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giovedì 23 luglio 2020

A scuola di cinema: The Bourne Supremacy (2004)

1986: Viene pubblicato Doppio Inganno (The Bourne Supremacy), il secondo romanzo della trilogia originaria dedicata a Jason Bourne, scritto da Robert Ludlum, che fa da seguito a Un Nome Senza Volto (The Bourne Identity) del 1980.
Jason Bourne ora ricorda qual è il suo vero nome, David Webb, e ha recuperato, grazie all'aiuto dello psichiatra Morris Panov, buona parte delle memorie del suo passato da spia. In pace, ora insegna filosofia orientale presso un'università del Maine e vive insieme alla sua nuova compagna Marie St. Jacques.
Il passato torna a tormentarlo quando un sicario, che adotta il suo stesso alias di Jason Bourne, inizia a rendersi responsabile di omicidi di stampo politico in Cina, guidato dal fanatico nazionalista Sheng Chou Yang, e Marie viene rapita.
Minacciando un agente governativo, Alexander Conklin, David Webb riesce ad apprendere che Marie si trova prigioniera a Hong Kong e si reca lì. Il tutto è in realtà un elaborato piano di una frangia dei servizi segreti volto a far riemergere la personalità di Jason Bourne, per portarlo a fargli uccidere Sheng Chou Yang.
Dopo aver ritrovato Marie, Webb si allea con un altro agente governativo, Edward McAllister, e riesce ad ammazzare sia Sheng che il Jason Bourne impostore, per poi recarsi alle Hawaii insieme a Marie per trovare pace, ora consapevole che la personalità oscura di Jason Bourne sarà sempre presente accanto a lui.
La trilogia originaria si conclude nel 1990 con Il Ritorno dello Sciacallo (The Bourne Ultimatum) e anche questo seguito diviene oggetto di un adattamento cinematografico.


Robert Ludlum non riesce sfortunatamente a vedere la sua creatura portata sul grande schermo, morendo nel marzo 2001, mentre invece The Bourne Identity viene distribuito nel giugno 2002. 
Una pellicola che ha vissuto una tormentata e quasi disastrosa storia produttiva, tanto che all'epoca della sua uscita tutti, a partire da Matt Damon, sono convinti che sarà un disastro in termini di incasso e non ci sarà quindi alcun seguito - infatti la pellicola non lascia alcun punto in sospeso.
Quando invece, contro ogni previsione, The Bourne Identity si rivela un grande successo, la Universal si rende conto di avere tra le proprie mani un James Bond dal taglio più realistico e mette subito in cantiere un sequel.
Viene tuttavia identificato un capro espiatorio per il disastro produttivo della precedente pellicola, il regista Doug Liman, che viene perciò estromesso dalla regia del sequel, ma a cui viene affidato comunque un ruolo da produttore esecutivo.
Tony Gilroy viene confermato come sceneggiatore, dietro un pagamento di 3 milioni di dollari. L'esitazione iniziale svanisce dopo l'allontanamento di Liman, con cui si era più volte scontrato durante le riprese del primo film. Avendo ormai già deviato molto dal materiale originario, Gilroy può solo prendere alcuni spunti dal romanzo di Robert Ludlum e adattarlo al muovo scenario creato da lui e Liman. Dietro richiesta della Universal, Gilroy fa sì che anche la storia di questo film non lasci punti in sospeso, poiché non è nei piani la produzione di una terza pellicola.
In cerca di un nuovo regista, lo stesso Gilroy suggerisce il nome di un altro professionista proveniente dalle produzioni indipendenti, Paul Greengrass, di cui ha apprezzato un film da lui diretto, Bloody Sunday. Il consiglio viene accettato dal produttore Frank Marshall.
In una prima stesura della sceneggiatura, parte della storia è ambientata in Unione Sovietica - ormai caduta da diversi anni - e il personaggio di Marie, che qui viene uccisa da Kirill e non sopravvive, a differenza del romanzo, diviene vittima di un incidente causato dall'autista di un autobus. Jason Bourne, preda dell'ira, tenta di uccidere l'autista del mezzo, ma viene arrestato e rinchiuso in una prigione indiana. Qui rischia la vita, ma trova anche dei preziosi alleati, prima di riuscire a fuggire e andare alla caccia di Kirill.
Il risultato finale non è del tutto gradito a Greengrass, che richiede dunque una riscrittura. Non venendo accontentato nonostante numerose promesse in tal senso, a poco più di una settimana dall'inizio delle riprese il regista contatta lo sceneggiatore Brian Helgeland perché lo aiuti in tal senso. I due passano quattro interi giorni a riscrivere il copione di Gilroy, mentre il giorno successivo Greengrass ha una lunga riunione coi produttori. Buona parte del materiale scritto da Helgeland viene rigettato, ma Greengrass riesce comunque a far tenere le parti che gli interessano di più. Per questo motivo, Helgeland non viene accreditato come uno degli sceneggiatori ufficiali.
Le riprese iniziano nel mese di novembre 2003, tenendosi in Germania, Russia e India. Durante la scena di un interrogatorio, mal calcolando gli spazi e la sua manovra d'azione, Matt Damon manda davvero KO con un pugno l'attore Tim Griffin, procurandogli anche una microfrattura al setto nasale. Una volta ripresosi, Griffin afferma di essere contento che il tutto sia stato ripreso. La scena, opportunamente montata, rimane nella versione finale.
In origine, la pellicola si conclude con l'uccisione di Kirill e le scuse di Bourne alla figlia di Neski, una delle sue prime vittime, ma molti ritengono che non abbia un impatto adeguato come epilogo. Tuttavia, possibilità di girare altre scene paiono svanire poiché Matt Damon al termine delle riprese è subito coinvolto nella produzione di Ocean's Twelve del suo amico George Clooney.
Sul set l'attore ha un colloquio con lo sceneggiatore George Nolfi e i due, durante una pausa pranzo, concepiscono un nuovo finale - la telefonata di Jason Bourne a Pamela Landy, durante la quale Bourne viene infine a conoscenza del suo vero nome. Anche se quest'unica ripresa aggiuntiva viene a costare duecentomila dollari e mancano appena due settimane all'uscita ufficiale del film, Matt Damon si allontana per un giorno dal set di Ocean's Twelve e si reca a Manhattan, dove la scena viene girata.
The Bourne Supremacy viene distribuito nei cinema americani a partire dal 23 luglio 2004. A fronte di un budget di 75 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale poco più di 290 milioni di dollari, una somma persino superiore a quella conseguita col primo film.
Le avventure di Jason Bourne non sono ancora finite, c'è un ultimo romanzo che può fungere da ispirazione e sarà proprio la scena finale concepita da Damon e Nolfi la base di partenza... ma questa è un'altra storia.

