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domenica 12 aprile 2026

A scuola di cinema: Cercasi Susan Disperatamente (1985)

1974: Esce il film francese Céline e Julie Vanno in Barca (Céline et Julie Vont en Bateau), diretto da Jacques Rivette.
In un'atmosfera tra il surreale e il grottesco, una donna di nome Julie - seduta su una panchina - vede passare davanti a sé una ragazza, Céline, la quale perde gli occhiali senza che se ne accorga.
Julie la insegue per restituirglieli, ma la ritrova solo il giorno dopo. Qui le due donne scoprono di essere spiriti affini e sono entrambe delle sognatrici che vogliono evadere dalla realtà. Raccontandosi storie a vicenda, le due vengono catapultate in mondi immaginari di loro invenzione.
Ora può sembrare strano dirlo, ma questa pellicola rappresenta l'ispirazione di una commedia che esce alcuni anni dopo.


Tra coloro che guardano e ammirano questo film vi è Leona Barish, un'aspirante sceneggiatrice che, prendendo spunto dalla pellicola e dall'idea di far incontrare due donne provenienti da due mondi diversi (urbani, nel suo caso), tenta di scrivere la sua prima sceneggiatura cinematografica, completata nel 1980.
La sceneggiatura viene opzionata da Sarah Pillsbury, amica di Leona Barish, e Midge Sanford, i quali hanno da poco fondato la Sanford/Pillsbury Productions.
Tuttavia, in principio si fatica a trovare un interesse da parte degli studi cinematografici. L'opinione generale è che una storia del genere possa piacere solo alle donne e agli omosessuali (strane concezioni dell'epoca).
Alla fine la Warner Bros. decide di finanziare il progetto, ma ritira la propria partecipazione poco tempo dopo. Subentra allora la Orion Pictures, che decide di investire inoltre una maggiore somma di denaro di modo tale da far aggiungere alla sceneggiatura ulteriori scene, pur rimanendo questo un progetto a basso costo.
Come regista viene scelta Susan Seidelman. I due produttori sono rimasti favorevolmente impressionati dal suo film di debutto, Smithereens, e dalla sua capacità di portare a termine un progetto dal basso budget.
La sceneggiatura prevede che le due protagoniste abbiano superato i trent'anni e in principio si cercano attrici di fama quali Goldie Hawn e Diane Keaton. Il budget previsto, e la decisione di Sarah Pillsbury di puntare su attrici meno note, porta a un cambiamento di piani e a un "ringiovanimento" dei personaggi.
Per il ruolo di Roberta Glass viene dunque scelta Rosanna Arquette, anche se lei in prima battuta preferirebbe avere il ruolo di Susan dopo aver letto la sceneggiatura.
Per quest'ultimo ruolo vengono provinate decine di attrici e si pensa in principio a Ellen Barkin e Jennifer Jason Leigh.
Viene deciso invece di affidare questa parte a Madonna (Louise Ciccone), fortemente voluta e proposta da Susan Seidelman, che già la conosce. Tanto che la regista si reca personalmente a Union Square a girare lì il suo provino. La cantante è così poco nota all'epoca che un passante la scambia per Cindy Lauper.
Il provino viene poi visionato e apprezzato dai dirigenti della Orion Pictures e il figlio di uno di loro, vedendo la cantante su MTV, la trova affascinante.
Quando viene scelta, questo film per Madonna rappresenta il debutto cinematografico e ha appena iniziato la propria carriera musicale, con un album omonimo uscito nel 1983. Le cose stanno per cambiare in maniera drastica.
Anche in questo caso, comunque, la decisione di scegliere lei è dettata anche dal budget e dalla volontà di ringiovanire il personaggio.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 10 settembre 1984, tenendosi a New York e in New Jersey.
A causa di alcuni ritardi nella produzione, Madonna ha già concluso - ed è pronto a essere venduto - il suo secondo album, intitolato Like A Virgin. Questo la porta ad essere, nel giro di poco più di un anno, da semplice cantante in ascesa a rinomata pop star. E la cosa si riflette anche sulla produzione del film.
Se nei primi tempi la cantante può circolare liberamente e nessuno le presta attenzione più di tanto, col passare dei giorni e soprattutto durante l'ultima settimana di lavorazione - quando una sua foto compare sulla celebre rivista Rolling Stone e Like A Virgin inizia a scalare le classifiche di vendita - i fan cominciano ad accalcarsi sempre di più vicino al set.
Costringendo pertanto la produzione ad assoldare delle guardie del corpo che garantiscano la sicurezza di Madonna e non causino troppi ritardi.
Ovviamente si approfitta anche di questo fatto e il ruolo di Susan viene espanso, con l'introduzione anche di una parte cantata, per darle più risalto.
Si arriva anche al punto che un agente di polizia chieda un autografo a Madonna, ma scambia persona e lo domanda a Rosanna Arquette. L'attrice ovviamente non prende bene questo scambio di ruoli, visto che in principio doveva essere lei la protagonista principale e la personalità più nota, ma ormai non può più ritirarsi e le sue obiezioni cadono nel vuoto.
Viene girato un primo finale, che vede Roberta Glass e Susan recarsi in Egitto, a bordo di cammelli nel deserto del Sahara, per restituire gli orecchini rubati, il perno della trama. Tuttavia questo epilogo non incontra i favori della regista, che opta per un secondo, più lieto finale.
Le riprese si concludono poco prima della fine di novembre. Madonna contribuisce alla colonna sonora del film tramite una canzone, Into The Groove, originariamente concepita per un amico e che esiste solo in versione demo. Questa canzone viene poi inserita in una seconda versione di Like A Virgin.
I dirigenti della Orion Pictures decidono poi di accorciare i tempi della post-produzione, quasi della metà, per far uscire il film nelle sale cinematografiche il prima possibile, convinti che la fama di Madonna non durerà a lungo.
Cercasi Susan Disperatamente (Desperately Seeking Susan) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 marzo 1985. A fronte di un budget di quattro milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 27 milioni di dollari.
Con una carriera musicale ormai lanciata verso la fama assoluta, forte di questo successo Madonna tenta di sfondare anche nel cinema. Si sposa dunque con Sean Penn e insieme a lui recita il suo film successivo, Shanghai Surprise, che si rivela essere però un tremendo flop. Ma questa... è un'altra storia.

sabato 29 marzo 2025

A scuola di cinema: L'Uomo Venuto dall'Impossibile (1979)

1979: Viene pubblicato il romanzo Time After Time, scritto da Karl Alexander.
L'opera si incentra sul celebre scrittore inglese H.G. Wells, che una sera presenta a un gruppo di persone, incluso un certo Stevenson, una sua invenzione: la macchina del tempo.
All'improvviso la polizia irrompe nella dimora dello scrittore con l'intento di arrestare Stevenson, che è in realtà anche il serial killer noto come Jack lo Squartatore, ritenuto responsabile di atroci uccisioni ai danni di prostitute.
Per evitare la cattura, Stevenson utilizza la macchina del tempo di Wells, catapultandosi nel futuro, ovvero l'anno in cui il romanzo venne pubblicato.
H.G. Wells lo insegue e, per avere la meglio sul killer, si rivelerà fondamentale l'apporto di Amy Robbins, destinata ad avere un ruolo importante nella sua vita.
L'anno della pubblicazione del romanzo coincide anche, in maniera curiosa, con la sua trasposizione sul grande schermo.


Quando il romanzo è ancora in una fase embrionale, con poco più di cinquanta pagine completate e il titolo provvisorio di The Time Travelers, Karl Alexander - non del tutto convinto della sua bontà - lo presenta allo scrittore e sceneggiatore Nicholas Meyer per riceverne delle critiche, considerato che si basa sulla stesse premesse de La Soluzione Sette Per Cento (The Seven-Per-Cent Solution), ovvero, due personaggi dell'era vittoriana che si incontrano.
Ma non vi sono critiche da parte di Nicholas Meyer, anzi. Rimane così intrigato dall'opera che ne opziona i diritti e la propone al suo amico e produttore Herb Jaffe per scrivere una sceneggiatura basata su queste premesse. Al contempo, Karl Alexander, spronato da questo favorevole riscontro, procede nella stesura del romanzo.
Herb Jaffe trova infine un accordo con la Warner Bros. e la Orion Pictures, convincendo loro a scegliere Nicholas Meyer anche come regista, opzione che in un primo momento viene rifiutata poiché il progetto rappresenta il suo debutto cinematografico con questo incarico.
Per le parti di H.G. Wells e Jack lo Squartatore, Nicholas Meyer propone Derek Jacobi ed Edward Fox, ma la produzione vorrebbe l'insolita accoppiata - più appetibile da un punto di vista di marketing - di Richard Dreyfuss e Mick Jagger.
La scelta per H.G. Wells ricade infine su Malcolm McDowell, scelta che incontra anche i favori di Meyer, in quanto lo ritiene simile al giovane Wells. Per Jack lo Squartatore, l'intervento di Herb Jaffe si rivela fondamentale per il casting di David Warner.
Malcolm McDowell, reduce dalla travagliata lavorazione di Caligola, è ben lieto di avere la possibilità di cimentarsi in un ruolo più eroico e, in principio, visiona alcuni documenti e filmati relativi allo scrittore inglese. Quando scopre, tuttavia, che costui parlava con una voce abbastanza stridula, accompagnata inoltre da un forte accento inglese, abbandona ogni pretesa di riportare tali caratteristiche sul grande schermo per evitare una non intenzionale caricatura.
Per il ruolo di Amy Robbins, il regista Nicholas Meyer propone la sua fidanzata, Shelley Hack, ma la produzione si oppone e anche lei non è entusiasta della cosa, poiché non si ritiene pronta per un ruolo da protagonista e così facendo lo otterrebbe solo per essere la compagna del regista. 
La produzione propone la parte dunque a Sally Field, ma costei non accetta. Meyer cerca dunque un'attrice che le ricordi Jean Arthur e la scelta ricade infine su Mary Steenburgen.
Le riprese iniziano in via ufficiale nel settembre 1978, durando 52 giorni e tenendosi in California.
La macchina del tempo, denominata Argo e realizzata in fibra di vetro, viene concepita come una sorta di ibrido tra un macchinario vittoriano e il sottomarino di Ventimila Leghe Sotto i Mari. Il costo per la sua costruzione è di circa 70.000 dollari.
L'Uomo Venuto dall'Impossibile (Time After Time) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 7 settembre 1979. A fronte di un budget di 3 milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 13 milioni di dollari. Nello stesso anno, esce la versione definitiva dell'omonimo romanzo di Karl Alexander.
Dal titolo originale del film, la cantante Cindy Lauper prende spunto per una sua canzone uscita nel 1983 per il suo album di debutto, che presenta il medesimo titolo e in cui lei è incappata visionando una guida tv.
Una curiosa conseguenze delle riprese è che Malcolm McDowell e Mary Steenburgen, che si incontrano per la prima volta sul set di questo film, si innamorano e si sposano poco tempo dopo. Proprio come accade ai loro due personaggi. Rimangono insieme per circa 10 anni e hanno due figli.
Nel 2017 viene mandata in onda una serie televisiva basata su questo film, programmata sulla rete televisiva ABC e che sposta l'ambientazione nello stesso anno in cui viene programmata, come accaduto alla pellicola originale. Sviluppata da Kevin Williamson, vede Freddie Stroma nel ruolo che fu di Malcolm McDowell e Josh Bowman nella parte interpretata in origine da David Warner.
La serie, che mischia passato, presente e futuro, in realtà di futuro ne vede poco. La prima stagione interamente girata di dodici episodi viene interrotta, infatti, dopo che ne sono stati messi in onda solo cinque. Seppur tutti gli episodi vengano invece programmati senza problemi in alcuni mercati europei.
Nel 2009, Karl Alexander scrive un seguito del romanzo intitolato Jaclyn The Ripper. In esso Amy Robbins viaggia ancora nel futuro, nella Los Angeles del 2010, per ritrovare i suoi genitori e raccontare loro cosa le è accaduto.
Tuttavia la donna causa inavvertitamente anche l'evasione di Jack lo Squartatore e un mix dei loro DNA fa sì che il killer diventi una donna e inizi una nuova serie di uccisioni, con l'intento principale di vendicarsi di Amy Robbins e H.G. Wells.
Lo scrittore inglese, dunque, viaggia anch'egli nel futuro, un futuro molto diverso da quello da lui visitato la prima volta, per sconfiggere Jack lo Squartatore una seconda volta e ritrovare Amy.
Dubitiamo molto che questo sequel possa avere una trasposizione cinematografica.
Mary Steenburgen interpreterà di nuovo la parte di una donna che si innamora di un viaggiatore del tempo in Ritorno al Futuro Parte III (Back to the Future Part III)... ma questa è un'altra storia.

