martedì 26 gennaio 2021

A scuola di cinema: The Rock (1996)

Don Simpson e Jerry Bruckheimer hanno costituito una delle più affermate coppie di produttori cinematografici, responsabili negli anni '80 del ventesimo secolo di svariati successi quali Flashdance, Beverly Hills Cop e Top Gun.
Nel decennio successivo, la loro partnership lavorativa inizia a incrinarsi a causa dell'uso e abuso da parte di Don Simpson di sostanze stupefacenti, cosa che a volte lo porta a essere intrattabile, dentro e fuori dal set. Già ai tempi della lavorazione di Allarme Rosso, Bruckheimer decide dunque di troncare la collaborazione.
Con l'uscita nel 1995 di Pensieri Pericolosi (Dangerous Minds), rimane dunque un ultimo impegno contrattuale da portare a termine. Ed è allora che la tragedia colpisce.


L'ultimo contratto da onorare è con la Disney, tramite la consociata Buena Vista Pictures. Simpson e Bruckheimer opzionano una sceneggiatura ambientata ad Alcatraz realizzata da due scrittori, amici sin dai tempi dell'infanzia, di nome David Weisberg e Douglas S. Cook.
Weisberg e Cook hanno alle proprie spalle ancora poca esperienza e così i due produttori fanno revisionare la sceneggiatura da Jonathan Hensleigh e Mark Rosner, con qualche contributo aggiuntivo da parte di Aaron Sorkin e Quentin Tarantino.
Simpson, dopo aver visto uno speciale del programma giornalistico 60 Minutes dedicato ai soldati deceduti mentre impegnati in missione segrete all'estero, fa modellare il cattivo della storia, Francis Hummel (interpretato da Ed Harris), su una versione distorta del Colonnello e giornalista David Hackworth, il quale nelle sue memorie criticò con ferocia le pianificazioni degli attacchi militari degli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam.
Per via delle regole della Writers Guild of America, oltre a Weisberg e Cook, solo Rosner viene infine accreditato, nonostante le lamentele formali che non trovano accoglimento.
Per la regia, la prima scelta di Simpson e Bruckheimer ricade su Tony Scott, ma costui è costretto a declinare, in quanto impegnato con le riprese di The Fan - Il Mito. I due produttori optano dunque per un regista ancora alle prime armi, reduce dalla direzione di video musicali e che ha diretto nel 1995 il suo primo lungometraggio, Bad Boys, anch'esso prodotto da Simpson e Bruckheimer: Michael Bay.
Il ruolo di Stanley Goodspeed viene proposto in prima battuta ad Arnold Schwarzenegger, ma quando Bruckheimer lo contatta la sceneggiatura è ancora incompleta e l'attore non ne rimane impressionato, preferendo dunque dedicarsi a L'Eliminatore - Eraser. La produzione affida allora la parte a Nicolas Cage, il quale dopo aver concluso le riprese di Via Da Las Vegas (Leaving Las Vegas) vuole dedicarsi a un film meno impegnativo ed è felice di poter lavorare col team composto da Simpson e Bruckheimer.
Per il ruolo di John Patrick Mason, viene scelto Sean Connery. Costui accetta, purché le scene che lo riguardano siano girate prima delle altre e i dialoghi del suo personaggio siano revisionati da due suoi sceneggiatori di fiducia, Dick Clement e Ian La Frenais, in grado di dargli un tocco più britannico. Alla fine non meno di nove sceneggiatori, su vari livelli, hanno lavorato al trattamento di questo film.
Una sceneggiatura che risulta comunque molto seriosa, fin troppo per Michael Bay, il quale accetta di buon grado da parte degli attori delle improvvisazioni a carattere umoristico o leggere. Nicolas Cage, oltre a cambiare il nome del suo personaggio - in principio si chiama Bill - decide allora di utilizzare espressioni colorite piuttosto che insulti o bestemmie.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 30 ottobre 1995. Pur essendo la trama ambientata in buona parte nella prigione di Alcatraz, la produzione insiste che gli interni vengano girati negli studi di Los Angeles. Michael Bay, però, si impunta su questo aspetto, ottenendo alla fine la possibilità di spostare la produzione ad Alcatraz.
L'isola è ancora aperta al pubblico e sono dunque frequenti le visite dei curiosi che osservano la lavorazione del film o chiedono un autografo ai loro beniamini.
Perché la troupe e gli attori giungano sul luogo delle riprese, ogni giorno devono prendere un traghetto che li porti a destinazione, traghetto che poi devono riprendere per tornare indietro. Sean Connery, tuttavia, non ha molta voglia di fare questo andirivieni e chiede che sia costruita per lui sull'isola un'apposita abitazione dove possa riposare. Viene accontentato.
