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mercoledì 1 aprile 2026

Prime Video Original 99: Il Blindato dell'Amore


Negli anni '70 e '80 del ventesimo secolo, il genere action al cinema ha trovato il suo consolidamento (non che prima non esistesse questo genere, chiaramente). Il tutto grazie ad eroi puri e duri come Steve McQueen e Charles Bronson nel primo decennio e una pletora di altri attori nel decennio successivo.
Se gli eroi del primo decennio erano molto "seriosi", gli anni '80 hanno provato un po' a distendere i toni, con l'introduzione di eroi fallibili stile John McClane o alcune spalle comiche, quale ad esempio Eddie Murphy in 48 Ore.
Lo stesso Eddie Murphy che ritorna in Il Blindato dell'Amore (The Pickup), diretto da Tim Story, scritto da Kevin Burrows e Matt Mider e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal 6 agosto 2025.
Russell Pierce (Eddie Murphy) si prepara a festeggiare i 25 anni di matrimonio con la moglie Natalie (Eva Longoria) ed entro sei mesi progetta di lasciare lo stressante lavoro come autista di furgoni blindati per aprire insieme a lei un bed and breakfast.
Tuttavia, lo aspetta una pessima giornata lavorativa: il suo capo gli ha assegnato la zona più scomoda della città, dove non c'è copertura telefonica, e gli ha affibbiato come aiutante un novellino, Travis Stolly (Pete Davidson), che non pare essere in grado di tenere la bocca chiusa.
A peggiorare ulteriormente le cose, tre rapinatori capitanati da Zoe (Kate Palmer) hanno messo gli occhi sul blindato per quella che appare come una facile rapina. Ma Russell Pierce è determinato a festeggiare il suo anniversario, costi quel che costi.
Dopo quarant'anni e più, i ruoli si sono infine invertiti. In questo film è Eddie Murphy il veterano, un po' serioso (anche se poi non si trattiene dal fare qualche battuta, è più forte di lui), e ha al suo fianco una spalla comica, che ricorda il lui degli esordi. L'attore ci tenta, quantomeno, gliene va dato atto. Prolisso, un po' insopportabile e nonostante tutto volenteroso.
Tralasciando questo gioco delle parti, il film si caratterizza come un classico heist movie con lunghi inseguimenti in auto alla Bullitt ma senza le salite e le discese, esplosioni fin dove lo consente il budget, manovre acrobatiche ben eseguite dagli stuntmen e stuntwomen e dei sottotesti romantici, utilizzati forse per accalappiare anche un pubblico femminile. Ma anche quello maschile apprezza queste sottotrame, anche se alcuni non ve lo diranno mai.
Nulla che vada fuori dalla norma, dunque. Se vi piace questo genere di film, allora anche questo - senza esagerare - potrà incontrare i vostri favori.
Per quanto ci faccia dispiacere ammetterlo, i nostri eroi invecchiano e noi invecchiamo insieme ad essi. Anzi, diciamo che maturiamo. Ma come diceva un attore caposaldo degli action movie del passato, e di oggi, "vecchio, non obsoleto".
Ed è affascinante vedere come quegli stilemi di cinquanta o quaranta anni fa, se opportunamente rimodernati, possano ancora incontrare il favore del pubblico.

domenica 27 aprile 2025

Netflix Original 176: Un Piedipiatti a Beverly Hills - Axel F


Nel 1984, esce il primo Beverly Hills Cop. Per la prima volta, vediamo il detective di Detroit Axel Foley recarsi a Beverly Hills per indagare, in questo caso sulla morte di un suo amico. Una trasferta che sul grande schermo si sarebbe vista altre due volte, nel 1987 e nel 1994, durante la quale rivedremo, oltre a lui, anche i detective che ha conosciuto durante la sua prima indagine.
Quarant'anni dopo il primo film e trent'anni dopo il terzo, Axel Foley ritorna per la quarta (e ultima?) volta in Un Piedipiatti a Beverly Hills: Axel F, diretto da Mark Molloy, scritto da Will Beall, Kevin Etten e Tom Gornican e distribuito su Netflix a partire dal 3 luglio 2024.
Con un mondo e una società molto diversi rispetto ai suoi primi anni da poliziotto, Axel Foley (Eddie Murphy) pattuglia ancora con dedizione e un pizzico di esuberanza le strade di Detroit.
Il giorno in cui il suo amico Jeffrey Friedman (Paul Reiser) va in pensione, Foley viene contattato da Billy Rosewood (Judge Reinhold), che dopo aver abbandonato la polizia di Beverly Hills sta collaborando con la figlia di Foley, Jane (Taylour Paige), che non parla col padre da anni.
Quando la vita di quest'ultima è messa in pericolo, ad Axel Foley non resta altro che tornare a Beverly Hills, per risolvere il caso, ritrovare il nuovo capo della polizia, John Taggart (John Ashton) e cercare di riallacciare i rapporti con la figlia.
Il fatto che siano passati quattro decenni dalla prima pellicola e tre dall'ultima non può non notarsi, né questo viene nascosto.
In primo luogo nel personaggio di Axel Foley: un poliziotto rampante appena entrato in polizia nelle prime due pellicole, mentre ora è un navigato detective che ha alle spalle anche una famiglia e un matrimonio fallito (tecnicamente, già presenti al tempo del terzo film).
La tentata operazione di cesello che viene messa in atto è quella dunque di collegare questo personaggio, ora declinato in una diversa identità (a sessant'anni non si è più ventenni nel fisico e spesso neanche nella mente come lui stesso a un certo punto afferma), sia al suo presente che al suo glorioso passato, di modo tale da ricordarci che, sì, è ancora lui.
Tuttavia al tempo stesso si tiene a rimarcare, molte volte direi, che non si è più negli anni '80 e quello che Foley poteva fare all'epoca (distruggere decine di auto per una cattura e subire un semplice rimprovero) oggi non gli è più permesso. Così come certe cose (Foley che fa le sue scenate per ottenere informazioni) non funzionano più come un tempo. Traduzione: questo è un film che tenta di abbracciare la modernità, ma prova a non dimenticare il passato.
Quindi non stupisce che, dopo i criminali mascherati da imprenditori o i ricattatori, stavolta Axel Foley si ritrovi ad affrontare degli agenti corrotti, la creme de la creme della malvagità di questi tempi moderni dove si fa fatica a creare dei nuovi personaggi positivi in seno alla polizia.
Ma Foley è il passato che abbraccia il presente, quindi lui può porsi come espressione dell'ordine contro chi quell'ordine lo corrompe e si potrà chiudere un occhio.
Dunque una sorta di operazione nostalgia - chi del vecchio cast poteva apparire qui compare - mixata con la trama consolidata dei difficili rapporti familiari e il desiderio di provare a smarcarsi da quanto accaduto in passato.
Può essere il capitolo conclusivo della saga, così come un nuovo inizio. Il mondo cambierà ancora, le saghe action, invece, tenteranno di rimanere fedeli a sé stesse.