sabato 22 febbraio 2025

A scuola di cinema: Il Gioco del Falco (1985)

1979: Viene pubblicato il libro The Falcon and the Snowman: A True Story of Friendship and Espionage, scritto dal giornalista Robert Lindsey.
L'opera dettaglia la vera storia di Christopher John Boyce. Appena ventunenne, costui viene assunto presso la TRW Inc., una società che si occupa di ingegneria aerospaziale.
L'azienda è in diretto contatto con alcune agenzie governative statunitensi e, nel suo ruolo di uno dei responsabili delle comunicazioni della società, Christopher John Boyce si ritrova ben presto a ricevere informazioni segrete e classificate.
Tra queste vi sono anche informative, indirizzate in maniera errata, provenienti dalla CIA. Queste, stando alle sue dichiarazioni, dettagliano l'intenzione dell'Agenzia di far dimettere Gough Whitlam, primo ministro australiano, in quanto è suo volere ritirare le truppe australiane dal Vietnam e far chiudere alcune basi militari statunitensi. L'Agenzia contribuiva così a un altro colpo di stato, dopo quello avvenuto in Cile nel 1973.
Ma in questo Christopher Boyce intravede anche una possibilità per sé. Raccoglie dunque svariate altre informazioni classificate e, tramite un intermediario, un suo amico e spacciatore di sostanze stupefacenti di nome Andrew Daulton Lee, tenta di venderle al governo sovietico tramite l'ambasciata russa presente a Città del Messico.
Pur ottenendo da queste transazioni grandi somme di denaro, i russi non sfruttano le informazioni ricevute - ritenute forse poco interessanti da parte loro - e nel gennaio 1977 Boyce viene arrestato dal FBI dopo che Daulton Lee a sua volta è stato arrestato pochi giorni prima, rivelando in maniera indiretta il suo coinvolgimento, pur non accusandolo apertamente.
Pochi mesi dopo giungono le pesanti condanne per i due: ergastolo per Andrew Daulton Lee e quarant'anni di prigione per Christopher Boyce.
Ma da questo epilogo parte poi un'altra incredibile storia.


I diritti sul libro-inchiesta di Robert Lindsey vengono subito opzionati dalla 20th Century Fox e dal produttore Gabriel Katzka. Trattando la storia di due persone realmente esistenti, e anche coinvolti in un argomento sensibile, occorre ricevere da Boyce e Daulton Lee la liberatoria per l'utilizzo dei loro nomi. La somma si aggira sui venticinquemila dollari per entrambi.
Boyce accetta l'accordo ma, secondo una sua dichiarazione, non accetta la somma di denaro, mentre Daulton Lee in un primo momento rifiuta, insoddisfatto per come Robert Lindsey l'ha descritto nel suo libro, salvo poi accettare anche lui.
Pochi giorni dopo aver firmato questo accordo, il 21 gennaio 1980, Christopher Boyce evade di prigione, dandosi alla macchia e iniziando a rapinare numerose banche nella speranza di poter fuggire all'estero, venendo però arrestato nell'agosto 1981 e condannato nuovamente. Ora la pena totale per i vari reati commessi è pari a 68 anni.
Nel mentre, nel luglio 1980, viene scelto il regista del film, John Schlesinger, mentre la sceneggiatura viene affidata a Steven Zaillian, al suo primo incarico cinematografico. La prima scelta del regista per il ruolo di Christopher Boyce ricade su Martin Hewitt, ma la parte viene infine assegnata a Timothy Hutton.
In preparazione al ruolo, l'attore entra in contatto con un addestratore di falchi, il quale per sei mesi circa gli insegna la pratica della falconeria, di cui Boyce è un appassionato (da qui il suo nome in codice). Inoltre esamina con attenzione tutte le interviste televisive e gli articoli di stampa che vedono protagonista Christopher Boyce, avendo infine un incontro con lui in prigione dopo il secondo arresto di quest'ultimo e tenendosi poi in contatto con lettere e telefonate.
Per il ruolo di Andrew Daulton Lee, Timothy Hutton suggerisce il nome di Jackie Earle Haley, ma la parte viene infine affidata a Sean Penn. L'attore per immedesimarsi nel personaggio decide di indossare lenti a contatto di colore blu scuro, si sfoltisce le sopracciglia, indossa una dentiera apposita, si fa allargare il naso e crescere dei baffi e ingrassa di circa sei chili.
Nel 1983 la Fox decide di abbandonare il progetto in quanto ritiene i due personaggi, forse anche per i successivi casi di cronaca che hanno visto protagonista Boyce, per nulla interessanti per il pubblico americano. Esso viene però rilevato dalla Orion Pictures, mentre il produttore Gabriel Katzka e il regista John Schlesinger rimangono al proprio posto.
Le riprese iniziano in via ufficiale nel dicembre 1983, tenendosi in California e a Città del Messico.
John Schlesinger e Sean Penn non riescono a legare durante la produzione, giungendo infine al punto di non rivolgersi quasi più la parola.
Il Gioco del Falco (The Falcon and the Snowman) viene distribuito nei cinema americani a partire dall'otto febbraio 1985. A fronte di un budget di dodici milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare poco più di 17 milioni di dollari. Per la colonna sonora, spicca il brano This Is Not America, scritto da David Bowie e Pat Metheny.
Il film diventa suo malgrado celebre un anno dopo l'uscita nelle sale cinematografiche. Il 27 aprile 1986, infatti, mentre Il Gioco del Falco sta per essere programmato sulla rete a pagamento HBO, un ingegnere di nome John MacDougall - utilizzando uno pseudonimo - riesce a introdursi nelle frequenze della rete televisiva, con un messaggio che viene trasmesso in buona parte della Costa Est degli Stati Uniti e che viene tolto dopo circa quattro minuti.
Il messaggio, scritto interamente in maiuscolo e con cui MacDougall intende lamentarsi delle tariffe troppo alte imposte dalla rete televisiva per i possessori di un impianto satellitare, recita così:"Buonasera HBO da Captain Midnight. 12 dollari e 95 cent al mese? Non se ne parla!".
Dopo quest'atto, prima che le autorità arrivino a lui (anche l'FBI si era interessata alla faccenda), John MacDougall si consegna alla giustizia e si dichiara colpevole, ricevendo una multa di 5.000 dollari e una pena di un anno in libertà vigilata.
Tale evento, insieme a un altro celebre disturbo di segnale televisivo perpetrato da un ignoto "Max Headroom" nel 1987, fa comprendere alle autorità governative come con le nuove tecnologie si stiano configurando nuove possibilità di reato e iniziano così a emanare leggi in merito.
Nel 1998, Andrew Daulton Lee riesce a ottenere la libertà vigilata. Per circa un paio d'anni lavora come assistente personale di Sean Penn prima di volersi dedicare ad altri progetti e uscire dai radar dell'attenzione pubblica.
Nel 2002, anche Christopher Boyce riesce a ottenere la libertà vigilata, potendo così sposare Kathleen Mills, un'attivista dei diritti civili che si è battuta per la sua causa e che ha conosciuto in prigione.
Insieme a lei scrive un libro autobiografico, ma anche lui prova a sfuggire poi all'attenzione dei media per vivere una vita, per quanto possibile, ordinaria dove la falconeria rimane la sua unica passione.
Per via delle imponenti pene che gli sono state inflitte, la libertà vigilata scadrà solo quando scadrà anche la condanna, ovvero nell'agosto 2046, quando Christopher Boyce avrà 93 anni.
E questa è la fine della storia.

sabato 16 novembre 2024

A scuola di cinema: A Distanza Ravvicinata (1986)

Anni '60 del ventesimo secolo: La banda criminale capeggiata da Bruce Johnston Sr. inizia ad operare in Pennsylvania, nella Chester County, seppur col tempo le sue attività si espanderanno anche altrove.
Il modus operandi della banda, di cui fa parte anche il figlio omonimo di Johnston, è consolidato: rubare merci di vario tipo, sottraendole da depositi incustoditi o da camion non sorvegliati, sviando la polizia con annunci di false attività criminali in altri posti più lontani, per permettere ai componenti della banda di agire in maniera indisturbata.
La polizia e l'FBI iniziano a mettere nel mirino la banda di Bruce Johnston Sr. quando, nel 1972, uno dei loro componenti uccide due poliziotti. Invece che tenere un profilo basso, la banda di Johnston inizia a compiere rapine sempre più ardite, col risultato che le autorità iniziano a stringere il cerchio attorno a loro.
Temendo che i componenti più giovani possano testimoniare contro di loro, nell'agosto 1978 l'intero gruppo capeggiato dal figlio Bruce Johnston Jr., alcuni dei quali minorenni, e la fidanzata quindicenne di costui, Robin Miller, vengono assassinati dietro ordine del padre del ragazzo. Bruce Johnston Jr., però, miracolosamente si salva dall'attentato ai suoi danni, pur rimanendo gravemente ferito.
Questo gli consente, una volta ripresosi, di diventare un testimone chiave nel processo contro Bruce Johnston Sr. e gli altri componenti della banda, i quali nel 1981 vengono condannati a un numero considerevole di ergastoli, pari agli omicidi commessi.
Questi drammatici eventi diventano poco tempo dopo la base per una pellicola.