Altre riprese in esterni si svolgono a Los Angeles e San Francisco. Una scena girata presso il Fairmont Hotel di San Francisco, in cui una controfigura viene lanciata oltre un balcone (con le precauzioni necessarie), viene notata da alcuni passanti che, non capendo che è un film e ritenendo che sia un atto criminale, contattano la reception dell'hotel e la polizia.
Michael Bay ha un primo attrito con la produzione quando gli viene richiesto di eliminare una scena in cui i Navy Seals arrivano all'isola di Alcatraz sott'acqua. Per protesta, abbandona il suo posto per un paio d'ore, nonostante gli venga intimato che, così facendo, sarà trascinato in causa per 60 milioni di dollari. Alla fine, tuttavia, la richiesta del regista viene accolta.
Notando una mancanza nella sceneggiatura, Michael Bay chiede di girare una scena di inseguimento tra auto, un suo pallino, nonostante le proteste degli sceneggiatori. Solo che la richiesta e approvazione di molteplici autorizzazioni, visto che l'inseguimento si svolge lungo svariate strade della città di San Francisco, comporta delle lungaggini burocratiche che vanno infine a interferire con le tempistiche di produzione.
Per questi motivi, Bay viene un giorno convocato dalla Disney, i cui esecutivi sono insoddisfatti di come sta gestendo la lavorazione del film. Mentre si appresta a partire, il regista si imbatte in Sean Connery, in tenuta da golf, e dietro sua domanda gli rivela dove sta andando. Connery lo accompagna al meeting e, sempre in tenuta da golf, dice agli esecutivi che Michael Bay sta facendo un buon lavoro e deve essere lasciato in pace. Da quel momento in poi, il regista non ha più problemi.
Michael Bay, però, ha il suo bel da fare nel convincere Connery e Cage a girare la scena che li vede entrambi sott'acqua, mentre delle esplosioni avvengono sopra di loro. I due attori vengono subito presi, fuori inquadratura, da alcuni sommozzatori addetti alla sicurezza che li portano al sicuro, ma l'esperienza non è delle più felici per James Bond.
Il 19 gennaio 1996, a poche settimane dalla fine delle riprese, una tragedia investe la lavorazione della pellicola: Don Simpson viene infatti trovato morto nel suo appartamento di Bel Air. L'autopsia, e non è una sorpresa per nessuno, dichiara che il decesso è dovuto a un infarto causato da abuso di sostanze stupefacenti, tra cui la cocaina, che il produttore non ha mai smesso di prendere. Si decide di comunicare la notizia alla troupe solo al termine della giornata lavorativa, ma durante la pausa pranzo Nicolas Cage rivela inavvertitamente la cosa a Michael Bay.
Le riprese si concludono il 22 febbraio 1996.
The Rock viene distribuito nei cinema americani a partire dal 7 giugno 1996. La premiere si tiene sull'isola di Alcatraz, per la precisione nel cortile della ex prigione, dove viene montato un apposito schermo cinematografico. La pellicola è dedicata alla memoria di Don Simpson. A fronte di un budget di 75 milioni di dollari, il film arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 335 milioni di dollari.
Michael Bay ha in mente un possibile seguito di questa pellicola, che vede coinvolto Stanley Goodspeed, ora sposato, in possesso di un microfilm contenente informazioni governative confidenziali e scottanti, per cui i servizi segreti iniziano a dargli la caccia, e l'unico che potrebbe aiutarlo è John Patrick Mason. Tuttavia, alla fine non se ne fa nulla.
Vi è un curioso effetto collaterale derivante dall'uscita di questo film, che diviene di dominio pubblico solo nel 2016 a seguito di un'indagine governativa. Nel 2002, un report dell'intelligence britannica afferma che, grazie a fonti ritenute affidabili, l'Iraq di Saddam Hussein stia sviluppando delle armi chimiche, le quali vengono conservate in recipienti di vetro a forma sferica.
Qualcuno fa notare che è lo stesso modo in cui il personaggio interpretato da Ed Harris in The Rock conserva il gas nervino per minacciare il governo statunitense, e in ogni caso risulta qualcosa di alquanto improbabile, ma nessuno presta ascolto a queste obiezioni.
Grazie anche a questo report, il Primo Ministro Inglese Tony Blair - insieme all'amministrazione statunitense guidata da George W. Bush - dichiara guerra all'Iraq. Come sia andata a finire, lo sappiamo tutti. Quando diviene ormai chiaro che quel report è del tutto falso, basato su prove inesistenti e ideato da una fonte che tanto affidabile non è, il conflitto con le sue vittime si è ormai concluso.
Dopo The Rock, Michael Bay e Jerry Bruckheimer rinnovano subito, un paio di anni dopo, la loro collaborazione e si preparano all'Armageddon... ma questa è un'altra storia.

