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domenica 5 luglio 2026

Italians do it better? 77: Agata Christian - Delitto sulle Nevi (2026)


Vi ricordate quando, poco più di cinquant'anni fa, il cinema italiano reinterpretava e reimmaginava il genere thriller/mystery, aggiungendovi atmosfere surreali e ambientazioni italiane che ben si conformavano alle esigenze di trama?
Ecco, diciamo che è passato ormai un po' di tempo e questa reinterpretazione è leggermente cambiata, adattandosi anche a un genere che cinquant'anni fa ancora non esisteva, come accade in Agata Christian: Delitto sulle Nevi, diretto da Eros Puglielli, scritto da Eros Puglielli, Mariano Di Nardo, Federico Fava e Antonio Manca e distribuito nei cinema nel febbraio 2026.
Agata Christian o meglio Christian Agata (Christian De Sica) è un celebre detective, seppur misantropo, rinomato per le sue apparizioni mediatiche e la capacità di risolvere i casi più complicati.
L'imprenditore Walter Gulmar (Maccio Capatonda) gli propone di divenire il testimonial della nuova edizione di un celebre gioco da tavolo, Crime Castle, con spot da registrare in una elegante villa in Val D'Aosta.
Ma la tragedia colpisce quando il capofamiglia Carlo Gulmar (Giorgio Colangeli) viene ucciso. Rimasti isolati a causa di una valanga, i presenti si interrogano su chi possa essere l'assassino.
Ci penserà Christian Agata a risolvere il mistero, assistito per sua sfortuna dal brigadiere Vanni Cuozzo (Pasquale "Lillo" Petrolo).
Non sfugge a nessuno, nemmeno allo spettatore più disattento, che Agata Christian sia una versione molto italiana di Benoit Blanc della serie Knives Out, che a sua volta è una reinterpretazione moderna degli investigatori della narrativa gialla classica. Ma al tempo stesso le somiglianze con questa saga si fermano qui.
Perché quelle che sono le atmosfere comiche e l'ambientazione della pellicola si rifanno in particolar modo a Signori, il Delitto è Servito e - in misura minore - Invito a Cena con Delitto. Solo che, invece che ricatturare il british humour, ci si è rivolti a una tipologia di battute e di comicità più in sintonia con il pubblico italiano, in special modo quello nostalgico dei cinepanettoni, ma con richiami anche a Gigi Proietti e Franco e Ciccio.
A questo si aggiunge Lillo che cerca di rifare l'Ispettore Clouseau, obiettivo di sicuro ambizioso. Sì, c'è la lunga ombra di Peter Sellers un po' dappertutto.
Di sicuro esigenze di produzione, ma al tempo stesso un piccolo rammarico, poiché si è cercato di sviluppare una trama coerente e la regia non è piatta, come in altre commedie italiane dove quello che conta è la scenetta o la battuta del momento.
Tuttavia questo viene in parte vanificato da battute ormai scontate e risapute e da personaggi che non cercano minimamente di non risultare dei caratteri (elemento presente anche in Knives Out, ma meglio gestito). Anche quei pochi elementi drammatici di Christian Agata vengono in parte vanificati da questo dettaglio, il nome stesso la dice già lunga.
Insomma, le Vacanze di Natale continuano a far sentire la loro influenza, anche a distanza di più di quarant'anni, ed è un passato da cui a quanto sembra è difficile separarsi.

sabato 16 dicembre 2023

Italians do it better? 34: Chi Ha Incastrato Babbo Natale? (2021)


La figura di Babbo Natale è molto radicata nel contesto italiano, considerato che il personaggio storico di riferimento, ovvero San Nicola, è stato nominato poi protettore della città di Bari. Eppure, il tempo e la potenza della pubblicità e del marketing hanno permesso che questa figura ci venisse metaforicamente sottratta, associandola in maniera quasi indelebile a un'altra nazione.
Ma il cinema non dimentica che Babbo Natale, seppur viva al Polo Nord, proviene dall'Italia e così ecco Chi Ha Incastrato Babbo Natale? diretto da Alessandro Siani, scritto da Alessandro Siani, Gianluca Ansanelli e Tito Buffulini e distribuito nei cinema nel dicembre 2021.
La spietata multinazionale dei giocattoli Wonderfast vuole eliminare dalla concorrenza Babbo Natale (Christian De Sica), il quale ancora sottrae loro troppo fatturato. Si allea così con un elfo per far sì che nella fabbrica venga assunto come consulente Genny Catalano (Alessandro Siani), un delinquente di mezza tacca, con l'intento di far fallire Babbo Natale che ormai sembra non reggere più il passo delle nuove tecnologie.
La presenza di Genny Catalano provoca subito dei disastri e ritardi nella catena di produzione dei giocattoli, eppure lui e Babbo Natale iniziano a legare e Catalano gli insegna come una figura classica come Babbo Natale possa adattarsi ai tempi moderni.
La storia sembra proprio una metafora di quanto accaduto alla figura di Babbo Natale nel corso degli ultimi decenni. Una persona positiva e portatore di sani valori che è stata macinata dal business e dalle multinazionali, divenendo parte di un periodo di festività che ormai appare più associato a una corsa al consumismo più sfrenato.
In risposta a questo, il Babbo Natale interpretato da De Sica (con le sue consuete inflessioni e battute, il suo marchio di fabbrica) non indossa mai la tenuta rossa, bensì una bianca, più associata a San Nicola, piccolo dettaglio non così banale.
Nel film, dunque, Babbo Natale si riappropria dei suoi valori originari, riuscendo anche a entrare nel ventunesimo secolo, così diverso rispetto a quando era sufficiente solo che portasse i doni a cavallo di una slitta trainata dalle renne.
Al contempo, poiché alla fine questo rimane un film di Natale, Genny Catalano passa attraverso un processo di riscatto sociale. Uno sconfitto dalla vita che, grazie a quella magica atmosfera che è presente solo nei film e solo in questo periodo festivo, riesce infine a capire anche gli aspetti positivi dell'esistenza e - trovando l'amore - si riappacifica prima di tutto con sé stesso.
Nonostante qualche sottotesto drammatico, tuttavia, Alessandro Siani rimane fedele al suo consueto personaggio cinematografico, facendogli pronunciare una quantità spropositata di battute e giochi di parole, che ovviamente sono una maschera che utilizza per nascondere il suo vero io.
Solo quando questa maschera cala per un minuto ed esprime un monologo sulla vita, c'è un cambio di prospettiva, abbastanza inaspettato.
Ma alla fine, si sa, il Natale prevale su tutto. E Babbo Natale vince sempre e comunque.

sabato 12 agosto 2023

Italians do it better? 3: Sono Solo Fantasmi (2019)


