martedì 24 maggio 2022

Netflix Original 49: Death Note - Il Quaderno della Morte


Dal 2003 al 2006 viene pubblicato su Weekly Shonen Jump il manga Death Note, ideato da Tsugumi Ōba e Takeshi Obata. La storia è incentrata sullo studente giapponese Light Yagami, che inizia a uccidere un gran numero di criminali lungo il mondo utilizzando il Death Note del dio della morte Ryuk, cosa che lo mette in contrasto col miglior detective esistente, Elle.
Un titolo che ottiene un enorme successo lungo tutto il mondo, nonché un adattamento sotto forma di anime e una trasposizione per il mercato americano, nel lungometraggio Death Note - Il Quaderno della Morte (Death Note), diretto da Adam Wingard, scritto da Charles Parlapanides, Vlas Parlapanides e Jeremy Slater e distribuito su Netflix a partire dal 25 agosto 2017.
Essendo un prodotto rivolto principalmente a un pubblico americano, l'ambientazione in questo caso viene trasferita negli Stati Uniti, a Seattle per la precisione, con i nomi modificati laddove necessario. Lo studente, orfano di madre, Light Turner (Nat Wolff) trova il Death Note e incappa in Ryuk (Willem Dafoe), che gli spiega cosa è in grado di fare.
Light scopre che Ryuk dice il vero quando si vendica dell'assassino impunito di sua madre e poco dopo si allea con un'altra studentessa, Mia Sutton (Margaret Qualley), con lo scopo di eliminare i criminali più pericolosi dalla faccia della terra e rendere il mondo un posto migliore.
Mentre quel mondo che viene liberato dal male acclama un presunto nuovo messia, Kira, il detective migliore del mondo, L (Lakeith Stanfield), inizia a stringere il cerchio attorno a Light Turner e alla sua ondata di omicidi.
Il film è una vera e propria americanizzazione non tanto del manga in sé (troppo più lungo e complesso per essere compresso in una pellicola), quanto dello spunto iniziale del fumetto - un giovane che ritrova il Death Note e lo usa per presunti scopi messianici - che viene inserito all'interno di ambientazioni tipiche dei film statunitensi (il liceo, la casa di famiglia, la stazione di polizia).
In tal senso, il Death Note americano appare più come una sorta di horror adolescenziale, seppur realizzato con qualche mezzo in più, con un lieve ma molto lieve sottotesto di critica sociale (del tipo che viene accennato una volta sola e poi si rischia di dimenticarsene) e qualche tematica consolidata quale un delicato rapporto paterno, il conflitto con l'autorità, l'amore tradito.
Quindi i protagonisti sono solo un riflesso delle loro controparti giapponesi, o sarebbe meglio dire fumettistiche, che risultano invece molto più complesse e sfaccettate. Mentre nel film procede tutto in maniera molto più spedita (Light rivela il segreto del Death Note a Mia Sutton senza un vero perché, L scopre l'identità di Kira senza che vengano forniti tutti i passaggi della sua indagine) per esigenze di trama e durata. E alla fine viene anche lasciato spazio per un eventuale sequel.
Rimane anche l'ambiguità di fondo del personaggio di Kira, che in apparenza si pone scopi giusti, ma per eliminare il male utilizza strumenti che lo fanno infine diventare il Male Assoluto. Il più grande serial killer della storia dell'umanità.