domenica 24 gennaio 2021

A scuola di cinema: Il Ragazzo di Campagna (1984)

Con la progressiva fine dei cosiddetti anni di piombo, verificatasi all'inizio degli anni '80 del ventesimo secolo, l'Italia si appresta a vivere una nuova fase di boom economico, che si concentra in modo particolare nel nord della nazione. Molte sono e saranno col passare degli anni le contraddizioni insite in questa rinascita o presunta tale, con conseguenze che diverranno evidenti ai più solo svariato tempo dopo, ma all'epoca praticamente nessuno ci fa caso.
Invece, una delle immediate conseguenze di questo boom economico è la sempre più crescente urbanizzazione di alcune città d'Italia, Milano in particolar modo, la quale porta molte persone ad abbandonare le città di campagna dove risiedono in cerca di una sistemazione più stabile nella metropoli, con diverse, alterne fortune a seconda dei casi.
Il cinema italiano non tarda a interessarsi a questo fenomeno e a portarlo sul grande schermo, ovviamente sotto forma di commedia.


Nel 1984, una sceneggiatura scritta da Franco Castellano e Giuseppe Moccia, alias Castellano & Pipolo, viene opzionata dal produttore Achille Manzotti, con l'intento di distribuirla tramite la sua società Faso Film.
Per il ruolo del protagonista, Artemio, la prima scelta ricade su Enrico Montesano, il quale però è costretto a rifiutare in quanto impegnato con le riprese de I Due Carabinieri. La parte viene allora assegnata a Renato Pozzetto, attore che aveva già collaborato con Castellano e Pipolo nel 1980 per Mia Moglie è Una Strega e che può anche vantare una partnership lavorativa di lunga data con Achille Manzotti, il quale ha persino prodotto dei dischi con lui.
Per il ruolo di Severino Cicerchia, viene scelto Massimo Boldi. Anche lui, come Enrico Montesano, è parte del cast de I Due Carabinieri, ma il fatto che in entrambe le pellicole abbia un ruolo secondario gli consente di destreggiarsi con le tempistiche.
Per il ruolo della protagonista femminile, Angela Corsi, viene selezionata una modella statunitense, senza alcuna esperienza cinematografica alle spalle, Donna Osterbuhr. Costei è stata per qualche tempo a Milano, per partecipare a qualche sfilata lavorando con l'agenzia Why Not. Da qui il suo portfolio giunge all'attenzione della produzione. Donna Osterbuhr si trova a Parigi quando riceve una telefonata che la invita a sostenere un'audizione per la pellicola: questa va a buon fine e le fa ottenere la parte.
Le riprese si svolgono nella primavera del 1984, svolgendosi a Milano, Cinecittà e in una piccola frazione di Pavia, Carbonara al Ticino, dove vengono girate le scene ambientate nella fittizia Borgo Tre Case. Per la casa di Artemio viene utilizzato invece un casale di campagna che si trova a Molino d'Isella, una frazione del comune di Gambolò.
Castellano e Pipolo si dividono sul set i compiti in egual modo: un giorno dirige l'uno, il giorno successivo dirige l'altro, come se fossero un unico regista.
Pozzetto prende Donna Osterbuhr sotto la sua ala protettiva, considerata la sua inesperienza in campo attoriale se non per qualche recita scolastica, e con molta pazienza le insegna come preparare al meglio le sue scene e i rudimenti della recitazione prima che si inizi a girare.
