domenica 5 febbraio 2023

A scuola di cinema: Fenomeni Paranormali Incontrollabili (1984)

1980: Viene pubblicato il romanzo L'Incendiaria (Firestarter), scritto da Stephen King.
Il libro si incentra su Andy McGee e sua figlia Charlene, detta "Charlie", i quali sono inseguiti da un'agenzia governativa nota come La Bottega (The Shop).
Anni prima, Andy McGee aveva partecipato - insieme alla sua futura moglie Victoria Tomlinson - a un esperimento durante il quale gli era stato iniettato un composto noto come LOT-6, grazie al quale è riuscito a sviluppare una lieve forma di controllo mentale sulle altre persone.
Dopo aver sposato Victoria, Andy ha una figlia da lei, Charlie appunto, la quale già in tenera età sviluppa incredibili capacità pirocinetiche. Capacità che interessano molto a La Bottega, che arriva a uccidere Victoria e catturare la bambina.
Andy la rintraccia e la libera, iniziando così una lunga fuga. Con fortuna e abilità, Andy e sua figlia riescono per qualche tempo a sfuggire agli agenti della Bottega, fino a quando il direttore dell'agenzia, James Hollister, convoca lo spietato assassino e cacciatore John Rainbird. E stavolta la cattura di padre e figlia riesce.
Qualche mese dopo, però, grazie a un piano di Andy i due riescono a fuggire, ma costui viene ucciso durante la nuova fuga. Preda della rabbia, Charlie brucia vivi James Hollister e John Rainbird e distrugge l'intero complesso, decidendo infine di denunciare il tutto all'opinione pubblica.
Pochi anni dopo, anche quest'opera di Stephen King diviene oggetto di un adattamento cinematografico.


