giovedì 16 aprile 2026

Netflix Original 198: Thunder Force


Esistono supereroi di tutti i tipi, sin dall'alba dei tempi. Col passare degli anni, si è accettata (fingo di non essere a conoscenza di una certa parte del fandom) la presenza di eroi fuori dal comune o reietti, senza fare alcuna distinzione in base al sesso, l'età, la religione.
Persino gli alieni e i sintezoidi ci apparivano ben integrati nella dinamiche di un supergruppo! Ma con ogni probabilità non abbiamo mai visto delle supereroine come quelle presenti in Thunder Force, scritto e diretto da Ben Falcone e distribuito su Netflix a partire dal 9 aprile 2021.
Lydia Berman (Melissa McCarthy) ed Emily Stanton (Octavia Spencer) sono due amiche per la pelle che però vivono in un mondo che deve affrontare la piaga dei Miscredenti, sociopatici a cui dei raggi cosmici hanno conferito superpoteri.
Quando i genitori di Emily vengono uccisi dai Miscredenti, costei si ritira dalle scene e inizia a cercare un modo perché anche le persone comuni come lei acquisiscano superpoteri. Al fine di vendicarsi.
Lydia reincontra Emily, perciò, solo molti anni dopo, recandosi a trovarla nel suo laboratorio. Lì la sua curiosità le fa attivare dei macchinari che le fanno acquisire la superforza.
Con Emily in possesso del potere dell'invisibilità, le due eroine possono cercare di sventare i crimini dei Miscredenti. Sempre che non combinino troppi guai nel mentre.
Abbiamo visto supereroi di tutti i tipi nel corso del tempo e quindi anche supereroi che sono persone comuni, come studenti o lavoratori del ceto medio. Ma questo non è Kick-Ass, dove predomina la violenza e l'ironia macabra.
Questo, più che un film di supereroi, è una commedia dove incidentalmente vi sono anche supereroi e supercriminali, livello poco sotto Deadpool in quanto a strategia e stessa parlantina.
Il fatto poi che le due protagoniste siano delle ultraquarantenni e, mi si passi il termine, non proprio in possesso del peso forma è un chiaro segnale di come si voglia approcciare il tema supereroistico su basi più concrete e "leggere" (senza nulla togliere alle Scarlett Johansson o Gal Gadot di questo mondo).
Di fronte alla "dimessa", per scelte narrative, Octavia Spencer, buona parte della storia si regge sulle spalle di Melissa McCarthy, che sfoggia il suo consueto repertorio di grida, citazioni pop e qualche battuta con doppio senso, degnamente assistita dal collega di Io Sono Tu, Jason Bateman, l'uomo dalla faccia imperturbabile che interpreta il più improbabile dei supercriminali.
Quindi, non è una satira o una parodia sui film di supereroi (è anche presente un'attrice proveniente dai film di James Gunn), più semplicemente è uno sguardo alternativo, poco serioso - pur non mancando i momenti drammatici - e popolato da personaggi che non si prendono troppo sul serio di un mondo dove l'uso dei superpoteri è vissuto in maniera più leggera.
E dove prevalgono alla fine i sentimenti di amicizia e la forza di volontà nel perseguire ciò che è giusto.

mercoledì 15 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: I Cugini Meyer


