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lunedì 5 ottobre 2026

Libri a caso: Sono un'Assassina?


Ci si interroga a volte sull'età fittizia di personaggi fittizi. Forse perché, anche se sono destinati a vivere per sempre sulla carta (o sullo schermo, in questi tempi moderni), li si sente anche vicini a noi e ne seguiamo un percorso di crescita nel corso degli anni e dei decenni.
Ma a volte i primi a non preoccuparsene sono gli scrittori stessi. Hercule Poirot compie la sua prima indagine in Inghilterra nel 1917, in Poirot a Styles Court, e già allora si afferma che è un detective della polizia belga in pensione.
Può dunque ancora agire negli anni '60, ai tempi dei Beatles e della Beat Generation? Secondo Agatha Christie sì, come accade in Sono un'Assassina? (Third Girl), pubblicato nel 1966.
Una giovane ragazza di nome Norma Restarick si presenta al cospetto di Hercule Poirot, dicendogli che potrebbe aver commesso un omicidio, prima di dileguarsi.
Sembra un'affermazione difficile da confutare, ma sufficiente a catturare l'attenzione del detective. Ancora all'oscuro del nome della ragazza, inizia a raccogliere indizi, assistito dalla scrittrice Ariadne Oliver, scoprendo un mondo a lui ignoto composto da giovani senza troppe prospettive e persone arriviste.
Un mondo in cui Norma Restarick potrebbe diventare una vittima, più che un'assassina.
Sono passati quasi cinquant'anni da quando Hercule Poirot è approdato in Inghilterra e anche la società inglese è cambiata molto in questi decenni. Passando dai fasti della belle époque, conclusasi da pochi anni, a un'era di ribellione che sarebbe sfociata di lì a poco in numerose contestazioni giovanili.
Ma Agatha Christie è figlia di quell'altro tipo di società, dove le "signorine" si comportavano in maniera differente e vestivano utilizzando gonne lunghe.
Messa giù così, questo romanzo sembra la visione di una "boomer" nei confronti dei "giovani scapestrati" di quell'epoca per lei troppo moderna. Di certo Agatha Chrstie guarda con occhio critico questa nuova società dove vi sono cose che - per la sua mentalità - sono inconcepibili, come la libertà sessuale e l'uso di stupefacenti.
Un occhio critico, ma anche curioso, incarnato nel personaggio di Ariadne Oliver, un vero e proprio alter ego di Agatha Christie.
Anche la letteratura è cambiata nel tempo e chissà come lei vedeva le opere di Jack Kerouac (non bene, a occhio). La trama rimane comunque ancorata su binari narrativi consolidati, e non viene sovrastata da questa visione critica, nel solco di quella tradizione che la letteratura gialla rappresentata da Agatha Christie ancora riesce a portare avanti dopo tanto tempo.
Il tempo. Poirot era in pensione nel 1917 ed è ancora pimpante 50 anni dopo. A volte non occorre soffermarsi troppo sulla fittizia età di personaggi fittizi: vivono in un tempo tutto loro. E vi vivranno per sempre.

giovedì 1 ottobre 2026

Libri a caso: Maigret


Ci ha provato una prima volta Arthur Conan Doyle. Nonostante a volte si sia detto il contrario, lui non detestava il personaggio di Sherlock Holmes, piuttosto vedeva di malumore il fatto che buona parte delle sue energie creative fossero concentrate sulle storie incentrate sul detective, lasciandogli dunque poco tempo per altre opere a lui più gradite.
Ma, pur eliminandolo dalla scena, alla fine l'editore, il pubblico e immagino anche un buon assegno lo hanno convinto a ritornare sui propri passi.
Questa lezione pare non essere stata recepita da Georges Simenon che, coltivando grossomodo gli stessi sentimenti verso il suo personaggio principale, il Commissario Maigret, tenta di farlo fuori in maniera meno burrascosa rispetto a Conan Doyle in Maigret, pubblicato nel 1934.
Ormai in pensione e ritiratosi in campagna, Maigret viene contattato da un suo nipote, Philippe Lauer, che si è cacciato in guai seri.
Costui, infatti, mentre effettuava un pedinamento, attirato da degli spari in un locale vi ha ritrovato il cadavere della persona da lui sorvegliata e - fuggendo per la paura - è stato notato da un testimone.
Philippe Lauer, dunque, sta per finire nelle maglie della giustizia e le autorità parigine sembra non vogliano impedirlo, poiché dietro quell'omicidio vi è un potente mandante, ammanicato con la polizia e gli organi giudiziari.
Maigret si ritrova, dunque, di fronte a un'impresa difficile da superare e dovrà affidarsi a tutte le sue capacità per venire a capo di quello che potrebbe essere il suo ultimo caso.
Di certo, nelle intenzioni dello scrittore, questo doveva rappresentare un doloroso ma inevitabile canto del cigno. Maigret, all'inizio, si è infatti allontanato da quel mondo a cui ormai pensava di non appartenere più, quel mondo la cui umanità gli aveva causato così tante delusioni.
Ma circostanze avverse e la necessità di aiutare un parente lo costringono a ritornare a quel mondo che nel frattempo è pure peggiorato. Praticamente da solo contro un nemico potente, il "Moriarty" della situazione seppur più calato in un'atmosfera urbana, l'ex Commissario si affida comunque a quelle "armi" che lo hanno aiutato nei precedenti diciotto casi da lui risolti.
Quindi, il comprendere subito la psicologia contorta di chi lo circonda, utilizzare come insoliti alleati le persone delle classi umili e una capacità di snervare le persone che ha dell'incredibile. Memorabile la scena in cui si piazza tutto il giorno in un bar e inizia un gioco del gatto e del topo con il titolare, il quale è in possesso di alcune informazioni. Ecco, la capacità di non arrendersi: è questo ciò che ha reso memorabile questo personaggio.
L'epilogo stavolta è dovuto più alla casualità che a una capacità investigativa vera e propria, ma è comunque un degno "epilogo" di questa prima parte della saga narrativa dedicata a Maigret.
Che, chiaramente, non sparisce dai radar e già pochi anni dopo Simenon torna a scriverne altre avventure. Perché è davvero molto difficile liberarsi di certi personaggi, la cui forza narrativa e la cui iconicità sono in grado di sopravvivere al proprio creatore.

martedì 23 giugno 2026

Libri a caso: L'Incognita Tempo


Nel 1895, il Viaggiatore intraprende il suo primo viaggio nel tempo, proiettandosi nell'anno 802.701 e incontrando l'evoluzione degli esseri umani, gli Eloi e i Morlock.
Un viaggio pieno di sventure e tragedie che culmina con la perdita dell'amata Weena. Il tutto descritto ne La Macchina del Tempo di H.G. Wells.
Passano cento anni, ma il Viaggiatore ha ancora dei conti in sospeso col passato, il presente e il futuro. Giunge dunque il tempo di un secondo viaggio, descritto in L'Incognita Tempo (The Time Ships), scritto da Stephen Baxter e pubblicato nel 1995.
Il Viaggiatore è appena ritornato dal suo viaggio nel lontano futuro e non intende accettare la perdita di Weena, perita in un incendio o - peggio - dilaniata dai Morlock.
Decide dunque di partire per un nuovo viaggio e tentare di impedire la morte della ragazza. Ma una sorpresa lo attende: il suo primo viaggio nel tempo ha infatti alterato la storia e così il Viaggiatore si ritrova in un mondo futuro popolato da Morlock intelligenti e non selvaggi che sono riusciti a imbrigliare le energie solari.
Ha inizio per lui, dunque, una nuova odissea temporale che lo porterà a visitare altri mondi alternativi sia nel passato che nel futuro, durante la quale vecchi nemici diventeranno suoi preziosi alleati e il destino dell'umanità sarà messo a dura prova.
E che ne sarà di Weena?
È passato un secolo dalla pubblicazione del primo libro e, come sperimenta il Viaggiatore, viviamo in un mondo profondamente diverso da quello presente alla fine del diciannovesimo secolo.
La Macchina del Tempo, attraverso la lente del lontano futuro, esplorava il mondo presente di H.G. Wells, con le sue riflessioni sul progresso industriale e le sue controindicazioni. A tratti appariva più come un trattato sociologico.
Un secolo dopo, le industrie cedono il passo alla tecnologia e la scienza è molto progredita. Internet è appena stato reso disponibile al pubblico e i telefoni cellulari prendono sempre più piede. Un mondo costruito, anche con la fatica e col sangue, da quei "Morlock" che hanno ceduto al cannibalismo nel lontano futuro.
Un'immagine non più attuale o proponibile, tanto che in questo sequel i Morlock sono invece civilizzati e progrediti a livello tecnologico e scientifico, rappresentando così il vero passo successivo dell'evoluzione umana.
E costringendo il Viaggiatore a cambiare paradigma, soprattutto quando il Morlock Nebogipfel - nome tratto da un'altra opera di Wells - diventa un suo compagno di viaggio e lo mette di fronte ai suoi limiti come essere umano e alla sua visione limitata e antropocentrica.
Al tempo stesso si cerca anche una semi-spiegazione scientifica al viaggio nel tempo, del tutto ignorato da Wells all'epoca (non era l'argomento di cui gli interessava parlare), introducendo un misterioso materiale anch'esso presente in un'altra storia dello scrittore inglese.
Questo seguito rappresenta dunque sia un omaggio al pantheon immaginato da Wells che una reinterpretazione dell'opera primaria, con i due protagonisti che visitano varie epoche temporali e assistono sia alla nascita che al declino dell'umanità, venendo infine proiettati all'origine stessa del tempo.
Più che trattato sociologico, quindi, appare più in certi punti come un saggio filosofico incentrato sull'esistenza umana. Sul suo vero ruolo nell'Universo e come le proprie azioni possano avere effetti devastanti sulla Terra e sulla storia.
Ma è anche un'opera di fantasia dove il protagonista del primo libro diviene infine una persona totalmente diversa, allineandosi al ventesimo secolo. Capace di creare, invece che distruggere. Il suo viaggio forse termina qui, oppure è solo il prologo a qualcosa di più grande e inimmaginabile.