Durante il periodo pasquale, le riprese vengono momentaneamente sospese e Pozzetto invita la donna in una casa di campagna dove si trovano anche i familiari e gli amici dell'attore, per festeggiare insieme e staccare per qualche giorno dalla routine quotidiana, prima di ritornare sul set e concludere le riprese.
Il Ragazzo di Campagna viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 20 dicembre 1984. Oltre a un ottimo incasso, stimato sui dieci miliardi di lire, il film inizia a divenire un vero e proprio oggetto di culto col passare degli anni, grazie ai numerosi passaggi sulle reti televisive private, cosa che genera qualche curiosa conseguenza.
Massimo Boldi, il quale ha partecipato sia a questa pellicola che a un altro film di successo uscito in quello stesso anno, il già citato I Due Carabinieri, vede lanciata in via definitiva la propria carriera cinematografica. La cosa gli consente di ottenere parti più rilevanti e, un paio di anni dopo, a partire dal film Yuppies - I Giovani di Successo, di dare vita a un lungo e proficuo sodalizio cinematografico con Christian De Sica.
Lo stesso non può dirsi invece per Donna Osterbuhr. Dopo aver partecipato, in ruoli secondari, ad un altro paio di film - uno dei quali è Yado (Red Sonja) con Arnold Schwarzenegger e Brigitte Nielsen - decide di rinunciare alla sua carriera cinematografica, per trasferirsi in pianta stabile nella natia Omaha, in Nebraska, e iniziare una nuova vita e attività come fisioterapista e truccatrice per sfilate di moda o piccole produzioni cinematografiche.
Passano gli anni, i decenni addirittura, ma il pubblico non dimentica quella pellicola che sembra figlia del proprio tempo. L'edificio utilizzato come casa di Artemio, di proprietà comunale, viene abbandonato, facendo sì che venga occupato in maniera abusiva. Nel 2011, però, l'immobile viene acquistato e ristrutturato da una signora, affezionatasi poiché vi passava davanti con suo padre quando era una bambina e andava a cavallo per quei luoghi.
Essendo quindi del tutto all'oscuro della fama che ha quest'edificio, grande è lo stupore della donna quando all'inizio vede circolare dei passanti vicino alla sua abitazione. Ben presto, però, la signora viene a conoscenza dell'importanza che ha la sua casa nel cuore degli appassionati de Il Ragazzo di Campagna e, su base occasionale, permette a qualche curioso ben disposto di visitarla.
Il Ragazzo di Campagna trova poi una nuova vita con l'emergere dei social network, dove si radunano gli appassionati di questa pellicola. Una community che diviene sempre più ampia, tanto che a un certo punto viene deciso di organizzare un raduno annuale degli appassionati, da tenersi presso "Borgo Tre Case", ovvero Carbonara al Ticino. Un ritrovo che vede il suo culmine col passaggio del treno, ricreando così una delle scene più celebri del film. In uno di questi raduni, è presente anche Renato Pozzetto.
L'attore varesino continua con la sua carriera cinematografica e rinnova la sua collaborazione con Castellano e Pipolo a partire già dall'anno successivo, nel 1985, con la commedia È Arrivato Mio Fratello... ma questa è un'altra storia.

