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lunedì 6 aprile 2026

A scuola di cinema: Il Grande Gatsby (1974)

1925: Viene pubblicato il romanzo Il Grande Gatsby (The Great Gatsby), scritto da Francis Scott Fitzgerald.
La storia, ambientata nella New York di pochi anni prima durante l'era del jazz, inizia con Nick Carraway, fresco laureato di Yale, che si trasferisce nella Grande Mela lavorando come agente di borsa.
Vicino all'abitazione che ha affittato, vi è una immensa villa dove si svolgono chiassose e affollate feste. Carraway apprende che la villa è di proprietà di Jay Gatsby, un milionario schivo e - a quanto si dice - eccentrico.
Sempre nelle vicinanze, vi abitano Daisy Buchanan, una cugina di Nick, e suo marito Tom Buchanan.
Un giorno, Nick Carraway riceve l'invito per una delle feste organizzate da Gatsby e lì vi incontra il milionario, che fa di tutto per catturare le simpatie del suo ospite, dichiarando anche di averlo conosciuto durante la Prima Guerra Mondiale.
Nelle settimane successive, Gatsby e Carraway hanno altri incontri e quest'ultimo viene a sapere che qualche anno prima Gatsby si era innamorato di Daisy, la quale però alla fine aveva sposato Tom Buchanan. Gatsby spera che, tramite i rapporti di parentela con la donna, Carraway possa combinare un incontro.
Questo avviene e i due riprendono la loro relazione, che però viene scoperta da Tom Buchanan. Dopo un duro confronto, Gatsby e Daisy fuggono a bordo dell'auto di lui, ma lungo il tragitto investono Myrtle Wilson, l'amante di Tom.
Daisy era al volante, ma Tom - ignaro di questo - rivela a George Wilson, il marito di Myrtle, a chi appartiene l'auto che ha investito la moglie e così George Wilson uccide Gatsby, suicidandosi subito dopo.
Al funerale, Nick Carraway conosce il padre di Jay Gatsby, apprendendo che il suo vero cognome è Gatz. L'uomo, sconvolto per quanto accaduto e giungendo a detestare la vita in una grande metropoli, decide infine di tornare nel natio Widwest.
Quest'opera diviene in breve tempo un classico della letteratura americana, e non solo. E da qui il passo verso un adattamento cinematografico è breve.


Un primo adattamento de Il Grande Gatsby giunge un anno dopo la pubblicazione del romanzo, nel 1926. Un film muto che oggi è andato perduto.
Un secondo adattamento esce nel 1949 e vede Alan Ladd nel ruolo di Jay Gatsby. Anche questa pellicola per alcuni decenni è andata perduta, fino a quando ne viene ritrovata e restaurata una copia nel 2012.
La casa produttrice di entrambi questi adattamenti è la Paramount Pictures, che aveva opzionato i diritti del romanzo di Francis Scott Fitzgerald.
Nel 1971, il produttore Robert Evans decide di sviluppare un nuovo adattamento del romanzo e di affidare il ruolo di Daisy ad Ali MacGraw, sua compagna di allora. Il progetto viene affidato a David Merrick, il quale ha acquisito i diritti di sfruttamento cinematografico del romanzo dalla figlia di Fitzgerald, Frances.
La prima bozza di sceneggiatura viene affidata nientemeno che a Truman Capote. Tuttavia, quando viene completata, essa viene rifiutata in toto da Evans e ritenuta inutilizzabile. Capote si limita, infatti, a trascrivere in maniera letterale alcuni dialoghi del romanzo, sostenendo che sia impossibile fare meglio di Fitzgerald, e inserisce qualche riferimento omosessuale, argomento molto scottante per l'epoca.
Nonostante questo e il fatto che non una riga di questo trattamento venga poi usato, Truman Capote riceve il pagamento concordato di 300.000 dollari.
