venerdì 26 novembre 2021

Fabolous Stack of Comics: Savage Dragon - Battesimo del Fuoco


L'anno è il 1992, i celeberrimi "fuggiaschi" della Marvel (tra cui Jim Lee, Marc Silvestri e Todd McFarlane) fondano la Image Comics, pubblicando i primi titoli di successo di questa nuova casa editrice.
Tra questi fondatori vi è anche Erik Larsen, il quale sempre nel 1992 inizia a veder pubblicato il primo titolo incentrato su una sua creazione, Savage Dragon, un riadattamento di un suo precedente personaggio ideato nel 1986.
La prima apparizione di Savage Dragon avviene nella miniserie in tre numeri Battesimo del Fuoco (Baptism of Fire), realizzata da Larsen come autore completo.
Un essere dalla pelle verde e con una pinna in testa viene ritrovato dal tenente della polizia di Chicago Frank Darling in un campo, avvolto da fiamme da cui guarisce rapidamente. Non ha memoria del suo passato o del suo nome e poco dopo, convinto da Darling, entra a far parte del corpo di polizia, poiché ormai le superminacce sono sempre più pericolose e i supereroi del passato non sono più in grado di fronteggiarle, tantomeno gli agenti.
L'essere dal nome ignoto si ribattezza Dragon e inizia a portare legge e ordine a Chicago, ma è chiaro fin da subito che ci sono persone che non vedono di buon occhio questa cosa e faranno di tutto per complicargli la vita.
Questa miniserie introduttiva è un blockbuster d'azione sfrenata sotto forma di avventura a fumetti. Ho letteralmente perso il conto di quante battaglie Savage Dragon affronti in soli tre numeri, si passa da un confronto a un altro senza sosta e in un paio di occasioni si ha il dubbio di aver saltato qualche pagina.
E proprio perché è Erik Larsen a sceneggiare, non perde l'occasione di fare un po' di satira - o umorismo spicciolo, vedete voi - sugli scontri tra i supereroi della Marvel e sulla rivitalizzazione dei personaggi ad opera di John Byrne, notoriamente suo grandissimo amico.
Con queste premesse si potrebbe pensare che in questa storia di approfondimento non ce ne sia affatto, che i vari personaggi siano manichei nei loro atteggiamenti (ci sono i buoni buoni buoni e i cattivi cattivi cattivi)... e diciamo pure che è così.
È comunque interessante far notare come Larsen faccia coincidere l'esordio di Dragon con la sparizione/ritiro dei supereroi del passato, quelli della "Silver Age", dichiarando che non sono più in grado di gestire le minacce del presente. Che può apparire come una metafora della nuova realtà editoriale della Image: i vecchi supereroi di Marvel e DC Comics rappresentano il passato, mentre gli eroi della Image sono quelli più al passo coi tempi.
E sono inseriti nello stesso tessuto sociale cittadino, a contatto con l'uomo comune, almeno nel caso di Savage Dragon, il quale non indossa un colorato costume, bensì la divisa da poliziotto. E, nell'unico momento di riflessione di questa miniserie, Dragon cita il pestaggio di Rodney King - un evento di cui molti giovani, temo, non abbiano mai sentito parlare - e di come siano proprio gli eroi comuni come gli agenti di polizia i primi a dover dare l'esempio.
Retorica spicciola, certo, ma provateci voi a contraddire un colosso verde con una pinna in testa!

