mercoledì 1 aprile 2026

Prime Video Original 99: Il Blindato dell'Amore


Negli anni '70 e '80 del ventesimo secolo, il genere action al cinema ha trovato il suo consolidamento (non che prima non esistesse questo genere, chiaramente). Il tutto grazie ad eroi puri e duri come Steve McQueen e Charles Bronson nel primo decennio e una pletora di altri attori nel decennio successivo.
Se gli eroi del primo decennio erano molto "seriosi", gli anni '80 hanno provato un po' a distendere i toni, con l'introduzione di eroi fallibili stile John McClane o alcune spalle comiche, quale ad esempio Eddie Murphy in 48 Ore.
Lo stesso Eddie Murphy che ritorna in Il Blindato dell'Amore (The Pickup), diretto da Tim Story, scritto da Kevin Burrows e Matt Mider e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 6 agosto 2025.
Russell Pierce (Eddie Murphy) si prepara a festeggiare i 25 anni di matrimonio con la moglie Natalie (Eva Longoria) ed entro sei mesi progetta di lasciare lo stressante lavoro come autista di furgoni blindati per aprire insieme a lei un bed and breakfast.
Tuttavia, lo aspetta una pessima giornata lavorativa: il suo capo gli ha assegnato la zona più scomoda della città, dove non c'è copertura telefonica, e gli ha affibbiato come aiutante un novellino, Travis Stolly (Pete Davidson), che non pare essere in grado di tenere la bocca chiusa.
A peggiorare ulteriormente le cose, tre rapinatori capitanati da Zoe (Kate Palmer) hanno messo gli occhi sul blindato per quella che appare come una facile rapina. Ma Russell Pierce è determinato a festeggiare il suo anniversario, costi quel che costi.
Dopo quarant'anni e più, i ruoli si sono infine invertiti. In questo film è Eddie Murphy il veterano, un po' serioso (anche se poi non si trattiene dal fare qualche battuta, è più forte di lui), e ha al suo fianco una spalla comica, che ricorda il lui degli esordi. L'attore ci tenta, quantomeno, gliene va dato atto. Prolisso, un po' insopportabile e nonostante tutto volenteroso.
Tralasciando questo gioco delle parti, il film si caratterizza come un classico heist movie con lunghi inseguimenti in auto alla Bullitt ma senza le salite e le discese, esplosioni fin dove lo consente il budget, manovre acrobatiche ben eseguite dagli stuntmen e stuntwomen e dei sottotesti romantici, utilizzati forse per accalappiare anche un pubblico femminile. Ma anche quello maschile apprezza queste sottotrame, anche se alcuni non ve lo diranno mai.
Nulla che vada fuori dalla norma, dunque. Se vi piace questo genere di film, allora anche questo - senza esagerare - potrà incontrare i vostri favori.
Per quanto ci faccia dispiacere ammetterlo, i nostri eroi invecchiano e noi invecchiamo insieme ad essi. Anzi, diciamo che maturiamo. Ma come diceva un attore caposaldo degli action movie del passato, e di oggi, "vecchio, non obsoleto".
Ed è affascinante vedere come quegli stilemi di cinquanta o quaranta anni fa, se opportunamente rimodernati, possano ancora incontrare il favore del pubblico.

