lunedì 10 agosto 2026

Netflix Original 206: Rebel Moon Capitolo 1 - Calice di Sangue


Gli scenari galattici, dove sono presenti molte razze insieme agli esseri umani, dominano gli schermi cinematografici da molto tempo. E seppure non sia stato il primo esempio in tal senso, non esiste comunque scenario più ampio, intricato e longevo di quello di Star Wars...
Ma non è di questo che parleremo ora, anche se la pellicola in questione parte da un progetto per Star Wars mai approvato. Si tratta di Rebel Moon Capitolo 1 - Calice di Sangue, diretto da Zack Snyder, scritto da Zack Snyder, Shay Hatten e Kurt Johnstad e distribuito su Netflix a partire dal 22 dicembre 2023.
Da innumerevoli secoli la galassia è dominata dal Mondo Madre che tramite i suoi generali sparge terrore e distruzione nei pianeti che la compongono.
Su uno di questi, popolato da contadini e agricoltori, giunge una nave al cui comando vi è Atticus Noble (Ed Skrein), che uccide senza rimorso il leader del villaggio e schiavizza la popolazione.
A ribellarsi a questa situazione vi è Kora (Sofia Boutella), un tempo soldatessa al servizio del Mondo Madre, che inizia a cercare altri guerrieri vessati dalla dittatura militare per cercare di rovesciarla una volta per tutte.
Per Kora è anche un modo per liberarsi di un ingombrante passato che la perseguita da tempo.
Star Wars, ma con più sangue, sesso e scene al rallenty. Se volessimo ridurre ai minimi termini la cosa. Gli scenari galattici non sono ovviamente prerogativa della LucasFilm e ogni tanto si cerca di trovare una strada alternativa al modello imperante.
Ma, almeno in questo caso, il modello imperante si vede molto bene, seppur nascosto da una patina che viene via alla prima sfregatura. Ci sono pure le spade laser.
In realtà il regista ha voluto costruire un universo alla Star Wars che abbandoni dietro di sé ogni elemento fiabesco o di onore per creare un'atmosfera opprimente e oscura, ricalcante (a mio avviso) quella vista nei prodotti collegati al DC Extended Universe.
Dove dunque le dittature galattiche sono guidate unicamente da esseri spietati privi di qualsiasi empatia e chi incrocia la loro strada è destinato a soffrire.
E la ribellione in questi casi può arrivare solo dal basso: contadini, schiavi, madri a cui sono stati uccisi i figli e infine... chi da quel mondo oscuro proviene e ha cercato invano di lasciarselo alle spalle.
Peccato che, a parte il legittimo desiderio di affrancarsi dalla tirannia, i protagonisti risultino poi dei gusci quasi vuoti e sembrano agire solo perché non hanno altro da fare. In contrasto, il villain risulta davvero un villain carismatico, seppur ridotto alla classica figura del malvagio che fa del male agli altri perché gli piace, un Darth Vader che non ha mai incontrato un Obi-Wan lungo la via ed è stato preso subito sotto la tutela dell'Imperatore.
Si sa bene che questo è un progetto al momento incompiuto e che rischia di rimanere tale per sempre, ma può sempre esserci... una nuova speranza.

domenica 9 agosto 2026

Italians do it better? 79: Se Mi Vuoi Bene (2019)