domenica 10 dicembre 2023

Prime Video Original 82: Buon Natale da Candy Cane Lane


Siamo di nuovo nel periodo dominato dalla magica (?) atmosfera natalizia. C'è chi farà il Grinch per circa un mese, chi donerà amore al mondo (ma solo per questo mese) e chi ne approfitterà per investire tutti del proprio cinismo, che già non bastava nei precedenti undici mesi.
Ma è anche il periodo in cui nuovi prodotti a tema natalizio vengono sfornati. E uno di questi è Buon Natale da Candy Cane Lane (Candy Cane Lane), diretto da Reginald Hudlin, scritto da Kelly Younger e distribuito su Amazon Prime Video a partire dal primo dicembre 2023.
Non è proprio un buon periodo pre-natalizio per Chris Carver (Eddie Murphy). A causa di un ingente taglio del personale, la sua azienda lo ha licenziato e - poiché la figlia sta per partire per l'università - potrebbe essere l'ultimo Natale passato insieme a tutta la famiglia.
Per questo motivo, Chris Carver è determinato a vincere il concorso per i migliori addobbi natalizi, che quest'anno mette in palio un ingente premio. Per riuscirci, compra delle incredibili decorazioni in un negozio come spuntato dal nulla e gestito dalla sbarazzina Pepper (Jillian Bell).
Ma quando le cose sono troppo belle per essere vere, c'è con ogni probabilità sempre dietro un inghippo. Come Chris Carver scoprirà ben presto a sue spese.
I film natalizi devono essere rassicuranti, penso di aver affermato tale cosa più di una volta, perché lo spettatore che li vede vuole dimenticarsi dei problemi che lo assillano anche durante le feste e dunque si compiace dell'illusione che a Natale tutto vada bene e tutti si vogliano bene... il famoso mese di amore al mondo di cui sopra.
Questa pellicola non fa eccezione. Partendo da una consuetudine consolidata negli Stati Uniti, quella delle incredibili decorazioni natalizie (impossibile da attuare in Italia dove si vedono solo qualche luminaria e finti Babbo Natale aggrappati al balcone), si vira subito verso tematiche consolidate rivestite di una trama a metà tra il fantasy e il thriller con chiare venature comiche e surreali.
Quali? Penso possiate intuirle. In primo luogo, la famiglia e quanto ci si voglia bene quando si è tutti uniti e ci si aiuta nei momenti di difficoltà. La famiglia di Chris Carver è quella ordinaria della classe media americana, con entrambi i genitori che lavorano e i figli che cercano di coltivare le loro passioni extrascolastiche, qualcosa in cui molti possono riconoscersi.
Gli eroi comuni, insomma, quelli di tutti i giorni che riescono a sconfiggere pericoli molto più insidiosi come la crisi economica e la disoccupazione.
Poi, appunto, abbiamo il profluvio di buoni sentimenti che pervade tutto e tutti, anche la "villain" della situazione a un certo punto, perché si sa che a Natale e solo a Natale siamo tutti più buoni.
Insomma, un perfetto film disimpegnato, nel senso che proprio non si impegna - per quanto diretto da un regista di mestiere - e che porta a casa il suo compito appunto di essere rassicurante. Uno di quei tanti che si vede nel periodo natalizio e di cui poi con ogni probabilità ci si dimentica.
Ma almeno per quel paio d'ore ci si è lasciati tutte le proprie preoccupazioni alle spalle. Ed è già qualcosa.

mercoledì 23 febbraio 2022

Prime Video Original 6: Il Principe Cerca Figlio


Nel 1988, esce nei cinema Il Principe Cerca Moglie (Coming To America), diretto da John Landis, in cui Eddie Murphy interpreta il principe Akeem dell'immaginario stato africano di Zamunda, che si trasferisce negli Stati Uniti per trovare l'amore della sua vita, la quale risulta essere infine una ragazza dei quartieri poveri del Queens.
Nonostante sia stato un grande successo all'epoca, il film è rimasto per molto tempo un episodio singolo, fino a quando la Paramount ha dato il via libera per un sequel. In origine pianificato per un'uscita nei cinema nel 2020, viene poi causa pandemia COVID-19 acquisito da Amazon Prime Video, che lo distribuisce a partire dal 5 marzo 2021.
Il seguito, intitolato Il Principe Cerca Figlio (Coming 2 America), è stato diretto da Craig Brewer e sceneggiato da David Sheffield e Barry Blaustein (scrittori del primo capitolo, da un soggetto dello stesso Eddie Murphy) con l'apporto di Justin Kanew e Kenya Barris.
Sono passati trent'anni dal matrimonio tra Akeem e Lisa McDowell e i due coniugi hanno avuto nel tempo tre figlie, vivendo una vita felice.
Quando, però, Akeem diventa sovrano dopo la morte del padre, la legge di Zamunda impone che la guida del regno possa essere tramandata solo a un erede maschio e così Akeem - anche per evitare un conflitto col Generale Izzi di Nexdoria (Wesley Snipes) - va alla ricerca di un figlio avuto da un rapporto occasionale prima di conoscere Lisa, Lavelle Junson (Jermaine Fowler).
I rapporti con lui non saranno del tutto facili e i due dovranno affrontare molti ostacoli, portando Akeem a dover scegliere tra la sua famiglia e il bene del suo regno.
Come ben intuibile, questo sequel - così come molte altre pellicole di questi ultimi anni - punta in particolar modo sull'effetto nostalgia dei vecchi spettatori e sono molti i rimandi più o meno velati alla prima pellicola. Tuttavia, non c'è solo questo.
Sia nella realtà che nella finzione sono passati trent'anni e la società non è più quella del 1988 (lasciando ora perdere i discorsi se sia meglio o peggio). Il film tiene conto di questo, utilizzando quel pizzico di retorica comunque mai troppo banale e puntando in particolar modo sul tema del ruolo della donna nel mondo di oggi.
Nel primo film, Lisa McDowell trovava la felicità e un riscatto da una vita povera solo tra le braccia di Akeem. Qui, invece, ci sono tre ragazze, ognuna di età differente, ognuna indipendente, che sanno cosa vogliono senza dover chiedere il permesso a nessuno. Poi possono anche fallire nei propri obiettivi (spoiler, è una commedia, non possono fallire), ma almeno ci hanno provato.
Anche il regno di Zamunda, espressione di un cinema/periodo di un altro tempo, entra nel ventunesimo secolo, plasmando le sue regole e la sua società in una sorta di mondo ideale che si vorrebbe proiettato nel mondo esterno. Akeem in tal senso - tramite un idolo cinematografico dei "tempi che furono" - diviene il ponte tra l'antichità e la modernità, avendo una diversa sensibilità rispetto a suo padre.
Una sensibilità che acquisisce grazie a Lavelle, il quale segue le sue stesse orme volendo sposare una donna che non appartiene al regno, ma gli dona felicità.
E siccome è passato tanto tempo e molti altri film sono usciti nel frattempo, il regno di Zamunda in questo caso diviene una sorta di Wakanda 2, con tanto di una Shuri comprata su Wish e le prove da superare per diventare Black Panther... ehm, principe del regno!
Il Principe Cerca Figlio certo si adagia sugli allori di un tempo, ma prova anche a guardare oltre, rimanendo in un eterno bilico tra passato e futuro.

domenica 13 febbraio 2022

A scuola di cinema: Il Principe Cerca Moglie (1988)

1982: Lo scrittore Art Buchwald sottopone alla Paramount Pictures un trattamento intitolato It's a Crude, Crude World.
La trama prevede l'arrivo di un arrogante ambasciatore di uno stato africano a Washington, dove si reca in visita alla Casa Bianca per doveri istituzionali. All'improvviso l'ambasciatore viene abbandonato dal suo entourage e privato della sua carica, nonché della sua immunità diplomatica, finendo a vivere nei quartieri poveri di Washington.
Qui, dopo alcune disavventure, decide di cambiare del tutto vita dopo essersi innamorato di una ragazza afroamericana, stabilendosi in maniera permanente negli Stati Uniti dopo averla sposata per evitare l'estradizione, poiché ora Washington è il suo nuovo regno.
Inizia da qui un lungo percorso che porta infine a Il Principe Cerca Moglie.


