sabato 10 ottobre 2026

Italians do it better? 81: Immaturi - Il Viaggio (2012)


Immaturi aveva visto sei quarantenni tornare all'improvviso ventenni per via di un insolito scherzo del destino. Che però alla fine li aveva riuniti e spronati a portare avanti quei sogni che non avevano realizzato prima.
E tra questi sogni, tra quelle tante idee che a volte vengono in mente ai giovani che poi non concretizzano, vi è quella di fare un viaggio insieme. Qualcosa che trova infine compimento in Immaturi: Il Viaggio, scritto e diretto da Paolo Genovese e distribuito nei cinema nel gennaio 2012.
Giorgio (Raoul Bova), Piero (Luca Bizzarri), Francesca (Ambra Angiolini), Luisa (Barbara Bobulova), Lorenzo (Ricky Memphis) e Virgilio (Paolo Kessisoglu) sono riusciti a diplomarsi per la seconda volta e possono così partire per quel viaggio in Grecia che avevano sognato di fare venti anni prima. A loro si aggrega Eleonora (Anita Caprioli), unitasi al gruppo pochi giorni prima dell'esame.
Quello che dovrebbe essere un viaggio distensivo diventa ben presto causa di molte tensioni all'interno del gruppo, tra mariti che rischiano di tradire le mogli, persone che nascondono un segreto e vecchie, dannose abitudini che ritornano.
Tutto questo porterà a distruggere quelle amicizie così faticosamente riconquistate?
Questo è un sequel - forse inevitabile per via degli incassi del primo film - molto differente dalla pellicola originaria. Se il presupposto che ha riunito i protagonisti è ormai venuto meno con il conseguimento del diploma, le loro storie a quanto sembra non si sono ancora concluse.
Ma ormai pare che ci sia poco su cui lavorare e che non sia già stato detto in precedenza. Certo, le storie di alcuni vanno avanti, ma procedono su quei binari che erano già stati tracciati. Viene giusto espansa la personalità e il personaggio di Eleonora, comparsa solo nell'epilogo del primo film e di cui ancora si sapeva poco.
Per il resto, il pretesto della vacanza in Grecia costituisce il presupposto per una serie di scenette varie che vogliono sottolineare - ma non in maniera critica, chiaramente - certe caratteristiche degli italiani. Maneggioni, furbi, ma alla fin fine sempre di buon cuore e legati all'amicizia.
Così si conclude il percorso degli Immaturi, aldilà di una serie televisiva che avrebbe rimaneggiato e reinventato qualche anno dopo il presupposto di partenza.
Ancora oggi gli esami di maturità esistono, oltre un secolo dopo essere stati inventati, e pur essendo oggi molto diversi da come sono stati concepiti continueranno a segnare - in bene o in male - le vite di molte persone.

venerdì 9 ottobre 2026

Netflix Original 211: The Kissing Booth 3


Ogni trilogia (o quasi) col terzo capitolo tira le fila del discorso iniziato col primo film. Vengono gettati vari semi narrativi, che si spera, giungano a piena maturazione, di modo tale che si possa giungere a un'adeguata conclusione.
Nei precedenti due capitoli, The Kissing Booth e The Kissing Booth 2, l'amicizia tra Elle e Lee era stata messa a dura prova dal fatto che lei si fosse innamorata del fratello di lui. Insomma, lui ama lei, ma lei ama l'altro e questo è il fratello di lui. Un classico da mal di testa?
Ora però tutto finisce in The Kissing Booth 3, diretto da Vince Marcello, scritto da Vince Marcello, ,Jay Arnold e Beth Reekles e distribuito su Netflix a partire dall'undici agosto 2021.
Sta per giungere il tempo di separarsi per Elle Evans (Joey King), Lee Flynn (Joel Courtney) e Noah Flynn (Jacob Elordi) e la ragazza deve decidere che strada percorrere. Se recarsi a Berkeley per stare vicina al suo caro amico o coronare il suo sogno d'amore andando ad Harvard per poter convivere con Noah.
Una decisione difficile da prendere e, per pensare ad altro, i tre decidono di passare insieme un'ultima vacanza presso la casa estiva dei genitori di Lee e Noah, che presto sarà messa in vendita.
Lì tutte le tensioni, i mal sopiti rancori e i segreti nascosti verranno alla luce, permettendo ai tre infine di maturare.
Certo, il finale è scontato e prevedibile e gli indizi erano già tutti nel primo capitolo. La vera protagonista di questa trilogia è stata Elle Evans, con i suoi dubbi e le sue incertezze tipiche dell'età adolescenziale e moltiplicate al cubo per esigenze narrative. Con qualche scena comico/surrealista per complicare le cose in maniera ulteriore. 
Per due film la ragazza ha vissuto nell'ombra di come avrebbero reagito le persone più importanti della sua vita di fronte alle sue scelte, senza pensare più di tanto a cosa sarebbe stato meglio per lei.
La maturazione che lei compie, la sua decisione finale, è quella di studiare ciò che davvero le interessa, non ciò che altri vorrebbero. Andare non dove la porta il cuore, ma la sua testa.
E la stessa maturazione avverrà negli altri personaggi. Ci sono coppie che rimarranno insieme, altri che dovranno dirsi addio, chi si fa prendere dall'Euphoria e altri che infine capiranno le scelte altrui e le accetteranno in nome dell'amicizia.
Ma le relazioni sviluppate in questi anni rimarranno. Alla fine, la trilogia è anche una metafora di quelle amicizie che facciamo quando siamo adolescenti e che formano il nostro carattere che ancora non è pienamente maturato. Amicizie con cui poi ci si può anche perdere di vista, per anni se non addirittura per sempre.
Ma la loro importanza per questo non viene meno.

