martedì 7 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Avengers - Guerra Attraverso il Tempo


Oggi può sembrare strano affermarlo, ma all'inizio della loro storia - editoriale e narrativa - i Vendicatori o Avengers che dir si voglia hanno faticato ad ingranare.
Progetto nato per caso e realizzato in fretta per ragioni qui troppo lunghe da spiegare, ha messo a dura prova le abilità di Stan Lee e Jack Kirby. Ma prima l'ingresso di Capitan America nelle fila del gruppo e poi la comparsa come avversario di Kang il Conquistatore hanno consolidato la loro immagine.
Kang, destinato a divenire un nemico ricorrente degli Avengers (anche al cinema in principio, ma poi le cose sono andate diversamente), che ritorna ad attaccare il gruppo pochi numeri dopo la sua prima apparizione usando un robot di Spider-Man.
Ed è da qui che prende le mosse Guerra Attraverso il Tempo (War Across Time), miniserie di cinque numeri pubblicata nel 2023, scritta da Paul Levitz e disegnata da Alan Davis.
Dopo che il robot di Spider-Man è stato distrutto, gli Avengers tornano a New York, ma Kang non ha ancora finito con loro e invia nel loro secolo una copia robotica di Hulk che inizia a devastare la città.
Ed è solo l'inizio di un lungo scontro attraverso i secoli in cui verranno coinvolti - in maniera indiretta - anche Sindri, il re dei nani forgiatore di Mjolnir, e gli Uomini Lava. Con gli Avengers pronti ad affrontare le insidie del loro più letale nemico e non solo.
La miniserie vuole porsi come uno spartiacque, un contenuto extra di un Blu-Ray se vogliamo definirla così, tra l'undicesimo e il dodicesimo numero di Avengers. E lo scrittore vuole richiamare, a livello di dialoghi e di caratterizzazioni, anche il periodo editoriale e storico in cui le originali storie del gruppo vennero pubblicate.
Ecco dunque alcuni stratagemmi narrativi, un po' strani leggendoli oggi, in cui si afferma che ci si trova nel ventesimo secolo e non nel ventunesimo. Con Thor ancora un po' arrogante, Wasp terribilmente vanesia e Tony Stark molto protettivo sulla sua identità segreta e in possesso dei pattini a rotelle (sì, ha avuto anche questi). E infine vediamo persone che affermano di aver conosciuto Capitan America durante la guerra.
Anche i dialoghi richiamano lo stile pomposo e leggero al tempo stesso di Lee e Kirby dell'epoca: siamo ben lontani, dunque, dai drammi e dai Disassembled di alcuni decenni dopo. Per gli eroi questo è ancora un "gioco". Paul Levitz è uno sceneggiatore storico che ha fatto la storia del fumetto, dunque non appare strano vederlo cimentarsi con un periodo storico del fumetto.
Per quanto Kang sia presente nella trama, la sua presenza pare quasi impallidire di fronte alla minaccia congiunta di Sindri e degli Uomini Lava (questi ultimi davvero tosti da ricontestualizzare nel periodo attuale), i quali diventano i nemici principali da affrontare.
Tanto che la minaccia di Kang viene risolta con apparente fretta. Ma credo che questo voglia essere, per lo sceneggiatore, una sorta di prologo alla storia successiva in cui compare il Conquistatore, insieme all'amata Ravonna. Chiudendo così (quasi) alla perfezione il cerchio narrativo.
Considerata l'atmosfera "vintage" occorre dunque un disegnatore in grado di richiamare quell'atmosfera e la scelta di Alan Davis, forse l'unica disponibile, è perfetta.
Insomma, non proprio una storia rivolta ai lettori "moderni" (che potrebbero comunque apprezzare) e che è una sorta di operazione nostalgia. Un divertissement costruito per uscire direttamente dagli anni '60 del secolo scorso da leggere senza troppe pretese. 

lunedì 6 aprile 2026

A scuola di cinema: Il Grande Gatsby (1974)

