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giovedì 1 ottobre 2026

Libri a caso: Maigret


Ci ha provato una prima volta Arthur Conan Doyle. Nonostante a volte si sia detto il contrario, lui non detestava il personaggio di Sherlock Holmes, piuttosto vedeva di malumore il fatto che buona parte delle sue energie creative fossero concentrate sulle storie incentrate sul detective, lasciandogli dunque poco tempo per altre opere a lui più gradite.
Ma, pur eliminandolo dalla scena, alla fine l'editore, il pubblico e immagino anche un buon assegno lo hanno convinto a ritornare sui propri passi.
Questa lezione pare non essere stata recepita da Georges Simenon che, coltivando grossomodo gli stessi sentimenti verso il suo personaggio principale, il Commissario Maigret, tenta di farlo fuori in maniera meno burrascosa rispetto a Conan Doyle in Maigret, pubblicato nel 1934.
Ormai in pensione e ritiratosi in campagna, Maigret viene contattato da un suo nipote, Philippe Lauer, che si è cacciato in guai seri.
Costui, infatti, mentre effettuava un pedinamento, attirato da degli spari in un locale vi ha ritrovato il cadavere della persona da lui sorvegliata e - fuggendo per la paura - è stato notato da un testimone.
Philippe Lauer, dunque, sta per finire nelle maglie della giustizia e le autorità parigine sembra non vogliano impedirlo, poiché dietro quell'omicidio vi è un potente mandante, ammanicato con la polizia e gli organi giudiziari.
Maigret si ritrova, dunque, di fronte a un'impresa difficile da superare e dovrà affidarsi a tutte le sue capacità per venire a capo di quello che potrebbe essere il suo ultimo caso.
Di certo, nelle intenzioni dello scrittore, questo doveva rappresentare un doloroso ma inevitabile canto del cigno. Maigret, all'inizio, si è infatti allontanato da quel mondo a cui ormai pensava di non appartenere più, quel mondo la cui umanità gli aveva causato così tante delusioni.
Ma circostanze avverse e la necessità di aiutare un parente lo costringono a ritornare a quel mondo che nel frattempo è pure peggiorato. Praticamente da solo contro un nemico potente, il "Moriarty" della situazione seppur più calato in un'atmosfera urbana, l'ex Commissario si affida comunque a quelle "armi" che lo hanno aiutato nei precedenti diciotto casi da lui risolti.
Quindi, il comprendere subito la psicologia contorta di chi lo circonda, utilizzare come insoliti alleati le persone delle classi umili e una capacità di snervare le persone che ha dell'incredibile. Memorabile la scena in cui si piazza tutto il giorno in un bar e inizia un gioco del gatto e del topo con il titolare, il quale è in possesso di alcune informazioni. Ecco, la capacità di non arrendersi: è questo ciò che ha reso memorabile questo personaggio.
L'epilogo stavolta è dovuto più alla casualità che a una capacità investigativa vera e propria, ma è comunque un degno "epilogo" di questa prima parte della saga narrativa dedicata a Maigret.
Che, chiaramente, non sparisce dai radar e già pochi anni dopo Simenon torna a scriverne altre avventure. Perché è davvero molto difficile liberarsi di certi personaggi, la cui forza narrativa e la cui iconicità sono in grado di sopravvivere al proprio creatore.

lunedì 4 maggio 2026

Libri a caso: La Chiusa n. 1


Il rapporto tra il Commissario Maigret e il mare, anzi tra Georges Simenon e il mare, è sempre stato molto stretto. Maigret, dopotutto, è nato su un'imbarcazione - metaforicamente parlando - e più volte le sue indagini si sono svolte in località vicine al mare o a un fiume.
Ma Maigret è anche legato strettamente alla città di Parigi e l'autore ha fatto in modo che questi due tratti si conciliassero in La Chiusa n. 1 (L'Écluse numéro 1), pubblicato nel 1933.
Dopo essere uscito ubriaco da un locale sul lungosenna, il marinaio Gassin cade in acqua e, richiamando altri avventori del locale, si scopre il corpo di un uomo pugnalato alla schiena. Si tratta di Emile Ducrau, un imprenditore del luogo che gestisce con autorità l'intero traffico fluviale della Chiusa n. 1 e altre imprese collegate.
Maigret, che sta per andare in pensione, interroga Ducrau su chi possa averlo pugnalato e scopre una realtà molto più complicata. Che diventa ancora più intricata col suicidio del figlio di Ducrau e un omicidio. Riuscirà il Commissario a sbrogliare la matassa prima del suo ritiro?
Sappiamo bene cosa succede quando un autore cerca di liberarsi del suo personaggio più famoso, difficilmente gli va bene, ma sono abbastanza certo che ritorneremo su questo argomento.
Immagino che, nelle intenzioni di Georges Simenon, questo romanzo - che nella sua mente era il penultimo - dovesse rappresentare una summa dei temi che avevano caratterizzato i diciassette libri incentrati su Maigret pubblicati fino a quel momento.
Ecco dunque Parigi, con i suoi edifici già proiettati verso un'era moderna. Ecco la vita di mare, o meglio di fiume, che nasconde mille tragici segreti. Ecco un rappresentante di una classe abbiente, così inviso al Commissario - e suppongo anche a Simenon - che proviene invece da una famiglia umile.
E, infine, Maigret che ancora una volta entra in questo mondo che non gli appartiene ma che impara subito a padroneggiare, non facendosi intimorire da nessuno.
Quindi Maigret/Simenon mostrano tutto il loro disprezzo per Emile Ducrau che, pur in apparenza non avendo compiuto nulla di male, è in realtà l'araldo di tutto il male che permea il lungosenna. Un'autorità che instilla il terrore nei suoi sottoposti, nella sua famiglia, che vengono continuamente irrisi e sbeffeggiati.
Quel tipo di personalità che ritiene che niente e nessuno possano toccarlo e, quando si accorge di tutte le tragedie che ha generato col proprio comportamento, continua a comportarsi come se nulla fosse.
La Chiusa n. 1 rappresenta uno dei più cupi romanzi di Simenon, se non il più cupo visto finora, dove non c'è proprio spazio per alcun tipo di speranza.
Non stupisce, dunque, che Maigret voglia alla fine staccarsi da questo scenario, rifugiandosi in una placida città di campagna insieme alla moglie. Ma si sa, forse il bello deve ancora venire.

