lunedì 12 ottobre 2026

Libri a caso: L'Isola del Dr. Moreau


Se vi siete mai chiesti da quanto tempo è che ci si interroga su quali limiti non debba superare la scienza, be', questo a quanto sembra è un dibattito che va molto indietro nei decenni e anche nei secoli, poiché il mondo è in continua evoluzione e con esso la scienza stessa che aiuta a comprenderne i meccanismi.
Prima della scoperta del DNA e della genetica nella sua complessità, prima dei computer e delle intelligenze artificiali, gli esperimenti venivano fatti con mezzi oggi considerati primitivi, ma non cambiava il fatto che parte di questi esperimenti venivano compiuti sugli animali, anche a fronte di grandi torture.
Pur non essendo il tema principale, questo viene trattato in L'Isola del Dottor Moreau (The Island of Dr. Moreau), scritto da H.G. Wells e pubblicato nel 1896.
Un uomo di nome Edward Prendick, dopo essere naufragato, viene raccolto da un vascello pieno di animali dove incontra un certo Montgomery. I due, insieme al carico, vengono poi scacciati via dal capitano del vascello non appena si arriva in vista di un'isola.
Qui li accoglie un uomo enigmatico, di nome Moreau, circondato da strani esseri che appaiono come ibridi tra uomo e bestia. Moreau lo scienziato, accecato dall'ambizione, sta cercando di superare i limiti imposti all'uomo senza preoccuparsi delle conseguenze, che presto però ricadranno su di lui e non solo.
Con La Macchina del Tempo, H.G. Wells utilizzava - anticipando una caratteristica che avrebbe predominato nei decenni a venire - un sottotesto fantastico per parlare in realtà del mondo che lo circondava e di alcune storture che lui aveva notato.
Questa nuova opera si inserisce in questo solco. Seppur non paragonabile ai tempi odierni, la scienza e la tecnologia ai tempi dello scrittore inglese stavano vedendo degli incredibili balzi in avanti: già le automobili solcavano le strade e le leggi di Mendel stavano scuotendo la comunità scientifica.
Pur non essendo mai stato un tipo religioso, H.G. Wells vedeva in queste continue scoperte anche un tentativo dell'uomo di spingersi oltre certi limiti che a lui risultavano inaccettabili.
Più che una dissertazione contro la vivisezione, in Moreau lo scrittore vede non tanto lo scienziato quanto la persona che vuole sostituirsi all'ordine naturale precostituito, perché ritiene di avere gli strumenti a sua disposizione per sostituirsi a un'entità divina. E nei suoi seguaci chi non si interroga sulla moralità di queste scelte.
Ma, implacabile, la natura prende infine il sopravvento e si prende la rivincita su chi ha provato a sovvertirne le regole.
Per lo scrittore le storture umane si ravvisano anche in chi è convinto di agire nel giusto, negli interessi stessi dell'umanità. Poiché alla fine l'ambizione personale prende il sopravvento, cancellando ogni interesse altruistico.
Non un'apologia contro la scienza in sé, dunque, ma sempre e comunque contro l'arroganza e l'egoismo insito degli esseri umani.

domenica 11 ottobre 2026

Italians do it better? 82: Duse (2025)