giovedì 21 gennaio 2021

Netflix Original 1: Beasts of No Nation


Un giorno me ne stavo bel bello a rimuginare sul senso della vita... o forse sulla lista della spesa... quando una domanda ha preso improvvisamente forma nella mia mente:"Ma quanti film originali ospita Netflix sulla propria piattaforma?". Per "Originali" intendo film prodotti direttamente da Netflix, oppure acquisiti e distribuiti in esclusiva su questa piattaforma, salvo un rapido passaggio di uno o pochi giorni in cinema selezionati. O, per farla ancora più semplice, tutti i film nella cui immagine di presentazione vedete la N di Netflix in alto a sinistra.
Ho dunque spulciato la bibbia ingannevole che ha nome Wikipedia, scoprendo che sono tantissimi ed è dal 2015 che Netflix presenta questo tipo di contenuti in maniera pressoché continua. Ho dunque deciso di vedere tutti questi film originali, in ordine cronologico (ma aspettatevi comunque qualche errore e recupero in corsa, che alla fine sono un essere umano, almeno così mi hanno detto), e recensirli (parola grossa) qui. Sarà un lungo viaggio, pieno di insidie e alterne fortune che... iniziamo.
La prima pellicola si intitola Beasts of No Nation ed è stato aggiunto sulla piattaforma il 16 ottobre 2015. Il film, di genere drammatico, è stato scritto e diretto da Cary Joji Fukunaga, lo sceneggiatore di True Detective, il quale ha preso ispirazione da un omonimo libro, pubblicato nel 2005, dello scrittore nigeriano Uzodinma Iweala.
In un'ignota nazione africana, il piccolo Agu (interpretato da un bravissimo Abraham Attah, cercatelo in Spider-Man Homecoming) viene separato dalla sua famiglia a seguito di uno scontro tra l'esercito nazionale e delle forze ribelli. Fuggito nelle foreste, Agu viene ritrovato dal battaglione del Comandante (uno spietato e inedito Idris Elba), che lo tramuta in un bambino soldato, facendogli vivere decine di orrori. Un incubo dal quale Agu potrebbe non fuggire mai.
Il film mette in atto un dramma reale e purtroppo ben presente in alcune nazioni, il dramma dei bambini soldato, sottratti alle loro famiglie con l'inganno o il dolore e costretti a compiere atti inumani, che nessun bambino dovrebbe sopportare. Fukunaga decide di non nascondere nulla, mostra questo dramma in tutta la sua crudezza, non preoccupandosi - a ragion veduta - di apparire troppo estremo. Perché di estremo non può esserci nulla, in questo contesto.
Quindi, sì, ci sono scene forti e disturbanti, più di una. Qualcosa che è come un pugno dello stomaco che ti fa male e, per rincarare la dose, te ne viene dato un altro. E non aspettatevi un finale alla Impero del Sole di Steven Spielberg. Avete capito, dunque, che questo non è uno di quei film da guardare quando siete un po' giù di morale.
Molto bello, in termini di resa delle immagini - Fukunaga per non farsi mancare nulla si ritaglia anche il ruolo di direttore della fotografia - il contrasto tra i colori della natura, nei pochi momenti di pace che vivono i protagonisti, in opposizione all'oscurità e alla cupezza che assale i loro animi, e quindi anche l'ambiente circostante muta, quando vengono calati nell'orrore.
C'è bisogno di questi film, perché le persone vengano a conoscenza di queste problematiche, e se necessario e possibile siano spinti ad agire di conseguenza. Ma questo presupporrebbe un mondo ideale... che non è quello che abbiamo in questo momento a disposizione.

