domenica 5 aprile 2026

A scuola di cinema: I Tre Giorni del Condor (1975)

1974: Viene pubblicato il romanzo I Sei Giorni del Condor (Six Days of the Condor), scritto da James Grady, un giornalista che esordisce nella letteratura proprio con quest'opera.
La storia, ambientata a Washington, vede protagonista Ronald Malcolm, un agente della CIA il cui nome in codice è Condor, che rimane l'unico sopravvissuto della sua unità - specializzata nella scoperta di operazioni clandestine - i cui componenti vengono uccisi da un commando armato, in quanto aveva scoperto un traffico di droga illegale proveniente dall'estero.
Ronald Malcolm chiede dunque aiuto a uno dei suoi superiori, Weatherby, il quale tuttavia è il mandante degli omicidi e la mente dietro il traffico di droga internazionale. Il Condor scopre il suo doppio gioco e riesce a sfuggire a un suo attentato.
Dopodiché trova l'aiuto - dopo averla rapita - di Wendy Ross, un'assistente legale. Una volta guadagnata la sua fiducia, la donna aiuta il Condor a smascherare l'organizzazione clandestina, ma rimane ferita da agenti al servizio di Weatherby.
Alla fine, un altro agente della CIA, notando una discrepanza nei registri, smaschera i piani criminali di Weatherby e la sua organizzazione viene così disciolta.
Questo romanzo diviene poco tempo dopo oggetto di un adattamento cinematografico.