In sua sostituzione viene contattato Francis Ford Coppola, reduce dalla conclusione dei lavori de Il Padrino (The Godfather), il quale consegna la propria bozza - che sarà accettata - in circa tre settimane. La regia viene affidata a Jack Clayton.
Questo, tuttavia, causa dei ritardi nell'inizio della produzione e un altro effetto collaterale. Alla fine del 1972, infatti, Ali MacGraw abbandona Robert Evans e inizia una relazione con Steve McQueen, conosciuto sul set di Getaway! (The Getaway). Questo porta al divorzio tra i due nei primi mesi del 1973.
In cerca di una nuova protagonista, Robert Evans trova subito l'interesse di Mia Farrow, con cui aveva collaborato in Rosemary's Baby, e la parte così è sua.
Per il ruolo di Jay Gatsby, vengono presi in considerazione - in fase iniziale - Warren Beatty e Jack Nicholson, ma entrambi rifiutano.
Si pensa allora a Marlon Brando per una possibile versione matura del personaggio, ma costui chiede un compenso di ben 4 milioni di dollari, per controbilanciare il basso ingaggio ricevuto per Il Padrino, che gli viene negato.
Rimasto offeso per questo e ritenendo che gli si sia stata mostrata una totale mancanza di rispetto, l'attore decide di non comparire nel sequel de Il Padrino. Influisce inoltre in questa scelta la presenza come produttore di David Merrick, il quale lo aveva allontanato dal set di Spirale d'Odio (Child's Play), facendogli poi causa per violazione del contratto.
Un attore che ha mostrato interesse per la parte è Robert Redford, che si aggiudica infine il ruolo.
Le riprese iniziano in via ufficiale l'undici giugno 1973, tenendosi in Rhode Island, a New York e presso i Pinewood Studios in Inghilterra.
A quel tempo Mia Farrow è incinta del suo terzo figlio, Fletcher, e per evitare che questo si noti si utilizzano molti primi piani e vengono indossati costumi coprenti e svolazzanti.
La stessa Mia Farrow non ha modo di avere conversazioni con Robert Redford al di fuori del set poiché, nelle pause tra le riprese, costui si rinchiude nei suoi alloggi per seguire da vicino lo Scandalo Watergate e i suoi sviluppi alla televisione.
Buona parte delle comparse presenti nelle scene delle feste di Gatsby vengono assoldate da un college della Marina di Newport. Questo perché la loro capigliatura è praticamente uguale a quella che veniva utilizzata negli anni '20 del ventesimo secolo, senza dover ricorrere così a lunghe sessioni di trucco.
Le riprese si concludono il 24 settembre 1973.
Il Grande Gatsby (The Great Gatsby) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 marzo 1974. A fronte di un budget di 6 milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare poco più di 20 milioni di dollari.
Pur ottenendo questo film un profitto, seppur non quello sperato, a detta del produttore Robert Evans, vi sono a seguito della sua uscita delle conseguenze legali.
Nel 1975, David Merrick cita in giudizio la Paramount, sostenendo che non gli siano stati conferiti i giusti profitti derivanti da alcuni progetti, tra cui è compreso anche Il Grande Gatsby. La causa va avanti per alcuni anni, ma alla fine, nel 1984, la sentenza ordina alla Paramount di risarcire Merrick con una somma pari a 6 milioni di dollari.
Dopodiché, tocca a David Merrick essere chiamato in giudizio. Da Francis Fitzgerald, la quale afferma che il produttore non ha mai dato informazioni chiare su quanto di quella somma ricevuta fosse derivata da Il Grande Gatsby, da cui si sarebbe dovuta calcolare la percentuale che spettava a lei. La causa viene risolta infine in via extragiudiziale.
Il mito de Il Grande Gatsby rimane presente nel cinema americano, tanto che nel 2013 esce un quarto adattamento... ma questa è un'altra storia.