La Paramount acquisisce il trattamento di Buchwald e inizia a far sviluppare da esso alcune sceneggiature. Tuttavia, dopo circa un paio d'anni, si decide di rinunciare al progetto e i diritti sul trattamento di Art Buckwald vengono acquisiti dalla Warner Bros.
Nel 1987, Eddie Murphy - che pur avendo avuto accesso alla storia di Buchwald concepisce il tutto in maniera separata - sottopone sempre alla Paramount un suo trattamento di 25 pagine dal titolo provvisorio di The Quest, che andrà a definire la storia principale della pellicola. Tale trattamento viene ampliato a sceneggiatura da David Sheffield e Barry Blaustein.
Per il nome della fittizia nazione africana, Zamunda, ci si ispira ad alcuni sketch comici di Richard Pryor, il primo a usare questo termine durante i suoi spettacoli.
Eddie Murphy impone una sua decisione per quanto riguarda la scelta del regista, chiedendo che sia John Landis.
I due si sono conosciuti e hanno collaborato con profitto durante le riprese di Una Poltrona Per Due (Trading Places), ma successivamente - mentre Murphy diveniva una star - John Landis ha dovuto affrontare un processo per omicidio colposo dell'attore Vic Morrow e di due bambini avvenuto durante le riprese di Ai Confini della Realtà (Twilight Zone: The Movie).
Il processo termina nel 1987: John Landis viene prosciolto dalle accuse di omicidio, ma condannato per non aver rispettato le leggi che tutelano il lavoro di attori minorenni. I soldi spesi per difendersi in tribunale e gli insuccessi degli ultimi anni hanno a quell'epoca ormai rovinato la sua carriera, ma Eddie Murphy vuole offrirgli una seconda opportunità.
Quando giunge alla Warner Bros. la voce di questo progetto, rinuncia al trattamento di Art Buchwald.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 4 gennaio 1988, tenendosi a New York. Il primo mese di lavorazione viene tormentato da alcune tempeste di neve che colpiscono in maniera intermittente.
Per la prima volta nella sua carriera, Eddie Murphy interpreta più personaggi e per riuscire in questo si affida al make-up di Rick Baker, il cui team impiega dalle tre alle quattro ore per cambiare il look dell'attore.
Murphy tenta un esperimento: dopo che è stato truccato come Saul - l'albino che racconta la barzelletta finale - inizia a girare per gli studi della Paramount, dicendo di essere Eddie Murphy. Nessuno gli crede o lo riconosce.
Per le scene ambientate in una tavola calda, viene utilizzato un ristorante chiuso per rinnovo locale della catena Wendy's. Essendo il logo della fittizia società McDowell's volutamente ispirato a quello di McDonald's, la produzione ottiene le necessarie autorizzazioni dalla sede centrale della celebre catena di fast food.
Il responsabile locale di McDonald's non viene tuttavia informato della cosa e, quando nota l'insegna, si presenta scattando fotografie e minacciando di citare in giudizio le comparse vestite come camerieri del locale. Il vero ristorante chiuderà solo nel 2013 e l'edificio che lo ospitava sarà demolito.
Cuba Gooding Jr. fa il suo debutto cinematografico in questa pellicola, nel ruolo di un cliente del negozio di barbiere.
Nel ruolo di due barboni a cui il principe Akeem elargisce una cospicua somma compaiono gli attori Ralph Bellamy e Don Ameche, i quali tornano così a interpretare i Fratelli Duke di Una Poltrona Per Due.
Seppur Eddie Murphy abbia personalmente voluto John Landis come regista, i due durante la lavorazione non vanno molto d'accordo. Murphy ritiene di essere trattato da Landis ancora come cinque anni fa, come se fosse ancora alle prime armi quando ora ha più esperienza, non mostrandogli così alcuna riconoscenza per avergli offerto l'incarico.
Landis, dal canto suo, crede che la celebrità abbia un po' fatto male all'attore, il quale non si comporta più in modo spontaneo come prima ed è divenuto più arrogante e meschino.
Nonostante queste divergenze più che altro di natura caratteriale, comunque, i due non litigano mai apertamente nel corso delle riprese, ma Murphy giura a sé stesso che non lavorerà mai più con Landis (anche se qualche anno dopo appianeranno queste divergenze e collaboreranno ancora per Beverly Hills Cop III).
Le riprese si concludono nel marzo 1988.
Il Principe Cerca Moglie (Coming To America) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 29 giugno 1988. A fronte di un budget di 36 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale quasi 290 milioni di dollari.
A seguito del successo del film, viene girato un episodio pilota di una sitcom basata su di esso, ma di cui è protagonista solo il personaggio secondario di Oha interpretato da Paul Bates e circondato da nuovi personaggi. Il pilota, pur venendo trasmesso nel luglio 1989 sulla rete televisiva CBS, viene ritenuto di scarso livello e dunque a esso non fa seguito una serie.
Come prevedibile, Art Buchwald cita in giudizio la Paramount nel 1990, sostenendo che l'idea per il film è stata rubata dal suo trattamento del 1982 e l'accordo prevedeva che se un film fosse stato tratto da esso gli sarebbe stato dovuto un compenso.
Per evitare un lungo procedimento giudiziario, la Paramount raggiunge un accordo extragiudiziale con Buchwald, offrendogli una somma di 900.000 dollari, ottenendo in cambio che l'idea e i personaggi della pellicola rimangano una creazione di Eddie Murphy.
È necessaria poi un'attesa di ben trentatré anni, ma infine Il Principe Cerca Moglie ottiene un sequel intitolato Il Principe Cerca Figlio (Coming 2 America)... ma questa è un'altra storia.

venerdì 10 gennaio 2020

A scuola di cinema: Ghostbusters (1984)

Nel diciannovesimo secolo, Samuel Augustus Aykroyd, un dentista, inizia a tenere con regolarità e per molti anni presso la propria dimora in Ontario delle sedute spiritiche, a cui partecipa il medium Walter Ashurst, il quale afferma di captare messaggi dall'aldilà che riferisce a coloro che partecipano a queste sedute.
A osservare tutto questo, nascosto tra le ombre di un corridoio o lungo le scale, vi è il nipote di Samuel Augustus, Peter Aykroyd. Costui racconta molti anni dopo ai suoi due figli, Peter Jr. e Dan, le storie di quelle strane sedute spiritiche. La madre di Dan, Lorraine Hélène, gli rivela inoltre che un giorno - mentre lo stava allattando - ha avuto una visione dei fantasmi dei suoi trisnonni.
Ed è in questo insolito ambiente familiare, dunque, che nasce la passione di Dan Aykroyd per il mondo spiritico e il paranormale. Una passione che avrebbe infine trovato spazio in un film che ha fatto e continua a fare epoca.


