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domenica 4 giugno 2023

A scuola di cinema: Il Segreto di Agatha Christie (1979)

1926: Agatha Christie è una scrittrice di romanzi gialli che, pur avendo esordito relativamente da pochi anni (anche se ha scritto il suo primo libro, Poirot a Styles Court, nel 1916) è già divenuta la Signora del Giallo, grazie alle opere che vedono protagonista l'eccentrico detective belga Hercule Poirot. La pubblicazione in quell'anno di L'Assassinio di Roger Ackroyd (The Murder of Roger Ackroyd) non fa che confermare la sua fama.
Eppure, a un successo economico e mediatico non corrisponde invece una vita tranquilla e serena. Nell'aprile di quello stesso anno, infatti, la scrittrice perde la madre Clarissa, a cui è molto legata, e in agosto il marito Archibald Christie - il quale si è innamorato di un'altra donna - le annuncia che chiederà il divorzio.
La sera del 3 dicembre 1926, Agatha Christie, a seguito di un diverbio col marito, si allontana da casa e non dà più notizie di sé. La sua auto viene ritrovata il giorno successivo, ma di lei nessuna traccia.
Inizia da quel momento una vera caccia all'uomo, o sarebbe meglio dire alla donna, che vista la notorietà della persona in questione coinvolge migliaia tra poliziotti e volontari, mentre la stampa sensazionalistica e non, inglese e internazionale, si occupa di questa vicenda, lasciando intendere che la donna potrebbe anche essersi suicidata, e vengono offerte laute ricompense per il ritrovamento della scrittrice.
Addirittura Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes, consegna a una medium uno dei guanti della scrittrice, nella speranza che così si possa scoprire dove si nasconda.
Agatha Christie viene trovata solo il 14 dicembre 1926, undici giorni dopo la sua scomparsa, presso l'Old Swan Hotel di Harrogate, registrata sotto il nome di Tressa Neele (il cognome dell'amante del marito) e in stato di amnesia.
La scrittrice non rilascerà mai una dichiarazione pubblica in merito a questa sua scomparsa e non ne farà menzione alcuna nella sua autobiografia. Le teorie in merito, con lei ancora in vita, si sprecano: dal crollo psicologico ed emotivo, alla manovra pubblicitaria, a un tentativo mal riuscito di screditare Archibald Christie, dal quale divorzia qualche tempo dopo la conclusione di questa faccenda.
Ma quale che sia la verità, questa scompare insieme alla scrittrice nel 1976. Eppure, un'altra, incredibile teoria fa capolino in un film di qualche tempo dopo.


