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domenica 19 aprile 2026

Netflix Original 200: The Irishman


La collaborazione tra Robert De Niro e Martin Scorsese si è rinnovata più volte nel corso degli anni, a partire da Mean Streets.
Quando a loro si è unito anche Joe Pesci, abbiamo avuto dei classici come Toro Scatenato e poco dopo moderni racconti di gangster quali Quei Bravi Ragazzi e Casinò.
Dopo tanto tempo, questa attualizzazione di uno storico genere cinematografico ritorna con The Irishman, diretto da Martin Scorsese, scritto da Steven Zaillian e distribuito su Netflix a partire dal 27 novembre 2019.
Frank Sheeran (Robert De Niro), un camionista, ha un fugace incontro con Russell Bufalino (Joe Pesci) quando il suo mezzo rimane in panne.
Poco tempo dopo Sheeran viene accusato di passare una parte dei carichi di carne che trasporta a una banda criminale locale in cambio di una mazzetta. Russell Bufalino interviene e, tramite un avvocato di fiducia, lo fa assolvere da queste accuse.
Da quel momento Frank Sheeran comincia a divenire uomo di fiducia e sicario della famiglia Bufalino e, tramite i loro contatti, conosce Jimmy Hoffa (Al Pacino), di cui diviene in breve tempo guardia del corpo e migliore amico.
Ma in ambienti come questi l'amicizia e il rispetto sono valori fragili e Frank Sheeran pagherà un prezzo molto caro per questo.
Sembra che Martin Scorsese abbia voluto dare vita al racconto di gangster definitivo, con tutti gli attori a lui cari (manca solo Leonardo DiCaprio per la chiusura del cerchio). E lo fa tramite una storia che si dipana per un periodo temporale di oltre quarant'anni, in cui si assiste alla rapida ascesa e alla drammatica caduta di Frank Sheeran.
Personaggio realmente esistito, costui ha dichiarato di aver ucciso Jimmy Hoffa (nonché molte altre persone) per conto della famiglia Bufalino, anche se vi sono molte prove che contrastano queste sue affermazioni.
Questo però al regista non interessa e, tramite la figura di Sheeran, ritrae un tipo di personaggio a lui caro: quello affascinato dal mondo della criminalità, in quanto la sua anima è nera sin dal principio.
E alla fine, in quel mondo, quella persona vi entra e ne diventa una figura di spicco. Ma, esattamente come accaduto a Henry Hill, alla fine a Frank Sheeran non rimane nulla. Perde la famiglia, gli amici, rimane l'essere più solo sulla Terra.
Eppure rimane fedele a uno strano codice d'onore, che nemmeno da anziano e malato abbandona, mentre tutti coloro che hanno segnato la sua vita sono morti. E trova conforto, altro tema caro al regista, nella religione e nella fede per l'assolvimento dei suoi peccati.
E tutti coloro che ruotano attorno a Frank Sheeran non sono da meno. Jimmy Hoffa, Russell Bufalino, anche loro perdono tutto in nome di un finto ideale e muoiono in solitudine, oppure vengono uccisi da cari amici, a dimostrazione che in realtà il concetto di amicizia in questo tipo di ambiente non esiste.
Un mondo a parte, di cui si fatica a comprendere le regole, eppure parte integrante della società americana, e non solo, per decenni. Un mondo che si avvia al tramonto e su cui Martin Scorsese ha voluto mettere la parola FINE.

domenica 6 marzo 2022

A scuola di cinema: Quei Bravi Ragazzi (1990)

1985: Viene pubblicato il libro biografico Il Delitto Paga Bene (Wiseguy: Life in a Mafia Family), scritto da Nicholas Pileggi. L'opera descrive le cronache di vita del gangster Henry Hill, il quale nel 1955 - all'età di appena undici anni - inizia a dedicarsi alle attività criminali, associandosi alla famiglia mafiosa dei Lucchese.
Henry Hill si guadagna il rispetto della mafia quando, nel 1967, compie una rapina ai danni dell'Air France, trafugando insieme al suo complice Tommy DeSimone e senza uso di violenza una somma di 420.000 dollari, permettendogli così di mettere in moto un traffico di stupefacenti.
Qualche anno dopo, però, Hill inizia a convincersi che i suoi soci vogliano ucciderlo e così nel 1980, a seguito di un arresto, diventa un informatore del FBI ed entra insieme a sua moglie e i suoi figli nel Programma di Protezione Testimoni. Le sue confessioni comportano l'arresto di molti esponenti della famiglia Lucchese, circa 50.
La pubblicazione del libro porta all'attenzione del grande pubblico aspetti poco noti della storia americana, che in breve tempo diventano oggetto di un lungometraggio.


