Quand'è che un prodotto diventa un fenomeno di costume? Non esiste una risposta univoca a questa domanda, altrimenti le major cinematografiche avrebbero la strada spianata.
Ci sono progetti importanti e su cui vengono spesi molti soldi che alla fine, inesorabilmente, floppano e ci sono progetti che non si considera più di tanto - sono solo uno dei tanti, in principio - ma che per qualche motivo fanno breccia nel pubblico e vincono alla fine anche un Oscar.
Tra questi vi è KPop Demon Hunters, diretto da Chris Appelhans e Maggie Kang, scritto da Chris Appelhans, Maggie Kang, Hannah McMechan e Danya Jimenez e distribuito su Netflix a partire dal 20 giugno 2025.
Rumi, Mira e Zoey sono tre artiste KPop la cui band si chiama Huntrix e che in segreto combattono demoni, tradizione che si perpetua da generazioni. Il loro nemico principale è il capo dei demoni Gwi-Ma che vuole invadere la dimensione terrestre.
Un suo sottoposto, Jinu, propone allora di affrontare le Demon Hunters sul loro stesso terreno, formando una band KPop composta da demoni per combattere le loro performance vocali. Il piano ha incredibilmente successo e i Saja Boys conquistano lentamente il pubblico delle Huntrix, un cui segreto rischia di distruggerle per sempre.
Risulta sempre un po' particolare vedere un prodotto di animazione rivolto a un pubblico di riferimento diverso a quello a cui la nostra persona appartiene e quindi certe cose possiamo anche non comprenderle del tutto o ritenerle banali.
Tuttavia, vi sono comunque delle tematiche che risultano universali. Pur non essendo detto esplicitamente, è Rumi la vera protagonista della storia, grazie alla sua natura duale e il suo desiderio di trovare il proprio posto in questo mondo dove caos e ordine si affrontano (e lei rappresenta entrambe queste parti).
Un'affermazione di identità che passa anche attraverso l'amicizia e l'amore con chi è "diverso" da lei. Togliendo dallo scenario i demoni, nessun personaggio umano o con natura umana è in realtà davvero malvagio e lei prova mostra empatia per tutti. Chi sembra convertito al male lo fa in realtà per sopravvivere o per espiare un grave peccato del proprio passato.
L'accettazione di chi si ritiene diverso da noi, passando attraverso i sentimenti di amicizia verso chi conosciamo da poco o molto tempo, è una tematica molto presente nella pellicola e - immagino - molto sentita da una certa fetta di pubblico giovane, che dunque si ritrova in essa.
Il tutto ovviamente viene contornato da balletti e canzoni di un genere musicale molto in voga, ulteriore motivo di interesse.
Non credo proprio che questo sia un prodotto di animazione epocale, né credo sia stato concepito per esserlo o diventarlo. Anche l'animazione in sé, in confronto a titoli e case di produzione più blasonate, non regge il paragone.
Ma è indubbio che KPop Demon Hunters sia riuscito a fare breccia, a creare un fenomeno di massa. Quanto possa durare, non è dato saperlo. Sappiamo solo che presto o tardi vi sarà un sequel, di certo non previsto nei piani iniziali. Anche questo deve essere un effetto collaterale della magia delle Huntrix.