Secondo l'ottica del grande Eduardo De Filippo, i fantasmi non esistono e in realtà, se ci sono, siamo noi esseri umani, esseri imbroglioni e approfittatori che tormentiamo le vite terrene di altri esseri umani, o magari le spiamo dal balcone di fronte senza mai intervenire.
Sì, perché l'Italia, pur presentando una notevole tradizione esoterica e mistica, non è che possa vantare una così grande tradizione di narrativa "spiritica" per così dire, la quale tuttavia è stata esplorata in alcuni romanzi gotici scritti da autori anglosassoni e ambientati nel nostro paese (quando si dice, si sta ribaltando la situazione).
Se poi pensiamo al cinema... neanche a parlarne. Le pellicole sui fantasmi sono appannaggio delle produzioni americane da sempre... o forse lo erano fino a poco tempo fa.
Sono Solo Fantasmi è un film diretto da Christian De Sica con la collaborazione del figlio Brando, scritto da Christian De Sica, Nicola Guaglianone, Roberto Marchionni, Andrea Bassi, Luigi Di Capua e Gianluca Ansanelli e distribuito nei cinema nel novembre 2019.
Tommaso Di Paola (Christian De Sica) è un prestigiatore caduto in disgrazia, ridotto ad esibirsi in piccoli spettacoli dopo essere stato un divo televisivo, che deve recarsi a Napoli in quanto è deceduto il padre Vittorio. Nel recarsi nel capoluogo partenopeo, si imbatte nel fratellastro Carlo (Carlo Buccirosso), un imprenditore fallito.
Durante la lettura del testamento incontrano un terzo fratello di cui non erano a conoscenza, Ugo (Gianmarco Tognazzi), dimesso di recente da un istituto psichiatrico in quanto afferma di poter vedere i fantasmi.
Il padre, tuttavia, era oberato di debiti e i tre fratelli rischiano di perdere la casa di famiglia. Ma ci sarebbe un modo per recuperare in fretta dei soldi: sfruttando la creduloneria di alcune persone del posto e un amuleto egizio ritrovato da Ugo, i tre mettono su un'agenzia di acchiappafantasmi, liberando le case e i locali posseduti.
Ma i fantasmi esistono davvero e non stanno gradendo molto l'operato dei fratelli, minacciando così di radere al suolo Napoli.
È vero che il cinema è sempre in grado di stupire, ma detto questo mai mi sarei aspettato di assistere a una versione all'italiana di Ghostbusters. Con tanto di dispositivo di stoccaggio, Ecto-1, trappole e una versione alternativa di Zuul (il tutto sempre fatto all'italiana, quindi non cercate chissà cosa).
Ma soprattutto mi ha stupito vedere in una produzione del genere, che rimane comunque una commedia con qualche occasionale (inevitabile?) scurrilità, tentativi di jumpscare e inquadrature/scene ispirate a La Casa, The Conjuring e Poltergeist, di solito ai produttori nostrani queste cose non piacciono molto. Segno che quantomeno si è tentato in certi casi un approccio moderno e non classico.
Per il look del suo personaggio, Christian De Sica si ispira a un celebe mago televisivo del passato, di sicuro sconosciuto ai più giovani: Giucas Casella. Da cui riprende anche un paio di trucchi da costui resi celebri.
L'attore romano inoltre effettua una sorta di catarsi artistica nei confronti di suo padre Vittorio. Christian De Sica, infatti, interpreta anche il ruolo del padre dei fratelli, il quale nel look è praticamente uguale a Vittorio De Sica, oltre a condividerne il nome.
Non solo, vi è anche un background molto simile, come ad esempio il fatto che entrambi siano stati incalliti giocatori d'azzardo che hanno causato guai alla famiglia e un paio di aneddoti del padre dei fratelli - e il suo legame con Napoli - rispecchiano le esperienze di Vittorio De Sica. E la dichiarazione di affetto che il fantasma lancia ai suoi figli è un modo per riappacificarsi con la memoria di quel padre all'attore tanto caro, ma con cui ha avuto anche delle divergenze.
Qualcosa di davvero inaspettato per una commedia dai toni leggeri.

mercoledì 29 settembre 2021

A scuola di cinema: Borotalco (1982)

Dopo l'uscita di Bianco, Rosso e Verdone la partnership lavorativa tra Carlo Verdone e Sergio Leone si interrompe. Pur rimanendo i due in buoni rapporti, Leone è convinto che l'attore e regista romano abbia ormai esaurito la sua vena creativa, non potendo replicare all'infinito la formula del film con i suoi personaggi caratteristici.
Rimasto senza contratto, per circa un mese Verdone, il quale si è anche sposato da poco, vive in uno stato di grande disperazione e - dietro esortazione di sua moglie - si reca all'università per poter partecipare a un'attività di assistentato, solo che il professore che gliel'ha proposta si è appena tolto la vita!
Sembra un ironico scherzo del destino e non esserci alcuna via d'uscita, ma all'improvviso arriva la chiamata che dà una nuova svolta alla carriera dell'attore.