lunedì 23 maggio 2022

Prime Video Original 16: Dangerous


Tale padre, tale figlio, dice un famoso proverbio popolare. Questo può valere anche nel cinema, quando accade che la tradizione attoriale si perpetui attraverso due o più generazioni. Come nel caso, per fare un celebre esempio, di Kirk Douglas e Michael Douglas.
Un'altra legacy di discreto successo è quella che si è verificata con Clint Eastwood e suo figlio Scott Eastwood, i quali hanno anche collaborato insieme in qualche pellicola, il primo come regista, il secondo come attore.
Il solo Scott Eastwood è invece protagonista del film Dangerous, scritto da Chris Borrelli, diretto da David Hackl e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 21 febbraio 2022.
Dylan Forrester (Scott Eastwood) è un criminale agli arresti domiciliari soggetto a imprevedibili scatti d'ira che sta curando con dei farmaci e delle sedute psichiatriche online col Dr. Alderwood (Mel Gibson), che sembra stiano dando discreti risultati.
Quando però gli giunge notizia della morte di suo fratello, Dylan Forrester abbandona la detenzione domiciliare per partecipare ai suoi funerali, che si tengono presso una piccola isola con pochi abitanti, tra cui la famiglia di Dylan, la quale non lo vede di buon occhio a causa del suo tormentato passato.
All'improvviso una banda di criminali capitanati da un certo Cole (Kevin Durand) approda sull'isola, alla ricerca di un misterioso bottino che appare in qualche modo collegato al fratello di Dylan Forrester, il quale per proteggere la sua famiglia rischia di cedere a quei demoni che tanto ha lottato per allontanare da sé.
Il film sembra uno di quegli action-movie - opportunamente ammodernato - che andavano di moda circa quarant'anni fa. Quelli dove Clint Eastwood non mancava a volte di apparire e che vedevano un (anti)eroe tutto d'un pezzo, osteggiato dai suoi superiori, nel caso fosse un agente di polizia, o dalla sua famiglia.
Si nota in maniera evidente come il tutto sia stato realizzato con pochi mezzi dal limitato cast presente e dal ristretto numero di ambientazioni utilizzate, ma questo non è necessariamente un difetto.
Siccome la trama punta in maniera quasi esclusiva sull'elemento delle scene di azione, un eccessivo approfondimento sul protagonista non c'è: lui è la persona eternamente in bilico tra bene e male, che si ritrova catapultato in una situazione più grande di lui che lo riscatta agli occhi della famiglia e della società stessa.
Gli altri personaggi invece sembrano essere sostanzialmente di contorno, sia quelli positivi che negativi, volti con le loro poche azioni e battute a instradare il protagonista verso il suo nuovo sentiero. Fa eccezione solamente il personaggio interpretato da Mel Gibson, uno psicologo fortemente fatalista e autoironico che compare per un massimo di quattro scene, riuscendo comunque - grazie alla professionalità dell'attore - a ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto.
Il finale lascia spazio a un possibile sequel, che sembra abbia concrete possibilità di essere realizzato. Sarà dunque curioso e strano al tempo stesso vedere Scott Eastwood ricreare in certe occasioni le stesse espressioni facciali del padre Clint e scambiarlo per lui.

domenica 22 maggio 2022

A scuola di cinema: La Corsa Più Pazza D'America (1981)

1971: Si tiene la prima edizione della Cannonball Baker Sea-To-Shining-Sea Memorial Trophy Dash o, come sarà meglio nota al grande pubblico, Cannonball Run, una gara automobilistica non autorizzata che si svolge dalla Costa Est a quella Ovest degli Stati Uniti, organizzata dagli editor della rivista Car and Driver Brock Yates e Steven Smith.
Ogni partecipante può usare qualsiasi tipo di veicolo, anche il più bizzarro, e percorrere le strade che preferisce, salvo partire e arrivare dal luogo indicato dall'organizzazione.
Dopo questa prima edizione, la Cannonball Run viene tenuta successivamente in altre tre occasioni, sino al 1975, prima di prendersi una pausa di qualche anno. Ritorna infine con un'ultima edizione nel 1979, la quale fornisce anche la base per un film.


