mercoledì 4 marzo 2026

Libri a caso: Sherlock Holmes e i Diavoli Marini del Sussex


La commistione tra giallo e horror, tra il mondo razionale di Sherlock Holmes e quello sovrannaturale concepito da H.P. Lovecraft, giunge alla sua apparente conclusione.
Il tutto è iniziato con Sherlock Holmes e le Ombre di Shadwell, dove il cosiddetto Canone è stato reinterpretato e ribaltato a 360 gradi per proiettare il famoso investigatore inglese e il fido Watson in atmosfere che tecnicamente non competono loro.
La saga è poi proseguita con Sherlock Holmes e gli Orrori del Miskatonic, dove abbiamo visto il protagonista più a suo agio in queste inconsuete atmosfere.
E dunque ecco arrivare il capitolo finale, Sherlock Holmes e i Diavoli Marini del Sussex, scritto da James Lovegrove e pubblicato nel 2018.
Ci troviamo nel 1910: Sherlock Holmes si è ormai ritirato da Londra per rifugiarsi nelle campagne del Sussex e dedicarsi all'apicoltura e ha abbandonato gran parte delle proprie attività investigative.
Ogni tanto John Watson - che ha pubblicato negli anni passati versione edulcorate delle loro avventure sovrannaturali - si reca a trovarlo e, durante una di queste visite, viene rapito dai componenti di una setta di adoratori dei Grandi Antichi, al servizio del rinato Moriarty, che si fa ora chiamare R'lluhloig.
Questo è solo l'inizio di una lunga e tragica avventura, durante la quale Sherlock Holmes subirà una grave perdita, sarà spinto al limite e avrà infine un confronto definitivo col suo acerrimo nemico nella misteriosa città di R'lyeh, dove Cthulhu è in attesa e potrebbe risvegliarsi, con conseguenze catastrofiche per l'umanità.
La reinterpretazione in chiave orrorifica del Canone di Sherlock Holmes giunge alla sua deflagrante conclusione e anche stavolta l'autore si ispira a un periodo narrativo già ben definito da Arthur Conan Doyle, quello in cui l'investigatore abbandonò Londra per ritirarsi a vita privata, anche se poi lavorò per qualche tempo come spia al servizio del governo britannico.
In quest'opera sono presenti tre conflitti, due di natura fisica e il terzo di natura spirituale. Il primo è rappresentato da quell'aura di instabilità politica dell'epoca, che avrebbe portato alla Grande Guerra, a cui come detto anche Sherlock Holmes avrebbe contribuito. Qui se ne vedono i prodromi, contestualizzati ovviamente nel contesto di questo ibrido narrativo.
Il secondo conflitto è quello tra Holmes e Moriarty, i quali entrambi hanno ormai trasceso la loro natura umana per divenire qualcosa di diverso, di superiore. Eppure, quel rimasuglio di umanità rimane in entrambi e sarà proprio questo aspetto a determinare il risultato finale del loro scontro.
Infine, vi è il conflitto spirituale, onirico si potrebbe dire: quello che vede coinvolto Moriarty nella sua nuova identità di R'lluhloig a confronto coi Grandi Antichi e in special modo Cthulhu. L'autore concentra tutti i miti ideati da Lovecraft in un ultimo, deflagrante capitolo, per chiudere al meglio questa intricata vicenda che si è dipanata per 30 anni.
Si parte dalle note e sicure coste londinesi per giungere infine a territori ignoti e inesplorati, dove sono l'orrore e l'angoscia a farla da padroni. Due mondi diversissimi tra loro, eppure legati da fili sottili, quei fili misteriosi che talvolta anche noi possiamo vedere.
In questo scenario che muta in maniera costante, pochi elementi rimangono invariati e tra questi vi è l'amicizia tra Sherlock Holmes e John Watson. Anch'essa è durata trent'anni e ora viene messa alla prova da forze sconosciute. Ma dove l'orrore può trionfare, l'umanità trova sempre il modo di emergere, anche nei modi più inaspettati. E nei luoghi più inattesi.