giovedì 8 ottobre 2026

Fabolous Stack of Comics: Berserk - Rincontrarsi nelle Tenebre


In L'Inizio della Notte Eterna Gatsu è tornato presso l'esercito dei Falchi, ma non per restarvi in quanto intende perseguire al più presto una propria strada. Bensì per liberare Grifis dalle segrete delle Midlands, in cui costui è finito perché troppo accecato dalla propria ambizione.
Una missione tortuosa e insidiosa, che nasconde al suo interno altre insidie e pericoli, come mostrato in Rincontrarsi Nelle Tenebre, pubblicato sulla rivista Young Animal tra il 1995 e il 1996.
Gatsu, Caska, Judo e Pipin riescono a intrufolarsi nelle segrete del castello grazie all'aiuto della principessa Charlotte, che è ancora innamorata perdutamente di Grifis. Il ritrovamento del loro compagno è straziante, poiché Grifis è stato oggetto di un anno di torture che lo hanno privato della lingua e gli rendono impossibile camminare.
La fuga dal castello si rivela dunque ancora più ardua del previsto e, a complicare le cose, il re delle Midlands invia degli spietati e abili assassini alla caccia di questo piccolo gruppo di Falchi.
Potranno le traversie affrontate riunire in maniera imprevista Gatsu e Grifis?
Le tenebre e l'oscurità hanno sempre caratterizzato la saga di Berserk, sin dall'inizio, anche quando la storia si svolgeva in paesaggi ampi e luminosi. Perché era soprattutto l'oscurità dei protagonisti a predominare su tutto il resto, un'oscurità che invano si cercava di nascondere dietro una maschera (Gatsu il guerriero implacabile, Grifis il buon leader e Caska la soldatessa senza paura).
Ora, però, nell'oscurità reale si inizia a scendere davvero e l'animo si apre ad essa ancor di più. Dai campi di battaglia e le sfarzose sale dei castelli che hanno caratterizzato le precedenti saghe, alle prigioni umide e sporche, piene di indicibili torture di questa.
Eppure è una transizione naturale, inevitabile, poiché i vari protagonisti sembrano ormai aver perso tutto quello che avevano faticosamente conquistato in precedenza e lasciato alle loro spalle qualsiasi residuo di innocenza... se questo mai c'è stato.
Nessuno è davvero motivato da intenti altruistici, nemmeno la principessa Charlotte che è rimasta ammaliata dalla tossicità di Grifis - che ha conquistato a sua volta Caska e i Falchi e da cui nemmeno Gatsu è in grado di liberarsi totalmente.
Quindi quando questi esseri oscuri affrontano altri esseri oscuri, sicari inviati dal re, in realtà non stiamo assistendo al classico scontro tra buoni e cattivi, bensì a delle anime sperdute nell'oscurità, che si rivela essere il loro ambiente naturale.
E si sa che in questo tipo di scontri a prevalere è chi ha fatto dell'oscurità una propria ragione di vita.
La trama dunque prosegue prendendo un nuovo percorso. Se nei capitoli precedenti abbiamo assistito all'ascesa di Grifis e dei Falchi, adesso siamo testimoni della loro drammatica caduta, che potrebbe avere presto ancora più gravi ripercussioni.