Dopo la morte di Agatha Christie, inevitabilmente si ricordano anche quegli undici giorni in cui scomparve, riportando così sotto i riflettori quell'evento. Una persona che si interessa ad esso è la sceneggiatrice Kathleen Tynan, la quale effettua numerose ricerche al riguardo con l'intenzione di sviluppare un documentario.
Non riuscendo tuttavia a trovare i fondi necessari, la scrittrice accetta il consiglio del produttore David Puttnam di ideare una sceneggiatura cinematografica. David Puttnam individua il regista in Michael Apted.
Il progetto viene in principio opzionato da The Rank Organisation, che tuttavia ritira subito i fondi quando si avvede che Archibald Christie, uno degli ex componenti del consiglio di amministrazione, è ritratto sotto una luce negativa.
Il progetto viene allora rilevato dalla Warner Bros. e da First Artists dietro richiesta di Dustin Hoffman, il quale ha letto la sceneggiatura grazie all'intercessione di Michael Apted. L'accordo che l'attore ha con First Artists è quello di partecipare a due film a un salario inferiore al consueto, ma potendo godere di piena autonomia creativa e di una percentuale degli incassi.
Vi è il problema, però, che non vi è un preminente personaggio maschile nella storia, in quanto la sceneggiatura è incentrata, oltre che su Agatha Christie, qui interpretata da Vanessa Redgrave, su un'altra donna a cui la scrittrice confida quanto le è accaduto.
La sceneggiatura viene dunque revisionata da Arthur Hopcraft e Murray Schisgal, uno sceneggiatore di fiducia di Dustin Hoffman, i quali espandono un ruolo minore - quello di un giornalista inglese - in uno da protagonista trasformandolo in un reporter americano.
Quest'ingerenza da parte di Dustin Hoffman viene ritenuta eccessiva da parte di David Puttnam, il quale si ritira dal progetto, diffida dal mettere il suo nome nei crediti e giura a sé stesso di non lavorare mai più con l'attore.
Come se non bastasse, gli eredi di Agatha Christie, venuti a conoscenza della lavorazione del film, tentato di bloccarlo poiché darebbe un'immagine poco lusinghiera della scrittrice, ma un tribunale sancisce che - essendo questa un'opera di finzione narrativa - è protetta dalle leggi in vigore.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 7 novembre 1977, tenendosi ad Harrogate. Viene utilizzato come luogo delle riprese anche lo stesso hotel in cui soggiornò all'epoca Agatha Christie, ricreando sul set l'arredamento del passato.
Verso la fine della lavorazione, le acque cominciano ad agitarsi. La First Artists infatti interviene e sottrae il progetto a Dustin Hoffman, che deve ancora girare un'ultima scena chiarificatrice. Per tutta risposta l'attore cita in giudizio la società di produzione, richiedendo un risarcimento di 66 milioni di dollari e affermando che è stato privato di quel controllo creativo garantitogli dal contratto.
La risposta della First Artists non si fa attendere e procede a una domanda riconvenzionale nei confronti di Dustin Hoffman, dichiarando che costui si è reso responsabile dell'estensione delle originarie tempistiche lavorative di oltre 20 giorni, facendo così anche lievitare il budget previsto di circa il quindici per cento.
Michael Apted rimane al fianco di Dustin Hoffman e, quando la contesa trova una risoluzione, riesce a convincere l'attore a girare qualche ultima scena di raccordo.
Il Segreto di Agatha Christie (Agatha) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 9 febbraio 1979. A fronte di un budget di 3 milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 7 milioni e mezzo di dollari.
L'esperienza lascia Dustin Hoffman duramente provato e, unito al fatto che in quel periodo sta attraversando una crisi con la moglie Anne Byrne, l'attore medita di abbandonare le scene cinematografiche per qualche tempo e dedicarsi solo al teatro.
Ma un incontro col produttore Stanley Jaffe e il regista Robert Benton in un hotel di Londra gli fa cambiare idea e inizia così la lavorazione di Kramer Contro Kramer (Kramer vs. Kramer)... ma questa è un'altra storia.

domenica 4 dicembre 2022

A scuola di cinema: Papillon (1973)

1969: Viene pubblicato il libro autobiografico Papillon, scritto da Henri Charrière.
L'opera dettaglia i quattordici anni, dal 1931 al 1945, in cui Charrière, soprannominato Papillon per via di un tatuaggio a forma di farfalla presente sul suo petto, rimane prigioniero presso l'Isola del Diavolo - una colonia penale francese sita nella Guyana Francese - per un omicidio che non ha mai commesso.
Dopo aver fatto amicizia con un truffatore di nome Louis Dega, un ex banchiere, Henri Charrière tenta negli anni successivi più volte la fuga, finendo sempre per essere ricatturato e riportato alla colonia penale. Fino a quando un ultimo, disperato tentativo riesce e Charrière si rifugia in Venezuela, diventa cittadino naturalizzato di quella nazione e inizia infine a vivere da uomo libero. La colonia penale, invece, chiude i battenti nel 1952.
Negli anni successivi, molti mettono in dubbio la veridicità di quanto raccontato da Henri Charrière, anche se lui dichiarerà fino alla fine che tutti gli eventi che ha descritto nel suo libro sono realmente accaduti. Con ogni probabilità, però, Charrière ha unito alcune sue vicende personali con altre capitate ad altri detenuti di cui era venuto a conoscenza per creare un'opera in grado di soddisfare le esigenze dell'editore.
Lo scrittore pubblica anche nel 1972 un seguito di questo libro, Banco, che dettaglia la sua vita dopo la fuga dalla colonia penale.
Papillon diviene in breve tempo un bestseller e così pochi anni dopo ne viene prodotto un adattamento cinematografico.


