare la pellicola tramite la sua casa di produzione, IPC Films. Vi è però un piccolo problema: nella sceneggiatura di Mike Gray, non è prevista alcuna protagonista femminile.
Jane Fonda, tuttavia, ha un forte potere di decisione contrattuale in merito. Mike Gray deve dunque rinunciare a ogni pretesa di poter diventare il regista, poiché a dirigere il film viene contattato James Bridges, il quale ha anche l'incarico di revisionare la sceneggiatura per dare maggior spazio a un personaggio in origine secondario, un giornalista televisivo che diviene una giornalista di nome Kimberly Wells.
Per questa parte, l'attrice si tinge i capelli di rosso e frequenta per qualche tempo alcune telegiornaliste californiane.
Michael Douglas assegna infine a sé stesso il ruolo, ora ridotto, del cameraman Richard Adams. In preparazione alla parte, l'attore frequenta per qualche tempo dei cameramen che prestano la loro opera in televisione, uscendo con loro durante alcuni turni di lavoro.
Le riprese si tengono in California. Per la costruzione sul set dei locali della centrale nucleare, ci si basa sulla Trojan Nuclear Power Plant dell'Oregon, l'unica centrale che offre visite guidate al pubblico.
Dietro specifica volontà di Michael Douglas, per dare maggior realismo alla storia non viene creata una colonna sonora per il film, nemmeno per i titoli di coda, salvo per la canzone di Stephen Bishop Somewhere In Between.
Verso la fine delle riprese, Jane Fonda si procura una frattura a una caviglia e viene portata in ospedale per ricevere le adeguate cure.
Sindrome Cinese (The China Syndrome) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 16 marzo 1979. Subito dopo la sua uscita, alcuni responsabili di centrali nucleari bollano il film come un'opera di pura fantasia che offre un'immagine non veritiera dell'industria del nucleare.
Il 28 marzo 1979, dodici giorni dopo, alle 4 del mattino presso Three Mile Island, vicino alla città di Harrisburg in Pennsylvania, si rischia un disastro senza precedenti. A seguito di una perdita di materiale refrigerante, infatti, il reattore del nocciolo della centrale inizia a surriscaldarsi senza essere controllato in maniera adeguata.
Anche se il problema viene infine individuato e si evitano conseguenze letali, il nocciolo rimane fuso in maniera parziale e piccole quantità di materiale radioattivo vengono rilasciate all'esterno. Come se non bastasse, una bolla di idrogeno esplosivo comincia a formarsi all'interno del reattore, una situazione di emergenza che viene risolta solo dopo un paio di giorni.
Se la fusione del nocciolo fosse stata più grave, ci sarebbe stata la "sindrome cinese" descritta nel film.
L'evento, oltre a causare la chiusura dell'impianto nucleare e il suo progressivo smantellamento che durerà decenni, genera una brusca frenata della costruzione di nuove centrali nucleari - a quel tempo molto attiva negli Stati Uniti - fino a che questa viene bloccata del tutto, non essendo ritenuta più vantaggiosa, anche a seguito dell'incidente di Three Mile Island.
C'è da dire che, seppur molti organi di informazione in maniera inevitabile colleghino poi il film a questo evento reale, la produzione non usa la cosa per motivi pubblicitari, anche perché in ultima analisi bastano i notiziari di quanto è accaduto. A fronte di un budget di 6 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare oltre 51 milioni di dollari.
I pericoli derivanti da un uso non corretto dell'energia nucleare sarebbero stati esplorati in altre pellicole e, pochi anni dopo, esce infine un film incentrato su Karen Silkwood con protagonista Meryl Streep... ma questa è un'altra storia.

domenica 7 agosto 2022

A scuola di cinema: Il Grande Freddo (1983)

1968: Mentre sta frequentando l'Università del Michigan presso la città di Ann Arbor, il futuro sceneggiatore e regista Lawrence Kasdan vive per qualche tempo in una casa comune presso la Eugene V. Debs Cooperative House.
Convivere insieme ad altre persone con caratteri differenti, legando con loro parlando di attivismo politico, dei problemi della società che sta cambiando profondamente in quegli anni e cucinando i pasti insieme agli altri coinquilini si rivela un'esperienza formativa fondamentale per Lawrence Kasdan. Ambizioni e desideri di cambiamento che però vengono poi frustrati in buona parte nel decennio successivo.
Sensazioni a cui Lawrence Kasdan attingerà qualche anno dopo per ideare un celebre film.


