sabato 27 giugno 2026

Italians do it better? 75: La Grazia (2025)


La figura del Presidente della Repubblica è la più alta a livello istituzionale presente nell'ordinamento italiano, seppur non la più influente a livello esecutivo e legislativo. Una figura così importante, il più delle volte occupata da persone di alto prestigio, che rende difficile una trasposizione in chiave cinematografica. In tal senso gli americani sono "facilitati".
La commedia interviene sempre in soccorso, in queste occasioni, come nel caso di Bentornato Presidente, ma infine una visione più seria e drammatica del Presidente della Repubblica si ha in La Grazia, scritto e diretto da Paolo Sorrentino e distribuito nei cinema a partire dal dicembre 2025.
Il Presidente della Repubblica Mariano De Santis (Toni Servillo) sta affrontando gli ultimi sei mesi del suo mandato, assistito dalla figlia Dorotea (Anna Ferzetti) che compie gran parte del lavoro al posto suo.
In questo periodo due scottanti tematiche si presentano alla sua attenzione: la prima, che va avanti da lungo tempo, è l'approvazione di una legge sull'eutanasia, fortemente osteggiata dal Vaticano. La seconda sono due domande di grazia per un uomo che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer e per una donna che ha ammazzato il proprio compagno che la picchiava di continuo.
Mariano De Santis vorrebbe passare queste problematiche al suo successore, ma lentamente la sua coscienza prende atto di quanto sia importante che prenda una decisione. Una decisione, su questa e altre cose, che ha evitato sin da quando sua moglie è morta quarant'anni fa, lasciandogli il dubbio di un tradimento da lei perpetrato.
Giusto per chiarimento, questo non appare come un film incentrato su un particolare Presidente del passato. I temi affrontati sono spesso stati oggetto di discussione presso Sergio Mattarella, il look di De Santis ricorda Francesco Cossiga e la presenza della figlia al fianco richiama Oscar Luigi Scalfaro. Al tempo stesso, però, il suo vissuto è diverso da qualunque altro.
Quello che è sotto i riflettori, dunque, è un uomo con tutte le sue fragilità. Un uomo che - potremmo dire incidentalmente - si ritrova a ricoprire una importantissima figura istituzionale. Non c'è satira o analisi politica, anche se i temi trattati (l'eutanasia, il femminicidio, la malattia, gli amori tossici) sono anche argomenti politici.
De Santis appare come Bartleby lo Scrivano: non vuole prendere decisioni, che demanda a suoi collaboratori, partecipa a eventi istituzionali perché è ciò che è obbligato a fare ed è nostalgico di un passato che non esiste più.
Il confronto con la figlia, che si oppone al suo immobilismo morale, con le due persone che gli chiedono la grazia e col suo doloroso passato con cui viene infine a patti lo portano infine a cambiare. A divenire, se non una persona migliore, di sicuro differente da prima. Il tutto in un'atmosfera abbastanza surreale - sottolineata da una ben scelta colonna sonora - che richiama precedenti pellicole del regista.
Dopo Il Divo, Sorrentino e Servillo tornano a percorrere i corridoi del potere, anche se in maniera diversa. Lì la figura storica era reale, qui è immaginaria. Eppure i dubbi, quei dubbi che a volte tutti noi affrontiamo, lo rendono più umano. Meno Presidente e più Mariano De Santis.