mercoledì 24 novembre 2021

Netflix Original 19: Spectral


Dopo il primo, incerto tentativo con ARQ, ritorna la fantascienza su Netflix grazie a Spectral, film diretto da Nic Mathieu, scritto dallo stesso Mathieu insieme a Ian Fried e George Nolfi e distribuito a partire dal 9 dicembre 2016.
Lo scienziato Mark Clyne (James Badge Dale) viene inviato in Moldavia per assistere l'esercito americano, per conto del quale ha ideato degli occhiali speciali. Tramite uno di questi, è stato catturato un insolito evento, l'apparizione di un essere spettrale che ha ucciso un soldato.
Indagando insieme a un'agente della CIA, Fran Madison (Emily Mortimer), e a un team della Delta Force capeggiato dal maggiore Sessions (Max Martini), Clyne scopre un'incredibile verità su un conflitto che sta affliggendo la popolazione del paese e le sue vittime e che può cambiare le carte in tavola nel contesto delle armi militari.
Alla prima visione di questa pellicola, sono rimasto colpito dalla resa delle ambientazioni e degli effetti speciali, di ben altro livello se paragonati a queste prime produzioni Netflix, ma l'arcano è stato presto scoperto.
Spectral è infatti stato girato nel 2014 ed è una produzione della Legendary Pictures (quella degli ultimi film di Godzilla, per intenderci) che doveva essere in origine distribuita nei cinema dalla Universal, la quale però infine vi ha rinunciato, vendendo i diritti della pellicola a Netflix.
Con ogni probabilità sarebbero stati necessari alcuni reshoot che la Universal non voleva fare, per approfondire alcuni personaggi, che invece in questo caso rimangono fissati in caratteristiche sicure e consolidate (lo scienziato con tutte le soluzioni a portata di mano, l'esercito americano invincibile), e del loro background si apprende davvero poco.
La trama è invece fantascienza allo stato puro: prende un elemento classico della narrativa gotica, quali sono gli spettri, inserendolo in un contesto del tutto particolare come quello di un paese in una situazione post-bellica e gli affibbia una spiegazione (fanta)scientifica che apre un interessante scenario narrativo.
La premessa, dunque, per quanto ovviamente poi estremizzata per ragioni narrative e confezionata per un pubblico generalista, ha una solida base scientifica che spingerà i più curiosi a volerne sapere di più.
Nel complesso è un film che segue certe regole classiche e ritmi dei film d'azione, quindi in certi momenti intuirete esattamente cosa sta per accadere, ma questo non costituisce un difetto nel contesto generale.