lunedì 8 giugno 2020

A scuola di cinema: The Bourne Identity (2002)

1980: Viene pubblicato il romanzo Un Nome Senza Volto (The Bourne Identity) dello scrittore Robert Ludlum.
Vede protagonista un uomo che viene ripescato da alcuni pescatori mentre va alla deriva nel Mar Mediterraneo. L'uomo non ricorda il proprio nome, o gli eventi che lo hanno portato a cadere in acqua, a causa di un trauma alla testa.
L'uomo poco dopo scopre un microfilm che gli è stato impiantato in un fianco, dove trova il numero di una cassetta di sicurezza di una banca di Zurigo. Qui scopre di essere Jason Charles Bourne e di lavorare per la Treadstone Seventy-One Corporation.
Bourne capisce di non essere una persona come le altre quando alcuni killer cercano di ucciderlo. Per salvarsi, prende in ostaggio Marie St. Jacques, un'economista canadese che col tempo inizierà a fidarsi di lui.
I due si trasferiscono a Parigi, dove vengono presi di mira sia da sicari al servizio del governo americano, sia da altri sicari che lavorano per il terrorista Carlos, soprannominato lo Sciacallo. Quest'ultima scoperta porta Bourne a dare la caccia a Carlos, fino a New York, usando abilità che gli erano fino a quel momento ignote. Capisce allora di essere un sicario anche lui: il suo nome in codice è Caino.
Il confronto tra i due è sanguinario e termina quando Carlos, rischiando la cattura da parte di agenti governativi statunitensi, fugge. Bourne inizia infine una relazione con Marie St. Jacques e comincia a ricordare il suo passato e il suo vero nome.
Questo libro rappresenta la prima parte di una trilogia che prosegue nel 1986 con Doppio Inganno (The Bourne Supremacy) e si conclude nel 1990 con Il Ritorno dello Sciacallo (The Bourne Ultimatum). Una trilogia che poco più di dieci anni dopo avrebbe trovato la propria via sul grande schermo.


