sabato 3 ottobre 2026

Italians do it better? 80: Immaturi (2011)


Ideati da Giovanni Gentile nel 1923, gli esami di maturità hanno interessato da quel momento numerose generazioni di giovani. Anche le generazioni cinematografiche, come quelle descritte nel dittico di Notte Prima degli Esami.
Ovviamente, in più di un secolo, questo tipo di esami è molto cambiato, ma ha continuato a toccare le generazioni. Anche quelle più impreviste, come accade in Immaturi, scritto e diretto da Paolo Genovese e distribuito nei cinema nel gennaio 2011.
La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno. Per via di un grave vizio di forma, chi ha sostenuto gli esami di maturità e ottenuto il diploma venti anni prima si ritrova costretto a rifare questi esami, pena la perdita di successivi titoli di studio e privilegi da ciò derivanti.
Questa notizia porta lo scompiglio in modo particolare a sei persone: Giorgio Romanini (Raoul Bova), un chirurgo che non dà le giuste attenzioni alla compagna, Piero Galeazzi (Luca Bizzarri), un DJ radiofonico che non vuole prendersi alcuna responsabilità, Francesca Di Modugno (Ambra Angiolini), una chef dipendente dal sesso, Luisa Maimone (Barbara Bobulova), divorziata e con figlia a carico, Lorenzo Coppetti (Ricky Memphis), un agente immobiliare che vive ancora insieme ai suoi genitori, e infine Virgilio (Paolo Kessisoglu), che si è lasciato in rapporti burrascosi con uno di loro.
Questo strano scherzo del destino riunisce questi amici che col passare degli anni si erano persi di vista dopo il diploma, mettendoli a confronto con i loro dubbi e le loro incertezze. In un percorso lungo un anno che li farà infine maturare, non solo a livello scolastico.
Notte Prima degli Esami faceva affidamento sul concetto di nostalgia, su una società che già venti anni dopo era profondamente cambiata e su come quei tempi non potessero più tornare. E se cambia la società in venti anni, figuriamoci le persone.
Partendo da un presupposto impossibile - e che infatti viene introdotto e non analizzato - la pellicola mette a confronto due generazioni: quella degli anni '90 del ventesimo secolo, reduce da quel decennio magico descritto da Enrico Brizzi, e quella post-duemila, già proiettata verso una modernità di tipo differente e che vive a contatto con una tecnologia che è parte della loro esistenza.
Quelle generazioni che il regista stesso ha vissuto e in cui chiunque di noi a un certo punto deve guardarsi alle spalle e capire cosa ne è stato di quella persona che un tempo era così diversa.
L'insolito e indesiderato tuffo nel passato diventa dunque per i protagonisti quarantenni un'occasione di mettere in gioco loro stessi, di confrontarsi con i sogni che non hanno realizzato, con i rimorsi (i "polpi alla gola" per citare qualcun altro) di cui ancora non si sono liberati. Come accadrà - in maniera molto più drammatica - anche in Perfetti Sconosciuti.
Persone immature non solo per mancanza di un titolo di studio, ma anche caratterialmente, che un anno di vita insieme modificherà in maniera profonda. E con un buono, inaspettato livello di recitazione globale.
Un viaggio che non è ancora concluso.