lunedì 22 novembre 2021

Fabolous Stack of Comics: Doomsday Clock


Nel 1985, il DC Universe viene sconvolto alle fondamenta da Crisi Sulle Terre Infinite, che azzera questo universo narrativo facendolo ripartire da capo. Il motore di questo cambiamento e nuovo inizio è Superman.
Nel 1986, il mondo del fumetto viene sconvolto alle fondamenta da Watchmen, di Alan Moore e Dave Gibbons, che dà vita a una fase di revisionismo dei fumetti di supereroi.
Più di trent'anni dopo, questi due mondi infine si incontrano e si scontrano nella maxiserie di dodici numeri Doomsday Clock, pubblicata dal 2017 al 2019, scritta da Geoff Johns e disegnata da Gary Frank. Questa storia conclude anche il cerchio narrativo della ricostruzione del DC Universe iniziata con Universo DC: Rinascita.
Nell'universo di Watchmen è il 1992 e il piano di Adrian Veidt/Ozymandias per salvare il mondo ma tramite l'uccisione di migliaia di innocenti è stato scoperto. Mentre Ozymandias è ricercato dalle autorità, il conflitto nucleare che lui voleva impedire è ormai imminente.
Come ultima carta, Veidt si trasferisce nel DC Universe insieme a un nuovo Rorschach e a due criminali, Mimo e Marionetta, i quali hanno un collegamento col Dr. Manhattan. E l'ultima carta di Ozymandias è proprio Jon Osterman, il quale si è recato nel DC Universe rimodellandolo, e che è l'unico in grado di fermare l'attacco nucleare.
Il loro arrivo, tuttavia, non passa inosservato in un mondo che sta affrontando crisi politiche e teorie del complotto sui superesseri. Soprattutto Batman e Superman cercano di capirne di più, mentre il mondo attorno a loro rischia di crollare e svanire. Come accadde nel 1985, in un altro universo.
Se Watchmen, pur ambientato in una distopia, era anche un riflesso della situazione politica dell'epoca, con la Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia ormai al capolinea, ma con la presenza anche di una incertezza globale diffusa, Doomsday Clock è uno specchio della situazione sociale di trentacinque anni dopo.
In questa storia vi è ancora quest'incertezza globale, ma presente in un mondo tecnologicamente avanzato. Ecco dunque gente che, sobillata da organi di stampa faziosi o in cerca di click e politici compiacenti che agiscono dietro le quinte, viene indirizzata - alimentata da una rabbia trasmessa per canali virtuali - a compiere atti di violenza senza alcun vero scopo. Generando così la sfiducia verso coloro che compiono il loro dovere fino in fondo (medici, tutori dell'ordine rispettosi della legge che in questo caso sono i supereroi) e proteggono gli innocenti.
Ma quegli stessi sobillatori dimostrano la loro viltà e inettitudine quando situazioni di tensione presenti ma risolvibili se affrontate e comunicate con chiarezza - nel suddetto caso i superesseri al servizio del governo - vengono ingigantite fino a divenire complotti globali e inesistenti. Aumentando dunque ancor di più la sfiducia del cittadino comune che, così manipolato due volte e non avendo più un appiglio morale, giunge infine ad attaccare le cattedrali del potere ormai private del loro significato.
Giusto precisare che l'ultimo capitolo di questa storia è stato pubblicato alla fine del 2019 e, per quanto ci piacerebbe affibbiare doti divinatorie a Geoff Johns, costui ha solo percepito e trasmesso con efficacia su carta alcuni problemi della società americana già presenti verso la fine del mandato di Barack Obama e che si sono ulteriormente aggravati durante la presidenza di Donald Trump (e di cui l'attacco a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 rappresenta l'apice di un iceberg di sterco) e in via più generale nel mondo intero durante la pandemia di COVID-19.
Ed è anche questa la bravura di uno sceneggiatore: carpire queste tematiche, affrontarle in un racconto di supereroi traslandoli per il pubblico di riferimento, nella speranza che infine certi messaggi arrivino ai lettori.
Doomsday Clock non è solo questo, però, è anche la celebrazione della storia e del mito del supereroe, a partire dal primo fra tutti, Superman. Un mito così potente e iconico da risultare capace di adattarsi alle diverse ere storiche, ma mantenendo intatta la propria essenza. Come nell'antichità i racconti di dei ed epopee mitologiche sono giunte fino a noi, altrettanto accadrà ai supereroi. Un giorno, in un futuro che speriamo essere lontano, forse i racconti su di loro spariranno, ma la loro memoria collettiva sarà sempre presente. E preservata.
Superman rappresenta dunque il supereroe per eccellenza, il modello inarrivabile, e in quanto inarrivabile colui a cui tutti si ispirano. Qualcuno che non si fa piegare dalle avversità, si rialza sempre e continua a lottare per ciò che è giusto. Si potrebbe pensare che una persona del genere sia fuori contesto nella società attuale che premia la mediocrità e la falsità. E invece una persona del genere è proprio ciò di cui c'è bisogno nel mondo di oggi e in gran quantità.
Straordinaria l'arte di Gary Frank, che si trasforma col progredire della maxiserie. In principio, quando i riflettori sono puntati più sui personaggi e il mondo di Watchmen, omaggia molto Dave Gibbons e la sua griglia a nove tavole, ma mentre la trama diviene più ampia e pone al centro il DC Universe e Superman, Gary Frank inizia ad adottare tavole di più ampio respiro, splash page anche doppie, celebrando così come solo lui sa fare il mito del supereroe.
Si è voluto nel 2011 azzerare il DC Universe col New 52, cercando di reinventare tutti i supereroi in chiave moderna, e alcune cose viste erano buone. Ma la tradizione va sempre preservata: ecco perché il recupero di situazioni e gruppi storici come la JSA e la Legione dei Supereroi diventano benefici e funzionali in questo contesto, consentendo sviluppi narrativi più ampi che vanno a vantaggio di tutti, lettori e sceneggiatori.
E avrete visto che, in tutto questo, non ho minimamente accennato al discorso se valesse la pena andare a intaccare il mito di Watchmen, da un lato perché molti altri più bravi di me lo hanno già fatto, dall'altro perché - come Alan Moore ha ricreato con efficacia i supereroi della Charlton - Johns ha ripreso quel mondo e i suoi personaggi e li ha portati avanti, concludendo l'epopea per alcuni (Ozymandias, Dr. Manhattan) e introducendo nuovi sviluppi come il secondo Rorschach. Perché sì, davvero, nulla finisce e nulla ha mai fine.
Si potrebbe chiosare con retorica (ma è davvero retorica?) che ciò che conta davvero alla fine è leggere una bella storia. Come questa.

sabato 20 novembre 2021

A scuola di cinema: Essi Vivono (1988)