martedì 19 gennaio 2021

Libri a caso: Il Cavallante della Providence


Dopo Pietr il Lettone, il Commissario Maigret della Prima Squadra Mobile di Parigi torna a indagare su un altro caso di disperata umanità ne Il Cavallante della Providence (Le Charretier de La Providence), il secondo romanzo in ordine cronologico che lo vede protagonista, scritto nel 1930 e pubblicato nel 1931.
In un aprile piovoso (pioveva anche nel romanzo precedente, povero commissario), presso la chiusa di Dizy viene ritrovato in una stalla il cadavere di una donna in abito elegante, del tutto fuori posto in quel luogo popolato da marinai, operai e guardiani che all'occorrenza diventano baristi e gestori di piccoli hotel.
Giunto lì a indagare, Maigret scopre ben presto che la donna uccisa si chiama Marie ed è la moglie del colonnello Walter Lampson, il quale percorre i canali della zona con la sua imbarcazione, la Southern Cross, e il suo fedele equipaggio.
Dietro l'omicidio c'è una brutta storia, una brutta storia che Maigret potrebbe scoprire subito, ma altri eventi e un mondo a lui ignoto portano invece a un tragico finale.
Non c'è un vero e proprio intreccio giallo in questo romanzo, anzi, a ben vedere e stando attenti Simenon dice chi è il responsabile dell'omicidio già nelle prime pagine. Il focus della storia invece è veder calato Maigret in un ambiente a lui del tutto ignoto, lontano dalle luci della città di Parigi, e che deve imparare a conoscere per venire a capo del mistero.
Come nel precedente romanzo, è immensa l'abilità di Simenon nel descrivere luoghi che nella vita di tutti i giorni giudicheremmo insignificanti e la vita che anima questi posti. Basandosi anche su esperienze personali, Simenon tratteggia un mondo che appare come l'anticamera dell'inferno ma dove regna al contempo la pace. Un luogo dove sono stati confinati i reietti della società e gli emarginati, i quali sembrano non avere una vita al di fuori di questa zona o lontano dai canali e che ripetono in maniera meccanica le stesse azioni ogni giorno.
E come nell'indagine precedente, quando per venire a capo del mistero Maigret ha dovuto prima capire quale storia avesse alle proprie spalle il criminale che stava cercando, la stessa cosa accade qui. E anche stavolta è una storia di umanità abbandonata, tradita, che cade nella trappola del male perché sembra non avere altri sbocchi, altre vie d'uscita, quel male che irrompe in un solo istante, un istante capace di distruggere intere esistenze.
Nei racconti di Sherlock Holmes non abbiamo mai provato pietà per i criminali che catturava. Nei romanzi di Agatha Christie, mai abbiamo avuto qualche moto di simpatia per coloro che commettevano un assassinio. I detective rappresentavano l'ordine che annullava il caos, ristabilendo una realtà serena e pacifica.
Con Maigret è diverso. Pur essendo lui un'incarnazione dell'ordine, si pone dei dubbi, agisce spinto dall'istinto e il suo obiettivo primario è cercare di capire il modo di agire dei criminali piuttosto che catturarli.
Tanto che alla fine di questo romanzo, pur non giustificando quanto commesso dal colpevole (un assassinio a sangue freddo non è mai giustificabile e Maigret questo lo sa bene), possiamo capire perché sia arrivato a tanto.
Questo è solo il secondo romanzo, ma Simenon ha già tratteggiato con efficacia un personaggio fuori dai canoni, per quel periodo storico.

domenica 17 gennaio 2021

A scuola di cinema: I Due Carabinieri (1984)

Una volta sotto contratto con la Cecchi Gori, dopo i primi due film prodotti da Sergio Leone, l'attore, sceneggiatore e regista Carlo Verdone, esortato dal suo nuovo mecenate Mario Cecchi Gori, idea i suoi primi due lungometraggi dove interpreta un unico ruolo, mettendo da parte i vari caratteri dei film precedenti, ovvero Borotalco del 1982 e Acqua e Sapone del 1983.
Pellicole che ottengono entrambe un grande successo e per le quali l'attore romano sceglie di circondarsi di ottimi caratteristi o futuri, bravi attori alle prime armi, riservando sempre per sé il ruolo del protagonista.
Per la sua terza pellicola con questa casa di produzione, invece, questo schema subisce un piccolo cambiamento e non tutto andrà secondo i piani.


