sabato 11 maggio 2024

Italians do it better? 44: Viva l'Italia (2012)


Sulla politica italiana si fanno discorsi molto importanti. Ma attorno alla politica italiana girano spesso le consuete banalità, da una parte e dall'altra. Dal celeberrimo "piove governo ladro" sempre amato, alla retorica del sacrificio e dello spirito di patria sempre più stantia.
Un film non può divenire un trattato politico e sociologico, altrimenti rischia di non essere visto e non penso sia questo l'obiettivo principale, quindi se proprio deve parlare di politica lo fa utilizzando quelle tematiche consolidate che di sicuro attraggono il pubblico. Tematiche - seppur riadattate - viste in Benvenuto Presidente! e Bentornato Presidente.
Si inserisce in questo filone anche Viva l'Italia (a proposito di slogan amati), diretto da Massimiliano Bruno, scritto da Massimiliano Bruno ed Edoardo Falcone e distribuito nei cinema nell'ottobre 2012.
Viva l'Italia è anche il partito cui appartiene Michele Spagnolo (Michele Placido), uno dei politici più influenti della nazione, ma che non disdegna raccomandazioni, favori personali e altro nella migliore tradizione del belpaese.
Costui ha anche tre figli, il medico Riccardo (Raoul Bova), la molto aspirante attrice Susanna (Ambra Angolini) e il direttore del personale Valerio (Alessandro Gassmann).
Dopo essersi ripreso da un ictus, Michele Spagnolo inizia a non avere più alcuna remora e a spiattellare in pubblico scomodissime verità, sulla politica italiana e su sé stesso. Questo rappresenta l'occasione per i tre figli, che detestano il padre ognuno a vario titolo, di riavvicinarsi e cercare di trovare insieme una soluzione.
Mai avrei pensato di vedere Michele Placido comportarsi come Jim Carrey in Bugiardo Bugiardo, ma il cinema ci ha abituato a stupirci, dopotutto. Il contesto, tuttavia, non sono i tribunali americani, bensì la scena politica italiana dell'era berlusconiana (del Cavaliere, infatti, Michele Spagnolo rappresenta un omologo e il nome del suo partito dice tutto).
Un elemento col film con Jim Carrey questa pellicola ha in comune, tuttavia: l'affetto per la famiglia e i legami tra figli e genitori. Anche in questa occasione, l'insolito evento che scatena la sequela di scomode verità diventa un'occasione per i vari protagonisti di riavvicinarsi, tra una scena comica e l'altra (comicità in buona parte sulle spalle di Michele Placido), dopo anni in cui sono stati distanti a livello emotivo.
Ma ci sono anche la politica, ovviamente, e i problemi dell'Italia. Soprattutto due di questi problemi, ancora ben presenti, vengono sottolineati: il disfacimento della sanità pubblica a vantaggio di quella privata e la cosiddetta fuga di cervelli, che costringe giovani laureati ad andare all'estero per trovare un lavoro che sia retribuito al giusto livello.
Come detto, però, non si può andare troppo nel dettaglio, indagare sulle cause che portano all'aggravarsi di questi problemi e approfondire la questione. Così il film si limita a puntare il dito, giustamente ci mancherebbe altro, senza andare troppo oltre per soddisfare la sete di ricerca di verità (presunta sete di ricerca) del pubblico di riferimento. Laddove invece è chiaro che il focus è sul concetto di famiglia tradizionale, tema tanto caro al nostro cinema.
Questi due mondi in apparenza così distanti, politica e famiglia, si riuniscono nel personaggio di Michele Spagnolo e nel suo discorso finale - occorre ammettere che Michele Placido dà una grande prova di attore pur con un ruolo in buona parte macchiettistico - dove la maschera viene infine calata. E una cosa sacrosanta viene detta: che occorre coltivare il concetto di ricordo e di analisi della storia. Per non commettere più gli errori del passato.
Sì, a ben pensarci anche questa è una tematica consolidata.

