venerdì 15 gennaio 2021

Libri a caso: Il Mistero del Treno Azzurro, ovvero di Agatha Christie e del suo affetto per l'aristocrazia


Lady Agatha Christie, ma che ti hanno fatto di male i treni? E ogni volta avviene un delitto, e che cos'è!
Il Mistero del Treno Azzurro (The Mystery of the Blue Train) è un romanzo con protagonista il celeberrimo Hercule Poirot, pubblicato nel 1928, il secondo dove non è presente quella piattola del Colonnello Hastings... ma state tranquilli, ogni tanto ce lo ritroveremo ancora tra i piedi.
Siamo ancora nella fase iniziale delle avventure del detective belga, eppure ormai la strada verso la gloria - successiva a L'Assassinio di Roger Ackroyd - è già stata tracciata.
Sul Treno Azzurro, che percorre molte città francesi, viene ritrovato il cadavere dell'ereditiera Ruth Kettering, figlia del miliardario Rufus Van Aldin. Sono inoltre scomparsi dallo scompartimento in cui alloggiava dei preziosi rubini in suo possesso. I vari sospettati, tra cui il marito e l'amante della donna, sembrano avere però tutti un solido alibi.
Ma naturellement sarà Hercule Poirot, grazie alle sue celluline grigie, che riuscirà infine a venire a capo del mistero.
Il romanzo ha una lunga introduzione, volta a presentare i vari personaggi e il loro background, tanto che Poirot non compare che nel decimo capitolo e comunque nel corso della storia rimane quasi sempre sullo sfondo. Solo che quando irrompe sulla scena la sua presenza è come se sovrastasse quella di chiunque altro, visto che pur essendo ancora uno dei primi romanzi che lo vede protagonista inizia già ad acquisire una potenza narrativa e iconica rilevante.
Agatha Christie, reduce dal divorzio e dalla sua amnesia di qualche anno prima, non esita a mostrare tutto il suo astio verso un certo tipo di aristocrazia, persa nelle sue insignificanti preoccupazioni sulla reputazione e capace di giocare con la vita delle persone come se nulla fosse.
Quindi tutta la gente appartenente alla nobiltà presente in questo romanzo: 1) fa una brutta fine ; 2) oppure i sopravvissuti sono descritti come poveri di spirito.
Non a caso, l'altra eroina di questo romanzo oltre a Poirot è una ragazza di umili origini, Katherine Grey, la quale si ritrova catapultata in questo mondo e - appunto perché è una brava ragazza e non può fare una brutta fine - da questo stesso mondo infine si allontana per tornare al suo paese, St. Mary Mead. Sì, è proprio lo stesso villaggio dove vive una simpatica signora che avrebbe narrativamente fatto il suo esordio di lì a un paio d'anni.
Agatha Christie ha già quasi del tutto plasmato il detective preferito dai lettori, quel personaggio che invece lei a un certo punto comincerà a odiare. Ma dovrà passare molto tempo ancora prima che possa far calare il sipario sulle sue indagini.

mercoledì 13 gennaio 2021

A scuola di cinema: Mission: Impossible (1996)

17 settembre 1966: Va in onda, sulla rete televisiva CBS, il primo episodio della serie Mission: Impossible. Ideata da Bruce Geller, è incentrata su un gruppo di agenti governativi segreti, appartenenti alla Impossible Mission Force (IMF), i quali si occupano di sventare le più svariate minacce internazionali, ai danni degli Stati Uniti o persino del mondo intero.
La serie si rivela un enorme successo, andando in onda sino al 1973, per un totale di sette stagioni e 171 episodi.
Un primo adattamento cinematografico è previsto per il 1986, ma uno sciopero degli sceneggiatori porta invece a un revival, sempre sulla CBS ma senza Bruce Geller, scomparso nel 1978, il quale va in onda per due stagioni tra il 1988 e il 1990. Dopodiché a quel punto manca solo l'approdo sul grande schermo per completare il cerchio. Cosa che non tarda ad arrivare.


