sabato 9 maggio 2026

Italians do it better? 74: Tutta Colpa del Rock (2025)


Penso che molti di voi conoscano The Blues Brothers e di come l'epilogo li veda esibirsi nella prigione di Joliet, scatenando l'entusiasmo dei detenuti. Una pietra miliare della cinematografia, con interpretazioni strepitose...
Ma non è di questo che parleremo ora, bensì di una pellicola che condivide quella tematica musicale e l'ambientazione carceraria. Si tratta di Tutta Colpa del Rock, diretto da Andrea Jublin, scritto da Matteo Menduni, Pasquale "Lillo" Petrolo e Tommaso Renzoni e distribuito nei cinema nell'agosto 2025.
Bruno Verdocchi (Lillo) è un'artista rock di secondo piano il cui sogno è sfondare nel campo della musica, vincendo un prestigioso festival di Roma, ma questo obiettivo lo allontana progressivamente dalla sua famiglia.
Col dente avvelenato verso la sua ex band, che a suo dire l'ha cacciato, Bruno tenta di sabotarne un'esibizione, ma finisce per dare fuoco al palazzetto dove dovrebbe tenersi il concerto.
Condannato e incarcerato, Bruno ha una seconda possibilità grazie a un laboratorio di musica del carcere voluto dal ministero della giustizia. Riuscirà a riscattarsi? E soprattutto diventerà un buon padre, mantenendo le promesse fatte alla figlia?
Siamo dalle parti della commedia più pura, che scivola verso il surreale nella seconda parte... ma diciamo pure anche nella prima, con personaggi che in realtà sono caratteri e appaiono tutti sopra le righe per esigenze narrative. Quindi, se si vedono alcune scene che oggi qualcuno definirebbe cringe (e lo sono), la ragione è questa.
Non so dunque come commentare il fatto che la ragazza che interpreta la figlia di Bruno Verdocchi, quella meno esasperata, sia quella che offre la migliore interpretazione.
Il personaggio di Lillo, qui presente sotto altro nome, è passato dalla televisione e dai programmi streaming al cinema, dove continua a portare avanti questa figura di persona impacciata, pasticciona ma di buon cuore che evidentemente è gradita al pubblico e ha successo.
Per il resto l'unico perno di trama è quello su cui poi vengono costruite attorno le scenette comiche, ma - e qui non mi sento di obiettare - la natura di prodotto leggero di questo film porta a questa scelta di trama, peraltro vista in molte altre commedie.
Anche il discorso carcerario è trattato in maniera molto giocosa, come se fosse solo una tappa inevitabile del percorso. Giocosa come era peraltro anche la visione di The Blues Brothers. Non vedremo dunque personaggi disperati per la loro situazione o redenzioni di Shawshank. Alla fine questo film si incentra sul rapporto padre/figlia, trattato un po' all'americana e molto all'italiana.
Non è un film usa e getta: rimane qualcosa da vedere se si ha tempo libero e non si vuole impegnare troppo la mente.

venerdì 8 maggio 2026

Netflix Original 202: Mank


Ci sono film che fanno la storia del cinema, e sono pochi o tanti a seconda dei punti di vista. E poi ci sono film che segnano un punto di svolta nella storia del cinema, e questi sono pochi.
Se il primo di essi è, nel bene e nel male (soprattutto nel male), Nascita di una Nazione, un'altra pietra miliare è senza ombra di dubbio Quarto Potere, di Orson Welles. E come tutti i film storici, c'è una storia dietro la sua nascita.
Che viene narrata in Mank, diretto da David Fincher, scritto da Jack Fincher e distribuito su Netflix a partire dal 4 dicembre 2020.
Dopo un incidente che lo costringe a rimanere a letto, lo sceneggiatore Herman Mankiewicz (Gary Oldman), scelto personalmente da Orson Welles per scrivere Quarto Potere, ripensa ai suoi giorni di gloria a Hollywood, dove era uno degli sceneggiatori più pagati e riconosciuti.
Ma mentre ritorna con la mente a quei giorni, Mankiewicz giunge alla conclusione che non erano poi così dorati, e soprattutto richiama alla mente le sue dispute morali e politiche col produttore Louis Mayer (Arliss Howard) e il magnate dell'editoria William Randolph Hearst (Charles Dance).
Tutto questo gli darà la spinta e la motivazione per concepire uno dei film più importanti della storia del cinema.
La pellicola parla della Hollywood dell'epoca d'oro, che aveva appena scoperto il sonoro e cercava di sfruttarne le potenzialità, ma al tempo stesso è un film che parla di modernità.
La creazione di Quarto Potere diventa così un buon pretesto narrativo per introdurre temi più generali. Poiché, e credo lo abbiamo già detto, la storia ha la brutta tendenza a ripetersi.
Come ci sono quindi le lotte sindacali e politiche oggi su temi quali il salario minimo e il rispetto del lavoratore, tali tematiche erano presenti già novant'anni fa, pur in un mondo che ora ci appare distante, non avendolo mai vissuto.
E, oggi come novanta anni fa, vi erano persone che sfruttavano le persone per arricchirsi, come Arliss Mayer e William Randolph Hearst. Pur essendo figure storiche reali, costoro diventano anche l'incarnazione di quei miliardari/imprenditori che -- in nome del profitto e di convenienze politiche - non hanno scrupolo alcuno nei confronti dei dipendenti che contribuiscono a creare la loro ricchezza.
Mettendoli da parte come se nulla fosse o sfruttando i loro contatti e il loro potere mediatico per alterare la verità.
Herman "Mank" Mankiewicz combatte contro di loro una battaglia ideologica in apparenza destinata a fallire, una battaglia che lo porta infine ai margini di Hollywood. Ma lo sceneggiatore scopre che può comunque trionfare sfruttando il mezzo che quelle due stesse persone hanno contribuito a rendere popolare: il cinema. Perché anche se la verità può essere filtrata, essa può arrivare a migliaia di persone e far capire loro che il re è nudo.
Tra i film che hanno celebrato il cinema in questi ultimi anni, come Empire of Light, The Fabelmans o Babylon, questo si pone come il più cupo, quello che - così come il citato Babylon - non ha remore a mostrare quei lati oscuri di quella Hollywood tanto celebrata. Costruita anche col sangue e la prevaricazione.