lunedì 20 aprile 2026

Libri a caso: Liberty Bar


I bar, le locande, sono parte integrante delle indagini condotte dal Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon. Maigret, infatti, che è un uomo proveniente da una città di provincia, sa bene che qui l'umanità si mette metaforicamente a nudo e - dopo qualche bicchiere - rivela cose che altrove terrebbe per sé.
Già in passato il Commissario ha svolto indagini dove gli eventi focali avevano luogo in un locale, come in La Balera da Due Soldi o La Ballerina del Gai-Moulin. E ora lo schema si ripete in Liberty Bar, pubblicato nel 1932.
Il Commissario Maigret si reca in Costa Azzurra, vicino a Cannes, poiché è stato incaricato di indagare sull'omicidio di William Brown, una ex spia caduta in disgrazia che vive in una villa fatiscente, potendo contare unicamente su un vitalizio della famiglia e circondato da due donne che vogliono solo approfittare di lui e del suo denaro.
Maigret ben presto scopre che William Brown amava spesso recarsi al Liberty Bar di Cannes, un locale di quart'ordine dove però poteva stare lontano da quella opprimente realtà. Ed è proprio qui che si nasconde la chiave per risolvere il mistero del suo assassinio.
Siamo dalle parti di Cannes, che doveva ancora organizzare il primo festival del cinema, evento accaduto quattordici anni dopo. Ma già allora la città aveva la nomea di luogo elegante e lussuoso, riservato principalmente a gente facoltosa che frequentava i casinò del luogo.
Georges Simenon, però, sa bene che dietro tanta patina di lusso vi sono anche altrettante zone oscure. A volte basta imboccare una strada invece che un'altra, come accade a Maigret, e ci si ritrova in un mondo a parte quale quello del Liberty Bar.
Rifugio dei reietti, degli sconfitti dalla vita, dove davanti a un bicchiere di birra o alcool possono dimenticare le loro tristi esistenze. Ma quando queste esistenze entrano in conflitto per i motivi più evidenti (il denaro, l'amore), non può che verificarsi una tragedia.
E il Commissario Maigret diventa impotente spettatore di questa tragedia: arrivando a delitto già compiuto non può far altro che osservare la miseria umana rappresentata dalla vita di William Brown e dalle persone che ruotano attorno al Liberty Bar. Persone dei ceti sociali più bassi (operai, prostitute) che però sperano sempre un giorno di poter andarsene da li.
Ma il Liberty Bar, che pure è un luogo pubblico, per loro rappresenta una prigione. Se se ne allontanassero, non avrebbero altro posto dove andare.
E così Maigret alla fine non diventa uno spietato esecutore della legge, ma agisce secondo la sua coscienza, secondo ciò che ritiene giusto, come già accaduto altre volte in passato.
Di fronte alla miseria umana può diventare il più rigido dei commissari, oppure andare oltre. Poiché sia le vittime che i colpevoli stanno già scontando la loro pena, che non avrà mai fine.
Come sempre, Georges Simenon non manca di sottolineare una certa misantropia di una parte del genere umano, per la quale non conta la classe sociale. Ma è un tratto comune di molti di noi.

domenica 1 marzo 2026

Libri a caso: Il Pazzo di Bergerac


Georges Simenon spesso sottolinea come il Commissario Maigret abbia una certa mole, ma questo non gli impedisca di essere anche un uomo d'azione.
Seppure il Commissario preferisca il calduccio della stufa del suo ufficio e lavorare di cervello, non si fa troppi problemi - quando è utile e necessario - a pedinare personalmente dei sospettati, anche per lunghi periodi, essere coinvolto in sparatorie e usare la forza, quando deve.
Ma la più formidabile "arma" del Commissario rimane sempre e comunque la mente, come dimostra Il Pazzo di Bergerac (Le Fou de Bergerac), pubblicato nel 1932.
Mentre si sta recando in treno a trovare un suo amico, Maigret viene disturbato da un passeggero che si trova nella sua cuccetta, il quale si agita tutta la notte. Quando costui esce dallo scompartimento, Maigret lo segue e con sua sorpresa lo vede saltare dal mezzo.
Maigret decide di fare altrettanto, ma mentre insegue l'uomo costui gli spara, ferendolo in maniera seria.
Quando riprende i sensi, il Commissario è in un letto d'ospedale e circondato da cinque uomini. E come se la sua situazione non fosse già grave, viene anche accusato di essere un assassino!
L'abilità di uno scrittore consiste, tra le altre cose, nel saper ricreare personaggi e ambientazioni che possano coinvolgere molte persone e luoghi ed essere causa di numerosi eventi. In tal senso il protagonista che si muove lungo questo micromondo diventa fondamentale nel giungere al cuore di questi eventi e dipanare la matassa.
Ecco... in quest'opera Georges Simenon prende questo concetto narrativo e lo getta metaforicamente alle ortiche, adottando certo un approccio non innovativo, ma particolare. L'ottanta per cento della storia, infatti, si svolge in un'unica stanza, quella dove Maigret passa la sua convalescenza dopo essere stato ferito.
Una stanza ampia, ma in cui la visione del "mondo" da parte del Commissario risulta terribilmente limitata, essendo lui confinato in un letto da cui non si può muovere e con una sola finestra non a portata di mano da cui giungono decine di suoni..
Eppure, con l'aiuto prezioso della Signora Maigret e le testimonianze che riesce a raccogliere e gli indizi che riesce a scoprire in questi pochi metri quadri, Maigret costruisce un mondo nella sua mente. Non un mondo perfetto, ma quello dove il mistero di chi sia colui che gli ha sparato è predominante e nasconde a sua volta altri misteri.
Altri misteri che anticipano un concetto che poi sarebbe divenuto predominante, l'assassino seriale, e la cui verità finale risulta una delle più devastanti finora viste in un romanzo del Commissario Maigret.
Sembra quasi come se costui fosse stato calato in un metaforico girone del Purgatorio e da qui, tramite la risoluzione del caso, debba ascendere a un altrettanto metaforico Paradiso che coincide con la scoperta della verità. Una verità che, tuttavia, assomiglierà molto di più a un inferno.
Una verità per il cui raggiungimento Maigret non guarderà in faccia a nessuno, andando dritto per la sua strada e rischiando di inimicarsi un caro amico e, a un certo punto, persino la moglie. Un anti-eroe prima del suo tempo.

giovedì 6 novembre 2025

Libri a caso: Il Porto delle Nebbie


Già più volte, in questa manciata di romanzi che hanno visto protagonista il Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon, lo abbiamo visto agire in località marine o in dei porti, come ad esempio in Il Cavallante della Providence o All'Insegna di Terranova.
L'autore, infatti, era un grande appassionato di navigazione e imbarcazioni, mi pare possedesse anche una barca con cui amava solcare i mari di tanto in tanto. Per contrasto, invece, Maigret si è spesso trovato a disagio in questi luoghi, lui che è uomo di città cresciuto in una piccola cittadina di provincia.
Eppure, dopo le indagini passate, questo sta per cambiare in Il Porto delle Nebbie (Le Port des Brumes), pubblicato nel 1932.
Un uomo viene ritrovato a Parigi in stato confusionale. Non parla, non ricorda il suo nome e si scopre che ha una brutta cicatrice alla testa, come il risultato di un'operazione fatta in fretta e furia. Eppure non è stato vittima di una rapina, avendo con sé centinaia di franchi francesi, e indossa abiti eleganti.
Dopo qualche tempo una giovane donna lo riconosce: è il capitano Joris, residente a Ouistreham. Maigret, incaricato dell'indagine, segue lei e il capitano fino alla città in cui vivono, ma quella stessa notte Joris viene avvelenato.
Quale terribile segreto custodiva Joris, da subire prima un tentativo di omicidio e poi un avvelenamento? Quale mistero si annida in questa città nascosta alla vista da un'imperante coltre di nebbia?
Sembra quasi di trovarsi in una proto Silent Hill in questo romanzo, con una città che di notte sembra trasformarsi e dove la nebbia impedisce di vedere anche a pochi centimetri, nascondendo dei pericoli a ogni svolta. Cosa che aumenta il disagio iniziale di Maigret.
Tutte le città marine, inclusa questa, che Georges Simenon ha sinora citato esistono davvero e la loro descrizione si basa con ogni probabilità su parte delle sue esperienze di navigazione vissute. E sulla vita vera che ha sperimentato di prima mano. E in ognuna, Maigret si sentiva fuori posto, all'inizio aveva qualche difficoltà ad ambientarsi.
Ma, come spesso accade, il Commissario ha solo bisogno di rischiarare le ombre che si parano davanti a lui per tornare ad avere il suo solito atteggiamento determinato a risolvere ogni tipo di mistero.
Quello che accade al capitano Joris, per quanto drammatico, sembra sia in realtà solo un pretesto per Simenon per mettere in scena una sorta di lotta di classe. La città infatti è come divisa in due. In pianura i marinai e i locandieri e le loro famiglie, il piccolo popolo, che ogni giorno compiono le stesse azioni e passano il loro tempo gestendo l'arrivo delle imbarcazioni e bevendo un bicchiere di liquore facendo quattro chiacchiere.
Su una piccola collina, invece, vi è la casa del sindaco, che in pubblico si dichiara amico di tutti e prova a mostrare il suo lato più altruista, nel suo privato invece è un uomo pieno di difetti che si approfitta delle situazioni.
La dicotomia è abbastanza evidente e risulta la chiave per la risoluzione del mistero. Verrebbe spontaneo dire che Maigret stia dalla parte dei primi. Ma già sappiamo che lui, di fronte alla verità e alla scoperta della natura umana, non si fa problemi a puntare il dito contro chiunque lo meriti.
Stavolta, però, per la prima volta il Commissario correrà un grande pericolo e arriverà a mettere a rischio la propria vita. Perché quelle che possono apparire come distanze si rivelano infine scomode alleanze, per coprire i più grandi segreti.