1980: Dopo aver completato le sceneggiature di L'Impero Colpisce Ancora (The Empire Strikes Back) e I Predatori dell'Arca Perduta (Raiders of the Lost Ark), Lawrence Kasdan comincia a farsi strada nel mondo del cinema e ottiene anche la possibilità di dirigere il suo primo lungometraggio, Brivido Caldo (Body Heat).
Lawrence Kasdan scrive dunque una sceneggiatura basata in parte anche sulle sue esperienze all'università del Michigan, ma per meglio plasmare gli svariati personaggi femminili presenti chiede l'aiuto di Barbara Benedek, moglie del suo avvocato nonché sua cara amica, di cui apprezza la spontaneità e il suo essere diretta. Nel dare il suo apporto, anche Barbara Benedek attinge ai suoi ricordi universitari e giovanili.
Il titolo viene in mente a Lawrence Kasdan durante la produzione di Brivido Caldo quando, durante una discussione con alcuni componenti della troupe, si parla della fase di transizione dall'adolescenza all'età adulta e di come le potenzialità espresse in gioventù non si riescano poi a concretizzare. La sensazione che si prova nel comprendere questo è come un big chill, un grande freddo, termine che il regista e sceneggiatore ritiene perfetto.
La sceneggiatura viene proposta a The Ladd Company, la società che sta producendo anche Brivido Caldo, ma dopo un assenso iniziale viene rifiutata: un film basato quasi interamente su dialoghi tra i personaggi viene ritenuto di scarsa appetibilità commerciale, lontano da quelle atmosfere avventurose per cui Lawrence Kasdan è conosciuto. Inoltre, tratta anche temi delicati come il suicidio e le nevrosi.
Il progetto viene allora proposto ad altri studi, ma giungono altri rifiuti, sostanzialmente per le stesse motivazioni. Fino a quando, nell'estate 1982, Marcia Nasatir della Carson Productions riesce a convincere Frank Price e la Columbia Pictures a dare il via libera.
Per quanto riguarda il ruolo di Nick Carlton, Lawrence Kasdan ha un solo attore in mente, con cui ha collaborato a Brivido Caldo: William Hurt.
Il ruolo di Harold Cooper viene affidato a Kevin Kline. Durante le audizioni, l'attore conosce Phoebe Cates, la quale sta cercando anche lei di ottenere una parte nel film. I due iniziano a frequentarsi nel 1985, per sposarsi infine nel 1989.
A completare il cast dei personaggi principali vi sono infine Tom Berenger, Glenn Close, Meg Tilly, Jeff Goldblum e JoBeth Williams.
Tre settimane prima dell'inizio delle riprese, Lawrence Kasdan riunisce tutti gli attori protagonisti dapprima in Atlanta e poi a Beaufort, in South Carolina, in una piccola abitazione. Durante questo periodo provano varie scene, ma l'intento principale del regista è che i vari attori leghino tra loro, visto che nel film i loro personaggi sono grandi amici dai tempi del college.
L'idea ha successo e a un certo punto gli attori decidono di preparare un pranzo facendo finta di essere i personaggi che interpreteranno sullo schermo, senza che Lawrence Kasdan dia loro particolari input in merito. Gli attori, in un'epoca senza Internet o cellulari, passano il tempo passeggiando nei terreni circostanti la casa o parlando tra loro e sviluppano alla fine davvero una grande amicizia tra loro, che rimane anche dopo la conclusione delle riprese.
Le riprese iniziano in via ufficiale l'otto novembre 1982, tenendosi in South Carolina e Georgia. La casa utilizzata è la Tidalholm Mansion di Beaufort, costruita nel 1853 e sita in Laurens Street.
Il personaggio di Alex Marshall, l'amico che si è suicidato, non viene mai inquadrato in volto: a interpretarlo è Kevin Costner. In principio la sua parte è preminente, venendo il suo personaggio ripreso in volto mentre si trova nella bara e divenendo protagonista di un flashback - la prima scena girata, peraltro - della durata di 10 minuti che conclude il film, ambientato durante un Giorno del Ringraziamento negli anni del college.
Queste scene vengono regolarmente girate, ma infine tagliate in sede di montaggio finale e di Kevin Costner appaiono solo le mani. Il flashback, che ha un intento drammatico, suscita invece ilarità a causa del look e delle acconciature che richiamano quelle degli anni '60, inoltre offre di Alex Marshall un ritratto del tutto diverso da quello per cui poi verrà ricordato dai suoi amici, i quali trasferiscono in lui le loro ansie e pause, cosa che però genera confusione negli screening preliminari portando dunque all'eliminazione dell'intera scena.
Lawrence Kasdan si scusa con di questo con Kevin Costner e promette che farà ammenda al più presto.
A tutti i componenti del cast viene richiesto di non allontanarsi mai dal set fino alla fine della lavorazione, anche quando non sono previste delle riprese che li riguardino. Essendo l'ambientazione principale una casa comune, può sempre infatti nascere l'esigenza che alcuni personaggi compaiano sullo sfondo o attraversino una stanza, mentre altri dialogano tra loro.
Per sconfiggere la noia, si gioca a poker o Trivial Pursuit, oppure vengono organizzate delle serate di ballo gestite da Kevin Kline e Jeff Goldblum.
Le riprese si concludono il 7 febbraio 1983.
Il Grande Freddo (The Big Chill) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 30 settembre 1983. A fronte di un budget di 8 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 56 milioni di dollari. Ottiene inoltre tre nomination all'Oscar, come Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Originale e Miglior Attrice Non Protagonista (Glenn Close).
Lawrence Kasdan ha poi modo di tenere fede all'impegno preso con Kevin Costner per compensare la sua mancata apparizione in questo film due anni dopo, quando gli offre una parte in Silverado... ma questa è un'altra storia.

sabato 6 agosto 2022

A scuola di cinema: The Karate Kid - Per Vincere Domani (1984)

1964: Mentre sta visitando i padiglioni della New York World's Fair, il futuro sceneggiatore Robert Mark Kamen viene preso di mira da una gang di bulli e pestato a sangue.
Questa brutta esperienza lo convince a prendere lezioni di autodifesa per far sì che la cosa non si ripeta. Il suo primo insegnante è un capitano dei Marine, il quale però utilizza metodi troppo violenti, più tendenti alla vendetta e al far male al proprio avversario.
Kamen cerca dunque un altro insegnante e lo trova in un karateka giapponese che non parla molto bene inglese, ma col quale riesce comunque a intendersi e che ha un approccio più spirituale rispetto al concetto di autodifesa.
Queste vicende personali gli saranno utili qualche anno dopo dopo per ideare una celebre saga.


