mercoledì 8 luglio 2020

Fabolous Stack of Comics: S.



La memoria può essere una grande arma, oppure la nostra più letale nemica. La memoria può giocarci brutti scherzi, oppure stare al nostro fianco e risollevare il nostro animo nei momenti più cupi.
L'artista Gian Alfonso Pacinotti, alias Gipi, ha utilizzato spesso il tema della memoria unendolo a due altri argomenti comuni a molti di noi, la famiglia e i sentimenti che ci legano ad essa. Come in quest'opera, S., pubblicata nel 2006.
S. è l'iniziale di Sergio, il nome del padre dell'autore. Tre periodi temporali sono presi in considerazione, intrecciandosi tra loro: quello della Seconda Guerra Mondiale, poco prima che S. si sposi ; quello collegato a un ricordo di Gipi insieme al padre in tenera età ; il momento della morte.
Non c'è continuità narrativa, si salta da un periodo temporale all'altro e il tutto sembra quasi accadere in una dimensione onirica, filtrata dagli acquerelli di Gipi, che sembra voglia farci scrutare nella sua mente, mentre sogna i ricordi che gli ha trasferito suo padre o che ha vissuto di persona. Dai bombardamenti nazisti, ad atti di eroismo impensabili, a una domenica e una gita che rischiano di tramutarsi in tragedia, al matrimonio.
Ma la memoria è appunto ingannevole, ogni aspetto della realtà può essere percepito in una determinata maniera, ma non è detto che quello che noi riteniamo certo sia davvero ciò che è accaduto. Ecco dunque differenti versioni di una stessa storia, che cambiano a seconda di chi ce la narra o di come noi riteniamo di averla vissuta.
Tranne la fine. Gipi descrive molto bene il momento del distacco da suo padre: da un iniziale rifiuto inconscio - quando gli arriva la notizia della sua morte sta giocando a un videogioco - passando per il desiderio impossibile di non separarsi mai da lui tenendo accanto a sé le sue ceneri, fino a una totale accettazione. Attimi di vita che purtroppo toccano da vicino molti di noi e che vengono qui descritti con una sensibilità unica.
L'amore di un figlio verso il padre espresso nella maniera più sincera possibile, anche mettendo in dubbio le sue azioni e non rendendolo un santo a tutti i costi. Ma per Gipi, come per quasi tutti noi, la figura paterna rimane indelebile e, insieme a quella materna o a chiunque altro contribuisca alla nostra educazione e alla nostra crescita interiore, diviene parte di noi stessi.

lunedì 6 luglio 2020

A scuola di cinema: La Cosa da un Altro Mondo (1951)

John Wood Campbell Jr. è stato uno degli editor di riviste di fantascienza più celebrati della storia. La sua lunga tenuta come direttore di Astounding Science Fiction, dal 1937 fino alla sua morte nel 1971, durante la quale ha fatto esordire e conoscere al grande pubblico noti autori come Isaac Asimov, Robert Heinlein, Theodore Sturgeon e molti altri, è uno dei capisaldi della cosiddetta Golden Age della fantascienza.
Campbell tuttavia era anche un discreto scrittore. Nell'agosto 1938, proprio su Astounding Science Fiction, con lo pseudonimo di Don A. Stuart, viene pubblicata la sua storia più celebre: Who Goes There?
Questo romanzo breve si svolge in una base di ricerca del Polo Sud, il cui team scientifico scopre sepolta nel ghiaccio un'astronave aliena e, al suo interno, il suo occupante rimasto ibernato. Una volta che si è proceduto allo scongelamento, l'alieno - che è capace di assumere alla perfezione l'aspetto e persino le memorie di ogni essere vivente con cui entra in contatto dopo averlo divorato - inizia a seminare il panico nella base di ricerca, potendo anche contare su facoltà telepatiche.
Non essendo in grado dunque di capire di capire chi sia rimasto umano e chi no, tra i componenti del team scientifico scoppia una totale paranoia, fino a quando non prende il comando il meteorologo McReady. Dopo aver ideato un procedimento che, tramite il prelievo di campioni di sangue e loro esposizione al calore, permette di capire chi è stato sostituito, ogni vestigia dell'entità aliena viene bruciata. Giusto in tempo, perché la Cosa (come è stata definita dagli scienziati) stava per terminare la costruzione di un dispositivo che le avrebbe permesso di invadere il mondo civilizzato, con conseguenze potenzialmente disastrose per l'umanità intera.
Come alcuni avranno già intuito, questa storia viene riadattata per il grande schermo più di quarant'anni dopo, grazie a John Carpenter e al film La Cosa (The Thing). Questa pellicola, in realtà, è tuttavia anche il remake di un precedente adattamento di questo racconto, uscito alcuni anni dopo la sua pubblicazione.