Poco prima della sua pubblicazione, i diritti di sfruttamento cinematografico del libro di Stephen King vengono opzionati dal produttore Dodi Al-Fayed e dalla Universal Pictures, per una cifra pari a un milione di dollari.
Il primo regista selezionato è John Carpenter, il quale si sta occupando della pre-produzione - sempre per la Universal - de La Cosa (The Thing). Bill Lancaster, sceneggiatore del medesimo film, completa anche un primo trattamento. Un secondo trattamento viene ideato da Bill Phillips e si pensa a Richard Dreyfuss nel ruolo di Andy McGee.
Dopo l'uscita de La Cosa nel 1982, però, sia John Carpenter che i due sceneggiatori vengono allontanati dal progetto, da un lato perché il budget previsto - stimato superiore ai 17 milioni di dollari - viene ritenuto troppo alto, dall'altro perché La Cosa non ha soddisfatto le aspettative commerciali.
I diritti sul romanzo di Stephen King vengono dunque acquisiti da Dino De Laurentiis, mentre la Universal rimane solo come distributore. Il produttore contatta poi Mark Lester, offrendogli la regia del film. Costui accetta, rinunciando così alla direzione de L'Anno del Dragone (Year of the Dragon).
È proprio Lester a suggerire il nome dello sceneggiatore per il nuovo trattamento, Stanley Mann, pur collaborando anche lui alla sceneggiatura finale, ma non venendo accreditato. Una sceneggiatura che incontra anche i favori di Stephen King.
Il ruolo di Charlie McGee viene infine conteso tra Heather O'Rourke (la bambina di Poltergeist) e Drew Barrymore, venendo infine affidato a quest'ultima. Curiosamente, un paio di anni prima la madre della giovane attrice Jaid le aveva fatto notare come il suo volto fosse molto simile a quello di una illustrazione presente su una copertina del libro.
Il ruolo di James Hollister viene in un primo momento affidato a Burt Lancaster (padre del Bill Lancaster che aveva realizzato la prima sceneggiatura), ma costui è costretto a rinunciare in quanto deve sottoporsi - dopo essere stato vittima di due lievi attacchi di infarto - a un intervento chirurgico di bypasso coronarico. La parte è dunque appannaggio di Martin Sheen.
Dino De Laurentiis propone in maniera decisa George C. Scott per la parte di John Rainbird, arrivando a offrire un ingaggio di 1 milione di dollari.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 12 settembre 1983, tenendosi a Wilmington e altre piccole località del North Carolina. Questa è una scelta precisa di Dino De Laurentiis e del suo entourage per consentire di ridurre i costi che deriverebbero dal girare in location esterne come New York o Los Angeles.
Per la base de La Bottega viene affittata una parte della piantagione Orton, sempre in North Carolina. De Laurentiis si offre anche di acquistarla, di modo da potervi effettuare le scene riguardanti il fuoco e distruggere una parte della proprietà, ma i proprietari si rifiutano, quindi suddette scene sono ricreate in studio utilizzando delle repliche in scala ridotta degli edifici.
Siamo ancora in un'epoca dove la tecnologia CGI è sconosciuta, quindi tutte le scene dove si vedono delle sfere di fuoco sono realizzate con effetti pratici e vere sfere infuocate attaccate a dei cavi che sfrecciano in aria e sono controllate da remoto.
Tali effetti sono curati da Mike Wood e Jeff Jarvis e gli stuntmen che se ne occupano sono rivestiti di una tuta ignifuga che consente loro di resistere per circa novanta secondi al calore. Nonostante l'evidente pericolosità di queste manovre, alla fine per abilità e fortuna nessuno ne ricava neanche una lieve ferita.
Le riprese si concludono il 26 novembre 1983.
Fenomeni Paranormali Incontrollabili (Firestarter) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 9 maggio 1984. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 19 milioni di dollari.
Diciotto anni dopo esce un sequel di questa pellicola, Firestarter 2: Rekindled, sotto forma di una miniserie in due parti. con un minutaggio di quasi tre ore, che viene trasmessa nel 2002 sul canale televisivo Sci Fi Channel.
Charlie McGee, ora cresciuta (e interpretata da Marguerite Moreau), vive sotto falso nome in reclusione, ma viene ritrovata per ottenere un risarcimento per le azioni perpetrate da La Bottega. Questo, però, si rivela essere un trucco del redivivo John Rainbird (che in questa occasione è interpretato da Malcolm McDowell) per vendicarsi di lei. Il piano tuttavia fallisce e Rainbird viene incenerito.
Nel 2022, invece, esce un remake del film, con Ryan Kiera Armstrong nel ruolo di Charlie McGee, Zac Efron in quello di suo padre e James Hollister che diviene Jane Hollister.
La pellicola viene notata dal produttore Joel Silver, il quale rimane colpito in maniera favorevole dallo stile di regia di Mark Lester tanto da proporgli la direzione di Commando... ma questa è un'altra storia.

sabato 4 febbraio 2023

A scuola di cinema: Gorilla nella Nebbia (1988)

26 Dicembre 1985: Viene uccisa in Ruanda in circostanze misteriose la ricercatrice Dian Fossey, colpita al volto da un machete. Anche se la sua capanna è stata rivoltata da cima a fondo, nessun bene di valore è stato prelevato, comprese svariate migliaia di dollari facilmente rintracciabili, dunque è da escludere che vi sia una rapina dietro il suo assassinio.
Nel 1963, Dian Fossey effettua una prima visita in Africa, dove ha la possibilità di osservare da vicino dei gorilla di montagna, sui quali scrive poi alcuni articoli. Tre anni dopo, la donna decide di trasferirsi in maniera permanente nel continente africano, stabilendosi in particolar modo in Ruanda e cominciando a studiare in maniera approfondita le abitudini e i comportamenti dei gorilla di montagna, con scoperte fino a quel momento ignote alla comunità scientifica.
I suoi principali oppositori sono i bracconieri, la cui attività non viene sanzionata dalle autorità locali che vengono corrotte con delle tangenti. Dopo la morte di un gorilla a cui la ricercatrice era molto affezionata di nome Digit, Dian Fossey inizia a usare metodi più decisi contro il bracconaggio, tralasciando quasi del tutto le sue attività di ricerca.
Oltre a smantellare o far smantellare centinaia di trappole, Dian Fossey contribuisce alla cattura e alla condanna di alcuni bracconieri, giungendo al punto di far bruciare i loro campi e a trattenerli e umiliarli. Le sue attività contro il bracconaggio e il clamore mediatico che suscitano contribuiscono a salvare la specie dei gorilla di montagna dall'estinzione.
Nel 1983, Dian Fossey scrive un libro incentrato sulla sua vita e sulle sue scoperte, intitolato Gorilla nella Nebbia (Gorillas in the Mist). Due anni dopo, con ogni probabilità un atto di vendetta da parte dei bracconieri che si era inimicata, si giunge al suo tragico assassinio.
Ma la sua vita e le sue opere rimangono e divengono oggetto di un adattamento cinematografico.