domenica 5 aprile 2026

A scuola di cinema: I Tre Giorni del Condor (1975)

1974: Viene pubblicato il romanzo I Sei Giorni del Condor (Six Days of the Condor), scritto da James Grady, un giornalista che esordisce nella letteratura proprio con quest'opera.
La storia, ambientata a Washington, vede protagonista Ronald Malcolm, un agente della CIA il cui nome in codice è Condor, che rimane l'unico sopravvissuto della sua unità - specializzata nella scoperta di operazioni clandestine - i cui componenti vengono uccisi da un commando armato, in quanto aveva scoperto un traffico di droga illegale proveniente dall'estero.
Ronald Malcolm chiede dunque aiuto a uno dei suoi superiori, Weatherby, il quale tuttavia è il mandante degli omicidi e la mente dietro il traffico di droga internazionale. Il Condor scopre il suo doppio gioco e riesce a sfuggire a un suo attentato.
Dopodiché trova l'aiuto - dopo averla rapita - di Wendy Ross, un'assistente legale. Una volta guadagnata la sua fiducia, la donna aiuta il Condor a smascherare l'organizzazione clandestina, ma rimane ferita da agenti al servizio di Weatherby.
Alla fine, un altro agente della CIA, notando una discrepanza nei registri, smaschera i piani criminali di Weatherby e la sua organizzazione viene così disciolta.
Questo romanzo diviene poco tempo dopo oggetto di un adattamento cinematografico.