1981: Dopo aver abbandonato il Saturday Night Live e aver iniziato una promettente carriera cinematografica, Dan Aykroyd legge un articolo sulla rivista The Journal of the American Society for Psychical Research incentrato sulla fisica quantistica e la parapsicologia. E nella sua mente nasce l'idea di un dispositivo in grado di intrappolare i fantasmi.
Aykroyd, inoltre, è un grande appassionato dei film sui fantasmi interpretati da celebri comici quali Bob Hope, Bud Abbott e Lou Costello e prodotti tra gli anni '40 e '50 del ventesimo secolo. L'attore ritiene possa essere una buona idea modernizzare quell'approccio da commedia in un nuovo film che tenga conto di queste più recenti ricerche.
Inizia così a scrivere una sceneggiatura, con tre personaggi principali. Per il personaggio di Stantz ,Aykroyd ha in mente sé stesso, modella su John Belushi il personaggio di Venkman e pensa a Eddie Murphy per il personaggio di Ramsey. Aykroyd arriva a concludere un terzo del lavoro quando, il cinque marzo 1982, il produttore Bernie Brillstein gli telefona, informandolo della tragica morte di John Belushi.
Dopo aver superato il dolore per la perdita del suo amico, Aykroyd si rimette all'opera, modellando il personaggio di Venkman su un altro componente del cast di Saturday Night Live, Bill Murray. Costui visiona il copione quando è stato completato circa a metà e appare interessato a partecipare.
Questo primo trattamento si intitola Ghost Smashers. Il gruppo, composto da molte altre persone oltre ai tre protagonisti, è al servizio di un essere interdimensionale noto come Shandor, il quale li invia lungo il tempo e lo spazio per catturare fantasmi.
Shandor ha rinchiuso nella dimensione terrestre un altro essere interdimensionale, Zuul, e il suo possessore, Gozer, decide di giungere nella nostra dimensione per recuperarlo, scatenando altre manifestazioni spiritiche della sua essenza, tra cui una versione dark di Slimer e l'omino della pubblicità dei Marshmallow.
Aykroyd ha scritto circa 70 pagine di questo trattamento quando lo sottopone a Ivan Reitman, con cui ha collaborato qualche anno prima, quando entrambi lavoravano per una rete televisiva canadese, e di cui ha apprezzato le commedie Polpette (Meatballs) e Stripes, entrambe interpretate da Bill Murray.
Nel gennaio 1983, i due hanno un pranzo di lavoro a Los Angeles, durante il quale Reitman dice ad Aykroyd che la sceneggiatura, per quanto affascinante, è impossibile da realizzare, poiché comporterebbe un budget di produzione di almeno 200 milioni di dollari.
Tuttavia il concept rimane molto interessante, così il regista suggerisce di ambientarlo nel presente e in una metropoli e di rendere gli acchiappafantasmi dei professori universitari che si mettono in proprio.
La sceneggiatura di Aykroyd inoltre risulta fin troppo cupa e avrebbe bisogno di qualche elemento di comicità. Reitman ha in mente la persona perfetta che può aiutare in questo compito. Si chiama Harold Ramis, colui che ha scritto le sceneggiature sia di Polpette che di Stripes.
Concluso il pranzo, dunque, i due si recano presso i Burbank Studios, dove si trova l'ufficio di Ramis. A costui viene spiegata l'idea di base e data la possibilità di interpretare un quarto personaggio, dopodiché esamina la sceneggiatura di Aykroyd per alcuni minuti. Alla fine Ramis si dichiara interessato.
Mentre Aykroyd e Ramis si mettono all'opera sul secondo trattamento della sceneggiatura, Reitman ha un incontro, nel maggio 1983, col presidente della Columbia Frank Price, che aveva prodotto Stripes, a cui presenta il progetto.
Price lo reputa interessante, ma al tempo stesso rischioso: è una commedia con attori sulla cresta dell'onda e che richiede una notevole dose di effetti speciali. Ma rimane una commedia e, perché un investimento su questo genere cinematografico sia considerato giustificato, non deve superare un certo tetto di spesa.
Reitman, il quale ricorda che il budget di Stripes è stato di dieci milioni di dollari, crede che una cifra di circa tre volte superiore possa essere sufficiente, così ribatte di potercela fare con un budget tra i 25 e i 30 milioni di dollari. Per Price è una somma ragionevole, ma aggiunge una condizione imprescindibile: la pellicola deve uscire nei cinema nel giugno 1984. Pur non essendoci ancora una sceneggiatura completa o un'idea chiara di quanti effetti speciali saranno necessari, Reitman accetta la condizione.
Quando alla sede di New York della Columbia giunge la voce che Price sta per autorizzare una commedia con quel budget, il CEO della società Francis Vincent invia l'avvocato della compagnia Richard Gallop a Los Angeles, intimando a Price di desistere dall'andare avanti. Price non ascolta il consiglio: per lui è un film che creerà profitto e interpretato da grandi attori, ma per Gallop e Vincent è solo una questione di soldi e controbattono che la decisione che prenderà sarà una sua totale responsabilità. Price approva il progetto.
Questi continui contrasti con Vincent, uniti all'acquisizione della società da parte della Coca Cola, portano Price pochi mesi dopo a rassegnare le dimissioni. Tuttavia il film di Reitman è già stato approvato e non può essere cancellato.
Intanto Ramis e Aykroyd - con l'aiuto di Reitman - continuano a lavorare sulla nuova sceneggiatura. Per venire incontro alle strette tempistiche, i tre insieme alle loro famiglie si recano a Martha's Vineyard, dove affittano tre case. Ogni giorno i tre si ritrovano nel seminterrato della casa di Aykroyd, a lavorare sulla sceneggiatura per circa sei ore. Ramis e Aykroyd scrivono per quattro o cinque ore, dopodiché interviene Reitman con i suoi suggerimenti, revisioni o idee aggiuntive. Il tutto va avanti per circa due settimane e mezzo. A inizio agosto 1983 si arriva a una prima sceneggiatura completa.
Al contempo, Reitman si preoccupa di individuare una società capace di gestire gli effetti speciali. E ne esiste solo una all'epoca in grado di completare il tutto in una tempistica stretta, la Industrial Light & Magic. Solo che la compagnia fondata da George Lucas è già stata opzionata da Steven Spielberg per Indiana Jones e il Tempio Maledetto (Indiana Jones and the Temple of Doom).
In cerca di una soluzione alternativa, a Reitman viene in mente Richard Edlund, uno dei responsabili degli effetti speciali del primo film di Star Trek, nonché dell'Episodio V e VI di Star Wars. Pur trovandosi in quel momento in ospedale a causa dei postumi di un'operazione alla schiena, Edlund - che voleva affrancarsi da Lucas e creare una propria società di effetti speciali - accetta la proposta.
Reitman allora si fa anticipare dalla Columbia cinque milioni di dollari, che la società versa in collaborazione con la Metro-Goldwyn-Mayer, la quale ha bisogno anch'essa di effetti speciali per la pellicola 2010 - L'Anno del Contatto. Tali fondi permettono a Edlund di fondare la Boss Film Studios, iniziare a comprare l'attrezzatura necessaria e assumere alcune persone con cui ha lavorato sui set dei film di Star Wars e Star Trek.
Nella creazione del personaggio che deve interpretare, Egon Spengler, Harold Ramis si ispira per il look a una foto di una persona da lui vista sulla copertina di una rivista di architettura, con capelli ritti, occhiali con montatura metallica e un completo a tre pezzi. Il nome è preso da un rifugiato ungherese, Egon Donsbach, compagno di classe di Ramis al liceo, mentre il cognome è ripreso dal filosofo tedesco Oswald Spengler.
Invece, il personaggio concepito da Aykroyd con in mente Eddie Murphy, Ramsey, che viene rinominato Winston Zeddemore, arriva col tempo ad avere un ruolo minore. L'attore ha accennato della cosa a Murphy durante le riprese di Una Poltrona Per Due (Trading Places), ma una sua conferma non è arrivata e non viene poi più contattato, anche perché qualche mese dopo l'attore viene scelto come interprete principale di Beverly Hills Cop.
In principio, Zeddemore rimane un personaggio centrale, con molte più battute rispetto al risultato finale, poiché si pensa di affidare la parte a Gregory Hines. Ma, con le successive revisioni, la sua presenza si riduce e alcune delle sue battute vengono date al personaggio di Peter Venkman, per cui ci si aspetta che sia interpretato da Bill Murray.
In effetti, l'eventuale successo del film dipende anche dalla presenza di Murray, il quale non ha ancora dato un assenso definitivo. Quando l'attore chiede alla Columbia i finanziamenti per un film da lui co-sceneggiato, Il Filo del Rasoio (The Razor's Edge), Price glieli concede, pur prevedendo che la pellicola sarà un flop (come infatti accade), nella speranza che Murray ricambi il favore partecipando al film di Reitman. Cosa che infine accade.
Alla fine, per il ruolo di Winston Zeddemore, viene scelto Ernie Hudson, dopo cinque audizioni da lui tenute. L'attore all'inizio legge una delle revisioni dove il suo personaggio ha un ruolo più rilevante, tanto che accetta la metà della somma rispetto al suo consueto ingaggio, scoprendo la notte prima dell'inizio delle riprese che non è più così. Reitman gli spiega che ciò è dovuto al fatto di dare maggior spazio al personaggio interpretato da Bill Murray e non è stato possibile fare altrimenti.
Per il ruolo di Dana Barrett, che nella sceneggiatura di Ramis e Aykroyd è una modella, vengono tenuti all'inizio dei provini a giovani attrici, tra cui Julia Roberts.