La depressione non è un male così semplice da analizzare, tante possono essere le sue cause e le sue sfaccettature. Ed è qualcosa che può capitare a tutti, gente povera come benestante.
Quindi questa tematica così ampia non può non essere trattata anche in ambito cinematografico, e inevitabilmente in chiave drammatica, come in Melancholia.
Inevitabilmente? Forse non del tutto. C'è anche Se Mi Vuoi Bene, diretto da Fausto Brizzi, scritto da Fausto Brizzi, Martino Coli, Herbert Simone Paragnani e Mauro Uzzeo e distribuito nei cinema nell'ottobre 2019.
Diego Anastasi (Claudio Bisio) decide di suicidarsi in quanto ritiene che nessuno dei suoi amici o dei suoi parenti gli voglia davvero bene e tenga a lui. Tuttavia, per uno strano scherzo del destino, il suo tentativo di suicidio non riesce.
Poco tempo dopo, Diego scopre quasi per caso un locale chiamato Chiacchiere, gestito da Massimiliano (Sergio Rubini). L'amicizia che ne nasce porta Diego a voler migliorare la vita delle persone che ruotano intorno a lui (i genitori, l'ex moglie, il fratello e altri).
Ma le sue buone intenzioni incontrano presto molte difficoltà.
Siamo dalle parti del consueto prodotto rassicurante rivolto a un ampio pubblico. La depressione - le cui cause per il personaggio vengono appena accennate all'inizio e poi non più approfondite - diviene dunque solo il pretesto per descrivere la vita di un uomo che giunge al più basso della propria esistenza, tanto che intende porvi fine, salvo poi risalire la china.
Una china, un percorso, lungo il quale ci si imbatte in quelli che sono i valori più consolidati. Dunque l'amore verso i propri genitori, l'affetto verso la figlia e soprattutto i rapporti di amicizia. E sullo sfondo una storia d'amore che inizia a prendere forma (narrato bene questo ultimo aspetto, a mio avviso).
Valori che chiaramente incontrano e si scontrano con alcuni ostacoli, quali le dinamiche familiari e le differenti personalità che entrano in contrasto tra loro, i quali vengono comunque superati perché, alla fin fine, ci si vuole tutti bene e siamo tutti una grande famiglia (scusate se ho banalizzato il concetto, però...).
Viene anche inserito qualche elemento drammatico, il quale tuttavia viene soverchiato da quella che è l'atmosfera da commedia che pervade tutta la pellicola, con scenette tra il comico e - in alcune occasioni - il surreale. E un discreto cast di contorno attorno al protagonista a portare avanti le varie dinamiche narrative.
Non aspettatevi dunque un prodotto epocale, ma nemmeno qualcosa da scartare interamente a priori. Bene o male, chiunque ha affrontato dei momenti difficili nel corso della sua vita. Ed è stato in quei momenti che ha capito su chi poteva contare davvero.

sabato 8 agosto 2026

Italians do it better? 78: Hey Joe (2024)


Si sono visti in passato attori americani o inglesi, ma anche di altre nazionalità, che hanno lavorato per prodotti italiani. Nel lontano passato, molti film non utilizzavano la presa diretta ed erano pensati sin dal principio per essere doppiati, permettendo così ad attori non italiani di lasciare la propria personale impronta.
Esempi famosi  in tal senso sono i film western diretti da Sergio Leone o i thriller di Mario Bava, Dario Argento e Lucio Fulci. Una tradizione che poi è stata in gran parte abbandonata.
Una piccola reminiscenza di quei tempi si ha con Hey Joe, diretto da Claudio Giovannesi, scritto da Claudio Giovannesi e Maurizio Braucci e distribuito nei cinema nel novembre 2024.
Dean Barry (James Franco), reduce della Seconda Guerra Mondiale, di stanza durante la Campagna d'Italia, scopre poco più di vent'anni dopo il termine del conflitto di essere il padre di un ragazzo, Enzo (Francesco di Napoli), avuto da una relazione con una ragazza di Napoli ormai deceduta.
L'ex soldato si reca dunque presso la città partenopea e tenta di allacciare i rapporti col figlio, il quale però è al servizio di un boss criminale ed è dedito a spaccio di sigarette di contrabbando e sostanze stupefacenti leggere.
In principio, Enzo non intende saperne di questa parentela, ma ben presto le circostanze avvicineranno i due.
Questo film risulta in primo luogo interessante perché è uno dei primi tentativi, forse addirittura il primo, di James Franco di rifarsi una reputazione dopo una pausa forzata di cinque anni. Poiché la sua carriera attoriale americana è stata stroncata - in tutto o in parte, questo sarà da vedere - a seguito di comprovate accuse di molestie sessuali.
E se gli Stati Uniti sono per lui tabù, le produzioni estere non hanno invece problemi a inserirlo nel cast.
Inoltre dimostra una certa versatilità dell'attore che - seppur di certo guidato e istruito - parla più volte italiano in questo contesto.
La dinamica narrativa principale è tanto cara sia al cinema nostrano che a quello statunitense, ovvero il rapporto conflittuale tra padri e figli, a maggior ragione quando uno di questi è coinvolto in attività illegali.
E in questa dinamica, dunque, chi è colui che deve essere salvato e chi è il salvatore? In questo caso i due protagonisti occupano entrambi i ruoli. Perché c'è chi, come Dean Barry, deve fare i conti col proprio passato, mentre Enzo deve invece venire a patti con un turbolento presente e riuscire a dare un futuro alla propria famiglia.
C'è molta napoletanità nella pellicola, quella verace e che in certi punti potrebbe risultare stereotipata a un moderno spettatore. La città stessa diviene una sorta di protagonista aggiunta, coi suoi vicoli stretti, le strade in salita e la variegata umanità che le dà vita a ogni angolo.
Ed è infine anche una storia di fuga. Dalla realtà o dal male, per trovare un rifugio sicuro. Come lo aveva trovato Dean Barry durante la Seconda Guerra Mondiale. Un rifugio che potrebbe trovarsi più vicino di quanto si pensi.