Nel dicembre 1973, ancor prima che il romanzo di James Grady venga pubblicato, i diritti di sfruttamento cinematografico vengono opzionati dai produttori Dino De Laurentiis, Stanley Schneider e dalla Paramount Pictures.
In principio De Laurentiis pensa a Warren Beatty come protagonista e di affidare la regia a Peter Yates. Ma quando Robert Redford si aggiudica la parte principale, costui chiede che come regista sia scelto Sydney Pollack, con cui ha già all'attivo una serie di collaborazioni tra cui Corvo Rosso Non Avrai il Mio Scalpo (Jeremiah Johnson) e Come Eravamo (The Way We Were).
L'attore viene accontentato ma, nonostante questo, Dino De Laurentiis rispetta gli accordi presi e dà a Peter Yates l'intera somma di denaro che avrebbe preso se avesse diretto il film, ovvero duecentomila dollari.
La prima bozza di sceneggiatura viene scritta da Lorenzo Semple Jr., ma Sydney Pollack non ne rimane del tutto soddisfatto e incarica così un suo fedele collaboratore, David Rayfiel, che si era occupato di revisioni non accreditate di precedenti suoi progetti, di rivederla.
I principali cambiamenti introdotti nella sceneggiatura rivista - oltre alla "compressione temporale" degli eventi per ragioni di narrazione cinematografica - sono lo spostamento della storia da Washington a New York e lo sviluppo del personaggio di Kathy Hale (ovvero Wendy Ross, nel libro), interpretato da Faye Dunaway. Nel romanzo, infatti, è una segretaria di uno studio legale, ma dietro suggerimento di Pollack diventa una fotografa.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 4 novembre 1974, tenendosi a New York.
Un ex direttore della CIA, Richard Helms, funge da consulente e offre preziose indicazioni a Robert Redford per svolgere al meglio il suo ruolo di Joe Turner, il Condor.
Un paio di mesi dopo l'inizio della lavorazione, il produttore Stanley Schneider muore improvvisamente a causa di un infarto e così Sydney Pollack ne assume i compiti, fino al termine dei lavori.
L'epilogo originario vede il Condor dichiarare a un suo superiore, Higgins, di aver consegnato la storia ai giornali, ma lui gli risponde che nessuno gli crederà, senza possibilità di appello. Durante la lavorazione della pellicola, però, emergono sulla stampa delle notizie riguardanti alcune operazioni illegali portate avanti dalla CIA in paesi stranieri, inclusi piani per omicidi di stampo politico.
Robert Redford ha dunque un incontro col giornalista che ha portato alla luce queste operazioni, Seymour Hersh, a seguito del quale il finale viene reso più ambiguo.
Le riprese si concludono il 21 febbraio 1975.
I Tre Giorni del Condor (Three Days of the Condor) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 24 settembre 1975. A fronte di un budget di 20 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale poco più di 41 milioni di dollari.
Grazie anche all'uscita di questo film, altri libri sul Condor vengono pubblicati negli anni successivi, sempre scritti da James Grady. Il primo è L'Ombra del Condor (Shadow of the Condor), pubblicato nel 1978, in cui l'agente della CIA indaga sull'omicidio di un militare di alto grado, ritrovandosi ben presto coinvolto in un gioco di spie e di tradimenti che coinvolge gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica e la Cina che mette a repentaglio la sua vita.
Passano quasi quarant'anni, ma viene pubblicato infine nel 2015 il terzo romanzo della trilogia, con ogni probabilità il capitolo conclusivo. Si intitola Il Ritorno del Condor (Last Days of the Condor).
Gli anni sono passati anche per l'agente della CIA, un invecchiamento che ha alimentato la sua già crescente paranoia, la quale raggiunge livelli così elevati che l'uomo viene infine internato in un istituto di cura. Una volta uscito, si ritrova pesantemente imbottito di farmaci e gli vengono assegnati incarichi di scarso rilievo.
Ma quando, rientrato a casa, l'agente vi trova un cadavere mutilato, il Condor si convince che qualcuno stia cercando di incastrarlo, qualcuno che agisce nelle alte sfere del potere, poiché è a conoscenza di terribili segreti. Segreti che lui non ricorda più.
Dopodiché, il Condor torna protagonista grazie a una serie televisiva trasmessa dalla tv via cavo Audience, intitolata semplicemente Condor, che viene programmata a partire dal 2018.
Nel ruolo del protagonista vi è Max Irons, che interpreta una versione alternativa del personaggio di Robert Redford che presenta lo stesso nome, Joe Turner. La prima stagione è un rifacimento moderno della trama del libro scritto da James Grady.
La serie viene rinnovata per una seconda e ultima stagione, la quale viene mandata in onda nel 2020, nonostante pochi mesi prima il canale Audience abbia chiuso i battenti (non a causa di questo prodotto, si spera). Ma poiché la produzione della seconda stagione era già stata del tutto conclusa, essa viene acquisita e trasmessa su altre reti.
Al cinema, invece, le avventure del Condor terminano con questa prima e unica pellicola. Tuttavia, Sydney Pollack e Robert Redford torneranno a collaborare pochi anni dopo in Il Cavaliere Elettrico (The Electric Horseman)... ma questa è un'altra storia.

sabato 4 aprile 2026

A scuola di cinema: Patty, la Vera Storia di Patricia Hearst (1988)