martedì 31 marzo 2026

Libri a caso: L'Agente di Bisanzio


La narrativa di fantascienza adora, e forse ha anche ideato, gli scenari ipotetici. Il "cosa sarebbe successo se..." o "What if...?", per usare un termine fumettistico. Ovvero eventi storici che hanno preso una piega differente rispetto alla nostra realtà, alterando così il mondo che conosciamo e dando vita a un nuovo universo, che può essere dunque esplorato e ampliato in ogni dove.
Un esempio celebre in tal senso è La Svastica sul Sole di Philip K. Dick. E un'opera che presenta un altro mondo alternativo è L'Agente di Bisanzio (Agent of Byzantium), scritto da Harry Turtledove e pubblicato nel 1994.
Basil Argyros è un fedele soldato al servizio dell'Impero Bizantino e adoratore di San Maometto, che molto tempo prima si convertì al Cattolicesimo, modificando così la storia che noi conosciamo.
Non avendo mai subito invasioni da parte del popolo arabo, l'Impero Bizantino è in questo mondo davvero esteso, ma ciò non vuol dire che manchino le minacce alla sua stabilità e serenità.
Basil Argyros, con la sua dedizione e il suo coraggio, sventerà molti pericoli, guadagnando ben presto la prestigiosa qualifica di magistrianos, cosa che lo porterà in giro per le regioni dell'Impero. Ma molte saranno anche le tragedie che dovrà affrontare.
Come ben intuibile, l'evento storico che in questo universo non si è verificato è il fatto che Maometto non ha mai scritto il Corano, non ha mai fondato una propria religione e dunque non è mai stato riconosciuto come profeta dell'Islam. Anzi, ha aderito ai dettami del cristianesimo.
Tale evento viene accennato subito e ripetuto di tanto in tanto, ma in realtà l'attenzione del lettore viene sempre dirottata nel seguire le avventure di Basil Argyros e le scoperte che queste comportano. Anche perché la conseguenza principale, l'Impero Bizantino che non è mai crollato, viene delineata proprio descrivendo le avventure del personaggio.
L'opera è in realtà un'antologia che raccoglie otto racconti scritti dall'autore in un arco di quattro anni e che dettagliano l'ascesa di Argyros da giovane soldato semplice a rinomato e maturo magistrianos. Harry Turtledove, peraltro, è un apprezzato studioso e ricercatore della storia dell'Impero Bizantino, quindi sa di cosa parla e può permettersi di immaginare un suo scenario alternativo.
Il tema al centro di praticamente tutte le storie è la dicotomia tra religione e scienza, di cui Argyros diventa una sorta di incarnazione. Infatti, costui dovrà il successo delle proprie missioni alla scoperta di incredibili invenzioni (nel corso delle sue avventure scoprirà - in maniera diretta o indiretta - il cannocchiale, le vaccinazioni, la stampa, la polvere da sparo e altro).
Tuttavia, nonostante possa attribuirsi il merito di questo, Argyros darà sempre il riconoscimento di tali missioni a Dio, ritenendo in maniera incrollabile che sia stata la sua mano ad aiutarlo a ideare queste meraviglie. Quando ovviamente non è così ed è invece tutto frutto dell'inventiva dell'uomo. Né qualcun altro proverà a contraddirlo su questo fatto, poiché condivide il suo pensiero.
Quello stesso Dio che farà vivere alcune grandi tragedie ad Argyros, ma che non lo porteranno mai a porsi questioni filosofiche o teologiche.
Una dicotomia presente nei secoli e che a quanto pare diventa argomento di dibattito anche in questo universo alternativo. L'autore sottilmente afferma che i fervori religiosi - di qualunque natura essi siano - non hanno mai aiutato il progresso dell'uomo e della scienza.
Quindi, pur non condannando chi è credente di una religione, vi è l'invito a mettere le cose al loro giusto posto. Se un'entità suprema esiste, è anche la mano dell'uomo che ha creato quelle tecnologie che hanno permesso che si uscisse dalle caverne e si viva ora in grandi metropoli.
O, nel caso di Basil Argyros, in un grande impero che chissà se è mai crollato.

