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domenica 12 marzo 2023

A scuola di cinema: Zombi (1978)

1974: Dopo l'uscita de La Notte dei Morti Viventi (Night of the Living Dead), George Romero prosegue nella sua carriera cinematografica realizzando altre pellicole quali La Città Verrà Distrutta All'Alba (The Crazies) e aspettando una nuova, buona idea prima di girare un altro film incentrato sugli zombi.
L'occasione propizia si presenta quando il regista viene invitato da un suo amico, Mark Mason, a visitare il centro commerciale Monroeville Mall, sito vicino a Pittsburgh, da poco inaugurato e di cui Mason ha la gestione.
Passeggiando per i vari locali del gigantesco complesso, George Romero rimane colpito dagli sguardi persi dei consumatori, di come si fiondino da un reparto all'altro in maniera quasi automatica. Facendo una battuta, Mark Mason dichiara che in caso di una grave emergenza ci si potrebbe nascondere nel centro commerciale per molto tempo e sopravvivere.
Da questo spunto nasce il sequel de La Notte dei Morti Viventi.


George Romero inizia dunque a scrivere la sceneggiatura del seguito, ma in un primo momento lui e il produttore Richard Rubinstein incontrano qualche difficoltà nel reperire i finanziamenti necessari. Quando il regista italiano Dario Argento, grande ammiratore di Romero e dei suoi film, viene a sapere di questo progetto, si offre dunque di contribuire.
George Romero viene perciò ospitato a Roma presso un appartamento, dove completa la sceneggiatura con una minima assistenza da parte di Dario Argento, il quale comunque lascia piena libertà a Romero. Il regista italiano mantiene la parola: riesce a trovare i finanziamenti mancanti tramite la Titanus, chiedendo in cambio i diritti di distribuzione internazionale del film e la possibilità di occuparsi della colonna sonora, che realizza insieme ai Goblin.
La gestione del trucco e degli effetti speciali viene affidata a Tom Savini, il quale non aveva potuto contribuire al primo film. Grazie a una squadra di altri otto make-up artist, Savini riesce a gestire il trucco da zombie di circa 200 comparse. Normalmente occorrono fino a tre ore per completare il trucco in zombie, utilizzando un colore tendente al grigio.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 30 settembre 1977, tenendosi in Pennsylvania. Grazie alla conoscenza con Mark Mason, George Romero riesce a ottenere l'autorizzazione a girare le scene ambientate nel centro commerciale proprio presso il Monroeville Mall.
Ci sono alcuni inconvenienti, tuttavia, che nascono dal fatto di dover girare all'interno del centro commerciale, che ovviamente non può chiudere per mesi i battenti al pubblico. Il primo è che la produzione può effettuare le riprese solo durante la notte, quando il complesso non è operativo, nello specifico dalle dieci di sera fino a poco dopo l'alba, verso le sei di mattina.
Non ci sarebbero problemi nemmeno a continuare dopo, visto che il centro commerciale apre alle 10.30, ma dopo le 06.00 parte la musica automatica dagli altoparlanti che nessuno riesce a capire come spegnere.
Per ragioni di budget, Tom Savini deve occuparsi anche delle manovre acrobatiche insieme al suo amico Taso Stavrakis, incarico che peraltro lui stesso richiede. L'inesperienza, tuttavia, richiede il suo prezzo quando Savini durante una caduta manca in parte la fila di scatole di cartone preparata per attutire l'impatto. Con la conseguenza che per alcuni giorni deve girare per il set con una golf cart per via del conseguente infortunio.
Per le stesse motivazioni di contenimento del budget, gran parte delle comparse sono in realtà amici o parenti di chi partecipa alla produzione. La gang di biker, invece, è composta da una vera banda di motociclisti del luogo, appartenenti al Pagans Motorcycle Club, mentre per la Guardia Nazionale si presentano veri appartenenti della locale sezione, con tanto di attrezzatura e vestiti di ordinanza. 
Durante il periodo natalizio, le riprese presso il Monroeville Mall vengono interrotte per tre settimane in quanto lungo tutto il centro commerciale sono presenti delle decorazioni che costerebbe troppo rimuovere e rimettere al loro posto originario in poche ore.
Inoltre, la produzione è ritenuta personalmente responsabile di eventuali furti che possano verificarsi, evento non così improbabile considerato le numerose comparse che sono coinvolte. Qualcuno approfitta anche dei bar presenti nel complesso e qualche ubriacatura è inevitabile. Una notte, a seguito di un'ubriacatura, viene trafugata una golf cart che va a sbattere contro una colonna di marmo, causando un danno di 7.000 dollari.
Il finale previsto in principio è molto cupo e prevede la morte di tutti i personaggi principali, con gli ultimi due sopravvissuti - Peter e Francine - che si suicidano, rispettivamente sparandosi un colpo di pistola alla testa e decapitandosi usando le pale di un elicottero in movimento.
Tuttavia, nel corso della produzione, George Romero decide che questo epilogo sia fin troppo deprimente, pur essendo la scena già stata preparata, e così - dietro anche input della moglie Christine Forrest - decide di modificarlo e avere un finale più lieto, se così si può dire.
Le riprese si concludono l'otto marzo 1978.
Dario Argento, che ha l'esclusività sulla distribuzione su tutti i mercati esclusi quelli americani, effettua un proprio montaggio della pellicola, che elimina alcune battute comprensibili solo a un pubblico statunitense. Scene che invece non vengono tagliate nel montaggio effettuato da George Romero, il quale risulta dunque di qualche minuto più lungo.
Il regista incontra tuttavia qualche reticenza da parte della MPAA (Motion Picture Association of America), che vorrebbe affibbiare un rating X alla pellicola.
Siccome questo tipo di rating è appannaggio solo dei film pornografici, Romero vi si oppone  e, non intendendo effettuare dei tagli, ottiene che il film sia programmato nelle sale senza restrizioni, ma con indicazioni sia nei trailer che nei materiali promozionali che la visione del film, pur non contenendo alcuna scena di sesso, è vietata ai minori di 18 anni per via delle scene di violenza in esso contenute.
Zombi (Dawn of the Dead) viene insolitamente distribuito in principio nei cinema italiani, a partire dal primo settembre 1978, per poi essere programmato nelle sale statunitensi solo dall'aprile 1979. A fronte di un budget di 650.000 dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 66 milioni di dollari.
Anche stavolta si tratta di un grande successo e quindi si apre la strada per un terzo capitolo, che dovrebbe essere quello conclusivo... ma questa è un'altra storia.

