giovedì 19 marzo 2026

Netflix Original 191: Il Falsario


Gli anni '70 del ventesimo secolo in Italia sono stati quell'insolito e particolare decennio che oggi sembra essere stato quasi un sogno, tanto appare lontano nel tempo e distante da quella che è la società attuale.
C'è stato praticamente di tutto: una crisi energetica, mode che nascevano e morivano in poco tempo, l'emergere del problema della droga tra i giovani, gli attentati delle Brigate Rosse, l'arrivo dei primi blockbuster cinematografici e persino il rapimento e l'uccisione di un ex Presidente del Consiglio, Aldo Moro. E questo solo per citarne alcuni.
In questo scenario dove appare quasi che ogni giorno fosse dedito alla sopravvivenza, sono emerse anche personalità molto originali. Una di queste viene descritta ne Il Falsario, diretto da Stefano Lodovichi, scritto da Lorenzo Bagnatori e Sandro Petraglia e distribuito su Netflix a partire dal 23 gennaio 2026.
Antonio Chichiarelli (Pietro Castellitto) si trasferisce a Roma nella speranza di diventare un rinomato pittore. Qui conosce a una mostra d'arte Donata (Giulia Michelini) e i due si innamorano l'uno dell'altra.
Ben presto Donata nota che Antonio è molto bravo a creare copie praticamente perfette di quadri celebri e gliene commissiona alcuni che rivende a grandi cifre. Tale attività di falsario, tuttavia, mette Antonio in contatto anche con gente e Bande poco raccomandabili che - sfruttando le sue capacità - gli fanno creare assegni, passaporti e altri documenti contraffatti.
Un'attività che farà precipitare Antonio sempre più nel mondo della criminalità romana e che lo porterà a un certo punto a essere coinvolto persino nel rapimento di Aldo Moro.
Il protagonista di questo film è un personaggio realmente esistito e che ha agito nella Roma di quel tempo, tanto che la pellicola è un adattamento di un libro inchiesta pubblicato nel 2008. Una persona che aveva contatti con molte organizzazioni criminali, sia di estrema destra che di estrema sinistra, e che venne ucciso in un attentato nel 1984.
Detto questo, pur prendendo a riferimento i principali eventi storici che lo hanno visto protagonista (il falso comunicato sul rapimento di Aldo Moro, un'imponente rapina da lui organizzata e guidata ai danni di una banca, i contatti con la Banda della Magliana), sembra che la pellicola voglia anche distanziarsi da suddetti eventi per creare una figura narrativa e cinematografica differente.
Se nella realtà Antonio Chichiarelli era ben noto alle forze dell'ordine - che pure ignoravano i suoi più grandi exploit - in questo caso è una sorta di spirito libero, che non vuole aderire a nessuna ideologia politica o religiosa ed è convinto che le sue capacità come falsario siano una vera e propria forma d'arte.
Ne consegue una sorta di dimensione quasi fiabesca dove la Roma degli anni '70 diventa il terreno su cui Antonio Chichiarelli può effettuare le sue "magie" e vivere anche una storia d'amore (nella realtà mai avvenuta o meglio avvenuta con altre donne e in maniera molto diversa) simile a quelle che appunto si leggono nelle fiabe. Resta da vedere se ci sarà in questo caso il lieto fine o meno.
Questo è un approccio ai biopic molto utilizzato e quindi non risulta straniante per uno spettatore abituale. Si prende un personaggio storico - con molti dubbi e vuoti nella sua storia - e lo si reinterpreta per un pubblico moderno, inserendo in questo contesto anche dei servizi segreti deviati, i nomi in codice e gli amici di sempre che prenderanno brutte strade, segnando così il loro destino.
Il Falsario è un'opera moderna che tuttavia ricrea e reinterpreta in maniera efficace il passato, trascinandoci ancora una volta con piacere in quell'insolito e particolare decennio che oggi sembra essere stato quasi un sogno. Un sogno in cui Antonio Chichiarelli è apparso per molto tempo come un personaggio di contorno, ma che ha infine trovato il suo riscatto.

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