Già prima della conclusione della seconda serie televisiva, la Paramount - titolare dei diritti di sfruttamento - cerca di far mettere in produzione un lungometraggio, ma senza successo.
Finché non interviene Tom Cruise. L'attore è infatti un grande fan della serie televisiva e, nel 1993, fonda la sua società di produzione, la Cruise/Wagner Productions, in coppia con la sua ex agente Paula Wagner. Cruise vede in questo titolo un buon viatico per far partire al meglio la sua carriera di produttore, nonché un potenziale ottimo strumento per somme extra derivanti dal merchandising e vendita di supporti fisici.
In un primo momento, la Paramount pianifica un budget tra i 40 e i 50 milioni di dollari. ma Cruise ritiene non sia sufficiente e convince gli esecutivi a portare la cifra a 80 milioni di dollari. Per venire incontro alla produzione, l'attore sceglie inoltre di non ricevere un pagamento anticipato del suo ingaggio, sui 20 milioni di dollari, in cambio di una percentuale sugli introiti derivanti dagli incassi cinematografici e vendita DVD.
A quell'epoca è già pronto un primo trattamento, ad opera di Willard Huyck e Gloria Katz, che è una sorta di una continuazione diretta della prima serie televisiva e prevede il ritorno di molti suoi protagonisti, i quali però vengono subito uccisi in missione per essere sostituiti da un nuovo team.
Martin Landau, uno degli attori contattati in merito, rifiuta seccamente di partecipare a quest'operazione, poiché la ritiene non rispettosa della serie, e così fanno gli altri interpreti. Gli sceneggiatori Steven Zaillian e David Koepp intervengono allora sulla prima sceneggiatura, operando una consistente revisione, ma mantenendo sostanzialmente intatta la trama di base già concepita (col team di Ethan Hunt al posto di quello della serie televisiva).
In un primo momento, Cruise vorrebbe Sydney Pollack alla regia ma, quando l'accordo non si conclude, contatta Brian De Palma. Il regista accetta poiché, dopo Carlito's Way, sta cercando un nuovo progetto di alto profilo. È De Palma stesso che suggerisce a Cruise di ambientare la prima parte della storia a Praga, città poco presente nei film americani.
Non del tutto soddisfatto della sceneggiatura, Cruise contatta Robert Towne per un'ultima revisione, con l'impegno da parte sua di essere presente sul set in caso di battute o scene aggiuntive da scrivere sul momento.
A Peter Graves, il Jim Phelps comparso sia nella prima che nella seconda serie televisiva, viene proposto di riprendere questo ruolo, ma rifiuta quando scopre che nel film è descritto come un traditore della patria e muore nello scontro finale. Il ruolo allora viene affidato a Jon Voight, poiché si ritiene che il pubblico non possa ritenerlo come la mente criminale (lo stesso plot twist che si sarebbe verificato con Graves).
Quasi allo stesso modo, a Ving Rhames viene assegnata la parte di Luther Stickell poiché in pochi pensano che una persona con la sua muscolatura possa essere un hacker.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 13 marzo 1995, svolgendosi a Praga, Londra, Glasgow e in Illinois. Sul set viene convocato come consulente Reza Badiyi, colui che aveva diretto il maggior numero di episodi della prima serie televisiva. Durante il suo primo giorno di presenza, De Palma gli si avvicina dicendogli quanto abbia adorato la serie, ma che questo film non avrà nulla a che vedere con essa, e quindi la sua presenza rischia di causare solo problemi e distrazioni. Badiyi ringrazia il suo collega e se ne va, per non tornare mai più.
Tom Cruise decide di effettuare il maggior numero di scene possibili senza l'uso di una controfigura. Tuttavia, la scena dove è prevista la controfigura sin dal principio, forse perché ritenuta più pericolosa di altre, è quella dove Ethan Hunt fugge da un ristorante di Praga dopo che ha fatto esplodere un acquario. De Palma, però, non rimane soddisfatto delle riprese con la controfigura e così Cruise gira di persona questa scena.
L'esplosione, creata utilizzando circa 16 tonnellate d'acqua, viene eseguita in studio, mentre la fuga di Cruise viene girata in una piazza di Praga. Una manovra ben calcolata, poiché quella immensa quantità d'acqua rischiava di farlo affogare.
Per la scena in cui Tom Cruise deve introdursi nel quartier generale della CIA, calandosi dall'alto con un cavo (un omaggio a Topkapi di Jules Dassin), l'attore ha il problema che continua a penzolare e battere la testa contro il pavimento, fino a che non ha l'idea di mettere delle monete nelle sue scarpe per ristabilire l'equilibrio.
Per la scena del confronto finale, Cruise intende utilizzare un treno della TGV, il treno ad alta velocità francese, ma in un primo momento l'autorizzazione viene negata. Cruise allora invita a pranzo i proprietari della linea di treni ad alta velocità e il giorno successivo il permesso viene accordato, purché non vengano effettuate le manovre acrobatiche, per ovvi motivi di sicurezza.
Quindi le scene sul tetto del treno vengono ricreate in studio e, per simulare le forti correnti d'aria, viene acquistata una macchina del vento per le simulazioni di paracadutismo, in grado di generare una corrente d'aria capace di arrivare anche a 250 chilometri all'ora, se necessario. Cruise effettua questa scena senza assistenza, col risultato che la forte corrente d'aria distorce i tratti facciali dell'attore, il quale per qualche giorno ha la visione offuscata da macchie azzurrognole.
Le riprese si concludono il 30 settembre 1995.
Mission: Impossible viene distribuito nei cinema americani a partire dal 22 maggio 1996. A fronte di un budget di poco inferiore agli 80 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 457 milioni di dollari.
Un successo planetario e il miglior inizio che ci potesse essere per la carriera da produttore di Tom Cruise. Viene dunque pochi anni dopo messo in cantiere un sequel, sempre con Cruise, ma senza Brian De Palma alla regia... ma questa è un'altra storia.