venerdì 10 maggio 2024

Fabolous Stack of Comics: X-Men - X of Swords


Sin da quando lo status quo degli X-Men è cambiato in maniera drastica con House of X/Powers of X, con la nascita della nazione di Krakoa, vari scenari si sono aperti.
Abbiamo ovviamente parlato delle avventure degli X-Men in questo nuovo contesto. Abbiamo ammirato le gesta di Kitty Pryde e dei suoi Marauders. Abbiamo ritrovato i New Mutants. Sono state inaugurate nuove formazioni di X-Force, degli Hellions ed Excalibur. E infine, abbiamo letto delle gesta in solitaria di Wolverine e Cable.
Tutte queste serie e parte delle loro trame convergono infine nel crossover in 22 capitoli X of Swords, pubblicata nel 2020 e dipanatasi nei numeri dal 13 al 15 di X-Men, Excalibur e Marauders, nei numeri dal 13 al 14 di X-Force, nei numeri dal 5 al 6 di Cable ed Hellions, nei numeri 6 e 7 di Wolverine, nel quattordicesimo numero di New Mutants, nel quarto numero di X-Factor e - infine - nei tre speciali X of Swords: Creation, X of Swords: Stasis e X of Swords: Destruction.
Gli sceneggiatori di questa saga sono Jonathan Hickman, Benjamin Percy, Vita Ayala, Gerry Duggan, Tiny Howard e Zeb Wells. Mentre la parte grafica è affidata a Pepe Larraz, Stefano Caselli, Phil Noto, Viktor Bogdanovic, Carmen Carnero, Matteo Lolli, Mahmud Asrar, Joshua Cassara e R.B. Silva.
Secoli e secoli fa, quando esistevano le isole di Krakoa e Arakko, Apocalisse e i suoi originali Cavalieri, insieme alla sua compagna Genesis, combatterono contro dei demoni extradimensionali. La vittoria venne conseguita a caro prezzo, in quanto Apocalisse dovette dire addio a Genesis e i suoi figli si separarono da lui per contenere la minaccia dei demoni, chiudendo le barriere tra Arakko e la Terra.
Ma Arakko è ora tornata, ricongiungendosi con Krakoa. E così i figli di Apocalisse, desiderosi di vendicarsi del loro padre. Una prima battaglia su Altromondo porta alla morte di Rockslide. Cosa che ormai non sarebbe più un problema con i Protocolli di Resurrezione. Solo che questi sono stati corrotti e non sono più attuabili.
Per risolvere la situazione e non gettare Altromondo nel caos, Opal Luna Saturnyne indice un torneo. Dieci campioni di Krakoa contro dieci campioni di Arakko. L'uno contro l'altro in una serie di prove rocambolesche per decidere chi debba sopravvivere. Perché chi muore non può tornare in vita e la squadra perdente condannerà anche tutti i suoi simili.
Curioso che il primo evento generale della saga di Krakoa in ultima analisi di Krakoa abbia poco e non porti avanti questa trama, in quanto buona parte dell'azione si svolge su Altromondo e coinvolge un numero ristretto di mutanti, i partecipanti al torneo e pochi altri.
Inoltre gli eventi generano da quanto visto in sole due testate, X-Men ed Excalibur, che più dovranno affrontare le conseguenze di quanto qui accaduto, mentre le altre con poche eccezioni sembra subiscano una sorta di temporanea battuta di arresto.
Quindi sembrerebbe a prima vista una storia di passaggio. Tuttavia, dopo il prologo dove vengono gettati i semi narrativi della storia, si inizia lentamente a delineare uno scenario che arriverà a modificare lo status quo di alcuni personaggi nello specifico, ma anche degli X-Men in generale.
Qualche punto dolente è il fatto che la saga, forse perché davvero troppo lunga seppur pubblicata in pochi mesi, nella parte centrale presenti qualche momento di stagnazione. Le varie battaglie, alcune con esito tragico, altre con sottotesto ironico, consentono ai vari disegnatori di sbizzarrirsi con le coreografie di lotta o insolite prospettive.
Inoltre, rischio sempre presente quando si devono trattare tanti personaggi, non a tutti viene dato il necessario spazio. Di certo i protagonisti principali risultano Wolverine, Cypher, Tempesta, Capitan Bretagna, ma soprattutto Apocalisse.
Forse l'elemento più insolito presente sull'isola di Krakoa e anche quello di più difficile gestione, visto il suo livello di potenza. Qui, partendo da alcuni elementi accennati in passato, si riscrive in parte il passato del personaggio e lo si inserisce in un nuovo contesto che lo allontana al momento dagli eventi di Krakoa, ma di certo sarà solo una cosa temporanea.
Il rito di passaggio di X of Swords ha dunque attraversato l'intero parco testate mutante. Molte di queste possono ora continuare per la propria strada, pur in uno scenario comune, mentre poche e selezionate serie hanno visto modificato il loro status quo e alcuni personaggi appaiono perduti per sempre.
Si conclude così, in questa particolare maniera, la prima fase della saga di Krakoa. Nella prossima alcune serie ci lasceranno, nuove testate arriveranno e l'isola mutante verrà proiettata in un nuovo futuro che rischia di annientare per sempre gli X-Men.