La storia del conflitto tra padre e figlio viene alla luce su alcuni giornali durante la fase processuale e cattura l'attenzione dello sceneggiatore Elliott Lewitt il quale, insieme al collega Nicholas Kazan, trae da essa una sceneggiatura.
Non è tuttavia così semplice trovare poi uno studio disposto a finanziare il progetto: nonostante la qualità della sceneggiatura, essa è anche ritenuta fin troppo cupa. Il regista Bob Rafelson, col possibile interesse da parte di Jack Nicholson di interpretare l'epigono di Bruce Johnston Sr., tenta invano per tre anni di ottenere un budget di 13 milioni di dollari per avere il via libera.
Quando Bob Rafelson rinuncia a perseguire questo intento, un altro regista, James Foley, che era a conoscenza di questa sceneggiatura da qualche tempo, si fa avanti. Il progetto attira infine l'interesse della Hemdale Film Corporation e della Orion Pictures, pronte a finanziarlo con 6 milioni di dollari.
Per il ruolo di Brad Whitewood Sr. (l'omologo di Bruce Johnston Sr.) viene scelto in prima battuta Robert De Niro, ma l'attore rifiuta in quanto ritiene il carattere del personaggio troppo cupo. La parte viene dunque affidata a Christopher Walken.
Elliott Lewitt invia una copia della sceneggiatura a Bruce Springsteen, con la richiesta se possa essere interessato a comporre una canzone per la colonna sonora.
A quel tempo, Sean Penn è fidanzato con la sorella del cantante, Pamela Springsteen, e dunque gravita attorno alla casa del celebre compositore. Steve Van Zandt, un musicista che collabora con Bruce Springsteen, passa dunque la sceneggiatura al fratello Billy, il quale a sua volta la condivide con Sean Penn.
L'attore ne rimane subito intrigato ed entra in contatto col regista James Foley, stringendo con lui una buona amicizia.
Poiché Sean Penn ha anche altre proposte sul piatto, con un compenso più remunerativo, Foley gli offre la possibilità di avere il ruolo del figlio di Brad Whitewood e l'approvazione finale della sceneggiatura e di poter suggerire delle modifiche, che saranno soggette unicamente alla sua supervisione. Elliot Lewitt non è molto entusiasta della cosa, ma questa manovra assicura la presenza dell'attore.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 29 maggio 1985, in Tennessee.
Anche se la loro presenza sul set non è richiesta, i due sceneggiatori Elliot Lewitt e Nicholas Kazan supervisionano l'andamento delle riprese e invano tentato di bloccare le modifiche imposte dalla produzione, che preferisce concentrarsi maggiormente sulle dinamiche tra padre e figlio (laddove invece la sceneggiatura dei due scrittori era incentrata molto di più anche su altri personaggi).
Christopher Walken ha l'abitudine di controllare tutte le pistole presenti sul set che dovranno comparire in una scena che lo vede protagonista, per essere sicuro che tutto andrà bene e per suoi motivi personali (il minimo, per chi ha interpretato Il Cacciatore).
Durante il confronto finale tra lui e Sean Penn, l'attore controlla la pistola di scena come suo solito, ma prima che si dia inizio alle riprese Sean Penn si fa consegnare un'altra pistola.
Quando cominciano le riprese, dunque, Christopher Walken si avvede subito che l'arma non è quella da lui esaminata. Perciò le esclamazioni e i movimenti di terrore che ne seguono non sono motivati da esigenze recitative: Walken era davvero preda della paura in quel momento.
Le riprese si concludono a fine agosto 1985.
Elliot Lewitt e Nicholas Kazan tentato un'ultima sortita cercando di collaborare al montaggio del film, anche dichiarandosi pronti a investire il proprio denaro, ma questa possibilità gli viene negata.
Per la colonna sonora, è Sean Pean stesso a suggerire di affidare un pezzo a Madonna, all'epoca sua compagna (e James Foley gli aveva fatto da testimone). Il risultato è Live To Tell.
A Distanza Ravvicinata (At Close Range) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 18 aprile 1986. A fronte di un budget di sei milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare circa due milioni e mezzo di dollari.
Bruce Johnston Sr., dopo la sentenza di condanna, tenta più volte di ricorrere in appello, ma questo gli viene negato. Muore infine nel 2002, mentre è ancora in prigione in Pennsylvania.
La vita di Bruce Johnston Jr. dopo il processo non diviene più idilliaca. L'uomo continua a porsi più volte dalla parte sbagliata della legge, finendo per essere infine condannato nel 2013 per traffico di sostanze stupefacenti.
A Distanza Ravvicinata rappresenta anche la prima collaborazione tra Sean Penn e Madonna, seppur su differenti aspetti lavorativi. Quello stesso anno i due rinnoveranno la loro collaborazione in ambito cinematografico recitando insieme in Shanghai Surprise, mentre il regista James Foley dirigerà la cantante in Who's That Girl... ma questa è un'altra storia.

sabato 4 novembre 2023

A scuola di cinema: Gorky Park (1983)

1981: Viene pubblicato il romanzo Gorky Park, scritto da Martin Cruz Smith.
L'opera si incentra su Arkady Renko, un investigatore della polizia di Mosca, il quale viene incaricato di risolvere il caso del ritrovamento di tre cadaveri, due uomini e una donna, avvenuto nel Gorky Park, un celebre parco della capitale sovietica.
Da alcuni indizi, l'ispettore scopre che le tre vittime - uno dei quali è un americano - erano collegati a una guardarobiera di nome Irina Asanova e che dietro la loro morte potrebbe esserci la mano di John Osborne, un americano che commercia in pellicce di zibellino ed è ben visto dall'establishment sovietico.
Come se questo non bastasse, Renko entra in contatto con William Kirwill, detective newyorchese e fratello dell'americano ucciso, intenzionato a vendicare la morte del proprio caro.
Dopo aver salvato Irina da un attentato, Arkady Renko inizia una relazione con lei. Quando l'ispettore prova a far incriminare John Osborne, costui viene protetto dai superiori di Renko.
Renko scopre infine che le vittime russe avevano collaborato con Osborne per far uscire dalla Russia alcuni zibellini, la cui pelliccia è molto pregiata, di modo che John Osborne potesse commercializzarla negli Stati Uniti. In cambio, l'uomo aveva promesso loro di farli espatriare negli Stati Uniti, ma li aveva invece uccisi.
Nel confronto finale che avviene a New York, William Kirwill viene ucciso da Osborne, ma Arkady Renko uccide a sua volta l'imprenditore americano corrotto al termine di un conflitto a fuoco. Irina Asanova decide di trasferirsi negli Stati Uniti, mentre Renko ritorna nella propria patria, non prima però di aver rimesso in libertà tutti gli zibellini catturati da John Osborne.
Poco tempo dopo, questo romanzo diviene oggetto di un adattamento cinematografico.


Nell'anno stesso della sua pubblicazione, nel mese di aprile, i diritti di sfruttamento cinematografico del romanzo di Martin Cruz Smith vengono opzionati dai produttori Gene Kirkwood e Howard Koch, dietro una somma di circa 250.000 dollari. I due produttori avevano messo gli occhi sul romanzo già da prima della sua pubblicazione ufficiale.
Si vuole iniziare subito coi lavori, così pochi mesi dopo una prima bozza di sceneggiatura viene completata da Dennis Potter e viene individuato il regista in John Schlesinger.
La sceneggiatura, dopo essere stata rifiutata dalla Metro-Goldwyn-Mayer e dalla Dino De Laurentiis Productions, cattura l'interesse della American Cinema Productions. Tuttavia, a causa di alcuni ingenti debiti pendenti nei confronti della Bankers Trust di New York, la compagnia è costretta a dichiarare bancarotta poco prima di raggiungere un accordo sulla pellicola.
La sceneggiatura viene infine opzionata dalla Orion Pictures grazie al sostegno economico di Uri Harkham ed Efrem Harkham, due imprenditori di Los Angeles per cui questa è la prima produzione cinematografica.
Per il ruolo di Arkady Renko, viene considerato in un primo momento Al Pacino, dopodiché si fa avanti Dustin Hoffman ma, a causa dell'eccessivo ingaggio che comporterebbe la sua presenza, viene scelto infine, nel settembre del 1982, William Hurt.
Per il ruolo di Irina Asanova vengono provinate alcune attrici, fino a quando Roman Polanski - che in principio dovrebbe avere una parte nella pellicola - suggerisce il nome di un'attrice che sta frequentando a quel tempo. Si chiama Joanna Pacula ed è originaria della Polonia. Dopo che nel 1981 nel suo paese è stata dichiarata la legge marziale, costei è rimasta a Parigi dove stava facendo una vacanza e qui ha conosciuto il regista.
Per l'attrice è il primo ruolo in una produzione americana dopo alcune pellicole girate nella madrepatria, evento che la convince a trasferirsi negli Stati Uniti in maniera permanente. In preparazione alla parte, si fa infoltire le sopracciglia e si unge i capelli.
Per il ruolo di Jack Osborne, dopo il rifiuto di Cary Grant viene scelto Burt Lancaster, tuttavia a causa di alcuni problemi di salute causati dal cuore - e che lo porteranno poco tempo dopo a subire un'operazione di bypass coronarico - costui deve rinunciare al progetto e la parte viene infine affidata a Lee Marvin.
Alla fine John Schlesinger deve rinunciare alla regia in quanto impegnato su altri fronti e viene scelto in sua sostituzione Michael Apted.
Le riprese iniziano in via ufficiale l'undici febbraio 1983. Essendo la storia ambientata in Russia e con l'azione che inizia in un noto parco di Mosca, la produzione cerca di ottenere i permessi per filmare in Unione Sovietica.
Ma ne riceve solo un netto rifiuto, poiché - a detta delle autorità governative sovietiche - sia il libro che la sceneggiatura descrivono fatti criminosi, come la corruzione, che non possono verificarsi in Russia. E il tutto viene bollato come un'operazione anti-comunista, tanto che viene negato un pranzo di lavoro ad Howard Koch, recatosi nella capitale russa per vedere coi propri occhi alcune location.
Preventivando tuttavia un simile rifiuto, già da alcuni mesi la produzione e il regista stavano cercando location alternative che potessero ricordare i paesaggi e gli edifici sovietici. Trovando infine quella più adatta nella città di Helsinki. Il sostituto del Gorky Park è dunque il Kaisaniemi Park di Helsinki. Riprese aggiuntive vengono inoltre effettuate a Stoccolma.
Lee Marvin non è a dire il vero in uno stato di salute migliore rispetto a Burt Lancaster, vista la sua dipendenza dall'alcolismo che gli ha già causato dei problemi in passato, tanto che quando giunge sul set ad Helsinki viene mandato presso un ospedale locale per disintossicarsi. Michael Apted si reca lì e gli fa provare alcune scene.
Le riprese si concludono il 4 maggio 1983.
Gorky Park viene distribuito nei cinema americani a partire dal 16 dicembre 1983. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 16 milioni di dollari.
Un risultato non eccelso che blocca sul nascere qualsiasi speranza di un sequel, considerato che Arkady Renko ritorna a essere protagonista negli anni successivi di altri romanzi scritti da Martin Cruz Smith, ambientati sia prima che dopo il crollo del comunismo sovietico.
Vi è un tentativo, poco più di dieci anni dopo, da parte del produttore Larry Gross di adattare un altro romanzo, Red Square, ma nulla si concretizza. E con la morte, nel 2022, dell'attore William Hurt si interrompe ogni tipo di discorso in tal senso.
E questa è la fine della storia.

