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domenica 24 maggio 2020

Libri a caso: Le Gallerie del Tempo



Poul Anderson. Un nome, una garanzia. Centinaia tra romanzi e racconti, sia fantascienza che fantasy, prodotti nell'arco di una lunghissima carriera. Come ogni scrittore di fantascienza che si rispetti, ha anche concepito una sua Storia Futura ma - siccome ama fare le cose in grande - l'ha dipanata non in uno, bensì due cicli, quello su Nicholas Van Rijn e quello su Dominic Flandry.
Questo non gli ha comunque impedito di produrre anche romanzi autoconclusivi e leggibili a sé stanti, come ad esempio Le Gallerie del Tempo (The Corridors of Time), pubblicato nel 1965.
La storia è incentrata sui viaggi del tempo, uno di quegli argomenti che proprioguardaognivoltacheseneparlavieneatuttiilmalditesta! Anderson risolve la cosa affermando che la storia con la S Maiuscola non può essere cambiata, ma due gruppi con visioni differenti cercano ognuno per i propri scopi di dominio di conquistare varie epoche storiche. Da un lato i Guardiani, che vorrebbero preservare la vita nella sua essenza originaria guidando gli umani col loro sapere e senza interferenze esterne, dall'altro i Pionieri, che invece vorrebbero plasmare la vita degli esseri umani con i loro dispositivi e le loro macchine.
Coinvolto in questo conflitto, non suo malgrado e non sotto coercizione, vi è Malcolm Lockridge, un uomo del ventesimo secolo con un passato tormentato che sta cercando di lasciarsi alle spalle e quindi un futuro come quello prospettatogli da Storm Darroway dei Guardiani appare ai suoi occhi un sogno che diventa realtà. Nella Danimarca del passato pre-vichinga e in un futuro ancora distante, tuttavia, Lockridge capirà che ogni ideologia presenta dei lati oscuri.
La storia prosegue su binari che, con la malizia di oggi, riusciamo a prevedere e presenta solo qualche piccolo punto morto. Risente molto forse degli anni che sono passati da quando fu concepita e dunque occorre contestualizzarla in tal senso per apprezzarla al meglio.
Risulta infatti alla fine che Anderson abbia voluto, coi Guardiani e i Pionieri, fare un'allegoria non tanto della religione e della scienza, ma di chi sfrutta e porta alla perversione i loro dogmi per convertire le menti più deboli, invece che dare loro nuovi obiettivi e una visione più ampia del mondo attorno a noi. Un messaggio non così scontato nel 1965.
Tanto che infatti Malcolm Lockridge, e altri che si uniranno a lui, compiono una terza scelta, quella salvifica: una scelta compiuta in piena autonomia, valutando con la propria testa e senza rinnegare del tutto ciò che quei dogmi possono insegnare loro per progredire come esseri umani.
Anderson non preme più di tanto sul lato "moralistico" della vicenda, che rimane dunque sotto traccia ma comunque ben presente, puntando più sul progredire della trama, cosicché poi il singolo lettore possa giudicare col proprio metro di giudizio, se vorrà cogliere il messaggio. Proprio come avrebbe fatto Malcolm Lockridge.
Un messaggio di fondo, se ci si pensa, non dissimile da quello di Crociata Spaziale.

venerdì 28 marzo 2014

Libri a caso: Crociata Spaziale


Crociata Spaziale (High Crusade) è un romanzo pubblicato nel 1960, opera del prolifico scrittore Poul Anderson, versato sia nella fantascienza che nel fantasy. Da questo libro è stato anche tratto un film nel 1994 che non ho mai visto e pare non sia mai stato distribuito in Italia.
La storia si svolge nel 1345, verso la fine del Medioevo e nel pieno delle Crociate. Gli eventi sono narrati seguendo l'ottica del narratore, il sacerdote Fratello Parvus, che però si prenderà un paio di volte la libertà di raccontare fatti da lui non vissuti in prima persona. Un piccolo villaggio inglese viene attaccato da un astronave al servizio dell'impero alieno dei Wersgorix, ma con fortuna e casualità i cavalieri del luogo, comandati da Sir Roger di Tourneville, riescono ad avere la meglio. Sir Roger ha poi una idea... particolare: usare l'astronave e i suoi armamenti per attaccare la Terra Santa e vincere così facilmente le Crociate. Superfluo dire che le cose non andranno come sperato e, proiettati nello spazio profondo, i cavalieri dovranno fare i conti con la vendetta dei Wersgorix e alcuni dissidi interni.
Il romanzo si presenta come un misto tra umorismo e satira e, essendo stato scritto in un'epoca più semplice e spensierata, le personalità dei vari protagonisti sono cristalline e in certi casi stereotipate (il sacerdote incrollabile nella sua fede, il valoroso cavaliere, la dama in pericolo, gli alieni cattivi cattivi), ma questo di per sè non rappresenta un difetto. Un difetto che può invece ravvisarsi nel non aver voluto approfondire un paio di retroscena (tanto che poi Anderson si inventa appunto l'espediente del sacerdote che narra fatti di cui non è stato testimone), rendendo il tutto non dico qualcosa di incompleto, ma di migliorabile sì.
Detto questo però il romanzo scorre via velocemente e - sorvolando su alcune ingenuità dettate dal passaggio del tempo - è una lettura piacevole, nonché appunto una divertita satira sugli assolutismi, sia religiosi che scientifici, per cui le risposte a tutte le domande esistono già preconfezionate. Quando invece è la ricerca della conoscenza, delle risposte all'ignoto, che ha sempre guidato l'uomo nelle sue più grandi scoperte.