I diritti sulla storia di John Campbell vengono acquisiti qualche anno dopo la sua uscita dalla RKO Pictures, che decide di produrne un adattamento insieme alla Winchester Pictures Corporation di Howard Hawks. La sceneggiatura viene affidata a Charles Lederer, il quale concepisce una prima bozza abbastanza fedele al racconto di Campbell e che prevede una creatura mutaforma, dall'aspetto simile a una pianta, ma ci si rende conto ben presto che le limitazioni di budget non consentiranno un tale sviluppo.
Con successive revisioni da parte di Ben Hecht e Howard Hawks stesso (e sembra anche un piccolo contributo da parte dello scrittore William Faulkner), il risultato finale diviene una sorta di libero adattamento della storia originaria. Oltre agli scienziati, nessuno dei quali riporta il nome dei componenti del team ideato da Campbell, vi sono anche dei militari, l'azione viene trasferita al Polo Nord e ci sono dei personaggi femminili, inevitabilmente assenti nel racconto dello scrittore.
Per il ruolo della "Cosa", viene ingaggiato un attore semi-esordiente all'epoca sotto contratto con la RKO Pictures, specializzato in western: James Arness.
Al truccatore Lee Greenway occorrono ben cinque mesi di prove prima di trovare una soluzione (quella similcreatura di Frankenstein) che vada bene ad Howard Hawks. Nei due mesi che precedono l'inizio delle riprese, James Arness viene portato presso la dimora del regista per le necessarie prove trucco.
Il costo totale per l'ideazione della creatura risulta essere alla fine di quarantamila dollari. Tuttavia, per non svelare il trucco (è proprio il caso di dirlo), si decide di non inquadrare da vicino la Cosa e di farla comparire, oltre che in poche e selezionate scene, in luoghi oscuri o comunque poco illuminati.
Hawks decide di affidare la regia a un suo fedele collaboratore: Christian Nyby. Costui è stato il montatore di alcune celebri pellicole del grande regista quali Acque del Sud (To Have and Have Not), Il Grande Sonno (The Big Sleep) e Il Fiume Rosso (The Red River), ma ora vuole lanciarsi in una nuova carriera come regista. Hawks lo supporta, ma in cambio - del compenso di 50.000 dollari previsto per la regia - ne concede a Nyby poco più di 5.000 tenendo il resto per sé.
Sul set, inoltre, Hawks è presente in maniera continua, oltre che nel suo ruolo di produttore esecutivo, per dare suggerimenti e consigli al suo protetto, ai primi passi e inevitabilmente inesperto di come funzionano certe cose, e per intervenire di persona laddove serva una mano più abile nella direzione.
Sembra comunque ormai storicamente accertato che Hawks non si sia limitato solo a questo e, pur avendo Christian Nyby diretto molte scene, Howard Hawks abbia dato un notevole contributo alla regia di questa pellicola, tanto che alcuni attori si convinceranno negli anni successivi che lui sia stato addirittura l'unico, vero regista.
Hawks chiede consulenza all'aviazione statunitense per una migliore resa di alcune scene, ma ottiene un netto rifiuto, poiché l'esercito non vuole dare il suo supporto a una pellicola che sostiene l'esistenza di forme di vita extraterrestre - qualcosa all'epoca non consentito dalle alte sfere militari.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 3 ottobre 1950, svolgendosi presso il Glacier National Park in Montana e la Ice & Cold Storage Company di Los Angeles, per concludersi il 3 marzo 1951.
La Cosa da un Altro Mondo (The Thing from Another World) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 27 aprile 1951. L'incasso finale, sul territorio statunitense, arriva a essere infine vicino ai due milioni di dollari, un risultato più che buono.
Christian Nyby continuerà successivamente la sua carriera come regista cinematografico, ma dopo qualche anno l'abbandonerà per dedicarsi alla regia di per lui più malleabili e gestibili prodotti televisivi. Qui ritroverà la Cosa, ovvero James Arness, avendo la possibilità di dirigerlo in alcuni episodi della serie western Gunsmoke.
Come noto, questa pellicola diviene modello di ispirazione e di culto per molti futuri registi e nei decenni successivi il racconto di John Campbell verrà riadattato altre volte per il grande schermo. Ma questa... è un'altra storia.