sabato 19 marzo 2022

A scuola di cinema: Suspiria (1977)

1845: Viene pubblicato il saggio Suspiria De Profundis, di Thomas De Quincey. Basato in parte su esperienze personali dello scrittore, vi descrive nelle sue pagine - tra le altre cose - un sogno da lui fatto e che descrive l'incontro con la dea Levana, protettrice dei neonati, e le sue tre compagne, le Madri del Dolore.
Costoro sono Mater Sospiriorum (Madre dei Sospiri), Mater Lacrimarum (Madre delle Lacrime) e infine la più spietata, Mater Tenebrarum (Madre delle Tenebre).
Questo concetto onirico viene poi ampliato e approfondito in una nuova trilogia ideata da Dario Argento.


Dopo La Trilogia degli Animali e Profondo Rosso, Dario Argento intende allontanarsi dalle tematiche del giallo e del mystery che hanno sancito l'inizio della sua carriera per perseguire nuove strade. In cerca di ispirazione, il regista intraprende un viaggio lungo alcune città europee caratterizzate da un background storico ed esoterico, quali Torino, Lione e Praga, consultando testi mistici e visitando luoghi ritenuti magici.
Per recarsi infine in Svizzera, a visitare la Scuola di Waldorf voluta da Rudolf Steiner. Durante questo viaggio, Dario Argento rimane affascinato dalla figura delle streghe e decide dunque di raccontare una storia di stregoneria moderna, con streghe forti e inserite nel nuovo tessuto sociale.
Il regista inizia dunque a scrivere su questo una sceneggiatura, potendo contare anche sull'apporto di Daria Nicolodi, la quale vi aggiunge alcuni elementi derivanti dalle fiabe classiche dei Fratelli Grimm, che le aveva raccontato sua nonna. Per la principale ispirazione, Biancaneve e i Sette Nani, Dario Argento chiede al direttore della fotografia Luciano Tovoli di rifarsi al lungometraggio della Walt Disney e ai colori lì adottati.
Un'altra, originale, influenza che si riflette nella scena finale arriva da un sogno fatto da Daria Nicolodi, in cui si era ritrovata in una stanza insieme a una strega e a una pantera nera che esplodeva all'improvviso.
Nonostante questo suo fondamentale apporto, l'attrice non viene premiata con una parte rilevante nell'opera, non è chiaro se a causa di un infortunio o per volere dei finanziatori esteri (cosa che apparirebbe strana, visto che attrici e attori italiani con parti importanti sono presenti).
In principio, le ragazze della scuola di danza sono delle undicenni/dodicenni, ma il padre del regista - Salvatore Argento - si oppone in maniera netta a questa scelta, poiché coinvolgere delle bambine in scene con una forte carica di violenza farebbe sì che il film non venisse praticamente distribuito in alcuna nazione.
Dario Argento rende dunque le protagoniste delle ventenni, ma i dialoghi non vengono alterati più di tanto, lasciando dunque anche qualche scambio di natura infantile tra le ragazze. Un altro piccolo trucco utilizzato è quello di piazzare le maniglie delle porte all'altezza delle teste delle giovani attrici, di modo tale che debbano alzare le loro mani per aprirle.
Per il ruolo di Suzy Bannion, la scelta di Dario Argento ricade su Jessica Harper, che ha ammirato in Il Fantasma del Palcoscenico (Phantom of the Paradise) di Brian De Palma, e di cui rimane colpito dai suoi grandi occhi.
