lunedì 13 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Death - Il Grande Momento della Tua Vita


L'entità nota come Death, presente nella serie Sandman di Neil Gaiman, si distingue per essere una "ragazza" - per come appare agli esseri umani con cui interagisce - che apprezza la vita, le piace osservare le esistenze degli umani e tratta coloro che lei deve portare via con rispetto e sincerità.
Ma alla fine la Morte è sempre lei e bisogna sempre stare attenti, soprattutto quando ci si fanno dei patti. Come dimostra la seconda storia a lei dedicata dopo L'Alto Costo della Vita, Il Grande Momento della Tua Vita (The Time of Your Life), miniserie di tre numeri pubblicata nel 1996, scritta da Neil Gaiman e disegnata da Chris Bachalo e Mark Buckingham.
Donna Foxglove è un'affermata cantante, impegnata in un lungo tour in giro per gli Stati Uniti. Per promuovere la propria carriera musicale, col tempo ha trascurato sempre di più la compagna Hazel McNamara e il figlio di lei Alvie, tanto che Hazel sta meditando di lasciarla.
Quando Hazel sembra scomparsa nel nulla e non risponde più alle chiamate, Donna Foxglove si precipita a cercarla, ma la ragione del suo silenzio è da ricercarsi in un drammatico evento che le è capitato. Un evento che ha attirato la presenza di Death. E si sa cosa questo significhi.
Così come già accaduto per la prima miniserie, anche in questa occasione Neil Gaiman prende alcuni elementi e personaggi provenienti dal mondo di Sandman per adattarli alla storia incentrata su Death, essendo questo in ultima analisi un universo condiviso. In questo caso le due protagoniste, di cui è già stato fornito il background in precedenza, cosa che però non diventa un impedimento per la fruizione della storia.
Se la prima miniserie si incentrava principalmente sul tema dei suicidi giovanili, questa invece si focalizza su quanto il lavoro e la carriera possano incidere sulla propria vita e le proprie relazioni. Tanto che, se trascurate troppo a lungo, possono infine deperire e morire.
Death rappresenta dunque, per le due donne, l'ultima possibilità di sistemare le loro vite, diventa una metafora di come soprattutto l'esistenza di Donna sia ormai divenuta vuota, priva di significato, pur regalandole soddisfazioni personali e introiti economici. Ma alla fine bisogna decidere cosa è davvero importante per la propria vita.
Da notare inoltre come Neil Gaiman - così come già fatto su Sandman - introduca personaggi omosessuali e parli dell'omosessualità senza renderla qualcosa di scandalistico o eccezionale, ma in maniera ordinaria come parte della vita di tutti i giorni. Quella tra Donna Foxglove e Hazel McNamara, infatti, non è una storia d'amore omosessuale: è una storia d'amore e basta.
Nella prima miniserie Death era una ragazza allegra, ma al tempo stesso venata di malinconia, poiché poteva passare un solo giorno come umana sulla Terra. Qui è più presente la sua vera natura, di entità concettuale che deve eseguire il suo compito ("non sono né benedetta né misericordiosa. Sono solo me stessa").
Pur rimanendo principalmente sullo sfondo, se non per l'epilogo, la sua presenza è costante. E alla fine occorre onorare i patti che con lei vengono sanciti.

domenica 12 aprile 2026

A scuola di cinema: Cercasi Susan Disperatamente (1985)

1974: Esce il film francese Céline e Julie Vanno in Barca (Céline et Julie Vont en Bateau), diretto da Jacques Rivette.
In un'atmosfera tra il surreale e il grottesco, una donna di nome Julie - seduta su una panchina - vede passare davanti a sé una ragazza, Céline, la quale perde gli occhiali senza che se ne accorga.
Julie la insegue per restituirglieli, ma la ritrova solo il giorno dopo. Qui le due donne scoprono di essere spiriti affini e sono entrambe delle sognatrici che vogliono evadere dalla realtà. Raccontandosi storie a vicenda, le due vengono catapultate in mondi immaginari di loro invenzione.
Ora può sembrare strano dirlo, ma questa pellicola rappresenta l'ispirazione di una commedia che esce alcuni anni dopo.


