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domenica 19 aprile 2026

Netflix Original 200: The Irishman


La collaborazione tra Robert De Niro e Martin Scorsese si è rinnovata più volte nel corso degli anni, a partire da Mean Streets.
Quando a loro si è unito anche Joe Pesci, abbiamo avuto dei classici come Toro Scatenato e poco dopo moderni racconti di gangster quali Quei Bravi Ragazzi e Casinò.
Dopo tanto tempo, questa attualizzazione di uno storico genere cinematografico ritorna con The Irishman, diretto da Martin Scorsese, scritto da Steven Zaillian e distribuito su Netflix a partire dal 27 novembre 2019.
Frank Sheeran (Robert De Niro), un camionista, ha un fugace incontro con Russell Bufalino (Joe Pesci) quando il suo mezzo rimane in panne.
Poco tempo dopo Sheeran viene accusato di passare una parte dei carichi di carne che trasporta a una banda criminale locale in cambio di una mazzetta. Russell Bufalino interviene e, tramite un avvocato di fiducia, lo fa assolvere da queste accuse.
Da quel momento Frank Sheeran comincia a divenire uomo di fiducia e sicario della famiglia Bufalino e, tramite i loro contatti, conosce Jimmy Hoffa (Al Pacino), di cui diviene in breve tempo guardia del corpo e migliore amico.
Ma in ambienti come questi l'amicizia e il rispetto sono valori fragili e Frank Sheeran pagherà un prezzo molto caro per questo.
Sembra che Martin Scorsese abbia voluto dare vita al racconto di gangster definitivo, con tutti gli attori a lui cari (manca solo Leonardo DiCaprio per la chiusura del cerchio). E lo fa tramite una storia che si dipana per un periodo temporale di oltre quarant'anni, in cui si assiste alla rapida ascesa e alla drammatica caduta di Frank Sheeran.
Personaggio realmente esistito, costui ha dichiarato di aver ucciso Jimmy Hoffa (nonché molte altre persone) per conto della famiglia Bufalino, anche se vi sono molte prove che contrastano queste sue affermazioni.
Questo però al regista non interessa e, tramite la figura di Sheeran, ritrae un tipo di personaggio a lui caro: quello affascinato dal mondo della criminalità, in quanto la sua anima è nera sin dal principio.
E alla fine, in quel mondo, quella persona vi entra e ne diventa una figura di spicco. Ma, esattamente come accaduto a Henry Hill, alla fine a Frank Sheeran non rimane nulla. Perde la famiglia, gli amici, rimane l'essere più solo sulla Terra.
Eppure rimane fedele a uno strano codice d'onore, che nemmeno da anziano e malato abbandona, mentre tutti coloro che hanno segnato la sua vita sono morti. E trova conforto, altro tema caro al regista, nella religione e nella fede per l'assolvimento dei suoi peccati.
E tutti coloro che ruotano attorno a Frank Sheeran non sono da meno. Jimmy Hoffa, Russell Bufalino, anche loro perdono tutto in nome di un finto ideale e muoiono in solitudine, oppure vengono uccisi da cari amici, a dimostrazione che in realtà il concetto di amicizia in questo tipo di ambiente non esiste.
Un mondo a parte, di cui si fatica a comprendere le regole, eppure parte integrante della società americana, e non solo, per decenni. Un mondo che si avvia al tramonto e su cui Martin Scorsese ha voluto mettere la parola FINE.

domenica 15 gennaio 2023

A scuola di cinema: Revolution (1985)

25 Novembre 1783: Termina ufficialmente la Guerra D'Indipendenza Americana, iniziata nel 1775 dai futuri Stati Uniti per liberarsi dal giogo dell'occupazione inglese. Pur essendovi già stati segnali di ribellione in precedenza, il conflitto tra le due nazioni scoppia ufficialmente il 19 aprile 1775 con la Battaglia di Lexington, che segna la prima sconfitta dell'esercito inglese.
Con il ritiro delle ultime truppe britanniche da New York, si può pensare a mettere infine in atto quei proclami affermati nella Dichiarazione di Indipendenza firmata il 4 luglio 1776, che hanno un loro primo culmine con l'elezione nel 1789 del primo Presidente degli Stati Uniti, George Washington.
Un evento di tale portata non può non avere riflessi - svariato tempo dopo, chiaramente - anche nel cinema, ma diversamente dall'esito del conflitto la risoluzione non si rivela così trionfale.