Per il ruolo di Madame Blanc, Dario Argento sceglie Joan Bennett, in una sorta di voluto omaggio al cinema di Fritz Lang, uno dei suoi registi preferiti. L'attrice, in principio esitante ad accettare per via del contenuto particolarmente violento della pellicola, viene infine convinta dal suo compagno David Wilde, il quale ha apprezzato L'Uccello dalle Piume di Cristallo. Questa pellicola è l'ultima a cui Joan Bennett abbia partecipato.
Non è mai stato reso noto il nome dell'anziana attrice che interpreta Helena Markos, alias Mater Suspiriorum. Essa viene trovata dalla produzione in un ospizio di Roma, poiché ogni tentativo di invecchiamento tramite trucco non è stato ritenuto soddisfacente, dunque si è andati in cerca di una persona dai tratti anziani e rugosi che potesse interpretare la strega, trovandola infine in questa signora ultranovantenne (anche se la voce del personaggio appartiene a Daria Nicolodi).
Le riprese iniziano in via ufficiale il 26 luglio 1976, tenendosi a Monaco, Torino e Roma. Essendo un film pensato per il mercato internazionale, da doppiare dunque in post-produzione aggiungendo gli effetti sonori, le voci non vengono quasi mai registrate e ai vari attori viene concesso di parlare nella loro lingua madre, che sia italiano, inglese o tedesco, creando così una curiosa Babele che confonde in particolar modo Jessica Harper.
E può anche capitare che, mentre gli attori stanno recitando, possano sentire in sottofondo dei lavori che si svolgono presso un altro set, con tanto di martelli all'opera.
Curiosi incidenti si verificano durante la lavorazione, come ad esempio orologi che si fermano all'improvviso o telecamere che smettono di funzionare.
Una potenziale, grande tragedia viene evitata quando Dario Argento, Luciano Tovoli e il produttore Lucio Trentini stanno ispezionando una possibile location per una ripresa. Poco dopo, tuttavia, Trentini nota un salone della Mercedes ed esorta il regista e il direttore della fotografia ad andare a dargli un'occhiata. Subito dopo, una bomba piazzata dalla R.A.F. (Rote Armee Fraktion) esplode nel punto in cui prima si trovavano i tre, che scampano per pura casualità a quest'attentato.
Per ricreare la scena della pioggia di larve, la troupe utilizza dei chicchi di riso, lanciandole dal soffitto verso le attrici.
Per la scena della morte di Sarah, interpretata da Stefania Casini, in cui precipita in un campo di filo spinato, l'attrice deve entrare in una stanza dove è presente un groviglio di fil di ferro. Non avendo ricevuto precise istruzioni su come fare, Stefania Casini si butta, ma rimane impigliata nel fil di ferro e occorrono delle cesoie per liberarla dalla sua insolita prigionia. Come conseguenza, ne ottiene anche lividi ed escoriazioni lungo il corpo.
Le riprese si concludono il 30 novembre 1976.
Suspiria viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 1 febbraio 1977. La pellicola arriva infine a incassare sul territorio italiano quasi un miliardo e mezzo di lire, senza contare gli incassi internazionali. Diviene anche oggetto di un remake nel 2018, diretto da Luca Guadagnino.
Terminato dunque il primo capitolo della Trilogia delle Tre Madri, il secondo esce tre anni dopo ed è intitolato Inferno... ma questa è un'altra storia.

