Visualizzazione post con etichetta adriano celentano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta adriano celentano. Mostra tutti i post

domenica 3 ottobre 2021

A scuola di cinema: Grand Hotel Excelsior (1982)

Prima che arrivasse Vacanze di Natale ad affermare e consolidare la tradizione di far uscire le commedie italiane più attese durante il periodo delle festività natalizie, i produttori cercavano sempre nuove soluzioni per far sì che il pubblico tornasse a riempire i cinema, reduci da un periodo di crisi.
Ed è per questo motivo che un giorno il produttore Vittorio Cecchi Gori propone a suo padre Mario Cecchi Gori un'idea semplice, ma al tempo stesso efficace: ideare un film corale che coinvolga quattro quotati attori in quel momento sotto contratto con la loro casa di produzione, ovvero Diego Abatantuono, Adriano Celentano, Enrico Montesano e Carlo Verdone.
L'intento è quello di far sì che così il diverso pubblico di riferimento di questi attori (non a caso, due romani e due milanesi) si rechi al cinema per vedere i loro idoli. Rimane solo da trovare uno stratagemma adatto per riunire queste quattro diverse personalità sotto uno stesso tetto. E questo stratagemma viene infine trovato.


I registi e sceneggiatori Franco Castellano e Giuseppe Moccia, alias Castellano & Pipolo, concepiscono un'idea anch'essa semplice, ma al contempo efficace, per radunare i quattro attori: farli agire all'interno di un albergo. Una location perfetta non solo per farli interagire quando necessario, ma anche per trovare il ruolo più adatto alle loro diverse personalità e dare loro dei momenti in cui siano i protagonisti assoluti e non rubino l'uno la scena all'altro.
Come location esterna, viene scelto l'hotel Regina Palace di Stresa, mentre gli interni vengono realizzati presso il Westin Excelsior di Roma.
Per il personaggio interpretato da Enrico Montesano, un cameriere che si finge un ricco industriale con la figlia all'oscuro di tutto, Castellano e Pipolo riadattano una trama della sceneggiatura da loro ideata per Tototruffa '62.
Le riprese hanno luogo tra la primavera e l'estate del 1982. In quello stesso periodo vi sono anche i mondiali di calcio, che vedono infine trionfare la squadra italiana. Nelle giornate, dunque, in cui c'è la partita dell'Italia, le riprese vengono interrotte e l'intera troupe, a partire dai due registi, si trasferisce nelle sale degli hotel in cui si trova per guardare il match in televisione. Salvo poter poi riprendere la lavorazione il giorno successivo.
Vittorio Cecchi Gori è a volte presente sul set per supervisionare l'andamento del progetto e un giorno nota un'attrice che nel film ha una piccola parte: si chiama Rita Rusić e l'anno dopo diverrà sua moglie.
Quando si presenta per la prima volta sul set, Carlo Verdone porta con sé una valigia che non abbandona mai e molti in maniera inevitabile iniziano a interrogarsi su cosa possa contenere. La risposta arriva un giorno in cui Adriano Celentano afferma di avere mal di testa e, prontamente, Verdone estrae dalla sua valigia un medicinale adatto, mentre decine di altri flaconi medicinali sono in essa presenti. La troupe apprende così, in questa maniera singolare, dell'ipocondria dell'attore romano.