1925: Viene pubblicato il romanzo Il Grande Gatsby (The Great Gatsby), scritto da Francis Scott Fitzgerald.
La storia, ambientata nella New York di pochi anni prima durante l'era del jazz, inizia con Nick Carraway, fresco laureato di Yale, che si trasferisce nella Grande Mela lavorando come agente di borsa.
Vicino all'abitazione che ha affittato, vi è una immensa villa dove si svolgono chiassose e affollate feste. Carraway apprende che la villa è di proprietà di Jay Gatsby, un milionario schivo e - a quanto si dice - eccentrico.
Sempre nelle vicinanze, vi abitano Daisy Buchanan, una cugina di Nick, e suo marito Tom Buchanan.
Un giorno, Nick Carraway riceve l'invito per una delle feste organizzate da Gatsby e lì vi incontra il milionario, che fa di tutto per catturare le simpatie del suo ospite, dichiarando anche di averlo conosciuto durante la Prima Guerra Mondiale.
Nelle settimane successive, Gatsby e Carraway hanno altri incontri e quest'ultimo viene a sapere che qualche anno prima Gatsby si era innamorato di Daisy, la quale però alla fine aveva sposato Tom Buchanan. Gatsby spera che, tramite i rapporti di parentela con la donna, Carraway possa combinare un incontro.
Questo avviene e i due riprendono la loro relazione, che però viene scoperta da Tom Buchanan. Dopo un duro confronto, Gatsby e Daisy fuggono a bordo dell'auto di lui, ma lungo il tragitto investono Myrtle Wilson, l'amante di Tom.
Daisy era al volante, ma Tom - ignaro di questo - rivela a George Wilson, il marito di Myrtle, a chi appartiene l'auto che ha investito la moglie e così George Wilson uccide Gatsby, suicidandosi subito dopo.
Al funerale, Nick Carraway conosce il padre di Jay Gatsby, apprendendo che il suo vero cognome è Gatz. L'uomo, sconvolto per quanto accaduto e giungendo a detestare la vita in una grande metropoli, decide infine di tornare nel natio Widwest.
Quest'opera diviene in breve tempo un classico della letteratura americana, e non solo. E da qui il passo verso un adattamento cinematografico è breve.