sabato 19 febbraio 2022

A scuola di cinema: Il Gatto a Nove Code (1971)

1961: Iniziano a diffondersi nella comunità scientifica le prime ricerche sul cosiddetto cromosoma 47, il cromosoma XYY. Ogni essere umano di sesso maschile di solito ha 46 cromosomi, gli ultimi due con fenotipo XY, ma seppur in maniera rara si può verificare questa condizione del doppio cromosoma finale YY alla nascita.
Questa anomalia genetica può portare a disturbi e problemi nell'apprendimento, ma con le tecniche di oggi è facilmente risolvibile, anche se scoperta in un momento successivo alla nascita.
Tale anomalia si diffonde presso il grande pubblico quando alcuni studi di stampo lombrosiano la collegano alla delinquenza, affermando che chi nasce col doppio cromosoma finale YY è naturalmente portato per la criminalità.
Tali teorie, basate a quanto pare su campioni statistici falsati (le indagini vengono fatte quasi esclusivamente sulla popolazione carceraria), vengono poi smentite in maniera categorica una volta che il campione statistico diviene più ampio.
Tuttavia, suddette teorie fanno anche in tempo a divenire uno dei temi centrali del secondo film di Dario Argento, nonché secondo capitolo della cosiddetta Trilogia degli Animali.