Poco dopo la pubblicazione del libro, il quale viene tradotto anche in inglese, i diritti di sfruttamento cinematografico vengono acquisiti dalla Continental Distributing di Walter Reade per una somma pari a 550.000 dollari, con l'intenzione di affidare la regia a Roman Polanski e a Warren Beatty la parte del protagonista. Il produttore, tuttavia, non riesce a raccogliere i finanziamenti necessari e il progetto naufraga in breve tempo.
Walter Reade vende dunque nel 1970 i diritti, per una somma pari a 600.000 dollari, al produttore Robert Dorfmann, il quale fa produrre una prima sceneggiatura a William Goldman, che rimane abbastanza aderente al libro. Tale sceneggiatura viene poi revisionata da Lorenzo Semple Jr., che ha anche il compito secondario di eliminare alcuni dettagli ritenuti - per l'epoca - troppo scabrosi, come i rapporti omosessuali tra i detenuti. La regia viene affidata a Franklin James Schaffner.
Nel marzo 1971 viene messo sotto contratto il protagonista, ovvero Steve McQueen, ma occorre un altro attore di peso che lo affianchi.
Quando Dustin Hoffman viene messo sotto contratto, perciò, occorre un'ulteriore revisione della sceneggiatura, in quanto nel trattamento - così come nel libro - non vi è un vero e proprio co-protagonista che possa affiancare Steve McQueen.
Di questo incarico se ne occupa Dalton Trumbo, il quale espande le scene e i dialoghi che riguardano Louis Dega, un personaggio minore nel libro di Henri Charrière. Questa è l'ultima sceneggiatura a cui Dalton Trumbo lavora in carriera.
In preparazione alla parte, Dustin Hoffman dimagrisce di circa 8 chili e modella il suo personaggio proprio su Dalton Trumbo e su certi suoi atteggiamenti timidi e moderati. Per vedere attraverso le spesse lenti indossate dal suo personaggio, l'attore fa utilizzo di lenti a contatto.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 19 febbraio 1973, tenendosi in Giamaica, Spagna e alle Hawaii.
A quell'epoca, la prigione della Guyana Francese è già stata chiusa da un paio di decenni ed è in rovina quindi, utilizzando delle foto d'epoca, viene ricreata in maniera fedele presso un set nella città di Falmouth, in Giamaica, che arriva ad avere una lunghezza di quasi 250 metri. Per la sua costruzione occorrono due anni di ricerca e un anno di manodopera. Inoltre, Henri Charrière è presente sul set come consulente confermando l'aderenza del set alla realtà.
Anche Dalton Trumbo è presente sul set per effettuare alcune modifiche e aggiunte alla sceneggiatura (ancora non del tutto completata quando la produzione ha inizio) e ottiene anche un cameo nel ruolo di una guardia della colonia penale.
Tuttavia, lo sceneggiatore è affetto da un cancro ai polmoni che non gli consente di rimanere fino al termine della produzione. Le ultime revisioni della sceneggiatura, dunque, vengono apportate da suo figlio Christopher.
Il rapporto lavorativo tra Steve McQueen e Dustin Hoffman si mantiene per tutta la durata della produzione su basi professionali e di cortesia. Quello personale, invece, non presenta basi altrettanto solide. Oltre alle differenze caratteriali, Dustin Hoffman scopre ben presto che l'ingaggio di Steve McQueen è pari a 2 milioni di dollari, mentre il suo è di un milione e duecentocinquantamila dollari.
I due smettono dunque praticamente di parlarsi a telecamere spente e anche al termine dei lavori. Tutto questo, comunque, non inficia sulla produzione.
Una problematica costante che la produzione deve affrontare sono i continui furti da parte della popolazione locale. Quando la produzione sta per giungere al termine e le riprese vengono completate, vi è praticamente un assalto al set e viene prelevato tutto ciò che è possibile, soprattutto scarpe e legname.
Per la scena finale, in cui Papillon deve gettarsi da un'alta scogliera, Steve McQueen è inflessibile e ottiene infine dalla produzione l'autorizzazione a effettuare il tutto acrobatico personalmente, senza far uso di una controfigura.
Le riprese si concludono il 4 giugno 1973. Henri Charrière non vive abbastanza per vedere la sua opera comparire sugli schermi cinematografici, in quanto muore a causa di un cancro alla gola il 29 luglio 1973.
Papillon viene distribuito nei cinema americani a partire dal 16 dicembre 1973. A fronte di un budget di 12 milioni di dollari, decisamente alto per quell'epoca (dovuto in buona parte agli ingaggi dei due attori protagonisti e alla ricostruzione della colonia penale dismessa), la pellicola arriva infine a incassare 53 milioni di dollari.
Per quanto quasi certamente costruita ad arte e spettacolarizzata, l'epopea di Henri Charrière rimane impressa nei ricordi degli spettatori pur col passare degli anni e così nel 2017 si decide di produrre un remake di Papillon con Charlie Hunnam e Rami Malek nelle parti che furono di Steve McQueen e Dustin Hoffman... ma questa è un'altra storia.

