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domenica 3 ottobre 2021

A scuola di cinema: Grand Hotel Excelsior (1982)

Prima che arrivasse Vacanze di Natale ad affermare e consolidare la tradizione di far uscire le commedie italiane più attese durante il periodo delle festività natalizie, i produttori cercavano sempre nuove soluzioni per far sì che il pubblico tornasse a riempire i cinema, reduci da un periodo di crisi.
Ed è per questo motivo che un giorno il produttore Vittorio Cecchi Gori propone a suo padre Mario Cecchi Gori un'idea semplice, ma al tempo stesso efficace: ideare un film corale che coinvolga quattro quotati attori in quel momento sotto contratto con la loro casa di produzione, ovvero Diego Abatantuono, Adriano Celentano, Enrico Montesano e Carlo Verdone.
L'intento è quello di far sì che così il diverso pubblico di riferimento di questi attori (non a caso, due romani e due milanesi) si rechi al cinema per vedere i loro idoli. Rimane solo da trovare uno stratagemma adatto per riunire queste quattro diverse personalità sotto uno stesso tetto. E questo stratagemma viene infine trovato.


I registi e sceneggiatori Franco Castellano e Giuseppe Moccia, alias Castellano & Pipolo, concepiscono un'idea anch'essa semplice, ma al contempo efficace, per radunare i quattro attori: farli agire all'interno di un albergo. Una location perfetta non solo per farli interagire quando necessario, ma anche per trovare il ruolo più adatto alle loro diverse personalità e dare loro dei momenti in cui siano i protagonisti assoluti e non rubino l'uno la scena all'altro.
Come location esterna, viene scelto l'hotel Regina Palace di Stresa, mentre gli interni vengono realizzati presso il Westin Excelsior di Roma.
Per il personaggio interpretato da Enrico Montesano, un cameriere che si finge un ricco industriale con la figlia all'oscuro di tutto, Castellano e Pipolo riadattano una trama della sceneggiatura da loro ideata per Tototruffa '62.
Le riprese hanno luogo tra la primavera e l'estate del 1982. In quello stesso periodo vi sono anche i mondiali di calcio, che vedono infine trionfare la squadra italiana. Nelle giornate, dunque, in cui c'è la partita dell'Italia, le riprese vengono interrotte e l'intera troupe, a partire dai due registi, si trasferisce nelle sale degli hotel in cui si trova per guardare il match in televisione. Salvo poter poi riprendere la lavorazione il giorno successivo.
Vittorio Cecchi Gori è a volte presente sul set per supervisionare l'andamento del progetto e un giorno nota un'attrice che nel film ha una piccola parte: si chiama Rita Rusić e l'anno dopo diverrà sua moglie.
Quando si presenta per la prima volta sul set, Carlo Verdone porta con sé una valigia che non abbandona mai e molti in maniera inevitabile iniziano a interrogarsi su cosa possa contenere. La risposta arriva un giorno in cui Adriano Celentano afferma di avere mal di testa e, prontamente, Verdone estrae dalla sua valigia un medicinale adatto, mentre decine di altri flaconi medicinali sono in essa presenti. La troupe apprende così, in questa maniera singolare, dell'ipocondria dell'attore romano.
Verdone ha già alle proprie spalle un'esperienza non indifferente in fatto di regia cinematografica e, pur non dirigendo di persona delle scene, certe volte offre a Castellano e Pipolo qualche suggerimento o il suo punto di vista.
Anche Adriano Celentano ha esperienza in tal senso ed idea una scena apposita che poi dirige personalmente - con ogni probabilità poiché coinvolge un'elaborata coreografia di ballo - ovvero la scena in cui, assistito dal fido Raffaele Di Sipio, prepara un cocktail da offrire a Ilde Vivaldi, il personaggio interpretato da Eleonora Giorgi.
Per il suo personaggio, Egisto Costanzi, Enrico Montesano decide di ispirarsi alle movenze di Charlot, alias Charlie Chaplin, tanto che si fa fare un'acconciatura ai capelli che possa ricordarlo e si fa preparare dei pantaloni che risultino volutamente più larghi per simularne la goffaggine.
Durante la scena in cui Costanzi deve destreggiarsi tra sua figlia e il direttore dell'hotel, andando su e giù per le scale e scivolando sul pavimento, per creare in maniera efficace l'effetto delle varie scivolate l'attore romano chiede che sia sparso del borotalco sul pavimento, mentre al contempo si liscia le suole delle scarpe.
Prima di girare la scena, Montesano si allena per alcuni giorni andando su e giù per le scale del Westin Excelsior, al fine di rendere la scena al meglio e provocando inoltre l'ilarità degli altri attori che interpretano i camerieri dell'hotel, i quali si divertono anche loro a scivolare sul pavimento.
Castellano e Pipolo si trovano tra le mani il non facile compito di dover gestire quattro attori dalle differenti personalità e che, come quasi tutti gli attori comici, cercano di primeggiare sul set, pur stimandosi l'un l'altro. Diego Abatantuono e Carlo Verdone - pur avendo alle loro spalle già un buon curriculum - sono arrivati da poco tempo al successo, mentre Adriano Celentano ed Enrico Montesano hanno qualche anno in più di esperienza cinematografica.
Quando le tempistiche e gli impegni dei quattro attori lo consentono, si ritrovano insieme a cena la sera insieme a Castellano e Pipolo, in un'atmosfera cordiale (Verdone e Montesano avranno comunque modo di avere le loro divergenze un paio d'anni dopo, durante le riprese de I Due Carabinieri).
Quando vi è una pausa tra un ciak e l'altro, Diego Abatantuono non ha problemi a passeggiare fuori, nonostante vi siano alcuni fan che lo riconoscono e lo fermano per strada, ma né lui o Verdone o Montesano vengono troppo importunati.
Questo non accade invece ad Adriano Celentano, che di tutti e quattro gli attori protagonisti è quello che all'epoca risulta il più acclamato e seguito: costui, per evitare le orde di appassionati che vogliono un suo autografo, preferisce dunque restare chiuso nella sua stanza d'albergo.
Grand Hotel Excelsior viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 7 ottobre 1982. La pellicola arriva infine a incassare sul territorio italiano quasi quattro miliardi e mezzo di lire, risultando anche tra i maggiori incassi di quell'annata. Alla fine l'azzardo, per quanto calcolato, ha dato infine i suoi frutti.
Castellano e Pipolo avrebbero poi replicato in maniera ancora più ampia la formula del film corale nel 1986 grazie a Grandi Magazzini... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 29 settembre 2021

