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giovedì 17 agosto 2023

Fabolous Stack of Comics: Punk Rock Jesus


Non è del tutto sbagliato dire che la società americana sia una società fondata principalmente sul concetto di entertainment, sul "divertimento" che cerca di accalappiare il maggior numero di spettatori per poter conseguire sponsorizzazioni e guadagni.
Un entertainment che non si fa troppi scrupoli morali, a volte, arrivando a trattare - con la leggerezza che contraddistingue questi prodotti, ma fuori contesto in certi casi - anche tematiche importanti quali l'obesità e le discriminazioni sociali. E spesso ci si chiede fino a dove ci si possa spingere oltre.
Un interrogativo che deve aver attraversato anche la mente di Sean Gordon Murphy, sceneggiatore e disegnatore della miniserie in sei numeri Punk Rock Jesus, pubblicata nel 2013 dalla DC Comics tramite l'etichetta Vertigo.
Sta per andare in onda un reality show mai visto prima sugli schermi statunitensi o mondali: J2. Il soggetto? Nientemeno che Gesù Cristo, rinato attraverso la genetica e un filamento di DNA prelevato dalla Sindone e ribattezzato Chris.
Ideatore del programma è l'ambizioso produttore televisivo e manipolatore Rick Slate, mentre la dottoressa Sarah Epstein è colei che è riuscita nell'apparente impresa di ricreare il Messia cristiano.
Un simile reality non può che scatenare le ire delle frange cristiane più estremiste e, per proteggere il nuovo Gesù da questa e altre minacce, viene assoldato Thomas McKael, un ex terrorista dell'IRA in cerca di redenzione.
Ovviamente in prima battuta si nota subito la critica verso la società dell'entertainment americano e i suoi estremismi, pronta a tutto per ottenere ascolti più alti a scapito della dignità umana e del rispetto. Ma non è l'unico tema.
Chi ha scritto questa storia è un ateo convinto e la cosa traspare in maniera chiara: pur non prendendosela con la religione cristiana in sé, ha invece un evidente dente avvelenato contro coloro che, in nome della religione e di Dio, commettono atti di violenza contro ciò che ritengono essere degli abomini contro natura (problema molto presente nella società americana).
La cosa diviene ancora più marcata nello sviluppo del personaggio di Thomas McKael, il quale è un credente convinto. Lui ha compiuto il processo inverso: in principio combatteva le sue battaglie perché sobillato a credere che fosse nel nome del Signore, ma una volta capito il suo errore ha abbandonato la via della violenza per lavorare nel campo della sicurezza.
Thomas McKael è il vero protagonista della storia, per come cambia, per come è fermamente sicuro che Gesù sia rinato e lo difenda allo stremo anche di fronte alle sue scelte più controverse, come quella che lo vede diventare il leader di una band punk e ribellarsi al sistema (da qui il titolo). Anche se secondo alcuni, a costo di apparire blasfemi, Gesù è stato una sorta di punk che si è ribellato al sistema, cacciando i mercanti dal tempio.
Thomas McKael è forse l'unico personaggio positivo in un mondo dominato da arrivisti e arroganti, nuovo Gesù Cristo compreso: ed è impresa difficile giungere a provare empatia per un personaggio che ha ucciso delle persone.