Sembrava che, dopo No Pasarán, le avventure della riluttante spia Max Fridman avessero trovato una propria degna conclusione.
Dopotutto, Fridman aveva, con le forze a sua disposizione, contrastato quanto più possibile l'ascesa del nazismo, anche se già sapevamo che sarebbe stato sconfitto dalla storia, e le sue avventure non superavano l'anno 1938, poiché nel successivo ci sarebbe stata l'invasione della Polonia da parte del Terzo Reich.
Ma l'esigenza di raccontare nuove storie è sempre presente in un autore e così Max Fridman fa il suo ritorno in I Cugini Meyer, scritto e disegnato da Vittorio Giardino e pubblicato nel marzo 2025.
L'ascesa e i soprusi del nazismo giungono nel 1938 anche in Austria e gli ebrei che lì vi risiedono si ritrovano quasi da un giorno all'altro privati di molti dei loro diritti e perseguitati dalle SS.
Tra questi vi è anche la famiglia Meyer di Vienna, la quale è imparentata con i Fridman, che medita di fuggire, ma a un certo punto si ritrova impossibilitata a farlo.
A Max Fridman giunge dunque per vie traverse la loro richiesta di aiuto e, nonostante sia appena tornato dalla Spagna, decide infine di andare in loro soccorso. Ma occorre far presto, poiché al termine del periodo natalizio fuggire non sarebbe più possibile e la stretta del nazismo si stringe sempre più attorno ai Meyer.
Credo che alla fine non vi possa essere un vero epilogo alle storie incentrate su Max Fridman. Noi abbiamo visto solo una piccola parte della sua vita e appreso qualche particolare sul suo passato. Non sapremo mai, anche se intuibile, come reagirà allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ed è giusto così.
Quest'ultima opera si divide in due parti. La prima narra delle traversie e delle sventure dei Meyer da quando il Terzo Reich effettua l'annessione dell'Austria all'inizio del 1938 fino a giungere quasi alla fine di quell'anno, riallacciandosi così alle storie di Max Fridman, che fa il suo ingresso nella seconda e conclusiva parte.
L'autore come sempre effettua un gran lavoro di documentazione storica e fotografica, ritraendo alla perfezione la Vienna di quasi cento anni fa e descrivendo le varie privazioni a cui vengono sottoposti i Meyer. Anche le più improbabili sono vere e veritiere, poiché le dittature come il nazismo alzano sempre l'asticella un po' più in alto, fino a quando qualcuno si ribella.
Max Fridman si ribella come può e, a cavallo tra la fine del 1938 e l'inizio del 1939, si schiera contro gli agenti nazisti i quali sono guidati dalla loro arroganza e mancanza di giudizio. Mentre a vantaggio di Max Fridman vi sono anni di esperienza come spia e astuzia sopraffina, ben nascosta dietro quel volto da uomo comune. E a coronare il tutto la consueta romantica e impossibile storia d'amore, sentimento che nemmeno la guerra o la tirannia riescono ad annientare.
A volte non si può stare neutrali di fronte alla tirannia. Per quattro volte, Max Fridman ha abbandonato la pacifica Svizzera per gettarsi a capofitto in insoliti conflitti sotterranei. Ha cercato e poteva evitarli, ma allo stesso tempo non ha potuto fare a meno di agire. Poiché è questo ciò che fanno gli uomini guidati da un ideale.

martedì 14 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - Caska


Da quando è entrato a far parte della squadra dei Falchi, l'attenzione di Gatsu si è sostanzialmente concentrata sul loro leader, l'ambizioso ed enigmatico Grifis.
Ma c'è un altro elemento che spicca all'interno di questo gruppo e non solo perché ne è l'unica componente femminile. Si tratta di Caska, che sin dall'inizio ha osteggiato la presenza di Gatsu poiché metteva in pericolo la vita di Grifis.
Ora però le cose stanno per cambiare nella saga di Berserk, come narrato da Kentaro Miura in Caska, pubblicato sulla rivista Young Animal tra il 1993 e il 1994.
Dopo l'uccisione del conte Yulius, il ruolo di Grifis a corte diventa sempre più rilevante, anche per il fatto che la figlia del re Charlotte si stia innamorando di lui.
Per consolidare la propria posizione, lui e la squadra dei Falchi ingaggiano altre battaglie per conto del re delle Mindlands. Ma la prima di esse può rivelarsi fatale: Gatsu, infatti, è preda dei rimorsi di coscienza per quanto ha dovuto compiere in L'Assassino, mentre Caska soffre di dolori mestruali.
Quando i due, dopo un tremendo scontro con un comandante avversario, cadono da un burrone, i loro destini si intrecceranno come mai prima era accaduto. E il passato di Caska sarà rivelato.
Tocca dunque a Caska finire sotto i riflettori, dopo gli altri due protagonisti. E se il passato di Grifis non è ancora ben definito, quello di Gatsu è stato parte integrante di questo lungo flashback che ancora non si è concluso ed è stato caratterizzato - come c'è da aspettarsi nel mondo di Berserk - dai soprusi e dalla violenza.
Un destino non dissimile da quello vissuto da Caska, degno di una parabola biblica: venduta dal padre in condizioni di povertà per non doversi più preoccupare di crescerla e sfamarla, la ragazza diviene presto oggetto delle indesiderate attenzioni di un nobile.
Ma come Grifis aveva allontanato Gatsu da un sentiero di perdizione e autodistruzione accogliendolo nei Falchi, si scopre che ha fatto altrettanto in precedenza con Caska, salvandola dalla violenza delle classi nobili e insegnandole a difendersi da sola.
Grifis, insomma, è come un'ombra o ancor più un oscuro angelo custode che come dal nulla entra nelle vite di queste due persone e le desidera accanto a sé per i propri scopi.
Come si può immaginare, il fatto che Gatsu scopra di condividere un passato comune con Caska aiuta i due ad appianare, in tutto o in parte, le loro divergenze, forgiati anche dalla battaglia in cui Gatsu mostra tutto il suo spirito di sacrificio, che maschera come ambizione personale per non rivelare i suoi sentimenti.
Ma l'atmosfera in cui si vive non è paradisiaca e il mondo che ormai percorrono da persone adulte non è di quelli che perdona la debolezza e forse anche sentimenti come l'amore.