A scuola di cinema: Borotalco (1982)

Dopo l'uscita di Bianco, Rosso e Verdone la partnership lavorativa tra Carlo Verdone e Sergio Leone si interrompe. Pur rimanendo i due in buoni rapporti, Leone è convinto che l'attore e regista romano abbia ormai esaurito la sua vena creativa, non potendo replicare all'infinito la formula del film con i suoi personaggi caratteristici.
Rimasto senza contratto, per circa un mese Verdone, il quale si è anche sposato da poco, vive in uno stato di grande disperazione e - dietro esortazione di sua moglie - si reca all'università per poter partecipare a un'attività di assistentato, solo che il professore che gliel'ha proposta si è appena tolto la vita!
Sembra un ironico scherzo del destino e non esserci alcuna via d'uscita, ma all'improvviso arriva la chiamata che dà una nuova svolta alla carriera dell'attore.


Carlo Verdone viene contattato dal produttore Mario Cecchi Gori, il quale è rimasto colpito in maniera favorevole dall'episodio dell'emigrante di Bianco, Rosso e Verdone e vuole offrire un nuovo ingaggio all'attore romano. Verdone lo abbraccia, grato per la proposta: chiede solo che il nuovo film non sia più incentrato sui personaggi delle pellicole precedenti.
Mario Cecchi Gori non è interessato a questo, anzi, è convinto che Verdone possa concepire una buona commedia con un personaggio singolo e gli dà dunque carta bianca: se la pellicola avrà successo, sarà ricompensato.
Verdone chiede di essere assistito per la sceneggiatura da Enrico Oldoini, un giovane scrittore da lui ritenuto molto abile, ma in principio i due faticano a trovare la storia adatta, in quanto almeno sei soggetti iniziali vengono scartati, e la sceneggiatura finale non viene completata che dopo alcuni mesi.
Se Verdone riserva per sé il ruolo principale di Sergio Benvenuti, per il ruolo della protagonista Nadia Vandelli rimane conquistato dall'audizione di Eleonora Giorgi, la quale dimostra una spontaneità che si rivela essere perfetta per il personaggio.
A completare il cast principale, nel ruolo di Manuel Fantoni, vi è Angelo Infanti, un personaggio modellato in principio su Vittorio Gassman, dietro suggerimento di Oldoini. Solo che a quest'ultimo la parte non viene mai proposta, poiché all'ultimo minuto Verdone si convince che in realtà Infanti è perfetto per questa parte e riesce a persuadere di questo anche la produzione.
In un ruolo secondario invece, quello di Marcello, il compagno di stanza di Sergio, vi è Christian De Sica, all'epoca ancora sconosciuto al grande pubblico e cognato di Carlo Verdone.
Il titolo del film deriva da un commento che Verdone stesso fa a Eleonora Giorgi, tramite cui definisce la trama del film leggera, come una nuvola e il borotalco. Mario Cecchi Gori lo approva, ma si convince anche che la Manetti & Roberts - azienda titolare del marchio Borotalco - non rimarrà a guardare.
Per la colonna sonora, Verdone contatta Lucio Dalla - a maggior ragione se si pensa che il personaggio interpretato da Eleonora Giorgi è una sua grande fan - e gli chiede se sia interessato a comporla. Il cantante bolognese è disposto a concedere l'utilizzo di alcuni suoi pezzi, mentre per le canzoni originali suggerisce di fare affidamento sul gruppo che gli fa da supporto ai concerti dal vivo, ovvero gli Stadio capitanati da Fabio Liberatori.
Le riprese si svolgono a Roma e in questo film Verdone si riunisce per la terza volta di fila col fido caratterista Mario Brega, il quale ne approfitta, durante una scena del film - quella dove racconta del pestaggio ai danni di due bulli - per adattare un aneddoto, che nessuno può sapere se fosse veritiero o meno, che negli ultimi anni ha raccontato spesso, ovvero quello della scazzottata con Gordon Scott durante le riprese del film del 1964 Buffalo Bill - L'eroe del Far West.
Scazzottata causata dal fatto che, almeno secondo Brega, Gordon Scott in scena lo picchiasse per davvero e non fingesse.
Il giorno prima dell'uscita del film, Verdone riceve una telefonata da un irato Lucio Dalla. Costui ha infatti visto un'immagine promozionale della pellicola che, con ogni probabilità a causa di un errore di stampa, mostra il nome del cantante con caratteri più grandi rispetto a quelli di Verdone o di Eleonora Giorgi. Dalla non gradisce molto la cosa, sembra quasi come se il film lo avesse fatto lui.
Il cantante bolognese dichiara dunque che andrà a vedere la pellicola e, se non gli piacerà, farà causa sia alla produzione che a Verdone.
Borotalco viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 22 gennaio 1982. La sera della prima Verdone e Oldoini sono carichi di tensione, poiché dalla riuscita o meno di questa pellicola dipende il futuro della loro carriera. I due comunque si rasserenano quando vedono uscire dal primo spettacolo molte persone che parlano tra loro dicendo che il film li ha fatti morire dalle risate.
Il mattino successivo, Lucio Dalla ricontatta Verdone: il cinema in cui si è recato era pieno in ogni ordine di posto e lui piuttosto ha preferito vedere il film seduto sul pavimento davanti allo schermo. È rimasto commosso dall'omaggio che gli è stato fatto e ha molto gradito la pellicola, dunque non intenterà causa.
Circa una settimana dopo l'uscita del film, come preventivato da Mario Cecchi Gori, la Manetti & Roberts contatta la produzione facendo notare come "Borotalco" sia un loro marchio registrato e dunque si debba cambiare il titolo per evitare una denuncia in tribunale.
Mario Cecchi Gori si reca allora di persona a Firenze, presso la sede principale della società, che alla fine - non è dato sapere se dietro ricevimento di qualche somma di denaro o semplicemente accontentandosi della pubblicità gratuita derivante da questo grande successo - non porta avanti la diffida.
Borotalco arriva infine a conseguire due Nastri d'Argento e cinque David di Donatello, tra cui quelli come miglior film e miglior attore sia a Carlo Verdone che a Eleonora Giorgi, oltre ovviamente alla miglior colonna sonora.
Carlo Verdone è riuscito infine a dimostrare di poter ideare un film che non faccia affidamento solo sui personaggi delle pellicole precedenti e, come promesso, Mario Cecchi Gori lo premia offrendogli un nuovo contratto per altre pellicole... ma questa è un'altra storia.