Nel 1986, mentre sta lavorando alle riprese de Il Colore dei Soldi (The Color of Money), Martin Scorsese legge su un giornale una recensione del libro di Nicholas Pileggi e ne acquista una copia, rimanendone affascinato.
Il regista si mette dunque subito in contatto con lo scrittore, entrando in sintonia con lui. I due cominciano a collaborare alla sceneggiatura, intitolata in un primo momento Wiseguy, come il libro, completandola verso la fine del 1986, dopo la produzione di dodici bozze e richiedendo su base saltuaria l'assistenza di Henry Hill per alcune parti di dialogo.
Una volta conclusi i lavori de L'Ultima Tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ), Martin Scorsese contatta la Warner Bros. e il produttore Irwin Winkler per il finanziamento della pellicola.
Il ruolo di Henry Hill è il desiderio proibito di un attore all'epoca poco noto, Ray Liotta, che ha letto il libro di Pileggi rimanendone affascinato. Quando il suo agente gli comunica che ne stanno realizzando un adattamento cinematografico, fa di tutto per avere la parte, nel frattempo proposta ad altri attori quali Alec Baldwin o John Travolta.
Per sua fortuna, Martin Scorsese ha visto l'unico film di rilievo fino a quel momento interpretato da Liotta, ovvero Qualcosa di Travolgente (Something Wild), in cui ha apprezzato la particolare energia che l'attore ha dato al suo personaggio.
Questo dà vita a una serie di incontri tra Liotta e Scorsese in un arco di due mesi. L'incontro decisivo avviene durante l'edizione del 1988 del Festival del Cinema di Venezia. In quell'occasione Scorsese è circondato da alcune guardie del corpo, in quanto ha ricevuto delle minacce di morte a seguito dell'uscita de L'Ultima Tentazione di Cristo.
Liotta prova ad avvicinarglisi, ma viene respinto in maniera brusca dalle guardie del corpo. Il regista nota allora come l'attore rimanga comunque estremamente calmo, così come era calmo e silenzioso Henry Hill, e si convince che Ray Liotta sia la scelta più adatta, nonostante un'iniziale opposizione di Irwin Winkler che viene poi meno.
Non avendolo mai diretto in precedenza, Scorsese chiede a Liotta di non entrare in contatto con Henry Hill, per far sì che la sua interpretazione non sia da ciò influenzata. L'attore ascolta comunque delle cassette con alcune conversazioni tra Nicholas Pileggi ed Henry Hill, rimanendo colpito dal fatto che quest'ultimo parli tranquillamente di omicidi e atti criminali mentre mangia delle patatine.
Il ruolo di Tommy DeVito - nella realtà il gangster Tommy DeSimone - viene affidato a Joe Pesci. Rispetto all'attore, il criminale era molto più alto, coi baffi e più giovane, essendo deceduto all'età di 28 anni. Per questo motivo, Martin Scorsese in un primo momento è riluttante ad affidare la parte a Joe Pesci, preferendo che interpreti il ruolo di Paul Cicero, nella realtà il gangster Paul Vario. L'attore, tuttavia, non ha alcun interesse per quella parte e i due hanno un'accesa conversazione telefonica al termine della quale Scorsese interrompe bruscamente la comunicazione.
Per convincere il regista di essere la persona più adatta per quel ruolo, Joe Pesci si fa truccare e mettere una parrucca per apparire più giovane e registra un nastro dove grida e compie alcuni atti di violenza domestica simulati. Scorsese infine si convince dopo questo e una telefonata di scuse dell'attore per il suo precedente comportamento.
La Warner Bros. è esitante a finanziare la pellicola, in quanto non vi è ancora una star di rilievo nel cast. Ciò cambia quando il ruolo di di Jimmy Conway - nella realtà il gangster James Burke - viene offerto in un primo momento ad Al Pacino, il quale però rifiuta in quanto non vuole interpretare un altro mafioso dopo Michael Corleone de Il Padrino (The Godfather).
