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sabato 3 giugno 2023

A scuola di cinema: Brubaker (1980)

1969: Viene pubblicato il libro biografico Accomplices to the Crime: The Arkansas Prison Scandal, scritto da Tom Murton e Joe Hyams.
L'opera descrive il tentativo di riforma del sistema carcerario operato da Tom Murton, eminente insegnante e penologo che aveva già dato il suo contributo in passato per una simile riforma in Alaska.
L'uomo viene contattato nel 1967 dal governatore dell'Arkansas Winthrop Rockefeller, con l'incarico di indagare sulla condizione del sistema carcerario dello stato, in quanto il governatore è rimasto preoccupato a seguito della scoperta di un rapporto emanato dalla precedente amministrazione e incentrato sulla gestione del sistema carcerario.
Rapporto poi bloccato dalla stessa amministrazione e che metteva in luce tremende pratiche presenti nelle due carceri dello stato, incluse torture, pestaggi, estorsioni da parte di altri detenuti spalleggiati dalle guardie di sicurezza. Oltre alla pessima qualità del cibo dato ai prigionieri.
Tom Murton inizia la propria indagine e dopo poco tempo scopre qualcosa di ancora più orribile: una fossa comune, in cui ritrova tre cadaveri e altri di sicuro sono presenti. Dalle investigazioni da lui portate avanti, si scopre che le vittime di quelle fosse sono tutti detenuti che, nei decenni precedenti, hanno tentato di fuggire o si sono ribellate ai pestaggi e alle torture, facendo poi passare tutte queste morti per tentativi di fuga.
Prima che Tom Murton possa andare oltre in quest'indagine e con gli scavi, tuttavia, viene fermato dall'amministrazione Rockfeller, rimasta del tutto impreparata e imbarazzata di fronte all'esposizione mediatica che tutto ciò suscita, tanto da rilasciare un comunicato secondo il quale i cadaveri scoperti appartengono a un vicino cimitero, che in realtà si trova a oltre un chilometro di distanza dalla fossa.
Messa alle strette, l'amministrazione Rockfoller sospende Tom Murton dall'incarico assegnato e gli intima di abbandonare subito lo stato dell'Arkansas.
Dopo aver pubblicato il libro in cui dettaglia cosa gli è accaduto, Tom Murton non riceve più alcun incarico governativo e per vivere inizia a fare l'agricoltore in Oklahoma. Ma qualche anno dopo, grazie a un film, la sua storia torna sotto i riflettori.


La storia di Tom Murton cattura subito l'attenzione del cinema, tanto che già nel 1970, un anno dopo la pubblicazione del suo libro, Arthur Ross ne scrive una sceneggiatura, ma il progetto non si concretizza.
Una nuova sceneggiatura che prende spunto da quella di Arthur Ross viene dunque scritta da W.D. Richter, il quale modifica i nomi dei soggetti coinvolti, incluso quello di Tom Murton, e include alcune drammatizzazioni, quale quella in cui il criminologo si finge un detenuto per indagare sulle condizioni del carcere, cosa mai fatta in realtà da Murton.
Tale sceneggiatura cattura l'interesse del produttore Ron Silverman, il quale però per alcuni anni fatica a trovare uno studio interessato e un regista che voglia dirigere il progetto. Fino a quando si fa avanti Alan J. Pakula, che però deve prima liberarsi di altri impegni.
Il produttore non intende aspettare ulteriormente e così, tramite l'agente di Pakula, trova un altro regista interessato in Bob Rafelson. L'agente è anche in contatto con Robert Redford, il quale come legge la sceneggiatura si dichiara disposto a interpretare il protagonista, dietro un ingaggio di 3 milioni di dollari.
Grazie alla presenza di un attore di grido quale Robert Redford, la sceneggiatura viene opzionata dalla 20th Century Fox e viene data via libera al progetto.
Le riprese iniziano nell'aprile 1979, tenendosi in Ohio e con Tom Murton a fungere da consulente tecnico per la pellicola.
Dopo soli nove giorni di lavorazione, il regista Bob Rafelson viene licenziato, reo di essere già andato troppo lungo con le tempistiche e di insistere per girare in una prigione ancora operativa, con sensibile aumento di costi e tempistiche (il regista ha addirittura passato di sua volontà alcune notti in un penitenziario del Mississippi, a rischio della vita).
Quando sul set giunge il produttore Richard Berger, inizia a fare alcune domande al regista e gli chiede un incontro per discutere della sua carriera, ma Bob Rafelson - irato per alcune parole dette - lo afferra per il bavero prima di lasciarlo andare. Questa è la proverbiale ultima goccia e, il 20 aprile 1979, il regista viene allontanato dal set. Viene rapidamente sostituito da Stuart Rosenberg.
In risposta a quanto accaduto, Bob Rafelson cita in giudizio per danni la 20th Century Fox, affermando che non ha rispettato i propri obblighi contrattuali, in quanto gli era stata garantita piena libertà creativa, e che la casa di produzione ha rilasciato dichiarazioni che mettevano in dubbio la sua professionalità e la sua stabilità mentale ed emotiva, non ritenendolo adatto a dirigere un progetto così importante. La causa viene infine vinta da Bob Rafelson.
Come prigione, viene utilizzata la Junction City Prison Farm, sita poco distante da Columbus e non più operativa da circa un paio d'anni all'epoca. Vengono ricercate inoltre migliaia di comparse, inclusi ex detenuti condannati anche per rapina a mano armata e omicidio e guardie carcerarie da poco in pensione. Tra queste comparse vi è anche Nicolas Cage, al suo primo incarico professionale, seppur non accreditato. In un ruolo secondario vi è anche Morgan Freeman.
Le riprese si concludono il 21 luglio 1979.
Brubaker viene distribuito nei cinema americani a partire dal 20 giugno 1980. A fronte di un budget di 7 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare 37 milioni di dollari.
Nel 1970, un tribunale dichiara che l'intero sistema carcerario dell'Arkansas non rispetta alcun diritto costituzionale e va riformato, confermando così le indagini di Tom Murton, ingiustamente allontanato. Winthrop Rockfeller non viene confermato come Governatore nel 1970 e muore nel 1973.
Dopo l'uscita del film, che porta all'attenzione del grande pubblico la sua storia, Tom Murton inizia a tenere alcune lezioni accademiche e seminari di criminologia presso alcune università dell'Oklahoma, non abbandonando mai comunque la professione di agricoltore, che porta avanti fino alla fine dei suoi giorni.
Dopo Brubaker, Robert Redford si prende una pausa dalla recitazione di quattro anni, tornando a essere protagonista nel 1984 con Il Migliore (The Natural). Tuttavia, al contempo, l'attore ha modo di esordire come regista grazie a Gente Comune (Ordinary People)... ma questa è un'altra storia.

domenica 21 maggio 2023

A scuola di cinema: L'Inferno di Cristallo (1974)

1973: Viene pubblicato il romanzo La Torre (The Tower), scritto da Richard Martin Stern.
È ambientato a New York, durante l'inaugurazione del World Tower Building, un grattacielo che conta 125 piani e a cui partecipano anche importanti autorità. Un'inaugurazione che viene interrotta in maniera drastica da John Connors, un operaio che ha contribuito alla costruzione del grattacielo ma è stato allontanato dal progetto quando sua moglie, in seguito deceduta, si era sentita male.
Quella che vuole essere una piccola vendetta si trasforma ben presto in tragedia quando un'esplosione causata da John Connors diviene un incendio praticamente indomabile a causa dei cavi dell'alta tensione che non risultano a norma.
Alcune persone si salvano tramite un cavo di sicurezza che li trasporta su un edificio adiacente, ma molte altre muoiono nell'incendio.
1974: Viene pubblicato il romanzo L'Inferno di Cristallo (The Glass Inferno), scritto da Thomas Nicholas Scortia e Frank Robinson.
Anche in questo caso vi è l'inaugurazione di un grattacielo, di 66 piani, il National Curtainwall Building, costruito tuttavia con alcuni materiali scadenti per contenere i costi.
Mentre colui che ha progettato l'edificio, Craig Barton, interroga su questo il proprietario del grattacielo, scoppia un incendio che - per via della povertà dei materiali utilizzati - inizia a propagarsi rapidamente lungo tutti i piani.
Coloro che si trovano nel grattacielo cercano dunque di fuggire e l'incendio viene infine domato grazie a delle cisterne d'acqua che vengono calate dal tetto lungo tutti i piani dell'edificio.
Dall'unione di queste due opere, entrambe ispirate dall'inaugurazione del World Trade Center di New York e delle Sears Tower di Chicago, nasce una celebre pellicola.