giovedì 2 luglio 2020

A scuola di cinema: Commando (1985)

1985: John Rambo sta per ritornare sul grande schermo, dopo il grande successo della prima pellicola che lo ha visto protagonista. Ma in questo stesso anno, Rambo non è l'unico reduce di guerra pronto a tornare in azione: il 1985 è anche l'anno di John Matrix e questa è la storia di Commando.


Commando nasce da una sceneggiatura del 1984 scritta da Matthew Weisman e Jeph Loeb, concepita con l'intenzione di avere come protagonista - incredibile ma vero - Gene Simmons, il cantante dei Kiss, che però si ritira subito dal progetto. Weisman e Loeb effettuano allora qualche piccola modifica allo script, avendo in mente come interprete principale Nick Nolte, ma anche costui non è interessato.
La storia originale è incentrata su un soldato israeliano, che ha ripudiato la violenza e le armi e si è ritirato a vita privata insieme a sua moglie e sua figlia. Ma quando costoro vengono rapite, l'uomo è costretto a tornare in azione e ai metodi sanguinari del passato. Il tutto in una chiave abbastanza drammatica. Ma la sceneggiatura in questa versione non incontra alcun interesse e vaga nel limbo per qualche mese.
Più o meno nello stesso periodo, Barry Diller, divenuto da poco presidente della 20th Century Fox, è rimasto intrigato dal grande successo che sta ottenendo Arnold Schwarzenegger, i cui film Conan il Barbaro (Conan the Barbarian) e Terminator si sono rivelati campioni d'incassi. Si dichiara dunque disposto a finanziare subito una pellicola che lo veda come protagonista assoluto, purché il budget non sfori i dodici milioni di dollari.
Lo sceneggiatore Steven De Souza spulcia possibili script che possano risultare adatti, fino a incappare nella sceneggiatura di Weisman e Loeb. Ne effettua allora una drastica revisione, per adattare le atmosfere e il personaggio alla possente personalità di Schwarzenegger. Alla fine, in pratica, ne esce fuori un nuovo film di cui rimane solo lo spunto iniziale di Weisman e Loeb. De Souza elimina inoltre il personaggio della moglie del protagonista, ritenendolo con ogni probabilità superfluo.
Conclusa una prima bozza, lo sceneggiatore ha un incontro con Schwarzenegger presso la sua dimora e non ha difficoltà a convincerlo ad accettare la parte, a fronte di un ingaggio di un milione e mezzo di dollari, anche perché l'attore ritiene il ruolo di John Matrix una boccata d'aria fresca, in quanto diverso da quelli in precedenza da lui interpretati... e parla anche un po' di più.
Essendo l'accento austriaco di Schwarzenegger all'epoca ancora molto forte, alcune battute vengono modificate perché questo non risalti. Se da un punto di vista fisico, Schwarzenegger non ha nulla da migliorare, per prepararsi alla parte legge alcune riviste e libri incentrati sui soldati di ventura e dell'esercito.
La regia viene offerta in un primo momento a John McTiernan, che rifiuta, prima che venga assegnata a Mark Lester.
Il ruolo della figlia di Matrix, Jenny, viene affidato ad Alyssa Milano, a quel tempo giovane e promettente attrice di sitcom. Per l'altra protagonista femminile, Cindy, la parte è stata pensata per un'attrice caucasica, ma i primi provini - ai quali partecipano attrici emergenti o sulla via del successo quali ad esempio Sharon Stone e Brigitte Nielsen - non convincono. Quando a un'audizione si presenta Rae Dawn Chong, invece, costei si rivela così convincente col suo fare ironico e sopra le righe che le viene affidato subito il ruolo.