lunedì 4 maggio 2026

Libri a caso: La Chiusa n. 1


Il rapporto tra il Commissario Maigret e il mare, anzi tra Georges Simenon e il mare, è sempre stato molto stretto. Maigret, dopotutto, è nato su un'imbarcazione - metaforicamente parlando - e più volte le sue indagini si sono svolte in località vicine al mare o a un fiume.
Ma Maigret è anche legato strettamente alla città di Parigi e l'autore ha fatto in modo che questi due tratti si conciliassero in La Chiusa n. 1 (L'Écluse numéro 1), pubblicato nel 1933.
Dopo essere uscito ubriaco da un locale sul lungosenna, il marinaio Gassin cade in acqua e, richiamando altri avventori del locale, si scopre il corpo di un uomo pugnalato alla schiena. Si tratta di Emile Ducrau, un imprenditore del luogo che gestisce con autorità l'intero traffico fluviale della Chiusa n. 1 e altre imprese collegate.
Maigret, che sta per andare in pensione, interroga Ducrau su chi possa averlo pugnalato e scopre una realtà molto più complicata. Che diventa ancora più intricata col suicidio del figlio di Ducrau e un omicidio. Riuscirà il Commissario a sbrogliare la matassa prima del suo ritiro?
Sappiamo bene cosa succede quando un autore cerca di liberarsi del suo personaggio più famoso, difficilmente gli va bene, ma sono abbastanza certo che ritorneremo su questo argomento.
Immagino che, nelle intenzioni di Georges Simenon, questo romanzo - che nella sua mente era il penultimo - dovesse rappresentare una summa dei temi che avevano caratterizzato i diciassette libri incentrati su Maigret pubblicati fino a quel momento.
Ecco dunque Parigi, con i suoi edifici già proiettati verso un'era moderna. Ecco la vita di mare, o meglio di fiume, che nasconde mille tragici segreti. Ecco un rappresentante di una classe abbiente, così inviso al Commissario - e suppongo anche a Simenon - che proviene invece da una famiglia umile.
E, infine, Maigret che ancora una volta entra in questo mondo che non gli appartiene ma che impara subito a padroneggiare, non facendosi intimorire da nessuno.
Quindi Maigret/Simenon mostrano tutto il loro disprezzo per Emile Ducrau che, pur in apparenza non avendo compiuto nulla di male, è in realtà l'araldo di tutto il male che permea il lungosenna. Un'autorità che instilla il terrore nei suoi sottoposti, nella sua famiglia, che vengono continuamente irrisi e sbeffeggiati.
Quel tipo di personalità che ritiene che niente e nessuno possano toccarlo e, quando si accorge di tutte le tragedie che ha generato col proprio comportamento, continua a comportarsi come se nulla fosse.
La Chiusa n. 1 rappresenta uno dei più cupi romanzi di Simenon, se non il più cupo visto finora, dove non c'è proprio spazio per alcun tipo di speranza.
Non stupisce, dunque, che Maigret voglia alla fine staccarsi da questo scenario, rifugiandosi in una placida città di campagna insieme alla moglie. Ma si sa, forse il bello deve ancora venire.

sabato 2 maggio 2026

Libri a caso: I Tre Impostori


La Londra di fine secolo era una città già proiettata verso la modernità. Con la Rivoluzione Industriale in pieno svolgimento, la città diventava sempre più popolosa e piena di nuovi edifici, mentre i primi mezzi pubblici a motore cominciavano a fare la loro comparsa.
Ma c'era ancora qualche rimasuglio del "vecchio" mondo, come le carrozze o gli edifici che presentavano un'architettura di uno stile passato. E il folklore e le leggende rimanevano ancora ben presenti. In questo contesto si svolge il romanzo I Tre Impostori (The Three Impostors), scritto da Arthur Machen e pubblicato nel 1895.
Dyson e Phillips sono due aspiranti scrittori e amici che spesso si ritrovano a parlare per ore di arte e del materialismo del mondo. Un giorno, Dyson incappa in una rara moneta abbandonata da una persona che gli passa davanti correndo.
Da quel momento sia lui che Phillips iniziano a incontrare strane persone, le quali raccontano loro storie ancor più strane piene di elementi sovrannaturali e che vedono al centro un misterioso uomo con gli occhiali. Che sia lui a detenere il segreto che circonda la moneta ritrovata da Dyson?
Oltre ai due scrittori, vi è una terza protagonista di questa storia. Essa è la città di Londra stessa. Nelle vie più affollate è una città moderna, piena di gente che ne anima le strade e auto a motore, ma a volte basta prendere una svolta differente e ci si ritrova all'improvviso in un mondo differente, con edifici decadenti e ancora proiettati nel passato.
Un mondo dove si annidano gli orrori e le leggende che sembrano ormai confinati nel passato e che vengono rappresentati dalle persone che Dyson e Phillips incontrano nel corso delle loro scorribande: storie sul popolo delle fate, uomini che si trasformano in mostri e strumenti di tortura medioevali.
Sono gli apparenti ultimi respiri di quel mondo antico, che sta cedendo il passo alla modernità, a un realismo che sta prendendo il sopravvento, anche nella letteratura. Ma restano ancora molte storie da raccontare e vi sono alcuni scrittori, come Arthur Machen, che quel mondo non vogliono abbandonarlo. E la loro narrativa sovrannaturale continua ancora oggi grazie a molti altri scrittori e non è mai scomparsa col tempo, a differenza di quella Londra, ormai sepolta dalla polvere del tempo. Alla fine l'immaginazione prevale sempre, anche di fronte al realismo più sfrenato.