sabato 30 luglio 2022

A scuola di cinema: Kramer Contro Kramer (1979)

1977: Viene pubblicato il libro Kramer Contro Kramer (Kramer Versus Kramer), scritto da Avery Corman.
La storia si incentra su un uomo e padre di famiglia ossessionato dal suo lavoro di pubblicitario, Ted Kramer, il quale un giorno viene lasciato da sua moglie Joanna e deve così crescere da solo suo figlio Billy, di quattro anni.
Pur tra mille difficoltà, Ted Kramer riesce a occuparsi di Billy e della sua istruzione per circa due anni, quando all'improvviso Joanna ritorna, chiedendo la custodia del bambino e portando la contesa tra i due ex coniugi in tribunale.
Quest'opera poco tempo dopo diviene oggetto di un adattamento cinematografico.


Il produttore della Columbia Pictures Stanley Jaffe opziona i diritti di sfruttamento cinematografico del libro di Avery Corman poco dopo la sua pubblicazione e propone il progetto al regista Robert Benton, che accetta e ne scrive anche la sceneggiatura.
Entrambi vedono in Dustin Hoffman l'interprete perfetto per Ted Kramer, ma in principio l'attore non è interessato, in quanto sta vivendo davvero un doloroso processo di separazione da sua moglie Anne Byrne, che sarebbe culminato con un divorzio nel 1980. Vengono contattati allora altri attori quali James Caan, Al Pacino o Jon Voight, i quali però rifiutano la proposta.
Stanley Jaffe e Robert Benton, tuttavia, non demordono e ottengono infine l'assenso di Dustin Hoffman durante un incontro in un hotel di Londra. L'attore pone però una condizione: la sceneggiatura non riflette a pieno il dolore che si prova durante un divorzio e chiede di poter apportare alcune modifiche alle scene e ai dialoghi.
Robert Benton glielo concede e rimane soddisfatto dalle aggiunte di Hoffman, tanto da chiedergli di essere accreditato come co-sceneggiatore, ma l'attore rifiuta.
Per il ruolo di Joanna Kramer, la prima scelta ricade su Kate Jackson, solo che costei ha degli obblighi contrattuali per apparire nella serie televisiva Charlie's Angels, di cui è una delle protagoniste, e le tempistiche tra i due progetti sono in conflitto e così l'attrice è costretta a rinunciarvi.
Si fa allora avanti un'altra attrice, la quale è sotto contratto per una parte secondaria, ma è più interessata a ottenere il ruolo di Joanna Kramer: il suo nome è Meryl Streep.
Per lei, il personaggio di Joanna è monodimensionale, nonché quello che viene meno approfondito e peggio trattato, sia nel libro che nella sceneggiatura, cosicché il pubblico è facilmente portato a vederla come una sorta di nemico, e intende dunque indagare sulla sua personalità per mostrare anche le sue motivazioni. Anche l'attrice non sta vivendo un periodo facile, avendo da poco perso il suo compagno, John Cazale.
Robert Benton, non troppo soddisfatto di un paio di scene che coinvolgono Joanna Kramer, consente dunque a Meryl Streep di riscrivere sia la scena della separazione, nonostante le obiezioni iniziali di Dustin Hoffman, che le parti che riguardano la sua udienza in tribunale.
Le modifiche apportate dall'attrice sono così efficaci che il regista le mantiene per intero, anche se dei sui dialoghi originari rimane ben poco.