domenica 5 luglio 2026

Italians do it better? 77: Agata Christian - Delitto sulle Nevi (2026)


Vi ricordate quando, poco più di cinquant'anni fa, il cinema italiano reinterpretava e reimmaginava il genere thriller/mystery, aggiungendovi atmosfere surreali e ambientazioni italiane che ben si conformavano alle esigenze di trama?
Ecco, diciamo che è passato ormai un po' di tempo e questa reinterpretazione è leggermente cambiata, adattandosi anche a un genere che cinquant'anni fa ancora non esisteva, come accade in Agata Christian: Delitto sulle Nevi, diretto da Eros Puglielli, scritto da Eros Puglielli, Mariano Di Nardo, Federico Fava e Antonio Manca e distribuito nei cinema nel febbraio 2026.
Agata Christian o meglio Christian Agata (Christian De Sica) è un celebre detective, seppur misantropo, rinomato per le sue apparizioni mediatiche e la capacità di risolvere i casi più complicati.
L'imprenditore Walter Gulmar (Maccio Capatonda) gli propone di divenire il testimonial della nuova edizione di un celebre gioco da tavolo, Crime Castle, con spot da registrare in una elegante villa in Val D'Aosta.
Ma la tragedia colpisce quando il capofamiglia Carlo Gulmar (Giorgio Colangeli) viene ucciso. Rimasti isolati a causa di una valanga, i presenti si interrogano su chi possa essere l'assassino.
Ci penserà Christian Agata a risolvere il mistero, assistito per sua sfortuna dal brigadiere Vanni Cuozzo (Pasquale "Lillo" Petrolo).
Non sfugge a nessuno, nemmeno allo spettatore più disattento, che Agata Christian sia una versione molto italiana di Benoit Blanc della serie Knives Out, che a sua volta è una reinterpretazione moderna degli investigatori della narrativa gialla classica. Ma al tempo stesso le somiglianze con questa saga si fermano qui.
Perché quelle che sono le atmosfere comiche e l'ambientazione della pellicola si rifanno in particolar modo a Signori, il Delitto è Servito e - in misura minore - Invito a Cena con Delitto. Solo che, invece che ricatturare il british humour, ci si è rivolti a una tipologia di battute e di comicità più in sintonia con il pubblico italiano, in special modo quello nostalgico dei cinepanettoni, ma con richiami anche a Gigi Proietti e Franco e Ciccio.
A questo si aggiunge Lillo che cerca di rifare l'Ispettore Clouseau, obiettivo di sicuro ambizioso. Sì, c'è la lunga ombra di Peter Sellers un po' dappertutto.
Di sicuro esigenze di produzione, ma al tempo stesso un piccolo rammarico, poiché si è cercato di sviluppare una trama coerente e la regia non è piatta, come in altre commedie italiane dove quello che conta è la scenetta o la battuta del momento.
Tuttavia questo viene in parte vanificato da battute ormai scontate e risapute e da personaggi che non cercano minimamente di non risultare dei caratteri (elemento presente anche in Knives Out, ma meglio gestito). Anche quei pochi elementi drammatici di Christian Agata vengono in parte vanificati da questo dettaglio, il nome stesso la dice già lunga.
Insomma, le Vacanze di Natale continuano a far sentire la loro influenza, anche a distanza di più di quarant'anni, ed è un passato da cui a quanto sembra è difficile separarsi.