giovedì 7 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Il Batman Che Ride


Comparso per la prima volta in Batman: Metal, il Batman Che Ride si è posto subito come uno degli antagonisti più insoliti di Batman. Fondamentalmente perché... è Batman stesso ma in una forma deviata!
In un universo dove tutto è andato storto, un Bruce Wayne di un altro mondo è divenuto un ibrido tra il Cavaliere Oscuro e il Joker. Il più grande folle mai esistito unito al più grande detective e risolutore di problemi mai vissuto. L'imprevedibilità fatta persona e con un inquietante look concepito da Greg Capullo.
Dopo quell'evento multiversale, il personaggio fa il suo ritorno nella miniserie di sette numeri Il Batman Che Ride (The Batman Who Laughs), pubblicata nel 2019, scritta da Scott Snyder e disegnata da Jock.
Il Batman Che Ride ritorna a Gotham con un nuovo alleato del Multiverso Oscuro, il Cavaliere Tetro, un Batman che non esita a usare armi e violenza eccessiva. Inoltre inizia a richiamare dal Multiverso altri Bruce Wayne che hanno abbandonato l'identità di Batman per uno scopo ignoto.
Capendo di avere poche speranze contro di lui, il Batman di Terra 1 rimane infettato da una tossina rilasciata da un Joker morente e comincia lentamente a trasformarsi, così come accaduto al Batman Che Ride. Batman ha così un'esile speranza di sconfiggere il suo nemico, ma a prezzo della sua anima.
Questo sequel autorizzato di Batman: Metal, in quanto scritto dallo stesso sceneggiatore, porta dunque avanti l'oscuro percorso del Batman Che Ride, deciso a portare l'ordine nel Multiverso a modo suo.
Provenendo da un mondo e un Multiverso Oscuro, il Batman Che Ride si è convinto che l'oscurità sia ciò che darà ordine al mondo intero e vuole applicare questa sua "cura" partendo dalla Gotham di Terra 1. E per quanto pazzo, costui ha la mente raffinata di Batman.
E quindi come si sconfigge un avversario del genere? Mettendosi al suo stesso livello. La progressiva discesa negli inferi di Batman, che lentamente si trasforma nel suo nemico, diventa qualcosa di angosciante. Anche se si sa che alla fine Batman riuscirà a uscirne, i progressivi cliffhanger a ogni capitolo rendono la situazione sempre più disperata.
Una disperazione in cui viene trascinato anche James Gordon, l'anima di Gotham insieme a Bruce Wayne, che qui deve venire a patti con la natura assassina del figlio che porta il suo stesso nome, anche questa una trama che Scott Snyder ha ereditato da sé stesso e da precedenti gestioni delle serie batmaniane.
L'uomo delle regole e il serial killer trovano paradossalmente il loro equilibrio affrontando un Batman assetato di sangue e dittatoriale.
C'è dunque un filo comune che lega tutti gli eventi e tutti i personaggi, che porta infine al deflagrante finale. Ecco, il finale è forse (dopo una costruzione della trama così progressiva) e inevitabilmente la parte più deludente. Il fatto che Batman ritorni come prima perché è Batman, banalizzo un po' il concetto ma non ci allontaniamo troppo, rende chiaro che allo scrittore interessava di più la parte di sviluppo della trama e non la sua risoluzione.
E quello che è certo è che vedremo ancora il Batman Che Ride e il Multiverso Oscuro. Perché se è vero che Batman pensa a tutto, il Batman Che Ride pensa a tutto ciò che è oscuro.