Entrambi i romanzi suscitano l'interesse delle case cinematografiche già prima delle loro rispettive pubblicazioni. La Warner Bros. opziona - dopo un'asta combattuta - il romanzo di Richard Martin Stern per una cifra vicina ai 400.000 dollari.
Il produttore Irwin Allen, il quale aveva esortato la 20th Century Fox ad aggiudicarsi questi diritti all'asta, suggerisce allora alla Fox di opzionare l'opera di Thomas Nicholas Scortia e Frank Robinson, la quale presenta una trama abbastanza similare.
Vi è il problema, tuttavia, che vi potrebbero essere in lavorazione due film dalla storia molto simile e che potrebbero cannibalizzarsi l'un l'altro. Irwin Allen interviene come mediatore e riesce infine a far sì che tra Warner Bros. e 20th Century Fox nasca una joint venture per la produzione di un'unica pellicola, con costi ugualmente ripartiti.
La sceneggiatura viene scritta da Stirling Silliphant, che aveva già collaborato con Allen con L'Avventura del Poseidon (The Poseidon Adventure), mentre la regia viene affidata a John Guillermin (anche se viene assistito, se non in certi casi sostituito, da Irwin Allen per le scene d'azione).
In principio a Steve McQueen viene proposto il ruolo dell'architetto dell'edificio, mentre ad Ernest Borgnine quello del capo dei pompieri, che in principio si chiama Mario Infantino e ha un ruolo quasi secondario.
Steve McQueen, tuttavia, preferisce scegliere per sé proprio la parte del capo dei pompieri, che ritiene essere più interessante. Dovendo aumentare dunque l'importanza di questo personaggio e affiancargli un attore di ugual rilevanza per l'altro ruolo principale, Paul Newman si aggiudica la parte dell'architetto Doug Roberts.
Essendo entrambi gli attori stelle di primo piano, e peraltro anche in amichevole competizione o giù di lì, i due ottengono un ingaggio paritario, di un milione di dollari ciascuno, più una parte dei profitti della pellicola, il dieci per cento.
Non solo, per contratto i loro due personaggi devono avere lo stesso numero di battute, tanto che alcune di queste vengono aggiunte al personaggio interpretato da Steve McQueen quando si scopre che pronuncia meno frasi rispetto a quello interpretato da Paul Newman.
Anche William Holden, che interpreta il personaggio di James Duncan, chiede lo stesso tipo di compenso, ma questo gli viene negato in quanto non più ritenuto per l'epoca una star di primo piano, nonostante il suo glorioso passato.
Le riprese iniziano l'otto maggio 1974, tenendosi in California.
Come consulente della pellicola viene contattato Pete Lucarrelli, capo dei pompieri di Los Angeles, il quale porta sul set decine di vigili del fuoco, da un lato per monitorare la situazione ed evitare spiacevoli incidenti, dall'altro per fornire delle comparse alla produzione.
Nonostante le obiezioni del produttore Irwin Allen, sia Steve McQueen che Paul Newman insistono per effettuare il maggior numero possibile di manovre acrobatiche. E la cosa non è priva di conseguenze, in quanto Paul Newman ne ricava una lieve ustione, mentre Steve McQueen una caviglia slogata.
Le riprese si concludono il 14 agosto 1974.
L'Inferno di Cristallo (The Towering Inferno) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 16 dicembre 1974. A fronte di un budget di 14 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 200 milioni di dollari.
Tra i numerosi spettatori, vi è anche lo scrittore Roderick Thorp. Dopo la visione, ha un curioso sogno che per vie traverse lo porta a scrivere un romanzo. Quel romanzo, per altre vie traverse, diviene poi Trappola Di Cristallo (Die Hard).
Questa pellicola è l'ultima in cui appare l'attrice Jennifer Jones, che qui interpreta il personaggio di Lisolette Mueller. Peraltro Jennifer Jones era già in semi-ritiro prima di lavorare a questo film a seguito della morte del marito David Selznick.
Due anni dopo la donna deve affrontare il drammatico suicidio della figlia Mary, che si toglie la vita gettandosi da un tetto. Insieme al nuovo marito Norton Simon, Jennifer Jones fonda poi nel 1980 un'associazione dedita allo studio e reinserimento nella società delle persone con disturbi mentali, le cui attività supervisiona fino al 2003, quando è costretta a rinunciarvi a causa delle sue condizioni di salute.
Jennifer Jones, le cui apparizioni pubbliche dopo il suo ultimo film sono molto poche, vive dunque i suoi ultimi anni insieme ai figli e i nipoti, fino alla sua morte per attacco cardiaco nel 2009.
Oltre che la sua filmografia, a ricordarla vi sono anche le numerose attività di interesse sociale e di integrazione che ha condotto dopo il suo ritiro dalle scene.
L'Inferno di Cristallo rappresenta una sorta di blockbuster ante-litteram, termine che diverrà di uso comune l'anno successivo con l'uscita de Lo Squalo (Jaws)... ma questa è un'altra storia.

sabato 24 dicembre 2022

A scuola di cinema: Mamma, Ho Riperso L'Aereo - Mi Sono Smarrito a New York (1992)

Dopo il successo di Mamma, Ho Perso l'Aereo (Home Alone), la 20th Century Fox stringe con John Hughes un accordo per la produzione di sei pellicole, una delle quali deve in maniera tassativa essere un sequel del film con protagonista Macaulay Culkin.
Lo scenario tuttavia è cambiato rispetto a quando venne prodotta la prima pellicola: la saga si è subito dimostrata una potenziale gallina dalle uova d'oro e di questo tutti sono consapevoli. La cosa non sarà priva di conseguenze.


L'idea originaria di John Hughes e Chris Columbus è quella di girare due film in sequenza o comunque a breve distanza l'uno dall'altro, per far sì che Macaulay Culkin non cresca troppo tra una pellicola e l'altra vanificando così le trame. Per motivi di budget, tuttavia, la Fox boccia l'idea, dando via libera a un solo sequel.
La prima cosa da fare è assicurarsi la presenza del protagonista, Kevin McCallister. Essendo Macaulay Culkin un minorenne, i suoi ingaggi da attore e le sue finanze vengono gestite dai suoi genitori, in particolar modo dal padre, Christopher Culkin (anche lui a sua volta attore).
Costui riesce a strappare alla 20th Century Fox un compenso di circa 4 milioni e mezzo di dollari, decisamente superiore rispetto ai 110.000 dollari della prima pellicola, con inoltre la clausola aggiuntiva - per evitare che suo figlio rimanga associato al ruolo del bravo ragazzo - che il suo film successivo sia L'Innocenza del Diavolo (The Good Son), dove avrà invece un ruolo negativo.
Il titolo originario del sequel è Alone Again, ma Chris Columbus pensa che esso possa dare l'idea di un remake, piuttosto che di un sequel, così viene cambiato.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 9 dicembre 1991, tenendosi in Illinois, New York e in California. Girando nella Grande Mela, a volte le temperature sono così basse che le telecamere rimangono ghiacciate e non è possibile continuare a lavorare.
E pensare, che nei primi giorni di riprese, si è già pronti a utilizzare della neve artificiale, con un consistente esborso di denaro già versato, ma all'improvviso una tempesta di neve investe la città, ricoprendola di un manto bianco di certo più veritiero.
La troupe ottiene l'autorizzazione a girare alcune scene presso il Plaza Hotel di New York, ma il suo proprietario dell'epoca - Donald Trump - pone una condizione: che abbia un cameo nel film. Trump viene accontentato, apparendo come l'uomo che dà indicazioni a Kevin McCallister quando entra nel Plaza Hotel, ma in un primo momento Chris Columbus pensa di tagliare questa scena. Quando nota però che viene apprezzata nelle visioni di anteprima, decide di mantenerla.
Durante una pausa tra una ripresa e l'altra, alcuni bambini si avvicinano a Joe Pesci e gli forniscono il loro indirizzo di casa, chiedendogli se può passare una notte a derubarla. Tale richiesta da parte dei piccoli spettatori continuerà anche dopo la fine dei lavori.
Per la scena dell'attacco dei piccioni ai danni di Harry e Marv, centinaia di piccioni vengono addestrati per un periodo di circa 12 settimane. Il giorno delle riprese, Joe Pesci e Daniel Stern vengono ricoperti di mangime per uccelli per attirare i piccioni, uno dei quali si introduce nella bocca di Daniel Stern, con sommo disgusto di quest'ultimo.
Durante la lavorazione, capita che Macaulay Culkin riceva delle visite a sorpresa di un suo amico, il quale viene autorizzato a rimanere sul set. Costui è Michael Jackson.
Le riprese si concludono l'otto maggio 1992.
Al termine della lavorazione, a ogni bambino che ha partecipato alle riprese viene concesso come premio aggiuntivo di portare a casa un giocattolo di sua scelta. Macaulay Culkin sceglie il Talkboy, anche se questo è un semplice attrezzo di scena che non funziona. Ne viene creata tuttavia una versione funzionante poco tempo dopo, vista la grande richiesta da parte del pubblico (e anche una controparte femminile, Talkgirl).
Mamma, Ho Riperso L'Aereo: Mi Sono Smarrito a New York (Home Alone 2: Lost in New York) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 20 novembre 1992. A fronte di un budget di 28 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 359 milioni di dollari.
Un altro grande successo per questa saga, seppur inferiore all'incasso della prima pellicola, solo che stavolta vi sono conseguenze impreviste.
La più insolita è che la casa dei McCallister viene messa in vendita e acquistata nel 2012, per un valore di circa un milione e seicentomila dollari.
La più seria e rilevante è che Macaulay Culkin realizza un'altra manciata di film, tra cui appunto L'Innocenza del Diavolo, ma col tempo si stanca della carriera di attore e - sentimento comprensibile, visto che rimane pur sempre un ragazzo - al termine delle riprese di Richie Rich - Il Più Ricco del Mondo (Richie Rich) nel 1994 decide di vivere una vita ordinaria, lontano dalle luci della ribalta.
A spingerlo in questa scelta anche l'atteggiamento del padre, molto severo nei suoi confronti, forse per motivi di invidia, forse per altro, e che tra una ripresa e un'altra di un film lo chiude in una camera d'albergo non consentendogli di uscire.
Quando i genitori del giovane attore rinunciano alla loro convivenza, Macaulay Culkin decide di non rivolgere più la parola a suo padre e si avvede che il fondo fiduciario a lui intestato, ma ancora da loro gestito, ha un valore compreso tra i 15 e i 20 milioni di dollari.
Per impedire che venga da loro mal utilizzato o sperperato, l'attore riesce a ottenere un'ingiunzione del tribunale che impedisce a suo padre e sua madre di attingere a quel fondo, il quale viene affidato alle cure di un esecutore nominato dal tribunale stesso.
Ignaro del fatto che il giovane attore si sia ritirato dalle scene, John Hughes scrive una nuova sceneggiatura su Kevin McCallister che lo vede ormai adolescente ma, quando viene a sapere che Macaulay Culkin non è disponibile, deve rinunciare al progetto.
Nonostante questo, qualche anno dopo viene comunque realizzato un ulteriore sequel della saga senza Macaulay Culkin... ma questa è un'altra storia.

domenica 17 luglio 2022

A scuola di cinema: Una Donna in Carriera (1988)

1985: Lo sceneggiatore Kevin Wade, dopo aver conseguito il successo con un'opera teatrale da lui ideata, Key Exchange, è entrato in contatto con il produttore Douglas Wick e i due stanno cercando di sviluppare insieme un progetto cinematografico.
Un giorno, mentre cammina per Manhattan, Douglas Wick nota una scena che attira la sua attenzione: una donna vestita in maniera elegante, ma che indossa delle poco alla moda scarpe da tennis. Parla della cosa a Kevin Wade, il quale si reca a osservare le persone che giungono con il traghetto di Staten Island.
Tra queste sono frequenti le donne in tailleur che scendono portando delle scarpe da tennis e indossando poi delle scarpe col tacco alto prima di recarsi a lavorare presso gli uffici e le agenzie di cambio presenti a Manhattan. L'argomento del film è appena stato trovato.