Nel dicembre 1973, ancor prima che il romanzo di James Grady venga pubblicato, i diritti di sfruttamento cinematografico vengono opzionati dai produttori Dino De Laurentiis, Stanley Schneider e dalla Paramount Pictures.
In principio De Laurentiis pensa a Warren Beatty come protagonista e di affidare la regia a Peter Yates. Ma quando Robert Redford si aggiudica la parte principale, costui chiede che come regista sia scelto Sydney Pollack, con cui ha già all'attivo una serie di collaborazioni tra cui Corvo Rosso Non Avrai il Mio Scalpo (Jeremiah Johnson) e Come Eravamo (The Way We Were).
L'attore viene accontentato ma, nonostante questo, Dino De Laurentiis rispetta gli accordi presi e dà a Peter Yates l'intera somma di denaro che avrebbe preso se avesse diretto il film, ovvero duecentomila dollari.
La prima bozza di sceneggiatura viene scritta da Lorenzo Semple Jr., ma Sydney Pollack non ne rimane del tutto soddisfatto e incarica così un suo fedele collaboratore, David Rayfiel, che si era occupato di revisioni non accreditate di precedenti suoi progetti, di rivederla.
I principali cambiamenti introdotti nella sceneggiatura rivista - oltre alla "compressione temporale" degli eventi per ragioni di narrazione cinematografica - sono lo spostamento della storia da Washington a New York e lo sviluppo del personaggio di Kathy Hale (ovvero Wendy Ross, nel libro), interpretato da Faye Dunaway. Nel romanzo, infatti, è una segretaria di uno studio legale, ma dietro suggerimento di Pollack diventa una fotografa.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 4 novembre 1974, tenendosi a New York.
Un ex direttore della CIA, Richard Helms, funge da consulente e offre preziose indicazioni a Robert Redford per svolgere al meglio il suo ruolo di Joe Turner, il Condor.
Un paio di mesi dopo l'inizio della lavorazione, il produttore Stanley Schneider muore improvvisamente a causa di un infarto e così Sydney Pollack ne assume i compiti, fino al termine dei lavori.
L'epilogo originario vede il Condor dichiarare a un suo superiore, Higgins, di aver consegnato la storia ai giornali, ma lui gli risponde che nessuno gli crederà, senza possibilità di appello. Durante la lavorazione della pellicola, però, emergono sulla stampa delle notizie riguardanti alcune operazioni illegali portate avanti dalla CIA in paesi stranieri, inclusi piani per omicidi di stampo politico.
Robert Redford ha dunque un incontro col giornalista che ha portato alla luce queste operazioni, Seymour Hersh, a seguito del quale il finale viene reso più ambiguo.
Le riprese si concludono il 21 febbraio 1975.
I Tre Giorni del Condor (Three Days of the Condor) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 24 settembre 1975. A fronte di un budget di 20 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale poco più di 41 milioni di dollari.
Grazie anche all'uscita di questo film, altri libri sul Condor vengono pubblicati negli anni successivi, sempre scritti da James Grady. Il primo è L'Ombra del Condor (Shadow of the Condor), pubblicato nel 1978, in cui l'agente della CIA indaga sull'omicidio di un militare di alto grado, ritrovandosi ben presto coinvolto in un gioco di spie e di tradimenti che coinvolge gli Stati Uniti, l'Unione Sovietica e la Cina che mette a repentaglio la sua vita.
Passano quasi quarant'anni, ma viene pubblicato infine nel 2015 il terzo romanzo della trilogia, con ogni probabilità il capitolo conclusivo. Si intitola Il Ritorno del Condor (Last Days of the Condor).
Gli anni sono passati anche per l'agente della CIA, un invecchiamento che ha alimentato la sua già crescente paranoia, la quale raggiunge livelli così elevati che l'uomo viene infine internato in un istituto di cura. Una volta uscito, si ritrova pesantemente imbottito di farmaci e gli vengono assegnati incarichi di scarso rilievo.
Ma quando, rientrato a casa, l'agente vi trova un cadavere mutilato, il Condor si convince che qualcuno stia cercando di incastrarlo, qualcuno che agisce nelle alte sfere del potere, poiché è a conoscenza di terribili segreti. Segreti che lui non ricorda più.
Dopodiché, il Condor torna protagonista grazie a una serie televisiva trasmessa dalla tv via cavo Audience, intitolata semplicemente Condor, che viene programmata a partire dal 2018.
Nel ruolo del protagonista vi è Max Irons, che interpreta una versione alternativa del personaggio di Robert Redford che presenta lo stesso nome, Joe Turner. La prima stagione è un rifacimento moderno della trama del libro scritto da James Grady.
La serie viene rinnovata per una seconda e ultima stagione, la quale viene mandata in onda nel 2020, nonostante pochi mesi prima il canale Audience abbia chiuso i battenti (non a causa di questo prodotto, si spera). Ma poiché la produzione della seconda stagione era già stata del tutto conclusa, essa viene acquisita e trasmessa su altre reti.
Al cinema, invece, le avventure del Condor terminano con questa prima e unica pellicola. Tuttavia, Sydney Pollack e Robert Redford torneranno a collaborare pochi anni dopo in Il Cavaliere Elettrico (The Electric Horseman)... ma questa è un'altra storia.

sabato 3 giugno 2023

A scuola di cinema: Brubaker (1980)

