martedì 3 ottobre 2023

Disney+ Original 17: Luca


La Pixar ha l'abilità di creare mondi particolari, partendo da scenari consolidati. A partire dai giocattoli di Toy Story per arrivare a Soul, la casa di produzione attinge a un certo immaginario collettivo sia degli adulti che dei bambini per (ri)creare dei mondi in cui entrambe queste categorie possano rispecchiarsi. E apprezzare la storia di riferimento, ognuno a suo modo.
Dopo le auto senzienti, lo spazio profondo e l'aldilà, ecco dunque i regni sottomarini e un pizzico di italianità con Luca, diretto da Enrico Casarosa, scritto da Enrico Casarosa, Jesse Andrews, Mike Jones e Simon Stephenson e distribuito su Disney+ a partire dal 18 giugno 2021.
1959: Nelle profondità del Mar Ligure in Italia vive una razza acquatica di creature marine di cui fa parte Luca Paguro, il quale passa buona parte del suo tempo ad occuparsi di curare le orde di pesci per conto dei suoi genitori.
Luca fa amicizia con un suo coetaneo di nome Alberto Scorfano, che lo esorta a visitare il mondo di superficie. Nonostante i suoi genitori gli abbiano in passato più volte sconsigliato di farlo, Luca segue il suo amico, scoprendo di essere in grado di respirare anche sulla terraferma.
Insieme ad Alberto, Luca si mischierà agli abitanti di un vicino paese e sarà coinvolto in una curiosa disputa dove in palio c'è un oggetto da tutti amato: la Vespa!
C'è molta Italia in questo lungometraggio d'animazione, a partire dal suo ideatore, un italiano che negli Stati Uniti ha trovato... l'America, ma non ha dimenticato le sue origini.
Tramite quelli che appaiono come ricordi tramandatagli dai suoi genitori o i nonni, Enrico Casarosa ricrea un'Italia fiabesca, quella uscita ormai da molti anni dal secondo conflitto mondiale e che nella realtà stava per entrare in un decennio di boom economico.
Tempi più innocenti, dunque, simboleggiati dalla figura di Marcello Mastroianni e dalla Vespa. la "creatura" della Piaggio simbolo di questa rinascita.
In questo scenario a metà tra l'incantato e il realistico, si innesta un racconto di formazione di un ragazzo che matura imparando a conoscere quel mondo che prima gli è stato precluso, imbattendosi sia nelle cose belle che in quelle brutte.
Sottolineando valori come l'amicizia e il rispetto verso chi appare diverso da noi per colore della pelle (sotto metafora delle creature marine) o appartenenza sociale (i due protagonisti conoscono una ragazza orfana di madre il cui padre ha un umile lavoro), la pellicola lancia anche sottotraccia questo messaggio di integrazione.
Come detto, sia gli adulti che i bambini possono apprezzare la storia di riferimento e ognuno di loro recepirà il messaggio a suo modo per creare un futuro che, come quello di Luca Paguro, è ancora tutto da scoprire.

