Visualizzazione post con etichetta massimo boldi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta massimo boldi. Mostra tutti i post

domenica 24 gennaio 2021

A scuola di cinema: Il Ragazzo di Campagna (1984)

Con la progressiva fine dei cosiddetti anni di piombo, verificatasi all'inizio degli anni '80 del ventesimo secolo, l'Italia si appresta a vivere una nuova fase di boom economico, che si concentra in modo particolare nel nord della nazione. Molte sono e saranno col passare degli anni le contraddizioni insite in questa rinascita o presunta tale, con conseguenze che diverranno evidenti ai più solo svariato tempo dopo, ma all'epoca praticamente nessuno ci fa caso.
Invece, una delle immediate conseguenze di questo boom economico è la sempre più crescente urbanizzazione di alcune città d'Italia, Milano in particolar modo, la quale porta molte persone ad abbandonare le città di campagna dove risiedono in cerca di una sistemazione più stabile nella metropoli, con diverse, alterne fortune a seconda dei casi.
Il cinema italiano non tarda a interessarsi a questo fenomeno e a portarlo sul grande schermo, ovviamente sotto forma di commedia.


Nel 1984, una sceneggiatura scritta da Franco Castellano e Giuseppe Moccia, alias Castellano & Pipolo, viene opzionata dal produttore Achille Manzotti, con l'intento di distribuirla tramite la sua società Faso Film.
Per il ruolo del protagonista, Artemio, la prima scelta ricade su Enrico Montesano, il quale però è costretto a rifiutare in quanto impegnato con le riprese de I Due Carabinieri. La parte viene allora assegnata a Renato Pozzetto, attore che aveva già collaborato con Castellano e Pipolo nel 1980 per Mia Moglie è Una Strega e che può anche vantare una partnership lavorativa di lunga data con Achille Manzotti, il quale ha persino prodotto dei dischi con lui.
Per il ruolo di Severino Cicerchia, viene scelto Massimo Boldi. Anche lui, come Enrico Montesano, è parte del cast de I Due Carabinieri, ma il fatto che in entrambe le pellicole abbia un ruolo secondario gli consente di destreggiarsi con le tempistiche.
Per il ruolo della protagonista femminile, Angela Corsi, viene selezionata una modella statunitense, senza alcuna esperienza cinematografica alle spalle, Donna Osterbuhr. Costei è stata per qualche tempo a Milano, per partecipare a qualche sfilata lavorando con l'agenzia Why Not. Da qui il suo portfolio giunge all'attenzione della produzione. Donna Osterbuhr si trova a Parigi quando riceve una telefonata che la invita a sostenere un'audizione per la pellicola: questa va a buon fine e le fa ottenere la parte.
Le riprese si svolgono nella primavera del 1984, svolgendosi a Milano, Cinecittà e in una piccola frazione di Pavia, Carbonara al Ticino, dove vengono girate le scene ambientate nella fittizia Borgo Tre Case. Per la casa di Artemio viene utilizzato invece un casale di campagna che si trova a Molino d'Isella, una frazione del comune di Gambolò.
Castellano e Pipolo si dividono sul set i compiti in egual modo: un giorno dirige l'uno, il giorno successivo dirige l'altro, come se fossero un unico regista.
Pozzetto prende Donna Osterbuhr sotto la sua ala protettiva, considerata la sua inesperienza in campo attoriale se non per qualche recita scolastica, e con molta pazienza le insegna come preparare al meglio le sue scene e i rudimenti della recitazione prima che si inizi a girare.
