venerdì 3 aprile 2026

Italians do it better? 71: Adagio (2023)


I film di "gangster" si sono evoluti dai tempi di Edward G. Robinson. A quel tempo era chiaro il confine: i gangster erano il male assoluto, mentre i poliziotti e le autorità erano nel giusto e incorruttibili. Anche se la realtà era a volte diversa, il cinema era netto su questo punto.
Il passare dei decenni ha mutato questa visione. Chi compie atti criminali può essere giudicato e condannato, ma si iniziano anche a valutare le sue motivazioni, che l'hanno portato a compiere quei crimini. Il Padrino è forse il primo film a infrangere le regole, in tal senso.
Anche il di solito buonista cinema italiano ogni tanto si adegua a questa visione. Come in Adagio, diretto da Stefano Sollima, scritto da Stefano Sollima e Stefano Bises e distribuito nei cinema nel dicembre 2023.
In un locale di Roma, città preda di numerosi, brevi blackout dovuti a un caldo asfissiante, si trova il giovane Manuel Coretti (Gianmarco Franchini). Costui si è messo nei guai con un reparto corrotto dei carabinieri, che per non mandarlo in carcere lo ha incaricato di riprendere in quel locale un influente uomo politico in atteggiamenti compromettenti.
Il ragazzo filma tutto, venendo però poi preso dal panico, e fugge. Certo che i carabinieri corrotti andranno alla sua caccia, cerca l'aiuto di ex compari di suo padre - ora confinato a casa in stato demenziale - Mario Coretti (Toni Servillo).
Ovvero Polniuman (Valerio Mastandrea) e Romeo Baretta detto il Cammello (Pierfrancesco Favino), i quali hanno subito gravi perdite per questo. Polniuman ha perso la vista, mentre il Cammello è stato per molti anni in carcere a seguito di una rapina fallita in cui è rimasto ucciso suo figlio.
La caccia all'uomo ha infine inizio e rischia di non risparmiare nessuno.
Partiamo con l'ambientazione, che è molto particolare. Non saprei dire se originale, ma di certo è qualcosa che si è visto di rado. Se la città, Roma, è consolidata, è ciò che la caratterizza che risalta. Sembra un vero e proprio girone infernale: una serie continua di blackout con gli incendi a procurare le poche luci nella metropoli.
Echi di Blade Runner, ma qui non siamo in un futuro alternativo, perché quel futuro vaticinato da Ridley Scott e Philip Dick si è rivelato peggiore.
E in un girone infernale non possono che essere presenti dei peccatori. Nessuno dei protagonisti di questa storia è un eroe, ma non tutti sono cattivi allo stesso modo.
Vi sono cattivi, persone spietate senza possibilità di appello come i carabinieri corrotti o il padre di Manuel (potete intuire quale sarà il loro destino finale), ma anche peccatori che hanno provato non a rimettersi sulla retta via, bensì più semplicemente ad abbandonare la vecchia strada, cosa che li ha lasciati più tormentati e disperati di prima. Poiché ora devono confrontarsi coi loro peccati passati per cui hanno già pagato un caro presso.
Pierfrancesco Favino continua nella sua opera di trasformismo, vista soprattutto in Hammamet. Qui si riconosce a fatica all'inizio: pieno di escoriazioni in volto, privo di capelli e che parla con un tono di voce molto basso (forse un po' troppo basso, in un paio di punti non l'ho proprio sentito).
La sua è la figura più tormentata, quella che alla fine è al centro della scena e sancirà il destino finale di molti personaggi, anche se lui non lo vuole.
Ma può esserci via di fuga da questo girone? Si può davvero abbandonare una strada criminosa percorsa per molto tempo? Il film dà una risposta netta e chiara in tal senso, ma lascia anche un senso di speranza. Per quelle giovani generazioni che hanno ancora possibilità di cambiare. Di rivelarsi migliori di chi li ha preceduti.