martedì 3 marzo 2026

Libri a caso: Due Mesi Dopo


In quella che è la classica struttura di un romanzo giallo dell'epoca d'oro, abbiamo di solito un drammatico delitto, un investigatore e una serie di sospetti su cui ricade il fatto criminoso. E, in questa struttura classica, l'investigatore viene subito chiamato a indagare in merito a questo evento delittuoso e può analizzare di prima mano le testimonianze dei sospettati.
Ma cosa accade quando ciò non si verifica? Quando si verifica un ritardo imprevisto che può compromettere il tutto? Ce ne dà un'idea Agatha Christie in Due Mesi Dopo (Dumb Witness), pubblicato nel 1937.
Quando muore l'anziana ereditiera Emily Arundell, nessuno se ne stupisce. Dopotutto, lei stessa era malata da tempo e ormai viveva da sola in una grande casa dove erano presenti solo i domestici e dove ogni tanto invitava i parenti più stretti, di solito per tormentarli con la sua arroganza.
Chi avesse voluto pensare male a causa di questo, però, sarebbe rimasto deluso alla lettura del testamento, dove nessun erede è stato preferito all'altro. Insomma, la scomparsa della donna appare a tutti gli effetti come una morte naturale.
Eppure... eppure due mesi dopo la morte della donna, Hercule Poirot e il Capitano Arthur Hastings ricevono una lettera dalla defunta Emily Arundell. Una lettera scritta in realtà due mesi prima, ma che per qualche misterioso motivo è giunta solo ora.
In questa lettera, alquanto confusionaria in più punti, Emily Arundell esprime dubbi sul fatto che qualcuno a lei vicino voglia ucciderla e così Hercule Poirot inizia ad indagare. Anche se la realtà che si presenta ai suoi occhi è quella che vede Emily Arundell nulla più come vittima di un evento naturale. Ma non è detto che gli esseri umani non possano influenzare tali eventi.
Agatha Christie continua ad utilizzare elementi narrativi a lei molto cari, da un lato per averli vissuti, dall'altro per il suo piacere crudele di sconvolgerli. Torna dunque la tenuta di campagna dove vive un'aristocratica (di solito è una famiglia, in questo caso è una donna anziana sola) e dove - improvviso e inaspettato - giunge l'evento delittuoso.
La scrittrice in questo caso, però, sconvolge un po' le carte in tavola, facendo scoprire il delitto a Poirot solo a fatto ampiamente compiuto. Cosa che le permette nei primi capitoli di costruire l'atmosfera e delineare i personaggi, in quanto l'investigatore entra in scena solo in un secondo momento. Ma questo non si rivela certo un problema per Hercule Poirot e le sue cellule grigie.
Poiché come ama lui stesso sottolineare, non si affida a indizi generati da mozziconi di sigarette o impronte lasciate in giardino, bensì esamina la psicologia sia della vittima che dei personaggi coinvolti nel delitto, per giungere infine alla risoluzione del mistero.
E tra questi protagonisti che contornano la vicenda, colui che in maniera indiretta si rivelerà il più decisivo è il cane di Emily Arundell, Bob, lo sciocco testimone del titolo. Si sa che il cane è il miglior amico dell'uomo e in questo caso diverrà il più grande confidente sia di Poirot che del Capitan Hastings.
Ma non dubitate, non sarà semplicemente la presenza di un cane sul delitto l'elemento determinante per la risoluzione del caso: per questo, sia subito che due mesi dopo, si potrà sempre contare su Hercule Poirot e il suo incredibile e unico intuito.