sabato 10 giugno 2023

A scuola di cinema: Great Balls of Fire! - Vampate di Fuoco (1989)

1982: Viene pubblicato il libro biografico Great Balls of Fire: The Uncensored Story of Jerry Lee Lewis, scritto da Myra Gale Brown e Murray Silver Jr.
L'opera si incentra sulla vita del cantante Jerry Lee Lewis e in particolar modo sul matrimonio con la cugina di secondo grado Myra Gale Brown, autrice del libro.
I due si sposano alla fine del 1957, quando lei ha appena tredici anni. Il cantante cerca di nascondere la cosa al pubblico e alla stampa, ma l'anno successivo, durante un tour in Inghilterra, la notizia diviene di pubblico dominio. Jerry Lee Lewis dichiara che Myra Gale Brown ha quindici anni, ma la bugia viene ben presto scoperta.
La giovane età della ragazza e il loro rapporto di parentela (seppur non illegale per contrarre un matrimonio, secondo le leggi dell'epoca) compromettono in maniera grave la carriera in forte ascesa del cantante, il quale si vede annullati tour già programmati, perde alcuni contratti con delle case discografiche e finisce a suonare per alcuni anni in piccoli locali piuttosto che in grandi strutture.
Anche il matrimonio con Myra Gale Brown alla lunga ne risente. Dopo aver perso nel 1962 un figlio dell'età di tre anni, annegato in una piscina, la donna divorzia dal cantante nel 1970.
Questo complicato periodo della vita di Jerry Lee Lewis e il suo matrimonio con Myra Gale Brown divengono infine oggetto di una pellicola.


Nello stesso anno in cui viene pubblicato, il libro scritto da Myra Gale Brown e Murray Silver Jr. viene opzionato dalla Polygram Pictures, dietro esortazione del produttore Adam Fields, il quale ne era già a conoscenza prima della sua effettiva pubblicazione, tanto che i primi contatti e tentativi di accordo vi erano stati due anni prima.
L'accordo viene infine raggiunto con un compenso di 115.000 dollari per l'opzione e la promessa che i due scrittori saranno consultati per la sceneggiatura e il casting degli attori principali.
Pochi mesi dopo, tuttavia, i diritti vengono passati alla ABC Motion Pictures, che individua Mickey Rourke come interprete principale. Costui ha qualche riserva sul progetto, ma è affascinato dalla figura di Jerry Lee Lewis, che ha anche incontrato di persona. Il progetto dovrebbe iniziare verso la fine del 1984, ma viene posticipato poiché in quel periodo Jerry Lee Lewis ha un contenzioso con lo stato per evasione fiscale.
Nonostante questo, passano due anni e mezzo senza che nulla si concretizzi e così, secondo i termini contrattuali, i diritti ritornano in possesso della Polygram Pictures e rilevati qualche tempo dopo dalla Orion Pictures.
Nel gennaio 1988, Jim McBride viene scelto come regista, mentre Dennis Quaid è il nuovo protagonista dietro un ingaggio di due milioni di dollari. In preparazione a questa parte l'attore, che è anche un bravo cantante e suona la chitarra da svariati anni, prende lezioni di piano per sei mesi, con lezioni che durano anche fino a dodici ore. Inoltre fa la conoscenza del verso Jerry Lee Lewis e stringe amicizia con lui.
Si interviene inoltre sulla sceneggiatura per quanto riguarda il periodo temporale. Se in origine si prevede di coprire un'ampia parte della vita di Jerry Lee Lewis, che arrivi fino all'anno di pubblicazione del libro, si decide infine per motivi di budget di concentrare la storia negli anni che vanno dal 1956 al 1958, da quando il cantante conobbe Myra Gale Brown fino allo scoppio dello scandalo, e che il tutto non sia troppo aderente alla realtà storica.
Una sceneggiatura scritta da Terrence Malick viene scartata in quanto ritenuta troppo cupa ed eccessivamente incentrata sugli aspetti negativi del cantante.
Per via di questi ultimi cambiamenti, la promessa fatta a Myra Gale Brown e Murray Silver Jr. di essere contattati come consulenti per la sceneggiatura non viene rispettata. I due, inoltre, non hanno alcuna voce in capitolo per quanto riguarda il casting, nemmeno - per Myra Gale Brown - per la scelta dell'attrice che la deve interpretare, e vengono informati a cose già fatte.
Il ruolo di Myra Gale Brown viene affidato a Winona Ryder, che viene preferita a Drew Barrymore.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 31 ottobre 1988, tenendosi in Arkansas, Tennessee e a Londra. Sul set è presente anche Jerry Lee Lewis come consulente e per dare indicazioni a Dennis Quaid quando necessario.
Sia per richiesta dell'attore che per clausola contrattuale, è previsto che sia Dennis Quaid a dover interpretare vocalmente tutte le canzoni. Jerry Lee Lewis ovviamente non è d'accordo con questa decisione, ma deve riconoscere la bravura dell'attore anche per quanto riguarda le sue capacità musicali.
Jerry Lee Lewis registra comunque nuove versioni delle sue canzoni e, quando Dennis Quaid le ascolta, l'attore decide che è meglio che sia la voce del cantante quella che interpreta i pezzi musicali.
Le lezioni di piano prese da Dennis Quaid risultano utili, in quanto risulta credibile sul palco. Viene utilizzata una controfigura - il pianista Jason Williams - solo quando si tratta di inquadrare le mani.
Il finale originario è abbastanza cupo e vede Jerry Lee Lewis ridotto in disgrazia a seguito dello scandalo, ma questo non incontra i favori negli screening preliminari. Viene dunque girato un nuovo epilogo più speranzoso.
Le riprese si concludono nel marzo 1989.
Great Balls of Fire! - Vampate di Fuoco (Great Balls of Fire!) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 30 giugno 1989. A fronte di un budget di 16 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare poco meno di 14 milioni di dollari. Chiunque, da Jerry Lee Lewis a Myra Gale Brown, non nasconde il suo disprezzo per questo film, pur non avendo nulla contro gli attori che li hanno interpretati.
Jerry Lee Lewis è sempre rimasto una figura perlopiù controversa. Oltre ai numerosi contratti, sette due dei quali avuti nello stesso momento, e ai problemi col fisco statunitense a cui ha dovuto milioni di dollari di tasse non pagate, ha anche vissuto tragici eventi, come le drammatiche perdite di mogli e figli. Controversie che lo hanno seguito quasi fino al momento della morte, avvenuta nell'ottobre 2022.
E questa è la fine della storia.

sabato 13 maggio 2023

A scuola di cinema: Bull Durham - Un Gioco a Tre Mani (1988)

1979: Il futuro regista Ron Shelton scrive una sceneggiatura intitolata A Player To Be Named Later. Essa si basa in parte anche su esperienze personali di Ron Shelton, il quale ha giocato a baseball per circa cinque anni militando in alcune leghe minori, come interno di seconda base, per alcune squadre.
Pur desideroso di entrare nelle leghe professionistiche, a venticinque anni - a seguito anche di uno sciopero della categoria - Ron Shelton decide di rinunciare a questo obiettivo per perseguire invece una differente carriera nel mondo del cinema. Qui ottiene maggior successo, ma gli anni passati a giocare a baseball gli tornano utili qualche anno dopo.