Dopo essere riuscito a piazzare le sue prime sceneggiature, Robert Mark Kamen entra in contatto con Frank Price, presidente della Columbia Pictures. Costui un giorno gli riferisce che il produttore Jerry Weintraub ha opzionato un articolo su un ragazzo di nove anni, figlio di una madre single, che è diventato cintura nera di karate dopo aver subito un pestaggio da parte di una banda di bulli.
Kamen va dunque a trovare il produttore, raccontandogli la propria esperienza di vita, e idea una sceneggiatura basandosi sia sulle sue vicende personali che sull'articolo. Come regista viene scelto John Guilbert Avildsen.
Per il ruolo di Daniel LaRusso vengono considerati svariati attori tra cui Sean Penn, Emilio Estevez e Charlie Sheen, ma la direttrice del casting Bonnie Timmermann suggerisce il nome di Ralph Macchio, di cui ha ammirato l'interpretazione in I Ragazzi della 56ª Strada (The Outsiders).
L'attore ha un incontro con Robert Mark Kamen e John Avildsen, durante il quale dimostra di non conoscere nemmeno le mosse più basilari del karate. Questo, unito al suo fisico esile, rende Ralph Macchio - secondo Kamen - perfetto per la parte. In un primo momento il personaggio si chiama Daniel Webber ma, approfittando delle origini italoamericane dell'attore, viene rinominato LaRusso.
Per il ruolo di Johnny Lawrence - il quale in principio si chiama Donald Rice - viene scelto William Zabka, un lottatore senza esperienza di karate qui al suo debutto cinematografico.
Durante l'audizione, gli viene chiesto di interpretare una scena del film e, entrando forse un po' troppo nel personaggio, l'attore afferra il regista John Avildsen e gli urla contro. Dopodiché si scusa con lui, dicendo che quello che parlava prima era Johnny Lawrence, non lui.
Avildsen fa notare come William Zabka risulti un po' troppo alto come avversario di Ralph Macchio, ma Zabka stesso fa notare che anche Bruce Lee era più basso di Kareem Abdul-Jabbar, eppure lo ha battuto comunque. La parte gli viene dunque affidata, anche perché all'audizione è riuscito a spaventare tutti.
In preparazione alle loro parti, Ralph Macchio e William Zabka - nonché altri componenti del cast - vengono affidati alle cure di Pat Johnson, cintura nera di karate che ha recitato al fianco di Bruce Lee e Chuck Norris, il quale li sottopone a un rigido allenamento di karate e bodybuilding che dura circa sei settimane. A Pat Johnson viene inoltre affidato il compito di ideare tutte le coreografie di lotta e ottiene anche un cameo nel film come arbitro del torneo.
Per il ruolo di Mr. Miyagi (il suo cognome è un omaggio a Chojun Miyagi, ideatore dello stile di karate Goju-ryu praticato da Robert Mark Kamen), la prima scelta ricade su Toshiro Mifune. Il suo stile di recitazione è incontestabile, ma troppo tendente ai ruoli da guerriero samurai per cui è famoso. Al contempo sussiste un altro problema insormontabile: l'attore non è in grado di parlare inglese in maniera fluente.
In principio, Pat Morita non viene preso in considerazione, in quanto è fortemente associato al personaggio di Arnold di Happy Days ed è ritenuto un attore comico, non in grado di portare sulla scena un personaggio drammatico. Morita però non demorde: si fa crescere la barba, modella un accento basato su quello di un suo zio giapponese e si presenta all'audizione, conquistandosi i favori di Jerry Weintraub.
È il produttore stesso a suggerirgli di venire accreditato come Noriyuki "Pat" Morita, per sottolineare le sue origini giapponesi.
La controfigura di Pat Morita per buona parte delle scene di combattimento è Fumio Demura, rinomato maestro di karate e arti marziali. Da lui l'attore riprende le movenze e il modo di parlare.
Per il ruolo di Ali Mills, viene scelta Elizabeth Shue, anche lei al suo debutto cinematografico. Studentessa di Harvard, è nota fino a quel momento solo per essere apparsa in una pubblicità di Burger King. Per partecipare alle riprese, Elizabeth Shue decide di interrompere in via temporanea i propri studi.
Il titolo The Karate Kid non è molto gradito ai protagonisti, essendo ritenuto troppo banale. Inoltre c'è un problema più formale, in quanto esiste un supereroe della DC Comics - un componente della Legione dei Supereroi - che si chiama proprio così. La Columbia ottiene perciò dalla casa editrice l'autorizzazione a poter utilizzare quel titolo e la DC Comics riceve un ringraziamento formale nei titoli di coda.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 24 ottobre 1983, tenendosi in California, Arizona e New Jersey.
William Zabka risulta così credibile nel ruolo dell'avversario di Daniel che, anche quando non si effettuano le riprese, il suo personaggio viene fischiato da delle comparse (e anche in seguito, alcune persone lo fermano per strada cercando una rissa con lui). Sua madre - presente sul set - lo difende, affermando che nella vita di tutti i giorni è un bravo ragazzo.
Dopo la fine delle riprese, William Zabka continua a studiare karate, fino a diventare cintura verde.
Le riprese si concludono l'otto dicembre 1983.
The Karate Kid - Per Vincere Domani (The Karate Kid) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 22 giugno 1984. A fronte di un budget di otto milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 130 milioni di dollari. Pat Morita, inoltre, si aggiudica una nomination all'Oscar nella categoria Miglior Attore Non Protagonista.
Un incredibile e insperato successo che garantisce subito un sequel... ma questa è un'altra storia.

sabato 30 luglio 2022

A scuola di cinema: Kramer Contro Kramer (1979)

1977: Viene pubblicato il libro Kramer Contro Kramer (Kramer Versus Kramer), scritto da Avery Corman.
La storia si incentra su un uomo e padre di famiglia ossessionato dal suo lavoro di pubblicitario, Ted Kramer, il quale un giorno viene lasciato da sua moglie Joanna e deve così crescere da solo suo figlio Billy, di quattro anni.
Pur tra mille difficoltà, Ted Kramer riesce a occuparsi di Billy e della sua istruzione per circa due anni, quando all'improvviso Joanna ritorna, chiedendo la custodia del bambino e portando la contesa tra i due ex coniugi in tribunale.
Quest'opera poco tempo dopo diviene oggetto di un adattamento cinematografico.