sabato 25 aprile 2026

Libri a caso: La Spada del Destino


Il mondo di Geralt di Rivia, il Witcher a cui occorre donare un soldo, questa versione oscura e distorta dei racconti che leggevamo da piccoli ideata dallo scrittore Andrzej Sapkowski, ha esordito con alcuni racconti contenuti ne Il Guardiano degli Innocenti.
Appariva subito chiaro che quella serie di racconti fosse solo una sorta di prologo per una saga ben più ampia. Ed ecco dunque il secondo libro, La Spada del Destino (Miecz przeznaczenia), pubblicato nel 1992.
Il Witcher continua a viaggiare nelle terre infestate da strane creature, spesso accompagnato dall'artista e poeta Ranuncolo e dalla maga, nonché amante, Yennefer di Vengerberg.
Lungo la via incontrerà un drago dalle insolite fattezze, testimonierà di un'insolita storia d'amore tra una sirena e un re, dovrà trovare un modo per fermare uno sfuggente mutaforma e alla fine incontrerà una ragazza a cui il suo destino sarà strettamente legato nel prossimo futuro: Cirilla "Ciri" di Cintra.
Questo secondo libro, peraltro pubblicato praticamente in contemporanea col primo, riprende la stessa struttura dell'opera primaria: una serie di racconti che si intersecano tra loro e che vanno a formare un affresco più grande.
Al tempo stesso, però, l'autore sembra aver preso maggior confidenza coi vari personaggi e l'ambientazione in cui essi si muovono. Questo strano mondo che appare come un patchwork delle fiabe classiche (come la Sirenetta) e dei miti del folklore, come i Druidi.
Vengono inoltre approfonditi in maniera più evidente quelli che sono i rapporti coi due comprimari finora più presenti in queste storie. Il primo è il cantore Ranuncolo, che in apparenza potrebbe apparire come una spalla comica e per certi versi lo è, ma si pone più come la voce della coscienza di Geralt. Quella che cerca di mostrargli il lato buono delle cose, pur di fronte a tanta malvagità.
Vi è poi la maga Yennefer, una femme fatale dal buon cuore, anche se a prima vista non lo si nota. Il rapporto con Geralt è di quelli tormentati: entrambi sono consapevoli che le loro esistenze potrebbero terminare in qualsiasi momento, ma non a causa di un mostro, bensì per via della potenza distruttiva degli esseri umani.
Entrambi potrebbero essere destinati l'uno all'altra, ma entrambi faticano a trovare un loro equilibrio e spesso la separazione è inevitabile.
A proposito di destino. Geralt di Rivia non apprezzerebbe, ma i racconti si incentrano appunto sul destino e le persone che siamo destinate a incontrare lungo la via, persone che cambieranno la nostra vita. E per quanto noi possiamo evitarlo, questo non cambierà. L'introduzione del personaggio di Ciri, altro comprimario che appare sulla scena per restare, va verso questa direzione.
Mentre il mondo del Witcher diventa sempre più grande e sfaccettato, la vita dello strigo appare sempre più proiettata verso una breve esistenza. Sarà il resto dei libri della saga a chiarire se questo sia veritiero o meno.

mercoledì 22 aprile 2026

Libri a caso: Davy l'Eretico


Ritorniamo nella rassicurante (?) ambientazione dei mondi post-apocalittici. Quei mondi dove l'umanità non è più la specie dominante sul pianeta Terra, ma c'è ancora spazio per cercare di perseguire i propri obiettivi. E, attraverso la lente di questo mondo in rovina, parlare in realtà dell'umanità del proprio tempo.
Come accade anche in Davy l'Eretico (Davy), scritto da Edgar Pangborn e pubblicato nel 1964.
Davy non possiede un cognome, è un orfano che è stato adottato da uno stato che ha messo al bando ogni tipo di tecnologia dopo che una tremenda guerra ha quasi del tutto annientato la razza umana.
Davy lavora come tuttofare non pagato, uno schiavo praticamente, presso una locanda, ma ben presto sente il bisogno di voler esplorare il mondo. Da piccole sortite all'esterno che durano una sola notte, col tempo Davy inizia a spingersi sempre più lontano e per periodi di tempo sempre più lunghi.
Fino a quando fugge dalla sua prigionia lavorativa e si avventura nell'esplorazione e la conoscenza del mondo post-apocalittico. Vi incontrerà dei pericoli, degli insoliti alleati e amici e alla fine anche l'amore.
Il lontano futuro, lo scenario apocalittico, per lanciare uno sguardo sul mondo in cui vive l'autore. Le storie sono state scritte nel 1962, quindi al tempo stava emergendo una nuova generazione che la Seconda Guerra Mondiale praticamente non l'aveva vissuta.
Non stupisce, dunque, che la causa del disastro di quest'opera - fatta dal vecchio establishment - sia una guerra atomica, il più grande spauracchio del decennio in cui essa è stata pubblicata.
Come nel miglior romanzo di formazione, Davy non conosce in principio questo mondo ma, quando inizia a capirlo, intuisce subito che non fa per lui. Poiché lui è un libero pensatore e prova emozioni ed empatia: insomma è - agli occhi dei potenti di quel tempo, autorità religiose e intransigenti - un eretico.
Non vi è un sentimento anti-cattolico, più che l'altro l'autore appare molto critico verso i dettami della chiesa che erano presenti a quel tempo, non più attuali nel nuovo scenario che si è venuto a formare.
Davy è l'incarnazione di questa nuova generazione e lungo la via trova spiriti affini come lui, altri liberi pensatori - rappresentanti dell'arte di strada - che mettono in dubbio quei valori tramite il filtro delle rappresentazioni teatrali. Qualcosa che il potere non riesce a comprendere.
Davy è quella generazione che qualche anno dopo avrebbe generato un cambiamento.
L'opera racconta solo una parte della vita di Davy (i primi anni della sua avventura e un possibile epilogo), ma rimangono aperti alla fine molti punti meritevoli di approfondimento. Se la giovinezza viene esplorata, l'età matura rimane a noi quasi del tutto sconosciuta.
Non sappiamo se avremo modo di tornare a posare gli occhi su questo mondo e questo personaggio, ma il suo viaggio di iniziazione - con molte scoperte sia esteriori che interiori - è quello che hanno compiuto molte persone, una volta o l'altra.

martedì 21 aprile 2026

Libri a caso: Poirot e la Salma


Hercule Poirot, il mirabile detective belga ideato da Agatha Christie, assistito dalle sue celluline grigie indaga sui delitti quando questi vengono compiuti.
Salvo forse il raro caso di Delitto in Cielo, però, non gli è mai capitato di assistere di persona a un delitto perpetrato da pochi secondi, Ma questo infine accade in Poirot e la Salma (The Hollow), pubblicato nel 1946.
Sembra un classico ricevimento di famiglia quello che avviene presso la dimora degli Angkatell, tra cui spicca la più che eccentrica Lucy.
Un ricevimento che però non nasconde alcuni malumori dei presenti, che fanno tutti capo al medico John Christow, sposato e con figli la cui amante del passato vive in una villa accanto e che ha inoltre una relazione clandestina con la scultrice Henrietta Savernake.
Fino a che, presso la piscina dell'abitazione, John Christow viene ucciso. La scena è chiara: è la moglie Gerda a impugnare l'arma e il delitto è avvenuto da pochi secondi, perché il sangue scorre e macchia l'acqua della piscina. Non solo, ad assistere a questa scena vi è Hercule Poirot in persona.
Sembra dunque un mistero già risolto, ma alcuni particolari non quadrano e il detective belga con la consueta abilità risolverà infine il caso.
Siamo ormai nel dopoguerra e, anche se nessuno tranne la scrittrice ancora lo sa, è già stato scritto l'ultimo romanzo che vede protagonista Hercule Poirot. Perché sì, Agatha Christie non riesce proprio più a sopportare quella sua creazione, ma i lettori e gli editori continuano a battere su quel tasto e dunque lei li accontenta.
Ma ovviamente lo fa a modo suo. La trama di questo romanzo, infatti, viene in gran parte dominata dalle vicende che vedono protagonista la famiglia degli Angkatell, una tipica famiglia inglese del pre-conflitto bellico che Agatha Christie ha conosciuto di persona.
Si diletta dunque nel descrivere i caratteri e le azioni dei vari personaggi traendo piacere da questo, e non lo nasconde nemmeno quando disserta per pagine e pagine sul piacere della scultura o sui dilemmi etici di John Christow o sulle eccentricità di Lady Lucy Angkatell.
E Poirot? Be', sì, c'è anche lui, ma compare verso la metà del romanzo e la sua presenza - pur significativa nell'impatto della trama, non foss'altro che risolve il mistero - non incide affatto sulle vicende degli altri protagonisti, che procedono percorrendo il loro personale teatro della vita. Con un curioso detective belga che ogni tanto fa capolino.
Questo è di certo un romanzo giallo, ma dove predominano di più le vicende personali di alcuni personaggi, in ultima analisi.
Insomma, Agatha Christie ottiene un'altra vittoria. Consegna ai lettori una nuova avventura di Hercule Poirot, ma concepisce un romanzo secondo il suo volere. Cara signora inglese dai mille trucchi.