lunedì 2 ottobre 2023

Prime Video Original 71: Equipaggio Zero


Ci sono le storie degli vite degli astronauti, come José Hernández in A Million Miles Away, e poi ci sono le storie di coloro che vorrebbero solcare le vie dello spazio, affascinati da quel cielo pieno di stelle. Quanti da bambini volevano diventare un astronauta? Poi però c'è la realtà con cui fare i conti e da piccoli non ce ne rendiamo conto, perlopiù.
Ma le infanzie non sono tutte uguali o idilliache. Come dimostra Equipaggio Zero (Troop Zero), diretto da Bert & Bertie (ovvero Amber Templemore-Finlayson e Katie Ellwood), scritto da Lucy Alibar e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 17 gennaio 2020.
Georgia, 1977: Christmas Flint (Mckenna Grace) è una ragazza orfana di madre molto chiusa in sé stessa e che ha un solo amico, Joseph (Charlie Shotwell). Entrambi vengono bullizzati a scuola, lei per la sua riservatezza, lui per i suoi atteggiamenti effeminati. Uno dei pochi conforti che la ragazza ha è la presenza al suo fianco di Miss Rayleen (Viola Davis), una sorta di seconda madre.
Quando la scuola che frequenta viene selezionata per inviare un messaggio nello spazio profondo, Christmas intende vincere la competizione che selezionerà le voci dell'istituto che incideranno un nastro da inviare nella galassia, ma per farlo deve prima radunare attorno a sé un gruppo di persone forti e determinate. E non è così semplice.
Abbiamo già visto come il cinema riscatti i cosiddetti ultimi della società, quelli non considerati come parte della "normalità", qualunque cosa voglia dire.
Partendo dunque da un fatto storico (sono stati davvero inviati nel corso dei decenni dei satelliti nello spazio con frammenti di musica, poesia e registrazioni di voci umane), veniamo proiettati in questo caso in una sorta di seventies alternativi, vista l'ampia tolleranza che viene mostrata nei confronti della comunità omosessuale o afroamericana o verso gli immigrati, non così scontata in realtà all'epoca.
Espediente utilizzato con ogni probabilità per alleggerire un po' i toni, visto che i protagonisti sono dei bambini e il film cerca di rivolgersi a un'ampia fascia di pubblico. Christmas Flint, Joseph e il gruppo di outsider che ruotano intorno a loro sono comunque ostracizzati da coloro che dovrebbero in realtà farli integrare, enti come la scuola o i rappresentanti delle autorità che dovrebbero compiere una corretta selezione.
Ma come si può intuire, quello che rappresenta un motivo di distacco da parte di costoro è in realtà ciò che rende unici e straordinari questi ragazzi. Laddove tutti gli altri sono inquadrati nelle loro vite in apparenza perfette, loro non fanno mistero delle difficoltà che devono affrontare ogni giorno, delle perdite che hanno subito, e lottano per allontanare da loro questi pregiudizi. Facendo nascere amicizie che vanno aldilà del colore della pelle o della religione.
Il tutto tra citazioni impreviste e originali alla scena iniziale de Le Iene e omaggi alla musica di David Bowie, il perfetto ribelle di quel decennio, le cui canzoni hanno segnato uno spartiacque tra ciò che c'era prima e ciò che c'è stato dopo. E i componenti dell'Equipaggio Zero sono perfetti eroi ribelli.

domenica 1 ottobre 2023

Italians do it better? 18: Ma Cosa Ci Dice il Cervello (2019)