Durante il periodo pasquale, le riprese vengono momentaneamente sospese e Pozzetto invita la donna in una casa di campagna dove si trovano anche i familiari e gli amici dell'attore, per festeggiare insieme e staccare per qualche giorno dalla routine quotidiana, prima di ritornare sul set e concludere le riprese.
Il Ragazzo di Campagna viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 20 dicembre 1984. Oltre a un ottimo incasso, stimato sui dieci miliardi di lire, il film inizia a divenire un vero e proprio oggetto di culto col passare degli anni, grazie ai numerosi passaggi sulle reti televisive private, cosa che genera qualche curiosa conseguenza.
Massimo Boldi, il quale ha partecipato sia a questa pellicola che a un altro film di successo uscito in quello stesso anno, il già citato I Due Carabinieri, vede lanciata in via definitiva la propria carriera cinematografica. La cosa gli consente di ottenere parti più rilevanti e, un paio di anni dopo, a partire dal film Yuppies - I Giovani di Successo, di dare vita a un lungo e proficuo sodalizio cinematografico con Christian De Sica.
Lo stesso non può dirsi invece per Donna Osterbuhr. Dopo aver partecipato, in ruoli secondari, ad un altro paio di film - uno dei quali è Yado (Red Sonja) con Arnold Schwarzenegger e Brigitte Nielsen - decide di rinunciare alla sua carriera cinematografica, per trasferirsi in pianta stabile nella natia Omaha, in Nebraska, e iniziare una nuova vita e attività come fisioterapista e truccatrice per sfilate di moda o piccole produzioni cinematografiche.
Passano gli anni, i decenni addirittura, ma il pubblico non dimentica quella pellicola che sembra figlia del proprio tempo. L'edificio utilizzato come casa di Artemio, di proprietà comunale, viene abbandonato, facendo sì che venga occupato in maniera abusiva. Nel 2011, però, l'immobile viene acquistato e ristrutturato da una signora, affezionatasi poiché vi passava davanti con suo padre quando era una bambina e andava a cavallo per quei luoghi.
Essendo quindi del tutto all'oscuro della fama che ha quest'edificio, grande è lo stupore della donna quando all'inizio vede circolare dei passanti vicino alla sua abitazione. Ben presto, però, la signora viene a conoscenza dell'importanza che ha la sua casa nel cuore degli appassionati de Il Ragazzo di Campagna e, su base occasionale, permette a qualche curioso ben disposto di visitarla.
Il Ragazzo di Campagna trova poi una nuova vita con l'emergere dei social network, dove si radunano gli appassionati di questa pellicola. Una community che diviene sempre più ampia, tanto che a un certo punto viene deciso di organizzare un raduno annuale degli appassionati, da tenersi presso "Borgo Tre Case", ovvero Carbonara al Ticino. Un ritrovo che vede il suo culmine col passaggio del treno, ricreando così una delle scene più celebri del film. In uno di questi raduni, è presente anche Renato Pozzetto.
L'attore varesino continua con la sua carriera cinematografica e rinnova la sua collaborazione con Castellano e Pipolo a partire già dall'anno successivo, nel 1985, con la commedia È Arrivato Mio Fratello... ma questa è un'altra storia.