mercoledì 8 ottobre 2025

Libri a caso: La Casa dei Fiamminghi


Abbiamo già visto il Commissario Maigret, personaggio ideato da Georges Simenon, dover talvolta abbandonare Parigi e la Francia per portare le proprie indagini all'estero. Ad esempio in Belgio ne La Ballerina del Gai-Moulin, oppure in Olanda in Un Delitto in Olanda.
Ed echi di entrambe queste indagini si ritrovano in un altro romanzo dove il Commissario deve recarsi all'estero, o quasi, ovvero La Casa dei Fiamminghi (Chez Les Flamands), pubblicato nel 1932.
Maigret si reca a Givet, paesino sito sul confine tra Francia e Belgio, in quanto contattato da Anna Peeters, la quale è riuscita ad ottenere l'aiuto del Commissario grazie a una conoscenza comune.
La famiglia Peeters è stata incolpata della sparizione di una giovane ragazza, Germaine Piedboeuf, e i sospetti della gente del paese si concentrano su Joseph, il fratello di Anna, in quanto costui era stato fidanzato con la ragazza e aveva avuto pochi anni prima da lei un figlio.
Pur non indagando in veste formale e ufficiale, Maigret inizia a scoperchiare un vaso di Pandora di segreti che coinvolge diverse persone, inclusa la stessa famiglia Peeters, all'esterno così perfetta e immacolata, ma piena di lati oscuri dentro la propria abitazione.
E che fine he fatto Germaine Piedboeuf? Che sia stata infine uccisa?
Quando si tratta di descrivere le ambientazioni delle piccole città e le abitudini degli abitanti che ci vivono, Georges Simenon - come ha già mostrato in passato - sfoggia una maestria senza pari.
In questo caso l'ambientazione è decisamente particolare e ben sfruttata. Pur essendoci riferimenti all'indagine in Olanda, citata un paio di volte, la città che si pone tra due nazioni è il luogo ideale per mostrare anche quelle che sono le differenze tra due popoli che si ritrovano a convivere. Un modo per l'autore per parlare anche, seppur senza approfondire troppo l'argomento, di pregiudizio e classismo.
La taverna gestita dalla famiglia Peeters, dunque, sita in Francia mentre i locali privati si trovano in Belgio, diventa una sorta di anticamera del Purgatorio, dove piano piano vengono alla luce tutti i segreti rimasti taciuti per troppo tempo. Alcuni anche decisamente oscuri e che tirano in ballo tematiche molto delicate ancora oggi.
Un modo per Simenon/Maigret di scavare nei tratti più profondi e sottaciuti della personalità umana e mostrare quanto questo possa rovinare intere esistenze.
Anche questa volta bisognerà chiudere un paio d'occhi rispetto ad alcune scelte narrative, abituali novant'anni fa, meno ora. L'idea ad esempio che Maigret scopra il vero responsabile di questi atti criminali, ma non lo arresti o lo denunci e lasci che sia la coscienza di questa persona a decidere cosa fare solo perché il Commissario si trova lì in veste non ufficiale è un po' difficile da digerire.
È pur vero, comunque, che già in almeno un paio di occasioni Maigret non aveva portato davanti alla giustizia dei colpevoli, poiché il suo principale interesse è indagare nell'animo umano e far venire alla luce quelle piccole o grandi contraddizioni che esso porta con sé.
Quella piccola o grande oscurità che talvolta avvolge più persone, portandole a compiere atti indicibili nel nome di un presunto o supposto bene superiore.

martedì 9 settembre 2025

Libri a caso: Il Caso Saint-Fiacre


In dodici romanzi si è saputo sinora molto poco del Commissario Maigret, personaggio ideato da Georges Simenon. Sappiamo che ha una moglie, l'indirizzo a Parigi dove risiede e persino il nome, pronunciato nei primi romanzi, ovvero Jules, poi non è stato più ritirato fuori. Quasi come se l'autore volesse suggerirci che lui è tutt'uno solo col caso su cui sta indagando di volta in volta.
Ma alla fine Simenon stesso alza in parte il velo su questo insolito mistero in Il Caso Saint-Fiacre (L'Affaire Saint-Fiacre), pubblicato nel 1932.
Presso la sede della Squadra Mobile di Parigi giunge una strana lettera, che annuncia un omicidio che avverrà nella piccola cittadina di Saint-Fiacre durante una messa in un giorno preciso.
Tutti la bollano come una bufala, tranne il Commissario Maigret, che a Saint-Fiacre ci ha vissuto quando era bambino e dove lavorava suo padre come intendente di un castello. Maigret partecipa alla messa, ma nonostante non accada nulla e il Commissario non noti alcun evento significativo, una morte avviene.
Quella della Contessa del luogo, la stessa Contessa tenutaria del castello dove lavorava il padre di Maigret, il quale ora dovrà indagare sia nel passato che nel presente per venire a capo del mistero.
Dei tredici romanzi che hanno visto protagonista il Commissario di Parigi, pochissimi hanno deluso le aspettative, ma al momento rimangono davvero memorabili due opere: la prima e questa. La prima per aver introdotto - anche se non è proprio così - questo straordinario personaggio e il contesto in cui agisce.
Questa, invece, poiché fa più luce sia sul passato di Maigret e, in senso più lato, sulle motivazioni che lo spingono ad agire. Ora sappiamo dove è nato, come mai conosca così bene come ragionano le persone che vivono in una piccola città, che infanzia ha avuto e che lavoro faceva il padre.
Un lavoro che si potrebbe ritenere ben distante da quello attuale del figlio, però delle similitudini ci sono. Anche il padre portava l'ordine nel piccolo paese di Saint-Fiacre come intendente del castello, che rappresentava per gli abitanti del posto una sorta di mondo irraggiungibile. Un mondo che invece era alla portata di Maigret, per via del lavoro del padre.
Quando il Commissario ha abbandonato questa città vi è poi tornato solo per il funerale del padre, uno dei due legami emotivi che aveva ancora con essa. E vi torna ora, per il secondo e ultimo legame emotivo che gli viene sottratto, ovvero l'anziana Contessa.
Tutti i casi su cui ha indagato in precedenza toccavano da vicino Maigret, confuso di fronte a un'umanità tesa alla propria distruzione. Questo omicidio lo tocca ancor più da vicino, poiché va a "sporcare" quell'immagine idilliaca che il Commissario ha del suo passato. Un passato fatto di momenti divertenti, di giochi insieme ad altri bambini, di quella magia di fronte a una realtà che si ripete ogni giorno che solo i ragazzini riescono a cogliere.
Ecco perché dunque risolvere questo mistero diventa per lui una faccenda molto personale, poiché rischia di infrangere quella visione di mondo perfetto che lui ha di Saint-Fiacre, che lui ha della sua stessa infanzia. Nessun uomo può sopportare di aver vissuto svariati anni in una completa bugia.
Un mondo idilliaco che poi non ha più ritrovato nella metropoli parigina, piena di esseri umani corrotti. Ma anche di ancore di salvezza, come la moglie, che permettono a Maigret di essere uno degli investigatori più determinati di sempre.