Con l'assistenza di Douglas Wick, Kevin Wade idea una sceneggiatura su queste donne in carriera. In principio, il personaggio antagonista di Katharine Parker è un uomo, ma si decide poi che sarebbe più interessante se la protagonista lavorasse per una donna.
La sceneggiatura viene proposta a vari studi e in principio ottiene qualche rifiuto. L'agente di Kevin Wade è convinto che non sarà mai prodotta e, per tutta risposta, Wade lo licenzia. La sceneggiatura viene infine opzionata dalla 20th Century Fox.
In un primo momento il regista prescelto è James Bridges, con Demi Moore come possibile protagonista, ma Bridges decide infine di ritirarsi dal progetto. La sceneggiatura viene dunque inviata dalla Fox al regista Mike Nichols, il quale si dimostra interessato.
Questa sceneggiatura è anche giunta tra le mani di un'attrice emergente di nome Melanie Griffith, la quale è fortemente determinata a ottenere la parte della protagonista, Tess McGill. La Fox, tuttavia, sembra non avere alcun interesse per lei e cerca di contattare altri attrici quali Michelle Pfeiffer e Madonna.
Per sua fortuna, Jonathan Demme, che l'ha diretta in Qualcosa di Travolgente (Something Wild), effettua una proiezione privata di questo film per Mike Nichols e poco tempo dopo Melanie Griffith viene contattata per l'audizione.
Ma pur incontrando i favori dei più, la Fox non sembra intenzionata ad assegnarle la parte principale: è ancora un'attrice sconosciuta, al pari dell'altro attore scelto per interpretare l'altro protagonista Jack Trainer, ovvero Alec Baldwin, e questo è un progetto ritenuto di alto profilo.
Mike Nichols si impunta e minaccia di andarsene se Melanie Griffith non sarà scelta. Lo studio cerca dunque degli attori di richiamo e li trova in Sigourney Weaver, che accetta la parte di Katharine Parker, e Harrison Ford, a cui viene assegnato il ruolo di Jack Trainer dietro suggerimento di Mike Nichols.
Per ottenere la partecipazione dell'attore a questo progetto, Alec Baldwin, già scelto in precedenza per quello stesso ruolo, accetta una parte secondaria, quella di Mick Dugan.
Melanie Griffith si prende una cotta per Baldwin, il quale però respinge le sue avances in quanto non è sua abitudine avere delle relazioni amorose con delle colleghe di lavoro.
In preparazione alle loro parti, Melanie Griffith e Sigourney Weaver entrano in contatto con alcune segretarie e dirigenti donne che operano a New York, partecipando anche ai loro meeting.
Mike Nichols indica inoltre a Melanie Griffith un investitore finanziario di nome Liam Dalton, che può fornirle informazioni preziose su fusioni e acquisizioni societarie. In principio convinta che sarà una cosa noiosa, l'attrice si ricrede quando si ritrova di fronte un ragazzo affascinante, con cui per qualche tempo ha anche una relazione e con cui rimane poi in buoni rapporti, tanto da affidargli la gestione di alcune sue somme di denaro.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 16 febbraio 1988, tenendosi a New York e nel New Jersey. La prima scena è quella ambientata sul traghetto di Staten Island e, non avendo ottenuto le necessarie autorizzazioni, viene praticamente girata in maniera illegale.
Ma c'è un problema molto più grande di questo. Melanie Griffith è a quel tempo dipendente da alcool e cocaina, una situazione che si è aggravata da quando si è separata dal suo compagno Steven Bauer, e non è raro che esca da un party ancora sotto gli effetti della droga quando praticamente è quasi l'alba e poche ore dopo deve essere presente sul set.
Un giorno, l'attrice si presenta in uno stato così confusionale causato dall'assunzione di cocaina da non essere in grado di pronunciare in maniera corretta le proprie battute. Mike Nichols è fuori di sé dalla rabbia, si rifiuta di parlare con l'attrice e manda l'aiuto regista Mike Haley a dirle che può andare a casa, in quanto il set viene chiuso in via temporanea.
Il mattino successivo, Mike Nichols invita Melanie Griffith a colazione. Le dice che non riferirà quanto accaduto alla produzione, cosa che potrebbe provocare il suo licenziamento in tronco, ma lei pagherà col suo salario i danni derivanti dalla chiusura del set, che ammontano a 80.000 dollari. Inoltre ci sarà un'infermiera che ogni giorno verificherà che non sia sotto gli effetti di droghe o alcool e sia dunque in grado di lavorare.
Melanie Griffith accetta la multa e capisce che deve fare qualcosa al riguardo per combattere questa dipendenza.
Le riprese si concludono il 27 aprile 1988.
Una Donna in Carriera (Working Girl) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 20 dicembre 1988. A fronte di un budget di 28 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 103 milioni di dollari.
Da questo film viene anche tratta un'omonima serie televisiva, che va in onda per una sola stagione sulla NBC, dove Tess McGill viene interpretata da Sandra Bullock. Ne vengono prodotti e girati dodici episodi, ma a causa dei bassi ascolti ne vengono trasmessi solamente otto.
Melanie Griffith non dimentica i suoi problemi e, tre settimane dopo la conclusione delle riprese, entra in una clinica di riabilitazione per liberarsi dalle sue dipendenze. Poco tempo dopo si riconcilia col suo primo marito, Don Johnson, e nel 1989 ha una figlia di nome Dakota.
Ottiene anche una nomination agli Oscar per questo film come Miglior Attrice Protagonista. Alla fine l'attrice è riuscita a emergere sulla scena e le vengono dunque proposti altri ruoli da protagonista... ma questa è un'altra storia.

sabato 2 luglio 2022

A scuola di cinema: I Ragazzi Venuti dal Brasile (1978)

1976: Viene pubblicato il romanzo I Ragazzi Venuti dal Brasile (The Boys From Brazil), scritto da Ira Levin.
La storia è incentrata su Yakov Liebermann, un cacciatore di nazisti che riceve la notizia che il dr. Josef Mengele è ancora vivo e, nascosto in Brasile, ha appena dato vita a una misteriosa operazione che - per qualche oscuro motivo - comporta anche uccidere decine di persone che hanno sessantacinque anni.
Liebermann indaga sulla vicenda e scopre che Josef Mengele ha creato 94 cloni adolescenti di Adolf Hitler e sta facendo vivere loro le stesse esperienze di vita vissute da costui - tra cui la morte violenta del padre che ha sposato una donna di ventitré anni più giovane di lui - per far nascere nell'imminente futuro dei nuovi Führer.
Yakov Liebermann riesce a rintracciare Mengele e ha un confronto con lui, ma lo scienziato nazista viene infine ucciso da dei cani appartenenti a uno dei cloni, il quale li aizza contro Mengele.
Josef Mengele è dunque morto, ma il suo piano potrebbe in futuro avere successo, poiché già alcuni padri sono stati uccisi.
Il libro si rivela ben presto un bestseller e poco dopo ne viene anche prodotto un adattamento cinematografico.


Nell'anno stesso di pubblicazione dell'opera, essa viene opzionata dai produttori Martin Richards, Stanley O'Toole e Robert Fryer. Dopo che è stata completata la sceneggiatura da parte di Heywood Gould, nel maggio 1977 la parte di Ezra Lieberman (così rinominato dall'originale Yakov Liebermann) viene assegnata a Laurence Olivier.
Il personaggio è ispirato a due cacciatori di nazisti realmente esistiti, ovvero Simon Wiesenthal e Serge Klarsfeld, i quali cercarono invano Josef Mengele dopo la sua scomparsa. La caccia a Mengele di Wiesenthal - che aveva sperimentato di prima mano l'orrore dei campi di concentramento - durò per ben due anni e arrivò a un passo dal farlo arrestare dalle autorità tedesche nel 1960, ma ottenne altri successi in vita.
Tra questi la cattura di altri soldati nazisti, quali Adolf Eichmann nel 1960 o l'ottenimento della confessione nel 1963 da parte di Karl Silberbauer concernente il suo ruolo come comandante della Gestapo responsabile della cattura di Anna Frank e della sua famiglia (per molti anni dopo il termine della guerra, infatti, si credette che il diario della ragazza fosse un'invenzione e lei non fosse mai esistita).
Proprio su Simon Weisenthal, Laurence Olivier - toccato dalla sua determinazione e tenacia - decide di modellare la sua interpretazione.
A quel tempo l'attore inglese è reduce da un intervento chirurgico che gli ha tolto dei calcoli renali e si trova in non eccelse condizioni di salute, così si dichiara disponibile ad accettare questo ruolo che è ben pagato e gli permette di mettere da parte del denaro per la sua famiglia in caso di sua morte.
Il suo stato di salute in principio fa sì che il progetto sia rifiutato da alcune case di produzione, fino a quando viene opzionato dalla 20th Century Fox, dietro un budget di 12 milioni di dollari.
Con l'ingresso di Laurence Olivier, Franklin James Schaffner decide di essere il regista del film e poco dopo Gregory Peck accetta la parte di Josef Mengele, dopo che George C. Scott, la prima scelta per questo ruolo, si ritira dal progetto poco tempo prima dell'inizio delle riprese.
Soprannominato l'angelo della morte, Josef Mengele - fervente sostenitore del partito nazista - si guadagnò questo appellativo durante la sua permanenza nel campo di sterminio di Auschwitz, a partire dal 1943. Senza alcun problema, mandava anche decine o centinaia di persone a morire nelle camere a gas poco dopo che erano scese dal treno che li aveva portati al campo di concentramento e su altre compieva atroci esperimenti, volti a dimostrare folli teorie sulle tare genetiche in particolare, arrivando a sezionarne i corpi.
Con la caduta del nazismo, Josef Mengele fuggì in Sud America e lì vi si nascose sotto varie false identità. Al tempo della produzione di questo film, è ancora in vita.
Il ruolo secondario di Eduard Seibert viene proposto a James Mason. Costui, in realtà, spera in principio di poter interpretare Lieberman o Mengele, ma non è ovviamente possibile, tuttavia non si lascia sfuggire la possibilità di poter lavorare al fianco di Laurence Olivier e Gregory Peck.
Le riprese iniziano in via ufficiale nell'ottobre 1977, tenendosi in Portogallo, Inghilterra, Pennsylvania e Austria.
A causa dello stato di salute di Laurence Olivier, tutte le scene che lo riguardano vengono girate in Austria, anche quelle ambientate nella finzione in altri paesi, per non farlo imbarcare in - per lui - faticosi viaggi.
Sempre per via dello stato di salute dell'attore inglese, il confronto tra il suo personaggio e Josef Mengele viene girato con estrema cautela per non sottoporlo a gravi sforzi, tanto che occorrono alcuni giorni per completare la scena.
Gregory Peck e Laurence Olivier, tuttavia, non possono fare a meno di sorridere nel notare come due navigati attori ultrasessantenni come loro debbano girare una scena simile.
Gregory Peck accetta di girare la scena dove Josef Mengele viene attaccato e ucciso dai dobermann, senza l'uso di una controfigura, dopo che l'addestratore dei cani gli dimostra, sostituendosi a lui, che i cani sono addestrati a mordere i vestiti e non la pelle e che tirano la cravatta e non la gola per dare l'illusione che gli stiano divorando la carotide.
Le riprese si concludono nel marzo 1978.
I Ragazzi Venuti dal Brasile (The Boys From Brazil) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 4 ottobre 1978. Laurence Olivier ottiene anche una nomination al Premio Oscar come miglior attore.
La leggenda narra che Josef Mengele sia riuscito a vedere Gregory Peck impersonarlo sul grande schermo. Il 7 febbraio 1979, mentre si trova nella città brasiliana di Biertoga, Josef Mengele muore a seguito di un infarto che lo colpisce mentre sta nuotando in una piscina: provato dall'attacco, annega nelle acque. La sua identità viene confermata senza ombra di dubbio da un successivo test del DNA, nonostante per anni Simon Wiesenthal si ostini a cercalo ancora.
Il cinema è riuscito a predire in questo caso un evento futuro e non sarà l'ultima volta. I romanzi di Ira Levin, invece, costituiranno la base per altri film... ma questa è un'altra storia.