venerdì 2 ottobre 2026

Netflix Original 208: Enola Holmes 3


Il terzo uomo, o meglio la terza donna, la terza Holmes. Stiamo parlando di Enola Holmes, personaggio creato dalla scrittrice Nancy Springer che ha trovato la propria strada anche nel mondo cinematografico.
In Enola Holmes 2, la sorella di Sherlock Holmes ha continuato il proprio percorso di maturazione, che prende una svolta improvvisa nel terzo capitolo, Enola Holmes 3, diretto da Philip Barantini, scritto da Jack Thorne e distribuito su Netflix a partire dal primo luglio 2026.
Enola Holmes (Millie Bobby Brown) si trova a Malta per un evento molto importante, il suo matrimonio con Lord Tewkesbury (Louis Partridge) che rischia di essere rovinato dall'ingombrante famiglia di lui.
Un evento che viene sconvolto da un avvenimento improvviso, la misteriosa scomparsa di Sherlock Holmes (Henry Cavill). Mettendo a rischio il proprio matrimonio, Enola indaga sul caso scoprendo un complotto dietro cui si annida un potente nemico.
E nel frattempo deve decidere che fare della propria vita e del proprio futuro: potrà ancora essere una detective?
Questo è il terzo capitolo della saga cinematografica e, a mio avviso, è stato anche concepito come un possibile epilogo (seppur nel mondo cinematografico attuale non si possa mai essere certi di questo). Infatti, quello che è il percorso di maturazione del personaggio iniziato nel primo capitolo arriva qui a compimento.
Da ragazza ingenua e alle prime armi a persona sicura di sé e delle proprie capacità, pur con tutti i dubbi che si possano avere al riguardo. E anche Sherlock Holmes, in principio così dubbioso di lei e delle sue capacità, deve infine riconoscere che la sorella è ora una persona molto diversa e più sicura di sé.
Il tutto viene inserito in una cornice adatta alle atmosfere di storie ambientate nel passato, l'isola di Malta nei suoi scorci non toccati dalla civiltà, ma di certo da un po' di computer grafica.
Un passato che, come fatto notare in altre occasioni, viene filtrato dalla lente della modernità. La protagonista che si afferma con le proprie forze e dichiara che il matrimonio non intacca la sua identità personale e il fatto che le donne siano trattate alla pari degli uomini vanno verso questa direzione.
Alla fine i tre film convergono tutti verso questa tematica, e la cosa vale anche per Lord Tewkesbury: trovare un proprio percorso, che vada al di là del nome di famiglia, dei titoli nobiliari e delle convenzioni sociali.
Quindi... sarà davvero l'ultimo capitolo? Chi lo sa, un eventuale quarto film dovrebbe partire da basi differenti, anche perché ormai lo stratagemma alla Ferris Bueller/Deadpool di Enola Holmes che continua a guardare in camera è diventato un po' stucchevole.

giovedì 1 ottobre 2026

Libri a caso: Maigret


Ci ha provato una prima volta Arthur Conan Doyle. Nonostante a volte si sia detto il contrario, lui non detestava il personaggio di Sherlock Holmes, piuttosto vedeva di malumore il fatto che buona parte delle sue energie creative fossero concentrate sulle storie incentrate sul detective, lasciandogli dunque poco tempo per altre opere a lui più gradite.
Ma, pur eliminandolo dalla scena, alla fine l'editore, il pubblico e immagino anche un buon assegno lo hanno convinto a ritornare sui propri passi.
Questa lezione pare non essere stata recepita da Georges Simenon che, coltivando grossomodo gli stessi sentimenti verso il suo personaggio principale, il Commissario Maigret, tenta di farlo fuori in maniera meno burrascosa rispetto a Conan Doyle in Maigret, pubblicato nel 1934.
Ormai in pensione e ritiratosi in campagna, Maigret viene contattato da un suo nipote, Philippe Lauer, che si è cacciato in guai seri.
Costui, infatti, mentre effettuava un pedinamento, attirato da degli spari in un locale vi ha ritrovato il cadavere della persona da lui sorvegliata e - fuggendo per la paura - è stato notato da un testimone.
Philippe Lauer, dunque, sta per finire nelle maglie della giustizia e le autorità parigine sembra non vogliano impedirlo, poiché dietro quell'omicidio vi è un potente mandante, ammanicato con la polizia e gli organi giudiziari.
Maigret si ritrova, dunque, di fronte a un'impresa difficile da superare e dovrà affidarsi a tutte le sue capacità per venire a capo di quello che potrebbe essere il suo ultimo caso.
Di certo, nelle intenzioni dello scrittore, questo doveva rappresentare un doloroso ma inevitabile canto del cigno. Maigret, all'inizio, si è infatti allontanato da quel mondo a cui ormai pensava di non appartenere più, quel mondo la cui umanità gli aveva causato così tante delusioni.
Ma circostanze avverse e la necessità di aiutare un parente lo costringono a ritornare a quel mondo che nel frattempo è pure peggiorato. Praticamente da solo contro un nemico potente, il "Moriarty" della situazione seppur più calato in un'atmosfera urbana, l'ex Commissario si affida comunque a quelle "armi" che lo hanno aiutato nei precedenti diciotto casi da lui risolti.
Quindi, il comprendere subito la psicologia contorta di chi lo circonda, utilizzare come insoliti alleati le persone delle classi umili e una capacità di snervare le persone che ha dell'incredibile. Memorabile la scena in cui si piazza tutto il giorno in un bar e inizia un gioco del gatto e del topo con il titolare, il quale è in possesso di alcune informazioni. Ecco, la capacità di non arrendersi: è questo ciò che ha reso memorabile questo personaggio.
L'epilogo stavolta è dovuto più alla casualità che a una capacità investigativa vera e propria, ma è comunque un degno "epilogo" di questa prima parte della saga narrativa dedicata a Maigret.
Che, chiaramente, non sparisce dai radar e già pochi anni dopo Simenon torna a scriverne altre avventure. Perché è davvero molto difficile liberarsi di certi personaggi, la cui forza narrativa e la cui iconicità sono in grado di sopravvivere al proprio creatore.