Poco dopo, tuttavia, Robert De Niro contatta Martin Scorsese per avere la parte. Il regista aveva pensato in un primo momento a lui come Henry Hill, scartandolo subito in quanto troppo vecchio, senza prendere in considerazione delle altre opzioni.
L'entrata in scena di De Niro, qui alla sua sesta collaborazione con Scorsese, contribuisce così a far dare il via libera al progetto. Per l'uso del suo nome e della sua immagine, Henry Hill riceve una somma di 550.000 dollari.
Per prepararsi alla parte, Robert De Niro - oltre a leggere Wiseguy - contatta Nicholas Pileggi facendosi passare del materiale scartato durante la compilazione dell'opera. Inizia inoltre a chiamare Henry Hill - anche sei, sette volte al giorno - per avere da lui il maggior numero di informazioni su James Burke: come camminava, come vestiva, come teneva la sigaretta in bocca, addirittura come versava il ketchup.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 3 maggio 1989, tenendosi a New York e nel New Jersey.
Un evento luttuoso accade durante la lavorazione. Mary, la madre di Ray Liotta, è infatti malata di cancro e ogni weekend l'attore si reca a trovarla, fino a quando gli viene comunicata la sua morte improvvisa. Alcuni giorni dopo il suo funerale, Ray Liotta torna sul set e scarica la rabbia repressa che ha dentro in alcune scene.
La scena in cui Joe Pesci chiede più volte "Buffo come?" è del tutto improvvisata e si basa su una vicenda davvero accaduta all'attore quando lavorava come cameriere in un ristorante. Durante un turno, credendo di fare un complimento, Joe Pesci disse a un mafioso che era buffo, cosa che non venne presa molto bene.
Scorsese apprende di questo aneddoto e decide di inserirlo in una ripresa apposita. Oltre al regista e a Ray Liotta, nessun altro è al corrente di quello che Pesci dirà, visto che la sceneggiatura non viene alterata, quindi le reazioni degli altri attori sono del tutto genuine.
Il lungo piano sequenza ambientato presso il locale Copacabana nasce per caso a seguito di un imprevisto, quando la produzione non ottiene l'autorizzazione di passare dall'ingresso principale, ovvero la via più breve, dovendo dunque girare tutt'intorno partendo dal retro. Ci vogliono alla fine otto tentativi, prima che la ripresa venga portata a compimento con successo.
Le riprese si concludono il 9 agosto 1989. Alcune settimane prima della premiere, il cast ha infine la possibilità di conoscere di persona Henry Hill. Qualche giorno prima, però, costui contatta Ray Liotta chiedendogli un incontro, che avviene in una sala bowling della California. Come vede l'attore, Hill - che ha già visionato il film - lo ringrazia per la sua interpretazione, che ha adorato, e per non averlo reso sullo schermo come un vile criminale.
Quei Bravi Ragazzi (Goodfellas) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 19 settembre 1990. A fronte di un budget di 25 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano 47 milioni di dollari.
Il film riceve inoltre sei nomination al Premio Oscar, vincendo una statuetta nella categoria Miglior Attore Non Protagonista (Joe Pesci).
Sempre nel 1990, Karen Friedman - moglie di Henry Hill - chiede il divorzio da suo marito dopo 23 anni di matrimonio. Hill non riesce a tenersi lontano dalle attività criminali e dal traffico di stupefacenti, cosa che lo porta a subire altre condanne in tribunale e ad essere espulso dal Programma Protezione Testimoni.
Nonostante questo, non viene ucciso dalla mafia, forse perché ormai troppo famoso e riconoscibile a seguito del libro di Pileggi e del film di Scorsese, quindi un attentato rischierebbe di attirare attenzioni indesiderate. Henry Hill muore infine nel 2012, all'età di 69 anni, a seguito di un infarto causato da una malformazione cardiaca.
Dopo l'uscita di Quei Bravi Ragazzi, Martin Scorsese, Robert De Niro e Joe Pesci torneranno a collaborare insieme cinque anni dopo nel film Casinò... ma questa è un'altra storia.