Carlo Verdone viene contattato dal produttore Mario Cecchi Gori, il quale è rimasto colpito in maniera favorevole dall'episodio dell'emigrante di Bianco, Rosso e Verdone e vuole offrire un nuovo ingaggio all'attore romano. Verdone lo abbraccia, grato per la proposta: chiede solo che il nuovo film non sia più incentrato sui personaggi delle pellicole precedenti.
Mario Cecchi Gori non è interessato a questo, anzi, è convinto che Verdone possa concepire una buona commedia con un personaggio singolo e gli dà dunque carta bianca: se la pellicola avrà successo, sarà ricompensato.
Verdone chiede di essere assistito per la sceneggiatura da Enrico Oldoini, un giovane scrittore da lui ritenuto molto abile, ma in principio i due faticano a trovare la storia adatta, in quanto almeno sei soggetti iniziali vengono scartati, e la sceneggiatura finale non viene completata che dopo alcuni mesi.
Se Verdone riserva per sé il ruolo principale di Sergio Benvenuti, per il ruolo della protagonista Nadia Vandelli rimane conquistato dall'audizione di Eleonora Giorgi, la quale dimostra una spontaneità che si rivela essere perfetta per il personaggio.
A completare il cast principale, nel ruolo di Manuel Fantoni, vi è Angelo Infanti, un personaggio modellato in principio su Vittorio Gassman, dietro suggerimento di Oldoini. Solo che a quest'ultimo la parte non viene mai proposta, poiché all'ultimo minuto Verdone si convince che in realtà Infanti è perfetto per questa parte e riesce a persuadere di questo anche la produzione.
In un ruolo secondario invece, quello di Marcello, il compagno di stanza di Sergio, vi è Christian De Sica, all'epoca ancora sconosciuto al grande pubblico e cognato di Carlo Verdone.
Il titolo del film deriva da un commento che Verdone stesso fa a Eleonora Giorgi, tramite cui definisce la trama del film leggera, come una nuvola e il borotalco. Mario Cecchi Gori lo approva, ma si convince anche che la Manetti & Roberts - azienda titolare del marchio Borotalco - non rimarrà a guardare.
Per la colonna sonora, Verdone contatta Lucio Dalla - a maggior ragione se si pensa che il personaggio interpretato da Eleonora Giorgi è una sua grande fan - e gli chiede se sia interessato a comporla. Il cantante bolognese è disposto a concedere l'utilizzo di alcuni suoi pezzi, mentre per le canzoni originali suggerisce di fare affidamento sul gruppo che gli fa da supporto ai concerti dal vivo, ovvero gli Stadio capitanati da Fabio Liberatori.
Le riprese si svolgono a Roma e in questo film Verdone si riunisce per la terza volta di fila col fido caratterista Mario Brega, il quale ne approfitta, durante una scena del film - quella dove racconta del pestaggio ai danni di due bulli - per adattare un aneddoto, che nessuno può sapere se fosse veritiero o meno, che negli ultimi anni ha raccontato spesso, ovvero quello della scazzottata con Gordon Scott durante le riprese del film del 1964 Buffalo Bill - L'eroe del Far West.
Scazzottata causata dal fatto che, almeno secondo Brega, Gordon Scott in scena lo picchiasse per davvero e non fingesse.
Il giorno prima dell'uscita del film, Verdone riceve una telefonata da un irato Lucio Dalla. Costui ha infatti visto un'immagine promozionale della pellicola che, con ogni probabilità a causa di un errore di stampa, mostra il nome del cantante con caratteri più grandi rispetto a quelli di Verdone o di Eleonora Giorgi. Dalla non gradisce molto la cosa, sembra quasi come se il film lo avesse fatto lui.
Il cantante bolognese dichiara dunque che andrà a vedere la pellicola e, se non gli piacerà, farà causa sia alla produzione che a Verdone.
Borotalco viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 22 gennaio 1982. La sera della prima Verdone e Oldoini sono carichi di tensione, poiché dalla riuscita o meno di questa pellicola dipende il futuro della loro carriera. I due comunque si rasserenano quando vedono uscire dal primo spettacolo molte persone che parlano tra loro dicendo che il film li ha fatti morire dalle risate.
Il mattino successivo, Lucio Dalla ricontatta Verdone: il cinema in cui si è recato era pieno in ogni ordine di posto e lui piuttosto ha preferito vedere il film seduto sul pavimento davanti allo schermo. È rimasto commosso dall'omaggio che gli è stato fatto e ha molto gradito la pellicola, dunque non intenterà causa.
Circa una settimana dopo l'uscita del film, come preventivato da Mario Cecchi Gori, la Manetti & Roberts contatta la produzione facendo notare come "Borotalco" sia un loro marchio registrato e dunque si debba cambiare il titolo per evitare una denuncia in tribunale.
Mario Cecchi Gori si reca allora di persona a Firenze, presso la sede principale della società, che alla fine - non è dato sapere se dietro ricevimento di qualche somma di denaro o semplicemente accontentandosi della pubblicità gratuita derivante da questo grande successo - non porta avanti la diffida.
Borotalco arriva infine a conseguire due Nastri d'Argento e cinque David di Donatello, tra cui quelli come miglior film e miglior attore sia a Carlo Verdone che a Eleonora Giorgi, oltre ovviamente alla miglior colonna sonora.
Carlo Verdone è riuscito infine a dimostrare di poter ideare un film che non faccia affidamento solo sui personaggi delle pellicole precedenti e, come promesso, Mario Cecchi Gori lo premia offrendogli un nuovo contratto per altre pellicole... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 6 gennaio 2021

A scuola di cinema: Vacanze In America (1984)

1967: Mentre stanno per concludere gli studi liceali, i fratelli Carlo Vanzina ed Enrico Vanzina partecipano a un tour negli Stati Uniti organizzato da una comitiva di sacerdoti.
Il viaggio da costa a costa in alcune città americane, a bordo di un autobus e circondati dai loro amici, si rivela per loro un'esperienza indimenticabile. Soprattutto se si considera il fatto che gli Stati Uniti per molti già allora rappresentano la mecca del cinema, a maggior ragione per i figli di un grande regista quale Steno, alias Stefano Vanzina.
I due fratelli fanno tesoro di quei giorni e, molti anni dopo, basandosi sui ricordi di questo viaggio, ideano una sceneggiatura con alcuni elementi autobiografici basati su di esso, da sviluppare se necessario anche con attori poco noti. Una sceneggiatura che infine approda sul grande schermo.


La sceneggiatura, dedicata "ai nostri compagni di scuola da cui la vita ci ha separati", si intitola America. Dopo il successo sia di Sapore di Mare che di Vacanze di Natale, tuttavia, questa viene subito opzionata da Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori, i quali decidono di rinominarla Vacanze in America.
Non solo, i due produttori - tramite la C.G. Silver Film - provvedono a mettere sotto contratto sia Jerry Calà che Christian De Sica, che altri interpreti di Vacanze di Natale quali Claudio Amendola, Antonella Interlenghi e Paolo Baroni. L'intento dietro questa operazione è chiaro, sia dal titolo che dal cast principale: il voler dare al pubblico l'impressione che questo sia un nuovo capitolo del filone delle vacanze, con attori già noti e apprezzati.
Le similitudini con Vacanze di Natale non si sarebbero dovute fermare qui, poiché sotto contratto viene messo anche un altro degli interpreti principali di quel film, Marco Urbinati, il quale in principio ha un ruolo rilevante in questa nuova pellicola.
Purtroppo, durante una festa a Las Vegas insieme al resto del cast, l'attore ha un forte malore, tanto da essere costretto ad abbandonare il progetto e a ritornare in Italia in maniera prematura. Alcune sue riprese già effettuate rimangono comunque nel montaggio finale. Poco dopo, Marco Urbinati abbandonerà del tutto anche il mondo del cinema per motivi di salute, troncando così sul nascere una promettente carriera.
Questo sfortunato evento ha un ulteriore effetto collaterale. Un altro attore del cast con un ruolo minore, Fabio Ferrari, figlio di Paolo Ferrari e qui al suo esordio cinematografico, si vede assegnata una parte più rilevante, quella di Furio Pittigliani alias Pappola.
Un altro figlio d'arte è presente in questa pellicola: Gianmarco Tognazzi, figlio di Ugo Tognazzi, qui al primo film interpretato senza avere al fianco suo padre.
Nel cast infine vi è Edwige Fenech, la regina della commedia sexy degli anni '70, che - per il fatto che il suo personaggio ha origini francesi - può recitare per la prima volta con la sua vera voce.
Le riprese si svolgono in un arco di circa due mesi, in principio a Roma e poi per un mese e mezzo negli Stati Uniti, presso le città di New York, Los Angeles e Las Vegas e la Death Valley. Ad accompagnare la troupe e supervisionare il progetto vi è Vittorio Cecchi Gori.
Una volta che la troupe è giunta a Los Angeles, Jerry Calà e Christian De Sica ne approfittano, insieme a Paolo Villaggio (ospite con ogni probabilità della produzione), per recarsi per una notte al Caesar's Palace e frequentare il casinò del luogo. In quell'unica notte, gli attori si divertono moltissimo, ma al contempo si fanno prendere un po' troppo dall'atmosfera del posto e perdono così tutti i loro soldi. Per fortuna qualcuno va in loro aiuto e il salato conto dell'albergo e del ristorante viene pagato da Carlo Vanzina di tasca propria.
Sempre a Las Vegas, Christian De Sica si imbatte in un boss della malavita, il quale si dichiara un grande fan di suo padre, Vittorio De Sica, e si offre persino di ospitarlo nella sua lussuosa dimora. Per sfuggire a quest'insidiosa compagnia, De Sica si inventa una scusa sul momento, dicendogli che deve partire il giorno successivo all'alba per le riprese e deve dunque declinare. Quest'esperienza in un primo istante spaventa molto l'attore.
Quando la troupe arriva nella Death Valley, vengono effettuate le riprese della partita di calcio tra i romani e i torinesi. Una volta conclusa la giornata di lavoro, pur essendoci ancora un sole cocente, si decide di giocare un'altra partita di calcio per distendersi e rilassarsi, la più classica di sempre: scapoli contro ammogliati. Una scena decisamente insolita per un luogo che aveva visto le imprese di John Wayne e di altri grandi attori del cinema western.
Vacanze In America viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 20 dicembre 1984. La pellicola arriva infine a incassare un miliardo e settecento milioni di lire. Un risultato soddisfacente, ma non del tutto eccezionale, se si pensa anche solo all'incasso che aveva ottenuto l'anno precedente Vacanze di Natale. La motivazione principale, con ogni probabilità, è da ricercare nell'uscita in contemporanea di un altro film italiano molto atteso, Non Ci Resta Che Piangere a opera del duo Roberto Benigni e Massimo Troisi, che si rivela l'incasso migliore per quell'annata.
Christian De Sica si conferma attore di punta dei titoli "vacanzieri", anche se bisognerà attendere ancora qualche anno perché torni a interpretare questo genere di film con continuità, mentre Jerry Calà, invece, non vi parteciperà più.
Edwige Fenech, pur avendo ora la possibilità di iniziare una nuova carriera cinematografica più "casta", decide di ritirarsi dalle scene e limitare le sue successive apparizioni sia cinematografiche che televisive, per concentrarsi negli anni successivi sul teatro e sulla conduzione di programmi televisivi per poi, successivamente, divenire un'affermata produttrice.
Questa pellicola, inoltre, si rivela un grande e perfetto trampolino di lancio per Fabio Ferrari, come pure per altri due attori del cast, Giacomo Rosselli e Fabio Camilli, i quali vengono contattati qualche tempo dopo da Carlo Vanzina ed Enrico Vanzina, che stanno sviluppando un nuovo telefilm intitolato I Ragazzi Della Terza C... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 9 dicembre 2020

