domenica 22 marzo 2026

Italians do it better? 68: Il Ragazzo Invisibile (2014)


In mancanza di supereroi nostrani da poter sviluppare in ambito cinematografico (tanto che le attenzioni sono state dirottate su un personaggio pur molto importante come Diabolik, oppure su Dampyr in ambito Bonelli), il cinema non si è certo arreso, dopo che i film di supereroi sono diventati di moda col Marvel Cinematic Universe, ma lo ha fatto in maniera non ridondante e ripetitiva.
Se le prime e inevitabili pietre di paragone sono Lo Chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out, vi è stata una produzione che ha preceduto entrambi questi progetti. Si tratta de Il Ragazzo Invisibile, diretto da Gabriele Salvatores, scritto da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e distribuito nei cinema nel dicembre 2014.
Michele Silenzi (Ludovico Girardello) sembra un ragazzo e uno studente come tanti altri, ma non lo è. Ritrovato quando era ancora un neonato sulla porta di casa da una donna di nome Giovanna (Valeria Golino), è stato da costei adottato - anche se questa verità non gli è mai stata rivelata - e poi inserito in società.
Ma Michele è un ragazzo speciale e un giorno, guardandosi allo specchio, scopre di essere diventato invisibile. In principio utilizza queste capacità per scopi personali, ma ben presto il ragazzo si ritrova coinvolto in un caso concernente alcune sparizioni di suoi compagni di scuola che fanno capo a un'organizzazione che potrebbe avere a che fare con le sue origini. E rivelargli chi sono i suoi veri genitori.
Questa è quella che si chiama una origin story. Viene presentato l'eroe, e i personaggi di contorno, il quale scopre di avere superpoteri che (così come fece Spider-Man su Amazing Fantasy 15) inizia a utilizzare dapprima per scopi egoistici, salvo poi scoprire che "da grandi poteri derivano grandi responsabilità".
Il modello di riferimento non è comunque solo Spider-Man, ma in generale tutti quei supereroi adolescenti che non hanno ancora trovato una propria identità personale e la cui scoperta dei superpoteri li aiuta a capire chi possono diventare.
Quindi siamo un po' lontani dalle atmosfere de Lo Chiamavano Jeeg Robot, che sarebbe peraltro uscito l'anno successivo, ed è meglio così. Il pubblico di riferimento è quello più giovane, ma anche quello maturo può trovare un interesse a guardare la pellicola.
Oltre alla scoperta della vera identità per Michele Lorenzi, il film tenta di ritrarre quello che è il disagio giovanile odierno, o meglio di poco più di dieci anni fa, e di come la caduta del blocco sovietico e il disastro di Chernobyl abbiano profondamente cambiato quella nazione, trascinandola nella corruzione e nella depravazione.
Il tutto fatto ovviamente in maniera cinematografica: in questa finzione un simil-Chernobyl è stato il cosiddetto Evento Bianco che ha dato ad alcune persone dei poteri che hanno poi trasmesso ai loro figli.
La pellicola si chiude con alcune rivelazioni e dei punti in sospeso che non vengono volutamente approfonditi, poiché è evidente che - come nelle migliori saghe di supereroi - vi sarà un seguito che andrà a dare un chiarimento alle domande rimaste senza risposta.

sabato 21 marzo 2026

Italians do it better? 67: La Ragazza nella Nebbia (2017)