L'idea di fare un film incentrato sulla Rivoluzione Americana viene in mente al produttore Irwin Winkler, il quale ritiene sia un argomento che non sia stato abbastanza esplorato. Winkler pensa di unire tale evento a una storia da lui sentita incentrata su un contadino vietnamita che, per proteggere il proprio figlio che si era unito all'esercito, aveva deciso di combattere anche lui nella guerra.
Il produttore fa dunque scrivere una sceneggiatura basata su questi presupposti a Robert Dillon e la presenta alla Warner Bros., che tuttavia non si dimostra interessata. Irwin Winkler cerca allora un'altra società di produzione e si imbatte in Sanford Lieberson della Goldcrest Films, una società inglese, che trova il progetto meritevole.
Si crea dunque un curioso paradosso per cui un film incentrato sulla Rivoluzione Americana contro gli inglesi viene prodotto principalmente con capitali inglesi. Il progetto è comunque ritenuto di alto profilo, tanto che la regia viene affidata a Hugh Hudson, il regista di Momenti di Gloria (Chariots of Fire), film prodotto appunto dalla Goldcrest.
Per la parte del protagonista, Tom Dobb, si pensa a Michael Douglas o Robert Duvall ma, quando si prospetta la possibilità di poter ingaggiare Al Pacino, la produzione non se la lascia sfuggire.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 18 marzo 1985, tenendosi principalmente nella contea inglese di Norfolk, che poco ricorda le distese americane del diciottesimo secolo.
Hugh Hudson vuole un deciso realismo quindi, per descrivere la durezza di quei tempi, fa sì che alcune scene siano ambientate in delle paludi fangose, nei quali Al Pacino si immerge per uscirne subito con accessi di tosse.
Sono i primi segni di una polmonite che inizia a tormentare l'attore e che lo perseguita nei mesi di marzo e aprile, con effetti visibili anche in alcune riprese.
Le richieste del regista, il quale vuole che si lavori anche in pessime condizioni meteorologiche - eventualità non così rara in quella zona d'Inghilterra - vengono a un certo punto ritenute inaccettabili dalle comparse, che abbandonano il set in segno di protesta, e devono dunque essere trovati in tempi brevi dei rimpiazzi tra gli abitanti della zona.
Inoltre un'altra interprete del film, Nastassja Kinksi, stressata dai ritmi lavorativi, approfitta di un viaggio a Parigi per incontrare il suo compagno per darsi alla macchia per alcuni giorni.
Anche il luogo dove si gira non aiuta a migliorare la condizione, poiché non vi sono ristoranti oppure hotel pregevoli dove potersi riposare alla fine della giornata. Così un paio di risse dovute a delle ubriacature sono inevitabili.
Tra i finanziatori della pellicola vi è anche un consorzio di dentisti norvegesi e nasce quindi l'esigenza di girare alcune scene anche in questa nazione.
Tra gli interpreti - nel ruolo della Liberty Woman - vi è Annie Lennox, la cantante degli Eurythmics, che ovviamente interpreta una canzone ma... viene doppiata! Superfluo aggiungere che questo è più che sufficiente per convincerla a continuare a perseguire la sua carriera musicale.
Le riprese si concludono il 18 luglio 1985.
A lavori ultimati, si prospetta la necessità di una rapida uscita cinematografica, in quanto la Goldcrest Films ha già investito ingenti capitali, superiori ai 53 milioni di dollari, in questa e altre due pellicole, Mission e Absolute Beginners.
Quindi, poiché la Goldcrest ha un accordo di distribuzione negli Stati Uniti con la Warner Bros., viene dato mandato di far uscire il film entro e non oltre il giorno di Natale.
Le proteste sia di Hugh Hudson che di Irwin Winkler e Al Pacino, in quanto non è possibile effettuare un lavoro di post-produzione adeguato in un così breve periodo, cadono subito nel vuoto.
Il regista vorrebbe aggiungere una narrazione fuoricampo che meglio inquadri il contesto storico e che questa sia effettuata da Al Pacino stesso, ma semplicemente non ve ne è il tempo. Così come non vi è il tempo di apportare quei piccoli accorgimenti di cura e montaggio necessari per consegnare un buon prodotto e si deve lavorare in fretta e furia, con inevitabili conseguenze finali.
Revolution viene distribuito nei cinema americani a partire dal 25 dicembre 1985. A fronte di un budget di 28 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio statunitense poco meno di 360.000 dollari.
Gli effetti di questo colossale flop non tardano a farsi sentire. Hugh Hudson, da regista di alto profilo, da quel momento in poi non viene più considerato per progetti importanti. La Goldcrest Films, pur non arrivando vicina alla bancarotta, deve per alcuni anni affrontare le conseguenze di un tracollo finanziario senza precedenti.
Ma le conseguenze più rilevanti sono per Al Pacino. L'attore, che fino a quel momento ha inanellato una serie di successi e riconoscimenti che sono durati più di dieci anni (gli manca solo l'Oscar, che vincerà infine nel 1993 con Scent of a Woman), affronta il primo, vero flop della sua carriera. Quello che nelle sue intenzioni voleva essere una dichiarazione d'amore a quelle persone comuni che avevano dato vita agli Stati Uniti si rivela essere infine solo un totale fallimento.
Per la profonda delusione che ne consegue, Al Pacino decide perciò di ritirarsi dalle scene cinematografiche per alcuni anni e limitarsi a calcare solo i palcoscenici teatrali.
L'attore tornerà a interpretare un nuovo film solo quattro anni dopo con Seduzione Pericolosa (Sea of Love)... ma questa è un'altra storia.

sabato 3 dicembre 2022

A scuola di cinema: Scent of a Woman (1992)

1969: Viene pubblicato il romanzo Il Buio e il Miele, scritto da Giovanni Arpino.
L'opera narra la storia di un capitano dell'esercito, Fausto, rimasto cieco a seguito di un'esercitazione con una bomba. Dovendo recarsi a Napoli a trovare un suo compagno d'armi, Vincenzo, divenuto cieco anche lui a causa dello stesso incidente, Fausto si fa accompagnare da un giovane militare che chiama Ciccio.
Durante il viaggio, che prevede delle soste a Genova e Roma, Ciccio rimane alquanto sconvolto dai toni arroganti e maleducati del capitano, ma intravede anche una pistola dentro la sua valigia.
Giunto a Napoli, Fausto - come concordato in precedenza con Vincenzo - cerca di uccidere il suo ex commilitone prima di suicidarsi a sua volta, ma all'ultimo istante ha un attimo di paura e ferisce solo il suo amico. Pur potendo il caso essere chiuso senza implicazioni, Fausto decide infine di consegnarsi alle autorità.
Da questo libro viene tratto un primo adattamento nel 1974, Profumo di Donna, diretto da Dino Risi, che vede Vittorio Gassman nel ruolo di Fausto e Alessandro Momo in quello di Ciccio, l'ultimo film da lui interpretato prima della sua tragica scomparsa dovuta a un incidente in moto.
Diciotto anni dopo, invece, viene prodotto un secondo adattamento, stavolta americano.