Il regista romano aveva incontrato molte difficoltà a realizzare il suo primo lungometraggio, L'Uccello dalle Piume di Cristallo, in quanto ostacolato più volte dal produttore Goffredo Lombardo della Titanus, il quale a un certo punto cercò anche di sostituirlo con un altro regista.
Quando però la pellicola ottiene un grande successo negli Stati Uniti, Goffredo Lombardo viene contattato dai distributori americani, i quali dichiarano di volere un altro thriller. E di volerlo in tempi brevi. Il produttore, allora, riallaccia i rapporti con Dario Argento e si riconcilia con lui per portare avanti questo nuovo progetto.
Intravedendo la possibilità di continuare il suo percorso artistico, Dario Argento accetta di girare un nuovo film per la Titanus prodotto dalla SEDA Spettacoli, gestita da lui e da suo padre Salvatore Argento. Per il finanziamento entrano in gioco anche somme di denaro tedesche e americane.
Proprio i distributori americani, che hanno premuto per la realizzazione di questa nuova pellicola, chiedono e ottengono che nei ruoli principali vi siano due attori americani riconosciuti nel loro paese: James Franciscus (che ha appena concluso le riprese del seguito de Il Pianeta delle Scimmie - L'Altra Faccia del Pianeta delle Scimmie - e dunque si trova sulla cresta dell'onda) e Karl Malden. Il regista ha invece libertà di manovra per quanto riguarda gli altri protagonisti.
Dario Argento è in contatto con due aspiranti, promettenti sceneggiatori di nome Luigi Cozzi e Dardano Sacchetti, quest'ultimo futuro ideatore del personaggio di Er Monnezza, che il regista ha conosciuto durante la lavorazione de L'Uccello dalle Piume di Cristallo tramite amici comuni.
I due presentano al regista alcuni soggetti, che però lui non ritiene essere interessanti, tranne uno, che visiona di ritorno da una vacanza. Dardano Sacchetti è infatti abbonato alla rivista Scientific American, dove in quel periodo stanno comparendo alcuni articoli basati sul cromosoma XYY e le presunte tendenze criminali di chi lo possiede.
Basandosi su questi presupposti, per quanto all'epoca già contestati, Sacchetti con Cozzi idea un soggetto che viene acquisito dalla Titanus dietro un compenso di un milione di lire. Tale soggetto viene poi ampiamente revisionato ed espanso prima come trattamento di 40 pagine, poi come sceneggiatura da Dario Argento, il quale vi inserisce anche i temi esoterici a lui cari.
Per il cognome del non vedente interpretato da Karl Malden, Arnò, il regista omaggia un chiaroveggente di Torino che gli aveva predetto il successo negli Stati Uniti de L'Uccello dalle Piume di Cristallo e alcuni dati sul film che all'epoca nemmeno Dario Argento poteva sapere.
La produzione vorrebbe che il film fosse girato all'estero, per renderlo più appetibile per il mercato americano, ma il regista è di diverso avviso e intende ambientare il film nella città di Torino, da lui e molti altri ritenuta una città dalle caratteristiche esoteriche. Inoltre è del tutto convinto che un buon film giallo possa e debba ambientarsi anche in territorio italiano, come da lui dimostrato col suo primo film.
E dunque, per alcune settimane, Dario Argento va personalmente alla ricerca dei luoghi della capitale piemontese più adatti alle riprese, passandovi anche più volte. Tanto che a un certo punto qualcuno si insospettisce, scambiandolo per un ladro, e chiama la polizia, la quale inizia a inseguirlo.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 3 settembre 1970, per concludersi il 29 ottobre. Come voluto da Dario Argento, si tengono principalmente a Torino, ma per ragioni logistiche parte di esse si svolgono anche a Roma e Pomezia. Per le scene ambientate nell'Istituto Terzi, vengono messe a disposizione alcune sale del Ministero dei Trasporti di Roma.
La sceneggiatura originale prevede una scena finale, regolarmente girata, in cui dopo l'uccisione dell'assassino, il personaggio di Carlo Giordani si risveglia in un letto, con fasciature attorno al suo corpo dovute alle ferite riportate durante lo scontro con il criminale, e con accanto a lui Anna Terzi, con la quale si è riconciliato.
Tale scena, tuttavia, viene eliminata nel montaggio finale.
Il Gatto a Nove Code viene distribuito nei cinema italiani a partire dall'undici febbraio 1971. A fronte di un budget di un milione di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio italiano circa due miliardi e mezzo di lire, ottenendo anche un grande successo oltreoceano. Questo permette a Dario Argento di affrancarsi infine dalla Titanus per poter perseguire un nuovo percorso artistico.
Anche perché non è rimasto del tutto soddisfatto del film e l'imposizione per il protagonista di un attore troppo americano nel modo di recitare come James Franciscus nei panni di un personaggio italiano non ha reso la cosa credibile.
A dimostrazione comunque che questo tipo di pellicola inizia a prendere piede anche in Italia, dopo Il Gatto a Nove Code cominciano a essere girati altri film del mistero che hanno nel titolo il nome di un animale. Ulteriore fatto che spinge il regista romano a non sfruttare oltre questo tipo di approccio cinematografico.
E così, dopo questo secondo atto, Dario Argento si appresta a chiudere la Trilogia degli Animali con 4 Mosche di Velluto Grigio... ma questa è un'altra storia.

venerdì 4 giugno 2021

A scuola di cinema: L'Uccello dalle Piume di Cristallo (1970)

1969: Dopo una lunga gavetta come critico cinematografico per il quotidiano Paese Sera e una prolifica carriera come sceneggiatore di vari film, tra cui anche C'era Una Volta il West di Sergio Leone, il giovane cineasta Dario Argento vuole provare a compiere il grande salto e dirigere la sua prima pellicola. Ciò che ne conseguirà sarà il primo passo - seppur costellato di vari ostacoli - di una fulgida carriera, nonché l'inizio di una nuova fase per il cinema italiano.