Il cinema italiano a volte ha quei guizzi che nemmeno un cinefilo navigato si potrebbe aspettare. Sì, è vero che abbiamo spesso visto reinterpretazioni di generi portati al successo dagli americani o rifacimenti alla nostra maniera sempre di pellicole americane o di altre nazioni, ma una versione al femminile di True Lies... ecco, quella proprio ci mancava.
Ma Cosa Ci Dice il Cervello è diretto da Riccardo Milani, scritto da Riccardo Milani, Paola Cortellesi, Giulia Calenda e Furio Andreotti e distribuito nei cinema nell'aprile 2019.
Giovanna Salvatori (Paola Cortellesi) all'esterno appare come una semplice e timida impiegata che si occupa di contabilità, che ogni giorno subisce piccole ingiustizie come l'essere superata in fila al supermercato, ma in realtà è una delle più abili agenti operative che si occupano di tutelare la sicurezza della nazione e di arrestare pericolosi criminali. Ma tutto questo non deve essere rivelato pubblicamente.
Mentre è alla ricerca del pericoloso terrorista Eden Bauen (Tomas Arana), Giovanna rientra in contatto suo malgrado con quattro ex compagni del liceo e, quando apprende che costoro hanno ricevuto a vario titolo dei soprusi, decide di utilizzare le sue risorse per far ottenere loro una rivincita, anche se questo potrebbe mettere a serio rischio la sua carriera.
Non penso che la cosa giungerà a voi come sconvolgente, ma se vi aspettate scene d'azione alla James Cameron ovviamente scordatevele, qui siamo nel campo della commedia più pura, tra scene comiche e situazioni imbarazzanti e surreali, come quella che vede Giovanna Salvatori fare brutta figura quando parla del suo finto lavoro a scuola mentre davanti a lei scorrono poliziotti e astronauti.
Il film vuole essere una rappresentazione della rivincita dell'italiano medio. Sia Giovanna Salvatori che i suoi amici di scuola (tutti della classe media, quegli invisibili che non noti per strada), infatti, sono vittime di quelle che sono le piccole ingiustizie che anche noi subiamo ogni tanto. Come quando qualcuno strombazza il clacson quando facciamo una manovra in auto con cautela o come quando ci superano in fila dicendo che hanno poche cose e invece si presentano con un carrello pieno.
Un po' per quieto vivere, un po' per rassegnazione, spesso si accettano passivamente queste ingiustizie. Ma nel caso della protagonista si hanno mezzi fuori dall'ordinario che possono aiutare a ribaltare questa situazione. L'interrogativo di fondo è dunque, per quanto sia giusto ribellarsi, quanto oltre ci si possa spingere per contrastare suddette ingiustizie prima di andare dalla parte del torto.
Un interrogativo la cui risoluzione viene lasciata allo spettatore, mentre Giovanna Salvatori riesce infine a fare pace col suo passato e il suo presente in una volta sola. E senza scavalcare nessuno in fila.

sabato 30 settembre 2023

Italians do it better? 17: Grazie Ragazzi (2023)


L'arte è salvezza. Spesso sentiamo questa frase e ad alcuni apparirà troppo retorica o irreale. Eppure, per chi ne usufruisce o la crea, l'arte può davvero rappresentare un mezzo per salvarsi dai dolori che la vita riserva. O quantomeno per sottrarvisi per qualche tempo. E l'arte può arrivare dappertutto, anche nei posti più impensabili.
Ne è una dimostrazione Grazie Ragazzi, diretto da Riccardo Milani, scritto da Riccardo Milani e Michele Astori e distribuito nei cinema nel gennaio 2023. Il film è il remake di una pellicola francese del 2020, Un Triomphe, la quale a sua volta si ispira a fatti realmente accaduti nel 1985 in Svezia che hanno visto protagonista l'attore Jan Jönson.
Antonio (Antonio Albanese) è un attore ormai in declino ridottosi a fare doppiaggi di film pornografici. Quando quindi un suo collega, Michele (Fabrizio Bentivoglio), gli propone di dare lezioni di recitazione in un carcere di Velletri sfruttando un fondo finanziato dall'Unione Europea, decide di accettare la proposta.
Nonostante ai corsi partecipino solo pochi detenuti, Antonio inizia a stringere con loro dei buoni rapporti e si impegna perché possano mettere in scena una loro rappresentazione teatrale di Aspettando Godot di Samuel Beckett, ma dovrà scontrarsi con la burocrazia e la diffidenza delle autorità penitenziarie.
Tecnicamente questa è una commedia e vi è soprattutto all'inizio qualche siparietto comico che serve a catturare l'attenzione del pubblico (come quando Antonio deve doppiare una scena di un film porno in pubblico, con tutto l'imbarazzo del caso), ma gli elementi drammatici non mancano e soprattutto l'attore protagonista è molto bravo a destreggiarsi nelle varie fasi in cui si richiede un diverso tipo di recitazione.
Aspettando Godot è, come dice il titolo stesso, la storia di un'attesa, di un qualcosa che forse non arriverà mai mentre le vite degli uomini procedono su vuote esistenze, come esseri in gabbia.
Per i detenuti di questo film la gabbia è fisica e tangibile e la loro è una vita fatta di un'eterna attesa, ma tramite l'arte e il teatro riescono ad assaporare un anelito di libertà, a riscoprire sensazioni che ritenevano non avrebbero mai più provato, ritrovando così in parte quell'umanità a cui hanno rinunciato quando hanno commesso i loro reati.
Per Antonio, invece, la gabbia è più che altro mentale e la sua attesa di un ritorno sulle scene si è scontrato con la dura realtà.
Dopo aver vissuto una breve carriera d'attore costellata di successi, l'attore ha perso quella spontaneità e carica passionale che aveva agli esordi, riducendosi a fare lavori di poco conto. L'incontro coi detenuti e la messa in scena della rappresentazione lo aiuta dunque a ritrovare quell'identità perduta.
Un incontro di anime smarrite e di diversi tipi di solitudine che, insieme ai protagonisti dell'opera di Beckett, una sorta di loro controparti, trovano delle nuove prospettive. Quindi, sì, l'arte è davvero salvezza.