L'opera di Giovanni Arpino viene opzionata da Martin Brest, per un nuovo adattamento prodotto dalla Universal Pictures, il quale ne commissiona una sceneggiatura a Bo Goldman.
Una settimana prima che il regista lo contatti, Goldman rientra in contatto con uno dei suoi fratelli che non vedeva da tempo e vive in un elegante appartamento di New York. Nonostante questo, il fratello non ha un soldo e non paga l'affitto da svariati mesi, ma continua a vivere nel lusso.
Quando ha l'incontro con Martin Brest in California e visiona il film diretto da Dino Risi, Bo Goldman rimane colpito da come il protagonista gli ricordi molto suo fratello. Inoltre, avendo passato tre anni nell'esercito, lo sceneggiatore usa come riferimento anche il suo primo sergente istruttore, il quale coi suoi atteggiamenti gli metteva davvero paura.
Il ruolo di Frank Slade, l'omologo americano del personaggio interpretato da Vittorio Gassman, viene proposto in prima battuta a Jack Nicholson, che dopo aver letto la sceneggiatura rifiuta.
La parte viene dunque proposta ad Al Pacino, il quale in un primo momento rifiuta anche lui, ma poi il suo agente lo convince a ritornare sui propri passi e ad accettare.
In preparazione alla parte, l'attore contatta alcune associazioni di non vedenti, dalle quali apprende sia cosa si prova a essere privi della vista, sia come si comportano per alcune azioni ordinarie quali versare liquidi in un bicchiere o accendere una sigaretta.
Per il ruolo di Charlie Simms, vengono provinati svariati attori tra cui Ben Affleck, Matt Damon e Brendan Fraser. Quando a un'audizione si presenta Chris O'Donnell, che ha effettuato in precedenza una lunga preparazione, nel trovarsi di fronte ad Al Pacino rimane colpito e intimidito dalla sua presenza, le stesse sensazioni che prova il personaggio nei confronti di Frank Slade. L'attore sfrutta dunque tali emozioni durante l'audizione e ottiene la parte.
Un ruolo secondario, George Willis, viene affidato a Philip Seymour Hoffman, a quel tempo praticamente un attore esordiente che sbarca il lunario facendo altri piccoli lavori. La parte è sua dopo ben cinque audizioni.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 3 dicembre 1991, tenendosi a New York e nel New Jersey.
In principio, Martin Brest vorrebbe tenere separati Al Pacino e Chris O'Donnell quando non effettuano le riprese, di modo tale che si crei tra loro una tensione che si rifletta nel comportamento dei rispettivi personaggi. Tale manovra, tuttavia, fallisce subito. I due attori legano praticamente da subito e Pacino dà anche durante la produzione consigli di recitazione e di vita al suo collega.
"HOO-AH!", la caratteristica esclamazione del suo personaggio, Al Pacino la riprende dal consulente delle forze armate presente sul set e che gli deve insegnare come montare e smontare una pistola in pochi secondi nel suo stato di non vedente. Al Pacino impiega parecchio tempo per padroneggiare la manovra e, ogni volta che gli riesce particolarmente bene, il consulente esclama appunto HOO-AH. Al Pacino trova tale esclamazione divertente e decide perciò di utilizzarla.
Per simulare la condizione di cecità di Frank Slade, vengono approntate delle apposite lenti a contatto per Al Pacino. L'attore le utilizza per qualche tempo, ma decide infine - d'intesa col regista Martin Brest - di sbarazzarsene in quanto ci può essere il rischio che un uso prolungato di tali lenti danneggi la sua vista per davvero.
Al Pacino simula dunque la cecità non focalizzando la propria vista su nulla in particolare e rimane nel personaggio anche tra una ripresa e l'altra, continuando a utilizzare il bastone e non guardando una persona direttamente negli occhi quando gli rivolge la parola.
Vi sono tuttavia un paio di piccoli incidenti causati da questa mancanza di focalizzazione visiva. Il primo si verifica quando Al Pacino, senza accorgersene, va a sbattere contro un bidone dell'immondizia e inciampa a terra. La scena non è prevista nella sceneggiatura, ma risulta così naturale che viene alla fine tenuta.
Successivamente, l'attore inciampa una seconda volta, stavolta in un cespuglio, e un ramo colpisce la sua cornea, quasi conficcandosi nell'occhio.
Per la scena della danza di tango, l'attrice Gabrielle Anwar, che interpreta il personaggio di Donna, pur avendo un passato da ballerina amatoriale si sottopone a un allenamento di circa due settimane insieme a un ballerino di tango professionista e al coreografo Jerry Mitchell. Tecnicamente dovrebbe partecipare anche Al Pacino, ma costui non si presenta mai.
Le conseguenze si verificano quando la scena deve essere girata. Occorrono ben tre giorni per completarla e talvolta l'attore pesta involontariamente i piedi alla sua collega.
Le riprese si concludono il 6 aprile 1992.
Scent of a Woman viene distribuito nei cinema americani a partire dal 23 dicembre 1992. A fronte di un budget di 31 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale circa 134 milioni di dollari.
Questa pellicola permette inoltre ad Al Pacino di aggiudicarsi un Oscar come Miglior Attore Protagonista, il primo (e unico) della sua lunga carriera.
Scent of a Woman diviene anche il trampolino di lancio della carriera da attore di Philip Seymour Hoffman, che da quel momento in poi otterrà ruoli sempre più significativi... ma questa è un'altra storia.

domenica 24 aprile 2022

A scuola di cinema: Serpico (1973)

1973: Viene pubblicato il libro biografico Serpico (Serpico: The Cop Who Defied the System), scritto dal giornalista Peter Maas.
L'opera dettaglia le difficoltà del detective della polizia di New York, Frank Serpico, nel portare alla luce la corruzione presente all'interno del dipartimento dove opera. Pur raccogliendo negli anni numerose prove a supporto di questo, esse non vengono prese in considerazione dai suoi superiori e gli procurano solo l'ostilità dei suoi colleghi.
Serpico non demorde e, nell'aprile 1970, rilascia un'intervista al New York Times in cui denuncia come i poliziotti ricevano milioni di dollari da criminali e spacciatori di droga perché chiudano un occhio rispetto alle loro attività criminali. Ciò porta alla creazione di una commissione d'inchiesta voluta dal sindaco della città, John Lindsay, presso cui lo stesso Serpico darà una sua testimonianza.
Il 3 febbraio 1971, nel corso di una retata presso un covo di spacciatori, Frank Serpico riceve un colpo di pistola al volto. Nonostante alcuni suoi colleghi siano lì presenti e chieda aiuto, nessuno interviene. Trasportato d'urgenza in ospedale, Serpico sopravvive, ma rimane sordo in maniera permanente da un orecchio e alcuni piccoli frammenti di proiettile rimangono conficcati nel suo cervello, cosa che gli procurerà dolori atroci negli anni a venire.
Una volta ripresosi, Frank Serpico aiuta Peter Maas nella realizzazione della biografia incentrata su di lui. Una biografia che diventa anche una celebre pellicola.


L'idea di portare sul grande schermo la storia di Serpico è già presente nel 1971, quando le sue traversie diventano di dominio pubblico. Sam Peckinpah si interessa della cosa e si pensa a Robert Redford come Serpico e Paul Newman nel ruolo del detective David Durk, il quale contribuì anche lui a denunciare la corruzione del dipartimento di polizia di New York.
Lo sceneggiatore incaricato John Gregory Dunne, tuttavia, ritiene non ci sia alcuna storia interessante da raccontare e il progetto non arriva a concretizzarsi.
Nel 1972, dopo aver collaborato con Peter Mass per il film Joe Valachi - I Segreti di Cosa Nostra (The Valachi Papers, anch'esso tratto da un libro del giornalista), il produttore Dino De Laurentiis ha la possibilità di leggere in anteprima le prime 20 pagine della biografia incentrata su Serpico. Ne rimane così intrigato da acquisirne immediatamente i diritti, ancora prima della pubblicazione del libro stesso, offrendo a Peter Maas una somma sui 400.000 dollari.
Una prima sceneggiatura viene scritta da Waldo Salt, mentre John G. Avildsen viene scelto come regista. Costui giudica la sceneggiatura troppo lunga e poco interessante e così chiede e ottiene che Norman Wexler ne effettui una consistente revisione, dopo che i due si recano in Svizzera a incontrare Frank Serpico in persona, il quale fornisce loro preziosi dettagli.
Avildsen, tuttavia, entra ben presto in contrasto sia con Dino De Laurentiis che col produttore Martin Bregman, in merito a vari aspetti della produzione, minacciando più volte di andarsene. Il punto di non ritorno avviene nell'aprile del 1973. Il regista chiede con insistenza che alcune scene siano girate, per dare più autenticità al tutto, presso la casa di Brooklyn dove Serpico è cresciuto, ma gli viene risposto che per ragioni logistiche questo non è possibile.
Esasperato da questo, nonché da altre discussioni sul budget e le location da utilizzare per le riprese, John Avildsen abbandona il progetto. In sua sostituzione viene chiamato Sidney Lumet.
Per il ruolo del protagonista, Martin Bregman suggerisce il nome di un suo assistito, Al Pacino. In principio l'attore ha qualche esitazione nel partecipare, poiché la sceneggiatura non lo convince in pieno, e chiede un incontro col vero Frank Serpico. Questo avviene in una casa situata a Montauk che Al Pacino ha affittato per le vacanze estive: l'attore rimane affascinato dalla figura di Serpico e dalle motivazioni che lo hanno spinto ad agire e accetta dunque la parte.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 4 luglio 1973, tenendosi a New York. Nonostante il tema delicato, il dipartimento di polizia della Grande Mela offre piena collaborazione, mettendo a disposizione quattro centrali per le riprese e due agenti nel ruolo di consulenti.
Le varie scene vengono girate in ordine inverso rispetto alla trama. Al Pacino inizia avendo una folta barba e, man mano che la lavorazione procede, la barba viene accorciata, fino a che l'attore si ritrova sbarbato per quelle che sono le scene iniziali.
Frank Serpico è in principio presente sul set, avendo peraltro contribuito in fase di pre-produzione con alcuni consigli e suggerimenti, ma Martin Bregman gli chiede di allontanarsi in quanto ritiene che la sua presenza possa essere una distrazione per il cast. Serpico non obietta, ma non rimane esattamente entusiasta della cosa.
Al Pacino cerca di rimanere nel personaggio il più possibile, anche al di fuori del set, tanto che dopo una giornata estenuante, quando viene investito dai fumi di una cisterna, per la rabbia mostra il suo distintivo di Serpico al guidatore e gli ordina di scendere in quanto è in arresto.
Le riprese si concludono nel settembre 1973.
Serpico viene distribuito nei cinema americani a partire dal 5 dicembre 1973. A fronte di un budget di 3 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano 30 milioni di dollari.
Dal film viene anche tratta una serie televisiva, che va in onda sulla NBC tra il 1976 e il 1977, con David Birney nel ruolo di Frank Serpico. Vengono girati un pilota e quattordici episodi, ma alla fine ne vengono trasmessi solo tredici.
Dopo il suo ritiro dalla polizia nel 1972, Frank Serpico si reca a vivere dapprima in Svizzera, restandovi per circa 10 anni e rilasciando di tanto in tanto delle interviste in merito alla brutalità e alla corruzione della polizia. Pur venendogli conferita une medaglia d'onore per i suoi meriti, non viene rilasciato il relativo certificato che attesta questo riconoscimento.
Nel 2013, Frank Serpico ottiene la cittadinanza italiana e infine nel 2022 - cinquant'anni dopo il suo ritiro - gli viene infine consegnato il certificato che conferma la medaglia d'onore attestante il suo coraggio nell'aver portato alla luce la corruzione del dipartimento di polizia.
Sidney Lumet e Al Pacino torneranno a collaborare poco tempo dopo per un'altra storia vera in Quel Pomeriggio Di Un Giorno Da Cani (Dog Day Afternoon)... ma questa è un'altra storia.