Tra coloro che guardano e ammirano questo film vi è Leona Barish, un'aspirante sceneggiatrice che, prendendo spunto dalla pellicola e dall'idea di far incontrare due donne provenienti da due mondi diversi (urbani, nel suo caso), tenta di scrivere la sua prima sceneggiatura cinematografica, completata nel 1980.
La sceneggiatura viene opzionata da Sarah Pillsbury, amica di Leona Barish, e Midge Sanford, i quali hanno da poco fondato la Sanford/Pillsbury Productions.
Tuttavia, in principio si fatica a trovare un interesse da parte degli studi cinematografici. L'opinione generale è che una storia del genere possa piacere solo alle donne e agli omosessuali (strane concezioni dell'epoca).
Alla fine la Warner Bros. decide di finanziare il progetto, ma ritira la propria partecipazione poco tempo dopo. Subentra allora la Orion Pictures, che decide di investire inoltre una maggiore somma di denaro di modo tale da far aggiungere alla sceneggiatura ulteriori scene, pur rimanendo questo un progetto a basso costo.
Come regista viene scelta Susan Seidelman. I due produttori sono rimasti favorevolmente impressionati dal suo film di debutto, Smithereens, e dalla sua capacità di portare a termine un progetto dal basso budget.
La sceneggiatura prevede che le due protagoniste abbiano superato i trent'anni e in principio si cercano attrici di fama quali Goldie Hawn e Diane Keaton. Il budget previsto, e la decisione di Sarah Pillsbury di puntare su attrici meno note, porta a un cambiamento di piani e a un "ringiovanimento" dei personaggi.
Per il ruolo di Roberta Glass viene dunque scelta Rosanna Arquette, anche se lei in prima battuta preferirebbe avere il ruolo di Susan dopo aver letto la sceneggiatura.
Per quest'ultimo ruolo vengono provinate decine di attrici e si pensa in principio a Ellen Barkin e Jennifer Jason Leigh.
Viene deciso invece di affidare questa parte a Madonna (Louise Ciccone), fortemente voluta e proposta da Susan Seidelman, che già la conosce. Tanto che la regista si reca personalmente a Union Square a girare lì il suo provino. La cantante è così poco nota all'epoca che un passante la scambia per Cindy Lauper.
Il provino viene poi visionato e apprezzato dai dirigenti della Orion Pictures e il figlio di uno di loro, vedendo la cantante su MTV, la trova affascinante.
Quando viene scelta, questo film per Madonna rappresenta il debutto cinematografico e ha appena iniziato la propria carriera musicale, con un album omonimo uscito nel 1983. Le cose stanno per cambiare in maniera drastica.
Anche in questo caso, comunque, la decisione di scegliere lei è dettata anche dal budget e dalla volontà di ringiovanire il personaggio.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 10 settembre 1984, tenendosi a New York e in New Jersey.
A causa di alcuni ritardi nella produzione, Madonna ha già concluso - ed è pronto a essere venduto - il suo secondo album, intitolato Like A Virgin. Questo la porta ad essere, nel giro di poco più di un anno, da semplice cantante in ascesa a rinomata pop star. E la cosa si riflette anche sulla produzione del film.
Se nei primi tempi la cantante può circolare liberamente e nessuno le presta attenzione più di tanto, col passare dei giorni e soprattutto durante l'ultima settimana di lavorazione - quando una sua foto compare sulla celebre rivista Rolling Stone e Like A Virgin inizia a scalare le classifiche di vendita - i fan cominciano ad accalcarsi sempre di più vicino al set.
Costringendo pertanto la produzione ad assoldare delle guardie del corpo che garantiscano la sicurezza di Madonna e non causino troppi ritardi.
Ovviamente si approfitta anche di questo fatto e il ruolo di Susan viene espanso, con l'introduzione anche di una parte cantata, per darle più risalto.
Si arriva anche al punto che un agente di polizia chieda un autografo a Madonna, ma scambia persona e lo domanda a Rosanna Arquette. L'attrice ovviamente non prende bene questo scambio di ruoli, visto che in principio doveva essere lei la protagonista principale e la personalità più nota, ma ormai non può più ritirarsi e le sue obiezioni cadono nel vuoto.
Viene girato un primo finale, che vede Roberta Glass e Susan recarsi in Egitto, a bordo di cammelli nel deserto del Sahara, per restituire gli orecchini rubati, il perno della trama. Tuttavia questo epilogo non incontra i favori della regista, che opta per un secondo, più lieto finale.
Le riprese si concludono poco prima della fine di novembre. Madonna contribuisce alla colonna sonora del film tramite una canzone, Into The Groove, originariamente concepita per un amico e che esiste solo in versione demo. Questa canzone viene poi inserita in una seconda versione di Like A Virgin.
I dirigenti della Orion Pictures decidono poi di accorciare i tempi della post-produzione, quasi della metà, per far uscire il film nelle sale cinematografiche il prima possibile, convinti che la fama di Madonna non durerà a lungo.
Cercasi Susan Disperatamente (Desperately Seeking Susan) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 marzo 1985. A fronte di un budget di quattro milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 27 milioni di dollari.
Con una carriera musicale ormai lanciata verso la fama assoluta, forte di questo successo Madonna tenta di sfondare anche nel cinema. Si sposa dunque con Sean Penn e insieme a lui recita il suo film successivo, Shanghai Surprise, che si rivela essere però un tremendo flop. Ma questa... è un'altra storia.