domenica 17 gennaio 2021

A scuola di cinema: I Due Carabinieri (1984)

Una volta sotto contratto con la Cecchi Gori, dopo i primi due film prodotti da Sergio Leone, l'attore, sceneggiatore e regista Carlo Verdone, esortato dal suo nuovo mecenate Mario Cecchi Gori, idea i suoi primi due lungometraggi dove interpreta un unico ruolo, mettendo da parte i vari caratteri dei film precedenti, ovvero Borotalco del 1982 e Acqua e Sapone del 1983.
Pellicole che ottengono entrambe un grande successo e per le quali l'attore romano sceglie di circondarsi di ottimi caratteristi o futuri, bravi attori alle prime armi, riservando sempre per sé il ruolo del protagonista.
Per la sua terza pellicola con questa casa di produzione, invece, questo schema subisce un piccolo cambiamento e non tutto andrà secondo i piani.


La sceneggiatura del nuovo film, scritta da Verdone insieme ai suoi abituali collaboratori Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi, è incentrata sull'Arma dei Carabinieri, la quale viene invitata a collaborare.
In principio gli ufficiali dei Carabinieri sono scettici, visto che negli anni precedenti sono usciti alcuni film di serie B, basati sulle barzellette incentrate su di loro, che prendevano in giro il loro ruolo. Quando però capiscono che, pur essendo una commedia, non vi è alcun intento parodistico e vi sono anche elementi drammatici, l'Arma offre il proprio sostegno mettendo a disposizione mezzi di trasporto e caserme per le riprese e insegnando agli attori come muoversi sulla scena per risultare più credibili.
Con Verdone che riserva per sé uno dei due ruoli da protagonista, Marino Spada, i produttori Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori scelgono per l'altra parte principale, Glauco Sperandio, un altro attore in quel momento sotto contratto con la loro casa di produzione: si tratta di Enrico Montesano.
Montesano, tuttavia, non è come gli altri attori con cui Verdone ha finora collaborato. Oltre ad aver condotto in passato programmi televisivi dove era il protagonista, ha a quell'epoca già alle sue spalle un curriculum cinematografico di tutto rispetto, avendo recitato al fianco e alla pari con altri mostri sacri della cinematografia italiana. Insomma, non intende certo avere un ruolo da semplice spalla.
I due hanno in realtà già condiviso una pellicola insieme, uscita un paio di anni prima, ovvero Grand Hotel Excelsior, dove tuttavia non hanno mai interagito in maniera diretta.
Le riprese si svolgono a Roma, Torino e Biella, più in altre piccole città laziali. Quasi superfluo dire che le tensioni tra Carlo Verdone ed Enrico Montesano, peraltro amici nella vita reale, non tardano ad arrivare.
Montesano si convince che Verdone abbia tenuto per sé le battute più divertenti, a discapito del suo personaggio, e così un giorno si presenta sul set con un taccuino dove ha evidenziato con colori diversi le battute affidate a lui e quelle date a Verdone, affermando che lui ne ha solo il venti per cento del totale, mentre Verdone ha tenuto per sé il restante ottanta per cento.
Il regista, ovviamente di diverso avviso, non ci sta e ribatte da par suo, dando vita a un litigio molto acceso. Uno dei tanti avvenuto durante la lavorazione, con ogni probabilità.
Eppure, nonostante questa tensione evidente a ogni componente della troupe, la dinamica tra i due attori quando si ritrovano a recitare insieme funziona alla perfezione e permette loro anche di fare delle improvvisazioni, non previste nel copione, che rimangono nel risultato finale, come quando ad esempio a Enrico Montesano viene permesso di fare un'imitazione di Jerry Lewis, un suo idolo cinematografico.
A riprese finite, vi è una nuova diatriba quando Montesano manifesta la sua insoddisfazione dopo essersi accorto che, in un primo montaggio, alcune tra le sue migliori battute sono state tagliate ed è certo che dietro questa manovra ci sia Carlo Verdone, il quale vuole una sorta di rivalsa nei suoi confronti.
Montesano si reca allora personalmente da Mario Cecchi Gori, chiedendogli di intervenire. Il produttore esamina la vicenda e chiede che quelle battute siano aggiunte nel montaggio finale. Verdone non avanza alcuna obiezione, al che Montesano si convince in un secondo momento che dietro il taglio di quelle scene non ci fosse lui, bensì alcuni dei suoi assistenti che volevano fare bella figura nei confronti del regista.
I Due Carabinieri viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 21 dicembre 1984. La pellicola si rivela uno dei migliori incassi di quell'annata e diventa anche uno dei film più visti durante i primi passaggi televisivi.
Particolarmente ammirata dall'Arma dei Carabinieri è l'interpretazione di Massimo Boldi, con l'inattesa morte sullo schermo del suo personaggio Adalberto Occhipinti, tanto che viene chiamato poco tempo dopo dal comando generale e nominato carabiniere ad honorem.
Un'altra vittima di questa pellicola è, in maniera inevitabile, l'amicizia tra Carlo Verdone ed Enrico Montesano. Pur continuando a incrociarsi negli anni successivi, negli studi cinematografici, nelle cerimonie di premiazione o in televisione, le troppe differenze di vedute avute sul set portano i due attori ad avere un atteggiamento freddo l'uno nei confronti dell'altro, tanto che quando si incontrano ci si limita al massimo a un saluto reciproco.
Negli anni, Verdone dichiara in qualche occasione che l'unico attore con cui nella sua lunga carriera ha avuto dei problemi sul set è stato proprio Montesano, il quale ribatte a sua volta che è una cosa che un bravo regista si deve aspettare ed è suo preciso compito trovare una mediazione.
Questa situazione va avanti per oltre vent'anni, dopo i quali inizia un progressivo riavvicinamento tra i due, che li porta infine a ristabilire un rapporto, se non di amicizia, quantomeno di reciproca stima e a tornare a frequentarsi con le rispettive famiglie.
Visto il grande successo della pellicola, il desiderio di produrne un seguito da parte della Cecchi Gori è immediato, ma al tempo stesso di difficile attuazione, considerato ciò che è accaduto. Però si sa, la creatività italiana ha molte frecce al proprio arco.
Viene dunque trovato un escamotage e così un paio d'anni dopo viene realizzato una sorta di sequel apocrifo, ancora con Enrico Montesano come protagonista e col "redivivo" Massimo Boldi, e con Nino Manfredi in sostituzione di Carlo Verdone... ma questa è un'altra storia.