venerdì 29 settembre 2023

Fabolous Stack of Comics: Batman - Europa


Di solito siamo abituati a vedere Batman aggirarsi tra i vicoli e i tetti di Gotham City, la città che ha giurato di proteggere dal crimine. Ma può capitare di tanto in tanto che la sua ricerca di giustizia lo porti in altri paesi o nazioni (si pensi ad esempio agli scontri con Ra's al Ghul).
Ma difficilmente abbiamo visto un tour come quello narrato in Batman: Europa, miniserie di quattro numeri pubblicata nel 2016, scritta da Matteo Casali e Brian Azzarello e disegnata da Jim Lee, Giuseppe Camuncoli, Diego Latorre e Gerard Parel.
Batman scopre di essere stato infettato con un virus che lo ucciderà entro sette giorni e che la cura risiede in un altro paese. Ma c'è un problema: il Cavaliere Oscuro possiede solo una parte delle informazioni che lo possono portare al prossimo indizio, mentre le informazioni rimanenti sono in mano a un altro infettato dal virus. E questo qualcun altro è il Joker!
I due acerrimi avversari saranno dunque costretti loro malgrado ad allearsi per salvare le loro rispettive vite in un tour (de force) che li porterà a Berlino, Parigi, Praga e Roma. Sempre che non si uccidano prima, ovviamente.
Batman e Joker rappresentano rispettivamente l'incarnazione del bene e del male, quindi vederli dalla stessa parte della barricata è qualcosa di assolutamente imprevisto, anche se nella ultradecennale storia fumettistica di entrambi è capitato che qualche volta dovessero stringere una scomoda alleanza di fronte a una minaccia più insidiosa.
Se quindi il tema in sé non è inedito, ma di certo poco sfruttato, quello che interessa maggiormente è in questo caso vedere come i due interagiscono, visto che non perdono il desiderio di voler stringere l'uno il collo dell'altro. A maggior ragione in territori che non conoscono in maniera così approfondita, a differenza di Gotham City.
Ma il bene e il male possono avere dei punti in contatto, talvolta, anche perché senza l'uno non può esistere l'altro e perciò Batman e Joker scopriranno che le loro esistenze sono intrinsecamente connesse da un legame più forte e invisibile. A un certo punto, quindi, vi distaccherete un attimo dalla trama principale - che risulta verso l'epilogo prevedibile - e vi concentrerete di più su questo legame, che - ça va sans dire - deve molto ad Alan Moore e The Killing Joke.
In stile History Channel, ogni città europea porta con sé una breve descrizione della sua storia e di come sia assurta alla gloria, se così possiamo dire, nel corso dei secoli. Le varie città rappresentano anche per i vari artisti coinvolti - ognuno caratterizzato da un preciso e affascinante stile pittorico - una possibilità di delineare paesaggi reali, in contrasto con quelli immaginari di Gotham, che ogni disegnatore interpreta come vuole (giustamente).
Non sappiamo quando Batman si allontanerà ancora da Gotham, ma per una volta è stato piacevole vederlo solcare le vie della città eterna.

