Visualizzazione post con etichetta frank miller. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta frank miller. Mostra tutti i post

venerdì 28 febbraio 2025

Fabolous Stack of Comics: Capitan Marvel - Marvel Spotlight


La serie regolare di Capitan Marvel è giunta al suo epilogo, ma ci sono ancora alcune storie da raccontare dell'eroe. Era pratica comune, molti anni fa, programmare le serie con largo anticipo, quindi realizzando e disegnando gli albi ben prima della loro uscita ufficiale, oppure avendo da parte alcune storie d'archivio in casi di emergenza.
Con la conseguenza a volte che sceneggiatore e disegnatore venivano regolarmente pagati, ma la loro storia non veniva pubblicata. Tuttavia molto spesso le serie antologiche andavano a compensare questa mancanza.
Non fa eccezione, dunque, Capitan Marvel, che ricompare sulla seconda incarnazione di Marvel Spotlight nei numeri dall'uno al quattro e nell'ottavo numero, pubblicati dal 1979 al 1981, scritti da Doug Moench, Archie Goodwin e Mike W. Barr e disegnati da Pat Broderick, Steve Ditko e Frank Miller.
La conquista della Terra da parte del computer vivente ISAAC, il piano segreto di Thanos, è stata sventata da Mar-Vell e dai suoi alleati Drax e Rick Jones, ma ISAAC tiene ancora in ostaggio Mentore e gli altri abitanti di Titano.
Capitan Marvel ritorna dunque sul satellite di Saturno per liberarli da questa prigionia e qui lo attende anche Elysius, che potrebbe sostituire la scomparsa Una nel suo cuore.
Infine l'eroe dovrà risolvere l'enigma di una dimensione parallela capace di prelevare le ombre e le anime altrui, compresa quella di Mar-Vell.
Essendo queste storie d'archivio e racconti riempitivo non c'è molto da dire. Tuttavia la loro pubblicazione ha avuto quantomeno il merito di portare una risoluzione alla trama del piano segreto di Thanos e di ISAAC, bruscamente interrottasi con la conclusione della serie regolare.
La cosa consente anche lo sviluppo della nuova relazione tra Mar-Vell ed Elysius, quest'ultima destinata - seppur in maniera insolita - ad avere un ruolo molto importante in un allora lontano futuro.
Chiudono il tutto due storie autoconclusive con uno Steve Ditko che con poche linee crea il suo stile inconfondibile omaggiando sé stesso e il suo ciclo del Dr. Strange (anche se, per quel poco che lo si conosce, forse non avrebbe gradito che si dicesse questo) e un Frank Miller agli esordi e lontano dalle atmosfere urbane e cupe che poi lo hanno reso famoso.
Quindi, queste sono state le avventure di Mar-Vell. Da spia degli esordi, a eroe sotto copertura sulla Terra, fino a diventare il Protettore dell'Universo.
Rimane l'ultima storia, quella che ha segnato un'intera epoca.

lunedì 3 aprile 2023

Fabolous Stack of Comics: Spawn/Batman


Contemporaneamente al primo team-up Batman/Spawn: Demone di Guerra, nel 1994 viene pubblicato un secondo albo che vede protagonisti, nonché scomodi alleati il Cavaliere Oscuro e la progenie infernale. Spawn/Batman è sceneggiato da Frank Miller e disegnato dal creatore di Spawn, Todd McFarlane.
Ci troviamo stavolta nel mondo narrativo de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Batman viene a conoscenza di un traffico di armi tecnologiche che parte da New York e arriva fino a Gotham City. Per sventare questo traffico e scoprirne i mandanti si reca dunque a indagare presso la Grande Mela.
Anche Spawn rimane coinvolto nella vicenda, in quanto dietro questo traffico d'armi c'è una sua conoscenza dai tempi in cui era Al Simmons.
Non ci vorrà molto prima che i due presunti eroi si incontrino e non saranno affatto strette di mano a volare tra i due.
Questo one-shot ribalta le situazioni mostrate nella precedente storia. Se in quell'occasione Batman rappresentava la perfezione dell'eroe e Spawn l'incertezza e l'insicurezza, in questa storia - complice anche la versione alternativa del Cavaliere Oscuro concepita da Frank Miller, che ritorna così a questa sua creazione - quello con la testa più a posto è la progenie infernale. Ed è tutto dire.
Quella de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro è una personalità batmaniana borderline, che vede tutti come suoi nemici, preda di una paranoia che va ben oltre il livello di guardia. Un Batman che lancia frasi minacciose che in realtà fanno ridere, non ha rispetto di nessuno e combatte allo stremo ogni persona che vede come nemico. Salvo quando può esserle utile sotto forma di alleato per la sua presunta lotta per il bene.
Come nel caso di Spawn, che o viene sballottato da Batman in quanto visto come nemico ai suoi occhi oppure viene sfruttato dal Cavaliere Oscuro per le sue capacità infernali. Nel mezzo troviamo una satira antimilitarista da parte di Frank Miller su come le nazioni ricche sfruttino quelle povere col traffico di armi tecnologiche, tema presente anche nella storia più celebre sopra citata.
Stavolta è Spawn il vero eroe, mentre Batman è... il vero antieroe? O semplicemente qualcuno che ha già perso la propria mente e agisce guidato solo dall'istinto.

