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mercoledì 22 aprile 2020

A scuola di cinema: Venerdì 13 Parte 3 - Weekend di Terrore (1982)

Dopo aver esordito come assassino nella Parte 2, a Jason Voorhees - seguendo il solco del suo indiretto ispiratore, il Michael Myers di Halloween - manca infine solo una caratteristica tipica dei killer seriali dei film horror. Un tratto distintivo, tramite cui il pubblico possa in maniera immediata associare il personaggio a quella saga. Il terzo capitolo di Venerdì 13 provvede a questa mancanza.


Il primo problema che si presenta ai produttori della Paramount è come ideare un film che per la terza volta mostri la stessa trama (un massacro in un campo boyscout, finché rimane solo una ragazza che sconfigge l'assassino) senza apparire ripetitiva e la soluzione che viene ideata è quella di sfruttare la tecnologia 3-D, che sta di nuovo emergendo nel cinema di quell'epoca con apparenti buoni risultati dopo decenni di oblio. In quell'epoca ad esempio nuovi capitoli delle saghe de Lo Squalo e di Amityville Horror vengono concepiti per il 3-D. Insomma, stessa trama ma effetti speciali diversi: logico, no?
Viene dunque dato mandato che ogni aspetto della produzione, partendo dalla sceneggiatura, fino alle luci e alle inquadrature, si concentri su questo aspetto, lasciando in secondo piano la recitazione. Uno degli attori - Larry Zerner - viene addirittura reclutato per strada, mentre sta distribuendo dei volantini che pubblicizzano un film della saga di Mad Max.
Steve Miner viene riconfermato come regista, mentre Ron Kurz decide di non tornare come sceneggiatore, poiché la Paramount intende non tenere conto del finale da lui concepito del secondo film, bollandolo come una scena onirica.
In sua sostituzione vengono chiamati Martin Kitrosser e sua moglie Carol Watson, che si erano occupati della correzione delle bozze del precedente capitolo. Alla consegna del loro trattamento, la Paramount non rimane del tutto soddisfatta e chiede una revisione a Petru Popescu. Nonostante un ampio contributo alla sceneggiatura finale, Popescu non viene tuttavia accreditato come sceneggiatore.
In un primo, abbozzato trattamento è previsto il ritorno del personaggio di Ginny, la protagonista della precedente pellicola. La trama prevede che, dopo gli eventi della Parte 2, Ginny finisce in un istituto psichiatrico a causa dei traumi subiti, ma Jason va alla sua ricerca per vendicarsi, uccidendo chiunque si pari lungo la sua via. Tuttavia, l'attrice che aveva interpretato Ginny, Amy Steel, e il suo agente non trovano un accordo commerciale con la Paramount e dunque costei rifiuta la proposta per cercare di perseguire altri ruoli in ambito sia cinematografico che televisivo.
La trama viene quindi alterata in maniera drastica e l'ambientazione ritorna alle radici "classiche" di Crystal Lake. Quando però qualcuno si accorge che la storia è ormai diventata l'esatta fotocopia della Parte 2, solo con personaggi con nomi diversi, si decide di aggiungere la tecnologia 3-D per dare al pubblico qualcosa di nuovo.
A Steve Daskewicz viene proposto di tornare a interpretare Jason Voorhees, ma dovendo la produzione spostarsi in California, laddove la tecnologia 3-D è più accessibile, gli viene detto che dovrà pagarsi da solo le spese di viaggio. Daskewicz dunque per ovvi motivi rifiuta la proposta e al suo posto viene ingaggiato il quarto Jason Voorhees cinematografico, un trapezista inglese alto quasi due metri di nome Richard Brooker, capace di effettuare anche le acrobazie più pericolose. Per aumentare la sua muscolatura, viene creata un'apposita imbottitura piazzata sotto i suoi vestiti.
Nella sceneggiatura è previsto che Jason indossi una maschera, senza andare troppo nello specifico. Il look da incappucciato del precedente capitolo viene subito scartato, anche per evitare parallelismi con The Elephant Man. Per trovare la soluzione migliore che possa funzionare su uno schermo 3-D, Miner chiede una prova trucco durante un controllo delle luci.
Non avendo tempo o voglia di creare una maschera ex novo, il team di supervisione degli effetti speciali prende in prestito dal supervisore Martin Jay Sadoff una maschera da hockey da portiere dei Detroit Red Wings. Il test preliminare incontra i favori del regista e viene dunque creata una maschera specifica, leggermente più grande di quella originaria, con dei fori per respirare e delle strisce rosse a forma di triangolo. Nasce così, per caso e destino, uno dei look più iconici del cinema horror.
Una prima versione di Jason senza maschera viene ideata da Stan Winston, che non aveva potuto essere coinvolto nel precedente capitolo. Anche qui però le cose non vanno come dovrebbero e Winston abbandona il progetto, mentre al contempo viene riciclato il trucco di Carl Fullerton.
Le riprese vengono effettuate tra gennaio e febbraio del 1982, in alcune località della California. Poiché il film si svolge durante una calda estate, alcune scene in notturna vengono modificate o non girate, in quanto risulta ben visibile il respiro degli attori.
Vengono concepiti svariati finali, tra cui uno in cui Jason viene decapitato, un altro in cui Jason riesce a uccidere tutti e un altro in cui, quando i poliziotti arrivano, il corpo di Jason, che pure sembrava essere stato ucciso, è misteriosamente scomparso. La Paramount all'epoca, tuttavia, sta pensando di porre fine a questo franchise e lascia dunque un finale che può apparire ambiguo o anche no - Jason può essere morto a causa di un colpo d'ascia alla testa oppure no... in ogni caso poi si cambierà idea.
Inizia poi per la Paramount un vero e proprio incubo logistico per attrezzare svariate sale cinematografiche a proiettare il film, considerato che molte di loro non possiedono gli schermi o i proiettori adatti. Per questo arrivano a spendere una cifra vicina ai dieci milioni di dollari.
Venerdì 13 Parte 3: Weekend di Terrore (Friday the 13th Part III) viene programmato nei cinema americani a partire dal 13 agosto 1982... e, sì, se ve lo state chiedendo era un venerdì. A fronte di un budget di poco superiore ai due milioni di dollari, il film arriva infine a incassare solo sul territorio americano oltre 36 milioni di dollari.
Per via anche del problema avuto con le sale cinematografiche e le relative spese sostenute, viene ritenuto un risultato discreto, ma non eccelso. Comunque questo non è un problema, perché sta per avvicinarsi il Capitolo Finale. Ma questa... è un'altra storia.