A scuola di cinema: Vacanze di Natale (1983)

1959: Esce nei cinema italiani il film diretto da Camillo Mastrocinque Vacanze d'Inverno. Interpretata tra gli altri da Alberto Sordi e Vittorio De Sica, si tratta di una pellicola corale dove agiscono e interagiscono svariati personaggi. Tra questi il Ragionier Moretti che, insieme a sua figlia, dopo aver vinto un concorso, si reca in vacanza a Cortina d'Ampezzo, dove si innamora della contessa Parioli, dilapidando buona parte dei suoi averi. E anche Maurizio, portiere di un albergo, e sua figlia Vera, la quale viene circuita dal marito della contessa.
Tra gli spettatori di questo film, vi sono anche i due figli di un celebre regista, Steno, di nome Carlo Vanzina ed Enrico Vanzina. I due fratelli trarranno ispirazione da questa pellicola svariati anni dopo, per dare vita a uno dei più celebri film della commedia italiana, nonché antesignano di un intero genere cinematografico.


1983: Il grande successo di Sapore di Mare lascia dietro di sé alcuni strascichi imprevisti. I fratelli Carlo Vanzina ed Enrico Vanzina non hanno infatti gradito le eccessive ingerenze dei produttori Pio Angeletti e Adriano De Micheli della International Dean Film, i quali fino all'ultimo hanno quasi impedito che la pellicola si realizzasse e hanno cercato di bloccare il casting di alcuni attori, questo senza forse contare un adeguato riscontro anche in termini economici.
Per questo motivo i due fratelli accettano ben volentieri la proposta di Aurelio De Laurentiis della Filmauro, il quale li contatta dopo poco dopo la prima del film, proponendo loro di replicare l'idea della pellicola a sfondo vacanziero, solo stavolta ambientata durante il periodo invernale.
L'idea, semplice nella sua forma ma a quel tempo inedita per il mercato italiano, è che gli eventi del film si svolgano nella stessa cornice temporale in cui esso verrà distribuito nelle sale cinematografiche, appunto nel periodo compreso tra poco prima di Natale e poco dopo Capodanno, dando così al pubblico la sensazione illusoria che stia vedendo una pellicola basata su eventi attuali.
I due fratelli ideano in breve tempo una sceneggiatura a quattro mani basandosi sul film di Camillo Mastrocinque, ma ambientandola nel presente, come richiesto dalla produzione, con ritratti delle diverse classi sociali dell'epoca.
Quando si sparge la notizia della produzione di questa pellicola, la International Dean Film mette subito in cantiere un sequel di Sapore di Mare, affidando il progetto all'aiuto regista di Carlo Vanzina, Bruno Cortini. Per ironia del destino, poiché in questo sequel vengono utilizzate scene riciclate o scartate del primo film, i fratelli Vanzina vengono accreditati come co-sceneggiatori.
La Filmauro riesce ad assicurarsi la presenza esclusiva dei due attori più apprezzati di Sapore di Mare, ovvero Jerry Calà e Christian De Sica, figlio quest'ultimo di quel Vittorio De Sica che era stato tra i protagonisti di Vacanze d'Inverno. L'attore romano è ancora in cerca di una consacrazione definitiva, visto che dal successo di Sapore di Mare ha ottenuto poco in termini economici, seppur per sua scelta.
Altri attori quali Karina Huff invece riescono a barcamenarsi, riuscendo a partecipare alle riprese sia del sequel di Sapore di Mare che della pellicola di Natale.
Le riprese si svolgono, chiaramente, a Cortina d'Ampezzo, in un arco di tempo di tre settimane nel mese di settembre del 1983, in particolar modo presso l'Hotel Cristallo, l'Hotel Fanes e il Vip Club in Corso Italia. In quest'ultimo locale viene creato il set del piano bar. Per questo, i fratelli Vanzina si ispirano al Jackie O', un locale di Roma da loro frequentato e da cui scelgono i pezzi più richiesti per riportarli nel loro film.
Il problema più immediato che si deve affrontare è che ci si trova alla fine dell'estate e di neve sulle montagne di Cortina d'Ampezzo praticamente non vi è traccia, anzi, sulle distese è ben visibile l'erba verde dei campi.
In un'epoca ancora senza effetti speciali al computer a disposizione, per rimediare alla situazione, per le inquadrature più ravvicinate si cospargono i campi di una schiuma bianca che simula l'illusione della neve, mentre per i campi lunghi si copre il terreno con delle lenzuola bianche prese in prestito dai vari hotel della zona. Infine, per fingere che ci sia neve anche sui davanzali delle case, viene comprata nelle farmacie una gran quantità di cotone idrofilo, la quale viene piazzata in maniera strategica.
Pur dovendo, per motivi di budget, lavorare con una tempistica ristretta, l'atmosfera sul set tra i componenti della troupe è rilassata, in quanto i registi e gli attori sia principali che secondari si conoscono da anni e sono amici. Tanto che in più di un'occasione, Carlo Vanzina consente ad alcuni di loro, tra cui Guido Nicheli e Mario Brega, di improvvisare delle battute, le quali non vengono tagliate.
A riprese concluse, vi è una prima proiezione del montaggio finale riservata, oltre che ai due fratelli Vanzina, ad Aurelio De Laurentiis, suo figlio Luigi e Christian De Sica. A quanto sembra, Luigi De Laurentiis non rimane molto soddisfatto del risultato finale ed è certo che nessuno andrà a vedere il film. Per tutta risposta, i fratelli Vanzina ribattono che se ne riparlerà il 6 gennaio.
Mentre Sapore di Mare 2 - Un Anno Dopo esce a inizio dicembre, non riuscendo forse inevitabilmente a replicare il successo originario, Vacanze di Natale viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 23 dicembre 1983. Quando in una sala di Roma Christian De Sica sente il pubblico ridere si volta verso sua moglie e le dice che il tempo di ristrettezze economiche è finito. La pellicola arriva infine a incassare quasi 3 miliardi di lire, un risultato tra i migliori di quell'annata.
Può sembrare strano, ma in un primo momento non si capitalizza subito su questo particolare "format cinematografico". Certo, negli anni successivi escono altre pellicole durante il periodo delle festività, ma nessuna di loro ritorna sul tema del film corale ambientato in un luogo di vacanza durante il Natale. Infatti, prima che esca un nuovo Vacanze di Natale, passano ben sette anni, solo che stavolta non saranno i fratelli Vanzina a occuparsene... ma questa è un'altra storia.