giovedì 2 giugno 2022

A scuola di cinema: RoboCop 3 (1993)

Con un primo film rivelatosi un grande e insperato successo e un sequel che non ha soddisfatto del tutto le aspettative, la Orion Pictures decide di mettere subito in cantiere un nuovo seguito delle avventure di RoboCop, ma come vi erano state difficoltà impreviste durante la produzione del secondo capitolo, lo stesso accade con questa terza parte, che porta infine a una lunga pausa per questo franchise cinematografico.


Come sceneggiatore viene ricontattato Frank Miller. Seppur rimasto deluso dall'esperienza del precedente film e dalle eccessive ingerenze della produzione, lo scrittore decide comunque di accettare, convinto di poter ancora farsi spazio nel mondo del cinema.
Frank Miller riprende dunque buona parte delle idee che aveva sviluppato per il suo trattamento originario di RoboCop 2 che erano state scartate, ideando così una nuova sceneggiatura.
Michelle Manning, produttrice presso la Orion Pictures, chiede a un suo amico, Fred Dekker, di scrivere un trattamento insieme a Shane Black, ma poiché quest'ultimo è impegnato su altri progetti e non si riesce a trovare un regista interessato, l'incarico di dirigere il film viene alla fine affidato proprio a Fred Dekker.
La Orion Pictures ha notato che - seppur le prime due pellicole fossero dirette a un pubblico adulto - il personaggio di RoboCop ha fatto molta presa su un pubblico di bambini e giovani, forse anche grazie a una serie animata uscita nel 1988, e vi è inoltre un imponente merchandising di giocattoli e videogiochi già presente da tempo sul mercato.
Chiede dunque che gli elementi di violenza e di satira sociale vengano attenuati in maniera drastica e, laddove possibile, anche eliminati, di modo tale da ottenere un rating favorevole che possa portare le famiglie al cinema.
Questo porta dunque a una consistente revisione da parte di Fred Dekker del trattamento di Frank Miller, perché ne risulti una versione più ordinaria della trama (e il tema di un agente di polizia che si ribella ai suoi superiori per mettersi dalla parte dei senzatetto e dei reietti è qualcosa di scomodo che va nascosto il più possibile sotto una patina di classico film d'azione).
Rimasto ancora una volta fortemente deluso da quanto accaduto, Frank Miller decide di abbandonare ogni velleità cinematografica. Ritornerà sui suoi passi solo più di dieci anni dopo, grazie a Robert Rodriguez e l'adattamento della sua opera Sin City. Miller comunque vedrà poi riciclate le sue idee originarie su RoboCop in delle miniserie a fumetti.
In un primo momento, Peter Weller appare interessato a riprendere il ruolo di Alex Murphy e ha anche un incontro in merito con Fred Dekker. Tuttavia, l'attore scopre ben presto che vi sono tempistiche in conflitto con un'altra pellicola a cui è molto interessato e di cui è il protagonista, ovvero Il Pasto Nudo (The Naked Lunch) di David Cronenberg. Deve dunque rinunciare a questo progetto e al ruolo che lo ha reso celebre.
In sua sostituzione viene scelto Robert John Burke, il quale come misure fisiche si avvicina molto a Peter Weller e ha inoltre studiato come mimo, cosa che aiuta per quanto riguarda i movimenti robotici.
Nancy Allen è invece disponibile a riprendere il ruolo di Anne Lewis, ma a una precisa condizione: che il suo personaggio esca di scena nella prima metà del film.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 14 febbraio 1991, tenendosi presso la città di Atlanta.
La produzione mette a disposizione un budget molto ridotto per questo terzo capitolo, visti i risultati non eccelsi del sequel, tanto che si è costretti a riutilizzare o riciclare buona parte del materiale di scena utilizzato nel film precedente.
Tra gli elementi riciclati vi sono anche le armature di RoboCop, le quali peraltro hanno anche subito delle ammaccature dopo la conclusione delle riprese di RoboCop 2 e devono dunque essere rimesse a nuovo da Rob Bottin, poiché non vi sono soldi sufficienti per crearne di nuove.
Siccome però esse erano state concepite in maniera specifica per il fisico di Peter Weller, Robert John Burke ha qualche difficoltà ad adattarvisi, in quanto la sua testa è più grande e il suo collo è più lungo.
Nelle prime fasi, l'attore è a disagio e rimane esausto anche dopo solo pochi minuti di riprese, ma nel corso della produzione vengono apportate delle modifiche che, pur appesantendo in maniera ulteriore l'armatura del personaggio, consentono seppur a fatica a Robert John Burke di portare a termine le scene che lo riguardano.
Le riprese si concludono il 17 maggio 1991. Quando si entra nella fase di post-produzione, la Orion Pictures dichiara bancarotta, cosa che blocca la conclusione dei lavori e impedisce che il film esca nelle sale cinematografiche durante l'estate del 1992, come previsto in origine. Il blocco dura così tanto che l'anno successivo esce un videogioco basato sulla pellicola che anticipa molti elementi di trama.
Solo due anni dopo, la Columbia Pictures acquisisce infine i diritti di distribuzione, la post-produzione viene portata avanti e il calvario ha dunque termine.
RoboCop 3 viene distribuito nei cinema americani a partire dal 5 novembre 1993. A fronte di un budget di 22 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare a livello internazionale 47 milioni di dollari.
Questo è anche l'ultimo film diretto da Fred Dekker, il quale diventa una sorta di capro espiatorio di questo fallimento, e che negli anni successivi si dedicherà unicamente a lavori di sceneggiatura, talvolta senza nemmeno essere accreditato in via ufficiale. Il regista, tuttavia, non incolperà mai la Orion Pictures di quanto accaduto, attribuendo la responsabilità di questo flop unicamente a sé stesso.
Dopo l'uscita del film, la rete televisiva canadese CTV Television Network sviluppa nel 1994 un serial incentrato su RoboCop, dove il protagonista è interpretato da Richard Eden. Anch'esso abbandona l'eccessiva violenza e gli elementi di satira sociale per rivolgersi in maniera principale a un pubblico di ragazzi adolescenti. La serie dura una sola stagione, per un totale di 22 episodi, più il pilota.
Dopodiché, il personaggio di RoboCop rimane per molti anni nel limbo e fa il suo ritorno solo nel 2014 grazie a un remake... ma questa è un'altra storia.