lunedì 25 novembre 2019

A scuola di cinema: Venerdì 13 Parte 2 - L'Assassino Ti Siede Accanto (1981)

Dopo l'enorme e insperato successo della prima pellicola di Venerdì 13, la Paramount intende capitalizzare il più possibile su quello che può risultare un franchise redditizio e dai bassi costi.
Un sequel viene dunque subito messo in produzione pochi mesi dopo l'uscita del primo film e vede lo storico e curioso esordio della lunga striscia di uccisioni da parte di Jason Voorhees.


Dopo aver acquisito dalla Warner Bros. anche i diritti per la distribuzione internazionale, la Paramount si rivolge a uno dei creatori della serie, Sean Cunningham, per un possibile sequel. Cunningham, che ritiene la trama del primo film ormai conclusa e senza più altri sbocchi narrativi, propone di utilizzare il titolo "Venerdì 13" per promuovere ogni anno, in una sorta di serie antologica, una nuova pellicola horror basata sulla superstizione associata a questa data. Ognuna di queste pellicole avrà una trama diversa, personaggi diversi e ambientazione diversa.
Alcuni distributori e finanziatori capitanati da Phil Scuderi, tuttavia, sono di diverso avviso: la scena finale del primo film, con l'improvvisa apparizione dalle acque di Jason Voorhees, seppur solo in una sequenza onirica, si è rivelata sorprendente e dunque il sequel deve essere incentrato su di lui.
Sia Sean Cunningham che Victor Miller, lo sceneggiatore della prima pellicola, la ritengono un'idea insensata e abbandonano la produzione sul nascere. Anche Tom Savini, colui che aveva avuto l'idea di far comparire Jason, è d'accordo con loro, poiché non si capisce come mai in quasi trent'anni Jason Voorhees non sia mai stato avvistato da qualche abitante della zona o non sia mai andato a trovare sua madre, impedendo così la prima scia di omicidi.
Nonostante queste obiezioni, la Paramount decide infine di portare avanti l'idea di Jason come nuovo killer. Due componenti secondari dello staff del primo film - non contrari a questo nuovo sviluppo - vengono dunque scelti come regista e sceneggiatore. Sono Steve Miner, assistente alla produzione e aiuto regista del primo Venerdì 13, e Ron Kurz, il quale aveva apportato alcune revisioni non accreditate alla sceneggiatura di Victor Miller.
In segno di amicizia verso Miner, Sean Cunningham dà una piccola mano nelle fasi iniziali della pre-produzione e del casting, prima di ritirarsi del tutto dal progetto.
Il trattamento originario di Kurz vede protagonista l'unica sopravvissuta alla furia omicida di Mrs. Voorhees, ovvero Alice Hardy, interpretata da Adrienne King. Tuttavia l'agente dell'attrice chiede un compenso troppo alto, che blocca le trattative.
Ogni ulteriore speranza svanisce quando Adrienne King in persona chiede alla Paramount di avere un ruolo minore, poiché in quel periodo, a causa dell'esposizione ricevuta a seguito dell'uscita di Venerdì 13, ha cominciato a essere perseguitata da uno stalker, il quale le ha scattato foto mentre dormiva ed è giunto al punto di irrompere in casa sua puntandole una pistola alla testa.
Del cast originario, ritorna anche Betsy Palmer che - con ogni probabilità per meri motivi monetari - accetta di girare alcune scene davanti a uno schermo nero, che la tengono impegnata per una sola giornata, e di farsi fare un calco della propria testa.