Quando arriva il turno di Sigourney Weaver, sembra ci sia scarso interesse, visto che si ritiene manchi di un background da film commedia, avendo lei recitato fino a quel momento solo in pellicole drammatiche quali Un Anno Vissuto Pericolosamente (The Year of Living Dangerously), nonostante lei dichiari di aver studiato commedia presso la Yale Drama School.
A un certo punto Sigourney Weaver suggerisce che il personaggio debba essere vittima di una possessione, come accade al cane di Gozer. E all'improvviso salta sul tavolo di Reitman, si accuccia e inizia a ululare come un cane! Lo stupore di Reitman si tramuta in un'idea quando, non appena l'attrice è uscita, chiama Ramis e gli dice di inserire nella sceneggiatura quanto suggerito da Sigourney Weaver. Ovvio che questo le fa guadagnare all'istante la parte. Sempre dietro suggerimento di Sigourney Weaver, il personaggio di Dana Barrett passa dall'essere una modella a una musicista.
Per il ruolo di Louis Tully, viene contattato in prima battuta John Candy. Un paio di giorni dopo costui richiama Reitman e suggerisce di rendere il personaggio di estrazione tedesca, circondato da pastori tedeschi. Ma nel film sono già presenti due cani e sono più che sufficienti. Così si decide di ingaggiare un altro attore. Reitman ha lavorato in Canada con un altro comico, Rick Moranis, e dunque lo contatta. Non appena Moranis legge la sceneggiatura, accetta all'istante la parte. Dietro suo consiglio, il personaggio di Tully viene reso un contabile.
Il ruolo di Janine Melnitz viene proposto inizialmente a Sandra Bernhard, che rifiuta. La parte viene allora affidata ad Annie Potts. Durante il suo primo giorno sul set, l'attrice prende a prestito un paio di occhiali da una costumista. Nel vederla, Reitman decide che deve rimanere così. Perciò Annie Potts, prima di girare ogni scena, chiede sempre in prestito gli occhiali alla costumista.
Per il ruolo di Walter Peck viene scelto William Atherton. L'attore in quel periodo sta recitando in teatro a Broadway e ha un incontro con Dan Aykroyd, poiché una sua collega del Saturday Night Live, Gilda Radner, gli ha consigliato di andare ad ammirare la recitazione dell'attore. Atherton suggerisce di rendere il personaggio più odioso del solito, come contraltare all'ironia degli altri protagonisti. La cosa gli riesce fin troppo bene poiché, dopo la conclusione delle riprese, passando davanti a un bus pieno di bambini, costoro lo apostrofano col termine offensivo che usa Bill Murray rivolto al suo personaggio.
Il personaggio di Gozer, nei primi trattamenti, è descritto come un elegante architetto e per interpretarlo viene scelto Paul Reubens, che però rifiuta. Gozer diviene allora un essere androgino - nelle intenzioni un mix tra Grace Jones e David Bowie - e a interpretarlo viene scelta l'attrice Slavitza Jovan.
Pur essendo John Belushi deceduto, Aykroyd lo omaggia rimodellando il personaggio di Slimer, che dichiara essere il suo fantasma. A doppiarlo è Ivan Reitman in persona.
Un amico di Dan Aykroyd, John Daveikis, concepisce uno schizzo abbozzato del logo "no ghost", che viene poi rifinito dal produttore Michael Gross. Un'ulteriore revisione della sceneggiatura viene completata verso la fine di settembre 1983.
Le riprese hanno inizio a New York nella metà di ottobre del 1983. Per essere certi che Bill Murray sia presente sul set, Ivan Reitman e Harold Ramis lo vanno a prelevare all'aeroporto La Guardia, dove l'attore atterra con un aereo privato partito da Parigi, dove si sono concluse le riprese de Il Filo del Rasoio.
Murray ha con sé una trombetta da stadio, che usa per tormentare coloro che gli si avvicinano troppo. Reitman e Ramis lo prelevano di peso e lo portano in un ristorante del Queens, dove gli viene mostrata la sceneggiatura. Anche se Murray non si lascia andare a commenti particolari in merito, si unisce al gruppo.
Le riprese nella Grande Mela durano circa sei settimane, concludendosi poco prima di Natale. Reitman è consapevole che questa fase debba essere conclusa prima delle festività, poiché altrimenti si rischia di incorrere in condizioni meteorologiche pessime che potrebbero causare un ritardo nella produzione. Condizioni che effettivamente iniziano un paio di giorni prima dello stop.
Murray e Moranis in particolar modo, ma anche Ramis e Sigourney Weaver, improvvisano delle battute non presenti in sceneggiatura durante le riprese, molte delle quali vengono mantenute in fase finale.
Per la scena in cui i Ghostbusters si recano ad affrontare Gozer, si ottiene il permesso di bloccare buona parte del traffico di Manhattan. Alcuni tassisti non prendono bene la cosa e cercano di forzare il blocco, costringendo i poliziotti in un paio di occasioni a usare le maniere forti. A un certo punto lo scrittore Isaac Asimov - impossibilitato a tornare a casa - esce da un edificio, sbuffando di rabbia e lamentandosi della situazione con Dan Aykroyd e gli altri componenti della troupe.
Questa stessa scena causa un altro problema collaterale, poiché le comparse che compongono la folla acclamano a gran voce gli eroi... solo che Ghostbusters è un termine che rischia di non poter essere utilizzato. Vi è una sitcom andata in onda nel 1975, infatti, intitolata The Ghost Busters e i cui diritti sono in mano alla Universal.
Si pensa a nomi alternativi quali Ghoststoppers o Ghostbreakers, ma nessuno risulta efficace. La situazione viene risolta da Frank Price che, dopo aver abbandonato la Columbia, passa proprio alla Universal e chiude un accordo per cui la Columbia - in cambio dell'uso del termine Ghostbusters - si impegna a versare alla Universal cinquecentomila dollari, più l'uno per cento dei profitti della pellicola.
Poco dopo Natale, ci si trasferisce a Los Angeles, presso i Burbank Studios, per girare le successive scene in studio. Le riprese si concludono alla fine di gennaio 1984, ma è solo l'inizio.
Un primo montaggio della pellicola, compiuto da Sheldon Kahn con l'assistenza di Reitman, senza praticamente alcun effetto visivo o speciale, viene completato in tre settimane e mostrato il 3 febbraio 1984 a un pubblico selezionato scelto dalla Columbia, che applaude e acclama il tutto.
La pellicola viene dunque affidata a Richard Edlund, che insieme al suo team vi deve inserire i circa 200 effetti visivi previsti. Per rispettare le strette tempistiche, tre studi lavorano in contemporanea al progetto e spesso non c'è possibilità di rifare un effetto, che deve dunque risultare accettabile al primo tentativo. Reitman chiede altri 100 effetti aggiuntivi ma, per non incorrere nelle ire di Edlund, decide di ridurli a 50.
Il concept dell'omino della pubblicità dei Marshmallow viene ideato da John Daveikis e realizzato da Linda Frobos e William Bryan. In un mondo ancora senza CGI, viene realizzato facendo indossare un'apposita tuta a Bryan stesso, che viene ripreso dietro un fondale della città di New York in miniatura. Vengono create più di una decina di differenti tute e molte di queste vanno a fuoco, facendo rischiare la vita a William Bryan e a un altro stuntman che la indossa.
Il design di Slimer viene realizzato da Steve Johnson. All'artista vengono chieste numerose modifiche in corso d'opera, che causano in lui una grande frustrazione. Questo porta, alcuni giorni prima della scadenza prevista, a far sì che Johnson sniffi cocaina e - stando a quanto da lui riferito - abbia allucinazioni del fantasma di John Belushi che lo esorta ad andare avanti. Sia come sia, il design finale viene approvato.
La creatura viene soprannominata dal team di Edlund il fantasma dalla testa a cipolla. La tuta viene indossata da Mark Bryan Wilson, le cui gambe vengono nascoste tramite un pannello di colore nero.
La fase di post-produzione si conclude praticamente pochi giorni dell'uscita della pellicola nei cinema. Alcuni effetti rimangono incompleti e, in un paio di occasioni, seppur solo a uno sguardo attento, si possono notare dei cavi, ma il pubblico più smaliziato di quell'epoca non ci fa caso.
La colonna sonora viene affidata a Elmer Bernstein, ma si decide anche di inserire una intro originale di circa 20 secondi a inizio e metà pellicola e, come riferimento, viene utilizzato I Want a New Drug di Huey Lewis and the News. Poco dopo Reitman entra in contatto, tramite il responsabile del dipartimento musica della Columbia, con Ray Parker Jr., a cui pare venga chiesto di ispirarsi alla canzone scelta come esempio.
Parker idea l'intro, che viene inviato a Reitman. Il regista lo apprezza così tanto che chiama il musicista in piena notte, chiedendogli di espanderlo a canzone. Parker allora in pochi giorni, causa tempistiche strettissime, concepisce la canzone che ha lo stesso titolo del film e il cui video viene diretto da Ivan Reitman in persona.
Sei mesi dopo l'uscita della canzone, Huey Lewis intenta causa contro Ray Parker Jr., accusandolo di aver plagiato I Want a New Drug. Viene infine raggiunto nel 1985 un accordo extragiudiziale tra le parti, per una somma mai specificata.
Ghostbusters viene distribuito nei cinema americani a partire dal 7 giugno 1984. A fronte di un budget di 30 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare più di 282 milioni di dollari.
Una storia le cui radici affondano circa due secoli fa, nonché una scommessa vinta, che alcuni anni dopo dà vita a un sequel... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 18 dicembre 2019