Il produttore della Columbia Pictures Stanley Jaffe opziona i diritti di sfruttamento cinematografico del libro di Avery Corman poco dopo la sua pubblicazione e propone il progetto al regista Robert Benton, che accetta e ne scrive anche la sceneggiatura.
Entrambi vedono in Dustin Hoffman l'interprete perfetto per Ted Kramer, ma in principio l'attore non è interessato, in quanto sta vivendo davvero un doloroso processo di separazione da sua moglie Anne Byrne, che sarebbe culminato con un divorzio nel 1980. Vengono contattati allora altri attori quali James Caan, Al Pacino o Jon Voight, i quali però rifiutano la proposta.
Stanley Jaffe e Robert Benton, tuttavia, non demordono e ottengono infine l'assenso di Dustin Hoffman durante un incontro in un hotel di Londra. L'attore pone però una condizione: la sceneggiatura non riflette a pieno il dolore che si prova durante un divorzio e chiede di poter apportare alcune modifiche alle scene e ai dialoghi.
Robert Benton glielo concede e rimane soddisfatto dalle aggiunte di Hoffman, tanto da chiedergli di essere accreditato come co-sceneggiatore, ma l'attore rifiuta.
Per il ruolo di Joanna Kramer, la prima scelta ricade su Kate Jackson, solo che costei ha degli obblighi contrattuali per apparire nella serie televisiva Charlie's Angels, di cui è una delle protagoniste, e le tempistiche tra i due progetti sono in conflitto e così l'attrice è costretta a rinunciarvi.
Si fa allora avanti un'altra attrice, la quale è sotto contratto per una parte secondaria, ma è più interessata a ottenere il ruolo di Joanna Kramer: il suo nome è Meryl Streep.
Per lei, il personaggio di Joanna è monodimensionale, nonché quello che viene meno approfondito e peggio trattato, sia nel libro che nella sceneggiatura, cosicché il pubblico è facilmente portato a vederla come una sorta di nemico, e intende dunque indagare sulla sua personalità per mostrare anche le sue motivazioni. Anche l'attrice non sta vivendo un periodo facile, avendo da poco perso il suo compagno, John Cazale.
Robert Benton, non troppo soddisfatto di un paio di scene che coinvolgono Joanna Kramer, consente dunque a Meryl Streep di riscrivere sia la scena della separazione, nonostante le obiezioni iniziali di Dustin Hoffman, che le parti che riguardano la sua udienza in tribunale.
Le modifiche apportate dall'attrice sono così efficaci che il regista le mantiene per intero, anche se dei sui dialoghi originari rimane ben poco.
Per prepararsi alla parte, Meryl Streep frequenta per qualche tempo l'Upper East Side di Manhattan, osservando le interazioni tra genitori e figli. Inoltre chiede informazioni a sua madre, Mary Wilkinson, essendo stata anche lei una donna in carriera
Per il ruolo di Billy Kramer, si tengono delle audizioni in 26 scuole di New York, dove vengono intervistati più di 700 bambini. Viene infine scelto Justin Henry, di cui Dustin Hoffman apprezza la spontaneità.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 6 settembre 1978, tenendosi a New York. Durante le riprese, Meryl Streep è incinta del suo primo figlio, Henry Wolfe Gummer, e verso la fine il suo stato di gravidanza è decisamente evidente, tanto che viene "mascherato" facendole indossare un ampio impermeabile.
Il rapporto lavorativo tra Dustin Hoffman e Meryl Streep si rivela abbastanza burrascoso. Nella scena in cui Joanna abbandona suo marito, la prima peraltro in cui i due attori si ritrovano a recitare insieme, per suscitare delle reazioni in Meryl Streep, Hoffman la schiaffeggia. Come riceve lo schiaffo, Meryl Streep decide che non lavorerà mai più in un altro film con lui, una promessa che manterrà.
Le va ancora peggio durante la scena del confronto nel ristorante tra i due ex coniugi. Dustin Hoffman ha in mente di lanciare un bicchiere di vino contro una parete del locale, ma non avvisa l'attrice di questo e senza farsi notare chiede a un cameraman di piazzare la telecamera nella migliore posizione.
Cosicché, quando il bicchiere va in mille pezzi, la reazione di paura di Meryl Streep è autentica e come se non bastasse qualche frammento le finisce nei capelli. Dopodiché, comprensibilmente, inveisce contro Dustin Hoffman per quanto ha appena fatto.
Va decisamente meglio, invece, l'intesa tra Dustin Hoffman e il piccolo Justin Henry. L'attore prende sostanzialmente il ragazzo sotto la sua ala protettiva e con lui gira alcune scene frutto di totale improvvisazione, alcune basate anche su esperienze capitate a Hoffman, come quella dove Billy Kramer mangia il gelato, scena vissuta davvero dall'attore con sua figlia.
L'unico momento di frattura si verifica quando per esigenze di ripresa Justin Henry deve piangere dopo che il suo personaggio è caduto da uno scivolo in un parco giochi. Per esortarlo a trovare le lacrime, Dustin Hoffman gli dice che dopo questo film non lavoreranno mai più insieme e l'espediente funziona.
Le riprese si concludono nel dicembre 1978.
Kramer Contro Kramer (Kramer vs. Kramer) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 5 dicembre 1979. A fronte di un budget di 8 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 173 milioni di dollari.
Il film inoltre vince i Premi Oscar come Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Non Originale. Tre statuette inoltre vengono consegnate a Dustin Hoffman, Justin Henry e Meryl Streep rispettivamente come Miglior Attore, Miglior Attore Non Protagonista e Miglior Attrice Non Protagonista.
Questa vittoria si rivela fondamentale per la carriera di Meryl Streep, la quale fino a quel momento ha partecipato solo a una manciata di film, tanto da renderla negli anni successivi una stella di primo piano... ma questa è un'altra storia.

lunedì 25 aprile 2022

A scuola di cinema: Nel Centro del Mirino (1993)

22 Novembre 1963: Viene ucciso a Dallas il Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy.
Tra le molte immagini che rimangono impresse di quel terribile giorno, vi è anche quella di un agente dei servizi segreti che, dopo che sono stati sparati i primi due colpi, senza esitazione e incurante delle possibili conseguenze, balza sul retro della limousine che trasporta John Kennedy e sua moglie Jacqueline, senza però impedire l'assassinio.
Il nome di quell'agente - incaricato di proteggere Jacqueline Kennedy - è Clint Hill e qualche anno dopo, nel corso di un'intervista televisiva, quasi in lacrime dichiara di sentirsi in colpa per non essere intervenuto prima, ritenendosi responsabile della morte del Presidente. Tale figura rimane impressa nella storia americana e diviene anche la base qualche decennio dopo per una pellicola.