1969: Viene pubblicato il libro biografico Accomplices to the Crime: The Arkansas Prison Scandal, scritto da Tom Murton e Joe Hyams.
L'opera descrive il tentativo di riforma del sistema carcerario operato da Tom Murton, eminente insegnante e penologo che aveva già dato il suo contributo in passato per una simile riforma in Alaska.
L'uomo viene contattato nel 1967 dal governatore dell'Arkansas Winthrop Rockefeller, con l'incarico di indagare sulla condizione del sistema carcerario dello stato, in quanto il governatore è rimasto preoccupato a seguito della scoperta di un rapporto emanato dalla precedente amministrazione e incentrato sulla gestione del sistema carcerario.
Rapporto poi bloccato dalla stessa amministrazione e che metteva in luce tremende pratiche presenti nelle due carceri dello stato, incluse torture, pestaggi, estorsioni da parte di altri detenuti spalleggiati dalle guardie di sicurezza. Oltre alla pessima qualità del cibo dato ai prigionieri.
Tom Murton inizia la propria indagine e dopo poco tempo scopre qualcosa di ancora più orribile: una fossa comune, in cui ritrova tre cadaveri e altri di sicuro sono presenti. Dalle investigazioni da lui portate avanti, si scopre che le vittime di quelle fosse sono tutti detenuti che, nei decenni precedenti, hanno tentato di fuggire o si sono ribellate ai pestaggi e alle torture, facendo poi passare tutte queste morti per tentativi di fuga.
Prima che Tom Murton possa andare oltre in quest'indagine e con gli scavi, tuttavia, viene fermato dall'amministrazione Rockfeller, rimasta del tutto impreparata e imbarazzata di fronte all'esposizione mediatica che tutto ciò suscita, tanto da rilasciare un comunicato secondo il quale i cadaveri scoperti appartengono a un vicino cimitero, che in realtà si trova a oltre un chilometro di distanza dalla fossa.
Messa alle strette, l'amministrazione Rockfoller sospende Tom Murton dall'incarico assegnato e gli intima di abbandonare subito lo stato dell'Arkansas.
Dopo aver pubblicato il libro in cui dettaglia cosa gli è accaduto, Tom Murton non riceve più alcun incarico governativo e per vivere inizia a fare l'agricoltore in Oklahoma. Ma qualche anno dopo, grazie a un film, la sua storia torna sotto i riflettori.


La storia di Tom Murton cattura subito l'attenzione del cinema, tanto che già nel 1970, un anno dopo la pubblicazione del suo libro, Arthur Ross ne scrive una sceneggiatura, ma il progetto non si concretizza.
Una nuova sceneggiatura che prende spunto da quella di Arthur Ross viene dunque scritta da W.D. Richter, il quale modifica i nomi dei soggetti coinvolti, incluso quello di Tom Murton, e include alcune drammatizzazioni, quale quella in cui il criminologo si finge un detenuto per indagare sulle condizioni del carcere, cosa mai fatta in realtà da Murton.
Tale sceneggiatura cattura l'interesse del produttore Ron Silverman, il quale però per alcuni anni fatica a trovare uno studio interessato e un regista che voglia dirigere il progetto. Fino a quando si fa avanti Alan J. Pakula, che però deve prima liberarsi di altri impegni.
Il produttore non intende aspettare ulteriormente e così, tramite l'agente di Pakula, trova un altro regista interessato in Bob Rafelson. L'agente è anche in contatto con Robert Redford, il quale come legge la sceneggiatura si dichiara disposto a interpretare il protagonista, dietro un ingaggio di 3 milioni di dollari.
Grazie alla presenza di un attore di grido quale Robert Redford, la sceneggiatura viene opzionata dalla 20th Century Fox e viene data via libera al progetto.
Le riprese iniziano nell'aprile 1979, tenendosi in Ohio e con Tom Murton a fungere da consulente tecnico per la pellicola.
Dopo soli nove giorni di lavorazione, il regista Bob Rafelson viene licenziato, reo di essere già andato troppo lungo con le tempistiche e di insistere per girare in una prigione ancora operativa, con sensibile aumento di costi e tempistiche (il regista ha addirittura passato di sua volontà alcune notti in un penitenziario del Mississippi, a rischio della vita).
Quando sul set giunge il produttore Richard Berger, inizia a fare alcune domande al regista e gli chiede un incontro per discutere della sua carriera, ma Bob Rafelson - irato per alcune parole dette - lo afferra per il bavero prima di lasciarlo andare. Questa è la proverbiale ultima goccia e, il 20 aprile 1979, il regista viene allontanato dal set. Viene rapidamente sostituito da Stuart Rosenberg.
In risposta a quanto accaduto, Bob Rafelson cita in giudizio per danni la 20th Century Fox, affermando che non ha rispettato i propri obblighi contrattuali, in quanto gli era stata garantita piena libertà creativa, e che la casa di produzione ha rilasciato dichiarazioni che mettevano in dubbio la sua professionalità e la sua stabilità mentale ed emotiva, non ritenendolo adatto a dirigere un progetto così importante. La causa viene infine vinta da Bob Rafelson.
Come prigione, viene utilizzata la Junction City Prison Farm, sita poco distante da Columbus e non più operativa da circa un paio d'anni all'epoca. Vengono ricercate inoltre migliaia di comparse, inclusi ex detenuti condannati anche per rapina a mano armata e omicidio e guardie carcerarie da poco in pensione. Tra queste comparse vi è anche Nicolas Cage, al suo primo incarico professionale, seppur non accreditato. In un ruolo secondario vi è anche Morgan Freeman.
Le riprese si concludono il 21 luglio 1979.
Brubaker viene distribuito nei cinema americani a partire dal 20 giugno 1980. A fronte di un budget di 7 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 37 milioni di dollari.
Nel 1970, un tribunale dichiara che l'intero sistema carcerario dell'Arkansas non rispetta alcun diritto costituzionale e va riformato, confermando così le indagini di Tom Murton, ingiustamente allontanato. Winthrop Rockfeller non viene confermato come Governatore nel 1970 e muore nel 1973.
Dopo l'uscita del film, che porta all'attenzione del grande pubblico la sua storia, Tom Murton inizia a tenere alcune lezioni accademiche e seminari di criminologia presso alcune università dell'Oklahoma, non abbandonando mai comunque la professione di agricoltore, che porta avanti fino alla fine dei suoi giorni.
Dopo Brubaker, Robert Redford si prende una pausa dalla recitazione di quattro anni, tornando a essere protagonista nel 1984 con Il Migliore (The Natural). Tuttavia, al contempo, l'attore ha modo di esordire come regista grazie a Gente Comune (Ordinary People)... ma questa è un'altra storia.