4 Febbraio 1974: La diciannovenne Patricia Campbell "Patty" Hearst, nipote del magnate dell'editoria William Randolph Hearst (celebre suo malgrado grazie a Quarto Potere di Orson Welles), viene rapita dal suo appartamento di Berkeley, in California, dall'Esercito di Liberazione Simbionese.
Il gruppo terrorista richiede, in cambio della sua liberazione, il rilascio di due loro componenti dalla prigione, ma questo viene negato dalle autorità governative. L'Esercito di Liberazione Simbionese, allora, impone alla famiglia Hearst di donare una determinata quantità di cibo a tutti gli abitanti della California non abbienti.
Intanto i giorni passano e, dopo essere rimasta legata e al buio per circa una settimana ed essere stata vittima di violenze sessuali, Patricia Hearst inizia a imparare i dettami politici del gruppo e a partecipare alle loro discussioni politiche, avendo ricevuto numerose minacce di morte e sentito che si stava meditando di ucciderla.
Così, quando viene liberata e le viene chiesto cosa intenda fare, la ragazza afferma di voler entrare nell'Esercito di Liberazione e registra un video, che viene inviato ai media, in cui annuncia questa sua decisione e che il suo nuovo nome è Tania.
Dopo aver ricevuto un adeguato addestramento, Patty Hearst collabora a due rapine, in una banca e in un negozio di articoli sportivi. Quando la polizia riesce a irrompere in uno dei covi del gruppo terrorista, uccidendo gran parte dei suoi rapitori, lei non è presene in quanto si è recata in un altro rifugio con due componenti dell'Esercito.
Fino a quando, il 18 settembre 1975, Patty Hearst viene arrestata a San Francisco. Portata in prigione, si nota subito che ha perso molto peso dal momento del suo rapimento e che - secondo i dottori - il suo quoziente intellettivo si è abbassato, ha vuoti di memoria ed è stata vittima di un forte trauma psicologico e fisico.
Sfruttando questi elementi e altre presunte prove, come ad esempio il fatto che la ragazza fosse tenuta sotto tiro durante le rapine dalle pistole dei componenti dell'Esercito, i suoi avvocati durante il processo affermano che la ragazza è stata vittima di un lavaggio del cervello da parte dell'Esercito di Liberazione Simbionese e - utilizzando un termine coniato un anno prima dai giornali e rendendolo celebre da quel momento in poi - della Sindrome di Stoccolma.
La sentenza, giunta nel marzo del 1976, tuttavia è implacabile: Patricia Hearst viene condannata a 35 anni di prigione per rapina a mano armata e possesso di armi da fuoco non autorizzate. Mentre Patty Hearst inizia la sua detenzione in prigione, viene richiesta una grazia al Presidente Jimmy Carter e la sua storia diventa celebre lungo tutti gli Stati Uniti.
Fino a quando non ne viene prodotta una pellicola.


Il produttore Marvin Worth rimane intrigato da questa storia e contatta così Patty Hearst e i suoi legali per avere l'autorizzazione a svilupparne un adattamento cinematografico.
Una volta conseguitala, il produttore contatta la 20th Century Fox, ma non riesce a stringere un accordo. E così il progetto viene acquisito da un piccolo studio, ovvero Atlantic Entertainment Group.
La sceneggiatura viene scritta da Nicholas Kazan, prendendo come riferimento principale il libro di memorie scritto da Patricia Hearst stessa. Come registi vengono presi in considerazione Hal Ashby e Bob Rafelson ma, quando Paul Schrader legge la sceneggiatura, si dichiara subito interessato al progetto e gli viene assegnato il lavoro.
Per il ruolo di Patty Hearst viene scelta Natasha Richardson. In preparazione alla parte, l'attrice ascolta alcune registrazioni fatte da Patricia Hearst insieme ai suoi rapitori. Inoltre, contatta una sua amica che aveva avuto un'esperienza simile a quella della donna, e che si era salvata proprio entrando in amicizia con i rapitori, e si fa raccontare questa drammatica esperienza.
Alla fine, Natasha Richardson incontra Patty Hearst, la quale le consegna alcune pagine di appunti che dettagliano le procedure e i discorsi dell'Esercito di Liberazione Simbionese.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 26 ottobre 1987, tenendosi in California.
Paul Schrader prende il cast e gli fa passare molti giorni in un appartamento, senza farli uscire, per ricreare le condizioni in cui Patricia Hearst ha vissuto durante il rapimento.
Patty, la Vera Storia di Patricia Hearst (Patty Hearst) viene distribuito nei cinema americani - dopo un'anteprima al Festival di Cannes - a partire dal 23 settembre 1988. A fronte di un budget di 4 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare un milione e duecentomila dollari.
Il periodo in prigione non si rivela semplice per Patricia Hearst. Comincia subito ad avere problemi di natura medica, fino ad avere un collasso polmonare per cui viene sottoposta a un'operazione chirurgica. Per ragioni di sicurezza, viene tenuta in isolamento e suo padre, Randolph Apperson Hearst, assolda decine di guardie del corpo.
La condanna iniziale di Patty Hearst viene presto ridotta a sette anni. Dopo 22 mesi passati in prigione, il Presidente Jimmy Carter decide di commutare la sua pena detentiva, limitandola ai soli mesi già trascorsi in prigione.
Pur restando in libertà vigilata, Patty Hearst esce così di prigione nel febbraio 1979 e, due mesi dopo, sposa Bernard Lee Shaw, da cui ha due figli. Due anni dopo, in coppia con lo scrittore Alvin Moscow, pubblica un suo libro di memorie, Every Secret Thing, a cui la pellicola si ispira.
Dopodiché inizia una carriera da attrice, seppur sempre in ruoli secondari o poco significativi, apparendo in una manciata di film, quali Cry Bay e La Signora Ammazzatutti (Serial Mom), telefilm come ad esempio Veronica Mars e show televisivi.
Nel 2001, durante il suo ultimo giorno di presidenza, Bill Clinton le garantisce il perdono presidenziale, cancellando così la sua condanna e facendole riacquistare i suoi diritti civili.
Oggi la storia di Patricia Hearst e di quei tumultuosi anni è stata sostanzialmente dimenticata dalle generazioni attuali e lei è fortemente coinvolta in alcune attività di beneficenza organizzate dalla fondazione che fa capo alla sua famiglia e, di tanto in tanto, partecipa coi suoi cani a delle manifestazioni canine. Una vita ordinaria, per quanto ciò sia possibile.
E questa è la fine della storia.