Nel corso dell'edizione del 1979, tenutasi nel mese di marzo, tra i partecipanti vi è lo stesso Brock Yates, il quale è accompagnato da sua moglie, Pamela Reynolds, dal regista cinematografico Hal Needham e da un dottore, Lyell Royer. Costoro concorrono nella competizione utilizzando un furgoncino con motore truccato e aspetto modificato per apparire come un'ambulanza.
Sfortunatamente, il mezzo non arriva a tagliare la linea del traguardo in quanto la trasmissione del furgone cede a circa 80 chilometri dalla fine, nei pressi di Palm Springs.
Da quest'esperienza, Brock Yates concepisce una sceneggiatura in cui inserisce anche esperienze realmente accadute e personaggi da lui realmente conosciuti durante le varie edizioni. Tale sceneggiatura in principio vuole essere un film d'azione con protagonista Steve McQueen.
Hal Needham, però, sottopone il progetto e la parte del protagonista, JJ McClure, a Burt Reynolds, con cui ha già collaborato in passato. L'attore in principio non appare interessato, ma il regista gli promette un ingaggio di 5 milioni di dollari (il più alto di sempre, per quell'epoca) e una tempistica di lavorazione di massimo un mese. Di fronte a quest'opportunità, e volendo aiutare un amico, Burt Reynolds accetta la parte, ma continua a non apprezzare molto il progetto.
Con l'ingresso in scena di Burt Reynolds, la pellicola abbandona la sua natura originaria di film d'azione e la sceneggiatura viene modificata in maniera drastica perché diventi una commedia.
Il film viene prodotto dalla Golden Harvest e uno dei soci della compagnia, Raymond Chow, richiede che Jackie Chan - di cui la Golden Harvest produce i film girati a Hong Kong - venga inserito nel cast per farlo conoscere anche al pubblico occidentale. Per l'attore è una delle prime esperienze in una produzione americana, ma rimane alquanto sorpreso nello scoprire di dover interpretare un giapponese, essendo lui di nazionalità cinese.
Del cast fa parte anche Roger Moore, il quale nel film interpreta un personaggio che è convinto di essere proprio l'attore inglese. Pur essendoci alcuni evidenti riferimenti a James Bond, il nome di quest'ultimo non viene pronunciato per evitare beghe legali con la EON Productions e anche perché Roger Moore si sarebbe rifiutato di interpretare una parodia di questo personaggio.
Nonostante ciò, la EON Productions non gradisce molto la cosa e - non potendo citare in giudizio la produzione - decide di far inserire nei contratti per i vari attori che ricoprono il ruolo di James Bond una specifica clausola per cui, negli anni in cui interpretano il personaggio, non è consentito loro di partecipare ad altri film che prevedano di indossare uno smoking o guidare una Aston Martin.
Le riprese iniziano in via ufficiale nel maggio 1980, tenendosi in Arizona, California, Georgia, Nevada e Missouri. L'ambulanza che viene utilizzata nel film da Burt Reynolds e Dom DeLuise è la stessa impiegata da Brock Yates e Hal Needham per la competizione del 1979. Lo stesso Brock Yates ha un cameo come organizzatore della competizione.
Le sequenze coi vari attori vengono girate in maniera separata, mentre per quelle collettive occorrono solo pochi giorni di lavorazione. 
Un grave incidente si verifica il 25 giugno 1980. Una manovra acrobatica in automobile rischia di saltare poiché la stuntwoman che deve occuparsene ha un'improvvisa emergenza familiare e si vede costretta ad allontanarsi dal set.
Essendo la produzione a rischio di sforare le tempistiche previste e non potendo aspettare il ritorno della donna, il coordinatore degli stuntmen Bobby Bass chiama sul set la sua fidanzata Heidi Von Beltz, sciatrice provetta con, tuttavia, scarsa esperienza come stuntwoman.
Secondo Bobby Bass, comunque, quello che lei deve fare è molto semplice, in quanto deve limitarsi ad azionare una macchina del fumo mentre si trova sul sedile del passeggero di un'automobile (per dare l'impressione che stia prendendo fuoco), la quale viene guidata dall'esperto driver Jimmy Nickerson, il quale ha il compito di farla sfrecciare in mezzo ad altri automezzi.
Nickerson ha fatto già notare che l'automobile dà alcuni problemi, come un volante difficile da manovrare e freni non efficaci, ma al momento di girare non sono state apportate del tutto le necessarie riparazioni.
Il mezzo su cui si trova Heidi Von Beltz, quindi, va a scontrarsi con un furgone che proviene dalla parte opposta. Poiché le cinture di sicurezza sono state rimosse dall'auto, la donna viene scagliata contro il parabrezza. Sopravvive al terribile impatto, ma il suo collo rimane spezzato e lei resta tetraplegica a causa di questo.
Le riprese si concludono dopo 36 giorni di lavorazione.
La Corsa Più Pazza D'America (The Cannonball Run) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 19 giugno 1981. A fronte di un budget di 18 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 160 milioni di dollari.
Heidi Von Beltz fa causa alla produzione per quanto accaduto e nel 1988 le viene garantito un risarcimento del danno pari a 3 milioni e 200 mila dollari, che viene impiegato interamente per pagare le spese legali e le continue cure mediche di cui la donna ha bisogno per il resto della sua vita.
Il drammatico evento convince inoltre molte case di produzione cinematografiche a rendere obbligatorie le cinture di sicurezza durante le manovre acrobatiche in automobile e di imporre ai registi il divieto di apportare qualsiasi cambiamento agli stunt pianificati. Heidi Von Beltz muore il 28 ottobre 2015.
Il successo del film fa sì che pochi anni dopo ne esca un sequel... ma questa è un'altra storia.