Nel 1983, il produttore Jeff Apple pensa di sviluppare un film incentrato su un agente dei servizi segreti.
Quest'idea è nella sua mente da quando, nel 1964, da ragazzo, ebbe modo di essere testimone di una visita a Miami da parte di Lyndon Johnson e rimase colpito da come egli fosse circondato da queste figure per lui imponenti degli agenti dei servizi segreti, tutti con abiti eleganti neri e occhiali da sole. Un'immagine che gli resta ancora impressa quasi vent'anni dopo.
Apple contatta dunque un suo ex compagno di università, Ken Friedman, e insieme i due scrivono un primo trattamento, che trova l'interesse da parte della Columbia Pictures e di Dustin Hoffman, pronto a interpretare il protagonista, ma alcuni cambi ai vertici della casa di produzione ritardano la partenza del progetto, fino a quando l'attore perde interesse e vi rinuncia.
Nei successivi due anni, Jeff Apple propone la sceneggiatura ad altre case di produzione, anche indipendenti, ma senza esito, fino a quando decide di far sviluppare un nuovo trattamento. Viene contattato dunque lo sceneggiatore Jeff Maguire, il quale crea il personaggio di Frank Horrigan e il suo collegamento con l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy.
La sceneggiatura, tuttavia, continua a rimanere nel limbo per alcuni anni, nonostante venga proposta a svariati attori quali Robert Redford o Sean Connery, mentre nel frattempo lo scrittore accumula debiti su debiti, anche coi suoi parenti.
A un certo punto gli viene offerta una somma di 100.000 dollari da parte della Imagine Entertainment, ma a una condizione non trattabile: che il protagonista venga ringiovanito, poiché si intende affidare la parte a Tom Cruise. Maguire ritiene la sottotrama riguardante l'assassinio di Kennedy fondamentale per il personaggio e dunque non accetta la proposta e questo compromesso.
I debiti, tuttavia, continuano a crescere, tanto che a un certo punto allo sceneggiatore viene annunciato che a breve non potrà più usufruire della linea telefonica. Jeff Maguire, dunque, si appresta a lasciare Los Angeles e trasferirsi nel New Hampshire.
Prima che questo accada, però, nell'aprile 1992 lo sceneggiatore riceve una chiamata da parte di Rob Reiner della Castle Rock Entertainment, il quale gli comunica che la sceneggiatura è stata acquisita dalla sua compagnia per un milione di dollari. La Castle Rock conclude poi un accordo di distribuzione con la Columbia Pictures.
Per il ruolo del protagonista, Frank Horrigan, viene scelto Clint Eastwood. È lo stesso agente dell'attore che contatta la Columbia Pictures per dichiarare il suo interesse a seguito della lettura della sceneggiatura, dopo un'iniziale esitazione dovuta al fatto che Frank Horrigan ha poco più di 50 anni, mentre Eastwood ne ha 62.
Clint Eastwood ha anche potere contrattuale di scelta del regista e suggerisce dunque il nome di Wolfgang Petersen, che ha molto apprezzato per la sua direzione di Prova Schiacciante (Shattered). Pur avendo costui già una buona carriera alle spalle, rimane comunque intimidito dal fatto di dover lavorare accanto a una leggenda come Clint Eastwood. L'attore comunque, nel corso del loro primo incontro, lo rassicura: non interferirà in alcun modo nel suo lavoro, ma se volesse dei consigli o suggerimenti è pronto a fornirglieli.
Il ruolo di Mitch Leary viene offerto in prima battuta a Robert De Niro, il quale tuttavia deve declinare in quanto impegnato con le riprese di Bronx (A Bronx Tale). Dopo aver preso in considerazione Robert Duvall e Jack Nicholson, la parte viene infine affidata a John Malkovich.
In preparazione per questo ruolo, l'attore decide di vivere il più possibile in reclusione per meglio ricreare il senso di isolamento del suo personaggio. Per un mese, dunque, rimane chiuso in casa, guarda solo notiziari alla televisione e non parla con nessuno, nemmeno al telefono.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 3 ottobre 1992, tenendosi a Washington, Los Angeles e Denver. Per la prima volta nella storia del cinema, i servizi segreti statunitensi offrono la loro cooperazione per questa pellicola e sul set è quasi sempre presente nel ruolo di consigliere Bob Snow, un ex agente che istruisce gli attori su come muoversi e comportarsi per far sì che siano credibili nel loro ruolo.
Nonostante abbia più di sessant'anni quando vengono effettuate le riprese, Clint Eastwood realizza il maggior numero di scene possibili senza usare una controfigura. Inoltre è lui stesso a suonare il piano, avendo studiato musica per molti anni.
Per la scena in cui Frank Horrigan e Mitch Leary hanno un confronto su un tetto, Wolfgang Petersen suggerisce a Malkovich di fare qualcosa di strano e imprevedibile. All'attore viene in mente allora di infilare la bocca nella pistola e la scena rimane nel montaggio finale. Inoltre, durante le conversazioni telefoniche tra i due, è sempre di John Malkovich l'idea che Mitch Leary abbia ogni tanto degli scatti d'ira e urli.
Una parte consistente del budget viene impiegata nel ricreare al meglio il giorno dell'omicidio di John Kennedy, dove necessariamente il personaggio di Frank Horrigan è più giovane. Per fare questo, la produzione prende delle immagini provenienti dal primo film incentrato sull'Ispettore Callaghan e le inserisce nel materiale d'archivio dell'omicidio Kennedy. La stessa manovra viene ripetuta per delle fittizie campagne presidenziali di George Bush Sr. e Bill Clinton. Il tutto arriva infine a costare attorno ai 4 milioni di dollari.
Le riprese si concludono l'undici gennaio 1993.
Nel Centro del Mirino (In The Line of Fire) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 9 luglio 1993. A fronte di un budget di 40 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare circa 180 milioni di dollari. Il film riceve anche 3 nomination al Premio Oscar, incluse quelle per la Migliore Sceneggiatura e il Miglior Attore non Protagonista.
Wolfgang Petersen dirigerà qualche anno dopo un altro film incentrato su un attentato a un Presidente degli Stati Uniti, Air Force One... ma questa è un'altra storia.