sabato 16 luglio 2022

A scuola di cinema: Tutti gli Uomini del Presidente (1976)

1974: Viene pubblicato il libro Tutti gli Uomini del Presidente: Lo Scandalo Watergate e la Caduta di Nixon (All The President's Men), scritto dai giornalisti Carl Bernstein e Bob Woodward.
L'opera dettaglia l'inchiesta giornalistica portata avanti dai due giornalisti sulle pagine del The Washington Post a seguito dell'irruzione nel giugno 1972, da parte di cinque uomini, presso una sede del Comitato Nazionale Democratico situata lungo un intero piano dell'Hotel Watergate.
Quest'insolito atto criminale scoperchia un intero nuovo mondo ai due giornalisti, composto da spie, intercettazioni, intrecci politici e governativi e un misterioso informatore segreto noto come Gola Profonda, tanto che ne consegue un vero e proprio scandalo, lo Scandalo Watergate.
Le sue ramificazioni sono così profonde che arrivano a coinvolgere anche il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, il quale nel 1974 è costretto a presentare le proprie dimissioni.
Da questo libro inchiesta nasce infine una celebre pellicola.


Già nell'autunno del 1972, durante i primi mesi dell'indagine giornalistica, Robert Redford contatta Carl Bernstein e Bob Woodward (i quali in principio pensano sia una spia al servizio del governo), dichiarandosi entusiasta per il loro lavoro e dimostrandosi interessato già allora a un possibile adattamento cinematografico della loro inchiesta.
Quando, due anni dopo, il libro viene pubblicato, l'attore ha modo di incontrare i due giornalisti presso un bar del Jefferson Hotel. Bernstein e Woodward chiedono a Redford che il film sia strettamente aderente al libro e dunque si concentri solo e unicamente sulla loro inchiesta. L'attore risponde che è esattamente questo il suo intento.
Robert Redford negozia dunque, per conto della Warner Bros., l'opzione dei diritti di sfruttamento cinematografico per una somma di 450.000 dollari. L'idea dell'attore è quello di ritagliare per sé solo il ruolo di produttore e concepisce un film di stampo documentaristico, in bianco e nero e senza attori di richiamo.
La Warner Bros., tuttavia, è di diverso avviso e si dichiara disposta a finanziare la pellicola solo nel caso in cui Robert Redford interpreti uno dei protagonisti. L'attore accetta il ruolo di Bob Woodward, ma è ora consapevole che deve trovare un altro attore di richiamo, per far sì che il suo personaggio non sia troppo preminente, poiché entrambi i giornalisti hanno avuto un ruolo paritario nel portare avanti l'indagine giornalistica.
Dopo aver pensato in un primo momento ad Al Pacino, Redford ritiene che Dustin Hoffman sia la scelta più adatta e gli propone la cosa mentre entrambi si ritrovano a guardare una partita dei New York Knicks. Nel frattempo viene individuato il regista in Alan J. Pakula.
La sceneggiatura viene scritta da William Goldman, che Redford ha conosciuto sul set di Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid). Goldman richiede qualche informazione a Carl Bernstein e Bob Woodward, ma solo quest'ultimo si dimostra del tutto collaborativo, mentre Bernstein è abbastanza reticente.
Il primo trattamento non incontra i favori di Robert Redford, che per correttezza chiede degli input e dei suggerimenti a Bernstein e Woodward. Per tutta risposta, Carl Bernstein, con l'apporto della sua fidanzata Nora Ephron e col benestare di Woodward, scrive un nuovo trattamento non richiesto.
Quando i due giornalisti incontrano ancora Robert Redford nell'autunno del 1974, un meeting a cui è presente anche William Goldman, sottopongono il nuovo trattamento. Goldman è fuori di sé dalla rabbia: minaccia di chiamare il suo avvocato, se la prende con Robert Redford e definisce quello che è stato fatto alle sue spalle come un vile tradimento, prima di andarsene.
Neanche Robert Redford rimane entusiasta del nuovo trattamento - che viene infine rigettato in toto eccetto per una scena - e, dopo aver placato gli animi, convince William Goldman a effettuare una revisione della sua sceneggiatura. Bernstein si scusa poi con lo sceneggiatore per quanto da lui fatto, assumendosene la piena responsabilità. Dopo che Goldman ha consegnato la sua revisione, Robert Redford e Alan Pakula vi apportano a loro volta delle modifiche, seppur non significative.
Per il ruolo di Ben Bradlee, editor esecutivo del The Washington Post, Robert Redford suggerisce il nome di Jason Robards, che ha rappresentato per lui una sorta di mentore agli inizi della sua carriera. La Warner Bros. è esitante, in quanto l'attore sta lottando contro una dipendenza dall'alcool, iniziata a seguito di un incidente stradale che ha richiesto anche un intervento di ricostruzione facciale.
Redford vince tuttavia queste resistenze, nonché quelle di Jason Robards stesso, convinto che il suo personaggio ripeta sempre le stesse frasi.
All'epoca, solo Bob Woodward conosce la vera identità di Gola Profonda (rivelatosi poi essere Mark Felt, Vice Direttore del FBI) e quando gli vengono mostrate le foto di alcuni attori indica senza alcuna esitazione Hal Holbrook, il quale presenta una notevole somiglianza con Felt. Anche in questo caso Redford deve convincere l'attore ad accettare il ruolo, poiché Holbrook ritiene che non sia un personaggio rilevante.
In preparazione alle loro parti, Robert Redford e Dustin Hoffman - insieme al regista Alan Pakula e altri componenti della troupe - si recano presso la sede del The Washington Post, rimanendo lì per alcune settimane e osservando il lavoro dei vari componenti dello staff, con tanto di partecipazione alle riunioni di redazione.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 12 maggio 1975, tenendosi a Washington e in California.
L'intento iniziale è quello di girare presso la sede del The Washington Post, ma appare subito chiaro che la cosa non è fattibile, in quanto così non si permetterebbe ai giornalisti di andare avanti col proprio lavoro. Il reparto scenografia scatta allora varie foto  della redazione, prendendone le misure, per poter poi ricreare il tutto presso un apposito set.
Per dare maggiore senso di autenticità, vengono acquistate 200 scrivanie dalla stessa compagnia a cui si era rivolto il The Washington Post e vengono tutte ricolorate perché siano come le vere scrivanie della redazione. Viene inoltre preso un mattone dell'edificio, così che la sua composizione possa essere replicata in fibra di vetro.
Oltre a questo, vengono utilizzati elenchi telefonici scaduti, si chiede al Post il prestito di oggetti di redazione e cestini dell'immondizia non più utilizzati. I componenti della redazione del Post rimangono stupiti di come i loro uffici siano stati ricreati fin nei minimi dettagli.
Nel film vi è un insolito cameo, quello di Frank Willis, la guardia di sicurezza che scoprì l'irruzione presso l'Hotel Watergate e che interpreta sé stesso. Pochi giorni dopo quell'evento, Frank Willis viene licenziato senza giusta causa e non riuscirà mai più a riavere un lavoro a tempo pieno.
Le riprese si concludono il 16 agosto 1975.
Tutti gli Uomini del Presidente (All the President's Men) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 4 aprile 1976. A fronte di un budget di otto milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 70 milioni di dollari. Il film si aggiudica anche gli Oscar nelle categorie Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Attore Non Protagonista (assegnato a Jason Robards).
La controversa figura di Richard Nixon, che cade in disgrazia a seguito delle dimissioni da Presidente, diviene poi oggetto di altre pellicole... ma questa è un'altra storia.