giovedì 28 settembre 2023

Prime Video Original 70: A Million Miles Away


La conquista dello spazio è uno di quegli eventi storici avvenuti quando il cinema era già presente da alcuni decenni e quindi è stato una sorta di racconto in divenire.
Soprattutto il periodo che va dal 1961 al 1969, ovvero dal primo volo nello spazio di Jurij Gagarin fino al primo allunaggio ad opera dell'Apollo 11 capitanata da Neil Armstrong. Un periodo dove imperava la propaganda tra due superpotenze.
Sarà forse per questo motivo che i film su questo argomento scarseggiano, perché la realtà in questo caso si è rivelata più appassionante della fantasia. Ma comunque delle pellicole ci sono state, dal celeberrimo Apollo 13 a First Man - Il Primo Uomo, incentrato quest'ultimo proprio su Neil Armstrong e il primo allunaggio.
L'epopea dei voli spaziali, tuttavia, è composta sia da tragedie e trionfi che dalle storie di persone poco note. Una di queste storie è quella che riguarda José Hernández, che diviene il soggetto di A Million Miles Away, diretto da Alejandra Marquez Abella, scritto da Alejandra Marquez Abella, Bettina Gilois e Hernán Jiménez e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 15 settembre 2023.
José Hernández (Michael Peña) è figlio di braccianti messicani che emigrano negli Stati Uniti in cerca di lavoro. Quando da bambino vede alla televisione l'allunaggio di Neil Armstrong, inizia a rimanere affascinato dalle missioni spaziali e, una volta laureatosi, comincia a fare numerose domande di ammissione alla NASA, tutte inesorabilmente respinte.
Il tutto mentre incontra la donna della sua vita, Adela (Rosa Salazar), con cui si crea una vita e una famiglia, ma quel suo desiderio di esplorare le stelle potrebbe compromettere il tutto.
L'opera di riferimento della pellicola è l'autobiografia scritta dallo stesso Hernández, intitolata Reaching for the Stars. In apparenza potrebbe sembrare la storia di un umile, cresciuto in povertà, che riesce a coronare il suo più grande sogno a discapito di una società che in principio lo ostacola. Intendiamoci, è sicuramente questo, ma c'è anche altro.
Poiché la storia di José Hernández è la perfetta incarnazione del sogno americano, di una nazione che professa che chiunque può arrivare a coronare i propri obiettivi grazie alla propria forza di volontà e determinazione. Perché, se pur Hernández è figlio di migranti, chi gli consente di realizzare il suo sogno sono strutture ed enti americani.
Inoltre l'uomo ama la propria famiglia, rispetta la moglie e non la tradisce, è onesto e incorruttibile, cerca sempre di migliorarsi, si espone personalmente quando si tratta di accettare delle sfide. Tratti perfetti che caratterizzano chi persegue questo sogno.
Anche se la realtà ha più volte dimostrato che raramente è così in un mondo che diventa sempre più complesso e competitivo, questo tipo di narrazione continua ad affascinare il pubblico, il quale può empatizzare con le avversità e i trionfi del protagonista, seppur incentrati su un tipo di professione che appare distante.
Ora non siamo proprio dalle parti della propaganda, come avveniva durante quella corsa allo spazio di circa sessant'anni fa, ma a mio avviso ci arriviamo molto vicino. La storia di José Hernández è stata sicuramente la storia del trionfo di una persona sola, sostenuto dalla sua famiglia, ma piegando un po' la realtà è divenuta la storia di tanti.
Di tanti che hanno provato e perso, ma che qui riescono a vedere un riscatto realmente accaduto. E possono dunque tornare a sperare, fino alla prossima caduta.