Novembre 1963: Viene pubblicato su The Magazine of Fantasy & Science Fiction un racconto breve intitolato Alle Otto del Mattino (Eight O'Clock in the Morning), scritto da Ray Nelson.
La storia si incentra su un uomo di nome George Nada che, a seguito di una seduta di ipnosi collettiva in un teatro, inizia a vedere alcuni esseri umani sotto una nuova forma, con volti alieni dalle fattezze rettiloidi, che vengono definiti Fascinators. Nada inoltre comincia a veder comparire, in televisione o lungo dei poster per strada, dei messaggi subliminali che lo invitano a ubbidire alle autorità, a sposarsi e a riprodursi e a cui cerca con fatica di sottrarsi.
Quando uno dei Fascinators lo avvisa che morirà per un infarto alle otto del mattino del giorno successivo, George Nada impazzisce e inizia a uccidere delle persone che lui vede come alieni, concludendo il tutto con una strage in una stazione televisiva, prima di morire per il previsto infarto e lasciando il dubbio se il tutto non sia stato solo frutto di una sua allucinazione.
La storia rimane impressa nelle menti dei lettori dell'epoca e, nel 1986, lo stesso Ray Nelson ne sviluppa un adattamento a fumetti, intitolato Nada e realizzato dall'artista Bill Wray, che compare sulla serie Alien Encounters della Eclipse Comics.
E vi è un grande fan di questa storia, che diventerà un regista di successo alcuni anni dopo la sua pubblicazione e ne produrrà un adattamento cinematografico. Il suo nome è John Carpenter.


John Carpenter scopre Eight O'Clock in the Morning grazie all'adattamento a fumetti e, dopo aver letto anche il racconto originario di Ray Nelson, acquisisce i diritti su entrambe le storie, ideando con lo pseudonimo di Frank Armitage (il protagonista di un racconto di H.P. Lovecraft, L'Orrore di Dunwich) una sceneggiatura che combina elementi da entrambe le fonti, introducendo di suo l'idea che gli alieni possano essere visti tramite degli occhiali speciali.
Nelle intenzioni del regista, il film deve essere una satira e allegoria della Presidenza Reagan e l'eccessiva crescita del capitalismo attraverso il mezzo televisivo (non a caso, gli alieni appaiono in bianco e nero attraverso gli occhiali, in contrasto con il mondo colorato proiettato dalla televisione).
Per il ruolo di Nada, Carpenter in principio pensa a Kurt Russell, ma giunge poi alla conclusione che ha già collaborato molte volte con lui in passato e dunque occorre un cambio. Gli viene in mente allora una sua passione di quando era bambino e che ha mantenuto crescendo, quella per il wrestling.
Dopo aver visto la terza edizione di Wrestlemania e incontrato in quella sede sia il wrestler che il suo manager, Carpenter giunge alla conclusione che Roderick George Toombs, alias "Rowdy" Roddy Piper, sia perfetto per la parte, poiché oltre alla sua robustezza ha anche presente sul volto e sul corpo l'aria da uomo vissuto.
Tuttavia Vince McMahon, il CEO della WWF/WWE, non vuole perdere la sua star e gli promette un ingaggio per un altro film con lo stesso salario. Piper rifiuta e abbandona così la WWE.
Questa pellicola rappresenta la prima occasione in cui un wrestler ottiene un ruolo da protagonista, cosa che diverrà poi abbastanza frequente negli anni successivi.
Il ruolo di Frank viene scritto dal regista avendo in mente Keith David, che ha già diretto in La Cosa (The Thing) e che ha molto apprezzato.
Le riprese, della durata di circa otto settimane, si tengono tra il marzo e l'aprile del 1988 nella città di Los Angeles.
Poiché la sceneggiatura prevede la presenza di alcuni senzatetto, Carpenter fa sì che veri homeless di Los Angeles siano assunti e, oltre a una regolare paga come comparse, viene anche offerto loro del cibo.
Durante le riprese, Roddy Piper è inflessibile e non si toglie mai il suo anello di matrimonio, che in certe scene risulta ben visibile, anche se poi non viene data alcuna spiegazione in merito.
La pellicola rimane soprattutto famosa per una lunga sequenza di lotta tra Nada e Frank, che dura quasi sei minuti. In principio viene concepita perché sia breve, tra i venti e i trenta secondi, ma poi Roddy Piper e Keith David, assistiti dallo stuntman Jeff Imada, iniziano a provarla e coreografarla nel cortile dell'ufficio di produzione di John Carpenter.
Le prove vanno avanti per circa tre settimane e i due aggiungono sempre nuove mosse. Carpenter ne rimane così favorevolmente impressionato da decidere infine di lasciarla intatta, senza alcun taglio.
La celebre frase "I have come here to chew bubble gum and kick ass. And I'm all out of bubble gum" (adattata in maniera differente in italiano) è tutta farina del sacco di Roddy Piper, che aveva scritto su un taccuino alcune frasi ad effetto da utilizzare durante i suoi promo come lottatore. Esaminando il taccuino, sia lui che Carpenter concordano che questa frase sia perfetta da utilizzare nel film.
Per risparmiare un po' sui costi di produzione, vengono prese in prestito alcune paia di occhiali utilizzati da Kurt Russell sul set di Grosso Guaio a Chinatown (Big Trouble in Little China) per impiegarli come quelli che rivelano la vera natura degli alieni. Roddy Piper, al termine delle riprese, decide di tenersene un paio per sé. I comunicatori utilizzati dagli alieni, invece, sono i rilevatori di fantasmi impiegati sul set di Ghostbusters, anch'essi noleggiati per l'occasione. 
Essi Vivono (They Live) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 4 novembre 1988. A fronte di un budget tra i 3 e i 4 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare solo nel territorio statunitense 13 milioni di dollari.
Durante gli anni, il messaggio di fondo del film viene corrotto da altre categorie per i loro scopi o presunti tali. Alcuni gruppi neonazisti e suprematisti bianchi, infatti, lo interpretano come una sorta di metafora degli ebrei che vogliono controllare il mondo, ma John Carpenter in persona interviene, bollando il tutto come una baggianata e spiegando il suo intento originario.
Dopo il successo della pellicola, Roddy Piper ritorna alla WWE, con più carisma e popolarità di prima. John Carpenter invece da quel momento in poi incontrerà alcune difficoltà e i suoi successivi film non avranno più il successo di un tempo... ma questa è un'altra storia.