mercoledì 7 ottobre 2026

Netflix Original 210: Il Divin Codino


La cinematografia americana è piena di biopic incentrati su campioni dello sport. Nell'ottica del sogno americano, il pubblico adora le storie di persone venute dal nulla che ottengono il successo e la gloria con la loro volontà e determinazione.
Anche l'Italia ha avuto e ha i propri campioni sportivi, ma forse per una diversa visione della società e il fatto che si tenda poi a invidiare chi ottenga successo al posto nostro, di prodotti come questi ce ne sono davvero pochi, magari relegati a miniserie televisive rassicuranti.
Ci sono delle eccezioni, però, come Il Divin Codino, diretto da Letizia Lamartire, scritto da Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e distribuito su Netflix a partire dal 26 maggio 2021.
Roberto Baggio (Andrea Arcangeli) è un giovane e promettente calciatore del Vicenza che ottiene la sua grande occasione quando viene ingaggiato dalla Fiorentina per giocare in Serie A, anche se i genitori non vedono la cosa di buon occhio per via dell'astronomica cifra spesa.
Ma un serio infortunio rischia di pregiudicare per sempre la carriera del calciatore. Solo in una grande città, Roberto Baggio trova conforto grazie alla compagna Andreina (Valentina Bellè) e alla scoperta della religione buddista.
Inizia così un percorso di rinascita che lo porterà verso la possibile realizzazione del suo più grande sogno: vincere i Campionati Mondiali di calcio.
Come le miniserie sopra citate, anche questo è un prodotto molto rassicurante, rivolto a un'ampia fascia di pubblico che magari non è interessata a dettagli su certi aspetti. Ad esempio, il rapporto di Roberto Raggio con la relazione buddista viene trattato a un livello superficiale, perché non è la tematica principale.
Come nei biopic americani, questa è la storia di una persona venuta dal nulla che riesce con impegno e dedizione a diventare qualcuno, un campione amato capace di superare ogni difficoltà che la vita gli manda contro. E chi ha vissuto quegli anni, anche chi il calcio lo seguiva poco o quasi per nulla, ha ben presente la storia di Roberto Baggio che si vuole ora presentare a chi già la conosce, ma anche alle nuove generazioni.
E, come nei biopic americani, la tematica del rapporto conflittuale tra padre e figlio (un umile lavoratore e un campione) che alla fine riescono a conciliarsi ne è uno dei fulcri.
Il ritmo narrativo procede molto veloce e concentra molti anni in poco tempo, saltando anche alcune parti dell'attività agonistica di Roberto Baggio, forse per questioni di autorizzazione.
La lezione finale - italiana e americana allo stesso tempo - è che le vittorie e le sconfitte impallidiscono di fronte all'affetto della famiglia e del pubblico - incarnate nel cameo della figlia di Baggio che metaforicamente alla fine ringrazia il suo padre fittizio di tutto. Un prodotto che deve molto alla saga di Rocky.

martedì 6 ottobre 2026

Netflix Original 209: Fear Street Parte 1 - 1994


Fear Street è una serie di libri scritta da Robert Lawrence Stine e rivolta principalmente a un pubblico di adolescenti, ma che - per le ambientazioni - strizzano l'occhio anche al pubblico adulto.
Decine di titoli sono stati pubblicati nel corso degli anni e adattarli tutti per un pubblico diverso da quello librario può rivelarsi un'impresa. Il primo mattone di questa impresa è Fear Street Parte 1: 1994 (Fear Street Part One: 1994), diretto da Leigh Janiak, scritto da Leigh Janiak e Phil Graziadei e distribuito su Netflix a partire dal 2 luglio 2021.
La città di Shadyside è salita agli onori della cronaca più di una volta negli ultimi decenni, poiché ogni tanto un suo cittadino impazziva per ragioni ignote e compieva una strage prima di essere fermato.
Nel 1994, dopo l'ennesimo massacro, si tiene una messa a ricordo a cui partecipano anche Deena Johnson (Kiana Madeira) e Samantha Fraser (Olivia Welch), un tempo fidanzate e che ora sono in contrasto.
Quando quest'ultima sanguina, dopo un incidente d'auto, sulla tomba di Sarah Fier, una strega uccisa secoli prima e che ha maledetto la città di Shadyside, ne causa il ritorno in vita.
La strega riporta dunque sulla scena tutti i killer che hanno perseguitato la città negli ultimi decenni e che prendono di mira Deena, Samantha e i loro amici.
La saga di Scream ha dimostrato (per sette volte) che si può giocare coi classici topoi del cinema horror, per certi versi scherzarci anche un po' su, ma in ultima analisi rispettandoli.
Questo primo capitolo di Fear Street è principalmente un omaggio a quella sottocategoria del genere horror nota come slasher, secondo molti (tra cui chi scrive) inventata da Mario Bava e che ha imperato nel cinema americano soprattutto negli anni '70 e '80 del ventesimo secolo.
E stavolta non ci sono battute ironiche alla Scream, ma si persegue un tentativo di attualizzare quelle ambientazioni (cosa già fatta più volte in passato, bisogna dire) per un pubblico che quei film forse non li ha mai conosciuti.
Quindi, seppur la storia sia ambientata nel passato, i riferimenti sono in realtà quelli della società moderna. Dalle differenze tra classi agiate e classi meno abbienti alle due protagoniste che vivono la loro relazione senza troppi patemi d'animo (cosa non così scontata, invece, più di trent'anni fa).
Ma c'è ovviamente anche una trama horror dietro tutto questo, una trama in più parti che pare voler esplorare i differenti aspetti della letteratura e cinematografia horror. Cercando di dare loro un collante e dando una motivazione a come mai ci siano in giro così tanti killer mascherati con poteri sovrannaturali.
La storia principale rimane alla fine in sospeso, in attesa di essere ulteriormente espansa nei futuri capitoli. Una sorta di miniserie in tre parti che, pur essendo calata nel passato, vuole rappresentare anche un ponte verso il presente.