Un primo adattamento de Il Grande Gatsby giunge un anno dopo la pubblicazione del romanzo, nel 1926. Un film muto che oggi è andato perduto.
Un secondo adattamento esce nel 1949 e vede Alan Ladd nel ruolo di Jay Gatsby. Anche questa pellicola per alcuni decenni è andata perduta, fino a quando ne viene ritrovata e restaurata una copia nel 2012.
La casa produttrice di entrambi questi adattamenti è la Paramount Pictures, che aveva opzionato i diritti del romanzo di Francis Scott Fitzgerald.
Nel 1971, il produttore Robert Evans decide di sviluppare un nuovo adattamento del romanzo e di affidare il ruolo di Daisy ad Ali MacGraw, sua compagna di allora. Il progetto viene affidato a David Merrick, il quale ha acquisito i diritti di sfruttamento cinematografico del romanzo dalla figlia di Fitzgerald, Frances.
La prima bozza di sceneggiatura viene affidata nientemeno che a Truman Capote. Tuttavia, quando viene completata, essa viene rifiutata in toto da Evans e ritenuta inutilizzabile. Capote si limita, infatti, a trascrivere in maniera letterale alcuni dialoghi del romanzo, sostenendo che sia impossibile fare meglio di Fitzgerald, e inserisce qualche riferimento omosessuale, argomento molto scottante per l'epoca.
Nonostante questo e il fatto che non una riga di questo trattamento venga poi usato, Truman Capote riceve il pagamento concordato di 300.000 dollari.
In sua sostituzione viene contattato Francis Ford Coppola, reduce dalla conclusione dei lavori de Il Padrino (The Godfather), il quale consegna la propria bozza - che sarà accettata - in circa tre settimane. La regia viene affidata a Jack Clayton.
Questo, tuttavia, causa dei ritardi nell'inizio della produzione e un altro effetto collaterale. Alla fine del 1972, infatti, Ali MacGraw abbandona Robert Evans e inizia una relazione con Steve McQueen, conosciuto sul set di Getaway! (The Getaway). Questo porta al divorzio tra i due nei primi mesi del 1973.
In cerca di una nuova protagonista, Robert Evans trova subito l'interesse di Mia Farrow, con cui aveva collaborato in Rosemary's Baby, e la parte così è sua.
Per il ruolo di Jay Gatsby, vengono presi in considerazione - in fase iniziale - Warren Beatty e Jack Nicholson, ma entrambi rifiutano.
Si pensa allora a Marlon Brando per una possibile versione matura del personaggio, ma costui chiede un compenso di ben 4 milioni di dollari, per controbilanciare il basso ingaggio ricevuto per Il Padrino, che gli viene negato.
Rimasto offeso per questo e ritenendo che gli si sia stata mostrata una totale mancanza di rispetto, l'attore decide di non comparire nel sequel de Il Padrino. Influisce inoltre in questa scelta la presenza come produttore di David Merrick, il quale lo aveva allontanato dal set di Spirale d'Odio (Child's Play), facendogli poi causa per violazione del contratto.
Un attore che ha mostrato interesse per la parte è Robert Redford, che si aggiudica infine il ruolo.
Le riprese iniziano in via ufficiale l'undici giugno 1973, tenendosi in Rhode Island, a New York e presso i Pinewood Studios in Inghilterra.
A quel tempo Mia Farrow è incinta del suo terzo figlio, Fletcher, e per evitare che questo si noti si utilizzano molti primi piani e vengono indossati costumi coprenti e svolazzanti.
La stessa Mia Farrow non ha modo di avere conversazioni con Robert Redford al di fuori del set poiché, nelle pause tra le riprese, costui si rinchiude nei suoi alloggi per seguire da vicino lo Scandalo Watergate e i suoi sviluppi alla televisione.
Buona parte delle comparse presenti nelle scene delle feste di Gatsby vengono assoldate da un college della Marina di Newport. Questo perché la loro capigliatura è praticamente uguale a quella che veniva utilizzata negli anni '20 del ventesimo secolo, senza dover ricorrere così a lunghe sessioni di trucco.
Le riprese si concludono il 24 settembre 1973.
Il Grande Gatsby (The Great Gatsby) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 marzo 1974. A fronte di un budget di 6 milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare poco più di 20 milioni di dollari.
Pur ottenendo questo film un profitto, seppur non quello sperato, a detta del produttore Robert Evans, vi sono a seguito della sua uscita delle conseguenze legali.
Nel 1975, David Merrick cita in giudizio la Paramount, sostenendo che non gli siano stati conferiti i giusti profitti derivanti da alcuni progetti, tra cui è compreso anche Il Grande Gatsby. La causa va avanti per alcuni anni, ma alla fine, nel 1984, la sentenza ordina alla Paramount di risarcire Merrick con una somma pari a 6 milioni di dollari.
Dopodiché, tocca a David Merrick essere chiamato in giudizio. Da Francis Fitzgerald, la quale afferma che il produttore non ha mai dato informazioni chiare su quanto di quella somma ricevuta fosse derivata da Il Grande Gatsby, da cui si sarebbe dovuta calcolare la percentuale che spettava a lei. La causa viene risolta infine in via extragiudiziale.
Il mito de Il Grande Gatsby rimane presente nel cinema americano, tanto che nel 2013 esce un quarto adattamento... ma questa è un'altra storia.

domenica 5 aprile 2026

A scuola di cinema: I Tre Giorni del Condor (1975)