giovedì 24 luglio 2025

Libri a caso: L'Ombra Cinese


Un delitto può accadere in molti luoghi, in spazi ristretti come ampi, quali ad esempio le brughiere o una località di villeggiatura.
Ma un delitto, che è faccenda umana, può verificarsi anche in quello che è il luogo dove un gran numero di esseri umani è presente in uno spazio limitato, ovvero il condominio. Luogo dove si concentrano anche le disgrazie e le miserie umane. Come raccontato da Georges Simenon in L'Ombra Cinese (L'Ombre Chinoise), pubblicato nel 1932.
In un condominio situato a Place des Vosges a Parigi viene ucciso l'imprenditore di prodotti farmacologici Raymond Couchet, probabile vittima di una rapina finita male. Chiamato dalla portiera dello stabile, il Commssario Maigret inizia a indagare sul caso, scoprendo in realtà un diverso scenario.
Per quanto riservato e rispettato da tutti, infatti, Raymond Couchet aveva una vita turbolenta che coinvolgeva una ex moglie, la compagna attuale e un'amante con cui si intratteneva spesso e volentieri. Inoltre dal primo matrimonio aveva avuto un figlio, spiantato, scansafatiche e che gli chiedeva sempre soldi. Tutte persone che ruotano in una giostra di emozioni, tradimenti e avversità di cui Maigret deve riuscire a venire a capo.
Dante Alighieri concepì l'Inferno come una serie di gironi strutturati in più cerchi dove i dannati vengono puniti a seconda del peccato da loro commesso. E il condominio che appare in questa storia sembra proprio un'estensione di questi gironi infernali.
Persone infelici, gente semiinferma di mente rinchiusa in casa, povertà diffusa per alcuni condomini, malelingue e malcelate invidie. Comportamenti dell'animo umano che rimangono costanti nel tempo e che portano a delle tragiche conseguenze.
Sostanzialmente buona parte dell'azione del libro si svolge in questo spazio, sottolineata da lunghi dialoghi tra Maigret e gli abitanti dello stabile. Il Commissario non è certo il divin poeta e non si limita solo a osservare, ma interviene in maniera diretta e compie quel cammino che lo porta metaforicamente a riveder le stelle, ovvero a risolvere il mistero.
Sappiamo bene oramai come Maigret più va avanti nella ricerca della verità più diventa insofferente verso certe bassezze dell'animo umano, pronto a far di tutto - persino a uccidere - pur di garantirsi un tornaconto personale.
Ma forse, pur avendo visto finora solo poco più di dieci romanzi con protagonista il Commissario di Parigi, mai vi è stato finale più amaro di quello presente in questo libro, che convince Maigret a trovare sollievo presso i suoi affetti più cari.
Laddove non esiste viltà, avidità e menzogna. Un piccolo purgatorio tramite cui Maigret riesce a fuggire da un inferno composto da quattro mura.

sabato 26 aprile 2025

Libri a caso: La Balera da Due Soldi


Quando il Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon, conclude una sua indagine - molto spesso rimanendo amareggiato e deluso dall'umanità che ha incontrato lungo la via - l'ultimo atto è la condanna a morte del colpevole.
Perché, all'epoca in cui i primi romanzi furono scritti (ma anche gli ultimi, a onor del vero), la pena di morte era ancora presente in Francia. Ma nell'undicesimo romanzo della saga, La Balera da Due Soldi (La Guinguette à Deux Sous), pubblicato nel 1931, tale concetto viene ribaltato e la fine costituisce in realtà il principio.
Maigret si reca a trovare un condannato a morte, Jean Lenoir, nel giorno in cui la sua sentenza capitale sarà eseguita. Costui accetta il proprio destino, ma prima vuole togliersi un sassolino dalla scarpa o forse un peso sulla coscienza. Senza comunque fare nomi e dando poche indicazioni, afferma che presso un locale noto come la balera da due soldi vi è qualcuno che merita una condanna come e più di lui, avendo ucciso una persona sei anni prima.
Con fatica, Maigret individua questo locale ed entra in contatto con i principali avventori per capire chi possa essere questo ignoto assassino, ma la mattina successiva avviene un nuovo fatto delittuoso. Che questo sia in qualche modo connesso al delitto di sei anni fa?
Il Commissario stavolta indaga nella capitale francese, Parigi. Una Parigi mostrata sia per le sue vie principali, sia soprattutto per alcune zone periferiche, dove si aggira una strana umanità. Un'umanità composta da professionisti, commercianti e le loro famiglie, che ogni weekend si liberano delle proprie inibizioni sociali per dedicarsi all'alcool e a feste dove predominano gli scherzi e le finzioni.
Ma quella che appare come una maschera è in realtà il vero volto di queste persone, che dietro invece la loro vera maschera - quella che mostrano di giorno, ai loro clienti o conoscenti - nascondono tanti segreti che si sono ormai radicati nel profondo.
Georges Simenon è molto bravo a descrivere quest'umanità, quella che magari non sospettiamo ma incontriamo ogni giorno. Ma è anche eccelso a descrivere l'ambiente che li circonda. Un ambiente fatto di taverne, negozi, istituti creditizi e gli oggetti da arredamento. Descrizioni minute e dettagliate che ci rimandano a un mondo passato, un mondo che non esiste più, ma che lo scrittore ricrea davanti ai nostri occhi come se stessimo vivendo la scena in quel momento.
E anche stavolta, di fronte alla disillusione, di fronte a quell'amarezza che lo coglie alla fine di un caso, quando scopre a quali abissi possa giungere l'essere umano, Maigret trova un'ancora di salvezza nella moglie. Un appiglio a una diversa umanità, a quel lato buono che a volte però si seppellisce sotto troppi strati, lasciando via libera all'orgoglio e all'oscurità interiore.