Nel 1984 la Universal Pictures opziona i diritti di sfruttamento cinematografico. del libro di Dian Fossey Il produttore Arne Glimcher ha in programma un incontro proprio con lei per discutere dell'adattamento e si prepara a recarsi in Ruanda, ma poche ore prima del previsto incontro la donna viene assassinata.
Questo drammatico evento fa sì che anche la Warner Bros. si interessi alla vita della ricercatrice e, col suo libro già opzionato, acquisisce i diritti di un articolo giornalistico comparso su Vanity Fair a firma di Alex Shoumatoff e il libro scritto da Harold Hayes The Dark Romance of Dian Fossey, più incentrati sulla sua vita privata.
Questa situazione di stallo viene risolta quando entrambe le società di produzione contattano il governo del Ruanda per chiedere l'autorizzazione a girare nei luoghi dove Dian Fossey effettuava le sue ricerche. Il governo dichiara che concederà tale autorizzazione solo se le due compagnie troveranno un accordo.
Alla fine si decide dunque per una coproduzione, più che altro motivata dal fatto che la Universal e la Warner Bros. hanno già investito consistenti somme di denaro nella pre-produzione.
La regia viene affidata in un primo momento a Bob Rafelson, che però abbandona il progetto. L'incarico viene dunque passato a Michael Apted.
Costui, contando sulla sua esperienza come regista di documentari, insiste sul fatto che le riprese debbano svolgersi negli stessi luoghi e montagne in cui operava Dian Fossey e utilizzando soprattutto veri gorilla. La sua richiesta viene accontentata.
Per il ruolo di Dian Fossey, la prima attrice contattata è Jessica Lange, ma deve declinare la proposta in quanto è incinta del suo secondogenito Samuel Shepard. La parte viene dunque affidata a Sigourney Weaver.
A due settimane dall'inizio della lavorazione, la Warner Bros. intende ritirarsi dal progetto in quanto il budget previsto è già stato sfiorato e non si è ancora iniziato a girare. Per scongiurare questa eventualità, Michael Apted, Sigourney Weaver, Arne Glimcher e alcuni componenti della troupe si riducono spontaneamente il loro ingaggio, arrivando quasi a parificare le somme finora investite.
Le riprese iniziano in via ufficiale il primo giugno 1987, tenendosi in Kenya e Ruanda. Nell'accampamento della produzione presente in quest'ultima nazione vi sono dei ranger a guardia di esso, armati di fucili per impedire possibili attacchi di leoni.
Inoltre, in un'era dove Internet o le comunicazioni satellitari non erano ancora a disposizione del pubblico, non vi sono telefoni o un servizio postale, dunque vengono assunte centinaia di persone del posto come facchini o nel caso si renda necessario inviare dei messaggi in altre località oppure zone della montagna distanti tra loro.
Per specifica disposizione del governo del Ruanda, le riprese che coinvolgono dei gorilla possono essere effettuate da una troupe composta al massimo da cinque persone e solo per un'ora al giorno. Oltretutto, non si può certo decidere in questo caso in che luogo girare e raggiungere il sito comporta dover salire una collina per molti chilometri, il tutto portando con sé l'attrezzatura necessaria.
Sigourney Weaver riceve un adeguato training da esperti di primatologia per come approcciare al meglio degli animali allo stato brado. Ma mai come in questo caso, un conto è la teoria e un altro è la pratica. Quando deve effettuare delle riprese nelle estreme vicinanze, l'attrice ha sempre con sé un auricolare attraverso cui un esperto le consiglia in maniera costante come muoversi e come comportarsi.
Questo, tuttavia, non impedisce un piccolo incidente. Durante una ripresa, Sigourney Weaver tenta di avvicinarsi a una gorilla femmina, ma viene subito minacciata da un gorilla maschio di nome Pablo (uno di quelli su cui Dian Fossey effettuò delle ricerche) e colpita con un leggero pugno. L'attrice è stata istruita su come comportarsi in situazioni simili, dunque rimane a terra completamente immobile, fino a quando il gorilla non si allontana dalla zona.
Come richiesto da Michael Apted, vengono realizzate il maggior numero di scene con veri gorilla, ma in un paio di casi - per esigenze di drammatizzazione e storia - si rende necessario l'uso di stuntmen vestiti con tute da gorilla, che vengono approntate da Rick Baker e il suo team. Risultano così convincenti che a un certo punto alcuni componenti della troupe, vedendo uno stuntman che sta simulando una carica, si convincono sia un gorilla vero e si spaventano.
Le riprese si concludono nell'ottobre 1987.
Gorilla nella Nebbia (Gorillas in the Mist) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 23 settembre 1988. A fronte di un budget di 22 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 61 milioni di dollari.
Per quanto sia una figura controversa, l'attività di Dian Fossey è stata fondamentale per la comunità scientifica e ha contribuito alla preservazione di una specie animale, la cui esistenza rimane tuttavia ancora a rischio.
E questa è la fine della storia.