L'occasione per Dario Argento arriva in maniera quasi inaspettata quando il suo amico Bernardo Bertolucci, con cui aveva collaborato alla stesura della sceneggiatura di C'era Una Volta il West, gli invia per un possibile adattamento una copia del romanzo del 1949 La Statua che Urla (Screaming Mimi), di Fredric Brown, incentrato su un killer seriale di Chicago che prende di mira giovani donne, sfregiandole.
Pur rimanendo intrigato dal libro, Dario Argento fa molto di più: prende solo spunto marginale dal romanzo di Brown, ne sposta l'ambientazione a Roma e unisce la trama a quella di un incubo da lui avuto, causato da una congestione, mentre si trova a Tunisi, in cui si è ritrovato intrappolato in una gabbia di vetro, incapace di aiutare una donna minacciata da un'oscura presenza. Il tutto unito a tematiche personali e oniriche.
La sceneggiatura viene completata in appena cinque giorni e opzionata dalla Titanus, che intende mettere in atto una produzione internazionale coinvolgendo anche attori americani e girando il tutto in inglese, di modo tale da poter vendere la pellicola oltreoceano.
La regia viene proposta in prima battuta a Terence Young, il quale però rifiuta. Dario Argento, tuttavia, crede molto in questo progetto e quindi insieme a suo padre Salvatore Argento fonda la società di produzione SEDA Spettacoli per poter gestire in piena autonomia lo sviluppo del film. A Salvatore Argento viene dunque affidata la produzione e lui ovviamente incarica suo figlio Dario della regia.
Con un budget di circa 200 milioni di lire, le riprese iniziano in via ufficiale nel settembre 1969, tenendosi a Roma e - per gli interni - presso gli Studi De Paolis.
Fin dal primo giorno Dario Argento si trova in netto contrasto con l'attore protagonista del film, Tony Musante, il quale è molto metodico e preciso, arrivando a volte anche a recarsi presso l'abitazione del regista per discutere su come girare una scena.
Proprio la direzione delle scene è la causa di maggior attrito tra i due: quello che è lo stile di regia del debuttante Argento, fatto anche di improvvisazione e di inquadrature inedite, viene invece visto da Tony Musante come segno di approssimazione e mancanza di professionalità. Col passare delle settimane, dunque, il rapporto tra i due si deteriora fino al punto di non ritorno.
Anche dalla casa di distribuzione, Dario Argento non ottiene un grande supporto. Il dirigente della Titanus Goffredo Lombardo, infatti, dopo aver visionato le prime scene, ritenendole insoddisfacenti, giunge alla conclusione che il giovane regista non sia la persona più indicata per portare avanti il progetto e dopo poco più di una settimana medita di sostituirlo con Ferdinando Baldi.
Convoca così Dario Argento nei propri uffici, offrendogli anche la possibilità di lasciare comunque il suo nome in cartellone come regista, ma quest'ultimo si impunta e resta al proprio posto. Goffredo Lombardo, tuttavia, per tutta la durata della lavorazione rimarrà convinto che il film non sia riuscito al meglio e non faccia davvero paura.
In questa sua prima pellicola, Dario Argento utilizza per la prima volta un metodo di lavoro che caratterizzerà altri suoi futuri film. Quando vengono inquadrate le mani dell'assassino, quelle sono in realtà le sue mani: il regista preferisce agire così per velocizzare la produzione, sapendo già quali movimenti utilizzare, invece che affidare l'incarico a un altro attore.
Una sequenza finale riguarda il suicidio di uno dei personaggi che cade dalla finestra di un palazzo e Argento vuole realizzarla con una sorta di effetto in soggettiva. Per questo fa lanciare di sotto la telecamera, la quale è legata a una corda. Tuttavia, le misure vengono mal calcolate dalla troupe e la telecamera si schianta al suolo, rimanendo distrutta. Per fortuna, il materiale girato è rimasto intatto.
Le riprese si concludono nell'ottobre 1969, dopo sei settimane di lavorazione. Quasi superfluo dire che, quando il film viene mostrato in anteprima ai dirigenti della Titanus, costoro lo ritengono assurdo e noioso e sono certi che nessuno lo andrà a vedere.
Temendo una mancata distribuzione, Salvatore Argento, lì presente, si reca presso gli uffici di Goffredo Lombardo durante una pausa pranzo e lì vi trova la segretaria del produttore che sta mangiando un panino, mentre le tremano forte le mani. Quando gliene chiede la ragione, la donna risponde che ha visto la pellicola, rimanendone molto impressionata. Salvatore Argento le chiede allora di andare a riferire questo anche a Goffredo Lombardo.
L'Uccello dalle Piume di Cristallo viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 19 febbraio 1970. Certo comunque del suo fallimento, Goffredo Lombardo si reca in vacanza alle Seychelles. La pellicola arriva infine a incassare sul territorio italiano quasi un miliardo e mezzo di lire e ottiene un grande successo anche negli Stati Uniti.
Non appena gli giunge voce del grande successo della pellicola persino oltreoceano, Goffredo Lombardo telefona a Dario Argento e gli dice che è stato bravissimo e questo è un progetto in cui loro due hanno sempre creduto.
Non è altrettanto accomodante Tony Musante. Costui ormai l'ha presa sul personale e una sera, qualche tempo dopo, si presenta sotto casa di Dario Argento, chiedendo a gran voce che venga aperta la porta. Il regista si convince che lo voglia malmenare e fa finta di non essere presente, fino a quando l'attore si allontana. Da quel momento in poi, Dario Argento non vorrà avere più nulla a che fare con Tony Musante, nemmeno a titolo personale.
L'Uccello dalle Piume di Cristallo rappresenta inoltre la prima parte della cosiddetta Trilogia degli Animali, che proseguirà l'anno successivo con Il Gatto a Nove Code... ma questa è un'altra storia.