giovedì 13 marzo 2025

Libri a caso: La Ballerina del Gai-Moulin


Sin dal primo romanzo, Pietr il Lettone, tutti gli eventi di tutte le indagini li abbiamo vissuti seguendo il Commissario Maigret ideato da Georges Simenon.
Lo abbiamo visto pedinare i sospettati, sbuffare davanti alla stufa presente nel suo ufficio, confidarsi con la moglie, recarsi all'estero e molto altro. Ed è sempre stato sulla scena, a dettare il proseguimento degli eventi.
Questo schema viene infine scardinato nel decimo romanzo, La Ballerina del Gai-Moulin (La Danseuse du Gai-Moulin), pubblicato nel 1931.
A Liegi, due giovani scapestrati di nome Jean Chabot e Rene Delfosse sono soliti dilapidare le somme di denaro su cui riescono a mettere le mani, anche facendo piccoli furti, appagando così i loro vizi. Ogni sera, dunque, sono clienti fissi del locale Gai-Moulin e passano il loro tempo principalmente con la ballerina Adele.
Una sera, essendo a corto di denaro, decidono di rapinare la cassa del locale facendo finta di uscire e chiudendosi nel bagno. Ma, quando credono di aver visto un cadavere per terra, fuggono.
Subito dopo, però, notano che qualcuno li sta seguendo e anche i frequentatori del Gai-Moulin potrebbero non essere ciò che sembrano. E in tutto questo dove si trova il Commissario Maigret?
Esatto, dove si trova Maigret? Dopo aver letto nove romanzi dove non lo abbiamo mai perso di vista, risulta in principio un po' straniante non vedere il Commissario sulla scena e questo si prolunga per svariati capitoli... o meglio, in realtà Maigret c'è, ma è sullo sfondo e con un po' di abilità lo si riesce a intuire.
Però non preoccupatevi: questo è e rimane un romanzo del Commissario Maigret tanto che, quando infine emerge sulla scena, subito la sua presenza si fa sentire e ruba la scena a tutti gli altri protagonisti di questa insolita vicenda, che sembra più un thriller spionistico che un romanzo giallo, in realtà.
Georges Simenon, dunque, ha adottato un intelligente stratagemma narrativo. Nei primi capitoli ci ha fatto seguire la vicenda attraverso gli occhi dei due scapestrati, che hanno dunque una visione diversa e parziale dei vari eventi, quella dell'uomo comune che assiste impassibile al dipanarsi della vicenda davanti ai suoi occhi e in cui ne è protagonista suo malgrado.
Dopodiché subentra l'altro, vero protagonista, che quegli eventi li manipola a suo uso e consumo per giungere a uno scopo più alto. E - io ritengo - anche per soddisfare il suo ego, decisamente cresciuto dal primo romanzo sopra citato.
Certo, infine, bisogna ammettere che quando si tratta di sospensione dell'incredulità per romanzi di ormai un secolo fa a volte bisogna compiere salti carpiati, rovesciati. L'idea che Maigret sposti un cadavere da un luogo all'altro e sostanzialmente manipoli delle prove criminali, pur con l'intento di cercare la verità, senza che poi debba renderne conto a nessuno è abbastanza forzata a mio avviso anche per gli standard dell'epoca.
Ma si sa, come si ama dire in occasioni del genere... erano altri tempi.

martedì 7 gennaio 2025

Libri a caso: All'Insegna di Terranova


Abbiamo già visto come il Commissario Maigret, il personaggio ideato da Georges Simenon, nella sua instancabile ricerca di giustizia debba a volte allontanarsi da Parigi. E talvolta anche dalla Francia stessa, come accaduto in Un Delitto in Olanda.
Una nuova indagine extraparigina si ritrova in All'Insegna di Terranova (Au Rendez-Vous des Terre-Nuevas), pubblicato nel 1931.
Il Commissario Maigret decide di rinunciare alle consuete vacanze estive in Alsazia per recarsi a Fecamp, un'altra località marittima, dopo aver ricevuto una lettera da un suo ex compagno di scuola divenuto insegnante.
Costui lo informa che un suo studente di nome Pierre Le Clinche, un telegrafista, è stato accusato dell'omicidio di Octave Fallut, capitano della nave Ocean, poco dopo che l'imbarcazione aveva attraccato al porto dopo una pessima battuta di pesca.
Maigret si reca dunque sul posto e scopre una realtà molto più intricata di quanto si potesse immaginare, composta da marinai che non hanno desiderio di parlare con lui, amanti segrete e un'altra misteriosa morte che si prova a voler nascondere. E tutti questi elementi sono in qualche modo connessi tra loro.
Georges Simenon, che da consumato viaggiatore e abile narratore ha visitato tutti i luoghi che descrive con precisione nei suoi romanzi ed era anche un consumato navigatore, si è ormai abituato a calare Maigret in uno scenario che in principio è a lui ignoto (in termini di territorio, certe volte anche di linguaggio) e che deve imparare a conoscere e dominare per arrivare alla risoluzione del caso.
La scoperta di questo territorio, del rendere l'ignoto noto, procede infatti pari passo con l'avanzare dell'inchiesta e i suoi lati oscuri. Di pari passo, invece, va avanti la discesa di Maigret in uno stato di misantropia.
Il Commissario parte con una sincera volontà di aiutare il suo amico e lo studente sotto la sua tutela, ma deve fare i conti poi col nemico più letale di sempre: l'umanità. E più scopre la verità e i segreti che le persone hanno cercato di nascondere, più Maigret prova repulsione per loro. Come se lui fosse fuori posto, come quando noi ci troviamo seduti a un tavolo dove la gente litiga su vicende importanti solo per il gusto di gridare,
Il finale vede Maigret, ormai del tutto ripugnato dall'ambiente che ha trovato, fuggire in maniera precipitosa da quel luogo di disumana follia di cui lui non si sente parte e non vuole esserne parte neanche per un altro minuto. Solo una persona riesce a salvarlo dalla sua misantropia e a rimetterlo sulla retta via, la moglie, l'unica altra persona dotata di ragione e senso di umanità.
Questo è un rischio che può capitare a tutti quando si scruta nell'abisso, nell'oscurità degli esseri umani. Alla fine esso scruta in te e si può decidere se esserne parte o allontanarsene. E a volte la fuga è la scelta più onorevole. E grazie al cielo il Commissario Maigret è uno degli investigatori più umani, nel vero senso della parola, che la narrativa ci abbia donato.

martedì 5 novembre 2024

Libri a caso: Un Delitto in Olanda


Prima o poi deve succedere, per ogni investigatore che si rispetti questa è una tradizione da seguire. È accaduto al progenitore di tutti, Sherlock Holmes, come a Hercule Poirot e molti altri. E non poteva non accadere al Commissario Maigret, il personaggio ideato da Georges Simenon, ovvero quella di un'indagine che si svolge fuori dalla sua nazione di appartenenza.
Evento verificatosi già marginalmente in L'Impiccato di Saint-Pholien, ritorna come argomento principale in Un Delitto in Olanda (Un Crime en Hollande), pubblicato nel 1931.
Il Commissario Maigret viene inviato in Olanda, presso il piccolo villaggio di Delfzijl. Un uomo del posto di nome Conrad Popinga è stato ucciso da un colpo di pistola è il principale indiziato è Jean Duclos, un conferenziere e cittadino francese.
Tuttavia, prima e nel momento dell'omicidio, alcuni eventi e numerose altre persone sono gravitate attorno alla vittima prima del colpo fatale. Tra amanti segrete, misteri di famiglia e difficoltà di comprensione linguistica, Maigret si ritroverà con una ragnatela di intrighi difficile da disfare.
Cambia la nazione in cui si svolge l'azione, ma non cambiano certi punti fermi della saga di Maigret, giunta qui all'ottavo capitolo. A partire da un tipo di ambientazione molto caro allo scrittore, ovvero il piccolo villaggio dove poche decine di anime interagiscono tra loro (peraltro una città realmente esistente, di certo visitata da Georges Simenon che la descrive con dovizia di particolari).
E passando poi per la personalità dell'investigatore, un tipo tranquillo capace di restare indifferente di fronte a ciò che gli si dice, lasciando molti di stucco col suo mutismo e con le sue risposte monosillabiche, salvo poi esplodere quando qualcuno gli fa perdere tempo.
Il fatto che Maigret si ritrovi, per doveri istituzionali, fuori dalla sua nazione di appartenenza è occasione per mettergli di fronte un insolito ostacolo, considerato che alcuni dei sospettati non parlano il francese e lui a sua volta non conosce l'olandese. E inoltre non conosce la città e le sue caratteristiche.
Ma laddove non arriva la reciproca comprensione, giunge l'intuito del commissario e la sua capacità di analizzare le personalità dei vari sospettati. Perché anche se i popoli sono differenti, certi sentimenti come l'amore, l'approfittarsi del prossimo e il rancore rimangono invariati.
Seppure forse questo romanzo non sia incisivo come i precedenti, Maigret - sempre più guidato da un personale senso di giustizia, che non coincide con quello della massa - giunge alla soluzione con una costanza che ha dell'invidiabile, arrivando a escludere ogni singolo sospettato fino a lasciare solo il vero colpevole.
In una sorta di raduno dei possibili assassini in stile Agatha Christie, ma personalizzato e diversificato. E alla fine una sola cosa è davvero importante per Maigret: poter tornare a casa. In un territorio che ben conosce.