giovedì 18 novembre 2021

Fabolous Stack of Comics: Batman - Metal


Esisteva ed esiste ancora il Multiverso DC Comics, molto fiorente durante la Silver Age, spazzato via dopo Crisi Sulle Terre Infinite per poi tornare in auge e stabilizzarsi in Multiversity, che sancisce che vi sono altre 52 terre parallele inclusa quella principale, il DC Universe.
Batman: Metal (Dark Nights: Metal), miniserie di sei numeri scritta da Scott Snyder, disegnata da Greg Capullo e pubblicata tra il 2017 e il 2018, amplia questa tematica introducendo nuovi elementi in questo concetto narrativo. Oltre alla miniserie principale e ai due prologhi già trattati in precedenza, vi sono stati anche dei tie-in e un totale di 10 one-shot che hanno fatto da contorno alla saga.
La Justice League scopre l'esistenza del Multiverso Oscuro, dove risiede il demone Barbatos, che si risveglierà quando - secondo una profezia - Batman rimarrà esposto a cinque metalli. Purtroppo è ormai troppo tardi per intervenire, poiché il Cavaliere Oscuro è già entrato in contatto in passato con quattro di questi metalli in precedenti sue avventure e il quinto e ultimo gli viene somministrato dalla Corte dei Gufi.
Batman viene proiettato nel Multiverso Oscuro, mentre gli araldi di Barbatos - versioni distorte di Batman guidate dal Batman Che Ride - invadono il DC Universe rendendo loro schiavi sia eroi che criminali. Che la profezia oscura debba dunque compiersi?
Questa storia si prefigge due compiti: il principale è ampliare il concetto di Multiverso oltre a quello apparso su Multiversity e, in misura minore, su Universo DC: Rinascita. L'idea di versioni oscure di universi paralleli e di per sé affascinante e in Batman: Metal vediamo alcuni esempi di mondi precipitati nel caos, che in questo caso specifico hanno come comun denominatore Batman nel ruolo di araldo portatore di suddetto caos.
Oltre al Batman Che Ride, il quale oltre a essere un ibrido tra Batman e Joker omaggia nel suo nome anche il titolo del film che ispirò la creazione del personaggio del Pagliaccio del Crimine, L'Uomo Che Ride, le altre versioni oscure di Batman sono ibridi tra il Cavaliere Oscuro e un componente della Justice League.
Molto spesso è stato detto che Batman ha un piano per sconfiggere ogni singolo componente del gruppo: qui vediamo cosa accade quando questo piano viene messo in atto, lasciando alla fine un Batman privo di scopo in un mondo che solo lui ritiene essere perfetto.
L'altro obiettivo di questa miniserie è legato allo sceneggiatore, Scott Snyder, che qui tira le fila di alcune sue precedenti trame che aveva portato avanti sulle testate dedicate a Batman, coadiuvato come in questo caso da Greg Capullo. Quindi, se pur tutti gli eroi del DC Universe sono coinvolti nel cercare di sventare la minaccia di Barbatos, alla fine questa rimane una saga bat-centrica.
E mentre il nuovo sceneggiatore Tom King si sta occupando delle nuove avventure del Cavaliere Oscuro, Snyder amplia ulteriormente il mondo di Batman e della Justice League introducendo nuove, terribili minacce e dando vita alla prima parte di un'avventura che lascia un paio di punti in sospeso.
Punti in sospeso da risolvere in un'altra saga... per un'ulteriore espansione del concetto di Multiverso.