sabato 17 luglio 2021

A scuola di cinema: Insider - Dietro la Verità (1999)

4 febbraio 1996: Come ogni settimana, va in onda sulla rete televisiva CBS 60 Minutes, un programma di approfondimento giornalistico condotto da Mike Wallace. Ospite della trasmissione quella sera è Jeffrey Wigand, biochimico ed ex consulente della Brown & Williamson, una delle più potenti industrie del tabacco.
Costui rilascia una confessione sconvolgente: la Brown & Williamson ha volutamente alterato la sua miscela di tabacco, inserendo elementi chimici quali l'ammoniaca, allo scopo di procurare più assuefazione al consumatore finale.
Quest'accusa in realtà non è nuova nell'ambiente del giornalismo, poiché i reporter di 60 Minutes - a partire dal produttore Lowell Bergman - ne sono a conoscenza già dall'anno precedente e intendevano mandare in onda la trasmissione mesi prima, nel novembre 1995. Tuttavia, un pericolo di possibili ritorsioni da parte della Brown & Williamson aveva fatto sì che venisse mandata in onda una versione "edulcorata" dell'inchiesta, senza le accuse specifiche di Wigand.
Questo porta a far sì che Bergman venga meno a una specifica promessa che aveva fatto a Wigand, il quale a sua volta passa attraverso il divorzio dalla prima moglie e diviene l'attacco di un dossier da parte della Brown & Williamson che tenta di screditarlo. Molte delle accuse di quel dossier, tuttavia, vengono smontate grazie all'intercessione di Bergman e, messa alle strette e copertasi di ridicolo, la CBS manda infine in onda l'intervista completa di Wigand.
Pochi mesi dopo, la storia di Jeffrey Wigand diviene il soggetto di un importante articolo della rivista Vanity Fair, The Man Who Knew Too Much, scritto dalla giornalista Marie Brenner. Ed è da questa storia e le sue forti implicazioni che pochi anni dopo viene tratta una celebre pellicola.


Il regista e sceneggiatore Michael Mann - che conosce Lowell Bergman - inizia ad appassionarsi alla vicenda di Wigand già nel novembre 1995, quando vede la trasmissione di 60 Minutes che non include la sua intervista, ma intuisce che c'è dietro una storia interessante.
Quando l'articolo di Vanity Fair ad opera di Maxine Brenner viene opzionato dalla Touchstone Pictures, Mann raccoglie tutta la documentazione possibile sulla vicenda, comprese anche le deposizioni rese in tribunale.
Poco dopo, il regista entra in contatto con Eric Roth, lo sceneggiatore di Forrest Gump. Mann ha letto la sua sceneggiatura di un film che sarà prodotto solo alcuni anni dopo, The Good Shepherd, incentrato sulla nascita della CIA, e ritiene che sia la scelta più adatta.
I due si incontrano e iniziano a delineare la sceneggiatura, approfondendo le ricerche e contattando sia Lowell Bergman che Jeffrey Wigand. Il primo si dimostra molto collaborativo nel dare informazioni, il secondo un po' meno, ma non per cattiveria o malafede, semplicemente è ancora legato a un accordo di confidenzialità con la Brown & Williamson e non può rivelare più di tanto, oltre a ciò che è già pubblicamente noto.
La sceneggiatura finale (che ha per titolo provvisorio Man of People) di Mann e Roth si rivela abbastanza fedele rispetto a quanto accaduto nella realtà, pur concedendosi qualche inevitabile libertà per esigenze narrative, ma non alterando i fatti storici.
Una delle poche modifiche la chiede Wigand in persona, esortando a cambiare nel film il nome delle sue figlie, al fine di tutelarne la privacy. L'uomo chiede inoltre che durante la pellicola non sia mostrata neanche una sigaretta: questo non accade, anche se le sigarette compaiono solo per pochi secondi durante tutta la pellicola.
Oltretutto, trattando temi delicati e non esitando a fare i nomi delle società coinvolte nella vicenda, la sceneggiatura viene sottoposta a un rigoroso processo di fact-checking, al fine di evitare possibili conseguenze di natura civile o penale.
Per il ruolo di Lowell Bergman, Michael Mann ha in mente un solo nome: Al Pacino, con cui ha collaborato in Heat - La Sfida (Heat). L'attore non solo accetta, ma suggerisce anche di affidare la parte di Mike Wallace a Christopher Plummer. Suggerimento che viene accolto. In preparazione per questo ruolo, Pacino incontra più volte Lowell Bergman e frequenta le redazioni di quotidiani e notiziari televisivi.
Per il ruolo di Jeffrey Wigand, la prima scelta di Mann ricade su Val Kilmer, altro attore con cui ha lavorato in Heat. Il produttore Pieter Jan Brugge, tuttavia, gli suggerisce un altro nome, Russell Crowe, in quanto rimasto impressionato in maniera favorevole dalla sua interpretazione in L.A. Confidential.
Crowe effettua un'audizione aggiudicandosi la parte, ma ha qualche riserva sul fatto che possa ben interpretare una persona più anziana di lui (tra l'attore e Wigand vi sono più di venti anni di differenza). Per entrare nella parte, Crowe ingrassa di circa quindici chili, si schiarisce la capigliatura e applica su base giornaliera delle rughe finte sulla propria pelle, di modo da simulare l'età avanzata.
L'attore cerca anche di avere dei colloqui con Wigand, ma non vi riesce. Visiona allora delle videocassette coi discorsi di Wigand per capire il suo modo di parlare e di muoversi.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 20 maggio 1998, tenendosi in California, New York, Kentucky e Indiana, con delle sortite all'estero in Libano, Israele e Bahamas.
Le riprese della deposizione di Wigand non si tengono in uno studio cinematografico, bensì nello stesso tribunale del Mississippi dove si tenne l'udienza originaria. In questa scena, l'attore Bruce McGill, prorompendo in una concitata arringa, si procura una lieve frattura all'intestino di cui si accorge solo il giorno successivo.
Le riprese si concludono il 9 ottobre 1998.
Insider - Dietro la Verità (The Insider) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 5 novembre 1999. A fronte di un budget di circa 90 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio statunitense poco meno di 61 milioni di dollari.
Non si tratta ovviamente di un grande successo, eppure questo non impedisce che la pellicola riceva numerose nomination al Premio Oscar - pur non vincendo infine nessuna statuetta - tra cui quelle per miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista (Russell Crowe) e migliore sceneggiatura non originale.
Crowe, già sulla cresta dell'onda grazie a L.A. Confidential, diviene così un attore ancora più quotato e ha la sua consacrazione definitiva l'anno successivo, quando esce Il Gladiatore (Gladiator)... ma questa è un'altra storia.