domenica 26 giugno 2022

A scuola di cinema: Il Presagio (1976)

1973: Il produttore Harvey Bernhard discute col suo amico Robert Munger della figura dell'Anticristo, come delineata nel Libro della Rivelazione contenuto nella Bibbia (meglio noto come Apocalisse di Giovanni) e pensano a un film incentrato su questo tema che possa - così come era nelle intenzioni de L'Esorcista - riportare la gente a riconsiderare la propria fede.
Proprio per questo, Robert Munger, devoto cristiano e studioso di testi sacri, afferma che il diavolo non vorrà che questo film venga realizzato. La pellicola, invece, viene girata e dà vita a un nuovo, apprezzato ciclo horror.


Harvey Bernhard idea un trattamento di 10 pagine e chiede allo sceneggiatore David Seltzer di concepire una sceneggiatura basata sul presupposto dell'Anticristo. Allo sceneggiatore, a dire il vero, non interessa molto approfondire delle tematiche religiose (non ha infatti mai letto la Bibbia), ma intravede comunque del potenziale nell'idea di un Anticristo moderno e il generoso salario promesso fa il resto. Dopo l'iniziale The Antichrist, si opta per un nuovo titolo, The Birthmark.
In principio, Seltzer affibbia alla reincarnazione dell'Anticristo il nome di Domlin, lo stesso nome di un - a suo parere - alquanto seccante figlio di un suo amico. La moglie lo convince infine a cambiare idea, in quanto non è un gesto molto nobile, e rinominarlo Damien.
Il progetto viene proposto alla Warner Bros., non a caso la società che aveva prodotto L'Esorcista (The Exorcist), ma per mesi la sceneggiatura resta nel limbo, fino a quando viene rilevata dalla 20th Century Fox tramite l'intercessione di Alan Ladd Jr.
Costui suggerisce anche il nome del regista che aveva portato all'attenzione durante un pranzo di lavoro, Richard Donner. La richiesta viene accolta, seppur costui abbia diretto sino a quel momento solo film di basso profilo e si sia dedicato principalmente alla televisione. Ladd e Donner si ritrovano subito sulla stessa lunghezza d'onda nel volere che il film - nonostante il tema - abbia aderenze di realismo e risulti più un thriller su una famiglia in crisi che un horror.
Vengono dunque tolti tutti gli elementi dichiaratamente soprannaturali presenti nella sceneggiatura di David Seltzer, quali i sabba di streghe o i riti magici, e viene lasciata l'ambiguità sui vari incidenti che accadono, che potrebbero anche essere dovuti a semplice sfortuna.
Per il ruolo del protagonista, Robert Thorn, la prima scelta ricade su William Holden, ma costui non si trova molto a suo agio col tema del satanismo e preferisce declinare (cambierà presto idea). La parte viene dunque offerta ad altri attori, tra cui Charlton Heston e Roy Scheider, ma anche loro rifiuta.
Quasi con sorpresa, invece, il ruolo viene accettato da Gregory Peck, con cui Harvey Bernhard entra in contatto tramite il suo agente, il quale è un suo amico.
L'attore negli ultimi tempi ha tenuto un basso profilo, considerando anche la possibilità di ritirarsi dalle scene. Ciò che lo spinge ad accettare ha origine da un drammatico evento: il presunto suicidio di suo figlio Jonathan, avvenuto nel giugno 1975.
Non riuscendo a essere stato presente accanto a suo figlio in quei momenti drammatici, Gregory Peck accetta la parte anche per venire a patti con questo dolore, in una sorta di catarsi artistica. Per questo è disponibile anche a un ingaggio inferiore al consueto, di 250.000 dollari, nonché una percentuale sui profitti.
Harvey Stephens, il primo Damien, viene scelto in maniera alquanto singolare. A ogni bambino che si presenta alle audizioni, Richard Donner chiede di venirgli incontro come se lo stesse attaccando. Stephens, che ha cinque anni, non si fa pregare: riempie il regista di pugni e calci, lo graffia a una guancia e, per chiudere in bellezza, gli assesta un calcio all'inguine.
Per Richard Donner questo è più che sufficiente e, dopo aver allontanato il bambino da sé, chiede che gli vengano tinti i capelli di nero, essendo lui biondo, e fornite lenti a contatto di colore nero, per conferirgli un aspetto più sinistro.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 12 ottobre 1975, tenendosi in varie località inglesi e a Roma.
Considerato che Harvey Stephens non ha alcuna esperienza recitativa, Richard Donner provoca in lui quando necessario genuine reazioni di rabbia per rendere le scene convincenti, arrivando anche in un caso a urlargli contro. L'atteggiamento del bambino sul set non è comunque molto professionale, in quanto si comporta in maniera alquanto maleducata, e per questo viene detestato da alcuni attori. 
Mentre si gira in Italia presso un ospedale, alcune pazienti non gradiscono il titolo The Birthmark (che compare nei cartelloni con cui si invita a stare lontani dal set), in quanto si ritiene che porti sfortuna. Viene allora cambiato in The Omen, in quella che è ritenuta in principio una soluzione temporanea, che diviene però definitiva.
Per la scena in cui dei babbuini devono attaccare l'auto dove è presente Damien, due piccoli del branco vengono posti all'interno dell'auto, ma nessun effetto viene sortito. Si opta allora per inserire all'interno del mezzo il capobranco, il quale viene controllato dal guardiano degli animali, posto sul sedile posteriore.
I babbuini, già provati dal fatto che non viene dato loro cibo, iniziano dunque a sciamare attorno all'auto, salendo anche sul mezzo e sul parabrezza, gridando. L'attrice Lee Remick, che si trova dentro l'auto, rimane comprensibilmente spaventata da questo atteggiamento, dunque la reazione di paura che si può notare non è dovuta alla recitazione. Tanto che l'auto rimane ferma poiché Lee Remick è in tale stato di shock da non poter guidare e ritorna in sé solo dopo che i babbuini sono stati allontanati.
Prima e durante la produzione si verificano dei curiosi e strani incidenti, come se la profezia di Robert Munger si stesse avverando. Gregory Peck e David Seltzer prendono due aerei differenti a poche ore di distanza per recarsi in Inghilterra sul set ed entrambi questi aerei vengono colpiti da un fulmine. Stesso evento che accade a un produttore, Mace Neufeld, una settimana dopo. L'hotel in cui si trova Richard Donner subisce un attentato effettuato dall'IRA (Irish Republican Army) con una bomba.
E non è finita qui. Il giorno dopo la conclusione delle riprese prezzo lo zoo safari, uno dei guardiani dello zoo viene ucciso mentre si trova nel recinto dei leoni, in quanto lascia inavvertitamente aperta la porta della guardiola, venendo così attaccato dagli animali. Uno stuntman viene attaccato da dei rottweiler mentre viene girata una scena presso un cimitero (cosa ancora più strana in quanto è il loro padrone). Questo senza contare piccoli incidenti stradali.
Infine, due componenti della troupe, John Richardson e Liz Moore, rimangono vittime di un incidente stradale un anno dopo, mentre si stanno occupando delle riprese di Quell'Ultimo Ponte (A Bridge Too Far). Lui sopravvive, ma lei resta decapitata. Nasce così la leggenda della maledizione che colpisce chiunque lavori a questo film.
C'è da dire, però, che alcuni di questi eventi, come il triplo fulmine ai danni di tre aerei o l'uccisione del guardiano dello zoo, risultano difficili da dimostrare, quindi non è da escludere che siano stati parte di una manovra promozionale gratuita e di forte impatto.
Le riprese si concludono il 9 gennaio 1976.
Il Presagio (The Omen) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 25 giugno 1976. A fronte di un budget di circa 3 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 61 milioni di dollari.
Nonostante la presunta maledizione, il film ottiene un grande successo e così viene subito messo in cantiere un sequel... ma questa è un'altra storia.

lunedì 18 aprile 2022

A scuola di cinema: Die Hard - Duri a Morire (1995)

Diffuso in molte nazioni, Simon Dice/Simon Says è un gioco che prevede la partecipazione di tre o più giocatori. Uno di questi ha il ruolo di Simon, il quale deve dare agli altri giocatori ordini di eseguire certe azioni preceduti dalla frase "Simon Dice". A seconda di come quell'ordine verrà portato a compimento, i giocatori potranno andare avanti nel gioco o essere eliminati, fino a quando ne resterà soltanto uno. Se invece nessuno esegue gli ordini in maniera corretta, il vincitore è "Simon".
Ebbene, per quanto possa apparire strano, questo gioco per bambini è il punto di partenza per il terzo film appartenente alla saga di Die Hard.