martedì 16 novembre 2021

Netflix Original 18: Mercy


Con ogni probabilità ricordate The Strangers, film del 2008 con Liv Tyler, in cui una coppia di fidanzati viene assediata e terrorizzata nella sua stessa casa da tre individui mascherati per nessun altro motivo se non quello di far loro del male.
Ecco, un nuovo assedio domiciliare, ma con differenti motivazioni, si ritrova in Mercy, film scritto e diretto da Chris Sparling e distribuito su Netflix a partire dal 22 novembre 2016.
In una casa di campagna di una città imprecisata, un uomo di nome George (Dan Ziskie) raduna attorno al capezzale di sua moglie Grace, malata e un tempo guida di un'organizzazione religiosa locale, i suoi quattro figli e la fidanzata di uno di loro per discutere di questioni ereditarie.
In realtà la donna potrebbe essere salvata tramite una cura sperimentale e non autorizzata concepita dal Dr. Turner (Dion Graham), un amico di Grace, ma George non intende rischiare. Quando cala la notte, tuttavia, un'inaspettata minaccia incombe sull'intera famiglia e in gioco ci sono le vite di tutti i suoi componenti.
La trama, come vedete, è semplice e immediata e anche l'ambientazione della storia, che si svolge praticamente in una sola location (la dimora di George e i suoi immediati dintorni), riflette tale immediatezza. Ora, aldilà dell'evidente punto che questo è stato fatto per ragioni di contenimento dei costi, questo necessariamente non deve inficiare il risultato finale.
Detto questo, però, il tutto non risulta così interessante. Se quando ti ritrovi di fronte una storia che hai già visto altrove, la cosa migliore per apprezzarla è vedere come viene intessuta questa storia, qui abbiamo una pellicola divisa in due parti, le quali appaiono come due mondi diversi.
La prima parte è incentrata sulla presentazione dei personaggi, presentazione poiché non si arriva ad alcun approfondimento: il tema dell'eredità e delle tensioni familiari viene a malapena accennato prima che venga spazzato via dagli eventi successivi.
La seconda parte è incentrata invece sull'attacco degli uomini incappucciati guidati dal Dr. Turner per salvare Grace, ma risulta un po' confusionaria. Personalmente non ho capito se il film voleva anche essere una condanna di certe organizzazioni religiose estremiste o semplicemente la malattia di Grace e la sua cura erano il MacGuffin di turno volto a far precipitare gli accadimenti.
Troviamo anche degli sbalzi temporali alla Quentin Tarantino... e non ho ben capito la motivazione per cui non si sia seguita invece la linea temporale ordinaria.
Insomma, Mercy è un thriller che voleva esplorare anche il tema dei conflitti familiari... ma di conflitti qui ci sono stati solo quelli tra la famiglia di Grace e degli uomini col passamontagna. Quando peraltro, se proprio dovessi fare il precisino della fungia, bastava fare quest'invasione domiciliare prima dell'arrivo dei figli di George e si sarebbe evitata la carneficina.