giovedì 2 aprile 2026

Libri a caso: Circumluna Chiama Texas


Uno spettro si aggira per... l'Europa? No, il Texas! In quella che è stata un'era di grandi cambiamenti sociali, la fantascienza dell'epoca ha cercato di prevedere - a volte riuscendoci, a volte fallendo miseramente - quelli che potevano esserne gli sviluppi sotto vari aspetti, anche quelli sociologici.
Con un pizzico di satira laddove serva. Come in Circumluna Chiama Texas (A Specter is Haunting Texas), scritto da Fritz Leiber e pubblicato nel 1968.
Il Texas domina ormai il mondo intero a seguito delle conseguenze di un conflitto nucleare, ma la dittatura viene mal vista e combattuta dal Messico, mentre la Russia rimane ancora un nemico da temere.
In questo insolito scenario giunge Christopher Crockett La Cruz, soprannominato Tesk, proveniente da Circumluna, una colonia lunare dove da tempo buona parte dell'umanità si è rifugiata.
La Cruz prevede un viaggio breve sulla Terra: deve solo riscattare una concessione mineraria appartenente alla sua famiglia, ma rimane ben presto coinvolto suo malgrado nel conflitto tra i texani e i messicani.
Christopher Crockett La Cruz, forte del suo esoscheletro, decide di stare dalla parte di questi ultimi, più piccoli e poveri, e sfruttando le sue doti di attore inizia a portare in giro per il Texas un teatro itinerante in cui proclama i valori della rivoluzione.
I guai non tardano ovviamente ad arrivare.
Molto spesso viene affermato che la satira deve prendere di mira solo le autorità e le persone potenti. Non sappiamo se sia doveroso agire sempre così, ma di certo il romanzo va in questa direzione.
Agli scrittori piace scrivere per metafore, per allegorie, e quindi gli Stati Uniti in cui rimane solo il Texas a governare il mondo sono in realtà una versione alternativa, e decisamente surreale, degli Stati Uniti degli anni che Fritz Leiber e molti altri stavano vivendo.
Dove il protrarsi della Guerra Fredda, il conflitto in Vietnam e le rivolte giovanili stavano mettendo alla gogna una certa arroganza del potere costituito.
Il Texas non è stato di certo scelto per caso e credo che Leiber conoscesse i suoi compatrioti meglio di me. Nel ritrarli alti, quasi tre metri, ma boriosi, arroganti e viscidi vi è una spietata ironia che s fa beffe del potere, degli organi governativi. Che dall'alto, appunto, della loro autorità decidono chi vessare e quali popoli attaccare.
Nonché viene messa alla berlina una certa categoria di privilegiati, delle classi sociali alte, indifferenti ai disagi e alle sventure delle classi sociali meno abbienti.
Come non è stato scelto a caso il Messico come opponente, la nazione - secondo il modo di pensare dell'epoca - simbolo della povertà e del desiderio di non lavorare.
I ricchi che lottano contro i poveri, il pensiero in apparenza dominante che viene contestato da quella minoranza che, non venendo ascoltata, inizia a battagliare. E così si cerca di eliminare quel pensiero ribelle e quella minoranza.
Un universo impazzito, dove anche l'eroe non è proprio così eroico (cerca di avere una relazione con due donne contemporaneamente) e non c'è una sorta di lieto fine per lui. Ma tempi disperati richiedono personaggi... in possesso di un esoscheletro. E non ci si può sempre rifugiare su un satellite, o in una caverna, o dovunque si voglia.
A un certo punto bisogna prendere conoscenza della realtà e fare una scelta.