Dopo la conclusione delle riprese di 58 Minuti per Morire (Die Hard 2), Bruce Willis rifiuta alcune sceneggiature che gli vengono sottoposte per un ulteriore sequel, giudicandole troppo simili ai primi due film. Una di queste sceneggiature, intitolata Troubleshooter e che vede John McClane e sua moglie Holly in lotta contro dei terroristi durante una crociera, viene qualche anno dopo riscritta per diventare Speed 2 - Senza Limiti (Speed 2: Cruise Control).
Inoltre, alcuni problemi che sia l'attore che la 20th Century Fox hanno sperimentato con Joel Silver e Lawrence Gordon, fanno sì che i due produttori non siano più coinvolti in un'ulteriore pellicola della saga.
Nell'ambiente cinematografico gira da qualche tempo una sceneggiatura di Jonathan Hensleigh intitolata Simon Says. L'idea viene allo sceneggiatore ripensando a quando da piccolo giocava a Simon Dice e, durante una partita, lanciò un sasso che inavvertitamente procurò una ferita a un suo amico. Si interroga dunque cosa accadrebbe se quell'amico anni dopo cercasse vendetta.
In origine, Simon Says è un film d'azione concepito come un sequel di Drago d'Acciaio (Rapid Fire), con Brandon Lee nel ruolo del protagonista e Angela Bassett al suo fianco, per impedire una serie di esplosioni da parte di un criminale che gioca con loro a Simon Dice.
Dopo la prematura scomparsa dell'attore, nel 1993, la sceneggiatura viene acquisita dalla Warner Bros. la quale intende utilizzarla come quarto capitolo della saga di Arma Letale (Lethal Weapon), mettendo Martin Riggs e Roger Murtaugh al posto dei personaggi che avrebbero dovuto essere interpretati da Brandon Lee e Angela Bassett.
Mel Gibson, tuttavia, all'epoca non è interessato a riprendere nell'immediato il ruolo di Riggs e così la Warner Bros. vende la sceneggiatura alla 20th Century Fox. Il trattamento di Hensleigh incontra i favori di Bruce Willis e così viene dato il via libera al progetto.
Jonathan Hensleigh effettua una revisione della sceneggiatura per adattarla alle atmosfere di Die Hard ma, a parte qualche dettaglio e il cambio dei nomi dei personaggi (con John McClane in sostituzione di Martin Riggs e Zeus Carver al posto di Roger Murtaugh), poche modifiche vengono apportate.
Per questo terzo capitolo ritorna come regista John McTiernan, il quale decide di rinunciare a dirigere Batman Forever.
Per il ruolo di Zeus Carver, la prima scelta ricade su Laurence Fishburne, che si accorda in via verbale per questo col produttore Andrew Vajna dopo che quest'ultimo gli ha garantito un ingaggio più alto rispetto a quello offerto in principio.
Prima che un contratto sia firmato, però, Vajna partecipa all'edizione del 1994 del Festival di Cannes, dove viene proiettato Pulp Fiction: il produttore rimane così favorevolmente impressionato dall'interpretazione in questo film di Samuel L. Jackson, caldeggiato anche da Bruce Willis, da offrirgli immediatamente la parte di Zeus Carver. Jackson accetta con gioia essendo un fan della saga e avendo visto Trappola di Cristallo almeno 30 volte.
Quando Laurence Fishburne viene a sapere di questo, fa causa ad Andrew Vajna per il mancato accordo, nonostante fosse stato concordato solo in maniera verbale, e riceve alla fine una somma risarcitoria.
Il ruolo di Simon Gruber viene proposto in un primo momento a Sean Connery, con cui John McTiernan ha già lavorato in Caccia a Ottobre Rosso e Mato Grosso (Medicine Man). L'attore, però, rifiuta la proposta in quanto ritiene il personaggio troppo malvagio per i suoi gusti. Il ruolo viene allora proposto a David Thewlis, ma costui vi rinuncia per partecipare alle riprese di Dragonheart. La parte viene infine affidata a Jeremy Irons.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 16 settembre 1994, tenendosi a New York, South Carolina e nel Maryland.
Per evitare problemi di qualsiasi natura, il cartellone trasportato da Bruce Willis dove compare una parola offensiva verso gli afroamericani in realtà non presenta alcuna scritta. La frase viene poi aggiunta in post-produzione.
L'enigma dei galloni d'acqua deriva da un'esperienza reale di Jonathan Hensleigh, il quale si ritrovò a dover risolvere questo test durante un esame, non riuscendoci.
L'epilogo originario, che viene effettivamente girato, vede Simon Gruber riuscire a fuggire con l'oro trafugato, mentre John McClane viene giudicato il principale responsabile di questa debacle e licenziato dalla polizia.
Preda della depressione e ossessionato dal ritrovare Simon Gruber, John McClane riesce infine a rintracciarlo alcuni anni dopo in un bar in Ungheria. Qui gli propone un gioco intitolato McClane Dice: vi è un piccolo lanciarazzi attorno al suo petto e verranno posti degli indovinelli come aveva fatto Simon Gruber. Se la risposta è errata, il pulsante del lanciarazzi sarà premuto ma - poiché gli sono stati tolti i mirini - è impossibile capire verso quale direzione andrà il razzo.
Quando McClane domanda a Gruber cosa avrebbe potuto portare a questo incontro che gli avrebbe salvato la vita, quest'ultimo sbaglia la risposta, il razzo parte e lo uccide. Viene infine rivelato che John McClane indossava un giubbotto antiproiettile.
Questo epilogo non piace alla Fox, venendo giudicato privo di azione e ritraendo McClane come troppo crudele e calcolatore. Viene dunque girato un altro finale, quello a tutti noto, e che comporta peraltro un aumento abbastanza significativo del budget.
Le riprese si concludono il 19 novembre 1994.
Un mese prima dell'uscita del film nelle sale, il 19 aprile 1995, avviene l'attentato a Oklahoma City a opera di Timothy McVeigh, che provoca 168 vittime. La Fox, tuttavia, decide di non editare la pellicola per eliminare delle esplosioni, in quanto è evidente che essa sia un'opera di fantasia.
Die Hard - Duri a Morire (Die Hard with a Vengeance) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 19 maggio 1995. A fronte di un budget di 90 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 366 milioni di dollari.
Si tratta di un nuovo successo per questa saga, ma porta con sé una curiosa conseguenza. Jonathan Hensleigh, infatti, viene poco dopo trattenuto e interrogato dal FBI, che gli chiede come mai fosse a conoscenza di così tanti dettagli nel descrivere la New York Federal Reserve. Lo sceneggiatore risponde che tali dettagli erano stati descritti in un articolo del New York Times, pubblicato peraltro alcuni anni prima, e viene dunque rilasciato.
Dopo questo terzo capitolo, bisognerà attendere ben dodici anni per vedere un altro episodio della saga di Die Hard... ma questa è un'altra storia.

domenica 17 aprile 2022

A scuola di cinema: 58 Minuti per Morire (1990)

1987: Viene pubblicato il romanzo 58 Minuti (58 Minutes), scritto da Walter Wager. Ambientato nel periodo natalizio, vede protagonista l'agente della polizia di New York Frank Malone, il quale si trova presso l'aeroporto JFK in attesa che atterri l'aereo che trasporta sua figlia, di modo che possa trascorrere le festività insieme a lei.
Sfortunatamente, un terrorista noto solo come Numero 1 prende il controllo delle telecomunicazioni e dell'equipaggiamento elettrico dell'aeroporto, tagliando l'illuminazione che consente agli aerei di atterrare in sicurezza sulla pista.
Con una forte tempesta di neve a complicare il tutto, Frank Malone ha solo 58 minuti per risolvere la crisi, prima che l'aereo su cui si trova sua figlia esaurisca il carburante e precipiti.
Questo romanzo costituirà il punto di partenza su cui si baserà il sequel di una celebre pellicola.


A seguito del grande successo di Trappola di Cristallo (Die Hard), la 20th Century Fox intende subito mettere in produzione un sequel. Viene dunque opzionato il romanzo di Walter Wager e si cerca di ricreare lo stesso team creativo del primo film.
A partire dal protagonista, Bruce Willis, che ritorna dietro un ingaggio di sette milioni e mezzo di dollari, e i produttori Lawrence Gordon e Joel Silver. Anche Steven De Souza viene confermato come sceneggiatore e, insieme a Doug Richardson, adatta il romanzo di Walter Wager alterando i nomi dei protagonisti e modificando alcuni dettagli perché il tutto sia consono alle atmosfere della saga con protagonista John McClane. I criminali, inoltre, sono modellati sui responsabili delle vicende dello scandalo noto come Irangate.
Non partecipa a questo nuovo progetto, invece, il regista di Trappola di Cristallo, ovvero John McTiernan. Il successo di questa pellicola lo ha portato, infatti, a ricevere molte altre proposte e deve declinare per andare a dirigere Caccia a Ottobre Rosso (The Hunt for Red October). In sua sostituzione, viene assunto Renny Harlin, il quale sotto la produzione di Joel Silver sta realizzando il film Le Avventure di Ford Fairlane (The Adventures of Ford Fairlane).
Il ruolo del Generale Ramon Esperanza - alter ego di Manuel Noriega, un generale panamense realmente esistito - viene affidato a Franco Nero. Costui condivide lo stesso commercialista col produttore Joel Silver, il quale un giorno nota dei poster col volto dell'attore appesi alle pareti dell'ufficio del commercialista.
Dopo aver da quest'ultimo ottenuto il numero di telefono dell'attore italiano, Joel Silver lo contatta e gli propone la parte. In principio, Franco Nero esita, in quanto la sceneggiatura non lo convince più di tanto e inoltre è impegnato con le riprese di Diceria Dell'Untore, ma Joel Silver modifica le tempistiche del film per far sì che l'attore italiano riesca a partecipare al progetto.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 28 novembre 1989, tenendosi in California, Michigan e a Denver. Per il fittizio Washington Dulles International Airport vengono utilizzati due aeroporti: lo Stapleton International Airport di Denver e il Los Angeles International Airport. In principio si pensa di girare il tutto appunto a Washington, ma le insolite calde temperature lì presenti in quel periodo convincono a spostare altrove i lavori.
Essendo stagione invernale, e col film ambientato durante le festività natalizie, si spera che arrivi della neve naturale in Colorado da poter sfruttare. Invece, questo non accade e la produzione è costretta dunque a utilizzare una gran quantità di neve artificiale o a far esportare vera neve dal Canada.
Come se questo non bastasse, a metà delle riprese, una forte tempesta di neve e ghiaccio si abbatte sul set, facendo precipitare le temperature sotto lo zero e congelando molte attrezzature. Questo costringe la produzione a sospendere per qualche tempo i lavori.
Nessuna compagnia aerea autorizza la produzione a mostrare il proprio nome o il proprio logo nel film, in quanto si ritiene che esso metta in cattiva luce lo staff degli aeroporti e le loro operazioni, vulnerabili a un attacco terroristico. Per ovviare a questo problema, si decide di utilizzare nomi di compagnie aeree fittizie.
Durante la lavorazione, l'attore Fred Thompson fa notare a Steven De Souza che nel film ci sono troppe parolacce. Ben presto lo sceneggiatore capisce che l'appunto dell'attore non è dovuto a motivi religiosi o morali, bensì al fatto che vi è in effetti un abuso di questi termini che rende alcuni dialoghi ridicoli, facendo perdere loro la necessaria drammaticità.
Steven De Souza modifica così la sceneggiatura per ridurre il numero di parolacce presenti, che rimangono comunque in gran quantità nonostante tutto.
Renny Harlin decide di sua iniziativa che la prima apparizione del Colonnello William Stuart, antagonista di John McClane, debba avvenire con lui che pratica arti marziali nudo. Per William Sadler, che interpreta il personaggio, questo non è un problema, ma chiede e ottiene che la relativa scena sia girata il più tardi possibile, di modo che abbia tempo per allenarsi e migliorare la sua muscolatura.
A tal proposito, l'attore lavora per alcuni mesi col trainer Keith Cubba e impara anche alcune mosse di karate e tai chi da usare per il confronto finale con John McClane.
Nel film è previsto l'inserimento, a scopi promozionali, di un prodotto della Black & Decker, un trapano senza fili che deve essere utilizzato da John McClane per rimuovere le viti di una griglia. Il tutto ovviamente dietro pagamento da parte della compagnia di una somma di 20.000 dollari.
Quando però questa scena viene eliminata nel montaggio finale, la Black & Decker fa causa alla 20th Century Fox per ottenere un risarcimento danni di 150.000 dollari. La faccenda viene infine risolta in via extragiudiziale.
Le riprese si concludono il 6 aprile 1990.
58 Minuti per Morire (Die Hard 2) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 3 luglio 1990. A fronte di un budget di circa 70 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 240 milioni di dollari, un incasso di gran lunga superiore rispetto a quello di Trappola di Cristallo.
Non stupisce dunque che si decida di mettere in produzione un ulteriore sequel, anche se per la sua uscita bisogna attendere altri cinque anni... ma questa è un'altra storia.