Per prepararsi alla parte, Meryl Streep frequenta per qualche tempo l'Upper East Side di Manhattan, osservando le interazioni tra genitori e figli. Inoltre chiede informazioni a sua madre, Mary Wilkinson, essendo stata anche lei una donna in carriera
Per il ruolo di Billy Kramer, si tengono delle audizioni in 26 scuole di New York, dove vengono intervistati più di 700 bambini. Viene infine scelto Justin Henry, di cui Dustin Hoffman apprezza la spontaneità.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 6 settembre 1978, tenendosi a New York. Durante le riprese, Meryl Streep è incinta del suo primo figlio, Henry Wolfe Gummer, e verso la fine il suo stato di gravidanza è decisamente evidente, tanto che viene "mascherato" facendole indossare un ampio impermeabile.
Il rapporto lavorativo tra Dustin Hoffman e Meryl Streep si rivela abbastanza burrascoso. Nella scena in cui Joanna abbandona suo marito, la prima peraltro in cui i due attori si ritrovano a recitare insieme, per suscitare delle reazioni in Meryl Streep, Hoffman la schiaffeggia. Come riceve lo schiaffo, Meryl Streep decide che non lavorerà mai più in un altro film con lui, una promessa che manterrà.
Le va ancora peggio durante la scena del confronto nel ristorante tra i due ex coniugi. Dustin Hoffman ha in mente di lanciare un bicchiere di vino contro una parete del locale, ma non avvisa l'attrice di questo e senza farsi notare chiede a un cameraman di piazzare la telecamera nella migliore posizione.
Cosicché, quando il bicchiere va in mille pezzi, la reazione di paura di Meryl Streep è autentica e come se non bastasse qualche frammento le finisce nei capelli. Dopodiché, comprensibilmente, inveisce contro Dustin Hoffman per quanto ha appena fatto.
Va decisamente meglio, invece, l'intesa tra Dustin Hoffman e il piccolo Justin Henry. L'attore prende sostanzialmente il ragazzo sotto la sua ala protettiva e con lui gira alcune scene frutto di totale improvvisazione, alcune basate anche su esperienze capitate a Hoffman, come quella dove Billy Kramer mangia il gelato, scena vissuta davvero dall'attore con sua figlia.
L'unico momento di frattura si verifica quando per esigenze di ripresa Justin Henry deve piangere dopo che il suo personaggio è caduto da uno scivolo in un parco giochi. Per esortarlo a trovare le lacrime, Dustin Hoffman gli dice che dopo questo film non lavoreranno mai più insieme e l'espediente funziona.
Le riprese si concludono nel dicembre 1978.
Kramer Contro Kramer (Kramer vs. Kramer) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 5 dicembre 1979. A fronte di un budget di 8 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 173 milioni di dollari.
Il film inoltre vince i Premi Oscar come Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Non Originale. Tre statuette inoltre vengono consegnate a Dustin Hoffman, Justin Henry e Meryl Streep rispettivamente come Miglior Attore, Miglior Attore Non Protagonista e Miglior Attrice Non Protagonista.
Questa vittoria si rivela fondamentale per la carriera di Meryl Streep, la quale fino a quel momento ha partecipato solo a una manciata di film, tanto da renderla negli anni successivi una stella di primo piano... ma questa è un'altra storia.