venerdì 27 settembre 2024

Libri a caso: Il Crocevia delle Tre Vedove


La provincia, la piccola cittadina, una classica ambientazione teatro di così tanti delitti e misteri, come abilmente descritti da Agatha Christie e Georges Simenon. Piccole realtà che nascondono però grandi tragedie.
Ma è possibile fare ancora di più, utilizzando meno? Un piccolo agglomerato di case, magari tre, può essere teatro di un insolito enigma? Per Simenon la risposta è sì e lo dimostra in Il Crocevia delle Tre Vedove (La Nuit du Carrefour), pubblicato nel 1931.
Carl Andersen, un insignificante creatore di tessuti, viene incriminato dell'omicidio di un commerciante di diamanti, Isaac Goldberg. La dinamica è di certo particolare, poiché l'auto del defunto è stata ritrovata nel garage di Andersen, la cui autovettura viene ritrovata invece nel garage di un suo vicino.
Nonostante uno strenuo interrogatorio di diciassette ore, Carl Andersen non cede di un millimetro e si dichiara innocente, cosa che colpisce molto il Commissario Maigret, il quale decide di recarsi presso il luogo dove è stato ritrovato il cadavere.
Si tratta di un piccolo agglomerato di case noto come il Crocevia delle Tre Vedove. Due abitazioni e un'autorimessa, poche metri che separano un'abitazione dall'altra ma al contempo tanti misteri che le circondano e che trascineranno Maigret in un'avventura per lui inedita.
Georges Simenon torna dunque a un'ambientazione a lui cara, ovvero la piccola cittadina dove tutti conoscono tutti e vi è qualche inevitabile diffidenza. Curioso notare come questa ambientazione, a vari livelli, sia stata presente in tutti e sette i romanzi con protagonisti Maigret visti finora.
Lo scrittore porta dunque all'estremo quel concetto, riducendo l'area dove si svolge l'azione a poche centinaia di metri, che diventano però per Maigret una sorta di territorio ignoto. Un territorio dove anche oggetti comuni, come un pozzo, una stanza o un quadro possono risultare pericolosi.
Stavolta, infatti, oltre all'indagine su un delitto, il Commissario dovrà far fronte anche a delle sparatorie, tuffi nel vuoto e inseguimenti in auto, eventi con cui non si trova molto a suo agio (in questi sette romanzi, Maigret ha solo estratto la pistola, ma non ha mai sparato un colpo).
L'approccio narrativo è invece particolare e forse esasperato. Poiché vi sono pochi personaggi sulla scena e scopriremo che ognuno di quei personaggi non è chi dice di essere, tramutando il Crocevia del titolo in una sorta di teatro dell'assurdo verso la fine.
Un assurdo che però non ha nulla che susciti una risata, mentre un'implacabile condanna giungerà per tutti coloro che si sono macchiati di un peccato.

mercoledì 28 agosto 2024

Libri a caso: Il Cane Giallo


Il Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon, vive e agisce principalmente a Parigi, ma già più di una volta, nei primi romanzi che lo hanno visto protagonista, ha indagato anche nelle città di provincia, talvolta anche coinvolto in casi con contorni da incubo quale L'Impiccato di Saint-Pholien. Poiché il male può annidarsi spesso e volentieri nei piccoli centri abitati, dove tutti conoscono tutti.
Lo schema si ripete in Il Cane Giallo (Le Chien Jaune), pubblicato nel 1931.
Il Commissario Maigret è distaccato temporaneamente nella città di Concarneau quando avviene un misterioso tentato omicidio ai danni di un commerciante di vini.
A questo seguono altri eventi criminosi fino a giungere a un delitto. E c'è un elemento che li accomuna: un cane dal pelo giallo, senza padrone, che come uno spettro compare sul luogo del misfatto per poi svanire nell'oscurità.
Ma Maigret non crede agli eventi soprannaturali, bensì a ciò che si può spiegare con la logica e l'analisi delle persone e delle loro personalità. Cose che riportano il soprannaturale a una dimensione più realistica.
Georges Simenon ha davvero un'abilità (non unica, ovviamente) nel delineare le trame di questi romanzi sottolineando col giusto tatto gli eventi drammatici che in essi accadono, ma donando loro - in quest'opera come in L'Impiccato di Saint-Pholien - una sorta di aura da horror, come se ci trovassimo davvero di fronte a dei fatti soprannaturali.
Maigret rappresenta dunque la voce della ragione, quella capace di grattare sotto la patina della finzione e dei tranelli per arrivare alla verità. E incarna questo ruolo non affidandosi troppo alle prove scientifiche - che non disprezza, ma che di certo per lui non sono così importanti - bensì esaminando i caratteri delle persone. Il loro modo di agire.
In tutto questo, comunque, il Commissario Maigret non perde mai la sua umanità, che talvolta dimostra in modo particolare con frasi dirette e burbere, quasi brusche, ma anche affezionandosi ad alcune persone coinvolte nel caso e arrivando a proteggerle.
Georges Simenon, inoltre, che ogni tanto non disprezzava di andare in giro per questi paesi e bere liquori coi locali, descrive al meglio la vita che ruota attorno alla piccola città con utilizzo di piccole scene. Un'esistenza fatta di persone che si incontrano in un locale, di notti ventose, di un'oscurità opprimente e di insignificanti politici che pensano solo al loro tornaconto.
C'è almeno un elemento tra quelli descritti qui sopra che nei decenni non è cambiato.