giovedì 23 febbraio 2023

Fabolous Stack of Comics: Books of Magic


Eh sì, cari amici vicini e lontani, lo avevamo detto che il concetto di Legacy è ben radicato nel DC Universe e ha assunto varie sfaccettature nel corso del tempo.
Un'eredità eroica che può assumere anche un aspetto magico: lo stregone che trasmette la propria conoscenza all'apprendista, a volte ben motivato, a volte titubante.
Un bivio a cui si ritrova Tim Hunter, il protagonista della miniserie di quattro numeri Books of Magic (The Books of Magic), pubblicata tra il 1990 e il 1991, scritta da Neil Gaiman e realizzata da quattro differenti artisti: Charles Vess, Scott Hampton, John Bolton e Paul Johnson.
Timothy Hunter è un ragazzo inglese come tanti: orfano di madre, vive nelle periferie di Londra col padre operaio, forse disoccupato a causa delle politiche economiche di Margaret Thatcher, e passa la maggior parte del proprio tempo ad andare in giro in skateboard.
Questo fino al giorno in cui incontra la Brigata del Trench, ovvero John Constantine, il Dr. Occult, Mister E e lo Straniero Fantasma, i quali gli rivelano che lui in futuro potrebbe divenire uno dei più potenti maghi mai esistiti, deve solo abbracciare questo destino.
Per aiutarlo a compiere una scelta, i quattro portano il giovane a scoprire il passato, il presente e il futuro della magia del DC Universe, mentre al contempo una setta, la Fiamma Fredda, ha già individuato Tim Hunter come possibile minaccia e gli sta dando la caccia.
Neil Gaiman cambia le carte in tavola con una semplicità e naturalezza che risulta quasi disarmante. Senza quasi che ce ne accorgiamo, indica come motore del cambiamento non più gli eroi che indossano tute colorate o gli stregoni dallo strano look, bensì un ragazzo comune, appartenente alle classi sociali meno agiate e che veste abiti insignificanti.
Nell'era post-thatcheriana che ha creato tanti scompensi, è da questo tipo di persona che deve arrivare il cambiamento, poiché è portatore di quei valori che sono andati perduti nel tempo e conosce il valore del sacrificio.
In quella che è la formazione alla magia (e alla vita) di Tim Hunter, Neil Gaiman attinge all'intero DC Universe, prima di tutto recuperando dai meandri della continuity DC due personaggi, seppur storici, semisconosciuti come Il Dr. Occult e Mister E e donando loro delle nuove personalità. E successivamente ricollegandosi a tutta la storia conosciuta del DC Universe, esplorando con abilità le varie epoche temporali (non così scontato come potrebbe apparire).
Questo permette anche che ogni capitolo della storia sia realizzato da un artista differente. O meglio, un illustratore differente, ognuno col proprio stile magico che aggiunge quel tocco di leggiadria e fascino al tutto.
Non possono mancare inoltre decine di guest star d'eccezione, compresi gli Eterni creati da Neil Gaiman stesso, che continua così, dopo Sandman, a costruire un proprio micromondo magico.
Non si può non notare come Tim Hunter presenti qualche tratto in comune con Harry Potter, il quale è stato creato però solo qualche anno dopo: oltre al look, anche il fatto che abbia un gufo come protettore. Ma per quanto possa apparire affascinante pensarlo, J.K. Rowling non ha copiato da Gaiman ed entrambi si sono - per loro stessa ammissione - ispirati a fonti comuni.
Non è una storia d'azione, a Neil Gaiman non interessa scriverne: è la storia di cinque persone speciali i cui destini si intrecciano lungo la via della magia, che può assumere connotati sia positivi che negativi. Una via lungo la quale ci si può perdere con facilità ed è poi difficile riprendere il giusto sentiero.