venerdì 3 aprile 2026

Italians do it better? 71: Adagio (2023)


I film di "gangster" si sono evoluti dai tempi di Edward G. Robinson. A quel tempo era chiaro il confine: i gangster erano il male assoluto, mentre i poliziotti e le autorità erano nel giusto e incorruttibili. Anche se la realtà era a volte diversa, il cinema era netto su questo punto.
Il passare dei decenni ha mutato questa visione. Chi compie atti criminali può essere giudicato e condannato, ma si iniziano anche a valutare le sue motivazioni, che l'hanno portato a compiere quei crimini. Il Padrino è forse il primo film a infrangere le regole, in tal senso.
Anche il di solito buonista cinema italiano ogni tanto si adegua a questa visione. Come in Adagio, diretto da Stefano Sollima, scritto da Stefano Sollima e Stefano Bises e distribuito nei cinema nel dicembre 2023.
In un locale di Roma, città preda di numerosi, brevi blackout dovuti a un caldo asfissiante, si trova il giovane Manuel Coretti (Gianmarco Franchini). Costui si è messo nei guai con un reparto corrotto dei carabinieri, che per non mandarlo in carcere lo ha incaricato di riprendere in quel locale un influente uomo politico in atteggiamenti compromettenti.
Il ragazzo filma tutto, venendo però poi preso dal panico, e fugge. Certo che i carabinieri corrotti andranno alla sua caccia, cerca l'aiuto di ex compari di suo padre - ora confinato a casa in stato demenziale - Mario Coretti (Toni Servillo).
Ovvero Polniuman (Valerio Mastandrea) e Romeo Baretta detto il Cammello (Pierfrancesco Favino), i quali hanno subito gravi perdite per questo. Polniuman ha perso la vista, mentre il Cammello è stato per molti anni in carcere a seguito di una rapina fallita in cui è rimasto ucciso suo figlio.
La caccia all'uomo ha infine inizio e rischia di non risparmiare nessuno.
Partiamo con l'ambientazione, che è molto particolare. Non saprei dire se originale, ma di certo è qualcosa che si è visto di rado. Se la città, Roma, è consolidata, è ciò che la caratterizza che risalta. Sembra un vero e proprio girone infernale: una serie continua di blackout con gli incendi a procurare le poche luci nella metropoli.
Echi di Blade Runner, ma qui non siamo in un futuro alternativo, perché quel futuro vaticinato da Ridley Scott e Philip Dick si è rivelato peggiore.
E in un girone infernale non possono che essere presenti dei peccatori. Nessuno dei protagonisti di questa storia è un eroe, ma non tutti sono cattivi allo stesso modo.
Vi sono cattivi, persone spietate senza possibilità di appello come i carabinieri corrotti o il padre di Manuel (potete intuire quale sarà il loro destino finale), ma anche peccatori che hanno provato non a rimettersi sulla retta via, bensì più semplicemente ad abbandonare la vecchia strada, cosa che li ha lasciati più tormentati e disperati di prima. Poiché ora devono confrontarsi coi loro peccati passati per cui hanno già pagato un caro presso.
Pierfrancesco Favino continua nella sua opera di trasformismo, vista soprattutto in Hammamet. Qui si riconosce a fatica all'inizio: pieno di escoriazioni in volto, privo di capelli e che parla con un tono di voce molto basso (forse un po' troppo basso, in un paio di punti non l'ho proprio sentito).
La sua è la figura più tormentata, quella che alla fine è al centro della scena e sancirà il destino finale di molti personaggi, anche se lui non lo vuole.
Ma può esserci via di fuga da questo girone? Si può davvero abbandonare una strada criminosa percorsa per molto tempo? Il film dà una risposta netta e chiara in tal senso, ma lascia anche un senso di speranza. Per quelle giovani generazioni che hanno ancora possibilità di cambiare. Di rivelarsi migliori di chi li ha preceduti.

