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lunedì 27 giugno 2022

Prime Video Original 19: The Protégé


Nikita di Luc Besson ha sdoganato al grande pubblico il personaggio della donna cazzuta, se ci passate il termine, ma con un passato tormentato alle spalle che altri sfruttano per i loro fini, di solito poco onorevoli: una vera e propria anti-eroina che ha avuto poi molti epigoni (il più mainstream è di sicuro Black Widow).
Tra cloni americani e rifacimenti, una sorta di nuova Nikita compare nel film The Protégé, scritto da Richard Wenk, diretto da Martin Campbell e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 27 agosto 2021.
Nel 1991, il sicario Moody Dutton (Samuel L. Jackson) durante un incarico si imbatte in una ragazzina vietnamita che in qualche modo è riuscita a uccidere degli uomini che la tenevano prigioniera.
Moody porta con sé la ragazza negli Stati Uniti e l'addestra negli anni successivi a divenire un'abile assassina a pagamento di nome Anna (Maggie Q). Qualche anno dopo, i due vengono presi di mira da una vecchia conoscenza di Moody, che pare morire ucciso nel suo appartamento.
Al contempo, Anna fa la conoscenza dell'enigmatico Michael Rembrandt (Michael Keaton), il quale sembra fare il doppio gioco ed essere al servizio del mandante dell'omicidio di Moody. In maniera inevitabile, tutto deflagrerà in uno scontro finale.
Ci troviamo di fronte a un thriller di stampo spionistico "sporco" (nessuno dei protagonisti si rivela alla fine uno stinco di santo), ma che presenta anche echi alla James Bond, dopotutto il regista ha diretto alcuni film del franchise di 007.
Diversamente da Bond, però, che nel mondo delle spie ci è nato e non ha troppo desiderio di uscirne, Anna Moody vi è entrata dalla porta sul retro, costruendosi un'identità - lei che proviene in realtà da dei quartieri poveri - che non le appartiene davvero, ma non aveva altro con cui andare avanti e Moody rappresenta per lei una sorta di figura paterna. Che quando viene perduta la porta a compiere un processo di maturazione.
Il film dunque, più nella seconda parte, mixa azione con l'introspezione, mentre Anna combatte orrori e persone che le ricordano il suo passato, e si incentra anche su questa sua crisi di identità che la porta a prendere una (abbastanza prevedibile) decisione finale. Forse troppo improvvisa per come arriva, ma il cui impatto nei confronti dello spettatore è abbastanza forte.
Nel mezzo qualche scena un po' strana e surreale, tipo quella in cui Anna e Michael Rembrandt smettono di spararsi contro per iniziare a fare sesso senza davvero un perché (e visioni di Boris sono partite spontanee nella mia mente).
Insomma, lo studente è stato anche bravo, solo che non si è applicato.

lunedì 18 aprile 2022

A scuola di cinema: Die Hard - Duri a Morire (1995)

Diffuso in molte nazioni, Simon Dice/Simon Says è un gioco che prevede la partecipazione di tre o più giocatori. Uno di questi ha il ruolo di Simon, il quale deve dare agli altri giocatori ordini di eseguire certe azioni preceduti dalla frase "Simon Dice". A seconda di come quell'ordine verrà portato a compimento, i giocatori potranno andare avanti nel gioco o essere eliminati, fino a quando ne resterà soltanto uno. Se invece nessuno esegue gli ordini in maniera corretta, il vincitore è "Simon".
Ebbene, per quanto possa apparire strano, questo gioco per bambini è il punto di partenza per il terzo film appartenente alla saga di Die Hard.