sabato 2 aprile 2022

A scuola di cinema: Perfect (1985)

Giugno 1983: Viene pubblicato sulla rivista Rolling Stone l'articolo "Looking for Mr. Goodbody - Health Clubs: The New Singles Bars", a firma di Aaron Latham.
L'articolo, che richiama nel titolo il film In Cerca di Mr. Goodbar (Looking for Mr. Goodbar), analizza un fenomeno nato nella seconda metà degli anni '70 del ventesimo secolo e affermatosi nel decennio successivo: i cosiddetti centri benessere.
Aaron Latham apprende di questo fenomeno quando incontra un suo contatto - una persona che si occupa di pubbliche relazioni - presso l'Atrium Club di New York. Mentre i due bevono un drink al bar in giacca e cravatta, ogni tanto passano davanti a loro delle coppie, avvolte in un body o completo da ginnastica, sedendosi anche loro a bere un drink come se fosse una cosa naturale.
Il giornalista rimane intrigato dalla cosa e decide di scriverne un articolo, quello stesso articolo che comparirà poco tempo dopo su Rolling Stone e dove i centri benessere vengono descritti come i nuovi bar per single. Un articolo che diverrà anche oggetto di un adattamento cinematografico.


Aaron Latham ritiene che il soggetto del suo articolo possa essere un buon spunto anche per un film e contatta perciò il regista e sceneggiatore James Bridges. La scelta non è casuale, poiché il regista - con la collaborazione di Latham - aveva adattato un precedente articolo del giornalista comparso su Esquire, divenuto poi il film del 1980 Urban Cowboy.
James Bridges, oltre a rimanere intrigato dalla premessa della storia, intravede anche la possibilità di mettere alla berlina gli eccessi di un certo tipo di giornalismo d'assalto.
James Bridges e Aaron Latham ideano dunque una sceneggiatura che viene acquisita dalle società di produzione Delphi III e Pluperfect, con un accordo di distribuzione con la Columbia Pictures, la quale è disposta a versare a James Bridges un ingaggio di 3 milioni di dollari.
Per il ruolo del protagonista, Adam Lawrence, James Bridges continua a ricreare il team di lavoro di Urban Cowboy, contattando il protagonista di quel film, John Travolta, che accetta la parte. Essendo il suo personaggio una versione cinematografica alternativa di Aaron Latham, l'attore riceve dal giornalista alcuni preziosi consigli sulla professione di reporter e apprende anche come scrivere un buon articolo.
Il risultato finale è un articolo scritto direttamente dall'attore e intitolato From an Actor's Notebook, che ha il chiaro obiettivo di fare promozione al film, che compare infine nel numero della rivista che precede l'uscita nelle sale cinematografiche.
Per il ruolo della protagonista femminile, Jessie Wilson, in principio Debra Winger - anch'essa presente in Urban Cowboy - si propone a James Bridges, avendo anche concluso di recente una nuova collaborazione con L'Assassinio di Mike (Mike's Murder), ma costui ritiene non sia la scelta più adatta, preferendole Jamie Lee Curtis.
Le due attrici hanno anche modo di incontrarsi durante l'audizione. Debra Winger si presenta nello studio, non invitata, insieme al suo fidanzato di allora Bob Kerrey, governatore del Nebraska. E inizia a parlare ripetutamente con John Travolta, mentre Jamie Lee Curtis si mette in un angolo, senza fiatare, intimorita dalla determinazione di Debra Winger.
Nonostante qualche attimo di tensione, tuttavia, la scelta dell'attrice principale viene confermata.
In preparazione alla parte, Jamie Lee Curtis si sottopone per alcuni mesi a un rigido allenamento per migliorare la sua tonicità muscolare, seguendo anche una rigida dieta.
Le riprese si svolgono nell'estate del 1984, tenendosi a New York e in California. Come location principale viene utilizzato The Sports Connection, a Los Angeles. Il giorno prima dell'inizio dei lavori, Aaron Latham e Jamie Lee Curtis arrivano sul set su un jet privato, pilotato da John Travolta in persona.
C'è un po' di turbolenza quel giorno e, durante la fase di atterraggio, l'aereo comincia a tremare un po' e qualche oggetto cade a terra, tanto che Aaron Latham e Jamie Lee Curtis per la paura iniziano a stringersi l'un l'altra. John Travolta, tuttavia, mantiene la calma - per lui questa è una faccenda ordinaria - e porta a termine l'atterraggio.
Per venire incontro a Jamie Lee Curtis, viene deciso di girare come prima cosa tutte le scene ambientate in palestra, dove addestra gli allievi di aerobica. Alla fine l'attrice arriva a perdere per questo circa quattro chili di peso.
Non potendo, per ragioni logistiche, effettuare le riprese nella redazione di Rolling Stone, essa viene ricostruita in maniera fedele - dalle scrivanie ai poster dei numeri precedenti appesi alle pareti - su due piani di uno studio cinematografico di Los Angeles.
Per aumentare il senso di credibilità, nel film compare anche, seppur in un ruolo fittizio, l'allora editor capo della rivista Jann Wenner, il quale contribuisce anche come consulente per spiegare come si svolgono le mansioni in una redazione giornalistica.
Perfect viene distribuito nei cinema americani a partire dal 7 giugno 1985. Per promuovere la pellicola, oltre all'articolo di John Travolta, viene anche prodotto un video musicale di Jermaine Jackson - uno dei fratelli di Michael Jackson - a cui partecipano anche Jamie Lee Curtis e John Travolta.
Ma è del tutto inutile. A fronte di un budget di 19 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano poco meno di 13 milioni di dollari.
L'insuccesso del film ha un impatto nelle carriere delle persone coinvolte. James Bridges dirigerà solo un'altra pellicola nel 1988, Le Mille Luci di New York (Bright Lights, Big City), prima della sua morte nel 1993. Jamie Lee Curtis, per un paio di anni, deve accontentarsi di film o ruoli minori, prima che ritorni sulla cresta dell'onda con Un Pesce di Nome Wanda (A Fish Called Wanda).
Ma le conseguenze più rilevanti ricadono infine su John Travolta. Seppur non si penta mai di aver partecipato al film, il fatto che sia reduce da altri insuccessi quali Staying Alive e Due Come Noi (Two of a Kind) fa sì che l'attore per svariato tempo non venga più contattato per altri progetti cinematografici e tornerà a essere protagonista di una pellicola solo quattro anni dopo con Senti Chi Parla (Look Who's Talking)... ma questa è un'altra storia.