mercoledì 1 aprile 2026

Prime Video Original 99: Il Blindato dell'Amore


Negli anni '70 e '80 del ventesimo secolo, il genere action al cinema ha trovato il suo consolidamento (non che prima non esistesse questo genere, chiaramente). Il tutto grazie ad eroi puri e duri come Steve McQueen e Charles Bronson nel primo decennio e una pletora di altri attori nel decennio successivo.
Se gli eroi del primo decennio erano molto "seriosi", gli anni '80 hanno provato un po' a distendere i toni, con l'introduzione di eroi fallibili stile John McClane o alcune spalle comiche, quale ad esempio Eddie Murphy in 48 Ore.
Lo stesso Eddie Murphy che ritorna in Il Blindato dell'Amore (The Pickup), diretto da Tim Story, scritto da Kevin Burrows e Matt Mider e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 6 agosto 2025.
Russell Pierce (Eddie Murphy) si prepara a festeggiare i 25 anni di matrimonio con la moglie Natalie (Eva Longoria) ed entro sei mesi progetta di lasciare lo stressante lavoro come autista di furgoni blindati per aprire insieme a lei un bed and breakfast.
Tuttavia, lo aspetta una pessima giornata lavorativa: il suo capo gli ha assegnato la zona più scomoda della città, dove non c'è copertura telefonica, e gli ha affibbiato come aiutante un novellino, Travis Stolly (Pete Davidson), che non pare essere in grado di tenere la bocca chiusa.
A peggiorare ulteriormente le cose, tre rapinatori capitanati da Zoe (Kate Palmer) hanno messo gli occhi sul blindato per quella che appare come una facile rapina. Ma Russell Pierce è determinato a festeggiare il suo anniversario, costi quel che costi.
Dopo quarant'anni e più, i ruoli si sono infine invertiti. In questo film è Eddie Murphy il veterano, un po' serioso (anche se poi non si trattiene dal fare qualche battuta, è più forte di lui), e ha al suo fianco una spalla comica, che ricorda il lui degli esordi. L'attore ci tenta, quantomeno, gliene va dato atto. Prolisso, un po' insopportabile e nonostante tutto volenteroso.
Tralasciando questo gioco delle parti, il film si caratterizza come un classico heist movie con lunghi inseguimenti in auto alla Bullitt ma senza le salite e le discese, esplosioni fin dove lo consente il budget, manovre acrobatiche ben eseguite dagli stuntmen e stuntwomen e dei sottotesti romantici, utilizzati forse per accalappiare anche un pubblico femminile. Ma anche quello maschile apprezza queste sottotrame, anche se alcuni non ve lo diranno mai.
Nulla che vada fuori dalla norma, dunque. Se vi piace questo genere di film, allora anche questo - senza esagerare - potrà incontrare i vostri favori.
Per quanto ci faccia dispiacere ammetterlo, i nostri eroi invecchiano e noi invecchiamo insieme ad essi. Anzi, diciamo che maturiamo. Ma come diceva un attore caposaldo degli action movie del passato, e di oggi, "vecchio, non obsoleto".
Ed è affascinante vedere come quegli stilemi di cinquanta o quaranta anni fa, se opportunamente rimodernati, possano ancora incontrare il favore del pubblico.