1974: Viene pubblicato il romanzo I Sei Giorni del Condor (Six Days of the Condor), scritto da James Grady, un giornalista che esordisce nella letteratura proprio con quest'opera.
La storia, ambientata a Washington, vede protagonista Ronald Malcolm, un agente della CIA il cui nome in codice è Condor, che rimane l'unico sopravvissuto della sua unità - specializzata nella scoperta di operazioni clandestine - i cui componenti vengono uccisi da un commando armato, in quanto aveva scoperto un traffico di droga illegale proveniente dall'estero.
Ronald Malcolm chiede dunque aiuto a uno dei suoi superiori, Weatherby, il quale tuttavia è il mandante degli omicidi e la mente dietro il traffico di droga internazionale. Il Condor scopre il suo doppio gioco e riesce a sfuggire a un suo attentato.
Dopodiché trova l'aiuto - dopo averla rapita - di Wendy Ross, un'assistente legale. Una volta guadagnata la sua fiducia, la donna aiuta il Condor a smascherare l'organizzazione clandestina, ma rimane ferita da agenti al servizio di Weatherby.
Alla fine, un altro agente della CIA, notando una discrepanza nei registri, smaschera i piani criminali di Weatherby e la sua organizzazione viene così disciolta.
Questo romanzo diviene poco tempo dopo oggetto di un adattamento cinematografico.


Nel dicembre 1973, ancor prima che il romanzo di James Grady venga pubblicato, i diritti di sfruttamento cinematografico vengono opzionati dai produttori Dino De Laurentiis, Stanley Schneider e dalla Paramount Pictures.
In principio De Laurentiis pensa a Warren Beatty come protagonista e di affidare la regia a Peter Yates. Ma quando Robert Redford si aggiudica la parte principale, costui chiede che come regista sia scelto Sydney Pollack, con cui ha già all'attivo una serie di collaborazioni tra cui Corvo Rosso Non Avrai il Mio Scalpo (Jeremiah Johnson) e Come Eravamo (The Way We Were).
L'attore viene accontentato ma, nonostante questo, Dino De Laurentiis rispetta gli accordi presi e dà a Peter Yates l'intera somma di denaro che avrebbe preso se avesse diretto il film, ovvero duecentomila dollari.
La prima bozza di sceneggiatura viene scritta da Lorenzo Semple Jr., ma Sydney Pollack non ne rimane del tutto soddisfatto e incarica così un suo fedele collaboratore, David Rayfiel, che si era occupato di revisioni non accreditate di precedenti suoi progetti, di rivederla.
I principali cambiamenti introdotti nella sceneggiatura rivista - oltre alla "compressione temporale" degli eventi per ragioni di narrazione cinematografica - sono lo spostamento della storia da Washington a New York e lo sviluppo del personaggio di Kathy Hale (ovvero Wendy Ross, nel libro), interpretato da Faye Dunaway. Nel romanzo, infatti, è una segretaria di uno studio legale, ma dietro suggerimento di Pollack diventa una fotografa.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 4 novembre 1974, tenendosi a New York.
Un ex direttore della CIA, Richard Helms, funge da consulente e offre preziose indicazioni a Robert Redford per svolgere al meglio il suo ruolo di Joe Turner, il Condor.
Un paio di mesi dopo l'inizio della lavorazione, il produttore Stanley Schneider muore improvvisamente a causa di un infarto e così Sydney Pollack ne assume i compiti, fino al termine dei lavori.
L'epilogo originario vede il Condor dichiarare a un suo superiore, Higgins, di aver consegnato la storia ai giornali, ma lui gli risponde che nessuno gli crederà, senza possibilità di appello. Durante la lavorazione della pellicola, però, emergono sulla stampa delle notizie riguardanti alcune operazioni illegali portate avanti dalla CIA in paesi stranieri, inclusi piani per omicidi di stampo politico.
Robert Redford ha dunque un incontro col giornalista che ha portato alla luce queste operazioni, Seymour Hersh, a seguito del quale il finale viene reso più ambiguo.
Le riprese si concludono il 21 febbraio 1975.
I Tre Giorni del Condor (Three Days of the Condor) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 24 settembre 1975. A fronte di un budget di 20 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale poco più di 41 milioni di dollari.
Grazie anche all'uscita di questo film, altri libri sul Condor vengono pubblicati negli anni successivi, sempre scritti da James Grady. Il primo è L'Ombra del Condor (Shadow of the Condor), pubblicato nel 1978, in cui l'agente della CIA indaga sull'omicidio di un militare di alto grado, ritrovandosi ben presto coinvolto in un gioco di spie e di tradimenti che coinvolge gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica e la Cina che mette a repentaglio la sua vita.
Passano quasi quarant'anni, ma viene pubblicato infine nel 2015 il terzo romanzo della trilogia, con ogni probabilità il capitolo conclusivo. Si intitola Il Ritorno del Condor (Last Days of the Condor).
Gli anni sono passati anche per l'agente della CIA, un invecchiamento che ha alimentato la sua già crescente paranoia, la quale raggiunge livelli così elevati che l'uomo viene infine internato in un istituto di cura. Una volta uscito, si ritrova pesantemente imbottito di farmaci e gli vengono assegnati incarichi di scarso rilievo.
Ma quando, rientrato a casa, l'agente vi trova un cadavere mutilato, il Condor si convince che qualcuno stia cercando di incastrarlo, qualcuno che agisce nelle alte sfere del potere, poiché è a conoscenza di terribili segreti. Segreti che lui non ricorda più.
Dopodiché, il Condor torna protagonista grazie a una serie televisiva trasmessa dalla tv via cavo Audience, intitolata semplicemente Condor, che viene programmata a partire dal 2018.
Nel ruolo del protagonista vi è Max Irons, che interpreta una versione alternativa del personaggio di Robert Redford che presenta lo stesso nome, Joe Turner. La prima stagione è un rifacimento moderno della trama del libro scritto da James Grady.
La serie viene rinnovata per una seconda e ultima stagione, la quale viene mandata in onda nel 2020, nonostante pochi mesi prima il canale Audience abbia chiuso i battenti (non a causa di questo prodotto, si spera). Ma poiché la produzione della seconda stagione era già stata del tutto conclusa, essa viene acquisita e trasmessa su altre reti.
Al cinema, invece, le avventure del Condor terminano con questa prima e unica pellicola. Tuttavia, Sydney Pollack e Robert Redford torneranno a collaborare pochi anni dopo in Il Cavaliere Elettrico (The Electric Horseman)... ma questa è un'altra storia.