venerdì 18 giugno 2021

A scuola di cinema: Heat - La Sfida (1995)

25 marzo 1964: Una banda criminale guidata da Neil McCauley si appresta a rapinare un negozio di alimentari di Chicago.
McCauley è un criminale incallito, il classico tipo che entra ed esce di prigione. L'ultima sua detenzione è stata ad Alcatraz, da cui è stato scarcerato nel 1962, dopodiché ha iniziato subito a pianificare nuove rapine.
C'è tuttavia un detective sulle sue tracce, un detective che ha capito che McCauley non tarderà a ritornare alle vecchie abitudini: il suo nome è Chuck Adamson. Già dal 1963 Adamson inizia a stringere il cerchio attorno a McCauley, tanto che in un'occasione i due hanno addirittura la possibilità di parlare faccia a faccia, mentre entrambi prendono un caffè.
Ma la caccia termina quel giorno di marzo del 1964. Dopo aver inseguito un blindato contenente i soldi, McCauley e la sua banda rapinano il negozio di alimentari, ma all'uscita incappano in Adamson e altri agenti che sbarrano loro tutte le possibili vie di fuga. Ne consegue una tremenda sparatoria, durante la quale McCauley viene ucciso da Adamson.
Eventi di certo familiari a molti, poiché sono stati poi trasposti in una celebre pellicola.


Chuck Adamson si dimette dalla polizia nel 1974 per perseguire una carriera come produttore televisivo e cinematografico, nonché come consulente per film polizieschi. In tali, nuove vesti incontra un aspirante promettente regista e sceneggiatore di nome Michael Mann, a cui racconta la storia del suo confronto con McCauley.
Rimasto affascinato dalla storia, Mann la adatta in una prima sceneggiatura che completa nel 1979, tenendola nel cassetto in attesa che riesca a farsi un nome nell'ambiente cinematografico. Adamson diviene in questo trattamento il detective Vincent Hanna. La scena del dialogo tra Adamson e il vero Neil McCauley viene riportata in maniera fedele nella sceneggiatura.
Dopo l'uscita del primo film da lui diretto, Strade Violente (Thief), Michael Mann cerca dunque di far concretizzare il progetto, ma tutti i tentativi vanno a vuoto, compreso offrire la regia della pellicola a Walter Hill, un suo amico di vecchia data, il quale rifiuta la proposta.
Negli anni successivi, tuttavia, Michael Mann diviene uno stimato produttore televisivo grazie al telefilm Miami Vice. Una volta abbandonata questa serie, Mann ha in mente un nuovo show, da ambientare a Los Angeles, e quindi riadatta la sceneggiatura basata sulla storia di Chuck Adamson, dovendo tagliare parte del materiale per esigenze televisive e di minutaggio.
Ne risulta un pilot intitolato Sei Solo, Agente Vincent (L.A. Takedown), diretto dallo stesso Michael Mann e trasmesso il 27 agosto 1989 dalla rete televisiva NBC. La serie non viene tuttavia acquistata dalla NBC e ne rimane solo il pilot, che peraltro Mann disconosce come proprio viste le eccessive ingerenze della produzione.
Qualche anno dopo, Michael Mann consegue il suo primo, grande successo cinematografico con L'Ultimo dei Mohicani (The Last of the Mohicans). Questo fa sì che la Warner Bros. opzioni la sceneggiatura del 1979 nella sua forma originaria, la quale viene aggiornata da Mann.
Per i ruoli principali di Neil McCauley e Vincent Hanna, il regista ha due nomi ben precisi in mente: Robert De Niro e Al Pacino. De Niro è il primo a leggere la sceneggiatura e contatta subito Pacino, che accetta a sua volta.
La pellicola segna la prima volta in cui questi due attori interagiscono sul grande schermo. Un altro, precedente film in comune, Il Padrino Parte II (The Godfather Part II), non vedeva invece alcuna scena insieme poiché i loro due personaggi agivano in periodi temporali differenti.
Per la parte di Chris Shiherlis, viene contattato Val Kilmer, ma costui è impegnato con le riprese di Batman Forever e in un primo momento è costretto a declinare la proposta. Si pensa così di affidare il ruolo a Keanu Reeves, ma poi Kilmer riesce a modificare le tempistiche e far sì di poter partecipare anche a questo progetto, seppure a un certo punto sia impegnato nelle riprese di entrambe le pellicole.
Nel ruolo della figliastra del detective Hanna, vi è Natalie Portman, all'epoca quattordicenne. Questo è il suo secondo ruolo dopo Léon.
In preparazione per il film, Michael Mann si reca presso la prigione di stato di Folsom, per intervistare degli ex criminali lì detenuti e capirne lo stile di vita. Il regista chiede che anche gli attori facciano altrettanto, per entrare più in sintonia coi loro personaggi. L'unico che non ne ha bisogno è Danny Trejo, in quanto ha trascorso parte della sua vita in prigione.
Gli attori che interpretano la parte dei poliziotti invece, sempre dietro richiesta di Mann, hanno una cena con alcuni poliziotti e le loro mogli per capire come socializzano fuori dal lavoro.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 21 febbraio 1995, tenendosi a Los Angeles e in California. Dietro precisa richiesta di Mann, non vengono effettuate riprese in studio, solo in esterni.
Per la scena in cui De Niro e Pacino recitano insieme la prima volta, si decide di non provarla in precedenza e girarla subito, di modo che l'interazione tra i due attori e i due personaggi risulti più spontanea.
Per la famosa scena della sparatoria, il regista vuole che i suoni siano catturati dal vivo piuttosto che ricreati in uno studio in fase di post-produzione e così fa piazzare dei microfoni accuratamente celati lungo tutto il set, di modo che l'audio della sparatoria sia registrato con efficacia.
La scena ha connotati realistici poiché gli attori hanno ricevuto al riguardo un addestramento della durata di tre mesi da parte di Andy McNab e Mick Gould, due ex soldati delle forze armate britanniche. Risulta così efficace che alcuni reparti dei Marine degli Stati Uniti la mostrano successivamente alle reclute per insegnare loro come attuare una ritirata in caso di sparatoria e come cambiare in maniera rapida ed efficace una cartuccia di una mitragliatrice.
Le riprese si concludono il 19 luglio 1995.
Heat - La Sfida (Heat) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 15 dicembre 1995. A fronte di un budget di 60 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 187 milioni di dollari.
Questo film inoltre non rappresenta l'ultima collaborazione sul grande schermo tra Robert De Niro e Al Pacino... ma questa è un'altra storia.