martedì 15 marzo 2022

Fabolous Stack of Comics: Cruel and Unusual


Il format del reality show, persone più o meno famose inserite in un determinato contesto (una casa, un viaggio da compiere, uno studio musicale) e che interagiscono tra loro, spesso "istigati" dalla produzione e dagli autori dello show, è ormai consolidato in Italia da almeno due decenni.
Tale format ha ovviamente spopolato anche negli Stati Uniti, fin dagli anni '90 del ventesimo secolo, con tutti i pro e i contro del caso. Pro e contro, anzi soprattutto contro, che divengono oggetto di satira nella miniserie in quattro numeri Cruel and Unusual, pubblicata nel 1999 dalla DC Comics nella linea Vertigo, scritta da Tom Peyer e Jamie Delano e disegnata da John McCrea.
In un prossimo futuro, Bobbie Flint, affermata produttrice e autrice televisiva di programmi di stampo religioso e blasfemo, viene inviata dal suo capo Marion Meach a gestire la prigione di Paradiso Bay, avendola rilevata dal governatore.
La donna rivoluziona lo stile di vita della prigione, anche suo malgrado, creando un reality show dove i telespettatori possono decidere del destino dei carcerati. Uno show seguitissimo, che però ben presto deriva verso l'orrore: un orrore che Bobbie Flint sembra non essere in grado di fermare. A meno di non prendere una drastica decisione.
Questa miniserie, dai toni molto amari, fa satira su due temi fortemente radicati nella società americana. Da un lato, come detto, il fenomeno dei reality show e delle sue estremizzazioni (qui portate ancora di più all'estremo). Dall'altro, la privatizzazione delle carceri da parte degli stati federali americani per sgravarsi di alcune spese pubbliche (fenomeno ormai consolidato negli Stati Uniti, sconosciuto da noi, seppur se ne parli da qualche tempo).
Il fatto che più detenuti una struttura privata gestisca, più fondi riceva causa spesso e volentieri problemi di sovraffollamento e casi di prevaricazione ai danni dei detenuti. Qualche anno fa avremmo detto che un reality show ambientato in un carcere sarebbe stato qualcosa di impossibile, disumano... ebbene, è stato fatto. Vi ricordo che questa storia è del 1999.
Bobbie Flint non è una vittima, essendo parte integrante di quel sistema che prospera sulle sventure dei più disperati, e quando prova a cambiare le cose la gente lo scambia solo per l'ennesimo show da premiare con gli ascolti e il televoto.
Come se il pubblico non volesse ascoltare la verità, oppure gli venissero proposti tanti messaggi attraverso il mezzo televisivo da saturarlo o portarlo a credere - facendolo partecipare in maniera attiva a uno show - che sia più importante decidere chi sia il concorrente da eliminare, piuttosto che liberarsi di coloro che praticano la corruzione, l'appropriazione indebita di fondi pubblici e le leggi ad personam.
Sembra uno scenario molto familiare anche a noi. Sì, ve lo ricordo un'ultima volta: questa storia è stata pubblicata nel 1999.

sabato 18 dicembre 2021

Fabolous Stack of Comics: The Sheriff of Babylon


Tom King è uno di quegli sceneggiatori che le storie non le ha semplicemente scritte, per certi versi le ha anche vissute.
Dopo gli attacchi dell'undici settembre 2001, King decide di entrare a far parte della CIA come agente operativo sul campo e, dopo la cattura di Saddam Hussein, viene inviato in Iraq per contribuire alla crescita della nuova realtà sociopolitica di questo paese uscito dalla dittatura.
Basandosi in parte su esperienze personali, in parte su racconti di altri agenti e aggiungendo qualche pizzico di inventiva da consumato narratore, Tom King - una volta abbandonata l'Agenzia - concepisce così la maxiserie in dodici numeri The Sheriff of Babylon, disegnata da Mitch Gerads e pubblicata nel 2015 dalla DC Comics tramite l'etichetta Vertigo.
Iraq, 2004: viene ritrovato il cadavere di un soldato iracheno, Ali Al Fahar. Si scopre ben presto che costui era una recluta di Christopher Henry, un ex agente CIA che addestrava Fahar, insieme ad altri iracheni, perché divenisse parte della nuova forza di polizia irachena.
L'autopsia rivela che Fahar è stato ucciso e la risoluzione dell'omicidio passa anche dalla transizione della nazione irachena verso un nuovo periodo storico e l'abbandono del vecchio, a cui alcuni non vogliono però rinunciare.
Per scoprire l'omicida, Henry chiederà l'aiuto di una sua vecchia fiamma, Saffiya al Aqani, donna coinvolta a livello politico nella ricostruzione dell'Iraq, e Nassir, ex poliziotto un tempo al servizio di Saddam Hussein.
Si potrebbe pensare che un ex agente CIA, che scrive una storia rivolta a un pubblico americano, si concentri sul mettere in buona luce o comunque in una posizione morale accettabile i soldati americani che compaiono nella sua storia, mentre invece proietti qualche ombra sui non americani.
Non in questo caso. Tramite i tre protagonisti della maxiserie, Tom King - descrivendo i loro tormenti interiori e il loro passato che si riflette sul presente - ci offre tre storie di profonda e sofferta umanità, dove non esistono buoni o cattivi.
In tal senso l'Iraq del post-Saddam rappresenta una sorta di Purgatorio che tutti coloro che vi sono presenti devono attraversare, per arrivare a un apparentemente irraggiungibile Paradiso o precipitare in un più probabile Inferno.
Tom King consegna a tutti i personaggi una motivazione per il proprio agire, anche quelli che possono apparirci in principio sotto una luce negativa, lasciando infine a noi il giudizio sul loro operato.
Ma allo stesso tempo, lo scrittore rende onore sia a una certa parte del popolo americano (qui molti, credo, saranno in contrasto con la sua visione), scevra da pregiudizi e dettami di natura economico/politica (che vengono individuati e condannati), sia all'intero popolo iracheno, quello da lui stesso conosciuto e ammirato al tempo del suo turno di servizio in questo paese.
Poiché è sempre facile e comodo giudicare un'intera nazione o cultura da lontano, senza conoscerla in maniera diretta. E c'è chi, invece, "a casa loro" ci è andato e ha cercato di dare il suo contributo. E ha capito che in certe realtà, in certe situazioni, non possono esistere il bianco o il nero. Esistono ed esisteranno sempre, in simili contesti, molte zone di grigio.