domenica 10 gennaio 2021

Fabolous Stack of Comics: Nameless


Avete presente quando iniziate a leggere un fumetto di uno di quegli autori ritenuti "ermetici", che so, tipo Grant Morrison? La trama vi appassiona e andate avanti con entusiasmo, poi all'improvviso iniziano ad essere inseriti temi esistenziali, esoterici, onirici, fino a quando giunti alla fine esclamate:"Ma cosa diavolo ho appena letto?". Ecco, il fumetto in questione ne è un buon esempio.
Nameless è una miniserie in sei numeri pubblicata nel 2015. Se ai testi, come anticipato, c'è Grant Morrison, i disegni sono affidati a Chris Burnham, che compie la consueta - ma sempre apprezzabile - opera magistrale.
Il tutto inizia come una sorta di thriller fantascientifico, quando un uomo senza nome (il Nameless del titolo) viene convocato sulla Luna da un'organizzazione spaziale privata per collaborare alla distruzione dell'asteroide Xibalba, in rotta di collisione verso la Terra.
Quando però il Senzanome e un altro gruppo di astronauti si avvicinano all'asteroide, divengono preda di una distorsione della realtà senza precedenti, che mina la loro stessa salute mentale e può rappresentare il primo passo verso l'annichilimento dell'umanità.
Quando ho concluso la lettura di questa storia, mi sono appunto domandato cosa diavolo avessi letto e se non fossi rinco... ehm, se ne avessi capito tutte le sfaccettature. Il consiglio è di leggerla tutta d'un fiato, perché staccare tra un capitolo e l'altro può aumentare ancor di più il senso di straniamento.
Grant Morrison si diverte a confondere il lettore, gettando i protagonisti di questa storia in un caos che rappresenta la follia di questo mondo. Tramite più livelli di lettura, Morrison descrive una realtà anomala che non è mai fissa, essa muta con la stessa frenesia e follia con cui cambia la società moderna.
Una società, un'umanità, che sembrano destinati all'Apocalisse. E quindi non possono mancare riferimenti, più o meno espliciti (più più), sia a una parte poco nota dei dettami del Cristianesimo, sia soprattutto alle tradizioni del popolo Maya. Sì, proprio quelli della fine nel mondo nel 2012: googlate ad esempio il nome dell'asteroide di questa miniserie per un tuffo in un mondo a molti ignoto.
Quindi bisogna tenere accanto al fumetto, durante la lettura, un manuale di religione e di esoterismo? Diciamo che non è una di quelle letture immediate, che si capisce al volo: cerca e richiede l'approfondimento. Quindi se siete quel tipo di lettore che:"Dai, ho un'oretta libera, mi leggo questa storia" lasciate perdere. E non vuol dire che siate un lettore inferiore rispetto a un altro, tutti hanno il diritto di scegliere cosa leggere e come approcciarsi alla lettura.
L'importante è leggere, ma io mi permetto comunque di aggiungere che ancora più importante è capire cosa si legge e approfondire quando necessario. E nonostante le opinioni non richieste di alcune persone dalla mentalità ristretta, il fumetto rappresenta e ha sempre rappresentato un mezzo di apprendimento.