martedì 7 settembre 2021

A scuola di cinema: Joan Lui - Ma Un Giorno nel Paese Arrivo Io di Lunedì (1985)

Sin da prima dell'inizio delle riprese di Geppo Il Folle, uno dei suoi progetti cinematografici personali, il cantante e attore Adriano Celentano ha in mente un'altra opera alquanto ambiziosa, di cui vuole curare ogni principale aspetto tecnico - sceneggiatura, regia, montaggio e ovviamente anche la colonna sonora - e che rappresenti sotto forma di musical la summa del suo pensiero su alcuni argomenti delicati quali la figura di Gesù Cristo, la tutela dell'ambiente e il rapporto dei cittadini con la politica e l'economia.
Alcuni anni dopo tale opera infine si concretizza, diventando una delle pellicole più particolari uscite per il cinema italiano.


Dopo l'uscita nel 1978 di Geppo Il Folle, Adriano Celentano inizia dunque a proporre questa sua nuova opera, incontrando in principio molte resistenze poiché - essendo un progetto molto imponente - richiede un budget considerevole e rischioso che nessun produttore appare disposto a versare ed è incentrata su un genere (il musical) poco sfruttato dal cinema italiano.
Il destino viene incontro tuttavia a Celentano, poiché negli anni successivi diviene il protagonista di una serie di incredibili successi al botteghino, grazie a film quali Il Bisbetico Domato, Asso, Innamorato Pazzo.
Questo, oltre a consolidare la sua figura di attore agli occhi del grande pubblico, gli permette anche di ritornare alla carica col suo progetto, contattando i produttori degli ultimi film con cui è in quel momento sotto contratto - Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori - e a cui ha garantito quei grandi incassi.
Nel 1984 viene dato dunque il via libera alla produzione del film. Tuttavia Mario e Vittorio Cecchi Gori chiedono una serie di garanzie. Essendo il budget previsto molto alto, la prima stima si attesta infatti sui 15 miliardi di lire, costoro si dichiarano disposti a finanziare la pellicola purché Celentano giri prima di essa un altro film - Lui È Peggio di Me - e subito dopo un altro ancora, Il Burbero.
Poiché nelle loro previsioni la pellicola di Celentano non incasserà più del budget e al massimo andrà in pareggio, così facendo i due produttori si mettono al sicuro da eventuali perdite. L'attore accetta l'accordo. Per racimolare l'ingente somma, parte del denaro arriva anche dalla Germania, paese in cui la pellicola verrà esportata, e da una società appartenente a Silvio Berlusconi, il quale si aggiudica i diritti televisivi sulla pellicola.
Adriano Celentano può così dedicarsi alla sceneggiatura, la quale viene completata quello stesso anno. Per alcuni dei ruoli l'attore ha in mente grandi nomi, proponendoli a Peter Fonda e Meryl Streep, i quali tuttavia declinano la proposta.
Le riprese si svolgono tra maggio e ottobre del 1985, tenendosi a Genova, Roma e in Abruzzo. A causa di alcune problematiche e ritardi, il budget iniziale lievita in maniera consistente, arrivando a ben 20 miliardi di lire, forse anche qualcosa in più.
A complicare in parte le cose in tal senso vi è il fatto che il non indifferente corpo di ballo, scelto personalmente da Celentano e proveniente dagli Stati Uniti, a causa di un allungamento delle tempistiche, rimane bloccato per alcuni mesi in uno degli hotel di Roma, il tutto ovviamente a spese della produzione.
L'uscita nelle sale italiane è prevista per il periodo natalizio, dunque il tempo per montare la pellicola - compito che si assume lo stesso Adriano Celentano - è davvero ridotto all'osso.
Tanto che, a ridosso della data di uscita, i produttori si appropriano del montaggio a disposizione, forse non ancora del tutto definito, con la conseguenza che la durata della pellicola risulta di quasi 3 ore. Inoltre l'inevitabile stampa affrettata delle varie copie - in un'epoca in cui il digitale è ancora qualcosa di sconosciuto e lontano - fa sì che alcune di queste copie siano difettose e presentino dei tagli non previsti.
Joan Lui - Ma Un Giorno nel Paese Arrivo Io di Lunedì viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 25 dicembre 1985 (data non casuale, con ogni probabilità). Questa pellicola è sia l'ultima diretta e sceneggiata da Adriano Celentano che anche l'ultima recitata da Claudia Mori.
Per via della stampa frettolosa delle copie, una di queste presenta un vistoso taglio del girato di quasi 20 minuti e viene programmata in un cinema di Milano.
Una fan di Adriano Celentano, che in precedenza ha visto la versione estesa, si accorge subito della cosa e ne informa l'attore, il quale si convince che questa sia stata una manovra voluta dai produttori e dai distributori per far sì che il film venga proiettato più volte nel corso di una giornata, cosa che la versione estesa non permetterebbe.
Per tutta risposta, dunque, Celentano querela Mario e Vittorio Cecchi Gori, chiedendo un risarcimento danni di ben 10 miliardi di lire e rifiutandosi di prendere parte alle riprese de Il Burbero, nonostante vi sia un obbligo contrattuale. Il disguido tuttavia viene scoperto in pochi giorni e dunque le accuse decadono.
Alla fine Joan Lui arriva a incassare sul territorio italiano circa sette miliardi di lire. Che rappresenterebbe un incasso ragguardevole per molti altri film, ma non per questa pellicola a causa dell'alto budget che essa ha comportato. Nonostante questo, viene importata con discreto successo in altri paesi europei quali la Germania, come detto, e nientemeno che la Russia.
Adriano Celentano accetta infine di girare l'anno successivo Il Burbero, ma qualcosa si deve essere infranto lungo la via, tanto che dopo questa pellicola l'attore e cantante interpreterà un solo altro film (Jackpot, uscito nel 1992) per poi ritirarsi del tutto dalle scene cinematografiche.
Quando qualche anno dopo Joan Lui inizia a essere trasmesso in televisione, Celentano rimette mano alla pellicola e concepisce un nuovo montaggio, da lui ritenuto quello definitivo, della durata pari a 125 minuti. La versione estesa rimane tuttavia a disposizione e ancora oggi risulta facilmente reperibile.
Celentano continua comunque senza soste il suo percorso musicale e in breve tempo porta le sue idee e i suoi discorsi sui temi a lui cari in un altro mezzo da lui ritenuto più adatto e influente per raggiungere un'ampia fascia di pubblico, ovvero la televisione... ma questa è un'altra storia.