Le riprese iniziano il 3 ottobre 1980, presso le località di New Preston e Kent, in Connecticut.
Il secondo Jason cinematografico è Warrington Gillette. Costui in principio effettua un'audizione per interpretare uno dei protagonisti del sequel, venendo scartato, ma la sua mole e il fatto che dichiari di aver preso delle lezioni come stuntman convincono la produzione ad assegnargli il ruolo dell'assassino.
Gillette tuttavia non ha ancora la necessaria esperienza per filmare gran parte delle scene d'azione, le quali vengono dunque effettuate dalla controfigura Steve Daskewisz. Alla fine Gillette gira poco più di un paio di scene, venendo però regolarmente accreditato come il Jason Voorhees principale.
Daskewicz prende comunque a cuore il proprio ruolo, tanto da rimanere contuso in maniera lieve in un paio di occasioni. A un certo punto, a causa di una scena non coordinata in maniera perfetta, l'attrice Amy Steel lo ferisce con un machete a un dito. Daskewicz viene dunque portato in ospedale, dove gli vengono applicati dei punti. Conclusa l'operazione, l'attore torna sul set per completare le riprese.
Il primo trucco del Jason adulto, dopo l'abbandono di Tom Savini e la non disponibilità di Stan Winston, assunto in origine per sostituire Savini ma che deve poi abbandonare il set in quanto impegnato in un altro progetto, viene affidato a Carl Fullerton.
Il Jason incappucciato - non avendo costui ancora indossato la celeberrima maschera da hockey - diventa un non si sa quanto involontario omaggio al look dell'assassino del film La Città Che Aveva Paura (The Town That Dreaded Sundown).
La Paramount decide infine di accontentare la richiesta di Adrienne King, facendo uccidere il suo personaggio da Jason Voorhees. Cosa, a ben vedere, non richiesta da lei in maniera esplicita, poiché voleva solo una parte minore.
Pur essendo questa la scena iniziale del film, è l'ultima a essere girata, in circa due giorni. Essendo la produzione principale già conclusasi, non c'è un copione e l'attrice è dunque costretta a improvvisare le proprie scene. Ad aggiungere danno alla beffa, il primo ciak della scena dell'uccisione si rivela un disastro e le lascia una lieve ferita alla tempia.
Dopo questo film, Adrienne King sparisce dalla scena pubblica per svariati anni, dedicandosi poi principalmente al doppiaggio e al voiceover.
Le riprese si concludono nel novembre 1980. L'ultima scena prevede un'inquadratura della testa di Mrs Voorhees che spalanca all'improvviso gli occhi e sorride alla telecamera, ma Steve Miner si rende infine conto della sua totale implausibilità e vi rinuncia.
Dopo un accurato lavoro di montaggio volto a evitare un rating vietato ai minori, Venerdì 13 Parte 2: L'Assassino Ti Siede Accanto (Friday The 13th Part 2) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 30 aprile 1981. A fronte di un budget di un milione e duecentocinquantamila dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 21 milioni e settecentomila dollari.
La saga di Venerdì 13 consegue dunque un nuovo successo, pur se nettamente inferiore rispetto a quello del primo film, e si prepara ad andare avanti con un ulteriore sequel... ma questa è un'altra storia.