lunedì 30 marzo 2026

Fabolous Stack of Comics: Flash Giant - Zanne Aguzze e Luccicanti


Nella prima miniserie di Flash Giant si erano richiamate le atmosfere della Silver Age, mettendo in scena una storia del velocista scarlatto senza nessun particolare collegamento di continuity e facendogli affrontare i Nemici, i suoi più classici avversari.
Evidentemente questo esperimento deve aver avuto successo, tanto che nel 2020 viene pubblicata una seconda miniserie di cinque numeri, scritta da Gail Simone e disegnata da Clayton Henry.
Flash continua a barcamenarsi nella lotta al crimine nei panni del velocista scarlatto, cercando al contempo, come Barry Allen, di portare avanti il proprio lavoro come detective della scientifica di Central City e di vivere la sua complicata relazione con Iris West.
Ma tutto questo viene scombussolato quando dal lontano futuro giunge una donna di nome Shift, la quale ha preso di mira l'eroe. La sua motivazione è dovuta al fatto che Flash è il diretto responsabile della creazione del tiranno che sta opprimendo la sua era, causando indicibili orrori. E l'unico modo per annullare questa minaccia è uccidere il velocista.
Il nome del tiranno è Eobard Thawne, il Professor Zoom.
Silver Age è stata e Silver Age è, ancora. I Nemici nella prima miniserie, l'Anti-Flash in questa. Anche gli scontri col Professor Zoom sono stati una costante delle storie classiche e questo criminale ha causato molti problemi a Flash nel corso del tempo, uccidendo persone a lui care e generando persino il Flashpoint.
Non vi sono eventi così drammatici in questa storia, comunque, in quanto si ricerca volutamente un tono più "leggero" per arrivare a un pubblico più generalista che magari conosce l'eroe avendolo visto in prodotti mediatici e streaming.
Quindi diciamo che si richiamano - chiaramente attualizzandole per il pubblico odierno - più le storie di John Broome, il creatore del Professor Zoom, semplici e immediate se viste con l'occhio di oggi ma ancora in grado di essere rivisitate e apprezzate.
Assistiamo dunque di nuovo a un metaforico tuffo nel passato, sfruttando a livello narrativo le psicologie di personaggi - in genere molto più sfaccettati - al minimo consentito e basandosi su elementi consolidati.
Ma come ho già detto, questo non è necessariamente un male, poiché a volte occorrono letture più rilassanti, che si prefiggano unicamente di intrattenere il lettore senza troppi patemi d'animo con storie semplici e immediate come quelle di 60 anni fa, cui questa miniserie si ispira.
Ci saranno altre storie giganti di Flash? Certo che sì, dopotutto l'esigenza di storie più leggere è sempre presente.

domenica 29 marzo 2026

Italians do it better? 70: Il Capitale Umano (2014)


Quanto vale una vita? La risposta immediata sarebbe che una vita non ha prezzo, essendo di per sé unica. Ma in un mondo che diventa sempre più materiale, si è arrivati al punto - in determinati e specifici contesti - di quantificare anche quanto può valere un'esistenza umana.
E quanto da ciò alcuni possano trarne giovamento. Come accade in Il Capitale Umano, diretto da Paolo Virzì, scritto da Paolo Virzì, Francesco Bruni e Francesco Piccolo e distribuito nei cinema a partire dal gennaio 2014.
Dopo che si è concluso un evento a cui ha lavorato, un cameriere sta tornando a casa con la sua bicicletta quando viene investito da un SUV. Un evento drammatico, non dissimile da altri tragici incidenti, ma attorno a ciò che è capitato ruotano le esistenze di alcune persone.
Quella di Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), un agente immobiliare desideroso di entrare a far parte della bella società.
Quella di Carla Bernaschi (Valeria Bruni Tedeschi), una donna ricca ma annoiata che cerca di salvare un teatro da lei frequentato in passato, prima che venga abbattuto.
E infine quella di Serena (Matilde Gioli), figlia di Dino, la quale vive una complicata relazione con Luca Ambrosini (Giovanni Anzaldo), accusato di essere uno spacciatore.
Uno di loro era forse alla guida del SUV. Oppure no e uno di loro sta proteggendo qualcun altro. Ma le loro esistenze ne risulteranno, infine, profondamente cambiate.
Verrebbe da dire che l'incidente che dà il via alla trama sia in realtà solo un pretesto per andare a esaminare le vite dei tre protagonisti principali, tramite un uso continuo di flashback e flashforward, e forse non saremmo troppo lontani dalla realtà.
Vite in cui vi è un grande vuoto che sembra impossibile da colmare. A partire da Dino Ossola, interpretato in maniera splendida, che dietro una maschera da persona a cui piace ridere e scherzare nasconde in realtà un profondo risentimento verso coloro che ce l'hanno fatta e sono nell'alta società, pur chiedendo il loro aiuto.
Eppure dei fallimenti che ha conseguito può incolpare solo sé stesso e alla fine si vedrà qual è la sua vera natura. Paradossalmente una figura molto umana, poiché è una di quelle che sicuramente abbiamo incontrato almeno una volta nella vita.
Vi è poi Carla Bernaschi, che in principio è sicura di poter contare sull'affetto e sul sostegno del proprio compagno. Fino a che capisce che in realtà lui non la considera affatto e non tiene conto dei suoi consigli, portandola a compiere un'invisibile rottura del rapporto. Poiché essa stessa è divenuta invisibile ai suoi occhi.
E infine vi è Serena. Forse l'unica persona innocente e che agisce in nome di ciò che considera un bene, almeno in principio, ma che non può nascondere per sempre i peccati altrui di cui si è fatta carico.
Intorno a loro vi è un mondo fatto di corruzione, finto perbenismo, viscide ambizioni e mancanza di empatia. Un mondo in cui a poco a poco la vita umana perde di significato, fino a poter essere appunto quantificata.
Per capire quale sia questo capitale umano, dietro cui si maschera l'ipocrisia delle persone ipocrite che davanti agli altri fingono ciò che non sono, rivelando solo nelle ombre (im)morali del loro animo la loro vera natura.