venerdì 3 febbraio 2023

Prime Video Original 104: Lust Stories


Nel 2013 esce il film indiano Bombay Talkies, il quale presenta una particolarità: non si tratta infatti di una storia unica, bensì è l'unione di quattro cortometraggi realizzati da altrettanti registi indiani, nello specifico Anurag Kashyap, Karan Johar, Dibakar Banerjee e Zoya Akhtar.
Dopo qualche anno esce una nuova pellicola che presenta la stessa caratteristica, una sorta di insolito sequel per così dire. Si tratta di Lust Stories, diretto dai quattro registi sopracitati e distribuito su Netflix a partire dal 15 giugno 2018.
Tramite delle storie incentrate su quattro donne (Radhika Apte, Bhumi Pednekar, Manisha Koirala, Kiara Advani), si racconta del loro rapporto col sesso e con gli uomini in una società ancora molto chiusa ai cambiamenti.
Che sia un rapporto semiplatonico tra un insegnante e un suo allievo, tra una cameriera e il figlio della famiglia per cui lavora, tra due amanti in cerca di una pace extraconiugale o tra due novelli sposini incapaci di stabilire una sana relazione sessuale, si descrive una società, quella indiana, che si sta proiettando verso una nuova realtà.
Come dice il titolo stesso, questo è un film incentrato sulla lussuria, la passione. Alternando storie dove prevale l'ironia, se non addirittura la comicità, a racconti dove invece vi è un'atmosfera cupa, si intende descrivere l'India dei tempi odierni - più smaliziata rispetto al passato - e sottolinearne pregi e difetti.
In particolar modo, si evidenzia la centralità della figura femminile, molto più intraprendente e autonoma rispetto al passato. Donne che non esitano a prendere la situazione di petto, se così possiamo dire, e guidare uomini confusi e spaesati verso di loro, oppure lontano da loro. Perché non necessariamente si può avere a che fare con figure del tutto positive.
Le donne rimangono comunque persone che provano sentimenti e quindi, guidati dalla passione, possono commettere errori. E quindi alla fine risultare sia come vittime che come carnefici.
Anche se si può considerare la società indiana distante dalla nostra, con usi e costumi a cui non siamo abituati, la cosa non si nota affatto in questo caso: sarà perché forse il sesso è un linguaggio universale.
Ma, seppur il sesso sia il tema centrale, anzi meglio uno dei temi preminenti, del film, con abilità non si indugia su scene che ne ritraggono l'atto (se non in un'unica occasione per una scena che mi ha ricordato La Dura Verità), in quanto non funzionali alle storie che vengono narrate.
Il sesso è dunque il punto di partenza e quello di arrivo, ma è ciò che accade nel mentre e le scelte che si intraprendono che rappresentano i punti focali.