sabato 25 luglio 2020

A scuola di cinema: Sapore di Mare (1983)

L'effetto nostalgia, del "come erano belli i tempi in cui", ha spesso fatto presa nel mondo del cinema, poiché molti spettatori possono per vari motivi identificarvisi e ripensare a un periodo passato ritenuto - a torto o a ragione - più innocente e spensierato.
All'inizio degli anni '80 del ventesimo secolo, l'Italia esce dai cosiddetti anni di piombo, che hanno duramente provato i cittadini e richiesto un tragico tributo di sangue. La società italiana riparte da nuove fondamenta, ma guarda anche a quel passato che non tornerà più, a un'epoca in apparenza più candida e precedente gli anni di piombo.


Nel 1982, i fratelli Carlo Vanzina ed Enrico Vanzina scrivono una sceneggiatura a quattro mani, includendo anche alcuni elementi autobiografici, incentrata su un'estate del 1964, un tempo in cui le ferie al mare (in questo caso, a Forte dei Marmi in Toscana), la villeggiatura, poteva durare un mese e anche più.
Essendo sulla carta un film che si distacca dalle loro recenti produzioni più "slapstick" - all'epoca i due hanno esordito da pochi anni sia nel campo della regia che in quello della sceneggiatura - in principio si fa fatica a trovare una casa di produzione interessata al progetto, fino a quando capita tra le mani di Pio Angeletti e Adriano De Micheli della International Dean Film. I due si dichiarano disposti a finanziare la pellicola, purché ci si mantenga entro un ridotto limite di budget.
Per questo motivo, per i vari personaggi, i due fratelli scelgono attori poco noti, addirittura per alcuni di loro quali Karina Huff o Isabella Ferrari - che Carlo Vanzina aveva notato in precedenza in alcuni show televisivi - è la prima esperienza cinematografica.
Una delle attrici prescelte, Marina Suma, viene accompagnata all'audizione dal suo compagno dell'epoca, Angelo Cannavacciuolo. Anche lui ha poca esperienza in fatto di interpretazioni cinematografiche, ma si aggiudica comunque il provino per il ruolo del fratello del personaggio interpretato da Marina Suma.
Un collaboratore e produttore della International Dean Film è Claudio Bonivento, il quale è anche agente dell'attore Jerry Calà. Quest'ultimo, mentre si trova negli uffici della International Dean Film, legge la sceneggiatura e, intrigato dalle atmosfere degli anni '60, decide di volervi partecipare. Vanzina fa però notare a Calà che, essendo una produzione a basso costo, non ci si potrà permettere di coprire il suo ingaggio. L'attore si dichiara allora disponibile a ridurre il suo cachet, ponendo un'unica condizione: che qualora il film superi gli otto miliardi di lire di incasso, lui ne riceva una parte. I produttori, ritenendo che la pellicola, anche nelle previsioni più ottimistiche, non possa guadagnare più di quattro miliardi di lire e ritenendo una fortuna avere a basso costo un attore di richiamo, accettano questa condizione.
Per il ruolo del fratello del personaggio di Jerry Calà, Carlo Vanzina suggerisce il nome di Christian De Sica, il quale tuttavia non incontra i favori e le simpatie dei produttori. Al tempo l'attore, nonostante l'illustre parentela, non è ancora un beniamino del pubblico e si è poco convinti che un romano possa interpretare in maniera efficace un milanese.
Vanzina insiste molto su di lui fino a essere accontentato, ma al contempo De Sica si trova di fronte la possibilità di un ingaggio da dodici milioni di lire per una parte secondaria ne Il Conte Tacchia, a fronte di un compenso di appena seicentomila lire per il film di Vanzina. Tuttavia, l'attore romano opta per quest'ultima pellicola, convinto che avrà un grande successo.
Anche per avere Virna Lisi, Carlo Vanzina deve imporre questa sua scelta ai produttori. Ma la stessa attrice non è molto convinta di voler partecipare, fino a quando suo figlio Corrado legge la sceneggiatura, esortandola ad accettare la parte.
L'inizio delle riprese è previsto per settembre del 1982, ma già a partire dal mese di giugno Pio Angeletti e Adriano De Micheli iniziano a sottrarsi ad alcuni incontri e non rispondere ad alcune richieste, forse convinti di un possibile flop del progetto.
I fratelli Vanzina iniziano a temere che il film non sarà mai girato, ma in loro aiuto interviene Claudio Bonivento, il quale assicura alla produzione che il budget ridotto previsto per la pellicola non verrà sforato e lui si assicurerà di controllare tutti i costi associati.
Per questo motivo si decide di concentrare il maggior numero di riprese a Fregene - pur essendoci anche dei sopralluoghi presso Forte dei Marmi, la città dove si svolge la storia - e, non essendoci un reparto costumi, Carlo Vanzina in persona deve andare a cercare in alcuni negozi di Roma dei capi di abbigliamento vintage a basso costo da procurare agli attori. Pur essendo una produzione a budget ridotto, o forse proprio per questo motivo, l'atmosfera sul set risulta molto serena tra i vari protagonisti, che rimangono amici per molto tempo anche al termine dei lavori.
A fare da contorno al film, una colonna sonora incentrata sulle canzoni di successo degli anni '60, soprattutto Stessa Spiaggia, Stesso Mare di Piero Focaccia e le canzoni di Edoardo Vianello, che compare anche in un cameo. Curiosamente, invece, non è presente Sapore di Sale di Gino Paoli, in quanto i diritti su questa canzone sono già stati acquisiti da un'altra casa di produzione per realizzarne un film diretto da Neri Parenti, che tuttavia non viene mai girato.
Nonostante i dissidi intercorsi tra la produzione e il regista, quando Adriano De Micheli, durante la visione del primo montaggio del film, guarda la scena conclusiva, si commuove e abbraccia Carlo Vanzina.
Sapore di Mare viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 17 febbraio 1983. La pellicola arriva infine a incassare oltre dieci miliardi di lire, confermando così le previsioni di successo di Jerry Calà e Christian De Sica. Inoltre, Virna Lisi vince in quello stesso anno il David di Donatello e il Nastro d'Argento come miglior attrice non protagonista.
Durante la prima del film vi è uno spettatore interessato, il produttore Aurelio De Laurentiis, che poco dopo contatta i fratelli Vanzina chiedendo loro di realizzare un film ambientato non durante l'estate, ma a dicembre. È la scintilla che dà vita a Vacanze di Natale... ma questa è un'altra storia.