sabato 5 febbraio 2022

A scuola di cinema: Re Per Una Notte (1983)

Fine anni '60 del ventesimo secolo: Paul D. Zimmerman, critico e sceneggiatore televisivo, legge un articolo sulla rivista Esquire incentrato su un fan rimasto ossessionato dal presentatore Johnny Carson - all'epoca il più popolare showman televisivo - e dal suo spettacolo, fino a giungere al punto di tenere un diario incentrato solo su di lui. E su altri stalker che ogni tanto prendono di mira il presentatore.
Zimmerman inizia a riflettere sulle conseguenze negative dell'essere una celebrità e di come certi fan insistenti, pur non volendo far del male, possano risultare comunque minacciosi e pericolosi. Basandosi su queste premesse, scrive poco tempo dopo una sceneggiatura su questa tematica, che alcuni anni dopo diventerà un lungometraggio.


Nel 1974, la sceneggiatura di Paul Zimmerman viene letta da Robert De Niro, il quale la propone a Martin Scorsese, con cui ha appena terminato la sua prima collaborazione grazie al film Mean Streets. Il regista, però, pur apprezzando la sceneggiatura non trova la sua tematica interessante e declina la proposta.
Negli anni successivi si prova a dare via libera al progetto tramite altri registi quali Milos Forman, Bob Fosse e Michael Cimino, il quale deve rinunciare poiché impegnato nella produzione de I Cancelli del Cielo (Heaven's Gate), ma non si giunge a nulla di concreto.
Fino a quando, verso la fine del 1979, mentre si sta per concludere la lavorazione di Toro Scatenato (Raging Bull), De Niro - che nel frattempo ha acquisito la sceneggiatura di Zimmerman - ripropone il soggetto a Scorsese. In questi anni il regista ha imparato a conoscere meglio le insidie dell'essere una celebrità e dunque, di fronte all'insistenza e perseveranza dell'attore, decide stavolta di accettare.
L'intento del regista, comunque, è quello di occuparsi più avanti di questo progetto e prendersi un periodo di riposo, poiché dopo la fine delle riprese di Toro Scatenato è stato soggetto a un attacco di polmonite, tanto da dover a un certo punto essere ricoverato in ospedale, pur senza gravi conseguenze.
Tuttavia all'orizzonte si profila uno sciopero degli sceneggiatori e la cosa rischia di complicare il tutto. Il produttore Arnon Milchan della 20th Century Fox riesce allora a convincere Scorsese ad anticipare di un mese l'inizio della lavorazione e, per velocizzare il tutto, a girare alcune scene per le strade di New York.
Se il ruolo del protagonista Rupert Pupkin è appannaggio di De Niro, la parte di Jerry Langford viene proposta in un primo momento a Johnny Carson, proprio la persona la cui esperienza con gli stalker aveva ispirato la sceneggiatura, ma dopo il suo rifiuto il ruolo viene offerto a Jerry Lewis.
Costui suggerisce di cambiare il nome di battesimo del personaggio, che in origine è Robert Langford, affibbiandogli il suo stesso nome. L'idea è quella di far sì che le persone che lo riconoscano per strada durante le riprese lo chiamino, potendo così registrare su pellicola vere reazioni. Cosa che puntualmente accade.
Robert De Niro esprime in merito le sue riserve a Scorsese, in quanto è convinto che Lewis potrebbe essere tentato di recitare un po' sopra le righe e non offrire una credibile performance drammatica, ma il regista è di diverso avviso: il background da comico di Jerry Lewis è quello che lo aiuterà a rendere credibile il personaggio di Jerry Langford.
Per entrare nella parte, Robert De Niro studia i monologhi di Richard Belzer e di altri comici da palcoscenico e inizia a contattare i suoi più insistenti cacciatori di autografi. In un curioso scambio di ruoli, l'attore li rintraccia e pone loro svariate domande, indagando sulle loro motivazioni e cercando di capire le ragioni del loro agire.
Il look del personaggio, invece, arriva da una fonte impensabile: un manichino, con tanto di baffetti, che De Niro vede in un negozio di abiti mentre è in giro con Scorsese e di cui adotta il vestiario.
Le riprese iniziano in via ufficiale il primo giugno 1981, tenendosi a New York.
I problemi non tardano ad arrivare quando, dopo tre giorni passati sul set senza far nulla, Jerry Lewis si lamenta con Martin Scorsese delle sue tempistiche lavorative e che dovrà essere pagato comunque.
I rapporti tra i due, comunque, migliorano subito dopo, tanto che Scorsese permette a Jerry Lewis di dirigere una scena non prevista in sceneggiatura e basata su un fatto realmente accaduto all'attore: quella dove un'anziana, dopo che Jerry Langford si rifiuta di parlare con un suo caro al telefono, gli augura di ammalarsi di cancro.
Martin Scorsese non si trova molto a proprio agio nel girare lungo le strade di New York, cosa che si rivela per lui un incubo logistico. Oltretutto, pur non avendo per fortuna una ricaduta della polmonite, la lavorazione si rivela alquanto stressante per via del fatto che è stata anticipata - ha praticamente girato due film senza soluzione di continuità e lui si è ripreso solo da poco dalla malattia.
La problematica più complicata, tuttavia, è il fatto che il regista ritenga parte del materiale presente nella sceneggiatura - le scene più sopra le righe, nello specifico - non così di buon livello quando viene girato.
Per la scena in cui Jerry Langford si libera dalla prigionia di Masha (Sandra Bernhard), Jerry Lewis vorrebbe che il suo personaggio la colpisse, facendola cadere contro un tavolino di vetro, ma l'attrice si oppone in maniera netta. La stessa cosa fa Scorsese, il quale teme che Sandra Bernhard possa rimanere ferita, e concepisce dunque una soluzione alternativa.
Un'altra idea proposta da Jerry Lewis, ma ugualmente scartata da Scorsese, è che Rupert Pupkin alla fine uccida Jerry Langford.
Le riprese si concludono nell'ottobre 1981.
Re Per Una Notte (The King of Comedy) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 18 febbraio 1983. A fronte di un budget di circa 19 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano appena due milioni e mezzo di dollari.
Un flop che Martin Scorsese si aspettava, tanto da fargli pentire col senno di poi di aver accettato l'incarico. Questo creerà una piccola frattura tra lui e Robert De Niro e i due torneranno a collaborare solo sette anni dopo, in Quei Bravi Ragazzi (Goodfellas)... ma questa è un'altra storia.

domenica 12 dicembre 2021

A scuola di cinema: Mamma, Ho Perso L'Aereo (1990)

Agosto 1989: Mentre sta preparando le valigie per andare in vacanza, il regista e sceneggiatore John Hughes compila una lista di cose da non dimenticare e, scherzando tra sé e sé, pensa che farà bene a non scordarsi i suoi figli.
All'improvviso un altro pensiero lo coglie: cosa accadrebbe se suo figlio rimanesse da solo a casa? Come reagirebbe? Guidato da questi interrogativi, e certo che un bambino avrebbe paura dei ladri, Hughes smette di preparare le valigie e scrive otto pagine di note che sviluppa in un secondo momento in una sceneggiatura, la quale viene completata in appena nove giorni.
Nasce così Mamma, Ho Perso l'Aereo.