giovedì 2 febbraio 2023

Fabolous Stack of Comics: JLA - Anno Uno


La Justice League of America ha esordito nel 1960, grazie a Gardner Fox e Mike Sekowsky e nella sua prima formazione militavano tutti i supereroi più celebri di quella prima ondata della Silver Age, con eroi rinnovati. Quindi il nuovo Flash Barry Allen, il nuovo Lanterna Verde Hal Jordan, Aquaman, Martian Manhunter e Wonder Woman. Con Superman e Batman che, in quanto componenti onorari, facevano sporadiche apparizioni.
Saltando tutte le successive formazioni che vi sono state poi, si arriva a Crisi sulle Terre Infinite e... qui arriva la crisi davvero. Poiché, nella Terra che emerge dalle ceneri di questo evento epocale, si afferma che Wonder Woman non ha mai fatto parte della prima ondata di eroi e giunge nel mondo "civilizzato" solo in un secondo momento. Eppure la Justice League c'è già stata prima del suo arrivo!
Ma allora cosa è successo? La soluzione adottata è che al suo posto ci sia stata Black Canary, che sì non c'entra nulla con Wonder Woman, ma immagino che opzioni alternative ce ne fossero poche. Oggi la realtà primaria è stata ristabilita e Wonder Woman ha sempre fatto parte della Justice League, ma nell'Ipertempo rimangono ovviamente le storie di quella insolita formazione della Justice League.
Una di queste è la maxiserie in dodici numeri, pubblicata nel 1998, JLA: Anno Uno (JLA: Year One), scritta da Mark Waid e Brian Augustyn e disegnata da Barry Kitson.
Dopo aver sventato un'invasione degli alieni Appellaxiani, Flash, Lanterna Verde, Aquaman, Black Canary e Martian Manhunter fondano la Justice League of America. Ma per le varie differenze che sussistono tra loro e per la difficoltà che ognuno ha nell'integrarsi con gli altri, in principio il gruppo fatica a ingranare.
Queste divergenze dovranno comunque ben presto essere messe da parte perché un'organizzazione segreta di nome Locus sta per mettere in atto un piano apocalittico che rischia di porre fine all'intera comunità dei supereroi.
Può capitare che ci si ritrovi tra le mani dei piccoli gioielli narrativi di cui si è all'oscuro e ci si accorga di questo mentre si prosegue nella lettura. Questa maxiserie ne è un perfetto esempio.
Mark Waid e Brian Augustyn ricatturano con successo quello spirito pioneristico incarnato da Julius Schwartz e dagli sceneggiatori della Silver Age della DC Comics e lo trasferiscono con altrettanto successo nella loro era, poiché vi è un abisso in termini narrativi tra come si raccontavano le storie di supereroi nel 1960 e come si raccontano a pochi anni dal 2000.
Quindi i due autori riprendono e sviluppano con molta abilità quelle particolarità comportamentali che caratterizzavano i personaggi al loro esordio, ma che non venivano esplorati più di tanto, dando così loro un contesto del tutto inedito.
Ecco dunque l'insicurezza di Dinah Lance, che vede in sua madre - l'originaria Black Canary - e la JSA dei modelli inarrivabili, oppure la paranoia di Martian Manhunter o la spacconeria di Hal Jordan che nasconde in realtà un animo sensibile. O ancora il sentirsi un pesce fuor d'acqua per Aquaman (e chi meglio di lui?) o la timidezza di Barry Allen che maschera in realtà delle grandi doti da leader.
Questo mix di personalità e caratteri si incontra e si scontra e, tralasciando la trama principale di Lotus, il vero focus della storia è vedere come questi eroi interagiscono tra loro e come riescono a costruire un gruppo di persone straordinarie partendo da persone in apparenza fragili e che devono ancora maturare del tutto (a differenza di Batman e Superman che appaiono già come eroi a tutto tondo).
Inoltre si analizzano quegli elementi che erano parte integrante di quel mondo appena nato, quali la Doom Patrol, i Metal Men, i Blackhawk, gli Esploratori dell'Ignoto, persino Snapper Carr, dando loro coesione e unione (laddove invece, durante la Silver Age, ogni eroe sembrava vivere in un proprio mondo personale senza alcun collegamento con gli altri gruppi).
Attraverso la diffidenza nei confronti di Martian Manhunter e certe battute ironiche fuori luogo verso Aquaman, che ha difficoltà ad ambientarsi nel mondo di superficie, si esplorano anche i temi del razzismo e del rispetto verso le persone di diversa estrazione sociale.
Questa maxiserie rappresenta la celebrazione del supereroismo più puro, capace di superare tutte le avversità. Quel supereroismo che nel 1960 poteva apparirci ingenuo e surreale, ma che in realtà ha sempre dimostrato, per la propria epoca, una certa grandeur.