martedì 11 agosto 2026

Netflix Original 207: La Donna alla Finestra


La suspense, il terrore, possono essere presenti anche in luoghi piccoli. Quei posti che crediamo di conoscere a menadito, che sentiamo come parte di noi e che non riteniamo possano presentare dei pericoli, e invece...
Sembra quasi superfluo dirlo, ma Alfred Hitchcock è stato un maestro di questo tipo di suspense, che trova la sua esemplificazione in film come Nodo alla Gola o La Finestra sul Cortile.
Ed echi hitchcockiani possono ritrovarsi in La Donna alla Finestra (The Woman in the Window), diretto da Joe Wright, scritto da Tracy Letts e distribuito su Netflix a partire dal 14 maggio 2021.
Anna Fox (Amy Adams) da tempo è barricata in casa per sua scelta e rifiuta di uscire anche solo per pochi secondi. La sua unica compagnia è il vicino di casa David (Wyatt Russell) e passa il suo tempo guardando vecchi film.
Questa routine viene interrotta dall'arrivo di nuovi vicini di casa, i Russell, il figlio Ethan (Fred Hechinger), la madre (Julianne Moore) e il padre Alistair (Gary Oldman).
Quando la madre viene dunque assassinata, con Anna Fox a osservare il tutto da casa sua, quest'ultima denuncia il fatto alla polizia, ma l'attende una sorpresa. La donna infatti è ancora viva, ma non è quella che Anna ha incontrato. Possibile che la donna - a causa di un trauma subito in passato - stia impazzendo?
I tempi cambiano e cambiano anche i background dei personaggi. Se nel film di Hitchcock - degnamente omaggiato senza nascondere la cosa - il personaggio interpretato da James Stewart era costretto a restare a casa per via di un infortunio, ora la protagonista di questa pellicola rimane a casa per via di traumi moderni che il regista inglese non poteva/voleva analizzare.
L'agorafobia, il rifiuto di un trauma passato, il non accettare una perdita. Anche se le motivazioni appaiono chiare pur a uno spettatore poco attento, pian piano viene svelato il mosaico che va a rimettere insieme l'identità della protagonista e la sua psiche spezzata.
Psiche che - nella migliore delle tradizioni - si ricompone grazie a un altro trauma che invece che ucciderla la rende alla fine più forte e determinata.
Oltre a La Finestra sul Cortile, ho qui trovato echi anche di un'altra pellicola di Alfred Hitchcock, La Signora Scompare.
Quella che è la prospettiva di Anna Fox diviene la prospettiva del regista e nostra, mentre attraversiamo quella che appare quasi in principio come una visione onirica, salvo poi progredire e divenire più concreta e reale mano a mano che la trama procede. Fino a quando Anna Fox esce di nuovo all'aperto e, letteralmente, rinasce a nuova vita dopo aver rischiato di perderla, quella vita.
Si tratta di un film che vuole mescolare un po' le carte in tavola, non troppo, giusto un poco, rispetto a temi consolidati. Su binari narrativi in ogni caso a molti più che noti. Un mix che cerca di mettere insieme passato e presenti, tempi più diversi (non necessariamente migliori) con tempi più frenetici e complicati.