Decenni fa, il genere giallo/thriller era uno di quelli su cui il cinema italiano prosperava, con decine di produzioni all'attivo. Pur essendovi stati film pregressi, sono stati due grandi maestri come Mario Bava e Dario Argento a rinnovare questo genere e renderlo popolare in Italia.
Dopodiché, soprattutto negli anni '70 del ventesimo secolo, esso è stato davvero onnipresente, con epigoni vari dei due registi, oppure produzioni davvero ben fatte quali quelle di Lucio Fulci o Umberto Lenzi (solo per citarne un paio, l'elenco dovrebbe essere più lungo).
Nei due decenni successivi, però, questo genere è divenuto in maniera progressiva sempre meno trattato, fino a scomparire quasi del tutto, con solo un film ogni tanto che usciva nelle sale. Uno dei tanti generi surclassato dalle commedie. Mentre, al contempo, la letteratura gialla nel nostro paese vedeva un emergere di grandi scrittori e opere, quali Andrea Camilleri, Renato Olivieri e decine di altri autori.
Uno di questi è Donato Carrisi, il quale ha poi iniziato a curare degli adattamenti cinematografici delle proprie opere. Il primo è La Ragazza nella Nebbia, scritto e diretto da Donato Carrisi e distribuito nei cinema nell'ottobre 2017.
In un piccolo paese dell'Alto Adige, durante il periodo natalizio una ragazza di nome Anna Lou Kastner - appartenente a una famiglia che frequenta un'organizzazione religiosa radicale - scompare letteralmente nel nulla. Delle indagini viene incaricato l'ispettore Vogel (Toni Servillo), che deve riscattare la sua credibilità dopo che ha fatto condannare un uomo innocente ritenendolo un attentatore dinamitardo.
Da alcuni elementi e intuizioni, Vogel capisce ben presto che la ragazza è stata con ogni probabilità uccisa, ma non trova alcuna prova significativa al riguardo. Fino a quando una giornalista lo indirizza da uno studente che aveva una cotta per Anna Lou e la riprendeva frequentemente. E in queste riprese c'è un elemento ricorrente.
Vogel arriva così a identificare il sospettato principale. Ed è proprio in quel momento che il vero incubo ha inizio.
Bisogna innanzitutto evidenziare l'ambientazione che si è scelta per questa storia. Non una grande metropoli con il proprio caos e i propri problemi, ma nemmeno la classica cittadina di provincia (così amata dai nostri media quando altre notizie scarseggiano), bensì qualcosa di poco sfruttato: una comunità montana con poche centinaia di abitanti. Dove l'angoscia e la solitudine la fanno da padroni, mentre una nebbia fitta cala durante la notte e impedisce di vedere il male che entra in azione.
Vi è poi il protagonista, l'ispettore Vogel: non il classico detective integerrimo descritto nei libri. Una persona determinata, sì, ma anche fallibile, e che non si fa scrupolo a gettare una persona in pasto ai media nella speranza che commetta un errore. Una personalità sfaccettata e complicata, ben resa da Toni Servillo in tutte le sue ambiguità.
La storia segue due linee temporali: la prima coinvolge Vogel e le sue indagini, la seconda riguarda le azioni del sospettato principale. Due linee che vanno poi a convergere e a formare un confronto tra Vogel e il sospettato, un confronto simile a Insomnia di Christopher Nolan (che qualche punto di contatto con questa pellicola ce l'ha). Un confronto tra due persone guidate dall'egoismo e dall'ambizione.
Con una risoluzione che non sarebbe dispiaciuta ad Agatha Christie e un'apparente discesa nel grottesco e nel macabro nell'ultima parte, il film ritrae un mondo decaduto e corrotto, dove le persone hanno perso del tutto l'empatia. I poliziotti, gli abitanti del posto, i giornalisti: ognuno procede dritto per la propria strada, senza curarsi delle possibili conseguenze. E alla fine le vere vittime, la ragazza e i suoi genitori, sembrano per loro qualcosa di accessorio.
Curiosi e apprezzati, infine, due cameo di attori non italiani, Greta Scacchi e Jean Reno, molto bravi pur nei pochi minuti in cui compaiono.
Forse il genere giallo/thriller non è più preminente come un tempo nel cinema italiano, ma fa piacere vedere ogni tanto produzioni del genere, che ci ricordano la capacità del nostro cinema di saper spaziare in altri campi. E farlo con maestria.