venerdì 26 giugno 2026

Netflix Original 204: Frankenstein


Pubblicato nel 1818, il romanzo Frankenstein, scritto da Mary Shelley, è stato uno dei più celebrati a livello cinematografico, sin dai tempi del cinema muto.
Pur contando decine tra pellicole e parodie, la figura della creatura ritratta da Boris Karloff - avendo però ormai un secolo di vita e quindi ignota perlopiù al pubblico giovane - rimane una delle più celebrate.
Ma Frankenstein è anche il moderno Prometeo, colui che donò il fuoco agli uomini ma venne punito dagli dei. Al tempo stesso, il Barone Frankenstein vuole sfidare le leggi della natura e viene castigato per questo.
Film più recenti si sono distanziati dalle prime produzioni, che ritraevano il Barone Frankenstein come un genio incompreso e la Creatura perlopiù come un mostro senza cervello. E si inserisce in questo solco Frankenstein, scritto e diretto da Guillermo del Toro e distribuito su Netflix a partire dal 7 novembre 2025.
Mentre percorre le vie ghiacciate dell'Artico, l'equipaggio di una nave si imbatte nel Barone Victor Frankenstein (Oscar Isaac), rimasto gravemente ferito a seguito di uno scontro con un misterioso nemico.
Soccorso e portato a bordo dell'imbarcazione, l'uomo rivela come sia stato lui stesso ad aver dato vita alla Creatura (Jacob Elordi) che l'ha ridotto in pessimo stato.
La ragione è da ricercarsi nel passato del Barone e della Creatura stessa, che racconteranno la loro storia e i loro punti di vista all'incredulo equipaggio.
Tra il romanzo e questo adattamento sono passati più di due secoli, eppure certe tematiche rimangono ancora oggi affascinanti da esplorare e trattare.
Victor Frankenstein viene ritratto come una figura tragica, spinto ad agire per amore, dolore e ambizione, elementi che se combinati insieme rischiano di dare vita a un drammatico risultato. Come nel suo caso.
L'affetto per la madre Elizabeth, morta di malattia, si trasfigura nell'amore per la fidanzata del fratello, Claire - anche perché l'attrice che interpreta queste due parti, Mia Goth, è la medesima.
Cambia dunque la motivazione di partenza, ma non il castigo che il destino infligge poi al Barone. Castigo che si manifesta sotto forma di un'altra figura tragica, la Creatura.
Non più un mostro senza cervello ma, come ritratto anche in passato da Robert De Niro, una figura empatica, le cui motivazioni principali sono l'amore e la vendetta.
Amore verso la natura e coloro che non lo vedono come un mostro, ovvero Claire e un anziano cieco, che però viene rapidamente distrutto dalla ferocia dell'uomo, contro cui infine la Creatura si rivolta. Un amore distrutto in primo luogo dal Barone stesso, che ha deciso di abbandonare la Creatura.
Il confronto finale, in terre vergini ancora non toccate dalla mano distruttrice dell'uomo, sancisce l'impossibilità per entrambi di appartenere a questo mondo.
Ognuno ha dato la propria visione della storia, ognuno ha offerto il proprio punto di vista. Lo spettatore può valutare entrambi e decidere di comportarsi come il capitano della nave oppure come queste due tragiche figure che il destino ha messo infine l'uno contro l'altro. In uno scontro destinato a un drammatico epilogo sin dal principio.