venerdì 4 ottobre 2019

A scuola di cinema: Profondo Rosso (1975)

1974: Dario Argento ha concluso da tempo le riprese del film Le Cinque Giornate, uscito l'anno precedente. Una pellicola di ambientazione storica di cui è stato praticamente costretto, per motivi di produzione, ad assumere la regia, allontanandosi in via temporanea da quel genere thriller/horror che ha caratterizzato i suoi fortunati esordi.
Il film incassa in maniera discreta, ma non ottiene il successo sperato e, a peggiorare le cose, il regista in quell'anno divorzia dalla sua seconda moglie, Marilù Tolo. Eppure - e forse non dovremmo stupircene troppo - è proprio da questo momento di difficoltà che il regista trova la forza di andare avanti e ideare il suo progetto più celebre.


Un progetto la cui origine risale a qualche anno prima, all'epoca in cui Dario Argento sta scrivendo la sceneggiatura di quello che sarà il terzo film da lui diretto, Quattro Mosche di Velluto Grigio, e si immagina la scena di una medium che capta i pensieri di un assassino. Scena che tuttavia non viene infine inserita.
Tale idea rimane nella mente di Argento che, alcuni anni dopo, per dimenticare il suo matrimonio andato in pezzi, circondato dalla solitudine generata da una sua abitazione di campagna a Roma, la usa come punto di partenza per la sceneggiatura di un nuovo film.
Scrive un primo trattamento in poche settimane, e con tempo limitato poiché quando cala la sera non vi è alcun tipo di illuminazione nella casa di campagna. Solo il titolo rimane fuori, non riesce a trovarne uno adatto.
Tuttavia, il regista non è ancora del tutto soddisfatto, sente che manca qualcosa. Qualcosa che lui da solo non è in grado di apportare. Contatta allora lo sceneggiatore Bernardino Zapponi, tra i preferiti di Federico Fellini, che oltre a operare col regista sulla revisione del copione dà alcuni consigli, come legare gli omicidi a una dimensione domestica e sfruttando oggetti di uso comune, di modo tale che chiunque possa identificarsi, e di associare i momenti di maggiore paura a una nenia infantile, come metafora delle paure ancestrali che si trascinano per una vita intera.
Il regista sottopone la sceneggiatura all'attenzione di suo padre e suo fratello, che la dovranno produrre. Costoro la reputano strana e straniante, nonché troppo lunga, essendo di 500 pagine, il che comporterebbe una durata del film di oltre tre ore. Argento la riduce dunque a circa 320, ma mantenendone lo spirito originario contro il parere dei suoi familiari.
A quest'ultima stesura viene dato il titolo provvisorio di Chipsiomega. Per ingannare i giornalisti, invece, Argento dice che il film si intitolerà La Tigre dai Denti a Sciabola, continuando così il solco della cosiddetta Trilogia degli Animali.
In questo nuovo trattamento, il protagonista si chiama Frank D'Amico. Per ricoprire questo ruolo, Argento pensa subito a David Hemmings, in una sorta di insolito omaggio a Blow Up di Michelangelo Antonioni. Quando lo incontra la prima volta, l'attore si presenta in sovrappeso, ma dichiara che per l'inizio delle riprese tornerà in forma. Cosa che accade,
Per il ruolo di Carlo, la prima scelta ricade su Lino Capolicchio, il quale però rimane coinvolto in un incidente stradale ed è costretto suo malgrado a non poter prendere parte al progetto. Viene selezionato dunque Gabriele Lavia. L'attore all'epoca è impegnato anche sul set dello sceneggiato Marco Visconti, le cui riprese realizza di giorno, recandosi la sera invece presso il set del film di Dario Argento.