venerdì 20 marzo 2026

Libri a caso: Il Ritratto di Elsa Greer


Grazie alle sue celluline grigie e alla sua straordinaria abilità nel comprendere la psicologia dei personaggi, vi sono pochi casi che Hercule Poirot, il detective ideato da Agatha Christie, non può risolvere.
Abbiamo anche visto come anche il passare del tempo non influisca su questo, come testimoniato da Due Mesi Dopo. Ma se il periodo temporale fosse più ampio, se si parlasse di anni, addirittura di oltre un decennio?
Be', il risultato sarebbe lo stesso, come dimostra Il Ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), pubblicato nel 1942.
Sedici anni fa, Carolina Crale è stata condannata per aver avvelenato e ucciso il marito, il pittore Amyas Crale, il quale aveva una tresca dichiarata con una giovane ragazza di nome Elsa Greer, di cui stava realizzando un dipinto.
Al processo, con tante prove e testimonianze contro di lei secondo cui ha agito per gelosia e vendetta, la donna non ha provato minimamente a difendersi o a controbattere, venendo infine condannata e morendo in prigione un anno dopo.
Sedici anni dopo, la figlia Mary Lemarchant si presenta al cospetto di Hercule Poirot: ha appena ricevuto una lettera, scritta poco prima che morisse, in cui Carolina Crale le dichiara di essere innocente e desidera che il detective indaghi su questa vicenda e scopra la verità.
L'investigatore belga accetta l'incarico: ma dopo che è passato così tanto tempo sarà possibile scoprire davvero quest'altra verità? E forse Carolina Crale è sempre stata colpevole?
Il romanzo - il cui titolo originale si basa su una celebre nenia infantile inglese del passato - ha una struttura molto univoca e continua. Siccome ormai gli eventi che hanno causato il delitto di Amyas Crale sono avvenuti molto tempo prima e non li si può descrivere mentre il protagonista vi indaga, Hercule Poirot interroga tutte le persone ancora in vita che sono rimaste coinvolte da questo caso (amici e parenti dell'artista o di Carolina Crale - che scopriremo essere i cinque piccoli porcellini del titolo - ed esponenti degli organi giudiziari).
Ne consegue una lunga serie di dialoghi, di botta e risposta tra l'investigatore e il diretto interessato o la diretta interessata, in cui i fatti vengono esposti secondo il punto di vista dello specifico interlocutore. Un botta e risposta che dura ogni volta svariate pagine e contribuisce a fare luce sulla vicenda agli occhi del lettore.
L'abilità della scrittrice si nota nel non far mai calare l'attenzione lungo la via, pur ripetendo questa struttura più volte, senza ricorrere a improvvisi colpi di scena (se non nel finale, ovviamente) o "effettacci speciali" come intervallare il tutto con scene d'azione, che sarebbero apparse fuori contesto in questo caso.
Ma già che c'è Agatha Christie ne approfitta per inserirvi alcuni elementi di proto-femminismo, che però vedono sempre come realizzazione personale e finale il matrimonio.
Qualcosa oggi di difficilmente riproponibile e che risulta strano veder funzionare a distanza di decenni dalla pubblicazione del romanzo. L'azione e lo sviluppo della trama passano unicamente attraverso i dialoghi dei protagonisti, che lentamente costruiscono un mondo inedito agli occhi del lettore.
Un mondo di cui infine Poirot riesce a trovare il bandolo della matassa, riportando come è giusto che sia le cose al loro giusto posto e ristabilendo la verità. Non importa che passino poche ore, due mesi o sedici anni: le celluline grigie non deludono mai.