sabato 11 aprile 2026

Italians do it better? 72: Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo (2014)


Se c'è una caratteristica classica e costante dei film interpretati da Aldo Baglio, Giacomo Poretti e Giovanni Storti è il fatto che questi tre attori interpretano nient'altro che loro stessi.
Qualunque sia il ruolo, la classe sociale o le particolarità dei personaggi che vanno a rappresentare, i tre vi infondono le loro peculiari personalità - qualcosa che hanno mutuato dagli sketch teatrali - tanto che nemmeno sullo schermo cambiano il loro nome, per dare maggiore sicurezza allo spettatore. Per dirgli che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo.
Questo si conferma anche in Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo, diretto da da Aldo Baglio, Giacomo Poretti, Giovanni Storti e Morgan Bertacca, scritto da da Aldo, Giovanni e Giacomo, Morgan Bertacca, Valerio Bariletti e Pasquale Plastino e distribuito nei cinema nel dicembre 2014.
Giacomo Poretti è un ricco e arrogante uomo d'affari milanese che sfrutta le economie degli stati meno facoltosi per arricchirsi con investimenti tecnicamente a basso rischio. Al suo fianco c'è il fedele maggiordomo Giovanni, al suo servizio da anni e appassionato di spade e samurai.
Un giorno i due, dopo aver svoltato in una strada con divieto d'accesso, investono Aldo, un venditore ambulante abusivo in fuga dalla polizia. Per non trascinare la cosa per le lunghe, Giacomo gli promette una cospicua (per Aldo) somma di denaro al fine di evitare di essere denunciato.
Da questo momento le esistenze dei tre, che paiono destinate a separarsi subito dopo, diventano sempre più intrecciate e ognuno di loro avrà modo di vedere la propria vita cambiata.
Il film parte da un argomento iperclassico, presente anche prima dei tempi di Mark Twain, che ha segnato comunque un epoca con Il Principe e il Povero: lo scambio di ruoli. Seppur con presupposti differenti, il ricco Giacomo scoprirà - dopo un'avversa situazione capitatagli - il differente mondo di Aldo e viceversa, con Giovanni - il quale rappresenta una sorta di ponte tra questi due mondi - preso nel mezzo.
Non vedremo comunque, né credo siano richieste in questo contesto, seriose analisi sulle differenze sociali o le problematiche delle classi meno abbienti. Semplicemente, questa è la storia di tre estranei che, per sventure casuali ed eventi di varia natura altrettanto casuali, arriveranno a diventare amici, scoprendo di essere non così distanti come pensavano. Aiutandosi così l'un l'altro per superare le reciproche difficoltà.
Il tutto, ovviamente, contornato da varie scenette comiche, con in più qualche piccolo elemento di malinconia che però non scalfisce più di tanto l'atmosfera di giocosa serenità che pervade l'intera pellicola. E qualche piccolo omaggio al cinema americano, come Kill Bill Vol. 1 e le versioni americane dei film di samurai, almeno quelle che si riconoscono a prima vista.
A parte Aldo, che rimane fedele a sé stesso, credo che Giacomo e Giovanni abbiano qui leggermente esasperato per motivi narrativi le loro personalità, di modo tale che il venire calati in un'atmosfera del tutto diversa attivi in loro il necessario cambiamento. Cambiamento che rassicura infine lo spettatore.
E gli conferma una volta di più che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo. E li vedrà ancora.