sabato 21 maggio 2022

A scuola di cinema: Darkman (1990)

1987: Dopo aver diretto il seguito de La Casa (The Evil Dead), Sam Raimi progetta di dirigere un film incentrato su un supereroe, essendo un grande appassionato dei fumetti di questo genere. Tenta allora di assicurarsi i diritti prima di Batman, poi quelli di The Shadow, ma in entrambi i casi non riesce a concludere nulla, in quanto entrambi i personaggi sono opzionati per altri progetti.
Ed è allora che il regista decide di creare un proprio supereroe, il quale tragga ispirazione anche da questi due personaggi, per forgiare qualcosa di totalmente nuovo. Nasce così Darkman.


L'idea iniziale di Sam Raimi è incentrata su un uomo in grado di modificare il proprio volto per brevi periodi di tempo. Scrive dunque un primo, breve trattamento intitolato The Darkman, per cui trae ispirazione dai film horror della Universal Pictures usciti tra gli anni '30 e '40 del ventesimo secolo e da altre opere quali Il Fantasma dell'Opera ed Elephant Man che lo portano a concepire infine un personaggio rimasto sfigurato nel volto.
Il trattamento di Sam Raimi viene opzionato proprio dalla Universal, che dà il via libera al progetto e chiede una sceneggiatura completa. Rami scrive le prime bozze con l'aiuto di Chuck Pfarrer, Robert Tapert e di suo fratello Ivan Raimi il quale - vista la sua esperienza come dottore - si rivela fondamentale nel descrivere l'autenticità delle scene a sfondo medico e scientifico.
Dopodiché la sceneggiatura viene passata a Daniel Goldin e Joshua Goldin, i quali revisionano i dialoghi precedenti, aggiungendone di nuovi, e inseriscono più scene d'azione. Anche Joel Coen ed Ethan Coen, amici di Sam Raimi, si occupano, pur non accreditati, di un'ulteriore revisione. Alla fine vengono prodotto non meno di dodici bozze di sceneggiatura.
Per il ruolo di Peyton Westlake/Darkman, Sam Raimi propone il suo attore feticcio Bruce Campbell, ma la Universal non lo ritiene la scelta più adatta. Vengono considerati dunque altri attori quali Gary Oldman o Bill Paxton, il quale riferisce del processo di casting a un suo amico, Liam Neeson. Costui decide di parteciparvi e si aggiudica infine la parte. Per la rabbia e la delusione, Paxton per alcuni mesi non rivolge più la parola a Neeson.
In preparazione alla parte, l'attore entra in contatto con la Phoenix Society for Burn Survivors, un'organizzazione che aiuta le persone rimaste sfigurate in volto a rientrare nella società.
Per il ruolo della protagonista femminile, Julie Hastings, la Universal in prima battuta vorrebbe Julia Roberts, ma costei decide di impegnarsi con le riprese di Pretty Woman. Non aiuta, inoltre, che l'attrice abbia avuto una relazione - bruscamente interrottasi - con Liam Neeson e durante un'audizione le difficoltà di interazione tra i due appaiano evidenti.
Dopo aver considerato altre attrici quali Demi Moore e Bridget Fonda, la parte viene infine assegnata, dietro richiesta specifica di Raimi, a Frances McDormand, moglie di Joel Coen e vicina di casa del regista.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 19 aprile 1989, tenendosi a Los Angeles.
Liam Neeson ogni giorno si sveglia alle tre di notte e deve sottoporsi continuamente a sessioni di trucco e make-up che in principio durano anche cinque ore (salvo infine arrivare a tre), per poi impegnarsi sul set per le tredici ore successive, lasciando le ore rimanenti per il sonno. L'attore non si fa problemi ad accettare questa sfida, l'unica difficoltà che gli si presenta è quella di riuscire a parlare in maniera appropriata con dei denti posticci.
Dal canto suo, Sam Raimi ha qualche problema a contenere il temperamento di Frances McDormand, la quale non ci sta a interpretare il classico ruolo della "damigella in pericolo da salvare", e ha con lei svariate discussioni in merito ad alcune divergenze creative. La loro amicizia, tuttavia, non viene intaccata da questo.
Bruce Campbell riesce comunque in un certo senso a comparire nel ruolo di Darkman, grazie alla scena finale, con una delle tante identità adottate dal personaggio.
Le riprese si concludono nell'agosto 1989.
Il processo di editing si rivela alquanto intricato poiché il primo montatore selezionato, David Stiven, a un certo punto è vittima di un esaurimento nervoso e abbandona l'incarico.
La Universal contatta allora un secondo montatore, Bud Smith, mentre Sam Raimi e il produttore Robert Tapert vengono mandati in vacanza in Florida per circa tre settimane. Al loro ritorno i due scoprono, con loro grande sorpresa, che la durata del film è stata portata dalle iniziali due ore a 85 minuti. In particolare, sono state eliminate tutte quelle inquadrature ritenute strane, tipiche dei film di Raimi.
Quando viene a sapere cosa è accaduto, il compositore Danny Elfman minaccia di restituire il proprio compenso e di far togliere il suo nome dai credits.
A complicare le cose, inoltre, la pellicola non ottiene buoni riscontri negli screening preliminari. Pur avendo ormai portato avanti un'originale campagna di marketing, la Universal si convince infine di avere un flop tra le proprio mani e decide di distribuirlo nelle sale così com'è.
Sam Raimi e Robert Tapert, tuttavia, non ci stanno. Durante il weekend che precede la distribuzione, accompagnati da un altro montatore, Bob Murawski, si introducono negli uffici della Universal e all'insaputa di tutti aggiungono al montaggio finale circa altri 10 minuti, soprattutto quelle scene ritenute strane. Quando gli esecutivi della Universal scoprono cosa è accaduto, sono furiosi, ma ormai è troppo tardi. La manovra azzardata, però, alla fine paga.
Darkman viene distribuito nei cinema americani a partire dal 24 agosto 1990. A fronte di un budget di 14 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 49 milioni di dollari.
Essendosi il film rivelato un discreto successo, viene dapprima prodotto nel 1992 un pilot - mai andato in onda - per una possibile serie televisiva basata sul personaggio. Dopodiché vengono distribuiti nel 1995 e nel 1996 due sequel, pensati per il mercato direct-to-video, i quali non vedono coinvolti Sam Raimi o Liam Neeson, sostituito da Arnold Vosloo: Darkman II - Il Ritorno di Durant (Darkman II: The Return of Durant) e Darkman III - Darkman Morirai (Darkman III: Die Darkman Die).
Sam Raimi invece avrebbe infine coronato il suo sogno di dirigere un celebre supereroe qualche anno dopo grazie a Spider-Man... ma questa è un'altra storia.