sabato 5 marzo 2022

A scuola di cinema: Mean Streets - Domenica in Chiesa, Lunedì All'Inferno (1973)

1972: Martin Scorsese è un giovane e promettente regista trentenne. Tuttavia, ha nel suo curriculum solo due pellicole, entrambe due produzioni indipendenti a basso budget: Chi Sta Bussando alla Mia Porta? (Who's That Knocking at My Door) e America 1929: Sterminateli Senza Pietà (Boxcar Bertha).
Ma in serbo per lui c'è un nuovo film e la prima collaborazione con un attore con cui sancirà poi un sodalizio artistico duraturo, ovvero Robert De Niro.


Negli anni '60 del ventesimo secolo, Martin Scorsese ha scritto una sceneggiatura insieme a Mardik Martin, un suo compagno di università, intitolata Season of the Witch e concepita in buona parte nell'auto di Scorsese mentre i due percorrono le vie del quartiere di Little Italy.
La storia prende spunto da alcuni fatti a cui il regista ha assistito durante la sua infanzia e adolescenza crescendo a Little Italy. In quanto asmatico, spesso Martin Scorsese è costretto a rimanere a casa, non potendo giocare con altri bambini, osservando alcune scene di vita dalla finestra della sua camera e vedendo poi i film in televisione.
Questa sua malattia impedisce con ogni probabilità che il futuro regista entri a far parte delle bande criminali del quartiere.
La sceneggiatura presenta inoltre alcuni personaggi basati su persone realmente esistite, tra cui Joe Scorsese, zio del regista, il quale ebbe spesso guai con la legge (sul quale è basato John Civello, Johnny Boy)..
È John Cassavetes a esortare Martin Scorsese a portare avanti questo suo progetto personale, dopo aver passato anni a occuparsi di un prodotto su commissione di serie B come Boxcar Bertha.
Scorsese sottopone dunque la sceneggiatura a Roger Corman, produttore della suddetta pellicola, il quale si dimostra interessato, ma pone una condizione non trattabile: il cast, invece che essere composto da italoamericani, deve incentrarsi sugli afroamericani.
L'intenzione del produttore, infatti, è quella di cavalcare il fenomeno della blaxploitation - pellicole interpretate da un cast di attori interamente o principalmente afroamericano - che sta spopolando in quegli anni.
Scorsese rifiuta la proposta, anche se sembrano non esserci altre opzioni perseguibili. Tuttavia, poco tempo dopo - per tramite del critico cinematografico Jay Cocks - entra in contatto con Jonathan Taplin. Costui è un apprezzato produttore musicale e organizzatore di concerti che vuole provare a sfondare nel mondo del cinema e vede la sceneggiatura di  Martin Scorsese come un buon viatico per iniziare.
Quando i due si incontrano, in una piscina durante una calda giornata di estate, Jonathan Taplin nota che il regista è teso e rimane colpito dal fatto che indossi una lunga giacca di pelle nera. Nonostante questo, giudica molto buona la sceneggiatura, inoltre con sua favorevole sorpresa Scorsese ha già preparato degli storyboard da valutare. Taplin decide dunque di produrre la pellicola.
Taplin riesce a raccogliere i 500.000 dollari necessari per far partire il progetto, chiedendo anche un prestito a un amico che investe circa il 50% di questa somma. Una piccola parte dei fondi, di 5.000 dollari, arriva anche da Francis Ford Coppola.
Ancora Jay Cocks suggerisce di cambiare il titolo da Season of the Witch a Mean Streets, riprendendo una frase del romanziere Raymond Chandler.
Il ruolo di Charlie Cappa viene offerto in un primo momento a Jon Voight, ma non potendo permettersi il suo ingaggio viene allora scelto Harvey Keitel, un attore che ha già lavorato al fianco di Martin Scorsese in Chi Sta Bussando alla Mia Porta?
Per il ruolo di Johnny Boy, Brian De Palma suggerisce a Scorsese il nome di un attore con cui ha già collaborato in due lungometraggi, Ciao America (Greetings) e Hi, Mom! Una persona che peraltro il regista aveva conosciuto in età adolescenziale: Robert De Niro. Questa pellicola rappresenta la prima collaborazione tra i due, un rapporto lavorativo che si rinnoverà molte altre volte negli anni e decenni successivi.
A De Niro viene chiesto di scegliere qualsiasi parte desideri e la sua preferenza va a Johnny Boy, poi però lui e Harvey Keitel intendono scambiarsi i ruoli, ma Martin Scorsese si impunta su questo, facendo loro mantenere le parti accordate in origine.
Le riprese iniziano nell'aprile 1973, tenendosi per i primi sei giorni a New York. A causa del budget ridotto, non ci si può permettere di transennare le strade durante le riprese e dunque molte scene vengono girate tenendo le telecamere in mano.
Per simulare una scena in cui il personaggio di Harvey Keitel è ubriaco, una telecamera viene legata all'attore mentre lui inizia a vacillare, di modo tale da simulare una sbronza.
Dopodiché ci si trasferisce a Los Angeles, poiché effettuare tutte le riprese nella Grande Mela si sarebbe rivelato troppo dispendioso, dove per circa 20 giorni - con l'apporto della troupe al servizio di Roger Corman - si girano tutte le scene ambientate in interni e qualche scena aggiuntiva in esterno.
Le riprese si concludono nel giugno 1973. È poi Martin Scorsese stesso, con l'assistenza di Brian De Palma, a occuparsi del montaggio del film. Durante questa fase, chiede qualche consiglio a Sidney Levin, il quale alla fine - col suo assenso - viene ufficialmente indicato come il montatore ufficiale, per non andare contro le regole sindacali che vieta a chi non fa parte del sindacato di essere indicato come montatore.
Il film viene dunque proposto per la distribuzione a Roger Corman, ma poco tempo dopo la Warner Bros. decide di occuparsi di questo aspetto.
Mean Streets - Domenica in Chiesa, Lunedì All'Inferno (Mean Streets) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 14 ottobre 1973. A fronte di un budget di 500.000 dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano 3 milioni di dollari. Per la Warner Bros. questo è solo un film di un semisconosciuto regista e dunque non preme più di tanto sulla sua promozione e distribuzione.
Nonostante questo scarso successo, comunque, la pellicola permette a Martin Scorsese di farsi meglio conoscere nell'ambiente, tanto che Ellen Burstyn lo contatta qualche tempo per dirigere Alice Non Abita Più Qui (Alice Doesn't Live Here Anymore).
Martin Scorsese, Robert De Niro e Harvey Keitel torneranno a lavorare insieme pochi anni dopo, in Taxi Driver... ma questa è un'altra storia.

sabato 5 febbraio 2022

A scuola di cinema: Re Per Una Notte (1983)

Fine anni '60 del ventesimo secolo: Paul D. Zimmerman, critico e sceneggiatore televisivo, legge un articolo sulla rivista Esquire incentrato su un fan rimasto ossessionato dal presentatore Johnny Carson - all'epoca il più popolare showman televisivo - e dal suo spettacolo, fino a giungere al punto di tenere un diario incentrato solo su di lui. E su altri stalker che ogni tanto prendono di mira il presentatore.
Zimmerman inizia a riflettere sulle conseguenze negative dell'essere una celebrità e di come certi fan insistenti, pur non volendo far del male, possano risultare comunque minacciosi e pericolosi. Basandosi su queste premesse, scrive poco tempo dopo una sceneggiatura su questa tematica, che alcuni anni dopo diventerà un lungometraggio.


