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giovedì 20 marzo 2025

Fabolous Stack of Comics: Ms. Marvel - La Nuovissima Ms. Marvel


Dopo aver conosciuto Mar-Vell, Carol Danvers è rimasta suo malgrado coinvolta in un piano di vendetta attuato da un acerrimo nemico dell'eroe. Yon-Rogg. Nella battaglia che ne è conseguita, lei ha ottenuto da dei macchinari Kree degli incredibili poteri.
Come visto in Nata per Combattere, ha poi assunto l'identità di Ms. Marvel, o meglio questa era una seconda personalità che emergeva senza che lei ne fosse consapevole in principio.
Col tempo, Carol Danvers ha appreso come far convivere le sue due personalità e, più sicura di sé, può affrontare altre sfide nei numeri finali della serie a lei dedicata, che si conclude col numero 23 pubblicato nel 1979 (seppure due storie rimaste nel cassetto vengano poi pubblicate quasi quindici anni dopo in una serie antologica). Con storie di Chris Claremont e disegni di Jim Mooney, Dave Cockrum e Mike Vosburg.
Ora che è nel controllo della sua personalità, Carol Danvers continua a dividersi tra i suoi impegni come caporedattrice della rivista Woman e le missioni di Ms. Marvel. Ma vi sono insolite nubi all'orizzonte: una mutaforma di nome Raven la prende di mira per ragioni misteriose e, senza che lei ne sia in principio consapevole, comincia a distruggerle la vita.
Al contempo l'eroina, dopo aver infine ritrovato Mar-Vell e rivelatogli cosa le è accaduto, adotta un nuovo costume e cerca di rimettere insieme i pezzi della propria esistenza, entrando anche a far parte degli Avengers. Ma si avvicina l'incontro con una mutante che cambierà la sua vita per sempre: il suo nome è Rogue.
Le cosiddette fasi editoriali, le ripartenze non sono state di certo inventate negli ultimi anni. A vari livelli il fumetto - e più in generale l'intrattenimento - le ha sempre adottate.
Il personaggio di Ms. Marvel/Carol Danvers ha finora vissuto due fasi principali. La prima come semplice, ma significativo comprimario della testata dedicata a Capitan Marvel. La seconda nella prima parte della serie a lei dedicata, dove ha dovuto trovare un equilibrio tra le sue due identità in conflitto tra loro (pur essendo lei la stessa persona).
Risolto questo dilemma - almeno, temporaneamente - vediamo ora Ms. Marvel cercare di ritrovare un equilibrio personale, ma è destinata a non riuscirvi. La famiglia la bistratta a scapito dei figli maschi e non tiene conto dei suoi conseguimenti, il lavoro diviene sempre più una sorta di compromesso a cui lei non vuole adattarsi, tanto che finirà per perderlo, i nemici diventano più insidiosi.
Insomma, una sorta di baratro personale in cui a complicare le cose arrivano Mystica - qui alla sua prima apparizione, nel design originale ed eterno concepito da Dave Cockrum, così come ha anche ideato il nuovo costume dell'eroina - e la nuova Confraternita dei Mutanti Malvagi. Ma è proprio quando queste premesse vengono poste... che la serie viene interrotta.
Sappiamo in realtà come finirà questo conflitto, ovvero nel peggiore dei modi per Carol Danvers, ma questa è materia per altri post. E per Chris Claremont una sorta di prologo alle future avventure degli X-Men.
L'epilogo della serie ci lascia perciò un personaggio in bilico su un precipizio di natura morale e personale di cui non se ne vede la fine. La fine in realtà però c'è, col numero ventitré, e una quarta fase Carol Danvers, almeno in questa sede, non sarà in grado di vederla.

