Si sono visti in passato attori americani o inglesi, ma anche di altre nazionalità, che hanno lavorato per prodotti italiani. Nel lontano passato, molti film non utilizzavano la presa diretta ed erano pensati sin dal principio per essere doppiati, permettendo così ad attori non italiani di lasciare la propria personale impronta.
Esempi famosi in tal senso sono i film western diretti da Sergio Leone o i thriller di Mario Bava, Dario Argento e Lucio Fulci. Una tradizione che poi è stata in gran parte abbandonata.
Una piccola reminiscenza di quei tempi si ha con Hey Joe, diretto da Claudio Giovannesi, scritto da Claudio Giovannesi e Maurizio Braucci e distribuito nei cinema nel novembre 2024.
Dean Barry (James Franco), reduce della Seconda Guerra Mondiale, di stanza durante la Campagna d'Italia, scopre poco più di vent'anni dopo il termine del conflitto di essere il padre di un ragazzo, Enzo (Francesco di Napoli), avuto da una relazione con una ragazza di Napoli ormai deceduta.
L'ex soldato si reca dunque presso la città partenopea e tenta di allacciare i rapporti col figlio, il quale però è al servizio di un boss criminale ed è dedito a spaccio di sigarette di contrabbando e sostanze stupefacenti leggere.
In principio, Enzo non intende saperne di questa parentela, ma ben presto le circostanze avvicineranno i due.
Questo film risulta in primo luogo interessante perché è uno dei primi tentativi, forse addirittura il primo, di James Franco di rifarsi una reputazione dopo una pausa forzata di cinque anni. Poiché la sua carriera attoriale americana è stata stroncata - in tutto o in parte, questo sarà da vedere - a seguito di comprovate accuse di molestie sessuali.
E se gli Stati Uniti sono per lui tabù, le produzioni estere non hanno invece problemi a inserirlo nel cast.
Inoltre dimostra una certa versatilità dell'attore che - seppur di certo guidato e istruito - parla più volte italiano in questo contesto.
La dinamica narrativa principale è tanto cara sia al cinema nostrano che a quello statunitense, ovvero il rapporto conflittuale tra padri e figli, a maggior ragione quando uno di questi è coinvolto in attività illegali.
E in questa dinamica, dunque, chi è colui che deve essere salvato e chi è il salvatore? In questo caso i due protagonisti occupano entrambi i ruoli. Perché c'è chi, come Dean Barry, deve fare i conti col proprio passato, mentre Enzo deve invece venire a patti con un turbolento presente e riuscire a dare un futuro alla propria famiglia.
C'è molta napoletanità nella pellicola, quella verace e che in certi punti potrebbe risultare stereotipata a un moderno spettatore. La città stessa diviene una sorta di protagonista aggiunta, coi suoi vicoli stretti, le strade in salita e la variegata umanità che le dà vita a ogni angolo.
Ed è infine anche una storia di fuga. Dalla realtà o dal male, per trovare un rifugio sicuro. Come lo aveva trovato Dean Barry durante la Seconda Guerra Mondiale. Un rifugio che potrebbe trovarsi più vicino di quanto si pensi.
