Grazie alle sue celluline grigie e alla sua straordinaria abilità nel comprendere la psicologia dei personaggi, vi sono pochi casi che Hercule Poirot, il detective ideato da Agatha Christie, non può risolvere.
Abbiamo anche visto come anche il passare del tempo non influisca su questo, come testimoniato da Due Mesi Dopo. Ma se il periodo temporale fosse più ampio, se si parlasse di anni, addirittura di oltre un decennio?
Be', il risultato sarebbe lo stesso, come dimostra Il Ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), pubblicato nel 1942.
Sedici anni fa, Carolina Crale è stata condannata per aver avvelenato e ucciso il marito, il pittore Amyas Crale, il quale aveva una tresca dichiarata con una giovane ragazza di nome Elsa Greer, di cui stava realizzando un dipinto.
Al processo, con tante prove e testimonianze contro di lei secondo cui ha agito per gelosia e vendetta, la donna non ha provato minimamente a difendersi o a controbattere, venendo infine condannata e morendo in prigione un anno dopo.
Sedici anni dopo, la figlia Mary Lemarchant si presenta al cospetto di Hercule Poirot: ha appena ricevuto una lettera, scritta poco prima che morisse, in cui Carolina Crale le dichiara di essere innocente e desidera che il detective indaghi su questa vicenda e scopra la verità.
L'investigatore belga accetta l'incarico: ma dopo che è passato così tanto tempo sarà possibile scoprire davvero quest'altra verità? E forse Carolina Crale è sempre stata colpevole?
Il romanzo - il cui titolo originale si basa su una celebre nenia infantile inglese del passato - ha una struttura molto univoca e continua. Siccome ormai gli eventi che hanno causato il delitto di Amyas Crale sono avvenuti molto tempo prima e non li si può descrivere mentre il protagonista vi indaga, Hercule Poirot interroga tutte le persone ancora in vita che sono rimaste coinvolte da questo caso (amici e parenti dell'artista o di Carolina Crale - che scopriremo essere i cinque piccoli porcellini del titolo - ed esponenti degli organi giudiziari).
Ne consegue una lunga serie di dialoghi, di botta e risposta tra l'investigatore e il diretto interessato o la diretta interessata, in cui i fatti vengono esposti secondo il punto di vista dello specifico interlocutore. Un botta e risposta che dura ogni volta svariate pagine e contribuisce a fare luce sulla vicenda agli occhi del lettore.
L'abilità della scrittrice si nota nel non far mai calare l'attenzione lungo la via, pur ripetendo questa struttura più volte, senza ricorrere a improvvisi colpi di scena (se non nel finale, ovviamente) o "effettacci speciali" come intervallare il tutto con scene d'azione, che sarebbero apparse fuori contesto in questo caso.
Ma già che c'è Agatha Christie ne approfitta per inserirvi alcuni elementi di proto-femminismo, che però vedono sempre come realizzazione personale e finale il matrimonio.
Qualcosa oggi di difficilmente riproponibile e che risulta strano veder funzionare a distanza di decenni dalla pubblicazione del romanzo. L'azione e lo sviluppo della trama passano unicamente attraverso i dialoghi dei protagonisti, che lentamente costruiscono un mondo inedito agli occhi del lettore.
Un mondo di cui infine Poirot riesce a trovare il bandolo della matassa, riportando come è giusto che sia le cose al loro giusto posto e ristabilendo la verità. Non importa che passino poche ore, due mesi o sedici anni: le celluline grigie non deludono mai.

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