giovedì 7 novembre 2019

A scuola di cinema: Venerdì 13 (1980)

1971: Esce nei cinema italiani il film Reazione a Catena, diretto da Mario Bava, incentrato su una serie di omicidi violenti e crudeli. La pellicola ottiene buoni riscontri nel nostro paese, a differenza di altri film del regista romano, e viene importata negli Stati Uniti, dove viene intitolata Twitch of the Death Nerve, divenendo oggetto di culto per futuri registi quali Tim Burton o Quentin Tarantino. 
Il film viene preso a modello da altri registi americani dell'epoca e diviene l'antesignano di un nuovo genere, lo slasher movie.
1978: Esce Halloween di John Carpenter, pellicola grazie alla quale lo slasher movie inizia a mostrare delle potenzialità, arrivando a guadagnare 70 milioni di dollari a fronte di un budget iniziale di poco più di 300.000 dollari.
Gli studios cinematografici iniziano dunque a guardarsi intorno, per capitalizzare su questo genere dai bassi costi e grandi incassi. Una cosa che non sfugge all'attenzione del produttore Sean Sexton Cunningham, responsabile della creazione di una delle più celebri saghe horror di sempre.


Sean Cunningham inizia la sua carriera cinematografica nei primi anni settanta del ventesimo secolo, producendo e dirigendo alcuni film softcore. Nel 1972 collabora con Wes Craven, producendo il film L'Ultima Casa a Sinistra, la sua prima incursione nel genere horror.
Cunningham produce in seguito un paio di commedie, entrambe sceneggiate da un giovane scrittore di nome Victor Miller, ma queste non incontrano il successo sperato.
Cunningham allora, nel 1979, decide di tornare al genere horror, l’unico che fino a quel momento gli abbia dato delle soddisfazioni e che - poiché tutti affrontano certi problemi - gli può consentire di pagare le bollette. Ma visto che Wes Craven si è ormai trasferito sulla Costa Est degli Stati Uniti, decide di portare avanti un nuovo progetto da solo, sia come regista che come produttore, col sempre prezioso aiuto di Victor Miller come sceneggiatore.
Quest'ultimo, nel concepire un nuovo slasher movie che sia d'impatto, si ispira in maniera dichiarata a Halloween, con Cunningham che lo esorta a spingere ancora di più sull'acceleratore, a creare qualcosa che riesca sia a scioccare che a divertire il pubblico.
I due decidono di ambientare il tutto in un campeggio estivo, poiché è una location facile da trovare e Miller ricorda ancora le storie d'orrore che gli raccontava suo fratello, il quale le aveva sentite appunto durante le vacanze estive.
Il primo titolo concepito è A Long Night at Camp Blood, ma Cunningham pensa sia poco incisivo. Ricorda allora un titolo che gli era venuto in mente durante la produzione di una delle sue commedie, Friday The 13th.
Convinto della bontà di questo progetto, e per evitare che altri si approprino dell'idea, Cunningham – con la stesura della sceneggiatura ancora da completare – commissiona a un'agenzia la creazione di un apposito logo e lo fa comparire sulla rivista Variety, tramite uno spazio pubblicitario pubblicato il 4 luglio 1979.
Il tutto attira l'attenzione della Georgetown Productions, la quale si dichiara pronta a investire nel progetto un budget di circa 550.000 dollari. Trovati i finanziamenti, Cunningham aiuta Victor Miller a completare la sceneggiatura, la cui prima bozza viene scritta in poco più di due settimane, ma che diviene oggetto poi di almeno tre revisioni.
All'inizio il nome del ragazzo annegato, la cui morte darà vita alla prima serie di delitti, è Josh Voorhees - un cognome di una ragazza con cui Victor Miller usciva durante il periodo scolastico - ma lo sceneggiatore non ne rimane convinto e lo ribattezza dunque Jason. Inoltre la storia non termina con l'allucinazione dell'ultima ragazza sopravvissuta, che viene trascinata da Jason in fondo al lago.