sabato 16 luglio 2022

A scuola di cinema: Tutti gli Uomini del Presidente (1976)

1974: Viene pubblicato il libro Tutti gli Uomini del Presidente: Lo Scandalo Watergate e la Caduta di Nixon (All The President's Men), scritto dai giornalisti Carl Bernstein e Bob Woodward.
L'opera dettaglia l'inchiesta giornalistica portata avanti dai due giornalisti sulle pagine del The Washington Post a seguito dell'irruzione nel giugno 1972, da parte di cinque uomini, presso una sede del Comitato Nazionale Democratico situata lungo un intero piano dell'Hotel Watergate.
Quest'insolito atto criminale scoperchia un intero nuovo mondo ai due giornalisti, composto da spie, intercettazioni, intrecci politici e governativi e un misterioso informatore segreto noto come Gola Profonda, tanto che ne consegue un vero e proprio scandalo, lo Scandalo Watergate.
Le sue ramificazioni sono così profonde che arrivano a coinvolgere anche il Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, il quale nel 1974 è costretto a presentare le proprie dimissioni.
Da questo libro inchiesta nasce infine una celebre pellicola.


Già nell'autunno del 1972, durante i primi mesi dell'indagine giornalistica, Robert Redford contatta Carl Bernstein e Bob Woodward (i quali in principio pensano sia una spia al servizio del governo), dichiarandosi entusiasta per il loro lavoro e dimostrandosi interessato già allora a un possibile adattamento cinematografico della loro inchiesta.
Quando, due anni dopo, il libro viene pubblicato, l'attore ha modo di incontrare i due giornalisti presso un bar del Jefferson Hotel. Bernstein e Woodward chiedono a Redford che il film sia strettamente aderente al libro e dunque si concentri solo e unicamente sulla loro inchiesta. L'attore risponde che è esattamente questo il suo intento.
Robert Redford negozia dunque, per conto della Warner Bros., l'opzione dei diritti di sfruttamento cinematografico per una somma di 450.000 dollari. L'idea dell'attore è quello di ritagliare per sé solo il ruolo di produttore e concepisce un film di stampo documentaristico, in bianco e nero e senza attori di richiamo.
La Warner Bros., tuttavia, è di diverso avviso e si dichiara disposta a finanziare la pellicola solo nel caso in cui Robert Redford interpreti uno dei protagonisti. L'attore accetta il ruolo di Bob Woodward, ma è ora consapevole che deve trovare un altro attore di richiamo, per far sì che il suo personaggio non sia troppo preminente, poiché entrambi i giornalisti hanno avuto un ruolo paritario nel portare avanti l'indagine giornalistica.
Dopo aver pensato in un primo momento ad Al Pacino, Redford ritiene che Dustin Hoffman sia la scelta più adatta e gli propone la cosa mentre entrambi si ritrovano a guardare una partita dei New York Knicks. Nel frattempo viene individuato il regista in Alan J. Pakula.
La sceneggiatura viene scritta da William Goldman, che Redford ha conosciuto sul set di Butch Cassidy (Butch Cassidy and the Sundance Kid). Goldman richiede qualche informazione a Carl Bernstein e Bob Woodward, ma solo quest'ultimo si dimostra del tutto collaborativo, mentre Bernstein è abbastanza reticente.
Il primo trattamento non incontra i favori di Robert Redford, che per correttezza chiede degli input e dei suggerimenti a Bernstein e Woodward. Per tutta risposta, Carl Bernstein, con l'apporto della sua fidanzata Nora Ephron e col benestare di Woodward, scrive un nuovo trattamento non richiesto.
Quando i due giornalisti incontrano ancora Robert Redford nell'autunno del 1974, un meeting a cui è presente anche William Goldman, sottopongono il nuovo trattamento. Goldman è fuori di sé dalla rabbia: minaccia di chiamare il suo avvocato, se la prende con Robert Redford e definisce quello che è stato fatto alle sue spalle come un vile tradimento, prima di andarsene.