domenica 10 luglio 2022

A scuola di cinema: La Stangata (1973)

1940: Viene pubblicato il libro The Big Con: The Story of the Confidence Man, scritto da David Warren Maurer.
L'opera dettaglia un periodo molto particolare della storia americana, a cavallo tra gli anni '20 e '30 del ventesimo secolo, durante il quale agiscono i cosiddetti Confidence Men, persone che defraudano altre persone, benestanti, di una somma di denaro più o meno consistente dopo aver guadagnato la loro fiducia, scomparendo una volta ottenuto il denaro.
Se oggi tali truffe si verificano prevalentemente online, in passato queste avvenivano tramite anche elaborati schemi. Maurer, professore di linguistica e studioso della vita dei bassifondi criminali, riesce a entrare in contatto con i loro ideatori, facendosi rivelare alcuni dei loro segreti che fedelmente riporta nel libro.
Tra costoro vi sono anche due fratelli, di nome Fred Gondorff e Charley Gondorff, le cui imprese - seppur per vie traverse - ritornano qualche tempo dopo in una celebre pellicola.


1971: David Schad Ward, uno scrittore che lavora per una società che produce film a scopo educazionale, sta cercando di sfondare come sceneggiatore cinematografico e per questo sta scrivendo la sceneggiatura di quello che poi diventerà il film Una Squillo per Quattro Svitati (Steelyard Blues).
Mentre sta lavorando a questo trattamento, lo scrittore scopre il mondo dei Confidence Men ed effettua delle ricerche in merito, attingendo a svariate fonti (di certo, dunque, anche il libro di David Maurer). Una volta che riesce a entrare in contatto con il produttore Tony Bill, David Ward gli sottopone le sue idee.
Tony Bill ne rimane intrigato e propone entrambi i progetti ai suoi soci in affari Michael Phillips e Julia Phillips, anche loro in cerca di un film che possa lanciare la loro carriera di produttori cinematografici appena avviata.
David Ward impiega circa un anno per completare entrambe le sceneggiature e quella sui Confidence Men, di cui lo sceneggiatore non rivela il finale ai produttori se non a sceneggiatura completata, viene subito opzionata dalla Universal Pictures.
È Rob Cohen, un futuro regista all'epoca stagista, a leggere la sceneggiatura e a proporla fortemente al suo superiore Mike Medavoy. Costui minaccia di licenziarlo se la sceneggiatura non sarà venduta in tempi rapidi. Viene opzionata quello stesso pomeriggio.
Il ruolo di Johnny Hooker viene proposto a Robert Redford, che in un primo momento rifiuta. La parte viene allora offerta a Jack Nicholson, il quale rifiuta a sua volta.
David Ward ha un accordo di massima con i produttori per cui potrà anche dirigere il film, ma poi la sceneggiatura capita sottomano a George Roy Hill, che si dimostra interessato. Robert Redford è pronto, quindi, a cambiare idea, purché George Roy Hill sia scelto come regista, in quanto ritiene che David Ward non abbia la necessaria esperienza. Solo dopo che questo accade, l'attore accetta la parte.
Per questo progetto, George Roy Hill intende rifarsi alle atmosfere dei film di gangster degli anni '30, proponendo un riverito e divertente omaggio. A tal proposito, il regista smorza anche alcuni toni troppo cupi della sceneggiatura iniziale di David Ward.
In principio, Henry Gondorff è un personaggio minore, una sorta di anziano e sovrappeso mentore di Johnny Hooker che scompare dalla scena poco prima della metà del film. George Roy Hill e la Universal, tuttavia, intendono ricreare la coppia artistica che ha reso celebre Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid) e contattano così Paul Newman.
L'attore, nonostante gli sia stato detto da più persone che non è in grado di interpretare delle commedie, decide infine di accettare la parte. Col suo ingresso, il personaggio di Henry Gondorff diviene più rilevante per la trama e viene modellato sulle fattezze di Newman.
Per questo film, Robert Redford e Paul Newman ricevono entrambi un ingaggio di 500.000 dollari, il più alto per l'epoca.
Per il ruolo di Doyle Lonnegan, la prima scelta ricade su Richard Boone, che però qualche tempo prima dell'inizio dei lavori decide di ritirarsi dal progetto. Paul Newman suggerisce allora il nome di Robert Shaw, a cui invia anche la sceneggiatura.
Robert Shaw accetta subito la parte, ma accade un imprevisto: una settimana prima dell'inizio delle riprese, l'attore scivola su un campo da pallamano del Beverly Hills Hotel, procurandosi una frattura a un ginocchio. Viene dunque posta una ginocchiera attorno all'arto ferito, la quale viene nascosta dagli abiti di scena, ma la conseguente zoppia del personaggio è qualcosa di inizialmente non previsto.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 22 gennaio 1973, tenendosi a Chicago e in California. Tony Bill, uno dei produttori, è anche un appassionato d'auto d'epoca e mette dunque a disposizione alcuni pezzi della sua collezione.
A proposito di infortuni, anche Robert Redford se ne procura uno alcuni mesi prima dell'inizio dei lavori: per la precisione, una frattura al pollice destro, avvenuta mentre stava sciando. Quando le riprese iniziano, l'attore sta ancora indossando un tutore e deve far sì che non venga mai inquadrato.
Le riprese si concludono nell'aprile 1973.
La Stangata (The Sting) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 25 dicembre 1973. A fronte di un budget di cinque milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 156 milioni di dollari. Vince inoltre i premi Oscar nelle categorie Miglior Film, Miglior Sceneggiatura e Miglior Regia.
Robert Redford ottiene inoltre una nomination come Miglior Attore, non trionfando però alla fine. È l'unica nomination agli Oscar come miglior attore che Redford abbia mai ottenuto.
Dopo l'uscita della pellicola, David Maurer fa causa alla produzione, in quanto ritiene che il film abbia plagiato fin troppo la sua opera. Per evitare beghe legali, la Universal raggiunge con lui un accordo extragiudiziale per una cifra di 300.000 dollari.
La cosa non va molto giù a David Ward, il quale dichiara di essersi ispirato per la sua sceneggiatura a molte altre fonti oltre all'opera del suo omonimo. Peccato però che, per promuovere il film, la Universal avesse utilizzato per alcuni materiali promozionali delle citazioni tratte proprio dal libro di David Maurer.
L'epopea della Stangata non termina comunque qui poiché, seppur senza coinvolgere nessuno degli attori principali, qualche anno dopo ne viene prodotto un sequel... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 15 giugno 2022