venerdì 8 gennaio 2021

Fabolous Stack of Comics: Sacro/Profano - Paradiso


In principio è stato l'Inferno. Dopodiché è giunto il passaggio interlocutorio, il Purgatorio. E ora tocca al capitolo finale. La prima trilogia di Sacro/Profano, la serie ideata da Mirka Andolfo, giunge infatti nel 2015 al terzo e definitivo atto, il Paradiso per i due protagonisti, Angelina e Damiano. Ma sarà davvero così?
Il precedente albo si era concluso con una grande e inaspettata sorpresa: Angelina era rimasta incinta! Per lo shock di Damiano. In questo terzo volume, i due novelli sposi si preparano alla nascita della loro progenie, qualcosa per cui non sono forse davvero pronti e per cui rischiano inoltre di perdere le loro amicizie, tra le solite (poche?) gioie e gli altrettanto soliti (molti?) dolori e tra situazioni paradossali e ironiche a non finire.
La fine del viaggio, tuttavia, è solo il preludio a qualcosa di più grande. E come sempre non può mancare un ultimo colpo di scena.
Quest'ultimo atto porta a compimento il percorso narrativo verso cui i due personaggi erano destinati sin dal principio: ritrovatisi quasi per caso, uniti per sempre verso un comune destino.
Ho avuto la percezione che le vignette ideate da Mirka Andolfo, assistita alle chine in questo caso da Gabriele Bagnoli, siano in numero leggermente inferiore rispetto ai primi due capitoli, cosa che ha dato più spazio agli sceneggiatori ospiti e ai disegni degli artisti ospiti che hanno omaggiato la saga. Nulla di problematico, comunque, perché la storia nel suo complesso resta godibile.
Forse, essendo il capitolo conclusivo, quindi immaginando già quale sarebbe stato l'epilogo, questa terza parte risulta la meno appassionante della saga (il che non vuol dire, tuttavia, la meno riuscita), ma ha il pregio di portare a compimento l'evoluzione narrativa e caratteriale dei due protagonisti.
Damiano, da diavolo che non voleva assumersi alcuna responsabilità, è divenuto adesso un uomo completo e maturo, grazie all'amore di Angelina, che davvero capisce le sue esigenze e lo rispetta. Angelina ha abbandonato invece una parte della sua ingenuità giovanile per maturare a sua volta e trovare infine qualcuno che davvero capisce le sue esigenze e la rispetta.
Quindi è tutto finito? E invece no! Perché Sacro/Profano ha già visto la pubblicazione di nuove avventure e di una nuova trilogia, che portano avanti l'insolita situazione familiare dei nostri due amati protagonisti. Perciò, chissà, magari un giorno torneremo a parlare di loro.

mercoledì 6 gennaio 2021

A scuola di cinema: Vacanze In America (1984)

1967: Mentre stanno per concludere gli studi liceali, i fratelli Carlo Vanzina ed Enrico Vanzina partecipano a un tour negli Stati Uniti organizzato da una comitiva di sacerdoti.
Il viaggio da costa a costa in alcune città americane, a bordo di un autobus e circondati dai loro amici, si rivela per loro un'esperienza indimenticabile. Soprattutto se si considera il fatto che gli Stati Uniti per molti già allora rappresentano la mecca del cinema, a maggior ragione per i figli di un grande regista quale Steno, alias Stefano Vanzina.
I due fratelli fanno tesoro di quei giorni e, molti anni dopo, basandosi sui ricordi di questo viaggio, ideano una sceneggiatura con alcuni elementi autobiografici basati su di esso, da sviluppare se necessario anche con attori poco noti. Una sceneggiatura che infine approda sul grande schermo.