lunedì 10 agosto 2026

Netflix Original 206: Rebel Moon Capitolo 1 - Calice di Sangue


Gli scenari galattici, dove sono presenti molte razze insieme agli esseri umani, dominano gli schermi cinematografici da molto tempo. E seppure non sia stato il primo esempio in tal senso, non esiste comunque scenario più ampio, intricato e longevo di quello di Star Wars...
Ma non è di questo che parleremo ora, anche se la pellicola in questione parte da un progetto per Star Wars mai approvato. Si tratta di Rebel Moon Capitolo 1 - Calice di Sangue, diretto da Zack Snyder, scritto da Zack Snyder, Shay Hatten e Kurt Johnstad e distribuito su Netflix a partire dal 22 dicembre 2023.
Da innumerevoli secoli la galassia è dominata dal Mondo Madre che tramite i suoi generali sparge terrore e distruzione nei pianeti che la compongono.
Su uno di questi, popolato da contadini e agricoltori, giunge una nave al cui comando vi è Atticus Noble (Ed Skrein), che uccide senza rimorso il leader del villaggio e schiavizza la popolazione.
A ribellarsi a questa situazione vi è Kora (Sofia Boutella), un tempo soldatessa al servizio del Mondo Madre, che inizia a cercare altri guerrieri vessati dalla dittatura militare per cercare di rovesciarla una volta per tutte.
Per Kora è anche un modo per liberarsi di un ingombrante passato che la perseguita da tempo.
Star Wars, ma con più sangue, sesso e scene al rallenty. Se volessimo ridurre ai minimi termini la cosa. Gli scenari galattici non sono ovviamente prerogativa della LucasFilm e ogni tanto si cerca di trovare una strada alternativa al modello imperante.
Ma, almeno in questo caso, il modello imperante si vede molto bene, seppur nascosto da una patina che viene via alla prima sfregatura. Ci sono pure le spade laser.
In realtà il regista ha voluto costruire un universo alla Star Wars che abbandoni dietro di sé ogni elemento fiabesco o di onore per creare un'atmosfera opprimente e oscura, ricalcante (a mio avviso) quella vista nei prodotti collegati al DC Extended Universe.
Dove dunque le dittature galattiche sono guidate unicamente da esseri spietati privi di qualsiasi empatia e chi incrocia la loro strada è destinato a soffrire.
E la ribellione in questi casi può arrivare solo dal basso: contadini, schiavi, madri a cui sono stati uccisi i figli e infine... chi da quel mondo oscuro proviene e ha cercato invano di lasciarselo alle spalle.
Peccato che, a parte il legittimo desiderio di affrancarsi dalla tirannia, i protagonisti risultino poi dei gusci quasi vuoti e sembrano agire solo perché non hanno altro da fare. In contrasto, il villain risulta davvero un villain carismatico, seppur ridotto alla classica figura del malvagio che fa del male agli altri perché gli piace, un Darth Vader che non ha mai incontrato un Obi-Wan lungo la via ed è stato preso subito sotto la tutela dell'Imperatore.
Si sa bene che questo è un progetto al momento incompiuto e che rischia di rimanere tale per sempre, ma può sempre esserci... una nuova speranza.

domenica 9 agosto 2026

Italians do it better? 79: Se Mi Vuoi Bene (2019)


La depressione non è un male così semplice da analizzare, tante possono essere le sue cause e le sue sfaccettature. Ed è qualcosa che può capitare a tutti, gente povera come benestante.
Quindi questa tematica così ampia non può non essere trattata anche in ambito cinematografico, e inevitabilmente in chiave drammatica, come in Melancholia.
Inevitabilmente? Forse non del tutto. C'è anche Se Mi Vuoi Bene, diretto da Fausto Brizzi, scritto da Fausto Brizzi, Martino Coli, Herbert Simone Paragnani e Mauro Uzzeo e distribuito nei cinema nell'ottobre 2019.
Diego Anastasi (Claudio Bisio) decide di suicidarsi in quanto ritiene che nessuno dei suoi amici o dei suoi parenti gli voglia davvero bene e tenga a lui. Tuttavia, per uno strano scherzo del destino, il suo tentativo di suicidio non riesce.
Poco tempo dopo, Diego scopre quasi per caso un locale chiamato Chiacchiere, gestito da Massimiliano (Sergio Rubini). L'amicizia che ne nasce porta Diego a voler migliorare la vita delle persone che ruotano intorno a lui (i genitori, l'ex moglie, il fratello e altri).
Ma le sue buone intenzioni incontrano presto molte difficoltà.
Siamo dalle parti del consueto prodotto rassicurante rivolto a un ampio pubblico. La depressione - le cui cause per il personaggio vengono appena accennate all'inizio e poi non più approfondite - diviene dunque solo il pretesto per descrivere la vita di un uomo che giunge al più basso della propria esistenza, tanto che intende porvi fine, salvo poi risalire la china.
Una china, un percorso, lungo il quale ci si imbatte in quelli che sono i valori più consolidati. Dunque l'amore verso i propri genitori, l'affetto verso la figlia e soprattutto i rapporti di amicizia. E sullo sfondo una storia d'amore che inizia a prendere forma (narrato bene questo ultimo aspetto, a mio avviso).
Valori che chiaramente incontrano e si scontrano con alcuni ostacoli, quali le dinamiche familiari e le differenti personalità che entrano in contrasto tra loro, i quali vengono comunque superati perché, alla fin fine, ci si vuole tutti bene e siamo tutti una grande famiglia (scusate se ho banalizzato il concetto, però...).
Viene anche inserito qualche elemento drammatico, il quale tuttavia viene soverchiato da quella che è l'atmosfera da commedia che pervade tutta la pellicola, con scenette tra il comico e - in alcune occasioni - il surreale. E un discreto cast di contorno attorno al protagonista a portare avanti le varie dinamiche narrative.
Non aspettatevi dunque un prodotto epocale, ma nemmeno qualcosa da scartare interamente a priori. Bene o male, chiunque ha affrontato dei momenti difficili nel corso della sua vita. Ed è stato in quei momenti che ha capito su chi poteva contare davvero.