martedì 21 maggio 2024

Libri a caso: Una Testa in Gioco


Il Commissario Maigret ha una sua personale idea di giustizia, un'idea che lo abbiamo visto perseguire nei precedenti libri che lo hanno visto protagonista. Per il Commissario parigino, la legge è sì utile, ma non deve rappresentare l'unico metro di giudizio.
C'è un ideale di giustizia più alto, e non è quello divino, che deve tenere conto delle motivazioni che hanno causato l'atto criminoso e le persone che ne potrebbero ricavare un danno indiretto. Questo ha portato Maigret in un recente caso - L'Impiccato di Saint-Pholien - addirittura a non denunciare alcune persone per non lasciare orfani dei bambini.
Tale ideale di giustizia ritorna, più marcato che mai, in Una Testa in Gioco (La Tête d'un Homme), quinto romanzo della serie pubblicato nel 1931.
Joseph Heurtin è stato condannato in via definitiva per l'omicidio di due donne americane e sta per essere eseguita la sua condanna a morte. Anche se alcune prove appaiono schiaccianti, l'uomo si dichiara più volte innocente.
Il Commissario Maigret, responsabile del suo arresto, roso dai dubbi si convince che le obiezioni di Heurtin abbiano un qualche fondamento. E concepisce così un piano ardito che rischia di mettere fine per sempre alla sua carriera: inscenare un'evasione dell'uomo, di modo tale che lui lo porti dai suoi complici.
Ma quello che accade dopo è del tutto imprevedibile. Questo diventa l'inizio di una delle indagini più insidiose per Maigret, tra ricchi residenti americani, poveri immigrati dell'est Europa e una mente diabolica che lo sfida apertamente.
C'è una capacità che Georges Simenon ha saputo padroneggiare sin dal romanzo precedente. Ovvero di come gli eventi sembrino dirigersi verso un preciso obiettivo, salvo poi cambiare del tutto strada, e questo non tramite un improvviso colpo di scena, bensì in maniera del tutto naturale. Come se Maigret fosse in balia del destino e dovesse padroneggiarlo in qualche modo.
Questo romanzo nasce come la storia di un'evasione e come tale procede, salvo poi subire una svolta e divenire una sottile sfida di menti e volontà. Già nel primo romanzo, Pietr il Lettone, il Commissario aveva trovato una persona decisa a sfidarlo, ma qui il nemico è una sorta di Moriarty aggiornato.
Intelligente, ma non ricco, che ama seminare il caos e lanciare la sua sfida al Commissario Maigret. Il fatto che sia straniero mi ha in principio confuso, considerato che vi era una marcata instabilità politica in Europa all'epoca, ma credo che non ci fosse alcun sottotesto razzista (su un europeo, poi), semplicemente è un elemento funzionale alla trama.
Per la prima volta, Maigret perde anche solo per un attimo la pazienza, dopodiché batte il suo nemico utilizzando le sue armi più affilate. Ovvero la ragione e la capacità di aspettare, cose che fanno innervosire anche i nemici più insidiosi. Ancora una volta, Maigret padroneggia il destino che altri gli hanno riservato e capovolge la situazione.
Un romanzo davvero particolare, trasposto sul grande e piccolo schermo più volte, anche dal nostro Gino Cervi - e con nientemeno che Gian Maria Volonté nella parte dell'avversario di Maigret.
Poiché un grande romanzo richiede grandi interpreti.

lunedì 6 maggio 2024

Libri a caso: L'Impiccato di Saint-Pholien


Il Commissario Maigret, della Prima Squadra Mobile di Parigi, spesso e volentieri agisce al di fuori della capitale francese. Almeno, questo è ciò che è accaduto nei primi romanzi che lo hanno visto protagonista.
Pur rimanendo Parigi un cuore pulsante di umanità e malvagità, i fatti delittuosi trovano spesso la loro risoluzione in ambienti lontani, come la chiusa de Il Cavallante della Providence o la piccola città di provincia de Il Defunto Signor Gallet.
Lo schema si ripete anche nel quarto romanzo della saga ideata da Georges Simenon, L'Impiccato di Saint-Pholien (Le Pendu de Saint-Pholien), pubblicato nel 1931.
Mentre si trova presso la stazione di Brema, Maigret nota un tipo dall'atteggiamento sospetto a poca distanza da lui. Quando costui si assenta per alcuni minuti, il Commissario sostituisce la sua valigia con un'altra uguale, per poterlo seguire e vedere cosa accade.
Maigret stesso non può prevedere gli eventi che seguono. Quando non riesce a ritrovare più la valigia, l'uomo si rifugia in un hotel e si suicida.
Il Commissario ha in maniera indiretta spinto un uomo ad ammazzarsi? E perché costui lo ha fatto, considerato che nella sua valigia non c'era nient'altro che un vestito sporco?
Sembra incredibile che, in una saga che conta alla fine decine di romanzi e racconti e dunque la "maturità" la ci si aspetti in opere posteriori, lo scrittore abbia già inquadrato bene sia il protagonista principale che le ambientazioni in cui agisce e indaga.
Maigret in certi casi è un semplice osservatore della realtà che gli sta intorno. Una realtà in apparenza minimalista, che si dipana nei locali, nei bar, negli hotel, nei piccoli negozi.
In altri casi, invece, Maigret interviene su quella realtà, come fa all'inizio di questo romanzo, e come tessere del domino un suo semplice gesto fa crollare tanti piccoli muri invisibili, rivelando verità sconvolgenti.
Come accade in questa occasione. Dal suicidio dell'uomo e un malcelato senso di colpa del Commissario, lentamente si svela davanti a noi uno scenario angosciante, fatto di sette segrete, discorsi anarchici e ritratti di gente impiccata. In alcune occasioni sembra che ci troviamo di fronte a una storia dai tratti horror.
Grandissima l'abilità di Simenon nel descrivere le varie fasi dell'indagine che si dipanano lungo tre nazioni e scoperchiano una verità così tragica da far rabbrividire.
E anche in questo caso emerge la particolare e grande umanità del Commissario Maigret. Un omone e un gigante buono. A lui sembra quasi non interessare la risoluzione del caso in sé, inteso come portare i colpevoli davanti alla giustizia, bensì scoprire i segreti dell'animo umano. Taciuti magari per anni.
E alla fine, come già aveva fatto per il caso del Signor Gallet, decidere cosa sia giusto fare seguendo il suo personale codice morale e non ciò che gli impongono le leggi o l'autorità. Anche se questo potrà pesare sulla sua anima un giorno.

venerdì 2 aprile 2021

Libri a caso: Il Defunto Signor Gallet


Lo schema dei primi romanzi che vedono protagonista il Commissario Maigret sembra ormai consolidato e ognuno di essi porta sempre qualcosa in più. Maigret viene calato in un ambiente che non conosce a causa di un atto criminoso e, per venire a capo del mistero, deve prima di tutto divenire parte di quell'ambiente e capire le storie e le psicologie delle persone che ruotano attorno a quell'ambiente.
E così, dopo Pietr il Lettone e Il Cavallante della Providence, giunge il terzo romanzo in ordine cronologico (pur essendo stato il primo romanzo con protagonista Maigret a essere pubblicato), Il Defunto Signor Gallet (Monsieur Gallet, décédé), edito nel 1931.
Durante un'afosa estate, intervallata da brevi e violenti temporali, il Commissario Maigret si reca nella piccola città di Sancerre per indagare sulla morte di Émile Gallet, un apparentemente innocuo agente di commercio senza nemici al mondo.
E invece la realtà che si para di fronte a Maigret è sconcertante: Gallet aveva abbandonato il suo lavoro già da molti anni e conduceva una seconda vita all'insaputa della sua famiglia sotto altro nome. Per arrivare alla risoluzione del caso, dunque, Maigret deve prima comprendere la psicologia del defunto signor Gallet.
Ecco un nuovo ambiente per Maigret da capire ed esplorare, la piccola città di provincia (quelle di una volta, suppongo che anche in Francia oggi la situazione sia molto diversa): all'apparenza distaccata dal mondo, ma con una stazione, un albergo e tutte le altre cose che si trovano nelle grandi città, compresi i segreti, i piccoli segreti in questo caso capaci di sconvolgere vite intere.
E, come nei precedenti due romanzi, c'è da comprendere una psicologia per arrivare alla risoluzione del caso... solo che in questo caso è quella di un defunto che non può più dare alcuna informazione! Su questo meccanismo si innesta la trama e il suo progredire.
Pur di eccelso livello, ho trovato questo terzo romanzo di poco inferiore ai primi due, forse perché la dinamica "Maigret in ambiente sconosciuto" qui è un po' lasciata da parte o meglio non esplorata fino in fondo e oltre al Commissario non vi è nessun altro personaggio che riesce a restare sulla scena, se non per poche pagine, prima di completare la sua parte in questo dramma umano.
O meglio, questo personaggio c'è, è il vero co-protagonista della storia: il signor Gallet. Alla fine sarà con lui che Maigret deve davvero convivere le settimane che servono per arrivare alla verità. Una verità amara, così come quella dei primi due romanzi, solo che stavolta vi è un epilogo leggermente differente.