sabato 4 aprile 2026

A scuola di cinema: Patty, la Vera Storia di Patricia Hearst (1988)

4 Febbraio 1974: La diciannovenne Patricia Campbell "Patty" Hearst, nipote del magnate dell'editoria William Randolph Hearst (celebre suo malgrado grazie a Quarto Potere di Orson Welles), viene rapita dal suo appartamento di Berkeley, in California, dall'Esercito di Liberazione Simbionese.
Il gruppo terrorista richiede, in cambio della sua liberazione, il rilascio di due loro componenti dalla prigione, ma questo viene negato dalle autorità governative. L'Esercito di Liberazione Simbionese, allora, impone alla famiglia Hearst di donare una determinata quantità di cibo a tutti gli abitanti della California non abbienti.
Intanto i giorni passano e, dopo essere rimasta legata e al buio per circa una settimana ed essere stata vittima di violenze sessuali, Patricia Hearst inizia a imparare i dettami politici del gruppo e a partecipare alle loro discussioni politiche, avendo ricevuto numerose minacce di morte e sentito che si stava meditando di ucciderla.
Così, quando viene liberata e le viene chiesto cosa intenda fare, la ragazza afferma di voler entrare nell'Esercito di Liberazione e registra un video, che viene inviato ai media, in cui annuncia questa sua decisione e che il suo nuovo nome è Tania.
Dopo aver ricevuto un adeguato addestramento, Patty Hearst collabora a due rapine, in una banca e in un negozio di articoli sportivi. Quando la polizia riesce a irrompere in uno dei covi del gruppo terrorista, uccidendo gran parte dei suoi rapitori, lei non è presene in quanto si è recata in un altro rifugio con due componenti dell'Esercito.
Fino a quando, il 18 settembre 1975, Patty Hearst viene arrestata a San Francisco. Portata in prigione, si nota subito che ha perso molto peso dal momento del suo rapimento e che - secondo i dottori - il suo quoziente intellettivo si è abbassato, ha vuoti di memoria ed è stata vittima di un forte trauma psicologico e fisico.
Sfruttando questi elementi e altre presunte prove, come ad esempio il fatto che la ragazza fosse tenuta sotto tiro durante le rapine dalle pistole dei componenti dell'Esercito, i suoi avvocati durante il processo affermano che la ragazza è stata vittima di un lavaggio del cervello da parte dell'Esercito di Liberazione Simbionese e - utilizzando un termine coniato un anno prima dai giornali e rendendolo celebre da quel momento in poi - della Sindrome di Stoccolma.
La sentenza, giunta nel marzo del 1976, tuttavia è implacabile: Patricia Hearst viene condannata a 35 anni di prigione per rapina a mano armata e possesso di armi da fuoco non autorizzate. Mentre Patty Hearst inizia la sua detenzione in prigione, viene richiesta una grazia al Presidente Jimmy Carter e la sua storia diventa celebre lungo tutti gli Stati Uniti.
Fino a quando non ne viene prodotta una pellicola.


