lunedì 6 maggio 2024

Libri a caso: L'Impiccato di Saint-Pholien


Il Commissario Maigret, della Prima Squadra Mobile di Parigi, spesso e volentieri agisce al di fuori della capitale francese. Almeno, questo è ciò che è accaduto nei primi romanzi che lo hanno visto protagonista.
Pur rimanendo Parigi un cuore pulsante di umanità e malvagità, i fatti delittuosi trovano spesso la loro risoluzione in ambienti lontani, come la chiusa de Il Cavallante della Providence o la piccola città di provincia de Il Defunto Signor Gallet.
Lo schema si ripete anche nel quarto romanzo della saga ideata da Georges Simenon, L'Impiccato di Saint-Pholien (Le Pendu de Saint-Pholien), pubblicato nel 1931.
Mentre si trova presso la stazione di Brema, Maigret nota un tipo dall'atteggiamento sospetto a poca distanza da lui. Quando costui si assenta per alcuni minuti, il Commissario sostituisce la sua valigia con un'altra uguale, per poterlo seguire e vedere cosa accade.
Maigret stesso non può prevedere gli eventi che seguono. Quando non riesce a ritrovare più la valigia, l'uomo si rifugia in un hotel e si suicida.
Il Commissario ha in maniera indiretta spinto un uomo ad ammazzarsi? E perché costui lo ha fatto, considerato che nella sua valigia non c'era nient'altro che un vestito sporco?
Sembra incredibile che, in una saga che conta alla fine decine di romanzi e racconti e dunque la "maturità" la ci si aspetti in opere posteriori, lo scrittore abbia già inquadrato bene sia il protagonista principale che le ambientazioni in cui agisce e indaga.
Maigret in certi casi è un semplice osservatore della realtà che gli sta intorno. Una realtà in apparenza minimalista, che si dipana nei locali, nei bar, negli hotel, nei piccoli negozi.
In altri casi, invece, Maigret interviene su quella realtà, come fa all'inizio di questo romanzo, e come tessere del domino un suo semplice gesto fa crollare tanti piccoli muri invisibili, rivelando verità sconvolgenti.
Come accade in questa occasione. Dal suicidio dell'uomo e un malcelato senso di colpa del Commissario, lentamente si svela davanti a noi uno scenario angosciante, fatto di sette segrete, discorsi anarchici e ritratti di gente impiccata. In alcune occasioni sembra che ci troviamo di fronte a una storia dai tratti horror.
Grandissima l'abilità di Simenon nel descrivere le varie fasi dell'indagine che si dipanano lungo tre nazioni e scoperchiano una verità così tragica da far rabbrividire.
E anche in questo caso emerge la particolare e grande umanità del Commissario Maigret. Un omone e un gigante buono. A lui sembra quasi non interessare la risoluzione del caso in sé, inteso come portare i colpevoli davanti alla giustizia, bensì scoprire i segreti dell'animo umano. Taciuti magari per anni.
E alla fine, come già aveva fatto per il caso del Signor Gallet, decidere cosa sia giusto fare seguendo il suo personale codice morale e non ciò che gli impongono le leggi o l'autorità. Anche se questo potrà pesare sulla sua anima un giorno.

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