In quel periodo, John Hughes sta collaborando come produttore insieme al regista Chris Columbus sul set di National Lampoon's Christmas Vacation - Un Natale esplosivo! (National Lampoon's Christmas Vacation). Columbus, tuttavia, sta avendo un pessimo rapporto lavorativo con Chevy Chase e, nonostante abbia già girato alcune scene, decide infine di abbandonare il progetto per rilassarsi presso la dimora dei genitori di sua moglie.
John Hughes decide, tuttavia, di concedere al regista una seconda possibilità e dopo circa due settimane gli invia la sceneggiatura di Mamma, Ho Perso l'Aereo, nonché quella di un altro film, Reach The Rock.
Columbus accetta di dirigere il primo film, intrigato dalla sua atmosfera natalizia e dal suo umorismo. Aggiunge inoltre alcuni elementi alla sceneggiatura, nello specifico delle scene aggiuntive che approfondiscono il personaggio del Vecchio Marley.
Il trattamento di John Hughes viene opzionato dalla Warner Bros. Il produttore afferma che un budget sui dieci milioni di dollari dovrebbe essere più che sufficiente. Ben presto, però, si capisce che il costo lieviterà vicino ai 15 milioni di dollari.
Preoccupato che l'accordo con la Warner Bros. possa saltare, Hughes incontra in segreto alcuni esecutivi della 20th Century Fox, i quali si dichiarano disposti a finanziare la pellicola qualora la prima casa di produzione non volesse più portare avanti la cosa.
I timori di Hughes si rivelano fondati: la Warner Bros. chiede che il budget venga ridotto a tredici milioni e cinquecentomila dollari, ma viene ribattuto - tramite un dettagliato memo che delinea tutti i costi da sostenere - che questo non è possibile. La Warner Bros. ritira allora i propri finanziamenti.
John Hughes ricorre subito al piano B e il progetto viene riportato in vita dalla 20th Century Fox, disposta anche a sostenere un budget superiore alle aspettative, come infine accadrà.
Per il ruolo di Kevin McCallister, Chris Columbus effettua audizioni a oltre un centinaio di giovani attori, ma fin dal principio John Hughes gli suggerisce il nome di Macaulay Culkin, che ha già diretto nel film Io e Zio Buck (Uncle Buck). Alla fine il regista accetta il consiglio.
Per il ruolo di Harry Lime, viene considerato in prima battuta Robert De Niro, dopodiché la parte viene proposta a Jon Lovitz, che rifiuta. Il ruolo viene infine affidato a Joe Pesci, un idolo personale di Columbus, il quale rimane stupito in positivo del fatto che accetti l'incarico.
Il ruolo di Marv Merchants viene affidato a Daniel Stern, che si impegna per un periodo di sei settimane. Quando gli viene detto che saranno necessarie almeno otto settimane di presenza sul set, l'attore chiede un piccolo aumento del suo ingaggio, che gli viene negato, cosa che lo porta ad abbandonare il progetto.
In sua sostituzione viene contattato Daniel Roebuck, disposto anche a ricevere un ingaggio inferiore. Tuttavia, sia Hughes che Columbus si convincono subito che non sia la scelta più adatta e chiedono alla Fox di garantire l'aumento di salario richiesto da Stern, il quale si riappropria così della parte. Roebuck rimane per alcuni anni molto amareggiato da quest'esperienza, ritenendo di essere stato solo una pedina sacrificale per convincere la Fox a riassumere Stern.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 14 febbraio 1990, tenendosi in Illinois (comprese le scene ambientate a Parigi). Per gli esterni della casa dei McCallister, viene selezionata un'abitazione sita nella città di Winnetka. Quando non è più possibile avere la neve naturale, si compensa utilizzando fiocchi di purè di patate.
Tra le prime scene che vengono girate ci sono quelle che riguardano il finto film di gangster Angeli con le Anime Sporche (un omaggio nel titolo a un vero film di gangster del 1938, Gli Angeli con la Faccia Sporca). L'ambientazione del passato viene ricreata, oltre a girare il tutto in bianco e nero, utilizzando arredamento e materiale vintage e impiegando attori che possano ricordare gli attori dei film di gangster di Hollywood.
Sul set, Joe Pesci tiene il più possibile le distanze da Macaulay Culkin, di modo tale che il ragazzo pensi che faccia davvero sul serio. Tanto che alla fine accade un piccolo incidente quando, dovendo Joe Pesci fingere di mordere un dito a Culkin, un morso lo dà per davvero lasciando una piccola cicatrice al giovane attore.
Joe Pesci non è convinto che il film possa avere un grande successo, a differenza di Quei Bravi Ragazzi (Goodfellas), tanto che si concede - d'intesa coi produttori e col regista - alcune interpretazioni sopra le righe. Spesso, però, si dimentica che sta lavorando a un film per famiglie, una produzione a cui non è abituato all'epoca, e ogni tanto gli scappa qualche imprecazione, al che Chris Columbus lo invita a modificare il linguaggio, almeno quando è sul set.
Joe Pesci, inoltre, non gradisce molto gli orari lavorativi, che richiedono a volte la sua presenza sul set già alle sette di mattina, quando invece prima di iniziare a lavorare preferisce fare qualche buca in un campo di golf. La sua frustrazione viene infine urlata in faccia all'aiuto regista James Giovannetti, il quale viene afferrato per il colletto. Da quel momento all'attore viene concesso di presentarsi sul set alle nove di mattina.
Sempre in materia di tempistica, per le leggi che consentono di impiegare attori bambini per uno specifico periodo temporale di cinque ore al giorno e che non sfori un certo orario, Chris Columbus e i suoi assistenti devono assicurarsi che tutte le scene ambientate di sera con Macaulay Culkin siano girate prima delle ore 22.00 e adeguarle alla tempistica massima consentita.
John Candy accetta di fare un cameo nel film, con una paga di appena 414 dollari, come gesto di cortesia verso John Hughes. Tuttavia, poiché ha solo un giorno libero da poter utilizzare in quel periodo, tutte le scene che lo coinvolgono vengono girate in un periodo di 23 ore. Buona parte delle battute e delle frasi da lui pronunciate sono frutto di improvvisazione.
Un'altra improvvisazione arriva da Macaulay Culkin, quando deve mettersi il dopobarba sulle guance e urlare. Il giovane attore ha l'idea di lasciare le sue mani sulle guance come se fossero rimaste incollate, invece di allontanarle, cosa che sorprende in maniera positiva Chris Columbus.
Vi sono ovviamente gli stuntmen Troy Brown e Leon Delaney a effettuare le acrobazie più pericolose che coinvolgono i personaggi di Harry e Marv. Se tali scene suscitano la nostra ilarità, la stessa cosa non accade a Chris Columbus.
Ogni volta, infatti, il regista trattiene il respiro temendo che, pur venendo le manovre acrobatiche effettuate in piena sicurezza (ma non essendo ancora possibile cancellare i cavi in post-produzione col computer), lo stuntman si sia davvero fatto male. Per poi tirare un sospiro di sollievo nel vedere lo stuntman rialzarsi senza problemi.
Per la scena in cui una tarantola deve camminare sulla faccia di Marv, con conseguente urlo di quest'ultimo, si pensa in un primo momento di utilizzare una replica semovente, idea che viene subito scartata. Viene dunque portata sul set una vera tarantola, di nome Barry.
Daniel Stern accetta che la tarantola faccia qualche passo su una sua mano e sulla sua testa, ma come comprensibile ha paura di possibili conseguenze in caso questa si senta attaccata e chiede se le sia stato estratto il veleno. La risposta è negativa, poiché in questo caso la tarantola morirebbe.
L'attore viene comunque rassicurato: la tarantola non possiede un apparato uditivo, l'importante è che Stern non faccia mosse improvvise che possano essere percepite dall'animale come una minaccia. Quindi l'urlo che si sente nel film è reale e non aggiunto in post-produzione, e con ogni probabilità nemmeno totale frutto di recitazione, in quanto Daniel Stern era ancora comprensibilmente spaventato.
Le riprese si concludono il 16 maggio 1990.
Mamma, Ho Perso l'Aereo (Home Alone) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 10 novembre 1990. A fronte di un budget di 18 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale oltre 476 milioni di dollari.
Un successo davvero inaspettato per questo film dal budget contenuto e che porta anche a due nomination al Premio Oscar, per la colonna sonora composta da John Williams.
Viene dunque subito messo in cantiere un sequel, cosa che non rappresenta un problema poiché John Hughes aveva già pensato a una possibile saga continuativa... ma questa è un'altra storia.

martedì 2 marzo 2021

A scuola di cinema: Speed 2 - Senza Limiti (1997)

Dopo il grande successo di Speed, la 20th Century Fox decide di metterne in programmazione un sequel poco dopo l'uscita della pellicola nelle sale cinematografiche. Avendo in origine concepito Speed come un prodotto unico, si deve in pratica lavorare da zero per questo secondo capitolo, con tutte le insidie e le problematiche del caso che non tardano ad arrivare.