lunedì 29 giugno 2020

A scuola di cinema: Yuppies - I Giovani di Successo (1986)

Negli anni '80 del ventesimo secolo, con una nazione uscita stremata e a fatica dai cosiddetti anni di piombo, irrompe sulla scena italiana la cosiddetta Milano da bere. Il capoluogo lombardo diviene infatti l'epicentro di un nuovo boom economico, con alcuni pro ma anche numerosi contro che a prima vista sfuggono ai più in quegli anni e che verranno svelati in tutta la loro drammaticità soltanto nel decennio successivo per via di alcune cause giudiziarie.
In questo nuovo scenario sociale, emergono nuove figure, una delle quali importata dagli Stati Uniti: lo yuppie, abbreviazione di Young Urban Professional, ovvero il giovane professionista ambizioso e di buona famiglia, che cerca soddisfazione in una carriera professionale, idolatra Giovanni Agnelli, veste alla moda e frequenta i luoghi o ristoranti più di lusso.
Una strana figura, invero, che diviene ben presto oggetto di una altrettanto strana commedia che è riuscita a entrare nella storia.


Nel 1985, il regista Carlo Vanzina, leggendo alcuni quotidiani dell'epoca, intuisce l'emergere del fenomeno degli Yuppies nella società italiana e ne discute con suo fratello Enrico Vanzina. I due decidono allora di scrivere attorno a questa categoria sociale una sceneggiatura a quattro mani, che parte in origine come una sorta di Il Grande Freddo alla Lawrence Kasdan - con gli amici che si ritrovano e un pizzico di malinconia - per poi virare subito verso la commedia pura mischiata a qualche elemento satirico.
I due scrittori hanno però bisogno di sapere se quello che hanno messo su carta, pur inserito in un contesto da commedia, possa risultare verosimile e chiedono dunque a Jerry Calà, dopo avergli fornito alcuni nominativi e indirizzi, di effettuare una sorta di indagine preliminare. L'attore si reca nei posti indicati e per alcuni giorni frequenta gli ambienti del jet set di Milano e le persone che lo animano, giungendo alla conclusione che quanto scritto dai fratelli Vanzina non risulta affatto surreale, anzi, si può proprio dire che la realtà supera la fantasia.
Aurelio De Laurentiis, tramite la sua società Filmauro, è disposto a produrre il film, ma ritiene che il semplice titolo Yuppies possa risultare incomprensibile al pubblico italiano e fa dunque aggiungere il sottotitolo I Giovani di Successo, che tuttavia sia nel manifesto del film che nei titoli di testa non risalta più di tanto, lasciando dunque più spazio al titolo principale concepito dai fratelli Vanzina.
Jerry Calà è stato subito opzionato tra i protagonisti, essendo un volto riconoscibile e tra i protagonisti di alcuni film dai buoni incassi negli anni precedenti. A lui seguono a ruota Massimo Boldi ed Ezio Greggio. L'esperienza cinematografica di quest'ultimo è praticamente inesistente (ha interpretato un solo, misconosciuto film alcuni anni prima), ma all'epoca è un volto molto noto al pubblico televisivo e di certo si punta su questa sua popolarità. Anche Massimo Boldi è un navigato intrattenitore televisivo, inoltre ha partecipato - seppur solo in ruoli da comprimario - in due recenti pellicole di successo quali Il Ragazzo di Campagna e I Due Carabinieri.
Per il quarto e ultimo protagonista, Carlo ed Enrico Vanzina suggeriscono il nome di un attore con cui hanno già collaborato in passato, Christian De Sica, ma Aurelio De Laurentiis non sembra molto convinto di questa scelta, nonostante Christian De Sica abbia già a quell'epoca un curriculum di tutto rispetto nel campo della commedia. Interviene allora in ulteriore soccorso del suo collega Massimo Boldi, che già conosce il figlio di Vittorio De Sica da svariati anni, facendo infine abbandonare a De Laurentiis le sue perplessità.
Pur avendo Boldi e De Sica già condiviso un film nel 1985, I Pompieri, dove però non si incrociavano mai, Yuppies è la prima pellicola dove i due attori interagiscono in maniera continua: è questa la prima collaborazione di una futura, celebrata coppia comica del cinema italiano. Una collaborazione che si rinnoverà più volte nel corso degli anni successivi.
Per la protagonista femminile, viene selezionata Federica Moro. Anche in questo caso gioca una riconoscibilità data, più che dalla vittoria di un'edizione di Miss Italia un paio di anni prima, dal fatto che abbia collaborato con Adriano Celentano in un paio di film e il cantante/attore abbia speso buone parole su di lei.
Sul grande schermo il suo partner è Jerry Calà, ma il rapporto lavorativo non inizia nel migliore dei modi in quanto, durante una delle prime prove in sala trucco, l'attore - curioso di vedere dal vivo la bellezza di Federica Moro - chieda a gran voce quando arrivi. Gli risponde di essere già presente, a pochi metri da lui, la stessa Federica Moro, che Calà non era riuscito a riconoscere struccata.
L'abile caratterista Guido Nicheli, altro attore feticcio dei Vanzina, ricopre invece il ruolo a lui congeniale dell'imprenditore milanese dispotico e prevaricatore. A completare il cast vi sono infine Corinne Clery, Ugo Bologna e Valeria D'Obici.
Le riprese vengono effettuate nell'autunno del 1985. La maggior parte delle scene - sia in interni che in esterni - viene realizzata a Milano, rendendo il film una sorta di fotografia delle ambientazioni di quel momento storico e sociale, mentre alcune scene secondarie e l'epilogo - la litigata su chi debba pagare il conto salato del ristorante - vengono girati a Cortina D'Ampezzo. Il regista Carlo Vanzina lascia anche molto spazio a eventuali improvvisazioni degli attori, tanto che alcuni di loro non mancano di riciclare dei tormentoni a loro cari.
Vi è con ogni probabilità - in un'epoca quale quella di allora senza leggi chiare e ben definite - qualche sorta di product placement ante-litteram, visto che durante la pellicola sono citati o mostrati in maniera esplicita o implicita alcuni marchi di scarpe, automobili e capi di vestiario.
Yuppies: I Giovani di Successo viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 20 marzo 1986. Realizzato con un budget modesto, la pellicola arriva infine a guadagnare sul territorio italiano quasi otto miliardi di lire. Un incasso straordinario per quell'epoca e che permette di programmare e iniziare a far produrre subito un seguito, che arriva nelle sale cinematografiche quello stesso anno, il 1986. Ma questa... è un'altra storia.