lunedì 20 aprile 2026

Libri a caso: Liberty Bar


I bar, le locande, sono parte integrante delle indagini condotte dal Commissario Maigret, ideato da Georges Simenon. Maigret, infatti, che è un uomo proveniente da una città di provincia, sa bene che qui l'umanità si mette metaforicamente a nudo e - dopo qualche bicchiere - rivela cose che altrove terrebbe per sé.
Già in passato il Commissario ha svolto indagini dove gli eventi focali avevano luogo in un locale, come in La Balera da Due Soldi o La Ballerina del Gai-Moulin. E ora lo schema si ripete in Liberty Bar, pubblicato nel 1932.
Il Commissario Maigret si reca in Costa Azzurra, vicino a Cannes, poiché è stato incaricato di indagare sull'omicidio di William Brown, una ex spia caduta in disgrazia che vive in una villa fatiscente, potendo contare unicamente su un vitalizio della famiglia e circondato da due donne che vogliono solo approfittare di lui e del suo denaro.
Maigret ben presto scopre che William Brown amava spesso recarsi al Liberty Bar di Cannes, un locale di quart'ordine dove però poteva stare lontano da quella opprimente realtà. Ed è proprio qui che si nasconde la chiave per risolvere il mistero del suo assassinio.
Siamo dalle parti di Cannes, che doveva ancora organizzare il primo festival del cinema, evento accaduto quattordici anni dopo. Ma già allora la città aveva la nomea di luogo elegante e lussuoso, riservato principalmente a gente facoltosa che frequentava i casinò del luogo.
Georges Simenon, però, sa bene che dietro tanta patina di lusso vi sono anche altrettante zone oscure. A volte basta imboccare una strada invece che un'altra, come accade a Maigret, e ci si ritrova in un mondo a parte quale quello del Liberty Bar.
Rifugio dei reietti, degli sconfitti dalla vita, dove davanti a un bicchiere di birra o alcool possono dimenticare le loro tristi esistenze. Ma quando queste esistenze entrano in conflitto per i motivi più evidenti (il denaro, l'amore), non può che verificarsi una tragedia.
E il Commissario Maigret diventa impotente spettatore di questa tragedia: arrivando a delitto già compiuto non può far altro che osservare la miseria umana rappresentata dalla vita di William Brown e dalle persone che ruotano attorno al Liberty Bar. Persone dei ceti sociali più bassi (operai, prostitute) che però sperano sempre un giorno di poter andarsene da li.
Ma il Liberty Bar, che pure è un luogo pubblico, per loro rappresenta una prigione. Se se ne allontanassero, non avrebbero altro posto dove andare.
E così Maigret alla fine non diventa uno spietato esecutore della legge, ma agisce secondo la sua coscienza, secondo ciò che ritiene giusto, come già accaduto altre volte in passato.
Di fronte alla miseria umana può diventare il più rigido dei commissari, oppure andare oltre. Poiché sia le vittime che i colpevoli stanno già scontando la loro pena, che non avrà mai fine.
Come sempre, Georges Simenon non manca di sottolineare una certa misantropia di una parte del genere umano, per la quale non conta la classe sociale. Ma è un tratto comune di molti di noi.

giovedì 9 aprile 2026

Libri a caso: La Casa sull'Abisso


I romanzi gotici pubblicati nel diciannovesimo secolo sfruttavano molto la tematica della dimora infestata. Che fosse un castello medioevale, un santuario o un altro tipo di abitazione - dove risiedevano gente nobile, benestante o del clero - nulla era al sicuro dagli spiriti di defunti che volevano vendetta o da altre sinistre forze.
Un tema così sfruttato che già all'epoca si diceva se ne fosse abusato. Ma, come molte idee narrative, spesso basta solo un'abile reinterpretazione per far sì che essa torni interessante. Come in La Casa sull'Abisso, scritto da William Hope Hogdson e pubblicato nel 1908.
Due pescatori, in gita in Irlanda, in cerca di un corso d'acqua adatto si imbattono in un ampio burrone, un vero e proprio abisso, e lì vicino vi sono le macerie di un'abitazione e un libro.
Incuriositi, i due pescatori prendono il libro e iniziano a leggerlo, apprendendo così la storia del vecchio narratore che viveva in quella casa sull'abisso, insieme a sua sorella e al suo cane.
Dove una tranquilla esistenza viene improvvisamente sconvolta da eventi fuori dal comune e strane creature dall'aspetto suino iniziano ad assediare la casa, come se fosse il centro di forze oscure inimmaginabili.
Il narratore, con forza e volontà, resiste a questi attacchi, ma ben presto non potrà fare nulla di fronte alla visione della fine dei tempi.
Sembra strano affermare che, già all'inizio del ventesimo secolo, un tema come quello della casa infestata - ancora oggi presente in molti media - era considerato obsoleto. Ma come sempre capita, quello che occorre in questi casi è un'efficace reinterpretazione.
Quale quella attuata da William Hope Hogdson nella sua opera. Fingendo che il manoscritto sia stato ritrovato - donandogli così una patina di finta autenticità - e lasciando il protagonista volutamente senza nome, l'autore tratta temi che coinvolgono tutti.
La paura dell'ignoto, la crudele maestosità della natura, il timore della morte e del tempo che passa, il dolore nel perdere qualcuno a noi caro: questo sperimenta il protagonista nel corso della vicenda. Una vicenda che sembra condannarlo sin dal principio, poiché le forze oscure in ballo sono più potenti di qualunque essere umano.
E stavolta il protagonista non è un nobile o un sacerdote che riafferma la potenza di Dio e basta solo questo perché il bene prevalga. Si tratta invece di una persona comune, anche avanti con l'età, niente affatto l'eroe dei romanzi gotici. Persone come quelle che incontriamo a migliaia nel corso della nostra vita, anche solo incrociando uno sguardo per strada.
Le paure del romanzo gotico del diciannovesimo secolo diventano le paure dell'inconscio umano nel ventesimo. Paure che possono attanagliare tutti noi.

giovedì 2 aprile 2026

Libri a caso: Circumluna Chiama Texas


Uno spettro si aggira per... l'Europa? No, il Texas! In quella che è stata un'era di grandi cambiamenti sociali, la fantascienza dell'epoca ha cercato di prevedere - a volte riuscendoci, a volte fallendo miseramente - quelli che potevano esserne gli sviluppi sotto vari aspetti, anche quelli sociologici.
Con un pizzico di satira laddove serva. Come in Circumluna Chiama Texas (A Specter is Haunting Texas), scritto da Fritz Leiber e pubblicato nel 1968.
Il Texas domina ormai il mondo intero a seguito delle conseguenze di un conflitto nucleare, ma la dittatura viene mal vista e combattuta dal Messico, mentre la Russia rimane ancora un nemico da temere.
In questo insolito scenario giunge Christopher Crockett La Cruz, soprannominato Tesk, proveniente da Circumluna, una colonia lunare dove da tempo buona parte dell'umanità si è rifugiata.
La Cruz prevede un viaggio breve sulla Terra: deve solo riscattare una concessione mineraria appartenente alla sua famiglia, ma rimane ben presto coinvolto suo malgrado nel conflitto tra i texani e i messicani.
Christopher Crockett La Cruz, forte del suo esoscheletro, decide di stare dalla parte di questi ultimi, più piccoli e poveri, e sfruttando le sue doti di attore inizia a portare in giro per il Texas un teatro itinerante in cui proclama i valori della rivoluzione.
I guai non tardano ovviamente ad arrivare.
Molto spesso viene affermato che la satira deve prendere di mira solo le autorità e le persone potenti. Non sappiamo se sia doveroso agire sempre così, ma di certo il romanzo va in questa direzione.
Agli scrittori piace scrivere per metafore, per allegorie, e quindi gli Stati Uniti in cui rimane solo il Texas a governare il mondo sono in realtà una versione alternativa, e decisamente surreale, degli Stati Uniti degli anni che Fritz Leiber e molti altri stavano vivendo.
Dove il protrarsi della Guerra Fredda, il conflitto in Vietnam e le rivolte giovanili stavano mettendo alla gogna una certa arroganza del potere costituito.
Il Texas non è stato di certo scelto per caso e credo che Leiber conoscesse i suoi compatrioti meglio di me. Nel ritrarli alti, quasi tre metri, ma boriosi, arroganti e viscidi vi è una spietata ironia che s fa beffe del potere, degli organi governativi. Che dall'alto, appunto, della loro autorità decidono chi vessare e quali popoli attaccare.
Nonché viene messa alla berlina una certa categoria di privilegiati, delle classi sociali alte, indifferenti ai disagi e alle sventure delle classi sociali meno abbienti.
Come non è stato scelto a caso il Messico come opponente, la nazione - secondo il modo di pensare dell'epoca - simbolo della povertà e del desiderio di non lavorare.
I ricchi che lottano contro i poveri, il pensiero in apparenza dominante che viene contestato da quella minoranza che, non venendo ascoltata, inizia a battagliare. E così si cerca di eliminare quel pensiero ribelle e quella minoranza.
Un universo impazzito, dove anche l'eroe non è proprio così eroico (cerca di avere una relazione con due donne contemporaneamente) e non c'è una sorta di lieto fine per lui. Ma tempi disperati richiedono personaggi... in possesso di un esoscheletro. E non ci si può sempre rifugiare su un satellite, o in una caverna, o dovunque si voglia.
A un certo punto bisogna prendere conoscenza della realtà e fare una scelta.