Il regista della pellicola, Jan De Bont, è l'unico ad aver firmato un'opzione per un secondo film, anche se era convinto che Speed si sarebbe rivelato un film singolo, senza altre implicazioni. Per il sequel, gli vengono proposte alcune idee, tra cui quella di un aereo che deve volare attraverso la catena montuosa delle Ande e non può superare i tremila metri di altitudine senza esplodere.
Il regista, invece, decide di far sviluppare una propria idea, basata su un incubo che ha avuto e incentrata su una nave da crociera che si schianta contro un'isola. Basandosi su questo concept, gli scrittori Randall McCormick e Jeff Nathanson, con qualche input da parte di De Bont stesso, scrivono la sceneggiatura.
Nessuno dei due protagonisti del primo film, Sandra Bullock e Keanu Reeves, invece, ha firmato l'opzione per un sequel, quindi vengono intraprese le contrattazioni perché riprendano i loro ruoli.
In principio esitante, Sandra Bullock accetta infine di partecipare poiché l'ingaggio che le viene assegnato, superiore ai 10 milioni di dollari, le consente di finanziare un progetto di cui è la produttrice, ovvero il film Ricominciare a Vivere (Hope Floats). In cambio, inoltre, Sandra Bullock chiede che la Fox si occupi anche della distribuzione di quest'ultima pellicola.
Discorso diverso, invece, per Keanu Reeves. L'attore ha da poco terminato le riprese di Reazione a Catena (Chain Reaction) e vorrebbe prendersi una pausa dai film d'azione. Quando gli viene poi passata la sceneggiatura, oltre a ritenerla non interessante, trova alquanto strano che il termine Speed venga associato a una nave da crociera.
Declina dunque la proposta, nonostante un ingaggio promesso di 12 milioni di dollari, per partecipare alle riprese de L'Avvocato del Diavolo (The Devil's Advocate) e dedicarsi poi a un tour con la sua band musicale, i Dogstar.
In sua sostituzione, viene selezionato Jason Patric e per lui ideato il personaggio di Alex Shaw. Come Sandra Bullock, l'attore accetta di partecipare solo perché l'ingaggio offerto gli consente di finanziare un suo progetto personale, Amici & Vicini (Your Friends & Neighbors). Chiede inoltre dei cambiamenti alla sceneggiatura, che gli vengono promessi, ma quando le riprese hanno inizio tutto è rimasto invariato e l'attore è ormai obbligato per contratto a partecipare al progetto.
Per il ruolo del criminale, John Geiger, dopo il rifiuto di Gary Oldman, che preferisce dedicarsi ad Air Force One, la parte viene assegnata a Willem Dafoe.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 7 ottobre 1996, tenendosi in Florida e in California. A tale scopo viene presa in affitto una nave da crociera per sei settimane, la Seabourn Legend, al costo di 38.000 dollari al giorno, dove vengono anche alloggiati i componenti della troupe e il cast.
Jan De Bont convince Jason Patric e Sandra Bullock a girare il maggior numero di scene possibile senza uso di controfigure. Questo per l'attrice, essendo previste delle riprese sott'acqua, comporta anche il dover superare la sua idrofobia, causata da un incidente col surf che ebbe in età adolescenziale.
E in maniera inevitabile non tutto fila liscio. Durante una ripresa in moto in cui effettua un salto in aria di circa nove metri, Jason Patric perde la presa sul mezzo e atterra su un cespuglio, cosa tuttavia che non impedisce che ne esca mal ridotto e con alcune ferite. Sandra Bullock, invece, a un certo punto rischia di essere colpita alla testa con forza dal timone della nave, ma viene tratta in salvo da Jason Patric.
Per la scena in cui la Seabourn Legend distrugge il porto di un'isola, De Bont non ha intenzione di vederla ricreata in studio con modellini o far uso di CGI, bensì girarla dal vivo, per maggiore necessità di realismo.
Come location, viene scelta la città di Marigot, in Francia. Quattordici telecamere sono pronte a riprendere la sequenza da ogni angolazione poiché, come intuibile, vi è una sola possibilità: in caso di fallimento, ricostruire il set e rigirare la scena prenderebbe troppo tempo e anche troppo denaro.
L'inizio delle riprese di questa scena viene comunque ritardato a causa di un uragano che distrugge in parte anche il set, il quale deve essere così rinforzato. La scena viene conseguita con successo utilizzando esplosivi, rampe idrauliche e una replica parziale della Seabourn Legend.
Il costo finale di questa impresa è di ben 25 milioni di dollari, la singola scena più costosa di sempre nella storia del cinema: un record difficilmente battibile. Per fare un paragone, con una cifra di poco superiore si era finanziato l'intero primo film della saga.
Speed 2: Senza Limiti (Speed 2: Cruise Control) viene distribuito nei cinema americani a partire dal 13 giugno 1997. A fronte di un budget di almeno 110 milioni di dollari, ma quasi di sicuro superiore a questa cifra, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 164 milioni di dollari.
Un incasso di gran lunga inferiore rispetto a quello del primo Speed - costato anche molto meno, peraltro - e del tutto insoddisfacente, se si pensa all'ampio budget impiegato. A quanto sembra, Keanu Reeves ci aveva visto giusto.
Un risultato che ha un impatto a lungo termine sulla carriera di Jan De Bont il quale, dopo la direzione di un altro paio di pellicole, si ritira dalle scene dopo la regia di Tomb Raider: La Culla della Vita (Tomb Raider: The Cradle of Life). Nonostante ciò, il regista dichiara che non gli dispiacerebbe girare un terzo capitolo della saga, qualora Keanu Reeves e Sandra Bullock partecipassero. Questo, però, appare alquanto improbabile.
La Fox, dal canto suo, sembra non aver preso molto bene il rifiuto da parte di Keanu Reeves di essere parte di questo sequel, tanto che per oltre dieci anni non gli offre altri ingaggi... ma questa è un'altra storia.

giovedì 29 ottobre 2020

A scuola di cinema: Il Gioiello del Nilo (1985)

Grazie al successo di All'Inseguimento della Pietra Verde (Romancing The Stone), la 20th Century Fox ne mette subito in cantiere un sequel. Un successo dovuto anche alla determinazione della sceneggiatrice della pellicola, Diane Thomas, a cui in segno di ringraziamento Michael Douglas regala una Porsche. Ma da quel momento in poi poche cose andranno per il verso giusto.


Per il sequel, Diane Thomas non può confermare il suo ritorno poiché ha già ricevuto e accettato altre offerte interessanti, tra cui una proveniente dalla Amblin Entertainment di Steven Spielberg, per la quale sta ideando la sceneggiatura di un film, che qualche anno dopo sarebbe divenuto Always - Per Sempre. In sua sostituzione vengono contattati Mark Rosenthal e Lawrence Konner.
Anche il regista, Robert Zemeckis, non ritorna, in quanto impegnato con la produzione di Ritorno al Futuro (Back To The Future), e con sua grande gioia anche, viste le enormi difficoltà riscontrate durante la produzione della prima pellicola. In sua sostituzione viene chiamato Lewis Teague, specializzato in produzioni a basso costo e dalle tempistiche ristrette, cosa quest'ultima che gioca a suo vantaggio.
Chi invece ha nel proprio contratto opzioni contrattuali per un sequel, nello specifico i tre attori protagonisti Danny DeVito, Michael Douglas e Kathleen Turner, viene prontamente richiamato. Per DeVito non è un problema, per gli altri due attori invece sì.
Douglas è infatti impegnato con le riprese di Chorus Line (A Chorus Line) e a un certo punto, dovendo anche fare da produttore del sequel - troppo profittevole per potervi rinunciare - per qualche tempo si divide tra le riprese di Chorus Line e i lavori preparatori di questa nuova pellicola.
Kathleen Turner invece non è altrettanto entusiasta. Ha avuto qualche contrasto con la produzione in merito al compenso del primo film e vuole inoltre dedicarsi ad altri progetti. Fa dunque valere una clausola contrattuale tramite cui ha potere di approvare la sceneggiatura, la quale non le risulta gradita ed è anche incompleta. Si arriva dunque a un punto in cui la Fox minaccia di farle causa per mancati doveri contrattuali per 25 milioni di dollari e l'attrice inizia a valersi dei servigi di un avvocato.
Michael Douglas interviene e le promette che, per l'inizio delle riprese, la sceneggiatura sarà stata completata e revisionata. Questa viene effettivamente rivista da Ken Levine e David Isaacs e Douglas riesce a convincere anche Diane Thomas ad effettuare una piccola revisione. Nessuno di loro tre, comunque, viene alla fine accreditato.
Kathleen Turner abbandona dunque le sue resistenze e accetta di partecipare, seppur di malavoglia. La sua delusione è rivolta più verso la Fox che non verso Michael Douglas, che come produttore ha avuto comunque un ruolo scomodo in questa vicenda, tanto che non avrà problemi a collaborare ancora con lui in futuro.
Alcune settimane prima dell'inizio delle riprese, mentre si stanno ispezionando in Marocco alcuni luoghi adatti, avviene un tragico incidente aereo a seguito del quale sei componenti della troupe perdono la vita. Pochi giorni dopo, l'aereo privato che trasporta Michael Douglas e Kathleen Turner effettua un brusco atterraggio, poiché un'ala colpisce la pista di discesa, prima che il mezzo si stabilizzi.
Le riprese iniziano in via ufficiale, in Marocco appunto, il 22 aprile 1985. Chi pensava che i problemi fossero ormai alle spalle, si sbaglia di grosso. Le temperature della nazione africana sono infatti molto alte già in quel periodo, rendendo così difficile la lavorazione.
Lewis Teague lavora con tempistiche rapide come richiesto dalla Fox, ma essendo questa la sua prima importante produzione l'inesperienza talvolta si fa sentire e gioca brutti scherzi. Una complicata ripresa notturna, che viene completata dopo ore, viene vanificata quando si scopre che non è stata inserita alcuna pellicola nelle telecamere (erano ancora lontani i tempi della lavorazione digitale). Quando Michael Douglas viene a saperlo, va fuori di sé dalla rabbia.
Quando le riprese in Marocco stanno per concludersi, alcuni componenti della troupe iniziano ad ammalarsi. Un responsabile locale del Servizio Sanitario giunge sul posto e stabilisce che si sia verificato un caso di epatite, cosa che costringerà a mettere in quarantena l'intera troupe per almeno sei settimane, vanificando così tutte le tempistiche pianificate. Lo stesso responsabile ha però pronta una soluzione per evitare tutto questo: una generosa mazzetta di un paio di milioni di dollari.
Le riprese conclusive si svolgono in Francia, Nizza, Montecarlo e Cannes e si concludono il 25 luglio 1985.
Ma un'ultima tragedia ha luogo. La notte del 21 ottobre 1985 Diane Thomas sta tornando a casa insieme al suo fidanzato Stephen Norman e a un amico, con la Porsche regalatale da Douglas, dopo una generosa serie di bevute. Il suo fidanzato è quello che ha bevuto meno e si mette dunque alla guida del mezzo, ma ciò non impedisce che, a causa di una chiazza di pioggia, perda il controllo dell'automobile, la quale in quel momento sta andando a oltre 120 chilometri all'ora. Il risultato è un tremendo impatto contro un palo del telefono. Diane Thomas, che si trova sul sedile posteriore, muore sul colpo. Stesso destino condiviso dopo qualche ora dal suo amico, nonostante venga trasportato in ospedale.
Il Gioiello del Nilo (Jewel of the Nile) viene distribuito nei cinema americani a partire dall'undici dicembre 1985. La pellicola viene dedicata alla memoria di Diane Thomas e ai componenti della troupe vittime dell'incidente aereo in Marocco. A fronte di un budget di circa 25 milioni di dollari (non sappiamo se vi sia compresa anche la mazzetta al responsabile del Servizio Sanitario), la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale una somma vicina ai 100 milioni di dollari.
Un incasso inferiore rispetto a quello conseguito con All'Inseguimento della Pietra Verde e a fronte di un budget maggiore, ma ciò non impedisce che si pensi a un terzo film intitolato The Crimson Eagle. La trama prevede un viaggio di Jack Colton e Joan Wilder in Thailandia, insieme ai loro figli, dove rimangono coinvolti nel furto di una preziosa statua.
Il progetto, tuttavia, non va mai oltre una prima bozza, principalmente per via delle pessime critiche ricevute per Il Gioiello del Nilo. Michael Douglas cerca comunque di farlo mettere in produzione, rinunciandovi del tutto nel 1997.
Alcuni anni dopo, nel 2005, l'attore cerca di far concretizzare un altro sequel intitolato Racing The Monsoon, che avrebbe visto la partecipazione di sua moglie Catherine Zeta-Jones, ma anche questo progetto naufraga.
A tutt'oggi, l'ultima avventura di Jack Colton e Joan Wilder è quella avvenuta in Africa in questa pellicola. E questa è la fine della storia.