domenica 17 gennaio 2021

A scuola di cinema: I Due Carabinieri (1984)

Una volta sotto contratto con la Cecchi Gori, dopo i primi due film prodotti da Sergio Leone, l'attore, sceneggiatore e regista Carlo Verdone, esortato dal suo nuovo mecenate Mario Cecchi Gori, idea i suoi primi due lungometraggi dove interpreta un unico ruolo, mettendo da parte i vari caratteri dei film precedenti, ovvero Borotalco del 1982 e Acqua e Sapone del 1983.
Pellicole che ottengono entrambe un grande successo e per le quali l'attore romano sceglie di circondarsi di ottimi caratteristi o futuri, bravi attori alle prime armi, riservando sempre per sé il ruolo del protagonista.
Per la sua terza pellicola con questa casa di produzione, invece, questo schema subisce un piccolo cambiamento e non tutto andrà secondo i piani.


La sceneggiatura del nuovo film, scritta da Verdone insieme ai suoi abituali collaboratori Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi, è incentrata sull'Arma dei Carabinieri, la quale viene invitata a collaborare.
In principio gli ufficiali dei Carabinieri sono scettici, visto che negli anni precedenti sono usciti alcuni film di serie B, basati sulle barzellette incentrate su di loro, che prendevano in giro il loro ruolo. Quando però capiscono che, pur essendo una commedia, non vi è alcun intento parodistico e vi sono anche elementi drammatici, l'Arma offre il proprio sostegno mettendo a disposizione mezzi di trasporto e caserme per le riprese e insegnando agli attori come muoversi sulla scena per risultare più credibili.
Con Verdone che riserva per sé uno dei due ruoli da protagonista, Marino Spada, i produttori Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori scelgono per l'altra parte principale, Glauco Sperandio, un altro attore in quel momento sotto contratto con la loro casa di produzione: si tratta di Enrico Montesano.
Montesano, tuttavia, non è come gli altri attori con cui Verdone ha finora collaborato. Oltre ad aver condotto in passato programmi televisivi dove era il protagonista, ha a quell'epoca già alle sue spalle un curriculum cinematografico di tutto rispetto, avendo recitato al fianco e alla pari con altri mostri sacri della cinematografia italiana. Insomma, non intende certo avere un ruolo da semplice spalla.
I due hanno in realtà già condiviso una pellicola insieme, uscita un paio di anni prima, ovvero Grand Hotel Excelsior, dove tuttavia non hanno mai interagito in maniera diretta.
Le riprese si svolgono a Roma, Torino e Biella, più in altre piccole città laziali. Quasi superfluo dire che le tensioni tra Carlo Verdone ed Enrico Montesano, peraltro amici nella vita reale, non tardano ad arrivare.
Montesano si convince che Verdone abbia tenuto per sé le battute più divertenti, a discapito del suo personaggio, e così un giorno si presenta sul set con un taccuino dove ha evidenziato con colori diversi le battute affidate a lui e quelle date a Verdone, affermando che lui ne ha solo il venti per cento del totale, mentre Verdone ha tenuto per sé il restante ottanta per cento.
Il regista, ovviamente di diverso avviso, non ci sta e ribatte da par suo, dando vita a un litigio molto acceso. Uno dei tanti avvenuto durante la lavorazione, con ogni probabilità.
Eppure, nonostante questa tensione evidente a ogni componente della troupe, la dinamica tra i due attori quando si ritrovano a recitare insieme funziona alla perfezione e permette loro anche di fare delle improvvisazioni, non previste nel copione, che rimangono nel risultato finale, come quando ad esempio a Enrico Montesano viene permesso di fare un'imitazione di Jerry Lewis, un suo idolo cinematografico.