martedì 31 marzo 2026

Libri a caso: L'Agente di Bisanzio


La narrativa di fantascienza adora, e forse ha anche ideato, gli scenari ipotetici. Il "cosa sarebbe successo se..." o "What if...?", per usare un termine fumettistico. Ovvero eventi storici che hanno preso una piega differente rispetto alla nostra realtà, alterando così il mondo che conosciamo e dando vita a un nuovo universo, che può essere dunque esplorato e ampliato in ogni dove.
Un esempio celebre in tal senso è La Svastica sul Sole di Philip K. Dick. E un'opera che presenta un altro mondo alternativo è L'Agente di Bisanzio (Agent of Byzantium), scritto da Harry Turtledove e pubblicato nel 1994.
Basil Argyros è un fedele soldato al servizio dell'Impero Bizantino e adoratore di San Maometto, che molto tempo prima si convertì al Cattolicesimo, modificando così la storia che noi conosciamo.
Non avendo mai subito invasioni da parte del popolo arabo, l'Impero Bizantino è in questo mondo davvero esteso, ma ciò non vuol dire che manchino le minacce alla sua stabilità e serenità.
Basil Argyros, con la sua dedizione e il suo coraggio, sventerà molti pericoli, guadagnando ben presto la prestigiosa qualifica di magistrianos, cosa che lo porterà in giro per le regioni dell'Impero. Ma molte saranno anche le tragedie che dovrà affrontare.
Come ben intuibile, l'evento storico che in questo universo non si è verificato è il fatto che Maometto non ha mai scritto il Corano, non ha mai fondato una propria religione e dunque non è mai stato riconosciuto come profeta dell'Islam. Anzi, ha aderito ai dettami del cristianesimo.
Tale evento viene accennato subito e ripetuto di tanto in tanto, ma in realtà l'attenzione del lettore viene sempre dirottata nel seguire le avventure di Basil Argyros e le scoperte che queste comportano. Anche perché la conseguenza principale, l'Impero Bizantino che non è mai crollato, viene delineata proprio descrivendo le avventure del personaggio.
L'opera è in realtà un'antologia che raccoglie otto racconti scritti dall'autore in un arco di quattro anni e che dettagliano l'ascesa di Argyros da giovane soldato semplice a rinomato e maturo magistrianos. Harry Turtledove, peraltro, è un apprezzato studioso e ricercatore della storia dell'Impero Bizantino, quindi sa di cosa parla e può permettersi di immaginare un suo scenario alternativo.
Il tema al centro di praticamente tutte le storie è la dicotomia tra religione e scienza, di cui Argyros diventa una sorta di incarnazione. Infatti, costui dovrà il successo delle proprie missioni alla scoperta di incredibili invenzioni (nel corso delle sue avventure scoprirà - in maniera diretta o indiretta - il cannocchiale, le vaccinazioni, la stampa, la polvere da sparo e altro).
Tuttavia, nonostante possa attribuirsi il merito di questo, Argyros darà sempre il riconoscimento di tali missioni a Dio, ritenendo in maniera incrollabile che sia stata la sua mano ad aiutarlo a ideare queste meraviglie. Quando ovviamente non è così ed è invece tutto frutto dell'inventiva dell'uomo. Né qualcun altro proverà a contraddirlo su questo fatto, poiché condivide il suo pensiero.
Quello stesso Dio che farà vivere alcune grandi tragedie ad Argyros, ma che non lo porteranno mai a porsi questioni filosofiche o teologiche.
Una dicotomia presente nei secoli e che a quanto pare diventa argomento di dibattito anche in questo universo alternativo. L'autore sottilmente afferma che i fervori religiosi - di qualunque natura essi siano - non hanno mai aiutato il progresso dell'uomo e della scienza.
Quindi, pur non condannando chi è credente di una religione, vi è l'invito a mettere le cose al loro giusto posto. Se un'entità suprema esiste, è anche la mano dell'uomo che ha creato quelle tecnologie che hanno permesso che si uscisse dalle caverne e si viva ora in grandi metropoli.
O, nel caso di Basil Argyros, in un grande impero che chissà se è mai crollato.

venerdì 20 marzo 2026

Libri a caso: Il Ritratto di Elsa Greer


Grazie alle sue celluline grigie e alla sua straordinaria abilità nel comprendere la psicologia dei personaggi, vi sono pochi casi che Hercule Poirot, il detective ideato da Agatha Christie, non può risolvere.
Abbiamo anche visto come anche il passare del tempo non influisca su questo, come testimoniato da Due Mesi Dopo. Ma se il periodo temporale fosse più ampio, se si parlasse di anni, addirittura di oltre un decennio?
Be', il risultato sarebbe lo stesso, come dimostra Il Ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), pubblicato nel 1942.
Sedici anni fa, Carolina Crale è stata condannata per aver avvelenato e ucciso il marito, il pittore Amyas Crale, il quale aveva una tresca dichiarata con una giovane ragazza di nome Elsa Greer, di cui stava realizzando un dipinto.
Al processo, con tante prove e testimonianze contro di lei secondo cui ha agito per gelosia e vendetta, la donna non ha provato minimamente a difendersi o a controbattere, venendo infine condannata e morendo in prigione un anno dopo.
Sedici anni dopo, la figlia Mary Lemarchant si presenta al cospetto di Hercule Poirot: ha appena ricevuto una lettera, scritta poco prima che morisse, in cui Carolina Crale le dichiara di essere innocente e desidera che il detective indaghi su questa vicenda e scopra la verità.
L'investigatore belga accetta l'incarico: ma dopo che è passato così tanto tempo sarà possibile scoprire davvero quest'altra verità? E forse Carolina Crale è sempre stata colpevole?
Il romanzo - il cui titolo originale si basa su una celebre nenia infantile inglese del passato - ha una struttura molto univoca e continua. Siccome ormai gli eventi che hanno causato il delitto di Amyas Crale sono avvenuti molto tempo prima e non li si può descrivere mentre il protagonista vi indaga, Hercule Poirot interroga tutte le persone ancora in vita che sono rimaste coinvolte da questo caso (amici e parenti dell'artista o di Carolina Crale - che scopriremo essere i cinque piccoli porcellini del titolo - ed esponenti degli organi giudiziari).
Ne consegue una lunga serie di dialoghi, di botta e risposta tra l'investigatore e il diretto interessato o la diretta interessata, in cui i fatti vengono esposti secondo il punto di vista dello specifico interlocutore. Un botta e risposta che dura ogni volta svariate pagine e contribuisce a fare luce sulla vicenda agli occhi del lettore.
L'abilità della scrittrice si nota nel non far mai calare l'attenzione lungo la via, pur ripetendo questa struttura più volte, senza ricorrere a improvvisi colpi di scena (se non nel finale, ovviamente) o "effettacci speciali" come intervallare il tutto con scene d'azione, che sarebbero apparse fuori contesto in questo caso.
Ma già che c'è Agatha Christie ne approfitta per inserirvi alcuni elementi di proto-femminismo, che però vedono sempre come realizzazione personale e finale il matrimonio.
Qualcosa oggi di difficilmente riproponibile e che risulta strano veder funzionare a distanza di decenni dalla pubblicazione del romanzo. L'azione e lo sviluppo della trama passano unicamente attraverso i dialoghi dei protagonisti, che lentamente costruiscono un mondo inedito agli occhi del lettore.
Un mondo di cui infine Poirot riesce a trovare il bandolo della matassa, riportando come è giusto che sia le cose al loro giusto posto e ristabilendo la verità. Non importa che passino poche ore, due mesi o sedici anni: le celluline grigie non deludono mai.