giovedì 13 febbraio 2025

Fabolous Stack of Comics: Ms. Marvel - Nata per Combattere


L'anno è il 1977 e la società americana sta cambiando in maniera profonda. Dopo anni in cui sono rimaste nelle retrovie (un'iperbole, non è proprio così, ma contribuisce a delineare il contesto) le donne americane iniziano a far sentire la propria voce.
Grazie a scrittrici e intellettuali quali Gloria Steinem, le donne reclamano un posto diverso nella società, che non le veda confinate metaforicamente in cucina e ad accudire i figli (questa è una banalizzazione che serve a giungere al punto successivo).
Tale istanze si concretizzano, tra le altre cose, in una rivista diretta dalla stessa Steinem che popolarizza un termine riferito alle donne single prima poco usato: Ms.
E il fumetto americano poteva restare a guardare? Ovviamente no! Ed ecco dunque che, dai meandri della saga di Capitan Mar-Vell, viene ripescato un personaggio allora secondario destinato a un grande futuro. Il 1977 è infatti anche l'anno in cui esordisce la serie Ms. Marvel, scritta da Gerry Conway e Chris Claremont e disegnata da John Buscema, Jim Mooney e Sal Buscema.
Carol Danvers si è dimessa dal suo posto alla NASA ed è diventata una scrittrice di successo. Decide così di accettare la direzione di una rivista, Woman, propostale da J. Jonah Jameson.
Ma Carol Danvers nasconde un segreto, in principio ignoto persino a lei stessa: è anche la supereroina Ms. Marvel. Ma come una semplice umana ha ottenuto dei poteri che la rendono un ibrido Kree? E cosa accadrà quando le due personalità, quella di Carol e quella di Ms. Marvel, entreranno in conflitto per il predominio della mente?
Come se non bastasse, l'eroina finisce nelle mire di M.O.D.O.K., il quale - estromesso dall'AIM - mira a riprenderne il controllo. Con le buone, ma soprattutto con le cattive.
Gerry Conway con le prime storie prepara il terreno, ma abbandona presto, lasciando così spazio a Chris Claremont.
L'iniziale, dichiarato intento è quello di creare una "supereroina femminista", qualsiasi cosa voglia dire. E lo si fa prendendo un comprimario della serie di Capitan Marvel che, a seguito degli eventi di E un Fanciullo Ti Guiderà, ha acquisito in maniera un po' particolare dei superpoteri, tra cui il settimo senso. Ovvero l'intuito femminile sotto forma di superpotere, non chiedete altro... ma in realtà è null'altro che una sorta di preveggenza.
Il fatto che Carol Danvers diriga una rivista dedicata a un pubblico femminile e scriva articoli incentrati su importanti figure femminili della società americana la rende la Gloria Steinem del Marvel Universe (figura reale che magari potete approfondire guardando The Glorias con Julianne Moore). Il tutto chiaramente "banalizzato", in assoluta buona fede, per arrivare al pubblico di riferimento dei fumetti supereroistici.
Ma poi le cose con Chris Claremont cambiano. Non giudicando evidentemente interessanti le tematiche pseudo-femministe, si concentra in realtà su un altro aspetto introdotto da Conway. Ovvero delle due personalità in conflitto, quella di Carol Danvers e Ms. Marvel, che risultano come due esseri in contrasto tra loro e in lotta per il predominio. Ma che in realtà sono la stessa persona.
Pur masticato dalla narrativa supereroistica e da un'esigenza di semplificazione, qui si parla in maniera aperta e dichiarata di disturbo bipolare. Il fumetto, dopo le battaglie tra buoni e cattivi della Silver Age senza zone di grigio, tenta un approccio verso tematiche più mature, come fatto ad esempio da Jim Starlin durante i suoi cicli di Capitan Marvel e Warlock.
Chiaramente la risoluzione è rassicurante: bisogna saper accettare tutti gli aspetti della propria personalità, sia i buoni che i meno buoni. Ma va di sicuro apprezzato il tentativo. Lo sceneggiatore porterà avanti queste tematiche durante il suo lungo ciclo degli X-Men, che magari analizzeremo su questi lidi e di cui questa serie può considerarsi una sorta di prologo per vari motivi.
Intendiamoci, ci sono anche le trame supereroistiche, che non vengono affatto messe da parte e dove M.O.D.O.K. la fa da padrone come primo principale avversario dell'eroina. Trame che contribuiscono sia al conflitto interiore di Carol Danvers/Ms. Marvel che al suo processo di maturazione ed accettazione.
Poiché, oltre che affermarsi come donna e come scrittrice, si sottolinea come sia ugualmente importante affermarsi anche nella propria identità. In un certo senso lo si può vedere come una sorta di superpotere.

domenica 6 settembre 2015

Non sapevo di essere incinta superhero style (II)

Prima che arrivasse Sins Past a mettere tutti d'accordo, quando si parlava di violenza perpetrata nei confronti di un personaggio si citava sempre, inevitabilmente e giustamente, la trama della gravidanza di Miss Marvel, alias Carol Danvers, la quale trovò il suo epilogo nel tristemente famoso numero 200 di Avengers. Che, come tutti i numeri che hanno fatto storia (nel bene e nel male), porta con sé alcuni retroscena.