La parte dell'antagonista, Bennett, viene in un primo momento assegnata a Wings Hauser. Tuttavia, Lester non è convinto della scelta e, al primo giorno di riprese, lo allontana dal set. Il ruolo passa dunque a Vernon Wells, che aveva perso il provino proprio a favore di Hauser. Il problema è che gli abiti del personaggio di Bennett sono già stati preparati e Wells è leggermente più muscoloso di Hauser. Non essendoci il tempo di preparare dei nuovi capi di vestiario, Wells deve indossare questi abiti per lui un po' stretti. Schwarzenegger all'inizio non rimane impressionato in maniera favorevole da lui, ma è ben presto costretto a ricredersi e sviluppa un buon rapporto di amicizia con l'attore.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 22 aprile 1985, dipanandosi in varie località della California. Arnold Schwarzenegger non vuole una controfigura, soprattutto perché ritiene che sia impossibile trovare qualcuno della sua stazza. Effettua quindi tutte le scene possibili da solo, coadiuvato da un esperto di arti marziali, Michael Vendrell, e un consulente di tattiche militari. Questo però non impedisce che, durante le riprese, si procuri qualche taglio e a un certo punto si sloghi una spalla.
Essendo ancora periodo scolastico, Alyssa Milano, tra una pausa e l'altra, ne approfitta per fare i compiti. Schwarzenegger la aiuta, risultando particolarmente ferrato in algebra. Anche lei tuttavia incappa in un piccolo infortunio quando l'attore, mal calcolando un movimento, le inciampa addosso incrinandole in maniera lieve una costola.
Nella sceneggiatura, il conflitto finale sull'isola prevede che l'esercito che deve affrontare John Matrix sia composto da circa una dozzina di persone. Mark Lester tuttavia ha assistito a una piccola anticipazione di Rambo 2 - La Vendetta e, notando la strage di comparse compiuta da Sylvester Stallone, intende replicarla su grande scala anche in questa pellicola. Vengono dunque contattati circa 50 stuntmen e alcuni di loro vengono uccisi sullo schermo più di una volta, facendo indossare loro abiti diversi o baffi posticci. 
Per questo motivo il budget, previsto sugli otto milioni, lievita verso l'alto e si decide di cambiare il finale, che prevede un inseguimento in motoscafo e una lotta coi coltelli tra Bennett e Matrix, mentre intorno a loro dei marines sparano loro contro e fanno esplodere delle mine. Ma di esplosioni se ne sono viste fin troppe e dunque il tutto si conclude in un seminterrato. Le riprese terminano il 3 luglio 1985.
Commando viene distribuito nei cinema americani a partire dal 4 ottobre 1985. A fronte di un budget finale di circa 9 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 57 milioni di dollari.
Visto il successo, si pensa di produrre un sequel e Steven De Souza ne scrive una prima bozza di sceneggiatura: in essa, John Matrix, divenuto capo della sicurezza di un edificio, deve di nuovo salvare sua figlia - e Cindy - da dei terroristi barricatisi nello stesso edificio che lui stesso ha reso impenetrabile. Nonostante qualche similitudine, e il fatto che condivida lo stesso sceneggiatore, questa trama non viene poi riciclata per il primo film del ciclo Die Hard (Trappola di Cristallo), essendo quest'ultimo l'adattamento di un romanzo pubblicato nel 1979, e rimane dunque qualcosa di incompiuto.
Quanto al confronto tra Rambo e John Matrix, in termini di incassi è il primo infine a prevalere: è l'inizio di un'amichevole rivalità tra Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger che andrà avanti negli anni seguenti. Ma questa... è un'altra storia.