sabato 28 maggio 2022

A scuola di cinema: RoboCop 2 (1990)

Dopo il successo della prima pellicola dedicata a RoboCop, si intende capitalizzare subito su questo nuovo, promettente franchise mettendo in produzione un sequel che possa uscire il prima possibile.
Succede a volte che, quando si vuole conseguire tale obiettivo, si incontrino alcuni ostacoli lungo la via. Questo nuovo capitolo della saga del poliziotto del futuro non rappresenta un'eccezione.


La Orion Pictures chiede un nuovo trattamento, da produrre in tempi brevi, a Edward Neumeier e Michael Miner, gli sceneggiatori del primo film. Il risultato è RoboCop 2: The Corporate Wars.
La storia inizia durante una Vigilia di Natale quando RoboCop, nel tentativo di impedire una rapina in banca, viene distrutto con un cannone dell'esercito da un delinquente di mezza tacca di nome Weasel.
Venticinque anni dopo, i resti di RoboCop vengono ritrovati da Ed Billings e Mike Montana, due scagnozzi al servizio di Ted Flicker, un imprenditore che controlla la nazione americana come se fosse una corporation tramite un presidente fantoccio, un ex comico.
Ripristinato dai due scagnozzi in cerca di gloria personale e collegato a Neurobrain, il nuovo computer centrale della città, RoboCop si ritrova coinvolto nelle lotte di potere di questo mondo futuro.
La Orion giudica il trattamento di Neumeier e Miner troppo cupo e chiede che vengano apportati dei cambiamenti, ma nel marzo 1988 ha inizio uno sciopero degli sceneggiatori destinato a protrarsi per alcuni mesi. Non volendo attendere il termine di questo sciopero, la Orion Pictures allontana i due sceneggiatori dal progetto.
Essendo la casa di produzione determinata a far uscire il sequel durante l'estate del 1990, Edward Neumeier suggerisce come alternativa i nomi di due sceneggiatori di fumetti, non legati dunque ai sindacati degli sceneggiatori televisivi o cinematografici: Alan Moore e Frank Miller. Alan Moore rifiuta senza pensarci due volte, in quanto non interessato a sviluppare una sceneggiatura cinematografica. Frank Miller invece decide di accettare l'incarico.
Lo sceneggiatore concepisce una storia in cui RoboCop viene messo contro un uomo di nome Kong, il quale si crede la reincarnazione di Gesù e vede RoboCop come un'offesa a Dio, cosa che lo porta all'attenzione della OCP che, per liberarsi di RoboCop e sostituirlo con degli agenti più affidabili, trasforma Kong in uno spietato robot, RoboCop 2.
Inoltre, Frank Miller sviluppa in maniera ulteriore il personaggio di Anne Lewis, per cui RoboCop comincia a provare dei sentimenti.
Inesperto di quelli che sono i meccanismi cinematografici, Frank Miller consegna un trattamento che viene ritenuto troppo lungo e impossibile da girare per la sua complessità. Viene allora contattato Walon Green, il quale apporta una consistente riscrittura.
Paul Verhoeven non può occuparsi della regia del sequel, in quanto è impegnato con la lavorazione di Atto di Forza (Total Recall), inoltre il fatto che la Orion prema sull'acceleratore per far uscire il film quanto prima lo convince che non avrà modo di sviluppare delle idee innovative.