A riprese finite, vi è una nuova diatriba quando Montesano manifesta la sua insoddisfazione dopo essersi accorto che, in un primo montaggio, alcune tra le sue migliori battute sono state tagliate ed è certo che dietro questa manovra ci sia Carlo Verdone, il quale vuole una sorta di rivalsa nei suoi confronti.
Montesano si reca allora personalmente da Mario Cecchi Gori, chiedendogli di intervenire. Il produttore esamina la vicenda e chiede che quelle battute siano aggiunte nel montaggio finale. Verdone non avanza alcuna obiezione, al che Montesano si convince in un secondo momento che dietro il taglio di quelle scene non ci fosse lui, bensì alcuni dei suoi assistenti che volevano fare bella figura nei confronti del regista.
I Due Carabinieri viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 21 dicembre 1984. La pellicola si rivela uno dei migliori incassi di quell'annata e diventa anche uno dei film più visti durante i primi passaggi televisivi.
Particolarmente ammirata dall'Arma dei Carabinieri è l'interpretazione di Massimo Boldi, con l'inattesa morte sullo schermo del suo personaggio Adalberto Occhipinti, tanto che viene chiamato poco tempo dopo dal comando generale e nominato carabiniere ad honorem.
Un'altra vittima di questa pellicola è, in maniera inevitabile, l'amicizia tra Carlo Verdone ed Enrico Montesano. Pur continuando a incrociarsi negli anni successivi, negli studi cinematografici, nelle cerimonie di premiazione o in televisione, le troppe differenze di vedute avute sul set portano i due attori ad avere un atteggiamento freddo l'uno nei confronti dell'altro, tanto che quando si incontrano ci si limita al massimo a un saluto reciproco.
Negli anni, Verdone dichiara in qualche occasione che l'unico attore con cui nella sua lunga carriera ha avuto dei problemi sul set è stato proprio Montesano, il quale ribatte a sua volta che è una cosa che un bravo regista si deve aspettare ed è suo preciso compito trovare una mediazione.
Questa situazione va avanti per oltre vent'anni, dopo i quali inizia un progressivo riavvicinamento tra i due, che li porta infine a ristabilire un rapporto, se non di amicizia, quantomeno di reciproca stima e a tornare a frequentarsi con le rispettive famiglie.
Visto il grande successo della pellicola, il desiderio di produrne un seguito da parte della Cecchi Gori è immediato, ma al tempo stesso di difficile attuazione, considerato ciò che è accaduto. Però si sa, la creatività italiana ha molte frecce al proprio arco.
Viene dunque trovato un escamotage e così un paio d'anni dopo viene realizzato una sorta di sequel apocrifo, ancora con Enrico Montesano come protagonista e col "redivivo" Massimo Boldi, e con Nino Manfredi in sostituzione di Carlo Verdone... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 6 gennaio 2021

A scuola di cinema: Vacanze In America (1984)

1967: Mentre stanno per concludere gli studi liceali, i fratelli Carlo Vanzina ed Enrico Vanzina partecipano a un tour negli Stati Uniti organizzato da una comitiva di sacerdoti.
Il viaggio da costa a costa in alcune città americane, a bordo di un autobus e circondati dai loro amici, si rivela per loro un'esperienza indimenticabile. Soprattutto se si considera il fatto che gli Stati Uniti per molti già allora rappresentano la mecca del cinema, a maggior ragione per i figli di un grande regista quale Steno, alias Stefano Vanzina.
I due fratelli fanno tesoro di quei giorni e, molti anni dopo, basandosi sui ricordi di questo viaggio, ideano una sceneggiatura con alcuni elementi autobiografici basati su di esso, da sviluppare se necessario anche con attori poco noti. Una sceneggiatura che infine approda sul grande schermo.