Neanche Robert Redford rimane entusiasta del nuovo trattamento - che viene infine rigettato in toto eccetto per una scena - e, dopo aver placato gli animi, convince William Goldman a effettuare una revisione della sua sceneggiatura. Bernstein si scusa poi con lo sceneggiatore per quanto da lui fatto, assumendosene la piena responsabilità. Dopo che Goldman ha consegnato la sua revisione, Robert Redford e Alan Pakula vi apportano a loro volta delle modifiche, seppur non significative.
Per il ruolo di Ben Bradlee, editor esecutivo del The Washington Post, Robert Redford suggerisce il nome di Jason Robards, che ha rappresentato per lui una sorta di mentore agli inizi della sua carriera. La Warner Bros. è esitante, in quanto l'attore sta lottando contro una dipendenza dall'alcool, iniziata a seguito di un incidente stradale che ha richiesto anche un intervento di ricostruzione facciale.
Redford vince tuttavia queste resistenze, nonché quelle di Jason Robards stesso, convinto che il suo personaggio ripeta sempre le stesse frasi.
All'epoca, solo Bob Woodward conosce la vera identità di Gola Profonda (rivelatosi poi essere Mark Felt, Vice Direttore del FBI) e quando gli vengono mostrate le foto di alcuni attori indica senza alcuna esitazione Hal Holbrook, il quale presenta una notevole somiglianza con Felt. Anche in questo caso Redford deve convincere l'attore ad accettare il ruolo, poiché Holbrook ritiene che non sia un personaggio rilevante.
In preparazione alle loro parti, Robert Redford e Dustin Hoffman - insieme al regista Alan Pakula e altri componenti della troupe - si recano presso la sede del The Washington Post, rimanendo lì per alcune settimane e osservando il lavoro dei vari componenti dello staff, con tanto di partecipazione alle riunioni di redazione.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 12 maggio 1975, tenendosi a Washington e in California.
L'intento iniziale è quello di girare presso la sede del The Washington Post, ma appare subito chiaro che la cosa non è fattibile, in quanto così non si permetterebbe ai giornalisti di andare avanti col proprio lavoro. Il reparto scenografia scatta allora varie foto  della redazione, prendendone le misure, per poter poi ricreare il tutto presso un apposito set.
Per dare maggiore senso di autenticità, vengono acquistate 200 scrivanie dalla stessa compagnia a cui si era rivolto il The Washington Post e vengono tutte ricolorate perché siano come le vere scrivanie della redazione. Viene inoltre preso un mattone dell'edificio, così che la sua composizione possa essere replicata in fibra di vetro.
Oltre a questo, vengono utilizzati elenchi telefonici scaduti, si chiede al Post il prestito di oggetti di redazione e cestini dell'immondizia non più utilizzati. I componenti della redazione del Post rimangono stupiti di come i loro uffici siano stati ricreati fin nei minimi dettagli.
Nel film vi è un insolito cameo, quello di Frank Willis, la guardia di sicurezza che scoprì l'irruzione presso l'Hotel Watergate e che interpreta sé stesso. Pochi giorni dopo quell'evento, Frank Willis viene licenziato senza giusta causa e non riuscirà mai più a riavere un lavoro a tempo pieno.
Le riprese si concludono il 16 agosto 1975.
Tutti gli Uomini del Presidente (All the President's Men) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 4 aprile 1976. A fronte di un budget di otto milioni e mezzo di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 70 milioni di dollari. Il film si aggiudica anche gli Oscar nelle categorie Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Attore Non Protagonista (assegnato a Jason Robards).
La controversa figura di Richard Nixon, che cade in disgrazia a seguito delle dimissioni da Presidente, diviene poi oggetto di altre pellicole... ma questa è un'altra storia.