martedì 17 marzo 2026

Libri a caso: Il Guardiano degli Innocenti


La saga di The Witcher è ormai divenuta nota a livello internazionale, essendo ormai presente su tutti i principali media quasli streaming e videogiochi già da svariati anni. Eppure questa saga parte, come molte altre saghe fantasy, da dei libri.
Ma, diversamente da altre saghe fantasy, è stata concepita da uno scrittore polacco, Andrzej Sapkowski. Il primo libro si intitola Il Guardiano degli Innocenti (Ostatnie życzenie), pubblicato nel 1993.
In una terra lontana e misteriosa si aggira il Witcher, ovvero Geralt di Rivia. È uno dei pochi elementi rimasti di questa insolita categoria di mutanti, che vaga di città in città per eliminare mostri, creature magiche malvagie e altre minacce accettando - dietro un giusto compenso - incarichi da qualunque persona voglia assumerli.
Ormai però il mondo sembra essere cambiato e di creature da combattere pare ne siano rimaste poche, tanto che Geralt spesso fatica a trovare nuove missioni da compiere. Le minacce, tuttavia, non mancheranno e lungo la via incontrerà insoliti alleati come il bardo Ranuncolo o personalità ambigue quali Yennefer di Vengerberg.
La struttura di quest'opera è presentata in forma antologica, contenendo infatti sei racconti inseriti all'interno di un'ulteriore cornice narrativa, un settimo racconto che si prolunga per tutto il libro e funge sia da prologo che da epilogo.
I primi racconti sono praticamente incentrati solo sulla figura di Geralt di Rivia, mantenendo una struttura costante ma che non diventa mai ripetitiva: il Witcher giunge in un luogo, richiamato da voci di una minaccia o per caso, approfondisce ciò che sta accadendo, qualcuno richiede i suoi servivi e giunge infine alla verità, la quale si rivela sempre differente da quella prospettata in principio.
Geralt riesce, a volte più per fortuna, a volte per abilità, a eliminare infine la minaccia, potendo così ripartire alla ricerca di un nuovo incarico.
Solo negli ultimi due racconti questo mondo narrativo viene leggermente ampliato, introducendo i personaggi di Ranuncolo e Yennefer di Vengerberg, ma sono chiaramente solo i primi passi di un lavoro che vedrà i propri frutti più avanti. Quindi siamo di fronte a una sorta di prologo che introduce i protagonisti principali, descrive il contesto in cui operano e pone le basi per le storie successive.
Quello che traspare da questi primi racconti è come il mondo in cui agisce Geralt di Rivia sia come una versione distorta e macabra delle fiabe classiche e dei miti dell'antichità. Riferimenti a Biancaneve o a La Bella Addormentata sono ad esempio presenti, ma Andrzej Sapkowski descrive un universo in cui il "e vissero tutti felici e contenti" non è mai avvenuto e vi è stato un epilogo oscuro delle vicende fiabesche.
Così che chi legge ne tragga una sorta di straniamento, trovandovi riferimenti a opere che già conosce, seppur profondamente stravolte.
Allo stesso tempo Geralt non è presentato come un eroe puro, niente affatto, stonerebbe in questo mondo e avrebbe vita breve: è alla fine un mercenario, guidato dal denaro e non da un legittimo desiderio di fare del bene, che al limite giunge come conseguenza delle sue azioni.
Essendo questa un'opera prima è anche ben fatta, ma si intravede come sia al momento solo un discorso incompleto. Un discorso che - come tutte le saghe fantasy - verrà approfondito e ampliato nelle successive opere. Cosicché il mondo di The Witcher diventi più sfaccettato.

venerdì 6 marzo 2026

Libri a caso: Nessuna Verità


A seguito degli attentati avvenuti l'undici settembre 2001, gli Stati Uniti - per ammissione stessa anche di alcuni esponenti degli organi governativi - sono entrati in guerra.
Ma diversamente dal passato, il nemico stavolta non era da affrontare apertamente, quel nemico del passato che preferiva risolvere le proprie divergenze sul campo di battaglia. No, il nemico affrontato dopo quegli attentati era talvolta "invisibile", sfruttava le nuove tecnologie e utilizzava la religione come pretesto. Cosicché, aldilà dell'eccessiva reazione che è stata esercitata, per i servizi segreti degli Stati Uniti uno dei compiti più difficili era intuire dove avrebbe agito questo nemico.
Un romanzo che offre un buon "quadro d'insieme" di quelle che erano le reazioni dell'epoca (venti anni fa che paiono quasi un secolo) è Nessuna Verità (Body of Lies), scritto da David Ignatius e pubblicato nel 2007. Da quest'opera è anche stato tratto un omonimo film diretto da Ridley Scott.
Alcuni anni dopo gli attentati dell'undici settembre, Al Qaeda decide di alzare ulteriormente il livello di tensione e si rende responsabile di alcuni attentati operati con delle autobombe in varie città d'Europa, pianificando di fare la stessa cosa prima o poi negli Stati Uniti.
Dietro questa nuova strategia vi è un uomo soprannominato Suleiman. Invisibile e che lascia dietro di sé pochissime tracce che rendono impossibile capire cosa voglia fare e dove si trovi.
L'agente Roger Ferris della CIA viene incaricato dal suo superiore, Ed Hoffman, di indagare in merito. Ferris, rimasto ferito a una gamba in un agguato operato da agenti di Suleiman, si reca così in Giordania, dove inizia a trattare con Hani Salaam, enigmatico responsabile dei servizi segreti locali.
Non riuscendo a trovare nessun appiglio verso l'organizzazione di Suleiman, Roger Ferris suggerisce una strategia adottata dall'esercito inglese durante la Seconda Guerra Mondiale: utilizzando un cadavere, far credere che la CIA si sia già infiltrata nell'organizzazione, costringendo così Suleiman a uscire allo scoperto.
Il piano non sarà privo di pericoli.
Questo è sì un romanzo, i cui presupposti affondano in eventi davvero accaduti, ma al tempo stesso è anche una sorta di trattato giornalistico. La cosa non è casuale, in quanto l'autore è un reporter del Washington Post che per anni ha indagato sul Medio Oriente, sulle organizzazioni terroristiche e sulle strategie della CIA, che qui sono ritratte in maniera molto dettagliata.
Tuttavia, pur cercando di evitare certi tecnicismi, anche se alla fine qualcosa è inevitabile, non ci si è scordati della trama lungo la via, che si evolve in maniera naturale, dai primi attentati fino al climax finale in un continuo crescendo.
Il mondo e i personaggi qui ritratti sono quelli di persone che sono in guerra, ma con un insolito campo di battaglia: i grandi deserti e le distese della Giordania e del Libano, territori così vasti dove ci si può perdere e l'atmosfera è molto diversa da quella del mondo occidentale. Dove dunque non ci si affronta faccia a faccia, ma nascondendosi dietro le ombre oppure utilizzando la tecnologia per andare a stanare il proprio avversario.
Alcune persone sembrano annullare del tutto la propria umanità per affrontare questo conflitto, mentre altre vi si aggrappano ancora fin quando è possibile. In questo mondo c'è poco o nessuno spazio per l'amore, eppure esso viene sempre perseguito. Forse perché non vi si può rinunciare.
Non è necessariamente un romanzo patriottico, poiché se è pure chiaro chi siano i "cattivi" della situazione, chi li affronta è decisamente pronto a sporcarsi le mani, a perdere del tutto la propria empatia, pur di conseguire un'apparente vittoria. Perché è questo che la guerra provoca: il nero e il bianco vengono annullati.
E giungono tante zone di grigio che riesce difficile giudicare. Poiché alla fine non esistono tante verità o una sola verità. Quando tutto questo viene annullato, non c'è nessuna verità.