lunedì 29 giugno 2020

A scuola di cinema: Yuppies - I Giovani di Successo (1986)

Negli anni '80 del ventesimo secolo, con una nazione uscita stremata e a fatica dai cosiddetti anni di piombo, irrompe sulla scena italiana la cosiddetta Milano da bere. Il capoluogo lombardo diviene infatti l'epicentro di un nuovo boom economico, con alcuni pro ma anche numerosi contro che a prima vista sfuggono ai più in quegli anni e che verranno svelati in tutta la loro drammaticità soltanto nel decennio successivo per via di alcune cause giudiziarie.
In questo nuovo scenario sociale, emergono nuove figure, una delle quali importata dagli Stati Uniti: lo yuppie, abbreviazione di Young Urban Professional, ovvero il giovane professionista ambizioso e di buona famiglia, che cerca soddisfazione in una carriera professionale, idolatra Giovanni Agnelli, veste alla moda e frequenta i luoghi o ristoranti più di lusso.
Una strana figura, invero, che diviene ben presto oggetto di una altrettanto strana commedia che è riuscita a entrare nella storia.


Nel 1985, il regista Carlo Vanzina, leggendo alcuni quotidiani dell'epoca, intuisce l'emergere del fenomeno degli Yuppies nella società italiana e ne discute con suo fratello Enrico Vanzina. I due decidono allora di scrivere attorno a questa categoria sociale una sceneggiatura a quattro mani, che parte in origine come una sorta di Il Grande Freddo alla Lawrence Kasdan - con gli amici che si ritrovano e un pizzico di malinconia - per poi virare subito verso la commedia pura mischiata a qualche elemento satirico.
I due scrittori hanno però bisogno di sapere se quello che hanno messo su carta, pur inserito in un contesto da commedia, possa risultare verosimile e chiedono dunque a Jerry Calà, dopo avergli fornito alcuni nominativi e indirizzi, di effettuare una sorta di indagine preliminare. L'attore si reca nei posti indicati e per alcuni giorni frequenta gli ambienti del jet set di Milano e le persone che lo animano, giungendo alla conclusione che quanto scritto dai fratelli Vanzina non risulta affatto surreale, anzi, si può proprio dire che la realtà supera la fantasia.
Aurelio De Laurentiis, tramite la sua società Filmauro, è disposto a produrre il film, ma ritiene che il semplice titolo Yuppies possa risultare incomprensibile al pubblico italiano e fa dunque aggiungere il sottotitolo I Giovani di Successo, che tuttavia sia nel manifesto del film che nei titoli di testa non risalta più di tanto, lasciando dunque più spazio al titolo principale concepito dai fratelli Vanzina.
Jerry Calà è stato subito opzionato tra i protagonisti, essendo un volto riconoscibile e tra i protagonisti di alcuni film dai buoni incassi negli anni precedenti. A lui seguono a ruota Massimo Boldi ed Ezio Greggio. L'esperienza cinematografica di quest'ultimo è praticamente inesistente (ha interpretato un solo, misconosciuto film alcuni anni prima), ma all'epoca è un volto molto noto al pubblico televisivo e di certo si punta su questa sua popolarità. Anche Massimo Boldi è un navigato intrattenitore televisivo, inoltre ha partecipato - seppur solo in ruoli da comprimario - in due recenti pellicole di successo quali Il Ragazzo di Campagna e I Due Carabinieri.
Per il quarto e ultimo protagonista, Carlo ed Enrico Vanzina suggeriscono il nome di un attore con cui hanno già collaborato in passato, Christian De Sica, ma Aurelio De Laurentiis non sembra molto convinto di questa scelta, nonostante Christian De Sica abbia già a quell'epoca un curriculum di tutto rispetto nel campo della commedia. Interviene allora in ulteriore soccorso del suo collega Massimo Boldi, che già conosce il figlio di Vittorio De Sica da svariati anni, facendo infine abbandonare a De Laurentiis le sue perplessità.
Pur avendo Boldi e De Sica già condiviso un film nel 1985, I Pompieri, dove però non si incrociavano mai, Yuppies è la prima pellicola dove i due attori interagiscono in maniera continua: è questa la prima collaborazione di una futura, celebrata coppia comica del cinema italiano. Una collaborazione che si rinnoverà più volte nel corso degli anni successivi.
Per la protagonista femminile, viene selezionata Federica Moro. Anche in questo caso gioca una riconoscibilità data, più che dalla vittoria di un'edizione di Miss Italia un paio di anni prima, dal fatto che abbia collaborato con Adriano Celentano in un paio di film e il cantante/attore abbia speso buone parole su di lei.
Sul grande schermo il suo partner è Jerry Calà, ma il rapporto lavorativo non inizia nel migliore dei modi in quanto, durante una delle prime prove in sala trucco, l'attore - curioso di vedere dal vivo la bellezza di Federica Moro - chieda a gran voce quando arrivi. Gli risponde di essere già presente, a pochi metri da lui, la stessa Federica Moro, che Calà non era riuscito a riconoscere struccata.
L'abile caratterista Guido Nicheli, altro attore feticcio dei Vanzina, ricopre invece il ruolo a lui congeniale dell'imprenditore milanese dispotico e prevaricatore. A completare il cast vi sono infine Corinne Clery, Ugo Bologna e Valeria D'Obici.
Le riprese vengono effettuate nell'autunno del 1985. La maggior parte delle scene - sia in interni che in esterni - viene realizzata a Milano, rendendo il film una sorta di fotografia delle ambientazioni di quel momento storico e sociale, mentre alcune scene secondarie e l'epilogo - la litigata su chi debba pagare il conto salato del ristorante - vengono girati a Cortina D'Ampezzo. Il regista Carlo Vanzina lascia anche molto spazio a eventuali improvvisazioni degli attori, tanto che alcuni di loro non mancano di riciclare dei tormentoni a loro cari.
Vi è con ogni probabilità - in un'epoca quale quella di allora senza leggi chiare e ben definite - qualche sorta di product placement ante-litteram, visto che durante la pellicola sono citati o mostrati in maniera esplicita o implicita alcuni marchi di scarpe, automobili e capi di vestiario.
Yuppies: I Giovani di Successo viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 20 marzo 1986. Realizzato con un budget modesto, la pellicola arriva infine a guadagnare sul territorio italiano quasi otto miliardi di lire. Un incasso straordinario per quell'epoca e che permette di programmare e iniziare a far produrre subito un seguito, che arriva nelle sale cinematografiche quello stesso anno, il 1986. Ma questa... è un'altra storia.

