domenica 8 marzo 2026

Italians do it better? 64: Una Terapia di Gruppo (2024)


Per quanto sia di certo una frase banale, una buona parte di italiani paiono avere un rapporto complicato e al tempo stesso molto stretto con la psicologia (che è diversa dalla psichiatria, un po' più seria). E così anche gli americani. E il cinema non può che seguire questa tendenza.
Così, che si tratti di Bill Murray che cerca il proprio terapista anche quando costui è in vacanza o Carlo Verdone che con altri effettua una terapia di gruppo a causa della morte di chi li stava seguendo, la psicologia e ciò che ruota attorno ad essa ogni tanto ritornano.
Come accade in Una Terapia di Gruppo, scritto e diretto da Paolo Costella e distribuito nei cinema nel novembre 2024. La pellicola è il remake di un film spagnolo di alcuni anni prima.
Sei persone si ritrovano nello stesso momento nello studio di uno psicologo, il dottor Stern. Sono Federico (Claudio Bisio), affetto da sindrome di Tourette, Annamaria (Margherita Buy), maniaca del controllo, Emilio (Claudio Santamaria), ossessionato dal contare le cose, Bianca (Valentina Lodovini), esasperata dall'igiene e dalla pulizia, Otto (Leo Gassmann), malato di tecnologia che non si stacca mai dal proprio cellulare, e infine Lilli (Ludovica Francesconi), che ripete spesso le frasi e cerca di non passare sopra le righe dei pavimenti.
I sei avrebbero dovuto fare sedute separate, ma per un errore del sistema è stato assegnato loro lo stesso giorno e lo stesso orario di visita. Confusi dalla situazione che si è venuta a creare, e col Dottor Stern che non si sa quando tornerà, cominciano dunque quasi per caso una terapia di gruppo, cercando di venirsi incontro l'un l'altro e provare almeno a smorzare per pochi minuti le loro ossessioni.
Un esperimento che pare destinato a fallire sin dal principio.
Come nel film di Carlo Verdone, anche in questo caso abbiamo una terapia di gruppo e per la seconda volta è presente Margherita Buy (sarà appassionata di questa tematica).
Quello che appare subito evidente è che i protagonisti sono persone sì frenetiche, ma tale frenesia è dovuta all'accelerazione che il mondo moderno oggi impone, dove bisogna sempre correre.
Non abbiamo infatti disturbi bipolari o problemi di identità. I mali attuali sono la FOMO, il bullismo, la competizione tra colleghi sul luogo di lavoro e fuori dal luogo di lavoro, il finto senso di appartenenza a una famiglia sotto forma di società. Ma vi sono anche temi "classici" come la perdita di un genitore o l'essere vicini alla propria famiglia.
Ovviamente questo non è un trattato psicologico, né si impone di esserlo. Alla fine il senso del film, per quanto banale, è che nei momenti di difficoltà bisogna aiutarsi l'un l'altro, poiché a volte da soli non è possibile farcela.
Per raggiungere questo obiettivo di trama, i personaggi - a vari livelli - vengono notevolmente esasperati, giungendo in un paio di punti a livelli quasi caricaturali. Questo per aumentare il senso di commedia che si vuole creare attorno a loro e soprattutto per non rendere l'atmosfera troppo opprimente. Attori abili come Claudio Bisio o Margherita Buy, tuttavia, riescono a compensare col loro mestiere.
Inoltre, bisogna andare oltre, anzi occorre proprio voltarsi dall'altra parte, certi aspetti di trama che non vengono volutamente spiegati. Tutti i pazienti ad esempio vanno dal dottor Stern, ma nessuno sa che volto abbia o l'hanno cercato online, tanto da annullare in parte una rivelazione che giunge a due terzi della pellicola.
Il rapporto degli italiani con la psicologia continua a restare complicato e al tempo stesso molto stretto, ma almeno nei film i problemi vengono risolti: è un buon punto di partenza.

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