mercoledì 1 febbraio 2023

Prime Video Original 46: Bingo Hell


Quando si parla di effetto nostalgia, forse non si tengono in conto quei film horror degli anni '80 e '90 del ventesimo secolo realizzati con effettacci di seconda mano, poche ambientazioni e una trama ridotta all'osso per esigenze di budget. Eppure alcune delle pellicole di quel tempo sono entrate nella storia.
Forse sono io che ho avuto le allucinazioni, ma ho notato echi di quelle produzioni in Bingo Hell, film diretto da Gigi Saul Guerrero, scritto da Gigi Saul Guerrero, Shane McKenzie e Perry Blackshear e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal primo ottobre 2021. Ormai il genere horror si conferma appannaggio anche delle registe e ne possiamo vedere un approccio differente.
Nella città di Oak Springs vive Lupita (Adriana Barraza), la quale è uno degli elementi di spicco di una comunità che però sta lasciando il posto alla modernità, con nuovi edifici e locali più alla moda rispetto a un tempo.
L'ultimo baluardo di classicità sembra svanire quando la sala bingo del paese viene venduta a un uomo misterioso che si fa chiamare Mr. Big (Richard Brake), il quale mette in palio premi in denaro sempre più alti. Per Lupita c'è qualcosa che non va e questo coincide con alcune strane apparizioni che si stanno verificando a Oak Springs.
Sì, sembra proprio un omaggio a quelle pellicole che potremmo ormai definire classiche e che magari la giovane regista ha visto quando era piccola, tremendo di paura davanti a quegli effettacci come accadeva ad alcuni di noi. Ma c'è anche qualcosa in più.
Il film è prodotto dalla Blumhouse, la stessa casa di produzione della serie La Notte del Giudizio. No, non ci ritroviamo di fronte a un clone di questa saga, ma il presupposto di fondo rimane lo stesso.
La Notte del Giudizio è infatti anche una drammatica metafora delle disparità sociali esistenti tra classi ricche e classi povere e Bingo Hell sfrutta la stessa tematica.
Le vittime di Mr. Big, del male dunque, sono infatti persone ai margini della società (anziani e persone fragili) e che divengono dunque facile preda quando gli si promettono soldi facili.
La classe ricca rappresentata da Mr. Big (un tizio in smoking, altro che i mostri realizzati con effetti pratici decenni fa) corrompe dunque la classe povera, sottraendo loro la loro vera identità (la casa, la famiglia, le radici) e si vuole sottolineare come la promessa del denaro sia in realtà qualcosa di effimero, poiché nasconde intenti poco nobili (nel film, la dannazione per le persone che accettano, nella realtà intere piccole comunità che cadono preda dell'economia globale odierna e vengono inglobate nelle metropoli).
Ma questa non è una pellicola pessimista, si lascia spazio alla speranza, che è rappresentata da quegli abitanti di Oak Springs che non cedono alla tentazione e rimangono fedeli a loro stessi e uniti tra loro. Per quanto appaia come una battaglia impari, si vuole sottolineare come sia almeno giusto provarci e non arrendersi alle prime difficoltà.