mercoledì 6 maggio 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - L'Inizio della Notte Eterna


Dopo Il Giorno della Partenza, Gatsu ha abbandonato la squadra dei Falchi, a cui è rimasto legato per tre anni e dove ha conosciuto Grifis e Caska, nonché altri compagni d'arme.
Sembrerebbe dunque un capitolo chiuso della sua vita, eppure si sa bene che è difficile lasciarsi certe cose alle spalle e le conseguenze si avvertono subito in L'Inizio della Notte Eterna, pubblicato sulla rivista Young Animal nel 1995.
Mentre Gatsu ha un insolito incontro sovrannaturale con il Cavaliere del Teschio, che lo avverte dell'arrivo di un'Eclissi tra un anno, Grifis - forse turbato dalla partenza di Gatsu - si intrufola nella camera della principessa Charlotte e la forza a un rapporto sessuale, sverginandola.
Quando il re delle Midlands scopre la cosa, fa incarcerare Grifis sottoponendolo ad atroci torture e condanna a morte l'intera squadra dei Falchi. Metà di loro viene uccisa o si dà alla macchia e coloro che rimangono si riuniscono sotto il comando di Caska.
Quasi un anno dopo, i sopravvissuti intendono tentare un'impresa impossibile cercando di liberare Grifis e al loro fianco ritorna Gatsu.
Si avverte subito come questa saga di Berserk - che pur potrebbe essere vista come una sorta di prologo dei drammatici eventi futuri - sia fondamentale per le sorti della serie. In poche pagine quello che davamo assodato in precedenza (la furia guerriera di Gatsu, l'influenza di Grifis a corte, le lodi ai Falchi) svanisce nel nulla e viene del tutto distrutto, per essere sostituito da un quadro molto più cupo. Come è nello stile di Kentaro Miura, che ama mescolare le carte in tavola.
Sta iniziando inoltre a divenire sempre più preminente l'aspetto sovrannaturale, che è quello contro cui Gatsu si confronterà in futuro, come visto nei primi capitoli di quest'opera.
Zodd, degli ignoti dei che governano il destino degli esseri umani e ora il Cavaliere del Teschio, tutti tasselli di un mosaico che si sta andando a comporre. Anche il lettore più sprovveduto ha ormai capito che l'Eclissi è il perno di tutto, il punto di non ritorno.
In tutto questo assistiamo anche alla caduta di Grifis - incapace di accettare la perdita di uno dei suoi e di controllare ciò che non è in suo potere - e l'inizio della relazione carnale e tenera allo stesso tempo tra Gatsu e Caska, entrambi con profonde ferite interne - che sovrastano quelle esterne - che questo difficile legame prova a sanare.
Ma su entrambi, anzi su tutti e tre, si proietta una lunga ombra che ha le sue radici nel passato e che, seppur involontariamente, hanno contribuito a creare.
Si tratta, quindi, di un lungo percorso, fisico e spirituale. Un percorso che potrebbe venire bruscamente interrotto.