lunedì 15 giugno 2020

A scuola di cinema: Grandi Magazzini (1986)

Nella seconda metà degli anni '80 del ventesimo secolo, la cosiddetta commedia all'italiana ha ormai esaurito la sua spinta propulsiva e creativa, dopo più di vent'anni di onorata carriera. Vuoi per l'invecchiamento o la scomparsa di alcuni attori e registi che ne hanno segnato le sorti, vuoi per l'imporsi di un nuovo scenario sociale ed economico - che offre in apparenza più opportunità a tutti - i vecchi interpreti lasciano spazio a una nuova generazione di registi e attori comici, i quali esasperano con le loro interpretazioni alcuni caratteri e situazioni dell'epoca.
Forse per caso, forse per destino, giunge infine un film a riunire queste due generazioni.


Nel 1985 i due produttori Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori ideano - come era loro abitudine a quell'epoca - un canovaccio attorno a cui costruire un film: una serie di scene ambientate in un centro commerciale, interpretate da vari attori.
I registi selezionati per questo progetto sono Franco Castellano e Giuseppe Moccia, alias Castellano e Pipolo. I due hanno già diretto un film corale nel 1982, Grand Hotel Excelsior, inoltre sono abili sceneggiatori e si dividono i compiti sul set, con ovvi benefici di tempi e costi. Da quel primo film corale, Castellano e Pipolo richiamano Enrico Montesano, a cui affidano il ruolo di Evaristo Mazzetti.
Un altro attore subito scritturato è Nino Manfredi, ma è qualcun altro a decidere per lui la sua parte. Il ruolo dell'attore in declino Marco Salviati viene infatti in principio proposto ad Alberto Sordi, che rifiuta e suggerisce a sua volta il nome di Manfredi poiché, non si sa se detto con ironia o cattiveria, è perfetto nel ruolo di una ex star del cinema in disgrazia.
Un attore che Castellano e Pipolo tengono molto ad avere è Renato Pozzetto, con cui hanno collaborato con successo negli anni passati in tre pellicole. Per lui viene infine ideato il personaggio di Fausto Valsecchi. Non ci si preoccupa affatto di spiegare come un milanese sia finito da più di dieci anni a Roma a lavorare come fattorino, quel che conta è avere Pozzetto tra le proprie fila.
Lino Banfi offre un suggerimento per il suo personaggio, dopo aver assistito a un piccolo spettacolo musicale tenuto da alcuni mendicanti vicino a un centro commerciale milanese. Nasce così Nicola Abatecola, nato a Cerignola.
Per il ruolo del Direttore dei Grandi Magazzini, Franco Castellano ha in mente una scelta particolare: un attore che si è concentrato principalmente negli anni passati in ruoli drammatici, sia sul grande schermo che in televisione, ma ha manifestato l'intento di dedicarsi anche alle commedie, Michele Placido. Insieme a lui, nel ruolo della segretaria, vi è la sua compagna dell'epoca, Simonetta Stefanelli.
Altri personaggi vengono invece modificati rispetto a come sono concepiti in origine. Antonio Borazzi, interpretato da Christian De Sica, nella prima stesura è un ragioniere pignolo che vuole sfruttare sino all'ultima lira del suo buono acquisto da 500.000 lire. De Sica interviene e modifica il personaggio, facendolo provenire dalla borgata romana, ma mantenendo il suo intento di sfruttare il buono fino all'ultima lira.
In origine il film è pensato come la classica commedia dalla durata di circa 100 minuti, ma durante la produzione Vittorio Cecchi Gori si incaponisce nel cercare altri attori per dare una parte anche a loro (Ornella Muti e Paolo Villaggio vengono scritturati praticamente a riprese iniziate e questo spiega il loro ingresso ritardato), costringendo Castellano e Pipolo a modifiche e aggiunte alla sceneggiatura in corso d'opera.
Per il comico genovese, e il suo fido compare Gigi Reder, Castellano e Pipolo pensano in prima battuta a due taccheggiatori che tentano un furto nei Grandi Magazzini. Villaggio tuttavia è rimasto affascinato da un personaggio comparso più volte in televisione, David Zed, il quale imita alla perfezione le movenze di un robot. Villaggio propone dunque che lui e Reder siano due truffatori e lui finga di essere un robot. Sarà lo stesso David Zed a fungere da consulente a Villaggio per la sua parte e insegnargli come muoversi al meglio.
Nell'insolita parte di sé stesso infine vi è Luciano Bonanni, un pilastro della commedia all'italiana attivo da più di trent'anni. Questa pellicola rappresenta il suo canto del cigno cinematografico.
Le riprese in esterni vengono effettuati presso l'Hotel Ibis di Agrate Brianza, mentre per gli interni dei Grandi Magazzini si utilizzano due centri commerciali di Viterbo e Paderno Dugnano.
La scena conclusiva con Lino Banfi è un dichiarato omaggio a Cantando Sotto la Pioggia. L'omaggio doveva in origine essere ancora più esplicito, con tanto di colonna sonora ripresa dal film con Gene Kelly. I diritti di utilizzo tuttavia non vengono concessi, ma la scena rimane comunque, seppur con musica composta ad hoc. Per un caso fortuito, la sera stessa in cui vengono effettuate le riprese piove davvero.
Per la sigla finale, composta da Detto Mariano, ognuno degli attori canta la propria parte dietro uno sfondo grigio-celeste. Le varie versioni vengono poi raccolte e montate ad arte da Antonio Siciliano.
Il continuo protrarsi delle tempistiche e le numerose scene aggiunte portano infine a quasi tre ore di girato, qualcosa per l'epoca di improponibile. Castellano e Pipolo intervengono in fase di montaggio e, eliminando alcuni sketch secondari e tagliando qualche scena (ognuna delle storie principali viene accorciata, senza fare sconti), si arriva a un risultato finale di 110 minuti.
Grandi Magazzini viene programmato nelle sale cinematografiche italiane a partire dal 31 ottobre 1986, arrivando infine a incassare circa 315 milioni di lire, a dire il vero non un risultato eccezionale se si pensa al cast che è stato coinvolto e tutto il lavoro che c'è stato dietro.
Tuttavia, negli anni successivi questa pellicola si guadagna lo status di culto, dal momento che inizia a essere programmata sulle reti televisive private. Per l'occasione, Castellano e Pipolo riciclano molte delle scene tagliate in fase di montaggio, dando vita a una versione estesa della durata di quasi due ore e trenta minuti.
La cosiddetta commedia all'italiana non è di certo più la stessa che imperava fino al decennio precedente, ma ha saputo trovare nuovi stimoli e nuove sfide, senza dimenticare il passato. Ma questa... è un'altra storia.