La sceneggiatura, dedicata "ai nostri compagni di scuola da cui la vita ci ha separati", si intitola America. Dopo il successo sia di Sapore di Mare che di Vacanze di Natale, tuttavia, questa viene subito opzionata da Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori, i quali decidono di rinominarla Vacanze in America.
Non solo, i due produttori - tramite la C.G. Silver Film - provvedono a mettere sotto contratto sia Jerry Calà che Christian De Sica, che altri interpreti di Vacanze di Natale quali Claudio Amendola, Antonella Interlenghi e Paolo Baroni. L'intento dietro questa operazione è chiaro, sia dal titolo che dal cast principale: il voler dare al pubblico l'impressione che questo sia un nuovo capitolo del filone delle vacanze, con attori già noti e apprezzati.
Le similitudini con Vacanze di Natale non si sarebbero dovute fermare qui, poiché sotto contratto viene messo anche un altro degli interpreti principali di quel film, Marco Urbinati, il quale in principio ha un ruolo rilevante in questa nuova pellicola.
Purtroppo, durante una festa a Las Vegas insieme al resto del cast, l'attore ha un forte malore, tanto da essere costretto ad abbandonare il progetto e a ritornare in Italia in maniera prematura. Alcune sue riprese già effettuate rimangono comunque nel montaggio finale. Poco dopo, Marco Urbinati abbandonerà del tutto anche il mondo del cinema per motivi di salute, troncando così sul nascere una promettente carriera.
Questo sfortunato evento ha un ulteriore effetto collaterale. Un altro attore del cast con un ruolo minore, Fabio Ferrari, figlio di Paolo Ferrari e qui al suo esordio cinematografico, si vede assegnata una parte più rilevante, quella di Furio Pittigliani alias Pappola.
Un altro figlio d'arte è presente in questa pellicola: Gianmarco Tognazzi, figlio di Ugo Tognazzi, qui al primo film interpretato senza avere al fianco suo padre.
Nel cast infine vi è Edwige Fenech, la regina della commedia sexy degli anni '70, che - per il fatto che il suo personaggio ha origini francesi - può recitare per la prima volta con la sua vera voce.
Le riprese si svolgono in un arco di circa due mesi, in principio a Roma e poi per un mese e mezzo negli Stati Uniti, presso le città di New York, Los Angeles e Las Vegas e la Death Valley. Ad accompagnare la troupe e supervisionare il progetto vi è Vittorio Cecchi Gori.
Una volta che la troupe è giunta a Los Angeles, Jerry Calà e Christian De Sica ne approfittano, insieme a Paolo Villaggio (ospite con ogni probabilità della produzione), per recarsi per una notte al Caesar's Palace e frequentare il casinò del luogo. In quell'unica notte, gli attori si divertono moltissimo, ma al contempo si fanno prendere un po' troppo dall'atmosfera del posto e perdono così tutti i loro soldi. Per fortuna qualcuno va in loro aiuto e il salato conto dell'albergo e del ristorante viene pagato da Carlo Vanzina di tasca propria.
Sempre a Las Vegas, Christian De Sica si imbatte in un boss della malavita, il quale si dichiara un grande fan di suo padre, Vittorio De Sica, e si offre persino di ospitarlo nella sua lussuosa dimora. Per sfuggire a quest'insidiosa compagnia, De Sica si inventa una scusa sul momento, dicendogli che deve partire il giorno successivo all'alba per le riprese e deve dunque declinare. Quest'esperienza in un primo istante spaventa molto l'attore.
Quando la troupe arriva nella Death Valley, vengono effettuate le riprese della partita di calcio tra i romani e i torinesi. Una volta conclusa la giornata di lavoro, pur essendoci ancora un sole cocente, si decide di giocare un'altra partita di calcio per distendersi e rilassarsi, la più classica di sempre: scapoli contro ammogliati. Una scena decisamente insolita per un luogo che aveva visto le imprese di John Wayne e di altri grandi attori del cinema western.
Vacanze In America viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 20 dicembre 1984. La pellicola arriva infine a incassare un miliardo e settecento milioni di lire. Un risultato soddisfacente, ma non del tutto eccezionale, se si pensa anche solo all'incasso che aveva ottenuto l'anno precedente Vacanze di Natale. La motivazione principale, con ogni probabilità, è da ricercare nell'uscita in contemporanea di un altro film italiano molto atteso, Non Ci Resta Che Piangere a opera del duo Roberto Benigni e Massimo Troisi, che si rivela l'incasso migliore per quell'annata.
Christian De Sica si conferma attore di punta dei titoli "vacanzieri", anche se bisognerà attendere ancora qualche anno perché torni a interpretare questo genere di film con continuità, mentre Jerry Calà, invece, non vi parteciperà più.
Edwige Fenech, pur avendo ora la possibilità di iniziare una nuova carriera cinematografica più "casta", decide di ritirarsi dalle scene e limitare le sue successive apparizioni sia cinematografiche che televisive, per concentrarsi negli anni successivi sul teatro e sulla conduzione di programmi televisivi per poi, successivamente, divenire un'affermata produttrice.
Questa pellicola, inoltre, si rivela un grande e perfetto trampolino di lancio per Fabio Ferrari, come pure per altri due attori del cast, Giacomo Rosselli e Fabio Camilli, i quali vengono contattati qualche tempo dopo da Carlo Vanzina ed Enrico Vanzina, che stanno sviluppando un nuovo telefilm intitolato I Ragazzi Della Terza C... ma questa è un'altra storia.