giovedì 19 marzo 2026

Netflix Original 191: Il Falsario


Gli anni '70 del ventesimo secolo in Italia sono stati quell'insolito e particolare decennio che oggi sembra essere stato quasi un sogno, tanto appare lontano nel tempo e distante da quella che è la società attuale.
C'è stato praticamente di tutto: una crisi energetica, mode che nascevano e morivano in poco tempo, l'emergere del problema della droga tra i giovani, gli attentati delle Brigate Rosse, l'arrivo dei primi blockbuster cinematografici e persino il rapimento e l'uccisione di un ex Presidente del Consiglio, Aldo Moro. E questo solo per citarne alcuni.
In questo scenario dove appare quasi che ogni giorno fosse dedito alla sopravvivenza, sono emerse anche personalità molto originali. Una di queste viene descritta ne Il Falsario, diretto da Stefano Lodovichi, scritto da Lorenzo Bagnatori e Sandro Petraglia e distribuito su Netflix a partire dal 23 gennaio 2026.
Antonio Chichiarelli (Pietro Castellitto) si trasferisce a Roma nella speranza di diventare un rinomato pittore. Qui conosce a una mostra d'arte Donata (Giulia Michelini) e i due si innamorano l'uno dell'altra.
Ben presto Donata nota che Antonio è molto bravo a creare copie praticamente perfette di quadri celebri e gliene commissiona alcuni che rivende a grandi cifre. Tale attività di falsario, tuttavia, mette Antonio in contatto anche con gente e Bande poco raccomandabili che - sfruttando le sue capacità - gli fanno creare assegni, passaporti e altri documenti contraffatti.
Un'attività che farà precipitare Antonio sempre più nel mondo della criminalità romana e che lo porterà a un certo punto a essere coinvolto persino nel rapimento di Aldo Moro.
Il protagonista di questo film è un personaggio realmente esistito e che ha agito nella Roma di quel tempo, tanto che la pellicola è un adattamento di un libro inchiesta pubblicato nel 2008. Una persona che aveva contatti con molte organizzazioni criminali, sia di estrema destra che di estrema sinistra, e che venne ucciso in un attentato nel 1984.
Detto questo, pur prendendo a riferimento i principali eventi storici che lo hanno visto protagonista (il falso comunicato sul rapimento di Aldo Moro, un'imponente rapina da lui organizzata e guidata ai danni di una banca, i contatti con la Banda della Magliana), sembra che la pellicola voglia anche distanziarsi da suddetti eventi per creare una figura narrativa e cinematografica differente.
Se nella realtà Antonio Chichiarelli era ben noto alle forze dell'ordine - che pure ignoravano i suoi più grandi exploit - in questo caso è una sorta di spirito libero, che non vuole aderire a nessuna ideologia politica o religiosa ed è convinto che le sue capacità come falsario siano una vera e propria forma d'arte.
Ne consegue una sorta di dimensione quasi fiabesca dove la Roma degli anni '70 diventa il terreno su cui Antonio Chichiarelli può effettuare le sue "magie" e vivere anche una storia d'amore (nella realtà mai avvenuta o meglio avvenuta con altre donne e in maniera molto diversa) simile a quelle che appunto si leggono nelle fiabe. Resta da vedere se ci sarà in questo caso il lieto fine o meno.
Questo è un approccio ai biopic molto utilizzato e quindi non risulta straniante per uno spettatore abituale. Si prende un personaggio storico - con molti dubbi e vuoti nella sua storia - e lo si reinterpreta per un pubblico moderno, inserendo in questo contesto anche dei servizi segreti deviati, i nomi in codice e gli amici di sempre che prenderanno brutte strade, segnando così il loro destino.
Il Falsario è un'opera moderna che tuttavia ricrea e reinterpreta in maniera efficace il passato, trascinandoci ancora una volta con piacere in quell'insolito e particolare decennio che oggi sembra essere stato quasi un sogno. Un sogno in cui Antonio Chichiarelli è apparso per molto tempo come un personaggio di contorno, ma che ha infine trovato il suo riscatto.

mercoledì 18 marzo 2026

Fabolous Stack of Comics: Vedova Nera - Marvel Fanfare


Pur essendo stata una presenza costante nella serie Avengers e, successivamente, in quella di Daredevil, in principio la Vedova Nera ha faticato a trovare degli spazi editoriali personali, delle avventure in solitario pubblicate in maniera autonoma.
A scardinare questo stallo è stato in principio il serial di Amazing Adventures, dopodiché però vi sono stati altri anni di oblio. Fino a quando la Vedova Nera ricompare in un nuovo serial, pubblicato sui numeri dal 10 al 13 di Marvel Fanfare pubblicati tra il 1982 e il 1983, grazie a una saga scritta da Ralph Macchio e George Perez e disegnata da George Perez.
La Vedova Nera viene contattata da Nick Fury dello SHIELD, in quanto si è presentata una situazione critica che la riguarda: Ivan Petrovich, il suo autista e l'uomo che l'aiutò a fuggire dalla Russia, infatti, si ritiene sia stato rapito e riportato in Russia, o addirittura abbia deciso di aiutare di nuovo e in maniera spontanea il popolo russo, tradendo così il paese che lo ha accolto e ospitato
Natasha Romanoff ovviamente non crede a questo e si imbarca così in una pericolosa missione per scagionare Ivan Petrovich da queste accuse. E l'unico modo per farlo è ritornare in Russia e riaffrontare vecchi nemici del passato.
I film di azione e spionaggio erano prodotti in gran quantità dal cinema americano e inglese in quel decennio, con la saga di James Bond a farla da padrone ovviamente, e questo serial sembra proprio aver attinto da quel tipo di atmosfere e situazioni. Dopotutto la Vedova Nera è un personaggio che ben si adatta a queste atmosfere.
Ex spia di quella che un tempo era nota come URSS, rifugiatasi negli Stati Uniti per amore e per riscatto personale e spesso al servizio della UNCLE del Marvel Universe, ovvero lo SHIELD.
Quello che ci troviamo di fronte, dunque, è una sorta di blockbuster cinematografico sotto forma di fumetto dove predominano l'azione, i combattimenti e le forme aggraziate di Natasha Romanoff, ritratte in maniera splendida da un maestro del fumetto quale George Perez era.
Sfruttando la presenza di un vecchio nemico dei tempi in cui agiva al fianco di Daredevil e di avversari che non avrebbero sfigurato in una pellicola di James Bond di quegli anni, inoltre, la Vedova Nera ha modo di riflettere sulle scelte e sul percorso personale che l'hanno portata fino a questo punto, concludendo che è stato per il meglio (a quel tempo la Guerra Fredda non era ancora ufficialmente finita, quindi vi era anche un - per quanto vago - sottotesto politico).
Per quanto questa saga risenta del periodo in cui è stata pubblicata e rifletta uno scenario politico ormai non più presente, o quantomeno mutato in maniera drastica, rimane memorabile prima di tutto per i disegni di George Perez. E secondariamente per aver ben catturato, pur in un breve serial pubblicato su una rivista antologica, quelle che sono le motivazioni che spingono la Vedova Nera ad agire.
Non più al fianco di Daredevil, ancora presente negli Avengers ma in maniera sempre più distaccata, l'eroina prova a cercare di nuovo la propria via.