Dopo la conclusione delle riprese di 58 Minuti per Morire (Die Hard 2), Bruce Willis rifiuta alcune sceneggiature che gli vengono sottoposte per un ulteriore sequel, giudicandole troppo simili ai primi due film. Una di queste sceneggiature, intitolata Troubleshooter e che vede John McClane e sua moglie Holly in lotta contro dei terroristi durante una crociera, viene qualche anno dopo riscritta per diventare Speed 2 - Senza Limiti (Speed 2: Cruise Control).
Inoltre, alcuni problemi che sia l'attore che la 20th Century Fox hanno sperimentato con Joel Silver e Lawrence Gordon, fanno sì che i due produttori non siano più coinvolti in un'ulteriore pellicola della saga.
Nell'ambiente cinematografico gira da qualche tempo una sceneggiatura di Jonathan Hensleigh intitolata Simon Says. L'idea viene allo sceneggiatore ripensando a quando da piccolo giocava a Simon Dice e, durante una partita, lanciò un sasso che inavvertitamente procurò una ferita a un suo amico. Si interroga dunque cosa accadrebbe se quell'amico anni dopo cercasse vendetta.
In origine, Simon Says è un film d'azione concepito come un sequel di Drago d'Acciaio (Rapid Fire), con Brandon Lee nel ruolo del protagonista e Angela Bassett al suo fianco, per impedire una serie di esplosioni da parte di un criminale che gioca con loro a Simon Dice.
Dopo la prematura scomparsa dell'attore, nel 1993, la sceneggiatura viene acquisita dalla Warner Bros. la quale intende utilizzarla come quarto capitolo della saga di Arma Letale (Lethal Weapon), mettendo Martin Riggs e Roger Murtaugh al posto dei personaggi che avrebbero dovuto essere interpretati da Brandon Lee e Angela Bassett.
Mel Gibson, tuttavia, all'epoca non è interessato a riprendere nell'immediato il ruolo di Riggs e così la Warner Bros. vende la sceneggiatura alla 20th Century Fox. Il trattamento di Hensleigh incontra i favori di Bruce Willis e così viene dato il via libera al progetto.
Jonathan Hensleigh effettua una revisione della sceneggiatura per adattarla alle atmosfere di Die Hard ma, a parte qualche dettaglio e il cambio dei nomi dei personaggi (con John McClane in sostituzione di Martin Riggs e Zeus Carver al posto di Roger Murtaugh), poche modifiche vengono apportate.
Per questo terzo capitolo ritorna come regista John McTiernan, il quale decide di rinunciare a dirigere Batman Forever.
Per il ruolo di Zeus Carver, la prima scelta ricade su Laurence Fishburne, che si accorda in via verbale per questo col produttore Andrew Vajna dopo che quest'ultimo gli ha garantito un ingaggio più alto rispetto a quello offerto in principio.
Prima che un contratto sia firmato, però, Vajna partecipa all'edizione del 1994 del Festival di Cannes, dove viene proiettato Pulp Fiction: il produttore rimane così favorevolmente impressionato dall'interpretazione in questo film di Samuel L. Jackson, caldeggiato anche da Bruce Willis, da offrirgli immediatamente la parte di Zeus Carver. Jackson accetta con gioia essendo un fan della saga e avendo visto Trappola di Cristallo almeno 30 volte.
Quando Laurence Fishburne viene a sapere di questo, fa causa ad Andrew Vajna per il mancato accordo, nonostante fosse stato concordato solo in maniera verbale, e riceve alla fine una somma risarcitoria.
Il ruolo di Simon Gruber viene proposto in un primo momento a Sean Connery, con cui John McTiernan ha già lavorato in Caccia a Ottobre Rosso e Mato Grosso (Medicine Man). L'attore, però, rifiuta la proposta in quanto ritiene il personaggio troppo malvagio per i suoi gusti. Il ruolo viene allora proposto a David Thewlis, ma costui vi rinuncia per partecipare alle riprese di Dragonheart. La parte viene infine affidata a Jeremy Irons.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 16 settembre 1994, tenendosi a New York, South Carolina e nel Maryland.
Per evitare problemi di qualsiasi natura, il cartellone trasportato da Bruce Willis dove compare una parola offensiva verso gli afroamericani in realtà non presenta alcuna scritta. La frase viene poi aggiunta in post-produzione.
L'enigma dei galloni d'acqua deriva da un'esperienza reale di Jonathan Hensleigh, il quale si ritrovò a dover risolvere questo test durante un esame, non riuscendoci.
L'epilogo originario, che viene effettivamente girato, vede Simon Gruber riuscire a fuggire con l'oro trafugato, mentre John McClane viene giudicato il principale responsabile di questa debacle e licenziato dalla polizia.
Preda della depressione e ossessionato dal ritrovare Simon Gruber, John McClane riesce infine a rintracciarlo alcuni anni dopo in un bar in Ungheria. Qui gli propone un gioco intitolato McClane Dice: vi è un piccolo lanciarazzi attorno al suo petto e verranno posti degli indovinelli come aveva fatto Simon Gruber. Se la risposta è errata, il pulsante del lanciarazzi sarà premuto ma - poiché gli sono stati tolti i mirini - è impossibile capire verso quale direzione andrà il razzo.
Quando McClane domanda a Gruber cosa avrebbe potuto portare a questo incontro che gli avrebbe salvato la vita, quest'ultimo sbaglia la risposta, il razzo parte e lo uccide. Viene infine rivelato che John McClane indossava un giubbotto antiproiettile.
Questo epilogo non piace alla Fox, venendo giudicato privo di azione e ritraendo McClane come troppo crudele e calcolatore. Viene dunque girato un altro finale, quello a tutti noto, e che comporta peraltro un aumento abbastanza significativo del budget.
Le riprese si concludono il 19 novembre 1994.
Un mese prima dell'uscita del film nelle sale, il 19 aprile 1995, avviene l'attentato a Oklahoma City a opera di Timothy McVeigh, che provoca 168 vittime. La Fox, tuttavia, decide di non editare la pellicola per eliminare delle esplosioni, in quanto è evidente che essa sia un'opera di fantasia.
Die Hard - Duri a Morire (Die Hard with a Vengeance) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 19 maggio 1995. A fronte di un budget di 90 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 366 milioni di dollari.
Si tratta di un nuovo successo per questa saga, ma porta con sé una curiosa conseguenza. Jonathan Hensleigh, infatti, viene poco dopo trattenuto e interrogato dal FBI, che gli chiede come mai fosse a conoscenza di così tanti dettagli nel descrivere la New York Federal Reserve. Lo sceneggiatore risponde che tali dettagli erano stati descritti in un articolo del New York Times, pubblicato peraltro alcuni anni prima, e viene dunque rilasciato.
Dopo questo terzo capitolo, bisognerà attendere ben dodici anni per vedere un altro episodio della saga di Die Hard... ma questa è un'altra storia.