La sceneggiatura di Ron Shelton cattura l'attenzione di Thom Mount, allora presidente della Universal, il quale gli suggerisce di incentrare la storia solo su due dei suoi protagonisti, ovvero l'esperto ricevitore e il giovane ma svitato lanciatore.
Essa è basata su un racconto che Ron Shelton ha udito da Joe Altobelli, il suo ex manager, secondo il quale a un certo punto, ormai ritenuto troppo anziano, gli venne chiesto di istruire un giovane lanciatore di nome Steve Dalkowski, che però alla fine precipitò nel baratro dell'alcolismo.
Per documentarsi in maniera adeguata, essendo già passati alcuni anni dal suo ritiro, Ron Shelton si reca a Los Angeles per vedere se qualcosa sia cambiato nelle leghe minori di baseball nel frattempo, ma scopre che è rimasto praticamente tutto uguale.
Così, una volta tornato, inizia a scrivere e revisionare la sceneggiatura originaria. Per questo riceve anche una piccola assistenza da parte di Kurt Russell, il quale ha giocato anche lui nelle leghe minori ed è interessato alla parte di Lawrence "Crash" Davis.
Completata la sceneggiatura, essa viene proposta a vari studi, ricevendo in principio solo dei rifiuti, motivati dal fatto che i film incentrati sul baseball non sono ritenuti abbastanza profittevoli. Grazie alla determinazione di Thom Mount, essa tuttavia viene infine acquisita dalla Orion Pictures, che tuttavia pone alcune condizioni quali un budget ridotto e tempistiche strette di lavorazione di massimo otto settimane.
Per il ruolo di Lawrence "Crash" Davis, la scelta di Ron Shelton si concentra su Kevin Costner, che ha giocato a baseball su discreti livelli quando era al liceo e risulta una persona molto portata per questo sport. Per dimostrare il suo interesse, l'attore effettua delle battute presso delle gabbie da battitore al cospetto del regista.
Kurt Russell, impegnato su altri fronti ma ancora interessato al ruolo, quando infine è pronto a farsi avanti scopre di essere arrivato troppo tardi e che la parte è ormai già stata assegnata a Kevin Costner.
Il nome del personaggio è basato su un vero giocatore di baseball ritiratosi nel 1952 e che aveva anche servito nella Seconda Guerra Mondiale. Ron Shelton non fa particolari indagini e si convince che nel frattempo sia deceduto, quindi è con grande sorpresa che un giorno lo vede arrivare sul set dopo che costui ha sentito parlare del film.
Il vero Crash Davis parla con Shelton e capisce che alla fine il suo omonimo trova un interesse amoroso. Così dà il suo assenso e promette di non fare causa. Lui e Ron Shelton diventano da quel momento grandi amici.
Per il ruolo di Ebby Calvin Laloosh, la produzione vorrebbe Anthony Michael Hall. Costui il giorno dell'audizione si presenta con circa mezz'ora di ritardo e ammette di non aver letto la sceneggiatura, suscitando il disappunto di Ron Shelton. Si ripresenta il giorno successivo, ma ne ha letta solo metà. Irato, Ron Shelton se ne va.
Il regista a quel punto ritiene che la parte debba essere affidata a Tim Robbins. Notando delle reticenze, il regista si impunta su questa sua scelta, minacciando di ritirarsi dal progetto se non si procederà come da lui richiesto. Viene infine accontentato.
Per il ruolo di Annie Savoy, vengono contattate varie attrici tra cui Michelle Pfeiffer, Kim Basinger e Kelly McGillis. Thom Mount suggerisce il nome di Susan Sarandon, ma la produzione è convinta che la quarantunenne attrice sia già troppo vecchia per questa parte e risulti poco affascinante. Susan Sarandon dunque si presenta nell'ufficio di uno dei soci di maggioranza della Orion, Mike Medavoy, con un vestito a righe bianche e rosse aderente e che le lascia scoperte le spalle. La parte è sua.
Per via del budget limitato, tutti gli attori accettano di ricevere un ingaggio inferiore al consueto.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 5 ottobre 1987, tenendosi in North Carolina.
Come consulente per la pellicola, viene contattato Pete Bock, un ex giocatore professionista che per l'occasione allestisce un campo di allenamento dove, oltre a Kevin Costner e Tim Robbins, sono presenti anche una quarantina di giocatori di baseball provenienti dalle leghe minori.
L'intento è di far sì che gli attori risultino credibili come giocatori, mentre i giocatori come comparse non risultino goffi davanti alle telecamere.
Per Kevin Costner questo non è un grosso problema, in quanto non ha dimenticato le fondamenta del baseball ricevute durante il periodo scolastico. Durante le riprese, risulta anche in grado di battere dei veri fuoricampo, cosa che gli riesce per allenamento anche quando le telecamere sono spente.
Sul set, Tim Robbins e Susan Sarandon si incontrano per la prima volta. I due continuano a vedersi anche dopo il termine della lavorazione e così, l'anno successivo, iniziano una convivenza e una relazione amorosa.
Le riprese si concludono il 30 novembre 1987.
Bull Durham - Un Gioco a Tre Mani (Bull Durham) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 15 giugno 1988. A fronte di un budget di 9 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare oltre 50 milioni di dollari.
Il titolo è in realtà un soprannome dato alla città di Durham, in North Carolina, basato su una marca di sigarette - già presente nel diciannovesimo secolo - denominata Bull Durham Tobacco.
Per alcuni anni, Ron Shelton medita se dare un seguito a questo suo progetto di debutto, sviluppando ulteriormente le storie dei tre personaggi principali. Ma il regista attende un po' troppo e, col progressivo invecchiamento dei tre attori, il sequel diventa infine impossibile da realizzare.
Se per Ron Shelton Bull Durham è un ottimo punto di partenza per dirigere negli anni successivi altri film, alcuni dei quali trattano ancora un argomento sportivo, Kevin Costner torna a interpretare una pellicola incentrata sul baseball già l'anno successivo con L'Uomo dei Sogni (Field of Dreams)... ma questa è un'altra storia.

giovedì 2 giugno 2022

A scuola di cinema: RoboCop 3 (1993)

Con un primo film rivelatosi un grande e insperato successo e un sequel che non ha soddisfatto del tutto le aspettative, la Orion Pictures decide di mettere subito in cantiere un nuovo seguito delle avventure di RoboCop, ma come vi erano state difficoltà impreviste durante la produzione del secondo capitolo, lo stesso accade con questa terza parte, che porta infine a una lunga pausa per questo franchise cinematografico.


Come sceneggiatore viene ricontattato Frank Miller. Seppur rimasto deluso dall'esperienza del precedente film e dalle eccessive ingerenze della produzione, lo scrittore decide comunque di accettare, convinto di poter ancora farsi spazio nel mondo del cinema.
Frank Miller riprende dunque buona parte delle idee che aveva sviluppato per il suo trattamento originario di RoboCop 2 che erano state scartate, ideando così una nuova sceneggiatura.
Michelle Manning, produttrice presso la Orion Pictures, chiede a un suo amico, Fred Dekker, di scrivere un trattamento insieme a Shane Black, ma poiché quest'ultimo è impegnato su altri progetti e non si riesce a trovare un regista interessato, l'incarico di dirigere il film viene alla fine affidato proprio a Fred Dekker.
La Orion Pictures ha notato che - seppur le prime due pellicole fossero dirette a un pubblico adulto - il personaggio di RoboCop ha fatto molta presa su un pubblico di bambini e giovani, forse anche grazie a una serie animata uscita nel 1988, e vi è inoltre un imponente merchandising di giocattoli e videogiochi già presente da tempo sul mercato.
Chiede dunque che gli elementi di violenza e di satira sociale vengano attenuati in maniera drastica e, laddove possibile, anche eliminati, di modo tale da ottenere un rating favorevole che possa portare le famiglie al cinema.
Questo porta dunque a una consistente revisione da parte di Fred Dekker del trattamento di Frank Miller, perché ne risulti una versione più ordinaria della trama (e il tema di un agente di polizia che si ribella ai suoi superiori per mettersi dalla parte dei senzatetto e dei reietti è qualcosa di scomodo che va nascosto il più possibile sotto una patina di classico film d'azione).
Rimasto ancora una volta fortemente deluso da quanto accaduto, Frank Miller decide di abbandonare ogni velleità cinematografica. Ritornerà sui suoi passi solo più di dieci anni dopo, grazie a Robert Rodriguez e l'adattamento della sua opera Sin City. Miller comunque vedrà poi riciclate le sue idee originarie su RoboCop in delle miniserie a fumetti.
In un primo momento, Peter Weller appare interessato a riprendere il ruolo di Alex Murphy e ha anche un incontro in merito con Fred Dekker. Tuttavia, l'attore scopre ben presto che vi sono tempistiche in conflitto con un'altra pellicola a cui è molto interessato e di cui è il protagonista, ovvero Il Pasto Nudo (The Naked Lunch) di David Cronenberg. Deve dunque rinunciare a questo progetto e al ruolo che lo ha reso celebre.
In sua sostituzione viene scelto Robert John Burke, il quale come misure fisiche si avvicina molto a Peter Weller e ha inoltre studiato come mimo, cosa che aiuta per quanto riguarda i movimenti robotici.
Nancy Allen è invece disponibile a riprendere il ruolo di Anne Lewis, ma a una precisa condizione: che il suo personaggio esca di scena nella prima metà del film.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 14 febbraio 1991, tenendosi presso la città di Atlanta.
La produzione mette a disposizione un budget molto ridotto per questo terzo capitolo, visti i risultati non eccelsi del sequel, tanto che si è costretti a riutilizzare o riciclare buona parte del materiale di scena utilizzato nel film precedente.
Tra gli elementi riciclati vi sono anche le armature di RoboCop, le quali peraltro hanno anche subito delle ammaccature dopo la conclusione delle riprese di RoboCop 2 e devono dunque essere rimesse a nuovo da Rob Bottin, poiché non vi sono soldi sufficienti per crearne di nuove.
Siccome però esse erano state concepite in maniera specifica per il fisico di Peter Weller, Robert John Burke ha qualche difficoltà ad adattarvisi, in quanto la sua testa è più grande e il suo collo è più lungo.
Nelle prime fasi, l'attore è a disagio e rimane esausto anche dopo solo pochi minuti di riprese, ma nel corso della produzione vengono apportate delle modifiche che, pur appesantendo in maniera ulteriore l'armatura del personaggio, consentono seppur a fatica a Robert John Burke di portare a termine le scene che lo riguardano.
Le riprese si concludono il 17 maggio 1991. Quando si entra nella fase di post-produzione, la Orion Pictures dichiara bancarotta, cosa che blocca la conclusione dei lavori e impedisce che il film esca nelle sale cinematografiche durante l'estate del 1992, come previsto in origine. Il blocco dura così tanto che l'anno successivo esce un videogioco basato sulla pellicola che anticipa molti elementi di trama.
Solo due anni dopo, la Columbia Pictures acquisisce infine i diritti di distribuzione, la post-produzione viene portata avanti e il calvario ha dunque termine.
RoboCop 3 viene distribuito nei cinema americani a partire dal 5 novembre 1993. A fronte di un budget di 22 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 47 milioni di dollari.
Questo è anche l'ultimo film diretto da Fred Dekker, il quale diventa una sorta di capro espiatorio di questo fallimento, e che negli anni successivi si dedicherà unicamente a lavori di sceneggiatura, talvolta senza nemmeno essere accreditato in via ufficiale. Il regista, tuttavia, non incolperà mai la Orion Pictures di quanto accaduto, attribuendo la responsabilità di questo flop unicamente a sé stesso.
Dopo l'uscita del film, la rete televisiva canadese CTV Television Network sviluppa nel 1994 un serial incentrato su RoboCop, dove il protagonista è interpretato da Richard Eden. Anch'esso abbandona l'eccessiva violenza e gli elementi di satira sociale per rivolgersi in maniera principale a un pubblico di ragazzi adolescenti. La serie dura una sola stagione, per un totale di 22 episodi, più il pilota.
Dopodiché, il personaggio di RoboCop rimane per molti anni nel limbo e fa il suo ritorno solo nel 2014 grazie a un remake... ma questa è un'altra storia.

sabato 28 maggio 2022

A scuola di cinema: RoboCop 2 (1990)

Dopo il successo della prima pellicola dedicata a RoboCop, si intende capitalizzare subito su questo nuovo, promettente franchise mettendo in produzione un sequel che possa uscire il prima possibile.
Succede a volte che, quando si vuole conseguire tale obiettivo, si incontrino alcuni ostacoli lungo la via. Questo nuovo capitolo della saga del poliziotto del futuro non rappresenta un'eccezione.