MISS MARVEL: IL PADRE DI TUO FIGLIO È IL FIGLIO DI SUO PADRE

Con la conclusione della prima serie dedicata a Miss Marvel, il personaggio ricomparve sulla serie Avengers, a quel tempo gestita da David Michelinie e disegnata perlopiù da George Perez. Poco dopo essere entrata a far parte degli Eroi più Potenti della Terra, però, Carol scoprì di essere incinta. Di ben sei mesi. Cosa ancora più sconvolgente per via del fatto che fino al giorno prima non c'era alcun segno di gravidanza e che, in ogni caso, non c'era stato... l'atto primario! Nei tre numeri antecedenti al 200 la gravidanza proseguì in maniera rapida e nell'ultima pagina del nr. 199 il parto cominciò.
L'intenzione originaria di Michelinie era di rivelare che l'innaturale gravidanza di Carol Danvers fosse stata voluta dalla Suprema Intelligenza allo scopo di creare un ibrido umano/kree (cosa peraltro suggerita anche nei numeri finali della prima serie di Miss Marvel). Ma poi accadde l'imprevisto: in un numero di What If...? di poco antecedente, infatti, questa trama era stata già sfruttata, seppur usando Rick Jones al posto di Carol. E quindi? E quindi i piani originari andarono modificati, e pure il prima possibile per via delle scadenze editoriali e del numero con doppia foliazione. Pensate un po', all'epoca c'era una precisa direttiva che impediva a uno sceneggiatore di riciclare trame già apparse su altre serie: mi sa che al giorno d'oggi è stata abrogata.
Per aiutare Michelinie nella stesura della trama, venne chiamato Bob Layton (che con lui aveva collaborato su un lungo e celebre ciclo di Iron Man), e anche George Perez dette il suo contributo, sebbene con ogni probabilità il suo apporto fu minimo. Infine alla sceneggiatura partecipò nientemeno che l'editor capo della Marvel Jim Shooter, anche se poi lui dichiarò di non ricordare dove potesse essere intervenuto. Ora in questa situazione si creò la classica situazione in cui un gruppo di persone doveva prendere una decisione in breve tempo e quindi fu utilizzata la prima idea ritenuta buona che venne loro in mente. Non fu una buona idea.
Duecentesimo numero di Avengers, del 1980: dopo lo shock del parto, Carol Danvers decise di vedere il suo bambino... solo per scoprire che era diventato in poche ore un maschio adulto di nome Marcus! E lui prontamente spiegò tutto: era il figlio di Immortus, nato nel Limbo senza tempo e, quando suo padre scomparve nel nulla, iniziò a provare una profonda solitudine. Oltretutto non poteva andare sulla Terra in quanto, essendo un prodotto del Limbo, ciò avrebbe causato devastanti distorsioni spazio-temporali. Fu allora che Marcus concepì l'idea: non trasferirsi sulla Terra, ma rinascervi accelerando il processo di crescita, di modo da negare le distorsioni. Per il parto occorreva una donna di eccezionale potenza e Carol fu la prescelta: grazie alle macchine di Immortus, Marcus la portò nel Limbo e le diede una... piccola spinta per convincerla ad accoppiarsi con lui. Non chiedetemi poi come da lì sia diventato un feto nel ventre di Carol, la mia mente preferisce non pensarci troppo. Comunque, per riassumere il tutto con una sola parola: stupro, fisico e mentale.
Ma le distorsioni conseguenti non erano state evitate e quindi Marcus doveva tornare nel Limbo, di nuovo in completa solitudine. E Carol cosa decise? Di voler andare con lui (le aveva appena detto di averla violentata, eh). E i Vendicatori cosa fecero? La lasciarono andare, in compagnia dell'uomo che con assoluto candore (il candore di certi stupratori) aveva rivelato a tutti loro di aver abusato sessualmente della loro compagna di squadra. Né ebbero mai dei ripensamenti su questa decisione. BOOM! La fretta di concepire la prima trama utile, il numero eccessivo di sceneggiatori e l'esigenza di spettacolarizzazione avevano causato il disastro. A quell'epoca Internet non esisteva, ma le polemiche furono immediate. E la Marvel si guardò bene dal ripescare per un po' di tempo il personaggio di Miss Marvel. Fino ad Avengers Annual 10, del 1981.
Lo sceneggiatore di questa storia fu Chris Claremont, che aveva sceneggiato anche quasi per intero la prima serie di Miss Marvel e come molti non aveva gradito il trattamento che era stato riservato a Carol (a detta di Shooter c'era anche una piccola rivalità all'epoca tra lui e Michelinie). E quindi facendo parlare Carol a nome suo, espresse il disappunto per quella storia e fece infine dire a Carol che il suo più grande errore era stato quello di fidarsi dei Vendicatori (in senso lato, fidarsi degli sceneggiatori di quella storia). Il personaggio di Marcus comparve solo un paio di volte nei decenni successivi, ma più in generale nessuno fece più riferimento a questa trama, per evitare di dover di nuovo scavare in quella pagina poco elegante dei Vendicatori.
Avengers 200 e Avengers Annual 10 costituiscono comunque numeri storici anche per l'Italia, poiché fu da questi racconti che la Star Comics ripartì con le serie vendicative quando riportò la Marvel in Italia dopo la Corno. Se andate nelle case dei nerd più attempati e trovate la copia malridotta e a pezzi di "Il Destino di Miss Marvel", sappiate che avete di fronte a voi una perla rara.
L'ultima parola su questa vicenda spetta a Jim Shooter, che con molta onestà nel 2011 dichiarò:"Avengers 200 è una farsa" e rimpianse di aver dato l'avallo a questa storia e di vederci il proprio nome stampato sopra, in doppia veste peraltro. Anche i giganti cadono.