venerdì 10 aprile 2026

Prime Video Original 100: Argentina, 1985


Anche l'Argentina ha vissuto una propria Norimberga ed è stata vittima di una tremenda dittatura. Quella attuata dalla giunta militare capitanata da Jorge Rafael Videla e che ha seminato il terrore nel paese latino dal 1976 al 1983, anche se Videla aveva perso la leadership due anni prima.
Il suo regime si è reso responsabile della tragedia dei desaparecidos, tra cui vi sono stati anche Héctor German Oesterheld e le figlie, molti dei quali non sono mai stati ritrovati.
Dopo la deposizione del regime è seguito un processo a carico di Videla e dei suoi più fedeli collaboratori. Un evento storico per l'Argentina, che viene rievocato in Argentina, 1985, diretto da Santiago Mitre, scritto da Santiago Mire e Mariano Llinás e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 21 ottobre 2022.
1984: Si inizia a preparare il processo di Videla e dei suoi collaboratori per crimini contro l'umanità. Di esso viene incaricato il procuratore generale Julio César Strassera (Ricardo Darín), che viene assistito dal giovane avvocato Luis Moreno Ocampo (Peter Lanzani) e da un team di altrettanto giovani assistenti, i quali in pochi mesi raccolgono centinaia di prove e testimonianze.
Il processo ha dunque inizio l'anno successivo, ma non è facile portarlo avanti, tra continue minacce e intimidazioni e il nuovo establishment che sembra voler dimenticare il passato come se non fosse mai esistito e andare avanti, incurante delle migliaia di vittime del regime.
La storia, a volte, ha la pessima abitudine di ripetersi e il paragone con Norimberga non è forse del tutto fuori contesto. Entrambi i processi reali hanno trattato di crimini tremendi, crimini contro l'umanità intera, un reato (difficile oggi immaginarlo) che prima della Seconda Guerra Mondiale non esisteva.
Come in Vincitori e Vinti, dunque, abbiamo un paese e delle persone che devono fare i conti con un passato ingombrante che non è possibile lasciarsi alle spalle. Non conoscevo il cinema argentino, e di certo ancora non lo conosco, ma questa produzione mi appare davvero ben fatta.
Ma questa non è una produzione americana e proviene da quello stesso paese, l'Argentina, che quegli orrori li ha vissuti.
Vengono dunque evitati tutti quegli stratagemmi narrativi tipici delle produzioni statunitensi: niente testimoni a sorpresa, nessun crolla sul banco con una pietosa confessione, per citare un uomo saggio.
Vengono invece esposti dei fatti (credo proprio che siano state utilizzate le testimonianze originali, senza alterazioni, il che rende la cosa ancora più angosciante) che con drammaticità e chiarezza rivelano gli orrori a cui arrivano una dittatura e persone prive di scrupoli, per non usare altri termini, precipitate nell'abisso del genere umano.
Ma vi è anche ciò che ruota attorno al processo. A partire dal rapporto - ben descritto - tra Strassera e la sua famiglia e come i legami rimangano forti anche quando il processo irrompe nelle loro vite.
E viene sottolineato come il cambiamento, ma al tempo stesso anche il desiderio e l'impegno di condannare ciò che è accaduto in passato, vengano dai giovani. Da coloro che hanno percorso chilometri per raccogliere testimonianze e prove, sacrificando tempo ad altre attività, per qualcosa in cui credevano fermamente.
Alla fine l'unica scena che ho giudicato erroneamente "all'americana", quando il pubblico esplode in un fragoroso applauso al termine della requisitoria del procuratore, in realtà è accaduto davvero nella realtà.
Un applauso che spazza via tutti gli orrori degli ultimi anni, mentre i dittatori condannati si espongono all'implacabile giudizio della Storia con la S maiuscola. Solo la sorte dei desaparecidos rimane ignota, un eterno monito di ciò che è accaduto e di come non debba accadere più.
In un curioso twist del destino, l'attore che ha interpretato Julio Strassera ha poi interpretato il personaggio di Juan Salvo, l'Eternauta, nel serial Netflix. Un personaggio creato da Héctor German Oesterheld, uno dei desaparecidos. Il cerchio si chiude.
E dunque... Nunca más.