martedì 31 marzo 2026

Libri a caso: L'Agente di Bisanzio


La narrativa di fantascienza adora, e forse ha anche ideato, gli scenari ipotetici. Il "cosa sarebbe successo se..." o "What if...?", per usare un termine fumettistico. Ovvero eventi storici che hanno preso una piega differente rispetto alla nostra realtà, alterando così il mondo che conosciamo e dando vita a un nuovo universo, che può essere dunque esplorato e ampliato in ogni dove.
Un esempio celebre in tal senso è La Svastica sul Sole di Philip K. Dick. E un'opera che presenta un altro mondo alternativo è L'Agente di Bisanzio (Agent of Byzantium), scritto da Harry Turtledove e pubblicato nel 1994.
Basil Argyros è un fedele soldato al servizio dell'Impero Bizantino e adoratore di San Maometto, che molto tempo prima si convertì al Cattolicesimo, modificando così la storia che noi conosciamo.
Non avendo mai subito invasioni da parte del popolo arabo, l'Impero Bizantino è in questo mondo davvero esteso, ma ciò non vuol dire che manchino le minacce alla sua stabilità e serenità.
Basil Argyros, con la sua dedizione e il suo coraggio, sventerà molti pericoli, guadagnando ben presto la prestigiosa qualifica di magistrianos, cosa che lo porterà in giro per le regioni dell'Impero. Ma molte saranno anche le tragedie che dovrà affrontare.
Come ben intuibile, l'evento storico che in questo universo non si è verificato è il fatto che Maometto non ha mai scritto il Corano, non ha mai fondato una propria religione e dunque non è mai stato riconosciuto come profeta dell'Islam. Anzi, ha aderito ai dettami del cristianesimo.
Tale evento viene accennato subito e ripetuto di tanto in tanto, ma in realtà l'attenzione del lettore viene sempre dirottata nel seguire le avventure di Basil Argyros e le scoperte che queste comportano. Anche perché la conseguenza principale, l'Impero Bizantino che non è mai crollato, viene delineata proprio descrivendo le avventure del personaggio.
L'opera è in realtà un'antologia che raccoglie otto racconti scritti dall'autore in un arco di quattro anni e che dettagliano l'ascesa di Argyros da giovane soldato semplice a rinomato e maturo magistrianos. Harry Turtledove, peraltro, è un apprezzato studioso e ricercatore della storia dell'Impero Bizantino, quindi sa di cosa parla e può permettersi di immaginare un suo scenario alternativo.
Il tema al centro di praticamente tutte le storie è la dicotomia tra religione e scienza, di cui Argyros diventa una sorta di incarnazione. Infatti, costui dovrà il successo delle proprie missioni alla scoperta di incredibili invenzioni (nel corso delle sue avventure scoprirà - in maniera diretta o indiretta - il cannocchiale, le vaccinazioni, la stampa, la polvere da sparo e altro).
Tuttavia, nonostante possa attribuirsi il merito di questo, Argyros darà sempre il riconoscimento di tali missioni a Dio, ritenendo in maniera incrollabile che sia stata la sua mano ad aiutarlo a ideare queste meraviglie. Quando ovviamente non è così ed è invece tutto frutto dell'inventiva dell'uomo. Né qualcun altro proverà a contraddirlo su questo fatto, poiché condivide il suo pensiero.
Quello stesso Dio che farà vivere alcune grandi tragedie ad Argyros, ma che non lo porteranno mai a porsi questioni filosofiche o teologiche.
Una dicotomia presente nei secoli e che a quanto pare diventa argomento di dibattito anche in questo universo alternativo. L'autore sottilmente afferma che i fervori religiosi - di qualunque natura essi siano - non hanno mai aiutato il progresso dell'uomo e della scienza.
Quindi, pur non condannando chi è credente di una religione, vi è l'invito a mettere le cose al loro giusto posto. Se un'entità suprema esiste, è anche la mano dell'uomo che ha creato quelle tecnologie che hanno permesso che si uscisse dalle caverne e si viva ora in grandi metropoli.
O, nel caso di Basil Argyros, in un grande impero che chissà se è mai crollato.

lunedì 30 marzo 2026

Fabolous Stack of Comics: Flash Giant - Zanne Aguzze e Luccicanti


Nella prima miniserie di Flash Giant si erano richiamate le atmosfere della Silver Age, mettendo in scena una storia del velocista scarlatto senza nessun particolare collegamento di continuity e facendogli affrontare i Nemici, i suoi più classici avversari.
Evidentemente questo esperimento deve aver avuto successo, tanto che nel 2020 viene pubblicata una seconda miniserie di cinque numeri, scritta da Gail Simone e disegnata da Clayton Henry.
Flash continua a barcamenarsi nella lotta al crimine nei panni del velocista scarlatto, cercando al contempo, come Barry Allen, di portare avanti il proprio lavoro come detective della scientifica di Central City e di vivere la sua complicata relazione con Iris West.
Ma tutto questo viene scombussolato quando dal lontano futuro giunge una donna di nome Shift, la quale ha preso di mira l'eroe. La sua motivazione è dovuta al fatto che Flash è il diretto responsabile della creazione del tiranno che sta opprimendo la sua era, causando indicibili orrori. E l'unico modo per annullare questa minaccia è uccidere il velocista.
Il nome del tiranno è Eobard Thawne, il Professor Zoom.
Silver Age è stata e Silver Age è, ancora. I Nemici nella prima miniserie, l'Anti-Flash in questa. Anche gli scontri col Professor Zoom sono stati una costante delle storie classiche e questo criminale ha causato molti problemi a Flash nel corso del tempo, uccidendo persone a lui care e generando persino il Flashpoint.
Non vi sono eventi così drammatici in questa storia, comunque, in quanto si ricerca volutamente un tono più "leggero" per arrivare a un pubblico più generalista che magari conosce l'eroe avendolo visto in prodotti mediatici e streaming.
Quindi diciamo che si richiamano - chiaramente attualizzandole per il pubblico odierno - più le storie di John Broome, il creatore del Professor Zoom, semplici e immediate se viste con l'occhio di oggi ma ancora in grado di essere rivisitate e apprezzate.
Assistiamo dunque di nuovo a un metaforico tuffo nel passato, sfruttando a livello narrativo le psicologie di personaggi - in genere molto più sfaccettati - al minimo consentito e basandosi su elementi consolidati.
Ma come ho già detto, questo non è necessariamente un male, poiché a volte occorrono letture più rilassanti, che si prefiggano unicamente di intrattenere il lettore senza troppi patemi d'animo con storie semplici e immediate come quelle di 60 anni fa, cui questa miniserie si ispira.
Ci saranno altre storie giganti di Flash? Certo che sì, dopotutto l'esigenza di storie più leggere è sempre presente.