martedì 31 gennaio 2023

Disney+ Original 5: Safety - Sempre al Tuo Fianco


Il football americano (lo dice il nome stesso, dopotutto) è uno degli sport simbolo degli Stati Uniti. Per usare una consueta ma vera banalità è popolare quanto il calcio in Italia e il Super Bowl rappresenta uno degli eventi televisivi annuali più seguiti al mondo.
In quanto tale, il football americano è al centro di un numero incalcolabile di pellicole e molto spesso questo sport diviene la metafora del riscatto di una persona, in una sorta di esaltazione (legittima, ci mancherebbe) dei valori americani più gettonati dal popolo, quali la famiglia e l'integrazione.
Una delle pellicole che adotta questa metafora è Safety: Sempre al Tuo Fianco (Safety), diretta da Reginald Hudlin, scritta da Nick Santora e distribuita su Disney+ a partire dall'undici dicembre 2020.
Nel 2006, Ray McElrathbey (Jay Reeves) riesce ad accedere alla Clemson University della South Carolina per entrare a far parte della squadra universitaria di football, i Tigers, grazie a una borsa di studio guadagnata grazie alle sue abilità come giocatore per le azioni di safety.
Ray si rivela anche uno studente modello e comincia a legare coi propri compagni e con una ragazza di nome Raycee Stone (Corinne Foxx), ma la sua situazione familiare non è altrettanto idilliaca. Con un padre assente e una madre tossicodipendente che deve entrare in una comunità di recupero, suo fratello Fahmarr (Thaddeus Mixson) rischia di finire in una casa famiglia.
Ray si dichiara allora disposto a occuparsi di suo fratello e farsi carico delle sue necessità. Peccato che questo, però, rischi di fargli perdere la borsa di studio, ma il giovane - con l'aiuto dei suoi compagni di squadra - farà tutto ciò che è necessario per proteggere Fahmarr.
Il film è basato su una storia vera: Ray McElrathbey è stato davvero un giocatore dei Tigers della Clemson che è riuscito a ottenere una deroga dalla NCAA per avere dei fondi aggiuntivi alla borsa di studio al fine di potersi occupare al meglio di suo fratello, essendo lui l'unico adulto della famiglia a essere presente per lui, sempre al suo fianco.
La pellicola prende la base di questa storia vera e utilizza il football americano come semplice "sfondo" che non viene analizzato più di tanto (c'è qualche allenamento e pochi minuti di una partita, ma nulla più) in sé come sport, ma diviene veicolo di quei valori sopra menzionati. Valori che permettono a Ray di realizzare anche i suoi sogni.
Attraverso i sacrifici di Ray e il suo amore sia per lo sport che per suo fratello, si esaltano dunque i valori del rispetto tra persone di diversa estrazione sociale e colore di pelle, nonché si sottolinea quello che dovrebbe essere il bene supremo di una famiglia, ovvero prendersi cura l'uno dell'altro. Insomma, qualcosa di perfetto per un film per famiglie della Disney, sempre desiderosa di promulgare suddetti valori.
Per raggiungere tale obiettivo ci si concede quelle drammatizzazioni - o sarebbe meglio dire astrazioni dalla storia vera comprensive di siparietti comici - inevitabili in un contesto mainstream simile. La pellicola dunque non è un vero e proprio biopic con tutti i crismi, e non ambisce ad esserlo, semplicemente pone la storia di Ray McElrathbey come metafora di molte altre storie di riscatto che non catturano l'attenzione mediatica ed esempio da seguire per tutti gli altri.