La Orion Pictures chiede un nuovo trattamento, da produrre in tempi brevi, a Edward Neumeier e Michael Miner, gli sceneggiatori del primo film. Il risultato è RoboCop 2: The Corporate Wars.
La storia inizia durante una Vigilia di Natale quando RoboCop, nel tentativo di impedire una rapina in banca, viene distrutto con un cannone dell'esercito da un delinquente di mezza tacca di nome Weasel.
Venticinque anni dopo, i resti di RoboCop vengono ritrovati da Ed Billings e Mike Montana, due scagnozzi al servizio di Ted Flicker, un imprenditore che controlla la nazione americana come se fosse una corporation tramite un presidente fantoccio, un ex comico.
Ripristinato dai due scagnozzi in cerca di gloria personale e collegato a Neurobrain, il nuovo computer centrale della città, RoboCop si ritrova coinvolto nelle lotte di potere di questo mondo futuro.
La Orion giudica il trattamento di Neumeier e Miner troppo cupo e chiede che vengano apportati dei cambiamenti, ma nel marzo 1988 ha inizio uno sciopero degli sceneggiatori destinato a protrarsi per alcuni mesi. Non volendo attendere il termine di questo sciopero, la Orion Pictures allontana i due sceneggiatori dal progetto.
Essendo la casa di produzione determinata a far uscire il sequel durante l'estate del 1990, Edward Neumeier suggerisce come alternativa i nomi di due sceneggiatori di fumetti, non legati dunque ai sindacati degli sceneggiatori televisivi o cinematografici: Alan Moore e Frank Miller. Alan Moore rifiuta senza pensarci due volte, in quanto non interessato a sviluppare una sceneggiatura cinematografica. Frank Miller invece decide di accettare l'incarico.
Lo sceneggiatore concepisce una storia in cui RoboCop viene messo contro un uomo di nome Kong, il quale si crede la reincarnazione di Gesù e vede RoboCop come un'offesa a Dio, cosa che lo porta all'attenzione della OCP che, per liberarsi di RoboCop e sostituirlo con degli agenti più affidabili, trasforma Kong in uno spietato robot, RoboCop 2.
Inoltre, Frank Miller sviluppa in maniera ulteriore il personaggio di Anne Lewis, per cui RoboCop comincia a provare dei sentimenti.
Inesperto di quelli che sono i meccanismi cinematografici, Frank Miller consegna un trattamento che viene ritenuto troppo lungo e impossibile da girare per la sua complessità. Viene allora contattato Walon Green, il quale apporta una consistente riscrittura.
Paul Verhoeven non può occuparsi della regia del sequel, in quanto è impegnato con la lavorazione di Atto di Forza (Total Recall), inoltre il fatto che la Orion prema sull'acceleratore per far uscire il film quanto prima lo convince che non avrà modo di sviluppare delle idee innovative.
Il progetto viene allora affidato in prima battuta a Tim Hunter, il quale per alcune settimane collabora al fianco di Frank Miller. Costui, tuttavia, a poche settimane dall'inizio dei lavori decide di rinunciarvi a causa di inconciliabili differenze creative e poiché la Orion continua a premere per una tempistica di rilascio del film troppo immediata e che non permette spazio di manovra.
La regia viene infine affidata a Irvin Kershner (questo sarà l'ultimo film da lui diretto della sua carriera). Essendovi ancora uno script incompleto, costui vi apporta delle ulteriori modifiche prima di iniziare la lavorazione. Il trattamento rimane comunque incompleto, tanto che accade talvolta che sul set gli attori ricevano il copione definitivo della scena che li riguarda pochi minuti prima che si inizi a girare.
In principio, Peter Weller non appare interessato a riprendere il ruolo di RoboCop, poiché le sceneggiature iniziali non lo convincono del tutto. Cambia idea grazie alle successive riscritture da parte di Walon Green, ma chiede più volte - inascoltato - che l'epilogo del film venga approfondito inserendo un elemento aggiuntivo di moralità e non si riduca a un semplice scontro tra lui e il cattivo di turno. Ma per la Orion Pictures la battaglia finale è più che sufficiente.
Nancy Allen riprende il ruolo di Anne Lewis. In preparazione alla parte, studia arti marziali e per due mesi frequenta l'accademia di polizia di Los Angeles per apprendere le loro procedure.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 2 ottobre 1989, tenendosi a Houston e Los Angeles.
L'armatura di RoboCop stavolta è composta unicamente in fibra di vetro, cosa che permette a Peter Weller più agilità nei movimenti e maggior spazio di manovra, rispetto alla traumatica prima esperienza. Inoltre, consente ai suoi stuntmen di realizzare in maggiore sicurezza le scene acrobatiche e più pericolose.
Frank Miller è presente costantemente sul set e ottiene anche un cameo, nel ruolo di un chimico che porta il suo stesso nome.
Irvin Kershner continua a modificare la sceneggiatura praticamente su base quotidiana, cosa che non risulta molto gradita a Nancy Allen. L'attrice si ritrova in difficoltà a lavorare al fianco del regista, arrivando a ritenere che la detesti e dunque anche lei inizia a provare gli stessi sentimenti, rendendo il tutto a suo dire la peggiore esperienza della sua vita.
Nella scena in cui il personaggio di Angie (interpretata da Galyn Görg) viene uccisa da RoboCop 2 che le spezza il collo, l'attrice - potendo contare sulla sua esperienza come ballerina e le sue abilità di contorsionista - si offre di realizzare questa manovra da sola (i tempi della CGI sono ancora lontani). La scena risulta così convincente che la troupe in un primo momento pensa che l'attrice sia rimasta gravemente ferita nel realizzare questo.
Le riprese si concludono l'11 gennaio 1990.
RoboCop 2 viene distribuito nei cinema americani a partire dal 22 giugno 1990. A fronte di un budget di 25 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano 45 milioni di dollari.
Pur non avendo questo sequel soddisfatto del tutto le aspettative, la Orion Pictures decide di mettere subito in produzione un ulteriore capitolo della saga di RoboCop, anche se stavolta Peter Weller non è della partita... ma questa è un'altra storia.

domenica 16 gennaio 2022

A scuola di cinema: Sirene (1990)

1986: Viene pubblicato il libro Sirene (Mermaids), scritto da Patty Dann. Opera prima dell'autrice - che in precedenza lavorava come segretaria per un network televisivo - ed espansione e revisione della sua tesi di laurea presso l'Accademia di Belle Arti della Columbia University, è ambientata negli anni '60 del ventesimo secolo.
La protagonista è la quattordicenne Charlotte Flax, una ragazza divisa tra le sue pulsioni adolescenziali e il desiderio di diventare una suora che insieme alla sua famiglia - la madre single Rachel e la sorella minore di sei anni Kate - si trasferisce nel Massachusetts.
Dopo l'abbandono del marito, Rachel Flax ha iniziato a muoversi senza sosta da un paese all'altro e ha avuto Kate da una relazione con un nuotatore olimpico. Come risultato, la bambina passa gran parte del suo tempo immersa nella vasca da bagno o in piscina, trattenendo il fiato.
Negli anni, insieme alle sue figlie, ha cambiato dimora almeno 18 volte, ma Charlotte è convinta che un giorno suo padre tornerà a casa. In Massachusetts, le tre troveranno infine una sistemazione definitiva e Charlotte vivrà delle esperienze che la faranno maturare.
Passano solo pochi anni e il libro diviene oggetto di un adattamento cinematografico, che rappresenta allo stesso tempo sia l'esordio per un'attrice che una sorta di canto del cigno per un'altra.