Nel 1974, la sceneggiatura di Paul Zimmerman viene letta da Robert De Niro, il quale la propone a Martin Scorsese, con cui ha appena terminato la sua prima collaborazione grazie al film Mean Streets. Il regista, però, pur apprezzando la sceneggiatura non trova la sua tematica interessante e declina la proposta.
Negli anni successivi si prova a dare via libera al progetto tramite altri registi quali Milos Forman, Bob Fosse e Michael Cimino, il quale deve rinunciare poiché impegnato nella produzione de I Cancelli del Cielo (Heaven's Gate), ma non si giunge a nulla di concreto.
Fino a quando, verso la fine del 1979, mentre si sta per concludere la lavorazione di Toro Scatenato (Raging Bull), De Niro - che nel frattempo ha acquisito la sceneggiatura di Zimmerman - ripropone il soggetto a Scorsese. In questi anni il regista ha imparato a conoscere meglio le insidie dell'essere una celebrità e dunque, di fronte all'insistenza e perseveranza dell'attore, decide stavolta di accettare.
L'intento del regista, comunque, è quello di occuparsi più avanti di questo progetto e prendersi un periodo di riposo, poiché dopo la fine delle riprese di Toro Scatenato è stato soggetto a un attacco di polmonite, tanto da dover a un certo punto essere ricoverato in ospedale, pur senza gravi conseguenze.
Tuttavia all'orizzonte si profila uno sciopero degli sceneggiatori e la cosa rischia di complicare il tutto. Il produttore Arnon Milchan della 20th Century Fox riesce allora a convincere Scorsese ad anticipare di un mese l'inizio della lavorazione e, per velocizzare il tutto, a girare alcune scene per le strade di New York.
Se il ruolo del protagonista Rupert Pupkin è appannaggio di De Niro, la parte di Jerry Langford viene proposta in un primo momento a Johnny Carson, proprio la persona la cui esperienza con gli stalker aveva ispirato la sceneggiatura, ma dopo il suo rifiuto il ruolo viene offerto a Jerry Lewis.
Costui suggerisce di cambiare il nome di battesimo del personaggio, che in origine è Robert Langford, affibbiandogli il suo stesso nome. L'idea è quella di far sì che le persone che lo riconoscano per strada durante le riprese lo chiamino, potendo così registrare su pellicola vere reazioni. Cosa che puntualmente accade.
Robert De Niro esprime in merito le sue riserve a Scorsese, in quanto è convinto che Lewis potrebbe essere tentato di recitare un po' sopra le righe e non offrire una credibile performance drammatica, ma il regista è di diverso avviso: il background da comico di Jerry Lewis è quello che lo aiuterà a rendere credibile il personaggio di Jerry Langford.
Per entrare nella parte, Robert De Niro studia i monologhi di Richard Belzer e di altri comici da palcoscenico e inizia a contattare i suoi più insistenti cacciatori di autografi. In un curioso scambio di ruoli, l'attore li rintraccia e pone loro svariate domande, indagando sulle loro motivazioni e cercando di capire le ragioni del loro agire.
Il look del personaggio, invece, arriva da una fonte impensabile: un manichino, con tanto di baffetti, che De Niro vede in un negozio di abiti mentre è in giro con Scorsese e di cui adotta il vestiario.
Le riprese iniziano in via ufficiale il primo giugno 1981, tenendosi a New York.
I problemi non tardano ad arrivare quando, dopo tre giorni passati sul set senza far nulla, Jerry Lewis si lamenta con Martin Scorsese delle sue tempistiche lavorative e che dovrà essere pagato comunque.
I rapporti tra i due, comunque, migliorano subito dopo, tanto che Scorsese permette a Jerry Lewis di dirigere una scena non prevista in sceneggiatura e basata su un fatto realmente accaduto all'attore: quella dove un'anziana, dopo che Jerry Langford si rifiuta di parlare con un suo caro al telefono, gli augura di ammalarsi di cancro.
Martin Scorsese non si trova molto a proprio agio nel girare lungo le strade di New York, cosa che si rivela per lui un incubo logistico. Oltretutto, pur non avendo per fortuna una ricaduta della polmonite, la lavorazione si rivela alquanto stressante per via del fatto che è stata anticipata - ha praticamente girato due film senza soluzione di continuità e lui si è ripreso solo da poco dalla malattia.
La problematica più complicata, tuttavia, è il fatto che il regista ritenga parte del materiale presente nella sceneggiatura - le scene più sopra le righe, nello specifico - non così di buon livello quando viene girato.
Per la scena in cui Jerry Langford si libera dalla prigionia di Masha (Sandra Bernhard), Jerry Lewis vorrebbe che il suo personaggio la colpisse, facendola cadere contro un tavolino di vetro, ma l'attrice si oppone in maniera netta. La stessa cosa fa Scorsese, il quale teme che Sandra Bernhard possa rimanere ferita, e concepisce dunque una soluzione alternativa.
Un'altra idea proposta da Jerry Lewis, ma ugualmente scartata da Scorsese, è che Rupert Pupkin alla fine uccida Jerry Langford.
Le riprese si concludono nell'ottobre 1981.
Re Per Una Notte (The King of Comedy) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 18 febbraio 1983. A fronte di un budget di circa 19 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano appena due milioni e mezzo di dollari.
Un flop che Martin Scorsese si aspettava, tanto da fargli pentire col senno di poi di aver accettato l'incarico. Questo creerà una piccola frattura tra lui e Robert De Niro e i due torneranno a collaborare solo sette anni dopo, in Quei Bravi Ragazzi (Goodfellas)... ma questa è un'altra storia.