lunedì 13 aprile 2026

Fabolous Stack of Comics: Death - Il Grande Momento della Tua Vita


L'entità nota come Death, presente nella serie Sandman di Neil Gaiman, si distingue per essere una "ragazza" - per come appare agli esseri umani con cui interagisce - che apprezza la vita, le piace osservare le esistenze degli umani e tratta coloro che lei deve portare via con rispetto e sincerità.
Ma alla fine la Morte è sempre lei e bisogna sempre stare attenti, soprattutto quando ci si fanno dei patti. Come dimostra la seconda storia a lei dedicata dopo L'Alto Costo della Vita, Il Grande Momento della Tua Vita (The Time of Your Life), miniserie di tre numeri pubblicata nel 1996, scritta da Neil Gaiman e disegnata da Chris Bachalo e Mark Buckingham.
Donna Foxglove è un'affermata cantante, impegnata in un lungo tour in giro per gli Stati Uniti. Per promuovere la propria carriera musicale, col tempo ha trascurato sempre di più la compagna Hazel McNamara e il figlio di lei Alvie, tanto che Hazel sta meditando di lasciarla.
Quando Hazel sembra scomparsa nel nulla e non risponde più alle chiamate, Donna Foxglove si precipita a cercarla, ma la ragione del suo silenzio è da ricercarsi in un drammatico evento che le è capitato. Un evento che ha attirato la presenza di Death. E si sa cosa questo significhi.
Così come già accaduto per la prima miniserie, anche in questa occasione Neil Gaiman prende alcuni elementi e personaggi provenienti dal mondo di Sandman per adattarli alla storia incentrata su Death, essendo questo in ultima analisi un universo condiviso. In questo caso le due protagoniste, di cui è già stato fornito il background in precedenza, cosa che però non diventa un impedimento per la fruizione della storia.
Se la prima miniserie si incentrava principalmente sul tema dei suicidi giovanili, questa invece si focalizza su quanto il lavoro e la carriera possano incidere sulla propria vita e le proprie relazioni. Tanto che, se trascurate troppo a lungo, possono infine deperire e morire.
Death rappresenta dunque, per le due donne, l'ultima possibilità di sistemare le loro vite, diventa una metafora di come soprattutto l'esistenza di Donna sia ormai divenuta vuota, priva di significato, pur regalandole soddisfazioni personali e introiti economici. Ma alla fine bisogna decidere cosa è davvero importante per la propria vita.
Da notare inoltre come Neil Gaiman - così come già fatto su Sandman - introduca personaggi omosessuali e parli dell'omosessualità senza renderla qualcosa di scandalistico o eccezionale, ma in maniera ordinaria come parte della vita di tutti i giorni. Quella tra Donna Foxglove e Hazel McNamara, infatti, non è una storia d'amore omosessuale: è una storia d'amore e basta.
Nella prima miniserie Death era una ragazza allegra, ma al tempo stesso venata di malinconia, poiché poteva passare un solo giorno come umana sulla Terra. Qui è più presente la sua vera natura, di entità concettuale che deve eseguire il suo compito ("non sono né benedetta né misericordiosa. Sono solo me stessa").
Pur rimanendo principalmente sullo sfondo, se non per l'epilogo, la sua presenza è costante. E alla fine occorre onorare i patti che con lei vengono sanciti.

domenica 12 aprile 2026

A scuola di cinema: Cercasi Susan Disperatamente (1985)

1974: Esce il film francese Céline e Julie Vanno in Barca (Céline et Julie Vont en Bateau), diretto da Jacques Rivette.
In un'atmosfera tra il surreale e il grottesco, una donna di nome Julie - seduta su una panchina - vede passare davanti a sé una ragazza, Céline, la quale perde gli occhiali senza che se ne accorga.
Julie la insegue per restituirglieli, ma la ritrova solo il giorno dopo. Qui le due donne scoprono di essere spiriti affini e sono entrambe delle sognatrici che vogliono evadere dalla realtà. Raccontandosi storie a vicenda, le due vengono catapultate in mondi immaginari di loro invenzione.
Ora può sembrare strano dirlo, ma questa pellicola rappresenta l'ispirazione di una commedia che esce alcuni anni dopo.


