Visualizzazione post con etichetta ultimate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ultimate. Mostra tutti i post

domenica 25 agosto 2013

La storia dei Capitan Marvel (VIII)

Abbiamo già parlato dell'Universo Ultimate e di come esso si proponesse, in origine, di attualizzare concetti e situazioni del Marvel Universe degli esordi. Il topos dello straniero in terra straniera, di cui Mar-Vell fu un perfetto rappresentante, ovviamente non poteva sfuggire a questo trattamento e così alla fine anche l'Universo Ultimate ebbe il suo Capitan Marvel.

MAHR-VEHL

Il personaggio, creato da Warren Ellis e Steve McNiven, fece la sua prima apparizione nel primo numero della miniserie del 2005 Ultimate Secret, secondo atto di una trilogia cominciata con Ultimate Nightmare e che si sarebbe conclusa con Ultimate Extinction, incentrata sull'arrivo sulla Terra del distruttore di mondi Gah Lak Tus e dei suoi araldi, i Silver Surfers. Mahr-Vehl si infiltrò tra gli umani in una installazione SHIELD con l'identità del dr. Philip Lawson (omaggio distorto di Ellis all'identità creata da Roy Thomas e Gene Colan), ma fu costretto a rivelare la sua vera natura quando i suoi simili attaccarono la base.
Mahr-Vehl aiutò poi gli eroi Ultimate a ritrovare il Nullificatore Assoluto e a respingere Gah Lak Tus, che in questo universo ha l'aspetto di un immenso sciame stellare, e venne infine accettato dai terrestri e riconosciuto come eroe. Come era prerogativa dell'Universo Ultimate degli esordi, la saga era una attualizzazione e fusione delle storie Marvel dedicate alla venuta di Galactus e all'arrivo di Capitan Marvel sulla Terra. Nonostante ciò, da un punto di vista editoriale, Mahr-Vehl non ha fatto poi molte altre apparizioni in seguito, un po' perchè le serie Ultimate non sono mai state tante, un po' perchè forse non si sapeva bene che farsene. Unica successiva apparizione degna di nota è stata quando ha assistito nuovamente gli eroi Ultimate a fermare il nuovo Dr. Destino, alias Reed Richards, nella successiva trilogia Ultimate Mystery, Ultimate Enemy, Ultimate Doom.
I recenti eventi riguardanti l'universo Ultimate (ancora non pubblicati in Italia) potrebbero comunque riportarlo sulle scene.
Con i Kree sembrava non andare tanto bene, dunque era meglio passare ad un'altra razza aliena.

PROSSIMAMENTE: SKRULL

domenica 27 maggio 2012

Un argomento originale, anzi due: Before Watchmen e Spider-Men


Giugno sarà un mese davvero caldo (hot, se volessimo fare i fighi) per il mondo del fumetto americano. E non solo. Perchè sarà il mese in cui usciranno contemporaneamente (e non è una coincidenza) due tra i progetti più chiacchierati di sempre: Before Watchmen e Spider-Men.
Il primo, articolato in ben sei miniserie, consiste negli ormai celeberrimi prequel di Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons. E su queste storie sono già state dette peste e corna... prima della loro pubblicazione. Moore ha rilasciato molte più interviste del solito in questo periodo, inviperito come una iena (e a volte "provocato" dall'intervistatore di turno nel modo giusto), ma in una delle prime disse una cosa interessante. Qualcosa del tipo:"Si aggrappano ancora a idee e personaggi di 25 anni fa, possibile che non riescano a creare nulla di nuovo?". E per quanto Moore possa risultare adesso detestabile, quella domanda è sensata. Sto cercando di pensare all'ultimo personaggio in ordine di tempo creato da una delle due major che sia ancora sulla cresta dell'onda e mi viene in mente solo Deadpool, che è stato creato nel 1991; mentre l'ultimo concetto originale, sempre partorito da una delle due major, probabilmente è Thunderbolts, del 1997. Insomma, fermo restando che arriveranno decine di smentite, parrebbe che è da circa 15 anni che le due big non tirano fuori qualcosa di veramente nuovo, per quanto oggi farlo sia sicuramente molto più difficile che non negli anni '60.
E allora? E allora, e questo lo percepisce a mio avviso anche il lettore meno avvezzo a queste polemiche, con tutti i proclami che forse in maniera avventata sono stati fatti, questi due progetti hanno bisogno di una vera anima creativa, devono riuscire a saper dire qualcosa di nuovo. In due interviste rilasciate in due momenti diversi, due sceneggiatori dei prequel di Watchmen (J.M. Straczynski e Brian Azzarello) hanno detto entrambi la medesima cosa: la miniserie originaria, tramite l'ambientazione e i suoi personaggi, rifletteva i dubbi e le inquietudini del tempo della sua pubblicazione, la stessa cosa può essere fatta oggi, modernizzando i personaggi e i concetti che stavano alla base di Watchmen. Ecco, è stato individuato un obiettivo: qualcuno malignamente potrebbe ribattere che non c'è nulla da modernizzare, quei personaggi ci hanno già detto tutto il necessario. Ma questo sarebbe un processo alle intenzioni e dunque prima occorrerà leggere questi prequel. Saranno un grande successo commerciale, senza ombra di dubbio (gli inviti al boicottaggio mi fanno un po' sorridere), bisogna solo vedere che traccia lasceranno di loro stessi. Di Watchmen si parla ancora oggi, a distanza di 26 anni; nel 2038 parleremo ancora di Before Watchmen?
Il secondo progetto è il primo team-up ufficiale tra il Marvel Universe e l'Ultimate Universe, a undici anni di distanza dalla creazione di quest'ultimo. E non poteva che vedere protagonisti i portabandiera dei due mondi, anche del politically correct. Nel florilegio di complimenti ed entusiasmi da parte della Marvel (almeno non hanno detto che è una storia originale, gliene va dato atto), è emerso soprattutto da parte dello sceneggiatore Brian M. Bendis di concentrarsi su Peter Parker e la sua reazione a questo audace, nuovo mondo. Anche qui, seppur meno ambizioso, l'obiettivo è dichiarato. Il resto starà a noi.

martedì 21 febbraio 2012

Massimo un anno poi chiude ovvero lunga Ultimate vita!