giovedì 5 marzo 2026

Libri a caso: La Macchina del Tempo


Il concetto del viaggio nel tempo è uno dei più cari alla letteratura fantastica e, ovviamente, anche al cinema. Le possibilità, infatti, che offre questo topos narrativo sono innumerevoli nelle mani di un abile scrittore.
E se oggi romanzi e film sui viaggi nel tempo sono ormai prodotti in quantità incalcolabile, c'è stato anche un momento in cui questo argomento era ancora acerbo da un punto di vista narrativo, ma pur sempre affidato a grandi autori.
E questo ci porta dunque a un caposaldo della letteratura fantascientifica: La Macchina del Tempo (The Time Machine), scritto da H.G. Wells e pubblicato nel 1895.
Un gruppo di persone ama radunarsi ogni tanto per dissertare di vari argomenti. Tra questi il più eccentrico è di sicuro colui che è noto solo come il Viaggiatore del Tempo, il quale afferma che sta cercando di costruire un dispositivo in grado di imbrigliare e controllare le energie temporali.
Qualche tempo dopo, il Viaggiatore dichiara di essere riuscito in questa impresa e di essere appena tornato da un viaggio nel futuro prossimo. L'uomo racconta così al suo confuso e incredulo auditorio la storia di come lui si sia proiettato nel lontanissimo futuro, nell'anno 802.701.
Qui ha fatto la conoscenza delle evoluzioni future dell'umanità: i piccoli e pacifici Eloi e gli spietati Morlock, in lotta tra loro. Il Viaggiatore rimane così coinvolto in questo conflitto, che lo metterà a confronto anche con le sue paure e le sue speranze nei confronti dell'umanità e delle sue potenzialità.
Quando si utilizza lo stratagemma del viaggio nel tempo, lo si può utilizzare anche per analizzare l'epoca presente in cui l'autore vive. Ebbene, appare confortante sapere che tale approccio è stato utilizzato sin dal principio.
Quello che ci troviamo di fronte in questo caso, infatti, è un vero e proprio trattato sociologico. Utilizzando lo stratagemma del Viaggiatore perduto nel lontano futuro, Wells dirotta in realtà l'argomento verso un'analisi lunga e puntuale della società del suo tempo che viene filtrata dalle riflessioni del protagonista. La società inglese, a quel tempo preda di una forte industrializzazione.
Gli Eloi diventano così una metafora di coloro che vivono e hanno vissuto nel lusso e negli agi, spesso sfruttando altre persone per ottenere tali ricchezze, mentre i Morlock sono la classe operaia, quella sfruttata e costretta a vivere nell'oscurità, che cede infine ai propri istinti bestiali.
Wells afferma che quelle che sono le distanze tra queste due classi sociali si stanno fortemente acuendo a causa dei grandi cambiamenti in atto nel mondo e ben presto potrebbero diventare incolmabili, se non si interviene in qualche modo.
Chi legge questo libro, dunque, credendo che sia principalmente un romanzo d'avventura e pieno di scene d'azione potrebbe rimanerne deluso, in quanto alla fine non è altro che un'analisi precisa e puntuale, da parte dell'autore, di un presente che rischia di divenire prima o poi un paesaggio vuoto e arido. Vi sono tuttavia degli elementi di azione che hanno permesso al cinema di fare propria anche quest'opera, grazie a un paio di ben riusciti adattamenti.
In conclusione, La Macchina del Tempo è un'opera sì seminale per quanto riguarda il tema trattato, ma al tempo stesso è anche un'opera fortemente radicata nel periodo storico in cui è stata scritta. Dunque si può dire oggi sia superata e sia invecchiata?
Si potrebbe pensare così, eppure le distanze tra classi agiate e classi meno abbienti diventano sempre più ampie, mentre il progresso tecnologico avanza di gran carriera e sembra non doversi più fermare. Forse non rimane che attendere l'anno 802.701.

mercoledì 4 marzo 2026

Libri a caso: Sherlock Holmes e i Diavoli Marini del Sussex


La commistione tra giallo e horror, tra il mondo razionale di Sherlock Holmes e quello sovrannaturale concepito da H.P. Lovecraft, giunge alla sua apparente conclusione.
Il tutto è iniziato con Sherlock Holmes e le Ombre di Shadwell, dove il cosiddetto Canone è stato reinterpretato e ribaltato a 360 gradi per proiettare il famoso investigatore inglese e il fido Watson in atmosfere che tecnicamente non competono loro.
La saga è poi proseguita con Sherlock Holmes e gli Orrori del Miskatonic, dove abbiamo visto il protagonista più a suo agio in queste inconsuete atmosfere.
E dunque ecco arrivare il capitolo finale, Sherlock Holmes e i Diavoli Marini del Sussex, scritto da James Lovegrove e pubblicato nel 2018.
Ci troviamo nel 1910: Sherlock Holmes si è ormai ritirato da Londra per rifugiarsi nelle campagne del Sussex e dedicarsi all'apicoltura e ha abbandonato gran parte delle proprie attività investigative.
Ogni tanto John Watson - che ha pubblicato negli anni passati versione edulcorate delle loro avventure sovrannaturali - si reca a trovarlo e, durante una di queste visite, viene rapito dai componenti di una setta di adoratori dei Grandi Antichi, al servizio del rinato Moriarty, che si fa ora chiamare R'lluhloig.
Questo è solo l'inizio di una lunga e tragica avventura, durante la quale Sherlock Holmes subirà una grave perdita, sarà spinto al limite e avrà infine un confronto definitivo col suo acerrimo nemico nella misteriosa città di R'lyeh, dove Cthulhu è in attesa e potrebbe risvegliarsi, con conseguenze catastrofiche per l'umanità.
La reinterpretazione in chiave orrorifica del Canone di Sherlock Holmes giunge alla sua deflagrante conclusione e anche stavolta l'autore si ispira a un periodo narrativo già ben definito da Arthur Conan Doyle, quello in cui l'investigatore abbandonò Londra per ritirarsi a vita privata, anche se poi lavorò per qualche tempo come spia al servizio del governo britannico.
In quest'opera sono presenti tre conflitti, due di natura fisica e il terzo di natura spirituale. Il primo è rappresentato da quell'aura di instabilità politica dell'epoca, che avrebbe portato alla Grande Guerra, a cui come detto anche Sherlock Holmes avrebbe contribuito. Qui se ne vedono i prodromi, contestualizzati ovviamente nel contesto di questo ibrido narrativo.
Il secondo conflitto è quello tra Holmes e Moriarty, i quali entrambi hanno ormai trasceso la loro natura umana per divenire qualcosa di diverso, di superiore. Eppure, quel rimasuglio di umanità rimane in entrambi e sarà proprio questo aspetto a determinare il risultato finale del loro scontro.
Infine, vi è il conflitto spirituale, onirico si potrebbe dire: quello che vede coinvolto Moriarty nella sua nuova identità di R'lluhloig a confronto coi Grandi Antichi e in special modo Cthulhu. L'autore concentra tutti i miti ideati da Lovecraft in un ultimo, deflagrante capitolo, per chiudere al meglio questa intricata vicenda che si è dipanata per 30 anni.
Si parte dalle note e sicure coste londinesi per giungere infine a territori ignoti e inesplorati, dove sono l'orrore e l'angoscia a farla da padroni. Due mondi diversissimi tra loro, eppure legati da fili sottili, quei fili misteriosi che talvolta anche noi possiamo vedere.
In questo scenario che muta in maniera costante, pochi elementi rimangono invariati e tra questi vi è l'amicizia tra Sherlock Holmes e John Watson. Anch'essa è durata trent'anni e ora viene messa alla prova da forze sconosciute. Ma dove l'orrore può trionfare, l'umanità trova sempre il modo di emergere, anche nei modi più inaspettati. E nei luoghi più inattesi.