lunedì 2 marzo 2026

Libri a caso: Il Grande Dio Pan


La rivoluzione industriale, che è durata svariati decenni, ha profondamente cambiato la società del passato, con i suoi reverberi che si sono propagati ancora per molti anni a venire.
Se prima le classi ricche ed agiate, in contrasto con quelle povere, parevano vivere su due mondi differenti, su due piani diversi dell'esistenza si potrebbe dire, questo processo ha eroso un po' quei metaforici confini, avvicinando queste due classi sociali e scoperchiando una serie di verità di cui molti avrebbero fatto a meno.
Ma la rivoluzione industriale ha anche scoperchiato, o generato, orrori che nessuno avrebbe mai immaginato. In un mondo già proiettato fortemente verso il futuro, il passato sembrava qualcosa da dimenticare... ma non è stato un processo così semplice.
E uno di questi metaforici orrori compare in Il Grande Dio Pan (The Great God Pan), scritto da Arthur Machen e pubblicato nel 1894.
Due scienziati, il dottor Raymond e Clarke Herbert, effettuano un esperimento su una giovane ragazza, Mary, figlia adottiva di Raymond, perché entri in contatto con un differente piano dell'esistenza. L'esperimento riesce, ma lascia la ragazza infine catatonica.
Alcuni anni dopo, una serie di misteriosi eventi e strani suicidi colpisce una Londra già vessata dai delitti di Jack lo Squartatore. La polizia brancola nel buio, eppure la verità sembra debba incentrarsi su una misteriosa donna di nome Helen, capace di portare gli uomini alla follia e il cui sguardo sprofonda in un infinito abisso.
Questa breve opera parte in una zona di campagna: solitaria, dominata dalla natura e in cui l'uomo sembra non debba aver parte. Salvo poi spostarsi in quella che era già all'epoca la grande metropoli di Londra, i cui effetti della rivoluzione industriale hanno ormai colpito tutte le classi sociali.
In questo che sembra già di per sé uno scenario da incubo, giunge un vero e proprio incubo. Che non si può né vedere né toccare né sentire, cosa che lo rende ancora più spaventoso.
La reincarnazione del Dio Pan che compare in questo breve romanzo giunge, come un diavolo tentatore e crudele, a punire quelle persone dell'alta società che "pasteggiano" alle spalle della gente meno abbiente, la quale vive nei vicoli oscuri e malfamati e dove l'oscurità può avvolgerti in una frazione di secondo.
Pan rappresenta dunque l'incarnazione degli incubi più terribili dell'umanità che sta per affacciarsi a un nuovo secolo, un secolo che sarà dominato dalla tecnologia e che genererà altri tremendi incubi di cui l'autore non poteva essere del tutto consapevole.
Eppure, nella sua descrizione di una Londra decadente della fine dell'era vittoriana dove non pare esserci spazio per la speranza, Arthur Machen ha messo in guardia dai pericoli che la società industriale stava già generando. Quei misteri e orrori del passato non possono essere cancellati in maniera così semplice, con una costante corsa al progresso.
Alla fine l'umanità dovrà sempre fare i conti coi propri misteri, con le proprie perversioni e la propria oscurità.

domenica 1 marzo 2026

Libri a caso: Il Pazzo di Bergerac


Georges Simenon spesso sottolinea come il Commissario Maigret abbia una certa mole, ma questo non gli impedisca di essere anche un uomo d'azione.
Seppure il Commissario preferisca il calduccio della stufa del suo ufficio e lavorare di cervello, non si fa troppi problemi - quando è utile e necessario - a pedinare personalmente dei sospettati, anche per lunghi periodi, essere coinvolto in sparatorie e usare la forza, quando deve.
Ma la più formidabile "arma" del Commissario rimane sempre e comunque la mente, come dimostra Il Pazzo di Bergerac (Le Fou de Bergerac), pubblicato nel 1932.
Mentre si sta recando in treno a trovare un suo amico, Maigret viene disturbato da un passeggero che si trova nella sua cuccetta, il quale si agita tutta la notte. Quando costui esce dallo scompartimento, Maigret lo segue e con sua sorpresa lo vede saltare dal mezzo.
Maigret decide di fare altrettanto, ma mentre insegue l'uomo costui gli spara, ferendolo in maniera seria.
Quando riprende i sensi, il Commissario è in un letto d'ospedale e circondato da cinque uomini. E come se la sua situazione non fosse già grave, viene anche accusato di essere un assassino!
L'abilità di uno scrittore consiste, tra le altre cose, nel saper ricreare personaggi e ambientazioni che possano coinvolgere molte persone e luoghi ed essere causa di numerosi eventi. In tal senso il protagonista che si muove lungo questo micromondo diventa fondamentale nel giungere al cuore di questi eventi e dipanare la matassa.
Ecco... in quest'opera Georges Simenon prende questo concetto narrativo e lo getta metaforicamente alle ortiche, adottando certo un approccio non innovativo, ma particolare. L'ottanta per cento della storia, infatti, si svolge in un'unica stanza, quella dove Maigret passa la sua convalescenza dopo essere stato ferito.
Una stanza ampia, ma in cui la visione del "mondo" da parte del Commissario risulta terribilmente limitata, essendo lui confinato in un letto da cui non si può muovere e con una sola finestra non a portata di mano da cui giungono decine di suoni..
Eppure, con l'aiuto prezioso della Signora Maigret e le testimonianze che riesce a raccogliere e gli indizi che riesce a scoprire in questi pochi metri quadri, Maigret costruisce un mondo nella sua mente. Non un mondo perfetto, ma quello dove il mistero di chi sia colui che gli ha sparato è predominante e nasconde a sua volta altri misteri.
Altri misteri che anticipano un concetto che poi sarebbe divenuto predominante, l'assassino seriale, e la cui verità finale risulta una delle più devastanti finora viste in un romanzo del Commissario Maigret.
Sembra quasi come se costui fosse stato calato in un metaforico girone del Purgatorio e da qui, tramite la risoluzione del caso, debba ascendere a un altrettanto metaforico Paradiso che coincide con la scoperta della verità. Una verità che, tuttavia, assomiglierà molto di più a un inferno.
Una verità per il cui raggiungimento Maigret non guarderà in faccia a nessuno, andando dritto per la sua strada e rischiando di inimicarsi un caro amico e, a un certo punto, persino la moglie. Un anti-eroe prima del suo tempo.