La sceneggiatura, dedicata "ai nostri compagni di scuola da cui la vita ci ha separati", si intitola America. Dopo il successo sia di Sapore di Mare che di Vacanze di Natale, tuttavia, questa viene subito opzionata da Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori, i quali decidono di rinominarla Vacanze in America.
Non solo, i due produttori - tramite la C.G. Silver Film - provvedono a mettere sotto contratto sia Jerry Calà che Christian De Sica, che altri interpreti di Vacanze di Natale quali Claudio Amendola, Antonella Interlenghi e Paolo Baroni. L'intento dietro questa operazione è chiaro, sia dal titolo che dal cast principale: il voler dare al pubblico l'impressione che questo sia un nuovo capitolo del filone delle vacanze, con attori già noti e apprezzati.
Le similitudini con Vacanze di Natale non si sarebbero dovute fermare qui, poiché sotto contratto viene messo anche un altro degli interpreti principali di quel film, Marco Urbinati, il quale in principio ha un ruolo rilevante in questa nuova pellicola.
Purtroppo, durante una festa a Las Vegas insieme al resto del cast, l'attore ha un forte malore, tanto da essere costretto ad abbandonare il progetto e a ritornare in Italia in maniera prematura. Alcune sue riprese già effettuate rimangono comunque nel montaggio finale. Poco dopo, Marco Urbinati abbandonerà del tutto anche il mondo del cinema per motivi di salute, troncando così sul nascere una promettente carriera.
Questo sfortunato evento ha un ulteriore effetto collaterale. Un altro attore del cast con un ruolo minore, Fabio Ferrari, figlio di Paolo Ferrari e qui al suo esordio cinematografico, si vede assegnata una parte più rilevante, quella di Furio Pittigliani alias Pappola.
Un altro figlio d'arte è presente in questa pellicola: Gianmarco Tognazzi, figlio di Ugo Tognazzi, qui al primo film interpretato senza avere al fianco suo padre.
Nel cast infine vi è Edwige Fenech, la regina della commedia sexy degli anni '70, che - per il fatto che il suo personaggio ha origini francesi - può recitare per la prima volta con la sua vera voce.
Le riprese si svolgono in un arco di circa due mesi, in principio a Roma e poi per un mese e mezzo negli Stati Uniti, presso le città di New York, Los Angeles e Las Vegas e la Death Valley. Ad accompagnare la troupe e supervisionare il progetto vi è Vittorio Cecchi Gori.
Una volta che la troupe è giunta a Los Angeles, Jerry Calà e Christian De Sica ne approfittano, insieme a Paolo Villaggio (ospite con ogni probabilità della produzione), per recarsi per una notte al Caesar's Palace e frequentare il casinò del luogo. In quell'unica notte, gli attori si divertono moltissimo, ma al contempo si fanno prendere un po' troppo dall'atmosfera del posto e perdono così tutti i loro soldi. Per fortuna qualcuno va in loro aiuto e il salato conto dell'albergo e del ristorante viene pagato da Carlo Vanzina di tasca propria.
Sempre a Las Vegas, Christian De Sica si imbatte in un boss della malavita, il quale si dichiara un grande fan di suo padre, Vittorio De Sica, e si offre persino di ospitarlo nella sua lussuosa dimora. Per sfuggire a quest'insidiosa compagnia, De Sica si inventa una scusa sul momento, dicendogli che deve partire il giorno successivo all'alba per le riprese e deve dunque declinare. Quest'esperienza in un primo istante spaventa molto l'attore.
Quando la troupe arriva nella Death Valley, vengono effettuate le riprese della partita di calcio tra i romani e i torinesi. Una volta conclusa la giornata di lavoro, pur essendoci ancora un sole cocente, si decide di giocare un'altra partita di calcio per distendersi e rilassarsi, la più classica di sempre: scapoli contro ammogliati. Una scena decisamente insolita per un luogo che aveva visto le imprese di John Wayne e di altri grandi attori del cinema western.
Vacanze In America viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 20 dicembre 1984. La pellicola arriva infine a incassare un miliardo e settecento milioni di lire. Un risultato soddisfacente, ma non del tutto eccezionale, se si pensa anche solo all'incasso che aveva ottenuto l'anno precedente Vacanze di Natale. La motivazione principale, con ogni probabilità, è da ricercare nell'uscita in contemporanea di un altro film italiano molto atteso, Non Ci Resta Che Piangere a opera del duo Roberto Benigni e Massimo Troisi, che si rivela l'incasso migliore per quell'annata.
Christian De Sica si conferma attore di punta dei titoli "vacanzieri", anche se bisognerà attendere ancora qualche anno perché torni a interpretare questo genere di film con continuità, mentre Jerry Calà, invece, non vi parteciperà più.
Edwige Fenech, pur avendo ora la possibilità di iniziare una nuova carriera cinematografica più "casta", decide di ritirarsi dalle scene e limitare le sue successive apparizioni sia cinematografiche che televisive, per concentrarsi negli anni successivi sul teatro e sulla conduzione di programmi televisivi per poi, successivamente, divenire un'affermata produttrice.
Questa pellicola, inoltre, si rivela un grande e perfetto trampolino di lancio per Fabio Ferrari, come pure per altri due attori del cast, Giacomo Rosselli e Fabio Camilli, i quali vengono contattati qualche tempo dopo da Carlo Vanzina ed Enrico Vanzina, che stanno sviluppando un nuovo telefilm intitolato I Ragazzi Della Terza C... ma questa è un'altra storia.

lunedì 15 giugno 2020

A scuola di cinema: Grandi Magazzini (1986)

Nella seconda metà degli anni '80 del ventesimo secolo, la cosiddetta commedia all'italiana ha ormai esaurito la sua spinta propulsiva e creativa, dopo più di vent'anni di onorata carriera. Vuoi per l'invecchiamento o la scomparsa di alcuni attori e registi che ne hanno segnato le sorti, vuoi per l'imporsi di un nuovo scenario sociale ed economico - che offre in apparenza più opportunità a tutti - i vecchi interpreti lasciano spazio a una nuova generazione di registi e attori comici, i quali esasperano con le loro interpretazioni alcuni caratteri e situazioni dell'epoca.
Forse per caso, forse per destino, giunge infine un film a riunire queste due generazioni.