Verdone ha già alle proprie spalle un'esperienza non indifferente in fatto di regia cinematografica e, pur non dirigendo di persona delle scene, certe volte offre a Castellano e Pipolo qualche suggerimento o il suo punto di vista.
Anche Adriano Celentano ha esperienza in tal senso ed idea una scena apposita che poi dirige personalmente - con ogni probabilità poiché coinvolge un'elaborata coreografia di ballo - ovvero la scena in cui, assistito dal fido Raffaele Di Sipio, prepara un cocktail da offrire a Ilde Vivaldi, il personaggio interpretato da Eleonora Giorgi.
Per il suo personaggio, Egisto Costanzi, Enrico Montesano decide di ispirarsi alle movenze di Charlot, alias Charlie Chaplin, tanto che si fa fare un'acconciatura ai capelli che possa ricordarlo e si fa preparare dei pantaloni che risultino volutamente più larghi per simularne la goffaggine.
Durante la scena in cui Costanzi deve destreggiarsi tra sua figlia e il direttore dell'hotel, andando su e giù per le scale e scivolando sul pavimento, per creare in maniera efficace l'effetto delle varie scivolate l'attore romano chiede che sia sparso del borotalco sul pavimento, mentre al contempo si liscia le suole delle scarpe.
Prima di girare la scena, Montesano si allena per alcuni giorni andando su e giù per le scale del Westin Excelsior, al fine di rendere la scena al meglio e provocando inoltre l'ilarità degli altri attori che interpretano i camerieri dell'hotel, i quali si divertono anche loro a scivolare sul pavimento.
Castellano e Pipolo si trovano tra le mani il non facile compito di dover gestire quattro attori dalle differenti personalità e che, come quasi tutti gli attori comici, cercano di primeggiare sul set, pur stimandosi l'un l'altro. Diego Abatantuono e Carlo Verdone - pur avendo alle loro spalle già un buon curriculum - sono arrivati da poco tempo al successo, mentre Adriano Celentano ed Enrico Montesano hanno qualche anno in più di esperienza cinematografica.
Quando le tempistiche e gli impegni dei quattro attori lo consentono, si ritrovano insieme a cena la sera insieme a Castellano e Pipolo, in un'atmosfera cordiale (Verdone e Montesano avranno comunque modo di avere le loro divergenze un paio d'anni dopo, durante le riprese de I Due Carabinieri).
Quando vi è una pausa tra un ciak e l'altro, Diego Abatantuono non ha problemi a passeggiare fuori, nonostante vi siano alcuni fan che lo riconoscono e lo fermano per strada, ma né lui o Verdone o Montesano vengono troppo importunati.
Questo non accade invece ad Adriano Celentano, che di tutti e quattro gli attori protagonisti è quello che all'epoca risulta il più acclamato e seguito: costui, per evitare le orde di appassionati che vogliono un suo autografo, preferisce dunque restare chiuso nella sua stanza d'albergo.
Grand Hotel Excelsior viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 7 ottobre 1982. La pellicola arriva infine a incassare sul territorio italiano quasi quattro miliardi e mezzo di lire, risultando anche tra i maggiori incassi di quell'annata. Alla fine l'azzardo, per quanto calcolato, ha dato infine i suoi frutti.
Castellano e Pipolo avrebbero poi replicato in maniera ancora più ampia la formula del film corale nel 1986 grazie a Grandi Magazzini... ma questa è un'altra storia.