domenica 1 dicembre 2019

A scuola di cinema: L'Avvocato del Diavolo (1997)

1990: Lo scrittore Andrew Neiderman pubblica il romanzo The Devil's Advocate, che vede protagonista un giovane e rampante avvocato della Florida di nome Kevin Taylor il quale, dopo aver difeso con successo un'insegnante accusata di molestie sessuali ai danni dei suoi alunni, viene assunto nel prestigioso studio newyorchese John Milton and Associates, guidato da un omonimo del celebre poeta inglese, autore del poema Paradise Lost. Ma piuttosto che un paradiso perduto, Kevin Taylor e sua moglie Mary Ann dovranno affrontare un vero e proprio inferno in terra.
Questo romanzo, alcuni anni dopo, diviene oggetto di un celebre adattamento cinematografico.


Convinto del fatto che il suo libro possa essere trasposto con efficacia sul grande schermo, poco dopo la sua pubblicazione Andrew Neiderman contatta la Warner Bros. dicendo che la storia si incentra su uno studio di avvocati di New York che difende solo persone colpevoli e non perde mai. La società di produzione decide dunque di acquistarne i diritti e inizia così la fase di pre-produzione.
Il primo regista selezionato per questo progetto, nel 1994, è Joel Schumacher. Il soggetto originario di Lawrence Cohen è più improntato verso l'azione che sull'introspezione psicologica. Schumacher sceglie Brad Pitt per il ruolo del giovane avvocato, il quale viene rinominato Kevin Lomax.
Vengono anche progettati i vari set, con la metropolitana di New York concepita come una sorta di inferno dantesco coi vari gironi, e si inizia a pianificare l'inizio delle riprese, ma non si riesce a trovare un attore adatto per il ruolo di John Milton/Satana.
In realtà un interprete perfetto ci sarebbe ed è Al Pacino, a cui viene ripetutamente proposto il progetto, ma l'attore rifiuta per almeno tre volte, in quanto la sceneggiatura non lo convince: in essa il diavolo vi viene ritratto come una sorta di mostro convenzionale, fin troppo classico, le cui motivazioni risultano banali, non venendo approfondite a sufficienza.
Una sceneggiatura, dunque, che ha di certo bisogno di una revisione. Cosa di cui anche Joel Schumacher infine si convince, decidendo pertanto di abbandonare la regia. E col suo ritiro anche la partecipazione di Brad Pitt viene meno.
Dopo aver invano cercato un altro regista e un altro interprete principale, il progetto rimane nel limbo per circa un anno e mezzo, fino a quando accade un evento che lo riporta in maniera imprevista in auge. Il processo a O.J. Simpson.
Il campione di football americano viene messo sotto indagine con l'accusa di omicidio ai danni della sua ex moglie, Nicole Brown Simpson, e di Ronald Lyle Goldman, un cameriere. Per svariate settimane le telecamere e i notiziari, sia americani che internazionali, seguono le udienze di quello che viene definito - con un nome altisonante - il processo del secolo.
Il tutto si rivela una complicata vicenda giudiziaria, anticipata come nel più classico dei film d'azione dall'inseguimento sulle autostrade californiane di Simpson da parte della polizia, ripreso dalle telecamere e trasmesso dai notiziari, prima del suo arresto.
Il processo vede il pool di prestigiosi avvocati assoldato dal campione di football puntare principalmente sulla discriminazione razziale da parte degli organi di polizia e sulla manipolazione o non corretta catalogazione delle prove come tesi di difesa. La sentenza finale dichiara O.J. Simpson innocente, in data 3 ottobre 1995.
Il clamore mediatico suscitato dalla vicenda, in cui gli avvocati di accusa e difesa hanno avuto un ruolo più che rilevante, convincono la Warner Bros. - nelle persone dei produttori Arnold Kopelson e Arnon Milchan - a riesumare il progetto basato sul romanzo di Andrew Niederman e investirvi un budget di 60 milioni di dollari.
Kopelson individua un nuovo regista in Taylor Hackford, il quale decide subito di far revisionare in maniera drastica la sceneggiatura originaria, affidandola alle cure di Jonathan Lemkin e Tony Gilroy.
Costoro mettono da parte i cliché e le scene d'azione descritte da Lawrence Cohen per puntare di più - dietro indicazione di Hackford stesso - sui temi della moralità e del libero arbitrio. Gilroy aggiunge poi di sua iniziativa gli elementi narrativi - non presenti nel libro - che Kevin Lomax sia figlio di John Milton e della nascita dell'Anticristo.
Per il ruolo di Kevin Lomax viene contattato Keanu Reeves. Pur di prendere parte al film, l'attore decide di rinunciare a partecipare alle riprese - nonché a un cospicuo ingaggio di 11 milioni di dollari - di Speed 2 - Senza Limiti (Speed 2: Cruise Control). Per prepararsi alla parte, Reeves frequenta per qualche tempo gli studi di alcuni avvocati difensori.
Il ruolo di John Milton viene proposto nuovamente ad Al Pacino. Stavolta, intrigato dalla nuova sceneggiatura e dai cambi apportati, Pacino sceglie di accettare la parte. L'attore - oltre a leggere il poema di John Milton e l'Inferno di Dante Alighieri - si ispira per il suo personaggio alle interpretazioni di Walter Huston nel film L'Oro del Demonio (The Devil and Daniel Webster) e di Claude Rains in L'Infernale Avventura (Angel on My Shoulder).
Per venire incontro alle richieste del cospicuo ingaggio di Pacino, Keanu Reeves decide di sua spontanea volontà per una riduzione del proprio cachet di 2 milioni di dollari.
Il ruolo della moglie di Kevin, Mary Ann Lomax, viene affidato a Charlize Theron. Per prepararsi alla parte, l'attrice consulta per circa tre mesi uno psicoterapeuta sul tema della schizofrenia.
I piani originari sono di distribuire il film nell'estate 1997, nel mese di agosto, ma il licenziamento di alcuni componenti secondari della troupe causa un ritardo nell'inizio delle riprese, che avviene dunque il 28 ottobre 1996.
Esse si dipanano in varie location della Florida e della città di New York, tra cui anche un grattacielo di proprietà di Donald Trump. Le riprese si concludono il 7 febbraio 1997.
L'Avvocato del Diavolo (The Devil's Advocate) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 17 ottobre 1997. A fronte di un budget di circa 60 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale quasi 153 milioni di dollari.
Meglio regnare all'Inferno che servire in Paradiso, diceva il poeta John Milton. Questa pellicola, invece, si è limitata a trionfare sulla Terra. E a consentire a Keanu Reeves e Al Pacino di conseguire nuovi successi... ma questa è un'altra storia.