Tra coloro che guardano e ammirano questo film vi è Leona Barish, un'aspirante sceneggiatrice che, prendendo spunto dalla pellicola e dall'idea di far incontrare due donne provenienti da due mondi diversi (urbani, nel suo caso), tenta di scrivere la sua prima sceneggiatura cinematografica, completata nel 1980.
La sceneggiatura viene opzionata da Sarah Pillsbury, amica di Leona Barish, e Midge Sanford, i quali hanno da poco fondato la Sanford/Pillsbury Productions.
Tuttavia, in principio si fatica a trovare un interesse da parte degli studi cinematografici. L'opinione generale è che una storia del genere possa piacere solo alle donne e agli omosessuali (strane concezioni dell'epoca).
Alla fine la Warner Bros. decide di finanziare il progetto, ma ritira la propria partecipazione poco tempo dopo. Subentra allora la Orion Pictures, che decide di investire inoltre una maggiore somma di denaro di modo tale da far aggiungere alla sceneggiatura ulteriori scene, pur rimanendo questo un progetto a basso costo.
Come regista viene scelta Susan Seidelman. I due produttori sono rimasti favorevolmente impressionati dal suo film di debutto, Smithereens, e dalla sua capacità di portare a termine un progetto dal basso budget.
La sceneggiatura prevede che le due protagoniste abbiano superato i trent'anni e in principio si cercano attrici di fama quali Goldie Hawn e Diane Keaton. Il budget previsto, e la decisione di Sarah Pillsbury di puntare su attrici meno note, porta a un cambiamento di piani e a un "ringiovanimento" dei personaggi.
Per il ruolo di Roberta Glass viene dunque scelta Rosanna Arquette, anche se lei in prima battuta preferirebbe avere il ruolo di Susan dopo aver letto la sceneggiatura.
Per quest'ultimo ruolo vengono provinate decine di attrici e si pensa in principio a Ellen Barkin e Jennifer Jason Leigh.
Viene deciso invece di affidare questa parte a Madonna (Louise Ciccone), fortemente voluta e proposta da Susan Seidelman, che già la conosce. Tanto che la regista si reca personalmente a Union Square a girare lì il suo provino. La cantante è così poco nota all'epoca che un passante la scambia per Cindy Lauper.
Il provino viene poi visionato e apprezzato dai dirigenti della Orion Pictures e il figlio di uno di loro, vedendo la cantante su MTV, la trova affascinante.
Quando viene scelta, questo film per Madonna rappresenta il debutto cinematografico e ha appena iniziato la propria carriera musicale, con un album omonimo uscito nel 1983. Le cose stanno per cambiare in maniera drastica.
Anche in questo caso, comunque, la decisione di scegliere lei è dettata anche dal budget e dalla volontà di ringiovanire il personaggio.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 10 settembre 1984, tenendosi a New York e in New Jersey.
A causa di alcuni ritardi nella produzione, Madonna ha già concluso - ed è pronto a essere venduto - il suo secondo album, intitolato Like A Virgin. Questo la porta ad essere, nel giro di poco più di un anno, da semplice cantante in ascesa a rinomata pop star. E la cosa si riflette anche sulla produzione del film.
Se nei primi tempi la cantante può circolare liberamente e nessuno le presta attenzione più di tanto, col passare dei giorni e soprattutto durante l'ultima settimana di lavorazione - quando una sua foto compare sulla celebre rivista Rolling Stone e Like A Virgin inizia a scalare le classifiche di vendita - i fan cominciano ad accalcarsi sempre di più vicino al set.
Costringendo pertanto la produzione ad assoldare delle guardie del corpo che garantiscano la sicurezza di Madonna e non causino troppi ritardi.
Ovviamente si approfitta anche di questo fatto e il ruolo di Susan viene espanso, con l'introduzione anche di una parte cantata, per darle più risalto.
Si arriva anche al punto che un agente di polizia chieda un autografo a Madonna, ma scambia persona e lo domanda a Rosanna Arquette. L'attrice ovviamente non prende bene questo scambio di ruoli, visto che in principio doveva essere lei la protagonista principale e la personalità più nota, ma ormai non può più ritirarsi e le sue obiezioni cadono nel vuoto.
Viene girato un primo finale, che vede Roberta Glass e Susan recarsi in Egitto, a bordo di cammelli nel deserto del Sahara, per restituire gli orecchini rubati, il perno della trama. Tuttavia questo epilogo non incontra i favori della regista, che opta per un secondo, più lieto finale.
Le riprese si concludono poco prima della fine di novembre. Madonna contribuisce alla colonna sonora del film tramite una canzone, Into The Groove, originariamente concepita per un amico e che esiste solo in versione demo. Questa canzone viene poi inserita in una seconda versione di Like A Virgin.
I dirigenti della Orion Pictures decidono poi di accorciare i tempi della post-produzione, quasi della metà, per far uscire il film nelle sale cinematografiche il prima possibile, convinti che la fama di Madonna non durerà a lungo.
Cercasi Susan Disperatamente (Desperately Seeking Susan) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 marzo 1985. A fronte di un budget di quattro milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 27 milioni di dollari.
Con una carriera musicale ormai lanciata verso la fama assoluta, forte di questo successo Madonna tenta di sfondare anche nel cinema. Si sposa dunque con Sean Penn e insieme a lui recita il suo film successivo, Shanghai Surprise, che si rivela essere però un tremendo flop. Ma questa... è un'altra storia.