martedì 16 febbraio 2021

A scuola di cinema: Taxi Driver (1976)

1972: È un periodo pessimo per Paul Schrader. Licenziato dall'American Film Institute e nel mezzo di una causa di divorzio dalla sua prima moglie, soffre di un esaurimento nervoso mentre si trova a Los Angeles. Qui viene ospitato da una ragazza che rifiuta le sue avances e rompe subito con lui, lasciandogli però il suo appartamento per circa un paio di mesi mentre lei è fuori città, permettendo così a Schrader di non dormire più nella sua auto.
Del tutto solo, senza amici con cui parlare per intere settimane e lavorando come fattorino per una catena di ristoranti per sbarcare il lunario, Schrader, per combattere un'assillante insonnia, passa il proprio tempo frequentando i cinema porno che rimangono aperti anche durante la notte e cominciando a rimanere ossessionato dalle pistole.
Dopo essere finito al pronto soccorso a causa di un'ulcera, l'uomo capisce ben presto che, per evitare di precipitare in una spirale di autodistruzione, deve effettuare un processo di catarsi scrivendo di queste sue esperienze sotto forma di sceneggiatura.
Nasce così Taxi Driver.


Ispirandosi alle sue esperienze personali e leggendo stralci del diario di Arthur Bremer, che nel 1972 si rende responsabile di un fallito attentato ai danni del candidato democratico George Wallace, Schrader - tenendo sempre accanto a sé una pistola - concepisce in poco meno di due settimane il primo trattamento di sceneggiatura, trasferendo l'ambientazione a New York, poiché in questa città i taxi driver sono molto più presenti.
L'anno successivo, Schrader mostra la sceneggiatura a Brian De Palma durante un'intervista. Costui la passa ai produttori Michael Phillips e Julia Phillips, che la opzionano, offrendogli la regia. Ma De Palma non ritiene di essere la persona adatta e porta così la sceneggiatura all'attenzione di un regista alle prime armi di nome Martin Scorsese, il quale ne rimane affascinato.
Tuttavia, in principio le case di produzione si rifiutano di dare il via libera a un progetto basato su una sceneggiatura ritenuta molto violenta e in mano a degli sconosciuti.
In breve tempo, però, questo cambia. Michael e Julia Phillips producono, sempre nel 1973, il film La Stangata (The Sting), che vince il Premio Oscar come miglior film l'anno successivo. Martin Scorsese, invece, dirige nel 1973 e nel 1974 le sue prime pellicole di successo, Mean Streets e Alice Non Abita Più Qui (Alice Doesn't Live Here Anymore).
Il successo de La Stangata permette a Michael Phillips di stringere un accordo con la Columbia per la produzione di alcuni film, uno dei quali è Taxi Driver. Per far sì che il progetto venga approvato, tuttavia, visto che il budget è contenuto, sia Scorsese che Schrader accettano una paga inferiore a quella che potrebbero ottenere. Soprattutto Schrader, la cui sceneggiatura viene pagata 35.000 dollari quando per un altro film, Yakuza (The Yakuza), ha da poco ottenuto dieci volte tanto.
Per il ruolo principale, Travis Bickle, Scorsese propone in prima battuta la parte a Dustin Hoffman. Solo che costui all'epoca non conosce il regista e, non avendo sottomano la sceneggiatura, Scorsese narra la storia in via verbale. Una storia che appare fin troppo bizzarra ad Hoffman, che quindi decide di rinunciare.
I produttori desiderano tuttavia che Scorsese ricrei la collaborazione con un attore di Mean Streets, Robert De Niro, il quale è reduce dalla conclusione delle riprese de Il Padrino Parte II (The Godfather Part II). Anche De Niro accetta un ingaggio di 35.000 dollari, nonostante dopo Il Padrino Parte II abbia già ricevuto proposte per 500.000 dollari.
Quando entra a far parte del cast, De Niro è impegnato nella lavorazione del film Novecento di Bernardo Bertolucci. Per prepararsi alla parte, durante le pause delle riprese di Novecento, l'attore prende un volo per New York e per circa due settimane lavora come tassista su turni di quindici ore, passando poi a leggere libri sulle malattie della mente.
Nonostante sia apparso in un film di successo come Il Padrino Parte II e altre pellicole in passato, nessuno dei passeggeri del taxi lo riconosce, tranne un suo collega attore il quale gli dice che è sconvolto nel vedere un interprete così rinomato ridotto a fare il lavoro di tassista. Tornato in Italia, De Niro si reca in una base militare statunitense sita nel nord della nazione, dove registra delle conversazioni con alcuni soldati del Midwest degli Stati Uniti, al fine di imparare il loro accento.
Il ruolo di Iris viene proposto in prima battuta a Melanie Griffith, ma sua madre Tippi Hedren la convince a non accettare. A seguito di un successivo casting che coinvolge circa 250 attrici, la parte viene infine assegnata a Jodie Foster, che ha avuto un piccolo ruolo in Alice Non Abita Più Qui, e che dietro esortazione di sua madre sta cercando di lasciarsi alle spalle la nomea di attrice di film per ragazzi.
Jodie Foster, tuttavia, all'epoca ha dodici anni e vi è molta preoccupazione che una ragazza di questa età interpreti una pellicola con tematiche forti e cupe. A tale scopo, prima di accettare la parte in via definitiva deve sostenere dei colloqui con uno psichiatra, per assicurarsi che l'esperienza non possa rivelarsi destabilizzante per lei.
Inoltre, ogni volta che è presente sul set viene accompagnata da un assistente sociale, il quale si assicura che lei sia lontana quando devono essere girate scene di sesso, violente o con parolacce. Per le scene più controverse, dunque, Jodie Foster viene sostituita da sua sorella Connie, la quale ha sette anni più di lei e la stessa altezza.