Cunningham si rivolge a un'agenzia di New York, TNI Casting, specializzata nel campo teatrale, perché cerchi gli otto giovani interpreti della pellicola: la sua richiesta è che non debbano necessariamente essere dei bei ragazzi, ma che risultino comunque credibili nel loro ruolo di componenti dello staff del campeggio, Crystal Lake.
Dell'incarico si occupano Julie Hughes e Barry Moss, i quali iniziano a pescare a piene mani dal mondo delle soap opera. Da qui proviene anche l'interprete più noto del giovane cast, Kevin Bacon, seppur ancora alle prime armi e alla ricerca di un ruolo che possa lanciare la sua carriera di attore dopo la sua apparizione un anno prima in Animal House.
Per il ruolo della madre di Jason, Mrs. Voorhees, viene contattata in prima battuta Estelle Parsons, ma costei rifiuta, dietro consiglio del suo agente che ritiene il film troppo violento. La sceneggiatura viene perciò inviata a Betsy Palmer, una diva della televisione americana che non compare tuttavia sul grande schermo dal 1959.
Betsy Palmer giudica il copione orribile e lo getta nella spazzatura, ma poi ci ripensa, visto che ha bisogno subito di soldi per comprarsi un'auto nuova e la paga proposta, mille dollari al giorno, è proprio quella che fa al caso suo. Si convince inoltre che questo film sarà presto dimenticato dal pubblico e così accetta la parte.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 4 settembre 1979. Vengono effettuate in New Jersey, presso le città di Blairstown e Hope, sfruttando un locale campo boyscout, Campo NoBeBoSco - ovvero Crystal Lake - durante un periodo di pausa autunnale. Location ottimale, poiché molte delle strutture sono già presenti e non occorre molta manodopera. L'autorizzazione a girare le riprese viene garantita solo dopo che è stata fatta una donazione all'associazione dei boyscout statunitensi.
Cunningham sente che manca qualcosa, un colpo di scena finale. Il truccatore e responsabile degli effetti speciali del film, Tom Savini, suggerisce allora di far comparire Jason Voorhees all'improvviso dal lago, ispirandosi all'epilogo di Carrie di Brian De Palma. Nonostante lo scarso entusiasmo al riguardo di Victor Miller, secondo cui Jason è una vittima e non un carnefice, l'idea viene accettata.
Venendo tale idea dal responsabile del reparto trucco, si decide di rendere Jason affetto da una malattia al volto, tale da farlo risultare dunque sfigurato. Il primo Jason Voorhees cinematografico è Ari Lehman, che aveva preso parte a una precedente commedia prodotta da Sean Cunningham, Manny's Orphans, e che si propone personalmente per questo ruolo.
Le riprese si concludono il 3 ottobre 1979.
Il compositore Harry Manfredini si occupa della colonna sonora. Prendendo spunto da una frase pronunciata da Betsy Palmer, "Kill her, mommy", ne storpia in un microfono la pronuncia in Ki Ma, facendo sì che queste due sillabe risuonino come un'eco tramite un apposito macchinario. Effettua il tutto da solo, visto che il budget a disposizione non gli permette di avere un coro.
Quando Frank Mancuso Sr., produttore alla Paramount, nota il film capisce subito che può essere un grande successo e fa di tutto perché la casa di produzione ne acquisisca i diritti di distribuzione, vincendo infine la concorrenza della United Artists e della Warner Bros., anche se quest'ultima se ne assicura la distribuzione sui mercati internazionali.
Venerdì 13 (Friday The 13th) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 9 maggio 1980. A fronte di un budget di 550.000 dollari, il film arriva infine a incassare a livello internazionale quasi 60 milioni di dollari.
È un grande e perlopiù insperato successo che dà vita a un nuovo, redditizio franchise cinematografico... ma questa è un'altra storia.