Il produttore Marvin Worth rimane intrigato da questa storia e contatta così Patty Hearst e i suoi legali per avere l'autorizzazione a svilupparne un adattamento cinematografico.
Una volta conseguitala, il produttore contatta la 20th Century Fox, ma non riesce a stringere un accordo. E così il progetto viene acquisito da un piccolo studio, ovvero Atlantic Entertainment Group.
La sceneggiatura viene scritta da Nicholas Kazan, prendendo come riferimento principale il libro di memorie scritto da Patricia Hearst stessa. Come registi vengono presi in considerazione Hal Ashby e Bob Rafelson ma, quando Paul Schrader legge la sceneggiatura, si dichiara subito interessato al progetto e gli viene assegnato il lavoro.
Per il ruolo di Patty Hearst viene scelta Natasha Richardson. In preparazione alla parte, l'attrice ascolta alcune registrazioni fatte da Patricia Hearst insieme ai suoi rapitori. Inoltre, contatta una sua amica che aveva avuto un'esperienza simile a quella della donna, e che si era salvata proprio entrando in amicizia con i rapitori, e si fa raccontare questa drammatica esperienza.
Alla fine, Natasha Richardson incontra Patty Hearst, la quale le consegna alcune pagine di appunti che dettagliano le procedure e i discorsi dell'Esercito di Liberazione Simbionese.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 26 ottobre 1987, tenendosi in California.
Paul Schrader prende il cast e gli fa passare molti giorni in un appartamento, senza farli uscire, per ricreare le condizioni in cui Patricia Hearst ha vissuto durante il rapimento.
Patty, la Vera Storia di Patricia Hearst (Patty Hearst) viene distribuito nei cinema americani - dopo un'anteprima al Festival di Cannes - a partire dal 23 settembre 1988. A fronte di un budget di 4 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare un milione e duecentomila dollari.
Il periodo in prigione non si rivela semplice per Patricia Hearst. Comincia subito ad avere problemi di natura medica, fino ad avere un collasso polmonare per cui viene sottoposta a un'operazione chirurgica. Per ragioni di sicurezza, viene tenuta in isolamento e suo padre, Randolph Apperson Hearst, assolda decine di guardie del corpo.
La condanna iniziale di Patty Hearst viene presto ridotta a sette anni. Dopo 22 mesi passati in prigione, il Presidente Jimmy Carter decide di commutare la sua pena detentiva, limitandola ai soli mesi già trascorsi in prigione.
Pur restando in libertà vigilata, Patty Hearst esce così di prigione nel febbraio 1979 e, due mesi dopo, sposa Bernard Lee Shaw, da cui ha due figli. Due anni dopo, in coppia con lo scrittore Alvin Moscow, pubblica un suo libro di memorie, Every Secret Thing, a cui la pellicola si ispira.
Dopodiché inizia una carriera da attrice, seppur sempre in ruoli secondari o poco significativi, apparendo in una manciata di film, quali Cry Bay e La Signora Ammazzatutti (Serial Mom), telefilm come ad esempio Veronica Mars e show televisivi.
Nel 2001, durante il suo ultimo giorno di presidenza, Bill Clinton le garantisce il perdono presidenziale, cancellando così la sua condanna e facendole riacquistare i suoi diritti civili.
Oggi la storia di Patricia Hearst e di quei tumultuosi anni è stata sostanzialmente dimenticata dalle generazioni attuali e lei è fortemente coinvolta in alcune attività di beneficenza organizzate dalla fondazione che fa capo alla sua famiglia e, di tanto in tanto, partecipa coi suoi cani a delle manifestazioni canine. Una vita ordinaria, per quanto ciò sia possibile.
E questa è la fine della storia.