giovedì 9 maggio 2024

Prime Video Original 90: Una Torta per l'Uomo Giusto


Uomini e donne sono differenti per molti aspetti, talvolta pure di natura caratteriale, e anche l'amicizia tra loro assume caratteristiche particolari.
Se sono una infinità le pellicole su amicizie maschili, altrettante lo sono quelle sull'amicizia tra donne, di cui uno dei più celebri è Thelma & Louise. Ma ce ne sono anche altre, appunto, quali Nemiche Amiche o il poco noto - clone di Thelma e Louise - Fuga per un Sogno.
Si inserisce in questo particolare sottogenere anche Una Torta per l'Uomo Giusto (Sitting in Bars with Cake), diretto da Trish Sie, scritto da Audrey Shulman (basato su un suo omonimo libro scritto) e distribuito su Amazon Prime Video a partire dall'otto settembre 2023.
Corinne (Odessa A'zion) e Jane (Yara_Shahidi) sono amiche inseparabili fin dall'infanzia, nonostante i loro caratteri siano agli antipodi e, oltre a lavorare per la stessa agenzia, condividono un appartamento.
Jane ha la passione per ideare torte che risultano molto apprezzate e così Corinne esorta la sua amica a portare queste torte in giro per i vari bar di Los Angeles, nella speranza che la sua amica possa trovare un fidanzato. Le due decidono così di organizzare una sorta di tour della durata di un anno, per un totale di 50 torte.
Ma a metà percorso avviene un evento drammatico, che cambia drasticamente la vita delle due ragazze, costringendole a venire a patti con una tragica realtà.
Un film nettamente diviso in due parti, con tematiche, caratterizzazioni e caratteri che cambiano in maniera decisa quasi da un momento all'altro. La prima parte è quella più light, sembra proprio di ritrovarsi di fronte a una di quelle commedie dal sottotesto romantico, già così spesso viste in passato, e che sembra non aggiungere nulla di nuovo.
Dopodiché avviene l'evento che cambia tutto, il quale giunge all'improvviso come accade anche nella vita vera. Le due protagoniste si ritrovano perciò a dover trattare con la malattia di una di loro.
Il fatto che alcuni comportamenti, frasi e situazioni in questo contesto risultino molto realistici - come quello dove si afferma che certe persone si avvicinino a te per consolarti e poi sparire solo per avere la coscienza pulita, cosa che chi ha avuto un proprio caro malato in maniera grave purtroppo avrà sperimentato - è dovuto al fatto che tale film si basa su eventi davvero accaduti.
La sceneggiatrice Audrey Shulman, infatti, vede qui il suo omologo in Jane, poiché anche lei ha avuto un'amica malata di cancro che l'ha incoraggiata a preparare torte anche quando quest'ultima era in ospedale. Esperienze sia tristi che liete descritte nell'omonimo libro che qui viene adattato.
Poi ovviamente il tutto è stato drammatizzato per rendere la storia appetibile e commovente per il grande pubblico, ma sono operazioni giuste e inevitabili.
Abbiamo quindi sia un insolito road movie, come Thelma & Louise, sia il cancro che si frappone nel rapporto tra due donne, come avviene anche in Nemiche Amiche. L'epilogo può essere uno solo, ma è il percorso di vita che infine conta.