Il progetto viene allora affidato in prima battuta a Tim Hunter, il quale per alcune settimane collabora al fianco di Frank Miller. Costui, tuttavia, a poche settimane dall'inizio dei lavori decide di rinunciarvi a causa di inconciliabili differenze creative e poiché la Orion continua a premere per una tempistica di rilascio del film troppo immediata e che non permette spazio di manovra.
La regia viene infine affidata a Irvin Kershner (questo sarà l'ultimo film da lui diretto della sua carriera). Essendovi ancora uno script incompleto, costui vi apporta delle ulteriori modifiche prima di iniziare la lavorazione. Il trattamento rimane comunque incompleto, tanto che accade talvolta che sul set gli attori ricevano il copione definitivo della scena che li riguarda pochi minuti prima che si inizi a girare.
In principio, Peter Weller non appare interessato a riprendere il ruolo di RoboCop, poiché le sceneggiature iniziali non lo convincono del tutto. Cambia idea grazie alle successive riscritture da parte di Walon Green, ma chiede più volte - inascoltato - che l'epilogo del film venga approfondito inserendo un elemento aggiuntivo di moralità e non si riduca a un semplice scontro tra lui e il cattivo di turno. Ma per la Orion Pictures la battaglia finale è più che sufficiente.
Nancy Allen riprende il ruolo di Anne Lewis. In preparazione alla parte, studia arti marziali e per due mesi frequenta l'accademia di polizia di Los Angeles per apprendere le loro procedure.
Le riprese iniziano in via ufficiale il 2 ottobre 1989, tenendosi a Houston e Los Angeles.
L'armatura di RoboCop stavolta è composta unicamente in fibra di vetro, cosa che permette a Peter Weller più agilità nei movimenti e maggior spazio di manovra, rispetto alla traumatica prima esperienza. Inoltre, consente ai suoi stuntmen di realizzare in maggiore sicurezza le scene acrobatiche e più pericolose.
Frank Miller è presente costantemente sul set e ottiene anche un cameo, nel ruolo di un chimico che porta il suo stesso nome.
Irvin Kershner continua a modificare la sceneggiatura praticamente su base quotidiana, cosa che non risulta molto gradita a Nancy Allen. L'attrice si ritrova in difficoltà a lavorare al fianco del regista, arrivando a ritenere che la detesti e dunque anche lei inizia a provare gli stessi sentimenti, rendendo il tutto a suo dire la peggiore esperienza della sua vita.
Nella scena in cui il personaggio di Angie (interpretata da Galyn Görg) viene uccisa da RoboCop 2 che le spezza il collo, l'attrice - potendo contare sulla sua esperienza come ballerina e le sue abilità di contorsionista - si offre di realizzare questa manovra da sola (i tempi della CGI sono ancora lontani). La scena risulta così convincente che la troupe in un primo momento pensa che l'attrice sia rimasta gravemente ferita nel realizzare questo.
Le riprese si concludono l'11 gennaio 1990.
RoboCop 2 viene distribuito nei cinema americani a partire dal 22 giugno 1990. A fronte di un budget di 25 milioni di dollari, la pellicola arriva infine a incassare sul territorio americano 45 milioni di dollari.
Pur non avendo questo sequel soddisfatto del tutto le aspettative, la Orion Pictures decide di mettere subito in produzione un ulteriore capitolo della saga di RoboCop, anche se stavolta Peter Weller non è della partita... ma questa è un'altra storia.