lunedì 2 settembre 2019

A scuola di cinema: Quel Pomeriggio Di Un Giorno Da Cani (1975)

22 agosto 1972: Tre uomini, John Wojtowicz, Sal Naturale e Bobby Westenberg stanno per rapinare una banca.
Il primo è un ex militare che ha anche servito in Vietnam. Al ritorno in patria, trova lavoro presso una banca, dove conosce una donna di nome Carmen Bifulco, che sposa nel 1967.
Tuttavia Wojtowicz, che ha avuto una relazione omosessuale mentre era nell'esercito, ed è rimasto traumatizzato dagli orrori della guerra a cui ha dovuto assistere, decide di divorziare due anni dopo.
Diventato un attivista dei diritti degli omosessuali, Wojtowicz nel 1971 incontra Ernie Aron, un transgender che ha cambiato nome in Liz Eden, che sposa in dicembre con una cerimonia non ufficiale.
Il desiderio di Liz Eden è di sottoporsi a un intervento chirurgico di cambio sesso. Wojtowicz si oppone in maniera strenua ma, quando Liz Eden fallisce in un tentativo di suicidio, Wojtowicz decide di raccogliere i soldi necessari per l'operazione tramite una rapina in banca.
L'uomo trova due soci in un bar ed è confidente che la sua precedente esperienza lavorativa in una banca possa aiutare a far andare tutto liscio. Si sbaglia.
I tre entrano in una filiale della Chase Manhattan Bank di Brooklyn, ma Westenberg fugge subito durante le prime fasi della rapina per paura. Grazie a una telefonata a un collega di un'altra filiale, il direttore, senza insospettire gli altri due rapinatori, fa capire che c'è qualcosa che non va, facendo arrivare così prontamente la polizia sulla scena.
I due rapinatori decidono dunque di tenere in ostaggio i sette dipendenti della banca, più il direttore e una guardia di sicurezza. Un sequestro che dura 14 ore circa e che attira sul posto un notevole circo mediatico, nonché una folla di curiosi composta da centinaia di persone, tra queste anche la madre di Wojtowicz.
Alla fine interviene il Federal Bureau of Investigation, che porta Wojtowicz e Naturale insieme agli ostaggi presso l'aeroporto Kennedy, dove però Wojtowicz viene disarmato e Naturale ucciso.
Una storia che risulterà molto familiare a chi ha visto un capolavoro della cinematografia.


La cronaca di quel giorno viene raccontata con dovizia di particolari in un articolo intitolato "The Boys in the Bank" scritto dai giornalisti Paul Frederick Kluge e Thomas Moore, che compare sulla rivista LIFE nel settembre 1972. I diritti su questo articolo vengono opzionati dalla Warner Bros., che affida la sceneggiatura del film a Frank Pierson.
Costui prova a intervistare Wojtowicz, il quale sta scontando la sua pena in prigione, ma non raggiungendo un accordo economico lo sceneggiatore basa la personalità del rapinatore sulle testimonianze di alcuni suoi conoscenti. Il progetto viene affidato al regista Sidney Lumet. Pierson ha mantenuto nella sceneggiatura il titolo originario dell'articolo, ma Lumet pensa sia un titolo da commedia e lo cambia in quello definitivo.
Poiché l'articolo di LIFE dichiara che Wojtowicz assomiglia ad attori come Al Pacino o Dustin Hoffman, Lumet contatta il primo di essi, che conosce nel 1973 sul set di Serpico.
Pacino accetta il ruolo, ma quando completa le riprese de Il Padrino Parte II, che lo lasciano molto provato, preferisce farsi da parte. Lumet dunque consegna la sceneggiatura a Hoffman. Quando Pacino viene a sapere di questo, cambia idea e accetta di nuovo la parte.
Per il ruolo di Sal Naturale, vengono provinati dei giovani attori, poiché lo sfortunato rapinatore aveva appena 18 anni. Pacino tuttavia suggerisce di affidare la parte a John Cazale, con cui ha collaborato alla saga de Il Padrino. Lumet si dichiara del tutto contrario, poiché l'attore ha 39 anni e non gli può dunque essere affidato il ruolo di un adolescente. Pacino insiste, fino a far ottenere a Cazale un provino, che convince Lumet della bontà della decisione di Pacino in pochi minuti.
Wojtowicz riceve come compenso per i diritti su questa storia 7.500 dollari, una parte dei quali decide di donare a Liz Eden, che può così infine sottoporsi all'intervento chirurgico desiderato. Ma poco dopo Liz Eden decide di tagliare del tutto i ponti con Wojtowicz e di mettersi con un altro uomo. L'AIDS reclamerà Eden come vittima nel 1987.
Pur essendoci la possibilità di riprendere molte scene in studio, Lumet opta per girare tutto esternamente e trova una zona adatta in un quartiere di Brooklyn, dove c'è anche un magazzino abbandonato che viene arredato per farlo apparire come una banca. Sempre per scelta del regista, non viene utilizzata alcuna colonna sonora, per aumentare l'impatto della drammaticità di alcune scene.
Le riprese durano sette settimane e vengono effettuate nell'autunno del 1974. John Wojtowicz diventa Sonny Wortzik nel film.
Quel Pomeriggio Di Un Giorno Da Cani (Dog Day Afternoon) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 21 settembre 1975. A fronte di un budget di quasi 2 milioni di dollari, il film arriva a incassarne - solo sul territorio statunitense - cinquanta e fa ottenere a Frank Pierson un Oscar come migliore sceneggiatura originale.
E Wojtowicz? Grazie alla buona condotta, la sua pena viene ridotta ed esce di prigione nel 1978. In carcere è riuscito a vedere il film di Lumet, apprezzando molto l'interpretazione di Al Pacino. Wojtowicz vive di piccoli lavori negli anni successivi e cerca anche invano un nuovo impiego in banca come responsabile della sicurezza, dichiarando di essere colui a cui ci si è ispirati per Un Pomeriggio Di Un Giorno Da Cani. Muore infine in povertà, vivendo solo di un assegno sociale, nel 2006.
Le carriere di Al Pacino e Sidney Lumet invece, dopo l'uscita del film, continuano e andranno incontro ad altri successi... ma questa è un'altra storia.

venerdì 30 agosto 2019

A scuola di cinema: Scarface (1983)

Ci sono vari tipi di remake cinematografici. Ci sono remake che "ricalcano" in maniera pedissequa il film originale, aggiungendo poco o nulla. Ci sono poi remake che stravolgono del tutto il film originale, di cui non resta quasi più traccia. E ci sono infine quei remake unici nel loro genere. Il film di cui parliamo ora appartiene a quest'ultima categoria.