giovedì 2 aprile 2026

Libri a caso: Circumluna Chiama Texas


Uno spettro si aggira per... l'Europa? No, il Texas! In quella che è stata un'era di grandi cambiamenti sociali, la fantascienza dell'epoca ha cercato di prevedere - a volte riuscendoci, a volte fallendo miseramente - quelli che potevano esserne gli sviluppi sotto vari aspetti, anche quelli sociologici.
Con un pizzico di satira laddove serva. Come in Circumluna Chiama Texas (A Specter is Haunting Texas), scritto da Fritz Leiber e pubblicato nel 1968.
Il Texas domina ormai il mondo intero a seguito delle conseguenze di un conflitto nucleare, ma la dittatura viene mal vista e combattuta dal Messico, mentre la Russia rimane ancora un nemico da temere.
In questo insolito scenario giunge Christopher Crockett La Cruz, soprannominato Tesk, proveniente da Circumluna, una colonia lunare dove da tempo buona parte dell'umanità si è rifugiata.
La Cruz prevede un viaggio breve sulla Terra: deve solo riscattare una concessione mineraria appartenente alla sua famiglia, ma rimane ben presto coinvolto suo malgrado nel conflitto tra i texani e i messicani.
Christopher Crockett La Cruz, forte del suo esoscheletro, decide di stare dalla parte di questi ultimi, più piccoli e poveri, e sfruttando le sue doti di attore inizia a portare in giro per il Texas un teatro itinerante in cui proclama i valori della rivoluzione.
I guai non tardano ovviamente ad arrivare.
Molto spesso viene affermato che la satira deve prendere di mira solo le autorità e le persone potenti. Non sappiamo se sia doveroso agire sempre così, ma di certo il romanzo va in questa direzione.
Agli scrittori piace scrivere per metafore, per allegorie, e quindi gli Stati Uniti in cui rimane solo il Texas a governare il mondo sono in realtà una versione alternativa, e decisamente surreale, degli Stati Uniti degli anni che Fritz Leiber e molti altri stavano vivendo.
Dove il protrarsi della Guerra Fredda, il conflitto in Vietnam e le rivolte giovanili stavano mettendo alla gogna una certa arroganza del potere costituito.
Il Texas non è stato di certo scelto per caso e credo che Leiber conoscesse i suoi compatrioti meglio di me. Nel ritrarli alti, quasi tre metri, ma boriosi, arroganti e viscidi vi è una spietata ironia che s fa beffe del potere, degli organi governativi. Che dall'alto, appunto, della loro autorità decidono chi vessare e quali popoli attaccare.
Nonché viene messa alla berlina una certa categoria di privilegiati, delle classi sociali alte, indifferenti ai disagi e alle sventure delle classi sociali meno abbienti.
Come non è stato scelto a caso il Messico come opponente, la nazione - secondo il modo di pensare dell'epoca - simbolo della povertà e del desiderio di non lavorare.
I ricchi che lottano contro i poveri, il pensiero in apparenza dominante che viene contestato da quella minoranza che, non venendo ascoltata, inizia a battagliare. E così si cerca di eliminare quel pensiero ribelle e quella minoranza.
Un universo impazzito, dove anche l'eroe non è proprio così eroico (cerca di avere una relazione con due donne contemporaneamente) e non c'è una sorta di lieto fine per lui. Ma tempi disperati richiedono personaggi... in possesso di un esoscheletro. E non ci si può sempre rifugiare su un satellite, o in una caverna, o dovunque si voglia.
A un certo punto bisogna prendere conoscenza della realtà e fare una scelta.