Netflix Original 54: Le Nostre Anime di Notte


Robert Redford e Jane Fonda rappresentano una coppia cinematografica affermata, capace di attraversare indenne gli anni, addirittura i decenni, e rimanere sempre affascinante.
I due collaborano una prima volta insieme nel film del 1966 La Caccia (The Chase), ma è solo nel 1967 con A Piedi Nudi nel Parco (Barefoot in the Park) che consolidano la loro partnership lavorativa. La loro terza, e penultima, collaborazione avviene infine nel 1979 con Il Cavaliere Elettrico (The Electric Horseman).
Passano altri anni e i decenni, ma ecco infine un nuovo film che vede protagonisti i due attori, ovvero Le Nostre Anime di Notte (Our Souls at Night), diretto da Ritesh Batra, scritto da Scott Neustadter e Michael H. Weber e distribuito su Netflix a partire dal 29 settembre 2017. La pellicola è l'adattamento di un romanzo scritto da Kent Haruf.
In una piccola città di provincia, Louis Waters (Robert Redford) e Addie Moore (Jane Fonda), rimasti entrambi vedovi, decidono di passare le notti insieme - senza alcun tipo di implicazione sessuale - per farsi compagnia vicendevolmente raccontandosi delle storie e sconfiggere la solitudine.
Oltre a dover tenere a bada i pettegolezzi degli abitanti della città, i due si ritrovano ben presto a dover gestire il nipote di Addie, Gene, che il padre ha lasciato alla nonna mentre lui cerca di rimettere in sesto il suo matrimonio. Questo farà sì che il rapporto tra Louis e Addie si cementi ancora di più.
Quando si parla di cinema e divi di altri tempi, penso senza timore di smentita che Robert Redford e Jane Fonda possano essere parte integrante di quei tempi. Il film, tuttavia, non è una semplice celebrazione del passato, del come erano belli i tempi in cui.
Vi è infatti un insolito parallelismo tra i personaggi e i due attori. Louis Waters e Addie Moore sono due persone che vivono nel passato e rappresentano il passato, non essendo a loro agio con la tecnologia e avendo una visione della vita che non combacia con quella di gente più giovane di loro. Appaiono dunque come persone fuori dal mondo, eppure - anche a causa delle sofferenze che hanno affrontato - sono coloro che forse meglio riescono a comprenderlo.
Allo stesso modo, Robert Redford e Jane Fonda potrebbero apparire a occhi disattenti o inesperti come attori ormai fuori dal mondo, simbolo di un'era che non esiste più, mentre invece le loro movenze, il loro agire davanti alla telecamera possono dare tanto ai giovani attori che emergono oggi.
Quindi vivere il presente e costruire il futuro anche imparando dal passato, senza che quest'ultimo ci sovrasti o venga mitizzato a tutti i costi.
Tramite Gene, Louis e Addie rientrano a far parte di quel mondo che avevano abbandonato dopo la perdita dei loro cari e ritrovano loro stessi. Forse non ritroveremo noi stessi vedendo i film di Robert Redford e Jane Fonda, ma di certo potremo apprezzare un'era che ci permetterà di inquadrare al meglio il nostro presente.

lunedì 14 marzo 2022

Netflix Original 32: La Scoperta


"C'è vita dopo la morte?" è con ogni probabilità una delle domande a cui l'umanità ha più cercato una risposta nel corso dei secoli, poiché riguarda uno degli enigmi - che coinvolge anche aspetti religiosi e sociali - che interessa l'intera umanità.
Il cinema non poteva certo sottrarsi nel dare la sua risposta a questa domanda, come è avvenuto ad esempio in Brainstorm con Christopher Walken o Premonizioni (Hideaway) con Jeff Goldblum, anche se la pellicola più celebre in tal senso risulta essere Linea Mortale (Flatliners).
Una domanda che ricorre anche in La Scoperta (The Discovery), film diretto da Charlie McDowell, scritto dallo stesso McDowell e da Justin Lader e distribuito su Netflix a partire dal 31 marzo 2017.
Lo scienziato Thomas Harbor (Robert Redford) dimostra scientificamente l'esistenza dell'aldilà. Questa scoperta causa un'impennata del tasso di suicidi su scala mondiale.
Due anni dopo, il figlio dello scienziato, Will Harbor (Jason Segel) si reca a trovare suo padre, la cui ricerca ritiene sia la causa scatenante dei suicidi e cerca di convincerlo a ritrattare. Al contempo, Will conosce una ragazza di nome Isla (Rooney Mara), insieme alla quale scoprirà un'incredibile verità.
La cosa insolita di questo film è che parte come una sorta di critica/analisi verso un certo tipo di scienziati (non della scienza in sé) e dei limiti che si dovrebbero porre, ma ben presto si trasforma in un'insolita detective story - derivata in un certo senso da Linea Mortale - mista a romance che lascia abbastanza confusi.
Robert Redford, inevitabilmente la punta di diamante del cast, diviene dopo i primi minuti quasi un personaggio secondario - cosa di certo voluta e direi anche inevitabile, per lasciare spazio alle altre giovani leve - e un po' di rammarico rimane.
Quindi è una pellicola che ha due diversi ritmi: parte in maniera frenetica, introducendo un cambiamento dello status quo globale, con devastanti conseguenze che poi però non vengono più di tanto analizzate. Salvo poi rallentare e divenire in un certo senso più intimista e verso la fine - ma forse qui è stato un mio problema - anche confusionario, visto che non ho intuito l'epilogo nell'immediato.
Resta comunque uno degli ultimi film interpretati da Robert Redford e se non altro per questo vale la pena darci un'occhiata. Non per fare comparazioni inutili tra vecchi e nuovi stili di recitazione, ma per ammirare chi - piaccia o meno - ha segnato più epoche storiche nel cinema.
Non è cosa da poco.