lunedì 15 giugno 2020

A scuola di cinema: Grandi Magazzini (1986)

Nella seconda metà degli anni '80 del ventesimo secolo, la cosiddetta commedia all'italiana ha ormai esaurito la sua spinta propulsiva e creativa, dopo più di vent'anni di onorata carriera. Vuoi per l'invecchiamento o la scomparsa di alcuni attori e registi che ne hanno segnato le sorti, vuoi per l'imporsi di un nuovo scenario sociale ed economico - che offre in apparenza più opportunità a tutti - i vecchi interpreti lasciano spazio a una nuova generazione di registi e attori comici, i quali esasperano con le loro interpretazioni alcuni caratteri e situazioni dell'epoca.
Forse per caso, forse per destino, giunge infine un film a riunire queste due generazioni.


Nel 1985 i due produttori Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori ideano - come era loro abitudine a quell'epoca - un canovaccio attorno a cui costruire un film: una serie di scene ambientate in un centro commerciale, interpretate da vari attori.
I registi selezionati per questo progetto sono Franco Castellano e Giuseppe Moccia, alias Castellano e Pipolo. I due hanno già diretto un film corale nel 1982, Grand Hotel Excelsior, inoltre sono abili sceneggiatori e si dividono i compiti sul set, con ovvi benefici di tempi e costi. Da quel primo film corale, Castellano e Pipolo richiamano Enrico Montesano, a cui affidano il ruolo di Evaristo Mazzetti.
Un altro attore subito scritturato è Nino Manfredi, ma è qualcun altro a decidere per lui la sua parte. Il ruolo dell'attore in declino Marco Salviati viene infatti in principio proposto ad Alberto Sordi, che rifiuta e suggerisce a sua volta il nome di Manfredi poiché, non si sa se detto con ironia o cattiveria, è perfetto nel ruolo di una ex star del cinema in disgrazia.
Un attore che Castellano e Pipolo tengono molto ad avere è Renato Pozzetto, con cui hanno collaborato con successo negli anni passati in tre pellicole. Per lui viene infine ideato il personaggio di Fausto Valsecchi. Non ci si preoccupa affatto di spiegare come un milanese sia finito da più di dieci anni a Roma a lavorare come fattorino, quel che conta è avere Pozzetto tra le proprie fila.
Lino Banfi offre un suggerimento per il suo personaggio, dopo aver assistito a un piccolo spettacolo musicale tenuto da alcuni mendicanti vicino a un centro commerciale milanese. Nasce così Nicola Abatecola, nato a Cerignola.
Per il ruolo del Direttore dei Grandi Magazzini, Franco Castellano ha in mente una scelta particolare: un attore che si è concentrato principalmente negli anni passati in ruoli drammatici, sia sul grande schermo che in televisione, ma ha manifestato l'intento di dedicarsi anche alle commedie, Michele Placido. Insieme a lui, nel ruolo della segretaria, vi è la sua compagna dell'epoca, Simonetta Stefanelli.
Altri personaggi vengono invece modificati rispetto a come sono concepiti in origine. Antonio Borazzi, interpretato da Christian De Sica, nella prima stesura è un ragioniere pignolo che vuole sfruttare sino all'ultima lira del suo buono acquisto da 500.000 lire. De Sica interviene e modifica il personaggio, facendolo provenire dalla borgata romana, ma mantenendo il suo intento di sfruttare il buono fino all'ultima lira.