domenica 29 marzo 2026

Italians do it better? 70: Il Capitale Umano (2014)


Quanto vale una vita? La risposta immediata sarebbe che una vita non ha prezzo, essendo di per sé unica. Ma in un mondo che diventa sempre più materiale, si è arrivati al punto - in determinati e specifici contesti - di quantificare anche quanto può valere un'esistenza umana.
E quanto da ciò alcuni possano trarne giovamento. Come accade in Il Capitale Umano, diretto da Paolo Virzì, scritto da Paolo Virzì, Francesco Bruni e Francesco Piccolo e distribuito nei cinema a partire dal gennaio 2014.
Dopo che si è concluso un evento a cui ha lavorato, un cameriere sta tornando a casa con la sua bicicletta quando viene investito da un SUV. Un evento drammatico, non dissimile da altri tragici incidenti, ma attorno a ciò che è capitato ruotano le esistenze di alcune persone.
Quella di Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), un agente immobiliare desideroso di entrare a far parte della bella società.
Quella di Carla Bernaschi (Valeria Bruni Tedeschi), una donna ricca ma annoiata che cerca di salvare un teatro da lei frequentato in passato, prima che venga abbattuto.
E infine quella di Serena (Matilde Gioli), figlia di Dino, la quale vive una complicata relazione con Luca Ambrosini (Giovanni Anzaldo), accusato di essere uno spacciatore.
Uno di loro era forse alla guida del SUV. Oppure no e uno di loro sta proteggendo qualcun altro. Ma le loro esistenze ne risulteranno, infine, profondamente cambiate.
Verrebbe da dire che l'incidente che dà il via alla trama sia in realtà solo un pretesto per andare a esaminare le vite dei tre protagonisti principali, tramite un uso continuo di flashback e flashforward, e forse non saremmo troppo lontani dalla realtà.
Vite in cui vi è un grande vuoto che sembra impossibile da colmare. A partire da Dino Ossola, interpretato in maniera splendida, che dietro una maschera da persona a cui piace ridere e scherzare nasconde in realtà un profondo risentimento verso coloro che ce l'hanno fatta e sono nell'alta società, pur chiedendo il loro aiuto.
Eppure dei fallimenti che ha conseguito può incolpare solo sé stesso e alla fine si vedrà qual è la sua vera natura. Paradossalmente una figura molto umana, poiché è una di quelle che sicuramente abbiamo incontrato almeno una volta nella vita.
Vi è poi Carla Bernaschi, che in principio è sicura di poter contare sull'affetto e sul sostegno del proprio compagno. Fino a che capisce che in realtà lui non la considera affatto e non tiene conto dei suoi consigli, portandola a compiere un'invisibile rottura del rapporto. Poiché essa stessa è divenuta invisibile ai suoi occhi.
E infine vi è Serena. Forse l'unica persona innocente e che agisce in nome di ciò che considera un bene, almeno in principio, ma che non può nascondere per sempre i peccati altrui di cui si è fatta carico.
Intorno a loro vi è un mondo fatto di corruzione, finto perbenismo, viscide ambizioni e mancanza di empatia. Un mondo in cui a poco a poco la vita umana perde di significato, fino a poter essere appunto quantificata.
Per capire quale sia questo capitale umano, dietro cui si maschera l'ipocrisia delle persone ipocrite che davanti agli altri fingono ciò che non sono, rivelando solo nelle ombre (im)morali del loro animo la loro vera natura.