A scuola di cinema: Una Poltrona Per Due (1983)

È il film di Natale per eccellenza... pur essendo stato distribuito in origine a giugno. È anche la pellicola che, in più di un senso, ha lanciato e consolidato le carriere di tre grandi attori e rilanciato la carriera di uno storico interprete che sembrava scomparso nel nulla. Questa è la storia di Una Poltrona Per Due.


L'idea per il film nasce su un campo da tennis, quando lo sceneggiatore Timothy Harris si trova a dover fronteggiare più volte due fratelli in eterna competizione tra di loro su qualsiasi cosa, anche la più insignificante.
I due, entrambi dottori, sono gente ricca, ma al contempo grandi taccagni e giocano sempre sui campi che costa meno noleggiare e per il periodo più breve e fanno scommesse sullo svolgimento di eventi futuri per 50 cent al massimo. Harris alla fine si stanca di loro e decide di non volerci avere più nulla a che fare.
L'insolita esperienza suggerisce allo sceneggiatore una storia dove due fratelli scommettono su una persona che lavora per una compagnia di loro proprietà. Ne discute col suo collega e amico Herschel Weingrod, con cui ha già collaborato in passato, il quale rimane intrigato da quest'idea.
I due scrittori, dunque, concepiscono una sceneggiatura intitolata in origine Black And White, che viene acquisita dalla Paramount. Per documentarsi sul mondo dell'alta finanza e della borsa valori americana, Harris e Weingrod intervistano alcuni agenti di borsa, i quali hanno la spiacevole abitudine di essere ubriachi già nel primo pomeriggio.
L'intento iniziale è di utilizzare come protagonisti Gene Wilder e Richard Pryor. Sfortunatamente, quest'ultimo rimane gravemente ustionato quando - forse a seguito di uso di cocaina - si versa addosso del rum e si dà fuoco, rischiando la propria vita ed essendo costretto a stare lontano dalle scene per almeno un anno.
Alcuni dirigenti della Paramount, tuttavia, hanno già in mente un sostituto di Pryor per il ruolo di Billy Ray Valentine. Un sostituto di cui non è ancora uscito in via ufficiale il film di debutto, 48 Ore, ma la cui preview ha ottenuto buoni riscontri: Eddie Murphy.
Così, quando questo nome viene suggerito al regista prescelto, John Landis, costui casca dalle nuvole poiché non ha mai sentito parlare di lui. Visiona allora alcune registrazioni del Saturday Night Live, dove Murphy si esibisce in alcuni sketch comici, avendo infine un incontro a New York con l'attore.
Murphy chiede se possibile di non divenire una sorta di sostituto di Richard Pryor e così Landis suggerisce un altro attore per il ruolo di Louis Winthorpe III, con cui ha già collaborato in passato: Dan Aykroyd.
La Paramount però non è d'accordo poiché, così si pensa, senza John Belushi - scomparso qualche tempo prima - la carriera cinematografica di Aykroyd è finita. Landis convince l'attore a richiedere una riduzione del proprio ingaggio, cosa che fa abbandonare alla Paramount i timori.
Timori che diventano forti obiezioni quando John Landis suggerisce l'attrice principale per il ruolo di Ophelia: Jamie Lee Curtis. Il regista ha collaborato con lei durante la realizzazione del documentario Coming Soon - incentrato sui film horror della Universal - in cui Jamie Lee Curtis era la voce narrante.
Prima di Una Poltrona Per Due, Jamie Lee Curtis ha girato solo film horror, quali ad esempio Halloween e The Fog e la Paramount ritiene che sia un'attrice scarsa, una scream queen adatta solo per film di serie B. Landis effettua alcune riunioni al riguardo per affrontare queste contestazioni e ribattere ad esse, fino a imporre la sua scelta.
Jamie Lee Curtis, ben desiderosa di lasciarsi alle spalle la nomea di attrice di film horror, accetta la parte ricevendo un ingaggio molto più basso rispetto all'ultima pellicola da lei girata, Halloween II, poiché è una delle motivazioni che convincono infine la Paramount a sceglierla.
Se la prima scelta per Randolph Duke rimane Ralph Bellamy, per Mortimer Duke si pensa in principio a Ray Milland, ma le sue cattive condizioni di salute non gli permettono di avere l'approvazione dell'assicurazione.
Landis pensa allora a un attore rinomato negli anni '40 del ventesimo secolo e che non ha mai interpretato la parte di un cattivo. Il primo nome che gli viene in mente è quello di Don Ameche, l'interprete de Il Cielo Può Attendere (Heaven Can Wait). Solo che scopre che l'ultimo film da lui interpretato è uscito nel 1970 e, complice il fatto che non ha mai avuto un agente, risulta irreperibile.
Landis inizia a pensare che l'attore sia deceduto quando una segretaria della Paramount lo informa che Don Ameche viene spesso visto passeggiare lungo una strada di Santa Monica, in California. Landis allora - in un'epoca ancora senza Internet - contatta il servizio informazioni della società telefonica, riuscendo a ottenere il numero di Don Ameche e avendo infine un incontro con lui, dopo il quale gli viene affidata la parte. Quando Landis chiede ad Ameche come mai non sia comparso sul grande schermo per tredici anni, costui risponde che semplicemente nessuno lo ha contattato.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 13 dicembre 1982, dipanandosi nelle città di Philadelphia e New York. Per Landis è un periodo molto difficile a livello personale in quanto è reduce dal termine delle riprese de Ai Confini Della Realtà (Twilight Zone: The Movie), durante le quali si è verificato un tragico incidente in cui sono morti l'attore Vic Morrow e due bambini e per le quali rischia un'accusa di omicidio preterintenzionale. Nel corso delle riprese, stringe una forte amicizia con Eddie Murphy e tenta di convincerlo a testimoniare in suo favore o quantomeno a farsi vedere durante una seduta del processo in segno di supporto, ma l'attore rifiuta l'offerta.
L'ultima scena viene girata su una spiaggia delle Isole Vergini il primo marzo 1983.
Una Poltrona Per Due (Trading Places) viene distribuito nei cinema americani a partire dall'otto giugno 1983. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare solo sul territorio statunitense oltre 90 milioni di dollari.
La storia di questo film ha un curioso epilogo nel 2010. Nel tentativo di rendere le proprie procedure più trasparenti e regolare le transazioni dei mercati finanziari, Wall Street emana una regola che impedisce a chiunque di utilizzare informazioni segrete per monopolizzare un determinato mercato. Una disposizione che prende spunto da questa pellicola e che diviene infine nota, nell'ambiente e non, come Eddie Murphy Rule.
La fantasia che arriva a modificare la realtà... ma questa è un'altra storia.