giovedì 25 giugno 2026

Netflix Original 203: KPop Demon Hunters


Quand'è che un prodotto diventa un fenomeno di costume? Non esiste una risposta univoca a questa domanda, altrimenti le major cinematografiche avrebbero la strada spianata.
Ci sono progetti importanti e su cui vengono spesi molti soldi che alla fine, inesorabilmente, floppano e ci sono progetti che non si considera più di tanto - sono solo uno dei tanti, in principio - ma che per qualche motivo fanno breccia nel pubblico e vincono alla fine anche un Oscar.
Tra questi vi è KPop Demon Hunters, diretto da Chris Appelhans e Maggie Kang, scritto da Chris Appelhans, Maggie Kang, Hannah McMechan e Danya Jimenez e distribuito su Netflix a partire dal 20 giugno 2025.
Rumi, Mira e Zoey sono tre artiste KPop la cui band si chiama Huntrix e che in segreto combattono demoni, tradizione che si perpetua da generazioni. Il loro nemico principale è il capo dei demoni Gwi-Ma che vuole invadere la dimensione terrestre.
Un suo sottoposto, Jinu, propone allora di affrontare le Demon Hunters sul loro stesso terreno, formando una band KPop composta da demoni per combattere le loro performance vocali. Il piano ha incredibilmente successo e i Saja Boys conquistano lentamente il pubblico delle Huntrix, un cui segreto rischia di distruggerle per sempre.
Risulta sempre un po' particolare vedere un prodotto di animazione rivolto a un pubblico di riferimento diverso a quello a cui la nostra persona appartiene e quindi certe cose possiamo anche non comprenderle del tutto o ritenerle banali.
Tuttavia, vi sono comunque delle tematiche che risultano universali. Pur non essendo detto esplicitamente, è Rumi la vera protagonista della storia, grazie alla sua natura duale e il suo desiderio di trovare il proprio posto in questo mondo dove caos e ordine si affrontano (e lei rappresenta entrambe queste parti).
Un'affermazione di identità che passa anche attraverso l'amicizia e l'amore con chi è "diverso" da lei. Togliendo dallo scenario i demoni, nessun personaggio umano o con natura umana è in realtà davvero malvagio e lei prova mostra empatia per tutti. Chi sembra convertito al male lo fa in realtà per sopravvivere o per espiare un grave peccato del proprio passato.
L'accettazione di chi si ritiene diverso da noi, passando attraverso i sentimenti di amicizia verso chi conosciamo da poco o molto tempo, è una tematica molto presente nella pellicola e - immagino - molto sentita da una certa fetta di pubblico giovane, che dunque si ritrova in essa.
Il tutto ovviamente viene contornato da balletti e canzoni di un genere musicale molto in voga, ulteriore motivo di interesse.
Non credo proprio che questo sia un prodotto di animazione epocale, né credo sia stato concepito per esserlo o diventarlo. Anche l'animazione in sé, in confronto a titoli e case di produzione più blasonate, non regge il paragone.
Ma è indubbio che KPop Demon Hunters sia riuscito a fare breccia, a creare un fenomeno di massa. Quanto possa durare, non è dato saperlo. Sappiamo solo che presto o tardi vi sarà un sequel, di certo non previsto nei piani iniziali. Anche questo deve essere un effetto collaterale della magia delle Huntrix.

mercoledì 24 giugno 2026

Fabolous Stack of Comics: Plastic Man - In Fuga


Creato dall'artista Jack Cole nel lontano 1941, Plastic Man è uno di quei tanti personaggi "allungabili" presenti nel mondo del fumetto.
Un personaggio che ha attraversato i decenni e ha vissuto anche periodi di buio, pur per lunghi periodi, ma che col tempo si è guadagnato un proprio degno spazio.
Il suo carattere eccentrico, la sua sottile follia e il suo essere il più delle volte sopra le righe lo hanno portato infine a divenire un componente fondamentale della Justice League... e a ottenere una testata a lui dedicata.
La prima saga, In Fuga, scritta da Kyle Baker, viene pubblicata nel 2004.
Prima che divenisse Plastic Man, l'eroe era un criminale di mezza tacca di nome Patrick O'Brian. Pochi sono a conoscenza di questo segreto e tra questi vi è la fedele spalla dell'eroe, Woozy Winks.
Quando, dunque, viene ritrovato il cadavere di colui che appare proprio come Patrick O'Brian, grande è la sorpresa di Plastic Man. E lo è ancora di più quando diventa lui il sospettato principale di questo omicidio.
In fuga dalla polizia, dal FBI e da Woozy Winks, Plastic Man deve trovare un modo per discolparsi e capire come qualcuno abbia ucciso lui stesso e l'abbia incastrato.
Come detto, c'è sempre un po' di follia quando si tratta di storie che vedono protagonista Plastic Man e questa saga non fa eccezione. Dopotutto l'autore è uno che è abituato a concepire trame surreali e il suo tratto cartoonesco va a sottolineare in maniera ulteriore questo aspetto.
Nulla viene preso davvero sul serio in questa storia, sembra quasi di trovarsi in uno di quel film con Gianni e Pinotto di tanti anni fa, ma al tempo stesso vi è un'atmosfera fortemente drammatica - tra morti inattese, svolte impreviste e vendette provenienti dal passato - che la pervade.
Plastic Man, inoltre, in stile Deadpool, pare essere consapevole di essere il personaggio di un fumetto e qua e là non mancano battute che fanno riferimento alla continuity, a svolte di trama lasciate in sospeso o dimenticate e a quei colpi di scena così improbabili e ritorni immediati allo status quo originario che - in questo caso specifico - hanno l'effetto di poco più di una pacca sulla spalla.
Plastic Man (e Kyle Baker) si allontana da quelle atmosfere cupe e ipertrofiche che avevano caratterizzato i quindici anni precedenti, per ritornare a un'atmosfera più giocosa, che ricorda la Golden Age da cui il personaggio proviene e la attualizza in un mondo che inevitabilmente è cambiato... ma rimane sempre spazio per qualche sana risata.