martedì 16 febbraio 2021

A scuola di cinema: Taxi Driver (1976)

1972: È un periodo pessimo per Paul Schrader. Licenziato dall'American Film Institute e nel mezzo di una causa di divorzio dalla sua prima moglie, soffre di un esaurimento nervoso mentre si trova a Los Angeles. Qui viene ospitato da una ragazza che rifiuta le sue avances e rompe subito con lui, lasciandogli però il suo appartamento per circa un paio di mesi mentre lei è fuori città, permettendo così a Schrader di non dormire più nella sua auto.
Del tutto solo, senza amici con cui parlare per intere settimane e lavorando come fattorino per una catena di ristoranti per sbarcare il lunario, Schrader, per combattere un'assillante insonnia, passa il proprio tempo frequentando i cinema porno che rimangono aperti anche durante la notte e cominciando a rimanere ossessionato dalle pistole.
Dopo essere finito al pronto soccorso a causa di un'ulcera, l'uomo capisce ben presto che, per evitare di precipitare in una spirale di autodistruzione, deve effettuare un processo di catarsi scrivendo di queste sue esperienze sotto forma di sceneggiatura.
Nasce così Taxi Driver.


Ispirandosi alle sue esperienze personali e leggendo stralci del diario di Arthur Bremer, che nel 1972 si rende responsabile di un fallito attentato ai danni del candidato democratico George Wallace, Schrader - tenendo sempre accanto a sé una pistola - concepisce in poco meno di due settimane il primo trattamento di sceneggiatura, trasferendo l'ambientazione a New York, poiché in questa città i taxi driver sono molto più presenti.
L'anno successivo, Schrader mostra la sceneggiatura a Brian De Palma durante un'intervista. Costui la passa ai produttori Michael Phillips e Julia Phillips, che la opzionano, offrendogli la regia. Ma De Palma non ritiene di essere la persona adatta e porta così la sceneggiatura all'attenzione di un regista alle prime armi di nome Martin Scorsese, il quale ne rimane affascinato.
Tuttavia, in principio le case di produzione si rifiutano di dare il via libera a un progetto basato su una sceneggiatura ritenuta molto violenta e in mano a degli sconosciuti.
In breve tempo, però, questo cambia. Michael e Julia Phillips producono, sempre nel 1973, il film La Stangata (The Sting), che vince il Premio Oscar come miglior film l'anno successivo. Martin Scorsese, invece, dirige nel 1973 e nel 1974 le sue prime pellicole di successo, Mean Streets e Alice Non Abita Più Qui (Alice Doesn't Live Here Anymore).
Il successo de La Stangata permette a Michael Phillips di stringere un accordo con la Columbia per la produzione di alcuni film, uno dei quali è Taxi Driver. Per far sì che il progetto venga approvato, tuttavia, visto che il budget è contenuto, sia Scorsese che Schrader accettano una paga inferiore a quella che potrebbero ottenere. Soprattutto Schrader, la cui sceneggiatura viene pagata 35.000 dollari quando per un altro film, Yakuza (The Yakuza), ha da poco ottenuto dieci volte tanto.
Per il ruolo principale, Travis Bickle, Scorsese propone in prima battuta la parte a Dustin Hoffman. Solo che costui all'epoca non conosce il regista e, non avendo sottomano la sceneggiatura, Scorsese narra la storia in via verbale. Una storia che appare fin troppo bizzarra ad Hoffman, che quindi decide di rinunciare.
I produttori desiderano tuttavia che Scorsese ricrei la collaborazione con un attore di Mean Streets, Robert De Niro, il quale è reduce dalla conclusione delle riprese de Il Padrino Parte II (The Godfather Part II). Anche De Niro accetta un ingaggio di 35.000 dollari, nonostante dopo Il Padrino Parte II abbia già ricevuto proposte per 500.000 dollari.
Quando entra a far parte del cast, De Niro è impegnato nella lavorazione del film Novecento di Bernardo Bertolucci. Per prepararsi alla parte, durante le pause delle riprese di Novecento, l'attore prende un volo per New York e per circa due settimane lavora come tassista su turni di quindici ore, passando poi a leggere libri sulle malattie della mente.
Nonostante sia apparso in un film di successo come Il Padrino Parte II e altre pellicole in passato, nessuno dei passeggeri del taxi lo riconosce, tranne un suo collega attore il quale gli dice che è sconvolto nel vedere un interprete così rinomato ridotto a fare il lavoro di tassista. Tornato in Italia, De Niro si reca in una base militare statunitense sita nel nord della nazione, dove registra delle conversazioni con alcuni soldati del Midwest degli Stati Uniti, al fine di imparare il loro accento.
Il ruolo di Iris viene proposto in prima battuta a Melanie Griffith, ma sua madre Tippi Hedren la convince a non accettare. A seguito di un successivo casting che coinvolge circa 250 attrici, la parte viene infine assegnata a Jodie Foster, che ha avuto un piccolo ruolo in Alice Non Abita Più Qui, e che dietro esortazione di sua madre sta cercando di lasciarsi alle spalle la nomea di attrice di film per ragazzi.
Jodie Foster, tuttavia, all'epoca ha dodici anni e vi è molta preoccupazione che una ragazza di questa età interpreti una pellicola con tematiche forti e cupe. A tale scopo, prima di accettare la parte in via definitiva deve sostenere dei colloqui con uno psichiatra, per assicurarsi che l'esperienza non possa rivelarsi destabilizzante per lei.
Inoltre, ogni volta che è presente sul set viene accompagnata da un assistente sociale, il quale si assicura che lei sia lontana quando devono essere girate scene di sesso, violente o con parolacce. Per le scene più controverse, dunque, Jodie Foster viene sostituita da sua sorella Connie, la quale ha sette anni più di lei e la stessa altezza.