Nel 1985 i due produttori Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori ideano - come era loro abitudine a quell'epoca - un canovaccio attorno a cui costruire un film: una serie di scene ambientate in un centro commerciale, interpretate da vari attori.
I registi selezionati per questo progetto sono Franco Castellano e Giuseppe Moccia, alias Castellano e Pipolo. I due hanno già diretto un film corale nel 1982, Grand Hotel Excelsior, inoltre sono abili sceneggiatori e si dividono i compiti sul set, con ovvi benefici di tempi e costi. Da quel primo film corale, Castellano e Pipolo richiamano Enrico Montesano, a cui affidano il ruolo di Evaristo Mazzetti.
Un altro attore subito scritturato è Nino Manfredi, ma è qualcun altro a decidere per lui la sua parte. Il ruolo dell'attore in declino Marco Salviati viene infatti in principio proposto ad Alberto Sordi, che rifiuta e suggerisce a sua volta il nome di Manfredi poiché, non si sa se detto con ironia o cattiveria, è perfetto nel ruolo di una ex star del cinema in disgrazia.
Un attore che Castellano e Pipolo tengono molto ad avere è Renato Pozzetto, con cui hanno collaborato con successo negli anni passati in tre pellicole. Per lui viene infine ideato il personaggio di Fausto Valsecchi. Non ci si preoccupa affatto di spiegare come un milanese sia finito da più di dieci anni a Roma a lavorare come fattorino, quel che conta è avere Pozzetto tra le proprie fila.
Lino Banfi offre un suggerimento per il suo personaggio, dopo aver assistito a un piccolo spettacolo musicale tenuto da alcuni mendicanti vicino a un centro commerciale milanese. Nasce così Nicola Abatecola, nato a Cerignola.
Per il ruolo del Direttore dei Grandi Magazzini, Franco Castellano ha in mente una scelta particolare: un attore che si è concentrato principalmente negli anni passati in ruoli drammatici, sia sul grande schermo che in televisione, ma ha manifestato l'intento di dedicarsi anche alle commedie, Michele Placido. Insieme a lui, nel ruolo della segretaria, vi è la sua compagna dell'epoca, Simonetta Stefanelli.
Altri personaggi vengono invece modificati rispetto a come sono concepiti in origine. Antonio Borazzi, interpretato da Christian De Sica, nella prima stesura è un ragioniere pignolo che vuole sfruttare sino all'ultima lira del suo buono acquisto da 500.000 lire. De Sica interviene e modifica il personaggio, facendolo provenire dalla borgata romana, ma mantenendo il suo intento di sfruttare il buono fino all'ultima lira.
In origine il film è pensato come la classica commedia dalla durata di circa 100 minuti, ma durante la produzione Vittorio Cecchi Gori si incaponisce nel cercare altri attori per dare una parte anche a loro (Ornella Muti e Paolo Villaggio vengono scritturati praticamente a riprese iniziate e questo spiega il loro ingresso ritardato), costringendo Castellano e Pipolo a modifiche e aggiunte alla sceneggiatura in corso d'opera.
Per il comico genovese, e il suo fido compare Gigi Reder, Castellano e Pipolo pensano in prima battuta a due taccheggiatori che tentano un furto nei Grandi Magazzini. Villaggio tuttavia è rimasto affascinato da un personaggio comparso più volte in televisione, David Zed, il quale imita alla perfezione le movenze di un robot. Villaggio propone dunque che lui e Reder siano due truffatori e lui finga di essere un robot. Sarà lo stesso David Zed a fungere da consulente a Villaggio per la sua parte e insegnargli come muoversi al meglio.
Nell'insolita parte di sé stesso infine vi è Luciano Bonanni, un pilastro della commedia all'italiana attivo da più di trent'anni. Questa pellicola rappresenta il suo canto del cigno cinematografico.
Le riprese in esterni vengono effettuati presso l'Hotel Ibis di Agrate Brianza, mentre per gli interni dei Grandi Magazzini si utilizzano due centri commerciali di Viterbo e Paderno Dugnano.
La scena conclusiva con Lino Banfi è un dichiarato omaggio a Cantando Sotto la Pioggia. L'omaggio doveva in origine essere ancora più esplicito, con tanto di colonna sonora ripresa dal film con Gene Kelly. I diritti di utilizzo tuttavia non vengono concessi, ma la scena rimane comunque, seppur con musica composta ad hoc. Per un caso fortuito, la sera stessa in cui vengono effettuate le riprese piove davvero.
Per la sigla finale, composta da Detto Mariano, ognuno degli attori canta la propria parte dietro uno sfondo grigio-celeste. Le varie versioni vengono poi raccolte e montate ad arte da Antonio Siciliano.
Il continuo protrarsi delle tempistiche e le numerose scene aggiunte portano infine a quasi tre ore di girato, qualcosa per l'epoca di improponibile. Castellano e Pipolo intervengono in fase di montaggio e, eliminando alcuni sketch secondari e tagliando qualche scena (ognuna delle storie principali viene accorciata, senza fare sconti), si arriva a un risultato finale di 110 minuti.
Grandi Magazzini viene programmato nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 31 ottobre 1986, arrivando infine a incassare circa 315 milioni di lire, a dire il vero non un risultato eccezionale se si pensa al cast che è stato coinvolto e tutto il lavoro che c'è stato dietro.
Tuttavia, negli anni successivi questa pellicola si guadagna lo status di culto, dal momento che inizia a essere programmata sulle reti televisive private. Per l'occasione, Castellano e Pipolo riciclano molte delle scene tagliate in fase di montaggio, dando vita a una versione estesa della durata di quasi due ore e trenta minuti.
La cosiddetta commedia all'italiana non è di certo più la stessa che imperava fino al decennio precedente, ma ha saputo trovare nuovi stimoli e nuove sfide, senza dimenticare il passato. Ma questa... è un'altra storia.

martedì 15 ottobre 2019

A scuola di cinema: Compagni di Scuola (1988)

1987: l'attore e regista Carlo Verdone è ormai un apprezzato professionista del mondo del cinema, dopo gli inizi come comico teatrale e televisivo. Tuttavia fino ad ora ha diretto solo commedie e vorrebbe compiere un ulteriore salto di qualità. Un salto di qualità che comporta anche dei rischi, che lui è disposto ad accettare.