La sceneggiatura del nuovo film, scritta da Verdone insieme ai suoi abituali collaboratori Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi, è incentrata sull'Arma dei Carabinieri, la quale viene invitata a collaborare.
In principio gli ufficiali dei Carabinieri sono scettici, visto che negli anni precedenti sono usciti alcuni film di serie B, basati sulle barzellette incentrate su di loro, che prendevano in giro il loro ruolo. Quando però capiscono che, pur essendo una commedia, non vi è alcun intento parodistico e vi sono anche elementi drammatici, l'Arma offre il proprio sostegno mettendo a disposizione mezzi di trasporto e caserme per le riprese e insegnando agli attori come muoversi sulla scena per risultare più credibili.
Con Verdone che riserva per sé uno dei due ruoli da protagonista, Marino Spada, i produttori Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori scelgono per l'altra parte principale, Glauco Sperandio, un altro attore in quel momento sotto contratto con la loro casa di produzione: si tratta di Enrico Montesano.
Montesano, tuttavia, non è come gli altri attori con cui Verdone ha finora collaborato. Oltre ad aver condotto in passato programmi televisivi dove era il protagonista, ha a quell'epoca già alle sue spalle un curriculum cinematografico di tutto rispetto, avendo recitato al fianco e alla pari con altri mostri sacri della cinematografia italiana. Insomma, non intende certo avere un ruolo da semplice spalla.
I due hanno in realtà già condiviso una pellicola insieme, uscita un paio di anni prima, ovvero Grand Hotel Excelsior, dove tuttavia non hanno mai interagito in maniera diretta.
Le riprese si svolgono a Roma, Torino e Biella, più in altre piccole città laziali. Quasi superfluo dire che le tensioni tra Carlo Verdone ed Enrico Montesano, peraltro amici nella vita reale, non tardano ad arrivare.
Montesano si convince che Verdone abbia tenuto per sé le battute più divertenti, a discapito del suo personaggio, e così un giorno si presenta sul set con un taccuino dove ha evidenziato con colori diversi le battute affidate a lui e quelle date a Verdone, affermando che lui ne ha solo il venti per cento del totale, mentre Verdone ha tenuto per sé il restante ottanta per cento.
Il regista, ovviamente di diverso avviso, non ci sta e ribatte da par suo, dando vita a un litigio molto acceso. Uno dei tanti avvenuto durante la lavorazione, con ogni probabilità.
Eppure, nonostante questa tensione evidente a ogni componente della troupe, la dinamica tra i due attori quando si ritrovano a recitare insieme funziona alla perfezione e permette loro anche di fare delle improvvisazioni, non previste nel copione, che rimangono nel risultato finale, come quando ad esempio a Enrico Montesano viene permesso di fare un'imitazione di Jerry Lewis, un suo idolo cinematografico.
A riprese finite, vi è una nuova diatriba quando Montesano manifesta la sua insoddisfazione dopo essersi accorto che, in un primo montaggio, alcune tra le sue migliori battute sono state tagliate ed è certo che dietro questa manovra ci sia Carlo Verdone, il quale vuole una sorta di rivalsa nei suoi confronti.
Montesano si reca allora personalmente da Mario Cecchi Gori, chiedendogli di intervenire. Il produttore esamina la vicenda e chiede che quelle battute siano aggiunte nel montaggio finale. Verdone non avanza alcuna obiezione, al che Montesano si convince in un secondo momento che dietro il taglio di quelle scene non ci fosse lui, bensì alcuni dei suoi assistenti che volevano fare bella figura nei confronti del regista.
I Due Carabinieri viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 21 dicembre 1984. La pellicola si rivela uno dei migliori incassi di quell'annata e diventa anche uno dei film più visti durante i primi passaggi televisivi.
Particolarmente ammirata dall'Arma dei Carabinieri è l'interpretazione di Massimo Boldi, con l'inattesa morte sullo schermo del suo personaggio Adalberto Occhipinti, tanto che viene chiamato poco tempo dopo dal comando generale e nominato carabiniere ad honorem.
Un'altra vittima di questa pellicola è, in maniera inevitabile, l'amicizia tra Carlo Verdone ed Enrico Montesano. Pur continuando a incrociarsi negli anni successivi, negli studi cinematografici, nelle cerimonie di premiazione o in televisione, le troppe differenze di vedute avute sul set portano i due attori ad avere un atteggiamento freddo l'uno nei confronti dell'altro, tanto che quando si incontrano ci si limita al massimo a un saluto reciproco.
Negli anni, Verdone dichiara in qualche occasione che l'unico attore con cui nella sua lunga carriera ha avuto dei problemi sul set è stato proprio Montesano, il quale ribatte a sua volta che è una cosa che un bravo regista si deve aspettare ed è suo preciso compito trovare una mediazione.
Questa situazione va avanti per oltre vent'anni, dopo i quali inizia un progressivo riavvicinamento tra i due, che li porta infine a ristabilire un rapporto, se non di amicizia, quantomeno di reciproca stima e a tornare a frequentarsi con le rispettive famiglie.
Visto il grande successo della pellicola, il desiderio di produrne un seguito da parte della Cecchi Gori è immediato, ma al tempo stesso di difficile attuazione, considerato ciò che è accaduto. Però si sa, la creatività italiana ha molte frecce al proprio arco.
Viene dunque trovato un escamotage e così un paio d'anni dopo viene realizzato una sorta di sequel apocrifo, ancora con Enrico Montesano come protagonista e col "redivivo" Massimo Boldi, e con Nino Manfredi in sostituzione di Carlo Verdone... ma questa è un'altra storia.

