La narrativa di fantascienza adora, e forse ha anche ideato, gli scenari ipotetici. Il "cosa sarebbe successo se..." o "What if...?", per usare un termine fumettistico. Ovvero eventi storici che hanno preso una piega differente rispetto alla nostra realtà, alterando così il mondo che conosciamo e dando vita a un nuovo universo, che può essere dunque esplorato e ampliato in ogni dove.
Un esempio celebre in tal senso è La Svastica sul Sole di Philip K. Dick. E un'opera che presenta un altro mondo alternativo è L'Agente di Bisanzio (Agent of Byzantium), scritto da Harry Turtledove e pubblicato nel 1994.
Basil Argyros è un fedele soldato al servizio dell'Impero Bizantino e adoratore di San Maometto, che molto tempo prima si convertì al Cattolicesimo, modificando così la storia che noi conosciamo.
Non avendo mai subito invasioni da parte del popolo arabo, l'Impero Bizantino è in questo mondo davvero esteso, ma ciò non vuol dire che manchino le minacce alla sua stabilità e serenità.
Basil Argyros, con la sua dedizione e il suo coraggio, sventerà molti pericoli, guadagnando ben presto la prestigiosa qualifica di magistrianos, cosa che lo porterà in giro per le regioni dell'Impero. Ma molte saranno anche le tragedie che dovrà affrontare.
Come ben intuibile, l'evento storico che in questo universo non si è verificato è il fatto che Maometto non ha mai scritto il Corano, non ha mai fondato una propria religione e dunque non è mai stato riconosciuto come profeta dell'Islam. Anzi, ha aderito ai dettami del cristianesimo.
Tale evento viene accennato subito e ripetuto di tanto in tanto, ma in realtà l'attenzione del lettore viene sempre dirottata nel seguire le avventure di Basil Argyros e le scoperte che queste comportano. Anche perché la conseguenza principale, l'Impero Bizantino che non è mai crollato, viene delineata proprio descrivendo le avventure del personaggio.
L'opera è in realtà un'antologia che raccoglie otto racconti scritti dall'autore in un arco di quattro anni e che dettagliano l'ascesa di Argyros da giovane soldato semplice a rinomato e maturo magistrianos. Harry Turtledove, peraltro, è un apprezzato studioso e ricercatore della storia dell'Impero Bizantino, quindi sa di cosa parla e può permettersi di immaginare un suo scenario alternativo.
Il tema al centro di praticamente tutte le storie è la dicotomia tra religione e scienza, di cui Argyros diventa una sorta di incarnazione. Infatti, costui dovrà il successo delle proprie missioni alla scoperta di incredibili invenzioni (nel corso delle sue avventure scoprirà - in maniera diretta o indiretta - il cannocchiale, le vaccinazioni, la stampa, la polvere da sparo e altro).
Tuttavia, nonostante possa attribuirsi il merito di questo, Argyros darà sempre il riconoscimento di tali missioni a Dio, ritenendo in maniera incrollabile che sia stata la sua mano ad aiutarlo a ideare queste meraviglie. Quando ovviamente non è così ed è invece tutto frutto dell'inventiva dell'uomo. Né qualcun altro proverà a contraddirlo su questo fatto, poiché condivide il suo pensiero.
Quello stesso Dio che farà vivere alcune grandi tragedie ad Argyros, ma che non lo porteranno mai a porsi questioni filosofiche o teologiche.
Una dicotomia presente nei secoli e che a quanto pare diventa argomento di dibattito anche in questo universo alternativo. L'autore sottilmente afferma che i fervori religiosi - di qualunque natura essi siano - non hanno mai aiutato il progresso dell'uomo e della scienza.
Quindi, pur non condannando chi è credente di una religione, vi è l'invito a mettere le cose al loro giusto posto. Se un'entità suprema esiste, è anche la mano dell'uomo che ha creato quelle tecnologie che hanno permesso che si uscisse dalle caverne e si viva ora in grandi metropoli.
O, nel caso di Basil Argyros, in un grande impero che chissà se è mai crollato.