mercoledì 11 marzo 2015

X-Tributo a Luca Scatasta (II)


Luca Scatasta iniziò alla Star Comics come redattore aggiunto di un paio di testate, Capitan America e Star Magazine (soprattutto gli articoli di questa rivista sul mondo dell'editoria erano curati e ben fatti, anche se ormai a distanza di tempo da considerarsi superati). Poco dopo però Marco Lupoi, i cui compiti editoriali e di front-man della Marvel in Italia stavano aumentando sempre più, gli affidò la cura editoriale della testata Gli Incredibili X-Men. Dopo lungo penare, infine LucaS era arrivato alle redini della serie mutante per eccellenza. L'approccio di Scatasta nei confronti dei lettori era leggermente diverso da quello dei suoi altri colleghi, che ospitavano missive anche su temi di attualità e su vicende personali di chi scriveva (oggi sembra strano dirlo, ma a quel tempo era cosa diffusa). Scatasta invece preferì concentrarsi sulle storie, e ne aveva ben ragione, visto che ha gestito editorialmente tutto il periodo successivo a Paul Smith con artisti del calibro di Marc Silvestri, Jim Lee e Alan Davis, senza dimenticare le sceneggiature di Chris Claremont.
E, quando c'era da parlare di argomenti extra-fumetto, il soggetto principale era... Luca Scatasta! Certo, senza esagerare, ma a volte LucaS si imbarcava lungo il viale dei ricordi e narrava di alcune sue esperienze (di vita militare, di studio, di letture) con la consueta ironia. Questo modo di porsi, lungi dal renderlo inviso ai lettori, lo fece apparire agli occhi di colui che fruiva degli albi da lui curati quasi come uno di famiglia.
Oltre a Gli Incredibili X-Men, Scatasta si occupò per la Star Comics delle testate dell'Universo 2099 e, poco prima della nascita di Marvel Italia, anche dell'editing delle serie Image di cui la Star aveva acquisito i diritti. Inoltre, sempre durante questo periodo, conobbe nella redazione della casa editrice Cinzia, la sua attuale compagna di vita.
Nel 1994 ci fu appunto il grande cambiamento con la nascita di Marvel Italia, un unico soggetto editoriale italiano per le serie Marvel: per un po' Scatasta continuò a lavorare anche con la Star tramite l'editing delle serie Image, ma alla fine fu non dico costretto ma invitato a prendere una decisione. E il suo amore per le testate mutanti poteva portarlo da una sola parte. Claremont scomparve e al suo posto apparvero Scott Lobdell e Fabian Nicieza, ma anche loro due erano in buone mani.
Tuttavia, con la progressiva scomparsa delle serie dedicate all'Universo 2099, gli impegni editoriali di Scatasta negli anni successivi si ridussero, un po' anche a causa di alcuni ritardi sulle scadenze che a quanto sembra causarono un paio di volte dei richiami ufficiali. Quindi il suo nome alla fine comparve solo sulle serie mutanti Panini e gli speciali collegati: una delle poche certezze di quegli anni incerti era che, se avessi aperto un albo mutante, ci avresti trovato il suo nome. E questo nonostante LucaS fosse (e sia) un tipo o timido o che legittimamente non desiderasse apparire troppo in pubblico. Infatti, a parte poche selezionate edizioni, Scatasta non