lunedì 29 giugno 2020

A scuola di cinema: Yuppies - I Giovani di Successo (1986)

Negli anni '80 del ventesimo secolo, con una nazione uscita stremata e a fatica dai cosiddetti anni di piombo, irrompe sulla scena italiana la cosiddetta Milano da bere. Il capoluogo lombardo diviene infatti l'epicentro di un nuovo boom economico, con alcuni pro ma anche numerosi contro che a prima vista sfuggono ai più in quegli anni e che verranno svelati in tutta la loro drammaticità soltanto nel decennio successivo per via di alcune cause giudiziarie.
In questo nuovo scenario sociale, emergono nuove figure, una delle quali importata dagli Stati Uniti: lo yuppie, abbreviazione di Young Urban Professional, ovvero il giovane professionista ambizioso e di buona famiglia, che cerca soddisfazione in una carriera professionale, idolatra Giovanni Agnelli, veste alla moda e frequenta i luoghi o ristoranti più di lusso.
Una strana figura, invero, che diviene ben presto oggetto di una altrettanto strana commedia che è riuscita a entrare nella storia.


Nel 1985, il regista Carlo Vanzina, leggendo alcuni quotidiani dell'epoca, intuisce l'emergere del fenomeno degli Yuppies nella società italiana e ne discute con suo fratello Enrico Vanzina. I due decidono allora di scrivere attorno a questa categoria sociale una sceneggiatura a quattro mani, che parte in origine come una sorta di Il Grande Freddo alla Lawrence Kasdan - con gli amici che si ritrovano e un pizzico di malinconia - per poi virare subito verso la commedia pura mischiata a qualche elemento satirico.
I due scrittori hanno però bisogno di sapere se quello che hanno messo su carta, pur inserito in un contesto da commedia, possa risultare verosimile e chiedono dunque a Jerry Calà, dopo avergli fornito alcuni nominativi e indirizzi, di effettuare una sorta di indagine preliminare. L'attore si reca nei posti indicati e per alcuni giorni frequenta gli ambienti del jet set di Milano e le persone che lo animano, giungendo alla conclusione che quanto scritto dai fratelli Vanzina non risulta affatto surreale, anzi, si può proprio dire che la realtà supera la fantasia.
Aurelio De Laurentiis, tramite la sua società Filmauro, è disposto a produrre il film, ma ritiene che il semplice titolo Yuppies possa risultare incomprensibile al pubblico italiano e fa dunque aggiungere il sottotitolo I Giovani di Successo, che tuttavia sia nel manifesto del film che nei titoli di testa non risalta più di tanto, lasciando dunque più spazio al titolo principale concepito dai fratelli Vanzina.
Jerry Calà è stato subito opzionato tra i protagonisti, essendo un volto riconoscibile e tra i protagonisti di alcuni film dai buoni incassi negli anni precedenti. A lui seguono a ruota Massimo Boldi ed Ezio Greggio. L'esperienza cinematografica di quest'ultimo è praticamente inesistente (ha interpretato un solo, misconosciuto film alcuni anni prima), ma all'epoca è un volto molto noto al pubblico televisivo e di certo si punta su questa sua popolarità. Anche Massimo Boldi è un navigato intrattenitore televisivo, inoltre ha partecipato - seppur solo in ruoli da comprimario - in due recenti pellicole di successo quali Il Ragazzo di Campagna e I Due Carabinieri.
Per il quarto e ultimo protagonista, Carlo ed Enrico Vanzina suggeriscono il nome di un attore con cui hanno già collaborato in passato, Christian De Sica, ma Aurelio De Laurentiis non sembra molto convinto di questa scelta, nonostante Christian De Sica abbia già a quell'epoca un curriculum di tutto rispetto nel campo della commedia. Interviene allora in ulteriore soccorso del suo collega Massimo Boldi, che già conosce il figlio di Vittorio De Sica da svariati anni, facendo infine abbandonare a De Laurentiis le sue perplessità.
Pur avendo Boldi e De Sica già condiviso un film nel 1985, I Pompieri, dove però non si incrociavano mai, Yuppies è la prima pellicola dove i due attori interagiscono in maniera continua: è questa la prima collaborazione di una futura, celebrata coppia comica del cinema italiano. Una collaborazione che si rinnoverà più volte nel corso degli anni successivi.
Per la protagonista femminile, viene selezionata Federica Moro. Anche in questo caso gioca una riconoscibilità data, più che dalla vittoria di un'edizione di Miss Italia un paio di anni prima, dal fatto che abbia collaborato con Adriano Celentano in un paio di film e il cantante/attore abbia speso buone parole su di lei.
Sul grande schermo il suo partner è Jerry Calà, ma il rapporto lavorativo non inizia nel migliore dei modi in quanto, durante una delle prime prove in sala trucco, l'attore - curioso di vedere dal vivo la bellezza di Federica Moro - chieda a gran voce quando arrivi. Gli risponde di essere già presente, a pochi metri da lui, la stessa Federica Moro, che Calà non era riuscito a riconoscere struccata.
L'abile caratterista Guido Nicheli, altro attore feticcio dei Vanzina, ricopre invece il ruolo a lui congeniale dell'imprenditore milanese dispotico e prevaricatore. A completare il cast vi sono infine Corinne Clery, Ugo Bologna e Valeria D'Obici.
Le riprese vengono effettuate nell'autunno del 1985. La maggior parte delle scene - sia in interni che in esterni - viene realizzata a Milano, rendendo il film una sorta di fotografia delle ambientazioni di quel momento storico e sociale, mentre alcune scene secondarie e l'epilogo - la litigata su chi debba pagare il conto salato del ristorante - vengono girati a Cortina D'Ampezzo. Il regista Carlo Vanzina lascia anche molto spazio a eventuali improvvisazioni degli attori, tanto che alcuni di loro non mancano di riciclare dei tormentoni a loro cari.
Vi è con ogni probabilità - in un'epoca quale quella di allora senza leggi chiare e ben definite - qualche sorta di product placement ante-litteram, visto che durante la pellicola sono citati o mostrati in maniera esplicita o implicita alcuni marchi di scarpe, automobili e capi di vestiario.
Yuppies: I Giovani di Successo viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 20 marzo 1986. Realizzato con un budget modesto, la pellicola arriva infine a guadagnare sul territorio italiano quasi otto miliardi di lire. Un incasso straordinario per quell'epoca e che permette di programmare e iniziare a far produrre subito un seguito, che arriva nelle sale cinematografiche quello stesso anno, il 1986. Ma questa... è un'altra storia.