mercoledì 14 agosto 2019

A scuola di cinema: 48 Ore (1982)

Prima degli anni '80 del ventesimo secolo, la figura del poliziotto cinematografico - salvo rarissimi casi - era quella di una persona seria, dedita così tanto al suo lavoro da far sì che in apparenza non ci fosse spazio per altro. Ma negli anni '80, questa visione cambia, a partire in maniera particolare da Beverly Hills Cop.
C'è stato tuttavia una sorta di film predecessore in tal senso, che aveva visto protagonista lo stesso attore della pellicola succitata, Eddie Murphy, seppur si trovi stavolta dall'altra parte della barricata.


Verso la metà degli anni '70, il produttore Lawrence Gordon concepisce l'idea molto abbozzata di una pellicola incentrata sul rapimento di una figlia di un governatore, il cui riscatto deve essere pagato entro 48 ore, pena l'esecuzione della donna. Per liberarla, un poliziotto è costretto ad allearsi con un criminale incallito, ex compagno di cella del rapitore.
A quell'epoca, Gordon sta collaborando col regista esordiente Walter Hill al film L'Eroe della Strada. Montatore di questa pellicola è Roger Spottiswoode il quale, incoraggiato e supervisionato da Hill, si propone di scrivere la sceneggiatura dell'idea concepita da Gordon.
La bozza giunge nelle mani della Paramount, la quale nel 1978 medita di farne un film che veda Clint Eastwood nella parte del criminale incallito, e chiede a Hill di scriverne una revisione che tenga conto di questa esigenza.
Hill fa quanto gli è stato richiesto, ma non è convinto che l'idea della Paramount possa funzionare: sarebbe meglio a suo parere se Eastwood interpretasse il poliziotto e un attore in quel momento sulla cresta dell'onda, Richard Pryor, capace di raggiungere un'ampia fetta del pubblico afroamericano, il criminale. Quindi capovolge i ruoli, incentrando di più la storia sulle dinamiche e l'interazione tra il poliziotto e il criminale, che ha nome Willie Biggs.
La cosa tuttavia non si concretizza e il progetto finisce nel limbo per circa un paio di anni. In questo periodo di tempo, Lawrence Gordon inizia una fruttuosa partnership lavorativa con Joel Silver. I due pensano che la sceneggiatura di Spottiswoode e Hill possa rappresentare una perfetta prima collaborazione tra loro due. Gordon ricontatta dunque Walter Hill, avendo già in mente l'attore per il personaggio del poliziotto: Nick Nolte.
Per il ruolo del criminale, scartata l'ipotesi Richard Pryor, Hill pensa a Gregory Hines, ma costui ha altri impegni e deve declinare. Il regista si lamenta di questo con la sua compagna di allora, Hildy Gottlieb, la quale è agente di alcuni attori e gli consiglia un suo assistito, Eddie Murphy.
Murphy all'epoca è ignoto alle grandi case di produzione e, per promuovere la sua figura, Hildy Gottlieb manda agli esecutivi della Paramount alcuni filmati tratti da Saturday Night Live, lo show dove l'attore è impegnato. Questo è sufficiente a convincere gli scettici e a far conseguire a Murphy il suo primo ruolo cinematografico.
Leggendo la sceneggiatura, Murphy fa notare come il nome del suo personaggio, Willie Biggs, sia fin troppo stereotipato e ottiene di fargli cambiare il nome in Reggie Hammond, ispirato a un suo amico d'infanzia. Una sceneggiatura che non convince ancora del tutto i produttori, i quali pensano manchi di alcuni momenti di leggerezza e alleviamento della tensione per bilanciare alcune forti, per l'epoca, scene di violenza. Così chiedono a Stephen De Souza una revisione.
Hill non ne rimane del tutto soddisfatto e nell'aprile 1982, alcune settimane prima dell'inizio delle riprese, chiede a un suo caro amico, Larry Gross, di effettuare un'ulteriore opera di rifinitura. Il che porta la sceneggiatura finale a essere stata concepita da otto mani.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 17 maggio 1982, dividendosi tra San Francisco e Los Angeles. Essendo Murphy ancora impegnato con Saturday Night Live, si comincia con le scene che non prevedono la sua partecipazione. Le riprese si concludono in via ufficiale il 18 agosto.
48 Ore (48 Hrs.) esordisce nei cinema americani nel dicembre 1982. A fronte di un budget di 12 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassarne solo sul territorio statunitense 79. Davvero un ottimo risultato per un film nato da un'idea casuale di quasi dieci anni prima.
Il miglior esordio cinematografico che Eddie Murphy potesse desiderare e che lo porterà negli anni successivi a interpretare altre memorabili pellicole... ma questa è un'altra storia.

venerdì 1 settembre 2017

A scuola di cinema: Beverly Hills Cop (1984)

Ci sono film che rimangono nella storia, per i più svariati motivi, e rimanendo nella storia entrano a far parte anche del nostro immaginario collettivo. Li rivediamo più volte, fino a impararne a memoria le battute o rimanere in trepida attesa della prossima scena... pur sapendo già come questa finirà!
Ma questi film, spesso e volentieri, hanno anche alle proprie spalle una storia produttiva affascinante, che merita di essere portata alla luce. Ed è quanto mi riprometto di fare con questa (umile?) rubrica.
Iniziamo dunque con un piccolo capolavoro dei film d'azione. Beverly Hills Cop, film del 1984 diretto da Martin Brest e che vede come protagonista principale Eddie Murphy.