martedì 30 giugno 2026

Netflix Original 205: The Kissing Booth 2


Metaforici tuoni e fulmini sono capitati ai protagonisti del primo capitolo di The Kissing Booth, con lei in shorts per tutto il tempo e con Oh My God pronunciato quelle cento, duecento volte.
Tra drammi di amicizia e amori im... no, possibili, i tre personaggi principali venivano lasciati alla fine in una sorta di limbo narrativo, in attesa di loro nuove scelte e svolte (im)previste.
Scelte che giungono col secondo capitolo, sempre con shorts e Oh My God al seguito, The Kissing Booth 2, scritto e diretto da Vince Marcello e distribuito su Netflix a partire dal 24 luglio 2020.
Inizia l'ultimo anno di scuola superiore per Elle Evans (Joey King) e Lee Flynn (Joel Courtney), amici letteralmente sin dall'infanzia. Dopo un iniziale screzio, Lee ha accettato la relazione tra lei e suo fratello Noah Flynn (Jacob Elordi), che però alla fine si è dovuto trasferire a Boston per proseguire i propri studi.
Mentre Elle e Lee progettano di rimettere in piedi uno stand dei baci per festeggiare la fine della scuola e raccogliere fondi per beneficenza, la ragazza deve anche decidere a quale università iscriversi. L'amicizia suggerisce Berkeley, ma Noah le propone Harvard, per stare più vicini.
Una scelta non facile da prendere e in cui si inserisce anche Marco Valentin Peña (Taylor Zakhar Perez), un affascinante studente che inizia a frequentare Elle.
Drammi su drammi in questo secondo capitolo. Nel primo discutevano solo i tre protagonisti, mentre in questo caso - giusto per alzare un po' il tiro e catturare l'interesse - chiunque vive una situazione di crisi, in un momento o in un altro. A tal proposito, non dimenticate mai gli orecchini in giro e assicuratevi che nessuno faccia le pulizie per settimane.
La drammatizzazione prende spunto da una scelta molto importante per i ragazzi statunitensi, anche se ovviamente spesso esasperata qui e altrove per motivi narrativi: la scelta dell'università da frequentare. Dove i ragazzi vivranno stabilmente, lontano dalla famiglia, e matureranno come persone. A mio avviso solo Edgar Wright negli ultimi tempi ci ha giocato in maniera mirabile con questa tematica.
Per mescolare in maniera ulteriore le carte, si inserisce qualche personaggio nuovo e si mette un po' di inclusività. Con qualche controindicazione: il nuovo interesse amoroso di Elle, non per colpa dell'attore, temo, si rivela un morto di fi... a livello olimpionico.
Recitazione molto di maniera (perché voglio essere buono). Solo Joey King - che dopo molta gavetta e produzioni horror - svetta, anche se esaspera la goffaggine e la solarità del suo personaggio. E con questa saga ha preso il trampolino per partecipare a produzioni più di rilievo come Zeroville e Bullet Train
Ma in realtà è un po' tutto esasperato, persino i bloopers finali, e il ritorno a una situazione più serena risulta molto improvviso. E qualche punto in sospeso rimane inevitabilmente alla fine, pronto a essere sviluppato in un capitolo conclusivo.

lunedì 29 giugno 2026

Fabolous Stack of Comics: Daytripper


Quanto vale davvero la vita di una persona? Ma è davvero possibile che le esistenze degli esseri umani siano tutte ugualmente importanti? Domande che ci si pone probabilmente sin dall'alba dei tempi.
Il protagonista di Delitto e Castigo, ad esempio, affermava che i grandi uomini della storia erano legittimati a compiere degli atti illeciti per pavimentare la loro strada verso il potere.
Forse non esistono risposte univoche a questi dilemmi, ma possiamo valutarne delle conseguenze in Daytripper, miniserie di dieci numeri pubblicata da DC Comics nel 2010, scritta e disegnata da Fábio Moon e Gabriel Bá.
Brás de Oliva Domingos è un aspirante scrittore, figlio di un importante autore brasiliano, che nonostante tutti gli sforzi e la sua abilità è ridotto a scrivere in anticipo dei necrologi di gente famosa per un quotidiano.
Una carriera stroncata sul nascere a trentadue anni, quando Bras viene ucciso durante una rapina finita male. Oppure no e Bras muore da anziano, essendo riuscito a realizzare i suoi sogni e pubblicare dei romanzi. Oppure no e Bras muore quando è ancora giovane, prima di maturare come essere umano.
Una miriade di possibilità che convergono infine nell'unico scenario possibile.
Può risultare straniante in principio, eppure questa miniserie esplora diversi aspetti della vita di Brás de Oliva Domingos, da quando è un bambino sino all'età anziana. Ogni scelta di vita che lui compie (un amore, una separazione, l'allontanamento di un amico, un'opportunità lavorativa) ha effetti sulla sua esistenza. E può finire in bene o in male.
E siccome questa esistenza può terminare anche in maniera improvvisa (per un incidente domestico, un atto criminoso o una sventura del destino), Bras attinge a ogni possibilità che la vita gli offre, per poterla vivere al meglio.
Ma quindi esiste un'unica linea temporale per Brás de Oliva Domingos? Certo e questo viene rivelato alla fine. Gli altri capitoli rappresentano dei "what if...", se così li possiamo definire. Svolte drammatiche che capitano quando qualcuno rinuncia alle opportunità che l'esistenza gli offre. Tanto che, anche se la storia passa attraverso diverse età andando avanti e indietro nel tempo, il personaggio diventa consapevole di questo sempre di più con ogni capitolo.
Perché questa non è una storia sulla morte, ma una storia sulla vita e le sue possibilità, che possono essere molteplici per qualunque essere umano. Il tutto nell'affascinante - e quasi inedita, per quella che è la storia del fumetto - cornice brasiliana, che dà ulteriore colore alle vicende.
Quello che il destino dà, il destino può togliere. Ma non è detto che non si possa fare qualcosa al riguardo.