martedì 23 giugno 2026

Libri a caso: L'Incognita Tempo


Nel 1895, il Viaggiatore intraprende il suo primo viaggio nel tempo, proiettandosi nell'anno 802.701 e incontrando l'evoluzione degli esseri umani, gli Eloi e i Morlock.
Un viaggio pieno di sventure e tragedie che culmina con la perdita dell'amata Weena. Il tutto descritto ne La Macchina del Tempo di H.G. Wells.
Passano cento anni, ma il Viaggiatore ha ancora dei conti in sospeso col passato, il presente e il futuro. Giunge dunque il tempo di un secondo viaggio, descritto in L'Incognita Tempo (The Time Ships), scritto da Stephen Baxter e pubblicato nel 1995.
Il Viaggiatore è appena ritornato dal suo viaggio nel lontano futuro e non intende accettare la perdita di Weena, perita in un incendio o - peggio - dilaniata dai Morlock.
Decide dunque di partire per un nuovo viaggio e tentare di impedire la morte della ragazza. Ma una sorpresa lo attende: il suo primo viaggio nel tempo ha infatti alterato la storia e così il Viaggiatore si ritrova in un mondo futuro popolato da Morlock intelligenti e non selvaggi che sono riusciti a imbrigliare le energie solari.
Ha inizio per lui, dunque, una nuova odissea temporale che lo porterà a visitare altri mondi alternativi sia nel passato che nel futuro, durante la quale vecchi nemici diventeranno suoi preziosi alleati e il destino dell'umanità sarà messo a dura prova.
E che ne sarà di Weena?
È passato un secolo dalla pubblicazione del primo libro e, come sperimenta il Viaggiatore, viviamo in un mondo profondamente diverso da quello presente alla fine del diciannovesimo secolo.
La Macchina del Tempo, attraverso la lente del lontano futuro, esplorava il mondo presente di H.G. Wells, con le sue riflessioni sul progresso industriale e le sue controindicazioni. A tratti appariva più come un trattato sociologico.
Un secolo dopo, le industrie cedono il passo alla tecnologia e la scienza è molto progredita. Internet è appena stato reso disponibile al pubblico e i telefoni cellulari prendono sempre più piede. Un mondo costruito, anche con la fatica e col sangue, da quei "Morlock" che hanno ceduto al cannibalismo nel lontano futuro.
Un'immagine non più attuale o proponibile, tanto che in questo sequel i Morlock sono invece civilizzati e progrediti a livello tecnologico e scientifico, rappresentando così il vero passo successivo dell'evoluzione umana.
E costringendo il Viaggiatore a cambiare paradigma, soprattutto quando il Morlock Nebogipfel - nome tratto da un'altra opera di Wells - diventa un suo compagno di viaggio e lo mette di fronte ai suoi limiti come essere umano e alla sua visione limitata e antropocentrica.
Al tempo stesso si cerca anche una semi-spiegazione scientifica al viaggio nel tempo, del tutto ignorato da Wells all'epoca (non era l'argomento di cui gli interessava parlare), introducendo un misterioso materiale anch'esso presente in un'altra storia dello scrittore inglese.
Questo seguito rappresenta dunque sia un omaggio al pantheon immaginato da Wells che una reinterpretazione dell'opera primaria, con i due protagonisti che visitano varie epoche temporali e assistono sia alla nascita che al declino dell'umanità, venendo infine proiettati all'origine stessa del tempo.
Più che trattato sociologico, quindi, appare più in certi punti come un saggio filosofico incentrato sull'esistenza umana. Sul suo vero ruolo nell'Universo e come le proprie azioni possano avere effetti devastanti sulla Terra e sulla storia.
Ma è anche un'opera di fantasia dove il protagonista del primo libro diviene infine una persona totalmente diversa, allineandosi al ventesimo secolo. Capace di creare, invece che distruggere. Il suo viaggio forse termina qui, oppure è solo il prologo a qualcosa di più grande e inimmaginabile.