mercoledì 8 maggio 2024

Fabolous Stack of Comics: Fear Agent - Fuori Tempo


Siamo giunti al capitolo finale delle avventure di Heath Huston, l'ultimo dei Fear Agent. Il personaggio che abbiamo imparato ad amare e detestare sin dal primo ciclo, Ripartenza.
Attraverso questa saga e le successive, abbiamo letto della sua disperata (e impossibile?) lotta contro le razze aliene dei Dresseniani e dei Tetaldiani.
Nell'ultimo ciclo, Me Contro Me, tutto sembrava essere stato risolto. Heath Huston era riuscito a sancire una tregua con la popolazione dei Dresseniani e, insieme a loro, aveva liberato la Terra dalla minaccia dei Tetaldiani e i Dresseniani e gli umani erano pronti a unire le loro forze per debellare per sempre il pericolo dei Tetaldiani.
Ma questi, in realtà, hanno tramato nell'ombra sin da quando Heath Huston è approdato sul pianeta dove viveva il suo doppio e hanno tramutato la sua famiglia in cloni robotici, pronti ad annientare l'umanità. Ed è da qui che parte l'ultimo ciclo, Fuori Tempo (Out of Step), conclusosi col trentaduesimo e ultimo numero della serie, scritto da Rick Remender e disegnato da Tony Moore e Mike Hawthorne.
Gravemente ferito, con pochissimi alleati rimasti al suo fianco e sul punto di arrendersi, Heath Huston ha un'ultima possibilità per rimettere le cose a posto. Trovare un modo per andare all'origine della galassia ed eliminare la minaccia dei Tetaldiani prima che essa nasca.
Si dice spesso che un cerchio narrativo si possa chiudere laddove esso è nato. Tutto il dramma e le intere disavventure di Heath Huston nascono da un singolo, tragico evento - ovvero la perdita del padre e del figlio a seguito di un attacco alieno - che ha generato a cascata altri eventi drammatici che lo hanno portato successivamente a commettere un genocidio e a perdere metaforicamente la propria anima.
Heath Huston è stato così un personaggio condannato sin dal principio, anche se non ce ne siamo accorti in prima battuta. Lentamente, ma con costanza, ha continuato a perdere frammenti di sé. La famiglia, gli amici, il proprio mondo.
Quindi c'è possibilità di salvezza per una persona del genere? Probabilmente no è l'unica via d'uscita è poter ricominciare da capo e prendere una strada diversa.
Perciò questa ultima saga è sia un epilogo alla storia del personaggio, che non potrà mai continuare o andare avanti, e sia al contempo anche un nuovo inizio. I cui sviluppi tuttavia è giusto che noi non vediamo: è il passato che si lega al presente e a un futuro intangibile.
Il cerchio si chiude, dunque. Certo, non in maniera così imprevedibile e sconvolgente, magari per alcuni sarà anche deludente. Per me, invece, era l'unico modo possibile: ormai arrivato a questo punto il protagonista aveva una sola via d'uscita.
Anche perché non abbiamo di certo seguito le gesta di un eroe, ma quelle di un genocida. Di un texano a cui è stato inculcato un certo modo di pensare e di agire. Un modo errato, che lo ha portato a perdere tutto. I supereroi sono altrove, qui abbiamo solo esseri umani che commettono sbagli e che alla fine ne pagano le conseguenze.

lunedì 6 maggio 2024

Libri a caso: L'Impiccato di Saint-Pholien


Il Commissario Maigret, della Prima Squadra Mobile di Parigi, spesso e volentieri agisce al di fuori della capitale francese. Almeno, questo è ciò che è accaduto nei primi romanzi che lo hanno visto protagonista.
Pur rimanendo Parigi un cuore pulsante di umanità e malvagità, i fatti delittuosi trovano spesso la loro risoluzione in ambienti lontani, come la chiusa de Il Cavallante della Providence o la piccola città di provincia de Il Defunto Signor Gallet.
Lo schema si ripete anche nel quarto romanzo della saga ideata da Georges Simenon, L'Impiccato di Saint-Pholien (Le Pendu de Saint-Pholien), pubblicato nel 1931.
Mentre si trova presso la stazione di Brema, Maigret nota un tipo dall'atteggiamento sospetto a poca distanza da lui. Quando costui si assenta per alcuni minuti, il Commissario sostituisce la sua valigia con un'altra uguale, per poterlo seguire e vedere cosa accade.
Maigret stesso non può prevedere gli eventi che seguono. Quando non riesce a ritrovare più la valigia, l'uomo si rifugia in un hotel e si suicida.
Il Commissario ha in maniera indiretta spinto un uomo ad ammazzarsi? E perché costui lo ha fatto, considerato che nella sua valigia non c'era nient'altro che un vestito sporco?
Sembra incredibile che, in una saga che conta alla fine decine di romanzi e racconti e dunque la "maturità" la ci si aspetti in opere posteriori, lo scrittore abbia già inquadrato bene sia il protagonista principale che le ambientazioni in cui agisce e indaga.
Maigret in certi casi è un semplice osservatore della realtà che gli sta intorno. Una realtà in apparenza minimalista, che si dipana nei locali, nei bar, negli hotel, nei piccoli negozi.
In altri casi, invece, Maigret interviene su quella realtà, come fa all'inizio di questo romanzo, e come tessere del domino un suo semplice gesto fa crollare tanti piccoli muri invisibili, rivelando verità sconvolgenti.
Come accade in questa occasione. Dal suicidio dell'uomo e un malcelato senso di colpa del Commissario, lentamente si svela davanti a noi uno scenario angosciante, fatto di sette segrete, discorsi anarchici e ritratti di gente impiccata. In alcune occasioni sembra che ci troviamo di fronte a una storia dai tratti horror.
Grandissima l'abilità di Simenon nel descrivere le varie fasi dell'indagine che si dipanano lungo tre nazioni e scoperchiano una verità così tragica da far rabbrividire.
E anche in questo caso emerge la particolare e grande umanità del Commissario Maigret. Un omone e un gigante buono. A lui sembra quasi non interessare la risoluzione del caso in sé, inteso come portare i colpevoli davanti alla giustizia, bensì scoprire i segreti dell'animo umano. Taciuti magari per anni.
E alla fine, come già aveva fatto per il caso del Signor Gallet, decidere cosa sia giusto fare seguendo il suo personale codice morale e non ciò che gli impongono le leggi o l'autorità. Anche se questo potrà pesare sulla sua anima un giorno.