L'anno successivo alla pubblicazione del libro, Melissa Lloyd - la quale lavora per la casa editrice che ha pubblicato l'opera dell'autrice - lo consiglia a sua sorella, la produttrice Lauren Lloyd, la quale a sua volta lo fa leggere alla sua socia Wallis Nicita.
Conclusa la lettura, le due produttrici opzionano subito i diritti di sfruttamento cinematografico del libro tramite la loro società Nicita/Lloyd Productions e fanno scrivere un primo trattamento di sceneggiatura a June Roberts, tramite il quale il progetto viene opzionato dalla Orion Pictures.
La sceneggiatura giunge anche tra le mani di Cher, che decide di accettare il ruolo di Rachel Flax.
La regia viene in un primo momento affidata a Lasse Hallström, un regista svedese con già alle proprie spalle una notevole esperienza nel suo paese natale, prima di video musicali (in particolar modo quelli delle canzoni degli ABBA), e poi di lungometraggi. Il piano originario è quello di iniziare le riprese nell'aprile 1989.
L'adattamento del libro di Patty Dann dovrebbe rappresentare il primo incarico di Lasse Hallström negli Stati Uniti, ma ben presto costui inizia ad avere divergenze creative sia con la produzione che con Cher, poiché intende dare alla pellicola un tono più cupo rispetto a quanto previsto e chiede che il personaggio di Charlotte Flax commetta suicidio.
Non raggiungendosi un accordo, il regista svedese abbandona dunque il progetto per andare poco tempo dopo a dirigere un altro film, Ancora Una Volta (Once Around).
Le tempistiche di inizio riprese vengono spostate in avanti di qualche mese mentre, nel frattempo, a Emily Lloyd viene assegnata la parte di Charlotte Flax: viene regolarmente messa sotto contratto e realizza anche qualche scena preliminare. Solo che Cher si lamenta del fatto che l'attrice, a causa della sua carnagione di capelli color biondo, non risulta credibile come sua figlia.
Emily Lloyd viene dunque licenziata e il suo posto viene preso da Winona Ryder, che Cher ha ammirato nel film Schegge di Follia.
In sostituzione di Lasse Hallström giunge Frank Oz, ma la sua permanenza è davvero di breve durata, poiché non riesce a trovare un'intesa lavorativa con le due attrici principali. La regia viene infine affidata a Richard Benjamin.
Per il ruolo di Kate Flax, la sorella più piccola, viene scelta una bambina di nove anni che è comunque riuscita già a comparire un paio di volte in televisione: il suo nome è Christina Ricci. Questo film rappresenta il suo debutto cinematografico. Oltre a lei, compaiono come comparse nella pellicola i suoi due fratelli e sua sorella.
Il ruolo di Lou Landsky, l'interesse amoroso di Rachel Flax, viene concepito per Dudley Moore, ma viene alla fine assegnato a Bob Hoskins.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 25 settembre 1989, tenendosi in varie località del Massachusetts e in Rhode Island, e si concludono il 15 dicembre 1989.
A contorno della pellicola viene prodotta una colonna sonora a cui collabora anche Cher con due canzoni, cover di brani del passato: Baby I'm Yours, di Barbara Lewis e Van McCoy, e The Shoop Shoop Song (It's in His Kiss), di Betty Everett e Rudy Clark.
Soprattutto quest'ultima cover, grazie a un video a cui partecipano anche Winona Ryder e Christina Ricci, si rivela un successo, arrivando a scalare le classifiche musicali di allora.
Sirene (Mermaids) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 14 dicembre 1990. A fronte di un budget di 20 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano poco più di 35 milioni di dollari.
Patty Dann apprezza molto l'adattamento del libro da lei scritto e negli anni successivi, ogni tanto, utilizza la colonna sonora della pellicola come sottofondo mentre fa le pulizie di casa. La scrittrice realizzerà altri libri, anche autobiografici, e produrrà nel 2013 un sequel di Mermaids intitolato Starfish.
La pellicola si rivela poco più di moderato successo e, come se non bastasse, la Orion Pictures viene portata in tribunale nel 1991 da Emily Lloyd, l'originaria Charlotte Flax, per violazione degli accordi contrattuali.
Essendo ben evidente che gli eventi sono a favore dell'attrice, si raggiunge infine un accordo extragiudiziale - a processo praticamente appena iniziato - tramite il quale Emily Lloyd riceve una somma di 435.000 dollari per danni morali e materiali, nonché il 2,5% dei profitti netti della pellicola.
Questa è una delle ultime pellicole dove Cher è la protagonista assoluta: pur non ritirandosi dal mondo del cinema, negli anni successivi si concentrerà di più sulla sua carriera musicale e parteciperà solo a una manciata di film, il più delle volte in ruoli secondari.
D'altro canto, dopo questo debutto, Christina Ricci continua la sua carriera cinematografica e l'anno successivo troverà il suo primo, grande successo grazie a La Famiglia Addams... ma questa è un'altra storia.

domenica 9 maggio 2021

A scuola di cinema: RoboCop (1987)

1980: Alle elezioni presidenziali statunitensi trionfa Ronald Reagan, il quale batte George Bush Senior. Nei primi anni della sua presidenza, la politica americana e le megacorporazioni statunitensi diventano più aggressive rispetto al passato per contrastare lo strapotere delle megacorporazioni giapponesi. Il tutto causa anche inevitabili effetti deleteri, come la chiusura di molte fabbriche - in particolare quelle automobilistiche di Detroit - e l'aumento della disoccupazione.
In questo scenario presente incerto, nasce un eroe del futuro che diventa un caposaldo del cinema: RoboCop.


1981: Lo sceneggiatore Edward Neumeier lavora come correttore di bozze cinematografiche in un camper vicino agli studi della Warner Bros. quando nota la costruzione di un grande set a poca distanza da dove si trova, qualcosa che cattura la sua attenzione.
Il set è quello del film Blade Runner e di notte, quando Neumeier termina di lavorare, si reca presso di esso a osservare Ridley Scott e la troupe lavorare alla pellicola e dà una mano laddove serve. Non essendoci all'epoca rigide procedure di sicurezza, nessuno cerca di allontanarlo.
Neumeier rimane lì per quattro notti, durante le quali nota il modellino dell'auto volante utilizzata nel film, rimanendone affascinato. Appassionato di fantascienza e fumetti, Neumeier - pensando alla trama del film che vede un poliziotto umano cacciare dei robot ribelli - concepisce in quelle notti l'idea di RoboCop. Ovvero di un robot che punisce i criminali umani. Un'idea poco più che abbozzata, la quale viene concentrata in un primo trattamento di 40 pagine che lo sceneggiatore decide di non sviluppare nell'immediato.
Nel 1984, Neumeier conosce un aspirante regista cinematografico, che per sbarcare il lunario dirige video musicali, Michael Miner.
Quando scopre che Miner sta dirigendo un video musicale incentrato su un robot - Don't Stop Runnin' degli Y & T - e ha in mente un film su un robot intitolato SuperCop, Neumeier lo mette a parte del suo progetto. I due autori cominciano a collaborare e, lavorando durante le notti e nel tempo libero durante i weekend, dopo tre mesi di lavoro nel dicembre 1984 la prima bozza, intitolata RoboCop: The Future of Law Enforcement, viene completata.
Grazie alle loro, seppur limitate, conoscenze nell'ambiente cinematografico, i due fanno circolare la sceneggiatura. Poco tempo dopo ricevono due proposte: la prima da parte della società indipendente Atlantic Releasing, la seconda della Orion Pictures per tramite del produttore Jon Davison.
Viene accettata questa seconda proposta e Neumeier e Miner si mettono al lavoro per rifinire la sceneggiatura, ricevendo un ingaggio di 25.000 dollari più la promessa di una piccola percentuale sui profitti della pellicola.
Una volta completata la seconda bozza, Neumeier chiede di essere uno dei produttori del film, mentre Miner si propone come regista. Al primo viene dato un ruolo da co-produttore, mentre al secondo viene offerta la regia della seconda unità, considerata la sua scarsa esperienza. Una proposta che Miner rifiuta.
Trovare un regista interessato al progetto non è comunque semplice. Il primo a cui viene assegnato l'incarico è Jonathan Kaplan, che però vi rinuncia per andare a dirigere Fuga dal Futuro (Project X). Altri registi vengono dunque contattati, ma rifiutano, alcuni non appena vengono a conoscenza del titolo del film, ora abbreviato solo in RoboCop, ritenuto troppo stupido.
Fino a quando una dirigente della Orion, Barbara Boyle, suggerisce il nome di Paul Verhoeven, un regista olandese un cui film ha esordito di recente negli Stati Uniti, L'Amore e il Sangue (Flesh and Blood), distribuito appunto dalla Orion.
Barbara Boyle manda la sceneggiatura a Verhoeven che, come nota il titolo in prima pagina, la butta nel cesto della spazzatura. Senza arrendersi, Barbara Boyle gliela rimanda, chiedendogli di andare oltre. Verhoeven consegna allora la sceneggiatura a sua moglie Martine Tours che, dopo averla letta, gli consiglia di accettare l'incarico, poiché la storia parla di un uomo che perde la propria identità e deve lottare per riacquisirla.
Verhoeven dunque inizia a leggere la sceneggiatura a sua volta, con accanto un dizionario, non essendo ancora fluente nella lingua inglese e non capendo perciò alcuni giochi di parole. Alcuni dovrà farseli spiegare dai due sceneggiatori. Quando arriva alla parte in cui il personaggio di Alex Murphy torna a casa e ha flash di memoria su sua moglie e suo figlio, il regista decide di accettare.
Verhoeven si presenta dai due sceneggiatori, chiedendo di dare alla storia toni più seri, ma quando legge la terza bozza prodotta, incompleta - che prevede anche una relazione tra Alex Murphy e Anne Lewis - decide che è meglio utilizzare la seconda, dai toni più satireggianti.
Per il ruolo principale, vengono considerati vari attori, tra cui Michael Ironside, Tom Berenger e dietro richiesta di Verhoeven Rutger Hauer, ma il loro fisico, per quanto possa apparire strano, è troppo esile per poter adattarsi all'armatura e all'elmetto di RoboCop. Orion propone dunque Arnold Schwarzenegger, ma qui si presenta il problema contrario: la sua stazza è troppo imponente e dunque non risulterebbe credibile come RoboCop.
Si arriva dunque a Peter Weller, che non solo ha il fisico adatto grazie al fatto che compete spesso e volentieri a titolo amatoriale in delle maratone, ma il suo ingaggio è anche inferiore rispetto agli altri attori. E il suo mento, secondo Verhoeven, si adatta alla perfezione all'elmetto.
Per prepararsi alla parte, Weller entra in contatto col mimo Moni Yakim per ideare i movimenti ideali del suo personaggio quando è in armatura.
Per il ruolo di Anne Lewis, la prima scelta ricade su Stephanie Zimbalist, che ritiene aver concluso i suoi impegni televisivi per il telefilm Mai Dire Sì (Remington Steele). Tuttavia a sorpresa la NBC decide di produrre una nuova stagione del serial ed essendo l'attrice obbligata contrattualmente a parteciparvi è costretta a declinare la proposta. In sua sostituzione viene scelta Nancy Allen, che accetta dopo aver letto la sceneggiatura, pur ritenendo il titolo orribile.
L'attrice ha una fluente chioma di capelli biondi e Paul Verhoeven le chiede di accorciarli perché - almeno a suo dire - con un aspetto mascolino il pubblico non penserà che ci possa essere del tenero o un sottotesto sessuale tra il suo personaggio e RoboCop. Le viene anche chiesto di mettere su qualche chilo, cosa che l'attrice ottiene semplicemente smettendo di fumare.
Per prepararsi alla parte, visto che in vita sua non ha mai maneggiato armi, Nancy Allen frequenta un'accademia di polizia, ricevendo lezioni dal reclutatore Steve Estrada.
Per l'ideazione dell'armatura di RoboCop viene contattato l'esperto di effetti speciali Rob Bottin. Costui si trova subito di fronte alla difficoltà di realizzare un'armatura il più possibile robotica, ma con la consapevolezza che dovrà essere indossata e manovrata da un attore in maniera il più possibile fluida. Bottin concepisce circa 50 design dell'armatura prima che Verhoeven si dichiari soddisfatto, cosa che causa in lui grande frustrazione.
Ma la parte più difficile arriva quando si tratta di costruire l'armatura, per cui si decide di utilizzare come materiale principale la gommapiuma. Il team capitanato da Bottin impiega ben sei mesi per completare quest'incarico, dovendo costruire più modelli per esigenze di riprese e lavorazione, saranno alla fine sette i modelli prodotti. Senza contare la difficoltà intrinseca che si tratta di un lavoro che non ha precedenti nell'ambito dell'industria cinematografica.
Il lavoro viene dunque completato a riprese sostanzialmente già iniziate, cosa che non permette a Peter Weller di provare l'armatura in maniera preventiva come si era prefisso.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 6 agosto 1986. Anche se la storia si svolge a Detroit - simbolo della decadenza economica statunitense dell'epoca, ma ritenuta poco futuristica - i lavori vengono eseguiti in Texas, Pennsylvania e California.
Quando l'armatura di RoboCop giunge sul set, a due settimane dall'inizio dei lavori, Weller impiega non meno di undici ore per entrarvi, ma riesce a muoversi a malapena. Inoltre non riesce a vedere bene dall'elmetto. Irato in quanto tutto il lavoro di preparazione coordinato da Moni Yakim è da gettare al vento, Weller chiede di bloccare la produzione e trovare una soluzione al problema.
La Orion a quel punto vorrebbe affidare la parte a Lance Henriksen, ma Bottin ha modellato l'armatura sulle fattezze di Weller, così Yakim viene chiamato sul set mentre l'armatura viene rimodellata e idea in tre giorni insieme a Weller e Verhoeven dei nuovi movimenti per il personaggio.
Anche quando finalmente Weller può muoversi, i problemi non sono finiti. Essendo comunque l'armatura ingombrante, non gli permette di entrare nelle auto o di scendere le scale. Così, quando vi è una scena che coinvolge questi aspetti, l'attore viene inquadrato solo dal petto in su, mentre sotto è in mutande.
Le alte temperature texane inoltre fanno sì che, ogni volta che esce dall'armatura, Weller abbia perso circa un chilo e mezzo di peso. Oltre a reidratarsi, per far abbassare la temperatura interna vengono diretti in primo luogo verso l'attore getti di aria condizionata ogni venti minuti. Fino a quando viene inserito un piccolo ventilatore dentro l'armatura.
Edward Neumeier è presente ogni giorno sul set, cosa che aiuta la produzione quando si tratta di riscrivere una scena al volo o estenderla dietro richiesta di Verhoeven. Nonostante ciò, sia la tempistica che il budget iniziale previsto di 11 milioni di dollari vengono sforati, costringendo il regista della seconda unità Monte Hellman a dirigere di persona alcune scene, poi chiaramente approvate da Verhoeven.
Per questo motivo, in un primo momento si decide di non girare la scena dell'uccisione di Alex Murphy, ma quando i dirigenti della Orion visionano il materiale filmato mettono a disposizione una somma aggiuntiva perché tale scena sia girata.
Le riprese si concludono l'otto novembre 1986.
La pellicola, contenente per l'epoca scene molto violente, seppur alcune di esse presentate in chiave caricaturale, fatica a ottenere l'approvazione da parte della Motion Picture Association of America (MPAA), che vuole applicare un rating X, vietato ai minori. Solo dopo otto rimontaggi, ottiene infine un Rating R (minori fino ai 13 anni ammessi se accompagnati da almeno un genitore).
RoboCop viene distribuito nei cinema americani a partire dal 17 luglio 1987. A fronte di un budget di tredici milioni e settecentomila dollari, la pellicola arriva infine a incassare solo sul territorio statunitense oltre 53 milioni di dollari.
Un buon successo, pur se non eccezionale, che convince la Orion Pictures a mettere subito in produzione un sequel. La cosa non si rivelerà così semplice... ma questa è un'altra storia.