Per la parte di Betsy, si va alla ricerca di un'attrice alla Cybill Shepherd. Nel sentire ciò, la sua agente Sue Mengers suggerisce allora di contattare proprio Cybill Shepherd, visto che è disposta anche lei ad accettare un ingaggio di 35.000 dollari.
Il ruolo di Sport viene assegnato a un abituale collaboratore di Scorsese, Harvey Keitel, che lo richiede espressamente dopo aver rifiutato quello più rilevante di Tom, interpretato da Albert Brooks. Per prepararsi alla parte, l'attore riesce a entrare in contatto con un ex sfruttatore di prostitute che agiva nella zona di Times Square e ottiene da lui alcuni consigli.
Le riprese iniziano in via ufficiale nel giugno 1975, tenendosi ovviamente a New York. A causa di uno sciopero di quel periodo degli operatori sanitari, molti sacchi d'immondizia vengono lasciati abbandonati ai lati delle strade e non raccolti: le scene che li inquadrano, dunque, non sono frutto di apposita costruzione.
L'appartamento di Travis viene creato in un edificio inagibile presente in una zona vittima della microcriminalità e che poco tempo dopo viene demolito. Per evitare problemi, la produzione assolda una gang del luogo perché li protegga dalle altre gang.
In principio, il ruolo del passeggero che medita di uccidere sua moglie deve essere interpretato da George Memmoli, solo che costui si infortuna alla schiena interpretando un altro film ed è costretto a rinunciare. Forse per risparmiare su tempi e costi, Martin Scorsese in persona lo sostituisce, facendosi dare qualche lezione di recitazione al volo da Robert De Niro.
Molti hanno difficoltà a interagire con Cybill Shepherd, non all'altezza della situazione per questa pellicola. Dimentica infatti spesso le battute, che Scorsese deve ricordarle in maniera costante, con la conseguenza che sono necessari più ciak per una singola scena dove lei è presente. Cosa che inoltre genera irritazione nel metodico Robert de Niro.
Difficoltà che invece non si presentano con Jodie Foster. De Niro ne ammira il giovane talento e la prende sotto la sua ala protettiva, provando più volte le scene con lei e perfezionando le sue capacità di recitazione.
La celebre scena in cui De Niro ripete più volte "Ma dici a me? You Talkin' to me?" non è prevista in sceneggiatura, dove è solo indicato che il personaggio di Travis debba guardarsi allo specchio. De Niro osserva qualche tempo prima una scena simile durante un concerto di Bruce Springsteen, quando di fronte al pubblico in visibilio il cantante si guarda intorno con finto straniamento e ripete più volte la frase, che l'attore poi porta in scena.
Le riprese si concludono nel settembre 1975.
La pellicola, di per sé già ritenuta violenta, rischia di avere un rating X (riservata solo agli adulti, un "onore" concesso ai film pornografici) a causa del sanguinario confronto finale tra Travis Bickle e la banda criminale di Sport, tanto che la Columbia in principio chiede che sia eliminata del tutto.
Per evitare ciò, Scorsese rimette mano alla pellicola desaturandone i colori, per rendere il sangue di un colore scuro piuttosto che rosso vivo. La manovra ha buon fine e il rating viene portato a R (consentito ai minori dai 17 ai 14 anni, seppur in presenza di un adulto).
A causa del deterioramento negli anni della pellicola originale, quando si cerca di ripristinare la scena nella sua concezione iniziale per i supporti fisici, questo non è più possibile. Dunque non sapremo mai come è stata visualizzata in principio tale scena.
Per la colonna sonora, Scorsese contatta lo storico compositore Bernard Hermann, il quale però all'inizio rifiuta poiché il regista per lui è un emerito sconosciuto e non vuole impegnarsi su un film a suo dire incentrato sulle auto. Quando tuttavia legge la sceneggiatura, cambia idea. Bernard Hermann porta a termine la partitura musicale nel dicembre 1975, pochi giorni prima della sua morte. Il film è dedicato alla sua memoria.
Taxi Driver viene distribuito nei cinema americani a partire dall'8 febbraio 1976. A fronte di un budget di quasi due milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 28 milioni di dollari. Ottiene inoltre quattro nomination agli Oscar, incluse quelle per miglior film e miglior attore protagonista, non trionfando in nessuna categoria, ma vincendo la Palma d'Oro del Festival di Cannes, nonostante i fischi che accolgono la prima visione.
Un curioso, e al contempo drammatico, effetto collaterale derivante dall'uscita di questa pellicola si verifica il 30 marzo 1981. Un uomo di nome John Hinckley Jr. vede il film e rimane ossessionato dall'attrice Jodie Foster, a cui comincia a inviare decine di lettere e poesie e che cerca al telefono più volte, un atteggiamento che oggi sarebbe definito stalking.
Già preda di turbe mentali, Hinckley decide di attirare l'attenzione dell'attrice uccidendo il presidente Ronald Reagan, così come Bickle aveva cercato di assassinare il candidato Palantine. L'attentato ha luogo appunto il 30 marzo 1981: fallisce, ma un proiettile di rimbalzo ferisce Reagan al petto.
Al processo, Hinckley viene dichiarato totalmente incapace di intendere e di volere e confinato in un ospedale psichiatrico, da cui esce solo nel 2016 con numerose condizioni restrittive che con ogni probabilità permarranno finché è in vita.
Può apparire strano che un film simile possa avere un sequel, eppure l'idea è stata quantomeno discussa a partire dal 1998, quando De Niro suggerisce la cosa a Scorsese e Schrader, dicendo che sarebbe interessante vedere dove si trova adesso Travis Bickle. Schrader boccia subito la cosa come l'idea più stupida che abbia mai sentito. Un'idea che non raccoglie nemmeno un concreto entusiasmo da parte di Martin Scorsese nel corso degli anni e che diviene lettera morta dopo il 2013.
E questa è la fine della storia.