fu mai, diversamente da altri suoi colleghi, un ospite fisso delle fiere fumettistiche o una presenza costante agli incontri coi lettori in fumetteria. E mi verrebbe da aggiungere che non c'e n'era bisogno: il suo lavoro parlava per lui. E quando poteva contare su una fiorente pagina della posta o ampie note Finali o Introduttive, il dialogo che instaurava coi lettori era sempre amichevole e competente allo stesso tempo. Anche quando successive decisioni editoriali (e probabilmente l'avanzare della tecnologia) fecero sparire la pagina della posta e ridussero di molto lo spazio delle Note, lui non venne mai meno alla sua professionalità... anche se ricordo un paio di occasioni in cui disse che lo spazio a sua disposizione non gli permetteva di sviscerare certi argomenti come avrebbe voluto.
Lobdell e Nicieza fecero spazio a Steven Seagle, Joe Kelly, e poi ad Alan Davis e al ritorno di Chris Claremont: le pagine tornarono alla precedente foliazione e anche lo spazio per le Note venne ampliato, permettendo a LucaS di gestire al meglio i suoi redazionali.
Ma poi, improvvisamente, il lavoro lasciò spazio a qualcosa di meno piacevole.

domenica 17 agosto 2014

Quel megalomane di John Byrne (II)

A metà del 1974 John Byrne era ancora un signor nessuno, eppure anche un promettente giovane artista in attesa di compiere il grande passo. Presto sarebbe arrivato il suo momento.



La prolifica attività di copertinista di fanzine e il fumetto ACA Comix 1 fanno sì che Byrne sia notato da un editor della Marvel, Tony Isabella, il quale gli commissiona le matite di una storia di Dracula di 5 pagine sceneggiata da David Anthony Kraft dal titolo Dark Asylum. La storia viene regolarmente completata e pagata, ma rimane nel cassetto per oltre un anno: è comunque importante poiché segna il primo lavoro professionale portato a termine da Byrne.
Nell'agosto 1974, Byrne vede finalmente un suo lavoro pubblicato: si tratta di una storia in bianco e nero di due pagine scritta da Al Hewetson e pubblicata sul ventesimo numero della rivista Nightmare, edita dalla piccola casa editrice Skywald Publications, la quale poi non sopravvisse agli anni '70 e alla concorrenza spietata della Marvel, chiudendo i battenti meno di un anno dopo la pubblicazione di questa storia.
Nella seconda metà del 1974 Byrne inizia a lavorare in maniera più stabile per la casa editrice, ora defunta, Charlton Comics. Un suo editor, Nicola Cuti, nota infatti su una fanzine intitolata Contemporary Pictorial Literature - ideata da tali Roger Stern e Bob Layton - una storia dedicata ad un robot di nome Rog-2000 e decide di renderla una backup story di un titolo Charlton, E-Man, facendosi carico lui stesso delle sceneggiature ma lasciando a Byrne la parte grafica. È l'inizio di un proficuo sodalizio dell'artista anglocanadese con questa casa editrice che lo porta ad occuparsi nei successivi due anni di altre serie quali Emergency!, Space: 1999 (adattamento a fumetti della serie televisiva interpretata da Martin Landau) e il post-apocalittico Doomsday Plus One, la prima testata professionale co-creata da Byrne.