sabato 28 marzo 2026

Italians do it better? 69: Noi e la Giulia (2015)


Rappresentare certi caratteri italiani appare abbastanza semplice, dopotutto li possiamo incontrare anche nella vita di tutti i giorni. E adattarli, e semplificarli per il cinema, talvolta si rivela ancora più semplice. Si usano personaggi e caratteristiche consolidate, le si mischia un po' e li si pone di fronte a qualcosa che non conoscono e che si ritrovano costretti ad affrontare.
Questo accade in Noi e la Giulia, diretto da Edoardo Leo, scritto da Edoardo Leo e Marco Bonini e distribuito nei cinema nel febbraio 2015.
Diego Rebecchini (Luca Argentero), Claudio Felici (Stefano Fresi) e Fausto Amedei (Edoardo Leo) decidono di abbandonare la caotica vita di città, dopo alcune delusioni e perdite, per trasferirsi in campagna e aprirvi un agriturismo.
Tutti e tre, all'insaputa dell'altro, affittano lo stesso immobile e quando si accorgono delle ingenti spese per la ristrutturazione decidono di formare una società tra loro. A loro si unisce ben presto Sergio (Claudio Amendola), un vecchio comunista che ancora crede in questo ideale.
Le cose si complicano quando giunge, a bordo di una Fiat Giulia, Vito (Carlo Buccirosso), il quale agisce per conto della camorra e richiede il pizzo. Rischiando così di distruggere il sogno dei quattro uomini prima ancora che sia iniziato.
Pur trattando un tema serio, in questo caso siamo dalle parti della commedia pura. A partire dai personaggi stessi, che riprendono caratteri italiani (il vecchio comunista che vive nel passato, il destrorso ignorante, l'uomo depresso per via della fine del matrimonio, il depresso cronico) e li esasperano un po', direi un bel po', per fini narrativi.
Questo per creare dinamiche di contrasto tra personalità così differenti che causino delle situazioni comiche di immediato effetto, le quali vengono affidate al mestiere degli attori.
Tutto questo in un contesto che richiama un desiderio nascosto, o dichiarato, di molte persone e in cui quindi molti si possono rispecchiare: abbandonare la vita caotica della città, rifugiarsi in campagna e lì rifarsi una vita, con la convinzione che questo possa migliorare la nostra esistenza. Ma anche così i problemi e i pericoli della società moderna giungono implacabili.
Cosa che consente di introdurre il tema serio della pellicola, l'ingerenza delle bande criminali nelle piccole attività commerciali indifese, seppur venga trattato in maniera non troppo opprimente (questa è una commedia, dopotutto): quindi diciamo in maniera seriosa, costruendovi attorno una storia fatta di insolite alleanze, qualche momento surreale e un piccolo messaggio di inclusività.
Più in generale, questo film vuole rappresentare quella che dovrebbe essere la ribellione del cittadino comune di fronte alle grandi ingiustizie. Ingiustizie che dovrebbero annullare le differenze e i contrasti che ci possono essere (di natura politica, razziale, caratteriale, ecco dunque perché si sono utilizzate quelle personalità consolidate) per allearsi in nome di un bene comune.
Un messaggio semplice, rassicurante. Diretto e immediato, che arrivi subito allo spettatore. E che consente di vedere una nuova alleanza tra Pietro Zinni e Alberto Petrelli di Smetto Quando Voglio.