lunedì 4 gennaio 2021

Fabolous Stack of Comics: Il Nuovissimo Occhio di Falco


Occhio di Falco è stato il primo arciere della Marvel, avendo esordito su Tales of Suspense 57 del 1964. Sono quindi quasi sessant'anni che Clint Barton compie le sue gesta eroiche.
Ma non è l'unico arciere provetto nell'Universo Marvel. Quando Clint Barton venne ritenuto morto (una delle tante volte) dopo Vendicatori Divisi (Avengers Disassembled), esordì grazie ad Allan Heinberg e Jim Cheung sulla prima serie di Young Avengers un nuovo Occhio di Falco, Kate Bishop.
I due hanno cominciato a interagire in maniera significativa durante la serie Hawkeye, scritta da Matt Fraction e disegnata in buona parte da David Aja. Un rapporto che ha subito un'ulteriore evoluzione in Il Nuovissimo Occhio di Falco (All-New Hawkeye), due miniserie rispettivamente di cinque e sei numeri pubblicate tra il 2015 e il 2016, sceneggiate da Jeff Lemire e disegnate da Ramon Perez.
Gli Occhi di Falco ricevono dallo SHIELD l'incarico di smantellare una nuova operazione criminale dell'HYDRA denominata Progetto Communion. Quando si scopre, però, che il Progetto tiene prigionieri tre bambini Inumani con facoltà telepatiche, Kate decide di proteggerli e non affidarli allo SHIELD. Clint, tuttavia, giunge a non condividere la scelta della sua alleata. Una differenza di vedute che li metterà in contrasto, rischiando di sancire la fine della loro alleanza per sempre.
Le due miniserie si svolgono lungo tre piani temporali: il passato, che fa luce sul background di Clint Barton (la cui storia viene nuovamente, leggermente modificata) e Kate Bishop aiutandoci a capire le loro motivazioni attuali, il presente con la storia incentrata sul Progetto Communion e anche il futuro (probabile) con le conseguenze della frattura tra i due eroi.
Per ognuna di queste tre linee temporali, Ramon Perez adotta uno stile diverso e per quanto riguarda le scene del presente cerca di adattarsi, al meglio che può, al tratto di David Aja. Alquanto particolari, tanto da apparire schizzati in certi punti, i disegni della saga del futuro.
Lemire fa in modo, invece, che ognuna di queste tre linee temporali siano l'un l'altra interconnesse, pur trattando tematiche diverse. Se il passato di Clint Barton, in ultima analisi, non racconta nulla che non si sia già visto, quello di Kate Bishop è davvero ben tratteggiato.
Il presente e il futuro alla fine non collidono, sublimandosi in un finale alla "abbracciamoci tutti e vogliamoci tanto bene, perché abbiamo vinto tutti", che risulta un po' spiazzante rispetto a una saga che ha avuto per buona parte dei toni cupi (laddove invece Fraction li alternava con sprazzi di apprezzato umorismo).
Le due miniserie nel complesso contribuiscono ad affinare ancora di più la figura di Kate Bishop, la quale diventa la vera protagonista della storia, visto che la serie precedente aveva praticamente catalizzato tutta la sua attenzione su Clint Barton. Cercando in questo modo di allontanarla dal suo mentore, per farle percorrere un sentiero narrativo autonomo. Sentiero che tuttavia non potrà prescindere da quell'alias, che continua a portare con orgoglio. A buon diritto.