giovedì 23 giugno 2022

Netflix Original 57: The Meyerowitz Stories


I rapporti familiari possono essere semplici e al tempo stesso terribilmente complicati. Il concetto di famiglia (per fortuna, secondo il punto di vista di chi scrive) è oggi diverso da quello di qualche decennio fa, ma anche nei nuovi contesti familiari della società attuale ci sono certe cose che rimangono immutabili e presenti, quale l'amore tra un genitore e i suoi figli.
Una visione peculiare di questo tema si può ritrovare in The Meyerowitz Stories, film scritto e diretto da Noah Baumbach, distribuito su Netflix a partire dal 13 ottobre 2017.
Si incentra su tre generazioni della famiglia Meyerowitz, a partire dal "patriarca" Harold (Dustin Hoffman), un rinomato scultore e insegnante d'arte. Costui ha due figli avuti da due matrimoni diversi: Matthew (Ben Stiller), un uomo d'affari che gode della sua stima, e Danny (Adam Sandler), uno scapestrato musicista divorziato - meno apprezzato da Harold - che a sua volta ha una figlia di nome Eliza (Grace Van Patten), la quale coltiva aspirazioni cinematografiche.
Mentre Danny organizza una mostra incentrata sulle opere di suo padre, costui inizia a soffrire di problemi di salute. È la possibilità per i due fratellastri di trovare un'intesa che non hanno mai avuto e dare una nuova direzione alle loro vite, cercando al tempo stesso di venire a patti col rapporto paterno che, per un motivo o per l'altro, non è mai stato semplice per loro.
La prima parte del film è incentrata sulla distanza tra il padre Harold e i suoi figli. Anche se i due soggiornano a casa sua o vanno con lui al ristorante, non riescono davvero a trovare un punto di contatto: c'è più che un gap generazionale, è proprio un abisso di incomunicabilità, dettato dalla distanza che c'è stata tra loro e dal diverso rapporto che il padre ha coi figli.
Nella seconda parte, quando Harold Meyerowitz si ammala, i tre devono fare i conti col loro passato - suggerito, ma mai mostrato in maniera esplicita tramite flashback, di modo che ogni spettatore se ne faccia una propria idea - e Danny e Matthew capiscono quanto abbiano bisogno l'uno dell'altro, senza dover davvero dipendere da loro padre, dal quale devono capire come allontanarsi.
Quello che poteva essere un elemento ulteriore di distacco, se non di definitiva rottura, si rivela infine un mezzo per riavvicinarsi e comprendersi.
Ben Stiller e Adam Sandler, che siamo più abituati a vedere in un contesto di commedia, qui si mostrano comunque a loro agio in un film drammatico - cosa non inedita, per loro - anche se non mancano di usare certi loro marchi di fabbrica (le urla e l'esagerata gestualità per Sandler, l'essere impacciato per Stiller).
Ognuno può dare la propria morale a questo film, a seconda di quale personaggio si sentirà più legato, perché ognuno ha avuto prima o poi un rapporto familiare complicato. A volte siamo stati il figlio amato (Matthew), a volte quello ripudiato (Danny) e a volte possiamo diventare il genitore distante (Harold).
Ma quello che non deve mai mancare è il supporto verso i propri cari e le loro aspirazioni.