sabato 12 ottobre 2019

Fabolous Stack of Comics: The Witching Hour


Magia. Mistero. Apparizioni. Sparizioni. Usando questa battuta presa in prestito da uno sketch di uno spettacolo comico così antico che all'epoca Greg Land ancora non ricopiava le pose da Playboy, vi introduco a un nuovo fumetto sottratto alla mia pila che non solo sfiora il soffitto, ma l'ha addirittura sfondato.
Stavolta a finire sotto i riflettori è la miniserie in tre numeri The Witching Hour, pubblicata dalla DC Comics sotto l'etichetta Vertigo tra gennaio e marzo del 2000, sceneggiata da Jeph Loeb e disegnata da Chris Bachalo. Il titolo riprende quello di una serie antologica pubblicata sempre dalla DC Comics dal 1969 al 1978, ma che con questa storia non ha nulla a che vedere... be' dai il titolo... il fatto che parla di magia, mistero...
Il presupposto e assunto di Jeph Loeb è molto semplice, seppur in apparenza non banale: la magia è parte integrante della nostra vita, seppure molti di noi non se ne accorgano o non vogliano capirlo. Anche piccoli gesti di altruismo che riceviamo da persone che non conosciamo possono essere visti come piccoli miracoli, qualcosa che riempie di gioia la nostra esistenza. E dunque magia... io non c'entro, prendetevela con Loeb.
Ma la magia, si sa, può essere sia buona che cattiva. E chi la governa può darti un dono o una maledizione, però alla fine la scelta definitiva spetta solo a te.
I protagonisti di questa miniserie, dunque, in particolar modo Amanda Collins e Gray, si muovono entro confini che paiono per loro prestabiliti, ma da cui cercano comunque di sfuggire, applicando nei confronti di chi diviene soggetto alla magia la giusta punizione o la giusta ricompensa.
Una storia più metafisica e dal sapore abbastanza ostico, vista a distanza di tempo, comunque gradevole nella parte finale.
Per quanto riguarda i disegni di Chris Bachalo, sono qualcosa di spettacolare. L'artista all'epoca non era un esordiente e aveva già alle spalle la realizzazione di alcune rinomate opere quali ad esempio le due miniserie su Death.
Qui è davvero scatenato. La magia non ha limiti, quindi nemmeno la tavola ne deve avere. I personaggi danzano come preda di un incantesimo, passano da una vignetta all'altra senza problemi e i giochi cromatici che il disegnatore apporta sono un riflesso della loro natura.
Ho solo trovato un po' ridondanti - ma qui penso sia un'idea di Loeb - le frasi a pezzettini che compaiono in fondo alla pagina. Nell'edizione che ho letto io mi sembravano pure deficitarie dal punto di vista della grammatica e sintassi italiana... ma sorvoliamo su questo aspetto.
Cosa rimane oggi di Amanda Collins, di Gray e di questa storia, a vent'anni dalla sua pubblicazione? Oserei dire poco o nulla, considerato che poi i suoi personaggi non sono più ricomparsi né è stato dato un seguito alle loro avventure. Anzi, una cosa rimane, a dire il vero: l'arte di Chris Bachalo, straordinaria e onirica oggi come allora.