sabato 14 luglio 2012

Venerdì 13: perchè alle volte al peggio (forse) c'è una fine


Comunque la si pensi, la saga di Venerdì 13 ha fatto epoca. Il caro Jason Voorhees ed il suo fido machete meritano senz'altro un posto (non d'onore, ma un posto) nella storia del cinema.
1980: il regista Sean S. Cunningham vuole replicare il successo di Halloween di John Carpenter, puntando ancora di più sull'aspetto macabro e sull'efferatezza degli omicidi. Victor Miller viene incaricato di scrivere la sceneggiatura ma, siccome lui ne sa un po' più di cinema, conosce anche Mario Bava ed il suo Reazione A Catena, che anticipa di un decennio le malefatte di Michael Myers ed era davvero truculento. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, i soliti americani che rubano le buone idee altrui. E così, con addirittura un paio di omicidi "copiati" proprio dalla pellicola di Bava, nasce il primo film di una lunga serie. Anche i sassi sanno ormai che in questo primo capitolo Jason compare solo in un flashback ed il vero assassino è sua madre Pamela, la quale vuole vendicarsi per il fatto che suo figlio sia stato lasciato annegare alcuni anni prima da degli adolescenti in preda a crisi ormonali. E quindi tutti i giovini che vengono al Crystal Lake a fare zin-zin troveranno una imperiosa e sanguinolenta uccisione al suono di Chi Chi Chi Cha Cha Cha, pure il piccolo Kevin Bacon! Ecco, nei film horror anni '80 il sesso pre-matrimoniale era assolutamente proibito, se lo facevi eri una sicura vittima (le regole di Scream le conoscete, no?).
Ed infatti l'unica a salvarsi è la verginella di turno, grazie alla famosa scena della decapitazione concepita da Tom Savini. Nelle ultime inquadrature si capisce che Jason è ancora vivo, con tanto di citazione di Carrie di Brian DePalma (ma una idea sua questa pellicola ce l'ha?). Questa aggiunta in fase di post-produzione e non presente nella sceneggiatura fece leggermente incavolare Miller, per il quale a suo parere Jason doveva essere una vittima e non un carnefice. Ma già all'epoca si pensava ai franchise ed alle strategie di marketing: insomma, volevano fare subito un sequel.
1981: Arriva il primo sequel. Jason dice:"Cara mamma, grazie, ma ora ci penso io" e comincia la sua opera sacra. Tentativi di riportare sul set Betsy Palmer (la madre di Jason, che qui appare solo per pochi istanti) e Adrienne King (che compare solo all'inizio del sequel per essere subito uccisa) fallirono perchè la prima pensava che Venerdì 13 fosse "un film di merda" (esagerata!), mentre la seconda fu vittima di un ammiratore un po' troppo insistente (lo stalking ha radici antiche) e dunque chiese lei stessa di essere "eliminata". Alla fine Jason, tra doppi impalamenti, visioni della sua bella faccia ed allegri omicidi tra amici, viene trafitto col suo machete al petto da una ragazza di nome Amy. Ma detto in tutta sincerità... chi non ha subito una cosa simile almeno una volta nella vita? Mica fa male, no?
1982: Il terzo capitolo ha la sua importanza per due ragioni. Primo: in questo sequel Jason acquisisce infine la celebre maschera da hockey che diventerà il suo marchio di fabbrica, come la maschera del capitano Kirk usata da Myers (ecco, così il plagio, ehm... la citazione è completa); secondo: essendo, appunto, il terzo capitolo perchè non farlo in 3D? Che burloni. Che poi, erano gli anni '80, era un 3D diverso... insomma, faceva cagare. Non come quello di adesso, però. Alla fine una ragazza di nome Chris (Jason, sei sfigato con le donne, eh?) uccide il nostro eroe - beh, insomma, almeno ci prova - spatassandogli un'ascia in faccia. Ma anche in questo caso, gente, che male può fare una spatassata di ascia in pieno volto?
1984: Quando una saga ha come sottotitolo "Il Capitolo Finale", potete star certi che tutto sarà tranne che quello. In ogni caso qui compare, Jason a parte, uno dei pochi personaggi continuativi della serie, Tommy Jarvis (qui interpretato dal Corey Feldman pre-Goonies, avete presente quello che diceva alla domestica spagnola in quale cassetto mettere la marijuana?). Vi confesso che questo è l'unico capitolo che non ho visto (una piccolezza da nulla!), se non gli spezzoni su Youtube. Comunque alla fine Jason muore, ma muore muore, eh? In pratica viene decapitato da Tommy per via del suo machete (oh, Jason, la scelta della tua arma è stata impeccabile!). Doveva proprio essere il capitolo finale, tanto che ne fanno un successivo già l'anno dopo anche se, ok, in questo caso c'è solo un copycat (un infermiere impazzito per la morte del figlio) che finge di essere Jason. Quindi Jason è proprio morto, non ci sono dubbi.