martedì 17 marzo 2026

Libri a caso: Il Guardiano degli Innocenti


La saga di The Witcher è ormai divenuta nota a livello internazionale, essendo ormai presente su tutti i principali media quasli streaming e videogiochi già da svariati anni. Eppure questa saga parte, come molte altre saghe fantasy, da dei libri.
Ma, diversamente da altre saghe fantasy, è stata concepita da uno scrittore polacco, Andrzej Sapkowski. Il primo libro si intitola Il Guardiano degli Innocenti (Ostatnie życzenie), pubblicato nel 1993.
In una terra lontana e misteriosa si aggira il Witcher, ovvero Geralt di Rivia. È uno dei pochi elementi rimasti di questa insolita categoria di mutanti, che vaga di città in città per eliminare mostri, creature magiche malvagie e altre minacce accettando - dietro un giusto compenso - incarichi da qualunque persona voglia assumerli.
Ormai però il mondo sembra essere cambiato e di creature da combattere pare ne siano rimaste poche, tanto che Geralt spesso fatica a trovare nuove missioni da compiere. Le minacce, tuttavia, non mancheranno e lungo la via incontrerà insoliti alleati come il bardo Ranuncolo o personalità ambigue quali Yennefer di Vengerberg.
La struttura di quest'opera è presentata in forma antologica, contenendo infatti sei racconti inseriti all'interno di un'ulteriore cornice narrativa, un settimo racconto che si prolunga per tutto il libro e funge sia da prologo che da epilogo.
I primi racconti sono praticamente incentrati solo sulla figura di Geralt di Rivia, mantenendo una struttura costante ma che non diventa mai ripetitiva: il Witcher giunge in un luogo, richiamato da voci di una minaccia o per caso, approfondisce ciò che sta accadendo, qualcuno richiede i suoi servivi e giunge infine alla verità, la quale si rivela sempre differente da quella prospettata in principio.
Geralt riesce, a volte più per fortuna, a volte per abilità, a eliminare infine la minaccia, potendo così ripartire alla ricerca di un nuovo incarico.
Solo negli ultimi due racconti questo mondo narrativo viene leggermente ampliato, introducendo i personaggi di Ranuncolo e Yennefer di Vengerberg, ma sono chiaramente solo i primi passi di un lavoro che vedrà i propri frutti più avanti. Quindi siamo di fronte a una sorta di prologo che introduce i protagonisti principali, descrive il contesto in cui operano e pone le basi per le storie successive.
Quello che traspare da questi primi racconti è come il mondo in cui agisce Geralt di Rivia sia come una versione distorta e macabra delle fiabe classiche e dei miti dell'antichità. Riferimenti a Biancaneve o a La Bella Addormentata sono ad esempio presenti, ma Andrzej Sapkowski descrive un universo in cui il "e vissero tutti felici e contenti" non è mai avvenuto e vi è stato un epilogo oscuro delle vicende fiabesche.
Così che chi legge ne tragga una sorta di straniamento, trovandovi riferimenti a opere che già conosce, seppur profondamente stravolte.
Allo stesso tempo Geralt non è presentato come un eroe puro, niente affatto, stonerebbe in questo mondo e avrebbe vita breve: è alla fine un mercenario, guidato dal denaro e non da un legittimo desiderio di fare del bene, che al limite giunge come conseguenza delle sue azioni.
Essendo questa un'opera prima è anche ben fatta, ma si intravede come sia al momento solo un discorso incompleto. Un discorso che - come tutte le saghe fantasy - verrà approfondito e ampliato nelle successive opere. Cosicché il mondo di The Witcher diventi più sfaccettato.