In origine il film è pensato come la classica commedia dalla durata di circa 100 minuti, ma durante la produzione Vittorio Cecchi Gori si incaponisce nel cercare altri attori per dare una parte anche a loro (Ornella Muti e Paolo Villaggio vengono scritturati praticamente a riprese iniziate e questo spiega il loro ingresso ritardato), costringendo Castellano e Pipolo a modifiche e aggiunte alla sceneggiatura in corso d'opera.
Per il comico genovese, e il suo fido compare Gigi Reder, Castellano e Pipolo pensano in prima battuta a due taccheggiatori che tentano un furto nei Grandi Magazzini. Villaggio tuttavia è rimasto affascinato da un personaggio comparso più volte in televisione, David Zed, il quale imita alla perfezione le movenze di un robot. Villaggio propone dunque che lui e Reder siano due truffatori e lui finga di essere un robot. Sarà lo stesso David Zed a fungere da consulente a Villaggio per la sua parte e insegnargli come muoversi al meglio.
Nell'insolita parte di sé stesso infine vi è Luciano Bonanni, un pilastro della commedia all'italiana attivo da più di trent'anni. Questa pellicola rappresenta il suo canto del cigno cinematografico.
Le riprese in esterni vengono effettuati presso l'Hotel Ibis di Agrate Brianza, mentre per gli interni dei Grandi Magazzini si utilizzano due centri commerciali di Viterbo e Paderno Dugnano.
La scena conclusiva con Lino Banfi è un dichiarato omaggio a Cantando Sotto la Pioggia. L'omaggio doveva in origine essere ancora più esplicito, con tanto di colonna sonora ripresa dal film con Gene Kelly. I diritti di utilizzo tuttavia non vengono concessi, ma la scena rimane comunque, seppur con musica composta ad hoc. Per un caso fortuito, la sera stessa in cui vengono effettuate le riprese piove davvero.
Per la sigla finale, composta da Detto Mariano, ognuno degli attori canta la propria parte dietro uno sfondo grigio-celeste. Le varie versioni vengono poi raccolte e montate ad arte da Antonio Siciliano.
Il continuo protrarsi delle tempistiche e le numerose scene aggiunte portano infine a quasi tre ore di girato, qualcosa per l'epoca di improponibile. Castellano e Pipolo intervengono in fase di montaggio e, eliminando alcuni sketch secondari e tagliando qualche scena (ognuna delle storie principali viene accorciata, senza fare sconti), si arriva a un risultato finale di 110 minuti.
Grandi Magazzini viene programmato nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 31 ottobre 1986, arrivando infine a incassare circa 315 milioni di lire, a dire il vero non un risultato eccezionale se si pensa al cast che è stato coinvolto e tutto il lavoro che c'è stato dietro.
Tuttavia, negli anni successivi questa pellicola si guadagna lo status di culto, dal momento che inizia a essere programmata sulle reti televisive private. Per l'occasione, Castellano e Pipolo riciclano molte delle scene tagliate in fase di montaggio, dando vita a una versione estesa della durata di quasi due ore e trenta minuti.
La cosiddetta commedia all'italiana non è di certo più la stessa che imperava fino al decennio precedente, ma ha saputo trovare nuovi stimoli e nuove sfide, senza dimenticare il passato. Ma questa... è un'altra storia.