La commistione tra giallo e horror, tra il mondo razionale di Sherlock Holmes e quello sovrannaturale concepito da H.P. Lovecraft, giunge alla sua apparente conclusione.
Il tutto è iniziato con Sherlock Holmes e le Ombre di Shadwell, dove il cosiddetto Canone è stato reinterpretato e ribaltato a 360 gradi per proiettare il famoso investigatore inglese e il fido Watson in atmosfere che tecnicamente non competono loro.
La saga è poi proseguita con Sherlock Holmes e gli Orrori del Miskatonic, dove abbiamo visto il protagonista più a suo agio in queste inconsuete atmosfere.
E dunque ecco arrivare il capitolo finale, Sherlock Holmes e i Diavoli Marini del Sussex, scritto da James Lovegrove e pubblicato nel 2018.
Ci troviamo nel 1910: Sherlock Holmes si è ormai ritirato da Londra per rifugiarsi nelle campagne del Sussex e dedicarsi all'apicoltura e ha abbandonato gran parte delle proprie attività investigative.
Ogni tanto John Watson - che ha pubblicato negli anni passati versione edulcorate delle loro avventure sovrannaturali - si reca a trovarlo e, durante una di queste visite, viene rapito dai componenti di una setta di adoratori dei Grandi Antichi, al servizio del rinato Moriarty, che si fa ora chiamare R'lluhloig.
Questo è solo l'inizio di una lunga e tragica avventura, durante la quale Sherlock Holmes subirà una grave perdita, sarà spinto al limite e avrà infine un confronto definitivo col suo acerrimo nemico nella misteriosa città di R'lyeh, dove Cthulhu è in attesa e potrebbe risvegliarsi, con conseguenze catastrofiche per l'umanità.
La reinterpretazione in chiave orrorifica del Canone di Sherlock Holmes giunge alla sua deflagrante conclusione e anche stavolta l'autore si ispira a un periodo narrativo già ben definito da Arthur Conan Doyle, quello in cui l'investigatore abbandonò Londra per ritirarsi a vita privata, anche se poi lavorò per qualche tempo come spia al servizio del governo britannico.
In quest'opera sono presenti tre conflitti, due di natura fisica e il terzo di natura spirituale. Il primo è rappresentato da quell'aura di instabilità politica dell'epoca, che avrebbe portato alla Grande Guerra, a cui come detto anche Sherlock Holmes avrebbe contribuito. Qui se ne vedono i prodromi, contestualizzati ovviamente nel contesto di questo ibrido narrativo.
Il secondo conflitto è quello tra Holmes e Moriarty, i quali entrambi hanno ormai trasceso la loro natura umana per divenire qualcosa di diverso, di superiore. Eppure, quel rimasuglio di umanità rimane in entrambi e sarà proprio questo aspetto a determinare il risultato finale del loro scontro.
Infine, vi è il conflitto spirituale, onirico si potrebbe dire: quello che vede coinvolto Moriarty nella sua nuova identità di R'lluhloig a confronto coi Grandi Antichi e in special modo Cthulhu. L'autore concentra tutti i miti ideati da Lovecraft in un ultimo, deflagrante capitolo, per chiudere al meglio questa intricata vicenda che si è dipanata per 30 anni.
Si parte dalle note e sicure coste londinesi per giungere infine a territori ignoti e inesplorati, dove sono l'orrore e l'angoscia a farla da padroni. Due mondi diversissimi tra loro, eppure legati da fili sottili, quei fili misteriosi che talvolta anche noi possiamo vedere.
In questo scenario che muta in maniera costante, pochi elementi rimangono invariati e tra questi vi è l'amicizia tra Sherlock Holmes e John Watson. Anch'essa è durata trent'anni e ora viene messa alla prova da forze sconosciute. Ma dove l'orrore può trionfare, l'umanità trova sempre il modo di emergere, anche nei modi più inaspettati. E nei luoghi più inattesi.

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