venerdì 3 aprile 2026

Italians do it better? 71: Adagio (2023)


I film di "gangster" si sono evoluti dai tempi di Edward G. Robinson. A quel tempo era chiaro il confine: i gangster erano il male assoluto, mentre i poliziotti e le autorità erano nel giusto e incorruttibili. Anche se la realtà era a volte diversa, il cinema era netto su questo punto.
Il passare dei decenni ha mutato questa visione. Chi compie atti criminali può essere giudicato e condannato, ma si iniziano anche a valutare le sue motivazioni, che l'hanno portato a compiere quei crimini. Il Padrino è forse il primo film a infrangere le regole, in tal senso.
Anche il di solito buonista cinema italiano ogni tanto si adegua a questa visione. Come in Adagio, diretto da Stefano Sollima, scritto da Stefano Sollima e Stefano Bises e distribuito nei cinema nel dicembre 2023.
In un locale di Roma, città preda di numerosi, brevi blackout dovuti a un caldo asfissiante, si trova il giovane Manuel Coretti (Gianmarco Franchini). Costui si è messo nei guai con un reparto corrotto dei carabinieri, che per non mandarlo in carcere lo ha incaricato di riprendere in quel locale un influente uomo politico in atteggiamenti compromettenti.
Il ragazzo filma tutto, venendo però poi preso dal panico, e fugge. Certo che i carabinieri corrotti andranno alla sua caccia, cerca l'aiuto di ex compari di suo padre - ora confinato a casa in stato demenziale - Mario Coretti (Toni Servillo).
Ovvero Polniuman (Valerio Mastandrea) e Romeo Baretta detto il Cammello (Pierfrancesco Favino), i quali hanno subito gravi perdite per questo. Polniuman ha perso la vista, mentre il Cammello è stato per molti anni in carcere a seguito di una rapina fallita in cui è rimasto ucciso suo figlio.
La caccia all'uomo ha infine inizio e rischia di non risparmiare nessuno.
Partiamo con l'ambientazione, che è molto particolare. Non saprei dire se originale, ma di certo è qualcosa che si è visto di rado. Se la città, Roma, è consolidata, è ciò che la caratterizza che risalta. Sembra un vero e proprio girone infernale: una serie continua di blackout con gli incendi a procurare le poche luci nella metropoli.
Echi di Blade Runner, ma qui non siamo in un futuro alternativo, perché quel futuro vaticinato da Ridley Scott e Philip Dick si è rivelato peggiore.
E in un girone infernale non possono che essere presenti dei peccatori. Nessuno dei protagonisti di questa storia è un eroe, ma non tutti sono cattivi allo stesso modo.
Vi sono cattivi, persone spietate senza possibilità di appello come i carabinieri corrotti o il padre di Manuel (potete intuire quale sarà il loro destino finale), ma anche peccatori che hanno provato non a rimettersi sulla retta via, bensì più semplicemente ad abbandonare la vecchia strada, cosa che li ha lasciati più tormentati e disperati di prima. Poiché ora devono confrontarsi coi loro peccati passati per cui hanno già pagato un caro presso.
Pierfrancesco Favino continua nella sua opera di trasformismo, vista soprattutto in Hammamet. Qui si riconosce a fatica all'inizio: pieno di escoriazioni in volto, privo di capelli e che parla con un tono di voce molto basso (forse un po' troppo basso, in un paio di punti non l'ho proprio sentito).
La sua è la figura più tormentata, quella che alla fine è al centro della scena e sancirà il destino finale di molti personaggi, anche se lui non lo vuole.
Ma può esserci via di fuga da questo girone? Si può davvero abbandonare una strada criminosa percorsa per molto tempo? Il film dà una risposta netta e chiara in tal senso, ma lascia anche un senso di speranza. Per quelle giovani generazioni che hanno ancora possibilità di cambiare. Di rivelarsi migliori di chi li ha preceduti.