1986: Jason Vive! Ecco il sottotitolo, tanto per toglierci fin da subito qualche eventuale dubbio. Sono passati più di dieci anni dal "Capitolo Finale". Tommy va presso la tomba di Jason perchè è sicuro che non è morto. Cioè, c'è solo lo scheletro, ma lui non è morto. Per rendergli giustizia lo hanno seppellito insieme al suo machete, che gentili! Tommy, che è un ragazzo saggio ed assennato, impala lo scheletro di Jason con una sbarra di ferro perchè così sicuramente muore, sì sì (in realtà voleva cremarne il corpo e gli parte il boccino, ma non sottilizziamo). Ed in quel momento un fulmine proveniente dal cielo precipita, colpisce l'asta e l'elettricità sprigionata è tale che non solo Jason torna in vita ma oh, è di nuovo pure in carne ed ossa. Ho sempre adorato la scienza precisa e impeccabile di questi film. Per i puristi: da questo momento Jason diviene immortale. Tralasciamo inoltre il fatto che rifarsi al Frankenstein con Boris Karloff cinquant'anni dopo suona un po' demodè. Comunque squartamenti, stilettate, una rasoiata qui un machete là, ma alla fine Jason viene legato ad una catena e trascinato in fondo al Crystal Lake! Ecco, così impari, e Tommy trova pure l'amore e non lo vedremo più.
1993: Salto i successivi due capitoli, dove l'unica cosa degna di nota è Jason che, stanco ormai di ammazzare gente sempre nello stesso posto, si trasferisce per un po' a New York. Purtroppo prima di poter squartare i concorrenti dei reality show, viene investito da una fiumana di rifiuti tossici che (sempre la scienza precisa e impeccabile di cui sopra) lo fa regredire ad uno stato infantile. Ma siccome queste due pellicole non se le fila nessuno, nel 1993 ritorna al suo consueto aspetto senza uno straccio di spiegazione. Ed è un secondo "Capitolo Finale", poichè il sottotitolo è Jason Va All'Inferno (sarebbe anche ora, eh, tanto per dire). Ora prima di Jason X (ne parliamo dopo) credevo che più in basso di questo capitolo non si sarebbe potuti andare. In pratica Jason viene sorpreso da un'imboscata e crivellato di proiettili dall'FBI (che dopo 9 nove capitoli e 1385672659609 omicidi ha capito che non sarebbe stato poi tanto brutto intervenire), così tanti proiettili che esplode (i famosi proiettili esplosivi dell'FBI).
E da questo momento in poi è l'apoteosi. Il corpo martoriato viene portato all'obitorio, dove il coroner si pappa il cuore ed inizia a lanciarsi in una spirale di assassini. Un tizio venuto dal nulla ci dà poi la spiegazione: Jason (non dicono quando, suppongo quando è resuscitato nel Capitolo VI, non chiedete troppo alle mie facoltà intellettive) è posseduto da un'entità aliena extradimensionale che si reincarna di corpo in corpo per portare avanti la sua opera di distruzione! WTF? Cioè, Jason non è cattivo, è che lo disegnano così. Tralasciando il richiamo all'Invasione Degli Ultracorpi, è una idea spudoratamente copiata da un semisconosciuto film del 1987, L'Alieno (con Michael Nouri e Kyle MacLachlan). E non è tutto: solo un suo consanguineo può eliminarlo per sempre. Perchè? Boh! E così si scopre l'esistenza di una zia, ma questa muore e (attenzione alla genialata, eh) lo spirito di Jason si infila... lì e ne esce non solo rinato ed in forma adulta, ma completo di maschera da hockey e machete! Bravi, ancora! Anzi no, meglio di no. Ma non è finita qui, perchè quella zia aveva una figlia e questa, con un pugnale mistico trovato in saldo ad un banco dei pegni, trafigge il cuore di Jason. Gli spiriti infernali vengono a reclamare il suo corpo e infine sprofonda nel sottosuolo. E finalmente è finita, sì! Cioè, no, un attimo... c'è una scena finale. C'è la maschera di Jason che viene reclamata da... Freddy Krueger?!
2002: Quell'idea di un incontro/scontro tra Jason e Freddy dovette ricevere un buon riscontro, poichè per dieci anni non se ne fece nulla. Si pensò allora ad un ulteriore seguito della saga che (questi geni del male mi sorprendono sempre) fosse distribuito prima del team-up ma ambientato cronologicamente dopo di esso! Jason X. Ora, quando si vuole ironizzare sugli assassini indistruttibili degli slasher horror, si dice fin dagli anni '80:"Manca solo che li spediscano nello spazio". Ecco, lo hanno fatto e, pur essendo ormai il franchise in disgrazia, così gli hanno dato il colpo di grazia. Jason viene ricatturato e ibernato (si vede che i proiettili esplosivi erano finiti) e si risveglia nel 2455, a bordo di un'astronave diretta verso una nuova Terra. Ma non è la cosa più triste. Ad un certo punto Jason viene distrutto da un cyborg donna (sic), ma il suo corpo inizia ad assorbire il materiale dell'astronave che lo trasforma infine in un cyborg! (Sic al quadrato). E quando lo vedi nella sua nuova forma non puoi fare a meno di esclamare:"Ma perchè?".