Il 1975 rappresenta il vero anno della svolta per Byrne: oltre a veder finalmente pubblicata la sua storia di Dracula su un Giant-Size, infatti, un giovane sceneggiatore della Marvel suo coetaneo di nome Chris Claremont nota le storie disegnate dall'artista anglocanadese per la Charlton e inizia a chiedere con insistenza ai suoi editor di poter collaborare con lui (se ne sarà pentito, col senno di poi?). L'occasione propizia si presenta quando il disegnatore Pat Broderick buca una scadenza per un racconto di Iron Fist che doveva essere pubblicato sul venticinquesimo numero di Marvel Premiere. L'editor John Verpoorten allora lo licenzia e, seguendo il consiglio di Claremont, affida la storia a Byrne, il quale riesce a consegnarla in tempo.


Caso vuole che di lì a poco Iron Fist diventi titolare della sua prima serie regolare, una testata che vede di nuovo riunito il binomio Claremont/Byrne: la prima di una lunga serie di collaborazioni.

mercoledì 4 dicembre 2013

La storia dei Capitan Marvel (XIV)

Sì, anche un personaggio fittizio può subire delle violenze. Non solo violenze grafiche, come pugni o umiliazioni che sono ben visibili sulla tavola, ma anche violenze narrative, quando i suoi principi cardine non vengono rispettati. La forte e indipendente Carol Danvers aveva ceduto alle trappole di Marcus Immortus sotto gli occhi dei Vendicatori, occorreva un restyling netto. Una ripartenza da zero.


CAROL (Seconda Parte)

Questo avvenne in Avengers Annual 10, un albo storico per più di un motivo, anche per i lettori italiani. Carol ritornò priva di memoria dalla dimensione di Marcus, ma i suoi poteri e i ricordi le vennero sottratti in maniera totale da Rogue (qui alla sua prima apparizione). Chris Claremont ritornò con questa storia al suo personaggio feticcio e, tramite l'ultimo discorso di Carol ai Vendicatori, criticò quanto altri sceneggiatori avevano deciso di fare a questo personaggio. Alla fine Carol Danvers venne accolta negli X-Men. Un albo che divenne anche un ottimo esempio di metafumetto: il personaggio come era prima non esisteva più, occorreva un reset. Quindi via tutti i poteri, via le memorie, via la famiglia editoriale di appartenenza e inserimento in un nuovo ambiente.
Dopo alcune apparizioni "in borghese", Carol ottenne nuovi poteri grazie a un'altra razza aliena, la Covata (omaggio all'Alien di H.R. Giger), la quale cercando di sfruttare la sua natura di ibrido umano/alieno le fece attingere i poteri di una nana bianca trasformandola in Binary e donandole senza volere una nuova vita. Che si concretizzò quando entrò a far parte dei Predoni Stellari capitanati da Corsaro.
Successivamente Carol stabilì una tregua con Rogue, dopo che costei era stata più volte sopraffatta dalla sua personalità, assorbita qualche tempo prima, problema che venne risolto infine con l'intervento di Magneto. A seguito poi della saga nota come "Operazione Tempesta nella Galassia", Carol perse il collegamento con la nana bianca da cui attingeva i suoi poteri e così vide scemare in gran parte le sue capacità di Binary. Inoltre, essendo rimasta ferita, abbandonò i Predoni Stellari e tornò sulla Terra dove riprese la sua attività di scrittrice e si limitò solo a sporadiche apparizioni negli anni successivi.
Ma una nuova svolta era all'orizzonte.

CONTINUA...

venerdì 15 novembre 2013

La storia dei Capitan Marvel (XIII)

C'è un personaggio che ha gravitato intorno al mondo di Capitan Marvel per anni, che ha vissuto nel tempo periodi di alterna fortuna, editoriale e narrativa. Questo personaggio è l'ultimo, in ordine di tempo, a potersi fregiare del titolo di Capitan Marvel. Il suo nome è...