venerdì 27 marzo 2026

Netflix Original 196: Highwaymen - L'Ultima Imboscata


Le imprese criminali di Bonnie (Parker) e Clyde (Barrow) sono state parte integrante della società americana degli anni '30 del ventesimo secolo, in una nazione preda della depressione e di una grave crisi finanziaria.
Nei pochi anni in cui sono stati attivi, prima di essere uccisi dalla polizia in un'imboscata, i due si sono resi responsabili di numerosi crimini, rapine e omicidi e sono divenuti oggetto in seguito anche di pellicole cinematografiche quali Gangster Story.
Un film in cui compariva anche - in una versione quasi parodistica - colui che è il principale responsabile dell'imboscata. Una figura la cui storicità viene ristabilita - sempre a livello cinematografico, ovviamente - in Highwaymen - L'Ultima Imboscata (The Highwaymen), diretto da John Lee Hancock, scritto da John Fusco e distribuito su Netflix a partire dal 29 marzo 2019.
1934: Bonnie e Clyde sono attivi da ormai due anni e hanno già compiuto numerosi atti criminali, eppure la stampa e la gente li vede come degli eroi che si ribellano al sistema.
Per porre fine alle loro scorribande una volta per tutte, la governatrice del Texas Miriam Ferguson (Kathy Bates) decide di richiamare a malincuore in servizio un ex componente dei disciolti Texas Rangers, Frank Hamer (Kevin Costner). Costui decide di avvalersi della collaborazione di un altro ex Ranger, Maney Gault (Woody Harrelson).
Inizia così una lunga caccia che porterà i due in alcuni stati americani e - oltre a Bonnie e Clyde - dovranno affrontare soprattutto la diffidenza del FBI e i malumori delle persone che vivono in povertà per causa della Grande Depressione e vedono nei due banditi una possibilità di riscatto.
In questo film Bonnie e Clyde sono ben presenti, ma al tempo stesso anche assenti. Tranne che per la scena dell'imboscata, infatti, li vedremo inquadrati sempre di spalle o in ombra, pur essendo loro i soggetti su cui si incentra la ricerca delle autorità.
Questo perché in realtà la trama si concentra sui due veri protagonisti della storia, ovvero Frank Hamer e Maney Gault. Costoro si sono ritirati a vita privata, per cause di forza maggiore, da un mondo che prima dominavano, e ora vi devono fare ritorno in maniera improvvisa. Ma questo mondo è profondamente cambiato in loro assenza.
Ai tempi in cui i due erano tra i migliori Texas Rangers, la linea di demarcazione tra buoni e cattivi era ben chiara e non c'erano dubbi al riguardo. Adesso non lo è più (una sorta di Gli Spietati a parti invertite).
Hamer e Gault, infatti, trovano come principale ostacolo non i due criminali, bensì chi dovrebbe aiutarli nella loro ricerca, come l'FBI di Edgar Hoover o la governatrice del Texas, i quali invece sono mossi da ambizione e mire politiche a discapito della popolazione.
Quella stessa popolazione che vede Bonnie e Clyde come degli eroi al servizio delle persone comuni e povere, sottilmente indirizzati in tal senso dalla stampa, nonostante i due criminali - tranne che per la famiglia e alcuni cari amici - ai poveri diano poco o nulla. Cosa che complica ancora di più l'indagine dei due Ranger.
Il tema dei media che idolatrano falsi idoli per mettere le persone contro il potere costituito solo e unicamente per vendere più copie è trattato in maniera moderna, quindi si possono cogliere nei dialoghi molti riferimenti a quello che è ancora uno scenario attuale ai giorni nostri, dove i media principali ora sono altri (i social network, principalmente).
La bravura di entrambi gli attori protagonisti, abili a mettere in scena dapprima lo straniamento di Hamer e Gault di fronte a questo nuovo scenario e poi la loro determinazione a trovare ed eliminare i due criminali, contribuisce in maniera ulteriore a creare un'atmosfera che ben si adatta alla pellicola (anche questa mutuata da Gli Spietati, gli anziani "eroi" che, pur non capendo del tutto questo mondo, vanno infine avanti per la loro strada).
Questo è dunque un particolare road movie, che conserva intatte alcune delle sue caratteristiche. Come la crescita dei personaggi lungo la via, l'obiettivo prefisso che è ostacolato da rischi imprevisti. E il riscatto finale. La linea di demarcazione tra buoni e cattivi torna così a essere ben definita. Almeno fino a quando qualcun altro deciderà che non deve essere più così.