domenica 7 marzo 2021

A scuola di cinema: La Famiglia Addams (1991)

1938: Il disegnatore Charles Addams realizza la prima vignetta incentrata sulla Famiglia Addams, che compare sul New Yorker. Altre vignette compaiono negli anni e decenni successivi su questa rivista, rendendo la serie una sorta di satira sociale di una certa aristocrazia americana.
1964: Il produttore David Levy idea una serie televisiva, che va in onda per due stagioni sulla ABC, per un totale di 64 episodi, incentrata sulla Famiglia Addams. Per l'occasione, Charles Addams fornisce loro dei nomi di battesimo - di cui erano prima sprovvisti - e ne delinea le psicologie.
Le repliche degli episodi di questa serie, col passare degli anni, contribuiscono a cementare la fama della Famiglia Addams, al quale dunque manca solo di esordire sul grande schermo. Evento che non tarda a verificarsi.


1986: Il produttore Scott Rudin propone alla 20th Century Fox un adattamento cinematografico delle vignette di Charles Addams, cosa che riscontra un notevole entusiasmo. L'idea gli è venuta mentre si trovava in auto con alcuni suoi colleghi e uno dei loro figli aveva iniziato a fischiettare il motivetto della serie televisiva, seguito a ruota da tutti coloro che erano presenti in auto.
Dopo aver ricevuto il via libera, Rudin contatta Charles Addams per discutere di questo progetto. Tuttavia, si scopre ben presto che i diritti sui personaggi sono detenuti anche dalla Orion Pictures, che li ha acquisiti dalla Filmways, casa produttrice della serie televisiva, e non intende venderli in quanto intende dare vita a una nuova serie televisiva.
Charles Addams muore nel 1988 e, dopo aver acquisito dalla vedova Barbara Colyton la sua quota di diritti sui personaggi, la Orion cambia idea e decide di sviluppare un lungometraggio, affidando il progetto proprio a Scott Rudin, poiché questa è stata una delle condizioni imposte da Barbara Colyton per la cessione dei diritti.
La prima bozza di sceneggiatura viene scritta da Caroline Thompson e Larry Wilson e revisionata da Paul Rudnick, il quale però alla fine non viene accreditato.
La prima scelta di Rudin come regista ricade su Tim Burton, che però preferisce dedicare le sue energie sul sequel di Batman. Dopo un ulteriore rifiuto da parte di Terry Gilliam, viene selezionato Barry Sonnenfeld, in precedenza il direttore della fotografia preferito da Joel Coen ed Ethan Coen e da Rob Reiner. Questo film rappresenta il suo debutto alla regia, un incarico che stava cercando da tempo.
Per il ruolo di Morticia Addams, Cher si propone alla produzione, ma Scott Rudin preferisce affidare la parte ad Anjelica Huston, la sua prima e unica scelta. Ugualmente, la prima e unica scelta per Gomez Addams ricade su Raul Julia.
Per il ruolo di Zio Fester, vengono contattati in origine Danny DeVito e Bob Hoskins, i quali tuttavia rifiutano. La parte viene dunque assegnata a Christopher Lloyd. Per l'occasione, l'attore si rade i capelli a zero.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 26 novembre 1990, in California. Per entrare nei "panni" di Morticia, Anjelica Huston deve sottoporsi a sessioni di trucco di almeno tre ore, durante le quali i suoi occhi con colla e spago vengono tirati verso l'alto perché appaiano obliqui.
Non solo, è anche costretta a indossare un corsetto di metallo per ricreare le insolite forme del personaggio. Corsetto che non le consente di adagiarsi su un divano per riposarsi. Non c'è da stupirsi dunque che l'attrice abbia a volte degli attacchi di emicrania per questo.
La tensione di questo importante incarico e l'emozione del debutto non tardano a farsi attendere per Barry Sonnenfeld. Alla terza settimana di lavorazione, il regista inizia a sentire un forte dolore al petto e cerca di riposarsi su una vicina sedia, ma prima che possa farlo perde del tutto i sensi e sviene. Quando Sonnenfeld riprende conoscenza, in un bagno di sudore, Scott Rudin vorrebbe dare il giorno libero a tutti, ma il regista lo esorta a non farlo e la lavorazione riprende. Si scopre poi che lo svenimento è stato dovuto a un attacco di sciatica.
Dopo dieci settimane, Sonnenfeld ha perso sei chili per lo stress e i guai non sono ancora terminati.
All'inizio di febbraio del 1991, il direttore della fotografia Owen Roizman abbandona il progetto per dedicarsi a un'altra pellicola. In sua sostituzione arriva Gale Tattersall, il quale però a fine febbraio deve rinunciare in quanto viene ricoverato in ospedale a causa di un grave caso di sinusite. Con la produzione bloccata per svariati giorni, Barry Sonnenfeld decide infine di prendere in carico anche il ruolo di direttore della fotografia.
Nel mese di marzo, la produzione viene nuovamente bloccata per alcuni giorni poiché Sonnenfeld deve recarsi con urgenza a New York, in quanto sua moglie deve sottoporsi a un importante intervento chirurgico e inoltre perché Raul Julia soffre di una rottura di un vaso sanguigno in un occhio.
Quando tutto sembra infine avviarsi verso la conclusione, spunta un'ultima problematica che si verifica tuttavia lontano dal set. La Orion Pictures, infatti, si trova in gravi difficoltà finanziarie, nonostante l'anno prima abbia prodotto Balla Coi Lupi (Dances With Wolves), vincitore di numerosi premi Oscar, e siccome il budget della pellicola necessita di ulteriori cinque milioni di dollari, questa è una spesa che non può permettersi.
In cerca di denaro per evitare il fallimento, la Orion mette all'asta la pellicola sulla Famiglia Addams, che viene dunque acquisita dalla Paramount. Il tutto all'insaputa del cast e della troupe, che apprendono la notizia solo in un secondo momento da un giornalista.
La sceneggiatura lascia il dubbio se Zio Fester sia effettivamente lui oppure un impostore, ma il cast non è d'accordo con questa scelta. Così Christina Ricci, in loro rappresentanza, si presenta al cospetto di Sonnenfeld e chiede che il finale sia cambiato. La sua richiesta è fatta in modo così appassionato che il regista decide di accoglierla, facendo così inserire una scena finale esplicativa.
Le riprese si concludono il 16 aprile 1991. In fase di montaggio finale, la scena della danza della Mamushka viene tagliata in quanto ritenuta troppo lunga nella sua concezione originaria e ridotta a circa un paio di minuti.
La Famiglia Addams (The Addams Family) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 22 novembre 1991. A fronte di un budget di 30 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 190 milioni di dollari. Un successo sopra le aspettative per questo adattamento e che dà un motivo di sollievo a tutte le sofferenze patite da Sonnenfeld.
Un successo che fa subito meditare alla Paramount di produrre un sequel... ma questa è un'altra storia.