martedì 3 marzo 2026

Libri a caso: Due Mesi Dopo


In quella che è la classica struttura di un romanzo giallo dell'epoca d'oro, abbiamo di solito un drammatico delitto, un investigatore e una serie di sospetti su cui ricade il fatto criminoso. E, in questa struttura classica, l'investigatore viene subito chiamato a indagare in merito a questo evento delittuoso e può analizzare di prima mano le testimonianze dei sospettati.
Ma cosa accade quando ciò non si verifica? Quando si verifica un ritardo imprevisto che può compromettere il tutto? Ce ne dà un'idea Agatha Christie in Due Mesi Dopo (Dumb Witness), pubblicato nel 1937.
Quando muore l'anziana ereditiera Emily Arundell, nessuno se ne stupisce. Dopotutto, lei stessa era malata da tempo e ormai viveva da sola in una grande casa dove erano presenti solo i domestici e dove ogni tanto invitava i parenti più stretti, di solito per tormentarli con la sua arroganza.
Chi avesse voluto pensare male a causa di questo, però, sarebbe rimasto deluso alla lettura del testamento, dove nessun erede è stato preferito all'altro. Insomma, la scomparsa della donna appare a tutti gli effetti come una morte naturale.
Eppure... eppure due mesi dopo la morte della donna, Hercule Poirot e il Capitano Arthur Hastings ricevono una lettera dalla defunta Emily Arundell. Una lettera scritta in realtà due mesi prima, ma che per qualche misterioso motivo è giunta solo ora.
In questa lettera, alquanto confusionaria in più punti, Emily Arundell esprime dubbi sul fatto che qualcuno a lei vicino voglia ucciderla e così Hercule Poirot inizia ad indagare. Anche se la realtà che si presenta ai suoi occhi è quella che vede Emily Arundell nulla più come vittima di un evento naturale. Ma non è detto che gli esseri umani non possano influenzare tali eventi.
Agatha Christie continua ad utilizzare elementi narrativi a lei molto cari, da un lato per averli vissuti, dall'altro per il suo piacere crudele di sconvolgerli. Torna dunque la tenuta di campagna dove vive un'aristocratica (di solito è una famiglia, in questo caso è una donna anziana sola) e dove - improvviso e inaspettato - giunge l'evento delittuoso.
La scrittrice in questo caso, però, sconvolge un po' le carte in tavola, facendo scoprire il delitto a Poirot solo a fatto ampiamente compiuto. Cosa che le permette nei primi capitoli di costruire l'atmosfera e delineare i personaggi, in quanto l'investigatore entra in scena solo in un secondo momento. Ma questo non si rivela certo un problema per Hercule Poirot e le sue cellule grigie.
Poiché come ama lui stesso sottolineare, non si affida a indizi generati da mozziconi di sigarette o impronte lasciate in giardino, bensì esamina la psicologia sia della vittima che dei personaggi coinvolti nel delitto, per giungere infine alla risoluzione del mistero.
E tra questi protagonisti che contornano la vicenda, colui che in maniera indiretta si rivelerà il più decisivo è il cane di Emily Arundell, Bob, lo sciocco testimone del titolo. Si sa che il cane è il miglior amico dell'uomo e in questo caso diverrà il più grande confidente sia di Poirot che del Capitan Hastings.
Ma non dubitate, non sarà semplicemente la presenza di un cane sul delitto l'elemento determinante per la risoluzione del caso: per questo, sia subito che due mesi dopo, si potrà sempre contare su Hercule Poirot e il suo incredibile e unico intuito.

lunedì 2 marzo 2026

Libri a caso: Il Grande Dio Pan


La rivoluzione industriale, che è durata svariati decenni, ha profondamente cambiato la società del passato, con i suoi reverberi che si sono propagati ancora per molti anni a venire.
Se prima le classi ricche ed agiate, in contrasto con quelle povere, parevano vivere su due mondi differenti, su due piani diversi dell'esistenza si potrebbe dire, questo processo ha eroso un po' quei metaforici confini, avvicinando queste due classi sociali e scoperchiando una serie di verità di cui molti avrebbero fatto a meno.
Ma la rivoluzione industriale ha anche scoperchiato, o generato, orrori che nessuno avrebbe mai immaginato. In un mondo già proiettato fortemente verso il futuro, il passato sembrava qualcosa da dimenticare... ma non è stato un processo così semplice.
E uno di questi metaforici orrori compare in Il Grande Dio Pan (The Great God Pan), scritto da Arthur Machen e pubblicato nel 1894.
Due scienziati, il dottor Raymond e Clarke Herbert, effettuano un esperimento su una giovane ragazza, Mary, figlia adottiva di Raymond, perché entri in contatto con un differente piano dell'esistenza. L'esperimento riesce, ma lascia la ragazza infine catatonica.
Alcuni anni dopo, una serie di misteriosi eventi e strani suicidi colpisce una Londra già vessata dai delitti di Jack lo Squartatore. La polizia brancola nel buio, eppure la verità sembra debba incentrarsi su una misteriosa donna di nome Helen, capace di portare gli uomini alla follia e il cui sguardo sprofonda in un infinito abisso.
Questa breve opera parte in una zona di campagna: solitaria, dominata dalla natura e in cui l'uomo sembra non debba aver parte. Salvo poi spostarsi in quella che era già all'epoca la grande metropoli di Londra, i cui effetti della rivoluzione industriale hanno ormai colpito tutte le classi sociali.
In questo che sembra già di per sé uno scenario da incubo, giunge un vero e proprio incubo. Che non si può né vedere né toccare né sentire, cosa che lo rende ancora più spaventoso.
La reincarnazione del Dio Pan che compare in questo breve romanzo giunge, come un diavolo tentatore e crudele, a punire quelle persone dell'alta società che "pasteggiano" alle spalle della gente meno abbiente, la quale vive nei vicoli oscuri e malfamati e dove l'oscurità può avvolgerti in una frazione di secondo.
Pan rappresenta dunque l'incarnazione degli incubi più terribili dell'umanità che sta per affacciarsi a un nuovo secolo, un secolo che sarà dominato dalla tecnologia e che genererà altri tremendi incubi di cui l'autore non poteva essere del tutto consapevole.
Eppure, nella sua descrizione di una Londra decadente della fine dell'era vittoriana dove non pare esserci spazio per la speranza, Arthur Machen ha messo in guardia dai pericoli che la società industriale stava già generando. Quei misteri e orrori del passato non possono essere cancellati in maniera così semplice, con una costante corsa al progresso.
Alla fine l'umanità dovrà sempre fare i conti coi propri misteri, con le proprie perversioni e la propria oscurità.

domenica 1 marzo 2026

Libri a caso: Il Pazzo di Bergerac


Georges Simenon spesso sottolinea come il Commissario Maigret abbia una certa mole, ma questo non gli impedisca di essere anche un uomo d'azione.
Seppure il Commissario preferisca il calduccio della stufa del suo ufficio e lavorare di cervello, non si fa troppi problemi - quando è utile e necessario - a pedinare personalmente dei sospettati, anche per lunghi periodi, essere coinvolto in sparatorie e usare la forza, quando deve.
Ma la più formidabile "arma" del Commissario rimane sempre e comunque la mente, come dimostra Il Pazzo di Bergerac (Le Fou de Bergerac), pubblicato nel 1932.
Mentre si sta recando in treno a trovare un suo amico, Maigret viene disturbato da un passeggero che si trova nella sua cuccetta, il quale si agita tutta la notte. Quando costui esce dallo scompartimento, Maigret lo segue e con sua sorpresa lo vede saltare dal mezzo.
Maigret decide di fare altrettanto, ma mentre insegue l'uomo costui gli spara, ferendolo in maniera seria.
Quando riprende i sensi, il Commissario è in un letto d'ospedale e circondato da cinque uomini. E come se la sua situazione non fosse già grave, viene anche accusato di essere un assassino!
L'abilità di uno scrittore consiste, tra le altre cose, nel saper ricreare personaggi e ambientazioni che possano coinvolgere molte persone e luoghi ed essere causa di numerosi eventi. In tal senso il protagonista che si muove lungo questo micromondo diventa fondamentale nel giungere al cuore di questi eventi e dipanare la matassa.
Ecco... in quest'opera Georges Simenon prende questo concetto narrativo e lo getta metaforicamente alle ortiche, adottando certo un approccio non innovativo, ma particolare. L'ottanta per cento della storia, infatti, si svolge in un'unica stanza, quella dove Maigret passa la sua convalescenza dopo essere stato ferito.
Una stanza ampia, ma in cui la visione del "mondo" da parte del Commissario risulta terribilmente limitata, essendo lui confinato in un letto da cui non si può muovere e con una sola finestra non a portata di mano da cui giungono decine di suoni..
Eppure, con l'aiuto prezioso della Signora Maigret e le testimonianze che riesce a raccogliere e gli indizi che riesce a scoprire in questi pochi metri quadri, Maigret costruisce un mondo nella sua mente. Non un mondo perfetto, ma quello dove il mistero di chi sia colui che gli ha sparato è predominante e nasconde a sua volta altri misteri.
Altri misteri che anticipano un concetto che poi sarebbe divenuto predominante, l'assassino seriale, e la cui verità finale risulta una delle più devastanti finora viste in un romanzo del Commissario Maigret.
Sembra quasi come se costui fosse stato calato in un metaforico girone del Purgatorio e da qui, tramite la risoluzione del caso, debba ascendere a un altrettanto metaforico Paradiso che coincide con la scoperta della verità. Una verità che, tuttavia, assomiglierà molto di più a un inferno.
Una verità per il cui raggiungimento Maigret non guarderà in faccia a nessuno, andando dritto per la sua strada e rischiando di inimicarsi un caro amico e, a un certo punto, persino la moglie. Un anti-eroe prima del suo tempo.