mercoledì 24 dicembre 2025

Netflix Original 189: My Secret Santa - Mia Mamma è Babbo Natale


Eh sì, vi abbiamo già parlato della figura di Babbo Natale e accennato che talvolta, oltre che all'iconografia classica a cui è eternamente associato, il cinema prova a presentare anche delle sue varianti di tanto in tanto... giusto per divertirsi un po'.
E quindi ecco la variante serial killer, Santa's Slay, quella horror, il recente Terrifier 3, e - per stare un po' più leggeri che di rosso qui c'è ne è già troppo - la variante femminile che compare in My Secret Santa: Mia Mamma è Babbo Natale (My Secret Santa), diretto da Mike Rohl, scritto da Ron Oliver e Carley Smale e distribuito su Netflix a partire dal 3 dicembre 2025.
Licenziata a poche settimane dal Natale, Taylor Jacobson (Alexandra Breckenridge) si trova anche a dover pagare la retta della scuola di snowboard a cui intende iscriversi sua figlia.
Quando scopre che i dipendenti di un hotel non pagano questa tariffa, però, in mancanza di altri posti di lavoro Taylor si presenta come nuovo Babbo Natale, abilmente camuffata dal fratello e dal compagno di lui.
Qui conosce il nuovo direttore dell'hotel, lo scapestrato Matthew Layne (Ryan Eggold), messo in quella posizione dal padre per fargli imparare il mestiere.
Tra equivoci e buoni sentimenti, ho come l'impressione sboccerà qualcosa tra i due.
Ora, se a una prima lettura vi avete intravisto elementi presi da Mrs. Doubtfire, con una spruzzatina di Tootsie, non vi siete sbagliati. Oltre che la variante femminile di Babbo Natale, qui c'è proprio una sorta di controparte al femminile di Mrs. Doubtfire, ma a ruoli rovesciati (quindi, una donna che si finge un uomo).
Tanto che ritornano scene da deja vu, come quella della creazione del trucco e del costume del personaggio, oppure quella in cui la protagonista deve letteralmente sdoppiarsi durante un evento per non far saltare la propria copertura.
Se qualcuno può pensare a un "plagio", Mrs. Doubtfire si rifaceva a sua volta a quel teatro dell'assurdo e degli equivoci, dove le gag e i travestimenti la facevano da padroni (anche William Shakespeare se ne è dilettato in alcune occasioni). Gag ed equivoci che ovviamente si presentano anche nel corso di questa pellicola: chi ne è appassionato, troverà una sensazione di familiarità.
Quindi, si utilizza una delle tante possibilità con cui innestare una trama a sfondo romantico dove inserire i buoni sentimenti e lo spirito natalizio, con predominanza dell'elemento famiglia unita e col messaggio di non restare soli durante le feste. Nulla di rilevante in tal senso. Chi ha anche solo un minimo di cinismo, lasci perdere.
Non entro nel merito della recitazione, se no potrei diventare troppo cattivo e si sa... a Natale siamo tutti più buoni. Qualcuno potrebbe anche far notare che in questo tipo di prodotti non si richiede di certo che si diventi la nuova Ingrid Bergman o il nuovo Marlon Brando.
E come contraddire questo fatto? Buone Feste, dunque!