Per la parte di Betsy, si va alla ricerca di un'attrice alla Cybill Shepherd. Nel sentire ciò, la sua agente Sue Mengers suggerisce allora di contattare proprio Cybill Shepherd, visto che è disposta anche lei ad accettare un ingaggio di 35.000 dollari.
Il ruolo di Sport viene assegnato a un abituale collaboratore di Scorsese, Harvey Keitel, che lo richiede espressamente dopo aver rifiutato quello più rilevante di Tom, interpretato da Albert Brooks. Per prepararsi alla parte, l'attore riesce a entrare in contatto con un ex sfruttatore di prostitute che agiva nella zona di Times Square e ottiene da lui alcuni consigli.
Le riprese iniziano in via ufficiale nel giugno 1975, tenendosi ovviamente a New York. A causa di uno sciopero di quel periodo degli operatori sanitari, molti sacchi d'immondizia vengono lasciati abbandonati ai lati delle strade e non raccolti: le scene che li inquadrano, dunque, non sono frutto di apposita costruzione.
L'appartamento di Travis viene creato in un edificio inagibile presente in una zona vittima della microcriminalità e che poco tempo dopo viene demolito. Per evitare problemi, la produzione assolda una gang del luogo perché li protegga dalle altre gang.
In principio, il ruolo del passeggero che medita di uccidere sua moglie deve essere interpretato da George Memmoli, solo che costui si infortuna alla schiena interpretando un altro film ed è costretto a rinunciare. Forse per risparmiare su tempi e costi, Martin Scorsese in persona lo sostituisce, facendosi dare qualche lezione di recitazione al volo da Robert De Niro.
Molti hanno difficoltà a interagire con Cybill Shepherd, non all'altezza della situazione per questa pellicola. Dimentica infatti spesso le battute, che Scorsese deve ricordarle in maniera costante, con la conseguenza che sono necessari più ciak per una singola scena dove lei è presente. Cosa che inoltre genera irritazione nel metodico Robert de Niro.
Difficoltà che invece non si presentano con Jodie Foster. De Niro ne ammira il giovane talento e la prende sotto la sua ala protettiva, provando più volte le scene con lei e perfezionando le sue capacità di recitazione.
La celebre scena in cui De Niro ripete più volte "Ma dici a me? You Talkin' to me?" non è prevista in sceneggiatura, dove è solo indicato che il personaggio di Travis debba guardarsi allo specchio. De Niro osserva qualche tempo prima una scena simile durante un concerto di Bruce Springsteen, quando di fronte al pubblico in visibilio il cantante si guarda intorno con finto straniamento e ripete più volte la frase, che l'attore poi porta in scena.
Le riprese si concludono nel settembre 1975.
La pellicola, di per sé già ritenuta violenta, rischia di avere un rating X (riservata solo agli adulti, un "onore" concesso ai film pornografici) a causa del sanguinario confronto finale tra Travis Bickle e la banda criminale di Sport, tanto che la Columbia in principio chiede che sia eliminata del tutto.
Per evitare ciò, Scorsese rimette mano alla pellicola desaturandone i colori, per rendere il sangue di un colore scuro piuttosto che rosso vivo. La manovra ha buon fine e il rating viene portato a R (consentito ai minori dai 17 ai 14 anni, seppur in presenza di un adulto).
A causa del deterioramento negli anni della pellicola originale, quando si cerca di ripristinare la scena nella sua concezione iniziale per i supporti fisici, questo non è più possibile. Dunque non sapremo mai come è stata visualizzata in principio tale scena.
Per la colonna sonora, Scorsese contatta lo storico compositore Bernard Hermann, il quale però all'inizio rifiuta poiché il regista per lui è un emerito sconosciuto e non vuole impegnarsi su un film a suo dire incentrato sulle auto. Quando tuttavia legge la sceneggiatura, cambia idea. Bernard Hermann porta a termine la partitura musicale nel dicembre 1975, pochi giorni prima della sua morte. Il film è dedicato alla sua memoria.
Taxi Driver viene distribuito nei cinema americani a partire dall'8 febbraio 1976. A fronte di un budget di quasi due milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 28 milioni di dollari. Ottiene inoltre quattro nomination agli Oscar, incluse quelle per miglior film e miglior attore protagonista, non trionfando in nessuna categoria, ma vincendo la Palma d'Oro del Festival di Cannes, nonostante i fischi che accolgono la prima visione.
Un curioso, e al contempo drammatico, effetto collaterale derivante dall'uscita di questa pellicola si verifica il 30 marzo 1981. Un uomo di nome John Hinckley Jr. vede il film e rimane ossessionato dall'attrice Jodie Foster, a cui comincia a inviare decine di lettere e poesie e che cerca al telefono più volte, un atteggiamento che oggi sarebbe definito stalking.
Già preda di turbe mentali, Hinckley decide di attirare l'attenzione dell'attrice uccidendo il presidente Ronald Reagan, così come Bickle aveva cercato di assassinare il candidato Palantine. L'attentato ha luogo appunto il 30 marzo 1981: fallisce, ma un proiettile di rimbalzo ferisce Reagan al petto.
Al processo, Hinckley viene dichiarato totalmente incapace di intendere e di volere e confinato in un ospedale psichiatrico, da cui esce solo nel 2016 con numerose condizioni restrittive che con ogni probabilità permarranno finché è in vita.
Può apparire strano che un film simile possa avere un sequel, eppure l'idea è stata quantomeno discussa a partire dal 1998, quando De Niro suggerisce la cosa a Scorsese e Schrader, dicendo che sarebbe interessante vedere dove si trova adesso Travis Bickle. Schrader boccia subito la cosa come l'idea più stupida che abbia mai sentito. Un'idea che non raccoglie nemmeno un concreto entusiasmo da parte di Martin Scorsese nel corso degli anni e che diviene lettera morta dopo il 2013.
E questa è la fine della storia.