CAROL (Prima Parte)

Il personaggio di Carol Danvers ha radici profonde nella continuity Marvel. Esordì infatti nel 1968, grazie a Roy Thomas e Gene Colan, sul tredicesimo numero della testata Marvel Super-Heroes, il numero successivo a quello in cui aveva fatto la sua prima apparizione Mar-Vell.
In questa prima incarnazione, Carol era un componente della Air Force statunitense, nonchè responsabile della sicurezza della base dove lavorava Walter Lawson, l'identità fittizia di Mar-Vell, di cui diventò confidente e segretamente si innamorò. Solo che, poco prima della guerra Kree-Skrull, Yon-Rogg tentò un ultimo assalto contro il suo acerrimo nemico Mar-Vell tramite un dispositivo kree noto come Psico-Magnitrone. Gli andò male: il dispositivo esplose e lui rimase ucciso nella deflagrazione. Anche Carol fu presa nel mezzo del conflitto, riportando gravi ferite.
Con l'arrivo di Jim Starlin sulla testata di Capitan Marvel, Carol Danvers venne messa da parte. Ma non dimenticata. Fino all'arrivo del primo sceneggiatore che la rese un suo personaggio feticcio, Chris Claremont. Nel gennaio 1977 infatti esordì la serie Ms Marvel, dove la protagonista era proprio Carol. Venne spiegato che l'esplosione aveva fuso i geni terrestri della donna con quelli kree di Mar-Vell, rendendola a tutti gli effetti una sorta di ibrido e donandole così dei superpoteri. Un paio di numeri di introduzione di Gerry Conway, poi la palla passò a Claremont. In questa serie Carol abbandonò la vita militare per divenire una giornalista/scrittrice al servizio di J. Jonah Jameson e della rivista di stampo femminile Now.
In effetti tutta la serie voleva essere una sorta di "allegoria" della nuova situazione sociale statunitense, negli anni in cui il movimento femminista stava prendendo seriamente piede. In realtà il voler rendere indipendente e forte una supereroina con l'ombelico in mostra e che combatteva mezza nuda forse non era proprio il modo migliore di rappresentare tale situazione, tanto che già all'epoca fioccarono le battute in merito. Da un primo costume ispirato a quello di Mar-Vell, Carol adottò, poco prima della chiusura della sua prima serie (avvenuta col nr. 23) il suo costume più celebre: un body nero, con guanti e gambali dello stesso colore, percorso da un fulmine dorato. La chiusura della testata fu repentina (due numeri già sceneggiati e disegnati vennero pubblicati quasi vent'anni dopo) e lasciò in sospeso alcune sottotrame.
Ms Marvel si trasferì allora, armi e bagagli, sulla testata Avengers, di cui divenne in breve tempo una componente fondamentale. Tanto che fu la protagonista principale della trama che sarebbe sfociata nel nr. 200... una delle più criticate di sempre. A un certo punto infatti Carol rimase incinta in maniera misteriosa (sì, ok, lo sanno tutti come succede, volevo dire che avvenne d'improvviso e Carol non riuscì a ricordare chi potesse essere stato). Si scoprì infine che il responsabile era Marcus Immortus, sedicente figlio del celebre nemico dei Vendicatori, il quale aveva portato Carol nella sua dimensione, l'aveva sottoposta a un lavaggio del cervello e ingravidata. Altri termini insomma per dire che aveva subito una vera e propria violenza sessuale (curioso che il Comics Code non se ne accorse). Tra mille difficoltà il bambino nacque e fu... Marcus stesso! Insomma, costui aveva viaggiato indietro nel tempo per rapire l'eroina, metterla incinta e poter nascere di modo che una volta cresciuto potesse tornare indietro nel tempo per rapire l'eroina, metterla... ah, 'sti viaggi nel tempo pro-stupro!
A conclusione di tutto, Marcus portò con sè Ms Marvel nella sua dimensione perchè diventasse la sua compagna, il tutto sotto l'occhio degli immobili Vendicatori, che comportandosi così in pratica giustificarono la violenza sessuale subita dalla loro compagna di squadra. Un macello, insomma. Occorreva un netto intervento e questo fu fatto.

CONTINUA...