Terminata la partnership lavorativa con Sergio Leone, Verdone trova un nuovo mentore e produttore in Mario Cecchi Gori, che ha apprezzato l'episodio dell'emigrante in Bianco, Rosso e Verdone, e produce i suoi film successivi, fino a Io e Mia Sorella.
Nel 1986, Verdone partecipa a una cena coi suoi ex compagni di scuola del liceo Nazareno: di una classe composta da oltre trenta persone, se ne presentano circa un terzo. Pur dovendo essere un'occasione felice, il fatto che non ci si veda da tanto tempo porta alcuni partecipanti a provare a essere gli alunni di un tempo, a cercare di ricatturare un periodo che ormai appartiene a un'altra epoca. Cosa che porta a scherzi pesanti e, addirittura, verso la fine della serata, al lancio di un sasso contro un'automobile.
Rimasto sconvolto da questa esperienza, Verdone, avendo anche sentito di separazioni e divorzi tra alcuni suoi amici, nota come ormai i concetti classici di famiglia e di società patriarcale siano entrati in crisi. Molti matrimoni falliscono, alcuni anche dopo solo pochi mesi, e la società di allora è radicalmente diversa da quella del decennio precedente, reduce da battaglie sociali e civili.
Verdone trova questi due elementi, in apparenza non correlati, ottimi spunti da utilizzare per un suo nuovo film, traendo una piccola ispirazione anche da Il Grande Freddo di Lawrence Kasdan.
Trasferisce questa suo soggetto di massima a Mario Cecchi Gori, il quale però non ne è altrettanto entusiasta. Sono previsti circa 20 personaggi, qualcosa di difficilmente gestibile, Verdone non è tra i protagonisti come accaduto in tutti i suoi precedenti film di successo e sono previste poche situazioni comiche.
Il produttore dà comunque il via libera per la stesura della sceneggiatura, che Verdone realizza insieme a Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi in circa sei mesi. Il primo trattamento è di oltre duecento pagine, che Cecchi Gori impone sia tagliato di almeno trenta. Verdone, con l'aiuto degli altri due sceneggiatori, fa quanto richiesto e riporta il copione al produttore.
La reazione che riceve il giorno dopo è davvero inattesa. Come entra nella stanza privata di Cecchi Gori, Verdone viene quasi centrato in pieno dal copione, mentre le pagine iniziano a sparpagliarsi per tutta la stanza. A lanciarlo è stato ovviamente Mario Cecchi Gori, il quale ripete di nuovo che ci sono troppi personaggi, che la sceneggiatura non fa ridere ed è troppo verbosa.
Irato, Verdone inizia a raccogliere le pagine sparse a terra e, avendo capito di aver esagerato, Cecchi Gori lo aiuta. Forse è quella stessa sensazione di comprensione e pietà che fa infine dire al produttore che il film ha il suo via libera, anche se è ancora convinto che sarà un disastro.
Dopo aver ottenuto, pur con fatica, l'approvazione, Verdone inizia a cercare i componenti del cast. Se il regista riserva per sé il personaggio di Ruffolo, per il ruolo di Finocchiaro ha invece in mente un esordiente: un libraio che abita nella sua zona, frequenta il suo stesso meccanico di fiducia e col quale a volte prende un caffè al bar. Si chiama Angelo Bernabucci. Costui all'inizio è esitante, vista la sua totale inesperienza, ma Verdone lo mette a suo agio prima con un piccolo provino, poi dandogli dei consigli sul set per non farlo sentire troppo spaesato in un mondo per lui del tutto nuovo.
Per il ruolo di Valenzani, Verdone contatta un attore che ha apprezzato in teatro e con cui a volte gioca a calcio il sabato mattina. Si chiama Massimo Ghini. Costui all'epoca è sposato con una giovane attrice di nome Nancy Brilli. Accompagnando il suo compagno a un provino, Nancy Brilli ne sostiene uno a sua volta e ottiene il ruolo di Federica Polidori.
Per il ruolo di Fabris, viene scelto il caratterista Fabio Traversa. Pur essendo un personaggio che scompare dopo pochi minuti dalla scena, il trattamento che riceve sullo schermo dagli altri protagonisti - e in cui molti spettatori riescono a identificarsi - porta l'attore, che pure ha lavorato e lavora con altri rinomati registi quali Nanni Moretti e Pasquale Squitieri, a rimanere fortemente identificato negli anni successivi con questo personaggio.
Le riprese iniziano in via ufficiale il primo agosto 1988. La quasi totalità della pellicola viene girata presso un edificio dell'Appia Antica, Villa Fiorucci. Ogni tanto si presenta sul set il produttore Mario Cecchi Gori che, senza neanche vedere il girato della giornata, continua a elencare in pubblico i suoi motivi di insoddisfazione del film tra lo stupore generale.
Durante la lavorazione, tra gli attori nasce una grande intesa e alcuni di loro stringono forti amicizie che continuano anche dopo il termine delle riprese, che avviene il 16 ottobre 1988.
Prima dell'uscita ufficiale della pellicola nei cinema, viene programmata una visione privata e ristretta a cui partecipa il principale contestatore del film, Mario Cecchi Gori. Costui alla fine si alza e, pur non ammettendo il suo errore di giudizio, si congratula con Carlo Verdone dichiarando che dirige i film meglio di come li scrive.
Compagni Di Scuola viene distribuito nelle sale italiane a partire dal 21 dicembre 1988, arrivando infine a incassare oltre 3 miliardi di lire (462.000 Euro al cambio attuale). Carlo Verdone ha vinto la sua scommessa più importante, anche e prima di tutto con sé stesso, e può ora pensare a nuovi obiettivi... ma questa è un'altra storia.