martedì 15 ottobre 2019

A scuola di cinema: Compagni di Scuola (1988)

1987: l'attore e regista Carlo Verdone è ormai un apprezzato professionista del mondo del cinema, dopo gli inizi come comico teatrale e televisivo. Tuttavia fino ad ora ha diretto solo commedie e vorrebbe compiere un ulteriore salto di qualità. Un salto di qualità che comporta anche dei rischi, che lui è disposto ad accettare.


Terminata la partnership lavorativa con Sergio Leone, Verdone trova un nuovo mentore e produttore in Mario Cecchi Gori, che ha apprezzato l'episodio dell'emigrante in Bianco, Rosso e Verdone, e produce i suoi film successivi, fino a Io e Mia Sorella.
Nel 1986, Verdone partecipa a una cena coi suoi ex compagni di scuola del liceo Nazareno: di una classe composta da oltre trenta persone, se ne presentano circa un terzo. Pur dovendo essere un'occasione felice, il fatto che non ci si veda da tanto tempo porta alcuni partecipanti a provare a essere gli alunni di un tempo, a cercare di ricatturare un periodo che ormai appartiene a un'altra epoca. Cosa che porta a scherzi pesanti e, addirittura, verso la fine della serata, al lancio di un sasso contro un'automobile.
Rimasto sconvolto da questa esperienza, Verdone, avendo anche sentito di separazioni e divorzi tra alcuni suoi amici, nota come ormai i concetti classici di famiglia e di società patriarcale siano entrati in crisi. Molti matrimoni falliscono, alcuni anche dopo solo pochi mesi, e la società di allora è radicalmente diversa da quella del decennio precedente, reduce da battaglie sociali e civili.
Verdone trova questi due elementi, in apparenza non correlati, ottimi spunti da utilizzare per un suo nuovo film, traendo una piccola ispirazione anche da Il Grande Freddo di Lawrence Kasdan.
Trasferisce questa suo soggetto di massima a Mario Cecchi Gori, il quale però non ne è altrettanto entusiasta. Sono previsti circa 20 personaggi, qualcosa di difficilmente gestibile, Verdone non è tra i protagonisti come accaduto in tutti i suoi precedenti film di successo e sono previste poche situazioni comiche.
Il produttore dà comunque il via libera per la stesura della sceneggiatura, che Verdone realizza insieme a Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi in circa sei mesi. Il primo trattamento è di oltre duecento pagine, che Cecchi Gori impone sia tagliato di almeno trenta. Verdone, con l'aiuto degli altri due sceneggiatori, fa quanto richiesto e riporta il copione al produttore.
La reazione che riceve il giorno dopo è davvero inattesa. Come entra nella stanza privata di Cecchi Gori, Verdone viene quasi centrato in pieno dal copione, mentre le pagine iniziano a sparpagliarsi per tutta la stanza. A lanciarlo è stato ovviamente Mario Cecchi Gori, il quale ripete di nuovo che ci sono troppi personaggi, che la sceneggiatura non fa ridere ed è troppo verbosa.
Irato, Verdone inizia a raccogliere le pagine sparse a terra e, avendo capito di aver esagerato, Cecchi Gori lo aiuta. Forse è quella stessa sensazione di comprensione e pietà che fa infine dire al produttore che il film ha il suo via libera, anche se è ancora convinto che sarà un disastro.
Dopo aver ottenuto, pur con fatica, l'approvazione, Verdone inizia a cercare i componenti del cast. Se il regista riserva per sé il personaggio di Ruffolo, per il ruolo di Finocchiaro ha invece in mente un esordiente: un libraio che abita nella sua zona, frequenta il suo stesso meccanico di fiducia e col quale a volte prende un caffè al bar. Si chiama Angelo Bernabucci. Costui all'inizio è esitante, vista la sua totale inesperienza, ma Verdone lo mette a suo agio prima con un piccolo provino, poi dandogli dei consigli sul set per non farlo sentire troppo spaesato in un mondo per lui del tutto nuovo.
Per il ruolo di Valenzani, Verdone contatta un attore che ha apprezzato in teatro e con cui a volte gioca a calcio il sabato mattina. Si chiama Massimo Ghini. Costui all'epoca è sposato con una giovane attrice di nome Nancy Brilli. Accompagnando il suo compagno a un provino, Nancy Brilli ne sostiene uno a sua volta e ottiene il ruolo di Federica Polidori.
Per il ruolo di Fabris, viene scelto il caratterista Fabio Traversa. Pur essendo un personaggio che scompare dopo pochi minuti dalla scena, il trattamento che riceve sullo schermo dagli altri protagonisti - e in cui molti spettatori riescono a identificarsi - porta l'attore, che pure ha lavorato e lavora con altri rinomati registi quali Nanni Moretti e Pasquale Squitieri, a rimanere fortemente identificato negli anni successivi con questo personaggio.
Le riprese iniziano in via ufficiale il primo agosto 1988. La quasi totalità della pellicola viene girata presso un edificio dell'Appia Antica, Villa Fiorucci. Ogni tanto si presenta sul set il produttore Mario Cecchi Gori che, senza neanche vedere il girato della giornata, continua a elencare in pubblico i suoi motivi di insoddisfazione del film tra lo stupore generale.
Durante la lavorazione, tra gli attori nasce una grande intesa e alcuni di loro stringono forti amicizie che continuano anche dopo il termine delle riprese, che avviene il 16 ottobre 1988.
Prima dell'uscita ufficiale della pellicola nei cinema, viene programmata una visione privata e ristretta a cui partecipa il principale contestatore del film, Mario Cecchi Gori. Costui alla fine si alza e, pur non ammettendo il suo errore di giudizio, si congratula con Carlo Verdone dichiarando che dirige i film meglio di come li scrive.
Compagni Di Scuola viene distribuito nelle sale italiane a partire dal 21 dicembre 1988, arrivando infine a incassare oltre 3 miliardi di lire (462.000 Euro al cambio attuale). Carlo Verdone ha vinto la sua scommessa più importante, anche e prima di tutto con sé stesso, e può ora pensare a nuovi obiettivi... ma questa è un'altra storia.