Comunque, anche questo corpo cyborg alla fine viene distrutto e su Terra-2 atterra solo la sua maschera, inutile dirlo in fondo a quella che appare come una replica di Crystal Lake. Forse avevano in mente un reboot, come accade al DC Universe ogni 25 anni o giù di lì.
2003: E alla fine è Freddy Vs Jason anche se, per l'interpretazione di Robert Englund o il fatto che lui almeno può parlare, sembra più un capitolo della saga di Nightmare. Jason, ripescato dall'inferno da Freddy, diventa una sorta di "condotto" per le energie che riporteranno Krueger sul piano della realtà. Energie che ovviamente si ottengono ammazzando le persone... è anche una cosa logica. Ma va tutto in malora perchè... è Jason, no? Inevitabile lo scontro, al termine del quale sembra sia il nostro appassionato di hockey a uscirne vincitore, tanto poi finisce nello spazio profondo.
2009: Con una prima continutà narrativa ormai irrimediabilmente disastrata, un remake moderno di Venerdì 13 è inevitabile. Il cinema di questi ultimi anni adora i remake. La produzione è di Michael Bay (Sean Cunningham si era ormai arricchito abbastanza), il regista dei Transformers: quindi è un horror molto edulcorato, in pratica per famiglie. Inevitabilmente e giustamente, pur ponendosi idealmente come una riproposizione dell'originale primo capitolo (anche se in realtà riprende le tematiche dei primi tre film), è fin da subito Jason e non sua madre il massacratore. Ma soprattutto, il cambiamento più drastico: prima le vittime erano gli adolescenti che facevano sesso pre-matrimoniale, in questo remake sono quelli che pippano la coca. Inaccettabile. E infatti si salvano - forse - solo i due santi della situazione (il Jared faccia da schiaffi di Supernatural e Amanda Righetti, che tanto santa secondo me non è). E non è andata granchè bene, alla fine è solo un filmetto di azione come tanti. Si parla da anni di un sequel ma, sarà la crisi sarà la mancanza di idee (rubate ad altri film), non si vedono nuovi capitoli all'orizzonte.
Che sia davvero giunta la fine per Jason Voorhees? Laddove Tommy Jarvis, Freddy Krueger e altri hanno fallito, hanno trionfato il calo di interesse e di spettatori? O più semplicemente questo tipo di film, e di assassini seriali che hanno in sè anche una parte di trash, ormai hanno fatto la storia in favore di tipetti seriosi e poco raccomandabili come Saw l'Enigmista? La domanda per ora rimane senza risposta.