venerdì 15 gennaio 2021

Libri a caso: Il Mistero del Treno Azzurro, ovvero di Agatha Christie e del suo affetto per l'aristocrazia


Lady Agatha Christie, ma che ti hanno fatto di male i treni? E ogni volta avviene un delitto, e che cos'è!
Il Mistero del Treno Azzurro (The Mystery of the Blue Train) è un romanzo con protagonista il celeberrimo Hercule Poirot, pubblicato nel 1928, il secondo dove non è presente quella piattola del Colonnello Hastings... ma state tranquilli, ogni tanto ce lo ritroveremo ancora tra i piedi.
Siamo ancora nella fase iniziale delle avventure del detective belga, eppure ormai la strada verso la gloria - successiva a L'Assassinio di Roger Ackroyd - è già stata tracciata.
Sul Treno Azzurro, che percorre molte città francesi, viene ritrovato il cadavere dell'ereditiera Ruth Kettering, figlia del miliardario Rufus Van Aldin. Sono inoltre scomparsi dallo scompartimento in cui alloggiava dei preziosi rubini in suo possesso. I vari sospettati, tra cui il marito e l'amante della donna, sembrano avere però tutti un solido alibi.
Ma naturellement sarà Hercule Poirot, grazie alle sue celluline grigie, che riuscirà infine a venire a capo del mistero.
Il romanzo ha una lunga introduzione, volta a presentare i vari personaggi e il loro background, tanto che Poirot non compare che nel decimo capitolo e comunque nel corso della storia rimane quasi sempre sullo sfondo. Solo che quando irrompe sulla scena la sua presenza è come se sovrastasse quella di chiunque altro, visto che pur essendo ancora uno dei primi romanzi che lo vede protagonista inizia già ad acquisire una potenza narrativa e iconica rilevante.
Agatha Christie, reduce dal divorzio e dalla sua amnesia di qualche anno prima, non esita a mostrare tutto il suo astio verso un certo tipo di aristocrazia, persa nelle sue insignificanti preoccupazioni sulla reputazione e capace di giocare con la vita delle persone come se nulla fosse.
Quindi tutta la gente appartenente alla nobiltà presente in questo romanzo: 1) fa una brutta fine ; 2) oppure i sopravvissuti sono descritti come poveri di spirito.
Non a caso, l'altra eroina di questo romanzo oltre a Poirot è una ragazza di umili origini, Katherine Grey, la quale si ritrova catapultata in questo mondo e - appunto perché è una brava ragazza e non può fare una brutta fine - da questo stesso mondo infine si allontana per tornare al suo paese, St. Mary Mead. Sì, è proprio lo stesso villaggio dove vive una simpatica signora che avrebbe narrativamente fatto il suo esordio di lì a un paio d'anni.
Agatha Christie ha già quasi del tutto plasmato il detective preferito dai lettori, quel personaggio che invece lei a un certo punto comincerà a odiare. Ma dovrà passare molto tempo ancora prima che possa far calare il sipario sulle sue indagini.