giovedì 2 aprile 2026

Libri a caso: Circumluna Chiama Texas


Uno spettro si aggira per... l'Europa? No, il Texas! In quella che è stata un'era di grandi cambiamenti sociali, la fantascienza dell'epoca ha cercato di prevedere - a volte riuscendoci, a volte fallendo miseramente - quelli che potevano esserne gli sviluppi sotto vari aspetti, anche quelli sociologici.
Con un pizzico di satira laddove serva. Come in Circumluna Chiama Texas (A Specter is Haunting Texas), scritto da Fritz Leiber e pubblicato nel 1968.
Il Texas domina ormai il mondo intero a seguito delle conseguenze di un conflitto nucleare, ma la dittatura viene mal vista e combattuta dal Messico, mentre la Russia rimane ancora un nemico da temere.
In questo insolito scenario giunge Christopher Crockett La Cruz, soprannominato Tesk, proveniente da Circumluna, una colonia lunare dove da tempo buona parte dell'umanità si è rifugiata.
La Cruz prevede un viaggio breve sulla Terra: deve solo riscattare una concessione mineraria appartenente alla sua famiglia, ma rimane ben presto coinvolto suo malgrado nel conflitto tra i texani e i messicani.
Christopher Crockett La Cruz, forte del suo esoscheletro, decide di stare dalla parte di questi ultimi, più piccoli e poveri, e sfruttando le sue doti di attore inizia a portare in giro per il Texas un teatro itinerante in cui proclama i valori della rivoluzione.
I guai non tardano ovviamente ad arrivare.
Molto spesso viene affermato che la satira deve prendere di mira solo le autorità e le persone potenti. Non sappiamo se sia doveroso agire sempre così, ma di certo il romanzo va in questa direzione.
Agli scrittori piace scrivere per metafore, per allegorie, e quindi gli Stati Uniti in cui rimane solo il Texas a governare il mondo sono in realtà una versione alternativa, e decisamente surreale, degli Stati Uniti degli anni che Fritz Leiber e molti altri stavano vivendo.
Dove il protrarsi della Guerra Fredda, il conflitto in Vietnam e le rivolte giovanili stavano mettendo alla gogna una certa arroganza del potere costituito.
Il Texas non è stato di certo scelto per caso e credo che Leiber conoscesse i suoi compatrioti meglio di me. Nel ritrarli alti, quasi tre metri, ma boriosi, arroganti e viscidi vi è una spietata ironia che s fa beffe del potere, degli organi governativi. Che dall'alto, appunto, della loro autorità decidono chi vessare e quali popoli attaccare.
Nonché viene messa alla berlina una certa categoria di privilegiati, delle classi sociali alte, indifferenti ai disagi e alle sventure delle classi sociali meno abbienti.
Come non è stato scelto a caso il Messico come opponente, la nazione - secondo il modo di pensare dell'epoca - simbolo della povertà e del desiderio di non lavorare.
I ricchi che lottano contro i poveri, il pensiero in apparenza dominante che viene contestato da quella minoranza che, non venendo ascoltata, inizia a battagliare. E così si cerca di eliminare quel pensiero ribelle e quella minoranza.
Un universo impazzito, dove anche l'eroe non è proprio così eroico (cerca di avere una relazione con due donne contemporaneamente) e non c'è una sorta di lieto fine per lui. Ma tempi disperati richiedono personaggi... in possesso di un esoscheletro. E non ci si può sempre rifugiare su un satellite, o in una caverna, o dovunque si voglia.
A un certo punto bisogna prendere conoscenza della realtà e fare una scelta.