American Sniper di Clint Eastwood ha sì descritto quello che - secondo la visione del regista - è un vero eroe americano (dopotutto, Eastwood è un repubblicano convinto e da quanto so aveva anche conosciuto personalmente Chris Kyle, prima che quest'ultimo venisse ucciso). Ma ha anche mostrato un "lato sporco" degli Stati Uniti: quello delle missioni in territorio nemico dove un soldato rischia di perdere la propria anima, uccidere degli innocenti e allontanarsi dalla propria famiglia.
Un tema divenuto sempre più preminente, visti gli sforzi bellici e diplomatici degli anni successivi all'uscita della pellicola, ancor più adesso che sempre di più queste attività di ingaggio vengono appaltate a società esterne, anche per eventi tecnicamente non di natura bellica.
Un tema trattato anche in Triple Frontier, diretto da J. C. Chandor, scritto da J. C. Chandor e Mark Boal e distribuito su Netflix a partire dal 13 marzo 2019.
Santiago Garcia (Oscar Isaac) sta cercando da alcuni anni il potente boss del narcotraffico Gabriel Martin Lorea, apprendendo infine da una informatrice a cui è legato sia dove si nasconde, sia che nella villa dove risiede sono presenti milioni di dollari in contanti.
Intravedendo una grande opportunità e non fidandosi degli agenti latini, Santiago Garcia contatta così altri quattro militari statunitensi mandati in congedo anticipato per varie motivazioni e soggetti a difficoltà economiche: Tom Davis (Ben Affleck), William Miller (Charlie Hunnam), il fratello di lui Ben Miller (Garrett Hedlund) e Francisco Morales (Pedro Pascal).
Vincendo le loro resistenze, Santiago Garcia li convince ad assaltare la fortezza di Lorea in Amazzonia per ucciderlo e prelevare la più alta somma di denaro possibile. Ma quella che poteva essere una missione di riscatto si tramuterà ben presto in un viaggio da incubo.
E grazie a uno dei tanti emuli cinematografici di Pablo Escobar, ci concentriamo invece non su un "eroe americano" come Chris Kyle, bensì su soldati ed ex soldati che sono sempre stati lontano dai riflettori, a seguire fedelmente gli ordini, ma che avverse sventure del destino hanno poi trascinato in disgrazia.
I cinque protagonisti, americani e latinoamericani, affrontano non il declino dello sforzo bellico statunitense, bensì le conseguenze della crisi economica, essendo come molti altri ricoperti di debiti. Quel sogno e quel riconoscimento che si aspettavano per le missioni compiute non sono in realtà mai arrivati.
E quindi questi uomini delusi, di fronte alla visione di più denaro di quanto potranno mai vedere in vita loro, ben presto diventano ciò che hanno combattuto per anni: avidità, egoismo e crudeltà li circondano e li dominano.
Diversamente da Lorea, tuttavia, i cinque soldati conservano ancora quell'empatia che fa capire loro che stanno sbagliando e, tramite un drammatico viaggio di ritorno negli Stati Uniti che sarà foriero di alcune tragedie, capiranno che altri valori sono davvero importanti.
Quello su cui si concentrerà l'attenzione dello spettatore, dunque, saranno le conseguenze di questo viaggio di ritorno e di come ciò cambierà i cinque protagonisti: non è detto che sia necessariamente per il meglio.
Dopotutto, non sono eroi americani, ma nemmeno antieroi. Semplicemente, sono persone comuni che si ritrovano in una situazione più grande di loro e - incapaci di gestirla, in principio - devono sopravvivere ad essa.

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