martedì 7 settembre 2021

A scuola di cinema: Joan Lui - Ma Un Giorno nel Paese Arrivo Io di Lunedì (1985)

Sin da prima dell'inizio delle riprese di Geppo Il Folle, uno dei suoi progetti cinematografici personali, il cantante e attore Adriano Celentano ha in mente un'altra opera alquanto ambiziosa, di cui vuole curare ogni principale aspetto tecnico - sceneggiatura, regia, montaggio e ovviamente anche la colonna sonora - e che rappresenti sotto forma di musical la summa del suo pensiero su alcuni argomenti delicati quali la figura di Gesù Cristo, la tutela dell'ambiente e il rapporto dei cittadini con la politica e l'economia.
Alcuni anni dopo tale opera infine si concretizza, diventando una delle pellicole più particolari uscite per il cinema italiano.


Dopo l'uscita nel 1978 di Geppo Il Folle, Adriano Celentano inizia dunque a proporre questa sua nuova opera, incontrando in principio molte resistenze poiché - essendo un progetto molto imponente - richiede un budget considerevole e rischioso che nessun produttore appare disposto a versare ed è incentrata su un genere (il musical) poco sfruttato dal cinema italiano.
Il destino viene incontro tuttavia a Celentano, poiché negli anni successivi diviene il protagonista di una serie di incredibili successi al botteghino, grazie a film quali Il Bisbetico Domato, Asso, Innamorato Pazzo.
Questo, oltre a consolidare la sua figura di attore agli occhi del grande pubblico, gli permette anche di ritornare alla carica col suo progetto, contattando i produttori degli ultimi film con cui è in quel momento sotto contratto - Mario Cecchi Gori e Vittorio Cecchi Gori - e a cui ha garantito quei grandi incassi.
Nel 1984 viene dato dunque il via libera alla produzione del film. Tuttavia Mario e Vittorio Cecchi Gori chiedono una serie di garanzie. Essendo il budget previsto molto alto, la prima stima si attesta infatti sui 15 miliardi di lire, costoro si dichiarano disposti a finanziare la pellicola purché Celentano giri prima di essa un altro film - Lui È Peggio di Me - e subito dopo un altro ancora, Il Burbero.
Poiché nelle loro previsioni la pellicola di Celentano non incasserà più del budget e al massimo andrà in pareggio, così facendo i due produttori si mettono al sicuro da eventuali perdite. L'attore accetta l'accordo. Per racimolare l'ingente somma, parte del denaro arriva anche dalla Germania, paese in cui la pellicola verrà esportata, e da una società appartenente a Silvio Berlusconi, il quale si aggiudica i diritti televisivi sulla pellicola.
Adriano Celentano può così dedicarsi alla sceneggiatura, la quale viene completata quello stesso anno. Per alcuni dei ruoli l'attore ha in mente grandi nomi, proponendoli a Peter Fonda e Meryl Streep, i quali tuttavia declinano la proposta.
Le riprese si svolgono tra maggio e ottobre del 1985, tenendosi a Genova, Roma e in Abruzzo. A causa di alcune problematiche e ritardi, il budget iniziale lievita in maniera consistente, arrivando a ben 20 miliardi di lire, forse anche qualcosa in più.
A complicare in parte le cose in tal senso vi è il fatto che il non indifferente corpo di ballo, scelto personalmente da Celentano e proveniente dagli Stati Uniti, a causa di un allungamento delle tempistiche, rimane bloccato per alcuni mesi in uno degli hotel di Roma, il tutto ovviamente a spese della produzione.
L'uscita nelle sale italiane è prevista per il periodo natalizio, dunque il tempo per montare la pellicola - compito che si assume lo stesso Adriano Celentano - è davvero ridotto all'osso.
Tanto che, a ridosso della data di uscita, i produttori si appropriano del montaggio a disposizione, forse non ancora del tutto definito, con la conseguenza che la durata della pellicola risulta di quasi 3 ore. Inoltre l'inevitabile stampa affrettata delle varie copie - in un'epoca in cui il digitale è ancora qualcosa di sconosciuto e lontano - fa sì che alcune di queste copie siano difettose e presentino dei tagli non previsti.
Joan Lui - Ma Un Giorno nel Paese Arrivo Io di Lunedì viene distribuito nei cinema italiani a partire dal 25 dicembre 1985 (data non casuale, con ogni probabilità). Questa pellicola è sia l'ultima diretta e sceneggiata da Adriano Celentano che anche l'ultima recitata da Claudia Mori.
Per via della stampa frettolosa delle copie, una di queste presenta un vistoso taglio del girato di quasi 20 minuti e viene programmata in un cinema di Milano.
Una fan di Adriano Celentano, che in precedenza ha visto la versione estesa, si accorge subito della cosa e ne informa l'attore, il quale si convince che questa sia stata una manovra voluta dai produttori e dai distributori per far sì che il film venga proiettato più volte nel corso di una giornata, cosa che la versione estesa non permetterebbe.
Per tutta risposta, dunque, Celentano querela Mario e Vittorio Cecchi Gori, chiedendo un risarcimento danni di ben 10 miliardi di lire e rifiutandosi di prendere parte alle riprese de Il Burbero, nonostante vi sia un obbligo contrattuale. Il disguido tuttavia viene scoperto in pochi giorni e dunque le accuse decadono.
Alla fine Joan Lui arriva a incassare sul territorio italiano circa sette miliardi di lire. Che rappresenterebbe un incasso ragguardevole per molti altri film, ma non per questa pellicola a causa dell'alto budget che essa ha comportato. Nonostante questo, viene importata con discreto successo in altri paesi europei quali la Germania, come detto, e nientemeno che la Russia.
Adriano Celentano accetta infine di girare l'anno successivo Il Burbero, ma qualcosa si deve essere infranto lungo la via, tanto che dopo questa pellicola l'attore e cantante interpreterà un solo altro film (Jackpot, uscito nel 1992) per poi ritirarsi del tutto dalle scene cinematografiche.
Quando qualche anno dopo Joan Lui inizia a essere trasmesso in televisione, Celentano rimette mano alla pellicola e concepisce un nuovo montaggio, da lui ritenuto quello definitivo, della durata pari a 125 minuti. La versione estesa rimane tuttavia a disposizione e ancora oggi risulta facilmente reperibile.
Celentano continua comunque senza soste il suo percorso musicale e in breve tempo porta le sue idee e i suoi discorsi sui temi a lui cari in un altro mezzo da lui ritenuto più adatto e influente per raggiungere un'ampia fascia di pubblico, ovvero la televisione... ma questa è un'altra storia.