sabato 11 aprile 2026

Italians do it better? 72: Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo (2014)


Se c'è una caratteristica classica e costante dei film interpretati da Aldo Baglio, Giacomo Poretti e Giovanni Storti è il fatto che questi tre attori interpretano nient'altro che loro stessi.
Qualunque sia il ruolo, la classe sociale o le particolarità dei personaggi che vanno a rappresentare, i tre vi infondono le loro peculiari personalità - qualcosa che hanno mutuato dagli sketch teatrali - tanto che nemmeno sullo schermo cambiano il loro nome, per dare maggiore sicurezza allo spettatore. Per dirgli che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo.
Questo si conferma anche in Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo, diretto da da Aldo Baglio, Giacomo Poretti, Giovanni Storti e Morgan Bertacca, scritto da da Aldo, Giovanni e Giacomo, Morgan Bertacca, Valerio Bariletti e Pasquale Plastino e distribuito nei cinema nel dicembre 2014.
Giacomo Poretti è un ricco e arrogante uomo d'affari milanese che sfrutta le economie degli stati meno facoltosi per arricchirsi con investimenti tecnicamente a basso rischio. Al suo fianco c'è il fedele maggiordomo Giovanni, al suo servizio da anni e appassionato di spade e samurai.
Un giorno i due, dopo aver svoltato in una strada con divieto d'accesso, investono Aldo, un venditore ambulante abusivo in fuga dalla polizia. Per non trascinare la cosa per le lunghe, Giacomo gli promette una cospicua (per Aldo) somma di denaro al fine di evitare di essere denunciato.
Da questo momento le esistenze dei tre, che paiono destinate a separarsi subito dopo, diventano sempre più intrecciate e ognuno di loro avrà modo di vedere la propria vita cambiata.
Il film parte da un argomento iperclassico, presente anche prima dei tempi di Mark Twain, che ha segnato comunque un epoca con Il Principe e il Povero: lo scambio di ruoli. Seppur con presupposti differenti, il ricco Giacomo scoprirà - dopo un'avversa situazione capitatagli - il differente mondo di Aldo e viceversa, con Giovanni - il quale rappresenta una sorta di ponte tra questi due mondi - preso nel mezzo.
Non vedremo comunque, né credo siano richieste in questo contesto, seriose analisi sulle differenze sociali o le problematiche delle classi meno abbienti. Semplicemente, questa è la storia di tre estranei che, per sventure casuali ed eventi di varia natura altrettanto casuali, arriveranno a diventare amici, scoprendo di essere non così distanti come pensavano. Aiutandosi così l'un l'altro per superare le reciproche difficoltà.
Il tutto, ovviamente, contornato da varie scenette comiche, con in più qualche piccolo elemento di malinconia che però non scalfisce più di tanto l'atmosfera di giocosa serenità che pervade l'intera pellicola. E qualche piccolo omaggio al cinema americano, come Kill Bill Vol. 1 e le versioni americane dei film di samurai, almeno quelle che si riconoscono a prima vista.
A parte Aldo, che rimane fedele a sé stesso, credo che Giacomo e Giovanni abbiano qui leggermente esasperato per motivi narrativi le loro personalità, di modo tale che il venire calati in un'atmosfera del tutto diversa attivi in loro il necessario cambiamento. Cambiamento che rassicura infine lo spettatore.
E gli conferma una volta di più che, sì, sta vedendo i tre comici che ha tanto amato in televisione di nuovo all'opera, stavolta sul grande schermo. E li vedrà ancora.