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sabato 13 agosto 2022

A scuola di cinema: Sindrome Cinese (1979)

22 Marzo 1975: Si rischia un grave incidente presso la centrale nucleare Browns Ferry quando un operaio, mentre cerca con una candela delle potenziali perdite d'aria, dà fuoco in maniera accidentale alla guarnizione di un cavo.
Le fiamme si espandono in pochi secondi, provocando anche dei danni alla cabina dove si trova il reattore della centrale. Per fortuna, l'incendio viene infine domato, ma i danni che ne derivano sono notevoli.
Sono anni in cui l'attenzione dei media e del pubblico è rivolta alle problematiche dell'energia nucleare, le cui centrali iniziano a essere costruite in gran quantità sul suolo statunitense. Un argomento che ben presto arriva anche sul grande schermo.


Nel 1973, due anni dopo aver prodotto L'Assassinio di Fred Hampton (The Murder of Fred Hampton), un documentario sull'uccisione del leader delle Pantere Nere, lo sceneggiatore ed ex ingegnere Mike Gray inizia a interessarsi dell'energia nucleare e delle problematiche ad essa associate.
Durante queste sue ricerche, Mike Gray visita alcune centrali nucleari e intervista svariati scienziati e ingegneri. Apprende così della cosiddetta sindrome cinese - il peggior scenario che si possa verificare - secondo cui, in caso di incidente nucleare causato da un malfunzionamento al sistema di raffreddamento, il nocciolo del reattore fonderebbe il pavimento e la crosta terrestre, giungendo fino in Cina o comunque dall'altra parte del mondo (teoria poi smentita, in quanto la forza gravitazionale lo impedirebbe).
Mike Gray scrive dunque una sceneggiatura ma, non avendo un agente, trova molta difficoltà a piazzarla, da un lato perché è sconosciuto nell'ambiente e dall'altro perché il tema trattato è molto delicato. Fino a quando viene scoperta nell'aprile del 1976 da Michael Douglas. Mike Gray chiede anche di poter essere il regista del progetto, ma Douglas è consapevole che sarà difficile accontentarlo.
La sceneggiatura di Mike Gray viene revisionata da Thomas Steven Cook e opzionata dalla Columbia Pictures. Per il ruolo di Jack Godell, Michael Douglas ottiene l'assenso di Jack Lemmon, il quale è un convinto attivista contro l'energia nucleare. Per il ruolo del cameraman in principio vi è Richard Dreyfuss.
Dreyfuss, tuttavia, non intende farsi dirigere da un debuttante alla regia quale Mike Gray e decide così di abbandonare il progetto. Il film si ritrova così senza uno dei protagonisti, ma un dirigente della Columbia dice a Michael Douglas che Jane Fonda potrebbe essere interessata.
Anche lei è una fervente attivista e da tempo sta cercando invano di ottenere i diritti per girare un film sulla vita di Karen Silkwood (una donna che lavorava in una centrale nucleare morta in circostanze misteriose).
Michael Douglas dunque la contatta, ottenendo il suo assenso e l'interesse a finanziare la pellicola tramite la sua casa di produzione, IPC Films. Vi è però un piccolo problema: nella sceneggiatura di Mike Gray, non è prevista alcuna protagonista femminile.
Jane Fonda, tuttavia, ha un forte potere di decisione contrattuale in merito. Mike Gray deve dunque rinunciare a ogni pretesa di poter diventare il regista, poiché a dirigere il film viene contattato James Bridges, il quale ha anche l'incarico di revisionare la sceneggiatura per dare maggior spazio a un personaggio in origine secondario, un giornalista televisivo che diviene una giornalista di nome Kimberly Wells.
Per questa parte, l'attrice si tinge i capelli di rosso e frequenta per qualche tempo alcune telegiornaliste californiane.
Michael Douglas assegna infine a sé stesso il ruolo, ora ridotto, del cameraman Richard Adams. In preparazione alla parte, l'attore frequenta per qualche tempo dei cameramen che prestano la loro opera in televisione, uscendo con loro durante alcuni turni di lavoro.
Le riprese si tengono in California. Per la costruzione sul set dei locali della centrale nucleare, ci si basa sulla Trojan Nuclear Power Plant dell'Oregon, l'unica centrale che offre visite guidate al pubblico.
Dietro specifica volontà di Michael Douglas, per dare maggior realismo alla storia non viene creata una colonna sonora per il film, nemmeno per i titoli di coda, salvo per la canzone di Stephen Bishop Somewhere In Between.
Verso la fine delle riprese, Jane Fonda si procura una frattura a una caviglia e viene portata in ospedale per ricevere le adeguate cure.
Sindrome Cinese (The China Syndrome) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 16 marzo 1979. Subito dopo la sua uscita, alcuni responsabili di centrali nucleari bollano il film come un'opera di pura fantasia che offre un'immagine non veritiera dell'industria del nucleare.
Il 28 marzo 1979, dodici giorni dopo, alle 4 del mattino presso Three Mile Island, vicino alla città di Harrisburg in Pennsylvania, si rischia un disastro senza precedenti. A seguito di una perdita di materiale refrigerante, infatti, il reattore del nocciolo della centrale inizia a surriscaldarsi senza essere controllato in maniera adeguata.
Anche se il problema viene infine individuato e si evitano conseguenze letali, il nocciolo rimane fuso in maniera parziale e piccole quantità di materiale radioattivo vengono rilasciate all'esterno. Come se non bastasse, una bolla di idrogeno esplosivo comincia a formarsi all'interno del reattore, una situazione di emergenza che viene risolta solo dopo un paio di giorni.
Se la fusione del nocciolo fosse stata più grave, ci sarebbe stata la "sindrome cinese" descritta nel film.
L'evento, oltre a causare la chiusura dell'impianto nucleare e il suo progressivo smantellamento che durerà decenni, genera una brusca frenata della costruzione di nuove centrali nucleari - a quel tempo molto attiva negli Stati Uniti - fino a che questa viene bloccata del tutto, non essendo ritenuta più vantaggiosa, anche a seguito dell'incidente di Three Mile Island.
C'è da dire che, seppur molti organi di informazione in maniera inevitabile colleghino poi il film a questo evento reale, la produzione non usa la cosa per motivi pubblicitari, anche perché in ultima analisi bastano i notiziari di quanto è accaduto. A fronte di un budget di 6 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare oltre 51 milioni di dollari.
I pericoli derivanti da un uso non corretto dell'energia nucleare sarebbero stati esplorati in altre pellicole e, pochi anni dopo, esce infine un film incentrato su Karen Silkwood con protagonista Meryl Streep... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 15 giugno 2022