martedì 9 febbraio 2021

Fabolous Stack of Comics: Ronin


Lasciati alle spalle i folli e divertenti anni '70, il fumetto americano negli anni '80 del ventesimo secolo inizia ad avere in maniera graduale un approccio più maturo verso le storie raccontate, grazie in particolar modo a nuovi sceneggiatori che si sono sì abbeverati a quelle storie del passato, ma cominciano ad attingere anche da altri tipi di fumetto, all'epoca praticamente ignoti nel mercato americano, quali il bande dessinée francese e il manga.
Uno dei primi e più importanti esponenti americani di questa new wave - prima che arrivino gli sceneggiatori anglosassoni a mescolare nuovamente le carte - è Frank Miller. Dopo aver rilanciato Daredevil come autore completo e disegnato la prima memorabile miniserie di Wolverine in coppia con Chris Claremont per la Marvel, Miller vede pubblicata la sua prima opera personale dalla DC Comics. Tale opera, lontana dagli stilemi supereroistici, è la miniserie in sei numeri Ronin, pubblicata tra il 1983 e il 1984.
In un onirico Giappone feudale, un samurai non riesce a proteggere il suo padrone dall'attacco omicida del demone Agat e diventa un ronin, vagando per la nazione e cercando di vendicare l'onta subita in un solo modo: uccidendo il demone. Nello scontro finale tra i due, tuttavia, per uno strano scherzo del destino gli spiriti di entrambi rimangono intrappolati all'interno della spada del guerriero.
Molti secoli dopo, grazie ai poteri del telepate Billy Challas, il Ronin e Agat si risvegliano in una New York del futuro, dominata dalla Aquarius Corporation e guidata dalle intelligenze artificiali. Casey McKenna, a capo della sicurezza dell'Aquarius, inizia una caccia spietata, ma ben presto capirà che le apparenze possono ingannare anche le menti più scaltre.
Ci sono due mondi che qui si intrecciano: il primo è quello del Giappone da cui proviene il Ronin, un Giappone ispirato a Lone Wolf and Cub di Kazuo Koike, mentre il secondo è il mondo futuristico derivato dalle geometrie e architetture di Jean Giraud alias Moebius e del fumetto francese.
Frank Miller trae ispirazione grafica da questi due autori per ideare a sua volta un meraviglioso ibrido di stili così diversi tra loro - impreziosito ancor di più dalla colorazione di Lynn Varley - e costruire attorno a esso una storia di vendetta, onore e sacrificio, concetti che qui trascendono il singolo essere umano per divenire emblema di un'umanità allo sbando.
Un'umanità che non ha più sfide davanti a sé e si inginocchia di fronte a una tecnologia che ha divorato ogni spazio possibile, fisico e psicologico. Una tecnologia Skynet pacifica, un anno prima che venisse pronunciata la parola Skynet.
Il Ronin è tuttavia l'elemento estraneo all'ambiente che causa il suo mutamento, di cui un'altra eccezione, Casey McKenna - una donna forte e indipendente - diviene parte. A ben vedere chi causa il cambiamento, in questa società metafora dell'era Reaganiana, sono i reietti, le persone abbandonate, mentre i ricchi e i benestanti sono asserviti da tempo al nuovo potere costituito delle intelligenze artificiali.
L'arte di Frank Miller raggiunge in questa storia vette che hanno rappresentato il punto di approdo - e se possibile superamento - di sue successive opere. Può apparire già vista agli occhi dei lettori di oggi, ma era del tutto innovativa all'epoca in cui uscì.
Si passa da coreografie di battaglia del Ronin, che sembrano prese da un balletto classico, a splash page di due pagine che inquadrano dall'alto la New York futuristica, costantemente in divenire. Luce e oscurità che si alternano, come nella vita.

domenica 27 ottobre 2013

Memorable Quotes: I shall become a bat


Titolo: Batman Year One
Anno di pubblicazione: 1987
Testi: Frank Miller
Disegni: David Mazzucchelli


"Arriva, senza preavviso. Sfonda la finestra del tuo studio... del mio studio. L'ho già visto, ma non so dove. Mi aveva messo paura da bambino... mi aveva messo paura. Sì, padre. Diventerò un pipistrello."