giovedì 9 aprile 2026

Libri a caso: La Casa sull'Abisso


I romanzi gotici pubblicati nel diciannovesimo secolo sfruttavano molto la tematica della dimora infestata. Che fosse un castello medioevale, un santuario o un altro tipo di abitazione - dove risiedevano gente nobile, benestante o del clero - nulla era al sicuro dagli spiriti di defunti che volevano vendetta o da altre sinistre forze.
Un tema così sfruttato che già all'epoca si diceva se ne fosse abusato. Ma, come molte idee narrative, spesso basta solo un'abile reinterpretazione per far sì che essa torni interessante. Come in La Casa sull'Abisso, scritto da William Hope Hogdson e pubblicato nel 1908.
Due pescatori, in gita in Irlanda, in cerca di un corso d'acqua adatto si imbattono in un ampio burrone, un vero e proprio abisso, e lì vicino vi sono le macerie di un'abitazione e un libro.
Incuriositi, i due pescatori prendono il libro e iniziano a leggerlo, apprendendo così la storia del vecchio narratore che viveva in quella casa sull'abisso, insieme a sua sorella e al suo cane.
Dove una tranquilla esistenza viene improvvisamente sconvolta da eventi fuori dal comune e strane creature dall'aspetto suino iniziano ad assediare la casa, come se fosse il centro di forze oscure inimmaginabili.
Il narratore, con forza e volontà, resiste a questi attacchi, ma ben presto non potrà fare nulla di fronte alla visione della fine dei tempi.
Sembra strano affermare che, già all'inizio del ventesimo secolo, un tema come quello della casa infestata - ancora oggi presente in molti media - era considerato obsoleto. Ma come sempre capita, quello che occorre in questi casi è un'efficace reinterpretazione.
Quale quella attuata da William Hope Hogdson nella sua opera. Fingendo che il manoscritto sia stato ritrovato - donandogli così una patina di finta autenticità - e lasciando il protagonista volutamente senza nome, l'autore tratta temi che coinvolgono tutti.
La paura dell'ignoto, la crudele maestosità della natura, il timore della morte e del tempo che passa, il dolore nel perdere qualcuno a noi caro: questo sperimenta il protagonista nel corso della vicenda. Una vicenda che sembra condannarlo sin dal principio, poiché le forze oscure in ballo sono più potenti di qualunque essere umano.
E stavolta il protagonista non è un nobile o un sacerdote che riafferma la potenza di Dio e basta solo questo perché il bene prevalga. Si tratta invece di una persona comune, anche avanti con l'età, niente affatto l'eroe dei romanzi gotici. Persone come quelle che incontriamo a migliaia nel corso della nostra vita, anche solo incrociando uno sguardo per strada.
Le paure del romanzo gotico del diciannovesimo secolo diventano le paure dell'inconscio umano nel ventesimo. Paure che possono attanagliare tutti noi.