martedì 23 giugno 2020

A scuola di cinema: Confessioni di una Mente Pericolosa (2002)

1984: Uno dei più importanti autori e presentatori della televisione americana, Chuck Barris, pubblica un'insolita autobiografia intitolata Confessions of a Dangerous Mind.
Chuck Barris ha creato, negli anni '60 e '70 del ventesimo secolo, alcuni format televisivi di successo, di cui uno - The Dating Game - esportato con successo in più paesi all'estero (in Italia diviene noto come Il Gioco Delle Coppie e viene trasmesso per quasi dieci anni sulle reti Mediaset).
La sua autobiografia, tuttavia, rivela anche altro. Chuck Barris dichiara infatti che nei due decenni precedenti ha lavorato come sicario al soldo della Central Intelligence Agency (CIA), uccidendo in tale ruolo molte persone.
La cosa appare poco, anzi per nulla plausibile sin dal principio, tanto che, in una delle prime interviste rilasciate durante il tour promozionale del libro, Barris afferma che in realtà non è andata proprio così. È vero che aveva fatto richiesta di diventare un agente operativo della CIA, ma una volta divenuto autore televisivo vi aveva rinunciato.
Confessions of a Dangerous Mind rappresenta dunque una sua fantasia su cosa sarebbe accaduto se le cose fossero andate in maniera diversa, e trae origine da un periodo nero della vita dell'autore in cui si è ritrovato all'improvviso senza più un ingaggio ed è caduto in depressione, portandolo a concepire questa bizzarra fantasia.
Negli anni successivi, tuttavia, Chuck Barris ritratta questa sua prima dichiarazione, lasciando sempre un velo di ambiguità su questa vicenda. Una vicenda perfetta per il grande schermo.