giovedì 2 maggio 2024

Libri a caso: La Serie Infernale


I grandi investigatori, le grandi menti pensanti, si ritrovano talvolta a dover affrontare altre grandi menti pensanti, solo che queste ultime sono devote a portare il caos e a destabilizzare l'ordine costituito. La rivalità più celebre in tal senso è quella tra Sherlock Holmes e James Moriarty.
E l'altro celebre investigatore, belga, Hercule Poirot? Usando le sue celluline grigie, difficilmente può trovare qualcuno che sia alla sua altezza. Nemmeno Li Chang Yen di Poirot e i Quattro ha costituito una reale insidia.
Ma forse le cose stanno per cambiare con il romanzo La Serie Infernale (The A.B.C. Murders), pubblicato nel 1936. Ricordate però che Agatha Christie, la dolce signora inglese, è molto abile nei giochi di prestigio narrativi.
1935: Arthur Hastings, ancora lui, ritorna a Londra per occuparsi di alcune faccende private e va subito a fare visita al suo caro amico Hercule Poirot.
Ma questo incontro è destinato a essere subito interrotto dall'arrivo di una lettera minatoria, firmato da un certo ABC, in cui il mittente, sfidando il celebre investigatore, annuncia un prossimo delitto, indicando anche il giorno e la città in cui esso accadrà. E puntualmente tale delitto avviene.
E tale omicidio non è che il primo di una serie, ognuno dei quali preannunciato da un'altra lettera di sfida.
Che Hercule Poirot abbia infine trovato un avversario più abile e ingegnoso di lui? E come potrà interrompersi la catena di delitti?
Una serie di omicidi, uno schema ben preciso basato sull'alfabeto, un assassino che preannuncia le sue mosse... ebbene sì, ci troviamo di fronte a un serial killer ante-litteram. Non credo proprio che tale concetto lo abbia ideato Agatha Christie, ma di certo stupisce molto leggere di questo in un romanzo di quasi cento anni fa.
Ancora una volta, dopo Poirot e i Quattro, il celebre investigatore belga viene sfidato e non per risolvere delle minacce alla stabilità nazionale, bensì per venire a capo di delitti commessi contro della gente comune.
E la sfida che gli viene lanciata è tale da metterlo in difficoltà a un certo punto, anche se lungo la via non abbandona mai la sua confidenza nelle proprie celluline grigie e ha sempre con lui una sana dose di misantropia che lo aiuta a vedere le cose in maniera più distaccata.
Come in molti romanzi di Agatha Christie, non sono Londra o altre grandi città a rubare la scena, bensì le piccole cittadine inglesi di provincia, con piccoli negozi gestiti da gente umile e ristoranti in riva al mare dove giovani coppie possono coronare un sogno d'amore. Sempre che questo non si trasformi in tragedia.
Oltre a Poirot ed Hastings, che talvolta cede il passo a capitoli in terza persona e vi è una precisa ragione per questo, a contorno della trama troviamo un buon numero di personaggi che forse in ultima analisi risultano un po' troppi... ma dopo tutto questa è una serie (infernale) di delitti.
Essendo un'opera di intrattenimento, occorre mescolare un po' le carte per tenere desta l'attenzione del pubblico e diciamo che la cara signora inglese farà di tutto per catturare la vostra attenzione in maniera abile stile Mossa Kansas City.
Non dovrete mai scordare che questa è un'opera di intrattenimento, poiché altrimenti la risoluzione della vicenda potrebbe apparirvi esasperata, sopra le righe e improbabile. No, è del tutto probabile nel mondo narrativo che Agatha Christie ha creato e che vede Hercule Poirot, come visto nelle precedenti occasioni, come la personificazione dell'ordine assoluto che giunge a mettere a posto ciò che il caos ha distorto.