venerdì 20 maggio 2022

Fabolous Stack of Comics: Super-Villain Team-Up - Contro Attuma


A seguito dell'uscita dei due Giant-Size, nel 1975 inizia a essere pubblicata la serie regolare a cadenza bimestrale Super-Villain Team-Up, che porta avanti la trama dell'improbabile e difficile alleanza tra Namor il Sub-Mariner e il Dr. Destino, i quali diverranno i protagonisti assoluti di questa testata, nonostante il titolo faccia presagire che ci potrebbero essere anche alleanze tra altri supercriminali.
Una prima saga che si dipana nei primi quattro numeri viene scritta da Tony Isabella, Jim Shooter e Bill Mantlo e disegnata da George Tuska, Sal Buscema, George Evans e Herb Trimpe. La pletora di sceneggiatori e artisti fa capire che la serie in principio fatica a trovare un team creativo stabile.
A seguito dell'ennesima diatriba tra loro, Namor e Victor Von Doom decidono di sciogliere un'alleanza praticamente mai nata. Namor torna dunque su Idrobase, la sua attuale dimora, ma la trova conquistata da tre suoi nemici: lo Squalo Tigre, il Dr. Dorcas e Attuma.
Il Dr. Destino decide di approfittare della situazione per dimostrare a Namor l'utilità della loro alleanza, decisamente preferibile a quelle che considera baruffe prive di significato. I tre supercriminali, tuttavia, si riveleranno una minaccia più insidiosa del previsto anche per Von Doom.
Questa prima minisaga segue la traccia principale dei due Giant-Size. Namor e il Dr. Destino hanno tutto l'interesse di allearsi, entrambi ne trarrebbero beneficio, ma le loro diverse personalità li pongono prima o poi l'uno contro l'altro... fino a quando una differente minaccia riesce a riunirli nuovamente.
La trama procede dunque su due livelli. Da una parte c'è l'aspetto più prettamente supereroistico, con gli "eroi" impegnati a sconfiggere i criminali intenzionati a conquistare il mondo (andava di moda nel secolo scorso, sapete)... qui con la particolarità che almeno uno di questi cosiddetti eroi condivide lo stesso obiettivo dei suoi avversari.
Dall'altro lato, invece, c'è lo sviluppo di due personaggi rimasti privi di una serie regolare e anche di una parte della loro identità a causa di eventi pregressi. Namor è orfano dei cittadini di Atlantide, caduti in catalessi, una situazione molto simile a quando, qualche tempo prima, uscì da una ultradecennale amnesia e sembrò ritrovarsi orfano in un mondo a lui ignoto. E colui che cercò di sfruttare questa cosa per i propri fini fu proprio il Dr. Destino.
Il quale invece, dopo tante sconfitte subite dai Fantastici Quattro e altri eroi, pur di non ammettere di essere a loro inferiore attribuisce il tutto al suo orgoglio e cerca di rimediare a suo modo, potendo anche contare sull'affetto del popolo di Latveria (particolare introdotto da Stan Lee e Jack Kirby, ma che qui diventa cardine delle trame).
Ma è appunto talmente orgoglioso da perpetuare quegli stessi errori commessi in passato e l'alleanza con Namor naufraga prima ancora di iniziare... per l'ennesima volta. Forse è il caso di passare alle maniere forti.

