mercoledì 7 ottobre 2026

Netflix Original 210: Il Divin Codino


La cinematografia americana è piena di biopic incentrati su campioni dello sport. Nell'ottica del sogno americano, il pubblico adora le storie di persone venute dal nulla che ottengono il successo e la gloria con la loro volontà e determinazione.
Anche l'Italia ha avuto e ha i propri campioni sportivi, ma forse per una diversa visione della società e il fatto che si tenda poi a invidiare chi ottenga successo al posto nostro, di prodotti come questi ce ne sono davvero pochi, magari relegati a miniserie televisive rassicuranti.
Ci sono delle eccezioni, però, come Il Divin Codino, diretto da Letizia Lamartire, scritto da Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo e distribuito su Netflix a partire dal 26 maggio 2021.
Roberto Baggio (Andrea Arcangeli) è un giovane e promettente calciatore del Vicenza che ottiene la sua grande occasione quando viene ingaggiato dalla Fiorentina per giocare in Serie A, anche se i genitori non vedono la cosa di buon occhio per via dell'astronomica cifra spesa.
Ma un serio infortunio rischia di pregiudicare per sempre la carriera del calciatore. Solo in una grande città, Roberto Baggio trova conforto grazie alla compagna Andreina (Valentina Bellè) e alla scoperta della religione buddista.
Inizia così un percorso di rinascita che lo porterà verso la possibile realizzazione del suo più grande sogno: vincere i Campionati Mondiali di calcio.
Come le miniserie sopra citate, anche questo è un prodotto molto rassicurante, rivolto a un'ampia fascia di pubblico che magari non è interessata a dettagli su certi aspetti. Ad esempio, il rapporto di Roberto Raggio con la relazione buddista viene trattato a un livello superficiale, perché non è la tematica principale.
Come nei biopic americani, questa è la storia di una persona venuta dal nulla che riesce con impegno e dedizione a diventare qualcuno, un campione amato capace di superare ogni difficoltà che la vita gli manda contro. E chi ha vissuto quegli anni, anche chi il calcio lo seguiva poco o quasi per nulla, ha ben presente la storia di Roberto Baggio che si vuole ora presentare a chi già la conosce, ma anche alle nuove generazioni.
E, come nei biopic americani, la tematica del rapporto conflittuale tra padre e figlio (un umile lavoratore e un campione) che alla fine riescono a conciliarsi ne è uno dei fulcri.
Il ritmo narrativo procede molto veloce e concentra molti anni in poco tempo, saltando anche alcune parti dell'attività agonistica di Roberto Baggio, forse per questioni di autorizzazione.
La lezione finale - italiana e americana allo stesso tempo - è che le vittorie e le sconfitte impallidiscono di fronte all'affetto della famiglia e del pubblico - incarnate nel cameo della figlia di Baggio che metaforicamente alla fine ringrazia il suo padre fittizio di tutto. Un prodotto che deve molto alla saga di Rocky.

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