Qualche anno dopo l'uscita del libro, Chuck Barris, tramite il suo agente, ne vende i diritti di sfruttamento alla Columbia Pictures, grazie all'intercessione di Dawn Steel. Viene individuato un regista in Jim McBride, ma non si riesce a trovare l'interprete principale, poiché Barris è visto da molti esponenti dello star system come una persona volgare e arrogante. Questo, unito all'allontanamento dalla Columbia di Dawn Steel nel 1989, fa naufragare il progetto.
Nel 1997, i diritti vengono acquisiti dal produttore Andrew Lazar, che stringe un accordo con la Warner Bros. La sceneggiatura viene affidata a Charlie Kaufman, mentre la regia a Curtis Hanson. Per interpretare Chuck Barris, viene selezionato Sean Penn.
Kaufman consegna una prima bozza verso la fine del 1997. Ma, quando Hanson decide di ritirarsi dal progetto, inizia un valzer di svariati, possibili sostituti che portano all'allontanamento anche di Sean Penn. David Fincher e Mike Myers vengono infine scelti come nuovo regista e nuovo interprete principale, ma quando verso la metà del 2000 la Warner Bros. mette la produzione della pellicola in stand-by i due decidono di dedicarsi ad altri progetti.
Interviene a quel punto la Miramax Films, che si offre di distribuire e co-produrre la pellicola, e vengono scelti un nuovo regista, Bryan Singer, e un nuovo protagonista, Ben Stiller. Sorgono a quel punto problemi relativi a chi debba occuparsi della distribuzione nazionale e internazionale e al budget, che si aggira sui 35 milioni di dollari, ma si vorrebbe arrivasse a trenta.
Con la rinuncia di Singer e Stiller dovuta a questi troppi ritardi, si fa avanti allora un nuovo soggetto, un attore che era stato selezionato tempo prima per un ruolo secondario e crede molto in questo progetto: George Clooney.
Clooney assicura la Miramax che il budget del film non sforerà i 30 milioni di dollari e sarà coinvolta nella produzione anche la sua società Section Eight Productions. Chiede solo che gli sia affidata la regia della pellicola. Essendo il suo primo incarico in tal senso - dunque permettendo un risparmio dei costi al riguardo - la richiesta viene accettata.
Clooney elimina di sua iniziativa dalla sceneggiatura di Charlie Kaufman alcune scene da lui ritenute troppo surreali o fuori contesto. Lo sceneggiatore non ne rimane troppo soddisfatto e, pur non serbando rancore alcuno verso Clooney, non si trova d'accordo col risultato finale del film.
Clooney propone come interprete principale Sam Rockwell, con il quale ha già collaborato nel film Welcome to Collinwood, ma la Miramax ritiene non sia un nome di richiamo. Clooney allora contatta Drew Barrymore e Julia Roberts, con quest'ultima è in buoni rapporti di amicizia dai tempi di Ocean's Eleven, le quali accettano di partecipare alla pellicola in ruoli da co-protagonista.
Per limitare i costi di ingaggio, le due attrici accettano un salario, inferiore al consueto, di 250.000 dollari. Sempre a tale scopo, Clooney lavora a titolo gratuito come attore e lo stesso fanno Brad Pitt e Matt Damon, che compaiono in dei cameo per fare un favore al loro amico.
Con questa rosa di star, Rockwell viene finalmente inserito nella produzione. Per prepararsi alla parte, l'attore dapprima osserva alcuni filmati degli show televisivi condotti da Chuck Barris e contatta poi la sua reale controparte, studiandone per un paio di mesi le movenze e registrando alcune sue frasi per poterle risentire, arrivando infine a imitare il suo modo di parlare e persino di camminare.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 14 gennaio 2002, svolgendosi principalmente a Montreal, in Arizona e in California. Durano 65 giorni e si concludono nel mese di aprile del 2002. Durante la produzione, lo stesso Chuck Barris è presente sul set per dare consigli e suggerimenti.
Confessioni di una Mente Pericolosa (Confessions of a Dangerous Mind) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 31 dicembre 2002. A fronte di un budget di 30 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale poco più di 33 milioni di dollari. Che, ovviamente, non è il risultato sperato. Non un debutto eccezionale dunque come regista per George Clooney, che tuttavia negli anni successivi dirigerà altre pellicole.
Il film, però, un effetto lo sortisce. Siccome grazie ad esso la storia di Chuck Barris ritorna comunque alla ribalta, la CIA emana poco dopo l'uscita della pellicola un comunicato ufficiale con il quale dichiara che Chuck Barris non ha mai lavorato per la Central Intelligence Agency, a nessun titolo.
A onor del vero, era una verità nota da quasi vent'anni, ma il cinema ha questo potere di riesumare vecchi scheletri e dare loro una definitiva sistemazione. E ce ne sarebbero di storie al riguardo da raccontare.