giovedì 19 maggio 2022

Netflix Original 48: Ricomincio Da Nudo


Ok, forse questa faccenda dei film che si ispirano a Ricomincio Da Capo (Groundhog Day) ci sta sfuggendo di mano.
Abbiamo visto la variante fantascientifica con Oblivion e ARQ, quella horror con Auguri per la tua Morte (Happy Death Day), quella action con Boss Level... ma la variante nudista, ecco quella proprio ci mancava!
Tutto questo accade in Ricomincio Da Nudo (Naked)... sì, pure il titolo italiano è una sorta di omaggio, film diretto da Michael Tiddes, scritto da Rick Alvarez, Marlon Wayans e Cory Koller e distribuito su Netflix a partire dall'undici agosto 2017.
Rob Anderson (Marlon Wayans), un supplente che cerca il più possibile di evitare le responsabilità, sta per sposarsi con l'amore della sua vita, Megan Swope (Regina Hall), nonostante questa unione sia osteggiata dal padre di lei, Reginald Swope (Dennis Haysbert).
Il giorno del matrimonio, tuttavia, accade qualcosa di strano. Rob Anderson si risveglia nudo nell'ascensore di un hotel, lontano dalla chiesa dove sta per celebrarsi la cerimonia, e per qualche motivo è rimasto bloccato in un loop temporale della durata di un'ora, dopo il quale ritorna nudo nell'ascensore.
Oltre a dover capire come si sia cacciato in quest'insolita situazione, Rob Anderson deve trovare un modo per arrivare alla chiesa - possibilmente vestito - e far celebrare il matrimonio... prima che il loop ricominci ancora.
Con ogni probabilità ricorderete che il film che vede protagonista Bill Murray non si preoccupa di dare una spiegazione al perché il protagonista rimanga bloccato in un loop temporale, poiché la trama è invece incentrata su come questo loop influisca su di lui, costringendolo a fare i conti con i propri difetti e le proprie idiosincrasie, rendendolo infine una persona migliore.
Nel caso di Rob Anderson, invece, all'arroganza e alla spocchia si sostituiscono l'indolenza e il non volersi fare carico delle proprie responsabilità. E il loop in cui rimane bloccato - e di cui non viene data spiegazione sul perché ci sia - influisce su di lui, costringendolo a fare i conti con i propri difetti e rendendolo infine una persona migliore.
Sì, direi proprio che siamo ai limiti della scopiazzatura in questo caso, con l'aggiunta del protagonista nudo (anche se a metà film questo aspetto scompare) e una sottotrama vagamente mystery... molto vagamente, a dire il vero.
Inoltre, vi si trova buona parte di una certa comicità afroamericana di stampo semi-demenziale (il protagonista è quello dei vari Scary Movie e Ghost Movie, dopotutto), la quale però impallidisce in maniera inevitabile di fronte all'umorismo cinico di Bill Murray e Harold Ramis.
Insomma, se siete proprio fan di questo tipo di film incentrati su un loop temporale e volete completare la vostra collezione, allora c'è anche questa pellicola da tenere in considerazione. Altrimenti, vi rimane sempre Bill Murray: non è poco.