mercoledì 1 aprile 2026

Prime Video Original 99: Il Blindato dell'Amore


Negli anni '70 e '80 del ventesimo secolo, il genere action al cinema ha trovato il suo consolidamento (non che prima non esistesse questo genere, chiaramente). Il tutto grazie ad eroi puri e duri come Steve McQueen e Charles Bronson nel primo decennio e una pletora di altri attori nel decennio successivo.
Se gli eroi del primo decennio erano molto "seriosi", gli anni '80 hanno provato un po' a distendere i toni, con l'introduzione di eroi fallibili stile John McClane o alcune spalle comiche, quale ad esempio Eddie Murphy in 48 Ore.
Lo stesso Eddie Murphy che ritorna in Il Blindato dell'Amore (The Pickup), diretto da Tim Story, scritto da Kevin Burrows e Matt Mider e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 6 agosto 2025.
Russell Pierce (Eddie Murphy) si prepara a festeggiare i 25 anni di matrimonio con la moglie Natalie (Eva Longoria) ed entro sei mesi progetta di lasciare lo stressante lavoro come autista di furgoni blindati per aprire insieme a lei un bed and breakfast.
Tuttavia, lo aspetta una pessima giornata lavorativa: il suo capo gli ha assegnato la zona più scomoda della città, dove non c'è copertura telefonica, e gli ha affibbiato come aiutante un novellino, Travis Stolly (Pete Davidson), che non pare essere in grado di tenere la bocca chiusa.
A peggiorare ulteriormente le cose, tre rapinatori capitanati da Zoe (Kate Palmer) hanno messo gli occhi sul blindato per quella che appare come una facile rapina. Ma Russell Pierce è determinato a festeggiare il suo anniversario, costi quel che costi.
Dopo quarant'anni e più, i ruoli si sono infine invertiti. In questo film è Eddie Murphy il veterano, un po' serioso (anche se poi non si trattiene dal fare qualche battuta, è più forte di lui), e ha al suo fianco una spalla comica, che ricorda il lui degli esordi. L'attore ci tenta, quantomeno, gliene va dato atto. Prolisso, un po' insopportabile e nonostante tutto volenteroso.
Tralasciando questo gioco delle parti, il film si caratterizza come un classico heist movie con lunghi inseguimenti in auto alla Bullitt ma senza le salite e le discese, esplosioni fin dove lo consente il budget, manovre acrobatiche ben eseguite dagli stuntmen e stuntwomen e dei sottotesti romantici, utilizzati forse per accalappiare anche un pubblico femminile. Ma anche quello maschile apprezza queste sottotrame, anche se alcuni non ve lo diranno mai.
Nulla che vada fuori dalla norma, dunque. Se vi piace questo genere di film, allora anche questo - senza esagerare - potrà incontrare i vostri favori.
Per quanto ci faccia dispiacere ammetterlo, i nostri eroi invecchiano e noi invecchiamo insieme ad essi. Anzi, diciamo che maturiamo. Ma come diceva un attore caposaldo degli action movie del passato, e di oggi, "vecchio, non obsoleto".
Ed è affascinante vedere come quegli stilemi di cinquanta o quaranta anni fa, se opportunamente rimodernati, possano ancora incontrare il favore del pubblico.