domenica 21 giugno 2020

Fabolous Stack of Comics: Shazam - La Forza della Speranza



Il primo Captain Marvel della storia solca i cieli e le pagine dei fumetti sin dal 1939. Il giovane Billy Batson, pronunciando la celebre parola magica SHAZAM (ovvero il nome del mago che gli ha conferito i poteri), diventa il celebre supereroe capace di competere con Superman. Anche nelle vendite all'inizio della sua storia, tanto che la DC Comics per eliminare il problema alla radice alla fine decise di acquisire la proprietà del personaggio (questa è la versione breve, quella più lunga è da mal di testa e magari la conserviamo per una prossima volta).
Da quando è la DC Comics stessa che detiene i diritti sul personaggio, quindi, la casa editrice non ha mancato di dedicargli numerose serie e storie speciali. Una delle quali è Shazam: La Forza della Speranza (Shazam: The Power of Hope), one-shot pubblicato nel novembre 2000 e opera della premiata ditta formata da Paul Dini e Alex Ross.
In questa storia, Captain Marvel interrompe per alcuni giorni la sua incessante lotta al crimine per andare a giocare con alcuni bambini di un ospedale e intrattenerli, dopo che costoro gli hanno mandato alcune lettere e disegni. Non sarà un'esperienza priva di momenti difficili, ma permetterà a Billy Batson infine di far ritrovare la forza della speranza in un ragazzo molto speciale, lui stesso.
Questa storia punta su un aspetto del personaggio di Captain Marvel ovviamente già esplorato in passato, si può dire che sia il perno attorno a cui ruotano buona parte delle vicende che lo vedono protagonista: il fatto che l'identità segreta di Captain Marvel sia quella dell'adolescente Billy Batson. Con un'esistenza combattuta tra il desiderio di essere un ragazzo come tutti gli altri, senza troppi pensieri, e la missione che il mago Shazam gli ha assegnato.
Dini e Ross, così come già accaduto con Superman: Pace in Terra, riportano il personaggio semidivino alla sua condizione umana, portandolo a confrontarsi con quelle persone che difficilmente ha occasione di incrociare quando deve affrontare il Dottor Sivana o Mister Mind. E rispecchiandosi in loro, ritrova anche la propria identità e, come direbbe un certo celebre film, una nuova speranza.
Un'operazione narrativa simile corre il rischio di scivolare nella facile retorica, ma Dini e Ross trattano il tutto con la giusta sensibilità e senza eccedere, tranne forse nell'inevitabile e scontata scena in cui Captain Marvel mette in riga un padre manesco.
Shazam: The Power of Hope è un buon esempio di come uno spunto di trama già utilizzato più volte possa essere rivisto in un'ottica diversa, dando a un personaggio nuove sfaccettature da poter utilizzare. E far proseguire le sue avventure per ancora tanto tempo.