martedì 5 maggio 2026

Netflix Original 201: Pain Hustlers - Il Business del Dolore


Non è certo argomento per cui possiamo spacciarci come esperti, ma è noto a molti che la sanità americana differisce in maniera notevole da quella italiana. La prima, infatti, è molto basata sulla sanità privata, finanziata da varie assicurazioni, a cui bisogna accedere per avere cure adeguate, mentre qui da noi - anche se talvolta si prova a smantellarla - la sanità pubblica è preminente.
Ed entrambe le nazioni presentano la loro dose di scandali. E la motivazione di fondo è sempre quella: i soldi. Restando sulla sponda statunitense, questo è il tema di Pain Hustlers: Il Business del Dolore (Pain Hustlers), diretto da David Yates, scritto da Wells Tower e distribuito su Netflix a partire dal 27 ottobre 2023.
Liza Drake (Emily Blunt) è una ballerina di lap dance che viene notata da Pete Brenner (Chris Evans), un dirigente della casa farmaceutica Zanna, la quale è sull'orlo della bancarotta.
Grazie al suo carisma e alla propria abilità dialettica, Liza Drake riesce a far sì che molti dottori inizino a prescrivere un antidolorifico di nome Lonafen, facendo così salire le azioni della società.
Liza fa così carriera all'interno della multinazionale e diviene ricca, ma ci sono degli effetti collaterali che lei non ha immaginato. E la porteranno alla fine a dover prendere una drastica scelta.
Il film si basa su una storia realmente accaduta, seppur con nomi modificati per ragioni legali, avvenuta circa quindici anni prima della produzione della pellicola. Ma come spesso accade con prodotti del genere, la storia di base viene così ampiamente modificata di modo da diventare qualcosa di diverso rispetto alla fonte originaria.
Diverso in quanto si intende fare un discorso più generale. In questo caso sulla sanità americana e lo strapotere di alcune multinazionali del farmaco, che lucrano sulla salute delle persone malate e talvolta in difficoltà economiche per sole ragioni di profitto, senza pensare alle conseguenze etiche.
Il personaggio di Chris Evans è incarnazione di questo strapotere e della mancanza di moralità, mentre il personaggio di Emily Blunt è colei che, provenendo dalle classi sociali meno abbienti, è ancora aggrappata a certi valori e quindi compie un percorso in cui, dopo aver toccato le stelle, non dimentica del tutto le proprie origini e decide di ritornarvi per il bene comune.
Ne emerge, dunque, un confronto sotterraneo in cui forse nessuno di loro è dalla parte del torto in senso assoluto, poiché entrambi lottano per sopravvivere. Ma un vincitore alla fine deve esserci, qualcuno che possa dare un po' di speranza.
Che sia un'opera moralistica, e un po' buonista, credo sia indubbio. Offre uno sguardo a un mondo che già conosciamo, però non fa mai male vedere come si comporta chi scruta nell'abisso. E cerca di far catapultare altre persone in quell'abisso.

lunedì 4 maggio 2026

Libri a caso: La Chiusa n. 1


Il rapporto tra il Commissario Maigret e il mare, anzi tra Georges Simenon e il mare, è sempre stato molto stretto. Maigret, dopotutto, è nato su un'imbarcazione - metaforicamente parlando - e più volte le sue indagini si sono svolte in località vicine al mare o a un fiume.
Ma Maigret è anche legato strettamente alla città di Parigi e l'autore ha fatto in modo che questi due tratti si conciliassero in La Chiusa n. 1 (L'Écluse numéro 1), pubblicato nel 1933.
Dopo essere uscito ubriaco da un locale sul lungosenna, il marinaio Gassin cade in acqua e, richiamando altri avventori del locale, si scopre il corpo di un uomo pugnalato alla schiena. Si tratta di Emile Ducrau, un imprenditore del luogo che gestisce con autorità l'intero traffico fluviale della Chiusa n. 1 e altre imprese collegate.
Maigret, che sta per andare in pensione, interroga Ducrau su chi possa averlo pugnalato e scopre una realtà molto più complicata. Che diventa ancora più intricata col suicidio del figlio di Ducrau e un omicidio. Riuscirà il Commissario a sbrogliare la matassa prima del suo ritiro?
Sappiamo bene cosa succede quando un autore cerca di liberarsi del suo personaggio più famoso, difficilmente gli va bene, ma sono abbastanza certo che ritorneremo su questo argomento.
Immagino che, nelle intenzioni di Georges Simenon, questo romanzo - che nella sua mente era il penultimo - dovesse rappresentare una summa dei temi che avevano caratterizzato i diciassette libri incentrati su Maigret pubblicati fino a quel momento.
Ecco dunque Parigi, con i suoi edifici già proiettati verso un'era moderna. Ecco la vita di mare, o meglio di fiume, che nasconde mille tragici segreti. Ecco un rappresentante di una classe abbiente, così inviso al Commissario - e suppongo anche a Simenon - che proviene invece da una famiglia umile.
E, infine, Maigret che ancora una volta entra in questo mondo che non gli appartiene ma che impara subito a padroneggiare, non facendosi intimorire da nessuno.
Quindi Maigret/Simenon mostrano tutto il loro disprezzo per Emile Ducrau che, pur in apparenza non avendo compiuto nulla di male, è in realtà l'araldo di tutto il male che permea il lungosenna. Un'autorità che instilla il terrore nei suoi sottoposti, nella sua famiglia, che vengono continuamente irrisi e sbeffeggiati.
Quel tipo di personalità che ritiene che niente e nessuno possano toccarlo e, quando si accorge di tutte le tragedie che ha generato col proprio comportamento, continua a comportarsi come se nulla fosse.
La Chiusa n. 1 rappresenta uno dei più cupi romanzi di Simenon, se non il più cupo visto finora, dove non c'è proprio spazio per alcun tipo di speranza.
Non stupisce, dunque, che Maigret voglia alla fine staccarsi da questo scenario, rifugiandosi in una placida città di campagna insieme alla moglie. Ma si sa, forse il bello deve ancora venire.