lunedì 22 dicembre 2025

Netflix original 188: Qualcuno Salvi il Natale 2


Babbo Natale, Santa Claus, figura iconica nonché mediatica, appare in numerosi prodotti commerciali da svariati decenni. Il cinema non ha potuto fare a meno della sua imponente figura, rassicurante per i lungometraggi a sfondo natalizio e familiare.
E così, nel corso del tempo, attori come Richard Attenborough, Tim Allen e molti altri hanno interpretato questo personaggio, il quale ha avuto inevitabilmente anche delle "varianti" poco natalizie di tanto in tanto.
Ma nel solco della tradizione è stato inserito Kurt Russell, che ha vestito i rossi panni di Santa Claus in Qualcuno Salvi il Natale. E due anni dopo giunge il sequel, Qualcuno Salvi il Natale 2 (The Christmas Chronicles 2), diretto da Chris Columbus (che torna a dirigere un film natalizio dopo quasi trent'anni), scritto da Chris Columbus e Matt Lieberman e distribuito su Netflix a partire dal 25 novembre 2020.
Due anni dopo gli eventi del primo film, Kate Pierce (Darby Camp) sta passando una vacanza natalizia a Cancún col fratello, la madre e il nuovo compagno di lei, Bob (Tyrese Gibson), che però non riesce ad accettare.
A sfruttare questo suo risentimento ci pensa Belsnickel, un elfo che ha rinnegato Babbo Natale e vuole vendicarsi. Con un abile stratagemma, dunque, proietta Kate e il figlio di Bob, Jack (Jahzir Bruno), nel regno di Santa Claus, potendo così infiltrarsi e iniziare a sabotare la fabbrica dei sogni di Babbo Natale.
In aiuto dell'uomo col vestito rosso vi è, oltre che i due ragazzi, anche la Sig.ra Natale (Goldie Hawn). Ma forse la chiave per sconfiggere Belsnickel si trova nel riscoprire quello spirito natalizio che Kate pare aver smarrito.
Questo è dichiaratamente un prodotto per famiglie, rivolto perlopiù ai bambini/pre-adolescenti con qualche strizzatina d'occhio anche al pubblico adulto, a cui non sfuggiranno alcuni richiami ai film di Mamma, Ho Perso l'Aereo (entrambe le pellicole condividono lo stesso regista).
La pellicola punta dunque sul tema consolidato della famiglia e nello specifico di una famiglia allargata, di cui fa parte il nuovo compagno della madre di Kate, la quale era rimasta vedova da poco nel primo film.
La tematica di fondo rimane dunque quella dell'accettazione: nel primo film - più incentrato sul fratello maggiore - quella della perdita del padre, nel sequel - dove la protagonista è la sorella - sulla nuova situazione familiare.
Un'accettazione che passa attraverso lo spirito natalizio, il quale spesso rischia di essere perduto ma che rimane sempre presente sullo sfondo. E non c'è miglior "psicologo" che possa aiutare a farvelo ritrovare che Babbo Natale.
Superfluo dire che il film si regge al novanta per cento sulle spalle navigate della coppia Kurt Russell/Goldie Hawn. Come in Una Coppia alla Deriva, la loro chimica sullo schermo - traslata da quella reale - emerge a pieno anche dopo decenni, permettendo anche di accettare alcune situazioni comico/surreali lungo la via.
Quindi, se volete essere inondati, ma dico proprio inondati eh, di buoni sentimenti, dolciumi ed elfi, direi che questo prodotto fa per voi. In alternativa, c'è sempre Fatman con Mel Gibson.