lunedì 22 giugno 2026

Fabolous Stack of Comics: Star Wars Cavalieri della Vecchia Repubblica - Giorni di Paura


Il viaggio di Zayne Carrick, il Padawan tradito dai propri Maestri Jedi, prosegue. Dopo aver abbandonato il pianeta Taris e aver fatto la conoscenza del Mandaloriano che si oppone alla sua stessa specie, Rohlan Dyre, per lui è tempo di dolorose separazioni che rappresentano in realtà il prologo a nuove avventure.
Tutto questo nella saga Giorni di Paura (Days of Anger), pubblicata nel 2007, scritta da John Jackson Miller e disegnata da Dustin Weaver, Brian Ching e Harvey Tolibao.
Sin da quando è iniziata la sua tortuosa odissea galattica, Zayne Carrick ha potuto contare sull'aiuto del contrabbandiere Marn Hierogryph e sulla guerriera Jarael, la quale ha posto sotto la sua ala protettiva l'anziano Camper, malato da tempo ma ancora in possesso di un grande genio scientifico.
La malattia di Camper peggiora e arriva dunque il momento di separarsi. Jarael e Camper, Arkaniani, tornano al loro pianeta natale Arkania, mentre Zayne e Marn approdano su un pianeta dove sono presenti soldati al servizio della Repubblica, fingendosi dei cuochi ambulanti.
Ma la tragedia è in agguato per tutti: Zayne e Marn devono infatti affrontare un tremendo attacco dei Mandaloriani, mentre Jarael e Camper - pur ricevendo tutte le cure del caso - sono in realtà, a insaputa della prima, parte di un esperimento voluto dal governatore del pianeta per motivazioni oscure. E da quale parte si schiererà Rohlan Dyre?
Le prime due saghe hanno presentato i protagonisti principali e gettato i semi per le trame che si sarebbero svolte nei successivi archi narrativi.
Giunge ora il tempo di raccogliere questi semi. Separando i protagonisti, si creano così due percorsi narrativi separati - ma inevitabilmente destinati a incrociarsi - incentrati sul conflitto tra Repubblica e Mandaloriani e sulle origini arkaniane di Jarael.
Da qui la storia segue percorsi consolidati, con Zayne Carrick destinato ad affrontare una terribile perdita e Jarael che diviene qualcosa di più rispetto a come era apparsa in precedenza. Viene così approfondito il background della protagonista, fino a quel momento rimasto alquanto misterioso, staccandola dalle origini guerriere presentate sinora.
L'intera sottotrama che la vede protagonista sembra in realtà anche una metafora delle multinazionali del farmaco e delle lobby delle armi, pronte a sperimentare i loro preparati su cavie umane senza le adeguate misure di sicurezza e guidate unicamente dal profitto.
Rimaniamo dunque in attesa di vedere come questi due percorsi diversi arriveranno a percorrere di nuovo un'unica strada.