martedì 31 marzo 2026

Libri a caso: L'Agente di Bisanzio


La narrativa di fantascienza adora, e forse ha anche ideato, gli scenari ipotetici. Il "cosa sarebbe successo se..." o "What if...?", per usare un termine fumettistico. Ovvero eventi storici che hanno preso una piega differente rispetto alla nostra realtà, alterando così il mondo che conosciamo e dando vita a un nuovo universo, che può essere dunque esplorato e ampliato in ogni dove.
Un esempio celebre in tal senso è La Svastica sul Sole di Philip K. Dick. E un'opera che presenta un altro mondo alternativo è L'Agente di Bisanzio (Agent of Byzantium), scritto da Harry Turtledove e pubblicato nel 1994.
Basil Argyros è un fedele soldato al servizio dell'Impero Bizantino e adoratore di San Maometto, che molto tempo prima si convertì al Cattolicesimo, modificando così la storia che noi conosciamo.
Non avendo mai subito invasioni da parte del popolo arabo, l'Impero Bizantino è in questo mondo davvero esteso, ma ciò non vuol dire che manchino le minacce alla sua stabilità e serenità.
Basil Argyros, con la sua dedizione e il suo coraggio, sventerà molti pericoli, guadagnando ben presto la prestigiosa qualifica di magistrianos, cosa che lo porterà in giro per le regioni dell'Impero. Ma molte saranno anche le tragedie che dovrà affrontare.
Come ben intuibile, l'evento storico che in questo universo non si è verificato è il fatto che Maometto non ha mai scritto il Corano, non ha mai fondato una propria religione e dunque non è mai stato riconosciuto come profeta dell'Islam. Anzi, ha aderito ai dettami del cristianesimo.
Tale evento viene accennato subito e ripetuto di tanto in tanto, ma in realtà l'attenzione del lettore viene sempre dirottata nel seguire le avventure di Basil Argyros e le scoperte che queste comportano. Anche perché la conseguenza principale, l'Impero Bizantino che non è mai crollato, viene delineata proprio descrivendo le avventure del personaggio.
L'opera è in realtà un'antologia che raccoglie otto racconti scritti dall'autore in un arco di quattro anni e che dettagliano l'ascesa di Argyros da giovane soldato semplice a rinomato e maturo magistrianos. Harry Turtledove, peraltro, è un apprezzato studioso e ricercatore della storia dell'Impero Bizantino, quindi sa di cosa parla e può permettersi di immaginare un suo scenario alternativo.
Il tema al centro di praticamente tutte le storie è la dicotomia tra religione e scienza, di cui Argyros diventa una sorta di incarnazione. Infatti, costui dovrà il successo delle proprie missioni alla scoperta di incredibili invenzioni (nel corso delle sue avventure scoprirà - in maniera diretta o indiretta - il cannocchiale, le vaccinazioni, la stampa, la polvere da sparo e altro).
Tuttavia, nonostante possa attribuirsi il merito di questo, Argyros darà sempre il riconoscimento di tali missioni a Dio, ritenendo in maniera incrollabile che sia stata la sua mano ad aiutarlo a ideare queste meraviglie. Quando ovviamente non è così ed è invece tutto frutto dell'inventiva dell'uomo. Né qualcun altro proverà a contraddirlo su questo fatto, poiché condivide il suo pensiero.
Quello stesso Dio che farà vivere alcune grandi tragedie ad Argyros, ma che non lo porteranno mai a porsi questioni filosofiche o teologiche.
Una dicotomia presente nei secoli e che a quanto pare diventa argomento di dibattito anche in questo universo alternativo. L'autore sottilmente afferma che i fervori religiosi - di qualunque natura essi siano - non hanno mai aiutato il progresso dell'uomo e della scienza.
Quindi, pur non condannando chi è credente di una religione, vi è l'invito a mettere le cose al loro giusto posto. Se un'entità suprema esiste, è anche la mano dell'uomo che ha creato quelle tecnologie che hanno permesso che si uscisse dalle caverne e si viva ora in grandi metropoli.
O, nel caso di Basil Argyros, in un grande impero che chissà se è mai crollato.