Eleonora Duse è stata una delle attrici più versatili e straordinarie che l'Italia abbia mai avuto. La sua arte si esprimeva in maniera unica sul palcoscenico teatrale, seppur possa vantare anche una pellicola cinematografica nel suo palmares.
Ma, come tutte le figure storiche importanti, Eleonora Duse aveva una personalità molto impattante, come dimostra Duse, diretto da Pietro Marcello, scritto da Pietro Marcello, Letizia Russo e Guido Silei e distribuito nei cinema nel settembre 2025.
Mentre l'ombra di Benito Mussolini e dell'ascesa del partito fascista incombe sulla società italiana, Eleonora Duse (Valeria Bruni Tedeschi) - ormai ritiratasi a vita privata - è vittima di un grave tracollo delle proprie finanze, che la riportano a calcare ancora una volta i palcoscenici teatrali.
La sua bravura rimane indiscussa, ma il teatro ormai è cambiato e richiede aspettative di natura sociale e critica a cui l'attrice non sa se piegarsi, spinta perlopiù dal lato artistico della cosa.
Ma l'inizio del ventennio fascista la porterà infine a compiere una scelta.
Possono le importanti personalità dello spettacolo svincolarsi del tutto dalle questioni sociali e umane per concentrarsi unicamente sulle loro attività artistiche? Una domanda sempre attuale a ogni decennio che passa, ma che nello stesso tempo sembra non poter avere una risposta semplice e univoca, tante possono essere le sue sfaccettature.
La pellicola prende spunto da due eventi accaduti e che anche nella realtà sono stati fortemente intrecciati, ovvero il ritorno sulle scene di Eleonora Duse dopo la Prima Guerra Mondiale e la presa di potere del partito fascista.
Ben presto la protagonista, che viene traslata dalla sua figura storica, in questa sua nuova incarnazione si ritrova a non poter più fingere che l'arte sia solo uno specchio di finzione, ma deve presto o tardi fare i conti con la realtà.
Forse perché tale visione è un'allegoria di quelli che sono stati gli eventi storici, tutti gli attori - a partire dalla protagonista - recitano sopra le righe, quasi che le loro vite stesse fossero un palcoscenico da calcare.
Eleonora Duse, infine, sia nella realtà che qui, prende una scelta ben precisa. Una scelta per cui decide volontariamente di allontanarsi dalla società. Oggi, per le personalità dello spettacolo, in considerazione della loro visibilità mediatica, esprimere un'opinione su un fatto sociale o bellico implica dei rischi che in alcuni casi possono ricadere sulla loro carriera.
C'è chi - e chi vuole è libero di incolparli - decide di rimanere neutrale e chi invece alla fine prende una posizione, come Eleonora Duse.

sabato 10 ottobre 2026

Italians do it better? 81: Immaturi - Il Viaggio (2012)


Immaturi aveva visto sei quarantenni tornare all'improvviso ventenni per via di un insolito scherzo del destino. Che però alla fine li aveva riuniti e spronati a portare avanti quei sogni che non avevano realizzato prima.
E tra questi sogni, tra quelle tante idee che a volte vengono in mente ai giovani che poi non concretizzano, vi è quella di fare un viaggio insieme. Qualcosa che trova infine compimento in Immaturi: Il Viaggio, scritto e diretto da Paolo Genovese e distribuito nei cinema nel gennaio 2012.
Giorgio (Raoul Bova), Piero (Luca Bizzarri), Francesca (Ambra Angiolini), Luisa (Barbara Bobulova), Lorenzo (Ricky Memphis) e Virgilio (Paolo Kessisoglu) sono riusciti a diplomarsi per la seconda volta e possono così partire per quel viaggio in Grecia che avevano sognato di fare venti anni prima. A loro si aggrega Eleonora (Anita Caprioli), unitasi al gruppo pochi giorni prima dell'esame.
Quello che dovrebbe essere un viaggio distensivo diventa ben presto causa di molte tensioni all'interno del gruppo, tra mariti che rischiano di tradire le mogli, persone che nascondono un segreto e vecchie, dannose abitudini che ritornano.
Tutto questo porterà a distruggere quelle amicizie così faticosamente riconquistate?
Questo è un sequel - forse inevitabile per via degli incassi del primo film - molto differente dalla pellicola originaria. Se il presupposto che ha riunito i protagonisti è ormai venuto meno con il conseguimento del diploma, le loro storie a quanto sembra non si sono ancora concluse.
Ma ormai pare che ci sia poco su cui lavorare e che non sia già stato detto in precedenza. Certo, le storie di alcuni vanno avanti, ma procedono su quei binari che erano già stati tracciati. Viene giusto espansa la personalità e il personaggio di Eleonora, comparsa solo nell'epilogo del primo film e di cui ancora si sapeva poco.
Per il resto, il pretesto della vacanza in Grecia costituisce il presupposto per una serie di scenette varie che vogliono sottolineare - ma non in maniera critica, chiaramente - certe caratteristiche degli italiani. Maneggioni, furbi, ma alla fin fine sempre di buon cuore e legati all'amicizia.
Così si conclude il percorso degli Immaturi, aldilà di una serie televisiva che avrebbe rimaneggiato e reinventato qualche anno dopo il presupposto di partenza.
Ancora oggi gli esami di maturità esistono, oltre un secolo dopo essere stati inventati, e pur essendo oggi molto diversi da come sono stati concepiti continueranno a segnare - in bene o in male - le vite di molte persone.