lunedì 5 ottobre 2026

Libri a caso: Sono un'Assassina?


Ci si interroga a volte sull'età fittizia di personaggi fittizi. Forse perché, anche se sono destinati a vivere per sempre sulla carta (o sullo schermo, in questi tempi moderni), li si sente anche vicini a noi e ne seguiamo un percorso di crescita nel corso degli anni e dei decenni.
Ma a volte i primi a non preoccuparsene sono gli scrittori stessi. Hercule Poirot compie la sua prima indagine in Inghilterra nel 1917, in Poirot a Styles Court, e già allora si afferma che è un detective della polizia belga in pensione.
Può dunque ancora agire negli anni '60, ai tempi dei Beatles e della Beat Generation? Secondo Agatha Christie sì, come accade in Sono un'Assassina? (Third Girl), pubblicato nel 1966.
Una giovane ragazza di nome Norma Restarick si presenta al cospetto di Hercule Poirot, dicendogli che potrebbe aver commesso un omicidio, prima di dileguarsi.
Sembra un'affermazione difficile da confutare, ma sufficiente a catturare l'attenzione del detective. Ancora all'oscuro del nome della ragazza, inizia a raccogliere indizi, assistito dalla scrittrice Ariadne Oliver, scoprendo un mondo a lui ignoto composto da giovani senza troppe prospettive e persone arriviste.
Un mondo in cui Norma Restarick potrebbe diventare una vittima, più che un'assassina.
Sono passati quasi cinquant'anni da quando Hercule Poirot è approdato in Inghilterra e anche la società inglese è cambiata molto in questi decenni. Passando dai fasti della belle époque, conclusasi da pochi anni, a un'era di ribellione che sarebbe sfociata di lì a poco in numerose contestazioni giovanili.
Ma Agatha Christie è figlia di quell'altro tipo di società, dove le "signorine" si comportavano in maniera differente e vestivano utilizzando gonne lunghe.
Messa giù così, questo romanzo sembra la visione di una "boomer" nei confronti dei "giovani scapestrati" di quell'epoca per lei troppo moderna. Di certo Agatha Chrstie guarda con occhio critico questa nuova società dove vi sono cose che - per la sua mentalità - sono inconcepibili, come la libertà sessuale e l'uso di stupefacenti.
Un occhio critico, ma anche curioso, incarnato nel personaggio di Ariadne Oliver, un vero e proprio alter ego di Agatha Christie.
Anche la letteratura è cambiata nel tempo e chissà come lei vedeva le opere di Jack Kerouac (non bene, a occhio). La trama rimane comunque ancorata su binari narrativi consolidati, e non viene sovrastata da questa visione critica, nel solco di quella tradizione che la letteratura gialla rappresentata da Agatha Christie ancora riesce a portare avanti dopo tanto tempo.
Il tempo. Poirot era in pensione nel 1917 ed è ancora pimpante 50 anni dopo. A volte non occorre soffermarsi troppo sulla fittizia età di personaggi fittizi: vivono in un tempo tutto loro. E vi vivranno per sempre.