Per il ruolo della madre di Carlo, il regista vuole che a interpretarlo sia un'attrice un tempo famosa, ma assente dalle scene da svariati anni. Dopo alcune valutazioni, la scelta ricade su Clara Calamai, che, salvo essere apparsa alcuni anni prima in un episodio diretto da Luchino Visconti di un film in più parti, non compare in un lungometraggio da circa quindici anni. Il film di Dario Argento è l'ultimo da lei interpretato, anche se avrebbe potuto comparire in altre pellicole. Solo che le viene offerto sempre il ruolo dell'assassina e non intende rimanere bloccata in questo cliché.
Per il ruolo della giornalista Gianna Brezzi, Zapponi suggerisce ad Argento di provinare Daria Nicolodi, una giovane attrice con già qualche film e sceneggiato alle spalle. Il regista accetta il consiglio e non avrà di che pentirsene.
Una revisione finale della sceneggiatura cambia il nome del protagonista in Marc Daly e ottiene infine un titolo, concepito da Argento mentre sta guidando: Profondo Rosso. Ai produttori della Cineriz tuttavia non piace e suggeriscono Rosso Profondo, ma il regista è irremovibile su questo punto.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 9 settembre 1974, dividendosi tra Roma, Perugia e Torino. Dovendo trovare una villa per alcune scene, si opta per Villa Scott a Torino. All'epoca è un collegio gestito da delle suore e, per far sì che loro e le studentesse non disturbino le riprese, Argento offre loro una vacanza di alcune settimane a Rimini.
Quando l'assassino è presente nella scena, le sue mani sono quelle di Dario Argento in persona. Il regista opta per questa scelta più che altro per velocizzare la lavorazione e non dover spiegare e insegnare a un altro attore come muoversi.
Le riprese si concludono il 19 dicembre 1974.
Per la colonna sonora, sempre seguendo il solco dell'omaggio ad Antonioni, Argento contatta in prima battuta i Pink Floyd, ma costoro rifiutano, in quanto impegnati nella realizzazione del disco Wish You Were Here. Viene contattato dunque Giorgio Gaslini, il quale aveva già collaborato alla partitura musicale de Le Cinque Giornate, ma incomprensioni sorte tra lui e il regista lo portano ad abbandonare quasi subito il progetto.
Per integrare quanto realizzato da Gaslini, dunque, Argento si rivolge al produttore Carlo Bixio, il quale a sua volta gli suggerisce una band allora sconosciuta, i Goblin di Claudio Simonetti. Dopo aver ascoltato alcune loro canzoni, Argento propone loro di completare la colonna sonora.
Profondo Rosso viene programmato nei cinema italiani a partire dal 7 marzo 1975, arrivando infine a incassare sul territorio italiano oltre 3 miliardi e 700 mila lire, e questo non contando gli introiti esteri, visto che la pellicola viene poi distribuita in vari paesi.
E c'è un insolito risvolto personale per Dario Argento. Sul set si innamora di Daria Nicolodi e insieme a lei inizia una nuova relazione, dimenticando così Marilù Tolo. Nello stesso anno d'uscita di Profondo Rosso, il 1975, i due hanno la loro prima figlia, Asia, la quale alcuni anni dopo inizierà a girare dei film insieme al padre.
Ma questa... è un'altra storia.