"Gli dò un anno e poi chiude". "Ma sì, sarà come il 2099: tanto entusiasmo all'inizio, poi faranno andare tutto a... e chiuderanno in fretta e furia". "Una volgare operazione commerciale". E frasi derivate. Queste sono state un leit-motiv che ha connotato i primi anni di vita editoriale italiana dell'Universo Ultimate. Facili profeti, anzi, pessimi indovini.
L'Universo Ultimate nasce nel 2001. Da quanto ne so era un'idea che volteggiava negli uffici Marvel già nelle ultime settimane del "regno" di Bob Harras, poi Joe Quesada gli è succeduto come editor-in-chief e ha lasciato la sua impronta indelebile sul progetto. L'idea vincente (certo, vincente col senno di poi) fu quella di chiamare autori a quell'epoca poco noti, tali Brian Michael Bendis e Mark Millar, ma che o si erano fatti le ossa nel circuito indipendente con opere apprezzate e fuori dagli schemi (il primo) o che potevano contare su buone raccomandazioni (il secondo, spinto caldamente da Grant Morrison, i due infatti avevano collaborato su alcuni titoli DC/Vertigo).
Da questa triade, ma diciamo pure quadrilatero ed includiamoci il desaparecido Bill Jemas, nacquero Ultimate Spider-Man e Ultimate X-Men, che scossero le fondamenta dell'allora un po' assonnato comicdom. L'idea di fondo (banale? Scontata? Non se fatta bene) era quella di rivisitare i concetti che avevano reso grande il Marvel Universe alla sua creazione e riadattarli per le nuove generazioni, per quelli il cui padre manco era nato nel 1961. E, perchè no, strizzare l'occhio anche a quei lettori che quelle storie le conoscevano a menadito. Sarà strano, ma nessuno ci aveva pensato prima: tutti i precedenti tentativi di mondi alternativi come il New Universe o lo stesso 2099 si basavano su concetti narrativi differenti. E questo aldilà di sterili discussioni di una presunta continuity invasiva di quarant'anni, che inevitalmente lasciano il tempo che trovano dopo pochi mesi. Come ho accennato, ciò che fece breccia più di ogni altra cosa fu il modo in cui il tutto venne portato sulla carta, con sceneggiature fresche e moderne e disegni che andavano dritti allo scopo. Un modo che ha influenzato anche il Marvel Universe classico, e non solo perchè poi Bendis e Millar sono passati anche da quelle parti a "dettare legge". I brontoloni, gli uccelli del malaugurio, come ho detto ci furono, ma ho sentito anche pareri di persone che consideravano e considerano la continuity un mostro sacro, i quali ancora oggi continuano a dire che le prime storie Ultimate sono state ben realizzate.
Già, le prime storie... perchè a ben vedere le ultime... Il fatto che i concetti narrativi dell'Ultimate Universe siano andati ad influenzare le tematiche del Marvel Universe ha creato un circolo vizioso ed un gatto che si morde la coda: poichè quell'iniziale elemento di diversità non era ormai più presente. E cosa si è scelto allora per differenziare il franchise? Si è optato per la soluzione "overkill", stragi a getto continuo. Ovvero Ultimatum. Pessima scelta. Non è solo il fatto che nell'Ultimate Universe si possano narrare storie "che sarebbe impossibile vedere in un Marvel Universe oppresso da una continuity ultradecennale" (anche questo leit-motiv ha decisamente stancato e secondo me non corrisponde al vero), ma è il fatto che queste tematiche vadano affrontate da sceneggiatori che stiano al passo coi tempi. Jeph Loeb non rientra in questa categoria. E metterci tutti quei riferimenti al sesso, sinceramente... non è che si diventa moderni dicendo "tetta". Anche i primi due architetti ormai a mio avviso hanno fatto il loro tempo (parlo delle storie che sono arrivato a leggere finora, ovvero quelle precedenti a Fallout). Millar fa saghe che più che altro sono sue seghe mentali, mentre Bendis col "reboot" mi sembra aver gettato via in un sol colpo tutto ciò che aveva reso grande il suo Ultimate Spider-Man (oh, forse è anche per questo che lo ha fatto morire). Per quanto possa essere brutto dirlo, loro erano la novità dieci anni fa, ora sono la classicità dell'Ultimate Universe. E l'Ultimate Universe per sua natura deve prescindere dal classicismo.
Non conosco i dettagli del prossimo rilancio, ma a mio avviso bisogna ora, ad undici anni dall'esordio, ripartire con idee e sceneggiatori nuovi. Il concept iniziale ormai non è più perseguibile nè lo sarà mai più. Rimane la carta del narrare buone storie, fuori dagli schemi narrativi convenzionali. Quello ha sempre funzionato. In ogni caso quei pessimi indovini non li sento più parlare da anni.