venerdì 9 ottobre 2026

Netflix Original 211: The Kissing Booth 3


Ogni trilogia (o quasi) col terzo capitolo tira le fila del discorso iniziato col primo film. Vengono gettati vari semi narrativi, che si spera, giungano a piena maturazione, di modo tale che si possa giungere a un'adeguata conclusione.
Nei precedenti due capitoli, The Kissing Booth e The Kissing Booth 2, l'amicizia tra Elle e Lee era stata messa a dura prova dal fatto che lei si fosse innamorata del fratello di lui. Insomma, lui ama lei, ma lei ama l'altro e questo è il fratello di lui. Un classico da mal di testa?
Ora però tutto finisce in The Kissing Booth 3, diretto da Vince Marcello, scritto da Vince Marcello, ,Jay Arnold e Beth Reekles e distribuito su Netflix a partire dall'undici agosto 2021.
Sta per giungere il tempo di separarsi per Elle Evans (Joey King), Lee Flynn (Joel Courtney) e Noah Flynn (Jacob Elordi) e la ragazza deve decidere che strada percorrere. Se recarsi a Berkeley per stare vicina al suo caro amico o coronare il suo sogno d'amore andando ad Harvard per poter convivere con Noah.
Una decisione difficile da prendere e, per pensare ad altro, i tre decidono di passare insieme un'ultima vacanza presso la casa estiva dei genitori di Lee e Noah, che presto sarà messa in vendita.
Lì tutte le tensioni, i mal sopiti rancori e i segreti nascosti verranno alla luce, permettendo ai tre infine di maturare.
Certo, il finale è scontato e prevedibile e gli indizi erano già tutti nel primo capitolo. La vera protagonista di questa trilogia è stata Elle Evans, con i suoi dubbi e le sue incertezze tipiche dell'età adolescenziale e moltiplicate al cubo per esigenze narrative. Con qualche scena comico/surrealista per complicare le cose in maniera ulteriore. 
Per due film la ragazza ha vissuto nell'ombra di come avrebbero reagito le persone più importanti della sua vita di fronte alle sue scelte, senza pensare più di tanto a cosa sarebbe stato meglio per lei.
La maturazione che lei compie, la sua decisione finale, è quella di studiare ciò che davvero le interessa, non ciò che altri vorrebbero. Andare non dove la porta il cuore, ma la sua testa.
E la stessa maturazione avverrà negli altri personaggi. Ci sono coppie che rimarranno insieme, altri che dovranno dirsi addio, chi si fa prendere dall'Euphoria e altri che infine capiranno le scelte altrui e le accetteranno in nome dell'amicizia.
Ma le relazioni sviluppate in questi anni rimarranno. Alla fine, la trilogia è anche una metafora di quelle amicizie che facciamo quando siamo adolescenti e che formano il nostro carattere che ancora non è pienamente maturato. Amicizie con cui poi ci si può anche perdere di vista, per anni se non addirittura per sempre.
Ma la loro importanza per questo non viene meno.

giovedì 8 ottobre 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - Rincontrarsi nelle Tenebre


In L'Inizio della Notte Eterna Gatsu è tornato presso l'esercito dei Falchi, ma non per restarvi in quanto intende perseguire al più presto una propria strada. Bensì per liberare Grifis dalle segrete delle Midlands, in cui costui è finito perché troppo accecato dalla propria ambizione.
Una missione tortuosa e insidiosa, che nasconde al suo interno altre insidie e pericoli, come mostrato in Rincontrarsi Nelle Tenebre, pubblicato sulla rivista Young Animal tra il 1995 e il 1996.
Gatsu, Caska, Judo e Pipin riescono a intrufolarsi nelle segrete del castello grazie all'aiuto della principessa Charlotte, che è ancora innamorata perdutamente di Grifis. Il ritrovamento del loro compagno è straziante, poiché Grifis è stato oggetto di un anno di torture che lo hanno privato della lingua e gli rendono impossibile camminare.
La fuga dal castello si rivela dunque ancora più ardua del previsto e, a complicare le cose, il re delle Midlands invia degli spietati e abili assassini alla caccia di questo piccolo gruppo di Falchi.
Potranno le traversie affrontate riunire in maniera imprevista Gatsu e Grifis?
Le tenebre e l'oscurità hanno sempre caratterizzato la saga di Berserk, sin dall'inizio, anche quando la storia si svolgeva in paesaggi ampi e luminosi. Perché era soprattutto l'oscurità dei protagonisti a predominare su tutto il resto, un'oscurità che invano si cercava di nascondere dietro una maschera (Gatsu il guerriero implacabile, Grifis il buon leader e Caska la soldatessa senza paura).
Ora, però, nell'oscurità reale si inizia a scendere davvero e l'animo si apre ad essa ancor di più. Dai campi di battaglia e le sfarzose sale dei castelli che hanno caratterizzato le precedenti saghe, alle prigioni umide e sporche, piene di indicibili torture di questa.
Eppure è una transizione naturale, inevitabile, poiché i vari protagonisti sembrano ormai aver perso tutto quello che avevano faticosamente conquistato in precedenza e lasciato alle loro spalle qualsiasi residuo di innocenza... se questo mai c'è stato.
Nessuno è davvero motivato da intenti altruistici, nemmeno la principessa Charlotte che è rimasta ammaliata dalla tossicità di Grifis - che ha conquistato a sua volta Caska e i Falchi e da cui nemmeno Gatsu è in grado di liberarsi totalmente.
Quindi quando questi esseri oscuri affrontano altri esseri oscuri, sicari inviati dal re, in realtà non stiamo assistendo al classico scontro tra buoni e cattivi, bensì a delle anime sperdute nell'oscurità, che si rivela essere il loro ambiente naturale.
E si sa che in questo tipo di scontri a prevalere è chi ha fatto dell'oscurità una propria ragione di vita.
La trama dunque prosegue prendendo un nuovo percorso. Se nei capitoli precedenti abbiamo assistito all'ascesa di Grifis e dei Falchi, adesso siamo testimoni della loro drammatica caduta, che potrebbe avere presto ancora più gravi ripercussioni.