Un primo Jason Bourne compare nel 1988, grazie a una miniserie televisiva trasmessa dalla ABC: si tratta di Richard Chamberlain. La miniserie si intitola come il primo libro, The Bourne Identity (approdata anche in Italia col titolo Identità Bruciata), e risulta abbastanza fedele ad esso.
Un fan della trilogia è Doug Liman. Costui ha letto The Bourne Identity al liceo e, divenuto nel 1996 un acclamato regista indipendente grazie al film Swingers, progetta di farne un adattamento. Scopre però che i diritti di sfruttamento risultano in possesso della Warner Bros. e deve attendere ancora un paio d'anni, durante i quali consegue il brevetto come pilota di aerei.
Una volta che i diritti sul personaggio di Jason Bourne sono tornati sul mercato, Liman vola col suo aereo presso la residenza di Robert Ludlum in Montana per acquisirli. Lo scrittore rimane così colpito dalla passione del regista per le sue opere che non solleva alcuna obiezione.
Una prima sceneggiatura, abbastanza fedele all'opera originale, viene realizzata da William Blake Herron e revisionata da David Self, ma non incontra i favori di Liman, il quale contatta allora Tony Gilroy, di cui ha apprezzato la sceneggiatura de L'Avvocato del Diavolo (The Devil's Advocate).
Gilroy esamina il trattamento di Herron e non ne rimane impressionato, ma il motivo non dipende interamente da lui. Da quando Robert Ludlum ha scritto il romanzo, lo scenario politico e sociale è cambiato in maniera drastica e da un punto di vista narrativo non può più funzionare, ancor di più se si tratta di trasporre quest'opera sul grande schermo. La soluzione di ripiego adottata da Herron - concentrarsi molto sull'azione a scapito dell'introspezione - è stata quella peggiore.
Gilroy suggerisce a Liman di attenersi al concetto base del romanzo di Ludlum (l'uomo senza memoria con un passato da agente CIA) e costruire attorno a esso una storia nuova. Il regista accetta il suggerimento e così Gilroy scrive una nuova sceneggiatura, cercando comunque di salvare quanto più possibile del trattamento di Herron, che infatti alla fine viene accreditato come co-sceneggiatore. Alla stesura collabora anche Liman dando qualche consiglio, poiché suo padre è stato un procuratore distrettuale che si è occupato anche di casi a sfondo politico al servizio del governo degli Stati Uniti.
Per capire quanto sia diverso il risultato finale rispetto al libro, della trama inerente Carlos lo Sciacallo non vi è praticamente traccia.
Per il ruolo del protagonista, in primo luogo si pensa a svariati attori quali Sylvester Stallone, Russell Crowe, Brad Pitt e Matthew McConaughey, ma nulla si concretizza.
Liman concepisce allora una particolare soluzione alternativa: Matt Damon. A quel tempo l'attore ha poca esperienza in fatto di film d'azione, ma Liman ha un incontro con lui durante il quale capisce che Damon è interessato alla sua visione del film e risulta dunque essere la scelta migliore. Per prepararsi al meglio alla parte, Matt Damon prende lezioni di arti marziali ed effettua numerose sessioni di addestramento nell'uso delle armi. Questo lo porta anche a poter girare alcune scene pericolose senza far uso della controfigura.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 31 ottobre 2000. Durano svariati mesi e si dipanano in varie nazioni quali Grecia, Italia, Repubblica Ceca e Francia, a Parigi per la precisione. I problemi non tardano ad arrivare. Liman, venendo dalle produzioni indipendenti, è una persona molto meticolosa e arriva anche a richiedere che molte scene, già completate, vengano rigirate fino a quattro volte. Questo porta a un aumento dei costi di produzione che si aggira sugli otto milioni di dollari e, di lì a poco, le frizioni tra lui e la casa di produzione, la Universal, scoppiano.
La Universal prova a far contenere i costi, proponendo ad esempio Montreal al posto di Parigi perché lì parlano tutti francese e dunque può andar bene comunque (e beccandosi un secco no da parte del regista), e di far modificare i ritmi narrativi della pellicola che giudicano troppo lenti rispetto a quello che dovrebbe essere un film d'azione.
Ma col passare dei mesi l'insoddisfazione cresce e si cerca dunque di liberarsi di Liman, provando ad affidare la regia a Tony Gilroy o al produttore Frank Marshall. Anche Liman stesso comunque non si rivela troppo collaborativo, non cercando mai qualche sorta di compromesso con la Universal. Alla fine sia il regista che la produzione smettono di parlarsi e Matt Damon diventa il loro intermediario.
Questo genera una curiosa conseguenza. In origine l'uscita del film è prevista per inizio settembre 2001, ma a causa di questi ritardi viene rinviata di circa nove mesi. Con i drammatici eventi che hanno luogo l'11 Settembre a New York, con ogni probabilità un film del genere sarebbe stato subito ritirato dalle sale. Pur essendo la ferita degli attacchi terroristici ancora fresca nei mesi successivi, la Universal opta per la distribuzione della pellicola, non foss'altro per tutto il lavoro tumultuoso che c'è stato dietro.
The Bourne Identity viene distribuito nei cinema americani a partire dal 14 giugno 2002. A fronte di un budget finale di 60 milioni di dollari, il film arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 214 milioni di dollari. Niente male per una pellicola che, a causa della sua tormentata storia produttiva, molti avevano dato per spacciata prima ancora della sua uscita. E invece il suo successo porta subito alla progettazione di un sequel... ma questa è un'altra storia.