1984… eppure le origini di questo film risalgono ad almeno sette anni prima, al 1977. A quando l'allora presidente della Paramount, Michael Eisner, viene fermato per eccesso di velocità in autostrada da un fin troppo zelante agente di polizia, incurante della sua posizione e del suo ruolo. Eisner allora pensa a come debba essere particolare e frustrante lavorare come poliziotto in costante contatto con gente ricca e famosa residente in quartieri eleganti e ritiene che questo possa essere un buono spunto per un film.
Eisner riferisce questa sua idea a Don Simpson, allora sotto contratto con la Paramount, il quale pensa a Beverly Hills come possibile location e giunge alla conclusione che un elemento aggiuntivo alla trama possa essere il fatto che il poliziotto non sia residente in questa città e dunque viva una classica situazione da pesce fuor d'acqua.
Simpson contatta dunque, tramite il suo agente, lo sceneggiatore Danilo Bach e gli chiede una bozza di sceneggiatura basata su questa idea. Bach tuttavia consegna la sua bozza solo nel 1981, dopo aver concepito l'idea di una trama mentre si trova in spiaggia.
Il titolo provvisorio di questo progetto è Beverly Drive e vede un agente di Pittsburgh di nome Elly Axel recarsi a Beverly Hills per indagare sulla morte di un amico, dietro la quale sospetta ci sia un influente uomo d'affari. Qui si allea con un tenente di polizia di nome Bogamil, insieme al quale vendica il suo amico. La bozza tuttavia non incontra i favori né di Eisner né di Simpson e viene messa da parte.
Due anni dopo, nel 1983, Simpson ha stretto una partnership lavorativa con colui che diverrà un suo fidato socio, Jerry Bruckheimer: i due insieme hanno già prodotto un film di grande successo, Flashdance, e sono alla ricerca di un nuovo progetto. Simpson ripesca allora dalla sua scrivania, tra le tante sceneggiature a sua disposizione, Beverly Drive, ma è consapevole che serva una nuova bozza. Affida dunque il progetto allo sceneggiatore Daniel Petrie Jr.


Costui consegna la propria bozza nel settembre 1983: la trama di base non viene alterata, ma lo sceneggiatore cambia il nome del protagonista in Axel Elly e la sua zona di provenienza da Detroit. Inserisce inoltre dei comprimari (i detective Billy Rosewood e John Taggart) e numerose scene comiche, in contrasto con l'idea predominante dell'epoca che vuole i protagonisti dei film d'azione come personaggi seriosi.
Petrie Jr. decide in tal senso poiché ha parlato in passato con alcuni poliziotti e ha scoperto che, per contrastare le terribili scene di violenza e sofferenza di cui sono testimoni ogni giorno, spesso e volentieri fanno delle battute tra loro per stemperare la tensione. Questo permette loro, per quanto possa sembrare paradossale, di effettuare al meglio il proprio lavoro. Inoltre il suo vissuto, che lo ha visto vivere per qualche tempo di stenti, contribuisce ad arricchire l'idea di un outsider che si ritrova catapultato in una zona piena di persone ricche e negozi eleganti.
La nuova sceneggiatura incontra i favori di Simpson e Bruckheimer e il film viene messo in pre-produzione. Per la regia, dopo un paio di rifiuti eccellenti (Martin Scorsese e David Cronenberg) sia Simpson che Bruckheimer pensano a Martin Brest, il quale all'epoca è sotto i riflettori (in negativo) in quanto licenziato dalla produzione di Wargames dopo poco più di una settimana di riprese. Brest non pensa che questo film sia nelle sue corde e rifiuta più volte. Bruckheimer però è così insistente che alla fine il regista decide di lanciare una moneta e, se verrà fuori testa, accetterà di dirigere il film. Potete immaginare come sia andata a finire.


Il primo attore messo sotto contratto nel ruolo del protagonista è Mickey Rourke, all'epoca lanciato verso una scintillante carriera, al quale viene fatto firmare un contratto di esclusiva. Rourke tuttavia chiede alcune aggiunte e revisioni alla sceneggiatura, le quali però non vengono completate in tempo, facendo così scadere i termini del contratto e lasciando l'attore libero da vincoli.
Il successivo attore a essere contattato è Sylvester Stallone che però, quando legge la sceneggiatura, non la ritiene adatta alle sue esigenze. Quindi, di concerto con i produttori, ne effettua una pesante riscrittura. Il protagonista si chiama ora Axel Cobretti (di modo tale che possa essere soprannominato il Cobra di Detroit), la persona uccisa che porta alla sete di vendetta del protagonista è suo fratello, la protagonista principale diviene il suo interesse amoroso e l'agente Rosewood viene ucciso a metà film. Inoltre, come intuibile, ogni elemento comico viene eliminato, riportando il progetto alle sue origini di puro film action.
Stallone tuttavia eccede fin troppo nelle scene di azione, tanto che il budget stimato arriva a 20 milioni di dollari, ma la Paramount intende finanziarne al massimo 15. Dopo una riunione durata due giorni, la sceneggiatura di Stallone viene infine scartata, ma gli viene concesso di portare quanto da lui concepito altrove (come alcuni di voi avranno intuito, parte di quelle idee confluiranno nel film del 1986 Cobra).
Si ritorna dunque alla sceneggiatura di Petrie Jr., la quale però deve essere ulteriormente raffinata. Il protagonista ora si chiama Axel Foley, mentre la trama generale continua a rimanere quella concepita da Danilo Bach nel 1981. Ma c'è un grosso problema. Già due milioni di dollari sono stati investiti in questo progetto e, con le riprese schedulate per il mese successivo, non c'è ancora un attore protagonista sotto contratto. Simpson tuttavia, prima che Stallone venisse ingaggiato, aveva già contattato in via personale un altro attore, Eddie Murphy. Simpson passa dunque a Murphy una copia della sceneggiatura poi, insieme a Jerry Bruckheimer, si reca a New York dove in breve tempo l'attore viene convinto. Axel Foley è stato infine trovato.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 7 maggio 1984, nelle location di Detroit e Los Angeles. I primi minuti della pellicola riprendono scene di vita vera dei quartieri malfamati di Detroit, con qualche insolito fuori programma (un uomo che mima la successiva scena del camion o un bambino che sputa latte dalle narici), e in alcune zone ritenute più pericolose la polizia si rifiuta di scortare Brest e il cameraman.


La sceneggiatura viene completata il giorno prima, continuando a essere oggetto di continue revisioni, tanto che a volte alcuni attori si ritrovano il copione definitivo in mano solo nel giorno stesso delle riprese. Brest nota inoltre nella sceneggiatura alcuni punti morti e quindi chiede a Murphy, forte della sua esperienza al Saturday Night Live, di improvvisare laddove sia possibile. Alcune battute inventate sul momento da Murphy causano l'ilarità generale dei presenti, costringendo la troupe a girare alcune scene più volte solo per questo motivo.
La colonna sonora viene affidata al compositore Harold Faltermeyer, il quale idea due pezzi entrati nella storia: The Heat Is On, la cui parte vocale viene affidata a Glenn Frey, e il pezzo strumentale Axel F, che diviene uno dei punti di forza principali dell'intera pellicola.
Beverly Hills Cop (l’ex Beverly Drive) esordisce nei cinema americani il 5 dicembre 1984, facendo subito incassi da record. A fronte di un budget di 15 milioni di dollari, il film ne arriva infine a guadagnare a livello internazionale circa 315, convincendo la Paramount a mettere in produzione un sequel... ma questa è un'altra storia.