mercoledì 7 ottobre 2026

Netflix Original 210: Il Divin Codino


La cinematografia americana è piena di biopic incentrati su campioni dello sport. Nell'ottica del sogno americano, il pubblico adora le storie di persone venute dal nulla che ottengono il successo e la gloria con la loro volontà e determinazione.
Anche l'Italia ha avuto e ha i propri campioni sportivi, ma forse per una diversa visione della società e il fatto che si tenda poi a invidiare chi ottenga successo al posto nostro, di prodotti come questi ce ne sono davvero pochi, magari relegati a miniserie televisive rassicuranti.
Ci sono delle eccezioni, però, come Il Divin Codino, diretto da Letizia Lamartire, scritto da Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e distribuito su Netflix a partire dal 26 maggio 2021.
Roberto Baggio (Andrea Arcangeli) è un giovane e promettente calciatore del Vicenza che ottiene la sua grande occasione quando viene ingaggiato dalla Fiorentina per giocare in Serie A, anche se i genitori non vedono la cosa di buon occhio per via dell'astronomica cifra spesa.
Ma un serio infortunio rischia di pregiudicare per sempre la carriera del calciatore. Solo in una grande città, Roberto Baggio trova conforto grazie alla compagna Andreina (Valentina Bellè) e alla scoperta della religione buddista.
Inizia così un percorso di rinascita che lo porterà verso la possibile realizzazione del suo più grande sogno: vincere i Campionati Mondiali di calcio.
Come le miniserie sopra citate, anche questo è un prodotto molto rassicurante, rivolto a un'ampia fascia di pubblico che magari non è interessata a dettagli su certi aspetti. Ad esempio, il rapporto di Roberto Raggio con la relazione buddista viene trattato a un livello superficiale, perché non è la tematica principale.
Come nei biopic americani, questa è la storia di una persona venuta dal nulla che riesce con impegno e dedizione a diventare qualcuno, un campione amato capace di superare ogni difficoltà che la vita gli manda contro. E chi ha vissuto quegli anni, anche chi il calcio lo seguiva poco o quasi per nulla, ha ben presente la storia di Roberto Baggio che si vuole ora presentare a chi già la conosce, ma anche alle nuove generazioni.
E, come nei biopic americani, la tematica del rapporto conflittuale tra padre e figlio (un umile lavoratore e un campione) che alla fine riescono a conciliarsi ne è uno dei fulcri.
Il ritmo narrativo procede molto veloce e concentra molti anni in poco tempo, saltando anche alcune parti dell'attività agonistica di Roberto Baggio, forse per questioni di autorizzazione.
La lezione finale - italiana e americana allo stesso tempo - è che le vittorie e le sconfitte impallidiscono di fronte all'affetto della famiglia e del pubblico - incarnate nel cameo della figlia di Baggio che metaforicamente alla fine ringrazia il suo padre fittizio di tutto. Un prodotto che deve molto alla saga di Rocky.