Netflix Original 54: Le Nostre Anime di Notte


Robert Redford e Jane Fonda rappresentano una coppia cinematografica affermata, capace di attraversare indenne gli anni, addirittura i decenni, e rimanere sempre affascinante.
I due collaborano una prima volta insieme nel film del 1966 La Caccia (The Chase), ma è solo nel 1967 con A Piedi Nudi nel Parco (Barefoot in the Park) che consolidano la loro partnership lavorativa. La loro terza, e penultima, collaborazione avviene infine nel 1979 con Il Cavaliere Elettrico (The Electric Horseman).
Passano altri anni e i decenni, ma ecco infine un nuovo film che vede protagonisti i due attori, ovvero Le Nostre Anime di Notte (Our Souls at Night), diretto da Ritesh Batra, scritto da Scott Neustadter e Michael H. Weber e distribuito su Netflix a partire dal 29 settembre 2017. La pellicola è l'adattamento di un romanzo scritto da Kent Haruf.
In una piccola città di provincia, Louis Waters (Robert Redford) e Addie Moore (Jane Fonda), rimasti entrambi vedovi, decidono di passare le notti insieme - senza alcun tipo di implicazione sessuale - per farsi compagnia vicendevolmente raccontandosi delle storie e sconfiggere la solitudine.
Oltre a dover tenere a bada i pettegolezzi degli abitanti della città, i due si ritrovano ben presto a dover gestire il nipote di Addie, Gene, che il padre ha lasciato alla nonna mentre lui cerca di rimettere in sesto il suo matrimonio. Questo farà sì che il rapporto tra Louis e Addie si cementi ancora di più.
Quando si parla di cinema e divi di altri tempi, penso senza timore di smentita che Robert Redford e Jane Fonda possano essere parte integrante di quei tempi. Il film, tuttavia, non è una semplice celebrazione del passato, del come erano belli i tempi in cui.
Vi è infatti un insolito parallelismo tra i personaggi e i due attori. Louis Waters e Addie Moore sono due persone che vivono nel passato e rappresentano il passato, non essendo a loro agio con la tecnologia e avendo una visione della vita che non combacia con quella di gente più giovane di loro. Appaiono dunque come persone fuori dal mondo, eppure - anche a causa delle sofferenze che hanno affrontato - sono coloro che forse meglio riescono a comprenderlo.
Allo stesso modo, Robert Redford e Jane Fonda potrebbero apparire a occhi disattenti o inesperti come attori ormai fuori dal mondo, simbolo di un'era che non esiste più, mentre invece le loro movenze, il loro agire davanti alla telecamera possono dare tanto ai giovani attori che emergono oggi.
Quindi vivere il presente e costruire il futuro anche imparando dal passato, senza che quest'ultimo ci sovrasti o venga mitizzato a tutti i costi.
Tramite Gene, Louis e Addie rientrano a far parte di quel mondo che avevano abbandonato dopo la perdita dei loro cari e ritrovano loro stessi. Forse non ritroveremo noi stessi vedendo i film di Robert Redford e Jane Fonda, ma di certo potremo apprezzare un'era che ci permetterà di inquadrare al meglio il nostro presente.