mercoledì 8 aprile 2026

Netflix Original 197: Un Padre


Si afferma molto spesso che gli attori comici sono notoriamente portati anche per i ruoli drammatici, in quanto far ridere è molto più difficile che far piangere. Come tutti gli assoluti, e non si è nemmeno dei Sith, questo può non essere del tutto vero.
Ci sono attori comici che rimangono confinati in quel genere perché non sono portati per altri ruoli e ci sono attori più versatili, come il più volte qui citato Adam Sandler, che possono ben interpretare ruoli drammatici.
E a lui si può aggiungere anche Kevin Hart, protagonista di Un Padre (Fatherhood), diretto da Paul Weitz, scritto da Paul Weitz e Dana Stevens e distribuito su Netflix a partire dal 18 giugno 2021.
Matthew Logelin (Kevin Hart) perde all'improvviso la moglie a seguito di complicazioni dovute al parto. Ora Matthew, che ha una carriera lanciata nel campo della tecnologia, si ritrova solo a dover crescere la figlia Maddy (Melody Hurd) ed è determinato a farlo, nonostante i dubbi e i timori dei nonni e dei suoi amici.
Tuttavia, le insidie e gli imprevisti dell'essere un genitore lo colgono impreparato e l'uomo deve risolvere il tutto tenendo conto della sua carriera lavorativa e della possibilità di rifarsi una vita.
La storia si basa su eventi reali: Matthew Logelin esiste davvero e ha vissuto tutte quelle sventure raccontandole in un blog che è stato molto seguito. Ma, come spesso capita quando si adatta tale tipo di storia per il cinema, la si rimodella per far sì che molti possano interfacciarsi con le paure e i dubbi del protagonista - in particolare chi ha vissuto il suo stesso dolore - e, per chi non è padre single, possa empatizzare comunque con lui.
Vedremo dunque un percorso di crescita, di maturità, da parte sia del padre che della figlia il quale durerà alcuni anni, infatti a un certo punto vi è un piccolo balzo temporale.
Un percorso che parte da un evento tragico e da quell'evento Matthew Logelin inizia a riconsiderare le priorità della propria vita. Un evento che inciderà anche su chi non l'ha vissuto, ovvero la figlia, che comunque ne deve affrontare le conseguenze.
Due mondi distanti in principio che lentamente si avvicinano l'un l'altro e capiscono infine cosa sia davvero importante per loro. Convincendo anche chi era scettico in principio.
Kevin Hart non ha al suo attivo molte interpretazioni drammatiche, forse solo il remake americano di Quasi Amici, Sempre Amici. Eppure non sfigura: data l'atmosfera cupa di molte scene, non fa più quelle facce buffe e abbassa il tono di voce (in originale) che nelle commedie tiene di solito alto. Tuttavia non si esime di tanto in tanto dal fare qualche battuta, questo è più forte di lui.
Potrebbe apparire strano, dunque, che non sia tornato più volte su queste strade attoriali, ma la risposta può essere molto semplice. Il pubblico identifica Kevin Hart principalmente come un attore comico e i copioni che gli vengono proposti sono quelli di commedie, con poche eccezioni. E di certo lui si diverte ad interpretarle.
Se ci saranno comunque altre eccezioni, le vedremo con piacere.