Nel 1932 esce il film Scarface, prodotto da Howard Hughes, diretto da Howard Hawks e con protagonista Paul Muni nei panni di Tony Camonte, un'allegoria di Al Capone.
Decenni dopo, Al Pacino, dopo aver ammirato la pellicola in un cinema di Los Angeles, vi vede del potenziale per un remake ed esterna questa sua idea al produttore, nonché suo agente, Martin Bregman, il quale ne rimane intrigato.
L'idea originale è quella di ambientare il film nello stesso periodo della pellicola originaria, ovvero la Chicago degli anni '20 del ventesimo secolo. Bregman contatta per la stesura della sceneggiatura Oliver Stone, ma costui è reduce dal fallimento del film La Mano, che lo ha lasciato molto provato e, come se non bastasse, ha peggiorato la sua dipendenza dalla cocaina. Inoltre, non è interessato a scrivere di un film di gangster, basato su una pellicola che peraltro non ha suscitato la sua attenzione. Quindi rifiuta la proposta.
Poco dopo, però, Sidney Lumet - il regista che è stato contattato per questo progetto - propone un'idea alternativa. Tra aprile e ottobre del 1980 vi è stato il cosiddetto Esodo di Mariel, che ha visto circa 125.000 cubani approdare sulle coste statunitensi, per la precisione in Florida.
Il regista suggerisce dunque di spostare il film in un'epoca contemporanea, rendendo il protagonista uno di questi rifugiati. Bregman decide di seguire questo consiglio e ricontatta Oliver Stone, proponendo l'idea di Lumet e catturando stavolta la sua attenzione.
Stone si reca dunque a Miami, dove legge tutti gli atti pubblici relativi all'Esodo di Mariel, dopodiché, pur tra mille difficoltà, intervista sia rappresentanti della legge che immigrati cubani per ottenere il maggior numero possibile di informazioni sull'ambiente dell'epoca.
Consapevole che la sua dipendenza da cocaina non possa aiutare il processo creativo, Stone si trasferisce in via temporanea a Parigi, dove scrive la sceneggiatura, riuscendo nel contempo anche a liberarsi da questa dipendenza. Stone dà al protagonista il cognome Montana, in onore al suo giocatore di football preferito, Joe Montana.
Quando la sceneggiatura arriva nelle mani di Bregman e Lumet, il primo l'adora, il secondo invece no. Lumet vorrebbe una pellicola molto più politicizzata ed entra dunque in contrasto con Bregman. Non trovando i due un accordo, il regista decide di abbandonare l'incarico.
In sua sostituzione, Bregman contatta Brian De Palma, a cui è stata offerta anche la direzione di Flashdance, che è già entrato in fase di pre-produzione. I produttori di questo film tuttavia non intendono sviluppare un altro progetto personale di De Palma intitolato Acts of Vengeance e, irritato dal loro atteggiamento, il regista chiede un compenso notevole per dirigere la pellicola, pur di liberarsi da questo impegno e poter dunque accettare l'offerta di Bregman. Così da portare sullo schermo la sceneggiatura di Oliver Stone, da cui è stato conquistato.
Anche se il ruolo di Tony Montana è stato pensato per Al Pacino, costui si cala fino in fondo nel personaggio: prende lezioni di combattimento e utilizza sia un coach vocale che l'assistenza del suo collega attore Steven Bauer per sviluppare un credibile accento spagnolo. Chiede anche al direttore della fotografia John A. Alonzo, che parla spagnolo, di rivolgersi a lui solo con questa lingua.
Per il ruolo della protagonista femminile, Elvira Hancock, vengono selezionate varie attrici, a partire da Glenn Close, che pare essere la prima scelta. Fino a quando Bregman propone Michelle Pfeiffer. 
Sia Pacino che De Palma sono contrari a questa scelta: è un'attrice sconosciuta e l'unico film di rilievo da lei interpretato è stato il fallimentare Grease 2. Bregman però alla fine impone questa sua scelta, che va sia a vantaggio della pellicola che della carriera dell'emergente attrice, la quale viene lanciata nel firmamento delle stelle.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 22 novembre 1982, dipanandosi tra Los Angeles, la California e Miami, per concludersi il 6 maggio 1983. Durante questo periodo, la produzione viene interrotta per circa due settimane, poiché Al Pacino, toccando inavvertitamente la canna di una pistola che aveva appena sparato, si procura un'ustione a una mano.
Conclusa questa fase, la pellicola viene inviata alla Motion Picture Association of America, la quale, con la motivazione che vi sia un eccessivo uso di violenza e linguaggio scurrile, la classifica come vietata ai minori, cosa che a quell'epoca accadeva solo alle pellicole pornografiche. De Palma effettua, in tre diverse occasioni, tre tagli al film, ma la decisione non cambia.
Così lui e Bregman si recano di persona presso la sede della Motion Picture Association of America, chiedendo di ribaltare la sentenza e portando a sostegno di questa tesi anche le testimonianze di alcuni agenti di polizia, i quali si pronunciano a favore della veridicità della pellicola e del suo messaggio contro la droga. La cosa va a buon fine e dunque si decide che il film possa essere visto anche dai minori, se accompagnati da un adulto.
A quel punto, tuttavia, De Palma pensa che i tagli che ha apportato non siano stati poi così invasivi e nessuno si accorgerebbe se venisse distribuita la versione originaria, quella cassata senza appello. Ed è quella che dunque passa alla produzione. La Universal Pictures non si accorge della cosa e nei cinema arriva perciò la versione che De Palma aveva concepito fin dal principio, in un'insolita manovra che ha permesso di evitare ogni censura.
Scarface viene distribuito nei cinema americani a partire dal 9 dicembre 1983. A fronte di un budget di 37 milioni di dollari, il film arriva infine a incassare a livello internazionale 66 milioni di dollari. Un risultato che premia la volontà e determinazione soprattutto del produttore Martin Bregman, colui che più si è impegnato per la buona riuscita di questo progetto.
Un progetto che darà benefici a tutti i soggetti coinvolti... ma questa è un'altra storia.