mercoledì 21 agosto 2019

A scuola di cinema: Fuori Orario (1985)

Al termine delle riprese di Re per una Notte, Martin Scorsese si imbarca nella produzione di un film che intende realizzare da alcuni anni, L'Ultima Tentazione di Cristo.
Nel dicembre 1983, tuttavia, la Paramount - la quale avrebbe dovuto finanziare la pellicola - cancella il progetto, temendo che possa risultare troppo costoso e per evitare le critiche di alcune organizzazioni religiose. Da questa vicenda, il regista si ritrova così proiettato alla direzione di un altro film.


Rimasto amareggiato da questa esperienza, Scorsese pensa di ritirarsi dalla regia di altri film per concentrarsi su dei progetti di basso profilo, fino a quando il suo avvocato di fiducia, Jay Julien, lo mette in contatto con l'attore Griffin Dunne.
Costui, attraverso una propria società di produzione, la Double Play Productions, intende sviluppare un film con lui come protagonista e incentrato su una tesi universitaria. La storia si intitola A Night in Soho ed è stata scritta da Joseph Minion mentre frequentava il corso di cinematografia alla Columbia University. Una tesi che gli ha fatto guadagnare una laurea col massimo dei voti.
Essendo giovane e inesperto, Minion ha attinto per parte della sceneggiatura a un monologo intitolato Lies ideato dallo scrittore Joe Frank. Appena viene a sapere di ciò, quest'ultimo intenta causa e, pur non essendo riconosciuto il suo contributo alla pellicola, ottiene un risarcimento finanziario.
La sceneggiatura di Minion viene rifinita e revisionata da Scorsese, il quale gli affibbia anche il titolo definitivo. Vengono concepiti - e girati - diversi finali, fino a quando viene accettato il consiglio del regista Michael Powell, che suggerisce di riportare il protagonista esattamente da dove era partito.
In origine, Scorsese non intende dirigere il film, ma più va avanti nella revisione della sceneggiatura, più il suo desiderio di tornare dietro la macchina da presa cresce. Il fatto è che è già stato individuato un altro regista per questa pellicola, l'allora esordiente Tim Burton (notato da Dunne grazie alla produzione del corto animato Vincent), il quale però dopo aver saputo dell'interesse di Scorsese decide di farsi da parte.
Le riprese si svolgono nell'estate del 1984 in varie location di New York, in particolare - come è intuibile immaginare - il quartiere di Soho.
Fuori Orario (After Hours) viene infine distribuito nei cinema americani a partire dal 13 settembre 1985. A fronte di un budget di 4 milioni e mezzo di dollari, il film arriva infine a incassarne sul territorio statunitense dieci milioni e mezzo. Non solo, permette a Scorsese di vincere l'anno successivo il premio come miglior regista al Festival di Cannes.
Il giorno prima di essere coinvolto in questo progetto, Martin Scorsese meditava di abbandonare la regia, il giorno dopo il suo entusiasmo era rinato. E alla fine sarebbe riuscito a dirigere L'Ultima Tentazione di Cristo... ma questa è un'altra storia.