martedì 19 gennaio 2021

Libri a caso: Il Cavallante della Providence


Dopo Pietr il Lettone, il Commissario Maigret della Prima Squadra Mobile di Parigi torna a indagare su un altro caso di disperata umanità ne Il Cavallante della Providence (Le Charretier de La Providence), il secondo romanzo in ordine cronologico che lo vede protagonista, scritto nel 1930 e pubblicato nel 1931.
In un aprile piovoso (pioveva anche nel romanzo precedente, povero commissario), presso la chiusa di Dizy viene ritrovato in una stalla il cadavere di una donna in abito elegante, del tutto fuori posto in quel luogo popolato da marinai, operai e guardiani che all'occorrenza diventano baristi e gestori di piccoli hotel.
Giunto lì a indagare, Maigret scopre ben presto che la donna uccisa si chiama Marie ed è la moglie del colonnello Walter Lampson, il quale percorre i canali della zona con la sua imbarcazione, la Southern Cross, e il suo fedele equipaggio.
Dietro l'omicidio c'è una brutta storia, una brutta storia che Maigret potrebbe scoprire subito, ma altri eventi e un mondo a lui ignoto portano invece a un tragico finale.
Non c'è un vero e proprio intreccio giallo in questo romanzo, anzi, a ben vedere e stando attenti Simenon dice chi è il responsabile dell'omicidio già nelle prime pagine. Il focus della storia invece è veder calato Maigret in un ambiente a lui del tutto ignoto, lontano dalle luci della città di Parigi, e che deve imparare a conoscere per venire a capo del mistero.
Come nel precedente romanzo, è immensa l'abilità di Simenon nel descrivere luoghi che nella vita di tutti i giorni giudicheremmo insignificanti e la vita che anima questi posti. Basandosi anche su esperienze personali, Simenon tratteggia un mondo che appare come l'anticamera dell'inferno ma dove regna al contempo la pace. Un luogo dove sono stati confinati i reietti della società e gli emarginati, i quali sembrano non avere una vita al di fuori di questa zona o lontano dai canali e che ripetono in maniera meccanica le stesse azioni ogni giorno.
E come nell'indagine precedente, quando per venire a capo del mistero Maigret ha dovuto prima capire quale storia avesse alle proprie spalle il criminale che stava cercando, la stessa cosa accade qui. E anche stavolta è una storia di umanità abbandonata, tradita, che cade nella trappola del male perché sembra non avere altri sbocchi, altre vie d'uscita, quel male che irrompe in un solo istante, un istante capace di distruggere intere esistenze.
Nei racconti di Sherlock Holmes non abbiamo mai provato pietà per i criminali che catturava. Nei romanzi di Agatha Christie, mai abbiamo avuto qualche moto di simpatia per coloro che commettevano un assassinio. I detective rappresentavano l'ordine che annullava il caos, ristabilendo una realtà serena e pacifica.
Con Maigret è diverso. Pur essendo lui un'incarnazione dell'ordine, si pone dei dubbi, agisce spinto dall'istinto e il suo obiettivo primario è cercare di capire il modo di agire dei criminali piuttosto che catturarli.
Tanto che alla fine di questo romanzo, pur non giustificando quanto commesso dal colpevole (un assassinio a sangue freddo non è mai giustificabile e Maigret questo lo sa bene), possiamo capire perché sia arrivato a tanto.
Questo è solo il secondo romanzo, ma Simenon ha già tratteggiato con efficacia un personaggio fuori dai canoni, per quel periodo storico.

domenica 13 dicembre 2020

Libri a caso: Pietr il Lettone


Londra, si sa, ha Sherlock Holmes. Gli Stati Uniti hanno i loro detective privati hard-boiled quali Philip Marlowe o Sam Spade. E Parigi? Be', anche questa città ha il suo detective, anzi Commissario per eccellenza, capace di competere in popolarità sia con Sherlock Holmes che con Hercule Poirot: si tratta di Maigret, il personaggio ideato da Georges Simenon.
Pietr il Lettone (Pietr-le-Letton), pubblicato nel 1931 seppur scritto un paio di anni prima, è il primo romanzo della saga che vede protagonista il commissario parigino della prima squadra mobile. Ma, badate bene, non il primo a essere pubblicato e nemmeno il primo in ordine cronologico dove compare Maigret (il quale era un personaggio secondario o anche meno in un paio di romanzi precedenti di Simenon). Insomma, c'erano problemi di continuity e difficoltà nel reperire gli arretrati già allora.
Il Commissario Maigret riceve la notizia che il criminale noto come Pietr il Lettone sta per giungere a Parigi. Si reca dunque alla stazione dove giunge il treno che ha Pietr come passeggero, ma qui, dopo averlo riconosciuto, trova quello che sembra un suo sosia ucciso in un bagno del treno.
Il Commissario segue dunque il criminale presso l'albergo dove alloggia sotto falso nome e da quel momento in poi inizierà tra i due una partita intricata, fatta di mosse e contromosse, sotto un'incessante pioggia novembrina. Il tutto mentre altri personaggi entrano in gioco e Maigret stesso rischia la vita in questo dramma esistenziale, che nasconde un'incredibile verità.
Un bellissimo, appassionante primo capitolo. In primo luogo per il suo protagonista, ovviamente, il Commissario Maigret, che ritengo per l'epoca in cui fu ideato una figura di investigatore del tutto inedita.
In questo romanzo ha quarantacinque anni, è alto, robusto ma non impacciato e ha una moglie - nota qui solo come Signora Maigret - a cui viene accennato più volte e che comparirà solo nelle pagine finali. Ahimè, ma non c'è da stupirsene troppo, il ruolo per quest'ultima è solo quello della moglie fedele che aspetta a casa il marito e cucina per lui. E siccome Simenon a quanto pare i nomi non li vuole diffondere, anche lei chiama suo marito per cognome.
Maigret sembra avere dei trascorsi in guerra e forse per questo è molto attaccato ai suoi colleghi, pur mascherando il tutto sotto un atteggiamento burbero e scontroso, tanto che quando uno di loro viene ucciso durante l'indagine, per lui la caccia al criminale diventa una faccenda personale. Fino al punto di mettere a rischio anche la sua stessa salute, cosa per cui alla fine dovrà subire un intervento chirurgico, purché sia fatta giustizia. E per Maigret giustizia non vuol dire necessariamente che i criminali paghino davanti alla legge.
Se Holmes ha il metodo deduttivo, se Poirot usa le sue celluline grigie, Maigret cerca sempre "la crepa", ovvero quel momento in cui il criminale tradisce la sua natura umana tramite delle emozioni.
Simenon manifesta una grande bravura nella descrizione dei luoghi, pur se diversi tra loro. In questo romanzo si passa, anche nell'arco di poche pagine, da un lussuoso hotel, a una locanda di provincia, a un locale di second'ordine in periferia e altri posti. E per ognuno di essi Simenon, con poche ma precise descrizioni, riesce a catapultarci in quei micromondi, come se la scena si stesse svolgendo davanti ai nostri occhi e prendesse vita di fronte a noi.
Scene dove l'umanità lì raffigurata pare essere preda del caos e Maigret è colui che porta ordine in quel caos col suo passaggio. Un insolito portatore di luce, bisogna ammetterlo.
Pietr il Lettone, come detto, è il primo romanzo che vede protagonista il commissario parigino. Il primo di settantacinque. Parleremo anche dei restanti settantaquattro? Non rimane che attendere.